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lunedì 17 settembre 2018

Genesis


Titolo: Genesis
Regia: Nacho Cerda
Anno: 1998
Paese: Spagna
Giudizio: 4/5

Uno scultore perde sua moglie in un incidente.
Come un Pigmalione addolorato risveglia dalla pietra il corpo del suo amore perduto, ma nello stesso istante in cui questo prende vita l'uomo si trasforma a sua volta in una statua.

Romantico, inquietante e allo stesso tempo molto coinvolgente l'ultimo dei tre mediometraggi girati da Cerda per la sua trilogia sulla morte.
Qui la trasformazione, il bisogno di credere in un miracolo possibile, la resurrezione sono tutti elementi importanti che portano qui al macro tema ovvero quello della metamorfosi. A differenza dei precedenti lavori qui la regia non è per niente sanguinolenta o truculenta lavorando quasi di sottrazione e puntando tutto sull'atmosfera (per tutti i trenta minuti siamo all'interno del laboratorio con una fotografia che verte quasi solo sul bianco e l'azzurro), dove la colonna sonora è la musica classica, dove non ci sono ancora una volta dialoghi ma invece sono proprio le sonorità a dare quel senso di tensione e ansia per qualcosa che lentamente scopriamo ma che solo nel climax finale vediamo manifesta.
La genesi della statua, la sua nascita, i continui e nuovi tentativi, la capacità di non mollare portano lo scultore nel bellissimo finale a poter vedere la creazione un istante prima di trasformarsi interamente in pietra inerte.

lunedì 10 settembre 2018

Black hollow cage


Titolo: Black hollow cage
Regia: Sadrac González-Perellón
Anno: 2017
Paese: Spagna
Giudizio: 3/5

Alice ha un braccio cibernetico, un padre premuroso ed un cane parlante che chiama mamma. L'apparente tranquillità del menage domestico nella villetta postmoderna immersa tra i boschi dove vivono, viene improvvisamente turbata dalla presenza di tre estranei che si introducono in casa con l'inganno e da un misterioso monolite cubico che dispensa consigli sibillini.

I film di fantascienza non sono semplici da scrivere e da girare. Hanno ancor più bisogno di idee e di una buona capacità di realizzarle senza per forza dover ricorrere a budget faraonici o a effetti speciali molto costosi.
Il film spagnolo in questione è la prima grossa possibilità concessa al regista dopo un indie di una decina di anni fa. Ci sono tanti ingredienti in questo film: intelligenza artificiale, cubi ipertecnologici in mezzo ad una foresta, bracci bionici, case con una scenografia alla EX MACHINA, salti temporali, e altro ancora.
Un film che parte moplto bene rimamendo ancorato alle regole di fantascienza mentre dal secondo atto tende a virare per cercare un thriller quasi da stanza.
Con una divisione per capitoli, forse al di là del mix di ingredienti sembra proprio questo elemento a non trovare soprattutto nel finale, diciamo tutto il terzo atto e il climax finale, una coerenza che soddisfi il pubblico senza portarlo a domandarsi più di quanto dovrebbe.
Da un lato può essere una tecnica quella di lasciare il finale aperto, ma in questo caso forse alcuni elementi non sono stati combinati al meglio nella sceneggiatura trovando delle scelte discutibili per quanto comunque rimangano molto interessanti e particolarmente efferate.
Nonostamnte tutto il film è geometricamente perfetto e minimale nella sua elegante messa in scena dove è impossibile non soffermarsi sulle atmosfere molto inquietanti, dove all'interno della casa proprio questo eterno silenzio e la paura che qualcuno possa entrare spesso danno l'impressione di trovarsi di fronte ad un home invasion
Dal punto di vista tecnico funziona tutto molto bene, così come delle interpretazioni funzionali e la fotografia, accompagnata da una colonna sonora angosciante e da paesaggi e boschi completamente deserti per dare quel senso di pace ma anche solitudine (Alice a parte il cane/mamma e il papà non ha nessuno con cui giocare)
E poi il cane chiamato madre che parla con un particolare dispositivo che sembra l'anello di Re Salomone del 21°secolo è esilarante e originale.
Black hollow cage è un film molto interessante cion alcune anomalie ma nel totale rimane una grande prova tecnica, di interpretazioni e con una sceneggiatura da livellare ma che comunque rimane notevole.

giovedì 19 luglio 2018

Bajo la rosa


Titolo: Bajo la rosa
Regia: Josue Ramos
Anno: 2017
Paese: Spagna
Giudizio: 3/5

Oliver e Julia sono una coppia benestante che vive una vita agiata con i figli Alex e Sara. Una mattina, madre e figlia escono di casa di fretta: Julia è già in ritardo per il lavoro e decide di lasciare Sara a pochi passi da scuola. Al suo rientro a casa, scopre però che Sara non è mai entrata in classe. In preda alla disperazione, tutta la famiglia chiede l'aiuto della polizia ma per giorni nessun indizio si rivela utile. Tutto cambia quando una lettera misteriosa, scritta da qualcuno che sostiene di aver trattenuto Sara, propone di lasciarla andare a patto di poter parlare con i restanti tre componenti del nucleo familiare.

Ultimamente come ho già detto più volte soprattutto sui thriller europei la Spagna continua ad essere in prima linea assieme a pochissimi altri paesi.
I film prodotti e non distribuiti negli ultimi anni sono davvero tanti, numerosi registi diversi e idee nonchè tematiche slegate del tutto differenti.
In questo caso il dramma famigliare viene deflagrato sulla base di un segreto da confessare da parte di un mebro del nucleo (padre-madre-figlio).
Il kammerspiel da qui in avanti ci porta al tema del sacrificio e della confessione, i quali vengono messi in scena in maniera del tutto trasparente con una tecnica e un ritmo incredibile.
Ramos si trova a che fare con un indie in tutto e per tutto a partire dall'unica location e dall'uso centellinato dei mezzi, un cast di nomi abbastanza nuovi e una realizzazione che trova nel plot narrativo e soprattutto nei dialoghi la parte migliore senza contare che il vero dolore viene inferto quasi esclusivamente a suon di parole e sguardi.
Un film che punta tutto sull'atmosfera e sulla tensione senza cadere mai nel ridicolo e riuscendo a trasmettere una paura reale come se incidenti e situazioni di questo tipo non siano poi così distanti dalla realtà.
Come spesso capita vittime e carnefice possono scambiarsi le parti in una trappola che riuscirà a sferrare un buon colpo di scena in un climax inaspettato

mercoledì 9 maggio 2018

Marrowbone


Titolo: Marrowbone
Regia: Sergio G.Sanchez
Anno: 2017
Paese: Spagna
Giudizio: 3/5

Dopo la morte della madre, quattro bambini decidono di nascondersi in una fattoria dove però accadono fatti misteriosi.

Marrowbone è quel tipico film che aspetti e che non vedi l'ora di gustarti con un'attenzione minimale sapendo di trovarti al cospetto di quel tipo di horror che cerca di trovare spunti nuovi e interessanti, essendo indipendente e soprattutto un esordio alla regia e quindi finendo immancabilmente per avere così tante aspettative da riuscire difficilmente a portare a casa tutti i risultati.
E alla fine non si può certo dire che delude le aspettative ma non si può neppure dire che diventa quell'istant cult horror che come di consueto ogni anno prevede una ristrettissima cinquina di film (e mi sono tenuto largo).
Tanti i temi e gli ingredienti di questa opera prima.
Ghost Story, dramma famigliare, casa maledetta,"mostro" nel finale. Il problema grosso della sceneggiatura è legato al cambio strutturale e soprattutto degli intenti che muovono l'antagonista nel terzo atto. Tutta la suspance che si viene a creare e che ricorda tanto cinema orientale, è supportata da alcune buone prove attoriali e soprattutto l'atmosfera riesce a raggiungere dei buoni momenti anche quando non si confronta propriamente con l'horror ma solo con il dramma famigliare (tutta la parte dove devono nascondere il cadavere della madre). Tutta questa suspance legata poi al segreto misterioso che finalmente apprendiamo, sembra sgretolarsi con il finale che mostra tutto e lo fa pure in maniera alquanto discutibile e mi spiace dirlo deludente anche se alcune scene d'azione sembrano costruite appunto per avere quei jump scare assenti nella parte precedente.




mercoledì 7 marzo 2018

Veronica


Titolo: Veronica
Regia: Paco Plaza
Anno: 2017
Paese: Spagna
Giudizio: 3/5

Madrid, 1991. Una ragazza adolescente si ritrova assediata da una forza soprannaturale malvagia dopo aver giocato a Ouija con due compagni di classe.

Ormai il sotto filone dell'horror sulle possessioni ha raggiunto una filmografia sconfinata soprattutto se si pensa ai prodotti americani spesso abbastanza simili, quasi tutti ridicoli e con pochi spunti originali alla base.
Paco Plaza per chi non lo conoscesse è uno dei nomi più interessanti del panorama spagnolo spesso in coppia con Jaume Balaguero.
Questo suo sconfinamento sulla possessione peraltro legata ad un gioco che tiene intrappolate altre citazioni e similitudini riesce nonostante tutto a sganciarsi in maniera abbastanza astuta da altri prodotti commerciali per una messa in scena e una psicologia dei personaggi attenta e funzionale.
Certo non gridiamo al capolavoro ma non doveva e non voleva esserlo. Si apre in medias res mostrandoci di fatto il finale e narrando poi tutta la vicenda che gioca bene le sue carte partendo anche dalle location su cui si concentra (casa, scuola, bar) in uno scenario urbano che ormai grazie al cinema spagnolo conosciamo piuttosto bene.
Veronica è una storia di formazione in un ambiente e una vicenda che riesce ad essere molto realistica soprattutto nella parte in cui proprio la protagonista deve prendersi cura dei fratelli senza però di fatto sostituirsi alla madre. Con una bella scena in cui ci viene mostrata l'eclissi lunare che converge dal punto di vista filologico sulla narrazione fanno capolino in questa tragedia che consumiamo lentamente pur sapendo come andrà a finire, una suora che pur esagerata nella caratterizzazione (suor "morte"non vedente, che fuma e sente le presenze) riesce ad ampliare quella sorta di atmosfera da brivido che tocca i punti più alti con la comparsa del padre defunto della ragazza.
Una messa in scena forte per uno stile libero e selvaggio con un ritmo ben bilanciato, attrici in parte (ottimo il lavoro con l'adolescente e i bambini) e alcuni twist soprattutto finali decisamente efficaci per una vicenda che parte da alcuni casi veri e risolti dalla polizia verificatisi nei quartieri operai della capitale spagnola negli anni '90
Plaza conferma il suo talento e la capacità di muoversi nel sotto genere senza difficoltà, certo non raggiungendo i fasti del capolavoro di REC ma rimanendo una promessa e uno dei registi indiscussi del new horror europeo soprattutto spagnolo in questo caso regalandoci un'altra riflessione e metafora di come in fondo l'idea che tutti i demoni e le creature temibili nascano prima di tutto nel cervello umano.

martedì 27 febbraio 2018

Cold Skin


Titolo: Cold Skin
Regia: Xavier Gens
Anno: 2017
Paese: Spagna
Giudizio: 3/5

Un giovane irlandese accetta l'incarico di trascorrere un anno su un'isola vicino al Circolo Antartico per osservare le condizioni meteorologiche del luogo. Convinto di essere solo, scoprirà presto che sull'isola ci sono altre creature poco ospitali con lui

Gens è uno dei quei registi della new-horror che più mi garbano assieme a Weathley, Du Welz, Mo Brothers, Marshall, Laugier, Balaguero, Bustillo e i due fratelli israeliani più tanti altri nomi.
Per un attimo avevo paura che c'è lo fossimo persi da qualche parte accettando lavori di ripiego come CROCIFIXION e la firma a quella fetenzia di nome HITMAN.
Gens è da sfruttare per altre cose come questo lavoro che seppur derivativo, segna un importante passo in avanti nell'avanscoperta su un genere quanto mai brulicante di elementi nuovi.
Si torna a scomodare il maestro dell'orrore cosmico anche se qui le triangolazioni sono minori rispetto agli ultimi horror crepuscolari che hanno deciso di omaggiare il maestro di Providence.
Una dark story fantasy che se non fosse per l'assedio delle creature sembrerebbe fin troppo reale smarcandosi tra intrecci letterari con tantissimi riferimenti soprattutto ai classici.
Alla fine più che l'incontro col mostro, è la storia di un approdo e della solitudine su un'isola perduta tra due uomini e una creatura femminile che sembra aspettare che siano gli altri a scegliere per lei e per gli altri.
Forse è una delle prime volte nel cinema conosciamo un osservatore metereologico che per dimenticare il passato decide di isolarsi alle prese con eventi naturali e incredibili che riflettono e minano la sua identità e interiorità arrivando presto a scoprire e qui il messaggio che arriva fumoso e confuso che queste creature erano gli abitanti di quell'isola e che ancora una volta l'uomo bianco come per gli indiani gli ha sterminati per i propri interessi.
Un film che con un budget misurato e dei buoni effetti speciali (il make up è ottimo) poteva certamente dare qualcosa di più in termini di storia a differenza invece di una messa in scena elegante e in grado di trasmettere anche se non come mi immaginavo una buona dose di tensione ed empatia soprattutto per quanto concerne il rapporto con Aneris.



giovedì 4 gennaio 2018

Chispa de la Vida

Titolo: Chispa de la Vida
Regia: Alex De La Iglesia
Anno: 2011
Paese: Spagna
Giudizio: 3/5

Roberto non lavora da ormai qualche anno e la crisi economica comincia a farsi sentire. Nonostante una famiglia e una moglie amorevole, il suo senso d'insoddisfazione arriva al culmine quando anche l'amico di vecchia data (assieme al quale aveva partorito il fortunato slogan per una campagna pubblicitaria) rifiuta di dargli un impiego. Depresso torna sui luoghi della luna di miele dove ora sorge un museo che viene inaugurato proprio in quel momento. Un incidente lo fa cadere su una grata di ferro e uno spuntone di metallo gli si conficca nel cranio, ma non lo uccide. In un limbo tra la vita e la morte (che potrebbe arrivare in qualsiasi momento e per qualsiasi movimento) Roberto diventa l'attrazione mediatica per antonomasia, pronto a morire in diretta ma soprattutto a sfruttare più che può a proprio vantaggio (economico) tutto l'accaduto.

Il sedicesimo film dell'outsider spagnolo seppur con una spanna in meno rispetto agli ultimi suoi film è ancora una volta la conferma e la dimostrazione di un talento che ha preferito fare il suo cinema senza farsi ingabbiare dalle major.
Senza stare a presentare l'autore che non ha bisogno di presentazioni, ci troviamo di fronte all'ennesimo dramma grottesco anche se più convenzionale rispetto al suo cinema tradizionale che porta alle estreme conseguenze la tragedia per sfruttarla a dovere con uno schema corale funzionale e un buon ritmo.
A differenza però degli ultimi film, la scintilla della vita è molto ancorato sulla realtà in particolare sui media e gli effetti perversi che generano e le loro conseguenze inattese. Dunque una nuova vittima sacrificale post contemporanea dove la dignità passa per la vendita del proprio corpo ai media e dove un povero padre di famiglia disoccupato diventa la vittima perfetta per un manipolo di carnefici ognuno pronto a portare acqua al suo mulino, dal direttore del museo, ai giornalisti cannibali, al losco individuo che cerca nuovi talenti da mostrare in tv, etc.
Il tutto come sempre con un ritmo eccezionale, alcuni momenti macchinosi ci sono ma funzionali contando che il regista anche in questo caso per riuscire a fare il suo film ha limitato di molto i costi con un'unica location per quasi tutto il film. Una riflessione divertita sui compromessi ai quali ci obbliga l'attuale crisi economica,quella spagnola poi particolarmente segnata, e soprattutto sui meccanismi che mettono in moto gli eventi mediatici costruiti su quei fatti di cronaca che di tanto in tanto catalizzano l'attenzione del pubblico televisivo e che sembrano non sconvolgerci più.
Roberto deve superare un vero e proprio calvario dove il chiodo e la croce nonchè le statue dei santi sono tutte simbologie che portano alla parabola finale del film.


sabato 18 novembre 2017

Timecrimes-Los Cronocimenes

Titolo: Timecrimes-Los Cronocimenes
Regia: Nacho Vigalondo
Anno: 2007
Paese: Spagna
Giudizio: 4/5

Hector, un uomo di mezza età appena trasferitosi con la moglie in una casa vicino al bosco, è comodamente seduto in giardino. Sta osservando i dintorni con un binocolo, quando nota una ragazza molto attraente che si sta spogliando nel bosco, mentre la moglie lo raggiunge e gli dice che sta per uscire. Hector, non appena la moglie ha lasciato la casa, si avventura nel bosco per cercare la ragazza. La trova completamente nuda, in stato incosciente. Mentre cerca di capire cosa è successo, un uomo con la faccia coperta da una benda rosa lo pugnala al braccio con un paio di forbici. Fuggendo dal maniaco, Hector si ritrova in una specie di laboratorio, nel quale c’è uno strano macchinario.

Los Cronocimenes è uno dei migliori film sul viaggio nel tempo degli ultimi vent'anni.
Vigalondo non ha bisogno di presentazioni, qui tra l'altro firma una delle prime opere che si sono imposte anche grazie alla vittoria in svariati festival e aver messo d'accordo parte della critica ma soprattutto il pubblico.
Il perchè di questo successo va ricercato in diversi punti.
La scrittura fila ed è costipata di dettagli funzionalissimi per tenere incollato lo spettatore a fare attenzione ad ogni minimo dettaglio (e c'è ne sono davvero tanti a cui fare e odver fare attenzione). Il cast, con un protagonista, un uomo qualsiasi, che riesce proprio nella sua goffaggine e banalità di uomo medio ad essere tremendamente funzionale anch'esso e regalando anche inaspettate dose di humor. Una comicità che si sposa spesso con l'aspetto grottesco delle azioni e della vicenda.
Dicevo che mentre la sceneggiatura fila alla perfezione, il piano di Hector ad un certo punto ha qualcosa di ipnotico, quasi come se fosse diventato lui uno scienzato pazzo o un complottista paranoico che non ha modo di far capire cosa stia succedendo. I difetti dovessero esserci (magari guardandolo più volte), vengono camuffati molto bene dal regista e dallo scenografo.
Vigalondo essendo un autore a tutto tondo, scrive, dirige, monta, fa i salti mortali e infine interpreta il ruolo, quello dello scienziato, che gode all'interno del film di una caratterizzazione e una trasformazione interessantissima con diversi rimandi a Kafka in cui Hector, il protagonista, artefice invece rispetto allo scienziato del proprio destino, vive un inferno di cui non si vede la fine.
Un film davvero sorprendente, senza tanta azione am con un buon ritmo, vivendo di semplicità che alle volte riesce a essere inquietante e grottesca senza dover esagerare in nessun modo.


mercoledì 11 ottobre 2017

El Bar

Titolo: El Bar
Regia: Alex de la Iglesia
Anno: 2016
Paese: Spagna
Giudizio: 3/5

Costretti a vivere una situazione tragica rinchiusi all'interno di un bar, un gruppo di sconosciuti comincia a confidarsi l'un l'altro.

"Oggi più che mai abbiamo paura del dolore e della morte. Non ne parliamo neppure ai nostri figli perché sappiamo di non avere le risposte. Non la capiamo e, soprattutto, non vogliamo pensarci. Ciò causa un'insopportabile tensione che, presto o tardi, si fa riconoscere con esplosioni di incontrollata violenza o come una costante amarissima presenza nelle nostre menti."
Il terrorismo è in ognuno di noi. Alex de la Iglesia continua con le sue schegge impazzite e finalmente ritorna in scena anche lui con un film tutto ambientato quasi in un'unica location, uno schema corale e tanta azione soprattutto nel finale per un film che manco a dirsi di nuovo coniuga un mezzo filone fanta-politico.
Una miscela esplosiva in cui il regista spagnolo non va mai giù per il sottile ma infila i suoi topoi cinematografici grazie al suo sceneggiatore di fiducia Guerrica con cui confeziona un'opera feroce e graffiante, un equilibrato mix di generi che, tra gustosi istinti da commedia nera e grottesca e una violenza che rischia di sfociare nell'horror psicologico, dice la sua sulla decadenza morale nella società contemporanea, in particolare trovando in alcuni normalissimi personaggi delle storie e delle modalità che lasciano basiti per scelte e azioni irreversibili.

El Bar costruisce pian piano dinamiche sempre più interessanti e ferali, in cui il peggio degli individui viene alla luce con spietata crudeltà in un grottesco disseminarsi di ipotesi e colpi di scena che prima incuriosiscono e dopo lasciano con il fiato sospeso fino all'energica resa dei conti finale, lasciando trasparire dietro tutta la genuinità di genere l'importanza di un vibrante messaggio. Purtroppo forse l'unica pecca potrebbe essere quella di un finale tirato troppo per le lunghe e abbastanza scontato ma che d'altronde è tipica del cinema del regista che con quella punta di esagerazione finale che infila quasi sempre nei suoi film da sempre risultati roccamboleschi e imprevisti  

martedì 27 giugno 2017

Box 314: La rapina di Valencia

Titolo: Box 314: La rapina di Valencia
Regia: Daniel Calparsoro
Anno: 2016
Paese: Spagna
Giudizio: 3/5

Una piovosa mattina un gruppo di ladri professionisti assalta una banca di Valencia. Ciò che in un primo momento sembra essere una rapina pulita e facile, si complica quando la direttrice della filiale rivela il segreto nascosto in una delle cassette di sicurezza. Da quel momento, niente andrà come previsto.

Dopo GUERREROS Calparsoro si occupa del suo secondo lungometraggio, in un momento splendido, florido e di rinascita per il cinema spagnolo. Accompagnato da un cast di spicco tra cui emerge, anche se in minima parte, il carisma di Tosar (attore che sottolineo sta facendo incetta di film assieme al buon Mario Casas tant'è che sono i due attori spagnoli più lanciati del momento assieme a Antonio de la Torre).
Box 314 è un heist-movie ad alta tensione che parte molto bene regalando un assedio che non aspetta molto a diventare subito un pesante thriller con sotto testi narrativi che prevedono doppi giochi e manovre politiche spietate, soprattutto quando vengono messi in mezzo i servizi segreti corrotti. Le banche sono cambiate e alimentate da nuove forze e poteri, questo è solo uno degli aspetti che il regista decide di approfondire all'interno del film senza mai scavare però come andrebbe dal secondo atto in avanti nelle psicologie di alcuni personaggi principali cercando di caratterizzarli oltre il minimo indispensabile. Una scelta che si rivela funzionale solo per alcuni aspetti mentre su altri genera dubbi e qualche perplessità nella dinamica degli intrecci.
L'atmosfera e l'azione non mancano così come i colpi di scena ben dosati anche se la maggior parte andavano approfonditi di più con il risultato che alcuni di questi soprattutto avvicinandosi al climax finale sembrano piuttosto telefonati.
Buona la fotografia tutta virata sul grigio e sui toni scuri come a cercare di aumentare il clima pesante e soffocante che vivono gli ostaggi e gli ladri all'interno della banca, entrambi ad un certo punto topolini in gabbia di uno stesso labirinto che di fatto abbiamo aiutato a creare e sviluppare.


domenica 28 maggio 2017

Propera Pell

Titolo: Propera Pell
Regia: Isaki Lacuesta
Anno: 2016
Paese: Spagna
Giudizio: 4/5

Un adolescente scomparso, fa ritorno a casa dopo otto anni. Ormai dato per morto da tutti, tenta di reinserirsi in quel contesto familiare inevitabilmente segnato dal mistero della sua scomparsa. A poco a poco cominciano ad insinuarsi i dubbi sulla sua reale identità, è davvero il bambino scomparso o si tratta più semplicemente di un impostore?

Che dire? La Spagna sta passando un periodo cinematografico splendido. Una condizione fisica perfetta che permette di esplorare i generi passando ad un successo dopo l'altro.
TORO, UNIT 7, QUE DIOS NO PERDONE, PIELES, CONTRATIEMPO, VENDETTA DI UN UOMO TRANQUILLO, EL DESCONOCIDO, MUSARANAS. In un paio di anni una nuova frangia di registi e un manipolo di attori che ritorna sovente in quasi tutti i film, sono solo alcuni dei nuovi spunti della politica d'autore che sta attraversando un nuovo periodo di splendore.
Al di là di questo bisogna poi fare una precisazione. Praticamente tutte le opere sono studiate alla perfezione, con un budget misurato, un'attenzione e una cura all'aspetto tecnico, una fotografia sempre molto curata e una voglia di credere in questi film che diventa la nota d'intenti funzionale per un successo in patria e internazionale. Di questi elencati purtroppo quasi la metà non verranno mai distribuita da noi lasciando il pubblico a trovare suddetti film nelle piattaforme streaming oppure a gravitare attorno ai festival.
Propera Pell a differenza di altri generi come il polar, il poliziesco e l'horror è un film ancorato sul sociale con una storia drammatica, lunga e d'impatto che riesce a dare la sensazione di come i legami a distanza di anni in anni possano vacillare e generare effetti collaterali inaspettati.
La regia è affidata a due donne e la sensibilità con cui viene analizzata la relazione tra adulti e l'adolescente certamente è frutto di un attenta analisi al problema e al sintomo e a caratteristiche che ne sabbiano accentuare aspetti e dinamiche.
Propera Pell però come gli spagnoli ultimamente confermano, non si limita solo ad un dramma sul sociale ma con lo scorrere della narrazione diventa una sorta di contaminazione tra una sorta di dramma torbido e un thriller che esplora tanto il territorio mostrandone orrori e paure.
Leo è semplicemente il testimonial perfetto, un adolescente iperattivo, arrabbiato e confuso che non sa come dar voce alla propria rabbia e sofferenza.

La relazione con l'educatore che sembra più fuori di lui, per fortuna tira di nuovo fuori dal cappello una figura professionale sempre più importante e urgente di questi tempi. Anche lui come Leo ad un certo punto perde la pazienza dicendo che è stato in galera e ha un passato allucinante. Quando la persona affianco a lui (il padre biologico di Leo) gli chiede spiegazioni, il tutore (un ottimo Bruno Todeschini) gli dice che non sta parlando di Leo ma di se stesso. Questo scambio di battute è profetico per far capire come i genitori (o presunti tali) non conoscano nemmeno le storie dei loro figli e che spesso , ma non sempre, gli educatori educano per il bisogno di essere educati a loro volta.

Colossal

Titolo: Colossal
Regia: Nacho Vigalondo
Anno: 2016
Paese: Spagna
Giudizio: 3/5

Gloria è una donna qualsiasi che dopo aver perso il suo lavoro e il suo fidanzato decide di lasciare New York e di trasferirsi nella sua città natale. Ma quanto i notiziari riportano che una lucertola gigante sta distruggendo la città di Tokyo, Gloria pian piano realizza di essere stranamente legata a questi strani eventi così distanti da lei, con il potere della sua mente. Per prevenire un'ulteriore distruzione, Gloria deve capire come mai la sua vita apparentemente insignificante ha un effetto così colossale sul destino del mondo.

Vigalondo è un giovane regista spagnolo che apprezzo molto. Ha fatto pochi film mentre ha lasciato sicuramente il marchio all'interno dei cortometraggi all'interno dei film horror a episodi usciti in questi ultimi anni (VHS:VIRAL, THE ABCS OF DEATH).
Ora parliamo dei suoi film precedenti. Non erano capolavori ma all'interno contenevano alcune idee originali e spunti di riflessione interessanti se non quasi sperimentali (OPEN WINDOWS) i quali mi hanno fatto prendere nota che di questo piccolo genietto (almeno così si considera) dobbiamo tenerlo d'occhio.
Colossal è proprio il film che non ti aspetti e che ti arrabbia a morte quando ti chiedono cosa sia.
Commedia? Fantasy? Thriller psicologico con un impianto ironico? Varie ed eventuali.
Io credo tutto questo, nel senso che l'autore ha cercato di fare un film non propriamente di supereroi citando tra le righe un sacco di cinema e portando i sentimenti e la psicologia a regnare sovrana in territori incontrastati del nostro inconscio.
Possiamo definirlo così in poche battute: spesso i più grossi litigi e le più grosse battaglie o i disastri nascono da motivi molto futili. Come in questo caso il flash-back che serve a spiegare l'incidente scatenante da dove derivi e il perchè Gloria e Oscar riescono a dar vita ad un vero e proprio scontro tra titani è il colpo di scena che tiene incollati gli spettatori quasi fifno alla fine del film senza riuscire a capire quale sia stato l'incidente scatenante. Di nuovo una narrazzione che trova nella variabile tempo e nei meccanismi appunto spazio-temporali una delle sue armi.
Un plastico con la riproduzione della Corea per un compito in classe può essere l'antefatto che crea il precedente affinchè Gloria da grande nutra ancora rabbia per non si sa bene quale motivo e la conseguente emancipazione dal ragazzo che non la vuole perchè non ha autocontrollo, diventa il portfolio da cui emerge Oscar e dove inizia finalmente il film.
Essendo di fatto una commedia così infinitamente hipster e ironica, Vigalondo come sempre non risparmia una vena polemica con una metafora politica e una guerra tra sessi che non risparmia botte da orbi come il divertente scontro finale.
E'un film tranquillo che parla di caos interni, di situazioni mai risolte, di fragilità e traumi infantili come forse abbiamo vissuto e spero superato tutti.


martedì 16 maggio 2017

Que dios nos perdone

Titolo: Que dios nos perdone
Regia: Rodrigo Sorogoyen
Anno: 2016
Paese: Spagna
Giudizio: 4/5

Madrid, estate 2011. Nel pieno della crisi economica, il movimento 15-M e un milione e mezzo di pellegrini convivono in attesa dell'arrivo del Papa in una città calda, violenta e caotica più che mai. In questo contesto, gli ispettori di polizia Alfaro e Velarde devono trovare quello che sembra essere un serial killer nel più breve tempo possibile e senza far rumore. Una caccia all'uomo che li costringe a fare qualcosa che non avrebbero mai immaginato: pensare e agire come l'assassino.

Sorogoyen arriva al suo terzo film con un'opera ambiziosa destinata a far parlare di sè almeno all'interno dei festival internazionali. Il perchè è molto semplice. Senza stare a ribadire l'ottima condizione del cinema spagnolo attuale questo intrigante thriller poliziesco, un buddy movie sporco e realistico, narra di una vicenda all'interno di una piccola rivoluzione nella città di Madrid.
Il papa e i fedeli, un serial killer che stupra donne anziane dopo averle uccise e delle dinamiche tra i protagonisti affiatate quanto complesse e drammatiche.
Sorogoyen si concentra prima di tutto sui personaggi regalando splendide caratterizzazioni in cui cerca sempre la complessità per denunciare e cercare di far comprendere l'inferno in cui vivono alcune forze dell'ordine e la loro difficoltà ad accettare le regole e stare nei meccanismi.
Tutto questo viene concepito con uno sguardo appunto rivolto alle personalità che conducono la vicenda, i loro stati d'animo, i loro conflitti interni ed esterni e infine un'amore per tanti autori contemporanei cercando di omaggiarli al meglio.
L'opera di Sorogoyen è un thriller che lascia il segno per la cura in ogni dettaglio. Certo la struttura del thriller è abbastanza canonica con un climax d'affetto ma prevedibile. Il valore aggiunto al di là delle fantastiche location e di un cast misuratissimo dove Antonio De La Torre continua il suo periodo d'oro perfettamente equilibrato dal torello Roberto Alamo, un mix di emotività e rabbia inconscia.

Nel film di Sorogoyen tutti hanno l'animo lacerato di chi ha sofferto molto nella vita. Cerca di scontare la pena e redimersi come può cercando di dare la caccia a qualcosa che si pensa peggiore di noi. Il finale cerca di rispondere proprio a questa domanda.

Pieles

Titolo: Pieles
Regia: Eduardo Casanova
Anno: 2017
Paese: Spagna
Giudizio: 4/5

Il nostro corpo determina le nostre relazioni sociali, che lo si voglia o meno. Il film racconta la storia di persone deformi costrette a nascondersi, ma sempre connesse tra di loro. Samantha, che ha il sistema digestivo retroverso, Laura è invece una ragazza nata senza occhi, e Ana, una donna che ha il volto sfigurato. Personaggi solitari che stanno lottando per trovare il proprio posto in una società che accetta solo corpi perfetti, sempre volta ad emarginare il diverso.

Pieles è uno dei film più strani del 2017. Forse assieme a GREASY STRANGLER se la gioca di sana pianta se non fosse che il lavoro di Casanova va ben oltre la commedia hipster di Hosking. Infatti il giovanissimo autore scoperto e portato alla luce grazie a Alex De la Iglesia, uno dei registi spagnoli contemporanei più importanti della sua generazione, crea in apparenza un film patinatissimo dove predomina una fotografia sul rosa e una dominanza di spazi asettici.
Pieles è un film che parla del corpo, di come percepiamo i nostri corpi e di come gli altri percepiscono e vedono il nostro corpo.
In apparenza potrebbe sembrare una galleria grottesca di fenomeni da baraccone ma se così fosse o meglio se qualcuno dovesse sminuirlo a tal punto farebbe un grosso errore.
Freaks, personaggi strambi e menomati e brutalmente sfigurati dalla nascita nonchè persone "normali" che fanno paura per la loro totale assenza di scrupoli, la debolezza, il disprezzo totale per chi non è come loro e che vuole soltanto sfruttarli sono coloro che Casanova ci vuole far conoscere entrando di fatto nelle loro vite e soprattutto nella loro intimità. Se da un lato si potrebbe aprire a tutta una serie di considerazioni e una certa e indubbia semplicità nel capire come andranno le cose, a livello di sceneggiatura in ottanta minuti si è cercato di fare un ottimo lavoro soprattutto contando le varie storie riescono a trovare un incastro soddisfacente nel climax finale.
Solitudine, marginalizzazione e diversità. Questo è il triangolo che attraversano tutti i personaggi nei loro calvari personali e nelle storie che di fatto spesso li relegano a rifiuti della società.
I personaggi di Casanova si comportano esattamente come tutti gli altri esseri umani pur rimanendo rilegati ai margini, nascosti nelle loro case e sommersi dalle loro insicurezze e paure, sopravvivendo e vivendo di stenti nei modi più strani e curiosi possibili.

Amano e litigano, si arrabbiano e non accettano di portare maschere per nascondere la loro vera natura. La loro imperfezione riesce poi a creare ancora più suggestività nelle minimali inquadrature dove il colore e la prospettiva sono frutto di una ricerca maniacale. Un film tanto bello quanto potente e sicuramente non adatto ai deboli di stomaco ma che regala uno scenario pieno di colori e vita e alcuni momenti di puro cinema che lo spettatore non dimenticherà mai.

martedì 25 aprile 2017

Contratiempo

Titolo: Contratiempo
Regia: Oriol Paulo
Anno: 2016
Paese: Spagna
Giudizio: 3/5

Adrián Doria è un imprenditore di successo che, accusato di omicidio, continua a dichiararsi non colpevole. Per difendersi, contatta l'avvocato Virginia Goodman, con cui lavora una notte intera per trovare un cavillo che permetta di farlo uscire dal carcere. L'emergere di un nuovo testimone che lo accusa mette però a repentaglio la strategia individuata.

Ormai la filmografia spagnola negli ultimi anni ha raggiunto livelli altissimi di qualità e intenzioni. Dopo aver dato luce ad un poker di polar davvero convincenti, ci spostiamo su un thriller che sembra cervellotico e macchinoso solo in partenza per arrivare ad un climax finale che non si vedeva da tempo per come Oriol, dopo il già convincente EL CUERPO, riesce a omaggiare alcune divinità dell'olimpo cinematografico come Hitchcock. Tutto il film è costruito su una sceneggiatura che nella prima parte assomiglia a quella di un noir ma che si evolve come un thriller, riuscendo nel difficile compito di affidarsi forse troppo ai dialoghi ma rendendoli sempre carichi e pronti ad esplodere con un ritmo e un'intensità sempre bilanciati e messi in risalto da un'attenta colonna sonora capace di rendere misteriosa ancor più la sequenza di immagini.
E'proprio la trama a stordire continuamente lo spettatore, prendendosi gioco rileggendo spesso gli stessi fatti secondo prospettive diverse. Si vede che questo giovane regista classe 1975, a parte amare i classici e citarli, è appassionato di storie contorte cercando sempre di sconvolgere la psiche dello spettatore.
Straordinari gli attori tra cui un onnipresente Mario Casas, il nuovo Tom Hardy spagnolo per fascino, classe e talento.


sabato 8 aprile 2017

Vendetta di un uomo tranquillo

Titolo: Vendetta di un uomo tranquillo
Regia: Raul Arevalo
Paese: Spagna
Anno: 2017
Giudizio: 3/5

Il taciturno José frequenta il bar di Ana, il cui marito Curro è in galera, e avvia una relazione con lei. Quando il rapinatore esce, temiamo per la sorte degli amanti, ma la situazione si ribalta rapidamente a causa di un passato – legato proprio al colpo in gioielleria all’origine della detenzione – che ci viene dischiuso oculatamente.

I revenge movie possono ancora stupire questo è certo. Il potere della narrazione e le infinite trame permettono spesso di trovarsi di fronte a film molto interessanti.
L'opera prima del giovane regista spagnolo ha sicuramente il merito di avere una messa in scena molto forte, un cast azzeccato e una realizzazione tecnicamente senza una nota di demerito.
Il problema alla base è la trama che seppur riesce a salvarsi con un finale che in fondo trattiene tutto ciò che il film invece fino a quel momento ha esploso con forza e deflagrazione.
Un noir duro e spietato come ultimamente è la filmografia spagnola, che ci ha già consegnato alcune ottime opere che nessuno si aspettava come ISLA MINIMA, UNIT 7, TORO, NOTTE DEI GIRASOLI, MUSARANAS etc
Ancora una volta la miccia che fa esplodere la storia è una contesa d'amore, in cui è difficile scrivere una critica su dove Arevalo non ha saputo in fondo mostrare nulla di nuovo inserendo qualche elemento in più in un menage a trois.
Sembra aver guardato troppe volte il film di Refn senza averlo desaturato e reso hipster a dovere, trovandoci di fronte ad un film selvaggio dove la solitudine spinge le persone a fare atti indicibili e soprattutto a saper monitorare la follia e renderla lucida per il momento clou.




domenica 19 febbraio 2017

Cueva aka In darkness we fall

Titolo: Cueva aka In darkness we fall
Regia: Alfredo Montero
Anno: 2014
Paese: Spagna
Giudizio: 3/5

Tre ragazzi e due ragazze di città vanno in vacanza su un'isola paradisiaca. Dopo aver affittato delle motociclette, vanno in giro per i posti più belli e nascosti fino a fermarsi tra i boschi nei pressi di una scogliera, dove si ubriacano e fanno il bagno in mare. Il giorno dopo, però, entrano all'interno di una profonda e labirintica grotta da cui non riescono più ad uscire. Senza acqua e cibo, per sopravvivere soffriranno l'esperienza più estrema e disumana che una persona possa mai affrontare.

La Cueva è un mockumentary ansiogeno tutto giocato sull'atmosfera e la caratterizzazione degli attori. Un film che parte in modo semplice e come tale rimane, giocando sul senso di dispersione, l'ansia, la paura e i sentimenti umani senza dover ricorrere ad elementi esterni quasi sempre surreali.
Una bravata come un'altra che nasce con un intento nobile e comune, la curiosità e la sete di conoscenza, ma anche tecnologicamente moderna come caricare tutto il materiale sul proprio blog come fa uno dei protagonisti per finire nel più ovvio e intricato labirinto.
A parte la certezza di sapere bene o male quale piega prenderà il film e quale dei protagonisti riuscirà a salvarsi, purtroppo la scelta almeno sul secondo fattore si palesa dopo pochi minuti. Montero parte subito ingranando la marcia e dopo nemmeno un terzo del film siamo all'interno delle grotte. Poche luci, poca acqua, le difficoltà che aumentano e alcuni personaggi che rispecchiano degli stereotipi soliti e niente affatto originali ma abbastanza funzionali per la trama.
Un film girato con un budget ridottissimo e una tecnica che negli ultimi vent'anni dopo BLAIR WITCH PROJECT ha fatto scuola diventando commercialmente low budget e funzionale per tanti sotto-generi dell'horror.

Un found footage che gioca con le poche armi che fa e sceglie una narrazione adeguata alle circostanze cercando di trovare quella forma commerciale che possa dare qualche elemento originale come i titoli di testa e l'incidente scatenante e un finale che almeno non mostra, come quasi tutti farebbero, l'aspetto del revenge-movie e della carneficina fine a se stessa.

martedì 17 gennaio 2017

Unit 7

Titolo: Unit 7
Regia: Alberto Rodriguez
Anno: 2012
Paese: Spagna
Giudizio: 4/5

L'Unità 7 della polizia ha il compito di ripulire la città dalle reti di narcotrafficanti e di porre fine al clima di violenza e corruzione che si è impadronito delle strade di Siviglia prima dell'Expo 1992. Formata da quattro agenti, l'unità è guidata da Angel, un giovane ufficiale che aspira a diventare detective, e Rafael, poliziotto dai metodi discutibili ma efficaci. Attraverso un modus operandi al limite della legalità, la missione procede per il migliore dei modi fino a quando le strade di Angel e Rafael inaspettatamente si dividono a causa delle eccessive ambizioni di carriera del primo e dell'amore del secondo per l'enigmatica Lucia.

I cop movie ultimamente scarseggiavano un pò soprattutto in Europa mentre in America la tradizione continua senza sosta alternando prodotti commestibili e di rado film dannatamente interessanti come ad esempio il divertentissimo WAR ON EVERYONE, CODICE 999 (seppur cone le dovute precisazioni) COLT 45, TRAFFIC DEPARTMENT, WRONG COPS, KING SURRENDER e altri ancora.
Unit 7 arriva direttamente da Siviglia negli anni '90 in un polar potente e frenetico recitato benissimo da alcuni attori della new generation spagnola, sfoderando delle location straordinarie che si perdono nei quartieri, nelle case, nei corridoi, restituendo quel senso di claustrofobia e paura. Una squadra diversa dalle altre, slegata completamente dalle normali logiche ma con la carta bianca per poter essere legittimati a fare quasi di tutto, trovandosi però in questo modo soli a dover combattere contro tutto e tutti a partire proprio dai membri del team.
Rodriguez sembra essersi ispirato ai film di Michael Mann se non altro per l'atmosfera e la telecamera a spalla che in più momenti restituisce quel senso di malessere riuscendo a dare ancora più spettacolarità agli inseguimenti e alle sparatorie. L'unità macina successi a colpi di imbrogli, pestaggi e coercizioni e in tutto il film il livello di violenze e torture è altissimo. Altra menzione quella legata ai personaggi. Tutti sono caratterizzati a dovere con una credibilissima introspezione (in particolare Angel e Rafael).
Anch'esso ignorato o dimenticato volutamente dalla distribuzione italiana, dimostra la qualità e la buona forma del cinema spagnolo che trova in Mario Casas, il Tom Hardy spagnolo, una giovane promessa e un talento incredibile che si vedrà anche e soprattutto nel successivo TORO. Ottimo tutto il resto del cast tra cui ricordiamo il famoso Antonio de la Torre.
Unit 7 è ambientato alla fine degli anni ‘80-inizio dei ‘90 a Siviglia, periodo dell’Esposizione Universale prevista nella città spagnola (aprile ‘92), così per ripulire la città, la nostra piccola unità dovrà scontrarsi contro i clan in una sorta di guerra civile cercando di sopravvivere, proteggere i cari e gli informatori, e soprattutto capire chi è con loro o contro di loro.
«Faccia come ha sempre fatto: si giri dall’altra parte»

Grupo 7 ha il pregio di non scadere nella santificazione della violenza, come spesso capita per i colleghi americani, come male necessario, ma ne racconta l’origine intima e collettiva come succedeva in TRAFFIC DEPARTMENT raccontando i membri della squadra e il senso di appartenenza, nell’adempimento del loro lavoro, si compattano e diventano famiglia, includendo complici ed escludendo famiglia, istituzioni e, quindi, società civile.  

domenica 23 ottobre 2016

Toro

Titolo: Toro
Regia: Kike Maillo
Anno: 2016
Paese: Spagna
Giudizio: 3/5

Toro è un giovane che si è rifatto una vita dopo un incidente che lo ha portato a trascorrere un lungo periodo al fresco: ora ha un lavoro legale e una fidanzata solare, lontano da quel passato criminale che intende lasciarsi alle spalle. Ma suo fratello López, coinvolto in affari sporchi con Romano, che ha rapito sua figlia adolescente, gli chiederà aiuto e lo trascinerà, suo malgrado, in una spirale di truffa, fuga e violenza.

Toro è un'opera che già dalla trama si intuisce fin da subito dove andrà a parare.
Un film di genere con le palle, quasi un polar, che punta su alcune importanti scene d'azione (inseguimenti, combattimenti e sparatorie) e un ritratto sulla mafia nei paesaggi costieri andalusi tanto conosciuta in Spagna con un particolare intento di raccontare una storia di violenza, di corruzione e di legami familiari.

Il film di Maillo parte già in quinta, ribadendo in fondo quegli che appaiono al pubblico come presagi di morte, l'immutabilità delle cose, alcune scelte che determinano per forza uno scontro che non si potrà più fermare. Un film che sembra una resa dei conti tra chi si sente intrappolato da un destino che ha più solo gli occhi della morte e un'idea di poter sperare fino alla fine in un viaggio di redenzione. Sono proprio i fratelli ad avere una caratterizzazione che trova alcuni buoni spunti soprattutto tra il protagonista e Lopez, un Tosar sempre d'effetto tanto per cambiare, capace però di dare una connotazione diversa al classico criminale sfigatello. Sicuramente Maillo al suo secondo film è da tener d'occhio trasformando il film di genere in uno degli esperimenti spagnoli più interessanti assieme a la ISLA MINIMA.

Brutal Relax

Titolo: Brutal Relax
Regia: AA,VV
Anno: 2010
Paese: Spagna
Giudizio: 2/5

Un caso sociale dopo un ricovero per disturbo di personalità esce dalla comunità. Il suo psichiatra lo lascia andare pur avendone una paura folle. Arrivato su una economicissima spiaggetta assieme ad un gruppo di persone improbabili dovrà combattere contro un'esercito di zombie venuti dal mare. E'molto trash, weird e solo a tratti ironico, il corto del collettivo spagnolo.
La musica come farmaco per sedare la propria valvola iperviolenta, le pile nel walk-man che esauriscono, e infine il messaggio che alcune persone e meglio che non vengono provocate.
C'è tantissimo sangue, arti, frattaglie e potenza immaginica in questo corto che al di là di qualche moderata scelta, non originale ma funzionale, alla fine non sembra voler dire quasi niente, se non sottolineare una smodata passione per lo splatter ironico.