Visualizzazione post con etichetta Teen-Movie. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Teen-Movie. Mostra tutti i post

venerdì 15 novembre 2019

Scary stories to tell in the dark


Titolo: Scary stories to tell in the dark
Regia: André Øvredal
Anno: 2019
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Mill Valley, Pennsylvania, 1968. Si approssima la notte di Halloween. Stella, giovane studentessa solitaria con ambizioni di scrittrice, si lascia convincere dai suoi due soli amici, Auggie e Chuck, ad andare a fare pazzie durante la notte. Come prima cosa tirano un brutto scherzo al bulletto Tommy, che se lo merita, ma reagisce con vendicativa determinazione. In precipitosa fuga, i tre vengono salvati da Ramon, di passaggio in città. Fatta amicizia, Stella propone a Ramon e agli altri di andare nella vecchia casa infestata della famiglia Bellows, dove una volta viveva la leggendaria Sarah, una ragazza che, tenuta segregata dai familiari nello scantinato per motivi misteriosi, raccontava storie orrorifiche attraverso le pareti ai bambini che venivano ad ascoltarle e che poi, si dice, facevano una brutta fine. Stella trova il libro dei racconti di Sarah e le cose volgono subito al peggio.

Succedono tante cose in quello che sembrava un trittico di storie dell'orrore ma che invece ha mantenuto una base solida narrando una storia organica con svariate vicende, tante location diverse e piani narrativi che sembrano rincorrersi a mosca cieca.
Il film voluto da Del Toro non era affatto facile. Coniugare racconti dell'orrore per ragazzi, micro storie alcune lunghe un paio di pagine e inserirle in un contesto come quello del '68 in cui succedevano vicende complesse come la guerra del Vietnam mentre nella settima arte Romero scardinava le regole con il suo film più celebre. Un film che rientra perfettamente in un quadro di racconto di formazione fantastico con quella che viste le premesse sembrava una sorta di operazione nostalgica e che solo in parte possiamo dire sia stato così.
Ovredal dopo Troll Hunter e Autopsy of Jane Doe dimostra il suo incredibile talento, con il suo film più ambizioso, complesso, difficile da gestire vista la moltitudine di maestranze coinvolte, il cast allargato, un insolito cocktail di generi che mescola ghost stories, mostri, spauracchi, trasformazioni, enigmi, complotti e segreti da custodire nonchè il bisogno di gridare la verità e riscattare vittime innocenti.
L'aver coniugato tutto in un unico film dandogli un target che mettesse d'accordo diverse fasce d'età, senza lesinare sulla paura, rimanendo creepy al punto giusto e con un paio di scelte congeniali che per gli amanti del genere saranno difficili da dimenticare rimane un'operazione non facile e non alla portata di tutti.
Alvin Schwartz che ha scritto le storie da cui il film è tratto andrò subito a reperirlo.
Delle storie che sembrano strutturate in maniera diversa quando poi il fil rouge è lo stesso, assorbite da tutti i fruitori con effetti diversi, jump scared che però finalmente non sono gettati via giusto perchè la produzione lo impone, qui tutto è molto più articolato, curato in ogni singolo fotogramma, minimale quando deve e spaventoso quando ci regala alcuni mostri per fortuna abbastanza originali (l'ospedale e la cella).
Schwartz, Ovredal e Del Toro sembrano interessati alla scoperta dell'ignoto che per un ragazzino potrebbe davvero risultare molto più profondo di quanto sembri per un adulto, c'è poco sangue, ma l'orrore resta come un'ironia di fondo che in alcune scene smorza i toni senza trascurare un'atmosfera perfetta che piomba lo spettatore in alcuni incubi innocenti spostandoli da una parte all'altra muovendoli sulle corde dei suoi giovani protagonisti, facendogli vivere alcuni dei più importanti scenari che da sempre il cinema horror si è impegnato a farci scoprire.



Battle at Big Rock


Titolo: Battle at Big Rock
Regia: Colin Trevorrow
Anno: 2019
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Ambientato un intero anno dopo che i dinosauri sono stati liberati nel mondo Jurassic World – Il Regno Distrutto, vede una famiglia in campeggio nel Big Rock National Park che ha uno scontro con due dinosauri: un Nasutoceratops e un Allosauro. Per la prima volta, i dinosauri e gli umani sono costretti a coesistere e il terrore è sul menu.

Un corto simpatico e delizioso di otto minuti che raggiunge i punti più alti nei titoli di coda davvero imperdibili soprattutto per quella scena e parlo della creatura degli abissi che noi vogliamo vedere e qui sembra ancora più roboante di quella di Jurassic World girato tra l'altro dallo stesso regista che presto chiuderà la saga.
La famiglia, gli amori, la lotta per la sopravvivenza, il colpo finale prevedibile.
In pochi squisiti minuti Trevorrow infarcisce tutto ovviamente mettendo un target che possa accontentare tutti, come è sempre stato per il franchise, anche se qualche inaspettato momento di violenza come il T-rex che si mette in bocca il cucciolo di triceratopo dimostra un certo coraggio.
E'tutto legato sulla una fase preparatoria di pochissimi minuti per poi diventare una lotta, l'assedio di chi non molla fino a quando non diventa una questione personale di salvaguardia della famiglia.
Ritmo bilanciato, colpo di scena finali che seppur telefonati hanno i propri meriti, azione a gogò, montaggio non troppo agguerrito e un nucleo famigliare che riesce almeno nel compito di risultare credibile.



Stranger Things-Seconda stagione


Titolo: Stranger Things-Seconda stagione
Regia: Duffer brothers
Anno: 2017
Paese: Usa
Stagione: 2
Episodi: 9
Giudizio: 3/5

La seconda stagione si apre con un piccolo excursus su tutti i personaggi, dandoci una panoramica della situazione in cui versa ognuno di loro. Mike è alle prese con la dipartita di Undici, mentre Will si troverà nuovamente a dover far i conti con il sottosopra. Dustin e Lucas saranno invece occupati in un simpatico triangolo amoroso con l’arrivo di Maxime, uno dei tanti nuovi personaggi della seconda stagione.
Undici dal canto suo si troverà nuovamente segregata, una prigionia però del tutto diversa. Lo sceriffo Hopper rivestirà, almeno nella prima parte di questo secondo capitolo, il ruolo di padre ipe-rprotettivo e tal volta anche un po’ svitato. Si rinnova il dualismo Steve/Jonathan che vedrà Nancy dividersi tra i due, come visto nella scorsa stagione.
Il nuovo spaventoso nemico farà quindi convogliare l’attenzione di tutti nuovamente sul Hawkins National Laboratory. Una minaccia decisamente più pericolosa e evidente del Demogorgone che metterà a dura prova tutti i protagonisti.

Il mio rapporto con la saga diretta dai Duffer Brothers è doverosamente complessa. La prima stagione mi aveva colpito negativamente senza lasciarmi quelle scariche energetiche di nostalgia ed effetto nostalgico che forse la saga voleva provare a mettere in scena. Troppo senso di dèjà vu su come raccontare gli anni '80 assorbendoli sotto una pluralità di elementi a partire dalle musiche, location e scenari, nuclei famigliari, troppa malinconia per non citare in continuazione film e accessori, tutto in un turbinio di fattori sicuramente colorati e messi in scena alla massima potenza ma che dal punto di vista della storia, della sua complessità e originalità mi lasciavano abbastanza dubbioso.
Ora quella che a detta di tutti è la stagione peggiore delle tre trovo che sia molto ben congegnata, apportando una maturità nel saper descrivere un microcosmo e narrare con più complessità intrecci tra personalità e situazioni marginali comunque fondamentali per quanto concerne il dover sempre rimanere con diverse sotto trame in gioco senza avere mai grossi cali di ritmo.
Personaggi nuovi, un'atmosfera ancora più malsana per quanto la sci-fi appaia meno d'effetto, più calibrata e "realistica" cercando di raffazzonare alcune esigenze di ritmo e di azione della prima stagione.
Genitori adulti e adulti genitori che sembrano rincorrersi, crisi adolescenziali, le prime pulsioni sessuali, l'inibizione, l'arrivo di una nuova creatura dal sottosopra, i laboratori degli scienziati sempre più disgustosi e portatori di segreti ed esperimenti assurdi, Max e Billy.
La mitologia creata dalla coppia di registi è diventata in brevissimo tempo uno degli eventi mediatici più importanti del cinema, perchè ST è cinema, delle serie tv, dell'hype a tutti i costi, della corsa contro il tempo aspettando gongolanti di fronte allo schermo l'arrivo di una nuova pillola rossa. Le visioni di Will, quei tentacoli che rimandano all'orrore cosmico, il percorso di crescita, un complesso rapporto "padre" figlia, i poteri psichici che rimangono ancorati e che si prendono il loro tempo per assaltare lo script e condensare l'azione sviluppandola in modo feroce solo negli ultimi episodi. Il merito più grande di questa appassionate saga sono proprio i personaggi.
Caratterizzare in maniera così esemplare un nutrito gruppo di attori di diverse generazioni e target d'età è un compito difficilissimo al giorno d'oggi quando si insegue la c.g e il lavorare solo sull'azione. Saper scrivere e individuare i punti di forza e far crescere non solo fisicamente ma d'intensità i personaggi è quel merito, quella forza che decreta la maturità in campo di scrittura, sapendo commisurare al meglio attrattiva ed espedienti commerciali. Una perizia nel curare minuziosamente ogni singolo dettaglio e dialogo, senza buttare mai nulla, lasciando sulla linea dei buoni sentimenti e capovolgendo la situazione infilando mostri, creature, incubi, conflitti e poi così tanto cinema e rimandi da Reitman, Spielberg, Dante, Carpenter, King, la fantascienza anni '50 e '60 e una vastissima e ampia e colorata nonchè multiforme commistione di retaggi culturali.




lunedì 7 ottobre 2019

Marianne-Prima stagione

Titolo: Marianne-Prima stagione
Regia: Samuel Bodin
Anno: 2019
Paese: Francia
Stagione: 1
Episodi: 8
Giudizio: 4/5

Una famosa scrittrice horror torna nella sua città natale e scopre che lo spirito malvagio che la perseguita in sogno sta provocando il caos nel mondo reale

I francesi nell'horror hanno sempre fatto scintille.
Marianne è un compendio di così tanti elementi mischiati che ne sanciscono variazioni su generi ormai ampiamente abusati, una trama opprimente e allo stesso tempo per un mood claustrofobico infarcito di elementi.
Un'operazione commerciale con tanti obbiettivi tra cui sicuramente quello di spezzare una monotonia di scrittura e puntare tutto sull'azione e i jump scared (davvero..davvero troppi). Un prodotto dove il soprannaturale, il disagio reale, la città che richiama demoni e segreti con i suoi inquietanti sacrifici, i personaggi (pochi ma buoni) che cercano di divincolarsi da una caratterizzazione spesso accennata e confusa.
Marianne mischia spesso i piani temporali, regala tanto di quel sangue che si fatica a credere ma allo stesso tempo, pur essendo pensata per un pubblico giovane (vietata ai minori di 14 anni) non riesce mai a far paura e inquietare davvero a causa del suo ritmo troppo accelerato e di una protagonista sfacciata che non sembra mai avere paura di nulla (nonostante quello che le succeda ha dell'incredibile). Un canovaccio con troppi elementi, spesso sbilanciati, che non sembrano dare mai una calma per soffermarsi a pensare a cosa stia succedendo, una continua burrasca, come il mare e le onde che si infrangono sugli scogli di Elden.
Sembra la risposta europea, con i tocchi classici dell'horror americano, delle Terrificanti avventure di Sabrina-Season 1 con più sangue e il taglio ancor meno teen.
In fondo i parti mentali di una scrittrice che diventano reali si sono già viste. I richiami sono tanti come le citazioni all'interno della serie.
Streghe, possessioni, sedute spiritiche con cani indemoniati, demoni che escono dal grembo materno, personaggi che svaniscono nel nulla senza più tornare se non sotto forma di fantasmi, tremendi incubi d'infanzia, un manipolo di amici fedeli che diventano a loro insaputa vittime sacrificali e per finire forse una delle cose più belle, la cittadina di Elden, con i suoi grigi paesaggi marini.
Dal punto di vista tecnico il risultato è impeccabile. Marianne, per l'enorme quantità di dettagli e formule andrebbe visto tutto insieme senza lasciare grossi buchi per non perdersi in una trama che allo stesso tempo se si fosse presa più tempo, togliendo elementi e approfondendo ancora di più quanto chiamato in causa, poteva risultare ancora più accattivante. Il risultato finale è comunque buono, averne di serie di questo tipo, e messe in scena con coraggio e tante formule narrative.

Spider Man-Far from home

Titolo: Spider Man-Far from home
Regia: Jon Watts
Anno: 2019
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Peter Parker torna a scuola, cercando di fare i conti con le catastrofiche conseguenze della guerra tra Thanos e gli Avengers. Lutto e confusione hanno lasciato il segno sul perenne adolescente del Queens, alla vigilia di una vacanza scolastica che porterà la sua classe a visitare alcune delle più importanti città europee, tra cui Venezia e Praga. Lasciata a New York zia May, Peter parte in compagnia del fidato amico Ned e con un piano per dichiarare il suo amore a MJ. Non solo da nuovi rivali romantici dovrà però guardarsi l'Uomo Ragno: il redivivo Nick Fury gli sta alle costole e non ha intenzione di concedere giorni di ferie quando c'è da salvare il mondo. Una nuova minaccia, gli Elementali, insorge dalle viscere del pianeta, e in mancanza degli Avengers Peter è chiamato a supporto di un eroe in visita da una Terra parallela, Quentin Beck.

L'ultimo Spider Man è noioso oltre che possedere una trama così infantile da far rimpiangere i tempi e le opere di Raimi.
Un film oppresso dalla produzione, da tutto quello che è successo in quella fase dove lo spara ragnatele viveva una lunga corsa all'asta tra Sony e Marvel. Dove non ho quasi mai visto un villain così caratterizzato male e con dei dialoghi imbarazzanti. Una prima parte lunghissima che non và da nessuna parte, e l'eroe più amato della Marvel investito di così tanta importanza da diventare il nuovo paladino (beh alcuni nell'ultimo capitolo degli Avengers-Endgame sono morti come i titoli di testa omaggiano) ripetendoci in continuazione che Peter sarà il nuovo Tony Stark, della responsabilità che gravita su di lui, di come la terra sia tornata alla normalità dopo la morte di Thanos e che il nostro Parker sta crescendo sia per quanto concerne gli ormoni (le scenette con MJ sono lunghissime e forzatissime) ma soprattutto che dovrà essere credibile come Iron Man.
Un film estremamente infantile, forse il più teen tra tutti quelli fatti finora, dove non si assapora mai il dramma, il sacrificio, gli inseguimenti sono piatti e non coinvolgono mai come le scelte di Peter che sembrano improvvisate data la velocità con cui si muove e per finire la c.g è onnipresente,
Il 23 film dei Marvel Cinematic Universe punta tutto come l'ultimo Thor-Ragnarok sul divertissement spegnendo il cervello e lasciandoci volare da un ponte all'altro.

mercoledì 2 ottobre 2019

Goonies

Titolo: Goonies
Regia: Richard Donner
Anno: 1985
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

I Goonies, scatenato gruppo di ragazzini abitanti nel quartiere di Goon Docks, devono dare l'addio alle case dove sono nati e cresciuti: i signorini del club del golf hanno dato lo sfratto alle loro famiglie per radere al suolo il quartiere e costruire nuovi, esclusivi, campi da gioco. Poco prima di andarsene, uno dei Goonies scopre in soffitta una vecchia mappa del tesoro, scritta da un pirata spagnolo del '600. Mettendo le mani sul bottino dell'antico corsaro, i ragazzini potrebbero salvare le loro case.

Per la mia generazione classe '82, I Goonies è semplicemente il film manifesto di un'infanzia, uno dei film più belli ed importanti non solo di quella decade ma, probabilmente, degli ultimi 30 anni.
Un cult movie indimenticabile che ancora oggi riesce ad essere brillante per una vicenda mai banale, un ritmo incredibile, un manipolo di attori e personaggi niente affatto scontati che hanno fatto la storia e alcune scene diventate leggenda così come i dialoghi e la forza della messa in scena.
Il perfetto film d'avventura, un teen-movie come non si sono quasi più visti nel cinema, un duetto che vede Spielberg come produttore e Columbus alla scrittura e una trama capace di unire allo spirito del film di formazione e del viaggio dell'eroe, il tema dell'amicizia, la diversità (il mostro buono), i primi amori e il rapporto con l'altro sesso come qualcosa di gigantesco, una montagna da scalare, e non ultimi i pirati con Willie l'orbo e i tracobbetti.
I Goonies sono diventati nel giro di poco un ricordo indelebile per chi si approcciava a quell'immaginario collettivo degli anni '80 facendoci ricordare quasi tutte le battute a memoria in un continuo di richiami e di cambi di rotta improvvisi e inaspettati.
La forza del film al di là dell'affiatamento degli attori sta proprio nella sua apparente semplicità, trattando una ricerca del tesoro in maniera molto realistica in cui chiunque a quell'età avrebbe voluto farci parte, lottando, scappando dalla banda Fratelli e scontrandosi contro un sistema che vuole togliere le proprie case, i ricordi e i legami con la comunità.
Spielberg come produttore è stato fondamentale per unire gli archetipi del cinema d'avventura con lo spirito action di Donner, in cui sono proprio i pre-adolescenti, i losers, i goony che voleva dire sfigati, a dover lottare per una causa in cui i genitori sembrano rinunciare.

domenica 29 settembre 2019

Ragazzi perduti

Titolo: Ragazzi perduti
Regia: Joel Schumacher
Anno: 1987
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Una donna divorziata con due figli adolescenti si stabilisce nella casa del padre in un villaggio della California apparentemente tranquillo. In realtà è infestato da una banda di vampiri. Il figlio maggiore si innamora di una bella vampiretta (però suscettibile di normalizzazione), la madre addirittura del capo vampiro

"Dormi tutto il giorno, impazzi la notte, non invecchi mai, non muori mai. Niente male essere un vampiro oggi."
Erano gli anni '80 in cui Schumacher girava ben due cult per il sottoscritto tra cui questo è LINEA MORTALE. Due film che hanno segnato l'infanzia giocando chi con il vampirismo e chi con la sfida con la morte. Entrambi figli di quegli anni dove sicuramente comparivano mille imperfezioni e Sutherland diventava, anche se per poco, l'attore feticcio del regista.
Lost boys aveva qualcosa di immortale, non faceva mai paura ma creava una strana atmosfera in grado di ammaliare e creare una certa suspance. Per lo meno giocando con alcuni luoghi comuni del vampirismo ma senza renderli mai banali, con un manipolo di attori più che perfetti, musiche e abbigliamento figli di una cultura hippie (People are strange dei Doors all'inizio) e di una California pervasa da sotto culture e luna park sulla spiaggia e Santa Carla capitale mondiale degli omicidi con volantini di missing childs e non solo.
Ribellione contro le regole degli adulti, un Peter Pan all'incontrario, un mix di horror e commedia, molto commedia all'inizio e un po' più horror, tendente allo splatter nel finale, molto funzionale e con alcuni momenti imprevedibili e di forte suggestione. Ragazzi perduti trova la sua vena cult inserendo tanti elementi in un perfetto gioco della bilancia dal tono scanzonato, per la riuscita commistione fra spaventi e risate, per l'idea, estremamente riuscita, di inserire la figura vampirica in un contesto adolescenziale facendo diventare il non morto, glamour, giovane e sensuale.
Assieme a Giorno di ordinaria follia, LINEA MORTALE e Blood Creek rimangono i film migliori del regista.
Ragazzi perduti è I GOONIES con i vampiri!

Brainscan

Titolo: Brainscan
Regia: John P.Flynn
Anno: 1994
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Michael, orfano di madre, è un tipo decisamente introverso. Si rifugia allora nell'elettronica e sperimenta "Brainscan", un CD-Rom così interattivo da coinvolgerlo apparentemente in una serie di delitti.

Brainscan è un filmetto da quattro soldi scritto male e diretto peggio ma che almeno aveva qualche idea da mettere in scena unendo realtà virtuale, musica metal, omicidi e tante altre cosucce come spiare la propria vicina e farci un sacco di pensieri.
Trickster grazie all'abilità di Steve Johnson agli effetti speciali è forse la cosa migliore assieme all'interpretazione senza freni di Furlong nei suoi anni di grazia prima di finire lobotomizzato dalle droghe e dall'alcool. Un film ingenuo che però cerca di fare quanto di meglio grazie proprio al gioco tra il mostro e il protagonista senza chiamare in causa attori secondari sprecati e omicidi che sembrano messi in scena da tecnici di serie tv americane mostruose per il piattume con cui vengono concepiti e messi in scena.
Sembra di vedere un film ancora più vintage di quanto non sembri assomigliando ad una pellicola degli anni '80, dove nel freezer vediamo i macaroni al formaggio e una tecnologia che seppur preistorica cercava di dare il suo meglio.
Il gioco "Brainscan" poi che cercava di omaggiare alcuni videogiochi di successo di quegli anni, consiste nel superare 4 livelli divisi in 4 CD, uccidendo tutti i testimoni sbarazzandosi delle prove prima dello scadere del tempo. Michael, dopo aver superato tutte le prove dei 4 CD (involontariamente, contro il volere di Trickster) infine si risveglia nella sua stanza ritornando alla realtà e si rende conto che tutte le persone uccise nel videogioco sono in realtà vive e che ha vissuto una bruttissima esperienza. Finale davvero trascurato che butta nell'immondizia quanto creato ma che rispecchia il solito happy ending americano di quegli anni.

giovedì 18 luglio 2019

Jennifer's Body


Titolo: Jennifer's Body
Regia: Karyn Kusama
Anno: 2009
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Rinchiusa nella cella d'isolamento di un istituto psichiatrico, la giovane Needy, ricorda come tutto è cominciato, a Devil's Kettle, la cittadina di provincia dove abitava. Si parte quindi con un lungo flashback che costituisce il corpo del film: Needy è amicissima di Jennifer, la bomba sexy della scuola. Benché fidanzata con Chip, il classico bravo ragazzo, la poco appariscente Needy è preda di una sconfinata ammirazione per Jennifer, tanto da esserne sostanzialmente succube. Al Melody Lane, un localaccio, Jennifer è attratta da Nikolai, cantante di una sconosciuta rock band, i Low Shoulder. Uno strano e furibondo incendio si sviluppa mentre la band suona: è un massacro, ma Needy conduce in salvo Jennifer. Per poco, però. Sotto lo sguardo sconcertato di Needy, Jennifer se la svigna col disinvolto Nikolai. Quando Needy, tornata a casa, si ritrova di fronte l'amica coperta di sangue e affamata di carne cruda, sospetta che qualcosa di brutto sia successo. Quando Jennifer le vomita addosso un geyser di sangue, ne ha la certezza. Il giorno dopo tutto sembra normale, compresa Jennifer, ma Needy sa che non è così. Gli omicidi cominciano: a commetterli è Jennifer, che prima seduce e poi, in versione mostruosa, ammazza.

Jennifer's body ha tutti gli elementi per sembrare un tipico teen-movie con la solita Megan Fox che alza il livello ormonale maschile. Definito dai critici il "Twilight" maschile, questa perfida commedia di Kusama ha diversi elementi interessanti oltre a colpire duro in alcune scene come quella del sacrificio di Jennifer da parte della band che la carica sul furgone.
Insieme racchiude tanti stilemi e stereotipi del genere cercando però di aumentarne il contenuto e gli effetti (verso l'inizio nella cittadina scopriamo esserci un buco nero in cui scompaiono le acque) elemento purtroppo buttato lì senza poi essere opportunamente ripreso.
Il film della Kusama travestito da black comedy che sfocia nel gore dopo la trasformazione della protagonista, parla fondamentalmente di uno stupro in cui gli aggressori sono gli unici a scamparla senza conseguenze, lasciando impuniti stupri e sacrifici che la ragazza riverserà non sugli aggressori ma sugli innocenti.
In un contesto politico odierno in cui il film forse anticipava temi che il cinema ha poi ripreso con voga che dimostra nonostante difetti palesi e alcuni elementi soltanto abbozzati (i buchi neri) un buon film d'intrattenimento che rientra in quel catalogo di film horror che sempre di più si stanno allontanando dallo schema main stream per esplorare tematiche sociali più scomode e attuali.



mercoledì 10 luglio 2019

Pledge


Titolo: Pledge
Regia: Daniel Robbins
Anno: 2018
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Justin, Ethan e David sono tre sgraziati studenti costantemente respinti dalle varie confraternite del college, finché accettano l'invito ad un party da parte dell'attraente Rachel (Erica Boozer). Convinti di essere stati presi in giro, anche per via dell'insolito indirizzo, i tre giungono invece in una splendida villa riuscendo a trascorrere una vivace nottata tra alcol, ragazze bellissime e disinibite. Al mattino non rifiutano quindi l'ulteriore invito, per quella sera stessa, fatto da Max (Aaron Dalla Villa), il padrone di casa. Questa volta, però, all'appuntamento non trovano sexy fanciulle ma un gruppo di affiliati alla Crypteia, un club elitario dal quale -a seguito di prove durissime- escono solo i migliori. Quelli cioè destinati a posti di rilievo in ogni settore socialmente significativo. Un marchio a fuoco vivo sulla pelle, intrugli disgustosi fatti ingerire a forza ed altri indicibili prove, sono solo il preambolo a torture e sevizie sempre in crescendo, e sconfinanti sino alla morte.

I film sul bullismo o meglio sulle confraternite da sempre sono una tematica cara agli americani nel thriller e nell'horror cercando di raccontare come le pratiche per diventare membri esclusivi possano essere di una violenza e di una barbarie incontrollata.
Robbins firma un teen movie dove a differenza di GOAT giusto per fare un esempio, la cattiveria gratuita porta ad una violenza anch'essa gratuita, che purtroppo svanisce ogni minima premessa o speranza per la continuità del film, sacrificando ogni azione e ogni gesto ad un'opera che diventa di un'ipocrisia fine a se stessa.
Pledge vorrebbe diventare un horror ma non lo diventa mai, cerca nell'incidente scatenante una scusa che non regge, un impianto assurdo (la villa esclusiva nascosta in mezzo al bosco pieno di modelle che fino a prova contraria sono pure abbastanza inutili nella storia tolta una scena) diversi buchi di sceneggiatura e alcune azioni che non portano a nulla di buono.
L'unico elemento positivo è dato dalla fretta con cui muoiono i protagonisti, una mattanza in fondo necessaria, infine il climax finale che non poteva che mostrare il disgraziato nerd sfigato e grassottello vincere a mazzate, in un fight club tra i più brutti mai visti, contro il leader dei bulli.



giovedì 4 luglio 2019

It(1990)


Titolo: It(1990)
Regia: Tommy Lee Wallace
Anno: 1990
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

In una piccola città di provincia, sette ragazzini, esplorando le fogne, risvegliano una forza malefica sotto le sembianze di un clown che semina morte e distruzione. Quando trent'anni dopo la forza si sveglia di nuovo, quegli stessi sette amici, diventati ormai adulti e disseminati in diversi stati, abbandonano famiglia e lavoro e si rimettono insieme nella città natia per affrontare per la seconda volta le loro devastanti paure.

A conti fatti le versioni tratte dai libri di King negli anni '90 sono state decisamente le migliori rispetto a questi remake moderni troppo patinati e pieni di c.g.
IT e L'OMBRA DELLO SCORPIONE come mini serie televisive seppur con i limiti del caso, riuscivano a infondere l'atmosfera giusta che si respirava nei romanzi.
Wallace poi aveva esordito con uno degli horror più interessanti degli anni '80, Halloween 3, purtroppo demolito da critica e pubblico.
IT conserva come dicevo nei suoi limiti di budget un'aura mistica e magica che sembra far rivivere come l'album di fotografie di Mike Hanlon i tragici eventi di Derry grazie alla fortuna di aver un manipolo di giovani attori in stato di grazia a differenza dei giovani/adulti della seconda parte (sempre funzionali ma non indimenticabili).
Questo adattamento tiene conto di molti aspetti suggestivi del romanzo mettendone purtroppo da parte altri come quelli che ancora una volta andavano a rompere dei tabù importanti per uno scrittore che demoliva le regole del lecito e proibito. In questo caso la comparazione con Pet Sematary, il libro ovviamente, sembra doveroso ( nel romanzo quando Gage diventa quello che deve diventare, trasformato dal cimitero, e parla con la voce di Norma prima di uccidere Jud, scopriamo che l'anziana moglie malata in passato era solita farsi sodomizzare dagli abitanti del posto ridendo durante l'amplesso ai danni del povero marito. In IT nel romanzo Beverly prima di affrontare il mostro, quando sono piccoli, decide di darsi a ognuno dei membri del Club dei perdenti in una sorta di gang bang) come se l'aspetto sessuale fosse stato ignorato in entrambi i casi.
IT poi ebbi la fortuna/sfortuna di vederlo negli anni giusti tra infanzia ed adolescenza come per l'horror cult di Coppola e il terrore che entrambi mi generarono servì a farmi capire di cosa avrei avuto bisogno di cibarmi per il resto della mia vita.
IT faceva leva nelle paure ancora di più rispetto ai colleghi come Freddy Krueger (altro mostro leggendario e importantissimo per il cinema e per il contributo al genere) ma senza averne le stesse disposizioni slasher più tendenti al massacro e alla carneficina e questa assenza in IT era ancora più funzionale proprio perchè ti terrorizzava senza darti il colpo finale.
Pennywise è diventato leggenda grazie alla Leggenda performativa di Curry (Legend, ROCKY HORROR PICTURE SHOW) riuscendo ad essere mostro, lupo mannaro, ragno, mummia, ma soprattutto e più di tutto un clown distruggendo così un altra figura che avrebbe dovuto migliorare l'infanzia dei piccoli anzichè distruggerla (discorso analogo per Santa Claus che come per Bob Gray mangiava i bambini).
Superando la parentesi del clown, il mostro più grosso descritto da King è però la comunità di Derry che come Krueger nasce dall'odio degli abitanti della città. In quel caso veniva ucciso per vendetta dai suoi stessi concittadini e ottenne, dopo la morte, la capacità di manifestarsi nei sogni altrui, che sfruttò per tormentare ed uccidere i figli dei responsabili della sua morte, mentre nel romanzo di King agisce nella realtà in carne e ossa prima di andare in letargo.
Sempre di società ostile si parla, di quegli adulti che anzichè proteggere preferivano nascondere sacrificando quasi per un patto invisibile i loro stessi figli alla bestia piuttosto che affrontarla.
Da questo punto di vista le colpe sui padri e il senso di responsabilità diventano nel lavoro di Wallace fondamentali per descrivere il microcosmo di efferati delitti e le precise ragioni che portano un manipolo di ragazzini a combattere qualcosa di spaventoso e più grande di loro.
Pennywise, Bob Gray, non è diventato il villain principale di King, quello sarà sempre Randall Flagg, ma ha costruito un personaggio immortale e ancora oggi in grado di spaventare intere generazioni senza ricorrere come nella recente versione di Muschietti a un ritmo iper veloce e tanta c.g. Ancora una volta la maschera di Curry conferma che il terrore più alto e ispirato arriva sempre dalla mimica facciale e dalle azioni degli esseri umani che fanno più paura di qualsiasi mostro.
La produzione al tempo fu molto complicata e travagliata: tre mesi di riprese, il passaggio di testimone da George A. Romero a Tommy Lee Wallace e tagli decisi alla sceneggiatura (si passò da otto ore di durata, a sei per finire poi con due episodi che dureranno, nel complesso, poco più di tre ore)
Peccato per quel ragno finale...



martedì 2 luglio 2019

Polaroid


Titolo: Polaroid
Regia: Lars Klevberg
Anno: 2019
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Nella cittadina di Locust Harbor, Bird Fitcher è una studentessa liceale un po' complessata, con ancora le scorie di un grave trauma infantile. Appassionata di fotografia, riceve in regalo dall'amico Tyler una vecchia macchina fotografica Polaroid, che fa le foto a sviluppo istantaneo. Bird è entusiasta del regalo e per provare la macchina scatta una foto di Tyler. La sera, andando a una festa in costume, Bird nota che nella foto che ha scattato all'amico c'è qualcosa di strano.
Timida e rinunciataria, alla festa Bird se ne sta come sempre in disparte. A sorpresa, però, Connor, il ragazzo che le piace, le si avvicina e si dimostra amichevole. Bird scatta una polaroid a lui e ad altri amici. Ma l'arrivo della polizia getta un'ombra sulla festa: lo sceriffo Pembroke convoca Bird per comunicare che Tyler è stato trovato morto. Anche nella foto presa alla festa sembra esserci qualcosa di strano: un'ombra minacciosa. Bird comincia a capire che nella Polaroid alberga qualcosa di micidiale. Chi viene fotografato è destinato a una sorte orribile e per salvarsi Bird e i suoi amici fotografati dovranno cercare di capire da chi difendersi e come.

Polaroid è il tipico horror teen virato sule maledizioni e i fantasmi destinato ad ammorbare il pubblico horror nel periodo estivo.
Inventiva pari a zero. Sembra quel videogioco orientale del passato, Project Zero, dove nella foto compariva questa presenza destinata ovviamente a uccidere il malaugurato soggetto o i soggetti quando la foto non è singola ma di gruppo. Dalla maledizione non si può scappare, c'è una macchina fotografica maledetta e la solita tiritera andando a cercare di scoprire la biografia della presenza maledetta per poter placare la sua ira.
Pur essendo l'horror un genere a grande latitudine, non è solo la macchina fotografica posseduta a non funzionare (negli anni ci siamo adattati a tutto) ma il ritmo che a parte l'incidente scatenante che balza fin dalla prima inquadratura senza perdere troppo tempo ma arrivando subito al punto, sembra soporifero per tutto il tempo con una recitazione di giovani attori incompetenti che non aiuta a rendere l'atmosfera reale e coinvolgente.
La c.g del mostro finale è davvero tremenda per quanto risulti infima per qualità e per mancanza totale di idee e originalità.

lunedì 17 giugno 2019

Storia infinita


Titolo: Storia infinita
Regia: Wolfgan Petersen
Anno: 1984
Paese: Germania
Giudizio: 5/5

Tratto dal best-seller di Michael Ende, la storia del piccolo Bastian che, dopo la morte della mamma, non va a scuola e preferisce leggere libri fantastici. La "storia infinita" comincia quando, rifugiatosi in soffitta per un giorno e una notte, rivive la favola del libro identificandosi nel protagonista. Un piccolo arciere, in lotta affinché il "Nulla" non distrugga il "Tutto".

La Storia infinita oltre ad essere un cult per la mia generazione è diventato uno di quei film d'avventura/fantasy entrati nell'Olimpo in cui tutte le tematiche e gli archetipi sembrano essersi dati appuntamento. Pochi ci sono riusciti. E'in assoluto il più bel film di Petersen, insieme a quelli che sono stati i capolavori del periodo: RITORNO A OZ, FIRE AND ICE, STORIA FANTASTICA, LABYRINTH, NAVIGATOR, LEGEND.
Il merito più grande è stato senza dubbio, insieme al film di Heston, quello di spiegare ad un bambino con le immagini quanto sia sottile il filo tra realtà e immaginazione, probabilmente una lotta che continua a non avere muri che dividano le due sfere ma lasciandole convivere armoniosamente senza fare l'errore di credere nel soprannaturale ma immaginarlo possibile, questo sì.
Un film di formazione in grado di appassionare tutti i target, regalare momenti epici, personaggi indimenticabili, scene sinistre capaci di trasmettere paura al momento necessario e tanti altri motivi tra cui alcune creature in Animatronic che sono diventate storia, una colonna sonora da urlo, il fatto di non essere troppo sdolcinato e probabilmente per un bambino un'esperienza totale Inoltre tra i tanti messaggi lanciati da Ende quella premura di comunicare ai ragazzi come la lettura fosse necessaria e fondamentale per ampliare l'immaginazione e la fantasia.
Pochi altri film hanno saputo raggiungere livelli così alti dove niente e lasciato al caso, tutto funziona come per causa effetto senza momenti macchinosi e regalando le più belle ore d'intrattenimento di sempre.
Gli sceneggiatori furono abili nel trattare solo la prima parte del romanzo, facendo molta attenzione come capitava per i libri per ragazzi, di fiabe o di storie in generale a sottolinearne gli aspetti più ludici e divertenti mettendo da parte gli scenari più tetri e cupi. Petersen ha messo insieme ambo le parti finendo per fare un film molto più complesso nella sua apparente semplicità, mostrando il villain più potente della storia del cinema e lasciando il suo servo più inquietante di sempre, Gmork. Rimangono alcune scene e alcune scelte ancora con un certo alone di mistero come le leggende dietro il Fortunadrago Falcor, il rapporto di Bastian con l'imperatrice Bambina e un finale che colse tutti di sorpresa per il suo mischiare così bene regno umano e regno fantastico.

mercoledì 5 giugno 2019

Fucking Amal


Titolo: Fucking Amal
Regia: Lukas Moodysson
Anno: 1998
Paese: Svezia
Giudizio: 4/5

Ad Amal (si legge “Omol”), noiosissimo centro della provincia svedese, vive con la madre e la sorella la bella Elin, quattordicenne insofferente molto ambita dai compagni di scuola che lei però disprezza. Elin passa il suo tempo cambiando spesso ragazzo (alimentando così le maldicenze sul suo conto), sognando rave parties e progettando la fuga dalla “merdosissima Amal” . Una sera finisce per caso alla triste festa di compleanno di Agnes, solitaria ragazza in costante stato di crisi che ha per unica amica una perfida ragazzina paraplegica. A complicare le cose ci sono il travagliato rapporto con i genitori e l’amore segreto per Elin, la quale a sua volta scoprirà di non poter rimanere indifferente.

Fuckin Amal per me rimarrà un film importantissimo come lo è stato CHRISTINA F. per certi aspetti pur essendo meno drammatico e crudele con i suoi protagonisti ma ponendosi come ennesimo manifesto del disagio giovanile in paesi dove il suicidio è tra i più alti al mondo.
Cosa si può fare ad Amal a parte seguire le norme imposte dai genitori e andare a scuola come tutti i coetanei? Bere e drogarsi oppure provare nuove esperienze per non cadere vittima di una depressione assicurata.
L'esordio alla regia di uno dei maestri del cinema svedese post contemporaneo è uno dei più freschi manifesti, attuali, incredibilmente svegli e al passo coi tempi. Il regista urla disperatamente come lo è stato d'altronde tutto il suo cinema a venire (importantissimo), un bisogno di comunicare di sfogarsi, usando le sue protagoniste come vittime di una società e di una comunità che non investe assolutamente su di loro pensando ai propri tornaconti e dimostrandosi di un egoismo senza pari.
L'esordio di Moodysson è già chiaro come anticipatore di messaggi sociali, di un cinema politico e aperto alle differenze, monitorando aspetti poco comuni o che forse non sembrano interessare a molti. Con i suoi film e i suoi documentari, il regista ha fatto parecchio discutere di sè, prediligendo contesti a volte spiazzanti ed estremi come il bellissimo A Hole in my heart oppure omaggiando il punk femminile anni '80 con il divertentissimo We are the beast



Explorers


Titolo: Explorers
Regia: Joe Dante
Anno: 1985
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Tre adolescenti video-dipendenti e computerizzati costruiscono un improbabile veicolo spaziale e vengono risucchiati da un'astronave carica di mostriciattoli.

Gli anni '80. Quelli che soprattutto nel cinema hanno seminato alcuni cult indiscussi, resi immortali negli anni a venire.
Film coraggiosi che prendevano maledettamente sul serio l'avventura e la sci fi rendendola interessante e mai pretenziosa e in grado di regalarci immagini di universi sconosciuti che solo la settima arte è in grado di creare.
Dante è un regista che soprattutto in quegli anni è stato tra gli autori più validi, consacrando alcuni generi e regalando delle perle rare che il cinema di genere non è stato più in grado di asservire al suo pubblico a causa delle mode, il gusto del pubblico, le nuove tecnologie, il montaggio frenetico etc. Al di là del finale e dell'incontro con gli alieni piuttosto fiacco e dolciastro, il film puntava ad un target di giovanissimi dove però come nel caso di E.T e chessò NAVIGATOR, i genitori accompagnatori sono rimasti anche loro rapiti da questi scenari ricchi e variegati.
Un film magico intriso di citazioni che crede nei più piccoli restituendo un messaggio sempre importante ovvero credere nei propri sogni diventando costruttori di qualcosa che si pensava impossibile ma che il cinema essendo prima di tutto una magia può renderlo possibile.
Explorers è un film sulla speranza durante uno dei periodi più brutti della giovinezza (l'adolescenza), che crede nell'amicizia, anticipa i nerd e porta sullo schermo una sequenza, quella del viaggio dentro la bolla all'interno della città, tra i momenti indimenticabili e le scene madri del film e del cinema di genere di quel periodo.



martedì 30 aprile 2019

Off Broom


Titolo: Off Broom
Regia: Roald Zom
Anno: 2018
Paese: Olanda
Festival: Divine Queer Film Festival
Giudizio: 3/5

Rein è il portiere transgender di una squadra di Quidditch, lo sport emergente inventato da Harry Potter. Mentre la squadra si prepara a partecipare ai giochi europei in Italia, Rein racconta il suo processo di autodeterminazione.

La storia di Rein ci porta in Olanda per conoscere questo "ragazzo" ormai nel pieno di una cura ormonale con il preciso compito di cambiare sesso.
E'la sua determinazione a rendere paradossale, quanto curioso, tutto il palcoscenico costruito affianco alla sua vita dove il Quidditch (non sapevo ma esistono davvero tornei europei e mondiali) diventa l'arma per immolarsi e dare così un senso e una continuità alla propria vita.
Lo sport non si gioca da solo. Rein infatti in questa avventura è attorniato da ragazzi e ragazze che come lui stanno cercando di cambiare sesso oppure hanno in comune il gioco creato dalla Rowling.
Il risultato per quanto assurdo (vengono spiegate le regole del gioco) e per quanto innaturale possa essere (vedere maschi e femmine che si rincorrono a cavallo di una scopa può risultare a tratti abbastanza ridicolo) alla fine tutto acquista un senso nella maniera in cui serve a dare speranze.


giovedì 11 aprile 2019

Captan Marvel


Titolo: Captan Marvel
Regia: Anna Bodek, Ryan Fleck
Anno: 2019
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Vers vive su Hala, capitale dell'impero galattico e militarista dei Kree, è bionda ma ha il sangue verde-blu e viene addestrata a combattere controllando le proprie emozioni e i propri straordinari poteri energetici da Yon-Rogg. Quando finisce catturata dagli skrull, i nemici mutaforma dei kree, questi esaminano la sua mente in cerca di risposte, facendo riaffiorare in lei ricordi perduti della sua vita sulla Terra e di una misteriosa donna, le cui fattezze sono utilizzate anche dall'intelligenza suprema dei kree quando comunica con lei. Sarà l'inizio dell'avventura che la riporterà sulla Terra, negli anni 90, dove scoprirà il suo passato come Carol Danvers e si riapproprierà della propria identità.

Captain Marvel era uno degli ultimi film Marvel phase 2 dell'anno, prima del'ultimo Avengers-Endgame con cui ovviamente il film ha diverse affinità.
Alieni, una sci-fi che strizza l'occhio visti i tempi agli universi di STAR TREK e affini, una messa in scena tecnicamente incredibile e un cast che poteva certo dare di più soprattutto per quanto concerne la scelta della protagonista.
Captan Marvel è prima di tutto abbastanza noioso, dura troppo, si perde in inutili sotto trame che non aiutano la narrazione e la rendono macchinosa e solforosa, l'azione è centellinata e quando finalmente dovrebbe dare carburante in più si perde dietro inutili inseguimenti ed esplosioni stellari.
Per essere la prima eroina solitaria dell'universo Marvel oltre ad essere, così dicono, la più forte in assoluto, devo dire che mi aspettavo molto di più. La caratterizzazione mostra intenti spiccatamente militari come per Roger e altri delle fila sui super eroi, lasciando sempre dubbi sull'intento reazionario del messaggio.
Manca quella solidità narrativa che dove dovrebbe spettacolizzare e coinvolgere mostra tanto fumo e crede di portare avanti una metafora socio-culturale, come d'altronde credeva di fare anche Black Panther, che purtroppo così non è, o forse lo è solo per chi ha una visione limitata della realtà. Gli unici momenti in cui mi sono quasi divertito sono stati quelli sull'astronave dove vediamo quasi tutti i buoni riuniti e che scappano dalle astronavi dell'impero galattico e un gatto che riesce ad essere più coivolgente di tutto il resto dei personaggi.
Gli sceneggiatori hanno di nuovo sottovalutato l'intelligenza dello spettatore per arrivare a mostrare una ragazza che lotta per dei valori e che scopre che il suo impero e corrotto e gli alieni che combatte in realtà sono i buoni.





lunedì 11 marzo 2019

Detroit rock city


Titolo: Detroit rock city
Regia: Adam Rifkin
Anno: 1999
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Cleveland, Ohio, 1978. Quattro ragazzi che compongono il gruppo musicale dei Mystery, sognano di diventare il gruppo spalla dei Kiss, band satanica per eccellenza. In occasione del concerto dei loro idoli, essi si procurano quattro biglietti ma la madre di Jam, cattolica praticante, si infuria e li brucia. Da questo momento in poi comincia una spasmodica caccia al biglietto che vede impegnati i quattro ragazzi per un' intera nottata. Non mancano disavventure, crisi di coscienza e ostacoli di vario genere che movimentano la trama del film. Oltre ai già citati protagonisti, il cast della commedia annovera i componenti della band dei Kiss che interpretano se stessi

Cosa accade quando una madre cattolica praticante scopre che il figlio ha sostituito il suo vinile di Carly Simon con quello di “Love Gun” dei Kiss, il complesso satanico per eccellenza?
Detroit rock city è quella piacevola sorpresa che scopri quando meno te lo aspetti facente parte della pletora di film i quali omaggiano gli anni'80, tantissima musica, una teen comedy con un gruppo di quattro ragazzi che a tutti i costi vogliono raggiungere il concerto dei loro beniamini Kiss.
Da qui tutto il film è una divertente e scoppiettante avventura sulle peripezie e le sfortune di questi quattro metallari con la madre religiosa che sembra seguirli ovunque, facendogliene combinare di tutti i tipi.
Le regole, le istituzioni, il coming of age, tutto viene inserito nel calderone e il film poi riesce ad essere un caloroso omaggio, un revival delle migliori soundtrack degli anni '80, dove comparirà la stessa band musicale, per non parlare dell'eccesso a cui punta senza nasconderlo la regia di Rifkin cercando di mettere i giovani di fronte alle scelte e le prove più paradossali (milf che perdono la testa e spogliarelli)


mercoledì 20 febbraio 2019

You might be the killer



Titolo: You might be the killer
Regia: Brett Simmons
Anno: 2018
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Il consigliere di un campo estivo, Sam (Kranz), deve fuggire da un killer mascherato che si aggira nel luogo in cui lavora. Invece di chiamare la polizia, chiama la sua amica Chuck (Hannigan), un’esperta di film slasher, per aiutarlo a sopravvivere alla notte. Sam e Chuck lavorano così fianco a fianco per riempire gradualmente le lacune per vedere come è arrivato al punto in cui si ritrova, solo per realizzare che, proprio come suggerisce il titolo del film, Sam stesso potrebbe essere il killer!

Vi ricordate Cabal il capolavoro letterario di Barker e girato poi dallo stesso Barker.
Beh al di là di essere un cult, il film ragionava molto sulla figura del serial killer e sull'importanza della maschera. In quel caso il villain era Cronemberg in un personaggio davvero caratterizzato molto bene. Per alcuni aspetti il bisogno e il voler indossare qualcosa che porterà a liberare una parte violenta e sadica, è uno dei perchè che l'ennesima baracconata di Simmons cerca di descrivere. Il suo è un cinema difficile da sopportare e digerire come i precedenti Animal(2014) e HUSK due porcherie da cui prendere subito le distanze.
In questo caso cercando di fare una satira degli slasher movie anni 80, il film cercava in primis l'ironia che fallisce malamente. Tutto il resto ha senso quasi come la collega del protagonista che dall'inizio alla fine rimane con lui al telefono a spiegargli passo per passo dove si trova e cosa sta per succedere...tremendo

lunedì 11 febbraio 2019

Goosebumps 2


Titolo: Goosebumps 2
Regia: Ari Sandel
Anno: 2018
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Sonny e il suo amico Sam sono stati affidati alla sorveglianza della sorella maggiore di Sonny, Sarah, ma la eludono abilmente per dedicarsi al loro progetto extra scolastico: svuotare cantine e solai con il nome di "fratelli Cassonetto". Ed è proprio in una casa da svuotare che trovano un vecchio baule contenente un vecchio libro. Liberato dalla prigione, torna a materializzarsi così il malvagio pupazzo ventriloquo Slappy. Permaloso e vendicativo, animerà dei peggiori intenti tutte le creature esposte nei cortili e nelle case della città in occasione di Halloween, facendo passare a Sarah, Sonny e Sam la notte più avventurosa della loro vita.

Non che il primo fosse proprio un bel film, ma almeno dalla sua aveva il merito di non annoiare grazie all'utilizzo della formula, non mi fermo mai infarcendo il film di action, così almeno il pubblico non ha il tempo di sbadigliare.
Questo sequel sbaglia tutto quello si poteva. Struttura difettosa sin dalle prime immagini, dove l'intento non è chiaro. Il ritmo, ovvero i mostri, arrivano dopo la prima ora, a siglare un buco cosmico nella prima parte che ci mostra rapporti cretini tra teen ager.
Cerca di sfruttare alcuni elementi copiati alla serie dei Duffer, che non finirò mai di dire che in realtà è poca cosa, con il solo risultato di creare ancora più non sense. In più quando nel sequel vengono fatti risorgere i mostri del primo capitolo, vuol dire che quelli nuovi sono particolarmente noiosi o assenti.
Per finire mettiamoci un ragno gigante fatto coi palloncini e il cinese fastidioso di UNA NOTTE DA LEONI.
Il risultato? Lo schifo cosmico con Black nell'atto finale, palesemente assente o imbarazzato per cercare di continuare a dar vita ad un personaggio che sulla carta poteva essere sfruttato meglio.
Goosebumps non fa paura e non fa nemmeno ridere. Sembra uno di quei film con Dwayne Johnson creati appositamente per le famiglie e per portare cassa la notte di Halloween, continuando in questo modo a dimostarre di fare una tabula rasa in termini di idee o di cercare di approfondire qualsiasi cosa e prendendo ancora una volta in giro gli spettatori.