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sabato 23 novembre 2019

Liquid Sky


Titolo: Liquid Sky
Regia: Slava Tsukerman
Anno: 1982
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Un alieno, che si nutre di droga e di una misteriosa sostanza che l'uomo produce durante il rapporto sessuale, trova una perfetta "sistemazione" a casa di due sbandate cocainomani. Da quel momento ogni uomo che va a letto con le ragazze muore. Quando una delle due ragazze capirà che l'alieno è la causa di tutto preferirà scomparire nel nulla con lui.

L'esordio di Tsukerman può essere inserito come uno dei film cardine di un certo filone della sci-fi. I motivi sono tanti e rigorosamente dettati da un sapiente lavoro di scrittura, una messa in scena a tratti sperimentale e surreale e una recitazione più che adeguata.
E'un film anomalo, alieni, droga, misteriose sparizioni, avvistamenti, navicelle che decidono di piazzarsi sopra un grattacielo e godersi un soggiorno sul nostro pianeta (anche se non li vediamo mai) tutto questo quasi sempre senza far ricorso all'azione ma lasciando che le cose accadino magari intuendole da un dialogo. A conti fatti l'opera è infarcita di elementi, scene e momenti suggestivi quanto originali, la Manhattan degli anni '80 con tutte quelle mode, gli stili sofisticati e alternativi dei suoi protagonisti, il linguaggio ricercato, il clima alternativo e mezzo anarchico e poi alcune suggestive musiche elettroniche che riescono in più casi a creare quell'atmosfera di cui il film in alcuni momenti sente il bisogno.
Strano, anomalo, indipendente, un precursore per tanti film a venire che non starò ad elencare.
Mi ha ricordato molto nel come viene scandita la recitazione i film di Paul Morrissey e le opere sperimentali di Andy Warhol, quelle poche con i dialoghi per intenderci.
Da un lato Margaret non può avere orgasmi nonostante ci provi in tutti i modi e questo consente all'alieno di poter scegliere soltanto lei e usarla per adescare le vittime e nutrirsi della sostanza generata dal cervello degli eroinomani al momento dell'amplesso. Ora ci troviamo di fronte ad un film ambizioso, molto psicologico per come approfondisce la sua protagonista, per come Margaret si renda conto che quei freak con cui convive e passa le giornate sono degli idioti, di come il successo sia un'arma a doppio taglio, di come tutti cerchino tutti solo di portarsela a letto e avere droga gratis, un dramma interiore sviluppato facendola disilludere su quanto capiti attorno a lei.
Liquid Sky è un film veramente difficile da catalogare, film di questo tipo ne esistono davvero pochi, ha una sua fisionomia che lo rende a tratti irresistibile e in altri momenti qualcosa di allucinato e non sempre chiaro nelle sue ambizioni e intenti , ripetitivo e a volte anche noioso quando assistiamo ai dialoghi a volte privi di senso della galleria di freak.
Un film di stampo femminista girato da un regista russo di origine ebraica trapiantato in America.





sabato 16 novembre 2019

Cyber City Oedo


Titolo: Cyber City Oedo
Regia: Yoshiaki Kawajiri
Anno: 1992
Paese: Giappone
Giudizio: 4/5

OEDO (ex Tokyo), anno 2808. Sengoku, Benten, Gogul: intraprendenti cybercriminali condannati a scontare dai 295 ai 375 anni di carcere. Le alte sfere governative decidono di sospendere tutte le sentenze in cambio della loro collaborazione nella lotta contro il crimine. Riusciranno i tre neo-agenti della Cyber Police a portare a termine ogni missione con successo? Il collare esplosivo che sono costretti a indossare non lascia loro molta scelta.

Ancora l'immenso Yoshiaki Kawajiri, un regista d'animazione come non si sono quasi mai più visti che ha saputo regalare perle per quanto concerne la nutrita gamma di generi a cui il suo cinema attinge e aderisce. Un'autore in senso ampio del termine di cui credo su questo blog di aver recensito tutte le sue opere, tante, diverse, una più bella dell'altra di cui questa mini serie composta da tre Oav da quaranta minuti l'uno raggiungono i fasti più alti del suo cinema.
Sci-fi, poliziesco, thriller, horror. Cyber City Oedo è composto da tre episodi diversi ma collegati dove in ognuno è presente una storia incentrata su uno dei tre protagonisti principali.
Con una soundtrack dominante e ipnotica Kawajiri inserisce quasi tutte le sue tematiche raggiungendo e inserendo però alcune meta riflessioni filosofiche sul destino e tante altre domande e argomentazioni affrontate in passato. I complotti, il governo corrotto, le macchinazioni politiche, i collari per controllare i prigionieri e usarli come schiavi per i propri scopi, gli esperimenti militari a danno di alcuni prigionieri usati come cavie. Temi e portate che vengono inserite in maniera più che perfetta, dove il nostro autore si sbilancia affrontando anche l'horror con una storia che vede protagonista un vampiro, tantissimo sangue e un livello di violenza che rimane uno dei marchi di fabbrica del cinema di Kawajiri come in alcuni film possono esserlo le scene di sesso.Gli scenari poi sono curatissimi, il delirio cosmico e le ambientazioni cyberpunk rendono ancora più suggestivo un universo creato ad hoc per dare ancora più enfasi alla storia.
Lo stile poi ormai da tempo non ha più nulla da mettere in discussione, è rodato e ormai consolidato con alcune scene d'azione realizzate in maniera impareggiabile dando sempre una profonda riflessione sullo spirito di sacrificio, sull'enorme senso di spettacolarità e alcuni scontri che inseriscono anche un certo discorso sull'onore e sul rispetto che merita un discorso a parte.
I criminali che Kawajiri mostra, tre personaggi che come sempre si distinguono in tutto e per tutto come se fossero straordinariamente diversi nel design e nel character, sono gli stessi anti-eroi che abbiamo conosciuto in altre opere come sempre prediligendo e distinguendosi per delle storie che non prevedono dei veri e propri eroi canonici ma in fondo dei buoni che sanno sacrificarsi per la giusta causa e al tempo stesso rimangono anarchici in tutto e per tutto, odiando le regole e un sistema che gli vende e gli usa come vittime sacrificali e capri espiatori.




venerdì 15 novembre 2019

Stranger Things-Terza stagione


Titolo: Stranger Things-Terza stagione
Regia: Duff brothers
Anno: 2019
Paese: Usa
Stagione: 3
Episodi: 8
Giudizio: 4/5

È il 1985 a Hawkins, Indiana, e il caldo estivo si fa sentire. La scuola è finita e c’è un nuovissimo centro commerciale in città. I ragazzi di Hawkins stanno crescendo e le dinamiche amorose incrinano i rapporti del gruppo, che deve imparare a crescere senza allontanarsi. Nel frattempo il pericolo si avvicina. Quando la città viene minacciata da nemici nuovi e vecchi, Undici e i suoi amici si ricordano che la minaccia è sempre dietro l’angolo e sta crescendo. Ora si dovranno unire e cercare di sopravvivere, ricordandosi che l’amicizia è più forte della paura.

E fu così che ci scappò anche la lacrimuccia. Forse era pure uno degli intenti di questa roboante terza stagione, un fulmine a ciel sereno, un arcobaleno di atmosfere e colori, un passo in avanti rispetto a tutto quello che finora era stato fatto e partorito già comunque con ottimi risultati e intenti.
In otto episodi è così tanta la carne al fuoco, gli eventi, l'azione concitata, i personaggi ancora più complessi e portatori di misteri e forse la stagione che meglio di tutte nella storia del cinema ha saputo riaffondare le sue radici sul concetto di amicizia e riassumere alcuni stereotipi e archetipi rendendoli squisitamente appetibili e deliziosi per tutti i target d'età mettendo d'accordo genitori e figli, coppie, adolescenti, amanti del cinema di genere, nostalgici e tanto altro ancora. Quanto sono importanti i legami, quanto la famiglia, il senso di sacrificio che raggiunge fasti immensi come l'ultimo episodio dimostra. La saga che dalla prima stagione mi aveva lasciato quei dubbi e quelle perplessità sul fatto che fosse così esageratamente nostalgica e fondata unicamente sul gioco cinefilo dei rimandi all’immaginario nerd e cinematografico degli anni Ottanta, lasciandomi interdetto su come potessero andare avanti misurandosi su terreni già intrapresi, luoghi comuni e immaginari già masticati mi ha colpito portandomi a riesaminare tutto l'esperimento della coppia di registi. Eppure se forse gridare al miracolo potrebbe sembrare esagerato, sospendendo l'incredulità lasciando scorrere numerose riflessioni, scene d'azione e non-sense a bizzeffe, l'atmosfera di quest'ultima stagione dimostra di regnare sovrana, creando ancora di più misteri, suggestioni, unioni, rivalità, scontri, misurandosi con personaggi a cui è impossibile non affezionarsi e che crescono in tutto e per tutto con una caratterizzazione sempre più impressionante e umanamente viva, reale e toccante. ST3 è universale per usare un termine che sappia dare senso e provare a toccare tutti i punti, in un mondo ludico dove si passa con incredibile facilità da un estremo all'altro, da una risata ad uno squartamento, da una location all'altra, misurandosi con universi paralleli, creature orrorifiche, possessioni, personaggi indimenticabili, sacrifici e tenendo i sentimenti e le emozioni sempre come capisaldi sapendo toccare importanti fasti per quanto concerne l'empatia e la potenza narrativa.
ST3 è forte quanto sincero, introduce russi simpatici quanto portatori anch'essi di segreti nel sottosuolo, di esperimenti cosmici e diventando altalenanti con la galleria di creature e mostri che non mancano di saper esprimere anche quella parte creepy e nascosta, quell'horror viscerale che tutti i fan giustamente esigono.
Sembra strano ma è una di quelle saghe che potrebbe non finire mai, continuando all'infinito, allargando quella fase di giochi che non vorremmo mai abbattere, quel muro che ci ricorda l'infanzia e con cui questa saga ci ricongiunge, quell'essere al passo coi tempi esprimendosi nel passato, senza dimenticare la crew di attori emergenti funzionalissimi, dove però i più grandi emergono con ancora più spessore, Hopper su tutti, sapendo "uscire di scena" in maniera più che memorabile.



domenica 27 ottobre 2019

Linea mortale


Titolo: Linea mortale
Regia: Joel Schumacher
Anno: 1990
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Cinque amici e studenti di medicina dopo una lezione di anatomia sposano, anche se con qualche tentennamento, un'idea di uno di loro. Si tratta di oltrepassare la soglia della vita per poco più di un minuto, morendo, e ritornando in vita da testimoni. Anche se le visioni non sono poi così entusiasmanti si sviluppa una gara a chi resiste di più.

Linea Mortale per me è un cult come lo era Ragazzi perduti sempre di Schumacher quando Sutherland figlio poteva quasi vantarsi di essere il suo attore feticcio.
Un film che funzionava di brutto al tempo perchè cercava delle risposte di fatto a dei quesiti che rimarranno sempre delle incognite per il genere umano.
Cosa c'è oltre la morte? Se riuscissimo a fare degli esperimenti e portare il corpo in uno stato di trance e poi farlo ritornare in vita cosa potrebbe succedere?
Come sempre andando a varcare le colonne d'Ercole si apriranno fantasmi nell'armadio, alcuni banalotti e innocui mentre altri molto più pericolosi.
Quando lo vidi da adolescente come tutti i ragazzini volevo cimentarmi anch'io in esperimenti simili, per fortuna non lo feci.
Il film inizia con Kiefer Sutherland, la mente del gruppo e anche il più stronzo, che guarda l'alba e sentenzia una frase importantissima "Oggi è un bel giorno per morire"
Il film per quanto concerne la sceneggiatura vive per la maggior parte del tempo sulla sospensione dell'incredulità, buono lo spunto ma poi bisogna avere gli strumenti per andare avanti. Schumacher lascia perdere tutto e butta il film, come è solito fare sull'atmosfera da brivido, sul thriller, sui colpi di scena e il terrore di cosa si è andato a risvegliare per allontanarsi dal discorso scientifico che avrebbe richiesto più elementi.
Linea Mortale è un modesto thriller con un'ambientazione molto tetra e tenebrosa sapendo però che l'intento principale è l'intrattenimento allontanandosi come dicevo da territori che sarebbero forse stati ostici per il film come diramazioni religiose o scientifiche. Rispetto ad altri suoi film sviluppa una crescente tensione narrativa articolandosi più sul piano emotivo che descrittivo, lontano dalle trovate spettacolari del sensazionalismo orrorifico anche se in alcuni momenti, come Billy Mahoney che massacra Nelson, la suspance è alle stelle.


Brazil


Titolo: Brazil
Regia: Terry Gilliam
Anno: 1985
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

In un mondo dove la burocrazia e lo statalismo regnano incontrastati, anche una lettera sbagliata può essere fonte di malintesi .
Da questo errore nasce l’avventura di Sam Laurie, impiegatuccio represso dal lavoro e dalla madre, che in un ultimo slancio di ribellione ed amore non ricambiato si getta a capofitto in una impari lotta contro la perfetta macchina statale che tutto vede e tutto decide.

Brazil segna un punto di svolta importante e necessario per un autore iperattivo come Gilliam. D'altronde diciamo che il film in questione è la summa di tutta la sua ideologia, quello che più gli preme comunicare allo spettatore liberandolo dalle catene di un sistema che decide per lui. Da qui partono Kafka e Orwell su tutti prendendo dal primo il personaggio di Laurie ispirato da un certo Gregor, un personaggio che conduce una vita noiosa e abitudinaria come quasi tutti, dal secondo gli aspetti distopici del film e null'altro.
Brazil è uno di quei film manifesto degli anni '80 che voleva svegliare le coscienze, deridere un modello economico obsoleto come la burocrazia anche se Weber non sarebbe d'accordo.
Proprio la burocrazia diventa la conseguenza e una sorta di macro nemico che rallenta le vite grigie, monotone e spente dei cittadini, prendendo il sopravvento e tenendo in scacco quasi tutta la popolazione a parte i terroristi, i ribelli, coloro che si oppongono.
La critica dunque arriva da Gilliam a colpire un governo che ormai ha annullato la libertà di pensiero, bocciato la creatività, lasciando la popolazione come scarafaggi a girare su se stessi. Burocrazia, governo e poi l'industria che diventa metafora perfetta del freddo, dell'anonimato, dell'indifferenza e dell'incapacità di provare emozioni.
Brazil ha così tante scene madri, intuizioni, dialoghi memorabili, una galleria di personaggi curiosi e grotteschi, arrivando a creare un mondo fatto di tubi, condotti, passaggi che non si capisce bene dove portino ma segnati comunque da un'ordine voluto dai piani alti con cui controllare sempre tutto e tutti.
Brazil è amaro e fa il colpo proprio perchè rifugge da un buonismo di fondo, non crede sia opportuno inserire un happy ending con un clima di quel tipo, la società essendo controllata non può essere liberata da un uomo solo e infine assistiamo al trionfo del Grande Fratello, in un climax freddo e spietato dove addirittura Laurie viene lobotomizzato.



Mars Attack


Titolo: Mars Attack
Regia: Tim Burton
Anno: 1996
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

I marziani prendono contatto con la Casa Bianca e chiedono di atterrare sulla Terra. Ma sono violenti, sadici e con una gran voglia di distruggere tutto e tutti. L’esercito è impotente, il Presidente non sa che cosa fare, il paese è allo sbando. Chi potrà salvare la situazione?

Pochi film hanno avuto un cast stellare come il film di Burton anche se parliamo in alcuni casi di comparsate. Mars Attack è la risposta dell'autore che omaggia la sci-fi quella datata che ormai le nuove generazioni non prendono neanche in considerazione. Rimanendo sulla scia del grottesco come BEETLEJUICE, il settimo film esplode rimescolando le tematiche sugli alieni, lavorando sull'estetica cercando di fargli sembrare quasi dei cartoni animati per smussare così la loro indole malvagia di distruzione totale. Questa è stata l'idea più originale, politicamente scorretta e innovativa del film, ma d'altronde parliamo di un Burton che non aveva ancora le catene della Disney e partoriva un sacco di idee interessanti e non solo per bambini. La parodia del film è equilibratissima, con una satira feroce che non risparmia proprio nessuno, gioca su tanti paradossi, è anarchica, punkaiola, fa ridere, vive di momenti spassosi e allo stesso tempo lascia sbigottiti per la crudeltà degli alieni e ridicolizza i valori e i miti della società americana. Lo stesso anno usciva INDIPENDENCE DAY che non vale nemmeno l'unghia del film di Burton nonostante al tempo aveva dei fasti mica da ridere per quanto concerne la c.g
Certo l'unica debolezza è quella di non vedere alcuni attori impiegati al meglio ma solo in piccoli sketch quasi sempre sopra le righe rendendoli detestabili e assurdi quasi quanto gli alieni.



Alien 3


Titolo: Alien 3
Regia: David Fincher
Anno: 1992
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Il terzo capitolo della saga di Alien è ambientato su Fiorino 161, pianeta lontanissimo della Terra dove ci sono numerosi prigionieri che devono scontare una pena. Il sottufficiale Ripley, giunge su Fiorino e dovrà ancora una volta sconfiggere un alieno.

Sarà che per me Fincher è una conferma a scatola chiusa. Alien 3 che non è piaciuto quasi a nessuno, pubblico e critica, è un'opera molto complessa,stratificata, che cerca subito un'anima sua cercando di divincolarsi dai precedenti due capitoli.
E'lo fa nella maniera migliore possibile, scegliendo un altro pianeta, un'oscura colonia penale dove uno dei fattori più interessanti è legato all'elemento mistico dove i detenuti si sono organizzati una congrega religiosa sulla creatura che semina la morte. Paura e venerazione.
Ripley è l'unica donna, è sola contro tutti, viene vista con diffidenza dagli altri abitanti del pianeta eppure sembra aver maturato un animo ancora più cazzuto, le armi quasi non esistono e prima del terzo atto finale dove vediamo tutta l'azione che prima era stata sapientemente sfruttata in maniera minimale, esplode e deflagra con il climax quando la protagonista scopre di portare nel ventre l'embrione dell'alieno.
Tutti i capitoli della saga di Alien sono importanti. I primi due sono cult. Il terzo ha cercato di fare un lavoro completamente diverso, riuscendosi grazie ad un Fincher che ha saputo imporsi con la produzione e il quarto, anche se il più fracassone, ha moltissimo elementi e spunti interessanti, un cast sempre di livello e poi non dimentichiamoci la regia di Jeunet.


Aliens


Titolo: Aliens
Regia: James Cameron
Anno: 1986
Paese: Usa
Giudizio: 5/5

Anno 2179. La navicella d'emergenza del Nostromo viene ritrovata dispersa nello spazio, e con essa l'unica sopravvissuta del mercantile, Ellen Ripley. La donna al suo risveglio scopre di aver passato in sonno criogenico la bellezza di 57 anni e di esser sopravvissuta anche alla sua stessa figlia, appena una bambina quando lei partì. Ancora sconvolta dall'accaduto la donna racconta ai boss della compagnia Weyland-Yutani quanto avvenne sul Nostromo, ma nessuno sembra crederle; inoltre viene a sapere che il pianeta LV-426 è stato terraformato e ora vi vivono centinaia di abitanti. Quando ogni contatto viene perso con la colonia la compagnia decide di inviare una squadra di marine dello spazio per indagare, e chiede proprio a Ripley di far parte della missione come consulente: dopo le prime titubanze la donna accetta, anche per sconfiggere per sempre gli incubi che la assalgono ogni notte. Ma giunti sul posto i militari trovano la base in macerie e un solo sopravvissuto: una bambina traumatizzata e in forte stato di malnutrizione. E, quando la squadra cercherà di scoprire cos'è successo agli abitanti della colonia, si troverà di fronte ad una miriade di xenomorfi...

Sarò di parte ma io amo il primo capitolo e il secondo alla stessa maniera, forse leggermente di più questo. Il perchè è legato agli anni in cui lo vidi, all'azione, allo scenario dei marines con armi gigantesche e impossibili da indossare in quel modo. Tutto il film è serratissimo, una fuga dall'incubo, una battaglia persa ancora prima di nascere, una strage già lasciata intendere fin dall'inizio. Cameron ha puntato tutto sull'azione, mettendo da parte la storia per buttare tutto sullo scontro, sulle sparatorie, sulla carneficina.
Aliens è uno sci-fi d'azione come il cinema ne ha saputi fare ben pochi a questi livelli.
Grazie al budget e al miglioramento degli effetti speciali, il film è un vero spettacolo visivo, con tecniche all'avanguardia per l'epoca che accompagnano la narrazione per due ore e mezza di pura ed esaltante azione. Se il primo capitolo puntava tutto sull'ambientazione e sull'atmosfera, qui tutto viene strutturato in due atti in modo da farlo diventare anch'esso un horror ma più ludico e meno angosciante.
Con uno script semplice ma ottimamente sviluppato, Cameron rende ancora più immediata la carica empatica coi protagonisti, riuscendo nel difficilissimo compito di farci addirittura immedesimare e provare pena per alcuni marines.
Aliens come il primo sono due capitoli a parte prima degli ultimi due pre Scott, che seppur molto interessanti avevano da un lato il compito di non far perdere fasti alla creatura, dall'altro di dover trovare spunti nuovi e originali per continuare la saga.
Aliens ancora oggi è spettacolo all'ennesima potenza.

Alien


Titolo: Alien

Regia: Ridley Scott
Anno: 1969
Paese: Usa
Giudizio: 5/5

L'astronave Nostromo sbarca su un pianeta da cui proviene un SOS, ma la colonia sembra essere disabitata. Nel corso di una ricognizione, un membro dell'equipaggio viene attaccato da un essere a forma di ragno. La situazione precipita: i coloni sono stati in realtà sterminati da una razza aliena che ha trasformato la base in una gigantesca covata.

Alien è stato un punto di svolta importante per il genere sci-fi. Un film che ha rivoluzionato completamente idee e teorie sugli alieni riprendendo l'idea di Siegel e trasformandola ad hoc per un film che ha nei suoi punti di forza l'estrema violenza e il carattere dell'alieno.
Alieno è il mostro come la base spaziale. Alieni sembrano i presupposti per cui la creatura abbia solo lo scopo di cibarsi e riprodursi facendo in modo che gli umani siano solo cavie che servono al loro scopo usati come materia organica per cibarsi e come incubatrici per poter dare vita e riprodursi.
La creatura pensata dal pittore Hans Ruedi Giger e realizzato dal mago degli effetti speciali Carlo Rambaldi è sempre risultata inquietante, influenzando molto le fattezze degli alieni e allo stesso tempo per le sue incredibili caratteristiche è riuscito ad essere ancora ad oggi la creatura più perfida, crudele e maledettamente affascinante dell'universo sci-fi come un viscido essere tentacolare dalla forma di ragno, e in seguito si tramuta in un gigantesco xenomorfo dal cranio allungato e dalla lingua letale.
Il pregio enorme del secondo lungometraggio di Scott è stato quello al di là dei meriti delle maestranze, di averla spuntata con un budget di appena 11 milioni costruendo e puntando tutto sull'impianto dell'atmosfera, rendendola sempre suggestiva, inquietante, dove l'astronave, l'universo e il senso di angoscia che permane nello spettatore per tutto il film è proprio quello legato alla paura dell'ignoto, elemento che invece l'alieno non ha, attaccando e massacrando tutto l'equipaggio.
L'alieno diventa dunque la risposta a questa nostra paura, tradotta dal cinema e dalla "scienza" come uno xenomorfo in cerca di cibo e di altri come lei.
Un altro elemento che ha giovato molto e dato originalità e spessore al film è stata sicuramente la sceneggiatura di Dan O’Bannon, frutto di un cocktail di influenze narrative importanti, tant'è che ha sempre risposto alla critica "Non rubai Alien a nessuno in particolare. Lo rubai un po’ da tutti!"
Il pregio dei cult a di là dell'aver sdoganato tempi, modi, intuizioni, scene d'azione, scenari e tutto il resto, è quello di riuscire sempre ad essere attuali, controcorrenti, moderni per la loro freschezza narrativa e per aver dietro la macchina da presa dei maniaci della minimalità. Alien entra nell'olimpo tra i film che più di tutti hanno segnato un'epoca e un genere.




Animatrix


Titolo: Animatrix
Regia: AA,VV
Anno: 2003
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

1-Il secondo Rinascimento (parte I e II)
La genesi di Matrix: le ultime città della razza umana, la guerra con le macchine e la caduta dell'uomo. Un tour guidato agli archivi di Zion e alla storia di Matrix.
2-Programma
Nel mondo simulato di un programma di addestramento di un samurai, Cis, una donna soldato di Zion, è costretta a scegliere tra l'amore e i suoi compagni nel mondo reale.
3-Record del mondo
Attraverso una incredibile combinazione di volontà, potenza e forza fisica, Dan, lo sprinter detentore del record mondiale, rompe Matrix e riesce a dare un'occhiata troppo breve al mondo reale.
4-Storia di un ragazzo
Seduto nella sua classe il ragazzo riceve un invito personale da Neo per uscire da Matrix. Ma trovare un'uscita sarà più difficile di quanto immaginato.
5-Aldilà
In una tranquilla città dove nulla è quello che sembra Yoko trova un bug nel sistema: una dimora abbandonata dove tutto sembra possibile. Ma arrivano gli sterminatori per procedere al de-bug.
6-Detective story
L'investigatore privato Ash segue la cyber criminale Trinity attraverso lo specchio.
7-Immatricolato
Un piccolo gruppo di ribelli ha catturato un robot e procede a programmarlo per lavorare per la causa. L'insegnamento al robot a preferire Matrix umani alla realtà delle macchine ha troppo successo e l'appetito del robot per i Matrix umani eccede l'abilità degli umani nel rifornirlo.
8-L'ultimo volo dell'Osiris
L'equipaggio dell'hovercraft Osiris deve riportare un messaggio di vitale importanza da Zion.

Animatrix visto il successo planetario della saga è stato un progetto voluto dai fratelli Wachowski che hanno collaborato con tutti gli artisti e alcune sceneggiature vengono direttamente da loro. In nove cortometraggi da dieci minuti in media ambientati tutti nel mondo della saga di Matrix, passiamo da corti che a livello di c.g hanno segnato il tempo e parlo dell'unico episodio girato interamente in c.g, ai meriti e i fasti di Maeda che ha cercato di dare un quadro degli eventi che hanno portato allo scontro con l'inteligenza artificiale.
Shinchiro Watanabe, Andy Jones, Yoshiaki Kawajiri, Takeshi Koike, Kouji Morimoto e Peter Chung. Quasi tutti nomi che non hanno bisogno di presentazioni. Gli artisti chiamati a dare forma e idee alla saga hanno avuto carta libera, un budget molto alto e il rischio di portare a casa un dvd che non riuscisse a livello di costi a pareggiarli e così è stato ma si sapeva. Dal'altro canto la coppia di registi che ha pensato al progetto aveva sicuramente dei "debiti" in sospeso con gli animatori giapponesi autori loro stessi di alcune idee portanti della saga di successo. Quello che poi sempre a livello tecnico si nota è la perfetta unione di generi, di forme, di stili diversi di animazione, dell'uso del disegno in alcuni corti semplicemente delizioso portando il livello tecnico dell'animazione all'eccellenza.





giovedì 24 ottobre 2019

Goku midnight eye

Titolo: Goku midnight eye
Regia: Yoshiaki Kawajiri
Anno: 1989
Paese: Giappone
Serie: 1
Episodi: 2
Giudizio: 4/5

Goku Furinji è un abilissimo investigatore privato, tra i migliori nel suo mestiere. Presto però deve  indagare su Genji Hyakuryu, noto mercante d'armi, e durante uno scontro con i suoi uomini si salva a stento perdendo l'occhio sinistro. Aiutato da un misterioso individuo, si risveglierà scoprendo di poter vedere ancora: il bulbo oculare gli è stato sostituito con uno cibenetico avanzatissimo che, permettendogli di connettersi a qualsiasi sistema informatico del mondo, lo rende ipoteticamente un Dio...

Sempre dall'Oriente con un'altra perla nipponica. Due episodi per un perfetto cocktail
poliziesco, sci-fi, action, cyber-punk, thriller, ed action movie con tante scene violente e alcune scene di sesso abbastanza spinte per l'anno di uscita.
L'idea alla base permette a Kawajiri di potersi avvalere di una sceneggiatura davvero ben strutturata, piena di ritmo, di riflessioni interessanti, in grado per tutta la sua durata (due episodi da 45')di coinvolgere lo spettatore facendolo passare da una situazione all'altra in un quadro noir e quasi spettrale dove dalle scelte di look e di forma notevoli, il film dalla sua per fortuna non ha particolari regole o target da rispettare inserendo sparatorie, squartamenti, scontri violentissimi e un linguaggio che non nasconde la sua vena esplicita. Kawajiri ha sempre uno stile molto tetro, scuro e macabro che si ricollega ad altri suoi film d'animazione da vedere assolutamente come MANIE-MANIE (l'episodio dell'uomo che correva), CITTA' DELLE BESTIE INCANTATRICI, NINJA SCROLL, VAMPIRE HUNTER D-BLOODLUST, ANIMATRIX, Highlander(2007).
Nei suoi due episodi Kawajiri fa un salto in avanti rispetto ai suoi precedenti lavori, affinando meglio la tecnica, ma soprattutto dando alla storia quel tratto da noir urbano che complice anche le raffinate inquadrature, riesce a dare equilibrio e ritmo a tutti i generis inseriti.

Specie Mortale

Titolo: Specie Mortale
Regia: Roger Donaldson
Anno: 1995
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Alcuni scienziati assemblano un Dna secondo le indicazioni di un extraterrestre. Pentiti, tentano di uccidere la bimba creata, che però fugge, cresce a vista d’occhio e cerca di riprodursi.

Specie Mortale è un b-movie, un film sci-fi con alcune cadute nel trash ma allo stesso tempo riesce ad essere stranamente oggetto di culto da parte di nobili nerd della fantascienza.
Quella a cui non manca l'action più spedito, alcune scene erotiche dal momento che bisogna sfruttare il fascino fuori dal comune di Natasha Henstridge, dialoghi a volte improbabili, scene truculente, Hans Ruedi Giger scomodato per creare il mostro è poi quel girotondo per cui il film cerca un equilibrio che non trova mai, diventando a ratti estremamente bizzarro, violento, e con alcune scene di sangue notevoli, mentre dall'altro sembra aver avuto una gestazione complessa a partire da un cast che vede un sacco di nomi noti quasi tutti sprecati fino ad alcuni momenti di non-sense molto forti che viste le premesse possono pure starci.
Una cazzatona divertente e che nella sua apparente ingenuità cerca di prendersi molto sul serio con una storia che aveva delle premesse se non proprio esaltanti, almeno all'altezza.
Sil è quell'esempio o quella metafora su cui il cinema di sci-fi negli anni continua a lavorare con risultati altalenanti, dalle invenzioni di SPLICE fino a MORGAN, che avverranno dopo, il film di Donaldson è un fanta-horror di puro intrattenimento, quel film che vogliamo poter pensare un ibrido malato tra ALIEN e DETECTIVE STONE, un po una baracconata fatta apposta per intrattenere e divertire.

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lunedì 21 ottobre 2019

Manie Manie-I racconti del labirinto

Titolo: Manie Manie-I racconti del labirinto
Regia: AA,VV
Anno: 1987
Paese: Giappone
Giudizio: 4/5

"Labyrinth": una bambina ed il suo gatto attraversano uno specchio e si ritrovano nello strano mondo di un circo viaggiante... "The running man": è il racconto delle vicende di un pilota sopravvissuto ad un terribile incidente stradale... "The Order To cease Construction": uno sfortunato dirigente giapponese viene incaricato di mettere fine a un progetto poco redditizio di costruzioni in una foresta tropicale dominata dai robot e priva di esseri umani...

Quando lasci a briglie sciolte tre autori pazzeschi come Otomo, Rintaro e Kawajiri, il risultato non può che essere una perla rara dell'animazione, in un percorso dove l'eccentricità, la voglia di espandersi, di misurarsi e decifrare realtà e mondi lontani appartiene sempre di più agli orientali che in questo caso usano i territori inesplorati dei generis come un palcoscenico, un teatro indagatore di se stesso e dei suoi protagonisti.
Tre racconti che non possono prescindere l'uno dall'altro collegati da un sottile fil rouge con un bel prologo, che diventano poesia pura, facendoci scoprire un passato, un futuro e un presente come dei sogni ad occhi aperti, dei viaggi verso l'immaginazione più sfrenata ma sempre bilanciata, da chi di mestiere sa come affrontare il cinema con una sua maturità e una sua autorialità ormai indiscussa.
C'è tanta letteratura all'interno di questo lungo a episodi sempre molto diverso, bello, suggestivo e  allucinato, un intenso viaggio dove gli universi si trasformano e ogni autore decide di plasmarli secondo la sua volontà. Un film per alcuni aspetti anche abbastanza politico toccando come nel caso di Rintaro tematiche mature e attente, l'uso spropositato della tecnologia, distaccandosi sempre di più da un certo immaginario collettivo che pone i film d'animazione come film solo d'intrattenimento. Gli orientali e per fortuna non solo loro hanno ormai sdoganato questo pensiero puerile

mercoledì 2 ottobre 2019

Bug-Insetto di fuoco

Titolo: Bug-Insetto di fuoco
Regia: Jeannot Szwarc
Anno: 1975
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

In seguito a un terremoto, un tipo di insetto mai visto prima esce dalle viscere della Terra. L'entomologo James Parmiter scopre che questi insetti hanno la capacità di inescare fuochi. Gli insetti iniziano ad uccidere gli umani ed una delle vittime è proprio la moglie di Parmiter. Le cose peggiorano quando, in seguito ad un esperimento d'ibridazione compiuto da Parmiter, gli insetti dimostrano di essere divenuti intelligenti.

Bug è un pregevole film di sci-fi con risvolti catastrofici e spunti eco-vengeage che di fatto viene spesso associato alla categoria fanta-horror o il sotto filone degli animali assassini, tratto dal romanzo La piaga Efesto (The Hephaestus Plague), un romanzo di fantascienza apocalittica del 1973 scritto da Thomas Page.
Szwarc che non ha avuto una filmografia felice, riesce come mestierante ad infondere fin da subito un'atmosfera allucinata dove il film non si prende molto tempo prima di mostrare i piccoli insetti resi in maniera verosimile e in grado, nonostante il film sia del '74, di infondere allo stesso tempo una sensazione di orrore e di inquietudine risultando al contempo ripugnanti e facendo scaturire tutte le paure ancestrali dei blattofobi.
Blatte plaeistoceniche da un altro tempo che volano, alloggiano nei tubi di scappamento, non sembrano temere nulla  a parte i giochi di pressione e che ormai a detta del professore hanno esaurito le scorte del sottosuolo con l'evidente bisogno di andare a procacciarsi cibo e sostentamento sulla superficie dopo l'incidente scatenante, un terremoto a suo modo reso in maniera apocalittica come il discorso del prete.
Il film calca molto lo sci-fi, studiando l'anatomia e le caratteristiche degli insetti piuttosto che in una vera caccia, cercando di sterminarli. Proprio la fase evolutiva della creatura, per quanto in certi versi troppo repentina, diventa uno degli aspetti più interessanti di pari passo con la paranoia del professore, il suo bisogno di chiudersi in una casa isolata per poter fare tutti gli esperimenti del caso lasciando di fatto che il film evolva esso stesso in una sorta di sottile horror psicologico. Ci sono alcune scene sicuramente deliziose, l'attacco degli insetti, la metamorfosi finale, il senso di impotenza degli umani, l'aver sottovalutato il pericolo e poi il film non ha un happy ending, muoiono tutti e gli insetti vincono.

venerdì 9 agosto 2019

Captive state


Titolo: Captive state
Regia: Rupert Wyatt
Anno: 2019
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Una famiglia cerca di fuggire dalla Chicago occupata dagli alieni ma non ha fortuna e sopravvivono solo i due giovani fratelli Rafe e Gabriel. Nove anni dopo, nel 2025, Rafe è scomparso, dato per morto si è in realtà unito alla resistenza, mentre Gabriel lavora a chip di cellulari da cui vengono estratti dati per gli archivi degli occupanti alieni. Trova il modo di farci su anche qualche soldo sul mercato nero e insieme a un amico prepara una barca per la fuga dalla città, ma i suoi piani sono stravolti dal ritorno di Rafe e dalle azioni terroristiche della resistenza. Sulle quali indaga anche il detective William Mulligan, che vuole proteggere il quartiere di Pilsen dalla rappresaglia aliena.

I film sugli alieni devono essere cattivi o lasciare delle forti domande come a dire "vi siete fatti vivi, ma non abbiamo saputo comprendere il vostro messaggio" giusto per citare Arrival
Lo diceva la sci fi degli anni '60 e '70, la nuova Hollywood, MARS ATTACK, la letteratura e poi ci sono i film che hanno cercato di fare l'opposto come E.T che non smetterò mai di odiare.
In questo caso Wyatt affina la sua esperienza su un film distopico, post apocalittico, tra i migliori degli ultimi anni contando che il genere rimane tutt'ora molto prolifico anche se lo stesso dimostra un altalenarsi nei risultati che dimostrano ancora una volta come non basti il budget.
Gli alieni si vedono poco ma sono onnipresenti con i loro droni, attuano una vera e propria democratura totalitarista, colonizzando e sfruttando le risorse del nostro pianeta.
Come sempre ci sarà una sorta di eletto e una resistenza che si muove per cercare di stanare l'invasione aliena, ma più strutturata e articolata di come negli ultimi film si è vista, dove in risalto venivano messe le esplosioni e gli alieni mentre in questo caso, anche per evidenti motivi di budget, si vede poco e quello che si vede è stato fatto proprio bene più raccolto in un'invasione claustrofobica tra edifici distrutti e una scenografia tra le cose più belle del film (i monumenti alieni gettati come piloni in mare sostituiscono la statua della libertà.
E'uno scenario inquietante ma nemmeno così lontano dalla realtà se metaforicamente sostituiamo gli alieni con una forma di governo dove l’antagonista non è tanto l’alieno invasore del tuo pianeta, bensì l’alieno invasore del tuo corpo fatta di microchip intessuti nel corpo.
Creare un villaggio di lobotomizzati, avere dei gregari perfetti da usare come cavie, uccidere quando lo si deve fare senza la minima esitazione. Forse tra gli ultimi usciti insieme alla prima politica di Blomkamp e il cult maledetto di Proyas, è quello più anarchico di tutti.



lunedì 17 giugno 2019

Black Mirror-Season 5


Titolo: Black Mirror-Season 5
Regia: Owen Harris, James Hawes, Anne Sewitsky
Anno: 2019
Paese: Gran Bretagna
Serie: 5
Episodi: 3
Giudizio: 3/5


3x01Striking Vipers
Storia di due vecchi amici che, nel provare un futuristico videogioco picchiaduro a immersione totale (cinque sensi compresi), lasciano presto perdere cazzotti e calci per iniziare ad accoppiarsi selvaggiamente, uno nei panni di un guerriero asiatico, l’altro in quelli di una gagliarda combattente in gonnella.
Forse nelle menti degli ideatori si palesava questa possibilità di vedere Ryu e Chun-Li scopare anzichè prendersi a botte, modificare o variare nel vero senso della parola l'intento di un videogioco opure pensandolo per uno scopo imprevisto.
Non c'è alcun dubbio che il primo episodio della serie sia il più originale, divertente e in grado di giocare su alcuni tabù mica da ridere. Molti si sono chiesti perchè dopo aver scoperto questo insolito legame o passione, la storia non sia andata avanti scegliendo invece di sedersi sugli allori. E'vero in parte, ma è anche giusto notare come anche in questo caso senza aggiungere altri elementi, l'atmosfera di fatto era perfetta giocando su tanti elementi diversi finendo per scegliere nel climax finale la formula che quasi tutte le coppie al giorno d'oggi scelgono: anzichè litigare, viene lasciato intercorrere un tacito accordo in grado di soddisfare gli appetiti sessuali da ambo le parti in qualsiasi forma.


3x02Smithereens
La storia è quella di un uomo che, dopo aver perso la moglie in un incidente di cui si sente responsabile perché era distratto dal cellulare, rapisce il giovane stagista di un social network simil-Facebook con lo scopo di arrivare a parlare con il simil-Zuckerberg della situazione.
Interessante. Poteva certo dare di più senza bloccarsi all'interno di un auto tra negoziatori, polizia, una vittima che alla fine si renderà conto di quanto è disperato l'uomo che lo ha preso in ostaggio e infine una sorta di guru che come per la parabola di Zuckerberg non si rende nemmeno più conto di cosa facciano i suoi assistenti e soprattutto di quali scelte approvino senza nemmeno prenderlo in considerazione. Forse tra tutti gli elementi all'interno dell'episodio, proprio questo del non essere incluso in qualcosa che abbiamo creato perchè ormai è andato troppo il là, dovrebbe far pensare in una società in cui sempre di più le grosse corporazioni e le multinazionali controllino paesi e l'economia. Il fatto però che un personaggio secondario prenda il sopravvento su quello principale dovrebbe dare da pensare.


3x03Rachel, Jack and Ashley Too
Miley Cyrus, nei panni di una cantante super colorata e super positiva che manda messaggi edificanti alle ragazzine pur covando dentro di sé una vena oscura e ribelle. Accanto a lei ci sono due sorelle, una delle quali super-fan della cantante suddetta, tanto da comprare avidamente una speciale bambola in cui è stata inserita un’intelligenza artificiale molto sofisticata, ricalcata sulla personalità della prorompente Ashely.
L'ultimo episodio con tanti limiti dalla sua e una scelta tecnica di indubbio gusto sotto la sua patina, è in assoluto il più spaventoso di tutti perchè è tristemente reale. Sembra prendersi gioco della Disney, per fare un esempio a caso di una multinazionale che controlla, sceglie e determina i gusti e i bisogni dei più giovani facendo perno sulla "prostituzione digitale", su come alcune pop star, o meglio celebrità 2.0, diventano meri oggetti a scopo di guadagnare denaro lanciando messaggi idioti alle loro fan con l'unico scopo di diventare influencer su tutto ciò che gravita attorno agli adolescenti avendo un peso enorme sulla capacità di scegliere.
Da questo punto di vista un altro esperimento nell'horror recente è stato fatto con la serie Into the dark-New year in un episodio che seppur non è proprio il massimo tratta un tema analogo e i suoi effetti collaterali e le conseguenze inattese.
L'idea di scegliere Miley Cirus non poteva che essere più accattivante come elemento che quasi nessuno ha compreso. Perchè altrimenti chiamare una non attrice a recitare in una delle saghe di sci fi più belle di sempre? Perchè il pubblico avrebbe partecipato a sciami senza nemmeno voler sapere o capire di cosa tratti l'argomento in questione, per il semplice fatto di vedere la loro icona pop legata a strettissime e rigide imposizioni da parte delle major e degli agenti.
La stessa Miley Cirus come è sempre stata condizionata a fare quello che lo star system le richiedeva, ha fatto la stessa cosa all'interno di questo episodio fantascientifico.
In questo la gabbia, la speciale bambola, è la metafora perfetta.

La quinta stagione riflette su questioni etiche post contemporanee senza andare a fare voli pindarici scegliendo scenari o accessori troppo fantascientifici. Questioni etiche vs il progresso tecnologico, preferendo appunto l'umanità e i drammi dei suoi protagonisti.
Seppur tra alti e bassi, ci viene molto difficile immaginare un'opera che ancora oggi sappia fotografare la realtà e la società attuale con altrettanta lucidità.
Charlie Brooker l'ideatore della serie ci aveva regalato in passato quella mini serie televisiva da urlo sul Grande Fratello che ospita gli zombie Dead Set


venerdì 14 giugno 2019

Dark City


Titolo: Dark City
Regia: Alex Proyas
Anno: 1998
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

In un città tetra e buia un uomo si sveglia nella vasca da bagno di un Hotel. Non ricorda nulla e una misteriosa telefonata gli dice di scappare. L’uomo fugge; mentre vaga per le strade, scappando a misteriosi assalitori, tenta disperatamente di scoprire chi sia, finendo con l’imbattersi in un mistero che cambierà la vita della città stessa.

Dark City è un film che venne ignorato e massacrato da critica e pubblico. Proyas dopo il successo mondiale de Corvo potè fare di testa sua con un budget di 27 milioni cimentandosi con una prova difficilissima dove tutto il suo talento visionario e diverse teorie sugli alieni sembravano essersi dati appuntamento per questa complessa prova cinematografica.
L'idea di unire il controllo mentale, i ricordi innestati artificialmente e l’umanità resa schiava inconsapevole, costretta a vivere in un mondo che non è reale, era il massimo che ci si potesse aspettare ma l'anno successivo uscì MATRIX distruggendo in un attimo tutte le ambizioni di Proyas che si ritrovò con un fallimento al botteghino e un film senza azione che piacque praticamente a nessuno soprattutto contando il mega video gioco ludico promosso dai fratelli Wachowski.
Uno dei film più importanti della scifi degli anni '90 perchè a parte essere di un cinismo fuori dal normale, questi esseri che ci controllano senza dedicarci nemmeno così tanto interesse, dimostravano un'aldilà e delle forme di vita che avevano già le risposte e che in un modo o nell'altro avevano trovato un bilanciamento nell'universo a differenza nostra limitandosi a studiarci.
Il dominio che passa attraverso una scelta fotografica che desatura tutto con dei neri e dei verdi, tali da rendere le città ormai qualcosa di vecchio che non ha saputo fare i conti con la realtà cercando per tutta l'esistenza qualcosa di inutile e cercando risposte la dove la domanda posta era sempre sbagliata, erano intuizioni prese in prestito dalla fantascienza degli Urania che stavano avendo un certo seguito per non parlare di tutte le psico sette nate in quegli anni.
Questo imprecisato futuro retrò sembrava essere la chiave di risposta della storia che cerca di osservarci come una specie che non ha mai saputo e potuto evolversi. Un film che sembrava una delle facciate del cubo di Rubik, dove dall'altra parte stava per arrivare la trilogia dei Wachowski molto più colorata e più aderente ad una matrice action con un ingente uso della c.g mentre qui è praticamente assente se non sfruttata male e addirittura peggio come il finale.
Un film complesso e stratificato, lento e minimale nel suo farsi spazio prendendo tutto il tempo necessario senza correre verso le aspettative del pubblico (deluse praticamente sotto ogni aspetto lo si possa osservare).
L'idea alla base non era facile e di sicuro l'intento non era affatto commerciale.
Prendere la deriva dei Grandi Antichi ovvero alieni che vivono sottoterra (per fare un esempio), i quali sembrano tirare le fila e governare ogni aspetto della città e della vita dei cittadini era un argomento già conosciuto ma che Proyas proprio nello stile e nella ricerca riesce a rendere originale con edifici che spuntano dalle viscere della terra per poi svettare possenti nel cielo notturno di color pece, oppure le memorie delle persone annullate e trapiantate, il tempo regolato da un possente orologio sotterraneo e infine i costumi e quel senso di sporco misto ai toni da noir urbano che hanno saputo renderlo un piccolo cult. Sicuramente il film più importante dell'autore, un ultimo baluardo prima di essere assorbito dalle produzioni, quegli stessi piccoli esseri che come burattini ci dicono cosa fare. La sua più grande paura si era trasformata in realtà.



Terminator


Titolo: Terminator
Regia: James Cameron
Anno: 1984
Paese: Usa
Giudizio: 5/5

1984. Un cyborg che proviene dal 2029 fa il suo arrivo a Los Angeles. Nel futuro la Terra, dopo un conflitto nucleare, è dominata da macchine che hanno preso il sopravvento sugli uomini. Questi, guidati da John Connor, cercano di resistere ma ora il loro compito si fa più arduo perché il cyborg inviato nel passato ha un compito ben preciso: 'terminare' Sarah Connor impedendole così di dare la vita a John ed eliminando così qualsiasi ipotesi di resistenza.

Prima di un certo cinema fantascientifico che ebbe un nuovo importante successo verso la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80, ci fu l'intento di riprendere il filone fantascientifico degli anni '50, adattandolo ai nuovi potenti mezzi della tecnologia (con i conseguenti effetti speciali) e soprattutto alla sensibilità del cinema post-moderno.
Ciò invero ha comportato una esplicitazione nella rappresentazione e narrazione della violenza, lasciandosi alle spalle sia gli sfondi filosofici, candidi e armonici di allora per dare vita a quello che è stato battezzato anche come uno dei più importanti film del filone cyber punk della storia del cinema.
Terminator è diventato un cult indiscusso, uno dei film più importanti della sci fi per un corollario di motivi ben precisi.
Uno dei primi è l'inusitato tasso di violenza con stragi ed esecuzioni a gogò, la maschera inespressiva di Schwarzenegger che sfruttava il corpo e non la mimica, aver creato una fusione perfetta tra tecnologia e umanità, e infine l'uso del corpo/macchina in alcune scene che sono diventate caposaldi.
Cameron intuisce subito che rivoluzionare la fantascienza senza pianeti e battaglie stellari ma con i piedi per terra sul nostro pianeta in una sorta di carneficina condotta dal cyborg era una sfida importante, ma era anche vero che lo stesso pubblico voleva gustarsi il massacro con degli effetti speciali sempre più verosimili e in grado di zoomare dettagli come un occhio che usciva dall'orbita o un corpo martoriato di proiettili e infine proprio allargare l'indagine sulla trasformazione del corpo umano.
La scena nella stazione di polizia è diventata la più politicamente scorretta di sempre con forse uno dei più alti numeri di agenti uccisi senza pietà così come un'altra scena indimenticabile quella proprio all'interno della discoteca.
Il finale poi fu di una tensione altissima.
Cameron ha scritto e diretto un film di azione violento di un ritmo infallibile, narrativamente ai confini con il mondo dei fumetti, suggestivo a livello figurativo, strepitoso a quello degli effetti speciali che deve il merito a un asso assoluto come Stan Winston


Quinto Elemento

Titolo: Quinto Elemento
Regia: Luc Besson
Anno: 1997
Paese: Francia
Giudizio: 4/5

New York, XXIII secolo: Korben Dallas è un ex soldato che ha abbandonato le armi e lavora come tassista. La sua banale esistenza subisce una svolta quando nella sua vettura piomba una giovane donna, Leeloo, che parla una lingua sconosciuta: la ragazza si rivelerà essere una pedina fondamentale per l'equilibrio e le sorti dell'universo.

Prima ancora dell'esistenza dei live action, quando si pensa al film che meglio ha sposato il fumetto e il cinema sci fi, la risposta per tutti coloro che vogliono godere appieno del cinema come mezzo di puro intrattenimento non può che essere IL QUINTO ELEMENTO
Un film decisamente esagerato, eccessivo, che non sembra fermarsi mai, anzi, spingendo il più possibile via via che la narrazione procede in una visione a tratti eccessiva con l'unica funzione di portarti al collasso. Un film che se ne frega di tutte le regole oltre l'ennesima potenza dove Willis poteva tornare ad essere il bad guy di sempre e la Jovovivh dimostrava di essere la Dea in terra più figa che il cinema avesse mai contemplato.
Un film che omaggia cinema e letteratura, musiche e mode, spazia tra universi differenti, sfoggia una galleria di personaggi fantastici e poi riesce al contempo a creare una storia d'amore e il messaggino furbo ed ecologista per salvare il pianeta e l'universo. In più abbiamo il Villain più forte e cazzuto dell'universo cinematografico (Il Nulla della STORIA INFINITA), un'entità imbattibile, scavalcando il buon lavoro condotto per l'ennesima volta da una delle maschere più geniali del cinema ovvero Gary Oldman che anche in questo caso come LEON ricicla un villain cattivo.
Un film che rispetto all'accozzaglia di mega blockbuster che stanno uscendo negli ultimi anni aveva delle pretenziosità e una spocchia niente male, banalmente per il semplice fatto che il cinema francese, uno da sempre dei più importanti al mondo, non aveva nessuna forte tradizione di cinema sci fi alle spalle, ma solo la voglia e il talento ma diciamolo pure, l'arroganza e l'orgoglio di un regista che ha creato un suo mondo fatto di numerosissimi accessori per lo più saccheggiati proprio dalla settima arte.
Besson dopo NIKITA e LEON non doveva dimostrare più nulla beccandosi 90 milioni che fino a quel momento in Europa erano il budget più alto mai visto. Breve storia felice. Alla Gaumont andò bene, il film incassò parecchio, praticamente ovunque nel mondo.
Besson ci ha messo davvero tutto in questa esplosiva forma d'arte e d'intrattenimento stupendo come meglio poteva e sforzandosi fino all'ultimo con invenzioni nuove, cimentandosi e andando al cuore del bisogno godereccio dello spettatore, ovvero promuovendo l'azione e l'atmosfera e lasciandosi alle spalle struttura e verosimiglianza che fin da subito sappiamo essere presi molto alla lontana con tanti dialoghi per fortuna non esageratamente epici, tanta ironia e per finire alcune metafore mica da ridere



Cloverfield


Titolo: Cloverfield
Regia: Matt Reeves
Anno: 2008
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

New York, una sera come tante altre. Un gruppo di amici organizza una festa a sorpresa, tutto sembra tranquillo, finché un boato fa tremare le pareti della casa in cui si svolge il party ed il cielo si illumina a causa di forti esplosioni. Non è un terremoto, né un attentato ma qualcosa di molto meno prevedibile...

Tra i mockumentary o found footage menzionabili nel corso degli anni dopo quelli che al livello di pubblico e critica lanciarono il fenomeno CANNIBAL HOLOCAUST(1980) BLAIR WITCH PROJECT(1999), seppur ne siano usciti molti da varie parti del pianeta, i risultati sono spesso stati mediocri senza mai parlare di qualcosa di nuovo o originale. Il film di Matt Reeves deve tutto alla collaborazione con un asso nella manica di nome Drew Goddard in grado di dare enfasi e pathos ad una scatoletta di sardine e ad Abrahms dietro le fila che dopo il successo di LOST aveva porte spalancate ovunque e qualsiasi cosa dicesse o facesse aveva un seguito.
Come ha dimostrato in altre opere, unire la paura che all'epoca di internet era sempre più social diventando virale come virali erano le fake news, inglobava da solo questa temutissima paura per l'Altro culturale, le Torri Gemelle, attacchi che potevano arrivare da cielo e aria, da un momento all'altro in una New York mai così devastata dal cinema negli ultimi anni.
Unire queste paure condendole con qualcosa di assolutamente esagerato come un drago o un lucertolone, facendo slittare così il concetto di realisticità verso assurdi mai visti, ma soprattutto facendolo vedere il meno possibile il mostro, si rivelò un ottimo espediente non solo di marketing ma soprattutto per creare un'atmosfera nuova più post contemporanea che facesse meno ricorso al sangue e agli squartamenti.
L'idea di una creatura che possa devastare quanto ci è più vicino lasciandoci come formiche nude in degli spazi angusti come lo possono essere gli edifici metropolitani della grande mela, è stato indubbiamente un passo in avanti per cogliere a mio avviso alcuni sotto effetti di una devastante alienazione consumista in atto nel mondo e puntare su una scenografia e una location almeno non abusata che di questi tempi è già un grosso vantaggio.