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giovedì 30 agosto 2018

Ultima casa a sinistra


Titolo: Ultima casa a sinistra
Regia: Wes Craven
Anno: 1972
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Krug e Fred, assassini e stupratori, evadono con la complicità di una scriteriata e feroce ragazza e del fratello, con problemi di droga, di uno dei due. Due spensierate ragazze, in cerca di marijuana all'uscita di un concerto, incappano nei quattro delinquenti.
Saranno sottoposte alle più terribili sevizie e torture, psicologiche e fisiche, prima dell'atroce fine.
Ma i genitori di una delle due, apparentemente tranquilli e innocui, sapranno avere la loro vendetta.

Pur non essendo un suo cultore, non si potrà mai negare il valore aggiunto di Wes Craven nel genere horror. E'stato innovatore, precursore, regalando sceneggiature e regie indimenticabili oltre ad essere stato pioniere di diversi sotto generi o ridare enfasi allo slasher quando sembrava ormai in disuso.
The Last House on the Left è un film abbastanza maledetto, una pietra miliare che si rifa però nel tema e nel climax finale ad un capolavoro di un regista imprevedibile anch'esso nei generi e parlo ovviamente della FONTANA DELLA VERGINE.
Il film è un rape & revenge che andrà poi a ispirare diverse pellicole, avrà un suo pessimo remake, ma per l'anno di uscita come molti film dal canto suo che trattavano la violenza in maniera efferata, critica e pubblico si sono sempre divisi sull'insistenza della violenza taggandola come gratuita quando Craven molto più politico rispetto a quanto non si pensi affermò che fosse una metafora delle torture in Vietnam.
Un film che ancora adesso si fa fatica a trovare nella sua versione estesa senza tagli o censure. Macchina a spalla, luci calde, una musica che si mischia bene con le diverse location tra natura primordiale e i giochi perversi dei bifolchi fino alla revenge finale con momenti splatter dove soprattutto è la madre a prendersi la sua rivincita.

domenica 25 marzo 2018

Masks


Titolo: Masks
Regia: Andreas Marschall
Anno: 2011
Paese: Germania
Giudizio: 3/5

Dopo essere stata respinta da numerose accademie d"arte drammatica Stella, aspirante giovane attrice di Berlino, viene accettata alla scuola Matteusz Gdula fondata negli anni 70 da una insegnante dai metodi poco ortodossi. L"ambiente è piuttosto ostile e l"unica amica di Stella sembra essere Cecile un"allieva che non abbandona mai l"edificio in cui si trova la scuola. Stella assiste inoltre a strani avvenimenti come sparizioni, rumori inquietanti e un"ala della scuola che rimane chiusa sempre a chiave.

Masks deve molto al nostro cinema neogotico nonchè ad alcuni maestri come Fulci e Argento.
Il perchè è chiaro e il regista non lo nasconde neppure. Diventa tutto il marchingegno che porta avanti i tasselli del film, gli omicidi in particolare, abbastanza sanguinolenti e una soundtrack dalle sonorità elettroniche sempre presente e potente che conferisce maggior atmosfera e ritmo nelle scene d'azione.
Un'opera giocata in poche location e con una fotografia cupa che cerca di conferire maggior risalto all'atmosfera generale tutta giocata come dicevo su degli omicidi comunque abbastanza feroci.
Il solo limite del film tedesco è quello di richiamare troppo appunto i gialli anni '70, diventando presto un esercizio di stile che cita il nostro cinema di genere senza però riuscire a dare una sua anima e originalità al film, un pericolo sempre più presente nel cinema di genere.




lunedì 19 marzo 2018

Tragedy Girls


Titolo: Tragedy Girls
Regia: Tyler MacIntyre
Anno: 2017
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Due ragazze decidono di aumentare la loro influenza sui social rapendo un famoso serial killer e facendosi insegnare da lui come si fa ad uccidere

Tragedy Girls è uno degli horror più brutti che abbia visto negli ultimi mesi.
Il perchè è riassumibile in due frasi. Storia che non ha senso esagerando sotto tutti i punti di vista e una recitazione così forzata e sopra le righe da rendere tutto inutile e scontato.
La sceneggiatura purtroppo fa acqua da tutte le parti e l'idea alla base poteva non essere così male soprattutto di questi tempi dove il potere del like porta adolescenti e adulti a fare qualsiasi cosa.
Proprio per questo motivo il plot scritto dallo stesso regista a quattro mani non riesce mai a dare una svolta ma anzi sembra rinchiudersi nel suo stesso ego provando una mossa difficilissima nell'horror che è quella di far ridere sfruttando il grottesco e lo humor nero. Qui non solo non si ride ma le due protagoniste, quasi sempre mezze nude e con dei buchi di sceneggiatura su come riescono a farla franca che meriterebbero delle riposte, sono davvero insopportabili.
Un horror brutto che cerca di essere furbetto andando oltre e arrivando a piazzare i media in un modo squallido e anti funzionale per non parlare del vero killer dell'inizio nascosto dalle due protagoniste nello stanzino...
Tragedy Girls è un film così stelle e striscie che può piacere solo ai figli di una borghesia annoiatissima che si trastulla con il sangue e lo humor che non farebbe ridere nemmeno un bifolco ma peggio. Qui i ragazzetti viziati meritano, assieme al regista che spero ritorni a scuola, di finire nel bosco in un tranquillo weekend di paura ovviamente con i cellulari alla mano

martedì 20 febbraio 2018

2001 Maniacs


Titolo: 2001 Maniacs
Regia: Tim Sullivan
Anno: 2005
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Alcuni studenti universitari, in occasione delle vacanze estive, decidono di recarsi a Daytona Beach, ma un imprevisto gli costringe a fermarsi in una piccola cittadina a mala pena segnata sulla mappa. Gli abitanti, impegnati nei preparativi per la loro festa annuale gli accolgono molto bene, invitandoli a fermarsi ancora con loro, ma i ragazzi non sanno che in realtà la festa é solo una scusa per porre in atto un macabro rituale...

2001 è un remake del classico TWO THOUSAND MANIACS di quel pazzo di nome Herschell Gordon Lewis che contribui a dare vita al filone dello "slasher movie".
A differenza del film originale qui il target e i protagonisti riprendono il filone del teen horror, con dei giovani che diventano carne da macello risultando celebrolesi solo in cerca di divertimento e sesso.
Ci sono remake di cui non si sente il bisogno o meglio non riescono mai ad azzeccare quasi nulla rispetto all'originale. Il film di Sullivan pur come dicevo aderendo ai canoni del filone teen-comedy è un remake coi fiocchi che non sfigura di certo rispetto all'originale.
C'è tantissimo sangue, frattaglie e budella come a sottolineare gli aspetti che prevalgono del sotto-genere.
C'è poi una metafora politica relativa ai contrasti tra nord e sud e quasi tutto il primo atto e parte del secondo mostra culi e tette in grandi quantità come a distrarre la carne da macello e noi spettatori su alcune lacune nella sceneggiatura dall'arrivo degli ospiti a Pleasentville.
Inoltre Sullivan che deve essere un mestierante, ha cercato di infarcire il film il più possibile con un ritmo che non stacca un attimo e buttandosi su trovate e scene ad effetto che se pur non riescono mai a far paura a causa anche dell'impianto ironico del film, giocano bene le loro carte tra evirazioni e sbudellamenti.
2001 come gli abitanti della cittadina sudista capeggiata da un Englund in gran forma e con tutti i bifolchi gregari che come sempre fanno paura più di qualsiasi mostro.
Un film tutto sommato divertente, passato purtroppo in sordina o solo straight to video, creato dal trio composto da Tim Roth, Tim Sullivan e Scott Spiegel.



domenica 24 dicembre 2017

Catacomba

Titolo: Catacomba
Regia: Lorenzo Lepori, Roberto Albanesi
Anno: 2016
Paese: Italia
Giudizio: 3/5

Catacomba unirà 4 episodi diretti da Lorenzo Lepori e un episodio cornice diretto da Roberto Albanesi. Un povero malcapitato, interpretato da Simone Chiesa, comincerà a sfogliare il fumetto mentre intorno a lui si prepara un bagno di sangue e di follia.

Baionetta Movie Production di Lorenzo Lepori, in collaborazione con la New Old Story Film di Roberto Albanesi e Simone Chiesa, omaggia il filone fumettistico erotico/horror degli anni settanta/ottanta con la nuova antologia “Catacomba” che si presenterà in se come il primo film che si ispira e cita esplicitamente quella che è stata una specialità tutta italiana nell'exploitation: il fumetto per adulti le cui connotazioni estetiche non hanno eguali all'estero. Importante quindi la collaborazione estetica dell'omonimo Lorenzo Lepori come disegnatore.
Anche qui una bella perla del trash horror italiano.
Con un budget mai così povero e Low nel senso ampio del termine, devo dire che nonostante tutto non funzioni dal punto di vista tecnico, amatorialità portata al parossismo, il film ha un suo perchè.
Certo non lo difendo a spada tratta ma ho trovato più congeniale un film come questo che non, sempre per rimanere nel underground horror italico, una merda come IN THE MARKET (che aveva di certo mooolti più soldi e l'elenco dei film che potrei elencare e molto vasto).
Un omnibus sado-orrorifico contraddistinto da 4 storie legate con una cornice dove sicuramente alcuni spunti e alcune scene possono sembrare quasi inaspettate nel loro taglio splatter e gore (le due streghe che si cibano delle budella del malcapitato all'inizio e l'orgia con il Gran Maestro) mentre altre sono puro divertissement comico e trash a tutti gli effetti (la chiacchierata in toscano dove il tipo si sfoga sugli amici della moglie che lo cornifica).
La storia peggiore è quella finale di Paganini banalmente perchè è l'unica che prova a prendersi sul serio a differenza delle altre facendo il passo falso.

Pur esibendo senza paura e vergogna i propri limiti soprattutto tecnici (recitazione improvvisata, fotografia sovraesposta, vento in camera, audio che va e viene), uno stile a volte grezzo (movimenti irregolari che non riescono sempre a seguire i movimenti dei personaggi, zoom bruschi) e tante, tante ingenuità, alla fine Catacomba fa ridere parecchio, fa schifo in alcuni momenti, ma di sicuro vince la sfida su tanti film horror italiani usciti negli ultimi anni (anche con firme alla regia e budget molto più alti).

mercoledì 20 dicembre 2017

Night of the something strange

Titolo: Night of the something strange
Regia: Jonathan Straiton
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Cinque amici adolescenti partono per le vacanze di primavera. I bei momenti però finiscono quando Carrie, una di loro, contrae una malattia mortale sessualmente trasmissibile durante una sosta in un bagno. Fermatisi per la notte in un motel, i cinque vivranno un vero incubo quando il virus inizierà a trasformare gli infetti in morti viventi.

Ci sono film che arrivano ad un livello tale di disgusto da lasciarti basito oppure farti morire dalle risate o farti vomitare o spruzzare merda dal culo. Questo film fa parte di quelli che vanno ridere e vomitare assieme con due o tre momenti weird decisamente top e dove neppure in alcune scene il trash della Troma sembra poter arrivare (e non sto esagerando).
Qui siamo di fronte al puro eccesso con badilate di sangue distillata attraverso litri di orrori e un piacere perverso che Straiton annusa dall'inizio alla fine del film immergendolo tra smembramenti, gore e umorismo demenziale che non stona mai e in questo film riesce addirittura a far ridere più che altro perchè tocca livelli di bassezza e volgarità quasi mai visti.
Virus che tolgono ogni freno inibitore, un uso esagerato di qualsiasi liquido corporeo, necrofilia, stupri, tampax ingeriti, parti intime strappate a morsi, calci alla vagina, etc.
Straiton e la banda di pazzi che hanno dato vita a questo film devono essersi divertiti un mondo e più che altro ci hanno creduto perchè il film riesce nel suo compito ovvero divertire per novanta minuti, dove gli ingredienti maggiori (splatter, trash, weird, gore) che regia e sceneggiatura combinano meglio è proprio quella di creare un turbine di cattiveria, efferatezza e disturbanti provocazioni tra il folle e il malato piacere visivo di chi ama questo sotto genere low budget.


Jackals

Titolo: Jackals
Regia: Kevin Gruetert
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Negli anni Ottanta, il giovane Justin Powell viene rapito da due uomini e condotto in una baita isolata. Il suo non è un sequestro standard: ad attenderlo c'è infatti la sua sempre più estranea famiglia, composta dal padre Andrew, dalla madre Kathy, dal fratello Campbell e dall'ex fidanzata Samantha, che ha appena dato alla luce il frutto del loro amore. La famiglia ha intenzione di praticargli un lavaggio del cervello per allontanarlo dalle spire del culto che ha abbracciato.

Il terreno dello slasher non smette di tirare fuori film indie che giocano e toccano la tematica delle sette e delle religioni o meglio gli effetti perversi generati da entrambe le cose.
Come sempre per questi film non ci si addentra nel fenomeno della setta o della religione per usarlo invece solo come strumento da cui attingere il plot della storia: setta sanguinaria da cui scappare per non essere uccisi o uccidere per vendicare un torto subito il tutto in un home invasion così per risparmiare e inserire dentro una sola e unica location.
Con un inizio bene o male simpatico (la famiglia che sequestra il proprio figlio) il film ha poi due atti in casa abbastanza lenti e macchinosi se pensiamo a tutti i noiosi e inutili dialoghi con Justin nella mansarda e il vero non-sense della pellicola ovvero il buon Dorff che ormai passata la bella stagione del cinema è finito anche lui nel giro delle produzioni indipendenti a caratterizzare questo esperto "deprogrammatore" di culti religiosi (pensavo di aver visto tutto ma il "deprogrammatore" ancora mi mancava, una sorta di esorcista con un nome diverso).
In questi due atti a parte il personaggio interpretato da Dorff che lui stesso secondo me non ha capito bene cosa fosse, il resto degli attori è poca cosa e non ha quel talento da riuscire a trasmettere interesse, ritmo e dare risalto alla psicologia e agli intenti del personaggio. Schaec è un attore di serie b che ha sempre fatto film terribili a parte l'indie cult di Araki.
Quando "Loro" arrivano (sempre e per sempre mascherati) il film mostra tanta violenza alcuna inaspettata soprattutto se pensiamo alla carneficina e alla mattanza di questo nucleo familiare ma non basta a far perdonare al regista alcune indubbie motivazioni cretine che portano i protagonisti ad essere uccisi nella maniera peggiore che ci fosse senza trovare un modo di scappare.




Bambola assassina 7-Il culto di Chucky

Titolo: Bambola assassina 7-Il culto di Chucky
Regia: Don Mancini
Anno: 2017
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Rinchiusa in un manicomio criminale da quattro anni, Nica Pierce è erroneamente convinta di essere stata lei – e non la bambola stregata Chucky – ad avere assassinato tutta la sua famiglia. Quando il suo psichiatra introduce un nuovo “strumento” terapeutico per facilitare le sessioni di gruppo dei suoi pazienti (una bambola dal volto innocente e sorridente), una serie di inspiegabili morti iniziano a tormentare la struttura…

Di solito più si va avanti e più i sequel dei famosi franchise horror perdono credibilità, consistenza e sorprattutto rischiano di cadere inevitabilmente nel ridicolo smettendo di fare paura o perdendo anche la propria dignità (Nightmare, Saw, Shark, Tremors, Wrong Turn,Venerdì 13)
Il settimo capitolo di questa saga nata con l'idea di unire e sposare il tema delle maledizioni vodoo con la bambola assassina se dalla sua all'inizio godeva di tanti elementi che facevano gioco forza e diventato col tempo sempre meno graffiante soprattutto per quanto concerne l'umorismo nero di cui il film è sempre stato fedele, elemento avvenuto dopo il coming out dell'ideatore.
Finalmente vediamo di ritorno il sempre buon Mancini che arriva in questo capitolo "finale" a riunire insieme tutte le tre bambole (marito, moglie e figlio/a) per un quadretto familiare psicopatico in cui ognuno tra una storia e l'altra vuole uccidere uno dei membri.
Dialoghi non sempre travolgenti, alcuni buoni momenti esilaranti e una tensione palpabile fino agli immancabili momenti di stallo in cui il film non riesce sempre a decollare e a raggiungere quel ritmo fresco e pieno di momenti squisitamente divertenti e slasher a causa di una scrittura che abbraccia troppo gli stati ipnotici di Nica senza riuscire sempre a farci capire realmente cosa stia succedendo, o almeno non sempre in modo chiaro.

Per il resto alcuni omicidi rimangono sempre interessanti e girati con quell'atmosfera che ha fatto diventare Chucky un altro dei serial killer piùfamosi della storia del cinema.

giovedì 14 dicembre 2017

Les Affames

Titolo: Les Affames
Regia: Robin Aubert
Anno: 2017
Paese: Canada
Festival: 35°Torino Film Festival
Giudizio: 4/5

Un gruppo di sopravvissuti deve affrontare un'apocalisse zombie nelle campagne del Quebec, tra boschi, prati, e case isolate.

Les Affames è l'ennesimo film di zombie che racconta l'itinerario di un gruppo di sopravvissuti.
L'idea è praticamente quanto di più comune abbiamo visto negli ultimi anni e fin qui sembrerebbe un film come un altro se non fosse che Aubert sembra essersi studiato attentamente ogni inquadratura. Il ritmo nonchè l'azione divora letteralmente i protagonisti, gli zombie e gli spettatori. Con alcune leggere tamarrate come la mattanza di Celine che senza stare a spoilerare è pura adrenalina al femminile con un finale nel bosco che provocherà qualche lacrimuccia.
Les Affames più si narra e più assume contorni e intenti sempre più interessanti in primo luogo da un'atmosfera tesa e rarefatta, in cui sembra esserci sempre uno strato di nebbia come a lasciare tutto in uno stato di sospensione. Esistenzialista, grondante sangue e con livelli di gore molto alti, ad un tratto c'è un vero e proprio geiser di sangue, il film riesce come dicevo a non sembrare ripetitivo, visto il tema, non è un caso che sia canadese dal momento che molti registi indipendenti, soprattutto nell'horror post contemporaneo vengono proprio da quei territori inesplorati e intatti.
Dicevo che l'atmosfera ma anche il senso di sconforto prevale tra tutti, i dialoghi ridotti, il passato che non emerge se non da espressioni intrise e colme di sofferenza con diversi momenti costellati da battute sferzanti e intrise da un ferocissimo humour nero.
Il film ad un tratto, dal secondo atto in avanti, prende una piega vagamente surreale con i non morti che costruiscono un vero e proprio totem che ricorda quanto di più bello scritto dal sociologo francese Durkheim sull'argomento.


Nightmare 3-I signori della notte

Titolo: Nightmare 3-I signori della notte
Regia: Chuck Russell
Anno: 1987
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Le vittime degli incubi del perfido Freddy Krueger si alleano e, in un sogno collettivo, lo sconfiggono. Terza e, forse, tra le più interessanti puntate della saga del mostro di Elm Street.

Nightmare 3- I signori della notte non è solo uno dei capitoli più riusciti e memorabili della saga, ma anche uno tra i più violenti, mettendo tutti d'accordo su una scrittura mai così viva e ricca di spunti e sorprese da ampliare nell'arco narrativo.
A partire dall'istituto psichiatrico, le istituzioni, la religione e quindi la suora (forse in alcune scene ancora più terrificante di Freddy), la storia e il passato di Krueger per finire nella solita mattanza finale che non esclude niente e nessuno.
Uno degli elementi più riusciti del film è sicuramente l'atmosfera e il ritmo sempre incessante senza contare la sperimentazione e i passi raggiunti con gli effetti speciali artigianali e di una maestosità incredibile come la scena del televisore, all'interno dell'istituto dove Freddy si traveste prendendo forma in ogni dove e il dubbio se quella che vediamo è realtà o sogno.
L'idea alla base del film, l'assunto, continua a rimanere un vulcano prezioso di idee dove Russel e Darabont (regia e scrittura assieme a Craven) sembrano divertirsi un sacco e danno prova di mettere su uno spettacolo, un luna park di sorprese e sangue, nonchè di orrori e di incubi davvero originale e che pone la saga per quello che è ovvero una delle idee e saghe piùimportanti dell'horror di sempre.



M.F.A

Titolo: M.F.A
Regia: Natalia Leite
Anno: 2017
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Una studentessa d'arte viene violentata da un suo compagno di classe. Affronta il trauma come meglio può finchè decide di cominciare ad aprirsi anche con altre ragazze del campus. Scopre che molte di loro hanno subito una violenza sessuale e decide di vendicarsi a suo modo.

Continuano a cadere come fiocchi di neve pellicole piene di donne incazzate ed esplosive.
Una mattanza di uomini in puro stile da revenge-movie con poche scelte originali ma dando fondamentalmente toni diversi all'azione e niente di più colorandola in modi diversi e dandole un'attrice alle prime armi, figlia d'arte, ma già con una ghigna che sa esprimersi bene in macchina.
Forse Weinstein diventerà il nome di un sotto genere di film che vedono ragazze incazzatissime pestare a sangue chiunque trovino sulla loro strada facendosi come in questo caso beffe degli investigatori più idioti della storia del cinema.
Eh sì perchè a parte lasciar perdere la sospensione d'incredulità di fatto tutte le azioni di vendetta appaiono abbastanza irreali con un crescendo che ad un certo punto diventa la log line perfetta per iniziare un excursus sulla psicopatologia oltre ad essere alla fine di tutto uno slasher rape & revenge che sembra aizzare al farsi giustizia da soli che in america non è proprio argomento da stimolare.
La Eastwood figlia è brava riuscendo a spaccare la quarta parete con delle espressioni e una caratterizzazione da Lolita del male.
Niente dunque di nuovo e di speciale. Se l'aiuto non arriva dalla polizia e dalle istituzioni (in primis la scuola non ci fa una bella figura con una critica sul come non gestisca affatto questa problematica lasciandola solo in pasto alle vittime in un gruppo di sostegno) allora il fai da te diventa la new way.


sabato 9 dicembre 2017

Kuso

Titolo: Kuso
Regia: Flying Lotus
Anno: 2017
Paese: Usa
Festival: 35°Torino Film Festival
Giudizio: 3/5

Flying Lotus, musicista e rapper californiano, debutta con un film che non mancherà di far scalpore. In una Los Angeles post-Big One, seguiamo le vite parallele di alcuni sopravvissuti, tra insetti giganteschi e da incubo, decomposizioni organiche, ossessioni scatologiche, mutilazioni genitali. Un body horror ossessionato dalla pop art, che cita, ingloba, digerisce ed espelle il cinema di Cronenberg, Tsukamoto, Korine, Švankmajer, i Quay Brothers.

Notte horror al Torino Film Festival.
Quello che avviene in Kuso si può riassumere più o meno così: Los Angeles. Una ragazza afroamericana strozza il proprio fidanzato ricoperto di pustole e poi gli spalma lo sperma sul viso. Un uomo deforme affetto da una grave patologia gastrointestinale viene umiliato a scuola, scappa e incontra una creatura boschiva composta da un ano e una lingua. La nutre con le proprie feci, facendole crescere una testa. Una bionda con dermatite seborroica scopre di essere incinta, ma i suoi due amici a forma di televisori pelosi le strappano il feto (e se lo fumano). Una donna orientale striscia in una fogna cibandosi di insetti quando viene risucchiata in un universo psichedelico. Il dottor George Clinton alias il cantante dei Funkadelic defeca una scolopendra grande come un’astice su un paziente del suo studio medico. Tutto ciò è la conseguenza di un terremoto che si è abbattuto sulla California, a quanto pare.
Kuso sin dalle prime inquadrature e dall'orrore (anche se è più lo schifo che genera) mi ha ricordato un altro film malato agli stessi livelli se non di più ovvero WHERE THE DEAD GO TO DIE.
Di nuovo un artista come nel film sopracitato che si interessa alla settima arte con un susseguirsi di scene, gag, vignette, tutte molto sinistre e macabre finalizzate a dare peso e consistenza a tutto lo schifo e lo squallore che cerchiamo di non vedere. Mascheroni, tute, make-up esageratissimo, scene raccapriccianti e grottesche con guizzi gore e una visceralità di fondo che da quell'inquietudine finale ad un film strano, complesso, singolare, sperimentale, scomodo e politicamente scorretto, ma più di tutto fine a se stesso, un esercizio di stile autocelebrativo come nuovo maniaco della psiche.
Un film per pochi disegnato da chi non vuole piacere alla massa (direi che su questo non c'è bisogno di stare a dilungarsi) sapendo bene di rischiare di essere mal interpretato soprattutto nel senso e negli intenti con si muovono alcuni personaggi e nella fattispecie alcuni intenti.
Kuso è un contenitore di immagini estremamente sgradevoli”, una schifezza che striscia nei liquami più infetti e purulenti e gratta tutto il marcio peggiore che si possa trovare.

Al Sundance il pubblico è scappato via...

venerdì 8 dicembre 2017

Tokyo Vampire Hotel

Titolo: Tokyo Vampire Hotel
Regia: Sion Sono
Anno: 2017
Paese: Giappone
Festival: 35° Torino Film Festival
Serie: 1
Episodi: 9
Giudizio: 3/5

Tokyo, 2021. Manami vorrebbe festeggiare il suo compleanno, ma la celebrazione si trasforma in una carneficina. Quel che Manami non sa è che è l'unica sopravvissuta a recare in corpo sangue dei discendenti di Dracula, estromessi dal mondo secoli prima da un'altra casata di vampiri rumeni

L'incipit della serie tv di Siono sui vampiri voluta e prodotta ad alto budget da Amazon prime Giappone risulta un compendio di svariate tematiche del regista nipponico che ovviamente vanno sempre nelle direzioni preferite dal divario tra nuove e vecchie generazioni, alla religione vista attraverso le sue diverse forme e strutture, l'identità di genere femminile, la mattanza finale e l'esagerazione gore nonchè il mondo yakuza sminuito o esageratamente pompato (al pari del cinema di Miike Takashi).
In 142' Sono prova, senza riuscirci sempre, ad omaggiare i signori delle tenebre contando che nel sollevante non sono mai andati così di moda. Dopo un recente passaggio in Romania, l'outsider ha voluto intraprendere questa ennesima sfida vincendola anche se con immancabili esagerazioni e dilungamenti nella trama che sanciscono alcuni limiti soprattutto di trama.
L'incipit è un surplus di citazioni da i J-Horror a Cronemberg a piene mani (BROOD su tutti).
Unire dunque vampiri orientali e rumeni dalla sua ha sicuramente decretato alcune scelte di fatto funzionali che hanno contribuito a rendere ancora più suggestivo il casting ma in alcuni momenti mostra le sue perle derivative soprattutto nel finale che sembra esageratamente tirato via per chiudere una mattanza che sembrava non aver fine (i vampiri non muoiono facilmente soprattutto quando gli scarichi addosso una scarica di pallottole...) e ad un certo punto liberata la vera anima della protagonista, l'unica soprtavvissuta, il film diventa exploitation puro al cento per cento.
Ancora una volta protagoniste sono loro, il genere femminile a 360°.
Le sexy teenager sono ancora una volta al centro dell'inquadratura: tartassate, desiderate, a(r)mate, mutilate, vilipese e ricoperte di sangue.
Dovevano dargli più tempo. Sono come dicevo in questa fruizione spensierata non riese purtroppo a caratterizzare molto bene i personaggi (la protagonista ad un certo punto sembra soppiantata dal suo mentore K intenta a dividersi tra i discendenti di Dracula e le origini degli Yamada del clan Corvin).
Rimane come sempre un’idea visiva molto nipponica che l'autore e la sua politica non ammette tagli e censure esagerando e mostrando tutto senza problemi e senza badare alla censura con fusioni di mitologie e look diversi , mostrando lotte di vampiri di diverse dinastie è uno scontro senza senso, che trae la sua vitalità proprio dall’esibizione della morte e dal suo annullamento (si muore e si ritorna senza troppi problemi).
TVH segna la quarantottesima regia di Sion Sono in soli trent'anni in un twist che non accenna ad esaurire la vena artistica e grandguignolesca del regista che tra massacri seriali, decapitazioni, sgozzamenti, sventramenti, amputazioni e fiumi di sangue, sembra continuare a divertirsi molto e a fare ovviamente di testa sua mischiando carte, regole clan di vampiri e clan di yakuza vampirizzati.

Ancora una volta quando ci si trova di fronte ad esperimenti simili, la sospensione d'incredulità deve andare a farsi fottere, spegnendo il cervello ma nemmeno così tanto come mi aspettavo dal momento che la metaforona politica non è affatto male come quella della Dieta e di un certo governo e politica giapponese fine a se stessa e ad auto sostenersi che è la prima ad essere odiata dai signori della notte.

sabato 18 novembre 2017

Happy Death Day

Titolo: Happy Death Day
Regia: Christopher Landon
Anno: 2017
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Tree si sveglia sempre nello stesso giorno, quello del suo compleanno, e nello stesso letto, quello di Carter, senza sapere come ci sia finita. Ma alla fine di quel giorno Tree muore, per le coltellate di un maniaco che indossa una maschera da bambino piccolo. Per spezzare l'incantesimo Tree deve individuare e fermare l'assassino.
Con un film in cui il momento di svolta è accompagnato dalle note di Confident di Demi Lovato, a sottolineare con enfasi che la nostra eroina ha deciso di affrontare di petto il nemico, occorre confrontarsi seguendo canoni critici differenti dalla norma.

E si ritorna a ripescare soggetti e trame del passato.
Qui RICOMINCIO DA CAPO che incontra l'horror anni '80 sul modello di SCREAM e altri suoi ibridi.
Un'idea che ha un elemento interessante ovvero mischiare il cinema di genere con questo schema di ripetere le giornate all'infinito a meno che non venga superata una prova o raggiunto un obbiettivo.
La parte iniziale del film è la migliore se non altro per la protagonista che a tutti gli effetti è di un'antipatia rara che seppur una bella fanciulla, diventa la solita cheerleaders bionda senza carattere e anima. In realtà non sarà poi così e uno sicuramente dei fattori positivi e proprio quello di caratterizzare bene il suo personaggio e altri coprotagonisti.
Il problema grosso del film arriva quando il regista prova una mossa azzardata e controproducente, a meno che non si abbia un talento alla scrittura che di solito non coincide mai con la regia, unendo commedia romantica e thriller slasher.

Dopo che Tree capisce che il nerd di una notte e via forse può aiutarla a risolvere il mistrero e scoprire chi c'è dietro la maschera, il film sembra riprendersi contando su un buon elemento, ma dopo poco il colpo di scena diventa assolutamente prevedibile (peraltro già a metà film) e le false piste non ottengono nulla di buono a meno che non ci troviamo di fronte all'ennesimo pubblico che fagocita qualsiasi cosa senza avere niente da dire e senza capire che la logica serve e bisogna tenerla allenata. Questo film proprio da questo punto di vista ne esce proprio male senza nessun guizzo e con un climax finale telefonato e prevedibile.  

mercoledì 11 ottobre 2017

Leatherface

Titolo: Leatherface
Regia: Alexandre Bustillo, Julien Maury
Anno: 2017
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Texas, 1955: la famiglia Sawyer, dedita a omicidi e atti di cannibalismo, uccide la figlia del poliziotto Hal Hartman. Non avendo prove contro la matriarca Verna e i suoi complici, Hartman si vendica facendo internare il più giovane della famiglia, Jedediah detto Jed, da poco iniziato alle tradizioni ancestrali. Dieci anni dopo, quattro giovani mentalmente instabili - tre ragazzi e una ragazza - evadono dopo aver preso in ostaggio un'infermiera, e Hartman li insegue. Ma chi dei tre ragazzi, i cui nomi sono stati cambiati per proteggerli dalle famiglie violente a cui furono sottratti, è quello destinato a divenire il temibile Leatherface?

La coppia di registi francesi ultimamente sembrava aver perso qualche cartuccia per strada. Sinceramente ho amato anche i loro ultimi film in particolare AUX YEUX DES VIVANTS seppur aveva quel qualcosa in meno nella trama e nella consistenza. Tuttavia rimangono tra gli outsider dell'horror post contemporaneo senza eccezioni.
Leatherface ne è una prova tangibile. Non amo i prequel e i sequel soprattutto negli ultimi anni quando sembrano baluardi disperati per una totale assenza di idee quando invece circolano abbondantemente in giro e basta saperle trovare, le idee.
In questo caso pur avendo un budget smisurato per i loro canoni, una produzione dietro tra cui figura anche Hooper e un cast internazionale dove spicca Lili Taylor. Per quanto concerne invece la messa in scena e i leitmotiv dell'azione questa volta la coppia di registi strizza l'occhio apertamente al buon Zombie riuscendo in tutta l'opera a passare da uno scenario all'altro senza mai abbassare il ritmo e l'atmosfera. Una missione difficile in cui la sceneggiatura è attenta e monta una buona impalcatura soprattutto per quanto concerne la mistery di chi sarà il serial killer (a metà film diventa comunque abbastanza chiaro).
Viaggio di formazione, tradizioni ancestrali, rednek a profuzione, manicomio ed evasione, sceriffi e direttori istituzionali ancora più crudeli degli stessi bifolchi e più di una scelta non convenzionale fanno del prequel di NON APRITE QUELLA PORTA un tassello interessante e significativo pur facendo parte e aderendo alle regole di una saga.
Tra l'altro Leatherface è arrivto nelle sale poco dopo la morte dello stesso Hooper autore del primo cult e finora uno dei massimi esempi del cinema horror americano.

Una saga sfortunata che tra sequel e capitoli in 3d sembrava aver trovato la propria rovina ma che ora almeno è stata data in mano a gente seria che ama il cinema di genere e crea tanto materiale da raccontare e da sviluppare che diventa il mordente principale del film. Tra l'altro si tratta dell'ottavo film della saga.

sabato 23 settembre 2017

Figlio di Chucky

Titolo: Figlio di Chucky
Regia: Don Mancini
Anno: 2004
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Nel quinto film della serie horror, Chucky e Tiffany si ritrovano a dover allevare il loro figlio per poter creare una terribile famiglia di bambole assassine.

Credo di essere arrivato al sesto e da lì non sono sicuro di averne visti oltre o meglio che ne siano usciti altri. Diciamo pure che dei sei capitoli usciti non credo nemmeno di averli visti tutti e comunque non ricordo nulla della storia. L'idea originale e abbastanza suggestiva di Don Mancini,
regista, sceneggiatore e moltre altre cose, aveva sempre fatto slittare il regista americano solo come sceneggiatore senza averne mai visto le reali potenzialità che di fatto ha sempre avuto.
Il risultato è il capitolo migliore della saga oltre ad essere il secondo più costoso in termini di budget. In termini di sceneggiatura invece ci si diverte abbastanza e il risultato gioca su tantissimi elementi portati all'esagerazione, alla parodia, alle innumerevoli citazioni e di fatto al taglio grottesco dell'intera vicenda che essendo un horror non poteva essere da meno.

Glenda è il protagonista, il figlio che non sembra avere nessuna sessualità facendo impazzire i genitori che lo trattano a seconda delle loro preferenze. Il problema grosso, e qui bisogna capire le reali responsabilità tra produzione, regia e sceneggiatura è quella di capire cosa è andato storto facendo diventare a tutti gli effetti tutta la storia una pagliacciata ridicola che solo in alcune scene riesce a trovare una sua ragione d'esistere. In tutto questo ovviamente gioca il suo solito ruolo da sex bomb la Jennifer Tilly che cerca così di salvare, diventando lei per prima fuori dalle righe a tutti gli effetti, una delle cause principali della rovina del film.

domenica 4 giugno 2017

Scare Campaign

Titolo: Scare Campaign
Regia: Cairnes
Anno: 2016
Paese: Australia
Giudizio: 3/5

Il popolare show televisivo Scare Campaign ha divertito il pubblico negli ultimi cinque anni grazie al suo mix di paure vecchio stampo e telecamere nascoste. Una volta entrati in una nuova era di tv on line, i produttori si ritrovano di fronte alla volontà di realizzare una serie web dal taglio molto più duro, che rende il loro show ancora più caratteristico e singolare. Per loro, è arrivato il momento di alzare la posta in gioco e di rendere il terrore ancora più tremendo, finendo però con lo scegliere come vittima la persona sbagliata.

Ogni tanto arrivano delle piacevoli sorprese in grado se non di spiazzare almeno di regalare qualche reale sorriso per quanto concerne alcuni colpi di scena inaspettati.
Ormai l'Australia sempre più si sta concentrando sull'horror in particolare lo splatter e i territori inospitali e le lande desolate dei nostri cari amici bifolchi in quel "redneck" che tutti conosciamo.
Ora questi fratelli Cairnes riescono in un'operazione interessante che riesce a portare a casa un traguardo soddisfacente in un'unica location. Dall'inizio fino al climax finale e se vogliamo all'ultima parte del terzo atto, purtroppo con un finale posticcio, il film funziona e regge proprio su un'atmosfera davvero ben studiata con un ritmo che riesce ad essere sempre travolgente e la tecnica di aprire un twist dopo l'altro, una matrioska perfetta che sembra non finire mai.

Il film apre poi un sipario interessante e politicamente necessario da inserire di questi tempi dopo alcuni recenti scandali e dati che germogliano sinonimo di quanto diventa sempre più possibile seguire tutto ciò che avviene in rete. Denuncia il peso di alcuni siti (e qui il passaggio di come si inserisce il filone snuff-movie nel film è purtroppo la parte meno originale e più scontata) e soprattutto quello dell'audience per cui si cerca di esagerare il più possibile con i contenuti per avere sempre la fascia dei consumatori giovani ovvero i nuovi adolescenti che fagocitano contenuti violenti sul web con una foga inquietante.

domenica 28 maggio 2017

From a house on a Willow Street

Titolo: From a house on a Willow Street
Regia: Alastair Orr
Anno: 2016
Paese: Sudafrica
Giudizio: 2/5

Hazel e il suo tirapiedi elaborano un piano all'apparenza infallibile per arricchirsi nel corso di una notte. Tutto ciò che devono fare è sequestrare la figlia di un milionario e aspettare comodi il riscatto. Non hanno però previsto che la ragazza è posseduta da un demone letale.

"Il più vecchio e completo testo della Bibbia si chiama Codex Vaticanus. Si trova a Roma nella biblioteca del Vaticano. Si dice che questo manoscritto è stato redatto da Dio stesso, non da eruditi o profeti o appartenenti ad altre religioni". Questa possiamo definirla l'ultima chicca tirata fuori per cercare di trovare sprazzi di originalità in un genere che da anni ormai è abbastanza in crisi.
From a house on a Willow Street è un bello specchio per le allodole. Una interessante locandina, un mood che prevede demoni e un home invasion in salsa splatter e infine qualche citazione a caso sistemando qualche accessorio ai classici mostri di turno (le lingue che sembrano tentacoli di un polipo è abbastanza scontato anche se ci piace sempre da vedere come riferimento all'orrore cosmico che noi tutti conosciamo).
Una storia prevedibile, diretta a livello tecnico in ottimo stato con una buona fotografia quasi tutta giocata in interni, un cast che ce la mette tutta e un ritmo che almeno riesce a tenere alto il livello di intrattenimento. Un livello che però si abbassa di livello lentamente, rifugiandosi in territori ormai abusati a dovere, che non sviluppa e caratterizza al meglio i personaggi, spostandosi da Hazel a Katherine senza aver mai chiaro a chi spetta il timone e in più senza avere quell'originalità che pur non trattando un tema nuovo spesso riesce ad essere l'ancora di salvataggio per horror d'esordio come questi.
Un film che tutto sommato divertirà parecchio alcuni affezzionati che come me non hanno magari visto quasi tutti i film di genere. Gli effetti in CGI si superano in alcuni momenti diventando addirittura esagerati come le note musicali pedanti e troppo invasive.
Certo il taglio gore lascia ben sperare così come il cinema di genere e una pellicola che arriva da un paese che non è tanto avvezzo all'horror.



sabato 8 aprile 2017

Cat Sick Blues

Titolo: Cat Sick Blues
Regia: Dave Jackson
Anno: 2015
Paese: Australia
Giudizio: 3/5

Quando l’amato gatto di Ted muore, il trauma rompe qualcosa nella mente dell’uomo, spingendolo a riportare in vita il suo amico felino: tutto quello che serve sono nove vite umane.

Cat Sick Blues fa parte di quei film strani, bizzarri e senza senso come ad esempio GREASY STRANGLER e FOUND. Quei film che guardi, che ti domandi il perchè mentre vai avanti nel non-sense, ma che per qualche strana ragione ti incuriosiscono con quel loro essere bizzarri e grotteschi a volte in maniera eccessiva ma sempre funzionale alla causa weird.
Bisogna volersi male e sapersi prendere dei sonori schiaffoni quando si entra in questi sotto filoni di genere che sembrano sfuggire alla cinematografia indie underground folle e imprevedibile quanto a volte senza senso e fine a se stessa.
Gatti+Psicopatici+Travestimenti+Falli giganteschi con creste di gallo lubrificate+tante altre cose strane=un mix folle e malato, violento e perverso su come a volte le bestie che possediamo siano più intelligenti di noi. In tutto il film, tra l'altro senza avere una continuità fluida ma risultando spesso macchinosa, scopriamo che tutti i protagonisti sono soli e davvero bizzarri come la protagonista che per lavoro faceva video al proprio gatto e li postava su youtube, poi un bel giorno un ragazzo con evidenti problemi mentali le uccide il gatto per sbaglio, lo getta dalla finestra, la stupra, si porta via la videocamera che documenta il tutto e la lascia in giro in modo che la violenza sessuale finisca in rete e rovini la vita della giovane.

Jackson è giovane, è stato finanziato su Kickstarter con 14,5 mila dollari e alla sua opera prima firma uno splatter sadico imbevuto di una critica sociale non sempre pungente ma con qualche elemento interessante, dall'odiosa invasione di foto di gattini, alla fragilità individuale nella sovraesposizione socialmediatica, ai rischi che comporta confondere ciò che è reale da ciò che non lo è e infine alla solitudine in cui ci releghiamo consapevolmente passando il nostro tempo davanti a un qualsiasi schermo  

domenica 19 febbraio 2017

Last Showing

Titolo: Last Showing
Regia: Phil Hawkins
Anno: 2014
Paese: Gran Bretagna
Giudizio: 3/5

La storia è incentrata sulla giovane coppia Martin e Allie che si dirige verso il cinema locale per vedere l'ultimo show horror notturno, inconsapevoli del fatto che diventeranno i protagonisti della storia dell'orrore. Englund interpreta l'ex proiezionista Stuart che è stato retrocesso dal progresso della tecnologia e che decide di vendicarsi su una generazione che non richiede più le sue abilità. Il film verrà realizzato con un budget di 2 milioni di dollari. Le riprese dureranno quattro settimane e si terranno nel nord ovest dell'Inghilterra.

Last Showing è un thriller vecchia maniera girato in unica affascinante location, un cinema, e con tre attori principali e poche comparse. Da un lato un proiezionista vecchia scuola che ama dirigere dalla cabina di proiezione e dall'altra parte una giovane coppia che vogliono guardarsi uno slasher e passare una piacevole serata prima di passare al dessert.
Niente di nuovo dunque. Hawkins però cerca fin da subito di dosare bene la tensione e non esagerare con morti e uccisioni telefonate che porterebbero subito ad un finale e un climax abbastanza scontato ma vira verso una storia più complessa e grottesca dove il nostro Robert Englund può divertirsi approfondendo un personaggio tutt'altro che prevedibile.
Una pellicola dove ci sono pochi ma buoni colpi di scena, il finale è piacevole e lascia una strada aperta, lavorando insistentemente sull'immedesimazione verso questo protagonista che si trova in una situazione quasi kafkiana e che mano a mano diventa sempre più realistico con dei tratti inquietanti giocati davvero bene.

Un indie british che con i suoi due milioni di dollari e alcune scelte poco scontate di sceneggiatura riesce ad essere mediocre senza nessun guizzo, una messa in scena che alterna alcuni colori molto accesi e un attore sempre in parte che cerca di salvare l'intera baracca dal resto del cast che punta su un protagonista purtroppo davvero inespressivo.