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domenica 29 settembre 2019

Housewife

Titolo: Housewife
Regia: Can Evrenol
Anno: 2017
Paese: Turchia
Giudizio: 3/5

Una vecchia amica trascina Holly sotto l'influenza di una setta il cui leader sostiene di poter "navigare" nei sogni altrui. Violenti traumi infantili riemergono, realtà e fantasia si intrecciano, fino alla rivelazione di una verità sconvolgente e, forse, all'avvento dell'Apocalisse.

Evrenol ha girato uno degli horror più belli degli ultimi anni Baskin.
Il regista turco ha però un problema che non nasconde anzi sembra quasi essere un'arma a doppio taglio nel suo cinema. I suoi film, il suo cinema non deve avere per forza un percorso di significazione. Housewife, il suo secondo film ne è una prova lampante, aprendo porte senza doversi preoccupare di richiuderle. Come il film precedente Housewife è infarcito di tanti elementi, alcuni davvero molto interessanti, carichi di una violenza di matrice gore che non accenna a spegnersi.
Tante strade che portano ad un finale visivamente molto bello che cita come ormai fanno in troppi il maestro di Providence. Ci sono di nuovo le sette, ma meno interessanti rispetto a quella mostrata nel film precedente. Una sorta di Anticristo, e un universo scioccante fatto di madri isteriche che uccidono le proprie figlie, bambini incappucciati, percorsi iniziatici, la progenie maledetta dei Visitatori, il Male assoluto che emerge in tutte le sue forze, i traumi infantili e l’oscura paura latente nell’uomo che non ha una forma definita risultando inquietante.
Housewife è un film composto perlopiù da quadri molto stilizzati, dove i colori e le luci fanno da padroni infarcendo il film e facendolo di nuovo risultare scioccante sotto certi aspetti.
Evrenol dopo uno stuolo maschile predilige una protagonista caratterizzandola, lei e gli altri, a dovere senza lasciare tutto ai posteri ma scegliendo una strada per certi versi dove il sogno e l'incubo diventano i simboli di una narrazione con risvolti psicoanalitici e dove la tripartizione e lo schema matrilineare siglano un passo importante in avanti per il regista. Evrenol dimostra di saper scrivere anche se non padroneggia ancora bene alcuni risvolti come buttarla spesso nella suggestione come a sconvolgere la psiche dello spettatore e fare un passo indietro rispetto ai fasti e la furia dell'opera prima che con molte meno pretese raccontava una storiella pura e semplice.
Adottando strategie narrative non sempre funzionali come il continuo spostamento dei piani di narrazione paralleli, fra sogno e realtà, passato e presente, Housewife sancisce il talento di un regista che citando tanto cinema e letteratura non nasconde che la sua voglia di fare cinema è merito di un nostro caro regista avvezzo ai generi e alla sperimentazione: Lucio Fulci.

lunedì 24 dicembre 2018

Setta


Titolo: Setta
Regia: Michele Soavi
Anno: 1991
Paese: Italia
Giudizio: 4/5

Investito una sera un vecchio, la giovane maestra Miriam lo porta a casa sua per i primi soccorsi. Quello, poco più che contuso, farfuglia che era diretto all'ultima tappa della sua vita, poi scende nel sottosuolo del cottage (vastissimo di cui la maestra ignora l'esistenza, abitando da poco in affitto), dove esiste un profondo pozzo. Il vecchio, Moebius Kelly, presiede una setta la quale sostiene che è da laggiù che verrà l'atteso anticristo vendicatore.

Michele Soavi è uno dei miei registi italiani contemporanei preferiti.
Un maestro a cui per qualche ragione che non starò a dire non gli fanno fare film, ma è costretto a stare in un limbo di fiction, film demenziali e serie che spero non guarderà mai nessuno.
Un talento sprecato insomma che con soli tre film a mio avviso è diventato un outsider.
Ovviamente parlo della SETTA, DELLAMORTE DELLAMORE e ARRIVEDERCI AMORE,CIAO.
Quasi un adepto, un apostolo di Argento, Soavi mette in scena la sua personale visione del male e dei suoi devoti come in quegli anni capitava ai maestri del genere nel nostro cinema e non solo.
Un film dalle tematiche piuttosto elaborate dal momento che convergono molti aspetti legati al metafisico al preternaturale, al sovrannaturale, ad un certo simbolismo nascosto attraverso agende, fazzoletti, insetti, simboli misteriosi, che sfociano in un mix di premonizioni e incubi in cui ci viene raccontata un'altra storia sull'Anticristo, tra le migliori nel cinema, che lo rendono a mio avviso un gioiello autentico se non, addirittura, un capolavoro.
La Setta anche a distanza di tanti anni resta un grandissimo film, denso di sublime atmosfera, testimonianza inequivocabile dello stile consapevole e prezioso del regista, della sua padronanza assoluta del mezzo cinematografico in cui se vogliamo trovare un punto debole dobbiamo aspettare il climax finale che assieme a qualche esplosione di troppo rovinano parte di quell'atmosfera magica ed esoterica che ripeto è raro sentire, immaginare e fruire sia nel nostro cinema che in quello internazionale