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sabato 14 luglio 2018

Ladies First


Titolo: Ladies First
Regia: Uraaz Bahl
Anno: 2018
Paese: India
Giudizio: 4/5

Nata nel villaggio di Ratu, in India, tra povertà e pochi diritti per le donne, Deepika Kumari a 18 anni è diventata l'arciere donna migliore del mondo.

Emozionante. Davvero in 40' Bahl riesce a cogliere i passaggi fondamentali di questa storia che come per altre spesso nel contesto indiano sa di miracolo.
Il miracolo però non sta nella fortuna ma nella continua lotta per voler a tutti i costi ottenere qualcosa per se stessi e perchè dia per la protgonista una ragione di vita. Che siano uomini o donne, spesso gli emarginati nei paesi del terzo mondo, devono tirare fuori una forza d'animo che dovrebbe scuotere tutte le nostre fragilità e capire che si può ottenere quello che si vuole lottando dal basso con gli strumenti che si hanno grazie ad una profonda forza d'animo.
Deepika racconta un'altra lotta con cui lei si è vista chiudere quasi ogni porta per poi raggiungere i fasti in quello che è un documentario sportivo e anche biografico molto bello dove anche la tematica del tiro con l'arco è originale e poco vissuta nel cinema come nei documentari.

giovedì 7 giugno 2018

Desierto


Titolo: Desierto
Regia: Jonas Cuaron
Anno: Messico
Paese: 2015
Giudizio: 3/5

Moises viaggia con un gruppo di immigrati attraverso l'infernale deserto di Sonora nel tentativo di attraversare il confine con gli Stati Uniti quando improvvisamente si imbatte in Sam, un vigilante squilibrato che detta legge alla frontiera. Inizia così una caccia, durante la quale Moises dovrà cercare di vincere in astuzia il suo rivale per sopravvivere e non diventare l'ennesima vittima di una terra abbandonata da tutti.

Nel 2014 è uscito un film per alcuni aspetti simile. Si chiama BEYOND THE REACH, americano, c'era Michael Douglas ha fare il cecchino, era pure lui ambientato nel deserto ma la trama era diversa meno politicamente e socialmente interessante del film del figlio del celebre regista.
Qui i confini sono fatti apposta per dividere e provocare tensioni, scontri e morti in una fascia desertica dove non solo non cresce nulla ma anche i confini sembrano labili senza nessuno a pattugliare ma lasciando mercenari liberi di fare ciò che vogliono.
In questo senso l'elemento più incredibile del film è proprio dato dal fatto che questa gente potrebbe morire e nessuno mai lo verrebbe a sapere dando così un'occasione ghiotta a tutti gli psicopatici (di cui l'America ne è piena).
Molto meglio dunque rispetto al film di Leonetti, qui l'intento e l'idea seppur abbastanza elementare e con alcuni copi di scena abbastanza telefonati (pensando soprattutto al finale) il ritmo è formidabile, il cast è perfetto, e l'ansia e l'atmosfera da incubo sotto un sole famelico fanno tutto il resto.
Un film anche questo senza una distribuzione ma passato direttamente in home video.

Giornata


Titolo: Giornata
Regia: Pippo Mezzapesa
Anno: 2017
Paese: Italia
Festival: Cinemambiente 21°
Giudizio: 5/5

La storia di Paola Clemente, bracciante pugliese di quarantanove anni morta di fatica sotto il sole nei campi del Sud, viene raccontata con le parole tratte dagli atti dell’inchiesta sui caporali che la sfruttavano e dalle compagne di lavoro che viaggiavano tutti i giorni in pullman con lei.

I corti servono anche a questo.
A ricordarci attraverso uno schema corale in undici minuti la vita e la tragedia di una donna, di una mamma che lascia marito e figli senza un perchè.
Un'altra storia di orrore sul lavoro dove Paola è morta ancor prima che arrivasse l'ambulanza a prenderla. E'morta lì accasciata su un campo assieme alle altre braccianti che già dal primo mattino denunciavano che la donna non si sentiva bene.
Un dramma incredibile e indimenticabile. La Giornata è la storia non di una ma di tutte quelle donne che non dimenticheremo mai e che hanno tutte dei nomi.
Oggi la fiaccolta è per lei: Paola Clemente.


Fratello aglio


Titolo: Fratello aglio
Regia: Andrea Parena
Anno: 2017
Paese: Italia
Festival: Cinemambiente 21°
Giudizio: 3/5

Severino, continuando un'antica tradizione agricola, coltiva l'aglio su una collina chiamata "Monfrina", nel piccolo villaggio di Mombello in Piemonte.

In circa 24' Parena con famiglia e parenti al seguito ci mostra l'antica tradizione agricola di come si coltiva l'aglio. Seppur in alcuni momenti un po troppo lento nel seguire tutti gli spostamenti e le manovre del trattore, il corto documentario del giovane autore riesce a cogliere la tradizione che sta dietro questi passaggi che potrebbero sembrare quasi medioevali ma che invece come ha fatto presente uno spettatore duranten la proiezione al cinema, possono essere utili per mostare il perchè, l'uso e la funzione di alcune tecniche e soprattutto come adoperare alcuni strumenti.
Alla fine è una lezione ancora una volta su come i nostri nonni, la vecchia scuola, aveva tutta una serie di regole e dogmi che hanno portato ad esempio la nonnina della Monfrina a vincere per ben 23 anni di seguito la festa paesana dell'aglio.



Doctor


Titolo: Doctor
Regia: Yavuz Ucer
Anno: 2017
Paese: Turchia
Festival: Cinemambiente 21°
Giudizio: 4/5

La storia di Beşir e dei suoi sogni spezzati dalla brutalità della guerra a causa della quale è costretto, insieme alla sua famiglia, a fuggire dalla Siria e raggiungere la Turchia. La vita ricomincia a fatica, alla ricerca di una nuova identità.

Besir raccoglie i cartoni per guadagnare denaro e poter raggiungere il resto della sua famiglia in Turchia. Ciò che lo spaventa è l'esame del Dna che se non corrisponde sigla definitivamente la perdita della sua identità culturale.
Mentre racconta la sua vita e la sua quotidianità lo osserviamo da dietro questo carretto costruito a modi baracchetta dove con un bastone di ferro aggancia i cartoni dai cassonetti infilandoli nel sacco.
Quando finisce il suo lavoro stanco e affaticato, Besir si concede un riposo guardando il mare, lasciando le preoccupazioni da un'altra parte, ascoltando le onde e sorridendo quando il regista gli chiede quale sia il suo sogno.


Con el tiempo

Titolo: Con el tiempo
Regia: Nicole Vanden Broeck Macias
Anno: 2017
Paese: Messico
Festival: Cinemambiente 21°
Giudizio: 5/5

Don Mateo e Doña Francisca: una coppia di anziani che ha vissuto lavorando la terra con ciò che la natura forniva loro. L’esperienza di una vita che oggi si fa invito all’uso responsabile delle risorse e a una produzione alimentare capace di dare spazio ai produttori locali, favorendo la sostenibilità.

Sembra quasi uno spot della Lavazza con quelle foto che ritraggono i coltivatori nelle loro terre natie. Da quegli spot sembra quasi che questa gente venga aiutata dalle multinazionali.
Ecco quando vedrete questo corto, in un attimo intuirete subito come vanno realmente le cose, i rischi, il capitalismo sempre più imperante, la lotta per la sopravvivenza, l'agricoltura vera, il futuro del pianeta, lo sviluppo sostenibile, il concetto di km 0 che qui viene mostrato nel modo più semplice e diretto che possa esistere.
E se non si fa qualcosa per aiutarli, rischiano come nella scena finale di scomparire sotto gli occhi di un mercato che non tollera i piccoli agricoltori.

Bhagwani-A girl in pursuit of dreams


Titolo: Bhagwani-A girl in pursuit of dreams
Regia: Ziauddin Zia
Anno: 2017
Paese: Pakistan
Festival: Cinemabiente 21°
Giudizio: 5/5

Bhagwani vive in un piccolo villaggio del Tharparker nella provincia del Sindh in Pakistan. È una ragazzina di dodici anni che ogni giorno impiega circa nove ore per andare a prendere l’acqua per la sua famiglia. Nella sua vita non c’è spazio per il gioco, né la speranza di poter frequentare la scuola.

9 ore al giorno solo per andare a raccogliere l'acqua per la propria famiglia, rischiando la vita nel tragitto a causa delle bestie feroci, serpenti e scorpioni.
In più l'acqua del fiume è così inquinata che nemmeno le bestie la bevono mentre Bhagwani e la sua famiglia non hanno alternative.
Un racconto disperato e crudo che dovrebbe far riflettere sulla dura condizione di centinaia di migliaia di famiglie in Pakistan.
E'pensare che tutte quelle ore potrebbero essere impiegate per dare un'istruzione o insegnare ai giovani un mestiere. Invece sistemato il vaso sopra la testa iniziano la loro estenuante marcia per la sopravvivenza...

A butcher's hearth


Titolo: A butcher's hearth
Regia: Marijn Frank
Anno: 2017
Paese: Olanda
Festival: Cinemabiente 21°
Giudizio: 3/5

Per tradizione famigliare il tredicenne Wessel sta imparando il mestiere di macellaio dal nonno. Sullo sfondo di una vita agreste, il ragazzo però si interroga sul presente e sul suo destino, pensando che forse preferirebbe lavorare con animali vivi.

Interessante questo piccolo scorcio sui dubbi che un ragazzino in un contesto carnivoro ben preciso, decide di elaborare forse perchè stanco di una pratica così metodica e che non sembra avere mai fine. Dal padre severo al nonno che sceglie di spiegare al nipote i segreti su come disossare i conigli, tagliare punti ben precisi per togliere la pelle di alcuni animali e così dicendo, fino all'orario di chiusura dove Wessel insieme al suo gruppo di amici monta in sella ai propri motorini e per finire si concede wurstel cucinati nella friggitrice della loro casettina in legno.
Il regista ci mostra una parte di Olanda che come per alcune zone della Germania non può fare a meno di spezzare questo circuito legato all'allevamento intensivo e la mattanza quotidiana di centinaia di animali.
Sembra quella condizione che debba essere per forza di cose accettate perchè inserita in un contesto culturale di appartenenza.

mercoledì 9 maggio 2018

Julkita


Titolo: Julkita
Regia: Humberto Busto
Anno: 2017
Paese: Messico
Festival: Torino Underground Cinefest 5°edizione
Giudizio: 4/5

Contro la violenza di ogni genere e il disonore dei politici messicani arriva Julkita e il suo ciclo mestruale....se solo fosse coraggiosa abbastanza da distruggere i suoi nemici famigliari...

Blasfemo, trasgressivo, esplosivo, assurdo, esagerato.
Il corto di Busto in 18' riesce a generare e provocare una quantità di stati d'animo a metà tra l'exploitation, lo schifo assurdo, il trash e il weird fino ad arrivare ad un finale davvero senza senso.
Fratello e sorella. Praticamente un'unica location. Sangue, lingue che si attrversano, ancora sangue ma quello mestruale. Un rapporto intimo ossessivo compulsivo, rapporti tra consanguinei, le personalità multiple di Julkita, la protagonista che si inneggia a paladina mettendo a sacrificio proprio il suo corpo e la sua femminilità.
Credo che ci troviamo di fronte al corto più feroce e frenetico del festival.
Un atto anche politico con una metafora che riesce solo in parte a raggiungere l'intento che si era dato, rimanendo troppo ancorato a qualcosa che sembra un braccio di ferro tra una sessualità deviata e un bisogno di scindere una parte di se stessi quando ci si trova lontano dalle mura domestiche.

King Kong


Titolo: King Kong
Regia: Lo Xu-Ming Tong
Anno: 2017
Paese: Canada
Festival: Torino Underground Cinefest 5°edizione
Giudizio: 3/5

Eliza e suo fratello Damian vivono a Toronto con la madre. Dopo l'incidente di quest'ultima, i due ragazzi intraprendono un viaggio alla volta di Montreal per ricongiungersi col padre.
La storia è focalizzata su Eliza, una giovane teenager. Dovendosi prendere cura di suo fratello e del loro benessere, questo viaggio rappresenta per lei il primo passo nel mondo da donna indipendente carica di responsabilità.

Il corto canadese in questione improntato su temi sociali è uno spaccato sulle nuove generazioni. Appena adolescenti alcuni giovani adulti si ritrovano responsabilità e doveri che dovrebbero appartenere solo ai genitori. Il risultato può essere una bomba ad orologeria come Eliza che oltre a dover badare al fratello (come accadeva per il lungo indie sempre del festival di questa edizione HURRY SLOWLY) ha tutta una serie di irrisolti con il padre che la porteranno ad un climax finale potente e dinamico, un urlo disperato di quanto i ragazzi abbiano bisogno di essere visti e seguiti dai loro genitori soprattutto nei momenti più bui della propria vita.
King Kong è fortemente d'impatto dal punto di vista emotivo, crea per i suoi quasi venti minuti tutta l'atmosfera che andrà ad esplodere nel finale.


lunedì 7 maggio 2018

Invisible


Titolo: Invisible
Regia: Dimitri Athanitis
Anno: 2016
Paese: Grecia
Festival: Torino Underground Cinefest 5°edizione
Giudizio: 5/5

Quando Aris, un operaio trentacinquenne viene licenziato senza preavviso, diventa ossessionato dall'idea di farsi giustizia da solo. E'pronto a raggiungere il suo scopo quando l'ex-moglie gli rifila il loro figlio di sei anni.

Altro istant-cult del festival.
Insieme a FREEZER i lavori più scioccanti sul mondo del lavoro. E manco a farlo apposta entrambi arrivano dalla Grecia come a ricordarci che le lancette si muovono e tutto continua a peggiorare da quelle parti.
Cinema indipendente che riflette senza meccanismi di chissà quale specie, ma sondando e raccontando un dramma realistico e attuale che dovrebbe sempre più farci riflettere su dove queste politiche europeiste stiano traghettando alcuni paesi.
Prima di tutto i personaggi sono fantastici, recitati da dio e con una psicologia mai banale ma in grado di andare a fondo nelle problematiche e nelle scelte radicali. Il protagonista poi ci ha messo così l'anima da renderlo quasi al pari di alcuni attori neorealisti per come regga e si carichi sulle spalle un dramma importante. Un elemento che ho apprezzato davvero tanto è stato quello di come il protagonista Aris reagisce al duro colpo del licenziamento. Semplicemente facendosene una ragione, essendo una persona umile, senza fare ricorso a chissà chi (e poi da chi andrebbe) finendo per portarsi dentro un male che lo annienta poco alla volta. La scena in cui riesce ad entrare nella fabbrica quando è chiusa e si mettte al lavoro sulle macchine come dicevo ricorda il miglior cinema di sempre italiano di impegno come nella politica di Petri.
Qualcuno lo ha definito il film greco dell'anno. Sono d'accordo.
Il finale poi è amarissimo.




Into the Blue


Titolo: Into the Blue
Regia: Antoneta Alamat Kusijanovic
Anno: 2017
Paese: Croazia
Festival: Torino Underground Cinefest 5°edizione
Giudizio: 4/5

Un'adolescente vittima di abusi desidera solo ricevere affetto, ma la crudeltà dei suoi amici risveglia in lei la violenza dalla quale ha sempre tentato di fuggire.

Quanto sanno essere crudeli in parte gli adolescenti.
In qualsiasi paese o continente i tempi sono cambiati così come i valori e peggio di tutto i sentimenti d'invidia che non facevano parte dei più giovani.
Julija grazie ad un'attrice strepitosa, riesce nel difficile compito di inquadrare la situazione di stallo psicologico di una ragazzina che senza una giusta terapia deve affrontare da sola con il mondo alcune difficili scelte. Ma quando nemmeno quelli che sembravano i migliori amici danno una mano mostrando solo competizione e indifferenza allora i gesti di follia possono emergere in tutta la loro pericolosità facendo fare a Julija delle scelte e dei gesti che se non sai cosa ti è successo vengono da subito visti come gesti di pura follia di chi ormai ha perso il senno.
La scogliera pericolosa e minacciosa, unico vero riparo dagli adulti, allora diventa quello che potrebbe essere il vero punto di non ritorno.



Hurry Slowly


Titolo: Hurry Slowly
Regia: Anders Emblem
Anno: 2018
Paese: Norvegia
Festival: Torino Underground Cinefest 5°edizione
Giudizio: 3/5

"Hurry Slowly" è un film che ritrae un tenero spaccato di vita che riguarda Fiona e il suo fratello minore Tom, del quale la ragazza si prende cura

Il film della Emblem è un indie coraggioso che tratta diversi temi sociali rimanendo però inquadrato su questo rapporto fratello sorella, in cui la seconda fa anche da caregiver.
Un film con tanti sentimenti e una voglia profonda di credere laddove i mezzi pur non essendo molti riescono a creare un buon prodotto di genere.
Fiona è un attrice straordinaria, giovane e piena di vita che riesce a cogliere tutte le sfumature di un personaggio certo attuale ma connotato da una psicologia complessa che riesce bene a mettere in luce tutte le fragilità dell'adolescenza.
Allora la musica diventa l'occasione per staccare, la chitarra e la voce della protagonista sulle note di una canzone molto bella che sentiremo almeno tre volte riesce a toccare in parte anche quelle corde dell'anima che fanno più fatica a sciogliersi.
Un film solo in alcuni momenti lento o ridondante in grado però di fuggire in maniera misurata da quei trappoloni melodrammatici o melanconici che alla fine devono creare quell'happy ending a tutti i costi.


martedì 1 maggio 2018

Come un gatto in tangenziale


Titolo: Come un gatto in tangenziale
Regia: Riccardo Milani
Anno: 2018
Paese: Italia
Giudizio: 3/5

Giovanni lavora per una think tank che si propone di riqualificare le periferie italiane. La sua ex moglie Luce coltiva lavanda in Provenza, convinta di essere francese. Giovanni e Luce hanno allevato la figlioletta tredicenne Agnese secondo i principi dell'uguaglianza sociale, anche se vivono al caldo nel loro privilegio. E quando Agnese rivela a Giovanni la sua cotta per Alessio, un quattordicenne della borgata romana Bastogi tristemente nota per il suo degrado, papà, terrorizzato, segue la ragazzina fino alla casa dove Alessio abita insieme alla mamma Monica e alle due zie Pamela e Sue Ellen (sì, come le protagoniste di Dallas). Giovanni scoprirà che Monica è altrettanto atterrita all'idea che suo figlio frequenti una ragazzina dei quartieri alti: "Non siamo uguali", Monica avverte Alessio. "Inutile farsi illusioni".

Milani è quel regista ormai assoldato per la commedia all'italiana che non ha niente a che vedere con le vecchie commedie all'italiana poichè il cinema di oggi ha perso quella stoffa e quella voglia di prendersi sul serio come capitava una volta. Un mestierante che gira filmetti furbetti che incassano, con un buon tasso di ironia, dei dialoghi quasi sempre mediocri senza mai nessun guizzo e cercando di sposare la post contemporaneità.
Tra i suoi ultimi film forse questa commedia appare la meno sdolcinata, un film con alcuni buoni momenti, che cerca di strizzare l'occhio alle differenze sociali e ai quartieri dividendo poveracci e borghesi e uno scontro generazionale tra adulti e bambini che non guasta mai come ingrediente.
Il risultato è un film di splapstick, alcune riuscite altre meno, con la solita lezioncina morale nel finale (Claudio Amendola mandatelo in pensione vi prego non si può più vedere in questi ruoli dove sembra auto reciclarsi da solo) e una coppia di attori che riesce a dare sempre ritmo anche in alcuni momenti dove il film inciampa pesantemente.

giovedì 26 aprile 2018

Freezer


Titolo: Freezer
Regia: Dimitris Nakos
Anno: 2017
Paese: Grecia
Festival: Torino Underground Cinefest 5°edizione
Giudizio: 5/5

Tassos, un uomo di poco più di 50 anni con una carriera nella direzione marketing e della pubblicità di una grande azienda, è disoccupato ormai da tre anni. E'troppo vecchio per ricominciare tutto daccapo, ma anche troppo giovane per andare in pensione. Il rapporto con le persone a lui più vicine viene messo a dura prova, e la sua condizione psicologica è di emarginato. Il suo obbiettivo è soltanto uno: uscire dal "freezer"

Il corto di Nakos è davvero straordinario.
Ci immerge nel mondo del lavoro, nella difficoltà a reintegrarsi nel tessuto sociale e nel mercato. Parla di crisi d'identità, di umiltà e di flessibilità. Grazie ad un'intrepretazione perfetta e molto sentita, Nakos ci mostra questo personaggio umile e onesto, Tassos, uno come tanti, che di questi tempi diventa sempre più frequente incontrare, con dei sani valori e una voglia di mettersi ancora in gioco nel mondo del lavoro accettando una paga scarsa e venendo pagato meno dei colleghi più giovani.
I rapporti con la famiglia (una mamma che di nascosto gli da dei soldi) un fratello che non accetta la sua disoccupazione, una moglie esigente e una figlia che sembra compatirlo.
Freezer in '16 mostra tutto quello che deve facendolo in maniera sintetica e funzionale con dei dialoghi taglienti che arrivano subito al cuore del problema.


Rivincita di Casale Monferrato


Titolo: Rivincita di Casale Monferrato
Regia: Rosy Battaglia
Anno: 2017
Paese: Italia
Festival: Torino Underground Cinefest 5°edizione
Giudizio: 4/5

“La rivincita di Casale Monferrato” è il titolo del documentario d’inchiesta che racconta le vicende della città simbolo nel mondo della battaglia contro l’amianto. Meglio dire che racconta le vicende di una comunità, perché a venir presentate sono le storie di donne e uomini che da decenni lottano per veder riconosciuta la nocività delle polveri create dall’azienda Eternit, la più grande fabbrica d’amianto in Europa. Storie di dolore, che sono divenute storie di resistenza prima e di speranza poi, quando Casale, dopo aver pagato un prezzo di oltre 3 mila morti - con ancora oggi decine di nuovi casi all’anno di mesotelioma pleurico e altri tumori polmonari - mano a mano è divenuta una delle città in cui il processo di eliminazione dell’asbesto dagli edifici pubblici e privati è sostanzialmente completato. Un’operazione immane, dal momento che il nostro stivale è ricoperto da nord a sud da colate di cemento-amianto ( si stimano fino a 300 mila siti contaminati).

Torino è una città che non si ferma e non ama stare zitta e seduta.
Questo documentario girato dalla Battaglia è la dimostrazione di come una rete nazionale di cittadini si mettano assieme per dare vita ad un progetto come quello del crowdfunding.
Il documentario-inchiesta prodotto dal basso, al suo debutto nazionale al Circolo della Stampa a Torino è stato reso tale anche grazie al sostegno della Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI), l’Associazione Stampa Subalpina, al contributo straordinario dell’Associazione Familiari e Vittime dell’amianto (AFEVA ONLUS) di Casale Monferrato, con il Patrocinio e il contributo straordinario del Comune di Casale Monferrato
Combattere per la tutela della salute, perchè alcuni errori non possano più ripetersi, credere nelle istituzioni, nella legge e nella sua applicazione? Un documentario racconta il caso degli abitanti di Casale Monferrato, che non solo non si sono arresi al dramma causato dall’amianto di Eternit, ma hanno continuato a portare avanti la lotta attraverso la cultura, la memoria, le bonifiche e la cura di chi soffre manifestando per i loro diritti, per coloro che sono morti e che meritano giustizia.


domenica 22 aprile 2018

Butterfly


Titolo: Butterfly
Regia: Pailles twin bros
Anno: 2017
Paese: Francia
Festival: Torino Underground Cinefest 5°edizione
Giudizio: 3/5

Di umili origini, Vanessa si reca a Marsiglia in seguito alla morte del padre che non vedeva da quando era ragazzina. Master Leclerc, l'avvocato che si occupa dell'eredità, le propone una scelta insapettata che riporterà Vanessa nel passato.

Il ritorno alle origini. Il corto dei fratelli francesi pone questa giovane protagonista di fronte al bisogno di confrontarsi con il passato con tutto ciò che sembra un alone di mistero nella vita del padre. Un corto abbastanza biografico dove fiction e surreale cercano di confrontarsi e congiungersi almeno per quanto concerne il climax finale.
Il risultato è un lavoro interessante, non privo di una certa analisi derivativa che sfocia in un interessante rapporto ma non privo di ambiguità e qualche momento macchinoso che non sempre la coppia di registi riesce ad affinare.
Un lavoro comunque dignitoso che mostra la voglia e il talento di chi ha ancora molta strada da fare almeno in termini di scrittura e messa in scena ma che sembra indirizzata verso una strada e che punta a tematiche personali e temi sociali che riescono sempre ad essere funzionali e interessanti.


domenica 25 marzo 2018

Mediterranea


Titolo: Mediterranea
Regia: Jonas Carpignano
Anno: 2015
Paese: Italia
Giudizio: 4/5

Ayiva lascia il Burkina Faso per cercare di raggiungere l'Italia dove spera di poter trovare un lavoro che gli consenta di aiutare sua figlia che è ancora una bambina e sua sorella che se ne occupa. Parte come clandestino con l'amico Abas e, dopo la traversata del deserto in Algeria, si imbarca. Trova lavoro come raccoglitore di arance a Rosarno in Calabria. Le difficoltà sono numerose ma si accrescono quando parte della popolazione locale aggredisce gli immigrati.

Lo dico di nuovo. Jonas Carpignano è uno dei registi più interessanti del nostro cinema.
Giovane, impegnato, contemporaneo in tutti i sensi e con un interesse appassionato verso la comunità dei rom in particolare quella insediata a Gioia Tauro dove il regista ha deciso di trasferirsi.
Mediterranea prima di A CIAMBRA apre il sipario su una questione drammatica di cui come sempre nessuno parla in particolare il nostro cinema. Quando lo fa finisce nascosto in qualche festival per dare la possibilità solo agli appassionati di averne accesso.
Mediterranea quando si parla appunto di stranezze produttive e distributive fa davvero arrabbiare per il fatto che sia stato presentato alla semaine de la critique a Cannes nel 2015 senza mai uscire nei cinema nonostante raccontasse una storia che ci appartiene.
Forse la distribuzione nelle sale di A CIAMBRA potrà risolvere questo problema.
Rosarno e la tratta. O meglio la tratta che spesso e volentieri porta a Rosarno dove per chi non lo sapesse scoppiò nel 2008 la faida tra gli immigratie la gente del luogo. Il film mostra quindi come climax finale della storia il primo conflitto esplicito e cruento tra migranti e cittadini e dove forse avviene anche l'unico ostacolo del film. L'apice dello scontro a parte essere macchinoso, sembra portare solo un punto di vista ovvero quello dei nordafricani e non invece degli abitanti del posto che non si vedono quasi mai se non in pochissime scene dove abusano delle donne, toccano il culo ad una ragazza e dicono dalle finestre ai protagonisti di fare silenzio.
Ancora una volta il giovane regista sospende il giudizio narrando per immagini e sguardi il dramma delle vite di alcuni protagonisti, di chi fino alla fine non molla e non si ribella e chi invece sopraffatto dal dolore e dalle ingiustizie decide di armarsi con quello che trova.

martedì 20 marzo 2018

Sami Blood


Titolo: Sami Blood
Regia: Amanda Kernell
Anno: 2016
Paese: Svezia
Giudizio: 4/5

Elle Marja ha 14 anni ma sa già di non voler seguire le tracce della famiglia. Figlia di allevatori di renne della comunità Sami nell'estremo nord svedese, la ragazzina è vittima della discriminazione etnica degli anni '30. Sottoposta alla certificazione della razza per frequentare la scuola riservata solo ai Sami, Elle Marja sogna una vita migliore in cui non sentirsi più diversa. Così, inizia a farsi chiamare Christina, a parlare svedese, trasferirsi in città, allontanandosi sempre più dalla sua famiglia e dalla cultura della sua gente.

Sami Blood è un istant cult. Uno di quei film indipendenti e di rara bellezza che ti rapisce fin da subito per traghettarti verso dei luoghi sconosciuti e ameni di quelli che forse non vedrai mai nella vita ma che almeno vuoi scoprire grazie al cinema.
Un film antropologicamente molto importante che da la possibilità di parlare di un fenomeno che almeno in Svezia ha fatto discutere molto. Sami Blood ci da la possibilità di conoscere una popolazione quella dei Sami (indigeni lapponi) e di scoprire come la discriminazione etnica è un tema presente in tutto il mondo pure nella parte europea più estrema.
Un flash back lunghissimo per un viaggio della memoria che racconta molto più di quello che sembra senza doversi arrovellare dietro troppi dialoghi ma lasciando spesso in risalto le espressioni dure e sofferte di alcune attrici scelte alla perfezione che riescono a dare il giusto risalto soltanto mostrando le loro cicatrici di vita.
Sami Blood è un'altra se vogliamo metafora del western, uno scontro, quello che il cinema non smette mai di fare, tra wilderness e civilisation.
Bisogna ricordare che nel 1909 fu fondata a Stoccolma la Società Svedese per l’Igiene razziale che, basandosi su analisi di tipo antropologico positivistico, identificava nella minoranza etnica Sami (a noi più comunemente nota come lappone) una razza inferiore. I Sami furono relegati da una parte in confini ben precisi, furono sottoposti dall’altra a processi di ‘svedesizzazione’ forzata, orientati all’annientamento della loro cultura tradizionale. Chi tra i Sami volesse integrarsi acquistando o affittando terreni agricoli o proseguendo l’elementare istruzione offerta loro (tagliata espressamente per le loro presunte limitate capacità), era costretto a cambiare identità, assumendo un nome svedese. Contemporaneamente coloni svedesi furono incentivati in vari modi a spostarsi in territorio sami, sempre nell’ottica di una violenta compressione di questa minoranza. Una legge per la selezione della razza (1935) portò addirittura alla sterilizzazione forzata di migliaia di Sami. Orrori di cui sappiamo poco o niente.



Loveless


Titolo: Loveless
Regia: Andrey Zvyagintsev
Anno: 2017
Paese: Russia
Giudizio: 4/5

Zhenya e Boris hanno deciso di divorziare. Non si tratta però di una separazione pacifica, carica com'è di rancori, risentimenti e recriminazioni. Entrambi hanno già un nuovo partner con cui iniziare una nuova fase della loro vita. C'è però un ostacolo difficile da superare: il futuro di Alyosha, il loro figlio dodicenne, che nessuno dei due ha mai veramente amato. Il bambino un giorno scompare.

Zvyaginstev è uno dei più importanti registi russi contemporanei.
I suoi film sono drammoni molto spessi che il più delle volte agiscono sotto chiave politica diventando delle grandi metafore dei controsensi e la corruzione della Russia post-moderna.
Il suo ultimo film è un viaggio verso la deriva morale di una coppia, e al contempo una detective story sulla scomparsa di un figlio che nessuno dei due vuol tenere.
Un film molto lento, camera fissa, diversi piani sequenza come a creare una struttura e un'atmosfera malinconica e riempiendo i vuoti del melodramma che ritrare tutta quella miseria esistenziale che Zhenya e Boris, incapaci di parlarsi, ricercano disperatamente in altre relazioni.
Trovare il proprio figlio potrebbe significare ritrovare il senso delle cose, in un paese sempre più gelido nei rapporti, o ritrovare quel senso di normalità che seppur fatto di quotidiana prassi, cerca di riconfermare un ordine in una sorta di fenomeno che sembra abbracciare sempre più coppie alla deriva e in cui i figli non solo non vengono visti ma risultano impedimenti per il proprio successo e tornaconto personale.