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sabato 18 novembre 2017

Codice Unlocked- Londra sotto attacco

Titolo: Codice Unlocked- Londra sotto attacco
Regia: Michel Apted
Anno: 2017
Paese: Usa
Giudizio: 1/5

Alice è un'agente della CIA che non lavora sul campo: camuffata da assistente sociale, aiuta a individuare tipi sospetti e potenziali terroristi. In passato era la migliore, ma ha scelto di stare in disparte perché non riesce a perdonarsi per un attentato a Parigi che non è riuscita a sventare. Quando dei falsi agenti la contattano per interrogare un sospetto, però, deve necessariamente impugnare la pistola: per salvare se stessa e impedire che qualcosa di terribile avvenga.

Codice Unlocked è il classico thriller di spionaggio che vede da una parte un'America sofferente che piange, abbracciando i fedeli sostenitori inglesi, e dall'altra le cellule jhadiste e i loro piani per far scoppiare altri attentati.
C'è una protagonista dal passato oscuro, autodidatta in tutto, che per non aver sventato un attentato rimane coi sensi di colpa fino a dover dar prova di sventare l'ennesimo complotto.
In più diventa il capro espiatorio perfetto affinchè tutte le intelligences le diano la caccia o la baccaglino per ottenere i suoi servigi.
C'è Orlando Bloom che recita Orlando Bloom che se la tira in un personaggio che ha più riprese è davvero così insopportabile da far ridere e basta senza stare a dare importanza al suo ruolo, tra l'altro il tipico doppio giochista. Poi abbiamo il nero che si sacrifica e John Malkovich che almeno cerca di restituire un minimo di dignità ad un film imbolsito, reazionario e tamarro e con tanti difettucci anche di trama che per quanto cerchino di mascherare emergono fuori come i sensi di colpa dello sceneggiatore.
Infine esce dalla tomba pure Michael Douglas che a parte le moine alla Noomi Rapace protagonista (paladina di questi film di spionaggio e fisic du role a tutti gli effetti) si vede già dalla seconda inquadratura che è un traditore (purtroppo non sei più bravo a mascherare nulla).

Mi spiace per Apted finito a dirigere questi blockbusteroni americani che non sembrano finire mai. La sua filmografia, soprattutto nei primi anni, ha regalato diversi film interessanti e che di certo non strizzavano così tanto l'occhio a una certa politica yankee.

mercoledì 15 novembre 2017

American Assassin

Titolo: American Assassin
Regia: Michael Cuesta
Anno: 2017
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

"American Assassin" segue le vicende di Mitch Rapp, geniale studente universitario e talentuoso atleta che, in seguito alla morte della sua fidanzata, avvenuta durante un atto terroristico, decide di cambiare vita. Invece di elaborare il lutto e condividere il dolore con la famiglia, Mitch matura la voglia di vendicarsi e per questo accetta di partecipare a un prestigioso programma di addestramento della CIA.

Quando l'America cerca di trovare l'ennesimo eroe che però diventa anti-eroe abbracciando l'ideologia reazionaria americana e bellica, nutrendo sentimenti e dubbi ci troviamo di fronte all'ennesimo pasticcio che dimostra come da parte della scrittura e della regia non ci sia la benchè minima voglia o interesse di mostrare qualcosa che in fondo non instilli la stessa indecorosa politica bellica americana.
Mitch, il protagonista, è il tipico giovane belloccio (ultimamente queste sagome che arrivano dalla musica e dagli spettacoli della Disney non si possono più vedere tipo di Harry Stiles, Brenton Thwaites, Logan Lerman, Scott Eastwood, etc) a cui hanno ucciso la ragazza e che quindi vuole/deve farsi giustizia.
Ma in che modo? Un pò come SPY GAME ma il film con Ford era assai meglio pur avendo ideologie che non condivido, il nostro Mitch inizia da solo una guerra contro il presunto "Stato Islamico" lavorando da solo, seguendo tutte le piste possibili, imparando l'arabo ed entrando nei siti più segreti e pericolosi dell'Isis.
Sembra davvero troppo da digerire soprattutto quando dimostra un atteggiamento pure strafottente da giovane ribelle incarognito che sembra sempre, e alla fine purtroppo lo dimostra, di essere il number one, come tutte le "favole" americane insegnano
Da metà film conta solo più l'azione e qualche dialogo sull'onore e sul "lasciami qui e salvati..." "no, io qui da solo non la lascio...ho già perso qualcuno" e allora il film diventa una simil barzelletta, un'autoparodia di se stessa dove Keaton, perfetto per il ruolo, sembra crederci quanto l'Avvoltoio in SPIDERMAN-HOMECOMING e Kitsch trova di nuovo un ruolo minore sempre da "arruolato"mezzo spostato mentale come spesso e purtroppo gli capita.
Il film ho scoperto poi è stato voluto i costi, oltre che dalle produzioni che in questo particolare momento geopolitico pericoloso, spingono molto su queste pellicole, e il noto regista, sceneggiatore e produttore Edward Zwick ha scritto lo script per questo thriller, basato sul romanzo di Vince Flynn, che descrive appunto la vita dell'agente della CIA Mitch Rapp.

Cuesta di buono può contare finora solo alcuni episodi di DEXTER e KILL THE MESSENGER sicuramente meno reazionario e propagandistico.

domenica 15 ottobre 2017

Kingsman 2-Il cerchio d'oro

Titolo: Kingsman 2-Il cerchio d'oro
Regia: Matthew Vaughn
Anno: 2017
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Fuori dalla sartoria Kingsman, Eggsy viene attaccato da Charlie, un viziato candidato che nel film precedente non aveva superato l'addestramento e ora è dotato di braccio robotico. La Kingsman viene poi attaccata e quasi annientata, tanto che rimangono solo Galahad - ossia Eggsy - e Merlino. Insieme scoprono che di fronte a una tale disperata emergenza devono rivolgersi ai cugini americani: gli Statesman, tra cui spiccano gli agenti Whisky, Tequila e Ginger Ale, mentre a capo del tutto c'è Champagne. Insieme a loro cercheranno di sventare lo spietato piano di Poppy, una potentissima narcotrafficante che sta ricattando il governo degli Stati Uniti per ottenere la legalizzazione di ogni tipo di droga.

Il secondo capitolo della parodia del nuovo agente segreto british che diventa yankee è un action incredibile e stroboscopico dove per un attimo il regista non sembra mai darsi pace cercando in tutti i modi di passare da una location all'altra regalando colpi di scena e inseguimenti ai limiti del praticabile e dell'inverosimile.
Infatti Kingsman-Il cerchio d'oro diventa a tutti gli effetti qualcosa di impossibile che mette in un angolino quanto di buono fatto con il primo capitolo per sottolienare l'arrivo delle produzioni americane e quindi il budget che è volato a dei livelli altissimi.
Godereccio, ironico, seducente, patinato, un fumetto in piena regola firmato da quel pazzo incredibile di nome Mark Millar in collaborazione con Dave Gibbons.
Vaughn ovviamente dopo i 414 milioni di dollari incassati con il primo capitolo ha deciso così di dirigere il suo primo sequel con un cast che vanta stelle di Hollywood a raffica anche se non tutti riescono a lasciare il segno o ad essere caratterizzati come si deve oltre che inserire figuranti che non hanno proprio senso come Elton John in un ruolo tra l'altro molto imbarazzante.
Oltre ad essere volutamente esagerato, il film cerca di trovare spunti interessanti sui trafficanti di droga, le nuove multinazionali che hanno più potere degli Stati che attaccano, senza avere la benchè minima idea di ciò che stanno facendo (in questo il personaggio di Poppy poteva dare di più senza venir mostrata come uno stereotipo a cui negli anni soprattutto nel cinema americano ci siamo abituati a vedere, qui in versione supervillain e madrina del narcotraffico con la fascinazione per i robot, il rock e l'America anni '50). Questa scelta finalizzata e che gioca a favore dell'incidente scatenante iniziale diventa geometrico nel trovare poi le linee di demarcazione perfette facendo incontrare i lord con i cowboy.
Usa e Gran Bretagna schierati assieme. Se non fosse un film, l'idea di una partnership tra due delle più grandi potenze della terra farebbe ancora più paura. E' così ancora una volta qualcosa di inglese è diventato americano a tutti gli effetti.
Come sempre intriso di citazioni tra cui spicca su tutti il cinema dei Cohen e in particolare FARGO.
I punti dolenti sono che ad un certo punto tutto è così esagerato da farlo diventare un fumetto pulp allucinato e grottesco ma che non riesce come nel primo KICK ASS a diventare politicamente scorretto e aggiungere alcuni tasselli originali e divertenti. Qui tutto è così patinato, i personaggi sono sempre e solo macchiette. Per fortuna che quello che il film deve fare lo mantiene: ovvero divertire con quella spregiudicata sgregolatezza che contraddistingue il cinema di Vaughn.



martedì 11 aprile 2017

Inferno

Titolo: Inferno
Regia: Ron Howard
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 1/5

Lo studioso di simbologia professor Langdon si risveglia in una stanza di ospedale a Firenze. È ferito alla testa, ha ricordi estremamente confusi e non sa perché si trova nel capoluogo toscano. Quando una donna vestita da carabiniere fa irruzione nella casa di cura non gli resta che fuggire con l'aiuto, della giovane dottoressa Sienna Brooks. Alla base di tutto c'è un genio della genetica che ha deciso di salvare l'umanità dalla sua altrimenti inevitabile dissoluzione diffondendo un virus che riduca drasticamente il numero degli abitanti della Terra.

Siamo arrivati all'ultimo capitolo di una saga che forse se la poteva giocare con IL CODICE DA VINCI riuscendo ad essere di fondo un thriller che gioca bene sulla simbologia cristiana.
Segnò un sodalizio tra Dan Brown-Ron Howard-Tom Hanks. Avevo letto dieci anni fa il primo libro ma non ritenni necessario andare avanti.
Inferno è una bolgia senza senso di rincorse e inseguimenti, una corsa mozzafiato in un thriller complottista su un virus che vuole decimare l'umanità.
Detto così parrebbe anche interessante se non fosse che Howard non mette una goccia d'animo in questo film dirigendo due attori che non sembrano loro (Hanks è troppo affaticato mentre la Jones fuori parte completamente ormai si trova infilata in tutte le mega produzioni) e sbagliando proprio tutto dagli incubi che destano il professore, agli intrighi scontati e poco convincenti fino ad un finale che demolisce completamente tutto.
Per fortuna che almeno la saga è finita. Sui libri avendone letto solo uno non mi pronuncio, ma questa saga, fatta forse eccezione per il primo capitolo, è una schifezza che non sta ne in cielo ne in terra.


giovedì 23 febbraio 2017

Moonwalkers

Titolo: Moonwalkers
Regia: Antoine Bardou-Jacquet
Anno: 2015
Paese: Francia
Giudizio: 3/5

1969: il governo americano ha bisogno delle riprese di un falso allunaggio per battere sul tempo i russi e manda a Londra un agente della CIA traumatizzato dal Vietnam perché convinca Kubrick a girarlo. Ma si mette in mezzo lo spiantato manager di un gruppo rock, e finiscono per ingaggiare un auteur sperimentale.

Un film furbetto e divertente. Una dissacrante commedia che cerca a suo modo di creare una sorta di parodia e ironizzare sui complotti in questo caso su uno di quelli di cui si è più parlato e della rivisitazione folle, drogata, esilarante, yippie e pulp dello storico allunaggio dell'Apollo 11.
Sono davvero tante le teorie sull’allunaggio da parte del governo americano, c’è chi sostiene che negli anni ’60 non sia assolutamente avvenuto nulla e che sia stata tutta una montatura a livello socio politico nel momento più caldo della Guerra Fredda e c’è invece chi sostiene che il governo americano sia veramente riuscito a compiere quel famoso piccolo passo per l’uomo, ma grande passo per l’umanità.
Qui c'è il Nathan di MISFTIS che dovrà interpretare niente poco di meno che sir"Stanley Kubrick", Ron Perlman che da solo salva tutto il film dal momento che il resto del cast è abbastanza sopra le righe e i risultati non sempre sono soddisfacenti. Si ride ma non poi così tanto.
Perchè al di là del complotto, c'è una band che suona concerti, una lotta tra gang inglesi e americane, travestimenti e inseguimenti, sparatorie, risse, discoteche, il tutto condito da uno stile dinamico e frizzante, la parodia sulla nota “teoria del complotto” con citazioni kubrickiane e tanta ironia dal gusto british/vintage.
Alla fine al regista non interessa concentrarsi sulla verità oppure no. Cerca semplicemente di far ridere e dare vita ad una pellicola con un ritmo potentissimo, sgargiante di colori ma che alla fine sembra un trip andato male e conoscendo Jacquet posso dire che il suo precedente FUNERAL PARTY era tutt'altra cosa.




domenica 27 novembre 2016

Free Fire

Titolo: Free Fire
Regia: Ben Weathley
Anno: 2016
Paese: Gran Bretagna
Festival: TFF 34°
Sezione: Festa Mobile
Giudizio: 4/5

Nove uomini e una donna s’incontrano in un magazzino in disuso per concludere un losco affare.

Weathley ritorna di nuovo in pole position. Uno dei registi migliori di questa ultima generazione dopo diversi film intensi e particolari (KILL LIST, DOWN TERRACE, FIELD IN ENGLAND, SIGHTEERS) e un'unica deviazione devastata dalle aspettative e dai critici sciacalli (HIGH-RISE al TFF 33°sempre nella sezione Festa Mobile) che l'outsider inglese ritorna in prima linea ai festival.
Con Free Fire si ritorna ai temi e agli strumenti tipici e prediletti del regista. Humor nero, dialoghi taglienti, molta violenza, scene grottesche, dinamismo senza controllo, ritmo ai massimi livelli, azione concitata, scene surreali e paradossali e infine delle caratterizzazioni forti visto che la sua ultima opera e prima di tutto un film di attori e di recitazione (fatta eccezione per due o tre del branco) per dei personaggi eccessivi e caricati, affascinanti e stilosi quanto grezzi, romantici, manipolatori, alcolizzati, narcisisti e tossici incalliti.
L'ultima opera del regista si potrebbe definire un thriller/action/commedia ad altissima tensione senza quasi storia ma colma di azione e alcuni ma intelligenti colpi di scena e sotto-storie che danno ancora più tensione e complessità al film.
Free Fire sembra prendersi meno sul serio ma non poi così tanto, contando che il dramma insito nel film e nelle conseguenze inattese nonchè gli effetti perversi di questa carneficina hanno un taglio profondamente drammatico che seppur giocato con un'ironia macabra e travolgente (le risate sono assicurate) rimane impregnato proprio dalla sofferenza dei suoi personaggi e il loro tentativo disperato di mettersi in salvo e capire cosa è andato storto.
Siamo negli anni '70. Tutti sono vestiti in modo alternativo con giacche così spesse da diventare quasi giubbotti anti proiettili, un cast assolutamente eterogeneo dove compaiono attori americani, inglesi, italiani, etc (un'altra scelta che da il suo valore aggiunto soprattutto in lingua originale per capire al meglio alcuni dialoghi e le battute e le incomprensioni proprio sugli accenti).
E poi senza dover ricorrere agli spoiler, l'incidente scatenante, la scintilla che nasce proprio dalla manovalanza e dalle conseguenze ai danni di una donna fanno tutto il resto...un casino che nel giro di qualche battuta assume proporzioni gigantesche in una faida che trova nei suoi innumerevoli pregi quello di avere un'unica location, un magazzino abbandonato che ricorda per alcuni aspetti l'esordio di Tarantino.

Free Fire infine conferma il talento di un autore a 360° che scrive, monta, dirige, costruisce, spaziando da un genere all'altro con un divertimento, una passione e una disinvoltura ammirevole.

venerdì 18 novembre 2016

Jack Reacher-Punto di non ritorno

Titolo: Jack Reacher-Punto di non ritorno
Regia: Edward Zwick
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Jack Reacher ritorna con il suo marchio di giustizia nel sequel Jack Reacher: Punto di non ritorno. Susan Turner, maggiore dell'esercito che dirige la vecchia unità investigativa di Reacher, viene arrestata con l’accusa di spionaggio e Reacher, consapevole della sua innocenza, deve aiutarla ad uscire di prigione e scoprire la verità dietro una grande cospirazione del governo per proteggere i loro nomi e salvare le loro vite. Fuggitivo dalla legge, Reacher scopre un potenziale segreto del suo passato che potrebbe cambiare la sua vita per sempre.

Tom Cruise ovunque lo metti recita sempre allo stesso modo. Quasi tutti i suoi film sono uguali, dalle missioni impossibili (che tanto impossibili non sono se siamo arrivati al sesto capitolo) ai film di fantascienza. Sono davvero pochi i film in cui è riuscito ad uscire da un personaggio costellato di stereotipi grazie al talento di alcuni registi (Anderson,Mann,Kubrick).
Jack al suo secondo capitolo veste nuovamente i panni dell'ex investigatore militare che strizza l'occhio agli spy movie e sente da lontano l'aria di corruzione e spionaggio che aleggia dietro questa grande cospirazione del governo che Jack ha sempre difeso.
E'un film modesto, che strizza l'occhio al passato, coniuga tutti i luoghi comuni possibili e immaginabili (la storia d'amore con la sua collega/capo, la figlia ritrovata) si nutre delle scazzottate vecchia maniera e dei clichè dei film di genere anni '80, del rifiuto per gli effetti digitali a favore di sequenze d'azione realizzate in maniera artigianale.

Come action-movie funziona bene, narrativamente ben scandito e uno degli elementi migliori e sicuramente la lotta e la sfida con un altro contractors ingaggiato dal governo per uccidere Jack (una sorta di Ryan Gosling dei poveri). Insomma la solita corsa in giro per l'america tra una scena d'azione e un dialogo che cerca di essere ironico ma viene scandito dalla monolitica faccia di Reacher.

lunedì 3 ottobre 2016

Maryland

Titolo: Maryland
Regia: Alice Winocour
Anno: 2015
Paese: Francia
Giudizio: 4/5

Vincent, un soldato francese delle forze speciali appena rientrato dall'Afghanistan, è affetto da stress post traumatico e per il momento non è autorizzato a ritornare in azione. Viene così assunto come guardia per garantire la sicurezza nella lussuosa villa del milionario libanese Imad Whalid, in Costa Azzurra, dove è stata organizzata una serata di gala. Poiché deve partire improvvisamente per Ginevra, Whalid gli chiede di sorvegliare per 48 ore la moglie Jessie e il figlio. Immerso nella vita privata della famiglia, Vincent sembra cadere vittima della paranoia, prima di scoprire che il pericolo da egli paventato sia più reale che mai.

Maryland è un film con tanti limiti, una storia che si può riassumere in una riga, dialoghi striminziti eppure nonostante tutto riesce ad essere estremamente affascinante.
E' un thriller fondato sull'angoscia, costruito con una storia che storia non è, che punta su una suggestione sonora di forte impatto seguendo il suo protagonista tra immobilità e staticità prima di alcune interessanti esplosioni di violenza. I personaggi sono fisici, parlano poco, si muovono e costruiscono i loro punti di forza con sguardi e gesti. La loro caratterizzazione spesso non va oltre un semplice accenno eppure bucano lo schermo. Schoenaerts di nuovo veste i panni di un personaggio che gli sta a puntino, il fisic du role giusto, confezionando un’ottima performance, tesa e rabbiosa, una via di mezzo tra BULLHEAD e UN SAPORE DI RUGGINE E OSSA.
C'è qualcosa in questa non-storia che lascia il sapore di incompiuto e di un esercizio di stile volutamente lasciato a metà. Eppure allo stesso tempo non riesci a smettere di seguire Vincent da un corridoio all'altro, di sentire questi suoni, questa paranoia che si consolida e che percepiamo dagli sguardi di Jesse e del suo stupore nella paura di non sapere con chi ha a che fare. Soprattutto lo stress post traumatico riesce ad essere inquadrato molto bene dandogli spazio, sofferenza, paura e quella sorta di pazzia che lascia sempre lo spettatore in balia di cosa potrebbe fare Vincent da un momento all'altro.



venerdì 23 settembre 2016

Jason Bourne

Titolo: Jason Bourne
Regia: Paul Greengrass
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Nick Parsons, ex agente della CIA, si infiltra in un ritrovo di hacker a Reykjavik per penetrare nei segreti dell'intelligence statunitense. Così facendo recupera quello che forse è il tassello mancante nella ricostruzione delle origini di Jason Bourne, uomo trasformato in una sorta di macchina omicida in seguito a un esperimento della CIA. Nicky riesce a contattare Bourne, datosi alla macchia, e l'incontro tra i due attira subito le attenzioni dei vertici di Langley, determinati a eliminare entrambi.

Mah. Boh. Perchè? A me già 007 non mi sta simpatico, trovo simpatici solo i super-idioti che hanno come protagonisti Statham o gente simile perchè hanno il doveroso compito, e loro lo sanno bene, di non prendersi sul serio.
Bourne lo fa. Dammon è sempre antipatico, qui muscoloso, butta a terra energumeni con un pugno solo, possiede il dono del teletrasporto e di far innamorare una gnocca come la Vikander, qui con l'unico ruolo da accessorio, visto che la stanno infilando dappertutto.
L'ultimo, si spera, capitolo, di una saga che ad un certo punto ha infilato pure un altro attore, Renner, è velocissimo, con un ritmo forsennato e all'avanguardia, esplode, salta, insegue, spara, uccide, s'incazza, alza la voce, si camuffa, si sorprende, insomma è una vera spia che per contro rispetto ai precedenti capitoli, qui ha la sua svolta, il colpo di scena che nessuno si aspettava e di cui non fregava niente a nessuno. Scopre il suo passato e che suo padre è stato ucciso da coloro che lui serviva fedelmente (un colpo di scena tra i più importanti del cinema del 2016)
Cosa vuoi dire a un film del genere. E'girato da dio, Greengrass si è fatto anche lui i polsi dirigendo action, non è reazionario come i film con Butler in ATTACCO AL POTERE, e dal canto suo ha un paio di scene decisamente sorprendenti.
Alla fine di tutto questo sorge spontanea la domanda...ma mio caro Jason...non potevi svegliarti un po prima visto che come McGuyver sei il più furbo e astuto del mondo.
Difendibile per tutto tranne che per una macchinosa storia che già dall'inizio ha esaurito tutto.



martedì 20 settembre 2016

Operazione U.N.C.L.E

Titolo: Operazione U.N.C.L.E
Regia: Guy Ritchie
Anno: 2015
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Durante la guerra fredda America e Russia decidono di unire le proprie "intelligenze" per un'importante operazione internazionale. Un agente a stelle strisce dovrà collaborare assieme al proprio corrispettivo sovietico, nonostante la reciproca diffidenza e le ovvie differenze di stile e prospettiva, assieme ad una ragazza che lavora come meccanica nella Germania dell'Est, per impedire a dei villain ricchi, spietati e soprattutto italiani di sconvolgere l'equilibrio geopolitico mondiale con una nuova arma di distruzione di massa.

A parte i film di Holmes che sono una spanna inferiori alle precedenti opere, lo ammetto.
Guy Ritchie è un tamarro che sa fare dei bei film e mi ha davvero fatto ridere e al contempo esaltare. Trame intricate e allo stesso modo furbacchione, parodie di generi, cast sempre alle stelle, musiche che già da sole, come per i film di Tarantino, meritano un ascolto e infine tanta azione.
Contando che finora ROCKNROLLA rimane a mio avviso il suo film migliore, il regista cerca di riproporre una spy story omaggiando gli anni '60 con un cast che seppur non mi convinceva (Cavill purtroppo ha indossato un costume che non riuscirà più a togliersi) e una storia per certi versi poco interessante, almeno da come veniva fatta passare, alla fine mi sono dovuto ricredere.
Ritchie prende in giro da una parte e dall'altra i servizi segreti, la guerra fredda, russi e americani, spie contro altre spie. Sono tutte facce della stessa medaglia e prima lo capiscono, meglio è.
Alla fine sembra quasi un manifesto di come due personaggi così distanti, nelle apparenze, non fanno altro che farsi il filo l'uno con l'altro, sfidandosi a chi c'è l'ha più lungo e buttandosi in imprese eroiche per il solo gusto di esibire la propria forza e il proprio talento.
Ed è qui che si apre un sipario di soluzioni e scelte narrative scoppiettanti.
I dialoghi come sempre sono frenetici e osano più di quello che ci si poteva aspettare, l'esagerazione e l'appeal non mancano e di nuovo si sfrutta al massimo l'iperbole fumettistica, senza però danneggiarla com'era in Holmes.
Un film insolito per un regista che sa come amalgamare i generi e dare tono e spessore alle sue opere. Ci riesce in due ore di film senza mai renderlo pesante e troppo complesso.
Di nuovo un film inaspettato per un regista che finora non ha commesso tanti errori.


lunedì 18 luglio 2016

Attacco al potere 2

Titolo: Attacco al Potere 2
Regia: Babak Najafi
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

In seguito ad un attacco dei droni dell'esercito Usa, il trafficante di armi Aamir Barkawi perde la figlia durante la celebrazione delle sue nozze. Anni dopo, in seguito alla scomparsa del Primo Ministro britannico, le autorità mondiali, tra cui il Presidente degli Stati Uniti, vengono invitate a partecipare al funerale di Stato. Il pericolo di un attacco terroristico è elevatissimo, ma nessuno si aspetta qualcosa di simile a ciò che avverrà.

Attacco al potere 2 è un brutto film con dei buoni effetti speciali. Aumenta la mole di action e di sparatorie del primo capitolo e cerca di spiegare con un incidente scatenante in fondo banalissimo, il reale pericolo dei droni e delle responsabilità e conseguenze che ne derivano.
Il nostro eroe, il"soldato reazionario", l'amico del presidente Mike Banning dopo aver perso la moglie nel primo capitolo si caricherà sulle spalle una nuova prova di forza per salvare il presidente e l'America. E'difficile trovare altri parole o stimoli per cercare di dire qualcosa su un prodotto che fin da subito scopre tutte le carte e non presenta colpi di scena.

C'è solo per chi riesce, da trovare una verosimiglianza in tutte queste morti ed esecuzioni da ambo le parti che sembrano giustificate sul nascere...Najafi l'unica cosa buona che fa è mostrare come i popoli "nemici" attaccano sempre dopo una provocazione americana.

martedì 12 aprile 2016

Attacco al potere

Titolo: Attacco al potere
Regia: Antoine Fuqua
Anno: 2013
Paese: Usa
Giudizio: 1/5

Mike Banning è un agente della sicurezza al servizio del presidente degli Stati Uniti d'America. Brillante e intraprendente, è ben voluto dalla First Lady e da suo figlio, un ragazzino di pochi anni che sogna un giorno di servire il Paese. Alla Vigilia di Natale la donna muore in un tragico incidente, 'sacrificata' insieme a due agenti per salvare la vita del presidente. Sollevato dall'incarico e costretto dietro alla scrivania, Mike conduce una vita ordinaria a cui proprio non riesce ad abituarsi. L'attacco alla Casa Bianca da parte di un gruppo di estremisti nord coreani, che vorrebbero 'detonare' gli States, gli offre finalmente l'occasione di tornare operativo. Sopravvissuto ai colleghi caduti come mosche nei corridoi della residenza presidenziale, Mike prova a raggiungere il bunker dove il Presidente è tenuto in ostaggio con il suo staff. Mentre l'America trattiene il respiro, l'agente Banning si riprende gloria e reputazione.

Classico action americano esagerato e reazionario.
“Gli Stati Uniti d’America non negoziano con i terroristi”.
L'ultimo film di Fuqua, regista specializzato nell'action a stelle e strisce con all'attivo forse un paio di film menzionabili sicuramente non regala gloria e onore a nessuno meno che mai il paese al mondo che non può per storia e bisogno fisiologico, fare a meno della guerra che sia in casa o fuori.
Il problema di questi film estremamente propagandistici di stampo nazionalista e che purtroppo finiscono sempre per cospargere di ridicolo e di pericoloso qualsiasi paese che in un epoca storica o in un'altra colpisce gli interessi yankee, diventandone nemico da bombardare con i media ancora prima che con la forza bellica militare, e quello per cui spesso e volentieri piacciono e la gente legittima le azioni dei suoi protagonisti vedendole come le uniche possibili.

Banning è il tipico esempio di un conservatore che sa di aver fatto la cosa giusta per il suo padrone ma ha dovuto pagare un prezzo. Vive con la speranza che qualcosa di brutto possa capitare al suo stesso presidente per poter riavere fiducia. Sembra la storia di uno di quei cani tanto fedeli al loro paese che per amore incondizionato non riesce mai a ragionare o provare a pensare al significato delle sue azioni.

venerdì 29 gennaio 2016

Sicario

Titolo: Sicario
Regia: Denis Villeneuve
Anno: 2015
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Un'imboscata dell'FBI rivela molto piu' di quanto era previsto: lo spettacolo orripilante di decine di cadaveri nascosti nei muri e con la testa sigillata in sacchetti di plastica. Per allargare la squadra che va a caccia dei mandanti di quel massacro la CIA arruola Kate, la giovane agente dell'FBI che ha partecipato all'imboscata rivelatrice, anche se lei è un'esperta di rapimenti mentre la squadra combatte da tempo contro il cartello messicano della droga. È l'inizio di una discesa agli inferi che coinvolgerà tutti i servizi segreti statunitensi (e la coscienza di un Paese) disposti a trasgredire ogni regola e a sacrificare ogni parvenza di umanità pur di mantenere il controllo (ma senza alcuna volontà di debellare il Male).

Sicario parte da un dato di fatto che allo stesso tempo è un sintomo che gela il sangue: il narcotraffico ha vinto.
Gli eroi non esistono e le politiche servono solo a cercare di mantenere una calma apparente.
I cartelli della droga detengono il potere e continuano le loro faide interne.
I servizi segreti americani possono solo rimanere a guardare e prendersi una piccola fetta senza però mettere troppo scompiglio.
Per il resto servono nuove reclute da usare come soldatini per superare il confine dal momento che l'Fbi ha le mani legate e quindi i federali sono merce preziosa.
Villeneuve è un regista che sa il fatto suo e sembra focalizzarsi su alcune tematiche che ripropone con schemi diversi in tutti i suoi interessanti film usciti finora.
La volontà di mantenere un ordine a tutti i costi e la consapevolezza di trovarsi sempre e comunque di fronte ad un caos inarginabile, sembrano essere i due perni della sua politica d'autore.
Senza nessun dubbio, Sicario è il più cinico di tutti, senza cadere in nessuna trappola, ma cercando di mantenere tutto privo di una morale, in una messa in scena codificata, senza catarsi e riscatto dei personaggi, come in un limbo in cui a parte Kate, tutti sembrano disumanizzati.
A livello tecnico il regista è bravo con una regia e una resa visiva eccelsa che non può che migliorare rispetto ai film precedenti (complice l'allargamento di confini) e strizzando l'occhio per alcuni aspetti alla Bigelow e Mann.
Il cast è delizioso e Del Toro fa gli straordinari risultando doppiamente inquietante, almeno fino alla scena della sua vendetta che sembra davvero un pò esagerata e indubbiamente destabilizza l'atmosfera del film. Brolin è un marmo, così come la paura e lo smarrimento espressi sul volto della Blunt danno ancora più enfasi al mood perfetto del film.



lunedì 16 novembre 2015

Spectre

Titolo: Spectre
Regia: Sam Mendes
Anno: 2015
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

La morte sfila per le strade di Città del Messico e dietro la maschera di un teschio. In missione per conto di M, la defunta M che gli ha lasciato un video e un incarico spinoso da risolvere, James Bond sventa un attentato e uccide Marco Sciarra, terrorista legato a SPECTRE, una misteriosa organizzazione criminale e tentacolare. Il suo colpo di testa gli aliena Gareth Mallory, il nuovo M alle prese con pressioni politiche e Max Denbigh, membro del governo britannico che non vede l'ora di mandare in pensione i vecchi agenti dell'MI6 e di controllare con tanti occhi le agenzie del mondo. Congedato a tempo (in)determinato, Bond prosegue la sua indagine contro il parere di Mallory e con l'aiuto dei fedeli Q e Moneypenny. Tra un funerale e un inseguimento, una vedova consolabile e una gita in montagna, l'agente 007 stana Mr. White, una vecchia conoscenza con crisi di coscienza e una figlia da salvare. Bond si fa carico di entrambe e protegge Madeleine Swann dagli scagnozzi di SPECTRE, amministrata dal sadico Franz Oberhauser. È lui l'uomo dietro a tutto, è lui il megalomane da eliminare. Madeline la chiave per risalire. Per risalire alla sua nemesi, per risalire il suo tempo perduto.

Spectre è un concentrato di azione come del resto c'era da aspetttarsi.
Cambi di location incredibili, inseguimenti mozzafiato, acrobazie mirabolanti e una tecnica, quella di Mendes al suo ultimo film su Bond, davvero a grandi livelli estetici e soprattutto tecnici.
Soprattutto l'inizio del film in Messico e orchestrata e portata in scena nel miglior modo possibile.
Però rispetto al precedente SKYFALL l'impianto realistico a questo giro risulta ancora più assurdo e fracassone, Craig non fa una smorfia e il suo Bond è completamente spersonalizzato, gli abiti sono sempre eleganti, nuovi e perfetti anche quando i protagonisti si trovano su un treno sperduto. L'ultimo 007 dura davvero molto e in particolare l'ultimo atto è così incredibilmente banale da far crollare tutta la costosissima costruzione del film, come nella scena finale inscenando una delle esplosioni più costose nella storia del cinema.
Il controllo totale attraverso la rete, l'organizzazione segreta, e tanti altri temi su cui il film cerca di mordere l'attenzione dello spettatore, non sono sempre all'altezza e quando la suspance cala ci sono dei buchi e dei momenti di imbarazzo pazzeschi come nella scena del rapimento tra le montagne.

Se poi ci mettiamo che il villain di turno, Waltz, fa di tutto per non caratterizzare il suo personaggio allora la macchina produttiva perde tutta la poca consistenza che gli rimaneva.

lunedì 5 ottobre 2015

Drug War

Titolo: Drug War
Regia: Johnnie To
Anno: 2012
Paese: Cina
Giudizio: 4/5

Un'unica lunga operazione antidroga, che inizia con la cattura di un gruppo di corrieri portatori di pacchetti di cocaina dentro il proprio corpo e mira ad arrivare fino alla cupola del narcotraffico. Tutto è visto attraverso le azioni di Lei, un funzionario di polizia sveglio e totalmente dedito alla causa (come il resto del suo team), e attraverso il rapporto che sviluppa con Ming, trafficante pentito che decide di fare il doppio gioco per la polizia tradendo i suoi sodali.

Johnnie to è uno dei più interessanti maestri di cinema contemporaneo capace di muoversi tra i generi come pochi e sapendo portare il poliziesco e il noir a dei traguardi incredibili.
Drug War ne è la perfetta dimostrazione. Non che bisognasse averne altre dopo i numerosi capolavori del maestro, ma Drug War è complesso, disturbante, drammatico, ipnotico, di denuncia oltre che recitato ottimamente.
Girato in maniera sontuosa è un film in primis di denuncia che attraverso un carosello di maschere e tradimenti, raffredda la manichea divisione tra buoni e cattivi facendocene cogliere tutte le ambiguità in un thriller sfumato e ricco di complessità.
To in conferenza stampa dice a proposito del film che la differenza tra i criminali di Hong Kong e quelli del Mainland è che i secondi devono fare i conti con la pena capitale.
E infatti uno dei temi più interessanti del film è proprio la tematica relativa alla pena capitale per i trafficanti di droga in Cina attraverso l'iniezione letale.
L'asetticità disumana di tale tortura (forse per la prima volta sugli schermi) vorrebbe dimostrarci che "il crimine non paga", ma la coda finale mette alla berlina un sistema che sfrutta, fino all'ultimo e senza pietà alcuna, la sua posizione di vantaggio per carpire informazioni e continuare la sua (giusta) crociata.
Dovendo scendere a compromessi con la censura cinese, per poter trattare il complesso tema della guerra alla (e per la) droga in Cina, il regista è dovuto passare attraverso non poche difficoltà, in primis la serie di lunghi controlli sulla sceneggiatura e sull'esito finale da parte del governo.
Drug War non ha eroi e non ci sono vincitori come non esiste un happy-ending.

E'tutto straordinariamente reale e coinvolgente. Vergognoso che in Italia non abbia fatto capolino se non in qualche festival.

domenica 30 agosto 2015

Spy

Titolo: Spy
Regia: Paul Feig
Anno: 2015
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Susan Cooper, agente della CIA senza licenza di uccidere, è relegata dietro alla scrivania da un machismo duro a morire. Analista brillante, Susan 'teleguida' gli agenti su campo da un ufficio underground infestato da ratti e pipistrelli. Innamorata di Bradley Fine, agente charmant che abusa del suo ascendente, Susan fatica a trovare il suo posto nel mondo. Intelligente e competente, è minata da un'insicurezza atavica che affonda le radici nella relazione materna. La morte improvvisa di Fine, per mano della perfida Rayna Boyanov, boss in capi sinuosi ossessionata dai suoi capelli e decisa a vendere un ordigno nucleare a un pericoloso criminale, vince le sue resistenze. Ma la vita fuori dal bureau si rivela presto vorticosa e complessa, a complicarla poi intervengono un agente dimissionario dall'ego ipertrofico e un agente 'italiano' col vizio del palpeggiamento. Arruolata per monitorare senza avvicinare il suo bersaglio, Susan finirà per confrontarsi con Rayna in un casinò di Roma, innescando un'operazione che la vedrà indiscussa protagonista sotto improbabili parrucche e deprezzanti coperture.

Spy è una cazzatona col botto, uno di quei film parodia sul genere spy-story che cercano di salvarsi in corner con uno script furbo e che cerca di colpire lo spettatore con una carica di umorismo a metà tra le gag americane e le slapstick inglesi.
La trovata clamorosa che sembra essere piaciuta di più è quella di aver piazzato una donnona corpulenta come bond-girl, elemento che ho trovato spesso fuori luogo e quasi per nulla irriverente, dal momento che non ho mai amato James Bond in generale.
Ciò che invece non mi aspettavo dal momento che Jude Law non ha mai fatto ridere in nessun film, è Staham, che dalla sua espressività marmorea riesce, con un ruolo davvero azzeccato, nella difficile impresa di far ridere il pubblico con una buona dose di autoironia.
E' un film quello di Feig, regista che rimane ancorato al genere con un passato nelle serie tv, davvero molto lungo, preparato minuziosamente ma senza nessun colpo di scena.



domenica 19 aprile 2015

Kingsman-Segrete Service

Titolo: Kingsman-Segrete Service
Regia: Matthew Vaughn
Anno: 2015
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Tratto dall'omonimo fumetto di Mark Millar, è la storia di un'organizzazione supersegreta britannica che recluta e forma spie. L'agente Harry Hart inserisce nel programma di formazione il giovane Eggsy, un ragazzo rude ma di grandi potenzialità, figlio di un suo amico morto anni prima durante una missione. Insieme dovranno impedire al geniale Richard Valentine di portare a termine il suo folle compito di "salvare" il mondo.

Kingsman è stupido, ma quello si sapeva. Dunque vederlo significa aspettarsi un giocattolone che fa il filo ad un buon fumetto. C’è un nutrito manipolo di attori, la storia è tutto tranne che incalzante ma l’azione fa da vettore su cui si concentra tutto quello che uno può immaginarsi.
Eppure non c’è un minimo di violenza (il top del non-sense sono le teste che esplodono con nuvole psichedeliche) come succedeva già per la trasposizione dell’ottimo WANTED purtroppo diventato un Blockbuster becero (ora i Blockbuster non esistono più, ma questo sarebbe stato praticamente identico). 
L’ennesima pellicola di Vaughn, un Ritchie di serie B, è patinato e adattabile a qualsiasi target in modo da fare il botto solo al botteghino ma non con i fan del fumetto, ancora una volta umiliati.
Più British di così poi si muore. 
La scena che ho apprezzato di più è quella nel finale, un po’ sessista, in cui la principessa dice al ragazzotto spia protagonista (un attore di cui probabilmente non sentiremo più parlare vista l’arroganza di fondo) che se sarà liberata potrà essere inculata, e così accade. Beh uno humor irriverente, colto, ma che alla fine soddisfa i palati.

Vaughn di buono ha fatto KICK-ASS e poi basta, anche X-MEN a parte gli effetti speciali ha stufato ed è diventata quella tipica saga in cui vari registi si passano il testimone pensando che stiano, come per i comics in quest’ultimo periodo, attuando una politica degli autori….

domenica 29 settembre 2013

Ballistic

Titolo: Ballistic
Regia: Wych Kaosayananda
Anno: 2002
Paese: Usa
Giudizio: 1/5

Nel gioco mortale dello spionaggio internazionale, agenti esperti e anonimi scatenano guerre segrete per ottenere potere, informazioni e per salvaguardare la sicurezza nazionale. Secondo le recenti voci circolanti tra queste schiere esclusive, esiste un nuovo ed ingegnoso dispositivo di assassinio. Microscopico ed iniettabile.
Nella folle corsa per ottenere questo dispositivo, solo due persone, nemici giurati, possiedono le capacità, il talento e la tenacità per riuscire. Una è l'agente conosciuta unicamente col nome in codice Sever. L'altro è il brillante e determinato ex cacciatore d'uomini del FBI, Jeremiah Ecks.

Davvero penoso l'esordio e finora unica opera del regista thailandese. Che cosa dire di un altro film basato da cui è uscito un videogioco in prima persona per Game Boy Advance, dal titolo Ecks vs Sever, valutato positivamente dalla critica specializzata.
Una bidonata senza ne capo ne coda che mostra solo Banderas e Liu come biglietti da visita in uno scontro davvero imbarazzante. Davvero nulla si salva in questa caotica e sconclusionata storia, un vaso di pandora di esplosioni, fumogeni, finti duelli a colpi d’arti marziali , di raffiche d’armi da fuoco che non colpiscono mai il bersaglio.
La storia è messa insieme con poche sequenze dilatate fino alla “distruzione” semidefinitiva del set. Una bolgia infernale in cui ci si chiede cosa abbia spinto le due "star" ad accettare un ruolo simile. Per farvi capire di cosa stiamo parlando vi dico solo che in confronto MR & MISS SMITH è quasi un film guardabile.

lunedì 25 febbraio 2013

The Bourne Legacy

Titolo: The Bourne Legacy
Regia: Tony Gilroy
Anno: 2012
Paese: Usa
Giudizio:2/5

A Yukon, in un paesaggio immerso nella neve, un uomo riemerge dalle gelide acque di un fiume, afferra un oggetto nascosto sul fondo e va a scaldarsi vicino a un falò, prima di lanciarsi in un'altra missione. L'uomo è Cross, un agente che lavora per il programma segreto Outcome. Giunto in una casupola di legno, trova un altro agente, il cui nome in codice è #3; ma improvvisamente un drone fuori programma prende di mira i due. Mentre, dall'altra parte del mondo, un uomo di nome Jason Bourne ha deciso di rivelare il programma segreto, i vertici hanno deciso che ogni singolo agente dovrà essere eliminato

E’uno di quei film che già dopo la prima scena ti chiedi:ma perché? Ma perché sto cristiano si trova in mezzo alle montagne a cercare di sopravvivere quando poi ci si mettono pure aerei,missili,lupi e altre cose assurde. Perché gli agenti segreti devono trovarsi sempre invischiati in mezzo alla merda già dai primi minuti dovendo dimostrare che sono probabilmente immortali. Bourne non è Bond anche se alle volte pure l’acronimo sembra assomigliare all’agente segreto britannico.
L’ultimo capitolo di Bourne anche se probabilmente non è un sequel ufficiale dal momento che il nostro protagonista conosce bene la sua identità ma fugge, nonostante tutto, dal governo per tutta la durata è un action thriller di spionaggio incentrato sulle congetture e consistenti scene d’azione (sicuramente la cosa migliore del film visto come sono girate e visto il budget immenso del film).
Un film d’azione che spesso si concentra solo sul giallo e sugli estenuanti dialoghi non è il massimo del risultato per l’ultimo film di Gilroy. Non sono mai stato un amante della saga di Bourne probabilmente perché la carta del lavoro introspettivo del personaggio a mio parere non bastava a cercare di regalare un nuovo protagonista che potesse piacere al pubblico dal momento che Hollywood ne è piena e quelli poi come questi non regalano che poche vacue espressioni di ridondante violenza e povertà espressiva.
Jeremy Renner ultimamente è sfruttatissimo dalle grandi produzioni ma purtroppo è solo uno dei tanti che riciclano personaggi e cose già viste. Non che Matt Dammon fosse granché migliore comunque.

giovedì 27 dicembre 2012

Skyfall


Titolo: Skyfall
Regia: Sam Mendes
Anno: 2012
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Il quartier generale del servizio segreto britannico MI6 è sotto attacco, minacciato da atti terroristici con bombe piazzate ovunque e assediato da pericolosissimi nemici, comandati dal terribile Silva. James Bond viene immediatamente richiamato per scoprire come sia possibile che un luogo come l’MI6 non sia più sicuro e abbia perso il controllo e la tutela che l’ha sempre contraddistinto. Ma durante le sue azioni l’agente segreto al servizio di Sua Maestà scoprirà segreti scomodi, strettamente legati al suo capo di sempre M. A dargli una mano l’ipertecnologico Q e un agente estremamente seducente, Eve.

Un film d’azione deve regalare azione. E’ questa la regola dell’ultimo capitolo del famoso agente segreto diretto questa volta da un regista niente male di nome Sam Mendes che tutti ricordano con AMERICAN BEAUTY, JARHEAD e ERA MIO PADRE.
Niente da dire sul ritmo di un film che dall’inizio alla fine sfrutta proprio tutti i principi del genere senza scommettere troppo sui dialoghi, se non nei momenti essenziali, e senza dare un minuto di tregua all’agente segreto.
Dal punto di vista delle scene e dell’innovazione delle tecniche digitali il film non fa una piega.
Skyfall è un giocattolone fantastico, dai personaggi come Q alle news come il sostituto di M fino ad un personaggio memorabile come quello di Silva interpretato da un sempre camaleontico Bardem.
Interessante quest’ultimo confronto e scontro che sembra per certi aspetti simile al rapporto e scontro tra Batman e Bane entrambi facenti parte dello stesso ordine chi segreto chi delle ombre.
Certo non è un film in cui bisogna cercare di dare realisticità anche solo per un minuto così come un finale troppo scontato e troppo banalotto per certi versi.
Obbligatoriamente da vedere al cinema in 2d.