Visualizzazione post con etichetta Usa. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Usa. Mostra tutti i post

giovedì 14 dicembre 2017

Beach Rats

Titolo: Beach Rats
Regia: Eliza Hittman
Anno: 2017
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Beach Rats è la storia di Frankie, un giovane bello e alla deriva che trascorre le giornate con gli amici del quartiere, una periferia in cui domina il machismo. Il ragazzo è sessualmente confuso ma sa che la soluzione non è la condivisione bensì la mortificazione.

"Se lo fanno le donne è sexy, se lo fanno gli uomini è gay" il gesto ovviamente è quello di baciarsi...
Beach Rats è un film vibrante, minimale e molto passionale che racconta il coming out di un ragazzo in una situazione tutt'altro che semplice in un gruppo di pari che non sembra comprendere la sua scelta (che poi sarà davvero tale?)
Proprio da questo spunto il film ad un certo punto si smarca in maniera funzionale, dal secondo atto, facendo intendere un campio di prospettiva, proprio visto dagli amici (sul cyber-bullismo), che la sceneggiatura decide di non seguire concentrandosi in tutto e per tutto su Frankie.
Interessante come il regista segue assiduamente il suo protagonista senza di fatto staccarsi mai da lui ma diventandone un prolungamento tra le chat room in stanza alla scoperta di qualcosa di nuovo, alle timide ritirate con la "ragazza" dovendo dimostrare agli altri la sua scelta sessuale.
Un film che non ama e non predilige particolarmente i dialoghi preferendo i silenzi e gli sguardi assorti come a dare una spiegazione di quanto avviene.
Un tipico indie da festival, un film con tematiche queer che riesce a colpire per la sua profondità partendo dalla routine quotidiana dei ratti da spiaggia finendo per incupire sempre di più, domandandosi con delle trovate quasi pasoliniane e con uno stile secco e asciutto cosa fare della propria vita e di quanto è importante l'apparenza ai giorni nostri per i giovani.

Un film che parla di omosessualità trovando aperture nuove senza regalare nulla, senza esagerare con i sentimenti, tant'è che alcune scene riescono ad essere abbastanza crude e dotate di delicatezza, trovando a mio dire una contro tendenza su come vengono analizzati i valori e le scelte che portano il protagonista a prendersi le sue responsabilità sapendo dove lo porteranno...il futuro non sarà roseo

Nightmare 3-I signori della notte

Titolo: Nightmare 3-I signori della notte
Regia: Chuck Russell
Anno: 1987
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Le vittime degli incubi del perfido Freddy Krueger si alleano e, in un sogno collettivo, lo sconfiggono. Terza e, forse, tra le più interessanti puntate della saga del mostro di Elm Street.

Nightmare 3- I signori della notte non è solo uno dei capitoli più riusciti e memorabili della saga, ma anche uno tra i più violenti, mettendo tutti d'accordo su una scrittura mai così viva e ricca di spunti e sorprese da ampliare nell'arco narrativo.
A partire dall'istituto psichiatrico, le istituzioni, la religione e quindi la suora (forse in alcune scene ancora più terrificante di Freddy), la storia e il passato di Krueger per finire nella solita mattanza finale che non esclude niente e nessuno.
Uno degli elementi più riusciti del film è sicuramente l'atmosfera e il ritmo sempre incessante senza contare la sperimentazione e i passi raggiunti con gli effetti speciali artigianali e di una maestosità incredibile come la scena del televisore, all'interno dell'istituto dove Freddy si traveste prendendo forma in ogni dove e il dubbio se quella che vediamo è realtà o sogno.
L'idea alla base del film, l'assunto, continua a rimanere un vulcano prezioso di idee dove Russel e Darabont (regia e scrittura assieme a Craven) sembrano divertirsi un sacco e danno prova di mettere su uno spettacolo, un luna park di sorprese e sangue, nonchè di orrori e di incubi davvero originale e che pone la saga per quello che è ovvero una delle idee e saghe piùimportanti dell'horror di sempre.



Justice League

Titolo: Justice League
Regia: Zack Snyder
Anno: 2017
Paese: Usa
Giudizio: 1/5

Dopo la morte di Superman, l'umanità è sola e impaurita. Una minaccia antica torna a far sentire la sua apocalittica presenza. Batman prova a radunare individui speciali, dotati di superpoteri, per formare una squadra di protettori della giustizia: l'amazzone Wonder Woman, l'atlantideo Aquaman, il velocissimo Flash e il mutante Cyborg.

Che vergogna! Ormai la Dc dopo che ha scelto "Snyder il reazionario" come leader maximo sembra aver fatto una scelta che purtroppo sta pagando caro. Di certo non al botteghino.
In tempi di super eroi dove la Disney/Marvel ha guadagnato più di 5 miliardi solo con l'ultimo abominevole Thor, bisogna pensare che le cifre contano e non poco.
La Dc dal canto suo ha Batman, Superman, Lobo... e la sua filmografia a differenza della Marvel non è mai stata legata e con un senso compiuto nelle scelte (basti pensare a quanti Batman inutili e tremendi sono stati fatti) prima di arrivare alla saga di Nolan che è tutt'altra cosa superando pure i canoni Marvel).
Ora dimenticando GREEN LANTERN con quel cane di Reinolds, tornato stranamente di moda con il DEADPOOL della Marvel (si cambia velocemente scuderia pur di tornare in auge), dimenticando quel poco di buono che poteva esserci nel primo atto di WONDER WOMAN (il resto è davvero da dimenticare) e per non parlare dei successivi capitoli Snyder con MAN OF STEELE che voleva probabilmente citare Dragon Ball visti i combattimenti stile sayan e quella fetenzia totale di BATMAN VS SUPERMAN.
Ora però parliamo di JUSTICE LEAGUE che ho avuto l'onore di vedere al cinema.
Prima di tutto pur essendo una tamarrata fatta e finita, il film sembra prendersi pure sul serio da quando torna in vita Superman, in una scena tra il trash e il vattelapesca.
Tutti ma proprio tutti sono sopra le righe eccetto Ben Affleck che secondo me non era presente sul set ma con la testa da un'altra parte. Manca un leader e si vede, Miller cerca di divertire non riuscendoci, Momoa scimmiotta, Gadot è fica e basta, Cavill recita assieme ad Affleck con la mascella e alla fine il negro/cyborg Fisher è l'unico che prova a fare una bella figura almeno non sembrando un tamarro fatto e finito.
Un film tremendo a partire dalle devastanti citazioni che vanno dalla grande battaglia di mezzo dove anzichè nani, elfi e umani vediamo atlantidei, amazzoni e lanterne verdi.
Un nemico fatto così male che sembra una comparsa fatta con quello che avanzava della c.g de IL CACCIATORE DI GIGANTI, tutte le donne nel film non ci fanno assolutamente una bella figura e la Heard è solo la ciliegina sulla torta quando ci addentriamo negli abissi e nella voragine del campato in aria. Sempre a proposito dell'antagonista "Steppenwolf" (un nome una garanzia) e delle sue temibili armate aliene, alle porte succhiasangue, con un finale che mi ha lasciato così basito che volevo piangere sperando che almeno il finale non buttasse via tutto in modo così vergognoso.
E poi la trama, queste scatole che servono assieme a riportare l'oscurità è davvero di una povertà che nemmeno gli sceneggiatori dell'Asylum conoscono (qui è stata scritta a 14 mani praticamente ognuno ci ha butatto dentro qualche avanzo e idiozia) come a siglare una volta per tutte il poco e scarso interesse a scrivere qualcosa di almeno decente ma che invece mostra ancora una volta tutti i limiti di un progetto artistico incoerente, frettoloso e privo di una direzione artistica ben precisa.
Dal primo minuto all'ultimo sappiamo con certezza che niente andrà preso sul serio e soprattutto che a differenza degli studi Marvel estremamente epici e strappalacrime, qui si va verso il balordo.

A questo punto mi chiedo perchè? Perchè Snyder continua a fare film? E perchè mentre scrivo queste righe lui diventa sempre più potente e pieno di soldi? Perchè le scatole? Perchè ho paura che vedremo ancora sequel? e vi dico già da ora che prima o poi finiremo nella tamarria doverosa che si chiamerà Marvel vs Dc.  

M.F.A

Titolo: M.F.A
Regia: Natalia Leite
Anno: 2017
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Una studentessa d'arte viene violentata da un suo compagno di classe. Affronta il trauma come meglio può finchè decide di cominciare ad aprirsi anche con altre ragazze del campus. Scopre che molte di loro hanno subito una violenza sessuale e decide di vendicarsi a suo modo.

Continuano a cadere come fiocchi di neve pellicole piene di donne incazzate ed esplosive.
Una mattanza di uomini in puro stile da revenge-movie con poche scelte originali ma dando fondamentalmente toni diversi all'azione e niente di più colorandola in modi diversi e dandole un'attrice alle prime armi, figlia d'arte, ma già con una ghigna che sa esprimersi bene in macchina.
Forse Weinstein diventerà il nome di un sotto genere di film che vedono ragazze incazzatissime pestare a sangue chiunque trovino sulla loro strada facendosi come in questo caso beffe degli investigatori più idioti della storia del cinema.
Eh sì perchè a parte lasciar perdere la sospensione d'incredulità di fatto tutte le azioni di vendetta appaiono abbastanza irreali con un crescendo che ad un certo punto diventa la log line perfetta per iniziare un excursus sulla psicopatologia oltre ad essere alla fine di tutto uno slasher rape & revenge che sembra aizzare al farsi giustizia da soli che in america non è proprio argomento da stimolare.
La Eastwood figlia è brava riuscendo a spaccare la quarta parete con delle espressioni e una caratterizzazione da Lolita del male.
Niente dunque di nuovo e di speciale. Se l'aiuto non arriva dalla polizia e dalle istituzioni (in primis la scuola non ci fa una bella figura con una critica sul come non gestisca affatto questa problematica lasciandola solo in pasto alle vittime in un gruppo di sostegno) allora il fai da te diventa la new way.


Rick & Morty

Titolo: Rick & Morty
Regia: Justin Roiland e Dan Harmon
Anno: 2013
Paese: Usa
Serie: 1
Episodi: 11
Giudizio: 4/5

Rick è uno scienziato che si è trasferito dalla famiglia di sua figlia Beth, una veterinaria e cardiochirurga per equini. Passa la maggior parte del suo tempo inventando vari gadget high-tech e portando con sé il giovane nipote Morty (e successivamente la nipote Summer) in pericolose e fantastiche avventure attraverso il loro e altri universi paralleli. Questi eventi, aggiunti alla già strana famiglia di Morty, gli causano parecchi disagi sia a scuola che nella vita privata.

Sono sorpreso e stupefatto di aver fatto la conoscenza dell'unica serie animata che si è imposta per il suo concentrato di sballo, trip mentali, fantascienza, weird, stranezze, humor nero e fondamentalmente un gigantesco potenziale sovversivo iper moderno e originale all'ennesima potenza.
Genialità pura. Da applausi. Tra l'altro la prima stagione ha avuto
un indice di gradimento del 100% sul sito Rotten Tomatoes
La prima stagione di Rick & Morty è oro colato per tutte le sue stravaganti trovate e soluzioni visive e narrative. Dai semi dellla discordia, ai cani più intelligenti degli umani, agli shyam-alieni, ai miguardi, ai Rick-tipo, tutte etichette che lette così non dicono nulla ma quando guarderete capirete che ogni episodio presenta uno scenario che viene esagerato e sfruttato all’inverosimile, senza arrivare a rovinarne le premesse con elementi fantascientifici e drammatici che non intaccano lo spirito comico che caratterizza la serie con un focus maggiore sulla natura perversa e inquietante del suo protagonista.
Il tutto creando un mix fra parodia accurata e colta, divertimento e ingegno fantascientifico (attenzione alla coda dopo i titoli di fine episodio)
Rick and Morty riesce inoltre a viaggiare su vari livelli di comicità e drammaticità soddisfando diversi target pur avendo un linguaggio molto volgare come per i cugini di SPOUTHPARK riuscendo ad essere sia estremo che intelligente, la trama riesce ad essere piuttosto complessa procedendo per rigorosi passaggi logici e per finire ogni personaggio (compresi gli altri membri della famiglia) è ben strutturato e con un’evoluzione.



sabato 9 dicembre 2017

Outlaw and Angels

Titolo: Outlaw and Angels
Regia: J.T.Mollner
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Con un famigerato cacciatore di taglie sulle loro tracce, una banda di fuorilegge dal sangue freddo invade la casa di una famiglia di frontiera apparentemente tranquilla. La situazione diventa un gioco, precisamente quello del gatto e del topo, che porta alla seduzione, inversione di ruolo e, in ultima analisi, a una sanguinosa vendetta.

Feroce, cattivo senza nessuna redenzione per nessuno. Solo è unicamente vendetta e carneficina.
La trama di Outlaw and Angels da principio potrebbe sembrare telefonata e senza guizzi di sceneggiatura che ne decretino un plot originale o quantomeno interessante. Il soggetto in questo caso pur avendo degli scompensi per quanto riguarda il ritmo e la scrittura è l'elemento migliore e mi ha ricordato in diversi momenti BONE TOMAHAWK ma anche BONNIE AND CLYDE per come si costruisce il rapporto tra la protagonista e il capo dei banditi.
Molte location esterne ma una casa appunto per l'home invasion dove all'interno si dipanerà una struttura contorta che si appoggia quasi tutto sul dramma familiare e con un colpo di scena che arriva dritto dritto come un pugno allo stomaco.
Diciamo pure che il sottotesto potrebbe essere che non c'è mai un limite alle azioni criminali e gli orrori che possono scaturire tra le mura domestiche. A volte quello che si scopre fa più male di qualsiasi criminale o sconosciuto che bussa alla nostra porta.
Ancora western ma di nuovo con tantissimo sangue, sparatorie efferate, sgozzamenti, un livello di violenza che non mi aspettavo e soprattutto un lavoro sugli attori che cerca di non essere mai banale scavando a fondo e caratterizzando quasi tutti a dovere inserendo infine dei buoni colpi di scena.
Mollner non si fa davvero mancare nulla e il cambio che avviene all'interno della dimora dove vanno a rifugiarsi i criminali e un alternarsi di cambi di registri narrativi e con momenti gore e grotteschi uno dopo l'altro senza badare a danno di chi è la tortura se uomo o donna o in questo caso padre, madre o sorella che sia. L'importante è che tutti paghino per i peccati commessi.






venerdì 8 dicembre 2017

Games of Death

Titolo: Games of Death
Regia: Sebastien Landry E Laurence Morais-Lagace
Anno: 2017
Paese: Usa
Festival: 35°Torino film Festival
Giudizio: 3/5

Un gioco da tavolo, il Game of Death, ha un’unica regola: se non uccidi qualcuno, ti esplode la testa, entro 20 minuti. Sette ragazzi vi partecipano ignari, a loro spese.

Notte horror al Tff tra cornetti e caffè bollente.
Games of Death è un'opera divertente, eccentrica e con sovraddosi splatter che sostanzialmente porta avanti un'idea di carneficina che negli ultimi anni sta partorendo tanti ibridi con l'idea di fondo che poi è sempre la stessa.
Siamo quest'anno, con tutte le opere visionate, in toni decisamente eighties, dove la stragrande maggioranza dei film si rifà ai videogiochi e a quell'aspetto ludico, spensierato, con in alcuni casi rimandi alla sci-fi e con le musiche fatte col sinth che tanto piacciono.
Games of Death dura 75', la trama è praticamente un escamotage per mostrare questo branco di buoni a nulla e tutti straordinariamente cazzoni e antipatici alle prese con questo strano gioco.
Cronemberg e Carpenter su tutti nella miriade di citazioni ma anche BATTLE ROYALE, BELKO EXPERIMENT e via dicendo.
Un film con un ritmo incredibile, splatter al massimo, senza guizzi di sceneggiatura ma con l'unico scopo di arrivare a far esplodere e ammazzare tutti l'uno con l'altro nel minor tempo possibile.
Da questo punto di vista il film fa centro divertendo e mostrando frattaglie in tutte le forme e maniere nonchè teste che piano piano si ingrandiscono assomigliando in alcuni casi alle deformazioni di Rob Bottin. Puro divertissement senza bisogno di spiegazioni e soprattutto di nessun titpo di background ad esempio da dove provenga il gioco, sul finale telefonatissimo e alcune scelte che muovono le azioni dei personaggi davvero lasciate al non sense totale.

Per chi vuole staccare il cervello, ridere e divertirsi prego avvicinare il dito al tasto, una piccola puntura, il sangue che arriva al nucleo del gioco e il ghigno del malefico display, in una narrazione veloce, scatenata e sgangheratissima.

Arma non convenzionale

Titolo: Arma non convenzionale
Regia: Craig R.Baxley
Anno: 1990
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Alec, un gigantesco extraterrestre, scende sulla Terra. Ad ogni persona in cui si imbatte ripete il messaggio di pace che da il titolo al film, ma quando si allontana il suo sfortunato interlocutore è cadavere. Si tratta infatti di uno spietato criminale, venuto a fare scorta di endorfine, droga rara e costosissima sul suo pianeta. Soltanto il sistema endocrino di un essere umano intossicato dall'eroina produce quella sostanza, così l'alieno - per procacciarsela - con una strana siringa retrattile inietta la droga nostrana ai malcapitati che incontra, aspirando le preziose endorfine dal cervello delle vittime esanimi attraverso un buco in fronte, praticato con una brutale stilettata.

Trafficanti di droga dallo spazio?
Icona dei b-movie come molti altri film di quegli anni del resto. Diciamo che oltre ad essere un buddy cop movie è un ibrido che cerca di rifarsi alla sci-fi portando a casa un action-movie con momenti weird per non dire volutamente trash a tutti gli effetti.
Alla fine al di là della messa in scena abbastanza dozzinale e derivativa quello che più colpisce è l'idea di fondo delle endorfine che rimane l'elemento più originale e curioso.
Dalle endorfine si possono ricavare migliaia di dosi di una droga purissima per venderla ai propri simili.
Lundgren ha sempre recitato lo stesso personaggio in tutti i film come quasi tutti gli attori action che fanno del loro fisic du role il biglietto da visita. Senza chiamare in causa il cacciatore alla ricerca di Alec che poi darà l'arma positronica al protagonista, siamo ben lontani dai film che miscelavano il cinema di genere con prodotti interessanti e divertenti, piccoli cult di serie-b, come SBIRRI OLTRE LA VITA e DETECTIVE STONE.



sabato 18 novembre 2017

Codice Unlocked- Londra sotto attacco

Titolo: Codice Unlocked- Londra sotto attacco
Regia: Michel Apted
Anno: 2017
Paese: Usa
Giudizio: 1/5

Alice è un'agente della CIA che non lavora sul campo: camuffata da assistente sociale, aiuta a individuare tipi sospetti e potenziali terroristi. In passato era la migliore, ma ha scelto di stare in disparte perché non riesce a perdonarsi per un attentato a Parigi che non è riuscita a sventare. Quando dei falsi agenti la contattano per interrogare un sospetto, però, deve necessariamente impugnare la pistola: per salvare se stessa e impedire che qualcosa di terribile avvenga.

Codice Unlocked è il classico thriller di spionaggio che vede da una parte un'America sofferente che piange, abbracciando i fedeli sostenitori inglesi, e dall'altra le cellule jhadiste e i loro piani per far scoppiare altri attentati.
C'è una protagonista dal passato oscuro, autodidatta in tutto, che per non aver sventato un attentato rimane coi sensi di colpa fino a dover dar prova di sventare l'ennesimo complotto.
In più diventa il capro espiatorio perfetto affinchè tutte le intelligences le diano la caccia o la baccaglino per ottenere i suoi servigi.
C'è Orlando Bloom che recita Orlando Bloom che se la tira in un personaggio che ha più riprese è davvero così insopportabile da far ridere e basta senza stare a dare importanza al suo ruolo, tra l'altro il tipico doppio giochista. Poi abbiamo il nero che si sacrifica e John Malkovich che almeno cerca di restituire un minimo di dignità ad un film imbolsito, reazionario e tamarro e con tanti difettucci anche di trama che per quanto cerchino di mascherare emergono fuori come i sensi di colpa dello sceneggiatore.
Infine esce dalla tomba pure Michael Douglas che a parte le moine alla Noomi Rapace protagonista (paladina di questi film di spionaggio e fisic du role a tutti gli effetti) si vede già dalla seconda inquadratura che è un traditore (purtroppo non sei più bravo a mascherare nulla).

Mi spiace per Apted finito a dirigere questi blockbusteroni americani che non sembrano finire mai. La sua filmografia, soprattutto nei primi anni, ha regalato diversi film interessanti e che di certo non strizzavano così tanto l'occhio a una certa politica yankee.

Happy Death Day

Titolo: Happy Death Day
Regia: Christopher Landon
Anno: 2017
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Tree si sveglia sempre nello stesso giorno, quello del suo compleanno, e nello stesso letto, quello di Carter, senza sapere come ci sia finita. Ma alla fine di quel giorno Tree muore, per le coltellate di un maniaco che indossa una maschera da bambino piccolo. Per spezzare l'incantesimo Tree deve individuare e fermare l'assassino.
Con un film in cui il momento di svolta è accompagnato dalle note di Confident di Demi Lovato, a sottolineare con enfasi che la nostra eroina ha deciso di affrontare di petto il nemico, occorre confrontarsi seguendo canoni critici differenti dalla norma.

E si ritorna a ripescare soggetti e trame del passato.
Qui RICOMINCIO DA CAPO che incontra l'horror anni '80 sul modello di SCREAM e altri suoi ibridi.
Un'idea che ha un elemento interessante ovvero mischiare il cinema di genere con questo schema di ripetere le giornate all'infinito a meno che non venga superata una prova o raggiunto un obbiettivo.
La parte iniziale del film è la migliore se non altro per la protagonista che a tutti gli effetti è di un'antipatia rara che seppur una bella fanciulla, diventa la solita cheerleaders bionda senza carattere e anima. In realtà non sarà poi così e uno sicuramente dei fattori positivi e proprio quello di caratterizzare bene il suo personaggio e altri coprotagonisti.
Il problema grosso del film arriva quando il regista prova una mossa azzardata e controproducente, a meno che non si abbia un talento alla scrittura che di solito non coincide mai con la regia, unendo commedia romantica e thriller slasher.

Dopo che Tree capisce che il nerd di una notte e via forse può aiutarla a risolvere il mistrero e scoprire chi c'è dietro la maschera, il film sembra riprendersi contando su un buon elemento, ma dopo poco il colpo di scena diventa assolutamente prevedibile (peraltro già a metà film) e le false piste non ottengono nulla di buono a meno che non ci troviamo di fronte all'ennesimo pubblico che fagocita qualsiasi cosa senza avere niente da dire e senza capire che la logica serve e bisogna tenerla allenata. Questo film proprio da questo punto di vista ne esce proprio male senza nessun guizzo e con un climax finale telefonato e prevedibile.  

Falcon Rising

Titolo: Falcon Rising
Regia: Ernie Barbarash
Anno: 2014
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Un ex marine va in Brasile per condurre da solo una vendetta contro l' organizzazione criminale giapponese Yakuza, che ha brutalmente assassinato sua sorella.

Cinema di serie Z. Ok a volte piace farmi del male, smettendo di pensare e guardare solo gente che si legna duro. In questo caso c'era il nero di UNDISPUTED Michael Jai White che è un animale senza senso al pari di Scott Adkins.
Come sempre in questi film ciò che mi fa star male dal ridere è la banalità della storia da cui sdi evincono poi i più grossi limiti dell'intera baracconata.
Lui è un reduce di guerra, quale non la sappiamo, e non trovando un posto nella società, sfida la morte per far smettere le voci dei morti che gli urlano in testa e decide di prendersela con la yakuza in Brasile (?). In più la sorella, la figlia del famoso pugile Laila Ali, viene trovata morta dove si trovava lavorando per un’associazione americana non-profit in favore delle favelas.
Servono altri luoghi comuni. Direi di no.
La regia non esiste, la messa in scena anche nei combattimenti e confusa con personaggi trapiantati lì senza nessun motivo e alcuni dialoghi che meriterebbero l'arresto. La fotografia forse è l'unico elemento che si salva. Per il resto è la solita piccola parata di star per un film che comparato con un ideal tipo orientale non regge assolutamente la sfida.


Thor: Ragnarok

Titolo: Thor: Ragnarok
Regia: Taika Waititi
Anno: 2017
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Il ritorno di Thor ad Asgard si fa amaro quando scopre che Loki si è sostituito al padre Odino sul trono, spedendo quest'ultimo in un ospizio terrestre. Ma il peggio deve ancora arrivare: Hela, sorella maggiore e dea della morte, sta per uscire dalla sua prigione e vuole vendicarsi su Asgard.
Il percorso di avvicinamento alle Infinity Wars, destinate a riunire e forse cambiare per sempre l'universo cinematografico Marvel (MCU), sembra interminabile e passa da episodi intermedi che, inevitabilmente, godono di un interesse limitato.

E alla fine siamo arrivati al terzo capitolo di Thor, uno dei miei super eroi preferiti.
Ed è con immenso dispiacere che arrivo alla terza e ultima bocciatura.
Tre film, tre insuccessi.
Tuttavia per quest'ultimo fracassone omaggio agli anni '80 ( e ora basta, già STRANGER THINGS è diventata la serie bella che piace a tutti senza un minimo di idee originali) ma qui al timone c'era un regista che mi garbava assai, grande amante dell'umorismo (elemento che ha decretato la morte di questo ultimo capitolo). Prima di tutto non ho la risata facile e infatti non ho mai riso per tutto il film, ma Waititi è quello di WHAT WE DO INTHE SHADOWS e HUNT FOR THE WINDERPEOPLE due film che mi avevano affascinato per tanti motivi bizzarri e diversi che facevano davvero ridere ma per gli elementi squisitamente intellettuali, qui invece sembra valere la regola "lo scemo ride sempre" e aggiungerei per tutto il film.
Qui la politica d'autore di Waititi, che si ritaglia e interpreta anche quattro personaggi dentro il film, non riesce ad emergere appieno. O meglio, una grossa parte del pubblico riderà sguaiatamente e proclamerà la vittoria del film. Secondo me è un ibrido pieno e ricolmo di elementi kitsch a non finire (che ottengono spesso e volentieri l'effetto contrario).
Ma qui c'è il Ragnarok che per chi non avesse studiato nulla di mitologia nordica è il top delle battaglia divine. Quella a cui noi assistiamo è l'ennesima tamarrata, tutta giocata nel finale, con esplosioni, palazzi che si distruggono, martelli che si spezzano,
demoni del fuoco potentissimi che vengono imprigionati e presi per i fondelli da eroi che gli volano attorno (il demone di cui si parla andatevi a vedere chi è realmente), Valchirie patinate come non mai in quadri estetici che dovrebbero essere significative ma che invece sono solo effetti noiosi per una fotografia che non sapeva più cosa inventarsi (e allora il taglio alla Zack Snyder mi porta a dare testate forti al muro). Parliamo poi di lui. Chris Hemsworth è un attoruncolo incapace che vive di muscoli e di risate fasulle e che ha dimostrato la sua politica armandosi in remake orrendi, assurdi e iper reazionari come RED DAWN, inneggiando la bandiera yankee, remake dell'insulso film del'84. Hulk manco a chiamarlo in causa fa una brutta figura contando che mai e poi mai può e deve essere un personaggio comico (ma quando hai un mostro di bravura come Mark Ruffalo, se non sai dirigerlo bene, lui fa ciò che vuole)
Loki rimane per me un mistero per come quest'attore sia stato esageratamente pompato dai media, critica e pubblico.
Il migliore, la palma d'oro, se la becca Jeff Goldblum, assieme alla bellissima Cate Blanchett, in un ruolo perfetto e inquietante, dove sembra per un attimo, anche se ci riesce molto meglio, a creare quel mistero tra bene e malvagità totale come succedeva per Ego nei GUARDIANI DELLA GALASSIA 2.
E siamo infine al diciassettesimo film del Marvel Cinematic Universe.

Ora si sta arrivando verso l'Apocalisse di AVENGERS:INFINITY WARS

Torre Nera

Titolo: Torre Nera
Regia: Nikolaj Arcel
Anno: 2017
Paese: Usa
Giudizio: 1/5

Jake è un ragazzo della New York di oggi tormentato da sinistri sogni, in cui vede un malvagio uomo in nero, un eroico pistolero e una torre nera sotto attacco. Gli incubi gli ispirano numerosi disegni, ma a dare loro concretezza è la coincidenza tra gli attacchi alla torre e i terremoti che si verificano a New York. Dopo un ennesimo problema di condotta a scuola, il padre adottivo cerca di mandare Jake in una clinica, che lui sa però essere una trappola. Così scappa seguendo gli indizi dei propri disegni, che lo spingeranno in un altro mondo e in una incredibile avventura.

Non ci ho capito niente. La Torre Nera diventato l'ennesimo romanzo a episodi del maestro del brivido King, tra peripezie , troupe e attori cambiati, alla fine è diventata l'ennesima porcheria che niente c'entra con l'atmosfera kinghiana, davvero un mix di generi all'interno della saga letteraria. Western, post-apocalittico, sci-fi, distopia, mondi paralleli, nei libri l'universo ricreato è l'ennesima conferma della capacità immaginifica dello scrittore.
Il film invece è pura porcheria. Il cast ci crede così poco che McConaughey non si è nemmeno scomodato a dare enfasi e risalto al suo personaggio per non parlare di Idris Elba che ci crede come uno schiavo scappato dai campi di cotone, un regista sconosciuto danese trapiantato ad Hollywood che sembra un amante degli effetti speciali e della c.g che qui purtroppo inghiotte quando di poco e di buono il film voleva osare.
E'tutto tremendo, estremamente patinato, un bambino fastidiosissimo che se fossi stato in Roland lo avrei stanato subito e poi un lento e bruttissimo passaggio da un mondo all'altro senza perchè.
Quando Roland incontra l'uomo in nero i dialoghi sono assurdi e banali in modo tale da non far trasparire quasi nulla di quanto scritto sui libri.
Poi aver un sogno nel cassetto non vuol dire essere capaci di realizzarlo. Nikolaj Arcel infatti non è assolutamernte riuscito in un'impresa a cui a loro tempo avevano rinunciato nell'ultimo decennio J. J. Abrams e Ron Howard, che proprio due inesperti non sono anche se non amo il loro cinema troppo commerciale.
Ed è proprio qui il problema. Cercando di inquadrare un target che mettessse a posto tutti giovani e adulti (errore madornale) è diventato un film d'azione/avventura con la solita moda hollywoodiana di non caratterizzare bene i personaggi e la storia per finire a schiantarsi in brutti effetti speciali (i mostri non si possono vedere) e poi esplosioni a raffica con questa Torre Nera che dovrebbe reggere tutto e invece nei sogni non fa altro che crollare su se stessa.

Sintetizzare tutto in un'ora e mezza significa siglare il fallimento e così è stato per una delle trasposizioni più brutte degli ultimi anni e di sempre dai libri di Stephen King.

mercoledì 15 novembre 2017

Wheelman

Titolo: Wheelman
Regia: Jeremy Rush
Anno: 2017
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Un ex detenuto sfrutta le sue abilità di autista da rapine per ripagare un debito in denaro maturato con la malavita. Durante un lavoro apparentemente facile, tutto va a rotoli quando un uomo misterioso gli intima di abbandonare i suoi complici e scappare con i soldi. Da quel momento tutto si complica, l’autista finisce infatti nel bel mezzo di una disputa tra bande rivali. La sua vita e quella dei suoi familiari sono minacciate.

Per chi non conoscesse Frank Grillo, attore fisico che non vanta titoli memorabili se non l'allenatore Frank Campana, ci troviamo di fronte al suo primo film come protagonista. Un film de facto scritto apposta su di lui con uno sguardo intimista che ricorda per certi versi LOCKE, sposando però alcune tematiche su DRIVE e ibridi simili. Pochi inseguimenti ma diversi dialoghi concernenti le regole criminali e i doppi giochi che possono arrivare nel peggiore dei modi.
La tecnica anche qui di usare il cellulare, un iPhone che racconta in modalità vivavoce la vicenda risulta solo per alcuni aspetti funzionale alla vicenda mentre, già su una trama intricata, diventa lacunosa e macchinosa in alcune sue parti.
Wheelman è un altro prodotto Netflix.
L'autista è un paradossale e adrenalinico kammerspiel automobilistico, nella forma di un action–thriller quasi interamente ambientato nell’angusto abitacolo di una vettura gettata a folle velocità nel mezzo di intrighi e sparatorie d’ogni sorta.
Il film comunque dopo il primo atto in cui conosciamo il nostro protagonista, diventa una vera e propria missione salvifica contando che l'autista, per tutto il film non sappiamo il suo nome, deve intervenire in prima persona nel mezzo di un’imminente guerra fra gang che minaccia da vicino i suoi affetti più cari ovvero moglie e soprattutto figlia.
Un altro uomo che in questa post-contemporanietà non riesce a sbrigarsela con un solo lavoro ma ha bisogno di ricorrere a soluzioni disperate e pericolose.


American Assassin

Titolo: American Assassin
Regia: Michael Cuesta
Anno: 2017
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

"American Assassin" segue le vicende di Mitch Rapp, geniale studente universitario e talentuoso atleta che, in seguito alla morte della sua fidanzata, avvenuta durante un atto terroristico, decide di cambiare vita. Invece di elaborare il lutto e condividere il dolore con la famiglia, Mitch matura la voglia di vendicarsi e per questo accetta di partecipare a un prestigioso programma di addestramento della CIA.

Quando l'America cerca di trovare l'ennesimo eroe che però diventa anti-eroe abbracciando l'ideologia reazionaria americana e bellica, nutrendo sentimenti e dubbi ci troviamo di fronte all'ennesimo pasticcio che dimostra come da parte della scrittura e della regia non ci sia la benchè minima voglia o interesse di mostrare qualcosa che in fondo non instilli la stessa indecorosa politica bellica americana.
Mitch, il protagonista, è il tipico giovane belloccio (ultimamente queste sagome che arrivano dalla musica e dagli spettacoli della Disney non si possono più vedere tipo di Harry Stiles, Brenton Thwaites, Logan Lerman, Scott Eastwood, etc) a cui hanno ucciso la ragazza e che quindi vuole/deve farsi giustizia.
Ma in che modo? Un pò come SPY GAME ma il film con Ford era assai meglio pur avendo ideologie che non condivido, il nostro Mitch inizia da solo una guerra contro il presunto "Stato Islamico" lavorando da solo, seguendo tutte le piste possibili, imparando l'arabo ed entrando nei siti più segreti e pericolosi dell'Isis.
Sembra davvero troppo da digerire soprattutto quando dimostra un atteggiamento pure strafottente da giovane ribelle incarognito che sembra sempre, e alla fine purtroppo lo dimostra, di essere il number one, come tutte le "favole" americane insegnano
Da metà film conta solo più l'azione e qualche dialogo sull'onore e sul "lasciami qui e salvati..." "no, io qui da solo non la lascio...ho già perso qualcuno" e allora il film diventa una simil barzelletta, un'autoparodia di se stessa dove Keaton, perfetto per il ruolo, sembra crederci quanto l'Avvoltoio in SPIDERMAN-HOMECOMING e Kitsch trova di nuovo un ruolo minore sempre da "arruolato"mezzo spostato mentale come spesso e purtroppo gli capita.
Il film ho scoperto poi è stato voluto i costi, oltre che dalle produzioni che in questo particolare momento geopolitico pericoloso, spingono molto su queste pellicole, e il noto regista, sceneggiatore e produttore Edward Zwick ha scritto lo script per questo thriller, basato sul romanzo di Vince Flynn, che descrive appunto la vita dell'agente della CIA Mitch Rapp.

Cuesta di buono può contare finora solo alcuni episodi di DEXTER e KILL THE MESSENGER sicuramente meno reazionario e propagandistico.

War-Il pianeta delle scimmie

Titolo: War-Il pianeta delle scimmie
Regia: Matt Reeves
Anno: 2017
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Nonostante la morte di Koba, la guerra scatenata da questi tra le scimmie e gli umani procede senza sosta. I soldati americani, guidati dal Colonnello, vogliono catturare Cesare, geniale condottiero dei primati super-intelligenti, e ristabilire il primato della razza umana.

E'strano pensare che anche per questa tematica fantascientifica si sia per forza voluta fare una trilogia. Incassi? Sicuramente sì.
Il terzo e ultimo capitolo sulla saga del pianeta delle scimmie è quasi un antologia, il viaggio dell'eroe sul suolo americano xenofobo e reazionario (la parabola con l'ascesa di Trump è abbastanza evidente sull'antagonista principale, il perchè invece il nemico c'è l'abbia tanto con le scimmie non mi va di spoilerarlo ma ascoltatevi quel dialogo che è forse una delle cose migliori del film in termini di scrittura).
C'è tanta carne al fuoco, un war movie con azione a gogò, avventura, suspance, dramma e tanta violenza da una parte all'altra e i toni più cupi che abbiamo visto tra i tre capitoli della saga. Scimmie traditrici che disprezzano la loro stessa natura per entrare a far parte dell'esercito nemico, soldati nonchè marines che a furia di vedere torture ai danni delle scimmie vengono mossi da compassione e giù di ribaltamenti da una parte all'altra.
In tutto questo domina Cesare, la scimmia più evoluta, l'essere senziente che riesce a mettere in difficoltà con le sue idee, e grazie alla sua leadership riesce ad essere il leader carismatico forse non solo delle scimmie...
Il film soprattutto nella prima parte è tutto così. Un attacco da una parte e una risposta dall'altra.


domenica 15 ottobre 2017

Babysitter

Titolo: Babysitter
Regia: Mcg
Anno: 2017
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Cole è un ragazzo timido ed emarginato, che sta attraversando una difficile fase della sua crescita, a causa della crisi matrimoniale dei genitori. Mentre il padre e la madre passano intere giornate in camere di hotel per ritrovare l’intimità perduta, Cole viene affidato all’avvenente e spigliata babysitter Bee. Fra i due si instaura un’immediata simpatia, basata sulla reciproca passione per la cultura pop. Cole comincia inoltre a nutrire anche un’attrazione fisica e sentimentale per la propria babysitter. Spronato dall’amica Melanie, Cole decide di spiare le azioni di Bee durante la notte, scoprendo la terribile verità: insieme agli amici, la babysitter mette in scena un macabro e sanguinario rito satanico.

Diciamolo pure. Mcg come regista è un mestierante chiamato a dirigere film abbastanza ridicoli di loro nonchè scialbi sequel. Babysitter è sicuramente il suo lavoro migliore prima di tutto perchè è furbo e sa cosa regalare ai fan del genere. I meriti quindi non sono di certo suoi ma di tutto il reparto che sta dietro, sceneggiatura in primis e produzione.
Babysitter è un horror sconclusionato e banale sotto certi aspetti che cavalca l'imperante moda degli anni '80. Una commedia di formazione in partenza che prende poi la piega della commedia nera a tinte splatter quando interviene la mattanza degli adepti in cui non si riesce più a contare le esagerazioni con cui vengono descritte e fagocitate le azioni. Il sangue predomina la scena comunque patinata e coloratissima creando una contaminazione tra sotto generi dell'horror come l'home invasion e gli slasher movie e tutto il tema sulle sette e i loro rituali.
Un film che vorrebbe ed è un viaggio di formazione sessuale e di autostima per il giovane adolescente con la babysitter troppo gnocca per essere vera.
Un piccolo viaggio dell'eroe di Cole dentro casa sua (modello MAMMA HO PERSO L'AEREO) ma con la differenza che all'interno c'è una setta satanica (o presunta tale dal momento che a parte Bee nessuno sembra così convinto) e da qui in poi il film prende la piega dell'horror a tutti gli effetti dimenticando quanto di buono prima era riuscito a mettere assieme.
La regia di Mcg impazza da ogni dove regalando movimenti di macchina fluidi e un montaggio frenetico che crea quel ritmo furibondo che non stanca mai. Anche i personaggi a loro modo, pur essendo macchiette, cercano di avere quella caratterizzazione che non gli rende così banali e cerca di giocare sui continui cambi di registro tra buoni e cattivi esterni o interni alla casa.
Alla fine è un film divertentissimo dove lo spettatore ha però u compito importante: spegnere completamente il cervello e sospendere l'incredulità come se non fosse mai realmente esistita.
Per alcuni aspetti ma con una trama che semplicemente è da invertire mi ha ricordato il film passato in sordina al TFF dell'anno scorso SAFE NEIGHBORHOOD


Little Evil

Titolo: Little Evil
Regia: Eli Craig
Anno: 2017
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Gary si è da poco sposato con Samantha e tra loro tutto sembra andare a meraviglia, non fosse per il difficile rapporto con il figlio di lei, Lucas. Intorno al bambino, nato il sei giugno e prossimo a compiere sei anni, si verificano infatti disastri con una frequenza incredibile e crescente. Tanto che pure l'amorevole Gary inizierà a sospettare che la sua natura non sia esattamente mortale e indagherà sulle origini del bambino, aiutato da bizzarri personaggi a partire dalla collega maschiaccio Al. Nel mentre un prete che in Tv predica la prossima fine del mondo si trasferisce in un convento abbandonato proprio nella cittadina di Gary.

A volte tocca aspettare degli anni. A volte capita anche che alcuni registi scompaiano dopo aver dato luce al loro piccolo cult. E'curioso un personaggio come Craig che dopo il validissimo TUCKER AND DALE VS EVIL gira questa contaminazione di generi assurda e divertentissima. Per alcuni aspetti una prosecuzione della politica d'autore che già gli vedeva adoratori del diavolo nel primo film e manco a farlo apposta anche i toni e la comicità sono simili. Inutile stare ad elencare le miriadi di citazioni dai grandi classici ai film di serie b di cui il film è infarcito.
Little Evil spacca in modo adorabile con alcune battute che colpiscono il segno e personaggi assai godibili. Riesce ad essere grottesco laddove PICCOLA PESTE e MATILDA non potevano.
Riesce ad essere politicamente scorretto mostrando i modi garbati e spesso falsi dietro cui si nascondono alcuni personaggi delle istituzioni e poi sette sataniche e gruppi di neo-mamme che difendono i valori dei loro figli in sedute che ricordano gli alcolisti anonimi.
Il film poi ha un ritmo incredibile, pieno di gag, regalando alcuni momenti decisamente esilaranti ad altri quasi splatter.
Un film dove davvero non manca nulla. La sceneggiatura esagera, straborda, diventando alla fine un film sul rapporto figlio e patrigno e possiamo citare OMEN, KRAMER CONTRO KRAMER.
La domanda che forse ogni spettatore dovrebbe farsi è proprio questa: perchè Gary ha accettato tutto questo? Ma la risposta è immediata guardando Evangeline Lilly la gnoccca di LOST che ad un tratto spiega che Lucas è nato dopo essere stata violentata da una setta sotto sostanze e in mezzo ad una cerimonia con rituale e annessi vari.
Una trashata pazzesca ma che alla fine per il sottoscritto ci sta eccome.

Ovviamente non ci si deve aspettare una sceneggiatura che prenda anche solo minimamente in maniera seria gli eventi che tratta e di cui parla. Si ride tanto in questo film ed è una caratteristica spesso più unica che rara ma con quell'inizio in medias res il regista ha già risposto a tutte le domande.

Wind River

Titolo: Wind River
Regia: Taylor Sheridan
Anno: 2017
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Un cacciatore e pescatore è costretto ad affrontare il suo passato quando aiuta un novizio agente del FBI nel risolvere un omicidio realizzato nell'anarchica riserva indiana di Wind River.

L'America da qualunque parte la osservi ha sempre dei lati nascosti e spesso alcuni di questi sono maledettamente inquietanti.
Ora tocca alle riserve indiane nel Wyoming dal freddo polare dove una donna nativa diventa capro espiatorio e la comunità inferocita farà il resto...
Un film davvero crudo con un'atmosfera notevolissima tutta glaciale e piena di silenzi e allusioni.
Una comunità in difficoltà che vive in una zona dura e insidiosa. Personaggi che sembrano dividersi la scena tra i condannati che vivono la giornata e di fatto sono i bifolchi populisti e ignoranti e dall'altro i sopravvissuti dove mettiamo nel calderone anche i pochi indiani nativi rimasti.
Un film che sfrutta la violenza in modo impulsivo senza dare la possibilità di ragionare ma agendo d'istinto che sia la carneficina dentro la roulotte della giovane coppia fino alla sparatoria che chiama in causa due gruppi diversi di forze dell'ordine.
Un film che verso la metà vira sul revenge movie ma senza essere mai troppo sfrontato e soprattutto reazionario. Renner sembra a tratti il Wahlberg di SHOOTER una cagata mostruosa ma riuscendo però ad avere una caratterizzazione che gli da più sostanza, personalità, struttura e poi porta dentro di sè, il personaggio di Cory, una segreto davvero doloroso.
Taylor Sheridan poi firma un'altra sceneggiatura potentissima dopo SICARIO ma soprattutto HELL OR HIGH WATER firmando una detective story semplice senza tanti colpi di scena che proprio per la struttura della storia non servono.
Un film di istinti primari, dove i bifolchi attaccano senza remore le forze dell'ordine le quali sono costrette a uccidere senza fronzoli alcuni di questi semi tossici abbandonati nelle loro roulotte in mezzo al nulla e alla neve.

Una nota che arriva nel finale del film per mostrare a distanza di anni quanto ancora non cambi per certi versi la politica di riconoscere i nativi americani ad esempio negli Stati Uniti è quella per cui il governo con i suoi organi tiene il conteggio e scheda il profilo di ogni donna scomparsa. Lo stesso non avviene per le donne Native Americane. C'è da stupirsi? No.
L’America ha ancora molti confini… e le musiche di Nick Cave e Warren Ellis già ascolate nel bellissimo LAWLESS aggiungono pathos all'opera.

Lowriders

Titolo: Lowriders
Regia: Ricardo de Montreuil
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Ambientata nella zona orientale di Los Angeles, il film parla del mondo delle vetture lowrider e dei graffiti. La storia è incentrata su un adolescente la cui lealtà è messa a dura prova quando si trova costretto a scegliere tra il padre e lo zio criminale.

Prendete FAST & FURIOUS mescolatelo con ONCE WERE WARRIORS ed 8 MILE e conditelo con SIN NOMBRE aggiungendo infine il jolly con Theo Rossi.
Quelllo che ne esce non è nulla di buono ma anzi macchinoso, già visto e squisitamente pieno di clichè. Dalla famiglia sudamericana povera che pensa al grande mito americano, quello delle macchine, costruendo la perfetta lowrider, ovvero quel tipo di vettura le cui sospensioni sono state modificate in modo tale da poter abbassare la macchina il più vicino possibile al suolo oppure per farle compiere delle evoluzioni, diciamo che sappiamo subito di cosa stiamo parlando.
Uno potrebbe già fermarsi qui senza andare oltre per capire nell'immediato dove andrà a parare il film. Eppure anche gli inseguimenti sono abbastanza fiacchi, i combattimenti tra gang a volte sanno di ridicolo e la caratterizzazione dei personaggi è stereotipata anche quando uno come Theo Rossi cerca di dare un po di sostanza (e il fratello maggiore che ha rotto i legami con il padre e si è fatto una gag tutta sua) senza di fatto uscirne bene nemmeno lui.
Una trama che purtroppo non ha richiesto tanto sforzo dello sceneggiatore e il regista, De Montreuil, voleva solo avere l'ok per potersi cimentare in un montaggio frenetico che a volte rischia pure di distruggere quel poco di buono che il film stenta a mettere in luce.