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sabato 8 agosto 2020

Darlin


Titolo: Darlin
Regia: Pollyanna McIntosh
Anno: 2019
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Dopo esser stata ritrovata in pessime condizioni in un ospedale cattolico, l'ingestibile Darlin' viene portata in una casa di cura gestita dal vescovo e dalle sue suore per essere trasformata in una "brava ragazza". Tuttavia, Darlin' nasconde un segreto molto oscuro: la donna che l'ha cresciuta è sempre vicina a lei, disposta a correre in suo aiuto con qualsiasi mezzo a disposizione.

Il sequel di Woman guarda caso prodotto da Lucky McKee vede alla regia la protagonista del film, la Donna, che compare come co-protagonista nel sequel essendo di fatto la madre di Darlin.
Con un'inizio interessante si parte dall'ospedale, dalla Donna che cerca di annusare dove si trova la Darlin portandola lei stessa di fronte all'ospedale per poi sparire e mietere vittime a volte senza un motivo ben preciso. Darlin comincia il suo percorso proprio dalle cure dei medici ma soprattutto dell'infermiere che non nasconde la sua omosessualità, fino alla casa delle orfane dove altre come lei convivono in un contesto che apparentemente sembra elegante e rispettoso ma che nasconde insidie e segreti tremendi.
Una regia dove la tecnica non è decisamente quella del precedente film, così come la cattiveria qui in alcuni casi decisamente gratuita e senza senso, il montaggio a volte si perde dei pezzi passando da case abbandonate e gestite da un gruppo di donne senza tetto sbandate che accolgono la Donna, fino ad un finale in parte irrisolto e altalenante.
Si scimmiotta sul ragazzo selvaggio di Jean Marc Gaspard Itard dove l’adolescente del titolo era poco più di una bambina che veniva condotta verso il tramonto – e verso una vita lontana dalla civiltà – dalla neo mamma surrogata che aveva massacrato la sua famiglia ‘indegna’.
Dopo 10 anni passati allo stato brado in compagnia di una cannibale, la giovane ne ha naturalmente assorbito le ‘qualità’, imparando a comunicare esclusivamente a grugniti e dove all'interno della scuola con infermiere "buone" ma che nascondo un passato di abusi di droga e ragazze/amiche imparerà a parlare e ragionare.
Una regia incerta e confusa, una sceneggiatura con troppi stereotipi e personaggi tagliati con l'accetta senza mai un vero approfondimento per uno sviluppo e un intreccio tutto sommato passabile.

Leon


Titolo: Leon
Regia: Luc Besson
Anno: 1994
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

La vita del sicario di origine italiana Léon viene irrimediabilmente sconvolta quando la giovane vicina di casa di nome Mathilda, i cui genitori sono legati al traffico di stupefacenti e alla corrotta polizia di New York, viene a suonare in lacrime alla porta della sua umile stanza di motel.
La ragazza, scampata alla missione punitiva guidata dall’agente Norman Stansfield, rientrando dopo aver fatto compere, intravede attraverso la porta di casa il corpo del fratello minore, da lei molto amato, e non avendo altro posto in cui rifugiarsi, cerca asilo da Léon che, titubante decide di aiutarla.

Leon dimostrava il talento di un Besson ispiratissimo ai suoi fasti con pellicole d'azione tra le più interessanti di quegli anni. Il film invecchia benissimo, dimostrazione di un lavoro dove la tecnica e le maestranze hanno dato vita ad un mezzo miracolo per una storia semplice e già vista ma allo stesso tempo emotiva ed efficace con un ritmo incalzante e alcune scene e dialoghi indimenticabili.
Con una galleria d'attori semplicemente perfetta (Portman e Oldman su tutti) è un viaggio dell'eroe post contemporaneo, un film di formazione attuale quanto drammatico, un film che parla di fragilità, di personaggi e rapporti cinici, divertenti quanto oltraggiosi (come si impone Mathilda nella vita di Leon sconvolgendone la routine e stuzzicandolo per quanto concerne una sessualità da sempre repressa) riuscendo nel difficile compito di avere la consapevolezza di essere un racconto variopinto, citazionista con omaggi a Leone a partire dal titolo, di regalare sparatorie uniche e tecnicamente perfette e di riuscire con quei primissimi piani, quel tono scanzonato, di inserire quei dictat hollywoodiani di stampo italo-americano, la Little Italy, Danny Aiello e il suo ristorante, un killer professionista arrivato dal nulla e allevato come un figlio che viene assoldato dai mafiosi, senza avere mai cadute di tono ma riuscendo ad essere sempre ispirato e a tratti anche molto divertente.


All'inseguimento della pietra verde


Titolo: All'inseguimento della pietra verde
Regia: Robert Zemeckis
Anno: 1984
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Una scrittrice parte per la Colombia per salvare la sorella rapita e cercare un gigantesco diamante

All'inseguimento della pietra verde riesce nel difficile compito di continuare il ciclo di film d'avventura con una base antropologica dopo il successo mondiale di tre anni intrapreso prima de I PREDATORI DELL'ARCA PERDUTA. Protagonista al femminile, una scrittrice che narra di luoghi e di esperienza che non ha mai avuto e sogna quell'eroe che prima o poi le farà scoprire l'amore tra ricerche di tesori e avventure romantiche. Il film firmato dall'ottimo Zemeckis è una pellicola entusiasmante con un ritmo brillante e incredibile e delle scene d'azione ispiratissime per una vivace sequenza di situazioni mai del tutto scontate anche se tutte con il prevedibile happy ending. Il tutto con un cast che riesce a dare enfasi e allo stesso tempo spensieratezza, con tanto humor e scene ironiche, quanto allo stesso tempo violento e con antagonisti disposti a tutto tra spietati e grotteschi militari, corrotti sudamericani, gangster pasticcioni (dove DeVito da il suo meglio) famelici coccodrilli e una natura ostile. Mappa del tesoro, un viaggio dell'eroe spericolato quanto ispirato su una sceneggiatura costruita a regola d'arte, il primo dopo il sequel Gioiello del Nilo rimarrà sempre un ottimo film d'avventura divertente e avvincente ma anche decisamente ironico e auto ironico che invecchia meglio di molti suoi coetanei.


Gioiello del Nilo


Titolo: Gioiello del Nilo
Regia: Lewis Teague
Anno: 1985
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Quando Joan parte per il Nilo per accompagnare uno sceicco e scrivere la sua biografia, Jack non ci sta e, per gelosia, la raggiunge

Sequel molto meno fortunato e ispirato del precedente, appassisce presto per toni e ritmo con una storia confusa e alcune parti decisamente macchinose. Attori sempre in parte, anche se quell'atmosfera e quel guizzo per l'avventura cede il posto ad una regia molto più da mestierante. Teague d'altronde ha diretto poco e male, pesa anche una sceneggiatura scritta di fretta come per proseguire il successo al botteghino di un film che aveva dato molto e divertito parecchio.
L'idea della partenza dello Sceicco, il colpo di Stato, la gelosia di Jack, per assurdo è forse il primo atto a salvarsi, per un secondo e soprattutto un terzo dove c'è troppa carne al fuoco e ci si perde dietro una trama che non prendendo un'unica direzione draglia continuamente con il risultato finale di diventare noiosa, quasi una parodia di se stessa e di alcuni stereotipi, abbracciando la classica avventura a sfondo rosa già vista in altre produzioni cine-televisive

sabato 1 agosto 2020

Flesh and Blood


Titolo: Flesh and Blood
Regia: Paul Verhoeven
Anno: 1985
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Nel 1501 il nobile Arnolfini conquista la fortezza con l'aiuto dei mercenari e del giovane Stephan, esperto nell'arte della guerra e promesso sposo della principessa Agnese. Quando Arnolfini si rifiuta di pagare, i mercenari esplodono con violenza e rapiscono Agnese. Toccherà a Stephen salvarla e sconfiggere i pericolosi mercenari comandati dal terribile Martin.

E ci troviamo al cospetto di uno dei registi più controcorrenti e rivoluzionari della sua generazione, l'olandese Verhoeven che ha saputo regalarci tanti bei film violenti e appassionanti passando da un genere all'altro con una facilità disarmante. La caratteristica del regista è quella di non abbassare mai il livello di sangue, gore e splatter in alcuni casi e rendendo spesso alcune azioni dei suoi personaggi di una violenza senza eguali. Flesh and blood è un dramma epico cavalleresco in costume girato in Spagna, ambientato nell'Europa orientale dell'anno 1501 che parla di balordi, re corrotti, prendendo strade interessanti e rendendo tutti i personaggi a loro modo coinvolgenti anche se tutti a loro modo rimangono detestabili dove ognuno pensa solo a se stesso liberando i suoi istinti e approfittando degli altri. E'una raccolta di barbarie prima al soldo del re, poi in una fuga per non soccombere a chi li ha traditi e infine l'occupazione di un castello e vivere di stenti tra violenza, ipersessualità, volgarità spinta e stupri (vediamo se gli angeli sanguinano..dice Martin prima di violentare Agnese)
Il bello dell'atmosfera è che non è niente affatto scontata, ognuno agisce seguendo la propria indole e i propri istinti e in parte seguendo "spiritualmente" i gesti della statua di San Martino che sembra sbucare dal fango e diventare il loro totem di riferimento prima della bestemmia finale.
Martin è l'anti eroe che tutti sognano, in parte con qualche valore rimasto lì a cercare di capire quale direzione prendere in particolare con l'arrivo di Agnese. E'un film che dimentica e trasfigura l'amor cortese mettendo in campo gesta anti eroiche e delirio allo stato puro.
Nell'ultimo atto avendo seminato tanto e raccogliendo di conseguenza il film fa un salto in avanti senza solo proporre il teatrino dell'esagerazione della corte di Martin ma in un disordine morale ormai giunto alla resa dei conti infila quel particolare sulla peste davvero intenso come a punire l'ignoranza e la superstizione con il giusto trionfo della scienza e della furbizia come in questo caso l'intelligenza del figlio del re, Stephan, forse l'unico vero buono e idealista del film.




Possessor


Titolo: Possessor
Regia: Brandon Cronemberg
Anno: 2020
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Possessor segue Tasya Vos, un agente che lavora per un’organizzazione segreta che utilizza la tecnologia degli impianti cerebrali per prendere letteralmente il controllo dei corpi di altre persone per commettere delitti. Il film si apre con la donna che sta compiendo un omicidio fallito e percependo alcuni strani effetti collaterali del lavoro. Data la sua fama ed efficacia come killer ‘pilotato’, il suo capo, Girder, decide di mantenerla operativa nonostante il sospetto che ci possa essere qualcosa che non va. Per il suo successivo incarico, Tasya viene così impiantata nel corpo ospitante di Colin Tate, un uomo senza famiglia ma destinato a sposare l’ereditiera Ava Parse. Nei panni di Colin, Tasya dovrebbe quindi uccidere il padre di Ava, John, ma si ritrova intrappolata in una ‘battaglia mentale’ non solo con se stessa, ma con l’uomo a cui è entrato nella testa.

Otto lunghi anni ci ha fatto aspettare Brandon Cronemberg per regalarci la sua seconda opera.
Film sci-fi, un fanta horror violento e allucinato, un body horror celebrale piuttosto ambizioso e fuori dagli schemi per un tipo di narrazione originale e una trama che seppur accostandosi ad un certo tipo di distopia rimane una delle più interessanti pellicole recenti sul controllo mentale e fisico. Anche se si fa aspettare il figlio del noto autore canadese si concentra nel cercare di metterci l'anima nel suo progetto scrivendo anche la sceneggiatura e cambiando di continuo gli stilemi e gli intenti del film, alternando continuamente registro e facendo in modo di entrare nel corpus di Tasya e Colin in un mix che troverà alcune scene davvero suggestive e grottesche.
Il film partendo come un thriller diventa poi qualcosa che si stacca dalla sua materia originale.
Tasya si rende conto di essere merce a sua volta percependo di non avere più quel controllo che le dava sicurezza e forza, così come i cambiamenti nella mente di Vos che non riesce a controllare più la propria indole violenta, iperstimolata dalle esperienze shoccanti e traumatizzanti a cui è costretta per entrare nel personaggio. Tutti questi momenti riescono peraltro ad essere scanditi da un montaggio complesso e forse unico nel suo genere.
Il pericolo di non avere controllo, il continuo impossessarsi di altri corpi e di altri pensieri, il peso dei ricordi, i continui cambiamenti di stati d'animo tali da non farci spesso capire chi stiamo osservando e perchè mettono in atto tali comportamenti.
Un film che mantiene un ritmo decisamente alto, ha continui colpi di scena e la meticolosità a livello tecnico ormai ha raggiunto la maturità consolidando uno stile e una politica d'autore che seppur con due film è riconoscibilissima. In più gli elementi visivi sono spesso una galleria di colori perfetti per una fotografia meticolosa e sporca e una soundtrack angosciante.
Se ci mettiamo poi un talento sottovalutato come Andrea Riseborough che non sbaglia mai un colpo e l'ottimo Christopher Abbott attorniati da attori tutti in parte, si evince come il film di Cronemberg jr segnerà un'altra svolta elevandosi ma rimanendo al contempo un tipo di cinema da festival, anti mainstream, anti commerciale, purtroppo anti cinema, aderendo ad un codice tutto suo e rientrando in quel filone di film difficilmente etichettabili.


47 metri uncaged


Titolo: 47 metri uncaged
Regia: Johannes Roberts
Anno: 2019
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Yucatan, Messico. Mia e Sasha, sorellastre, non vanno molto d'accordo. Mia è introversa, timida e viene bullizzata a scuola. Sasha è sicura e disinvolta e anche un po' infastidita dall'atteggiamento passivo di Mia. Il fatto che la famiglia si sia dovuta trasferire in Messico a causa del lavoro del padre, che si occupa di ricerche archeologiche sottomarine, non aiuta Mia, che si sente fuori posto. Per favorire l'intesa tra le sorellastre, il padre compra loro i biglietti per un'escursione su una barca dal fondo vetrato per vedere gli squali. Ma Sasha ha un'altra idea e, con le amiche Alexa e Nicole, trascina Mia sino a un laghetto nascosto da dove si può accedere alla città sommersa dei Maya, sede, da un altro accesso, delle ricerche del padre. Adeguatamente attrezzate, le ragazze si immergono nelle caverne sottomarine, ma gli squali le attendono.

Sequel del fortunato 47 metri, Uncaged è un gradino superiore, trait d'union la stessa regia di Roberts ormai affezionato all'horror. Un film con tante figlie d'arte da Corinne Foxx, Sistie Rose Stallone e poi che non c'entra niente ma il nome è strambo Khylin Rhambo.
Citta maya nascosta sotto i fondali marini, due sorellastre che diventeranno inseparabili dopo aver vissuto il peggio, più personaggi per aumentare le morti e i colpi di scena nonchè il clima ansiogeno, una spedizione che finirà molto male, squali bianchi cechi abbandonati in quel regno dimenticato dove non ci si riesce a capacitare dove trovino il cibo e statue nei fondali che crollano appena una di loro ci si appoggia contro. La tensione nel film è alta, lo squalo arriva dopo ed è un bene (come la vecchia scuola insegna) tutta la suspance legata al livello di ossigeno è ottima come la scelta del ritmo, lento e molto d'atmosfera, senza lesinare le scene d'azione ma immettendone poche e funzionali soprattutto nel terzo atto.
Se i dieci minuti finali sono la parte più bella, quel momento poco prima dove tutte loro quattro più il padre della protagonista si troveranno come esche in mezzo a due squali giganti (per tutto il film era uno, poi nel terzo atto aumentano) e correnti marine di una potenza devastante, devo dire che il divertimento e l'ansia sono assicurati per un survival movie davvero ben diretto ad alzare l'asticella di un'estate con pochi shark movie.




Eclissi letale


Titolo: Eclissi letale
Regia: Anthony Hickox
Anno: 1994
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Dopo aver visto ridotto in fin di vita il collega Jim Sheldon nel corso di una azione per liberare degli ostaggi, il poliziotto Max Dire se lo ritrova poco dopo al suo fianco, agile e forte più che mai. Insospettito da quella guarigione miracolosa, indaga un po' in giro, e grazie anche all'aiuto della bella Casey Spencer, Max scopre l'esistenza di un dipartimento segreto della polizia, guidato dal detective Garou, i cui componenti fanno uso di una potente droga che di notte li trasforma in lupi mannari. Quando si unisce al gruppo, di cui fa parte anche Casey, Max si accorge che tutti i buoni sono lupi, ma che non tutti i lupi sono buoni

Tra i b-movie che si tuffano nei generi scanzonati, ignoranti al punto giusto ma mai banali e pieni d'azione e di ritmo, uno dei cult rimarrà sempre Sbirri oltre la vita dove macchinari che riportavano in vita uomini che diventavano mostri era il top. Qui abbiamo poliziotti mannari, una bella idea col siero che serve a renderli così forti e spietati e ricavato dal cervello del suo capo che la fornisce ai suoi seguaci. Diciamo che l'azione è sfrenata, ci si prende anche qui poco sul serio, ma il film ha davvero un ritmo incredibile già dall'inizio, grazie anche ai suoi toni ironici senza troppe pretese. Un manipolo di "super eroi" sbirri mannari che di notte vanno a ripulire la feccia tenuti assieme da un leader particolarmente stronzo già così ha un aura pregevole per alcuni effetti speciali ottimi e quintalate di scene d'azione. Certo in casi come questi la sospensione dell'incredulità è la prassi così come uno script davvero ignorante nella sua pochezza e approssimazione dove gli eventi accadono per caso senza reali legami di causa-effetto e ciò che più sbalordisce è l'impassibilità di chi vi assiste come nella scena del matrimonio di uno della banda. Il film da noi in Italia venne vietato ai minori di 18 anni dopo lunghe discussioni tra la Eagle Pictures (detentrice dei diritti di distribuzione) e la commissione di censura, che vi ha ravvisato pericolose "leggerezze sociali".

Last Lovecraft Relic of Cthulhu

Titolo: Last Lovecraft Relic of Cthulhu
Regia: Henry Saine
Anno: 2009
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Jeff, un ragazzo non troppo brillante, scopre di essere l'ultimo discendente ancora in vita del famoso scrittore horror/fantastico Howard Phillips Lovecraft. La sua esistenza inizierà a complicarsi quando si renderà conto che i mostri di cui scriveva il suo antenato non sono affatto delle invenzioni letterarie, ma decisamente reali e a lui vicini. Jeff e due suoi amici si ritroveranno costretti a proteggere un'antica reliquia aliena affinché non cada nelle mani sbagliate, liberando così un male antico e incontrollabile, Cthulhu.

Una comedy horror che si prende alla leggera, un b-movie che dalla sua ha qualche buona idea, un low budget così risicato che basta vedere il make-up dei mostri alcuni con delle tute di gomma brutte e davvero assurde facendo in modo che qualsiasi tipo di atmosfera macabra muoia sul nascere.
Ingenuo ma non così banale, sembra la risposta ignorante ai film di Edgar Wright ovviamente qui è tutto sontuosamente scadente dal cast, alla messa in scena, all'azione a volte estremamente ridicola soprattutto quando entra il nerd fan di Lovecraft. Alcuni spunti sono divertenti come il capitano Olaf che lascia la mappa che i protagonisti seguiranno e che ha deciso di barricarsi in una roulotte nel deserto dopo essere stato violentato da alcuni pesci nascondendo un seguace di Cthulhu, così come la setta e il gruppo all'inizio dei custodi dell'antica reliquia che con il loro capo il cui make up fa sempre schifo vuole liberare il suo padrone e ucciderà chiunque osi fermarlo.
C'è una parte d'animazione, il momento più bello del film, che spiega la storia di come nacque tutta la storia dai Grandi Antichi fino a Cthulhu e l'importanza della reliquia.


lunedì 27 luglio 2020

Feast


Titolo: Feast
Regia: John Gulager
Anno: 2005
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

In un bar in mezzo al deserto, un gruppo di personaggi vengono assediati da qualcosa di soprannaturale, e restano rinchiusi nel locale per difendersi. Ingaggeranno una lotta all'ultimo sangue contro un branco di mostri subumanoidi e feroci ma solo pochi riusciranno a salvarsi.

Feast nasce da un buon progetto collettivo per cercare di dare enfasi all'horror indipendente.
Il risultato in questione è un film girato con 3 milioni di dollari tutto all'interno di un'unica location dove gli ingredienti principali sono sangue, degrado, sesso e violenza.
Creature nate da non si sa bene cosa, investite per strada e in grado di riprodursi velocemente dopo aver mangiato i loro stessi figli morti. Eroi e protagonisti che muoiono male e subito come ci ricordano i simpatici freeze-frame con la fantastica adv (aspettativa di vita dove spesso ci dicono chi morirà). Ci sono numerosissimi clichè e omaggi al cinema di genere per un montaggio forse troppo frenetico in cui non è sempre facile riuscire a seguire in particolare le scene d'azione.
Ironia nerissima, colpi di scena, assenza quasi totale di happy ending, un finale che lascia aperte numerose strade, mostri con un make-up accattivante e crudeli fino alla radice pronte a inchiappettarsi qualsiasi cosa anche delle statue di animali imbalsamati appesi al muro.
E poi bambini che muoiono molto male e oltre alle scene gore quel senso di non prendersi troppo sul serio e spingere sull'accelleratore regalando azione e budella a profusione.
Primo di una trilogia, di cui questo è certamente il migliore, Feast conserva quell'aura nostalgica e artigianale degli anni '80 preferendo buttare nel calderone tutto ma proprio tutto senza far mancare nessuna delle caratteristiche di un horror come si deve.

Feast 2-Sloppy Second


Titolo: Feast 2-Sloppy Second
Regia: John Gulager
Anno: 2008
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

I sopravvissuti alla notte di terrore e morte che ha coinvolto i clienti di un bar nel mezzo del deserto trovano riparo in una isolata cittadina nel mezzo del nulla, alla ricerca di salvezza e magari di una doccia calda e vestiti puliti. Ma i mostri affamati di carne umana che li hanno aggrediti la notte prima li seguono fin lì. E sono più numerosi di prima. E più incazzati...

Il bello di Feast 2, seguito non all'altezza del primo capitolo ma comunque gradevole, è quello di riprendere esattamente da dove era finito il precedente, gli attori sono quasi gli stessi senza la final girl e i due fratelli del primo (a cui la gemella della motociclista morta nel primo darà la caccia con le sue amazzoni su due ruote) tornano il vecchio e la biondina e si inseriscono un venditore di auto di colore con la moglie e l'amante di questa e per finire due simpaticissimi nani campioni di wrestling. Di nuovo l'ironia è nerissima, la comicità è molto più trash, il gore e lo splatter non si placano, anzi, il film risulta molto più disgustoso del primo in diverse scene come quella dell'autopsia al mostro, la morte dell'infante lanciato in aria e poi mangiato dalle creature, la catapulta con pezzi di nonna che vanno tolti, e come se non bastasse reggiseni del gruppo delle affascinanti motocicliste che servono a costruire una catapulta lasciandole nude per quasi metà film infine alcune scene di violenza discutibili come la vendetta del vecchio ai danni della biondina, crudelissima e decisamente infinita.
Il sequel a differenza del primo è quasi tutto all'aperto, sceglie la luce anzichè le tenebre, ha un make-up dei mostri decisamente discutibile e non sempre si avvale di una tecnica curata e minuziosa, lasciando montaggio e fotografia alla deriva e decisamente con un marchio di fabbrica più scadente.

Feast 3-The happy finish


Titolo: Feast 3-The happy finish
Regia: John Gulager
Anno: 2009
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Siamo alle battute finali di Feast II: Sloppy Seconds: i sopravvissuti vengono messi in salvo da un misterioso individuo, Shot Bus Gus, che sembra conoscere il segreto per tenere sotto controllo le letali creature. Li conduce attraverso le fogne, grazie alla quali attraversano tutto il sottosuolo della città. Lungo il tragitto, vengono aiutati dall'esperto karateka Jean-Claude Seagal, e scoprono che le creature sono state create in un misterioso luogo chiamato "The Hive". Forti di tutte le loro scoperte, i sopravvissuti decidono di passare all'attacco, e affrontare la resa dei conti una volta per tutte.

La saga di Feast ha regalato mostri, frattaglie, budella sparse in ogni dove, un'impronta sempre splatter, ironia nerissima, qualsiasi personaggio in vena di fare l'eroe morto nel giro di pochissimo tempo, bambini mangiati, donne e uomini violentati, sadismo, torture, combattimenti, tradimenti, gore, disgusto comico e scene di nudo e di sesso.
La sufficienza è un voto dato alla saga per intero, di cui forse la ripetizione senza mai aggiungere quell'elemento in più di storia che poteva fare la differenza, ha fatto sì che si creasse un'enorme spartiacque tra il primo capitolo e i due successivi omologando gli ultimi e i caratteri peculiari della narrazione a tratti addirittura noiosa come in questo caso.
Il primo era in un locale, il secondo in una città mezza abbandonata, in questo per sfuggire ai mostri si scende nelle fogne dove si incontreranno sette cannibali che cercano di uccidere i protagonisti e che per qualche strana ragione non sembrano interessare alle creature.
Feast 3 introduce una nutrita schiera di eroi nuovi che muoiono molto male dal belloccio muscoloso iniziale a cui la sopravvissuta spara per sbaglio in faccia, al profeta che allontana le creature con il sibilo dell'apparecchio acustico, al karateka a cui verranno amputate le braccia e ben altro.
Gulager sembra disinteressarsi alla tecnica e alle inquadrature storpiandole, spesso con una fotografia troppo cupa, esaspera ulteriormente i toni rendendo la trama soporifera caratterizzata da un delirium trash a tratti banale e inconsistente con tutto questo splatter incessante per cercare di abbellire i toni e il ritmo senza riuscirci.
Alla fine escono dalle fogne ma un robot gigantesco schiaccia il penultimo superstite e un messicano con chitarra appresso suona le ultime note dolenti della trilogia.

Justice League-Dark Apokolips War


Titolo: Justice League-Dark Apokolips War
Regia: Christina Sotta, Matt Peters
Anno: 2020
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Dopo gli eventi di Justice League: War, Darkside lancia un secondo e definitivo attacco alla Terra. Constantine, Superman e Raven sono i tre eroi che si incaricano di radunare gli eroi, e non solo, terrestri per respingere l’invasione da Apokolips.

Il seguito di Justice League-Dark non poteva essere più epico di così.
Un finale di stagione dopo ben 15 lungometraggi animati e un percorso durato 7 anni.
I prodotti in assoluto più interessanti della Dc difatti sono sempre stati questi lungometraggi d'animazione in grado di approfondire le gesta e il nutrito universo di personaggi a differenza dei film veri e propri che seppur con qualche eccezione sono sempre stati dei giocattoloni pieni di effetti speciali e con storie davvero banali e inconsistenti.
Dark Apokolips War è il trentottesimo lungometraggio del filone dei DC Universe Animated Original Movies e del quindicesimo appartenente al DC Animated Movie Universe, l’universo condiviso inaugurato da Justice League-The Flashpoint paradox del 2013, di cui rappresenta, per l’appunto, il capitolo conclusivo.
In Apokolips War la premessa è una sola: muoiono tutti e male tra atroci sofferenze, sbudellamenti, smembramenti, esplosioni. Di fatto è la risposta Dc a Avengers-Endgame ma molto più cattiva e con una dose di violenza mai vista prima e un tasso gore davvero peculiare per un ecatombe che abbraccia tutti. Compaiono tutti gli eroi apparsi nei film precedenti, svariati mondi dove essi risiedono, la Terra viene conquistata da Darkseid e dal suo esercito di parademoni, Batman ad esempio diventa una figura infernale, il braccio destro e il consigliere dell'antagonista. L'atmosfera è buia e apocalittica, tutti hanno perso la battaglia dopo quella presenza di un balzo temporale che riesce a spiazzare lo spettatore, proiettandolo nel bel mezzo delle conseguenze della sconfitta subita dalla Justice League, e l’opprimente atmosfera di sconforto e disfatta che accompagna la visione fino ai titoli di coda.
La narrazione, il passare da un mondo all'altro, la direzione di un comparto così vasto di personaggi, fa in modo che l’attenzione dello spettatore venga tenuta costantemente viva da un ritmo incalzante ed equilibrato, che riesce a creare un crescendo di epicità e drammaticità lodevole. Il tutto culmina poi in un finale davvero tragico e inaspettato, in contro tendenza con quanto questo genere di storie ci hanno abituati ad aspettarci e contribuendo ad una sceneggiatura scritta per l'appunto senza i soliti happy ending dei super eroi ma lasciando per fortuna l'amaro in bocca.




Justice League-Gods and monsters


Titolo: Justice League-Gods and monsters
Regia: Sam Liu
Anno: 2015
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Superman, Batman e Wonder Woman, i quali indagano su alcuni misteriosi omicidi ai danni di Ray Palmer, Fries Victor e Silas Stone. In questo film la versione di Superman che vedremo è quella del figlio del Generale Zod, così come Batman non sarà Bruce Wayne ma Kirk Langstrom mentre Wonder Woman è una dei Nuovi Dei, sposa di Orion

Gods and monsters è davvero difficile da definire nel senso che riscrive completamente personaggi, trama dando originalità in tutti i comparti e con personaggi nuovi e interessanti e un plot maturo e avvincente. Con un'atmosfera tetra e dark ci viene narrato questo DC Universe alternativo, dove la Justice League mantiene l’ordine con forza brutale e non esita ad uccidere i suoi nemici.
Il triangolo è composto da Superman, alias Hernan Guerra, figlio del Generale Zod e superstite di Krypton cresciuto da due immigrati messicani; Batman, alias Kirk Langstrom, scienziato trasformato in un sanguinario vampiro; e Wonder Woman, alias Bekka dei Nuovi Dei.
Quando alcuni eminenti scienziati vengono uccisi, i sospetti ricadono ovviamente sulla Justice League che opera seguendo regole completamente diverse da quelle che conoscevamo.
I tre insieme formano un gruppo di vigilanti super umani spietato e anti-eroico, in continuo contrasto con il governo degli Stati Uniti, rappresentato dalla presidente Amanda Waller.
Finiranno per fronteggiare una minaccia sconosciuta ma letale, che metterà il mondo intero contro la Justice League


Racconti della Cripta-Il signore del male


Titolo: Racconti della Cripta-Il signore del male
Regia: Gilbert Adler
Anno: 1995
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Frank Brayker è l'ultimo dei guardiani, ovvero delle persone che da secoli si tramandano una chiave contenente il sangue di Gesù. Un demone se ne vuole impadronire in quanto con quella chiave (e con le altre 6 trovate nei secoli precedenti) la sua razza potrà prendere il controllo del pianeta. Frank Brayker vuole impedirlo e per questo si barrica in un hotel insieme alle persone che lo frequentano abitualmente per cercare di resistere tutta la notte, infatti con la luce del giorno i demoni devono sparire e loro potranno tranquillamente andarsene.

Sembra un parente lontano della Torre Nera questo tassello fondamentale della trilogia sui comics dei Racconti della Cripta. Il migliore grazie ad una storia che tiene incollati allo schermo per tutta la durata, ad un ritmo che non rallenta mai, a buone dosi di splatter, combattimenti, sparatorie, battaglie con i demoni e tanto altro ancora con una trasformazione demoniaca del bambino verso il finale interessante. Si ride poco e male, ironia nerissima per un film che sicuramente esagera nel plot con derive religiose e il sangue di Cristo nascosto nella fiaschetta, ma il sangue che protegge dai demoni, Billy Zane in forma smagliante a regalare un villain coi fiocchi incredibilmente cazzuto e una buona galleria di attori che riescono a dare il loro meglio contando che praticamente tutto il film è girato all'interno di questo hotel "ai confini del mondo" restano le basi solide sui cui si regge l'intera pellicola.
Rispetto a Racconti Della Cripta - Il Piacere Del Sangue per fortuna la parte comica è relegata a macchietta, l'incipit di Crypt keeper non è poi così male e nel reparto degli effetti speciali il make up è leggermente superiore e la fotografia domina con quel blu e nero sparato all'interno dell'hotel.


D-Tox


Titolo: D-Tox
Regia: Jim Gillespie
Anno: 2001
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Malloy è un agente dell'FBI di Chicago, alle prese con l'ennesimo serial killer che per una volta non uccide prostitute ma poliziotti. Fa una sola eccezione, la donna di Malloy, che viene straziata in maniera orrenda. Il killer viene poi trovato impiccato a sua volta. L'agente tenta il suicidio. Salvato, viene "ricoverato" in una clinica per poliziotti psichicamente compromessi, un edificio agghiacciante che sembra un sottomarino, immerso nelle nevi del Wyoming. I "pazienti", tutti stranissimi e insospetttabili, cominciano a morire.

D-Tox è un film purtroppo molto brutto quando al suo interno aveva un paio di idee che potevano essere decisamente sfruttate meglio come il killer dei poliziotti e la base dove vanno a disintossicarsi e tutti quei profili di agenti così diversi tra loro.
Pur avendo un antagonista che uccide senza indugi anche la compagna del protagonista nel primo atto, D-Tox rivela presto l'identità dell'assassino, finisce per diventare abbastanza prevedibile e tortuoso nel climax finale e nell'ultimo atto, decisamente il peggiore del film seppur quello con più azione diventa addirittura lento e sconclusionato.
La galleria di attori vede qualche faccia decisamente smarrita che non sembra credere nel progetto o meglio in ruoli così incredibilmente stereotipati come Robert Patric o Tom Berenger e per non parlare di Stallone che sembra svogliato e con la testa e gli intenti da tutt'altra parte.
L'ambientazione e la fotografia, tra il bianco delle bufere di neve e il grigio metallico dell'edificio, sono forse la parte migliore assieme alla location e di una suspense che riesce a coinvolgere solo all'inizio per affievolirsi assieme all'intelligenza e all'abilità narrativa.


Mummia-Il ritorno


Titolo: Mummia-Il ritorno
Regia: Stephen Sommers
Anno: 2001
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Dieci anni dopo il loro terrificante incontro con la mummia del sacerdote egizio Imhotep, Rick ed Evelyn vivono a Londra con il figlio Alex. Il loro tranquillo mènage familiare però rischia di essere sconvolto da un nuovo pericolo. A centinaia di miglia di distanza da loro, sotto la distesa di sabbia infuocata del deserto, il fiero guerriero Re Scorpione sta per destarsi per guidare l'esercito di Anubi alla conquista del mondo. Intanto, una banda di criminali decisi a dominare la Terra risveglia dal sonno eterno la mummia di Imhotep, conservata al British Museum

Nel primo capitolo Mummia(1999) si era rivelato un film fantasy horror davvero azzeccato con tanta avventura e azione accompagnato da un ritmo frenetico e un'atmosfera fresca e ispirata.
Era facile aspettarsi un sequel coi fiocchi, ma purtroppo forse sottovalutando l'aspetto migliore ovvero la scrittura, il film crolla in un disastro dopo l'altro a partire proprio dalla trama cercando di alimentare il plot narrativo con troppe storie dalla resurrezione delle due mummie del primo capitolo al finale indecente con il Re Scorpione per lo più inserendo il personaggio del figlio dei due protagonisti, un bambino davvero fastidiosissimo che creerà ancora più sconclusionatezza e momenti che faticano ad andare avanti diventando macchinosi e portando il film al baratro con momenti di noia e assenza totale di horror e ironia.
La struttura in se che traballa, il cast che ci crede meno ma dando ancora più enfasi agli stereotipi e Fraser che riesce ad essere ancora più fastidioso rispetto ad altri film senza poi contare i soliti effetti speciali martellanti e i ritmi furibondi ed eccessivi, con alcune digital-sequenze che ricostruiscono un antico Egitto da cd-rom, qualche dose in più di buffoneria e la medesima stupidità di fondo, scientificamente programmata ad hoc per bombardare il povero spettatore.

lunedì 20 luglio 2020

Gretel and Hansel


Titolo: Gretel and Hansel
Regia: Osgood Perkins
Anno: 2020
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

La trama è sempre quella: due giovani fratelli - in questa versione di sedici e otto anni, rispettivamente - si ritrovano all'interno di una foresta cupa, inospitale e spettrale, soli e costretti a badare a sé stessi. Gretel, la maggiore, e Hansel, il fratellino più giovane, incontrano Holda, una donna che si rivelerà essere una potente strega malvagia. Il resto, più che storia, è la storia

Portare i Grimm su pellicola è sempre una scommessa. Vuoi perchè alcune storie sono nell'immaginario collettivo di tutti, vuoi perchè la brevitas impone di doversi destreggiare trovando altre forme narrative e di stile portando negli ultimi anni a scenari post-contemporanei in action di revenge che poco avevano a che fare con l'anima e la drammaticità della fiaba e del suo essere una crudelissima cautionary tale (in questo caso nemmeno una delle fiabe più cruente pur essendo un'analisi lucida e netta sull'abbandono e il cannibalismo).
Perkins non poteva essere che il regista più adatto dal momento che ha nella sua indole il potere di mantenere atmosfere malsane e buie, mai scontate, dove l'ambiente gioca un importante ruolo spesso mettendo in secondo piano i protagonisti, creando suggestioni orrorifiche e sul terrore, portando ai massimi livelli la scenografia e la location composta da una foresta teutonica viva e marscecente che sembra comunicare con i protagonisti sussurrando l'incubo costante nel quale piomberanno in un paesaggio mai così macabro e inquietante.
Mantenendo lo scheletro della fiaba originale, inserendo alcuni cambiamenti del tutto funzionali, il film dal secondo atto crea un ambiguo e perverso legame di sopravvivenza tra Gretel e la strega, negando ogni soluzione commerciale ma ridando enfasi al folk-horror europeo in questo caso attraverso una matrice germanica sperimentale e funzionale a far comprendere il viaggio nell'oblio dei due protagonisti.


Sushi girl


Titolo: Sushi girl
Regia: Kern Saxton
Anno: 2012
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Dopo sei anni di prigione, Fish è un uomo libero. Il giorno in cui viene liberato, i suoi compari organizzano una festicciola: in cinque si ritrovano a mangiare sushi sul corpo di una giapponese, stile yakuza. Sarà l'occasione per saldare i conti rimasti in sospeso.

Sushi girl è un esercizio di stile molto pulp con dialoghi e una certa scelta di cast la quale cerca di trovare la sua verve mostrando tanta violenza e scegliendo una narrazione di per sè già vista mille volte soprattutto se contiamo che è una sorta di IENE con qualche deviazione.
Candy Man, Luke Skywalker, Atreyu, Kyle Reese, Machete, l'attore feticcio di Gregg Araki e Hattori Hanzo. Queste o meglio alcune di queste solo le maestranze sedute attorno al tavolo dove sdraiata immobile si trova questa ragazza nuda vestita solo con sushi in una pratica quella chiamata Nyotaimori.
Il film infarcito di dialoghi, flashback, tante scene di tortura, complotti e raggiri, sfrutta bene l'impianto della location praticamente senza muoversi mai e alla fine ovviamente punta tutto sulla paranoia che si insisua tra i colleghi e la vendetta finale che appare abbastanza scontata e figlia di KILL BILL. La scena della rapina è forse la parte più noiosa anche se mostra un plotone di attori tutti in parte e Hamill vince a piene mani un confronto tra personaggi tutti fuori dalle righe e tagliati con l'accetta.


Cliffangher


Titolo: Cliffangher
Regia: Renny Harlin
Anno: 1993
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Mr. Cliff, della “Rocky-Mountain-Soccorso”, se la deve vedere con un gruppo di feroci ladri internazionali precipitati fra le vette.

Ultimamente per qualche strano motivo sono passato tra le tante incursioni nei generi in una fase Stalloniana (nonostante fino a qualche anno fa l'attore l'abbia sempre considerato quasi una nullità). Di fatto il suo contributo attoriale e assai limitato ma come tanti fisic du role della sua generazione ha avuto la possibilità di interpretare ruoli in film davvero ben fatti.
Cliffangher un classico thriller d'azione è forse una delle dimostrazioni più emblematiche dove sicuramente il corpo dell'attore si presta a piene mani in una performance soprattutto fisica.
Un film dal ritmo incalzante in perenne tensione in grado di portare a casa scene intense e pericolosissime, un film d'evasione girato sulle Dolomiti, con incessanti scene roccambolesche ed effetti speciali davvero degni di nota come il lavoro degli stunt man.
Location spaziali, il freddo che non molla, l'arrampicata, gli inseguimenti, i personaggi per fortuna non abbozzati e basta, infine l'incalzante incidente scatenante e le perenni prove di forza.
Harlin che poi si è perso del tutto aveva all'attivo alcuni film di genere e action davvero interessanti come NIGHTMARE 4, 58 MINUTI PER MORIRE e Blu Profondo.