Visualizzazione post con etichetta Reazionario. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Reazionario. Mostra tutti i post

mercoledì 5 dicembre 2018

Giustiziere della notte


Titolo: Giustiziere della notte
Regia: Eli Roth
Anno: 2018
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Paul Kersey è un chirurgo che vive una vita tranquilla e coscienziosa, tenendo a bada la propria aggressività. Quando la sua famiglia viene colpita brutalmente, tutta la sua rabbia esplode e, dopo aver preso per sé la pistola di un giovane membro di una gang, inizia a fare giustizia a modo suo per le strade di Chicago. La sua prima impresa viene filmata da un testimone e il video diventa virale, facendo di lui una specie di celebrità, anche se Paul vuole solo ritrovare la pace raggiungendo i criminali che hanno distrutto la sua famiglia.

Prima di tutto devo fare una confessione: odio il cinema reazionario americano.
La scena più assurda del film avviene quando Bruce è in sala chirurgica e sta cercando di salvare la vita ad uno spacciatore che vorrebbe vedere morto.
Mentre esegue le analisi con il resto del reparto appiccicato al culo, ecco che come per magia dalla giacca della vittima, cade un ferro enorme che il nostro Bruce, senza che nessuno se ne accorga, si infila in saccoccia senza dire nulla.
Questa breve scena rappresenta il non sense generale dell'intero film.
E'un film di assurdi e scene che non tornano quello di Roth che ormai sembra aver toccato il fondo, o ci sta arrivando molto velocemente. Senza aver mai dato chissà quale merito alla settima arte, l'amico di Tarantino, aveva esordito e si era dato da fare nell'horror cercando almeno di non essere un mestierante come tanti.
Sarebbe curioso sapere il perchè di questo film. Perchè è stato fatto e soprattutto da chi è stato voluto. Seguaci di Trump? O forse la lobby delle armi. Penso la seconda.
Anche perchè "non" ci troviamo di fronte ad un remake dell'originale come invece lo stesso regista e la critica ammette. In quel caso si prendeva di punta il vigilantismo (la vendetta privata) cercando di dividere l'americano dal grilletto facile da quello democratico che invece preferisce il processo.
Al di là delle divagazioni politiche il film è girato di fretta e male.
Willis non azzecca un'espressione e mette su la stessa espressione che sta collezzionando diciamo negli ultimi imbarazzanti film. D'Onofrio lo difendo perchè sembra prendere in giro addirittura il suo ruolo per quanto è celebroleso e sembra ghignare sotto la maschera.
L'unico elemento su cui il film poteva lavorare per cercare di non sembrare così tragi comico (alcune morti sono così imbarazzanti e comiche che spero siano una scelta voluta) era quello di puntare tutto sul travaglio interiore del protagonista e muovere il film in base ad esso.


giovedì 30 agosto 2018

Skycraper


Titolo: Skycraper
Regia: Rawson Marshall Thurber
Anno: 2018
Paese: Usa
Giudizio: 1/5

Will Sawyer, veterano di guerra e agente dell'FBI, perde una gamba in un'operazione per liberare gli ostaggi. Dieci anni dopo ha una moglie e due figli che contano su di lui e vivono con lui ai piani alti di un grattacielo avveniristico costruito nel cielo di Hong Kong da un miliardario cinese megalomane. Nominato responsabile della sicurezza della struttura, il grattacielo più alto e più sicuro del mondo prende improvvisamente fuoco. Dell'incendio viene accusato a torto Will. Ma lui non ci sta. Considerato fuggitivo dalla polizia cinese, non gli resta che trovare i veri colpevoli, riabilitare la propria reputazione e salvare la sua famiglia intrappolata all'interno e al di sopra del livello del fuoco.

Ormai Dwayne Johnson è diventato l'eroe di una schiera infinita di bambini e perchè no delle loro mamme. A parte essere uno dei tre attori che ha guadagnato più soldi a Hollywood negli ultimi anni si sta aggiudicando quasi tutti i blockbuster per famiglie e grazie alla sua stretta alleanza con la Disney di fatto il suo potere si è allargato ancora di più.
E fin qui non ci sarebbero da fare critiche. Meglio lui che Fraser o Sandler o idioti alla stessa stregua. Johnson almeno ci prova a recitare con risultati non sempre allettanti ma visto il target e la drammaticità stucchevole e commerciale dei suoi film poteva addirittura fare di peggio.
Il problema in questo caso è il film in questione.
Pessimo rispetto a RAMPAGE o commercialate simili. Qui oltretutto a parte l'idea banale sono gli intenti e le spiegazioni successive che rendono il film eccessivamente infimo per come tratta non solo gli orientali ma soprattutto per come utilizza i mezzi diventando presto un'esplosione unica e incontrollata dopo la successiva deflagrazione nata dall'idiozia dei suoi personaggi.
Un film reazionario fino al midollo. Johnson è un veterano ed ex-membro dell’FBI, che ha perso una gamba nel corso di un’operazione di recupero finita male, ma che qui "grattando il cielo" e passando per alcuni assurdi riferimenti biblici per trasferirsi ad Hong Kong, dove un importante e visionario magnate ha costruito il grattacielo più alto ed avanzato del mondo, chiamandolo Skyscraper; a Sawyer, impiegatosi nel ramo della sicurezza, spetta ingraziarsi il ricco genio per poter ottenere, dopo mesi d’impegno, l’affidamento dei lavori.
Assurdo come tutti i disaster movie o action siano così tanto esagerati da perdere tutto quel fascino che una volta se ben dosato rappresentava un bell'intrattenimento come INFERNO DI CRISTALLO. Qui non c'è niente di tutto questo perchè i destini sono prevedibili e segnati, il soldato deve veder sacrificati tutti i membri della famiglia perchè avvenga il miracolo e la redenzione (dove però l'happy ending di default fa sì che non muoia mai nessuno)
Un viaggio dell'eroe mai così stupido e prevedibile. Il pubblico dovrebbe essere saturo.



domenica 25 marzo 2018

Ore 15:17-Attacco al treno


Titolo: Ore 15:17-Attacco al treno
Regia: Clint Eastwood
Anno: 2018
Paese: Usa
Giudizio: 1/5

Spencer Stone, Alek Skarlatos e Anthony Sadler s'incontrano la prima volta dal preside, sulla panchina dell'anticamera, in attesa di un rimprovero. Saranno ancora insieme molti anni dopo, a Parigi, davanti al Presidente della Repubblica, per ricevere la legione d'onore. In mezzo c'è un'amicizia lunga una vita, la scelta di arruolarsi (per due su tre di loro), un viaggio estivo in Europa e un treno, il Thalis delle 15:17 da Amsterdam a Parigi, che cambierà le loro vite e quelle di molte altre persone.

Ore 15:17-Attacco al treno credo che sia il peggior film di Eastwood.
Dannatamente inutile e reazionario, anche se non sembrerebbe, non ci tiene a nascondere la sua sprezzante critica verso una manipolazione di contenuti e intenti davvero triste e inneggiando di nuovo i marines e l'educazione fascista militare come un valore a cui attenersi che non può che portare a gesta epiche ed esiti memorabili...
Il film è girato da uno sconosociuto, non c'è nulla del Clint che conosco, o meglio c'è ne troppo di quello che non voglio e non vogliamo conoscere e cioè quello che lo vede inneggiare a Trump e a scelte politiche inquietanti (possiamo dire che tutta una parte della sua politica e del suo credo è concentrata proprio in questa pellicola).
Tutto sembra patinato e scritto male dal momento che il film non ha nessun segreto, nessun colpo di scena. Anzi addirittura sapendo già come andrà a finire, il film nel montaggio inserisce, dal momento che è noiosissimo, pure alcune scene d'azione per farti capire cosa succederà e la piega che prenderanno i fatti che ovviamente già conosciamo.
Questo film insegna che credere nello stato paga, che la legione d'onore viene data come lode a coloro che difendono con il sangue e con la forza il proprio paese.
Eastwood purtroppo è così ma a noi piace ricordarlo per un altro tipo di cinema, quello scomodo che gioca sporco come il bellissimo MYSTIC RIVER.

mercoledì 15 novembre 2017

American Assassin

Titolo: American Assassin
Regia: Michael Cuesta
Anno: 2017
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

"American Assassin" segue le vicende di Mitch Rapp, geniale studente universitario e talentuoso atleta che, in seguito alla morte della sua fidanzata, avvenuta durante un atto terroristico, decide di cambiare vita. Invece di elaborare il lutto e condividere il dolore con la famiglia, Mitch matura la voglia di vendicarsi e per questo accetta di partecipare a un prestigioso programma di addestramento della CIA.

Quando l'America cerca di trovare l'ennesimo eroe che però diventa anti-eroe abbracciando l'ideologia reazionaria americana e bellica, nutrendo sentimenti e dubbi ci troviamo di fronte all'ennesimo pasticcio che dimostra come da parte della scrittura e della regia non ci sia la benchè minima voglia o interesse di mostrare qualcosa che in fondo non instilli la stessa indecorosa politica bellica americana.
Mitch, il protagonista, è il tipico giovane belloccio (ultimamente queste sagome che arrivano dalla musica e dagli spettacoli della Disney non si possono più vedere tipo di Harry Stiles, Brenton Thwaites, Logan Lerman, Scott Eastwood, etc) a cui hanno ucciso la ragazza e che quindi vuole/deve farsi giustizia.
Ma in che modo? Un pò come SPY GAME ma il film con Ford era assai meglio pur avendo ideologie che non condivido, il nostro Mitch inizia da solo una guerra contro il presunto "Stato Islamico" lavorando da solo, seguendo tutte le piste possibili, imparando l'arabo ed entrando nei siti più segreti e pericolosi dell'Isis.
Sembra davvero troppo da digerire soprattutto quando dimostra un atteggiamento pure strafottente da giovane ribelle incarognito che sembra sempre, e alla fine purtroppo lo dimostra, di essere il number one, come tutte le "favole" americane insegnano
Da metà film conta solo più l'azione e qualche dialogo sull'onore e sul "lasciami qui e salvati..." "no, io qui da solo non la lascio...ho già perso qualcuno" e allora il film diventa una simil barzelletta, un'autoparodia di se stessa dove Keaton, perfetto per il ruolo, sembra crederci quanto l'Avvoltoio in SPIDERMAN-HOMECOMING e Kitsch trova di nuovo un ruolo minore sempre da "arruolato"mezzo spostato mentale come spesso e purtroppo gli capita.
Il film ho scoperto poi è stato voluto i costi, oltre che dalle produzioni che in questo particolare momento geopolitico pericoloso, spingono molto su queste pellicole, e il noto regista, sceneggiatore e produttore Edward Zwick ha scritto lo script per questo thriller, basato sul romanzo di Vince Flynn, che descrive appunto la vita dell'agente della CIA Mitch Rapp.

Cuesta di buono può contare finora solo alcuni episodi di DEXTER e KILL THE MESSENGER sicuramente meno reazionario e propagandistico.

giovedì 23 febbraio 2017

Patriots Day

Titolo: Patriots Day
Regia: Peter Berg
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Il 15 aprile 2013 due esplosioni a poche centinaia di metri di distanza macchiano di sangue la maratona di Boston. Le indagini per scoprire chi è alla base dell'attacco terroristico vedono in prima linea il commissario di polizia Ed Davis, costretto a muoversi tra la più grande caccia all'uomo che la città abbia mai conosciuto.

Peter Berg, sempre lui. Le tragedie sono materiale sconfinato funzionale alla settima arte soprattutto agli yankee a stelle e striscie di cui questo film rientra perfettamente nel filone.
Che vuoi dire ad un film che già dal titolo e dalla trama saprai benissimo cosa ti metterà sul piatto? Beh che pur non essendo un fan dell'America e trovandolo uno dei peggiori paesi del mondo, ho trovato in questa pellicola il classico cinema reazionario che punta sui buoni sentimenti, l'altruismo e la fratellanza degli americani che come per la tragedia di Boston chiudono una città per iniziare una caccia all'uomo esemplare.
Un film che mostra tutti i passaggi, la maratona, la sua galleria di personaggi, il cast infatti al suo interno vanta numerose star hollywoodiane e tutto rientra perfettamente senza nodi complessi o intricate matasse da sbrogliare. Una storia semplice in cui alla fine il nostro eroe potrà tornare ad abbracciare la moglie. Mark Wahlberg non è bravo come attore ma ha la giusta faccia da culo.
Per il resto guardare una storia che parla della giornata dei patrioti, il Patriots Day, senza avere nessuna stima e nessun amore per la patria, certo mi porta ad avere i miei limiti e non potermi commuovere come il resto della nazione che qui vedrà l'immagine chiudersi con la foto di una delle tre vittime, un bambino di undici anni e le interviste dei superstiti e di chi nonostante l'incidente e aver perso le gambe nel vero senso della parola ha continuato a correre senza perdere la passione e superando la paura.
Un film che mostra una grossa fetta di american idiot ma anche tanta gente a posto.

I terroristi dalla loro sono mostrati meno peggio che in altri film e la scena dell'interrogatorio con la donna di colore che ha il compito di far parlare i terroristi e soprattutto le mogli lascia di ghiaccio per i modi e le tecniche.

lunedì 18 luglio 2016

Attacco al potere 2

Titolo: Attacco al Potere 2
Regia: Babak Najafi
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

In seguito ad un attacco dei droni dell'esercito Usa, il trafficante di armi Aamir Barkawi perde la figlia durante la celebrazione delle sue nozze. Anni dopo, in seguito alla scomparsa del Primo Ministro britannico, le autorità mondiali, tra cui il Presidente degli Stati Uniti, vengono invitate a partecipare al funerale di Stato. Il pericolo di un attacco terroristico è elevatissimo, ma nessuno si aspetta qualcosa di simile a ciò che avverrà.

Attacco al potere 2 è un brutto film con dei buoni effetti speciali. Aumenta la mole di action e di sparatorie del primo capitolo e cerca di spiegare con un incidente scatenante in fondo banalissimo, il reale pericolo dei droni e delle responsabilità e conseguenze che ne derivano.
Il nostro eroe, il"soldato reazionario", l'amico del presidente Mike Banning dopo aver perso la moglie nel primo capitolo si caricherà sulle spalle una nuova prova di forza per salvare il presidente e l'America. E'difficile trovare altri parole o stimoli per cercare di dire qualcosa su un prodotto che fin da subito scopre tutte le carte e non presenta colpi di scena.

C'è solo per chi riesce, da trovare una verosimiglianza in tutte queste morti ed esecuzioni da ambo le parti che sembrano giustificate sul nascere...Najafi l'unica cosa buona che fa è mostrare come i popoli "nemici" attaccano sempre dopo una provocazione americana.

martedì 12 aprile 2016

Attacco al potere

Titolo: Attacco al potere
Regia: Antoine Fuqua
Anno: 2013
Paese: Usa
Giudizio: 1/5

Mike Banning è un agente della sicurezza al servizio del presidente degli Stati Uniti d'America. Brillante e intraprendente, è ben voluto dalla First Lady e da suo figlio, un ragazzino di pochi anni che sogna un giorno di servire il Paese. Alla Vigilia di Natale la donna muore in un tragico incidente, 'sacrificata' insieme a due agenti per salvare la vita del presidente. Sollevato dall'incarico e costretto dietro alla scrivania, Mike conduce una vita ordinaria a cui proprio non riesce ad abituarsi. L'attacco alla Casa Bianca da parte di un gruppo di estremisti nord coreani, che vorrebbero 'detonare' gli States, gli offre finalmente l'occasione di tornare operativo. Sopravvissuto ai colleghi caduti come mosche nei corridoi della residenza presidenziale, Mike prova a raggiungere il bunker dove il Presidente è tenuto in ostaggio con il suo staff. Mentre l'America trattiene il respiro, l'agente Banning si riprende gloria e reputazione.

Classico action americano esagerato e reazionario.
“Gli Stati Uniti d’America non negoziano con i terroristi”.
L'ultimo film di Fuqua, regista specializzato nell'action a stelle e strisce con all'attivo forse un paio di film menzionabili sicuramente non regala gloria e onore a nessuno meno che mai il paese al mondo che non può per storia e bisogno fisiologico, fare a meno della guerra che sia in casa o fuori.
Il problema di questi film estremamente propagandistici di stampo nazionalista e che purtroppo finiscono sempre per cospargere di ridicolo e di pericoloso qualsiasi paese che in un epoca storica o in un'altra colpisce gli interessi yankee, diventandone nemico da bombardare con i media ancora prima che con la forza bellica militare, e quello per cui spesso e volentieri piacciono e la gente legittima le azioni dei suoi protagonisti vedendole come le uniche possibili.

Banning è il tipico esempio di un conservatore che sa di aver fatto la cosa giusta per il suo padrone ma ha dovuto pagare un prezzo. Vive con la speranza che qualcosa di brutto possa capitare al suo stesso presidente per poter riavere fiducia. Sembra la storia di uno di quei cani tanto fedeli al loro paese che per amore incondizionato non riesce mai a ragionare o provare a pensare al significato delle sue azioni.

domenica 21 febbraio 2016

No Escape-Colpo di Stato

Titolo: No Escape-Colpo di Stato
Regia: John Erick Dowdle
Anno: 2015
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Jack Diwer lavora per una compagnia che costruisce e mantiene acquedotti, è un ingegnere e il punto più alto della sua vita è stato inventare una valvola che "stava per diventare qualcosa di molto grande". Le difficoltà economiche in patria portano la sua società a trasferirlo con tutta la famiglia (assieme alla moglie ci sono anche due bambine piccole) in Thailandia per lavorare all'appalto che hanno in loco. Appena arrivati però scoppia una rivoluzione, un gruppo armato, spietato e sanguinolento uccide il primo ministro tailandese e scatena una guerra senza scampo per le strade e nei palazzi. Ci vorrà poco per capire che il bersaglio prediletto di tutta questa violenza, oltre al governo, sono gli occidentali e in particolare proprio gli americani come Jack, quelli venuti per lavorare all'acquedotto. Senza nessuna conoscenza militare, nessuna spiccata capacità da uomo d'azione Jack dovrà cercare di mantenere in vita la propria famiglia.

No Escape è un paradosso.
Perchè intitolarlo "Nessuna uscita" quando invece la famiglia americana è sempre l'unica a trovarla. Forse bisognerebbe cambiare il titolo oppure esaminarlo più attentamente come a dire, tutti i civili non americani sappiano che dovranno, per tutto il film, sacrificarsi affinchè gli yankees sopravvivano o raggiungano una frontiera vicina.
Colpo di stato, titolo storpiato e imbecille ma che ha una valenza contando lo sviluppo del film, narra di questo Diwer che non sa ovviamente di lavorare per una multinazionale cattiva e che noncurante di tutti gli effetti collaterali che essa provoca sulla popolazione locale.
Tra intrattenimento e disimpegno, questi impiegati dello spettacolo, Dowdle, che al loro attivo vantano poche perfide pellicole, danno vita ad un action che cerca purtroppo di prendersi sul serio con venature socio-politiche e una critica al sistema e alla politica americana di cui lo stesso film ne è completamente succube.
Brosnan poi è quello che mancava come ciliegina sulla torta, un killer elite, un deus ex machina, che come nei tipici standard hollywoodiani arriva sempre al momento topico e facendo mea culpa di tutte le aberrazioni fatte, cerca di redimersi salvando con la propria vita la famiglia americana.



sabato 27 giugno 2015

Run all night

Titolo: Run all Night
Regia: Jaumet Collet-Serra
Anno: 2015
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Jimmy Conlon è un ex killer di origini irlandesi tormentato da innumerevoli sensi di colpa che cerca inutilmente di annegare nell'alcol. Il figlio Michael non vuole avere nulla a che fare con papà nel tentativo di creare per sé e la propria famiglia una vita perbene. Ma il destino complica le cose mettendo Michael a confronto con Danny, il figlio criminale e tossicodipendente del boss della mafia irlandese Shawn Maguire. Shawn è anche il capo di Jimmy e suo amico fraterno: entrambi appartengono ad una generazione entrata nel crimine più per mancanza di alternative che per scelta, entrambi sono legati ad un codice d'onore che la generazione dei loro figli ignora o disconosce.

Capita di rado che il fanalino di cosa di una serie reazionaria e hollywoodiana nelle viscere possa essere se non altro il meno antipatico.
Run all night è davvero un film con moltissima azione, un ritmo sempre coinvolgente, in una storia che non fagocita troppi buoni sentimenti, riuscendo perlomeno ad essere meno melenso e ipocrita dei precedenti. Anche se la mediocrità complessiva dell'intreccio non va oltre una banale sufficienza, si lascia guardare senza sbadigli.
Neeson forse è arrivato al capolinea, Ed Harris è riciclato in un ruolo ultra stereotipato e D'Onofrio non è sfruttato come dovrebbe ( e confeziona un altro ruolo indegno come in JURASSIC WORLD)

Collet-Serra come regista trova forse il connubbio migliore, giocando con alcune tecniche di ripresa suggestive e trovando finalmente un film di riscatto con Neeson, soprattutto dopo i precedenti flop di botteghino e soprattutto di trama e messa in scena che non sanno più dove aggrapparsi.

Gunman

Titolo: Gunman
Regia: Pierre Morel
Anno: 2015
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Nel 2006, Jim Terrier si trova in Congo, con l'adorata Annie, sua fidanzata. Ufficialmente è in Africa per conto di una ONG, ma non è tutto. Quello che fa veramente, mirare e uccidere su commissione, lo perseguiterà come un'ossessione una volta abbandonato il paese in fretta e furia per eseguire un ordine, e una volta persa Annie (o almeno così crede). Otto anni dopo, e dopo aver radicalmente cambiato vita, sopravvive ad un attentato e capisce che qualcuno, dal suo passato, lo vuole morto e non si fermerà davanti a nulla. L'unica possibilità per Jim è trovare quel qualcuno prima, batterlo sul tempo.

Penn avrà sicuramente voluto questo film ad ogni costo e i suoi sforzi e la sofferenza che fa emergere in questo film, molto scialbo e pacchiano, non bastano a giustificarne gli intenti umanitari (grossolani e sfruttati in modo indegno) e una scontatezza generale che nel finale trova il più becero happy-ending.
Purtroppo non bastano nemmeno i personaggi secondari di grande prestigio come Bardem, Winstone ed Elba ad accrescere il livello generale di una pellicola sconclusionata che cerca di criticare il potere dilagante delle multinazionali.
Da questo punto di vista un film come quello di Meirelles THE COSTANT GARDENER è tutt'altra cosa, colpisce e danneggia molto di più, senza ricorrere ogni cinque minuti ad una sparatoria o facendo sembrare Jim Terrier il nuovo paladino action in cerca di redenzione che si sa detreggiare meglio di Mc Guyver.

Una delusione sotto tutti i punti di vista compresa la precedente filmografia di Morel.

lunedì 22 giugno 2015

Taken 3

Titolo: Taken 3
Regia: Olivier Megaton
Anno: 2015
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Bryan Mills, ex agente della CIA, si gode il meritato riposo a Los Angeles. La sua vita adesso scorre ordinaria tra una visita alla figlia Kim, che ha appena scoperto di essere incinta, e un bicchiere di vino rosso con l'ex moglie Lenore, in crisi col nuovo compagno e decisa a sedurre il suo ex marito. Ma Bryan vuole restarne fuori, almeno fino a quando Lenore non avrà chiarito la situazione con Stuart, che una sera si presenta alla sua porta e gli domanda nervosamente di stare lontano da lei. La mattina dopo Lenore viene trovata morta nella casa di Bryan, accusato immediatamente dalla polizia. Quasi catturato dagli agenti, Bryan ha comunque la meglio e fugge, deciso a dimostrare la propria innocenza. Ancora una volta lo aiuteranno nell'impresa il fedele Sam, ex collega, e la figlia Kim, che non ha mai dubitato di lui.

Mills è lo stereotipo di un qualsiasi personaggio d'azione in svariate saghe hollywoodiane con pochissime idee e tanta azione, d'altronde è questa la log-line del genere action.
Di questa saga da dimenticare si salva solo il quarto e ultimo capitolo (finora).
In questa nuova avventura viene uccisa l'ex moglie e il dato più tremendo e che si capisce dopo cinque minuti chi è il colpevole.
Prodotto da Luc Besson che alterna produzioni reazionarie a prodotti di un'inutilità mai vista prima (fatta eccezione per qualche sua regia soprattutto del passato davvero incisiva) questa interminabile saga ha visto due titoli nello stesso anno solo per darvi un'idea di quanto nonostante la storia non aggiunga nulla e sia sempre scontata, ottenga comunque un buon incasso.
E poi il villain di turno e gli antagonisti se non sono albanesi sono sempre russi!

Megaton come regista è un mestierante senza anima e guizzi narrativi, capace solo di essere un fedele servo dell'industria hollywoodiana.

mercoledì 2 aprile 2014

300-L'alba di un impero

Titolo: 300-L'alba di un impero
Regia: Noam Murro
Anno: 2014
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Grazie al sacrificio alle Termopili dei 300 valorosi spartani guidati da Leonida, la Grecia ha una possibilità di resistere all'invasione dell'Impero Persiano. Ma la speranza è legata alla capacità di Temistocle, guida militare degli ateniesi, di riuscire a unire le città-stato indipendenti nella lotta per la libertà dell'Ellade e di contrastare con l'astuzia e le tattiche di combattimento la forza preponderante della flotta persiana.

Nel nuovo 300 Temistocle, ateniese, prende il posto di Leonida, spartano.
Temistocle corre, prende a testate le frecce con tanto di elmetto (alcune scene di lotta sono identiche a WINTER SOLDIER), riesce in manovre mai viste, in mezzo all'Egeo, con delle navi che sembrano uscite da BATTLESHIP, e cerca di portare la democrazia in Senato.
Forse le uniche cose che potevano salvarsi se non fossero state intrise di clichè, erano le storie di Artemisia e Serse. Ridondante di azione e di puro intrattenimento estetico, 300 conferma il suo spirito immutato di digrignamento dei denti, dialoghi mai così imbarazzanti e addominali senza sostanza. Forse l'unica cosa che si salva è il suo taglio squisitamente effemminato.




martedì 25 febbraio 2014

Lone Survivor

Titolo: Lone Survivor
Regia: Peter Berg
Anno: 2013
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Basato sul best seller del New York Times una storia vera di eroismo, di coraggio e di sopravvivenza, Lone Survivor racconta l’incredibile storia di quattro Navy SEAL in missione segreta per neutralizzare una cellula operativa di al-Qaeda che cadono in un’imboscata del nemico sulle montagne dell’Afghanistan. Di fronte ad una decisione morale impossibile, il piccolo gruppo è isolato e circondato da una forza superiore di talebani pronti per la guerra. Quando si confronteranno con impensabili probabilità di sopravvivenza, i quattro uomini troveranno riserve di forza e resistenza che li terranno in lotta fino alla fine.

"Questa storia avvalora l’importanza dell’agire al di là del proprio ego, oltre il proprio individualismo. Si tratta di proteggersi l’un l’altro, prendersi cura a vicenda e guardarsi le spalle, trarre la propria forza dalla squadra più che da individui. Marcus ha scritto un libro che, pur ricordando le diciannove persone uccise in un giorno tragico in Afghanistan, parla di amicizia, sacrificio, e patriottismo di squadra e dell’amicizia che può nascere tra sconosciuti pronti a tutto pur di difenderti dal nemico.”

Lone Survivor è un film molto reazionario.
Bisogna fare attenzione quando ci si confronta con un film così profondamente americano, tratto da una storia vera, che sempre più sembra il fanalino di coda a cui doversi aggrappare per riuscire a strappare qualche lacrima. In questo caso, durante il film, c'è un impianto vero e proprio devoluto a questo con scrapbook a gogò e il risultato è quanto mai spiazzante, vedendo di continuo rimandi di foto alternate alle espressioni sofferte di questo nutrito cast di "eroi".
Sono abbastanza inorridito dal fatto che per l'appunto siano stati scelti proprio un manipolo di attori americani molto seguiti e amati dal pubblico, con cui i fan cercheranno sicuramente un'identificazione.
Peter Berg, ricordiamolo, è un impiegato di Hollywood come tanti, che al suo attivo ha fatto un solo film carino, ovvero la sua opera prima COSE MOLTO CATTIVE.
Lone Survivor è un“Survival” militare basato su un episodio autentico della guerra in Afghanistan: l’operazione Red Wings che, nel 2005, portò un commando di Navy Seals dietro le linee nemiche, col compito di localizzare e uccidere un capo talebano. Furono gli americani, invece, a essere individuati, circondati e presi in trappola. Ma questo elemento in realtà è un'altra farsa, perchè
nella messa in scena delle sofferenze patite dai protagonisti si insinua un vago e fastidiosissimo compiacimento, che Berg esalta continuamente ricorrendo ad un ampio uso ambiguo del montaggio.
L'ultima parte grondante buonismo e propaganda filo-interventista di bassa lega rispecchia il bisogno dello zio Sam di continuare ad instillare idee come la fratellanza, il codice d’onore, il sacrificio per il gruppo che sono elementi totalmente radicati nelle istituzioni militari statunitensi.
Il finale con i pastori afgani che arrivano ad aiutare i soldati è quanto di più imbarazzante e di bassa lega che ci si potesse aspettare.



.

venerdì 5 aprile 2013

Red Dawn

Titolo: Red Dawn
Regia: Dan Bradley
Anno: 2012
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Un gruppo di studenti liceali di una piccola cittadina americana si trova a fronteggiare un'improvvisa invasione da parte di truppe nord coreane.

Il primo problema di Red Dawn è quello di essere dannatamente reazionario.
Il secondo problema di Red Dawn è quello di essere assolutamente irreale e poco credibile dalla prima all’ultima scena.
Il terzo problema di Red Dawn è che è un remake tutto azione e dialoghi davvero inquietanti costellato di numerosi clichè.
A parte che non riesco davvero a capire come pellicole come questa possano essere ancora girate creando disordini diplomatici e come sempre ponendo l’accento sul terrorismo orientale come se fosse alla base dei problemi odierni, il film di Bradley girato alla velocissima a tutti i difetti in cui un film di questi tempi non dovrebbe incappare.
Tra l’altro poi a differenza del film dell’84 di Milius con Swayze come protagonista a differenza del Thor di questa pellicola, si faceva riferimento alla guerra fredda e al nemico dell’Ex Unione Sovietica, quindi in un certo senso rimanendo legati alla realtà e a un episodio recente della storia mentre, qui è tutto inventato. Tutto sembra perfettamente legato a una reale paura che non è detto che arrivi mentre qui il figlio del dittatore coreano del nord diventa il protagonista della manovra del male aiutato ovviamente dagli amici russi che dispongono manganelli con segnali di rintracciamento e basta perché poi non si vedono più.
Di nuovo poi il marines diventa l’unico amico su cui fare affidamento in circostanze come questa….
Il fatto poi di vedere un gruppo di fighetti organizzati come se fossero tutti professionisti e mercenari è davvero il massimo dell’inguardabilità.

martedì 26 aprile 2011

World Invasion

Titolo: World Invasion
Regia: Jonathan Liebesman
Anno: 2011
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Nella base militare Camp Pendleton, vicino Los Angeles, un gruppo di marines, capitanati dal Sergente Michael Nantz, è chiamato a rispondere immediatamente ad uno dei numerosi attacchi lungo la costa. Il Sergente Nantz e i suoi uomini intraprendono una feroce battaglia contro un nemico straniero, determinato ad impadronirsi delle riserve d'acqua e distruggere tutto ciò che incontra sul suo cammino.

L'ultimo film di Liebesman a parte essere di una noia mortale fa sorgere non pochi dubbi sugli intenti di propaganda americana mica poi tanto velati.
Il punto di vista di alcuni militari che rievocano le loro esperienze in guerre neanche fossero stati dei salvatori e un messaggio come a dire "aiutateci a difendere l'america dalle forze nemiche" e così il film altalena in maniera pretestuosa l'elemento irrazionale(paura terrorismo/alieni) con l'elemento bellico strutturato come alcuni war-movie.
La trama è di una banalità sconcertante...gli alieni(tra l'altro fatti proprio male, sembrano dei robottini che cercano di fare il verso a DISTRICT 9 ma ne esce solo l'accomunante del paese natale dei due registi entrambi sudafricani) che cercano acqua come rifornimento per il carburante, la California e Los Angeles inizialmente come uniche due basi colpite, un manipolo di eroi(militari)che sembrano gli unici superstiti sulla faccia della terra e che raggiungono la summa quando il colonnello guarda un povero bambino e gli dice che è sicuro che diventerà un ottimo soldato e proteggerà il suo paese da tutti i nemici immaginari o resi reali per intenti economici(queste ultime due parole le aggiungo io).

Se da un lato Liebesman poteva offrire un appiglio diverso su uno scenario sempre affascinante (invasione aliena)sembra perdersi dopo i primi minuti non sapendo come giostrare la produzione e immergendo il tutto in esplosioni e sparatorie che ad un certo punto rendono lo spettatore agonizzante e imbestialito dai luoghi comuni e i presunti clichè in cui il dipendente filmaker americano cade ad ogni buca.
Noiose e a tratti inguardabili le performance del cast tra cui spiccano Aaron Eckhart e Michelle Rodriguez .
Per essere un film da 100 milioni di budget sale davvero la carogna a pensare ad una pacchianata servita così bene.
Loro i creatori degli effetti speciali Greg e Colin Strause sono sicuramente una coppia di cui sentiremo ancora parlare molto dal momento che avevano curato gli effetti di SKYLINE.
Beh se già il sopracitato non era il massimo questo è distante anni luce da una prova che non sia vergognosa e platealmente e strategicamente politica.

.

lunedì 21 marzo 2011

World Trade Center

Titolo: World Trade Center
Regia: Oliver Stone
Anno: 2006
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

La squadra di polizia capitanata dal sergente John McLoughlin, viene chiamata per soccorrere i superstiti di una delle Torri Gemelle.
Il primo atto è sicuramente il pezzo meglio curato in cui la squadra di polizia entra nella prima torre per salvare i superstiti. La squadra entra in azione senza sapere che in realtà sono due gli aerei dirottati sulle torri e non uno solo come sembrano credere.
Il secondo atto costituisce la tragedia che catapulta i due protagonisti in un oceano di detriti e sofferenze. Subito dopo protagonisti diventano le mogli dei poliziotti che sperano e piangono per quasi tutto il resto del film.

Apparizioni e flash-back coprono i buchi della sceneggiatura che appaiono evidenti sotto ogni aspetto. Solo che riescono a rendersi ridicoli come quella di Gesu’ che appare ad uno dei disgraziati perché, come ha espresso il superstite, voleva aiutarmi.
Patriottismo a fiumi in un film definito da Stone come assolutamente non politico.
Le icone a cui si è affidato il regista in questo “docudrama” che serve solo come pretesto per aizzare ancora di più le tensioni, sono l’america e la famiglia, unici emblemi di un paese sempre più senza una vera identità è capace solo di inglobare a sé parti di civiltà e tentare con la forza di annetterne altre.
Un film apparentemente strappalacrime che vuole dimostrare come in fondo i veri protagonisti di questa tragedia “voluta”sono le forze dell’ordine. I soli ed unici in grado di rappresentare la speranza. Marines votati alla causa che altro non possono fare che difendere la nazione dalle presunte minacce integraliste. Soldatini di ferro che possono guardare solo a testa alta perché non comprendono sentimenti ed emozioni nella loro rigida e assoluta freddezza.
Gli attori cercano di credere ad un progetto che andava cestinato fin dall’inizio che non riesce a comprendere come invece può fare un documentario, che la narrazione classica da manale hollywoodiano non andava assolutamente usata soprattutto come opera di “sensibilizzazione”.
Cage è nervosissimo e sembra chiedersi anche lui come abbia fatto a partecipare a questo progetto e forse la risposta più ovvia è la smania di fare più film possibili per delle major in cui i soldi valgono più della qualità del prodotto.
La Bello piange e crede nel marito. Stop.