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martedì 8 novembre 2016

Paris, Dabar

Titolo: Paris, Dabar
Regia: Paolo Angelini
Anno: 2003
Paese: Italia
Giudizio: 3/5

Nel 2000 un gruppo di amici organizzò una maratona alcolica coinvolgendo i quattro bar del quartiere Pratello, a Bologna. Per quattro ore i 44 partecipanti percorsero una via crucis di bar in bar seguendo un regolamento austero: chi beve di più vince, ma il premio, segreto, per alcuni potrebbe essere una punizione.

Il film di Angelini è un'opera amatoriale girata con gli attori del posto, interpreti stessi della storia o meglio della sfida alcolica che si apprestano a fare. Quasi un documentario, un road movie bar to bar che insegue tra dialoghi e passaggi sconclusionati le gesta e gli intenti che muovono chi per un motivo chi per un altro questo manipolo di alcolisti. Il film ha un limite in una messa in scena troppo amatoriale e soprattutto nella povertà di immagini che difatti diventa verso la metà del docu-film abbastanza monotono e noioso.
Il lavoro di Angelini segue in particolare la storia e le vicissitudini di 10 protagonisti, chi alcolizzato, chi violento nei confronti della fidanzata, chi depresso, cercando di inquadrare diverse sfaccettature di un malessere che degenererà con una velocità impressionante.
Non c'è molto altro da dire sul film. Quattro bar. Ogni tappa, un bicchiere. Ogni bicchiere, un tot di punti. Vincerà chi, in quattro ore, riuscirà a totalizzare più punti o, molto più realisticamente, a rimanere in piedi.

Il progetto, interamente realizzato in digitale nel 2000 trova un produttore che lo riversa su pellicola e ne organizza la distribuzione nel 2003 con tutti i problemi di merchandising che un film del genere può purtroppo comportare, e vince il premio venga pellicola miglior alla Triennale di Milano. 

mercoledì 18 novembre 2015

Paris Je T'aime

Titolo: Paris Je T'aime
Regia: AA,VV
Anno: 2006
Paese: Francia
Giudizio: 3/5

Il film è composto da 20 corti di cinque minuti dedicati ai venti arrondissement di Parigi.

Raggruppate un regista per ogni arrondissement e chiedetegli di raccontare in cinque minuti ciascuno una storia d'amore.
"Ci vuole un grosso talento" ha detto alla conferenza stampa il regista Alfonso Cuaron "per riuscire ad annoiare il pubblico in cinque minuti".
Venti incontri d’amore in altrettanti luoghi topici di Parigi, facendo un mix di generi e chiamando a raccolta alcuni registi tra i più importanti a livello internazionale e ovviamente non facendosi mancare nulla circa gli attori
Questa è stata la sfida accolta e portata a termine per questo interessante progetto che prenderà di mira successivamente anche New York e Shangai.
L'inno all'amore di Parigi non è un film collettivo ma un film corale.
Come tutti i film corali ha i suoi alti e bassi. Alcuni riescono in poco tempo a dare un quadro appassionante di uno spaccato di realtà fresco, romantico e appagante, mentre altri fanno più difficoltà pur disponendo di alcuni validi attori e risultando non sempre godibili.
L'amore dicevo prima, visto sotto molti aspetti e prospettive diverse, passa attraverso lenti diverse da quello per la propria moglie/marito, a quello per una ragazza, per la propria famiglia e infine per la stessa capitale francese.
Il film o forse sarebbe meglio dire l'omaggio che viene fatto, è un modo per creare e dare sempre svariati punti di vista diversi, immergendoli nel colore o sottolineandone altri aspetti legati alla tecnica, come qualcuno a fatto o semplicemente ad un dialogo in un ristorante o un piccolo esercizio di stile.
Vampiri, mimi, anziani, omosessuali. A tutti è concesso amare ed essere amati.

Ricordo tra i corti più interessanti quelli di Tywker, Natali, Van Sant, Coen, Chomet, e Assayas.