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venerdì 14 giugno 2019

Segnali dal futuro


Titolo: Segnali dal futuro
Regia: Alex Proyas
Anno: 2009
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Il professore di astrofisica John Koestler non crede nel destino ma le sue convinzioni vengono scosse quando il figlio entra in possesso di un documento scritto 50 anni prima da una bambina della sua stessa scuola. Sul foglio sono indicati solo numeri uno dopo l'altro, numeri che l'occhio allenato dello scienziato comincia a decifrare per caso scoprendo che indicano giorno e numero di vittime dei principali disastri dell'ultimo mezzo secolo e di alcuni che devono ancora verificarsi.

La morte celebrale definitiva di un regista.
Segnali dal futuro sembra la genesi e l'ultimo stadio di un regista purtroppo sfortunatissimo che ho sempre stimato per il suo apporto cinico alla sci fi.
DARK CITY rimane ancora adesso il suo film più bistrattato se non altro per l'arrivo l'anno successivo di MATRIX e per aver cercato di ridare enfasi ad un genere senza sfoggiare unicamente gli effetti speciali. Il colpo finale al regista è stato sicuramente questa porcheria con alcune regole incontrovertibili (Nicolas Cage) e una scrittura alla base che non è riuscita a dare spazio a tutte le intuizioni narrative. Un film che se vogliamo possiamo definirlo il vaso di Pandora dell'artista dove tutte le sue teorie sembrano essersi dati appuntamento in un film multiforme che purtroppo per evidenti limiti non è riuscito a dare spazio a tutte le scelte e i temi trattati.
Un film disorganico che non riesce sempre, in particolare dal secondo atto in avanti, a gestire con precisione i vari aspetti contenutistici, rimanendo macchinoso, dove la complessa dialettica tra predestinazione, caos, scienza e fede (che già era un intento trattato nei suoi precedenti film) qui cede il passo ad una scelta di cause ed effetti che non hanno niente a che vedere e soprattutto vengono vanificati tutti gli sforzi di renderli materia seria su cui parlare.
Alle volte sembra più un omaggio alla mitologia ed alle suggestioni de AI CONFINI DELLA REALTA'
La storia narrata poi è incentrata a una supposta profezia ricevuta in dono (se così si può dire) da Lucinda, una giovane alunna della fine degli anni ’50, e rinchiusa in una capsula del tempo insieme ai disegni di altri bambini. Quando, mezzo secolo dopo, la scatola viene aperta, l’indecifrabile serie di numeri che la piccola aveva scritto sul foglio in dotazione finisce nelle mani di Caleb che subito lo sottopone all’attenzione del padre, John, noto luminare astrofisico. Dopo un po’ di studio, il professore capisce che quei numeri sono indicazioni riguardo alle grandi catastrofi e incidenti degli ultimi anni: le ultime righe indicano date future, per le quali c’è ancora la speranza di poter intervenire. Anche se l’ultima riga potrebbe indicare addirittura la fine del mondo.
Praticamente un cocktail in salsa ebraica, maya, Hubbardiana, etc

lunedì 3 giugno 2019

Strange Days


Titolo: Strange Days
Regia: Kathryn Bigelow
Anno: 1995
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

1999: Lenny Nero traffica illegalmente in esperienze virtuali su supporto “squid”; una prostituta gliene fornisce una che scotta, sulla polizia di Los Angeles.

Strange Days quando uscì fece molto discutere. Dal punto di vista dello scifi si è pensato ad un film rivoluzionario che al suo interno assorbisse come una calamita un nutrito mix di sotto generi tale da renderlo universalmente molto ben allargato secondo i confini cinematografici di quell'epoca.
Il film della Bigelow (come tutto il suo cinema del resto) oltre a rimanere un'esperienza sensoriale incredibile, è prima di tutto cinema politico dove l'artista mantiene un suo punto di vista sinistroide e sempre schierata (in futuro lo sarà ancora di più per evidenti ragioni geo politiche).
Strange Days dal punto di vista delle immagini sancisce di fatto alcuni apporti che dal punto di vista strettamente tecnico andavano sdoganati arrivando a costruire una messa in scena dotatissima e ispirata da molta letteratura e film di genere partendo dal futuro metropolitano apocalittico e le pieghe politiche.
Strange Days diede il suo enorme contributo anche e soprattutto per il fatto di non nascondere la violenza (che come diceva Renè Girard "è una delle cose nascoste sin dalla fondazione del mondo")
ma anzi mostrandola in tutta la sua disperazione dove pur di poterla sperimentare, come d'altronde il sesso, o usarle come valvole di sfogo si preferisce viverle in una realtà virtuale (ed è qui che la scenografia inserisce alcuni apporti interessanti nonchè originali)
In una società odierna iper violenta e iper reale, in particolare quella americana, Strange Days sancisce la sua assoluta modernità, uno dei film cyberpunk che nonostante abbia troppa carne al fuoco, riesce a mantenere un equilibrio di fondo fino al climax finale dove la regista esagera per fortuna riuscendoci.




giovedì 11 aprile 2019

Captan Marvel


Titolo: Captan Marvel
Regia: Anna Bodek, Ryan Fleck
Anno: 2019
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Vers vive su Hala, capitale dell'impero galattico e militarista dei Kree, è bionda ma ha il sangue verde-blu e viene addestrata a combattere controllando le proprie emozioni e i propri straordinari poteri energetici da Yon-Rogg. Quando finisce catturata dagli skrull, i nemici mutaforma dei kree, questi esaminano la sua mente in cerca di risposte, facendo riaffiorare in lei ricordi perduti della sua vita sulla Terra e di una misteriosa donna, le cui fattezze sono utilizzate anche dall'intelligenza suprema dei kree quando comunica con lei. Sarà l'inizio dell'avventura che la riporterà sulla Terra, negli anni 90, dove scoprirà il suo passato come Carol Danvers e si riapproprierà della propria identità.

Captain Marvel era uno degli ultimi film Marvel phase 2 dell'anno, prima del'ultimo Avengers-Endgame con cui ovviamente il film ha diverse affinità.
Alieni, una sci-fi che strizza l'occhio visti i tempi agli universi di STAR TREK e affini, una messa in scena tecnicamente incredibile e un cast che poteva certo dare di più soprattutto per quanto concerne la scelta della protagonista.
Captan Marvel è prima di tutto abbastanza noioso, dura troppo, si perde in inutili sotto trame che non aiutano la narrazione e la rendono macchinosa e solforosa, l'azione è centellinata e quando finalmente dovrebbe dare carburante in più si perde dietro inutili inseguimenti ed esplosioni stellari.
Per essere la prima eroina solitaria dell'universo Marvel oltre ad essere, così dicono, la più forte in assoluto, devo dire che mi aspettavo molto di più. La caratterizzazione mostra intenti spiccatamente militari come per Roger e altri delle fila sui super eroi, lasciando sempre dubbi sull'intento reazionario del messaggio.
Manca quella solidità narrativa che dove dovrebbe spettacolizzare e coinvolgere mostra tanto fumo e crede di portare avanti una metafora socio-culturale, come d'altronde credeva di fare anche Black Panther, che purtroppo così non è, o forse lo è solo per chi ha una visione limitata della realtà. Gli unici momenti in cui mi sono quasi divertito sono stati quelli sull'astronave dove vediamo quasi tutti i buoni riuniti e che scappano dalle astronavi dell'impero galattico e un gatto che riesce ad essere più coivolgente di tutto il resto dei personaggi.
Gli sceneggiatori hanno di nuovo sottovalutato l'intelligenza dello spettatore per arrivare a mostrare una ragazza che lotta per dei valori e che scopre che il suo impero e corrotto e gli alieni che combatte in realtà sono i buoni.





Futureworld 2000 anni nel futuro


Titolo: Futureworld 2000 anni nel futuro
Regia: Richard T.Heffron
Anno: 1976
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Due giornalisti televisivi, Chuck e Tracy, scoprono che Delos, una Disneyland animata da robot, è il centro di una cospirazione capeggiata dal dottor Schneider, che vuole rapire i potenti della Terra per sostituirli con sosia-automi da lui controllati...

Delos rimarrà iconica, un nome di quelli che gli amanti del cinema ricorderanno per la fantascienza come Midian per l'orrore o l'Orbit per la narrativa di genere.
Il sequel girato dal prolifico Heffron cerca di dare manforte al genere inserendo elementi thriller e soprattutto politici, per gli anni in cui fu girato, con la paura della cospirazione e degli attentati.
Cloni, robot, androidi, in un qualche modo sono tutti elementi che cercano di sopraffare l'essere umano togliendo o sostituendosi a lui chi per soppiantare o colonizzare, chi per sterminare oppure per sanare il nostro pianeta dalla piaga che è appunto l'uomo, il peggior virus di sempre.
Sono tanti gli elementi che funzionano all'interno del film, il ritmo, tante idee, un cast divertito e una galleria di scelte estetiche abbastanza originali.
Nel film lo stratagemma utilizzato è ottimo per rendere ancora più terribili e suggestivi gli intenti del dottor Schneider utilizzando proprio il dna, inserendo quindi un elemento nuovo e accattivante per ricamarci attorno tematiche sull'impossessamento della altrui personalità, sullo sdoppiamento, sulla dialettica tra apparenza e identità, purtroppo però lasciando un finale che sembra sistemare i colpi di scena un po troppo alla svelta.


Uuquchiing


Titolo: Uuquchiing
Regia: Kevin Nogues
Anno: 2018
Paese: Francia
Festival: Torino Undergound Cinefest
Giudizio: 3/5

Camille è totalmente smarrito. I giorni sono seguiti da altri giorni in un tempo metronomico, che trascorre tra il suo lavoro in fabbrica e le visite regolari ai suoi nonni. Una sera, mentre sta cenando a casa loro, viene trasportato nel suo futuro, a poche ore di distanza dal presente. Camille, però, non ricorda nulla.

Nogues in sala spiegava che il titolo del suo corto gli era venuto in mente guardando un documentario sulle volpi e la citata sembra essere una delle più rare da vedere.
Più o meno è quello che succede nella vita di Camille.
Provate a immaginare come può essere svegliarsi in un posto senza sapere come ci si è arrivati, vuoti di memoria anticipati da una scossa fastidiosissima (causato da problemi neurologici forse), un padre che sta morendo di Alzheimer e la difficoltà nel non capire cosa sta succedendo nella propria vita. In tutto questo tra un lavoro alienante, una ragazza affascinante e un gruppo di amici che sembrano non prendere sul serio il problema, Camille per non impazzire dovrà prendere una scelta. Poco da dire su un corto realizzato con un incredibile attenzione tecnica, un lavoro sul sonoro in grado di ampliare la sensibilità nostra e di Camille su quanto stia succedendo e in 22' muoversi da una parte all'altra spiazzando e ribaltando luoghi e geografie e rimanendo con un espressione incredula di chi ha paura di svegliarsi magari nel luogo che meno si aspetta o con la paura di poter fare qualche gesto inusitato.


venerdì 19 luglio 2013

Pacific Rim

Titolo: Pacific Rim
Regia: Guillermo Del Toro
Anno: 2013
Paese: Usa
Giudizio: 4/5


Da una breccia inter-dimensionale creatasi nel profondo dell'Oceano Pacifico emergono i kaiju, mostri alieni giganteschi, con il solo scopo di cancellare l'umanità dalla faccia della Terra. Al fine di sopravvivere, le varie nazioni uniscono le proprie forze, cercando di contrastare l'invasione con il progetto Jaeger, che consiste nella creazione di enormi robot in grado di combattere ad armi quasi pari i terribili invasori; a comandarli due piloti, le cui menti vengono connesse da un ponte neuronale. Dopo aver perso il proprio fratello e co-pilota in un conflitto e aver lavorato alla costruzione di una muraglia di difesa, Raleigh Becket sembra essere l'ultima risorsa per sventare una vera apocalisse.

L'apoteosi della massima resa della c.g post-moderna.
Il sottoscritto ha pure visto il film in 2d... ;-)
Con il suo ultimo film Del Toro ha finalmente concluso che siamo arrivati in un'era in cui tutto è possibile, pure far rinascere Cthulu.
Lo stato di grazia del 2013 quindi si è avverato durante il clima estivo e non potevamo che godere di ogni singolo minuto di questo film evento, figlio di una cultura pop con tanti di quei filoni da far impallidire qualsiasi serio critico di cinema sui generi.
Pacific Rim apre la porte ad un nuova Golden Army di robot, di una contaminazione di forme d'arte, di una rivisitazione che poi è citazione e lo scalzante bisogno di sintetizzare tutto ciò che a sua volta è stato fruito per così tanti anni rimandendo solo un'idea, che forse non si sarebbe mai avverata.
Pacific Rim è il cinema d'intrattenimento portato ai massimi livelli.
Qualcosa da cui è difficile sottrarsi amando la settima arte e i suoi giocattoloni con cui spesso riesce a disegnare, prima con l'immaginazione e poi con il talento, qualcosa che a noi umani sembrava solo lo scenario di un buon manga.

Ma la cosa migliore del film è quella per cui non si prende mai veramente sul serio.
Dunque un film dannatamente incisivo dal punto di vista dell'immagine che però abbandona tutto in campo di sceneggiatura e soggetto (sei il mio dio per questo Del Toro...forse era ancora più difficile vincere questa scommessa che creare dei mostri della madonna...)
Dalla stretta di mano neurale che fa veramente accapponare la pelle pensando a tutte le difficilissime idee messe a punto per i film sci-fi, ai dialoghi che fanno cagare essendo pure un pò melensi dalla lacrimuccia facile.
Le adorabili facce da cazzo come quella di Hunnam che ha avuto la fortuna di fare una serie come SONS OF ANARCHY e basta fino all'attore feticcio Perlman, Hannibal Chau, che finisce mangiato da un aborto.
Ai personaggi, bozzette, costruite e pensate per invertire la polarità della drammaticità del film.
Se uno ci pensa sembrano le caricature esatte di tutti quegli ultimi film di fantascienza costellati di personaggi di marmo e sempre troppo seri che non fanno che esprimere concetti e filosofie metafisiche. Qui sono quasi tutti dei tamarri o dei fan-cazzari come la coppia medico-matematico che rappresentano la summa della comicità del regista o il comandante che salva la scarpetta della bimba giapu, è impossibile non scassarsi dal ridere in sala...io ho riso come un matto e ho pure un pò pianto pensando a quanti ancora nel 2013 si prendono così tanto sul serio con i loro film...
Chi si aspetta dunque una presa di posizione seria del regista su questo impianto di scrittura è lontano anni luce.
Qui per farvi capire da una faglia nel punto più profondo dell’Oceano Pacifico, si apre una breccia spazio-temporale proveniente da un’altra dimensione, dalla quale escono dei mostri giganti che sono pure imparentati con i dinosauri.
Per forza che ci piace. Aspettavano la spazzatura del genere umano per ritornare sul nostro paese...ma dico ma di fronte ad un'idea così ci si può solo inginocchiare.
I Jaeger condivideranno i ricordi, le coscienza, la loro stessa vita, per poter controllare simultaneamente il robottone, sbandando fin da subito dalla regola della stretta di mano neurale.
In più i flash-back della bambina giapponese fanno tanto strizzatina d'occhio agli infiniti anime giapponesi così come alcune analogie nei combattimenti con il classicone NEO GENESIS EVANGELION.
Anche qui però la classe del regista. Lì erano angeli e dunque cazzate. Qui sono parenti dei dinosauri...
E'bello vedere di un super film americano come questo il fatto che nessuno stronzo reazionario sventoli una bandiera a stelle e strisce. E poi l'allenaza cino-russa con tutti gli stereotipi del caso fino alla costruzione di un muro per impedire ai mostri di invadere le coste del Pacifico.
Poi non per altro, ma quanti film hanno mai citato Vladivostok? Tra l'altro una città magica dal fascino inesauribile.
Un ritmo della madonna che nel giro di dieci minuti riassume tutto senza partire da lunghissime e sofferte narrazioni.

L'humus del film comunque è sempre lo stesso: l’alieno mi invade, il terrestre si ribella e dopo una prima sonora batosta, vince, a prezzo di grandi sacrifici.
E' vero, l'anima e in questo caso il canovaccio del film è sempre quello.
Ma quando un "autore" ci riesce senza essere mai retorico, ma anzi saggio perchè lui per primo è uno spettatore e dunque sfrutta tutti i meccanismi del motore della storia, saprà per forza di cose che alcuni figli di puttana come il sottoscritto pregano da anni l'arrivo di un culto come questo e infine di una nuova forma d'intrattenimento da condividere, seguire e venerare.
Se le Montagne della Follia non arrivano a Del Toro, speriamo che Del Toro arrivi alla Montagna con quella sana e fervida follia che sicuramente visti i risultati non intende esaurire.