Visualizzazione post con etichetta Zombie. Mostra tutti i post
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giovedì 18 ottobre 2018

Nights eats the world


Titolo: Nights eats the world
Regia: Dominique Rocher
Anno: 2018
Paese: Francia
Giudizio: 3/5

Sam si sveglia una mattina e si ritrova a vivere in un incubo: un esercito di zombie ha invaso le strade di Parigi e lui è l'unico sopravvissuto. Mentre contempla il suo triste futuro e come sopravvivere, apprende che potrebbe non essere l'unico sopravvissuto in città.

Il sotto filone horror sugli zombie o gli zombie movie sono ormai abbastanza abusati, per alcuni un fenomeno fatto e finito, per me fonte inesauribile di idee purchè scritte bene e con tante metafore ancora da scandagliare.
Bisogna ammettere che nonostante tutto negli ultimi anni qualche eccezione c'è stata confermando come per altri sotto filoni, di come alla fine siano sempre le storie e la realizzazione a renderle forti e interessanti.
Dicevo appunto che qualche caso c'è stato come NIGHT OF THE SOMETHING STRANGE o LES AFFAMES o ancora bisogna andare in Oriente.
I francesi di solito hanno la fama di essere abbastanza originali e spesso e volentieri sanno spiazzare senza lesinare sullo splatter o sul gore.
La ricerca di Rocher è partita da un assunto piuttosto discutibile, ma interessante, ovvero quello di limitare l'uso dei mezzi e di ogni sorta di atmosfera accattivante o di ritmo frenetico.
Nel film molte scene sembrano essere pensate e studiate quando invece sono dei topoi di non sense eppure questa continua prolissità del film e delle azioni wtf di Sam creano degli assurdi così grossi che tutto il film assume intenti che non ci è mai dato di sapere, salvo la sopravvivenza come macro tema, da sempre di questo genere.
La minaccia zombie o meglio di un'invasione è pressochè assente o inesistente come se a deciderlo fosse proprio il protagonista a partire dal suo palazzo o dall'ascensore dove uno di questi è nascosto.
Diciamo che anche i co protagonisti non aiutano molto anzi disorientano ancora di più su quali scelte intraprendere.
Un film che non mi è dispiaciuto, è strano, a tratti bizzarro, ma si chiama fuori da tutti i film di recente sul filone che invece sono inclini agli inseguimenti, le lotte e la violenza.





giovedì 30 agosto 2018

Don't grow up


Titolo: Don't grow up
Regia: Thierry Poiraud
Anno: 2014
Paese: Francia
Giudizio: 3/5

Su un'isola sperduta, un gruppo di adolescenti delinquenti vive in un centro giovanile. Pian piano i ragazzi scoprono che nessuno vigila veramente su di loro e così iniziano a prendersi un po' della libertà che è stata loro sottratta. All'improvviso però il loro supervisore appare dal nulla, in stato di febbrile agitazione, e li attacca con violenza. Per difendersi, i ragazzi finiscono con l'ucciderlo e si allontanano. Realizzeranno presto che l'isola è stata quasi del tutto abbandonata e capiranno di essere rimasti in compagnia solo di un manipolo di adulti affetti da una misteriosa epidemia che li rende violenti e pericolosi. Poiché bambini e adolescenti sembrano immuni dal male, capiranno anche che per sopravvivere dovranno rispettare una sola regola: non crescere. Ma il tempo non è dalla loro parte.

Poiraud è bravo e in tanti anni purtroppo ha potuto girare pochi film.
Ultimamente dopo GOAL OF THE DEAD sembra volersi occupare del filone zombie.
Don't grow up è una piccola sorpresa passata purtroppo inosservata con anni di ritardo.
Un peccato perchè l'ultimo film di Poiraud è un indie che parte subito in quinta catapultandoci in quest'isola quasi disabitata e per un certo tempo complici i dialoghi taglienti con un ottimo ritmo, rimaniamo intrappolati a scoprire i nostri sei protagonisti, quattro ragazzi e due ragazze, che davanti a una videocamera sciorinano le loro aspettative di vita, sogni e illusioni per quel futuro da maggiorenni che li attende dietro l’angolo .
La tematica dell'uccisione degli adulti era già stata trattata in passato con il cult spagnolo da cui però il film francese prende le distanze. Tutti questi protagonisti giovani e con diversi problemi sociali, i dialoghi, una certa ironia sembra rimandare alla serie MISFITS fino alla mattanza finale.
Anche se può sembrare l’ennesimo film di zombie, questa coproduzione franco-spagnola si distacca dalla moda del momento per il suo legame sottile con il film spagnolo anche se non arriva al suo magistrale e audace livello di brivido.
Peccato che verso il finale il film sembra correre troppo alla svelta saltando alcuni pezzi di storia e regalando il solito sacrificio finale abbastanza scontato

mercoledì 20 dicembre 2017

Night of the something strange

Titolo: Night of the something strange
Regia: Jonathan Straiton
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Cinque amici adolescenti partono per le vacanze di primavera. I bei momenti però finiscono quando Carrie, una di loro, contrae una malattia mortale sessualmente trasmissibile durante una sosta in un bagno. Fermatisi per la notte in un motel, i cinque vivranno un vero incubo quando il virus inizierà a trasformare gli infetti in morti viventi.

Ci sono film che arrivano ad un livello tale di disgusto da lasciarti basito oppure farti morire dalle risate o farti vomitare o spruzzare merda dal culo. Questo film fa parte di quelli che vanno ridere e vomitare assieme con due o tre momenti weird decisamente top e dove neppure in alcune scene il trash della Troma sembra poter arrivare (e non sto esagerando).
Qui siamo di fronte al puro eccesso con badilate di sangue distillata attraverso litri di orrori e un piacere perverso che Straiton annusa dall'inizio alla fine del film immergendolo tra smembramenti, gore e umorismo demenziale che non stona mai e in questo film riesce addirittura a far ridere più che altro perchè tocca livelli di bassezza e volgarità quasi mai visti.
Virus che tolgono ogni freno inibitore, un uso esagerato di qualsiasi liquido corporeo, necrofilia, stupri, tampax ingeriti, parti intime strappate a morsi, calci alla vagina, etc.
Straiton e la banda di pazzi che hanno dato vita a questo film devono essersi divertiti un mondo e più che altro ci hanno creduto perchè il film riesce nel suo compito ovvero divertire per novanta minuti, dove gli ingredienti maggiori (splatter, trash, weird, gore) che regia e sceneggiatura combinano meglio è proprio quella di creare un turbine di cattiveria, efferatezza e disturbanti provocazioni tra il folle e il malato piacere visivo di chi ama questo sotto genere low budget.


giovedì 14 dicembre 2017

Les Affames

Titolo: Les Affames
Regia: Robin Aubert
Anno: 2017
Paese: Canada
Festival: 35°Torino Film Festival
Giudizio: 4/5

Un gruppo di sopravvissuti deve affrontare un'apocalisse zombie nelle campagne del Quebec, tra boschi, prati, e case isolate.

Les Affames è l'ennesimo film di zombie che racconta l'itinerario di un gruppo di sopravvissuti.
L'idea è praticamente quanto di più comune abbiamo visto negli ultimi anni e fin qui sembrerebbe un film come un altro se non fosse che Aubert sembra essersi studiato attentamente ogni inquadratura. Il ritmo nonchè l'azione divora letteralmente i protagonisti, gli zombie e gli spettatori. Con alcune leggere tamarrate come la mattanza di Celine che senza stare a spoilerare è pura adrenalina al femminile con un finale nel bosco che provocherà qualche lacrimuccia.
Les Affames più si narra e più assume contorni e intenti sempre più interessanti in primo luogo da un'atmosfera tesa e rarefatta, in cui sembra esserci sempre uno strato di nebbia come a lasciare tutto in uno stato di sospensione. Esistenzialista, grondante sangue e con livelli di gore molto alti, ad un tratto c'è un vero e proprio geiser di sangue, il film riesce come dicevo a non sembrare ripetitivo, visto il tema, non è un caso che sia canadese dal momento che molti registi indipendenti, soprattutto nell'horror post contemporaneo vengono proprio da quei territori inesplorati e intatti.
Dicevo che l'atmosfera ma anche il senso di sconforto prevale tra tutti, i dialoghi ridotti, il passato che non emerge se non da espressioni intrise e colme di sofferenza con diversi momenti costellati da battute sferzanti e intrise da un ferocissimo humour nero.
Il film ad un tratto, dal secondo atto in avanti, prende una piega vagamente surreale con i non morti che costruiscono un vero e proprio totem che ricorda quanto di più bello scritto dal sociologo francese Durkheim sull'argomento.


venerdì 8 dicembre 2017

Cured

Titolo: Cured
Regia: David Freyne
Anno: 2017
Paese: Irlanda
Festival: 35°Torino Film Festival
Giudizio: 3/5

Molti umani si sono trasformati in creature simili a zombie. Una cura c'è ma gli infettati dovranno essere isolati da tutto e da tutti.

Nella sezione After Hours continuano come ogni anno le sorprese e le delusioni.
Quest'anno riaffiorano alcuni film a tematica zombie con quest'opera prima che è una bella via di mezzo. A differenza del film francese LES AFFAMES, piccolo vero gioiellino pur non dicendo nulla di nuovo, The Cured, irlandese, cerca invece di aggiungere nuovo materiale in termini di soluzioni all'epidemia e ad un messaggio politico nemmeno tanto velato.
In questo caso, come in altri film, viene trovata una cura al virus che ha trasformato parte della popolazione in zombi, in cui il 75% delle persone colpite è stato guarito dal virus mortale denominato Maze, lasciando però il 25% ancora infetto, una fascia di cosiddetti “resistenti”, che, cioè, non reagiscono alla cura come gli altri e vengono rinchiusi in ospedale, in attesa di un’altra terapia.
Da qui in avanti le reazioni verso gli individui all'interno della società sono diversi per chi sta cercando di rifarsi una vita, alle persecuzioni che vedono questi individui marchiati ormai come capri espiatori e vittime sacrificali perfette in una società sempre più paurosa e xenofoba.
Come poter perdonare e accettare qualcuno che nonostante la cura si è macchiato di assassini brutali e in alcuni casi arrivando a cibarsi di bambini molto piccoli. Inoltre l'aspetto peggiore (ma direi quello più interessante) è quello legato ai ricordi, dal momento che gli ex infetti conservano i ricordi delle carneficine commesse, con relativi disturbi post-traumatici. Proprio questo elemento nella buona e nella cattiva sorte non sempre riesce a dare la giusta dose di empatia in particolare legata alla sofferenza del co protagonista e i dialoghi con Ellen Page a capo dei non infetti.
La messa in scena di Freyne è dura e non lesina sul sangue, sull'elemento gore, su una fotografia freddissima e glaciale e dialoghi tagliati con l'accetta senza nessuna traccia di salvezza ma forse solo di redenzione.

Un'opera indipendente e solida che seppur non entra nella cerchia dei film memorabili sugli zombie, rispetto alla stragrande maggioranza dei film in circolazione, propinando sempre lo stesso assetto, questo the Cured ha diversi elementi maturi e politici per cercare di fare nel suo piccolo la differenza.

sabato 2 settembre 2017

Resident Evil -Vendetta

Titolo: Resident Evil -Vendetta
Regia: Takanori Tsujimoto
Anno: 2017
Paese: Giappone
Giudizio: 2/5

Chris Redfield, agente dell’anti-bioterrorismo, chiede aiuto alla professoressa ed ex-collega Rebecca Chambers e all’agente governativo Leon S. Kennedy per trovare Glenn Arias, trafficante d’armi biorganiche che intende scatenare un nuovo letale virus su New York. Arias vuole vendicarsi del governo per aver attaccato la sua abitazione nel giorno delle sue nozze uccidendo sua moglie e tutti i suoi cari.

Pur non avendo mai gradito la saga infinita di film dalla coppia Anderson-Jovovich, ho sempre preferito e trovato più stilosi, liberi e d'atmosfera i film in computer grafica fin'ora usciti.
Dei tre questo "Vendetta" uscito quest'anno, ha sicuramente alcuni elementi interessanti pur non riuscendo come molti sostengono ad essere il migliore della saga.
Il titolo diretto da Takanori Tsujimoto non è certo un capolavoro, sia chiaro, ma resta lo stesso un lungometraggio d'azione e d'avventura piacevole da guardare per i fan della serie grazie alle ambientazioni vicine e a quella della saga videoludica, alla "grafica" e alla spettacolarità di molte sequenze, tutti elementi che a nostro parere lo rendono superiore a qualsiasi pellicola girata dal vivo. DEGENERATION e DAMNATION sono stati due prodotti qualitativamente incostanti, ma hanno soddisfatto la fascia di pubblico che segue la serie in ogni sua ramificazione, anche al di fuori del mercato dei videogiochi. Azione, sparatorie, inseguimenti, jumpscare. Tutto sembra confezionato al meglio in questo prodotto ludico con un ritmo forsennato e il ritorno di tanti personaggi principali e secondari della storia.

In questo ultimo capitolo l'horror vacilla e poi evapora per lasciare spazio ad una serie di elementi più simili alla saga cinematografica che ha definitivamente distrutto quanto di interessante i virus e la Umbrella corporation avevano partorito.

lunedì 1 maggio 2017

Seoul Station

Titolo: Seoul Station
Regia: Yeon Sang-Ho
Anno: 2016
Paese: Corea del Sud
Giudizio: 3/5

Stazione centrale di Seul, dopo il tramonto: vediamo un anziano senzatetto, uno dei tanti, divorarne un altro. Presto le strade lì attorno si riempiono di folli come lui. Hye-sun, una ragazza scappata di casa, rompe col fidanzato che la obbligava a prostituirsi. Abbandonato lo scalcagnato motel dove abitavano nei pressi della stazione rimane coinvolta come testimone negli attacchi nei confronti di altre persone. Gli assaliti divengono a loro volta assalitori, così che il loro numero aumenta esponenzialmente. Il governo isola tutta l'area. La gente scappa, ma non c'è nessun posto dove trovare rifugio...

Seoul Station è il prequel di Train to Busan ambientato nel centro di Seoul la sera prima degli eventi. Di entrambi, il regista è Sang-ho Yeon, autore principalmente di film d’animazione tra cui KINGS OF PIGS brutale dramma a tema politico che mostrava una società infantile violenta strutturata per classi sociali e sopravvivenza del più forte.
A differenza del successivo lungometraggio qui la vicenda si concentra su due storie principali e se vogliamo due prospettive diverse dove analizzare la vicenda.
La trama si svolge su due piani, uno “privato” e uno “politico”: il piano “privato” riguarda una ragazza che deve incontrare, nella Seoul invasa dagli zombie, il fidanzato con cui ha litigato e il padre che non vede da anni; quello “politico” riguarda la maniera in cui gli infetti cominciano a diffondersi e la maniera con la quale polizia ed esercito intendono risolvere il problema
Per tutta la durata del lungo l'azione riesce ad essere in prima linea senza fare in modo che la storia e alcuni dialoghi diventino troppo macchinosi come nella parte privata di Hye-sun.
Le creature che ricordano e omaggiano gli zombie della tradizione romeriana ma anche quella post contemporanea di ultima generazione sono fatti in una c.g soddisfacente anche se non siamo ai livelli dell'animazione nipponica. Proprio i riferimenti a Romero sono i principali debitori a partire dalla struttura e confezione del prodotto che è praticamente uguale a LA NOTTE DEI MORTI VIVENTI. Anche in questo caso il regista coreano punta su una nota d'intenti che in fondo rispecchia senza troppa originalità contando che è la metafora sul genere il concetto già abbondantemente veicolato da George Romero: il vero pericolo non arriva dagli zombie, ma dagli uomini.


mercoledì 15 febbraio 2017

I am an hero

Titolo: I am an hero
Regia: Shinsuke Sato
Anno: 2015
Paese: Giappone
Giudizio: 4/5

Hideo Suzuki è un trentacinquenne assistente di un mangaka: il suo sogno di sfondare nell'ambiente cozza con fallimenti e sogni distrutti, strane delusioni e con la strana storia con la sua ragazza Tetsuko.
Un giorno, una misteriosa epidemia infetta una parte ingente della popolazione giapponese, rendendoli zombie pronti ad addentare e divorare gli umani. Hideo, non ancora certo della situazione, fugge dalla sua casa e dalla sua ragazza ormai zombie, armato con il suo amato fucile ma mantenendo la sua morale e inizia il suo solitario viaggio, finché non conosce prima la liceale Hiromi e poi l'infermiera Yabu.

Prima il Giappone e poi la Corea. Lo zombie è stato sdoganato anche se in realtà non sono gli unici esempi ma solo i più recenti. Quasi dei blockbuster con un sontuosissimo budget, se guardiamo la cinematografia di genere sull'argomento, in cui soprattutto gli orientali ne hanno fatta di strada spesso cercando di apportare qualche piccolo cambiamento come ad esempio JUNK o TOKIO ZOMBIE ma sono davvero tanti i casi in cui il mix di generi si è rivelato funzionale e senza dover chiamare in cattedra le pellicola dnotomista.
La parabola dell'uomo comune pronto a improvvisarsi eroe della situazione caratterizza le due ore di evasione in un film dal ritmo irrefrenabile, pieno di sparatorie e combattimenti con ogni tipo di arma possibile (davvero ogni tipo). Tratto da un manga, il film è pura azione exploitation cercando di mantenere coerenza con il fumetto e allo stesso tempo evitando di alimentare trame particolari ma basando su un insieme di elementi semplici quanto funzionali. Se però ci divertiamo e godiamo allegramente per questa carneficina di quasi due ore dall'altra parte suona quasi doveroso un piccolo paragone con THE WAILING e TRAIN TO BUSAN dove la narrazione aveva un peso decisamente più importante.
Il sangue scorre copioso in un'apoteosi d'azione avvincente che sfrutta un ottimo look splatter davvero ben fatto e molto inquietante cercando di fare un ottimo lavoro valorizzando e differenziando ogni creatura dall'altra. Il risultato è una galleria di mostri che non si vedeva da tempo con un più solido realismo, evitando scene eccessivamente crude ma dando vita ad un paio di roboanti carneficine e scene apocalittiche che non verranno dimenticate facilmente.
C'è un'imbarazzante storia d'amore contando che il protagonista è un nerd che ha più paura a dover parlare con una fanciulla che a uccidere un non morto.
"Molto normale essere umano" sembra essere la log-line del film in cui Hideo si affaccia con personalità diverse e sfuggevoli come l'amichetta zombie (abbastanza innovativo) e senza contare il difficile e noioso rapporto con una donna che non lo ama
Anche qui come per la nuova ondata di new-zombie, corrono e sanno muoversi abbastanza bene.
In I am an hero in più c'è uno zombie diverso dagli altri che sembra possedere alcune risorse cognitive che gli altri non hanno. Infatti diventa il leader dell'orda di non morti e in alcune scene riesce a fare davvero paura.
Hideo scappa per tutto il film alzandosi in piedi da un sedia e da un ufficio che lo sta uccidendo e che rende abbastanza bene la routine noiosa di questi mangaka e della loro alienazione nei confronti della società. Quando poi l'incubo incontra la realtà...allora si può rimanere spiazzati piangendo o affrontando una nuova rinascita.



venerdì 10 febbraio 2017

Ash vs Evil Dead

Titolo: Ash vs Evil Dead 
Regia: AA,VV
Anno: 2016
Paese: Usa
Serie: 2
Episodi: 10
Giudizio: 2/5

Dopo la scellerata tregua con Ruby e la sua stirpe maligna Ash si è rifugiato in Florida, con i suoi giovani pards Pablo e Kelly. Convinto di poter vivere in pace, se la spassa alla grande esibendo davanti a signore di ogni età la sua motosega eretta. Intanto Ruby fatica non poco a tenere i pargoli a bada, visto che questi vogliono il Necronomicon, ed è costretta ad allertare Ash, anche per informarlo che il Male ha fatto il nido nell’unico posto in cui il nostro eroe non vorrebbe mai tornare. La sua città natale Elk Grove, nel Michigan. E allora, nel bel mezzo di un party, due demoni – messaggeri infernali inviati da Ruby – irrompono a guastare la festa, usando i corpi delle due ultime malcapitate conquiste di Ash

La seconda stagione del beniamino di Raimi (uno degli anti-eroi più riusciti del cinema) è assolutamente folle.
Anche la prima lo era, premesso, ma la seconda si spinge dove la prima non ha potuto, voluto, oppure solamente osato. Parliamo di passare il varco...quello del puro trash e della demenzialità che carica lo spettatore con un ritmo davvero disorientante per come in 25' di episodio, questa è la durata in media, non si riesca a staccare gli occhi dallo schermo.
Succedono davvero troppe cose e rispetto alla prima stagione i personaggi esondano volgarità di ogni tipo compreso il padre di Ash, uno sporcaccione come si deve, che come il protagonista di GREASY STRANGLER pensa solo a scopare, senza infine dimenticare alcuni protagonisti già visti nella trilogia di Raimi.
Ora però veniamo ai punti deboli. Ritmo esagerato non significa per forza che il risultato soddisfi. Infatti se è vero che succedono tante cose nella seconda serie, è anche vero che tante si dissolvono nell'aria senza troppi convenevoli e quasi tutte le altre tendono a ripetersi e a ripiegare su se stesse. Il nemico della seconda serie non è altri che Baal, divinità antica di una certa importanza, qui sminuito con il contagocce come lo era per Ruby nella prima stagione. Senza contare il finale davvero buttato lì che non sembra rendergli giustizia. Anche gli obbiettivi dei personaggi ad un tratto perdono la direzione e ognuno và un po dove gli pare senza capirne il senso.
Lo stesso ritmo iper veloce non da la possibilità di capire se tutto abbia senso oppure no (certo parliamo di serie di evasione) però in alcuni momenti non è chiaro perchè il Neonomicon, su cui si basa tutta la serie, debba essere distrutto da Baal quando genera proprio i suoi figli demoniaci assieme a R&B, ma questa è solo una delle numerose incognite.
Ad un tratto sembra di vedere un cartone animato quando Ash, dopo la "morte"di Pablo decide di tornare indietro nel tempo per salvarlo. Il problema è che poi succede mischiando in modo troppo sbrigativo piani temporali cercando di prendere tempo e guadagnare preziosi minuti senza spesso far coincidere tutti gli elementi della storia (elemento che mi rendo conto molti fruitori non prendono più in considerazione).
Appunto piani temporali, cambi di location, due città, parecchi interni quasi tutti affascinanti come l'obitorio, la casa di Ash e il manicomio.
Ma la ciliegina della serie è la miriade di momenti trash ed esilaranti che sono in alcuni casi davvero spassosi ma non bastano a salvare una seconda stagione scritta e diretta troppo in fretta come a dover garantire prima le scadenze prosuttive che non una storia o una trama interessante.
Dalla vecchia indemoniata che schiaffa le tette sulla faccia di Ash dicendogli di bere, al cadavere che caga in faccia al protagonista e gli schiaffa il membro vicino alla bocca, ai muppets indemoniati, gli alberi che prendono vita, l'incubo che Baal fa vivere ad Ash che dura quasi due episodi e infine la macchina infernale citando King. Continuano i rimandi alla serie di Raimi come il pezzo nella casa di montagna e tantissimi altri sparsi qua e là.
Infine bisogna ammettere che la demenzialità quando diventa esageratamente gustosa diverte...però altro non fa e in dieci episodi ripetere immancabilmente questo leitmotiv a me ha stancato velocemente. Ed è un peccato perchè Campbell è davvero in ottima forma.


martedì 13 dicembre 2016

What we become

Titolo: What we become
Regia: Bo Mikkelsen
Anno: 2015
Paese: Danimarca
Giudizio: 3/5

L'idilliaca estate dei componenti della famiglia Johansson termina bruscamente quando una violenta epidemia di influenza colpisce mortalmente le persone. Le autorità mettono in quarantena il loro quartiere e ben presto la popolazione è in preda al panico. La situazione ben presto sfugge loro di mano e la famiglia è costretta a difendersi dall'attacco selvaggio di un'orda di assetati di sangue.

La Danimarca si è sempre rivelato un paese fertile per il panorama horror. Quasi tutte opere indipendenti ma in grado di trattare varie tematiche e cercare di ridare enfasi ad alcuni stereotipi del genere come ad esempio l'ottimo WHEN ANIMALS DREAM sulla malattia che va a braccetto con la licantropia oppure il trip pubblicitario sul cannibalismo di NEON DEMON.
Mikkelsen sceglie gli zombie, un tema abusato nell'horror e che sembra aver ormai esaurito tutti gli spunti possibili. Il film infatti è molto classico sia come struttura che per l'attenzione a dosare gli elementi gore e vari altri effetti rendendolo meno splatter ma con una peculiare attenzione rivolta alle caratterizzazioni dei personaggi e la lunga distruzione di questa famiglia che sembra uscire dalla pubblicità del Mulino Bianco.
Fino alla metà del film infatti si intuisce che sta succedendo qualcosa ma non si vede affatto, rendendo e aiutando a costruire l'atmosfera e l'ansia che da lì a poco prevarrà su una sorta di home-invasion dove la famiglia cercherà di sopravvivere come può.
Quindi l'horror danese che sembra in tutto e per tutto più un dramma che altro aggiunge uno zombie movie a una tradizione che puntava più su altri sottofiloni dell'horror.

Forse l'unica perplessità è quella legata ai tempi che in un horror possono essere fondamentali o compromettenti. In questo il film paga un'eccessiva descrizione e il lento crescendo di inquietudine domestica fino all'apparizione del primo zombie che arriva a quasi un'ora dall'inizio del film contando che la durata totale è di ottanta minuti.

domenica 23 ottobre 2016

Train to Busan

Titolo: Train to Busan
Regia: Sang-ho Yeun
Anno: 2016
Paese: Corea del sud
Giudizio: 3/5

Seok-wu è un manager finanziario separato dalla moglie: la piccola Su-an spesso si sente trascurata da lui e preferisce la compagnia della madre. Sul treno su cui viaggiano i due, per portare Su-an dalla madre che vive a Busan, sale una ragazza che riporta delle ferite strane sul corpo, simili al morso di un animale. Presto si trasformerà in zombi e sul treno per Busan si scatenerà l'inferno.

Gli zombie ormai negli ultimi anni sono spesso e volentieri sinonimo di qualcosa di già visto.
I traguardi da ricordare negli ultimi anni sono davvero pochi e quindi imbattersi in uno zombie-movie orientale, in particolar modo coreano, non capita spesso.
Train to Busan è sicuramente un film che gioca benissimo per quanto concerne il ritmo, l'atmosfera e l'azione. Forse l'eccessiva lunghezza e un finale troppo telefonato e strappalacrime sono gli elementi che ne sanciscono un buon prodotto di genere ma senza quel salto in avanti che Yeun poteva permettersi contando che di certo una componente di pessimismo e crudeltà erano già presenti nel suo precedente KING OF PIGS un film d'animazione davvero teso e violento.
Seok porta avanti la sua corsa per la sopravvivenza con la figlia e un gruppo di persone che una dopo l'altra periranno in due tra le maggiori location dove il film decide di concentrare e dipanare la storia. Sicuramente per i fan di genere è un film da non perdere consigliato da quasi tutti i siti e i blog che ne capiscono un minimo di cinema.

E' una pellicola con un budget importante e un cast ben misurato. Un'opera che al contempo riesce a inquadrare qualcosa di originale e non banale o iper sfruttato, come capita sovente, e tante citazioni che non tolgono o rubano idee ma servono semplicemente a omaggiare la tipologia zombie che negli ultimi anni ha sdoganato: quella dei non morti che corrono e che vedono solo gli oggetti in movimento.

Brutal Relax

Titolo: Brutal Relax
Regia: AA,VV
Anno: 2010
Paese: Spagna
Giudizio: 2/5

Un caso sociale dopo un ricovero per disturbo di personalità esce dalla comunità. Il suo psichiatra lo lascia andare pur avendone una paura folle. Arrivato su una economicissima spiaggetta assieme ad un gruppo di persone improbabili dovrà combattere contro un'esercito di zombie venuti dal mare. E'molto trash, weird e solo a tratti ironico, il corto del collettivo spagnolo.
La musica come farmaco per sedare la propria valvola iperviolenta, le pile nel walk-man che esauriscono, e infine il messaggio che alcune persone e meglio che non vengono provocate.
C'è tantissimo sangue, arti, frattaglie e potenza immaginica in questo corto che al di là di qualche moderata scelta, non originale ma funzionale, alla fine non sembra voler dire quasi niente, se non sottolineare una smodata passione per lo splatter ironico.



giovedì 4 agosto 2016

Wailing

Titolo: Wailing
Regia: Na Hong-jin
Anno: 2016
Paese: Corea del sud
Festival: TFF 34°
Sezione: After Hours
Giudizio:4/5

Un anziano forestiero compare nelle vicinanze di un villaggio coreano di montagna. Nessuno sa da dove venga. Si sa solo che è giapponese. In breve tempo però iniziano a verificarsi morti misteriose sulle quali indaga il poliziotto Jong-gu. Gli omicidi sembrano essere legati a ritualità demoniache. L’indagine del tutore dell’ordine si fa più pressante e carica di oscuri presagi quando è sua figlia ad essere posseduta.

La potenza evocativa di Wailing non passa inosservata.
In due ore e mezza di durata il regista riesce a mettere in scena un thriller poliziesco con un'atmosfera horror e tanti elementi estrappolati dal cinema di genere.
Lo straniero, il concetto di diversità, l'epidemia, gli zombie, le maledizioni, il folklore popolare, l'indagine, la possessione, i rituali, gli spiriti e infine i demoni.
Da subito emerge una messa in scena sublime con una fotografia capace di illuminare ogni singolo dettaglio della scena (particolare che avendo a che fare col mistery risulta molto importante).
Un film che piano piano diventa sempre più complesso con trame e personaggi che sembrano il contrario di quello che finora ci è sembrato di capire.
Poi non contento di tutto ciò, il regista si concede anche il lusso di scherzare in alcuni momenti riuscendo in alcune scene peraltro grottesche a fare pure ridere (il tipo colpito dal fulmine ad esempio...) come esempio di una struttura slapstick in salsa coreana non sempre funzionale ma che qui trova un suo gioco forza interessante.
E'proprio vero che negli ultimi anni per quanto concerne i gialli, i coreani e gli orientali in generale hanno saputo rilanciarsi nel migliore dei modi con alcune strutture e trame narrative davvero originali e in grado di appassionare il pubblico con continui colpi di scena e intrecci complessi e quasi sempre lasciati all'oscuro per fare in modo che lo spettatore faccia quello sforzo in più che spesso e volentieri il cinema dovrebbe richiedere.
Na Hong-jin rimane uno di quelli da tenere sott'occhio, soprattutto contando che questo suo terzo film è il migliore e il più complesso senza contare che i due film precedenti di certo non scherzavano.


mercoledì 8 giugno 2016

Ash vs Evil

Titolo: Ash vs Evil
Regia: AA,VV
Anno: 2015
Paese: Usa
Serie: 1
Episodi: 10
Giudizio: 3/5

Ash è un cacciatore di mostri che ha trascorso gli ultimi 30 anni evitando le responsabilità, rifiutandosi di maturare e sfuggendo agli orrori della 'Casa'. Quando però una piaga mortale rischia di spazzare via il genere umano, Ash è costretto a fare i conti con i propri demoni.

Ash vs Evil nella sua prima stagione ha avuto un successo esorbitante.
E'semplice e assai banale capirne le ragioni. La prima potrebbe essere l'esagerazione, quel non prendersi sul serio, l'ironia splatterstick, quell'abbandono del dramma e della suspance per creare intrattenimento e azione condito da scene e momenti splatter continui e un parossismo del gore incredibile. Il secondo è la pubblicità esagerata della Netflix che tra una scommessa e l'altra sta riuscendo ad avere tra le mani alcuni prodotti interessanti.
Prodotto e scritto da Raimi con il fratello e lo stesso Bruce Cambell, la serie prende solo alcuni spunti della trilogia di successo.
Si è proprio cercato uno stile e una messa in scena molto più divertente, ironica, grottesca, in cui con pochissimi personaggi si riuscisse a ruotare attorno ad una ricerca che condurrà ad una resa dei conti finali proprio nella famosa casa dove Ash e i suoi amici, nonchè la ragazza, persero la vita.
Ash è di nuovo il protagonista, l'adulto, il messia che tra una stronzata e l'altra, evoca, e quindi poi è costretto a riparare il danno arrecato. Di nuovo un cretino sociopatico, idiota e irresponsabile, in fondo buono che deve prendersi cura dei suoi gregari più giovani ed entrare nelle loro vite e nelle loro "case".
Case stregate, demoni chiamati Oscuri, militari-zombie, stregoni, bambole assassine, Necronomicon, tutto si mischia, viene contaminato come in un calderone in cui il Libro dei Morti sorride beffardo sapendo già chi sopravviverà e chi invece verrà risucchiato dalla spirale di violenza in cui non c'è una sola scena che faccia paura ma allo stesso tempo non c'è un solo momento di calma e tranquillità.
Alla fine la serie è divertente ma nulla più, un viaggio dell'eroe in un clima post-apocalittico, in cui niente fa paura, non c'è un vero e proprio nemico e alla fine tutto si rivela come una parodia lucida e puntuale delle consuete serie tv d’avventura, poiché ogni elemento è rovesciato: il senso di responsabilità dell'eroe in cattedra diventa incoscienza, i tormenti del protagonista si trasfigurano in faciloneria e beata ignoranza e infine gli istinti primari prevalgono sulla nobiltà d’animo, praticamente la filosofia del nostro Ash, un Cambell in forma strepitosa.



domenica 24 aprile 2016

Freaks of Nature

Titolo: Freaks of Nature
Regia: Robbie Pickering
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Dillford è un’amena cittadina, con una particolarità tutta sua: vi convivono umani, vampiri e zombie. L’arrivo di un’invasione aliena esacerba le diffidenze tra i tre gruppi, e fa scoppiare una guerra all’interno della società; tre adolescenti, appartenenti alle tre categorie, cercheranno in tutti modi di evitare il disastro

Freaks of nature mostra un sistema sociale di quelli da far venire l'acquolina in bocca a tutti i fan di genere unendo zombie e vampiri e infine facendo scendere dal celo pure gli alieni con la voce di Werner Herzog.
Pickering è furbo, crea un horror teen di quelli che ultimamente vanno di moda, sforzandosi però almeno di mostrare un po di violenza anche se l'impianto ironico è quello, ahimè, che più destruttura e fa cadere le braccia senza risultare convincente ma puntando su una serie di scene esilaranti per un pubblico fessacchiotto che si accontenta delle briciole.
In più la struttura non ha connotazioni interessanti, rimane in fondo un giocattolo molto colorato ma assente dal punto di vista di una propria identità, diventando come per i dialoghi e l'impianto ironico che accennavo prima, di una superficialità estrema.
La parodia sembra essere di nuovo una formula di successo sia per gli zombie, che non tramontano mai e neppure per i vampiri.
I risultati spesso quando poi scendono in campo adolescenziale, sono di una banalità e pretenziosità insopportabile, creando opere indigeste e spaventosamente noiose come il film in questione.

Sono rari ma per fortuna ci sono esempi interessanti che riescono a sorprendere, a inquietare e far ridere ma quasi mai non prendono in considerazione i teen-movie.

lunedì 11 aprile 2016

Girls Rebel Force Of Competitive Swimmers

Titolo: Girls Rebel Force Of Competitive Swimmers
Regia: Koji Kawano
Anno: 2007
Paese: Giappone
Giudizio: 2/5

Aki è una nuova studentessa di un liceo giapponese, che vuole partecipare ad una gara di nuoto. Qui conosce le altre ragazze che si allenano per la gara e stringe con loro amicizia. Contemporaneamente, nella scuola si stanno compiendo dei vaccini per cercare di rendere immuni alunni e professori da un virus che dilaga in tutto il Giappone. Questo virus, però, riesce comunque a dilagare come un’epidemia e trasforma studenti ed insegnanti in zombie, che uccidono e divorano i superstiti. La squadra femminile di nuoto, però, sembra immune dal virus e, proprio per questo, decidono di combattere l’armata di zombie che si avvicina…

Kawano lavora molto nell'indie e questo film ne è una prova inconfondibile.
L'autore infatti sfrutta lo zombie movie infarcendolo di attrici/pornostar sempre inquadrate raso e sotto la marinaretta, puntando a qualche seno gigante siliconato, sequenze saffiche in abbondanza, spruzzatine di sesso, un pizzico di azione e fiumi di sangue e il virus di fondo che trasforma in zombie.
Arriva alla fine a chiudere in 78' farciti di frattaglie ricamando uno sterile pastone composto da suggestioni baracconesche dal vago retrogusto fumettistico e sangue a litri.
Una sciocchezza gore ben diretta che soffre e stride solo nelle goffe sequenze action in cui ovviamente una pin up maggiorata nulla può rispetto ad una reale e necessaria atleta
L'elemento che lo discosta da altri esperimenti nel settore è quello per cui il film è nato e concepito per l’otaku e il voyeur nipponico, non per il nerd statunitense o europeo diventando sexploitativo di alcune dimestichezze ed esagerazioni tipiche del Dnotomista come il laser-vagineo finale.

Sembra poi che i nipponici abbiano addirittura come per il J-horror coniato il“Nihombie” come per altri titoli come ZOMBIE SELF DEFENCE FORCE, HIGH SCHOOL GIRL RIKA:ZOMBIE HUNTER o lo stesso predecessore JUNK.

martedì 29 settembre 2015

Plague

Titolo: Plague
Regia: Nick Kozakis, Kosta Ouzas
Anno: 2015
Paese: Australia
Giudizio: 2/5

Un piccolo gruppo di sopravvissuti cerca rifugio da un'infezione che si è diffusa come una piaga sul genere umano. Evie, con la sua compagnia di sopravvissuti, trova un rifugio nell'attesa del ritorno di suo marito John. A seguito di un attacco di infetti, Evie rifiuta di abbandonare il marito contro il volere del gruppo. I sopravvissuti si ribellano lasciando Evie ad un destino incerto. Con l'inatteso arrivo di Charlie ciò che pare essere l'occasione per un nuovo inizio si trasforma rapidamente in una minaccia tanto orribile quanto gli infetti che li inseguono.

Bisogna avere una bella faccia tosta o infinite dosi di coraggio per portare in scena vicende legate agli zombie senza avere un guizzo di originalità.
I quasi esordienti registi che si sono pagati tutto da soli sborsando trecento mila dollari, hanno portato a casa e in alcuni festival, un'idea che partendo dallo zombie come elemento destrutturante in un'ottica post-apocalittica e soprattutto di survival-movie, cerca a partire da questo elemento di fare un lavoro legato più alla riflessione sui rapporti di forza, le debolezze e le prepotenze in campo sociale piuttosto che un vero scontro vs zombie alla Romero.
Alcune scene splatter sono così esagerate che risultano un concentrato di involontaria ironia (la scena del vecchio a cui esplode la faccia dopo la fucilata o alcuni inseguimenti che sembrano improvvisati e in cui gli attori tutto fanno tranne che dare realisticità ai fatti)
Il limite più forte del film però è legato ad un plot poco originale, ad una regia asciutta e non particolarmente incisiva soprattutto nella direzione del cast.


giovedì 16 luglio 2015

Burying the Ex

Titolo: Burying the Ex
Regia: Joe Dante
Anno: 2014
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Max ha una fidanzata, Evelyn, vegana, ambientalista e un bel po' dittatoriale. Il ragazzo gestisce un negozio di trucchi horror di nome Bloody Mary's e adora i vecchi film del genere, soprattutto italiani: ha tappezzato delle loro locandine originali l'intero appartamento che condivide con Evelyn. Quando lei decide di ridecorare secondo i suoi principi ecologisti, chiudendo nel cassetto (e rovinandone la "condizione immacolata") i suddetti poster, Max capisce che la loro storia è finita. Ma quando sta per annunciarglielo, Evelyn viene investita da un autobus. Tuttavia questa non è la fine di Evelyn. Grazie all'intervento magico di un pupazzettto satanico, la ragazza emerge dalla tomba con l'intento di riprendersi "il miglior boyfriend di tutti i tempi", proprio quando lui ha cominciato a consolarsi con l'avvenente Olivia, sua vera anima gemella.

Ok devo ammetterlo mi aspettavo di meglio.
Sarà che non molto tempo fa ho visto un ibrido di questo film dal nome LIFE AFTER BETH, british, che ho trovato non solo più originale ma anche recitato meglio per quanto non sopporti Dane DeHaan. L'ultimo film di Dante, un regista che adoro e che nonostante tutto non è mai stato preso seriamente in considerazione, ma che ha saputo regalare alcuni must notevoli sul genere, trova qui una battuta d'arresto.
Dopo la virata nei MOH, splendida con due episodi che seppur non tra i migliori erano interessanti e criticavano ferocemente la società americana, punta sull'horror teen scalzonato e con uno humor ad effetto dosato ai limiti con lo slasher e il grottesco più una montagna di riferimenti alla cultura pop e di omaggi al cinema di genere e ai b-movie e ovviamente il suo amatissimo Corman in cima alla lista.
Eppure non basta, il plot e le idee si esauriscono in breve tempo, la mattanza non è come ci si poteva aspettare e buttarla su alcuni temi come gli impatti eco-ambientali non bastano a dare enfasi alle sorti del film.
Gli zombie, ancora peggio dei vampiri, subiscono un inflazione che ne decreta numerosissimi limiti e sebbene il film abbia comunque un ritmo notevole, non è quello che mi sarei aspettato da un outsider come Dante.

Il filone poi teen-horror, sebbene con qualche diversità e valore aggiunto da Dante è da sopprimere, sta cominciando ad ottenere troppo rilievo e piega riempiendo di blasfemia tutte le icone classiche e le regole insovvertibili del genere.

martedì 9 giugno 2015

Wyrmwood

Titolo: Wyrmwood
Regia: Kiah Roache-Turner
Anno: 2014
Paese: Australia
Giudizio: 2/5

Barry, meccanico e uomo di famiglia, lotta per salvare la sorella che è stata rapita da dei soldati alla vigilia di un'apocalisse zombie. Dovrà combattere sia i non morti che i militari.

Dall'Australia, paese sempre più prolifico e delirante o spiazzante in alcune sue scelte di cinema e di genere, non è la prima volta che si cimenta con il filone zombie movie (UNDEAD e CARGO solo per fare due esempi recenti abbastanza convincenti).
Grazie alla sempre più gettonata idea di rivolgersi alla Indiegogo hanno infatti messo in piedi una campagna di crowfunding che ha avuto come obiettivo quello di raggiungere 20.000 dollari.
E' così, Kiah Roache-Turner, un assoluto sconosciuto, filmaker australiano indipendente, a messo insieme a suo fratello Tristan, plot e vari brandelli di idee presi da altri film mischiandoli con un'atmosfera che ricorda lontanamente lo steampunk.
Il problema di questo ennesimo film di zombie, al di là di qualche trovata che trova nell'ironia i momenti più apprezzabili (Benny l'aborigeno) e proprio di sperimentare due idee davvero trash e malsane.
Da un lato gli zombie che diventano benzina per le macchine stipati dietro come profughi incoscienti, dall'altra la sorella del protagonista, prigioniera e vittima delle deliranti sperimentazioni genetiche di un mad doctor, che alla fine la fa diventare un'arma che riesce a controllare le menti degli zombie.

Se ci mettiamo un montaggio sgrammaticato, la parkinson cam e un ritmo che non lascia tempo di diluire la mole di effettacci e incongruenze, allora rimane veramente poco da poter salvare in questa pellicola volutamente assurda.

venerdì 9 gennaio 2015

Life After Beth

Titolo: Life After Beth
Regia: Jeff Baena
Anno: 2014
Paese: Gran Bretagna
Festival: TFF 32°
Giudizio: 3/5

Beth, la giovane fidanzata di Zach, morta improvvisamente, viene misteriosamente riportata in vita. Zach, nel tentativo disperato di riconquistarla, per poterle dimostrare l'amore che ha per lei, si accorge che la sua Beth non è più quella di prima...

La morta è viva ma non sa di essere morta né ne vuole accettare le conseguenze.
Alla sua opera prima Baena sceglie un buon cast misurato e di buon livello per creae una sorta di LES REVENANTS mischiato con l'ultimo Dante BURYING THE EX e infine cercando di smarcarsi scrivendo e mettendo in scena qualcosa che seppur non originale, ha di certo delle pregevoli trovate. Un buon canovaccio sopratutto nel primo atto, con alcune intuizioni intelligenti e un buon incidente scatenante. Purtroppo alcuni aspetti un pò troppo didascalici, la paura di osare qualcosa di più, rendono il ritmo interessante ma sofferto dai suoi continui alti e bassi.
Quello per cui questa piacevole commedia horror colpisce piacevolmente è proprio per come sviluppa il rapporto tra la famiglia e il compagno della figlia proprio quando lei sta subendo una trasformazione e non è in grado di intendere quello che le sta succedendo.
In questo clima alcuni dialoghi rendono perfettamente il disagio famigliare e tutto il resto che comporta.