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domenica 29 settembre 2019

Ragazzi perduti

Titolo: Ragazzi perduti
Regia: Joel Schumacher
Anno: 1987
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Una donna divorziata con due figli adolescenti si stabilisce nella casa del padre in un villaggio della California apparentemente tranquillo. In realtà è infestato da una banda di vampiri. Il figlio maggiore si innamora di una bella vampiretta (però suscettibile di normalizzazione), la madre addirittura del capo vampiro

"Dormi tutto il giorno, impazzi la notte, non invecchi mai, non muori mai. Niente male essere un vampiro oggi."
Erano gli anni '80 in cui Schumacher girava ben due cult per il sottoscritto tra cui questo è LINEA MORTALE. Due film che hanno segnato l'infanzia giocando chi con il vampirismo e chi con la sfida con la morte. Entrambi figli di quegli anni dove sicuramente comparivano mille imperfezioni e Sutherland diventava, anche se per poco, l'attore feticcio del regista.
Lost boys aveva qualcosa di immortale, non faceva mai paura ma creava una strana atmosfera in grado di ammaliare e creare una certa suspance. Per lo meno giocando con alcuni luoghi comuni del vampirismo ma senza renderli mai banali, con un manipolo di attori più che perfetti, musiche e abbigliamento figli di una cultura hippie (People are strange dei Doors all'inizio) e di una California pervasa da sotto culture e luna park sulla spiaggia e Santa Carla capitale mondiale degli omicidi con volantini di missing childs e non solo.
Ribellione contro le regole degli adulti, un Peter Pan all'incontrario, un mix di horror e commedia, molto commedia all'inizio e un po' più horror, tendente allo splatter nel finale, molto funzionale e con alcuni momenti imprevedibili e di forte suggestione. Ragazzi perduti trova la sua vena cult inserendo tanti elementi in un perfetto gioco della bilancia dal tono scanzonato, per la riuscita commistione fra spaventi e risate, per l'idea, estremamente riuscita, di inserire la figura vampirica in un contesto adolescenziale facendo diventare il non morto, glamour, giovane e sensuale.
Assieme a Giorno di ordinaria follia, LINEA MORTALE e Blood Creek rimangono i film migliori del regista.
Ragazzi perduti è I GOONIES con i vampiri!

venerdì 9 agosto 2019

Night Watchmen


Titolo: Night Watchmen
Regia: Mitchell Altieri
Anno: 2017
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Tre inetti guardiani notturni, aiutati da una giovane e bellissima giornalista senza paura, combattono una battaglia epica per salvare le loro vite. Una ronda sbagliata scatena infatti un'orda di vampiri affamati e all'improbabile gruppo spetterà il compito di fermare un flagello che non minaccia solo loro ma l'intera città di Baltimora

Night Watchmen esce direttamente dal panorama indie e distribuito grazie all'onnipresente Midnight factory. Tanto gore e tanta azione per un risultato tuttavia deludente e noioso nonchè ripetitivo come non si vedeva da un pezzo. Troppo facile giocare a carte scoperte come in questo caso dove horror + clown + vampiri + splatter e gore + ironia voleva o poteva portare ad un buon risultato.
L'ultimo film di Altieri non riesce a far ridere, i personaggi scimmiottano tante cose già viste, i dialoghi sono molto superficiali e sempre privi di un minimo di spessore drammatico e infine alcune riprese sembrano quasi amatoriali per quanto facciano venire le vertigini.
E'un peccato perchè gli indie vanno difesi quasi sempre. Il film è certamente una spanna sopra tanti altri film distanti da una piena maturità, Altieri rimane un buon mestierante che ha già dato prova con l'horror con alcuni risultati altalenanti ma ripeto tutti da vedere come Violent Kind e Holy ghost people o Hamiltons.
Mancano però quei particolari, chessò una scintilla di originalità, qualche scena che non sia scontata, trattare il tema in maniera atipica senza fare i doverosi ricorsi a citare numerosissimi film.


mercoledì 5 giugno 2019

Vampire girl vs. Frankenstein Girl


Titolo: Vampire girl vs. Frankenstein Girl
Regia: Naoyuki Tomomatsu, Yoshihiro Nishimura
Anno: 2009
Paese: Giappone
Giudizio: 3/5

In un tragico triangolo amoroso, Monami/Vampire Girl dà a Mizushima per San Valentino un cioccolatino ripieno del suo stesso sangue, trasformandolo così in un immortale. Il terzo lato del tiangolo è Keiko, che vuole Mizushima tutto per sé. Ne deriva quindi un combattimento, ma quando Keiko muore inavvertitamente cadendo dal tetto, suo padre Kubuki scienziato pazzo la riporta in vita mettendole alcune parti del corpo di suoi compagni di scuola che le permetteranno di sconfiggere Monami in una battaglia all'ultimo sangue.

Tomomatsu è stato uno dei padri del "Nihozombie" e dello "Dnotomista" di fatto due sotto generi che avevano il preciso scopo di sovvertire le regole sfatando il taboo del lecito/proibito.
Sotto generi sicuramente più interessanti rispetto ai prodotti "Guinea Pig" che invece rappresentano esperimenti estremi di puro torture porn con accenni sul fenomeno dello snuff movie.
"Dnotomista" a cui questo film fa riferimento nato proprio da "Notomista" quella particolare attitudine allo smembramento dei corpi umani per veder la compositura interna di essi.
I film sono quasi tutti nipponici e vedono al timone alcuni registi mica da ridere con una loro personale e malata matrice d'identificazione.
Nishimura che firma il film assieme al sopra citato usciva dalle fila degli amanti dello splatter nipponico, un mestierante che al contempo era un visionario effettista con la fama di essere tra i più esperti macellai del settore (MEATBALL MACHINE ad esempio)
Al di là della strizzatina d'occhio sul nome della pellicola (che c'entra davvero poco) della sapiente mano di grafici esperti per rendere le locandine il più ghiotte possibili, il film ha una trama indefinib
ile, presa da un manga che dicono in patria abbia riscosso un certo successo, così come parte dello svolgimento e delle intenzioni dei protagonisti.
Un film con un'anima demenziale e surrealista che non riesce mai a rivelare il suo scopo o meglio l'intento del film apprezzandone gli sforzi e la voglia di distruggere ogni confine cinematografico. Sembra una confusa mattanza, una macelleria messicana tutta ritoccata al computer con i soliti protagonisti che sembrano camminare su una passerella di moda piuttosto che in uno scenario apocalittico dove ancora una volta l'esagerazione, che spesso ha portato a risultati più che ottimi, lascia il passo a qualcosa di irrisolto, uno spettacolo di luci e secchiate di sangue che sembra ogni volta ricominciare da capo risultando inconcludente e soprattutto irrisolto.



lunedì 3 giugno 2019

Addiction


Titolo: Addiction
Regia: Abel Ferrara
Anno: 1994
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

New York. Kathleen studia filosofia morale, materia che le offre spunto per porsi continuamente problemi ai quali non trova risposte soddisfacenti. Una sera, tornando a casa, viene aggredita da una donna-vampiro che la porta in un vicolo e le succhia il sangue. Da quel momento Kathleen non è più la stessa, si sente in preda a una sete inarrestabile e il virus del vampirismo sta entrando nel suo corpo. Dopo aver assalito una serie di vittime, la ragazza entra in contatto con Peina, un altro vampiro che le insegna come vivere anche stando in astinenza. Con il passare del tempo, Kathleen sembra essere tornata a una vita normale, ma in occasione della sua festa di laurea il vampirismo riprende il sopravvento...

Abel Ferrara è un regista che non ha bisogno di presentazioni così come Christopher Walken e Lili Taylor.
Il film dell'autore americano riesce a districarsi dal solito genere vampiresco improntato sull'action, ma prende una strada diversa, sempre ponendo al centro come location l'incubo metropolitano, ma cercando di allargare la metafora (sulla diversità) e studiarne i contenuti come un fatto sociale, un esperimento quasi antropologico sulla società americana.
Il viaggio di Kathleen è il viaggio di tutti noi verso qualcosa che affascina e al contempo spaventa.
Un bisogno di metamorfosi interna che fa sì che Kathleen entri in contatto con un'altra realtà, forse quella che in fondo ha sempre cercato e temuto allo stesso tempo. A livello tecnico c'è da dire che la scelta della fotografia in b/n si è rivelata funzionale per dare forma e ombre ai personaggi e alle suggestioni caricandole ancor più di significato e lasciando presagire paure e luoghi sconosciuti.
Il martirio e la dipendenza da sangue diventano ad un certo punto, dal secondo atto in avanti, un viaggio per la sopravvivenza e l'indagine interiore dove si cerca di andare avanti tra nervi scoperti, sangue e sofferenza fisica e morale.
Forse è il film dell'autore che più di tutti esplora l'essenza del dolore qui codificata ad hoc scegliendo una materia come quella dei vampiri, affascinante proprio perchè credendo di essere al di sopra dell'uomo, porta a riflessioni importanti soprattutto nel finale circa il concetto di immortalità e sopravvivenza.


sabato 20 aprile 2019

Vampires


Titolo: Vampires
Regia: John Carpenter
Anno: 1998
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Anche all'alba del terzo millennio, i vampiri continuano a sorgere dal fango delle loro tombe a caccia di preda umana. Solo pochi uomini sono in grado di affrontarli e Jack Crow è uno di questi, a capo di un gruppo chiamato Team Crow. In una fattoria Jack e l'amico Tony affrontano e distruggono un nido di vampiri, riducendoli in cenere con i raggi del sole. Ma la vittoria non può essere festeggiata, perché è mancato l'obiettivo più arduo, quello di uccidere il signore dei vampiri, il terribile Valek che ora promette una vendetta selvaggia.

Vampires non è tra i miei film preferiti di Carpenter nonostante sia sempre stato un fan dei signori della notte. In questo caso ho preferito il romanzo da cui è tratto.
L'elemento più interessante del film è sicuramente la location: l'arido deserto americano.
Così facendo l'autore trasporta la vicenda su terreni western on the road, sparatorie a gogò, i vampiri secondo il loro codice di regole (le croci non servono) e in un paio di scene di mattanza dove a farla da padrone è la strage ai danni dei cacciatori da parte del capo Jan Valek.
Vampires è decisamente più moderno, si slaccia completamente dalle atmosfere solite alla Dracula e altri, sceglie dialoghi sboccati e produce azione a tonnellate come qualche anno fa aveva fatto ancora meglio Rodriguez con DAL TRAMONTO ALL'ALBA.
E'un film dichiaratamente laico dove i preti forse non sono mai stati così malmenati come in questo film (viene pestato da Jack Crow almeno due volte), omaggia i generi, e il pessimismo sotto l'ironia sboccata e senza far mancare il legame tra vampiri e fede come a ribadire ancora una volta che i servi della chiesa servono anche altri padroni.
Nonostante sia stato ripudiato un po da tutti e annoverato tra i peggiori film di vampiri, mi sento onestamente di difenderlo a spada tratta (come tutte le opere di Carpenter) per tantissimi motivi alcuni dei quali sono riconducibili al coraggio di aver messo così tanti elementi e rimandi in questo film da farlo diventare tante cose messe assieme e tenute collegate da un'amore per il cinema assoluto volendo ridare ai vampiri i fasti che spettano senza farli sembrare dei dandy effeminati.



mercoledì 5 dicembre 2018

Castlevania-Season 2


Titolo: Castlevania-Season 2
Regia: AA,VV
Anno: 2018
Paese: Usa
Serie: 2
Episodi: 8
Giudizio: 2/5

La prima stagione si conclude con il figlio di Dracula, Alucard, che decide di unire le forze con l’ex nemico Trevor per abbattere il padre. La giovane ma potente maga Sypha fa già parte della banda, si unirà qualche altro personaggio alla squadra anti-Dracula?

Diciamolo subito. La prima stagione, che non era affatto male, anche se sembrava più una necessità impellente dei nerd, lasciava la bava alla bocca nella speranza di vedere cosa poteva capitare in futuro e non era sicura fino all'ultimo una seconda stagione con ben 4 episodi in più che potesse portare avanti la storia e i personaggi.
Mi ci sono ritrovato quasi per caso e così andandomi a leggere la trama della prima stagione per avere almeno un'idea chiara dove riprendere la narrazione, me la sono sparata tutta di filato per non perdermi colpi di scena o elementi importanti della storia.
E sono rimasto parecchio deluso da questa seconda stagione. Se il livello tecnico e qualitativo è ottimo senza sbavature o impiego vergognoso della c.g, è proprio la storia a diventare invece noiosa fin da subito. Sono stati in grado di sbagliare pur avendo nel trio dei personaggi principali del bene assi come Alucard, Trevor e Sypha abbastanza tosti e cazzuti.
Nell'esagerazione dei personaggi buttati a caso nei vari episodi si perde completamente un aspetto che invece giocava bene nella prima serie ovvero la caratterizzazione dei personaggi.
Infatti nessuno di loro soddisfa per il suo carisma risultando tronfio proprio a causa di una mancanza di approfondimento delle loro personalità, facendoli risultare come semplice contorno per la corte di Dracula che invece sembra forse l'unico ad avere il margine di imprevedibilità maggiore.
Il trio dalla sua non sembra avere quell'affiatamento che ci si poteva immaginare e mi è sembrato che spesso e volentieri i combattimenti, alcuni proprio a caso, servano proprio da deterrente per coprire vuoti o momenti imbarazzanti.
L'ultimo episodio lacrimuccia è da arresto.

martedì 25 settembre 2018

Corbin Nash


Titolo: Corbin Nash
Regia: Ben Jagger
Anno: 2018
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Un investigatore corrotto cerca i responsabili della distruzione della sua famiglia ma viene ucciso anche lui. Rinascerà ancora più forte e con una grande sete di vendetta.

Mettiamo nel calderone una locandina che sembra quella di VENERDI 13, la performance di Corey Feldman che sembra essersi ispirata al look di una drag queen uscito da un film di Russ Meyer, il sotto filone vampiresco, un'atmosfera noir, McDowell e Hauer per dare quel tocco di ispirazione e senso nostalgico e per finire tanto sangue, tanta voce fuori campo, un protagonista che recita con la mascella e combattimenti a gogò.
Corbin Nash se pensiamo o cerchiamo di trovare qualcosa di stimolante nella trama non è assolutamente così dal momento che il plot non è che uno spunto per arrivare subito ad un action minimale e composto dove l'indagine poliziesca viene da subito soppiantata da un revenge movie dove i signori della notte vengono descritti in modo piuttosto ambiguo ma interessante e con alcune scene piuttosto intriganti.
Un b-movie in piena regola. Una specie di DETECTIVE STONE che incontra BLADE per sposare IL CORVO dal momento che le analogie con i tre film o meglio le similitudini sono enormi e vanno ricollocate sui punti principali della storia.
Indagine, morte, rinascita, vendetta.
Un film confezionato molto bene con una scoppiettante messa in scena e una fotografia molto calda e scura dove predominana il rosso cercando di citare i vecchi action anni '80 e dove anche il background metropolitano, forse uno degli elementi più interessanti del film, riesce a conferire quel senso di tensione che però non colpisce mai veramente rimanendo un film che di certo non fa paura e forse non vuole, togliendo subito le catene per mostrare il suo vero volto, la sua vera anima di un revenge movie abbastanza scontato e prevedibile.

lunedì 3 settembre 2018

Vampires(2010)


Titolo: Vampires
Regia: Vincent Lannoo
Anno: 2010
Paese: Belgio
Giudizio: 4/5

Le prime due troupe che hanno tentato di fare questo documentario sono scomparse, racconta il regista. Ma la terza ce la fa: entra nella casa dei Saint-Germain, la famiglia belga di vampiri che ha accettato di raccontarsi davanti alle telecamere, intervista i loro amici e i vicini, registra le crisi tra genitori e figli.

Vampires è quella chicca che non ti aspetti. Un'opera che non deve essere passata inosservata al mockumentary di Waititi What we do in the shadows.
Sono davvero tanti gli elementi in comune. Il mockumentary di Lannoo purtroppo senza aver ancora trovato una distribuzione, è qualcosa di innovativo, un documentario che non perde mai la sua forza riuscendo in maniera straordinaria a dire ancora tante cose originali sui signori della notte, fondendo l'orrore quotidiano e le risate con un'atmosfera che diventa sempre più inquietante.
Tra le comunità mondiali, quella belga si distingue per la grande nobiltà dei suoi elementi, famiglie di un certo prestigio, come i Saint-Germain; George, il capofamiglia, Bertha, la devota moglie, e i due figli, Samson e Grace, quest'ultima in piena crisi adolescenziale, visto che si veste ostinatamente di rosa, con la speranza un giorno di ridiventare umana. Di questo allegro gruppo familiare fanno parte anche "la carne", una giovane prostituta che ogni giorno rifornisce di sangue gli abitanti della villa, e due inquilini per nulla amati, relegati per questo in cantina, Elisabeth e Bienvenu, appartenente ad una nobile casata di succhia sangue la prima, ex aiutante di Louis Pasteur il secondo, i quali sembrano vivere ancora più all'estremo se pensiamo a Elizabeth che vorrebbe avere figli ma li divora appena nascono o alla passione di Bienvenu per i bambini.
La vita di tutti viene sconvolta quando Georges commissiona ad un canale televisivo nazionale un documentario che dovrebbe aiutare il pubblico a comprendere meglio chi siano in realtà quelle creature così strane. Dopo due tentativi falliti (i giornalisti sono stati tutti sbranati), il terzo sembra funzionare. La telecamera della troupe tv entra nei meandri di questa società basata su regole ferree, impartite da un leader supremo che è un bambino di otto anni, vampirizzato secoli prima, e svela particolari sconosciuti ai più, assistendo a crisi di nervi o a confessioni incredibili quando un amico della famiglia sostiene di essere uno dei membri del gruppo The Doors.
Chi alla fine, tra vampiri e uomini, abbia davvero compreso qualcosa dell'altro è tutto da vedere.
I Saint German amano il sangue umano, non si fanno problemi ad uccidere i bambini o gli handicappati, sono promiscui, incestuosi, il figlio va spesso con la madre mentre la figlia che vuole diventare umana si porta il ragazzo nella bara e perlopiù ninfomani fino a che non vengono violate delle leggi che i vampiri devono rispettare e allora succede l'irreparabile.
Sotto questa superficie di apparente leggerezza, che permette di sdrammatizzare anche i momenti più sanguinolenti (la cena in una casa di vampiri non è esattamente un galà), si allude, infatti, anche a tematiche profonde e profondamente disturbanti senza negare una certa preferenza in campo culinario (sono stufi di mangiare i tipi di colore che tanto non verrà mai a cercare nessuno).

Un film che solo verso la fine quando il nucleo viene mandato in Canada dove addirittura vampiri e umani sembrano collaborare per via di una certa politica democratica e infatti alcune azioni sembrano susseguirsi dando l'idea di aver perso con la loro casa anche una parte d'anima dell'opera.

martedì 20 marzo 2018

Sangue di Cristo


Titolo: Sangue di Cristo
Regia: Spike Lee
Anno: 2015
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Quando al dottor Hess Green viene introdotto un misterioso artefatto maledetto da un curatore d'arte, Lafayette Hightower, viene incontrollabilmente attirato da una nuova sete per il sangue che travolge la sua anima. Tuttavia, non è un vampiro. Lafayette soccombe rapidamente alla natura vorace di questa sofferenza che trasforma Hess. Presto la moglie di Lafayette, Ganja Hightower, va in cerca del marito e viene coinvolta in una pericolosa storia d'amore con Hess che mette in discussione la natura stessa dell'amore, della dipendenza, del sesso, e dello stato della nostra società apparentemente sofisticata.

L'ultimo Spike Lee Joint è stranamente un horror. Un thriller, un dramma con risvolti erotici.
Un'opera abbastanza fuori dagli schemi per quanto concerne l'approccio che l'autore disegna e a cui fa sfondo la vicenda. Un altro film molto bello è uscito negli ultimi anni che parla di vampiri in salsa black, l'indie Transfiguration.
Un altro film black che tratta quindi il vampirismo come metafora dell'integrazione razziale. Mentre nell'altro film il protagonista era un ragazzino qui sono gli adulti.
GANJA & HESS è, infatti, un oscuro film horror della Blacksploitation datato 1973 che il nostro ha deciso di “rifare”, con il titolo Da Sweet Blood of Jesus (Il sangue di Cristo).
Film a bassissimo budget girato in due settimane e supportato dalla tecnica del crowdfunding.
Premetto che quando ho sentito parlare del pugnale di Ashanti non ho resistito a quella monumentale scena dove veniamo a conoscenza di questo coltello nel film Bambino d’oro e dove Eddie Murphy prendeva in giro la spiritualità tibetana.
Tantissima musica molto diversa e con temi e atmosfere che cambiano di scena in scena senza di fatto lasciare quasi mai il film senza qualche brano che lo caratterizzi. Una scelta singolare dal momento che diverse scene giocano sull'atmosfera e sulla suspence sospendendola così in alcuni casi o dandole un intento diverso proprio a causa di questo cocktail di generi musicali.
Elegante e raffinato, dai costumi alle scenografie, Lee dimostra una scelta estetica di ampio gusto che riesce ad essere funzionale in tutta quanta l'opera.
Un'opera che cerca di essere onirica, con rimandi per alcuni versi alla cultura e alcune profezie vodoo, l'ipnosi, cercando spesso di deviare sul surreale, riuscendoci, ma non sempre soprattutto nell'ultimo atto, leggermente approssimativo e chiudendosi come fa con il triangolo di personaggi in un circolo vizioso da cui ne uscirà trascinandosi in una pozza di sangue tra presunta disperazione e un’insistita vena erotica glamour che non riesce così bene a gestire.





venerdì 5 gennaio 2018

Fracchia contro Dracula

Titolo: Fracchia contro Dracula
Regia: Neri Parenti
Anno: 1985
Paese: Italia
Giudizio: 3/5

Ormai sul punto di essere licenziato per evidente incapacità, il Geom. Giandomenico Fracchia, agente immobiliare, cercherà di rifilare un lugubre castello in Transilvania a un uomo praticamente cieco.

Fracchia è stato un altro dei personaggi interpretati da Paolo Villagio dopo Fantozzi. In questo capitolo possiamo definirlo un alter ego. Le analogie sono svariate soprattutto con questo Fracchia contro Dracula a differenza di FRACCHIA LA BELVA UMANA. Commedia ironica che cerca di coniugare le gag di Fracchia e l'immancabile Filini finito a riciclarsi un ruolo da co-protagonista anche in questo capitolo.
Partendo dalla ricostruzione di una Transilvania comunque appagante per quanto concerne costumi, location e musiche, il film pur essendo trash e un b-movie perfetto, ha in sè tutti gli elementi per cercare di provare a "spaventare" in qualche scena (forse quella del morso alla figlia dell'oste o Frankenstein che uccide la figlia di Dracula) ma per il resto il ritmo e la messa in scena ricorda a tutti gli effetti come dicevo un capitolo di Fantozzi.
Rimane comunque un esperimento interessante cercando di inserire l'horror e partendo da esso scardinarne gli ingredienti cercando di fare un film di genere.
Limitatissimi gli effetti speciali che comunque hanno una loro piena funzionalità così come il cast molto azzeccato che unisce attori variegati e tra le maestranze va ricordata la presenza di Tovulo alla fotografia, direttore che curò tra i tanti film anche SUSPIRIA di Dario Argento, e qui la sua mano si sente parecchio

Pur essendo molto leggero quest'ultimo Fracchia rimane una bella parodia italica sui vampiri e i classici, in più il personaggio di Isabella Ferrari è lì per ammazzare i vampiri essendo una specie di figlia di Van Helsing e forse è da qui che Joss Wedhon ha preso spunto per la sua serie tv più celebre con la cacciatrice di vampiri bionda e affascinante.

venerdì 8 dicembre 2017

Tokyo Vampire Hotel-Season 1

Titolo: Tokyo Vampire Hotel-Season 1
Regia: Sion Sono
Anno: 2017
Paese: Giappone
Festival: 35° Torino Film Festival
Serie: 1
Episodi: 9
Giudizio: 3/5

Tokyo, 2021. Manami vorrebbe festeggiare il suo compleanno, ma la celebrazione si trasforma in una carneficina. Quel che Manami non sa è che è l'unica sopravvissuta a recare in corpo sangue dei discendenti di Dracula, estromessi dal mondo secoli prima da un'altra casata di vampiri rumeni

L'incipit della serie tv di Siono sui vampiri voluta e prodotta ad alto budget da Amazon prime Giappone risulta un compendio di svariate tematiche del regista nipponico che ovviamente vanno sempre nelle direzioni preferite dal divario tra nuove e vecchie generazioni, alla religione vista attraverso le sue diverse forme e strutture, l'identità di genere femminile, la mattanza finale e l'esagerazione gore nonchè il mondo yakuza sminuito o esageratamente pompato (al pari del cinema di Miike Takashi).
In 142' Sono prova, senza riuscirci sempre, ad omaggiare i signori delle tenebre contando che nel sollevante non sono mai andati così di moda. Dopo un recente passaggio in Romania, l'outsider ha voluto intraprendere questa ennesima sfida vincendola anche se con immancabili esagerazioni e dilungamenti nella trama che sanciscono alcuni limiti soprattutto di trama.
L'incipit è un surplus di citazioni da i J-Horror a Cronemberg a piene mani (BROOD su tutti).
Unire dunque vampiri orientali e rumeni dalla sua ha sicuramente decretato alcune scelte di fatto funzionali che hanno contribuito a rendere ancora più suggestivo il casting ma in alcuni momenti mostra le sue perle derivative soprattutto nel finale che sembra esageratamente tirato via per chiudere una mattanza che sembrava non aver fine (i vampiri non muoiono facilmente soprattutto quando gli scarichi addosso una scarica di pallottole...) e ad un certo punto liberata la vera anima della protagonista, l'unica soprtavvissuta, il film diventa exploitation puro al cento per cento.
Ancora una volta protagoniste sono loro, il genere femminile a 360°.
Le sexy teenager sono ancora una volta al centro dell'inquadratura: tartassate, desiderate, a(r)mate, mutilate, vilipese e ricoperte di sangue.
Dovevano dargli più tempo. Sono come dicevo in questa fruizione spensierata non riese purtroppo a caratterizzare molto bene i personaggi (la protagonista ad un certo punto sembra soppiantata dal suo mentore K intenta a dividersi tra i discendenti di Dracula e le origini degli Yamada del clan Corvin).
Rimane come sempre un’idea visiva molto nipponica che l'autore e la sua politica non ammette tagli e censure esagerando e mostrando tutto senza problemi e senza badare alla censura con fusioni di mitologie e look diversi , mostrando lotte di vampiri di diverse dinastie è uno scontro senza senso, che trae la sua vitalità proprio dall’esibizione della morte e dal suo annullamento (si muore e si ritorna senza troppi problemi).
TVH segna la quarantottesima regia di Sion Sono in soli trent'anni in un twist che non accenna ad esaurire la vena artistica e grandguignolesca del regista che tra massacri seriali, decapitazioni, sgozzamenti, sventramenti, amputazioni e fiumi di sangue, sembra continuare a divertirsi molto e a fare ovviamente di testa sua mischiando carte, regole clan di vampiri e clan di yakuza vampirizzati.

Ancora una volta quando ci si trova di fronte ad esperimenti simili, la sospensione d'incredulità deve andare a farsi fottere, spegnendo il cervello ma nemmeno così tanto come mi aspettavo dal momento che la metaforona politica non è affatto male come quella della Dieta e di un certo governo e politica giapponese fine a se stessa e ad auto sostenersi che è la prima ad essere odiata dai signori della notte.

domenica 11 dicembre 2016

Transfiguration

Titolo: Transfiguration
Regia: Michael O'Shea
Anno: 2016
Paese: Usa
Festival: TFF 34°
Sezione: After Hours
Giudizio: 4/5

Milo è un moderno vampiro con rimorsi che lo bloccano e gli impediscono di dare sfogo ai propri istinti senza limitarsi al minimo indispensabile. Solo e taciturno, troverà il riscatto grazie ad una coetanea vicina di casa.

Cercare di essere originali su un tema così ampiamente abusato non è facile.
O'Shea alla fine ci è riuscito senza sensazionalismi estremi ma puntando su una storia complessa e narrativamente struggente. Un film come pochi che in una sorta di cinema di genere riesce a far quadrare molto bene il taglio sociale con la natura horror della vicenda.
Milo, un vampiro atipico di colore, ha una vita breve scandita dalla voglia e la curiosità di sbranare la vita il più voracemente e velocemente possibile in uno stato d'animo catatonico difficile da decifrare e un isolamento esistenziale attuale e realistico di pari passo con il passato traumatico. L'incontro con Sophie rappresenta la scoperta della sessualità, di se stesso, del mondo attorno a lui. L'amore diventa il tornaconto per tutti i mali e per la possibilità di riscattarsi dalle sue colpe e dalle tensioni razziali che esplodono nell'ambiente decadente.
E' un horror post-contemporaneo urbano e metropolitano. Un mix tra LASCIAMI ENTRARE e ADDICTION ricordando per certi aspetti e vagamente LA CASA NERA e WAMPYR di Romero per il taglio sociale al tema del vampirismo.
Con un finale amarissimo in cui la vittima sacrificale sceglie il proprio destino cercando una redenzione sua e di chi gli sta attorno e alcune potenti scene d'effetto, Transfiguration continua come altri suoi contemporanei a sviluppare il concetto del vampiro, conferendogli complessità.
Un film minimale girato con cura che segue passo per passo un giovane protagonista davvero adatto nella parte.



domenica 24 aprile 2016

Freaks of Nature

Titolo: Freaks of Nature
Regia: Robbie Pickering
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Dillford è un’amena cittadina, con una particolarità tutta sua: vi convivono umani, vampiri e zombie. L’arrivo di un’invasione aliena esacerba le diffidenze tra i tre gruppi, e fa scoppiare una guerra all’interno della società; tre adolescenti, appartenenti alle tre categorie, cercheranno in tutti modi di evitare il disastro

Freaks of nature mostra un sistema sociale di quelli da far venire l'acquolina in bocca a tutti i fan di genere unendo zombie e vampiri e infine facendo scendere dal celo pure gli alieni con la voce di Werner Herzog.
Pickering è furbo, crea un horror teen di quelli che ultimamente vanno di moda, sforzandosi però almeno di mostrare un po di violenza anche se l'impianto ironico è quello, ahimè, che più destruttura e fa cadere le braccia senza risultare convincente ma puntando su una serie di scene esilaranti per un pubblico fessacchiotto che si accontenta delle briciole.
In più la struttura non ha connotazioni interessanti, rimane in fondo un giocattolo molto colorato ma assente dal punto di vista di una propria identità, diventando come per i dialoghi e l'impianto ironico che accennavo prima, di una superficialità estrema.
La parodia sembra essere di nuovo una formula di successo sia per gli zombie, che non tramontano mai e neppure per i vampiri.
I risultati spesso quando poi scendono in campo adolescenziale, sono di una banalità e pretenziosità insopportabile, creando opere indigeste e spaventosamente noiose come il film in questione.

Sono rari ma per fortuna ci sono esempi interessanti che riescono a sorprendere, a inquietare e far ridere ma quasi mai non prendono in considerazione i teen-movie.

domenica 13 dicembre 2015

Yakuza Apocalypse

Titolo: Yakuza Apocalypse
Regia: Takashi Miike
Anno: 2015
Paese: Giappone
Giudizio: 4/5

Kamiura è un leggendario leader della yakuza. Leggenda vuole che sia immortale, e in effetti è un vampiro, un capo-yakuza-vampiro! Kageyama è il più fedele membro del suo clan, ma gli altri yakuza si prendono gioco di lui, che ha la pelle troppo sensibile per potersi fare i tatuaggi di rito.
Un giorno degli uomini arrivano dall’estero e presentano un’ultimatum a Kamiura: o rientra a far parte del sindacato internazionale del crimine che ha abbandonato oppure verrà ucciso. Kamiura rifiuta, e il suo corpo viene smembrato al termine di un feroce combattimento. Prima di morire, Kamiura morde Kageyama, trasmettendogli i propri poteri. Al suo risveglio Kageyama decide di servirsi di tali poteri per vendicare la morte del suo capo e combattere il sindacato internazionale del crimine.

Se c'è un regista con una capacità, una fantasia e un talento visionario straordinario senza limiti e che non ha bisogno di commenti è Miike Takashi.
Ovunque lo metti, qualsiasi cosa gli dai in mano, trasformerà sempre la merda in oro.
Con una filmografia senza paragoni (toccherebbe scrivere due righe sulle produzioni giapponesi) insieme al numero due Sion Sono, è tra gli outsider nippo di cui il mondo dei cinefili aveva un disperato bisogno e che non ha potuto non visionare ogni sua opera, smanettando come un nerd sul web nel disperato tentativo di visionare ogni sua creazione dal momento che non è così facile reperire alcuni suoi film.
Yakuza Apocalypse ritrova il canovaccio e la semplice essenza dell'esagerazione portata agli eccessi, metafora di un disagio e di un male sociale e tramutata in una parabola che spero possa avere un seguito. Senza una vera e propria storia, il film smonta la struttura lineare abitudinaria, diventando senza mezzi termini un divertimento continuo, una serie di gag che giocano su un'ironia, quella giapponese, difficile a volte da comprendere nella sua forza dissacrante ma che se esteticamente portata al massimo può soffocare nel senso buono lasciandoti come una tela bianca da sporcare a proprio piacimento.
Un fumetto spettacolare, colorato, scoppiettante e con alcune trovate, seppur minori ad alcuni suoi precedenti capolavori, in grado di dare forma e fare diventare cool anche una semplice "rana" con un virtuosismo, quello di Miike anarchico e difficile da trovare in giro.
Sicuramente uno dei film cretini più belli che abbia mai visto.


lunedì 16 novembre 2015

Bloodsucking Bastards

Titolo: Bloodsucking Bastards
Regia: Brian James O'Connell
Anno: 2015
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Evan Sanders è un impiegato obbediente e oberato di lavoro, bloccato in una società che uccide l'anima accanto alla sua fidanzata Amanda e al suo migliore amico Tim. Il mondo di Evan comincia a sgretolarsi quando Amanda lo lascia e il suo capo Ted dà la sua ambita promozione alla sua nemesi Max. Quando i suoi compagni d'ufficio iniziano ad attraversare degli inquietanti cambiamenti e si accumulano i cadaveri, Evan deve fermare la crescita del male, riconquistare Amanda e salvare i suoi amici sul posto di lavoro.

Il lavoro è alienante, la flessibilità in aumento e la burocrazia sempre costante.
Al suo esordio O'Connell dirige l'ennesimo film sui vampiri, creando una metafora e un concentrato di regole che seppur non originale riesce nonostante troppi dialoghi ad avere una sua anima e una sua direzione.
Per essere una commedia horror, il pretesto del vampiro è solo la miccia per fare un'analisi spietata sui succhiasangue bastardi del titolo, su cui il film ironizza, metaforizzando su ambo i lati della critica. Nell'universo dei film indipendenti, questa pellicola non farà certo strada (non si vedrà mai in un cinema) non punta come molti suoi colleghi sull'azione se non nella mattanza e carneficina finale (tecnica su cui ultimamente ricorrono molte pellicole).
Gode di un impianto ironico affiatato ma non sempre funzionale, una demenzialità di fondo a volte ingenua e uno script che nonostante tutto, rimane sulla sottile linea di humor e ironia con un cinismo spietato.
In più il make-up stile vampiro di RAGAZZI PERDUTI o BUFFY, è una scelta che deve piacere a dispetto di altre forme di rappresentazione dei signori della notte, trovando invece formidabili i bagni di sangue e tutta la metafora sul mondo del lavoro.

Un film di genere sottile e incisivo, quanto in fondo bilanciato e senza mai affondare fino in fondo il paletto.

martedì 29 settembre 2015

A girl walks home alone at night

Titolo: A girl walks home alone at night
Regia: Ana Lily Amirpour
Anno: 2013
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Nella città fantasma iraniana di Bad City, un posto che puzza di morte e solitudine, i depravati abitanti non sono consapevoli di essere inseguiti da una vampira solitaria.

All'appello mancava una vampira iraniana col velo che gira su uno skateboard.
Dopo otto cortometraggi, finalmente la regista persiana nata in Inghilterra e trapiantata negli States, firma il suo esordio con un notevole film di genere che contamina il noir, il dramma e lo spaghetti-western, strizzando l'occhio all'horror ma solo perchè tratta dei signori della notte.
Una giustiziera armata di denti che si nasconde dietro gli abiti locali, che incontra e decide il destino degli aguzzini presenti nella città.
Un film in b/n con molti silenzi e un'atmosfera insolita e citazionismi a raffica, mescolando e sapendo ottenere un dramma insolito con un happy-ending, un viaggio di iniziazione con delle musiche e alcuni balletti molto coinvolgenti e soprattutto l'amore che non conosce regole neppure per i vampiri.
C'è molto nel film della Amirpour, giovane e motivata che riesce a cogliere numerosi aspetti della sua protagonista e del resto dei personaggi rimanendo sempre molto attenta ai dettagli e sensibile in ogni aspetto che tratta.

Ed è un film che ha sicuramente avuto molte difficoltà essendo di fatto low-budget. Ad esempio tra i produttori c'è Elijah Wood, il film poi sembra essere stato girato nei dintorni di Los Angeles, è di fatto una produzione americana fatta da attori iraniani.

martedì 9 giugno 2015

What we do in the shadows

Titolo: What we do in the shadows
Regia: Taika Waititi
Anno: 2014
Paese: Nuova Zelanda
Festival: TFF
Giudizio: 4/5

Un gruppo di vampiri con sede in Nuova Zelanda lotta per capire la moderna società e per adattarsi al mutevole mondo che li circonda.

Negli ultimi anni sui vampiri si è mosso davvero poco di originale.
Possiamo annoverare STAKE LAND, WE ARE THE NIGHT e questa godibilissima, fresca, originale commedia e insieme mockumentary sui vampiri made in Nuova Zelanda.
Una maniera piuttosto ironica che riesce per quasi tutta la durata, tolta una mezz'ora un pò leziosa nella parte centrale, a uscirsene de-strutturando e facendo una sorta di parodia dei luoghi comuni dei vampiri.
Dai ghoul, alle banshee, ai lupi mannari, alla bestia, alla convivenza, tutto sembra possedere le carte per riuscire a trovare un buon intrattenimento low-budget.
Complice lo script, le interpretazioni intense, il film è stato diretto a quattro mani da Taika Waititi, qui alla sua opera terza, e Jemaine Clement, alla sua opera prima, anche protagonisti della pellicola.
Senza inventare nulla, ma lavorando sull'immagine del vampiro, i due autori prendendo spunti vari e citazioni a bizzeffe, sfruttano le difficoltà nell'era dei media, Skype e YouTube, sconsacrando con l'ennesimo giro di vite il terreno più sconsacrato di tutti, ma anche il più duro a morire e allo stesso tempo prendendo un ventaglio di situazioni su cui incentrare l'impianto ironico come l'omoerotismo, il non potersi specchiare, la maledizione di vivere in eterno e restare sempre della stessa età.

What we do in the shadows tenta di “dare risposte a quelle domande che nessuno ha il coraggio di porre” a volte in modo singolare, alle volte intrappolato in piccoli pantani da cui difficilmente riesce ad uscirne, sempre bilanciato, ma alla fine arrivando ad un traguardo, unendo due elementi molto abusati e confermando che le idee sono alla base di un buon risultato.

Blind Alley

Titolo: Blind Alley
Regia: Antonio Trashorras
Anno: 2011
Paese: Spagna
Giudizio: 2/5

Le cose stanno girando bene per Rosa: è bella, è desiderata, la sua carriera da modella e attrice sta decollando. Ma le cose possono cambiare in fretta e nella maniera più inaspettata, anche semplicemente andando a fare il bucato nella solita lavanderia nei pressi di casa.

Blind Alley entra nel filone degli horror spagnoli trashoni di ultima generazione con alcune strizzatine d'occhio al vecchio cinema e un acume predominante per le goliardate e le scelte più telefonate, contando un climax, per certi versi, spaventosamente esagerato.
Con un inizio abbastanza interessante, il film mostra subito (complici i cadaveri per le strade) che il film prenderà una piega sulla falsa riga del filone giallo dei vecchi Fulci e Argento.
Se è proprio il finale la stonatura maggiore del film (vampiri alla BUFFY), il film dalla sua ha un'ottima protagonista (oltre che affascinante) è una buona suspance tutta giocata all'interno di una squallida lavanderia, dove faranno a turno alcuni improbabili personaggi.

Un filmetto tutto sommato, ma che almeno ha il pregio, contando la manifattura, di non annoiare a morte, un'opera prima, quella di Antonio Trashorras (già sceneggiatore a fianco di Guillermo del Toro in LA SPINA DEL DIAVOLO) che certo non verrà ricordata, ma almeno cerca di dare un'idea su come in Spagna si scommetta ancora molto sul cinema di genere.

venerdì 19 dicembre 2014

Rigor Mortis

Titolo: Rigor Mortis
Regia: Juno Mak
Anno: 2013
Paese: Cina
Giudizio: 3/5

Un ex attore, una volta celebre per il ruolo di cacciatore di vampiri, è ora caduto in disgrazia, è separato dalla moglie ed è incapace di avere un rapporto con suo figlio. Deciso a riprendersi dalla sua miseria, l’uomo affitta la stanza 2442 di un edificio fatiscente che si dice sia infestato da entità maligne. Mentre tenta di risolvere da solo il mistero viene interrotto da alcuni degli altri “occupanti” del palazzo, tra questi un maestro taoista-esorcista, una casalinga traumatizzata da un tragico passato e una vecchietta apparentemente innocua che però ha una bara vuota piazzata nel mezzo del suo appartamento. Nonostante lo scetticismo verso i fenomeni sovrannaturali, l’ex attore si convince allora che le persone intorno a lui sono tutt’altro che normali.

«Molta gente dice che il mondo del cinema è ridicolo. D’altra parte, la vita è ancora più ridicola.»
Rigor Mortis pur nei suoi assurdi e affondando la storia tra leggende, tradizioni, credenze, fantasmi e vampiri (gli Jangshi, vampiri saltellanti tipici del folklore cinese) dimostra come gli orientali (in questo caso i cinesi) siano sempre tra le prime fila in un decoro estetico e in una pregevole attenzione al plot narrativo e tutte le sue diramazioni soprattutto quando si entra nella particolare iconografia legata alla tradizione horror che sempre di più sembra attingere da una antica e vasta tradizione letteraria come i Racconti straordinari dello studio Liao, ovvero 435 novelle scritte da Pu Songling e pubblicate nel 1766, durante la dinastia Qing.
Sono tanti i rimandi e le citazioni nel film di Mak prodotto da Shimizu, uno dei maestri del J-horror giapponese che aveva già iniziato il discorso, in quella che possiamo definire una tradizione orientale legata al ghost-movie (anche se bisognerebbe coniare un termine più ampio), con THE GRUDGE e il favoloso MAREBITO.
Juno Mak al suo esordio fonde moltissime mitologie dagli Jiang-shi, cadavere riportato in vita dagli stregoni cinesi, per arrivare anche a citare il cinema wuxia con l'entrata in scena del taoista Anthony Chan e poi del suo rivale dedito alla magia nera Chung Fat.
Affossando radici nel cinema è una via di mezzo tra un certo cinema di rinascita del genere orientale e l'omaggio a tante pellicole del presente e del passato che affrontavano il tema come MR.VAMPIRE, I DUE CAMPIONI DELLO SHAOLIN, RINGU, 1406, STORIE DI FANTASMI CINESI, KUNG-FU HUSTLE, PAINTED SKIN, DARK WATER, THE COMPLEX, etc
A livello linguistico anche lo humor anche se centellinato apre a tutta una squisita simbologia e rimandi della tradizione orientale, come ad esempio che se si versa del riso per terra, prima di poterlo superare lo jiangshi dovrà contare tutti i chicchi oppure a rimandi che portano anche ad una tradizione che sembra quella legata al Golem per cui applicare sulla loro fronte il foglietto di carta gialla con la formula magica con cui i sacerdoti taoisti li comandano li blocca, in attesa di ordini.
Quindi dal riso al miso che tiene lontani i vampiri alla cucina come passatempo per i cacciatori di vampiri, l'opera prima di Mak tra continui cambi di rotta, metacinema e citazioni a gogò, è quella piacevole sorpresa che se fruita da qualcuno che mastica la materia saprà essere anche e a suo modo molto divertente.

domenica 1 dicembre 2013

Only Lovers Left Alive

Titolo: Only Lovers Left Alive
Regia: Jim Jarmush
Anno: 2013
Paese: Gran Bretagna
Festival: TFF 31°
Giudizio: 4/5

Tra due città (Tangeri e Detroit) descritte entrambe come decadentemente romantiche, si sviluppa il ritrovarsi tra Adam, un musicista underground e la sua enigmatica amante Eva. La loro storia d'amore, che dura da secoli perché i due sono vampiri, rischia di essere messa in pericolo dalla giovane e incontrollabile sorella di Eva.

"Adam ed Eva sono metafore dello stato attuale della vita umana - sono fragili e minacciati, così vulnerabili di fronte alle forze della natura e al compartamento irriflessivo e totalmente privo di una visione a lungo termine di coloro che sono al potere" (Jarmush)
Jarmush è un regista atipico e sperimentale. La scelta di confrontarsi con un archetipo strabusato come quello del vampiro ha sicuramente suscitato una certa ammirazione in coloro che negli ultimi anni, a parte pochissime chicche, ha visto distruggere i fasti dei signori della notte.
Durante quasi tutto il film non succede nulla e questo però è determinante perchè in mezzo a dialoghi e situazioni portati al paradosso con uno stile asciutto e minimale e una messa in scena quasi surreale, diventa anche la sua carta vincente e lo dimostrano il giudizio sulla contemporaneità, assolutamente negativo, esplicitato grazie a una fitta serie di citazioni colte relative a personaggi che hanno incrociato le loro esistenze mortali con quelle, destinate ad attraversare i secoli, di Adam ed Eva e di Marlowe(un insolito John Hurt) a cui per ragioni politiche non gli hanno dato la possibilità di dire al mondo che è stato lui a scrivere l'Amleto.
Già la prima immagine con il pezzo remixato già sentito in ROCKNROLLA vale da sola il prezzo del biglietto. Una canzone, una lenta ripresa, il girare a vuoto sullo schermo come il 45 giri sostituito da un'inquadratura che ne riprende il movimento presentandoci i protagonisti.
Per una volta spenderò poche parole sulla azzeccatissima scelta del cast e la Swinton che continua a dare vita a personaggi indimenticabili e ad essere tremendamente e dannatamente meravigliosa.
Con una colonna sonora davvero ad hoc, sicuramente non piacerà a tutti coloro che aspettano l'azione in un film a cui non potrebbe fregargliene di meno, in cui vediamo personaggi con occhiali scuri calati, intenti a cercare di dare una parvenza di normalità alle loro vite, in cui la separazione e gli ospiti occupano un ruolo particolare, in cui viaggiare non è mai stato così faticoso e spossante e in cui non è mai stato così difficile procurarsi del sangue di qualità.
Poetico e struggente.