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martedì 1 maggio 2018

Piccola peste


Titolo: Piccola peste
Regia: Dennis Dugan
Anno: 1990
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Junior ha sette anni e vive in un orfanotrofio retto da suore. Coppie pronte ad adottarlo non mancano, il problema è che lui è un piccolo uragano: dopo pochi giorni di affidamento i "genitori in prova" lo riportano terrorizzati. Gli ultimi a provarci sono Florence e Ben: Junior in poco tempo incendia camera sua, distrugge un supermercato, insegna parolacce al pappagallo, si azzuffa col gatto di casa, manda a monte una partitella e la festicciola di una bimba. Ma Ben riesce a fare breccia nel cuore del bambino. Sulla scia di "Mamma, ho perso l'aereo", una commediola finto-cattiva e molto zuccherosa, coi soliti bimbi hollywoodiani.

Piccola peste è un film a tratti davvero patetico e melenso, il tipico film fatto apposta per le famiglie e per far cadere qualche lacrimuccia a qualche genitore sensibile.
E' anche vero che questa commedia del 1990 ha davvero alcuni elementi comici che ancora oggi se mi capita di guardarlo rido senza farmene una ragione. I motivi sono tanti, dalla ribellione di Junior, al fatto che punisca le suore e i membri delle istituzioni, al fatto che sia affascinato dai personaggi violenti ma che alla fine in quanto bambino tema la violenza.
Al fatto che la faccia pagare ai piccoli e viziati bambini borghesi e tanti altri piccoli motivi che lo rendono un piccolo outsider, un anti eroe moderno e in fondo pure un po stronzo.
La faccia di Michael Oliver era perfetta e il ragazzo crescendo è rimasto uguale.
Il sequel e gli altri capitoli usciti dopo non valgono nemmeno l'unghia dell'originale. Tanto ritmo e veramente alcune scene davvero azzeccate che ancora adesso a distanza di quasi trent'anni fanno scassare dal ridere.

giovedì 26 aprile 2018

Rampage-Furia animale


Titolo: Rampage-Furia animale
Regia: Brad Peyton
Anno: 2018
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Davis Okoye è un esperto primatologo e un uomo a cui gli animali stanno più simpatici degli esseri umani. È anche un ex combattente dell'esercito americano e "uno a cui piace andare in palestra", per dirla con un personaggio del film. Il suo migliore amico è un gorilla albino, George, dotato di senso dell'umorismo e di un debito non da poco nei confronti di Davis. Ma George entra in contatto con i resti di un esperimento genetico che lo infettano, trasformandolo in una sorta di predatore invincibile, in continua crescita. E non è il solo. Ad altri animali tocca la stessa sorte. Davis dovrà fare squadra con una genetista ex galeotta e un inviato del governo per salvare il mondo e il suo amico.

Rampage ha un solo compito: intrattenere magari prendendosi almeno un pochettino sul serio nonostante una trama che seppur un giocattolone blockbuster ha dalla sua quel residuo della fantascienza che ci piace perchè fondamentalmente crea animali "mostri" giganti.
Con un budget faraonico, un Dwayne Johnson ormai lanciatissimo da tutte le grandi multinazionali del marketing e dell'intrattenimento (Disney su tutte) continuando la sua saga di film d'avventura per ragazzi dopo i tremendi VIAGGIO NELL'ISOLA MISTERIOSA e JUMANJII 2.
Almeno il film di Peyton ha azione a gogò dall'inizio alla fine senza mai lesinare scene apocalittiche con citazioni e rimandi a tanti film del passato in un climax finale davvero esagerato e tamarro.
Un film comunque piacevole dove stacchi completamente i neuroni come d'altronde la trama e soprattutto l'idea dei due fratelli di creare questo virus che ovviamente genererà terribili conseguenze.
Ovviamente del film l'elemento migliore non è da cercare nella "leggerezza" del personaggio di Davis. Qui sono tutte comparse. L'unica cosa che in questo caso conta sono le creature realizzate in maniera superba, grazie al computer, dalla Weta Digital.

lunedì 19 marzo 2018

Tragedy Girls


Titolo: Tragedy Girls
Regia: Tyler MacIntyre
Anno: 2017
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Due ragazze decidono di aumentare la loro influenza sui social rapendo un famoso serial killer e facendosi insegnare da lui come si fa ad uccidere

Tragedy Girls è uno degli horror più brutti che abbia visto negli ultimi mesi.
Il perchè è riassumibile in due frasi. Storia che non ha senso esagerando sotto tutti i punti di vista e una recitazione così forzata e sopra le righe da rendere tutto inutile e scontato.
La sceneggiatura purtroppo fa acqua da tutte le parti e l'idea alla base poteva non essere così male soprattutto di questi tempi dove il potere del like porta adolescenti e adulti a fare qualsiasi cosa.
Proprio per questo motivo il plot scritto dallo stesso regista a quattro mani non riesce mai a dare una svolta ma anzi sembra rinchiudersi nel suo stesso ego provando una mossa difficilissima nell'horror che è quella di far ridere sfruttando il grottesco e lo humor nero. Qui non solo non si ride ma le due protagoniste, quasi sempre mezze nude e con dei buchi di sceneggiatura su come riescono a farla franca che meriterebbero delle riposte, sono davvero insopportabili.
Un horror brutto che cerca di essere furbetto andando oltre e arrivando a piazzare i media in un modo squallido e anti funzionale per non parlare del vero killer dell'inizio nascosto dalle due protagoniste nello stanzino...
Tragedy Girls è un film così stelle e striscie che può piacere solo ai figli di una borghesia annoiatissima che si trastulla con il sangue e lo humor che non farebbe ridere nemmeno un bifolco ma peggio. Qui i ragazzetti viziati meritano, assieme al regista che spero ritorni a scuola, di finire nel bosco in un tranquillo weekend di paura ovviamente con i cellulari alla mano

sabato 18 novembre 2017

Happy Death Day

Titolo: Happy Death Day
Regia: Christopher Landon
Anno: 2017
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Tree si sveglia sempre nello stesso giorno, quello del suo compleanno, e nello stesso letto, quello di Carter, senza sapere come ci sia finita. Ma alla fine di quel giorno Tree muore, per le coltellate di un maniaco che indossa una maschera da bambino piccolo. Per spezzare l'incantesimo Tree deve individuare e fermare l'assassino.
Con un film in cui il momento di svolta è accompagnato dalle note di Confident di Demi Lovato, a sottolineare con enfasi che la nostra eroina ha deciso di affrontare di petto il nemico, occorre confrontarsi seguendo canoni critici differenti dalla norma.

E si ritorna a ripescare soggetti e trame del passato.
Qui RICOMINCIO DA CAPO che incontra l'horror anni '80 sul modello di SCREAM e altri suoi ibridi.
Un'idea che ha un elemento interessante ovvero mischiare il cinema di genere con questo schema di ripetere le giornate all'infinito a meno che non venga superata una prova o raggiunto un obbiettivo.
La parte iniziale del film è la migliore se non altro per la protagonista che a tutti gli effetti è di un'antipatia rara che seppur una bella fanciulla, diventa la solita cheerleaders bionda senza carattere e anima. In realtà non sarà poi così e uno sicuramente dei fattori positivi e proprio quello di caratterizzare bene il suo personaggio e altri coprotagonisti.
Il problema grosso del film arriva quando il regista prova una mossa azzardata e controproducente, a meno che non si abbia un talento alla scrittura che di solito non coincide mai con la regia, unendo commedia romantica e thriller slasher.

Dopo che Tree capisce che il nerd di una notte e via forse può aiutarla a risolvere il mistrero e scoprire chi c'è dietro la maschera, il film sembra riprendersi contando su un buon elemento, ma dopo poco il colpo di scena diventa assolutamente prevedibile (peraltro già a metà film) e le false piste non ottengono nulla di buono a meno che non ci troviamo di fronte all'ennesimo pubblico che fagocita qualsiasi cosa senza avere niente da dire e senza capire che la logica serve e bisogna tenerla allenata. Questo film proprio da questo punto di vista ne esce proprio male senza nessun guizzo e con un climax finale telefonato e prevedibile.  

mercoledì 15 novembre 2017

Fuck you prof 2

Titolo: Fuck you prof 2
Regia: Bora Dagtekin
Anno: 2015
Paese: Germania
Giudizio: 2/5

Zeki Müller, rude ed eccentrico insegnate presso il liceo Goethe, si offre di portare i suoi studenti in viaggio d'istruzione in Thailandia quando scopre che la compagna e collega Lisi Schnabelstedt vi ha spedito in beneficenza un orsacchiotto di peluche al cui interno egli ha occultato una partita di diamanti, eredità del suo passato criminale. Partecipano alla spedizione anche i pupilli dell'istituto rivale Schiller capitanati dallo sprezzante professor Hauke, vecchia fiamma di Lisi.

Diciamo che l'ironia, le battute ad effetto, il gioco forza tra gli attori, un trama che seppur parlando di scuola e istituzioni riusciva ad essere divertente erano il corollario di fattori che hanno fatto sì che il primo capitolo diventasse un successone al botteghino.
Un film comico ed esilarante sul tema della commedia adolescenziale con qualche lezione di vita.
Tutto questo era il primo capitolo di FUCK YOU PROF!
Era purtroppo intuibile già dai limiti del primo film, aspettarsi un secondo capitolo più scialbo e meno d'impatto.
Se nel primo capitolo tutte le carte dovevano scoprirsi, qui sappiamo già tutto e il film sin dall'inizio non ha quel ritmo e quella carica che consente un'altra visione di più di due ore.
Purtroppo anche quella piccolissima premessa sul sociale che il primo capitolo aveva, qui diventa quasi una trashata (ma senza stile) per provare una comparazione.

Il primo capitolo con 60 milioni di euro al box-office aveva sbancato il botteghino tedesco puntando senza mezzi termini al formato politicamente scorretto e al linguaggio esplicito di tanta commedia americana che va dai fratelli Farrelli a Paul Feig e all'ambientazione scolastica con strizzatine d'occhio a diversi film. Purtroppo non si può dire lo stesso del secondo e una trasferta estiva non basta a far decollare una scrittura che sembra fatta appunto da dementi.

domenica 15 ottobre 2017

Pan

Titolo: Pan
Regia: Joe Wright
Anno: 2015
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Nella II Guerra Mondiale, il piccolo Peter è un orfano a Londra, impegnato a scontrarsi con la mefistofelica suora direttrice, che in segreto vende bambini al pirata Barbanera. Prevelevato da una nave volante di quest'ultimo e portato sull'Isola che Non C'è, capirà di essere l'elemento fondante di una profezia che riguarda la sua stessa identità: imparerà a volare e affronterà Barbanera, in compagnia dell'avventuriero Uncino e della dinamica Giglio Tigrato .

Alla fine per essere un prequel è abbastanza onesto l'ultimo film del poliedrico Wright Joe (visto che i Wright cominciano ad essere diversi ormai). Un film d'avventura recitato bene, con stile, movimenti di camera azzeccati, un cast che svolge bene il suo ruolo (in questo il regista ha una particolare verve nel lavoro con gli attori) e forse un po troppa c.g che in più momenti stona o diventa facilmente trash (la battaglia in cielo tra aerei e galeoni volanti non si può vedere).
Ora Wright si trova ad avere un budget colossale e deve riproporre questo fenomeno dei fantasy moderni rivisitati che annientano ancora di più lo spirito della storia. MALEFICENT, BIANCANEVE E IL CACCIATORE, non facente parte delle fiabe ma simile nello svolgimento e anche IL SETTIMO FIGLIO e rischiava di arrivarci anche ALICE IN WONDERLAND di Burton che all'ultimo ha scansato questo terribile destino pur girando di fatto due semi schifezze.
Qui ci troviamo nell'universo Disney dentro un altro universo che appartiene ai classici.
Troviamo la Londra cupa e fumosa di Dickens, il mare dei caraibi di JACK SPARROW, HUNGER GAMES e una storia d'amore che poteva essere interessante ma è devastata da dei dialoghi banali e telefonati e infine le bellissime sirene. Se contiamo la flemma di Jackman che sembra uscito da ONE PIECE e Delevigne, il resto fa in fretta a scomparire lasciando dietro il sipario proprio Peter e non Pan e la sua straorduinaria storia che nulla c'entra con questo film ucciso inesorabilmente dai suoi sceneggiatori.

Il mito di Berrie è lì nascosto dietro le pagine dolorose di un autore eccezionale che ha una biografia ancora più spaventosa del destino di Peter Pan e che non è stato sufficientemente caratterizzato nel film NEVERLAND.

domenica 10 settembre 2017

Defenders

Titolo: Defenders
Regia: AA,VV
Anno: 2017
Paese: Usa
Stagione: 1
Episodi: 8
Giudizio: 2/5

Il ninja cieco Daredevil, la detective strafottente Jessica Jones, l'ex detenuto a prova di proiettile Luke Cage e il miliardario esperto di Kung Fu Iron Fist, quattro eroi tanto singolari quanto solitari, sono costretti a mettere da parte i problemi personali per allearsi contro la Mano, un'organizzazione criminale guidata da una figura enigmatica che si fa chiamare Alexandra, la quale minaccia di distruggere New York City, scoprendo di essere ancora più forti quando fanno squadra.

Non era facile fare qualcosa di così brutto. Alla fine DEFENDERS che dalla sua aveva tutti gli elementi, il budget e in parte il cast, ha fatto proprio quello che non doveva fare, diventando l'ennesima serie lenta, noiosa e inconcludente che anzichè svilupparsi e crescere, diminuisce mano a mano che prosegue nella narrazione diventando alla fine l'apoteosi del non sense ponendo Iron First come protagonista a cui tutti devono inchinarsi se vogliono salvare il mondo ognuno inseguendo il suo destino. Praticamente i primi episodi servono solo a far capire che Randal sarà l'obbiettivo di tutti i nemici e solo lui, dentro di sè, ma deve ancora scoprirlo, ha l'arma per abbattere il male.
Tutte le strade portano alla Mano, e la minaccia è costituita da un’organizzazione guidata dalla misteriosa Alexandra che a sua volta resuscita Elektra che al mercato mio padre comprò.
Ecco poi premetto di non essere un appassionato di questi eroi di serie b della Marvel eccezion fatta per DAREVEDIL di cui ho visto entrambe le stagioni cosa che ovviamente non ho fatto per LUKE CAGE e ancor meno per JESSICA JONES personaggio discutibilissimo e molto antipatico, mentre invece mi sono fatto molto male guardando la prima stagione di IRON FIRST sull'ennesimo rampollo borghese, che non accadrà dovessero fare una seconda stagione come per dire che la prima è bastata eccome.
Ora l'idea di metterli tutti assieme poteva rivelarsi un'occasione spettacolare per dare vita e azione ma sembra invece che l'intento sia stato quello di fare un prodotto in piena regola che attingendo da vari aspetti, nessuno particolarmente interessante, sembra riproporre come uno stampino tutti gli errori visti nelle serie precedenti.
A differenza di DAREVEVIL dove c'erano due nemici/amici importanti e caratterizzati molto bene, qui Alexandra che comanda tutti e tutti tiene nella Mano, comincia a sbiadire dopo alcuni episodi ovviamente effetto della monotonia che non aggiunge struttura e complessità al personaggio.
I nostri protagonisti invece quasi non si possono vedere per come sono stati scritti male. I dialoghi sono sempre posticci e sembrano ripetere e sottolineare sempre le stesse cose ( e guarda caso quelle in cui dovrebbe arrivarci proprio lo spettatore) e Murdock sembra messo da parte come se a livello di follower fosse il meno interessante dei quattro.


martedì 16 maggio 2017

Iron First

Titolo: Iron First
Regia: AA,VV
Anno: 2017
Paese: Usa
Serie: 1
Episodi: 13
Giudizio: 2/5

Danny Rand torna dopo 15 anni a New York. Sopravvissuto a un incidente aereo nel quale ha perso i propri genitori, è stato raccolto e addestrato da un gruppo di monaci. Tra le vette dell’Himalaya, nascosto agli occhi del mondo che lo credeva morto, è diventato l’Iron Fist, colui che è chiamato a difendere K’un-Lun e a combattere la Mano. Tornato a casa riprende, dopo una confusione iniziale, le redini dell’azienda di famiglia, essendone l’azionista di maggioranza. Il suo idealismo lo mette contro il resto del consiglio, nel quale spiccano Ward e Joy Meachum.

Alla fine è proprio vero. Da grandi poteri derivano grosse responsabilità. Raimi scrisse la battuta per l'allora Spider-Man di turno legato come molti suoi predecessori e successori a lasciare il testimone ad altri analoghi ibridi. Un beniamino che purtroppo proprio per essere stato continuamente forgiato da nuovi sceneggiatori e registi nonchè attori ha perso quella sua integrità e fama che invece saghe come BATMAN hanno saputo continuare a far parlare di sè nel corso degli anni. Ora mancava l'ultimo protagonista per la prossima saga , peraltro già finita e pronta per quest'anno che riunirà tutti e quattro i beniamini ovvero DEFENDERS.
Iron First vantava delle tavole eccellenti, una storia davvero incredibile per quanto riuscisse a mischiare diversi elementi portandoli a dei livelli molto alti. Creata da Roy Thomas e Gil Kane nel 1974 sanciva già alcuni passaggi importanti e traguardi innovativi che avrebbero dato fama e reso alcuni personaggi dei veri e propri precursori. Era riuscita ancor più dei suoi compagni a inventare una storia con mondi paralleli, una galleria di personaggi incredibile e una spiritualità di fondo che prendeva spunto da tutta la filosofia orientale (peraltro amata parecchio dagli sceneggiatori Marvel). Il quarto difensore sembra tra tutti proprio quello che fa più difficoltà a suscitare empatia nello spettatore per tanti motivi. Uno dei primi può essere sicuramente il ritmo e la narrazione che già nei primi episodi è lenta senza riuscire ad avere quel fascino che ad esempio in DAREVEDIL esercitava fin da subito (le altre due serie LUKE CAGE e JESSICA JONES non le ho viste e mi rifiuto). Sembra una stagione fatta e studiata in tutta fretta solo per restituire il pezzo mancante del puzzle prima dell'esordio della miniserie che li vedrà tutti e quattro uniti contro Elektra e la Mano. Proprio i nemici risultano anomali in questa stagione. Se nei fumetti gli antagonisti di Iron First erano straordinari e cupi oltre che arrivare ognuno da un pezzo diverso di un mondo sconosciuto e diverso per dare vita ad un torneo che ricorda un mix tra MORTAL KOMBAT e altro, qui invece ci sono diatribe familiari e ritorna la noiosissima Mano come a decretare il minimo sforzo nel cercare di dare vita a un'organizzazione criminale che non venga ricordata.
Finn Jones poi come protagonista è sbagliatissimo. Un belloccio che sembra continuamente specchiarsi nel suo ego e che non ha quelle fragilità e complessità del Rand del fumetto.
Ad un certo punto Iron First tocca proprio il fondo quando continua a citare K'un-Lun senza nemmeno sforzarsi per un attimo di far vedere il lavoro interessante e maestoso creato dai veri autori. Alla fine guardando questa insignificante serie ci si rende conto di essere anni luce dalla città del cielo.



martedì 7 marzo 2017

iboy

Titolo: iboy
Regia: Adam Randall
Anno: 2017
Paese: Gran Bretagna
Giudizio: 2/5

La storia di Tom, un adolescente il cui mondo viene capovolto da un violento incontro con dei delinquenti locali, durante il quale viene colpito da un iPhone, i cui frammenti s'integrano nel suo cervello. Tom conosce, vede, e può fare più di quello che potrebbe fare qualsiasi ragazzo. Con i suoi nuovi poteri si propone di vendicarsi della banda che ha aggredito Lucy, la ragazza che ama.

E se la tua realtà subisse un upgrade? iboy è la risposta girata in fretta e furia dalla Netflix, che cerca di mettere assieme giovani, nuove tendenze e tecnologie, una sorta di analisi che prendendo spunto dalla serie di BLACK MIRROR punta sui digital natives e il loro impatto coi media.
Il protagonista è un ragazzino con i poteri e il ritmo del film in alcuni momenti sembra voler ricordare quella dimensione ludica da comics contaminata con venature intelletuali sci-fi.
L'idea di partenza partendo proprio dagli spunti interessanti sul protagonista è buona.
Il problema è che viene sviluppata nel modo meno originale possibile.
Il risultato è un film che non è brutto ma sa di qualcosa di vago, inutile e poco sofisticato senza dimostrare di avere nessun guizzo intuitivo e ancor peggio nella narrazione che dal secondo atto si arrotola su se stesso senza dare continuità e regalare colpi di scena come nell'incidente scatenante.
Sembra proprio che la Netflix abbia bisogno di spendere più soldi e risorse possibili anche quando il film non è pronto così come la trama e il casting. Non lo dico per sentore ma perchè è la realtà che ci sta invadendo con prodotti che sembrano blockbuster in alcuni casi venuti pure peggio, mentre dall'altra parte ci sono titoli interessanti ma troppo "fracassoni". Iboy è un altro specchio per le allodole che promette tanto e mantiene poco senza riuscire ad approfondire tematiche distopiche.




giovedì 23 febbraio 2017

A monster calls

Titolo: A monster calls
Regia: Juan Antonio Bayona
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Conor è un ragazzino che vive una vita difficile: sua madre sta morendo di cancro terminale, a scuola è vittima di bullismo e ha una pessima relazione con la nonna e il padre e l'unica cosa che gli dà felicità è il disegno.
Una notte Conor viene visitato dal mostro, un'enorme creatura simile a un albero umanoide, che è venuto per raccontargli tre storie per avere in cambio una da Conor, legata alla sua "verità", e inizia un legame che aiuterà il bambino a riparare la sua vita infelice.

A monster calls è una fiaba strappalacrime molto bella che racconta una tragedia e il cammino di formazione di un bambino semplicemente meraviglioso. Conor sa che sta per perdere la madre.
L'autore narra gli ultimi passaggi confrontandosi con un destino doloroso che richiederà al piccolo protagonista forza e coraggio in una famiglia a pezzi con un padre che torna dal nulla e una nonna rigida che non accetta il lutto della figlia.
In questo quadro si disegna il contorno e l'elemento fantastico che giocherà nel film un elemento squisitamente formativo e al contempo destruttura i classici clichè del monster-movie.
Il terzo film del regista spagnolo che ha esordito con due film ben fatti e nulla più, ORPHANAGE e IMPOSSIBLE, trova prima di tutto una coproduzione che gli butta sul piatto tonnellate di soldi in modo da potersi permettere tutto e di più per quanto concerne il budget.
Eppure Bayona e Ness sembrano più colpiti dai dialoghi, dalla psicologia dei personaggi, dalla determinazione del bambino che non vuole lasciar andar via la madre mostrando continuamente una caratterizzazione dei personaggi funzionale ad ampliare le sorti del dramma e farlo esplodere in tutte le sue diverse forme. Connor si rifugia nel disegno, sino al giorno in cui la fantasia si trasforma in realtà e così il mostro dei suoi sogni esce dalla carta e prende vita proprio come capita con la magia e le fiabe. La creatura propone a Conor uno strano patto, prima gli racconterà tre storie poi, al termine, sarà lui a dovergli narrare la propria. Proprio come dicevo i dialoghi giocano un ruolo importante cercando un giusto equilibrio tra momenti toccanti e altri in cui gli stereotipi e i buoni sentimenti esagerano. Il cast chiama in cattedra alcune delle star del momento e altre che non hanno bisogno di presentazioni.
E'una favola cupa, dark, in cui bisogna preparare i fazzoletti perchè il tasso di lacrime e sentimenti e tale da far collassare, facendo un assolo dopo l'altro con le corde dei sentimenti dello spettatore e su questo gli spagnoli li conosciamo molto bene.
Un'opera che rimanda al PAESE DELLE CREATURE SELVAGGE a SWAMP THING ma viene citato negli intenti Dickens, inoltre è l'adattamento cinematografico del romanzo Sette minuti dopo la mezzanotte (A Monster Calls) del 2011, vincitore nel 2012 come miglior libro per bambini, scritto da Patrick Ness, anche sceneggiatore del film.
Lo stile animato per i sogni poi è fantastico, non eccessivamente esagerato ma sembra tutto un gioco di pastelli e acquerelli.
La storia pur avendo qualche minuto di troppo e allungando alcune scene e i dialoghi, ha una caratteristica molto potente, pur avendo un mostro magnifico in c.g, lo lascia sempre in secondo piano mettendo al centro i sentimenti e le emozioni del suo giovane adulto.



domenica 19 febbraio 2017

Sing

Titolo: Sing
Regia: Garth Jennings
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Il koala Buster Moon si è innamorato del teatro all'età di sei anni e al teatro ha dedicato la sua vita. Ha anche accumulato una discreta serie di fiaschi e di debiti e ora è ricercato dalla banca a cui ha chiesto un prestito e dai macchinisti che reclamano lo stipendio. Come salvare capra e cavoli? Buster ha un'idea geniale: un talent show. Apre quindi le porte del suo teatro ad una lunga fila di aspiranti cantanti e performer e sceglie i suoi gioielli: Rosita, maialina madre di 25 figli piccoli, Mike, topino vanitoso e vocalist d'eccezione, Ash, porcospina dal cuore rock e Johnny, scimmione dall'animo blues. Ci sarebbe anche Meena, elefantina portentosa, apparentemente troppo timida per esibirsi in pubblico...

Faccio difficoltà a trovare la giusta dose di empatia quando mi ritrovo a vedere film d'animazione per ragazzi quasi sempre al cinema con uno o più di loro affianco che si aspettano ovviamente che da un momento all'altro la risata.
Ho sempre sofferto di una rara forma di presa di distanza da alcuni personaggi troppo carichi di buoni sentimenti e dalla lacrima facile da quando sono piccolo e mi portarono a vedere la vaccata per eccellenza di nome ET, film cinematograficamente perfetto ma che a me è sempre stato in culo.
Sing muove le corde dell'anima, canta e suona senza mai fermarsi, crede in ognuno di noi, si fa portatore di sogni e speranze facendo pure una piccola critica sui nuovi talent show e le dinamiche di coppia che rischiano di saltare per una clausola del contratto discografico.
Sono così tanti e strutturati in modo diverso i personaggi da lasciare basiti per l'ottimo lavoro di caratterizzazione e performance di ognuno di loro.

Alcuni fanno più ridere di altri questo è chiaro ma Jenning che non dimentichiamoci è il regista di GUIDA GALATTICA PER AUTOSTOPPISTI è uno che sa far ridere e ragionare unendo in un mood splendido e con delle ottime canzoni ironia e temi sociali attuali e importanti come l'amicizia, l'autostima, l'empatia, il lavoro di squadra e tanto altro ancora.

venerdì 10 febbraio 2017

Occhi del parco

Titolo: Occhi del parco
Regia: John Hough
Anno: 1980
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Gli occhi del parco racconta di una famiglia composta da padre, madre e due figlie che decidono di trasferirsi in un'immensa villa ai margini di un bosco, proprietà di un'anziana signora che, dopo un'accurata selezione, cerca i coinquilini più adatti con i quali vivere.

Anche la Disney ha avuto un suo momento "horror" anche se il termine migliore è fantasy o commedia nera o mistery. Pochi esempi come RITORNO A OZ, finora il migliore in assoluto e QUALCOSA DI SINISTRO STA PER ACCADERE. Infine ma di questo non ne sono assolutamente sicuro tale DESERTO ROSSO citato da Murakami in un libro che non ricordo bene quale sia e che tutt'ora l'esistenza di questo film rimane un mistero.
Il film di Hough parla di case ma non proprio infestate anche se lo spirito della bambina morta è presente e diventa a tutti gli effetti il motore centrale per creare suspance e tensione, purtroppo però assente, così senza bisogno di dover andare oltre viene da se l'analisi di un "esperimento" venuto male dove i dialoghi diventano pedanti, il ritmo fa difficoltà ad ingranare per l'assenza di colpi di scena. Bette Davis non può da sola fare i miracoli e anche l'impiego di questo spirito risulta spesso ripetuto senza creare l'atmosfera e la suspance giusta.
Un tentativo fallito che ha il merito comunque di averci provato, contando che la Disney non è solita nel narrare questo tipo di storie.




sabato 28 gennaio 2017

Settimo figlio

Titolo: Settimo figlio
Regia: Sergej Bodrov
Anno: 2015
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Sta per scatenarsi una guerra tra le forze del sovrannaturale e gli uomini. Secoli prima, il Maestro Gregory aveva imprigionato la feroce strega Madre Malkin che, riuscita a fuggire, adesso è in cerca di vendetta. L'unica speranza per gli uomini è il giovane apprendista Tom Ward, settimo figlio di un settimo figlio, il solo in grado di sconfiggere la potente maga e la sua magia nera.

Il settimo figlio è un'altra operazione fantasy di puro marketing dopo i successi e la rinascita del genere. Affidando i ruoli del mentore e dell'antagonista a celebri volti noti, il regista russo Bodrov, che ancora non mi è chiaro cosa cerchi nella settima arte dopo un convincente MONGOL e per il resto solo film da dimenticare, viene ingaggiato come mestierante per questa terribile trasposizione. L'idea alla base è scontata quando funzionale al genere, il protagonista ha la solita faccia da fesso oltre ad essere il tipico belloccio che verrà presto dimenticato dalle major.
Lo sviluppo della trama oltre che ampiamente abusata non sembra aggiungere nulla di nuovo, i mostri sono creati con una pessima c.g e la Moore a metà tra strega e drago sembra la prima a non essere convinta, mentre Bridges gigioneggia facendo la parodia di se stesso.
In quest'epoca di fiabe, di scenari fittizi e quant'altro, il Settimo Figlio fa parte della lista nera dei film sul genere che sembrano avere il solo scopo di fare numero e di sottolineare il fatto di come le trame seppur già viste non debbano essere stimolate o trattate con quel qualcosa in più che riesca a unire fantasy con mito, mitologia e folklore. Uno dei più belli e convincenti di questi ultimi anni rimane sempre e comunque LA LEGGENDA DI BEOWULF.
Il settimo figlio è un giocattolone d'intrattenimento che riesce perfino ad annoiare.


giovedì 22 dicembre 2016

Chi ha paura delle streghe

Titolo: Chi ha paura delle streghe
Regia: Nicolas Roeg
Anno: 1990
Paese: Gran Bretagna
Giudizio: 3/5

Un orfano vive una terribile avventura, simile alle fiabe della nonna: un gruppo di streghe, in apparenza signore perbene, lo vogliono trasformare in topo.

Tratto da un romanzo di Roald Dahl "Le streghe", lo sconosciuto film di Roeg entra a pieno nel sottogenere sul filone delle streghe trovando alcuni spunti e delle idee davvero interessanti che seppur scritte in maniera a volte non così seria, diventa quella fiaba nera per adolescenti tipica del cinema anni'90 che ancora portava avanti quella spinta sull'avventura e la mistery tipica di quegli anni.
Un horror fiabesco che trova almeno due punti di forza come il primo atto, suggestivo e importante nel darci elementi che verranno sviluppati in seguito (ma con una buona tensione e atmosfera) e il finale con le streghe che mostrano il loro vero e inquietante aspetto.
E'un film anomalo perchè sposa una messa in scena che a tratti sembra una comune commedia per poi rivelare il suo lato grottesco con l'arrivo della Strega Suprema interpretata da Anjelica Huston.

Per alcuni aspetti mi ha ricordato il cult della Troma RABID GRANNIES per come in fondo dopo la trasformazione emerga sempre la parte più inquietante ovvero quella del sacrificio dei bambini che se nel film di Roeg è "assente" ricerca un target specifico e che riesca a mettere d'accordo tutti, il film della Troma invece è di una violenza e ironia abissale. In più il tema della fiducia tra estraneo e bambino con la scena madre dell'albero è interessante per far capire come in alcuni momenti possa sentirsi un orfano. Sono tanti i riferimenti presi da questo film e usati quasi come registro per recenti film sulle streghe o che trattino di paure e incubi che minano l'infanzia e l'adolescenza.

martedì 13 dicembre 2016

Animali fantastici e dove trovarli

Titolo: Animali fantastici e dove trovarli
Regia: David Yates
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Il giovane magizoologo Newt Scamander arriva a New York dall'Inghilterra con una valigia piena delle creature fantastiche che ha raccolto e salvato in molti anni di viaggi e ricerche. Senza volere, scambia però il prezioso carico con quello di Jacob Kowalski, pasticcere e No-Mag (è il nome americano dei Babbani), il quale libera inavvertitamente le creature, violando lo Statuto di Segretezza e mettendo Newt nei guai. È il 1926 e il Paese è in grande subbuglio: l'oscuro Gellert Grindewalt è introvabile, qualcosa di misterioso semina caos e distruzione per le strade della città e i fondamentalisti della caccia alle streghe sono sempre più infervorati. Il mondo magico e quello dei No-Mag sono pericolosamente vicini ad entrare in guerra.

Il mestierante Yates che ha diretto gli ultimi capitoli potteriani continua la sua filmografia dando vita ad una nuova opera della famosissima e ricchissima scrittrice inglese Rowling.
In questa nuova avventura destinata ad aprire i battenti per altri capitoli per alcuni aspetti la trama è più interessante e complessa della solita struttura e dello sviluppo dei film precedenti e della saga che è diventata più che celebre (un vero cult per molti adolescenti). Qui la magia è più complessa, gli elementi come in una matassa si sprigionano piano piano a partire dalle diverse dimensioni di queste creature fantastiche e del loro bisogno di poter avere un luogo dove vivere e riprodursi in pace e armonia (come la bellissima sequenza dentro la scatola in cui il protagonista ci porta in un luogo parallelo semplicemente meraviglioso).
Un film che proprio da questo elemento cerca di portare avanti anche alcuni intenti politici come la lotta contro l'estinzione degli animali e l'amore per la diversità delle specie.
Il male come i nemici e le istituzioni dietro cui si nascondono non ci dicono nulla di nuovo mantenendo un equilibrio, in questo caso tra realtà e fantasia, abbastanza funzionale.
Probabilmente i fan della saga impazziranno cercando di trovare tutti gli elementi che si uniscono al puzzle del maghetto. In più si da ancora più spazio ai "babbani" e la loro difficoltà a comprendere ed entrare nel mondo della magia.

Non per ultimo il ruolo di Ezra Miller che seppur un clichè da una significativa interpretazione sull'emarginato e sul potere nascosto e a volte pericoloso, dentro ognuno di noi.

One Piece Gold

Titolo: One Piece Gold
Regia: Hiroaki Miyamoto
Anno: 2016
Paese: Giappone
Giudizio: 3/5

Luffy e la sua ciurma di pirati incappa nella nave-città di Gran Tesoro, un luogo dominato dal colore oro, dai casinò e dalla adorazione per il gioco d'azzardo. Il capitano-proprietario, Guild Tesoro, lancia una sfida dal prezzo altissimo a Luffy: se quest'ultimo perde la scommessa sarà alla sua mercè.

E'la prima volta che mi imbatto in un lungo d'animazione su One Piece. Ho scoperto che sono arrivati al tredicesimo lungometraggio animato della saga, che ha incassato più di 5 miliardi di yen in patria. Devo dire che come film senza prequel o sequel ma come capitolo autoconclusivo non è assolutamente male contando l'immaginazione dell'autore e tutti gli elementi originali all'interno dell'opera che ecciteranno svariati fan della saga (i quali cercheranno di fare tutti i collegamenti possibili) che tra le altre cose è stata inserita nel libro dei Guinness dei Primati come "il fumetto disegnato da un singolo autore con il maggior numero di copie vendute" ovvero 340 milioni totali solo in Giappone.
Si ride, ci si prende sul serio, c'è azione in grossissime quantità con scontri a profusione e poi non mancano le sfide con un'inventiva sorprendente e alcuni personaggi nuovi e ben studiati senza contare la storia che verso la metà cita palesemente gli stilemi dell'heist movie.
Dalla lussuosa e incredibile location, Grantesoro, una sorta di nave/casinò che solca i mari per intrattenere il pubblico di tutto il mondo per arrivare ad una delle tante metafore e messaggi che il film lancia dalla morale fortemente incentrata sul denaro come sterco del demonio e radice di ogni male quindi il collegamento con le slot machine e i danni che stanno producendo non è affatto male fino ad arrivare all'esercizio del potere politico attraverso quello economico per controllare le masse. Grantesoro non è altro che la metafora di quei paesi industrializzati nelle cui pieghe del tessuto sociale soccombono le vittime della disparità economica. Tutto questo all'interno di un film d'azione e avventura non è cosa da poco.


martedì 8 novembre 2016

Star Trek Beyond

Titolo: Star Trek Beyond
Regia: Justin Lin
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

James Kirk e l'equipaggio della USS Enterprise raggiungono la stazione spaziale Yorktown, appena completata e pronta a ospitare milioni di persone. Di fronte a una richiesta di aiuto, Kirk decide di intervenire per scoprire cosa si nasconde al di là di una nebulosa. Scoprirà di essere atteso con ansia da forze ostili.

In Beyond l'ultimo capitolo della nuova saga di Star Trek che devo dire nel suo essere estremamente commerciale ha dato delle prove d'avventura e di fantascienza convincenti, l'Enterprise viene bombardata, l'equipaggio ucciso e i nostri protagonisti si ritrovano persi contro nemici forse troppo potenti.
Si cavalca subito l'onda dell'azione, la sete di conoscenza e la curiosità di sapere cosa nasconde l'universo buttandosi a capofitto in una missione di salvataggio che sin da subito sembra una potenziale trappola. Il terzo capitolo regala intrattenimento a palate, azione spettacolare e sempre una leggera dose di ironia nei dialoghi. Certo l'impianto narrativo è sempre lo stesso di film in film seguendo una logica e una prevedibilità abbastanza misurata. Il contributo di Justin Lin e J.J Abrams dietro è stato soprattutto quello di confrontarsi con un pubblico e pensare la saga per dei neofiti senza la necessità di dover conoscere la saga precedente e le storie e le avventure dei personaggi.


martedì 6 settembre 2016

Big Hero 6

Titolo: Big Hero 6
Regia: Don Hall, Chris Williams
Anno: 2014
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Ogni notte nei vicoli più reconditi della metropoli futuristica di San Fransokyo si improvvisano i ring delle competizioni clandestine più acerrime e avanguardistiche, i bot fight, o le lotte tra robot. Il quattordicenne Hiro Hamada, prodigio della robotica, è un insospettabile campione di tali tenzoni che lo portano inevitabilmente a rimanere invischiato in guai più grossi di lui, allorché vince grosse scommesse contro i veterani dell'azzardo. A salvarlo c'è però sempre il fratello maggiore Tadashi, che cerca di allontanarlo dalla pericolosa passione per i bot fight. A tal fine, Tadashi cerca di convincere Hiro ad entrare con lui nell'élite del San Fransokyo Institute of Technology. Dopo una visita presso il 'covo dei geeks', dove Tadashi presenta a Hiro i suoi sodali Gogo, Honey Lemon, Wasabi e Fred e il suo progetto Baymax, un robot gonfiabile inteso a fornire ausilio sanitario sia fisico sia psicologico, il genio teenager è più che convinto. Ma la sera della fiera di presentazione dei progetti di ammissione all'istituto, dove Hiro primeggia grazie ai suoi mirabolanti micro-bot, in grado di dar forma a qualsiasi proiezione della mente di chi li comanda, l'Istituto è d'improvviso avvolto dalle fiamme di un incendio in cui Tadashi perde la vita...

Big Hero 6 riesce in un impresa insolita per la multinazionale Disney.
Fondere con innovazione e intelligenza i classici disney con i moderni super eroi.
Il risultato è un ibrido con tanta azione e gusto, un alchimia che non sempre riesce ad essere incisiva, soprattutto nel finale, ma che sicuramente modernizza alcuni temi grazie all'apporto delle recenti tecniche in c.g che riescono a dare spessore e potenza immaginifica al film d'animazione.
Purtroppo chi perde di più in questo film è la caratterizzazione dei personaggi che si perde volendone mostrare tanti e riuscendo a salvarne pochi. Diversa invece è l'analisi dell'insolito robot che sembra una mescolanza tra tanti ibridi senza riuscire a far trasparire pathos come Wall-e ma facendo breccia nell'empatia dei suoi piccoli fan.

La colonna sonora, il brano Immortals in particolare, con il suo rock per teenager è una delle cose migliori del film.

lunedì 18 luglio 2016

Libro della giungla

Titolo: Libro della giungla
Regia: Jon Favreau
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Il cucciolo d'uomo Mowgli è cresciuto con il branco di lupi di Akela e mamma Raksha, nel rispetto della legge della Giungla. Al termine della tregua dell'acqua, però, la tigre Shere Khan torna a cercarlo: lei non ha rispetto del territorio altrui e finché non avrà Mowgli tutti i lupi saranno in pericolo. Il bambino decide allora di lasciare il branco, per proteggerlo, e la pantera Bagheera, che per prima lo portò ai lupi quando era piccolissimo, s'impegna a condurlo là da dove è venuto: al villaggio degli uomini.

Ormai è scontato che ogni anno escano una quantità incredibile tra remake e reboot.
Alcuni hanno una ragione d'essere sfruttando al meglio l'attuale tecnica della c.g o perchè in chiave post moderna aggiornano le tematiche di vent'anni fa.
Favvreau è bravo a dirigere avventura e azione e ha sensibilità per quanto concerne le pellicole per ragazzi. Dunque riesce ad accontentare e mettere d'accordo diversi target d'età in questa nuova affascinante avventura sul piccolo Mowgli rimanendo fedele al film della Disney del 1967.
Gli animali sono in una buna c.g come ultimamente capita per quasi tutte le scelte legate alle grosse produzioni americane. Tra una comparsata e l'altra Shere Khan e Re Louie risultano paurosi e sanno farsi rispettare, al film non manca quel senso legato alla solitudine, alla perdita e alla sofferenza sapendo allo stesso tempo unirla con scenari epici e un'atmosfera affascinante.

mercoledì 8 giugno 2016

Alice attraverso lo specchio

Titolo: Alice attraverso lo specchio
Regia: James Bobin
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Dopo molto tempo passato a bordo della nave Wonderland, il capitano Alice Kingsleigh torna sulla terra ferma londinese, rigida e ottusa.

Diciamo che negli ultimi anni i fantasy hanno cercato di accaparrarsi pubblico e cercare di sfruttare al massimo la c.g. In parte questa operazione è riuscita. In altri casi, come Alice & company, i progetti sono sempre stati controllati dalla Disney senza però riuscire a trovare una formula che convincesse e potesse dare enfasi e sostanza ad un soggetto così incredibilmente interessante (parlando sempre per il doppio pubblico).
Il marketing e i budget esagerati hanno purtroppo la tendenza a diventare una parata di CGI pacchiana piena di bizzarrie inutili, dimostrandosi, questo rispetto al suo già brutto predecessore, come un tentativo frettoloso ancora più frenetico e irritante.
Alla fine è tutta un'odissea spazio-temporale estenuante, passando da un piano temporale all'altro in un caleidoscopio confuso di immagini e colori.
La didascalica insistenza sul tema del paradosso temporale conduce a un climax prevedibile e poco sorprendente che può sicuramente fare la gioia degli occhi- grazie anche a un 3D raro a vedersi, in molti momenti - ma non altro e infatti non stupisce che forse il momento migliore è quello dove compare Tempo, personaggio ambiguo, forse il meglio rappresentato da Sacha Baron Cohen.

Alla fine tutta la storia di quest'ultima Alice nasce da una bugia della strega bianca per nascondere una marachella combinata in gioventù quando si era mangiata uun biscotto attribuendo la colpa alla regina rossa.