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domenica 15 ottobre 2017

Pan

Titolo: Pan
Regia: Joe Wright
Anno: 2015
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Nella II Guerra Mondiale, il piccolo Peter è un orfano a Londra, impegnato a scontrarsi con la mefistofelica suora direttrice, che in segreto vende bambini al pirata Barbanera. Prevelevato da una nave volante di quest'ultimo e portato sull'Isola che Non C'è, capirà di essere l'elemento fondante di una profezia che riguarda la sua stessa identità: imparerà a volare e affronterà Barbanera, in compagnia dell'avventuriero Uncino e della dinamica Giglio Tigrato .

Alla fine per essere un prequel è abbastanza onesto l'ultimo film del poliedrico Wright Joe (visto che i Wright cominciano ad essere diversi ormai). Un film d'avventura recitato bene, con stile, movimenti di camera azzeccati, un cast che svolge bene il suo ruolo (in questo il regista ha una particolare verve nel lavoro con gli attori) e forse un po troppa c.g che in più momenti stona o diventa facilmente trash (la battaglia in cielo tra aerei e galeoni volanti non si può vedere).
Ora Wright si trova ad avere un budget colossale e deve riproporre questo fenomeno dei fantasy moderni rivisitati che annientano ancora di più lo spirito della storia. MALEFICENT, BIANCANEVE E IL CACCIATORE, non facente parte delle fiabe ma simile nello svolgimento e anche IL SETTIMO FIGLIO e rischiava di arrivarci anche ALICE IN WONDERLAND di Burton che all'ultimo ha scansato questo terribile destino pur girando di fatto due semi schifezze.
Qui ci troviamo nell'universo Disney dentro un altro universo che appartiene ai classici.
Troviamo la Londra cupa e fumosa di Dickens, il mare dei caraibi di JACK SPARROW, HUNGER GAMES e una storia d'amore che poteva essere interessante ma è devastata da dei dialoghi banali e telefonati e infine le bellissime sirene. Se contiamo la flemma di Jackman che sembra uscito da ONE PIECE e Delevigne, il resto fa in fretta a scomparire lasciando dietro il sipario proprio Peter e non Pan e la sua straorduinaria storia che nulla c'entra con questo film ucciso inesorabilmente dai suoi sceneggiatori.

Il mito di Berrie è lì nascosto dietro le pagine dolorose di un autore eccezionale che ha una biografia ancora più spaventosa del destino di Peter Pan e che non è stato sufficientemente caratterizzato nel film NEVERLAND.

mercoledì 11 ottobre 2017

Leatherface

Titolo: Leatherface
Regia: Alexandre Bustillo, Julien Maury
Anno: 2017
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Texas, 1955: la famiglia Sawyer, dedita a omicidi e atti di cannibalismo, uccide la figlia del poliziotto Hal Hartman. Non avendo prove contro la matriarca Verna e i suoi complici, Hartman si vendica facendo internare il più giovane della famiglia, Jedediah detto Jed, da poco iniziato alle tradizioni ancestrali. Dieci anni dopo, quattro giovani mentalmente instabili - tre ragazzi e una ragazza - evadono dopo aver preso in ostaggio un'infermiera, e Hartman li insegue. Ma chi dei tre ragazzi, i cui nomi sono stati cambiati per proteggerli dalle famiglie violente a cui furono sottratti, è quello destinato a divenire il temibile Leatherface?

La coppia di registi francesi ultimamente sembrava aver perso qualche cartuccia per strada. Sinceramente ho amato anche i loro ultimi film in particolare AUX YEUX DES VIVANTS seppur aveva quel qualcosa in meno nella trama e nella consistenza. Tuttavia rimangono tra gli outsider dell'horror post contemporaneo senza eccezioni.
Leatherface ne è una prova tangibile. Non amo i prequel e i sequel soprattutto negli ultimi anni quando sembrano baluardi disperati per una totale assenza di idee quando invece circolano abbondantemente in giro e basta saperle trovare, le idee.
In questo caso pur avendo un budget smisurato per i loro canoni, una produzione dietro tra cui figura anche Hooper e un cast internazionale dove spicca Lili Taylor. Per quanto concerne invece la messa in scena e i leitmotiv dell'azione questa volta la coppia di registi strizza l'occhio apertamente al buon Zombie riuscendo in tutta l'opera a passare da uno scenario all'altro senza mai abbassare il ritmo e l'atmosfera. Una missione difficile in cui la sceneggiatura è attenta e monta una buona impalcatura soprattutto per quanto concerne la mistery di chi sarà il serial killer (a metà film diventa comunque abbastanza chiaro).
Viaggio di formazione, tradizioni ancestrali, rednek a profuzione, manicomio ed evasione, sceriffi e direttori istituzionali ancora più crudeli degli stessi bifolchi e più di una scelta non convenzionale fanno del prequel di NON APRITE QUELLA PORTA un tassello interessante e significativo pur facendo parte e aderendo alle regole di una saga.
Tra l'altro Leatherface è arrivto nelle sale poco dopo la morte dello stesso Hooper autore del primo cult e finora uno dei massimi esempi del cinema horror americano.

Una saga sfortunata che tra sequel e capitoli in 3d sembrava aver trovato la propria rovina ma che ora almeno è stata data in mano a gente seria che ama il cinema di genere e crea tanto materiale da raccontare e da sviluppare che diventa il mordente principale del film. Tra l'altro si tratta dell'ottavo film della saga.

domenica 28 maggio 2017

Alien:Covenant

Titolo: Alien:Covenant
Regia: Ridley Scott
Anno: 2017
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Diretti verso un pianeta remoto in un angolo lontano della galassia, i membri dell'equipaggio della nave-colonia Covenant scoprono quello che pensano essere un paradiso fuori dalle cartine geografiche. Il luogo, in realtà, si rivelerà un mondo dark e pericoloso il cui solo abitante è il "synthetic" David, rimasto in vita dopo la spedizione Prometheus.

Alien:Covenant è una vera sorpresa che poteva trasformarsi in un capolavoro se non fosse per la massa di argomentazioni da trattare.
Come qualcuno diceva ormai l'alieno ha fatto la sua parte e in questo film come per il precedente PROMETHEUS il vero protagonista è l'androide interpretato dal vero "alieno" Michael Fassbender.
Un film allucinante che scoperchia vasi di Pandora della fantascienza e riesce a restituire dei duri colpi sul futuro dell'umanità e lo scontro tra uomo e macchina.
E'veramente un film che disorienta poichè sconvolge la psiche dello spettatore cambiando traiettorie e pianeti nel giro di poco, regalando scenari di struggente bellezza ponendo l'accento sulla questione di come la ragione, o meglio il sonno della ragione genera mostri per citare Goya ma allo stesso tempo la solitudine di David e tutto ciò che ne deriva con le sue scelte di condividere o cancellare il piano degli ingegneri. Dicevo appunto che la filosofia, l'accento distopico, la natura grottesca della vicenda che non risparmia nessuno, insieme al bisogno di trovare risposte con l'incipit iniziale che conferma il limite dell'uomo a prevalere sull'intelligenza virtuale, diventano icone che in questo film trovano risposte e disperazione lasciando solo conferme su come il pessimismo cosmico ci invade sempre più e l'essere umano è destinato a scomparire.
E allora perchè non puntare su una nuova razza? Perchè come il sintetico David cerca di far capire al resto della civiltà, le specie vadano estinte per crearne una nuova, appunto gli alien, che siano in grado di rispettare l'ordine naturale delle cose?
In questo mese al cinema si può fare una scelta: andare a vedere il sequel dei GUARDIANI DELLA GALASSIA 2 trovando divertimento e risate oltre una nota amara sul personaggio inquietante di Ego, e dall'altra la mente cinica e attenta di un master della fantascienza che forse dopo PROMETHEUS si è stufato della critica e ha messo i paletti su quale potrebbe essere uno scenario futuristico. Nel film David/Walter l'androide diventa il perno centrale attorno a cui gravitano i fatti e da cui nascono direttive e scelte in grado di modificare interi pianeti.
A differenza del film precedente, sono passati dieci anni dai fatti raccontati, qui gli ingeneri hanno un ruolo marginale dividendosi lo schermo con le altre razze e diventando presto vittime sacrificali per aberranti piani di conquista o proliferazione di virus che sterminino la specie per generare una nuova razza più potente.
Covenant è anche un survival horror suggestivo e calamitante, il risultato dell'ibridazione di due distinti organismi, dove la prima è il parassita che infetta e rigenera il secondo.

Una nota ironica. L'unica. All'inizio del film all'interno dell'astronave il vero giallo è capire chi sta con chi all'interno dell'equipaggio e chi tradisce e con chi in un sottile gioco di sguardi. Sembra un gioco di parole ma d'altronde passare anni e anni tutti assieme nella stessa astronave può generare anche problemi di coppia.

martedì 15 novembre 2016

Oujia L'origine del male

Titolo: Oujia L'origine del male
Regia: Mike Flanagan
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Nella Los Angeles del 1965, una madre vedova e le sue due figlie introducono un nuovo trucco alle loro consuete frodi spiritiche per ravvivare l'attività di famiglia, finendo per attirare senza volerlo un autentico spirito maligno nella propria casa. Quando la figlia più giovane viene posseduta dall'implacabile entità, questa piccola famiglia dovrà fare i conti con paure inimmaginabili per poterla salvare e rispedire il suo possessore nell'aldilà.

Ouija all'apparenza sembra solo un gioco rivelando invece una componente spiritica che diventa in questo caso l'espediente su cui ingranare l'elemento di forza e cercando di spaventare con tecniche e strumenti ormai ampiamente abusati.
L'origine del male in realtà crea un enorme sbadiglio in chi cerca anche solo lontanamente uno spiraglio per poter vedere qualcosa che riesca a creare tensione e generare seppur in modo limitato un'atmosfera soddisfacente.
Nulla di tutto ciò. Oujia entra nel filone degli horror moderni e commerciali che non vanno mai a fondo, creando una storia banalotta e prevedibile anche se in questo caso almeno il finale sembra dare qualche piccola soddisfazione.
Il nucleo familiare senza padre in cui le due figlie per sbarcare il lunario ed aiutare la gente al lutto fingono di evocare gli spiriti dei loro cari defunti seppur non originale può rivelare spiragli coinvolgenti.
Se non è l'originalità la nota di questo film, non lo sono nemmeno i jump scares e alcune trovate che sembrano macchinose per far confluire la storia verso una drammaticità più che telefonata (e parlo ovviamente delle ossa umane trovate come sempre nella cantina).
Flanagan è un regista che ci sa fare, ha dimostrato talento dirigendo film che all'apparenza potevano sembrare banali ma che hanno dimostrato di avere spessore e coraggio. Purtroppo Oujia forse perchè una sorta di merchandasing e perchè doveva mantenere una certa struttura senza la possibilità di metterci nulla di nuovo, paga un duro prezzo che viene, come dicevo prima, salvato dall'essere un disastro totale per il colpo di scena finale.


sabato 2 febbraio 2013

Prometheus

Titolo: Prometheus
Regia: Ridley Scott
Anno: 2012
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Nell'anno 2089 due scienziati portano a compimento le ricerche di una vita scoprendo che alcuni artefatti, ritrovati in diversi punti della Terra e tutti risalenti a migliaia di anni prima, riportano la medesima immagine di creature giganti che indicano un determinato pianeta. Ricostruito quale sia il pianeta in questione e trovati i fondi da un miliardario morente, i due s’imbarcano assieme a un equipaggio misto di scienziati e piloti verso quel pianeta per andare a scoprire quel che ritengono essere l'origine della vita sulla Terra. Lì troveranno i resti di una civiltà aliena assieme a ciò che l'ha quasi estinta.

Ed eccoci qui. Come tutte le cose, alcune spesso e volentieri, aspettano solo di essere portate alla luce per essere sputtanate. Ed è il caso del tanto acclamato Scott e di un film che aveva fatto così tanto discutere e che ovviamente aveva generato così tanta attesa da poter facilmente far capire come mai l’idea (davvero geniale a mio avviso) non sia assolutamente stata sfruttata a dovere.
Il concetto di fondo – un viaggio se vogliamo filosofico alla ricerca degli ingegneri che avrebbero creato l’uomo – è interessantissimo, eticamente valido e originale e visivamente impeccabile. E’l’ultima caratteristica a essere stata pienamente sfruttata, anche se ancora una volta si evince come il 3d non sia assolutamente necessario, con gli ingegneri e la civiltà aliena davvero interessante da ammirare e per l’attenzione con cui sono state create, ma che non possono da sole e con l’aiuto di qualche buona interpretazione, riuscire a dare quel senso di riuscita del film.
Mancano gli elementi e quel vago senso di profondità e inquietudine che il film, trattando appunto una materia come questa, dovrebbe per lo meno, e per il rispetto della sua precedente impronta in questo genere, cercare di rendere al meglio.
Sembra ancora una volta l’occasione giocata con troppa fretta senza lasciarsi trainare dal soggetto in sé con una resa troppo superficiale e un vago senso di nonsense generale soprattutto quando come prequel di ALIEN deve comunque rispettare alcune regole per non creare troppo scompiglio con i successivi lavori.
Lasciare poi il reparto narrativo a Damon Lindelof di LOST significa aprire il soggetto a infinite possibilità di sequel e altro soprattutto contando che alla stessa base del famoso telefilm americano a ogni risposta si aprivano nuove strade e nuovi orizzonti.
Il film non è quindi sorprendente dal punto di visto del fascino della fantascienza ma ancora una volta di quella che è la sfida dell’essere umano di portarsi ai limiti, quindi soprattutto il terzo atto, capace di coinvolgere grazie alle immagini, alcune zone dell’ignoto grazie anche all’enorme lavoro di de saturazione della fotografia.

martedì 14 giugno 2011

X-Man-L’inizio


Titolo: X-Man-L’inizio
Regia: Mattew Vaughn
Anno: 2011
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Tratto dall'omonimo fumetto della Marvel, il film racconta della giovinezza di due amici che scoprono di avere poteri speciali, Charles Xavier e Erik Lensherr; del loro lavorare assieme, con altri mutanti, contro la più grande minaccia che il mondo abbia affrontato; del loro allontanarsi causa un dissidio che li vedrà diventare arcirivali con i nomi di Professor X e di Magneto. Il film è ambientato negli anni '60, all'alba dell'era spaziale, l'epoca di JFK. Un periodo storico all'insegna della Guerra Fredda, in cui l'intero pianeta era minacciato dalle crescenti tensioni fra Stati Uniti e Russia. L'era in cui il mondo scoprì l'esistenza dei mutanti.

Preciso non sono un amante degli X-MAN come non lo sono di Wolverine e meno che mai di Hugh Jackman.
Però bisogna dare a Cesare ciò che è di Cesare e questo capitolo sull’inizio non è affatto male.
Al di là degli effetti c.g che rasentano sempre più la perfezione, il dato interessante è dato invece dal soggetto(Singer) e dalla sceneggiatura che seppur alle volte e di una banalità sconcertante per buoni sentimenti e quant’altro riesce a vendersi bene.
Ci troviamo di fronte all’ennesimo block-buster che avrà un successo di massa e con un merchandising impressionante alle spalle e una buona promozione pubblicitaria prima dell’uscita.
Il produttore è sempre Singer ma la firma della regia è del talentuoso Vaughn che ha diretto l’anno prima il geniale KICK-ASS e aveva dato altri buoni risultati con THE PUSHER e una storiella che non diceva molto STARDUST.
Con X-MAN Vaughn ha la possibilità di avere un buon plot, un cast notevole e una troupe tecnica che riesce ad essere in sintonia con gli intenti del film.
Senza stare a dire quanto il film ingrana con la performance di Kevin Bacon è poca cosa dal momento che gli viene dato un personaggio così suo come quello di Sebastian Shaw assolutamente perfetto e crudele.
Rispetto ai precendenti Vaughn non disdegna di riprendere vecchi tasselli e incrociarli bene per avere un puzzle definitivo sull’universo dei mutanti, la pressante paura degli umani che arriveranno a decretare la minaccia da parte dui questa specie e un’amicizia che nasce e che si perde(Xavier e Magneto).
Usando bene le carte in possesso Vaughn è riuscito ad ambientare la storia negli anni ’60 regalando comunque uno stile interessante che riesce ad essere contemporaneo grazie alla fotografia e alle sofisticate tecnologie create da Hank McCoy in arte Bestia.
Il conflitto nucleare tra le grandi potenze, le responsabilità dei governi, la scissione tra i bianchi(americani?) e i neri(russi ma anche proprio Shaw) con i grigi che sono proprio i mutanti perennemente sul piatto come vittime o cernefici di una società che cerca di trarne beneficio fino a quando riesce ad esercitarne il controllo.
Ancora un buon risultato nell’universo Marvel in cui trala numerosissima filmografia finalmente ogni tanto fa capolino qualcosa di guardabile.

lunedì 21 marzo 2011

Non aprite quella porta-L’inizio

Titolo: Non aprite quella porta-L’inizio
Regia: John Liebesman
Anno: 2006
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Si forniscono brevi cenni storici sulle origini di Leatherface e della sua famiglia adottiva. Il resto è il solito "chainsaw massacre".

La cosa che lascia subito perplessi è il fattore temporale che è reso malissimo contando che dovremmo essere verso gli inizi del ’70.
La pellicola fa parte del filone “Slasher movie” a tutti gli effetti per quanto sia purtroppo triste dover spremere un’idea fino all’ultima goccia come è capitato per questo “The Texas Chainsaw massacre” sicuramente uno dei migliori horror di sempre ed inoltre il film che più ha scioccato Miike Takashi…
In questo film troviamo quattro classici fichetti che non sanno che in realtà esiste un altro Vietnam (metafora spesso propinata) molto più inquietante che non dista che pochi km dalle loro certezze e dai loro sogni di gloria.
L’origine di Leatherface è tuttavia abbastanza triste così come gli altri personaggi in cui però spicca il sergente caratterista di FULL METAL JACKET che riesce ad essere spiritato come nell’altra pellicola.
Tanto sangue con un sadismo più macabro rispetto alle altre pellicole per un risultato finale carino ma scontato che mostra una accozzaglia di scene e abominevoli squartamenti.
Niente di nuovo quindi sull’onda dei remake….