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venerdì 9 agosto 2019

Captive state


Titolo: Captive state
Regia: Rupert Wyatt
Anno: 2019
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Una famiglia cerca di fuggire dalla Chicago occupata dagli alieni ma non ha fortuna e sopravvivono solo i due giovani fratelli Rafe e Gabriel. Nove anni dopo, nel 2025, Rafe è scomparso, dato per morto si è in realtà unito alla resistenza, mentre Gabriel lavora a chip di cellulari da cui vengono estratti dati per gli archivi degli occupanti alieni. Trova il modo di farci su anche qualche soldo sul mercato nero e insieme a un amico prepara una barca per la fuga dalla città, ma i suoi piani sono stravolti dal ritorno di Rafe e dalle azioni terroristiche della resistenza. Sulle quali indaga anche il detective William Mulligan, che vuole proteggere il quartiere di Pilsen dalla rappresaglia aliena.

I film sugli alieni devono essere cattivi o lasciare delle forti domande come a dire "vi siete fatti vivi, ma non abbiamo saputo comprendere il vostro messaggio" giusto per citare Arrival
Lo diceva la sci fi degli anni '60 e '70, la nuova Hollywood, MARS ATTACK, la letteratura e poi ci sono i film che hanno cercato di fare l'opposto come E.T che non smetterò mai di odiare.
In questo caso Wyatt affina la sua esperienza su un film distopico, post apocalittico, tra i migliori degli ultimi anni contando che il genere rimane tutt'ora molto prolifico anche se lo stesso dimostra un altalenarsi nei risultati che dimostrano ancora una volta come non basti il budget.
Gli alieni si vedono poco ma sono onnipresenti con i loro droni, attuano una vera e propria democratura totalitarista, colonizzando e sfruttando le risorse del nostro pianeta.
Come sempre ci sarà una sorta di eletto e una resistenza che si muove per cercare di stanare l'invasione aliena, ma più strutturata e articolata di come negli ultimi film si è vista, dove in risalto venivano messe le esplosioni e gli alieni mentre in questo caso, anche per evidenti motivi di budget, si vede poco e quello che si vede è stato fatto proprio bene più raccolto in un'invasione claustrofobica tra edifici distrutti e una scenografia tra le cose più belle del film (i monumenti alieni gettati come piloni in mare sostituiscono la statua della libertà.
E'uno scenario inquietante ma nemmeno così lontano dalla realtà se metaforicamente sostituiamo gli alieni con una forma di governo dove l’antagonista non è tanto l’alieno invasore del tuo pianeta, bensì l’alieno invasore del tuo corpo fatta di microchip intessuti nel corpo.
Creare un villaggio di lobotomizzati, avere dei gregari perfetti da usare come cavie, uccidere quando lo si deve fare senza la minima esitazione. Forse tra gli ultimi usciti insieme alla prima politica di Blomkamp e il cult maledetto di Proyas, è quello più anarchico di tutti.



lunedì 17 giugno 2019

Black Mirror-Season 5


Titolo: Black Mirror-Season 5
Regia: Owen Harris, James Hawes, Anne Sewitsky
Anno: 2019
Paese: Gran Bretagna
Serie: 5
Episodi: 3
Giudizio: 3/5


3x01Striking Vipers
Storia di due vecchi amici che, nel provare un futuristico videogioco picchiaduro a immersione totale (cinque sensi compresi), lasciano presto perdere cazzotti e calci per iniziare ad accoppiarsi selvaggiamente, uno nei panni di un guerriero asiatico, l’altro in quelli di una gagliarda combattente in gonnella.
Forse nelle menti degli ideatori si palesava questa possibilità di vedere Ryu e Chun-Li scopare anzichè prendersi a botte, modificare o variare nel vero senso della parola l'intento di un videogioco opure pensandolo per uno scopo imprevisto.
Non c'è alcun dubbio che il primo episodio della serie sia il più originale, divertente e in grado di giocare su alcuni tabù mica da ridere. Molti si sono chiesti perchè dopo aver scoperto questo insolito legame o passione, la storia non sia andata avanti scegliendo invece di sedersi sugli allori. E'vero in parte, ma è anche giusto notare come anche in questo caso senza aggiungere altri elementi, l'atmosfera di fatto era perfetta giocando su tanti elementi diversi finendo per scegliere nel climax finale la formula che quasi tutte le coppie al giorno d'oggi scelgono: anzichè litigare, viene lasciato intercorrere un tacito accordo in grado di soddisfare gli appetiti sessuali da ambo le parti in qualsiasi forma.


3x02Smithereens
La storia è quella di un uomo che, dopo aver perso la moglie in un incidente di cui si sente responsabile perché era distratto dal cellulare, rapisce il giovane stagista di un social network simil-Facebook con lo scopo di arrivare a parlare con il simil-Zuckerberg della situazione.
Interessante. Poteva certo dare di più senza bloccarsi all'interno di un auto tra negoziatori, polizia, una vittima che alla fine si renderà conto di quanto è disperato l'uomo che lo ha preso in ostaggio e infine una sorta di guru che come per la parabola di Zuckerberg non si rende nemmeno più conto di cosa facciano i suoi assistenti e soprattutto di quali scelte approvino senza nemmeno prenderlo in considerazione. Forse tra tutti gli elementi all'interno dell'episodio, proprio questo del non essere incluso in qualcosa che abbiamo creato perchè ormai è andato troppo il là, dovrebbe far pensare in una società in cui sempre di più le grosse corporazioni e le multinazionali controllino paesi e l'economia. Il fatto però che un personaggio secondario prenda il sopravvento su quello principale dovrebbe dare da pensare.


3x03Rachel, Jack and Ashley Too
Miley Cyrus, nei panni di una cantante super colorata e super positiva che manda messaggi edificanti alle ragazzine pur covando dentro di sé una vena oscura e ribelle. Accanto a lei ci sono due sorelle, una delle quali super-fan della cantante suddetta, tanto da comprare avidamente una speciale bambola in cui è stata inserita un’intelligenza artificiale molto sofisticata, ricalcata sulla personalità della prorompente Ashely.
L'ultimo episodio con tanti limiti dalla sua e una scelta tecnica di indubbio gusto sotto la sua patina, è in assoluto il più spaventoso di tutti perchè è tristemente reale. Sembra prendersi gioco della Disney, per fare un esempio a caso di una multinazionale che controlla, sceglie e determina i gusti e i bisogni dei più giovani facendo perno sulla "prostituzione digitale", su come alcune pop star, o meglio celebrità 2.0, diventano meri oggetti a scopo di guadagnare denaro lanciando messaggi idioti alle loro fan con l'unico scopo di diventare influencer su tutto ciò che gravita attorno agli adolescenti avendo un peso enorme sulla capacità di scegliere.
Da questo punto di vista un altro esperimento nell'horror recente è stato fatto con la serie Into the dark-New year in un episodio che seppur non è proprio il massimo tratta un tema analogo e i suoi effetti collaterali e le conseguenze inattese.
L'idea di scegliere Miley Cirus non poteva che essere più accattivante come elemento che quasi nessuno ha compreso. Perchè altrimenti chiamare una non attrice a recitare in una delle saghe di sci fi più belle di sempre? Perchè il pubblico avrebbe partecipato a sciami senza nemmeno voler sapere o capire di cosa tratti l'argomento in questione, per il semplice fatto di vedere la loro icona pop legata a strettissime e rigide imposizioni da parte delle major e degli agenti.
La stessa Miley Cirus come è sempre stata condizionata a fare quello che lo star system le richiedeva, ha fatto la stessa cosa all'interno di questo episodio fantascientifico.
In questo la gabbia, la speciale bambola, è la metafora perfetta.

La quinta stagione riflette su questioni etiche post contemporanee senza andare a fare voli pindarici scegliendo scenari o accessori troppo fantascientifici. Questioni etiche vs il progresso tecnologico, preferendo appunto l'umanità e i drammi dei suoi protagonisti.
Seppur tra alti e bassi, ci viene molto difficile immaginare un'opera che ancora oggi sappia fotografare la realtà e la società attuale con altrettanta lucidità.
Charlie Brooker l'ideatore della serie ci aveva regalato in passato quella mini serie televisiva da urlo sul Grande Fratello che ospita gli zombie Dead Set


venerdì 14 giugno 2019

Dark City


Titolo: Dark City
Regia: Alex Proyas
Anno: 1998
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

In un città tetra e buia un uomo si sveglia nella vasca da bagno di un Hotel. Non ricorda nulla e una misteriosa telefonata gli dice di scappare. L’uomo fugge; mentre vaga per le strade, scappando a misteriosi assalitori, tenta disperatamente di scoprire chi sia, finendo con l’imbattersi in un mistero che cambierà la vita della città stessa.

Dark City è un film che venne ignorato e massacrato da critica e pubblico. Proyas dopo il successo mondiale de Corvo potè fare di testa sua con un budget di 27 milioni cimentandosi con una prova difficilissima dove tutto il suo talento visionario e diverse teorie sugli alieni sembravano essersi dati appuntamento per questa complessa prova cinematografica.
L'idea di unire il controllo mentale, i ricordi innestati artificialmente e l’umanità resa schiava inconsapevole, costretta a vivere in un mondo che non è reale, era il massimo che ci si potesse aspettare ma l'anno successivo uscì MATRIX distruggendo in un attimo tutte le ambizioni di Proyas che si ritrovò con un fallimento al botteghino e un film senza azione che piacque praticamente a nessuno soprattutto contando il mega video gioco ludico promosso dai fratelli Wachowski.
Uno dei film più importanti della scifi degli anni '90 perchè a parte essere di un cinismo fuori dal normale, questi esseri che ci controllano senza dedicarci nemmeno così tanto interesse, dimostravano un'aldilà e delle forme di vita che avevano già le risposte e che in un modo o nell'altro avevano trovato un bilanciamento nell'universo a differenza nostra limitandosi a studiarci.
Il dominio che passa attraverso una scelta fotografica che desatura tutto con dei neri e dei verdi, tali da rendere le città ormai qualcosa di vecchio che non ha saputo fare i conti con la realtà cercando per tutta l'esistenza qualcosa di inutile e cercando risposte la dove la domanda posta era sempre sbagliata, erano intuizioni prese in prestito dalla fantascienza degli Urania che stavano avendo un certo seguito per non parlare di tutte le psico sette nate in quegli anni.
Questo imprecisato futuro retrò sembrava essere la chiave di risposta della storia che cerca di osservarci come una specie che non ha mai saputo e potuto evolversi. Un film che sembrava una delle facciate del cubo di Rubik, dove dall'altra parte stava per arrivare la trilogia dei Wachowski molto più colorata e più aderente ad una matrice action con un ingente uso della c.g mentre qui è praticamente assente se non sfruttata male e addirittura peggio come il finale.
Un film complesso e stratificato, lento e minimale nel suo farsi spazio prendendo tutto il tempo necessario senza correre verso le aspettative del pubblico (deluse praticamente sotto ogni aspetto lo si possa osservare).
L'idea alla base non era facile e di sicuro l'intento non era affatto commerciale.
Prendere la deriva dei Grandi Antichi ovvero alieni che vivono sottoterra (per fare un esempio), i quali sembrano tirare le fila e governare ogni aspetto della città e della vita dei cittadini era un argomento già conosciuto ma che Proyas proprio nello stile e nella ricerca riesce a rendere originale con edifici che spuntano dalle viscere della terra per poi svettare possenti nel cielo notturno di color pece, oppure le memorie delle persone annullate e trapiantate, il tempo regolato da un possente orologio sotterraneo e infine i costumi e quel senso di sporco misto ai toni da noir urbano che hanno saputo renderlo un piccolo cult. Sicuramente il film più importante dell'autore, un ultimo baluardo prima di essere assorbito dalle produzioni, quegli stessi piccoli esseri che come burattini ci dicono cosa fare. La sua più grande paura si era trasformata in realtà.



Terminator


Titolo: Terminator
Regia: James Cameron
Anno: 1984
Paese: Usa
Giudizio: 5/5

1984. Un cyborg che proviene dal 2029 fa il suo arrivo a Los Angeles. Nel futuro la Terra, dopo un conflitto nucleare, è dominata da macchine che hanno preso il sopravvento sugli uomini. Questi, guidati da John Connor, cercano di resistere ma ora il loro compito si fa più arduo perché il cyborg inviato nel passato ha un compito ben preciso: 'terminare' Sarah Connor impedendole così di dare la vita a John ed eliminando così qualsiasi ipotesi di resistenza.

Prima di un certo cinema fantascientifico che ebbe un nuovo importante successo verso la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80, ci fu l'intento di riprendere il filone fantascientifico degli anni '50, adattandolo ai nuovi potenti mezzi della tecnologia (con i conseguenti effetti speciali) e soprattutto alla sensibilità del cinema post-moderno.
Ciò invero ha comportato una esplicitazione nella rappresentazione e narrazione della violenza, lasciandosi alle spalle sia gli sfondi filosofici, candidi e armonici di allora per dare vita a quello che è stato battezzato anche come uno dei più importanti film del filone cyber punk della storia del cinema.
Terminator è diventato un cult indiscusso, uno dei film più importanti della sci fi per un corollario di motivi ben precisi.
Uno dei primi è l'inusitato tasso di violenza con stragi ed esecuzioni a gogò, la maschera inespressiva di Schwarzenegger che sfruttava il corpo e non la mimica, aver creato una fusione perfetta tra tecnologia e umanità, e infine l'uso del corpo/macchina in alcune scene che sono diventate caposaldi.
Cameron intuisce subito che rivoluzionare la fantascienza senza pianeti e battaglie stellari ma con i piedi per terra sul nostro pianeta in una sorta di carneficina condotta dal cyborg era una sfida importante, ma era anche vero che lo stesso pubblico voleva gustarsi il massacro con degli effetti speciali sempre più verosimili e in grado di zoomare dettagli come un occhio che usciva dall'orbita o un corpo martoriato di proiettili e infine proprio allargare l'indagine sulla trasformazione del corpo umano.
La scena nella stazione di polizia è diventata la più politicamente scorretta di sempre con forse uno dei più alti numeri di agenti uccisi senza pietà così come un'altra scena indimenticabile quella proprio all'interno della discoteca.
Il finale poi fu di una tensione altissima.
Cameron ha scritto e diretto un film di azione violento di un ritmo infallibile, narrativamente ai confini con il mondo dei fumetti, suggestivo a livello figurativo, strepitoso a quello degli effetti speciali che deve il merito a un asso assoluto come Stan Winston


Quinto Elemento

Titolo: Quinto Elemento
Regia: Luc Besson
Anno: 1997
Paese: Francia
Giudizio: 4/5

New York, XXIII secolo: Korben Dallas è un ex soldato che ha abbandonato le armi e lavora come tassista. La sua banale esistenza subisce una svolta quando nella sua vettura piomba una giovane donna, Leeloo, che parla una lingua sconosciuta: la ragazza si rivelerà essere una pedina fondamentale per l'equilibrio e le sorti dell'universo.

Prima ancora dell'esistenza dei live action, quando si pensa al film che meglio ha sposato il fumetto e il cinema sci fi, la risposta per tutti coloro che vogliono godere appieno del cinema come mezzo di puro intrattenimento non può che essere IL QUINTO ELEMENTO
Un film decisamente esagerato, eccessivo, che non sembra fermarsi mai, anzi, spingendo il più possibile via via che la narrazione procede in una visione a tratti eccessiva con l'unica funzione di portarti al collasso. Un film che se ne frega di tutte le regole oltre l'ennesima potenza dove Willis poteva tornare ad essere il bad guy di sempre e la Jovovivh dimostrava di essere la Dea in terra più figa che il cinema avesse mai contemplato.
Un film che omaggia cinema e letteratura, musiche e mode, spazia tra universi differenti, sfoggia una galleria di personaggi fantastici e poi riesce al contempo a creare una storia d'amore e il messaggino furbo ed ecologista per salvare il pianeta e l'universo. In più abbiamo il Villain più forte e cazzuto dell'universo cinematografico (Il Nulla della STORIA INFINITA), un'entità imbattibile, scavalcando il buon lavoro condotto per l'ennesima volta da una delle maschere più geniali del cinema ovvero Gary Oldman che anche in questo caso come LEON ricicla un villain cattivo.
Un film che rispetto all'accozzaglia di mega blockbuster che stanno uscendo negli ultimi anni aveva delle pretenziosità e una spocchia niente male, banalmente per il semplice fatto che il cinema francese, uno da sempre dei più importanti al mondo, non aveva nessuna forte tradizione di cinema sci fi alle spalle, ma solo la voglia e il talento ma diciamolo pure, l'arroganza e l'orgoglio di un regista che ha creato un suo mondo fatto di numerosissimi accessori per lo più saccheggiati proprio dalla settima arte.
Besson dopo NIKITA e LEON non doveva dimostrare più nulla beccandosi 90 milioni che fino a quel momento in Europa erano il budget più alto mai visto. Breve storia felice. Alla Gaumont andò bene, il film incassò parecchio, praticamente ovunque nel mondo.
Besson ci ha messo davvero tutto in questa esplosiva forma d'arte e d'intrattenimento stupendo come meglio poteva e sforzandosi fino all'ultimo con invenzioni nuove, cimentandosi e andando al cuore del bisogno godereccio dello spettatore, ovvero promuovendo l'azione e l'atmosfera e lasciandosi alle spalle struttura e verosimiglianza che fin da subito sappiamo essere presi molto alla lontana con tanti dialoghi per fortuna non esageratamente epici, tanta ironia e per finire alcune metafore mica da ridere



Cloverfield


Titolo: Cloverfield
Regia: Matt Reeves
Anno: 2008
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

New York, una sera come tante altre. Un gruppo di amici organizza una festa a sorpresa, tutto sembra tranquillo, finché un boato fa tremare le pareti della casa in cui si svolge il party ed il cielo si illumina a causa di forti esplosioni. Non è un terremoto, né un attentato ma qualcosa di molto meno prevedibile...

Tra i mockumentary o found footage menzionabili nel corso degli anni dopo quelli che al livello di pubblico e critica lanciarono il fenomeno CANNIBAL HOLOCAUST(1980) BLAIR WITCH PROJECT(1999), seppur ne siano usciti molti da varie parti del pianeta, i risultati sono spesso stati mediocri senza mai parlare di qualcosa di nuovo o originale. Il film di Matt Reeves deve tutto alla collaborazione con un asso nella manica di nome Drew Goddard in grado di dare enfasi e pathos ad una scatoletta di sardine e ad Abrahms dietro le fila che dopo il successo di LOST aveva porte spalancate ovunque e qualsiasi cosa dicesse o facesse aveva un seguito.
Come ha dimostrato in altre opere, unire la paura che all'epoca di internet era sempre più social diventando virale come virali erano le fake news, inglobava da solo questa temutissima paura per l'Altro culturale, le Torri Gemelle, attacchi che potevano arrivare da cielo e aria, da un momento all'altro in una New York mai così devastata dal cinema negli ultimi anni.
Unire queste paure condendole con qualcosa di assolutamente esagerato come un drago o un lucertolone, facendo slittare così il concetto di realisticità verso assurdi mai visti, ma soprattutto facendolo vedere il meno possibile il mostro, si rivelò un ottimo espediente non solo di marketing ma soprattutto per creare un'atmosfera nuova più post contemporanea che facesse meno ricorso al sangue e agli squartamenti.
L'idea di una creatura che possa devastare quanto ci è più vicino lasciandoci come formiche nude in degli spazi angusti come lo possono essere gli edifici metropolitani della grande mela, è stato indubbiamente un passo in avanti per cogliere a mio avviso alcuni sotto effetti di una devastante alienazione consumista in atto nel mondo e puntare su una scenografia e una location almeno non abusata che di questi tempi è già un grosso vantaggio.

Termination Salvation


Titolo: Termination Salvation
Regia: McG
Anno: 2009
Paese: Gran Bretagna
Giudizio: 2/5

Anno 2003. Marcus Wright è detenuto nel Braccio della Morte in attesa di ricevere l'iniezione letale. Ha ucciso suo fratello e due poliziotti e vuole soltanto farla finita ma la dottoressa Serena Kogan ha deciso per lui un altro destino. Firmato un documento legale che consegna il suo corpo alla scienza e gli promette una seconda opportunità, Marcus viene 'terminato'. Anno 2018. John Connor, leader ideale e carismatico del genere umano, partecipa alla Resistenza contro Skynet, il network di intelligenze artificiali, e il suo esercito di Terminator indistruttibili. Efficace e intraprendente, è deciso a sferrare un attacco mortale al nemico, a trovare suo padre Kyle Reese e a garantire un futuro all'umanità dopo l'apocalisse nucleare scatenata dalle macchine. Lo aiuterà Marcus, galeotto venuto dal passato e portatore di un segreto. Diffidenti ma determinati a vincere la loro battaglia, collaboreranno e troveranno la verità nel cuore.

Togliere il timone ha un importante saga che col tempo è diventata un business e un merchandising di successo ha dato i suoi effetti. Senza James Cameron, si è subito visto il binario diventato quasi subito ingestibile da tutta la sfilata di tecnici e sceneggiatori che si sono "appassionati" al progetto.
Il risultato ha raggiunto i livelli più bassi previsti, confezionando prodotti per il cinema, senza un filo conduttore, personaggi scialbi e una totale assenza di approfondimento nella psicologia dei protagonisti. In più usare come deterrente lo spazio tempo con viaggi avanti e indietro e catapultando la psiche dello spettatore in un vuoto cosmico è stato il colpo finale su una saga che nei primi due capitoli ha modificato sostanzialmente il livello del genere sci fi mischiandolo con una vendetta personale, trasformazioni come in Terminator 2 ancora di altissimo livello, robot dannatamente cattivi, un personaggio iconico come Sarah Connor, Schwarzenegger in uno dei suoi ruoli cult da sempre, e tanti altri elementi che spero porranno fine nel migliore dei modi con l'ultimo, si spera, capitolo della saga DARK FATE
McG è un mestierante con una carriera altalenante e tanti brutti film sui cui svetta il film che non ti aspetti Babysitter horror Netflix capace di far scorrere tanto sangue e al contempo farti rotolare a terra dalle risate.
Qui l'unico elemento che funziona è la scenografia, cupa e tutta ingrigita (d'altronde c'è stato l'ennesimo olocausto atomico, gli attori sono troppo distanti dal progetto e tutta l'azione sembra destinata più alle saghe spaziali come STAR TREK o STAR WARS.


sabato 8 giugno 2019

Morte ti fa bella


Titolo: Morte ti fa bella
Regia: Robert Zemeckis
Anno: 1992
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

A Beverly Hills, due donne si combattono da tempo: Madeline Ashton, stella del musical, ed Hellen Sharp, scrittrice di successo. Sono ormai non più giovani e creme e belletti rientrano nell'uso quotidiano per sconfiggere il processo d'invecchiamento. Madeline è abituata a portar via gli uomini alla rivale e l'ultimo ad essere stato circuito è Ernest Menville, un medico specializzato in chirurgia plastica, che ha sposato. Non basta, però: le due donne vogliono l'eterna giovinezza e fanno ricorso alla misteriosa pozione della celebre maga Lisle. Il dottor Ernest, già frastornato dall'aggressività di sua moglie, si ritrova costretto a ingurgitare la pozione per poter curare per sempre le due donne, per una volta alleate. Il medico però si ribella e, insultato, scompare per rifarsi una vita, vivere una vita normale: fare dei figli e poi invecchiare senza ambizioni di vita eterna. Molti anni dopo la sua morte sarà l'inizio della fine per le due donne...

Zemeckis è stato un importante regista americano che al di là di aver diretto una trilogia diventata cult, si è sempre interessato al cinema a 360° dirigendo tra i progetti più diversi e disparati.
Come tutti i grandi registi e autori, nel suo capello magico alcune opere sono state possiamo definirle minori, progetti incauti che non hanno saputo mordere a dovere (CONTACT, FORREST GUMP, VERITA' NASCOSTE, POLAR EXPRESS, A CHRISTMAS CAROL, WALK, FLIGHT).
Il film in questone del 1992 invece è ancora oggi una delle commedie grottesche più ispirate e divertenti di quel periodo. Zemeckis qui dimostra con una macabra commedia satirica la sua vena più funzionale, insieme a quella ironica, dove non la smette mai provocare la scienza arrivando a costruire tesi sinoniche con quel periodo, arrivando a costruire la sua metafora più matura e complessa scritta con l'ausilio dei sempre presenti Martin Donovan e David Koepp (che per il cinema scrivevano tutto e di tutto)
L'idea di poter diventare immortali.
Il processo di invecchiamento corporeo in relazione inversa ai ricordi della giovinezza perduta era materia già trattata da diversi registi ai tempi di Zemeckis trattandoli in chiave sci fi come Gilliam in BRAZIL. Qui quasi tutta l'azione come un dramma da camera è concentrato in una villa con atmosfere gotiche ed evidenti rimandi alla letteratura e filmografia horror.
Dalla seconda parte anche se seminato da elementi narrativi sparsi nel primo atto, c'è tutta quella critica alla vanità del mondo delle star, ossessionato dalla conservazione del corpo e dalle icone dello star system. Il desiderio di cercare di aderire a una immagine interiore che si discosta da quella esteriore, mentre si scoprono le prime rughe e la chirurgia estetica prova a riempire vuoti che sono solo mancanze di autostima e di affetto vengono prese alla lettera e il gioco al massacro tra le due protagoniste ai danni dell'unico maschio inutile e succubo diventa tutt'altro che scontato.

mercoledì 5 giugno 2019

Explorers


Titolo: Explorers
Regia: Joe Dante
Anno: 1985
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Tre adolescenti video-dipendenti e computerizzati costruiscono un improbabile veicolo spaziale e vengono risucchiati da un'astronave carica di mostriciattoli.

Gli anni '80. Quelli che soprattutto nel cinema hanno seminato alcuni cult indiscussi, resi immortali negli anni a venire.
Film coraggiosi che prendevano maledettamente sul serio l'avventura e la sci fi rendendola interessante e mai pretenziosa e in grado di regalarci immagini di universi sconosciuti che solo la settima arte è in grado di creare.
Dante è un regista che soprattutto in quegli anni è stato tra gli autori più validi, consacrando alcuni generi e regalando delle perle rare che il cinema di genere non è stato più in grado di asservire al suo pubblico a causa delle mode, il gusto del pubblico, le nuove tecnologie, il montaggio frenetico etc. Al di là del finale e dell'incontro con gli alieni piuttosto fiacco e dolciastro, il film puntava ad un target di giovanissimi dove però come nel caso di E.T e chessò NAVIGATOR, i genitori accompagnatori sono rimasti anche loro rapiti da questi scenari ricchi e variegati.
Un film magico intriso di citazioni che crede nei più piccoli restituendo un messaggio sempre importante ovvero credere nei propri sogni diventando costruttori di qualcosa che si pensava impossibile ma che il cinema essendo prima di tutto una magia può renderlo possibile.
Explorers è un film sulla speranza durante uno dei periodi più brutti della giovinezza (l'adolescenza), che crede nell'amicizia, anticipa i nerd e porta sullo schermo una sequenza, quella del viaggio dentro la bolla all'interno della città, tra i momenti indimenticabili e le scene madri del film e del cinema di genere di quel periodo.



lunedì 11 marzo 2019

Barbarella


Titolo: Barbarella
Regia: Robert Vadim
Anno: 1967
Paese: Francia
Giudizio: 5/5

Nell’anno 40.000 d.C., in un’epoca di amore universale senza più bisogno di guerre e armi, la terrestre Barbarella è convocata per scoprire che fine ha fatto lo scienziato Durand Durand, inventore del raggio positronico. È l’inizio di una serie d’avventure interplanetarie all’insegna del piacere.

Non c'è un perché razionale quando ci si innamora.
Barbarella è un cult assoluto. Un film multiforme. Exploitation, weird, trash (alle volte), grottesco. Un immenso film di genere che mette nel calderone scifi e azione, avventura e scenari favolosi.
L'idea nasce da un fumetto del 1962 di Jean-Claude Forest che di fatto lanciava una sexy eroina del futuro, troppo bella, leggermente ingenua e sempre pronta a spogliarsi.
Una icona alternativa figlia di una cultura anni Sessanta, nascendo da un contesto amniotico come la nuova donna liberata, sfidando il buon costume e la censura di quegli anni che preferivano il sesso "vecchia scuola" allo "psicosessogramma" che in un qualche modo anticipa "l'orgasmatic" di Allen sostituendo la pratica sessuale.
Un film voluto da De Laurentis (probabilmente già sapendo che sarebbe divenuto un flop) che in quel periodo approdava a sfide e produzioni straniere con il risultato di sfondare, questo è il caso, fantasie e contaminazioni, coniugando erotismo e fantascienza con una marcata vena autoironica.
La colonna sonora, la fotografia, la scenografia e il montaggio. Tutto fila liscio e psichedelico come un omaggio alla cultura dei figli dei fiori, l'uomo nella sue essenza che viene fumato e assaggiato attraverso un enorme narghilè, per arrivare alle bambole che mordono per davvero e gli angeli che non possono vedere e per finire scienziati, barbari e regine nere.
L'obbiettivo della protagonista, del film e dei suoi intenti è quello di ristabilire la pace facendo finire le guerre e abbandonandosi alle fantasie. In tutto questo nonostante la sua indole libertina, Barbarella è curiosa, pulita e mai morbosa diventando un'icona proprio per la libertà nel fare le scelte che più la appagano e con chi ne abbia voglia, senza mai morbosità.
In origine il personaggio di Barbarella doveva essere interpretato da Virna Lisi, che però decise di abbandonare l’offerta e di tornare in Italia. Il ruolo poi venne proposto a Brigitte Bardot (che aveva ispirato il personaggio originale del fumetto), la quale però rifiutò perché stanca di ruoli sexy, quindi a Sophia Loren che, allora incinta, rifiutò a sua volta ritenendosi non adatta al ruolo.
Infine venne proposta a una giovane Jane Fonda, tentata inizialmente di rifiutare; cambiò idea quando il marito, Roger Vadim, le sottolineò quali possibilità si stavano aprendo con il cinema di fantascienza.
Le citazioni o gli elementi che verranno ripresi dal cinema grazie a questo film sono troppi ci infilerei quasi tutti i nomi della nuova Hollywood.



Westworld


Titolo: Westworld
Regia: Michael Crichton
Anno: 1973
Paese: Usa
Giudizio: 5/5

In un luna park del futuro, una specie di Disneyland, si trovano robot perfettamente congegnati e programmati per far vivere i turisti nella loro epoca preferita. Ma un giorno i circuiti vanno in tilt e i robot si ribellano, massacrando i visitatori.

Ci troviamo di fronte ad uno dei film più importanti della fantascienza moderna, passata e futura. Quasi un archetipo da cui prendere e sviluppare forme e dimensioni diverse, accomunate da uno dei topoi classici della scifi.
In questo caso è stata sdoganata l'idea di giocare con universi e mondi possibili da esplorare, una delle tematiche che diventerà la più masticata dai registi successivi e dalla cinematografia in generale.
Un realtà e tre mondi differenti dove poter vivere e fare ciò che nella realtà non potremmo, in particolare relazioni sessuali e omicidi. Delos offre ai clienti, per 1000 dollari al giorno, la possibilità di vivere ed esorcizzare i loro fantasmi in tre mondi: l'antichità romana, il Medioevo e l'Ovest del 1880
E' meglio scegliere due fantastiche ragazze robot in un saloon o assaltare una banca sparando contro tutti?
Così è se vi pare..il parco divertimenti offre tutto quello che nella nostra fantasia prediligiamo.
Tanti i temi. L'allegoria sulla violenza del mondo moderno, la schiavitù dei robot trattati e visti solo come merce, la ribellione delle macchine contro l'uomo, questi e altri sono alcuni degli intenti che il film sviluppa senza contare che è stato il primo a fare riferimento alla parola “virus” riferendosi al mal funzionamento di una rete di computer ed inoltre è stato uno dei primi film ad utilizzare effetti visivi in CGI.
L'unico punto debole rimane una certo limite nella scrittura e nella costruzione degli incidenti principali come banalmente cosa sia stato a generare il virus.

Robocop


Titolo: Robocop
Regia: Paul Verhoeven
Anno: 1987
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Una poliziotto è catturato da una banda di gangster cui dava la caccia, torturato e ucciso. Ma qualcosa di lui rimane viva e viene innestata in un robot che il capo della polizia fa adottare dal corpo per gli incarichi più pericolosi (è invulnerabile). Ma il robot ha la memoria dell'agente ucciso e, riconosciuti i suoi carnefici, dà loro una caccia spietata, sterminandoli (e uccidendo il loro capo, un alto funzionario della polizia).

Verhoeven negli anni '90 ha girato tre film con cui verrà ricordato nella storia del cinema.
ROBOCOP, ATTO DI FORZA, Starship Troopers. Con questa trilogia poteva smettere di fare film e guardare quanto in futuro avrebbero saccheggiato dai suoi film.
Quando la scifi incontra il dramma, l'action, le intuizioni narrative, il tutto con un abbondante dose di violenza e di pessimismo dove le multinazionali si sostituiscono all'amministrazione pubblica, il governo e la politica sono più corrotti che mai e i criminali imperversano nelle strade come bande senza limiti e controllo spesso spalleggiati dalle forze dell'ordine.
La giustizia personale diventa uno dei motori più interessanti del film, staccandosi da una logica e una politica più reazionaria per cercare un'anarchia personale, come nel caso di Murphy, finendo per essere solo contro tutti. Sembra la versione per certi aspetti hi tech del GIUSTIZIERE DELLA NOTTE uscito nel '74.
Lo stile inconfondibile del regista appare dall'inusitato tasso di violenza, fuori e dentro le strade, di un trucco e un make up sempre ai massimi livelli grazie a Rob Bottin.
La trilogia scifi del regista si è dimostrata più intelligente e attenta che mai a scoprire e denunciare gli orrori che stavano per prendere vita, dando sempre delle idee molto valide in una matrice che non dimentica mai la politica ma la segue misurandone la temperatura in tutti i suoi film, mettendola quasi sempre alla stregua e agli intenti della psicologia criminale.



Dominatori dell'universo


Titolo: Dominatori dell'universo
Regia: Gary Goddard
Anno: 1987
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Il malvagio Skeletor, despota del pianeta Eternia, vuole impadronirsi di tutti i regni delle galassie. Per raggiungere il suo scopo imprigiona la Maga Benevola. Per liberarla partono l'eroe He Man e i suoi fidi con la chiave cosmica inventata dal nano Gwildor. Ma un errore li fa precipitare sulla Terra dove incontrano Julie e il suo ragazzo Kelvin che sono entrati in possesso della chiave cosmica. Dopo un epico duello tra He Man e Skeletor, il bene trionfa.

Nemmeno da piccolo ero un fan di He Man. Dei cattivi però sì, come quasi sempre quando scopri una galleria di mostri venuti da altri pianeti. E poi c'era la tigre.
Qui dobbiamo scegliere da che punto di vista sviluppare la recensione. Goddard è stato troppo sfortunato e dopo questo flop ha girato roba ancora più misera per essere poi definitivamente abbandonato.
Allora il nostro Lundgren, uno dei padri dei film di serie b, girava in quel fortunato periodo grazie ad un fisic du role invidiabile, sotto prodotti come quello del punitore e altre tamarrate comunque da vedere e solo in alcuni casi da riscoprire.
Qui tanti limiti erano dettati dal budget, sulla scelta di un cast che mostrava e regalava interpretazioni spesso al limite del ridicolo dove forse l'unico a salvarsi, sempre nel territorio del trash, era Langella in un inquietantissimo Skeletor (merito anche del bellissimo trucco, studiato da Moebius). Il problema era che il film, quando venne sviluppato, aveva come target brufolosi adolescenti che guardavano i cartoni, anch'essi brutti, e che non avevano mai invece letto il fumetto originale da cui è tratto. I veri destinatari volevano essere gli adulti, come di nuovo in questi anni stanno dimostrando.
Combattimenti coreografati in modo molto superficiale (sembra di vedere il combattimento finale tra David Lo Pen ed Egg Chen nel tempio) e poi ridateci il mitico castello di Grayskull e la cittadella del serpente dimora del terribile Skeletor.
Qualcuno lo ha definito i dominatori del trash, un film talmente brutto e sconclusionato da fare un testa coda e diventare un capolavoro.


Rain


Titolo: Rain
Regia: Alessandro Spallino
Anno: 2017
Paese: Italia
Festival: Divine Queer Film Festival
Giudizio: 2/5

Gli esseri umani nascono senza essere assegnati a un genere specifico, anche se l’aspetto è femminile. Acquisiscono il loro genere definitivo dopo aver attraversato il cosiddetto “completamento”, una procedura controllata. Rain, giovane studentessa, dovrà sfidare le regole imposte.

Con 3000 euro e l'aiuto di tanti amici, Spallino crea il suo primo corto in un'unica location, un acquario e alcune attrici irlandesi che parlano in lingua originale (scelta non motivata).
Il tema è glbt, dove la sessualità delle ragazze, in questo caso, non è libera, esse devono seguire un preciso controllo e una rigida procedura.
Il risultato è un opposizione ai vincoli e alla dittatura di questa strana organizzazione che seppure non venendo spiegata di sicuro è rivolta ad un futuro distopico. BLACK MIRROR che incontra HANDMAID'S TALE, con la differenza che il corto di Spallino in '12 è tutto un dialogo tra ragazze con la loro leader in inquadrature che sono tutte campi e controcampi, una fotografia che vira tutta sui blu che rimandano all'acqua, l'oceano e lo scorrere di pensieri, opposizioni e parole..

Dragon Ball-Super Broly


Titolo: Dragon Ball-Super Broly
Regia: Tatsuya Nagamine
Anno: 2018
Paese: Giappone
Giudizio: 2/5

Il re dei Saiyan Vegeta, preoccupato dalla potenza del nascituro Broly, superiore a quella del proprio figlio, spedisce Broly su un pianeta remoto e ostile, Vampa. Il padre di Broly, Paragus, lo segue su Vampa e lo addestra come un formidabile guerriero. 41 anni più tardi, dopo che Freezer ha distrutto il pianeta dei Saiyan, Broly e Paragus arrivano sulla Terra, per vendicarsi dei Saiyan superstiti.

Gli Oav di Dragon Ball soprattutto negli anni '90 avevano avuto un discreto successo.
Poi il personaggio creato da Akira Toriyama pur essendo diventato una delle icone nato nel 1986 per i nerd, venne abbandonato per essere sostituito da altri eroi venuti da altri mondi.
Questo film d'animazione dalla sua come nei due precedenti, LA RESURREZIONE DI F e Dragon Ball Z The Movie-Battle of God, regala tantissima azione (forse addirittura esagerata) finendo per essere l'ennesima rincorsa a sconfiggere il nemico di turno (che manco a farlo apposta e di famiglia) e sfruttare l'impianto di semina e raccolta per cui il protagonista incontra un nemico sempre più forte grazie al quale potenzia le sue abilità.
Anche la durata di 100' diventa disfunzionale per spiegare tutti i retrocessi familiari tale da farlo sembrare un parente lontano delle soap opera statunitensi.
Il film trova la sua componente migliore nei primi due atti mentre proprio dove dovrebbe siglare il braccio di ferro perfetto tra combattimenti e azione, diventa di una noia incredibile, in cui per '50 minuti, viene data spazio alla potenza sempre maggiore che supera subito i confini della logica, sembrando una disperata lamentela noiossima di grida e maschilismo spiccato.




mercoledì 20 febbraio 2019

Alita


Titolo: Alita
Regia: Robert Rodriguez
Anno: 2018
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Il dottor Dyson Ito vive ad Iron City nel 2563, trecento anni dopo la "caduta", e ripara cyborg nella propria clinica. In cerca di componenti perlustra la discarica, dove cadono i rifiuti dalla città sospesa in cielo di Zalem, e qui trova la parte centrale di una ragazza cyborg, che decide di innestare nel corpo, mai utilizzato, che aveva preparato per sua figlia Alita. La ragazza non ha memoria di sé, ma è un cyborg avanzatissimo, di una tecnologia perduta e progettata per la battaglia. È infatti combattendo che lentamente riaffiorano le sue memorie, così decide di entrare tra i cacciatori di taglie della città e poi nei ferocissimi tornei di Motorball. Si innamora inoltre di un ragazzo umano, che sogna però di raggiungere Zalem, luogo da cui una forza sinistra sembra essersi interessata ad Alita.

Alla fine ho guardato i titoli di coda e ho letto che il regista è Rodriguez. Non ci potevo credere.
Mi aspettavo Barbarella da Rodriguez ma non un prodotto senz'anima come il film in questione.
Alita è un film sci fi d'intrattenimento che cerca di cogliere alcuni importanti passi avanti della nostra società sposandoli con la robotica, il futuro distopico, qualcosa che ricorda vagamente cyber e steampunk, visto che siamo nel 557 del calendario Sputnik(2533 a.c, 26° secolo), nella Città Discarica della Terra.
Queste le premesse in un film che fin dall'inizio sembra non interessarsi alla storia, raccontando una favoletta che non si discosta molto da alcuni recenti film di genere teen e per le famiglie con produzione mega galattiche e risultati altalenanti (purtroppo anche talenti come Bloomkamp hanno appurato questa strana equazione).
Un film da cui ci si aspetta sicuramente una storia sontuosa che non venga riciclata come se fosse di fatto una porcheria per famiglie (ridateci il QUINTO ELEMENTO a questo punto) e la richiesta viene delusa forse perchè non pensavo in primis ad un antologia, forse perchè non ho mai visto Walz prendere così le distanze da un personaggio (il suo è ridicolo quando prova a fare il giustiziere in giro, il Geppetto della discarica), e ormai sdogana questa sorta di circo fumettistico dei co protagonisti (Connelly più invecchia più acquista fascino e Ali è uno dei neri del momento che bisogna spalmare ovunque) dove si cerca lo stile e la classe a discapito di una caratterizzazione spesso lacunosa e stereotipata (l'androide che perde e migliora per continuare a perdere non si può più vedere) e infine vi prego non fate più recitare Keaan Johnson che sembra il fratello minore ma più mongolo di Gosling.
Purtroppo Alita non è un grande esponente di questa sorta di contaminazione tra manga e film come è successo non molto tempo fa con il terribile Ghost in the shell(2017) o con altre baracconate come Macchine mortali.
Purtroppo questa contaminazione tra Usa e Sol levante proprio non funziona. Peccato perchè Rodriguez è uno che ci sa fare, capace di far prendere il via a progetti complessi e discutibili, ma qui sembra tutto scivolare via come se guardassimo uno show ineccepibile a livello di maestrie e computer grafica, ma che su tutto l'altro versante trasmette un vuoto cosmico che paralizza il cervello portando a interagire con il deretano e chiedere quanto tempo manca all'espulsione.





lunedì 11 febbraio 2019

Macchine mortali


Titolo: Macchine mortali
Regia: Christian Rivers
Anno: 2018
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Dopo una guerra che ha devastato il mondo in sessanta minuti, ridefinendone addirittura la geografia, Londra è diventata una città predatrice, in movimento su enormi cingoli e armata di arpioni, che ha lasciato l'Inghilterra in cerca di prede europee. Qui vive Tom, che ha trovato diversi reperti di tecnologie militari del passato e le ha nascoste, ma non resiste a mostrarle alla bella Katherine, ignaro che anche Bevis assiste al suo segreto. Il tutto mentre Londra cattura una cittadina più piccola, dove vive Hester Shaw, che intende vendicarsi per la morte di sua madre di uno dei potenti della metropoli, Thaddeus Valentine. Il fallimento del suo attentato fa esiliare lei e Tom, costringendoli a sopravvivere tra varie città, finché non incontrano Anna Fang e il suo velivolo: il Jenny Haniver.

L'uso improprio e impacciato dei mezzi porta a risultati che deflagrano nella loro inconsistenza e inutilità. Macchine mortali è l'effettiva e ormai continua risposta di come le grandi produzioni e le major più potenti, continuino a investire su un cinema "baraccone"
Vi prego non venitemi a parlare di streampunk. Perchè quell'universo che ho ammirato nei libri non ha niente a che vedere con questa porcheria. Come a dire che i film tratti dalle opere di Alan Moore hanno a che fare con i suoi fumetti.
In questo film hanno ucciso lo spirito steampunk e il post apocalittico, ferraginoso e inconsistente, privo di qualsiasi scenario che nella nostra immaginazione possa essere realistico o che soddisfi la nostra sete di curiosità e solletichi l'appetito di grandi divoratori multimediali.
L'idea di vedere il castello errante di Howl prendere vita con alcuni suoi simili era affascinante e direi anche innovativa, per quanto le recenti tecniche cinematografiche stiano rendendo possibili mondi che non potevamo nemmeno immaginare fino a più di vent'anni fa.
Ma qui è tutto sfocato dagli intenti del film, all'impossibilità di avvicinarsi ai suoi personaggi, distanti e caratterizzati malissimo, diventando subito una storia di una banalità senza eguali e cercando in alcuni sacrificabili colpi di scena un resa ormai impossibile.
Sinceramente ha fatto peggio di quello che potessi pensare, e non avevo aspettative di nessun tipo senza aver nemmeno letto il libro o andandomi ad informare, lasciando così carta bianca, ma ho trovato alcune logiche e scene macchinose, ripetitive, con dialoghi ed espressività pari a zero come ancora una volta i milioni investiti per una porcheria simile.


mercoledì 6 febbraio 2019

Bandersnatch-Black Mirror


Titolo: Bandersnatch-Black Mirror
Regia: David Slade
Anno: 2019
Paese: Gran Bretagna
Giudizio: 3/5

Stefan è un ragazzo che sogna di programmare videogiochi, il quale decide ben presto di dare vita a un gioco interattivo tratto da un libro game realmente particolare. Una volta preso coscienza che Bandersnatch è in realtà un prodotto in grado di portare lentamente alla follia (così come ha portato alla pazzia lo scrittore del romanzo originale, interpretato nientemeno che dal celebre sviluppatore britannico Jeff Minter), saremo a decidere alcune azioni di Stefan – non così tante in realtà – dal cosa fargli mangiare a colazione a quale musica ascoltare, fino a scelte che condizioneranno uno dei cinque finali differenti pensati per lo spettatore.

Diciamo pure che l'idea è favolosa ma la possibilità di aderirvi purtroppo è sfumata quella sera in cui bisognava fare di tutto e di più per essere sulla lista.
Spero che l'ultimo film non facente parte di una serie in particolare di Black Mirror, ma uscendo come una sorta di speciale, prepari colleghi e amici per fare questo salto interattivo di cui è ora finalmente di poter parlare.
Noi, generazione figli dei libri game, osserviamo con curiosità e interesse il tomo gigante che Stefan tiene in mano, quasi una Bibbia, dove all'interno ci sono tutte le diverse scelte che lo spettatore/protagonista/lettore dovrà fare.
Brooker a capo del progetto si è messo al timone scrivendo lui questo episodio che è un intreccio narrativo senza eguali, di questi tempi nella scifi, cercando congetture e finali complicatissimi ma allo stesso tempo di una semplicità disarmante per chi entra nella testa di Stefan.
Un episodio estremamente complesso che sposta i piani narrativi, le location, rimanda a flash back, sposta in forward, alterna realtà e fantasia e alla fine diventa un concentrato dove si rischia di non uscirne più o meglio non avere chiari tutti i passaggi. Da questo punto di vista l'estrema sofisticatezza della struttura narrativa rimanda a bug e codici che Stefan, come lo spettatore, deve abbattere e decifrare, se ne ha gli elementi altrimenti è meglio che si prenda una pillola e scopra cosa può nascondersi lanciandosi da un balcone molto in alto.
Schemi, porte, personaggi. Tutto viene mescolato e sbattuto in faccia senza avere il tempo di mettere pausa e poter pensare alla scelta successiva.
Per chi ha avuto occasione di provare l'interattività deve essere stata una esperienza favolosa, non certo facile, ma d'altronde Brooker se ne frega, giustamente, dei gusti del pubblico, decidendo lui cosa piace e come divertirsi e più di tutto a far uscire di testa lo spettatore che brancola nel buio.

mercoledì 23 gennaio 2019

Upgrade


Titolo: Upgrade
Regia: Leigh Whannell
Anno: 2018
Paese: Australia
Giudizio: 4/5

Grey Trace è un meccanico vecchio stile, rimasto disoccupato quando le auto tradizionali hanno iniziato a diventare obsolete in favore di vetture dotate di intelligenza artificiale alla guida. Sua moglie invece è una donna in carriera dalle rosee prospettive. Grey la convince ad accompagnarlo quando va a riconsegnare un'auto che ha rimesso a nuovo al ricchissimo Eron Kreen, ma sulla strada del ritorno l'IA della vettura della moglie impazzisce e li conduce nei bassifondi, dove vengono aggrediti. La moglie finisce uccisa e Grey paralizzato, ma Eron prende a cuore la sua situazione e si offre di ridargli la mobilità impiantandogli un chip sperimentale, STEM, che è in grado di controllare per lui il suo corpo. Grey accetta e usa la ritrovata mobilità e le capacità del chip per avere vendetta sugli assassini di sua moglie.

La sci-fi quando è scritta bene sa ancora come stupire e intrattenere.
Essendo uno dei generi più difficili e complessi del cinema, spesso sfocia in storie pacchiane, effetti in c.g eccessivi e fuorvianti e infine scenari apocalittici.
Forse è per questo che l'alternativa in parte è diventata il genere post-apocalittico, in cui negli ultimi anni, sono usciti una cifra incredibile di film, molti dei quali validi.
Upgrade è proprio fantascienza invece. Di quella che si prende sul serio, picchia forte e non lascia tregua e finali strappa lacrime o happy ending scontati.
La scifi quasi mai regala finali a lieto fine.
Leigh Whannell è un attore e poi regista che alla seconda opera, si stacca dalla Wan factory dopo quel film insulso, come quasi tutta la saga di Insidious 2, libero di raccontare il mondo che più gli interessa dimostrando un talento incredibile.
Grazie anche ad un cast perfetto, Marschall-Green dopo Invitation mette a segno un'altra grande prova, il film riesce a rimanere sempre a galla con un ritmo e un montaggio minimale, passando per una fotografia e una messa in scena che richiamano tanti bei b-movie e una voglia di raccontare una storia ribaltando, come dovrebbe capitare, tutte le regole nel climax finale.
Sintetizzato come un revenge-movie, il film è molto di più, la storia cresce, si dipana, a volte è distorta e non sempre e meccanicamente perfetta, ma averne di film del genere, in un mercato sempre più inflazionato da prodotti, in cui a farla da padrone, sono i gusti del pubblico.
Upgrade è uno dei migliori film del 2018 sia come action-movie, come revenge-movie e come film di scifi.



sabato 15 dicembre 2018

Kin


Titolo: Kin
Regia: Fratelli Baker
Anno: 2018
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Un ex carcerato e suo fratello sono costretti a fuggire da un criminale in cerca di vendetta.

Nell'esordio dei fratelli Baker sembra esserci proprio tutto. Sci-fi, bande criminali che mettono sotto la polizia, un protagonista di colore dall'infanzia difficile, un road movie che scappa dai problemi e dalla giustizia, James Franco che esibisce il suo nuovo look come boss criminale che spara prima di pensare e tanti inseguimenti, sparatorie, scontri tra uomini del futuro e citazioni a profusione dove TERMINATOR e Blomkamp sono le ciliegine sulla torta.
Un brodo di giuggiole quello inscenato per il loro esordio. C'è tanta roba, molti ingredienti, una cura minuziosa per l'aspetto estetico, una buona fotografia, una scenografia curatissima e tanti altri aspetti dove si sente e si percepisce lo sforzo fatto dalla coppia di registi.
Eppure sembra un boomerang impazzito che anzichè tornare indietro dal suo padrone fa quello che gli pare colpendo tutti senza distinzioni. Il che se messo nelle mani di qualche autore con esperienza poteva portare a qualcosa di ancora più anarchico e allucinato. La storiella dei Baker finisce subito per arrotolarsi su se stessa e a parte vedere un bambino costretto ad uccidere perchè solo lui ha il potere di farlo, è una scelta coraggiosa e certamente pesante e non capita spesso di vederlo ma da solo non basta.
Ho fatto quasi un salto sulla poltrona quando ho letto che alla sceneggiatura c'era Daniel Casey autore del buon DRAG ME TO HELL.
C'è tanto baccano, molti sentimenti, un cast incredibile dove a togliere il fiato ci si mette pure Zoe Kravitz a fare la spogliarellista e poi un finale in quella centrale di polizia che forse è tra le cose più belle del film fino all'arrivo di Michael B.Jordan.