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mercoledì 9 maggio 2018

Ash vs Evil Dead


Titolo: Ash vs Evil Dead
Regia: AA,VV
Anno: 2018
Paese: Usa
Stagione: 3
Episodi: 10
Giudizio: 3/5

Ash e Pablo hanno aperto un negozio di ferramenta a Elk Grove dove la fama di eroe che Ash ha tra la popolazione locale gli garantisce un costante successo. Una donna trova il Necronomicon e lo porta in un programma televisivo di vendita dell'usato nella speranza di raccimolare un po' di soldi, ma quando il conduttore del programma legge le scritture del Necronomicon risveglia il male, poi arriva Ruby che lo uccide e prende il Necronomicon. Candace va da Ash per dirle che la loro figlia, Brandy, è in pericolo. Ash durante una folle notte di cui a stento ricorda, aveva sposato Candace, e a sua insaputa l'aveva messa incinta. Candace gli spiega che il male minaccia sua figlia che ora si trova al liceo di Kenward County, infatti anche Pablo conferma che il male si è risvegliato perché sul suo corpo sono ricomparsi i segni del Necronomicon. Ash, Candace e Pablo vanno al liceo di Kenward County per salvare Brandy e la sua amica Rachel, infatti il male ha preso possesso della mascotte della scuola. Ruby beve il suo stesso sangue dopo averlo usato per bagnare una pagina del Necronomicon, e dal sua ventre inizia a crescere qualcosa. Rachel, posseduta dal male, decapita Candace nel tentativo di uccidere Brandy prontamente salvata da Pablo. Ash uccide Rachel con un'arpa, poi viene aggredito dalla mascotte ma viene salvato da Kelly, appena tornata insieme a un ragazzo di nome Dalton, che appartiene a un ordine che combatte il male, i "Cavalieri di Sumeria", il quale si dimostra eccitato all'idea di conoscere il famoso Ash Williams, ed è desideroso di aiutarlo nella lotta contro il male che si è appena risvegliato.

L'idea del perchè e del per come si cerchi in tutti i modi di trovare una continuità per una storia che sin dal primo episodio della prima stagione lasciava decisamente perplessi è un mistero.
Siamo al capolinea. Tre stagioni volate con un ritmo e una quantità di sangue che non vedevo da tempo. Una serie, un cartoon in live action, che non si può dire brutta, ma che fa della sua auto ironia e della sua ingenuità le armi principali con cui il buon Bruce Campbell si confronta e ci mette tutto se stesso portando avanti da solo o comunque più degli altri l'intero progetto senza mai perdere quella sintonia che padroneggia benissimo per un personaggio cult come quello di Ash Williams.
Tanti i piani narrativi i viaggi nel tempo e tante le scelte che potranno apparire dalle più ovvie alle più scontate ma anche con quei momenti epici e quei deliri splatter che mai ti aspetteresti (la scena del bambino che entra nel corpo della donna è davvero deliziosa) trovando una forza che gli permette di goderci semplicemente quello che accade senza troppi problemi.
Ritorna Rudy (in realtà non se ne mai andata) e la sua instancabile ricerca del Neonomicon, ritorna il padre di Ash che gli rivela di questa persona uccisa per sbaglio che voleva mettersi in contatto con il figlio e che aveva le pagine mancanti del Neonomicon che si ricollegerebbe con l'incipit del film di Raimi. Poi c'è il personaggio della congrega abbastanza inutile infatti sparisce quasi subito.
Sia Pablo che Kelly vengono posseduti e il primo colpito dalla figlia di Ash, la vera new entry della serie, con il pugnale Kandariano, viene ricollegato ad un piano onirico dove sembra esserci questa sorta di rituale vodoo. Infine a chiudere i battenti abbiamo i cavalieri di Sumeria tra i buoni e gli Oscuri tra i cattivi (che ricordano non poco i Cenobiti).
Insomma elementi e ingredienti c'è ne sono a gogò. Si ride e gli episodi partono sempre con una testa sgozzata o la fuoriuscita di budella ma alla fine rimane poco su cui e con cui confrontarsi.
Rimane un prodotto commerciale e godereccio, apocalittico e anarchico come pochi osando ovunque senza limiti e termini di decenza e regalando infine uno show con un ritmo frenetico.



mercoledì 7 marzo 2018

Veronica


Titolo: Veronica
Regia: Paco Plaza
Anno: 2017
Paese: Spagna
Giudizio: 3/5

Madrid, 1991. Una ragazza adolescente si ritrova assediata da una forza soprannaturale malvagia dopo aver giocato a Ouija con due compagni di classe.

Ormai il sotto filone dell'horror sulle possessioni ha raggiunto una filmografia sconfinata soprattutto se si pensa ai prodotti americani spesso abbastanza simili, quasi tutti ridicoli e con pochi spunti originali alla base.
Paco Plaza per chi non lo conoscesse è uno dei nomi più interessanti del panorama spagnolo spesso in coppia con Jaume Balaguero.
Questo suo sconfinamento sulla possessione peraltro legata ad un gioco che tiene intrappolate altre citazioni e similitudini riesce nonostante tutto a sganciarsi in maniera abbastanza astuta da altri prodotti commerciali per una messa in scena e una psicologia dei personaggi attenta e funzionale.
Certo non gridiamo al capolavoro ma non doveva e non voleva esserlo. Si apre in medias res mostrandoci di fatto il finale e narrando poi tutta la vicenda che gioca bene le sue carte partendo anche dalle location su cui si concentra (casa, scuola, bar) in uno scenario urbano che ormai grazie al cinema spagnolo conosciamo piuttosto bene.
Veronica è una storia di formazione in un ambiente e una vicenda che riesce ad essere molto realistica soprattutto nella parte in cui proprio la protagonista deve prendersi cura dei fratelli senza però di fatto sostituirsi alla madre. Con una bella scena in cui ci viene mostrata l'eclissi lunare che converge dal punto di vista filologico sulla narrazione fanno capolino in questa tragedia che consumiamo lentamente pur sapendo come andrà a finire, una suora che pur esagerata nella caratterizzazione (suor "morte"non vedente, che fuma e sente le presenze) riesce ad ampliare quella sorta di atmosfera da brivido che tocca i punti più alti con la comparsa del padre defunto della ragazza.
Una messa in scena forte per uno stile libero e selvaggio con un ritmo ben bilanciato, attrici in parte (ottimo il lavoro con l'adolescente e i bambini) e alcuni twist soprattutto finali decisamente efficaci per una vicenda che parte da alcuni casi veri e risolti dalla polizia verificatisi nei quartieri operai della capitale spagnola negli anni '90
Plaza conferma il suo talento e la capacità di muoversi nel sotto genere senza difficoltà, certo non raggiungendo i fasti del capolavoro di REC ma rimanendo una promessa e uno dei registi indiscussi del new horror europeo soprattutto spagnolo in questo caso regalandoci un'altra riflessione e metafora di come in fondo l'idea che tutti i demoni e le creature temibili nascano prima di tutto nel cervello umano.

mercoledì 15 novembre 2017

Crucifixion

Titolo: Crucifixion
Regia: Xavier Gens
Anno: 2017
Paese: Romania
Giudizio: 3/5

Basato sulla storia vera di un prete incarcerato per l'omicidio di una suora dopo aver fatto un esorcismo su di lei, il film segue una giornalista investigativa che cerca di determinare se il prete ha ucciso una persona mentalmente malata o se ha perso una battaglia con una presenza demoniaca.

Negli ultimi anni il tema della possessione è diventato mainstream a tutti gli effetti con risultati spesso altalenanti tra loro con alcuni blockbuster guardabili ed altri assolutamente no.
Si riprende una delle tematiche più interessanti per i fan dell'horror. In questo caso ci troviamo al cospetto di Gens un regista che sa il fatto suo anche se negli ultimi anni come molti mostri sacri è stato intrappolato e qui riesce ad uscirne con una produzione rumena, un budget tutto sommato scarno, e una voglia matta di dirigere un'altra opera. Certo non siamo di fronte al post-apocalittico THE DIVIDE (il suo film migliore pur essendo il più pesante) e nemmeno di fronte alla carneficina di FRONTIERS eppure in questo film, il regista si prende i suoi tempi sviluppando un film che trova nei dialoghi e nella fede gli strumenti della sua messa in scena.
Il problema del film e che solo in alcuni momenti vedi il grande talento del regista che di fatto a parte una regia che non commette errori e una tecnica che rasenta quasi la perfezione manca qualcosa di quel cinismo e di quella cattiveria che davano smalto e qualità ai suoi film.
Questo sembrava quasi un'opera di commissione sulla scia di molti film che ultimamente stanno andando di nuovo di moda sul tema della possessione, ma poi invece ho scoperto che lo stesso Gens voleva fare qualcosa di simile ai blockbusteroni usciti finora e questo non è bene.
Penso che il motivo sia più di uno ma come sempre l'ignoranza mediatica lo ha classificato come un ibrido di THE CONJURING. Addirittutra sembra che tutta l'opera sia stata pensata proprio su
questa falsa riga. Di fatto gli sceneggiatori Chad e Carey Hayes sono proprio quelli di THE CONJURING 1 e 2. Quindi volevano probabilmente una specie di ibrido del film di James Wan e per farlo avevano bisogno di un mestierante fatto e finito.
Ora come in tutte le opere di "commissione" i limiti sono dietro l'angolo e così a parte qualche jumping scared e di un'ottima congiuntura tra pensiero religioso istituzionale e quello invece vero della fede e dei veri martiri e gli esorcisti con un credo differente dalla matassa di stupidaggini di padre Amorth, il film rimane una via di mezzo, qualcosa che ha degli spunti interessanti, soprattutto nella messa in scena e nella direzione degli attori, ma che rimane distante, come un quadro che non appartiene del tutto al suo autore.
Speriamo solo che questa non sia la fine di Gens, ma che il regista possa di nuovo dar luce ad una "sua" opera senza tanti compromessi.


domenica 15 ottobre 2017

Little Evil

Titolo: Little Evil
Regia: Eli Craig
Anno: 2017
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Gary si è da poco sposato con Samantha e tra loro tutto sembra andare a meraviglia, non fosse per il difficile rapporto con il figlio di lei, Lucas. Intorno al bambino, nato il sei giugno e prossimo a compiere sei anni, si verificano infatti disastri con una frequenza incredibile e crescente. Tanto che pure l'amorevole Gary inizierà a sospettare che la sua natura non sia esattamente mortale e indagherà sulle origini del bambino, aiutato da bizzarri personaggi a partire dalla collega maschiaccio Al. Nel mentre un prete che in Tv predica la prossima fine del mondo si trasferisce in un convento abbandonato proprio nella cittadina di Gary.

A volte tocca aspettare degli anni. A volte capita anche che alcuni registi scompaiano dopo aver dato luce al loro piccolo cult. E'curioso un personaggio come Craig che dopo il validissimo TUCKER AND DALE VS EVIL gira questa contaminazione di generi assurda e divertentissima. Per alcuni aspetti una prosecuzione della politica d'autore che già gli vedeva adoratori del diavolo nel primo film e manco a farlo apposta anche i toni e la comicità sono simili. Inutile stare ad elencare le miriadi di citazioni dai grandi classici ai film di serie b di cui il film è infarcito.
Little Evil spacca in modo adorabile con alcune battute che colpiscono il segno e personaggi assai godibili. Riesce ad essere grottesco laddove PICCOLA PESTE e MATILDA non potevano.
Riesce ad essere politicamente scorretto mostrando i modi garbati e spesso falsi dietro cui si nascondono alcuni personaggi delle istituzioni e poi sette sataniche e gruppi di neo-mamme che difendono i valori dei loro figli in sedute che ricordano gli alcolisti anonimi.
Il film poi ha un ritmo incredibile, pieno di gag, regalando alcuni momenti decisamente esilaranti ad altri quasi splatter.
Un film dove davvero non manca nulla. La sceneggiatura esagera, straborda, diventando alla fine un film sul rapporto figlio e patrigno e possiamo citare OMEN, KRAMER CONTRO KRAMER.
La domanda che forse ogni spettatore dovrebbe farsi è proprio questa: perchè Gary ha accettato tutto questo? Ma la risposta è immediata guardando Evangeline Lilly la gnoccca di LOST che ad un tratto spiega che Lucas è nato dopo essere stata violentata da una setta sotto sostanze e in mezzo ad una cerimonia con rituale e annessi vari.
Una trashata pazzesca ma che alla fine per il sottoscritto ci sta eccome.

Ovviamente non ci si deve aspettare una sceneggiatura che prenda anche solo minimamente in maniera seria gli eventi che tratta e di cui parla. Si ride tanto in questo film ed è una caratteristica spesso più unica che rara ma con quell'inizio in medias res il regista ha già risposto a tutte le domande.

domenica 10 settembre 2017

February

Titolo: February
Regia: Oz Perkins
Anno: 2015
Paese: Canada
Giudizio: 3/5

In un austero college privato di matrice cattolica, due studentesse restano sole perché i rispettivi genitori non si sono presentati a prenderle per un periodo di sospensione delle lezioni. Una terza ragazza fragile e sbandata si è incamminata verso il college al freddo e al gelo e viene raccolta in macchina da una coppia di cinquantenni. Intanto, al college iniziano a manifestarsi strani comportamenti..

Ci metti un po all'inizio a capire chi sono le protagoniste e quali sono i diversi nomi dal momento che sembrano essere inizialmente tre poi quattro nella storia o nelle varie storie tutte comunque collegate. Un film praticamente tutto votato al silenzio, una camera e una regia pulita e molto autoriale che cita e ricorda tanto nostro cinema del passato e un'amore sconfinato per i classici.
Perkins ci mette un po a partire lasciando dilatati i tempi, ma non troppo, per scoprire chi lo popola, mostrarci questo college isolato, spettrale e labirintico, e alcuni personaggi a partire da Bill questa sorta di prete che si prende cura del destino della protagonista visto che le ricorda la figlia standole sempre col fiato sul collo ed entrando nella sua stanza quasi di soppiatto, il direttore Gordon personaggio molto enigmatico e criptico e infine un altro tipo in una rimesssa inginocchiato davanti ad un forno enorme che si mette a pregare Satana.
Pur non scoprendo le carte e lavorando molto sulla suspance, Perkins lavora tutto di sguardi, di primi piani, segue queste ragazze anche abbastanza simili nell'aspetto, almeno le due bionde, per questi corridoi vuoti e bui con una fotografia di ghiaccio che aumenta ancora di più questa sorta di limbo temporale in cui sembrano trovarsi tutti.

I personaggi rappresentano una copertura di quello che invece è una sorta di disegno malvagio e satanico di chi abita vicino a questa struttura e forse controllano una delle tre protagoniste rivelando in realtà chi si nasconde dietro questi personaggi (donne che hanno parrucche senza sopracciglia e tutto il resto). Con un sotto filone satanico con rimandi alla possessione, il film di Perkins, figlio del celebre attore, è sicuramente tra gli horror più importanti della stagione. 

domenica 28 maggio 2017

From a house on a Willow Street

Titolo: From a house on a Willow Street
Regia: Alastair Orr
Anno: 2016
Paese: Sudafrica
Giudizio: 2/5

Hazel e il suo tirapiedi elaborano un piano all'apparenza infallibile per arricchirsi nel corso di una notte. Tutto ciò che devono fare è sequestrare la figlia di un milionario e aspettare comodi il riscatto. Non hanno però previsto che la ragazza è posseduta da un demone letale.

"Il più vecchio e completo testo della Bibbia si chiama Codex Vaticanus. Si trova a Roma nella biblioteca del Vaticano. Si dice che questo manoscritto è stato redatto da Dio stesso, non da eruditi o profeti o appartenenti ad altre religioni". Questa possiamo definirla l'ultima chicca tirata fuori per cercare di trovare sprazzi di originalità in un genere che da anni ormai è abbastanza in crisi.
From a house on a Willow Street è un bello specchio per le allodole. Una interessante locandina, un mood che prevede demoni e un home invasion in salsa splatter e infine qualche citazione a caso sistemando qualche accessorio ai classici mostri di turno (le lingue che sembrano tentacoli di un polipo è abbastanza scontato anche se ci piace sempre da vedere come riferimento all'orrore cosmico che noi tutti conosciamo).
Una storia prevedibile, diretta a livello tecnico in ottimo stato con una buona fotografia quasi tutta giocata in interni, un cast che ce la mette tutta e un ritmo che almeno riesce a tenere alto il livello di intrattenimento. Un livello che però si abbassa di livello lentamente, rifugiandosi in territori ormai abusati a dovere, che non sviluppa e caratterizza al meglio i personaggi, spostandosi da Hazel a Katherine senza aver mai chiaro a chi spetta il timone e in più senza avere quell'originalità che pur non trattando un tema nuovo spesso riesce ad essere l'ancora di salvataggio per horror d'esordio come questi.
Un film che tutto sommato divertirà parecchio alcuni affezzionati che come me non hanno magari visto quasi tutti i film di genere. Gli effetti in CGI si superano in alcuni momenti diventando addirittura esagerati come le note musicali pedanti e troppo invasive.
Certo il taglio gore lascia ben sperare così come il cinema di genere e una pellicola che arriva da un paese che non è tanto avvezzo all'horror.



sabato 8 aprile 2017

Demon

Titolo: Demon
Regia: Marcin Wrona
Anno: 2015
Paese: Polonia
Giudizio: 4/5

Uno sposo viene posseduto da uno spirito durante la celebrazione del suo matrimonio in questa intensa rivisitazione della leggenda ebraica del "dybbuk".

Wrona ci lascia questo film come testamento prima della sua morte. Marcin si è suicidato nel bagno della sua camera d'albergo mentre il film riceveva pochi consensi al festival dove ra in programma.
Demon è un indie anomalo, un dramma atipico che riesce a sposare diverse contaminazioni e a far centro con un film davvero denso di un atmosfera inaspettata.
Dimenticatevi azione, mostri in digitale e "Demoni" nel vero senso della parola. In questo film si parla di folklore ebraico, di matrimonio, di una festa piena di canti e balli in cui sta per succedere di tutto e un protagonista che merita la palma d'oro per quanto riesce ad entrare nella parte di un personaggio complesso e stratificato.
E'un film di segreti, con aggiunti riferimenti della durevole eredità della Shoah, di corpi nascosti in cui una giovane coppia vuole iniziare una nuova vita senza rendersi conto che su quel terreno sono successe cose bruttissime.
Il talento del regista è proprio nel mettere assieme così tanti elementi e farli funzionare tutti con pochissima azione e pochi colpi di scena, lavorando su un impianto narrativo e un uso degli attori e delle comparse funzionalissimo. Riesce in alcuni momenti a far più paura di molti altri film farlocchi sfruttando al meglio una colonna sonora che include alcune partiture di Krzysztof Penderecki, il più famoso compositore moderno polacco.
Demon è liberamente ispirato all’opera Adherence di Piotr Rowicki (da cui deriva il nome del protagonista) muovendosi rapidamente al di fuori dei confini della produzione teatrale d’origine.

Il film spesso è stato criticato di rimanere bloccato nel limbo tra un film horror d’atmosfera, un dramma sui rapporti umani e una commedia in costume del centro/est Europa. E'così infatti e chi non ama la narrazione lenta rimarrà probabilmente deluso, ma invece Wrona ha trovato un mood fantastico in cui far convergere tutte le sue paure portando a casa un finale che chiude in bellezza una inedita storia di brividi polacca.

giovedì 23 marzo 2017

Rosemary's Baby

Titolo: Rosemary's Baby
Regia: Roman Polanski
Anno: 1968
Paese: Usa
Giudizio: 5/5

Una giovane e novella sposa di provincia, Rosemary Woodhouse, va a vivere insieme a suo marito Guy a New York. I loro vicini sembrano inizialmente molto gentili ma gradualmente sembrano diventare sempre più oppressivi, in particolare in seguito all'avanzare della gravidanza di lei e in seguito anche a strani e inquietanti avvenimenti concomitanti.

A Roman Polanski potranno muovere tante accuse ma su un punto dovranno essere tutti d'accordo: è stato un precursore e questo film come pochi altri ne sono dei validi esempi.
Il genere sulla possessione e sulla gravidanza in generale che fino ad allora rimanevano temi scottanti a cui avvicinarsi con il lanternino con il regista polacco sono stati semplicemente sdoganati contando che non c'era nessun motivo per cui fino ad allora fossero rimasti tabu.
Rosemary's Baby è una metafora su tante debolezze e fragilità umane della protagonista e di chi le sta intorno. E'forse uno dei primi film in cui il dio denaro sostituisce l'amore di un padre che vende il figlio per ottenere la fama. Soddisfare insomma quel successo che in quegli anni in America non poteva essere sottovalutato perchè dava speranze all'americano medio e il sogno americano era una critica feroce che da lì a poco ha interessato diversi registi della New-Hollywood.
Forse è anche uno dei primi esempi colti di horror psicologico dove il disagio interiore diventa metafora della paura di qualcosa che si porta in grembo e da cui si è dipendenti.
L'opera inoltre è una delle più belle descrizioni di sempre sulle sette usando la simbologia a dispetto di inutili scene d'azione o rituali banalotti che sembrano prendere in giro la seriosità della funzione.
Polanski è anche il primo regista a far venire fuori il male da qualcosa di piccolo e immacolato come il bambino stesso. Infine l'occultismo insito nella società altolocata di New York come la classe colta stufa della mondanità che punta a qualcosa di meno consumistico che riesca ad appagare la sete di conoscenza e da qui il rituale diventa l'apice che darà forma e sostanza alla

suspense, alla paura, all'angoscia, a tutto ciò che un film di genere può fare per varcare diversi limiti, sono le ultime credenziali in un'opera colta, smisurata e ambiziosa.

martedì 14 febbraio 2017

Exorcist

Titolo: Exorcist
Regia: AA,VV
Anno: 2016
Paese: Usa
Stagione: 1
Episodi: 10
Giudizio: 2/5

Dramma dai toni sovrannaturali: una moderna interpretazione del romanzo di William Blatty, la serie segue due uomini molto diversi tra loro che si occupano di una famiglia colpita da un caso di possessione.

La serie composta da 10 episodi della Fox si concentra di nuovo sulla possessione e tutto ciò che ruota attorno alla tema e quello che vorrebbe menzionare l'esoterismo senza mai riuscirci.
Dopo il successo della prima stagione di OUTCAST, la Fox ha subito acquistato i diritti dello script sulla famiglia Rance e tutto quello che nasconde (compreso un colpo di scena potentissimo che rivela il continuum con il famoso cult).
Abbiamo due preti diversi, uno scorbutico, violento diciamo appartenente alla vecchia scuola di esorcisti (tipo padre Amort) e dall'altra parte la spiritualità, la timidezzza di un prete che deve imparare a diventare un leone se non vuole essere divorato dagli stessi demoni che cerca di combattere.
Una famiglia con due figlie, una casa nemmeno tanto gigante dove sviluppare e far triangolare l'azione e per finire nel finale un intrigo che porta ad una setta quasi ridicola con la sola unica eccezione di questo strano personaggio che parla con la bambina impossessata e che altri non è che il diavolo.
A parte questo Geena Davis è invecchiatissima e carica di botox non si può vedere. Gli effetti speciali sono fatti bene ma così patinati da non dare l'impressione che possa succedere sul serio e mancano da questo punto di vista le intuizioni e qualche passetto in avanti che si stacchi dalla mediocrità.
I personaggi sono caratterizzati con l'accetta senza grossa personalità e interesse. Manca completamente l'empatia per qualsiasi personaggio compreso Padre Tomas che sembrerebbe il protagonista.
L'idea che mi sono fatto è dell'effetto saturazione per un sotto-genere ormai troppo abusato e che non sa più a quali santi e demoni aggrapparsi per trovare spunti credibili e interessanti.
L'idea di attingere dal film di Friedkin da sola come idea non basta neanche messa nelle mani giuste e con un cast degno d'attenzione (che comunque è assente). Si accumulano troppi aspetti alternati con un montaggio che spesso taglia di brutto alcune parti della struttura narrativa senza chiuderle o meglio cercando soprattutto negli episodi finali di aumentare ed esagerare il più possibile vista la noia legata a quasi sei episodi di family drama nemmeno così avvincente.

L'abuso dei clichè è forse l'elemento più brutto e che viene giocato e messo in scena senza nessuna classe, tutto sembra ricalcare tanta brutta roba uscita negli ultimi anni che tratta il tema delle possessioni e degli esorcismi. Di questo se ne poteva fare tranquillamente a meno come del resto di quasi tutte le recenti produzioni.

venerdì 10 febbraio 2017

Ash vs Evil Dead

Titolo: Ash vs Evil Dead 
Regia: AA,VV
Anno: 2016
Paese: Usa
Serie: 2
Episodi: 10
Giudizio: 2/5

Dopo la scellerata tregua con Ruby e la sua stirpe maligna Ash si è rifugiato in Florida, con i suoi giovani pards Pablo e Kelly. Convinto di poter vivere in pace, se la spassa alla grande esibendo davanti a signore di ogni età la sua motosega eretta. Intanto Ruby fatica non poco a tenere i pargoli a bada, visto che questi vogliono il Necronomicon, ed è costretta ad allertare Ash, anche per informarlo che il Male ha fatto il nido nell’unico posto in cui il nostro eroe non vorrebbe mai tornare. La sua città natale Elk Grove, nel Michigan. E allora, nel bel mezzo di un party, due demoni – messaggeri infernali inviati da Ruby – irrompono a guastare la festa, usando i corpi delle due ultime malcapitate conquiste di Ash

La seconda stagione del beniamino di Raimi (uno degli anti-eroi più riusciti del cinema) è assolutamente folle.
Anche la prima lo era, premesso, ma la seconda si spinge dove la prima non ha potuto, voluto, oppure solamente osato. Parliamo di passare il varco...quello del puro trash e della demenzialità che carica lo spettatore con un ritmo davvero disorientante per come in 25' di episodio, questa è la durata in media, non si riesca a staccare gli occhi dallo schermo.
Succedono davvero troppe cose e rispetto alla prima stagione i personaggi esondano volgarità di ogni tipo compreso il padre di Ash, uno sporcaccione come si deve, che come il protagonista di GREASY STRANGLER pensa solo a scopare, senza infine dimenticare alcuni protagonisti già visti nella trilogia di Raimi.
Ora però veniamo ai punti deboli. Ritmo esagerato non significa per forza che il risultato soddisfi. Infatti se è vero che succedono tante cose nella seconda serie, è anche vero che tante si dissolvono nell'aria senza troppi convenevoli e quasi tutte le altre tendono a ripetersi e a ripiegare su se stesse. Il nemico della seconda serie non è altri che Baal, divinità antica di una certa importanza, qui sminuito con il contagocce come lo era per Ruby nella prima stagione. Senza contare il finale davvero buttato lì che non sembra rendergli giustizia. Anche gli obbiettivi dei personaggi ad un tratto perdono la direzione e ognuno và un po dove gli pare senza capirne il senso.
Lo stesso ritmo iper veloce non da la possibilità di capire se tutto abbia senso oppure no (certo parliamo di serie di evasione) però in alcuni momenti non è chiaro perchè il Neonomicon, su cui si basa tutta la serie, debba essere distrutto da Baal quando genera proprio i suoi figli demoniaci assieme a R&B, ma questa è solo una delle numerose incognite.
Ad un tratto sembra di vedere un cartone animato quando Ash, dopo la "morte"di Pablo decide di tornare indietro nel tempo per salvarlo. Il problema è che poi succede mischiando in modo troppo sbrigativo piani temporali cercando di prendere tempo e guadagnare preziosi minuti senza spesso far coincidere tutti gli elementi della storia (elemento che mi rendo conto molti fruitori non prendono più in considerazione).
Appunto piani temporali, cambi di location, due città, parecchi interni quasi tutti affascinanti come l'obitorio, la casa di Ash e il manicomio.
Ma la ciliegina della serie è la miriade di momenti trash ed esilaranti che sono in alcuni casi davvero spassosi ma non bastano a salvare una seconda stagione scritta e diretta troppo in fretta come a dover garantire prima le scadenze prosuttive che non una storia o una trama interessante.
Dalla vecchia indemoniata che schiaffa le tette sulla faccia di Ash dicendogli di bere, al cadavere che caga in faccia al protagonista e gli schiaffa il membro vicino alla bocca, ai muppets indemoniati, gli alberi che prendono vita, l'incubo che Baal fa vivere ad Ash che dura quasi due episodi e infine la macchina infernale citando King. Continuano i rimandi alla serie di Raimi come il pezzo nella casa di montagna e tantissimi altri sparsi qua e là.
Infine bisogna ammettere che la demenzialità quando diventa esageratamente gustosa diverte...però altro non fa e in dieci episodi ripetere immancabilmente questo leitmotiv a me ha stancato velocemente. Ed è un peccato perchè Campbell è davvero in ottima forma.


martedì 15 novembre 2016

Oujia L'origine del male

Titolo: Oujia L'origine del male
Regia: Mike Flanagan
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Nella Los Angeles del 1965, una madre vedova e le sue due figlie introducono un nuovo trucco alle loro consuete frodi spiritiche per ravvivare l'attività di famiglia, finendo per attirare senza volerlo un autentico spirito maligno nella propria casa. Quando la figlia più giovane viene posseduta dall'implacabile entità, questa piccola famiglia dovrà fare i conti con paure inimmaginabili per poterla salvare e rispedire il suo possessore nell'aldilà.

Ouija all'apparenza sembra solo un gioco rivelando invece una componente spiritica che diventa in questo caso l'espediente su cui ingranare l'elemento di forza e cercando di spaventare con tecniche e strumenti ormai ampiamente abusati.
L'origine del male in realtà crea un enorme sbadiglio in chi cerca anche solo lontanamente uno spiraglio per poter vedere qualcosa che riesca a creare tensione e generare seppur in modo limitato un'atmosfera soddisfacente.
Nulla di tutto ciò. Oujia entra nel filone degli horror moderni e commerciali che non vanno mai a fondo, creando una storia banalotta e prevedibile anche se in questo caso almeno il finale sembra dare qualche piccola soddisfazione.
Il nucleo familiare senza padre in cui le due figlie per sbarcare il lunario ed aiutare la gente al lutto fingono di evocare gli spiriti dei loro cari defunti seppur non originale può rivelare spiragli coinvolgenti.
Se non è l'originalità la nota di questo film, non lo sono nemmeno i jump scares e alcune trovate che sembrano macchinose per far confluire la storia verso una drammaticità più che telefonata (e parlo ovviamente delle ossa umane trovate come sempre nella cantina).
Flanagan è un regista che ci sa fare, ha dimostrato talento dirigendo film che all'apparenza potevano sembrare banali ma che hanno dimostrato di avere spessore e coraggio. Purtroppo Oujia forse perchè una sorta di merchandasing e perchè doveva mantenere una certa struttura senza la possibilità di metterci nulla di nuovo, paga un duro prezzo che viene, come dicevo prima, salvato dall'essere un disastro totale per il colpo di scena finale.


lunedì 3 ottobre 2016

Oculus

Titolo: Oculus
Regia: Mike Flanagan
Anno: 2013
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

In passato la famiglia Russell è stata colpita da una terribile tragedia che ha cambiato per sempre le vite dei fratelli Tim e Kaylie. Tim è stato arrestato con l'accusa di aver ucciso brutalmente i genitori. Superati i vent'anni il ragazzo viene rilasciato e prova a rifarsi una vita. La sorella Kaylie, convinta della sua innocenza, crede che a uccidere i genitori sia stata una terribile forza soprannaturale che proviene da un antico specchio custodito nella loro casa di famiglia.

Sono rimasto piacevolmente sorpreso della scrittura e dai tempi della messa in scena di questo piacevole horror. Oculus è l'esempio di come con un soggetto abusatissimo si possono ottenere ancora buoni risultati.
Flanagan comincia a starmi simpatico. E'un regista che sicuramente sentiremo ancora, che gira dei thriller solidi e di atmosfera per poi passare all'horror e al soprannaturale. E'uno che sa il fatto suo per pochi ma importanti elementi ad esempio sa come affinare la suspance e fare in modo che la tensione diventi un mood costante e avvincente. Oculus purtroppo me lo sono visto in ritardo per il semplice fatto che aveva una locandina poco convincente e avevo paura che fosse uno dei tanti ghost story a base di case infestate, commerciali e scontati. Invece gioca e lavora su molti aspetti interessanti come lo specchio che restituendo la nostra percezione diventa la nostra identità e il nostro incubo ma bisogna andare oltre questa semplice definizione per capire il lavoro, soprattutto di scrittura che sta alla base del film.
La storia come dicevo è buona, i piani temporali non diventano mai fastidiosi ma anzi aggiungono tasselli importanti e contribuiscono a dare spessore alla narrazione e gli attori dal canto loro riescono ad essere abbastanza convincenti. Poi un altro elemento che ho molto apprezzato a parte forse un finale da cui mi aspettavo qualcosa più d'effetto e l'autodistruzione della famiglia in un trauma che è sempre più in crescendo con alcune scene davvero sorprendenti, tra l'altro tutto sempre in un interno, e uno scenario impressionante capace di giocare con l'immaginario umano e portarlo alla disperazione.


venerdì 23 settembre 2016

Ava's Possession

Titolo: Ava's Possession
Regia: Jordan Galland
Anno: 2015
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Una giovane donna prova a riprendersi da una possessione demoniaca

Credo che sia ora di da dare un taglio ai film sulla possessione.
Hanno in comune troppi elementi già visti e puntano su storie che si differenziano per pochi particolari legati ad un plot ormai abusato e soggetti che sembrano ripetere sempre le stesse cose.
Questo strano esempio però qualcosa di nuovo riesce a tirarlo fuori anche se nonostante l'idea, non riesce a sfruttare il materiale a dovere, diventando presto di una noia mortale e cercando in uno stile e una messa in scena poco incisivi l'effetto a sorpresa.
Di fatto siamo in una non ben precisata società dove sembra che sia normale che i demoni si impossessino delle fanciulle. Ci sono comunità terapeutiche, percorsi di auto-sostegno, insomma si cerca di darsi da fare come se fossero delle specie di tossiche in cerca del Sert adatto a loro.
Il problema è il dopo.
Lo script parte proprio dalla post-possessione di Ava e tutti i casini che ha combinato la giovane fanciulla come picchiare ragazzi spaccando le teste sui monitor, terrorizzare il nucleo familiare, distruggere la casa, spaventare l'avvocato e alcune mignotte compreso il loro pappone.
Quindi apprendiamo assieme alla protagonista ciò che di brutto ha fatto e che lei ovviamente non ricorda. C'è però da dire che nonostante un impianto ironico a tratti doverosamente odioso visto il genere (e a meno che tu regista non sia un mezzo genio, ti prego lascia perdere), il film nella maggior parte della narrazione è davvero lento e noioso e fatica ad avere quel tipico ritmo che connota il sottogenere.
Il motto del regista e di chi punta su film di questo tipo è quello di normalizzare una situazione paranormale creando commedie hipster ad hoc.
Però siamo ben distanti da film come ALL CHEERLEADERS DIE e compagnia varia, i quali fondono elementi diversi e riescono ad essere convincenti.
Ava's Possession no e la scena finale come il climax sono di una stupidità rara.


martedì 20 settembre 2016

Deathgasm

Titolo: Deathgasm
Regia: Jason Lei Howden
Anno: 2015
Paese: Nuova Zelanda
Giudizio: 3/5

La vita in un liceo può essere un inferno e lo sa bene Brodie, un giovane metal emarginato da tutti fino a quando non incontra uno spirito affine in Zakk. Dopo aver messo in piedi una loro band, Brodie e Zakk incappano in un misterioso spartito che garantirebbe un potere supremo a chi è in grado di eseguirlo. La musica che ne deriva,però, evoca un'antica e malvagia entità in grado di sconvolgere l'esistenza di chiunque e divorare l'umanità.

Deathgasm è un divertissement, qualcosa che si prende molto alla leggera. Un prodotto folle, bizzarro, splatter/gore e soprattutto autoironico. Un mix che riesce al contempo a frullare generi e atmosfere non sapendole sempre trasformare in un risultato ottimale, ma riuscendo comunque a fare una bella figura per essere un'opera prima anche se per alcuni aspetti può sembrare un omaggio a tutta una nutrita serie di film anni'80.
Qui alla sceneggiatura si sono proprio divertiti su alcuni argomenti inserendo e prendendo in prestito un po dappertutto, mentre per altri elementi permane il vuoto assoluto, ovvero non accenna nemmeno per un secondo a cercare di prendersi sul serio. E'una scelta.
Deathgasm è uno di quei film che va considerato e potrebbe piacere solo per una certa fetta di pubblico a differenza del recente TURBO KID sempre in arrivo dalla N.Z
Combattimenti, demoni, spartiti maledetti, teste tagliate, tutto sa di già visto, eppure si ride.
Qui si punta solo ed esclusivamente sulla demenzialità altrimenti i nostri due protagonisti fanatici del metal non affronterebbero i posseduti con cazzi di lattice e altri oggetti improbabili.
Uno svago con stile, una vaccata di classe, insomma qualcosa che potrebbe assomigliare quasi ai film della Troma e che per fortuna ha tanto ritmo, musica e degli attori che almeno ci provano.

Un altro prodotto insolito dalla N.Z che si sà deve gran parte del successo di questo sotto-genere alle opere prime del talentuoso Jackson.

domenica 18 settembre 2016

Conjuring 2-Caso Enfield

Titolo: Conjuring 2-Caso Enfield
Regia: James Wan
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

1977. Durante una seduta spiritica la medium Lorraine Warren prova a entrare in contatto con l'autore della carneficina di Amityville per conoscere le ragioni del suo gesto, ma sul suo percorso soprannaturale imbatte in un demone che assume le sembianze di una suora. Intanto a Enfield, in Gran Bretagna, la famiglia Hodgson, in gravi ristrettezze economiche, vive in una casa in cui si susseguono eventi inspiegabili. La piccola Janet è la più sensibile verso queste presenze, che sembrano rivendicare la proprietà della casa minacciando gli attuali inquilini.

C'è un gran parlare su questo James Wan, quasi fosse un nuovo guru dell'horror, che di fatto in tempi recenti non esiste ancora, ma di certo riesce facilmente a fare qualche passo in più rispetto ad alcuni mestieranti e operai di Hollywood che sfornano di recente titoli noiosi quanto anonimi.
Il caso Enfield, nella sua eccessiva durata, commettendo un insolito errore di sceneggiatura ( e tutto nel finale quindi per ragioni non starò a spoilerare) come per il primo riesce nell'arduo compito di non annoiare. Ho poi un problema grosso con Patrick Wilson, lo trovo insopportabile...anche se in questo film stranamente tira fuori le palle e dimostra quel sano coraggio in più che non è abitudinario. Poi i medium sono stati abusati alla grande. In questo caso è il solito scontro tra paranormale e scienza, tra medium e psicologi. Forse non vincerà mai nessuno dei due anche se ovviamente sono sempre dalla parte dei secondi e perchè in fondo le possessioni non sono quasi mai esistite.
Invece i punti forti della regia e del film di Wan, che ritorna sui suoi passi, sono sicuramente la costruzione della suspance, il coordinare e mettere a fuoco con una regia solida e una tecnica raffinata, tutto ciò che serve per farti fare quei salti o almeno evitare di farti sbadigliare.
In più l'effetto a sorpresa che spesso risulta funzionale, perchè introduce ancora di più lo spettatore nel cuore della narrazione e negli intenti dei personaggi, è quello di mostrare "a tutti" i presenti il pericolo e la singolarità della situazione a differenza di altri film.
Sulla carta è un horror commerciale come tanti, ma osservandolo più da vicino riesce a portare a casa qualcosa di non così scontato, anche se di fatto non è mai originale, ma ad esempio la scena nella stanza con il quadro della suora per il sottoscritto è la scena più d'effetto di tutto il film.


Over your dead body

Titolo: Over your dead body
Regia: Miike Takashi
Anno: 2014
Paese: Giappone
Giudizio: 4/5

Una compagnia teatrale sta per mettere in scena Yotsuya Kaidan, celebre testo ottocentesco su un samurai senza padrone e soprattutto senza coscienza che non esita a distruggere tutto e tutti pur di acquisire una posizione di rilievo nella società. La coppia di attori protagonisti è anche coppia nella vita, ma il loro rapporto si incrinerà con il prosieguo delle prove, finchè risulterà difficile separare la realtà dalla finzione, e i due saranno trascinati negli abissi del delirio.

Uno degli ultimi film del prolifico, insaziabile e trasformista dei generi Miike, è un thriller psicologico con richiami horror, fantasmi, e alla base il desiderio di confrontarsi con un classico e una storia davvero inconsueta e complessa.
E'un film per certi versi molto più lineare e narrativo senza il solito e congeniale montaggio che smorza le immagini e rende ancora più frenetico il ritmo (caratteristica assolutamente infallibile che Takashi riesce a trasformare sempre in oro). Siamo più dalle parti di 13 ASSASSINI, HARA-KIRI:DEATH OF A SAMURAI e in alcuni momenti GOZU e IMPRINT per cercare di sondare una filmografia che vanta quasi cento film.
Miike adatta un'opera teatrale kabuki mischiandolo con le marionette Bunraku e crea un gioco di messa in scena tra moderno e storico, suggestivo e impressionante, portando avanti un'opera complessa con un climax finale degno della sua fama, una messa in scena invidiabile e alcune scene profondamente disturbanti come quella dei farmaci, etc.
Forse ci troviamo di fronte ad una delle sfide più complesse del regista, matura e difficile, ma che grazie al talento e una preparazione minimale per ogni singola inquadratura, riesce anche questa volta a raggiungere il suo obbiettivo. Quando dalle singole storie dei personaggi che si delineano fuori da un palco che non smette mai di girare, cominciano ad arrivare le bambole e le mutazioni del corpo, allora si entra a tutti gli effetti in quell'incubo malato e misurato che grazie ad una colonna sonora eccellente riesce a farti piombare in un vero incubo.



giovedì 4 agosto 2016

Wailing

Titolo: Wailing
Regia: Na Hong-jin
Anno: 2016
Paese: Corea del sud
Festival: TFF 34°
Sezione: After Hours
Giudizio:4/5

Un anziano forestiero compare nelle vicinanze di un villaggio coreano di montagna. Nessuno sa da dove venga. Si sa solo che è giapponese. In breve tempo però iniziano a verificarsi morti misteriose sulle quali indaga il poliziotto Jong-gu. Gli omicidi sembrano essere legati a ritualità demoniache. L’indagine del tutore dell’ordine si fa più pressante e carica di oscuri presagi quando è sua figlia ad essere posseduta.

La potenza evocativa di Wailing non passa inosservata.
In due ore e mezza di durata il regista riesce a mettere in scena un thriller poliziesco con un'atmosfera horror e tanti elementi estrappolati dal cinema di genere.
Lo straniero, il concetto di diversità, l'epidemia, gli zombie, le maledizioni, il folklore popolare, l'indagine, la possessione, i rituali, gli spiriti e infine i demoni.
Da subito emerge una messa in scena sublime con una fotografia capace di illuminare ogni singolo dettaglio della scena (particolare che avendo a che fare col mistery risulta molto importante).
Un film che piano piano diventa sempre più complesso con trame e personaggi che sembrano il contrario di quello che finora ci è sembrato di capire.
Poi non contento di tutto ciò, il regista si concede anche il lusso di scherzare in alcuni momenti riuscendo in alcune scene peraltro grottesche a fare pure ridere (il tipo colpito dal fulmine ad esempio...) come esempio di una struttura slapstick in salsa coreana non sempre funzionale ma che qui trova un suo gioco forza interessante.
E'proprio vero che negli ultimi anni per quanto concerne i gialli, i coreani e gli orientali in generale hanno saputo rilanciarsi nel migliore dei modi con alcune strutture e trame narrative davvero originali e in grado di appassionare il pubblico con continui colpi di scena e intrecci complessi e quasi sempre lasciati all'oscuro per fare in modo che lo spettatore faccia quello sforzo in più che spesso e volentieri il cinema dovrebbe richiedere.
Na Hong-jin rimane uno di quelli da tenere sott'occhio, soprattutto contando che questo suo terzo film è il migliore e il più complesso senza contare che i due film precedenti di certo non scherzavano.


mercoledì 8 giugno 2016

Ash vs Evil

Titolo: Ash vs Evil
Regia: AA,VV
Anno: 2015
Paese: Usa
Serie: 1
Episodi: 10
Giudizio: 3/5

Ash è un cacciatore di mostri che ha trascorso gli ultimi 30 anni evitando le responsabilità, rifiutandosi di maturare e sfuggendo agli orrori della 'Casa'. Quando però una piaga mortale rischia di spazzare via il genere umano, Ash è costretto a fare i conti con i propri demoni.

Ash vs Evil nella sua prima stagione ha avuto un successo esorbitante.
E'semplice e assai banale capirne le ragioni. La prima potrebbe essere l'esagerazione, quel non prendersi sul serio, l'ironia splatterstick, quell'abbandono del dramma e della suspance per creare intrattenimento e azione condito da scene e momenti splatter continui e un parossismo del gore incredibile. Il secondo è la pubblicità esagerata della Netflix che tra una scommessa e l'altra sta riuscendo ad avere tra le mani alcuni prodotti interessanti.
Prodotto e scritto da Raimi con il fratello e lo stesso Bruce Cambell, la serie prende solo alcuni spunti della trilogia di successo.
Si è proprio cercato uno stile e una messa in scena molto più divertente, ironica, grottesca, in cui con pochissimi personaggi si riuscisse a ruotare attorno ad una ricerca che condurrà ad una resa dei conti finali proprio nella famosa casa dove Ash e i suoi amici, nonchè la ragazza, persero la vita.
Ash è di nuovo il protagonista, l'adulto, il messia che tra una stronzata e l'altra, evoca, e quindi poi è costretto a riparare il danno arrecato. Di nuovo un cretino sociopatico, idiota e irresponsabile, in fondo buono che deve prendersi cura dei suoi gregari più giovani ed entrare nelle loro vite e nelle loro "case".
Case stregate, demoni chiamati Oscuri, militari-zombie, stregoni, bambole assassine, Necronomicon, tutto si mischia, viene contaminato come in un calderone in cui il Libro dei Morti sorride beffardo sapendo già chi sopravviverà e chi invece verrà risucchiato dalla spirale di violenza in cui non c'è una sola scena che faccia paura ma allo stesso tempo non c'è un solo momento di calma e tranquillità.
Alla fine la serie è divertente ma nulla più, un viaggio dell'eroe in un clima post-apocalittico, in cui niente fa paura, non c'è un vero e proprio nemico e alla fine tutto si rivela come una parodia lucida e puntuale delle consuete serie tv d’avventura, poiché ogni elemento è rovesciato: il senso di responsabilità dell'eroe in cattedra diventa incoscienza, i tormenti del protagonista si trasfigurano in faciloneria e beata ignoranza e infine gli istinti primari prevalgono sulla nobiltà d’animo, praticamente la filosofia del nostro Ash, un Cambell in forma strepitosa.



domenica 21 febbraio 2016

Anguish

Titolo: Anguish
Regia: Sonny Mallhi
Anno: 2015
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

A Tess è stato diagnosticato un disturbo della personalita'. Ma il suo male interiore è qualcosa che supera la scienza medica…

Anguish fa parte di quella vasta e nutrita serie di film indie americani praticamente sconosciuti in europa. Il perchè fa parte di quei misteri soprannaturali come l'horror in questione.
Lento, minimale, teen per certi versi, psicologico fino al midollo e con una forte dilatazione dei tempi. L'incidente scatenante è forse una delle poche scene d'azione, senza contare il finale, che capita proprio all'inizio del film ma è slacciato rispetto alla caratterizzazione della protagonista.
I pregi dell'opera prima di questo montatore sono numerosi soprattutto in campo tecnico.
Anguish più che una sorpesa è un diverso modo di trattare un tema abusato da tempo immemore.

Malinconico come il viso di Tess, sembra cercare di scoprire cosa sta succedendo, una maledizione che ultimamente se giocata su piani diversi, mostra alcuni interessanti sviluppi come ad esempio IT FOLLOWS. In più riesce a creare atmosfera con poco, senza esplodere con efffetti in c.g o usando le musiche in modo spropositato. E' lento..e parte di questa lentezza ci aiuta e si sposa bene con i problemi mentali di Tess che riesce a trasmetterci di minuto in minuto tutta la sua fragilità.

giovedì 22 ottobre 2015

Asmodexia

Titolo: Asmodexia
Regia: Marc Carrete
Anno: 2014
Paese: Spagna
Giudizio: 3/5

Cinque giorni della vita di un vecchio esorcista e della sua giovane nipote, che lavorano senza sosta nell'area di Barcellona, il tutto narrato in un'atmosfera che fa presagire una catastrofe incombente...

Ci sono alcuni film che seppur non del tutto riusciti, riescono a possedere un qualche cosa di ipnotico e di forte ispirazione. Pur con alcuni limiti e alcune scelte abusate, gli esordi costituiscono dei veri trampolini da cui gli artisti decidono l'altezza da cui buttarsi, cercando di dare il massimo con pochi soldi (500 mila euro) ma con tanta inventiva. Spesso e volentieri però è proprio l'arma a doppio taglio che sancisce il rischio di esagerarne le dosi, come in questo caso, una certa ingenuità di fondo che appare troppo pretenziosa e forzata ma che al contempo non cade mai nel patetico o nel gratuito).
Asmodexia che nella tradizione esoterica, Asmodeo, nella demonologia, è il nome di un potente demone ebraico, poteva chiamarsi anche "The Hunters Exorcism".
E' un horror di genere spagnolo (ormai un paese garanzia di conferme), in parte road movie, inflazionato da troppi flashback che seppur alcuni necessari, smorzano troppo la narrazione e in parte un c.g non sempre in linea con gli intenti della scena e limitata dallo scarso budget e un lavoro di post-produzione non sempre in grado di dare il massimo.
Il sapore fortemente gotico-rurale e quello dell'ambientazione cittadina, nella quale spicca una particolare attenzione alle periferie degradate (intese come metafora di una società culturalmente decaduta e in cerca di un'identità impossibile da ritrovare) sono solo alcuni degli elementi di forza su cui Carretè affonda la sua analisi ed in particolar modo una svolta apocalittica.
Ci sono tuttavia molti elementi da segnalare come la prima scena dell'esorcismo davvero inquietante e ben fatta, l'ottimo casting perfettamente funzionale, e una spinta a cercare di unire alcuni sotto-generi per portare a casa un'opera imperfetta ma apprezzabile e gustosa.
Un film che nonostante tutto sa essere originale nello stile narrativo e nelle scelte usate, che trova in particolar modo nel budget e nei flashback i punti deboli, ma ripeto una frase già detta "fossero tutte così le opere prime, sarebbe una vera manna dal cielo".