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lunedì 24 dicembre 2018

Bad Samaritan




Titolo: Bad Samaritan
Regia: Dean Devlin
Anno: 2018
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Una coppia di ladri si imbattono in una donna tenuta prigioniera all'interno dell'abitazione che avevano intenzione di derubare

Negli ultimi anni sembra esserci un nuovo sotto filone del thriller, un mix tra heist movie e home invasion.
Man in the Dark è stato tra i migliori in assoluto, non avendo una trama originalissima, ma sapendo lavorare molto bene sulla suspance. Elemento che Devlin, con un passato su cui per ovvie ragioni non starò a ripercorrere, all'inizio grazie anche al talento di Sheenan (attore che dopo MISFITS non sembra imbroccarne una) muove i primi passi per una costruzione che lasciava dei buoni segnali su quanto potesse raccogliere dopo un primo impianto di semina convincente e non così banale in fondo.
Il problema al di là di una durata troppo prolissa, è stata quella di mettere da parte le indicazioni su cui banalmente alcuni maestri del thriller e del giallo hanno fatto la storia del cinema, mescolando tanti elementi in forma sbagliata, con il risultato di far apparire tutto troppo telefonato quando una parte della storia, prima che diventasse davvero assurda ed esagerata, convincesse a piene mani.
Clichè a gogò, un villain che sembra anticipare qualsiasi mossa in modo del tutto immotivato, una serie di non colpi di scena e infine un climax che lascia davvero interdetti come la solita solfa di prendere idee dal mondo snuff e non saperle padroneggiare assolutamente.

venerdì 5 gennaio 2018

Tesnota

Titolo: Tesnota aka Closeness
Regia: Kantemir Balagov
Anno: 2017
Paese: Russia
Festival: 35°Torino Film Festival
Giudizio: 4/5

Siamo a Nalchik, nel Caucaso settentrionale, l’anno è il 1998. Ilana, 24 anni, aiuta il padre nella sua officina. La sera, dopo che in casa viene festeggiato il fidanzamento del secondogenito Davis, il ragazzo viene rapito insieme alla sua amata.
La comunità ebraica di cui entrambe le famiglie fanno parte si riunisce per provare a racimolare i soldi necessari per pagare il riscatto. Ma non bastano. Che cosa è disposta a fare la famiglia di David per salvare suo figlio?

Tesnota è stata sicuramente una delle sorprese dell'ultimo TFF. I perchè sono tanti oltre ad aver un giovane mestierante alla sua prima regia sotto la benedizione di Sokurov.
Un'apparente giallo che nasconde in realtà una critica molto ampia sulle tradizioni e sulla vita in una zona rurale del Caucaso settentrionale capitale della Repubblica Autonoma di Kabardino-Balkaria, Nalchik – seppur non direttamente – osservava con molta attenzione l’intensificarsi del secondo conflitto ceceno (nel film vengono mostrati alcuni videotape a dir poco estremi di alcune uccisioni) e, seppur da sempre integrati nel tessuto sociale del posto, gli ebrei preferivano – diciamo così – non dare troppo nell’occhio.
Un paese dove se è vero che la guerra è finita (i video sulle uccisioni dei Ceceni sono a dir poco estreme, quasi degli snuff movie) dall'altro la tensione, la paura e il paradosso che alcune minoranze si trovano a dover affontare a causa di conflitti passati e di un odio e di un pregiudizio che forse non guarirà mai sono elementi che il regista non trascura mai.
Al centro della vicenda c'è lei Ilana, una giovane protagonista che sembra assorbire tutta la vicenda trasmettendo enfasi ed empatia in ogni sua espressione. Ed è proprio lei, giovane ragazza ribelle, a cercare di portare un piccolo cambiamento senza mai aver paura delle azioni e del fatto che essendo ebrea continua a non essere vista di buon occhio dagli amici del ragazzo di differente etnia.
Allo stesso tempo tutta la dinamica del rapimento e della difficoltà a riprendersi il proprio figlio, Balagov ne è interessato ma sotto un altro profilo senza seguire quasi mai l'aspetto dell'indagine ma muovendo gli attori e soprattutto Ilana verso altre destinazioni a cui il rapimento è collegato.
E' un film che mostra anche tutti i ruoli all'interno del nucleo con un padre più permissivo a differenza di una madre che detta le regole e non vede di buon occhio la vita "trasgressiva" che Ilana cerca con gli amici.
E alla fine, sarà proprio a lei, Ilana, che verrà chiesto il sacrificio maggiore per poter riabbracciare David. Ma, anche stavolta, la giovane ribelle farà la sua mossa in modo come sempre imprevedibile, sacrificando(si), certo, ma scegliendo lei in che modo.


venerdì 23 settembre 2016

Mexico Barbaro

Titolo: Mexico Barbaro
Regia: AA,VV
Anno: 2015
Paese: Spagna
Giudizio: 4/5

Sulla scia degli horror antologici a episodi che ultimamente stanno riscuotendo un certo successo, assieme a GERMAN ANGST e in piccola parte VHS e sequel, arriva il più feroce e cattivo di tutti in cui otto registi si ispirano alle più brutali leggende e al folklore orrorifico della loro terra: il Messico.
Che siano storie urbane, creature mostruose, troll, fantasmi, Santa Morte, il film cerca di non risparmiare nulla e portare all'efficacia tutto il suo repertorio in uno stile che alterna arty e grindhouse.
Il titolo deriva da 1908 saggio di John Kenneth Turner che ha evidenziato la situazione politica e sociale in Messico durante il crepuscolo della lunga dittatura di Porfirio Diaz.
Mexico è davvero "barbaro"diciamolo, coglie davvero di sorpresa.
E' di una cattiveria senza pari, mostra tutto (ma proprio tutto) è non si preserva mai dal dire "forse stiamo esagerando". Sembra una rincorsa a chi gira il corto più malato e noi non possiamo che essere felici e succubi di tale scelta.
Guardateveli non voglio stare a raccontare una per una le singole trame.
Accenno solo i nomi dei corti e degli autori, perchè forse, sentiremo parlare di alcuni di loro.
Isaac Ezban - "La Cosa mas preciada" (più malato e weird), Laurette Flores Bornn – "Tzompantli" (attuale e politicamente scorretto), Jorge Michel Grau – "Bambole" (nostalgico), UlisesGuzman - "Siete veces siete" (storico), Edgar Nito - "Jaral de Berrios"(soprannaturale), Lex Ortega - "Lo que importa es lo de Adentro "(disturbante), Gigi Saul Guerrero -" Día de los Muertos "(folkloristico), Aaron Soto -" Drena " (criptico)
Vi basti sapere che alcuni sono davvero bizzarri e che i temi sono: narcotraffico, troll che stuprano (letteralmente) una donna, pedofili, cannibali, uomini neri, fantasmi, obesi che maciullano donne, creature, sacrifici atztechi e il giorno dei morti.
Più in generale, c’è una visione eretica e davvero poco religiosa sui temi trattati e sulla carica eversiva su cui poggiano le storie trovando il numero magico e sposandolo sui temi prediletti: Satana, Sesso e Sangue.


giovedì 13 novembre 2014

Vhs Viral

Titolo: Vhs Viral
Regia: AA,VV
Anno: 2014
Paese: Usa
Festival: TFF 31°
Giudizio: 1/5

Marcel Sarmiento (“ABCs of Death”segment “D is for Dogfight”)
Un inseguimento della polizia che coinvolge un camion di gelati rubato da uno squilibrato ha catturato l'attenzione della grande area di Los Angeles. Decine di ragazzi ossessionati dalla fama affollano le strade con le loro videocamere e telefoni cellulari con fotocamera decisi a catturare il prossimo video virale. Ma c'è qualcosa di molto più sinistro che si sta verificando per le strade di Los Angeles di un semplice inseguimento della polizia. Qualcosa di inatteso colpisce tutti coloro che sono ossessionati dal riuscire ad acquisire filmati per nessun altro scopo che quello di divertire e intrattenere. Ben presto scopriranno che loro stessi sono i protagonisti del prossimo video, quello in cui si troveranno ad affrontare la propria morte.

Gregg Bishop (“The Birds of Anger”)
Bishop invece ci regala la storia di Dante the great un mago incapace,che diventa famoso grazie ad un mantello magico che permette di fare magie vere; ma ogni cosa ha un prezzo

Nacho Vigalondo (“Timecrimes”) Parallel Monsters di Nacho Vigalondo invece è la chicca ,un corto completo che narra di uno scienziato che riesce ad aprire una porta su un altro universo,dove troverà la sua controparte, quanto realmente saranno uguali i 2 universi

Justin Benson (“Wrecked”) and Todd Lincoln (“The Apparition”)
Per ultimo la coppia Justin Benson e Aaron Moorhead che ci regala la storia di un gruppo di skater che vogliono firmare le loro acrobazie in un acquedotto di Tijuana, finendo in mezzo ad un rito del culto dei non morti

Quando in uno schema corale di registi e di corti se ne salva solo uno, è sinonimo che questa triste saga ha forse già detto tutto, o come invece io credo, debba solamente puntare su registi più interessarti dando "totale" carta bianca.
Era da aspettarsi che da Vigalondo arrivasse l'episodio migliore, tra l'altro nemmeno così eccitante, ma rispetto agli altri apre un vaso di Pandora di pura originalità. Se pensiamo alle trashate della coppia Justin Benson e Aaron Moorhead, o alla palla senza senso di Sarmiento e infine il deludentissimo che poteva dare ben di più Bishop, con il suo mantello del male, allora si intuisce subito come Vigalondo prevalga su tutti.
La cosa che stupisce è da un lato la fretta delle produzoni di dover fare sempre più lavori sbrigativi, senza dare mai quella possibilità di concentrarsi su un soggetto ma invece di ripiegare su scelte convenzionali e che portino azione e soprattutto come in questo inseguimenti senza senso ed esplosioni a caso.
Vigalondo comunque è un furbetto che mischia Cronemberg a Barker e come ciliegina sulla torta, una macchina che porta ad un altra dimensione.
Non tutto però si salva del suo pregevole lavoro, verso il finale scade nella trashata più totale e l'atronave che compare sopra le loro teste, a forma di croce, sembra una mezza puttanata, ma comunque ci sta e il corto, ribadisco, è il migliore di tutti.



mercoledì 12 novembre 2014

Cold in July

Titolo: Cold in July
Regia: Jim Mickle
Anno: 2014
Paese: Usa
Festival: TFF 32°
Giudizio: 4/5

Texas 1989. Dane è un corniciaio che vive nella provincia americana con la moglie e il figlio di pochi anni. Una notte, svegliato da rumori sospetti, scopre che un ladro è penetrato a casa sua. Recuperata la pistola spara accidentalmente un colpo che uccide il malvivente in salotto. Stabilita la legittima difesa, la polizia rilascia Richard dopo la deposizione in cui apprende il nome dell'uomo che ha ucciso. I giorni passano e Richard fatica a ritornare alla normalità. A peggiorare le cose arriva Ben Russel, galeotto in libertà vigilata e padre del delinquente defunto. Deciso a vendicare la morte del suo ragazzo, Ben minaccia il bambino di Richard, che chiede alla polizia di sorvegliare la sua casa e di proteggere la sua famiglia. Ben però rinuncia alla sua rivalsa, scoprendo molto presto e con l'aiuto di Richard che l'uomo morto in casa sua non è in realtà suo figlio.

Qualcuno conosce Joe Lansdale? È semplicemente uno degli scrittori più fighi in assoluto del panorama narrativo texano. Il King di serie B definito da qualcuno anche se non è affatto così.
In grado di scrivere di tutto, di qualsiasi genere, e in qualsiasi forma, è stato poche volte preso in considerazione dalla cinematografia se non con un film e un episodio dei MOH entrambi del buon Cosciarelli.
Freddo a Luglio, il romanzo conosciuto da noi, non è nemmeno tra i suoi migliori ed è quella classica indagine da far capponare la pelle, partendo come al solito da una situazione ordinaria per diventare straordinaria.
Ecco se ora ci mettiamo un regista che sembra amare lo scrittore e un cast assolutamente perfetto, allora s'intravede quello spiraglio, che forse in futuro porterà sullo schermo la ficata più totale di tutte che altro non è che la NOTTE DEL DRIVE-IN.
In più per chi di voi non conoscesse Mickle è meglio che si vada a cercare tutti i suoi film per rendersi conto di quanto questo regista abbia le idee assolutamente chiare su cosa voglia, in che modo e soprattutto quale genere prevalga.
Cold In July è un noir con venature pulp e dialoghi assolutamente centrati.
Shepard e il Don continuano a darsi a dei film indipendenti sempre più insoliti e interessanti, dimostrando di volersi sempre mettere in gioco e dare quella forma e impronta attoriale che vale assolutamente la pena di vedere.
L'attore di Dexter si supera in un ruolo per nulla semplice, creando insieme ai due veterani un trio che da tempo non si vedeva sullo schermo, per la totale aderenza alle logiche del film e per l'assoluto incastro che tutti e tre regalano, dando prova di enorme talento per un cinema slegato dalla logica delle produzioni ma che ha nella mente lucida del regista trentacinquenne, una delle promesse più brillanti della cinematografia americana cool e indi contemporanea.





venerdì 21 febbraio 2014

Hardcore(1978)

Titolo: Hardcore(1978)
Regia: Paul Schrader
Anno: 1978
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Jake Van Dorn, membro influente di una comunità religiosa, assume un investigatore privato per ritrovare la figlia minorenne scomparsa a Los Angeles. Quando ha in mano un film porno dove compare la ragazzina, assume in prima persona l'indagine che si trasforma in una discesa all'inferno

Dopo aver scritto la sceneggiatura di TAXI DRIVER per Scorsese, Schrader, nel suo momento idilliaco nel cinema, ha scritto e diretto questo thriller davvero insolito con venature atipiche e una solida struttura narrativa.
E'facile vedere nel film di Schrader, quanti abbiano dopo di lui copiato la struttura, le idee, le trovate e via dicendo (8MM è imbarazzante per le analogie in comune).
Hardcore è un film che parla di video pornografici e solo verso il finale apre sul tema degli snuff-movie, ma più di tutto scava alla radice del problema, cioè sul rapporto padre-figlia (memorabile il dialogo finale) quindi diciamo che in chiave psicoanalitica, tutto può essere riportato ad una mancanza d'affetto. Ora l'indagine oltre ad essere approfondita è pure interessante poichè a farne le spese è un padre e la sua scoperta nel mondo del porno e dei tabbo sarà la nostra scoperta.
Partendo da una fotografia di ottimo livello che accentua molti momenti clou della vicenda, bisogna però dare tutti i meriti alla sceneggiatura, perfetta e lucida, che esalta tutte le circostanze del film, tutti i passaggi narrativi e con alcuni dialoghi fa un lavoro di gran classe nel far cogliere il marcio della società.
George C. Scott come protagonista e soprattutto come padre nel film è funzionale, caricandosi sulla schiena una bella performance. Ovviamente pone le basi sulla sua ricerca e sul nostro bisogno di conoscere, assieme a lui, i contenuti di questa materia "scandalosa", e di cui in quegli anni cominciavano a girare strane voci e spesso si esagerava con le definizioni.


giovedì 20 giugno 2013

Sinister

Titolo: Sinister
Regia: Scott Derrickson
Anno: 2012
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Dopo aver ottenuto il successo grazie alla pubblicazione di un libro relativo a un fatto di cronaca nera, Ellison Oswalt è progressivamente caduto nell’anonimato. Decide quindi di trasferirsi con l’intera famiglia a King County per indagare sulla tragica impiccagione di un’intera famiglia, a eccezione della figlia più piccola, misteriosamente scomparsa. La casa comprata dallo scrittore è proprio la stessa dove è avvenuto l’efferato omicidio. Dopo aver trovato una serie di filmini che testimoniano la tragedia e altri terribili crimini, Ellison capisce di avere tra le mani il materiale perfetto per un nuovo romanzo e comincia a investigare. Tuttavia, le sue indagini risveglieranno una divinità pagana di nome Bughuul che entrerà nella sua vita e in quella della sua famiglia trascinando tutti in una spirale di inquietudine e terrore.

Sinister non è un brutto film. Una buona regia, un attore che fa della drammatizzazione il suo punto di forza e alcune scene niente male. Il problema è il plot che non aggiunge molto al tema quanto mai abusato.
In questo caso poi la selta della haunted house, i filmini snuff, l'albero, i bambini e il fantasma alias presenza demoniaca alias non si sa cosa cazzo sia, non sono proprio gli elementi migliori per cercare di mostrare qualcosa di nuovo.
Certo Derrickson ha cercato di mischiare molto bene gli elementi senza mai esagerare ma lesinando come capita all'inizio e riuscendo così, soprattutto nella prima parte, ha dare il massimo della suspance.
La questione arriva proprio sulle scelte che Ellison fa appena scopre i filmati e la sua ricerca personale per capire cosa sia successo.
E'un peccato che la mescolanza tra snuff-movies e horror satanico non abbia dato i risultati sperati, comunque come genere che si ripropone dopo anni in cui era stato nascosto in una scatola in soffitta, poteva essere davvero molto peggio.
Derrickson è comunque un regista molto altalenante. Sul genere possessione ed esorcismi aveva portato sugli schermi L'EXORCISM OF EMILY ROSE che non era poi così male e la cagata fumante di ULTIMATUM ALLA TERRA ed HELLRAISER 5-INFERNO.

lunedì 29 ottobre 2012

Philosophy of a Knife



Titolo: Philosophy of a Knife
Regia: Andrey Iskanov
Anno: 2008
Paese: Russia
Giudizio: 3/5

Tra documentario e fiction, il film racconta la vera storia degli orrori della Unit 731, unità dell'esercito Giapponese attiva dal 1936 al 1945, che agli ordini del generale Ishii Shiro, era incaricata di studiare e testare armi chimiche e biologiche (violando il protocollo di Ginevra dove era vietato usare queste armi). Le ricerche prevedevano test su cavie umane, e a questo scopo venivano usati Cinesi, Russi e in generale i prigionieri di guerra, ma non solo. Infatti ceppi di batteri venivano liberati sulla popolazione civile con lo scopo di far scoppiare epidemie (peste, tubercolosi, antrace, colera) per poi studiarne gli effetti e raccogliere dati utili per le ricerche. Il numero di cavie che furono coinvolte si aggira tra le 3000 e le 12.000 unità, ma si sostiene che il numero di vittime (infetti) arrivi fino alle 200.000 unità.

Annichilente.
Al di là della durata che arriva quasi a cinque ore di montato senza contare il girato, il film di Iskanov è un doloroso pugno allo stomaco.
Un viaggio nella banalità della violenza se la Arendt avesse potuto dire qualcosa.
Si parte tra facce letteralmente tolte a ragazze (previo taglio dietro la nuca), tra torture ad arti preventivamente congelati, tra insetti vivi immessi in vagine e tra ciò che dice una delle protagoniste di nazionalità russa intervistata tra una tortura e l'altra.
Ishii Shiro, l’uomo a capo dell’Unità 731, è solo uno dei tanti figli di puttana che ha abusato del suo ruolo per dare prova della sua perversione.
Sembra che per ogni paese ed epoca storica ci siano stati personaggi come questo, in un qualche modo resi tali da un governo che non si può considerare come tale.
Il consiglio è quello di andare a leggere cosa è capitato, dopo di che, per chi se la sente, si possono osservare le realtà fotografate dai dati, i risultati davvero scioccanti se si pensa che è tutto reale e preso da un fatto poco conosciuto ma che ha incredibilmente sconvolto i mass media.
A parte tutto questo l’unica pecca è quella relativa ai fondi che Iskanov ha ricevuto per girare questo film. Dal momento che un’opera come questa è davvero poco vendibile e assolutamente anti-commerciale, anche i produttori si sono sottratti sapendo che molto probabilmente ci avrebbero perso e così dal cast alle location fino ad alcune scene, pesa il fatto di dover vedere così tanto questi tagli low-budget.
Il filo del docu-film comunque alterna un sadismo spietato ad una noia mai così sovrana nel cercare di prendere un attimo fiato dopo quanto visto.

sabato 4 agosto 2012

Bunny Game


Titolo: Bunny Game
Regia: Adam Rehmeier
Anno: 2010
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Sylvia Grey è conosciuta per la strada come "Bunny". Ama la cocaina e ogni uomo disposto a pagare per passare bei momenti con lei. Si trascina per le vie del centro di Los Angeles in cerca del suo prossimo tipo, del suo prossimo pasto. Vive momento per momento, mantenendo se stessa in una nebbia continua, indotto dalla droga, per dimenticare tutte le facce. Dopo una notte nauseante dove è stata maltrattata e derubata, Sylvia incontra un camionista di nome JR su Alameda Street..

Ci sono alcuni film che in tutta la loro breve durata puntano tutto sulla lunga sequela di torture, sia psicologiche che fisiche, che investono la protagonista.
Regista e attrice che credono nella causa, THE BUNNY GAME a differenza di altri film che sondano l’animo umano più perfido e truce, diventa sin dai primi minuti un lavoro minimale e quasi fine a se stesso.
La critica feroce non compare lasciando il posto ad un insieme di brutalità e tortura.
Poi il fatto di legare le scene in un contesto prettamente se vogliamo simbolico rimanda il film a tutto un certo cinema e alcuni movimenti d’avanguardia americani che sfruttavano la povertà dei mezzi per la complessità dei significati.
Se è anche vero che dopo un po’ la sopraffazione violenta lascia il posto ad una lentezza e ripetitività delle immagini nonché di un montaggio troppo videoclippato, il microcosmo sondato dal regista non a niente a che vedere con alcuni film che partendo dalla autopsia della violenza riescono ad aprire un ventaglio più vasto sugli orrori, tutto ciò che è sadico e che un regista come Laugier aveva saputo inquadrare molto bene con il suo bellissimo MARTYRS.

mercoledì 13 giugno 2012

Atrocious


Titolo: Atrocious
Regia: Fernando Barreda Luna
Anno: 2010
Paese: Spagna
Giudizio: 2/5

La trama è incentrata sul misterioso e inquietante assassinio di Cristian e July Quintanilla, fratello e sorella. La polizia, durante le indagini, ritrova più di trenta ore di materiale registrato: i due stavano infatti realizzando un documentario su un’antica leggenda locale

Ultimamente i mockumentari utilizzano e sviluppano le loro storie su un impianto narrativo quasi del tutto superfluo e giocando invece sulla latitanza delle immagini e uno stile di ripresa molto simile a quello che ha lanciato il filone BLAIR WITCH PROJECT.
Detto in parole povere, se ho poco da dire e novanta minuti da impegnare, sfrutto la confusione dello spettatore con articoli, scene a caso, una fotografia nulla e degli effetti davvero beceri, per puntare tutto su un finale spiazzante per la disarmante violenza(anche in questo caso si poteva fare un po’ di luce, elemento sicuramente non nelle intenzioni di Luna).
Un film come ATROCIOUS, che fa il filo al filone dei film che denunciano il fenomeno snuff, non approfondisce niente, limite di quasi tutti i film che trattano questo tema, risultando sicuramente spiazzante solo per chi non ha mai visto nulla che si avvicini al tema.
Deludente e a tratti davvero noioso, poi quando senti che per aumentare la verosimiglianza, il regista ha deciso di servirsi di autentico sangue umano per l’allestimento delle scene più cruente allora lo spettatore non ha più parole per denunciare lo schifo.

domenica 18 marzo 2012

Snuff 102


Titolo: Snuff 102
Regia: Mariano Peralta
Anno: 2007
Paese: Argentina
Giudizio: 2/5

Un giovane reporter indaga sul caso di una serie di film snuff, finirà in una spirale di sangue e violenza.

Lo Snuff-movie da sempre è stato coperto da un alone di leggenda come una sorta di mistero sulla sua presunta veridicità.
Peralta si accosta al filone di questi film che non si sono risparmiati e sono stati spesso abusati da Hollywood o da produzioni più low-budget e indipendenti come in questo caso senza purtroppo aggiungere nulla a livello narrativo o di prese di posizione.
Lo Shockumentary in questione si struttura in modo abbastanza funzionale nel cercare di capire la natura di questa violenta forma di tortura al fine di vendere il prodotto a qualche sadico interessato.
Il problema di fondo del film è il ritmo alle volte prolisso e di una lentezza insostenibile a differenza invece della violenza che non si risparmia. Infatti il pregio per chi ama questo genere è che non mancano scene in cui a farla da padroni sono i momenti di cattiveria e di sadismo spietati.
Tecnicamente è abbastanza valido contando che a differenza di altri film è abbastanza sobrio nella messa in scena. L’ambiente insano, la recitazione è buona anche se l’assassino appare caratterizzato in modo scarso e ha livello psicosomatico poteva aggiungere qualcosa di più. Un peccato sulla fotografia e sulla scelta di girare tutto in b/n per quel che riguarda il passato (con cattura delle vittime) e a colori per il presente, che mostra il boia (dis)umano incappucciato e all'azione
Le forzature e gli aspetti poco curati non aiutano infine a sostegno del film facendolo entrare nel vortice dei tentativi riusciti male come AUGUST UNDERGROUND’S MORDUM e numerosissimi altri.
E poi basta con questo pretesto di una ragazza che volendo saperne di più sugli snuff movie, si troverà suo malgrado ad esserne una vittima, per l'esattezza la numero 102 di un maniaco, indovinate un po’, che passa il suo tempo massacrando le sue vittime riprendendo il tutto in 16 mm.
Le scene sugli animali sono forse quelle più disturbanti perché come successo in CANNIBAL HOLOCAUST c’è il rischio che siano vere.

sabato 30 luglio 2011

August Underground's Mordum


Titolo: August Underground's Mordum
Regia: Fred Vogel
Anno: 2003
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

La trama è presto detta: tre sociopatici vanno un po' di qua e un po' di là ad ammazzare, stuprare e seviziare dei poveri malcapitati.

Secondo di una trilogia espressamente voluta dal regista, Mordum fa parte di quel genere che sfocia nel gore di cui si sono fatti capostipiti personaggi del calibro di Buttgereit.
A differenza del sopracitato Vogel non ha assolutamente capito che si possono fare dei film seri anche trattando una materia come quella degli snuff, delle indicibili violenze e sofferenze ai danni di terzi e più di tutto una qualità di girato e di audio che come in questo caso rasentano l’insopportabilità più totale.
Pur avendo visto tutto di Buttgereit, Schnaas e simili, trovo che questo secondo capitolo di August sia un megero pretesto per sfogare la propria perversione e malattia che con il cinema c’entrano ben poco.
E’vero che questo genere, se così possiamo definirlo, piace e a una certa schiera di fan ma è anche vero che nel cinema al dì la delle scene efferate uno alle volte vorrebbe anche capire o avere un contesto in cui collocare quello che sta succedendo.
August farà preoccupare qualche sventurato che magari penserà di vedersi un vero snuff dal momento che l’unica valida cosa di questa porcheria è la cura maniacale con cui gli SFX inquadrano gli sventramenti, organi, tagli di pancia con relative viscere, oppure un cazzo che viene tagliato per essere poi succhiato da una tipa, cadaveri sodomizzati, bambini che vomitano vermi dalla testa i quali vengono poi mangiati da un altro del gruppo. Dunque Vogel ha puntato esclusivamente su questa portata d’immagini per scioccare, gli effetti per dare realisticità così come la recitazione assai buona da risultare quasi credibile così come la crudezza e la spietatezza delle immagini.
Viene definito come uno dei film più violenti mai realizzati ma questa sorta di etichettamento oramai è solo un pretesto per cercare di vendere come altri escamotage di colleghi del cinema commerciale.
Mi è venuta in mente solo per qualche istante mentre visionavo questo film facendo altro e sentendo con l’audio in inglese un continuo fuck, bitch e basta come forse Vogel e soci volessero citare le stragi compiute dalla Famiglia, ma non credo che questa idea fosse negli intenti della “sceneggiatura” di questo morvosissimo lavoro da malati.