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domenica 29 settembre 2019

Housewife

Titolo: Housewife
Regia: Can Evrenol
Anno: 2017
Paese: Turchia
Giudizio: 3/5

Una vecchia amica trascina Holly sotto l'influenza di una setta il cui leader sostiene di poter "navigare" nei sogni altrui. Violenti traumi infantili riemergono, realtà e fantasia si intrecciano, fino alla rivelazione di una verità sconvolgente e, forse, all'avvento dell'Apocalisse.

Evrenol ha girato uno degli horror più belli degli ultimi anni Baskin.
Il regista turco ha però un problema che non nasconde anzi sembra quasi essere un'arma a doppio taglio nel suo cinema. I suoi film, il suo cinema non deve avere per forza un percorso di significazione. Housewife, il suo secondo film ne è una prova lampante, aprendo porte senza doversi preoccupare di richiuderle. Come il film precedente Housewife è infarcito di tanti elementi, alcuni davvero molto interessanti, carichi di una violenza di matrice gore che non accenna a spegnersi.
Tante strade che portano ad un finale visivamente molto bello che cita come ormai fanno in troppi il maestro di Providence. Ci sono di nuovo le sette, ma meno interessanti rispetto a quella mostrata nel film precedente. Una sorta di Anticristo, e un universo scioccante fatto di madri isteriche che uccidono le proprie figlie, bambini incappucciati, percorsi iniziatici, la progenie maledetta dei Visitatori, il Male assoluto che emerge in tutte le sue forze, i traumi infantili e l’oscura paura latente nell’uomo che non ha una forma definita risultando inquietante.
Housewife è un film composto perlopiù da quadri molto stilizzati, dove i colori e le luci fanno da padroni infarcendo il film e facendolo di nuovo risultare scioccante sotto certi aspetti.
Evrenol dopo uno stuolo maschile predilige una protagonista caratterizzandola, lei e gli altri, a dovere senza lasciare tutto ai posteri ma scegliendo una strada per certi versi dove il sogno e l'incubo diventano i simboli di una narrazione con risvolti psicoanalitici e dove la tripartizione e lo schema matrilineare siglano un passo importante in avanti per il regista. Evrenol dimostra di saper scrivere anche se non padroneggia ancora bene alcuni risvolti come buttarla spesso nella suggestione come a sconvolgere la psiche dello spettatore e fare un passo indietro rispetto ai fasti e la furia dell'opera prima che con molte meno pretese raccontava una storiella pura e semplice.
Adottando strategie narrative non sempre funzionali come il continuo spostamento dei piani di narrazione paralleli, fra sogno e realtà, passato e presente, Housewife sancisce il talento di un regista che citando tanto cinema e letteratura non nasconde che la sua voglia di fare cinema è merito di un nostro caro regista avvezzo ai generi e alla sperimentazione: Lucio Fulci.

giovedì 30 agosto 2018

Rakka


Titolo: Rakka
Regia: Neil Blomkamp
Anno: 2017
Paese: Canada
Giudizio: 4/5

In un futuro distopico, gli alieni invadono la terra e si impongono sulla popolazione terrestre nel tentativo di controllarne le menti e ribaltare l’equilibrio del pianeta. Un gruppo di ribelli combatte l’invasione

Blomkamp dovrebbe continuare a fare di testa sua magari con studious e major pronti a dargli soldi a palate qualora servissero. L'idea dopo RAKKA continua a farsi spazio come di un artista sottovalutato con un talento enorme nel creare mostri e scenari post apocalittici.
Rakka è divino. C'è il massacro, la sopravvivenza, una nuova razza che sembra provenire dall'orrore cosmico e dalle pagine dei fumetti di Slaine, tanto sangue, assenza totale di ironia e il genere umano che si merita l'estinzione.
Il regista ha confermato che la Oats Studios - Volume 1 sarà composta da tre corti in totale, tutti della durata di 20-25 minuti: «L'obiettivo è capire se la gente sia interessata al progetto e voglia pagare per il Volume 2 in futuro» e la risposta mi pare abbastanza ovvia dopo i trascurabili Chappie

Tra i tanti meriti bisogna annoverare quello di essere in grado di aver creato un universo alternativo funzionante e funzionale oltre che affascinate e di riuscire ad instillare negli spettatori la voglia di volerne sapere di più sperando in un continuum tra le storie che porti magari ad un'altra opera come DISTRICT 9.

mercoledì 9 maggio 2018

Ash vs Evil Dead-Season 3


Titolo: Ash vs Evil Dead-Season 3
Regia: AA,VV
Anno: 2018
Paese: Usa
Stagione: 3
Episodi: 10
Giudizio: 3/5

Ash e Pablo hanno aperto un negozio di ferramenta a Elk Grove dove la fama di eroe che Ash ha tra la popolazione locale gli garantisce un costante successo. Una donna trova il Necronomicon e lo porta in un programma televisivo di vendita dell'usato nella speranza di raccimolare un po' di soldi, ma quando il conduttore del programma legge le scritture del Necronomicon risveglia il male, poi arriva Ruby che lo uccide e prende il Necronomicon. Candace va da Ash per dirle che la loro figlia, Brandy, è in pericolo. Ash durante una folle notte di cui a stento ricorda, aveva sposato Candace, e a sua insaputa l'aveva messa incinta. Candace gli spiega che il male minaccia sua figlia che ora si trova al liceo di Kenward County, infatti anche Pablo conferma che il male si è risvegliato perché sul suo corpo sono ricomparsi i segni del Necronomicon. Ash, Candace e Pablo vanno al liceo di Kenward County per salvare Brandy e la sua amica Rachel, infatti il male ha preso possesso della mascotte della scuola. Ruby beve il suo stesso sangue dopo averlo usato per bagnare una pagina del Necronomicon, e dal sua ventre inizia a crescere qualcosa. Rachel, posseduta dal male, decapita Candace nel tentativo di uccidere Brandy prontamente salvata da Pablo. Ash uccide Rachel con un'arpa, poi viene aggredito dalla mascotte ma viene salvato da Kelly, appena tornata insieme a un ragazzo di nome Dalton, che appartiene a un ordine che combatte il male, i "Cavalieri di Sumeria", il quale si dimostra eccitato all'idea di conoscere il famoso Ash Williams, ed è desideroso di aiutarlo nella lotta contro il male che si è appena risvegliato.

L'idea del perchè e del per come si cerchi in tutti i modi di trovare una continuità per una storia che sin dal primo episodio della prima stagione lasciava decisamente perplessi è un mistero.
Siamo al capolinea. Tre stagioni volate con un ritmo e una quantità di sangue che non vedevo da tempo. Una serie, un cartoon in live action, che non si può dire brutta, ma che fa della sua auto ironia e della sua ingenuità le armi principali con cui il buon Bruce Campbell si confronta e ci mette tutto se stesso portando avanti da solo o comunque più degli altri l'intero progetto senza mai perdere quella sintonia che padroneggia benissimo per un personaggio cult come quello di Ash Williams.
Tanti i piani narrativi i viaggi nel tempo e tante le scelte che potranno apparire dalle più ovvie alle più scontate ma anche con quei momenti epici e quei deliri splatter che mai ti aspetteresti (la scena del bambino che entra nel corpo della donna è davvero deliziosa) trovando una forza che gli permette di goderci semplicemente quello che accade senza troppi problemi.
Ritorna Rudy (in realtà non se ne mai andata) e la sua instancabile ricerca del Neonomicon, ritorna il padre di Ash che gli rivela di questa persona uccisa per sbaglio che voleva mettersi in contatto con il figlio e che aveva le pagine mancanti del Neonomicon che si ricollegerebbe con l'incipit del film di Raimi. Poi c'è il personaggio della congrega abbastanza inutile infatti sparisce quasi subito.
Sia Pablo che Kelly vengono posseduti e il primo colpito dalla figlia di Ash, la vera new entry della serie, con il pugnale Kandariano, viene ricollegato ad un piano onirico dove sembra esserci questa sorta di rituale vodoo. Infine a chiudere i battenti abbiamo i cavalieri di Sumeria tra i buoni e gli Oscuri tra i cattivi (che ricordano non poco i Cenobiti).
Insomma elementi e ingredienti c'è ne sono a gogò. Si ride e gli episodi partono sempre con una testa sgozzata o la fuoriuscita di budella ma alla fine rimane poco su cui e con cui confrontarsi.
Rimane un prodotto commerciale e godereccio, apocalittico e anarchico come pochi osando ovunque senza limiti e termini di decenza e regalando infine uno show con un ritmo frenetico.



martedì 27 febbraio 2018

Cold Skin


Titolo: Cold Skin
Regia: Xavier Gens
Anno: 2017
Paese: Spagna
Giudizio: 3/5

Un giovane irlandese accetta l'incarico di trascorrere un anno su un'isola vicino al Circolo Antartico per osservare le condizioni meteorologiche del luogo. Convinto di essere solo, scoprirà presto che sull'isola ci sono altre creature poco ospitali con lui

Gens è uno dei quei registi della new-horror che più mi garbano assieme a Weathley, Du Welz, Mo Brothers, Marshall, Laugier, Balaguero, Bustillo e i due fratelli israeliani più tanti altri nomi.
Per un attimo avevo paura che c'è lo fossimo persi da qualche parte accettando lavori di ripiego come Crucifixion e la firma a quella fetenzia di nome HITMAN.
Gens è da sfruttare per altre cose come questo lavoro che seppur derivativo, segna un importante passo in avanti nell'avanscoperta su un genere quanto mai brulicante di elementi nuovi.
Si torna a scomodare il maestro dell'orrore cosmico anche se qui le triangolazioni sono minori rispetto agli ultimi horror crepuscolari che hanno deciso di omaggiare il maestro di Providence.
Una dark story fantasy che se non fosse per l'assedio delle creature sembrerebbe fin troppo reale smarcandosi tra intrecci letterari con tantissimi riferimenti soprattutto ai classici.
Alla fine più che l'incontro col mostro, è la storia di un approdo e della solitudine su un'isola perduta tra due uomini e una creatura femminile che sembra aspettare che siano gli altri a scegliere per lei e per gli altri.
Forse è una delle prime volte nel cinema conosciamo un osservatore metereologico che per dimenticare il passato decide di isolarsi alle prese con eventi naturali e incredibili che riflettono e minano la sua identità e interiorità arrivando presto a scoprire e qui il messaggio che arriva fumoso e confuso che queste creature erano gli abitanti di quell'isola e che ancora una volta l'uomo bianco come per gli indiani gli ha sterminati per i propri interessi.
Un film che con un budget misurato e dei buoni effetti speciali (il make up è ottimo) poteva certamente dare qualcosa di più in termini di storia a differenza invece di una messa in scena elegante e in grado di trasmettere anche se non come mi immaginavo una buona dose di tensione ed empatia soprattutto per quanto concerne il rapporto con Aneris.




mercoledì 15 novembre 2017

Dead Shadows

Titolo: Dead Shadows
Regia: David Cholewa
Anno: 2012
Paese: Francia
Giudizio: 3/5

Dead Shadows racconta la storia di un giovane, Chris, i cui genitori sono stati brutalmente uccisi 11 anni fa, nello stesso giorno in cui la cometa di Halley può essere vista dalla terra. Stasera, una nuova cometa sta per apparire e tutti nel suo palazzo si stanno preparando a celebrare l'evento, con una festa. In giro circola anche una teoria sull'apocalisse. Mentre scende la notte, Chris inizia a scoprire che la gente si sta comportando in modo strano - e sembra che la situazione sia in qualche modo collegata alla cometa. Le persone stanno diventando disorientate e violenti e non ci vuole molto tempo prima che inizino a trasformarsi in qualcosa che non appartiene a questo mondo. In una lotta per la sopravvivenza, Chris deve cercare di fuggire dal suo palazzo, con l'aiuto di altri inquilini - ma riusciranno a uscirne vivi?

Esagerato e sboccato. Quanto mi piacciono i francesi quando semplicemente fanno quello che gli pare. Questo pazzo di Cholewa si è trovato di fronte ad un budget risicato volendo fare un film a tutti i costi che unisse sci-fi, post-apocalittico e creature varie che sembrano per certi versi, anch'esse, uscite dall'orrore cosmico lovecraftiano.
Quindi il regista ha scommesso in un film che non dura nemmeno novanta minuti riempiendolo di dialoghi assurdi e sboccati, scene di combattimento a non finire, momenti ironici e grotteschi e altri in cui vediamo tentacoli bucare del tutto corpi umani in scene anche esageratamente trash e splatter (alcune decisamente inaspettate quando Chris entra nel vivo della festa e osserva le scene di sesso).
L'impianto del film più che nelle concitate scene d'azione, vive di momenti di non-sense totali uniti alla faccia da cazzo del protagonista che sembra saperne sempre una più degli altri.
Nel suo piccolo Cholewa ha cercato di non farsi mancare proprio nulla, ammettendo però di aver inserito alcune scene fatte con una c.g così brutta da far ribrezzo, volutamente o no, forse era davvero meglio non girarle a questo punto. Per il resto è un film esagitato dove corriamo con Chris dall'inizio alla fine senza capire sempre cosa sta succedendo o soprattutto se le azioni dei personaggi abbiano un senso reale.

Per ciò che concerne i trasformati direi di no, ma almeno su qualcuno dei personaggi "sani" questo lavoro e una caratterizzazione più interessante si poteva avere, ma il film vince la sua sfida, divertendo e non facendo mancare mai l'azione e a volte le risate.

Black Mountain Side

Titolo: Black Mountain Side
Regia: Nick Szostakiwskyj
Anno: 2014
Paese: Canada
Giudizio: 3/5

Un thriller su un gruppo di archeologi che scopre una strana struttura nel nord del Canada, risalente a oltre 10 mila anni fa. La squadra si ritrova isolata quando i loro sistemi di comunicazione non funzionano e non molto tempo dopo cominciano a sentire gli effetti della solitudine.

L'esordio di questo regista dal nome impronunciabile è una bella sorpresa dal Canada che non smette mai di regalare alcune perle soprattutto nell'horror.
Black Mountain Side cerca di raccogliere vari elementi e tessere una trama sicuramente originale e interessante, attingendo dall'antropologia nuove specie viventi che sembrano essere esistiti millenni prima, cercando poi di inserire suddetto elemento con le caratteristiche dell'horror.
Diciamo subito che ci sono alcune importanti ispirazioni di cui la più grande e del maestro Carpenter è sicuramente LA COSA diventa subito l'elemento che più si assimila in quest'opera anche se più per le ambientazioni che non per le azioni dei personaggi. Azioni che purtroppo tendono ad essere come l'anima del film abbastanza derivative dove tra sospetti e tensioni il film ci mette parecchio prima di inserire la marcia e pur facendolo rimane comunque limitato per quanto concerne splatter, frattaglie e trasformazioni. Tutto si consuma nella casa senza troppi colpi di scena. L'elemento misterioso, ovvero la nuova civiltà scoperta, all'inizio, sembra innescare quel guizzo per cui magari ci troviamo di fronte a un'opera che sa scavare nel mito e nelle leggende per trovare materiale originale.
Però proprio su questa non riesce a dare quella spinta propulsiva che mi aspettavo parlando comunque di Inuit, perchè qua quello che viene risvegliato dai ghiacci e ben altra cosa che rimanda più per certi aspetti all'orrore cosmico di Lovecraft, negli ultimi anni sdoganato per fortuna con alcune buone e intense opere, dove le voci vengono sussurrate dall'entità risvegliata e la follia come sempre in questi casi avvolge tutti facendoli diventare cospiratori e carnefici.
Un film per certi versi a metà. Bastonato dalla critica e da molti blogger, diventa l'opposto di alcuni film horror più votati all'azione, anche LA COSA lo era, per prendere le giuste distanze e lavorare di suspance e dialoghi, non riuscendo sempre ad essere appagante nella sua messa in scena ma dimostrando un buon talento che lavora più di privazioni che di aggiunte.



domenica 15 ottobre 2017

Vergini di Dunwich


Titolo: Vergini di Dunwich
Regia: Daniel Haller
Anno: 1970
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Il nobile Wilbur Whateley con antenati dediti alla stregoneria è interessato a procurarsi una rara copia del Necronomicon, il libro maledetto dell’occulto, appena giunto all’Università di Miskatonic. Ma il prof. Armitage che lo sta studiando, non è dello stesso avviso. Allora Wilbur con le sue doti ipnotiche riesce a sedurre e attirare Nancy, la giovane allieva di Armitage, nella sua villa per coinvolgerla in oscuri riti magici che hanno l’indicibile scopo di evocare le antiche divinità che un tempo dominavano sulla terra…

Diciamolo pure. A parte il film di Gordon del 2001 di film importanti e indimenticabili su Lovecraft non ne sono stati fatti molti. E' un peccato anche se non è detto che l'orrore cosmico non diventi di nuovo materia a cui attingere come è successo di recente con due ottimi film in cui solo uno in particolare sembra citare il leader indiscusso di Providence.
Tutto ciò che è stato fatto prima faceva parte di questa sorta di trilogia di cui questo film fa parte essendo il terzo ed ultimo tratto dall’opera di Lovecraft prodotto dall’American International Productions di Roger Corman che cercava una valida e remunerativa alternativa ai film tratti da E. A. Poe.
Tratto dal racconto L'orrore di Dunwich, il film nonostante lodevoli sforzi e una regia pulita che sfoggia virtuosismi stucchevoli e una tensione appena modesta altro non aggiunge e anzi in alcuni momenti scimmiottando anche sulla recitazione e mi riferisco a Wilbur Whateley.
Tuttavia al di là della storia e della sceneggiatura funzionale e che riprende in modo attinente e pertinente il racconto, si inserisce anche con alcuni aneddoti e numerosi collegamenti con l'opera di Moore per l'appunto Providence. Al di là di alcune scelte azzardate e che rischiano di smorzare l'atmosfera e la tensione, parlo del figlio di Yog-Sothoth, il quale veniva nel racconto rinchiuso in un fienile, mentre nel film è tenuto prigioniero in soffitta dietro una porta oppure ogni elemento orrifico lovecraftiano con le sue gelide e malsane atmosfere è smorzato regalando effetti di luce su rosso e nero per mostrare il mostro, un montaggio alle volte troppo psichedelico e allucinato e per finire un finale a botta di incantesimi che non riesce ad essere convincente.
Il problema più grosso del regista sembra essere quello di avere grande difficoltà a rappresentare in immagini l’orrore cosmico del ‘Solitario di Providence’. Ne prendiamo atto pur riconoscendo una sceneggiatura valida e un reparto tecnico valido.

martedì 25 aprile 2017

Void


Titolo: Void
Regia: Jeremy Gillespie
Anno: 2016
Paese: Canada
Giudizio: 3/5

Nel bel mezzo di un giro di controllo di routine, l'ufficiale Daniel Carter si imbatte in una misteriosa figura intrisa di sangue in un tratto di strada deserto. Subito accompagna il giovane nel vicino ospedale, scoprendo che qui gran parte dei pazienti e del personale sta trasformandosi in creature ultraterrene. In poco tempo, i due si uniscono con altri due cacciatori, alla ricerca del responsabile di tutto. Ha inizio così per Carter un viaggio infernale nei sotterranei dell'ospedale in un disperato tentativo di porre fine a quell'incubo prima che sia troppo tardi.

The Void è un film horror maledettamente affascinante riuscito però solo a metà. Un omaggio al cinema sci-fi degli anni '70 e '80 condito da formidabili scene splatter e dal retrogusto "grindhouse".
Un film che scorre su più binari, mettendo in scena diversi personaggi, tutti in un'unica location, mischiando i generi e concentrandosi sulla spettacolarità e la suggestività delle immagini come accadeva per Baskin.
Entrambi hanno l'unica pecca di trovare una narrazione troppo macchinosa, in cui peraltro lo spettatore non si concentra e non si appassiona più di tanto per lasciarsi cullare dalle straordinarie creature e dal body horror che come in questo caso confeziona creature e tentacoli a gogò per dare luce ad un rituale che raggiunge il culmine in un'orgia gore devastante come capitava per il film di Evrenol.
Debitori di Cabal, Baskin e tutta una cosmologia fantascientifica suggestiva quanto apocalittica legata all'orrore cosmico.
The Void è stato scritto e diretto da Jeremy Gillespie e Steven Kostanski, entrambi membri del collettivo canadese Astron 6, fondato nel 2007 dallo stesso Gillespie insieme ad Adam Brooks. Astron 6 ci ha regalato una serie di pellicole che mischiano horror e humor impiegando toni sopra le righe: fra i titoli sfornati da questa compagnia di produzione voglio ricordare almeno Editor, Father's day ed'è stato prodotto da Cave Painting Pictures, una compagnia da portfolio pressoché inesistente, e JoBro Productions & Film Finance, che ha invece all’attivo alcuni titoli riguardanti il genere horror: Extraterrestrial e VVitch.
Cominciando in media res, Gillespie non perde molto tempo con le caratterizzazioni spingendo già l'acceleratore e inserendo il tema della gravidanza e delle nascite come concime per la trama.
L'assedio iniziale, il finale suggestivo, gli omaggi che rimangono scollegati lasciando sempre di più da parte l'originalità per puntare su scelte di fatto funzionali ma un pò ridondanti, sono solo alcuni degli ingredienti sfruttati nell'impianto narrativo.
Come esperimento esoterico rimane comunque un gioiellino da ammirare per tutti i fan del genere.


domenica 20 dicembre 2015

Evolution

Titolo: Evolution
Regia: Lucile Hadzihalilovic
Anno: 2015
Paese: Francia
Festival: TFF 33°
Giudizio: 4/5

In una remota isola abitata esclusivamente da giovani donne e bambini maschi di circa 10 anni, il piccolo Nicolas e gli altri ragazzi sono sottoposti regolarmente a misteriosi trattamenti medici in un ospedale che si affaccia sull’oceano, mentre strani rituali notturni coinvolgono le madri e il mare.

Tra Lovecraft e l'Isola del dottor Moreau, bisogna ammettere che la compagna di Gaspar Noè ha saputo portare a "galla" un'opera con svariati rimandi, una storia interessante e con diversi piani di significato. Evolution è un viaggio sensoriale come lo ha definito Lucile, con un'atmosfera ansiogena che cerca di esplorare un territorio sconosciuto e una location incredibile come l'isola di Lazarote.
La vicenda di Evolution tratta di donne e bambini.
Questi ultimi sono vittime e cavie per esperimenti, in un crescendo che amplifica il grottesco rimanendo inquietante e misterioso. E inserendo elementi e alcune scene davvero amabili quanto sgradevoli per chiunque soffra a doversi confrontare con una certa anatomia.
Sono pochi i dialoghi del film, i personaggi agiscono e il protagonista perlustra prima nel mare facendo un enorme scoperta, e poi aggirandosi nell'"ospedale" in cerca di spiegazioni e soluzioni nella sua indagine personale.
Da dove vengono e che fine fanno oppure a cosa servono i bambini contando che gli adulti maschi non ci sono?
E perchè un manipolo di donne, una setta o una comunità, decidono di condurre una sorta di rituale infinito nel percorso di crescita dei loro "figli".
Donne come portatrici di vita in uno scenario in cui al tempo stesso anche l'oceano accoglie e allo stesso tempo diventa tenebroso nascondendo drammi e trasformazioni.
Gli unici aspetti minori sono negli intenti e a volte nella dilatazione dei tempi.
Volendo qualcuno potrebbe criticare anche il finale aperto che invece ho gradito particolarmente.
Evolution è un body horror, un film di fantascienza e una fiaba nera con rimandi a divinità primordiali di cui sono ricche le tradizioni antiche o a miti come quello di Ermafrodito.
Oltre alla direzione ottima degli attori, ad un regia minimale, è l'aspetto tecnico che colpisce oltre l'eccellente lavoro di sound desing di Fabiola Ordoyo, senza contare la fotografia davvero intensa e suggestiva.



mercoledì 19 novembre 2014

Signore del Male

Titolo: Signore del male
Regia: John Carpenter
Anno: 1987
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

In una chiesa di Los Angeles si scopre un cilindro vecchio di sette milioni di anni dov'è racchiuso un liquido verde che, secondo un antico codice, contiene il Male che sta per scatenarsi.

Bastano due righe e uno spunto al maestro dell'horror per trasformare la merda in oro.
Prince of Darkness dalla sua mischia temi del cristianesimo con soluzioni scientifiche e leggi sulla fisica quantistica, trovandosi così nella prima parte a farci entrare in questa struttura e comprendere, grazie ad una musica dello stesso regista capace di creare suspance ad ogni singola nota, la contaminazione che sta avvenendo quasi come una sorta di sinossi apocalittica.
Dalla scelta di creare un'equipe multidisciplinare (fisici, biologi e radiologi di ambo i sessi) scelta che si rivela funzionale e in grado di coinvolgere ancora di più lo spettatore con i diversi punti di vista, Carpenter non si perde in un misticismo fine a sè stesso e nemmeno cerca di dare spiegazioni o una ferrea presa di posizione sui temi trattati, frenando in tempo per lasciare spazio all'azione cruenta che arriva interna ed esterna come le due facce del cinema di Carpenter e il suo bisogno di ritornare a parlare dell'eterna lotta tra il Bene e il Male anche se con temi e struttura completamente diversi dalle altre sue opere.
L'inspiegabile, l'insondabile, quella che prima di lui hanno raccontato e creato nell'immaginario collettivo Lovecraft, Chambers e altri, il male assoluto, qui di nuovo si affaccia da un'altra dimensione sulla nostra, rivelando un ordine delle cose diverso da quello che gli uomini si prefiguravano e i cui lo stesso Carpenter con ESSI VIVONO ha tagliato quel cordone ombelicale liberandoci forse da alcune pesanti catene.
Icona sui generis Carpenter ancora una volta ha il merito di misurarsi con lo straordinario rendendolo quasi ordinario o almeno portando lo spettatore a riflettere su come alcuni pieghe potrebbero cambiare o come forse hanno sempre modificato, la società, ai nostri occhi.

lunedì 24 dicembre 2012

H.P. Lovecraft's Dunwich Horror and Other Stories


Titolo: H.P. Lovecraft's Dunwich Horror and Other Stories
Regia: Ryo Shinagawa
Anno: 2007
Paese: Giappone
Giudizio: 3/5

Versione animata con burattini dipinti di tre racconti di H.P.Lovecraft “L’immagine nella casa”,”L’orrore di Dunwich”e “La Ricorrenza”.

E’ a tratti molto affascinante e originale questo tentativo di sposare tecnica con burattini e storie davvero inquietanti. Che poi ci pensino i giapponesi, tra i candidati favoriti nell’uso di queste tecniche, rimane un mistero come alcuni risvolti di Dunwich.
Creati per celebrare cinquant’anni di animazione giapponese, questi cortometraggi sperimentali della Toei Animation si rivelano una intrigante riflessione sulla sperimentazione delle tecniche in virtù di una narrazione contaminata tra Occidente e Oriente.
Dal progetto Ganime che sposa anime e disegno, si assiste a un progetto più artigianale che mai dando risalto alle creature in creta e riuscendo proprio a esaltare il racconto horror con una visione delirante e allucinata sulla visione del paranormale.

giovedì 1 novembre 2012

Fattoria Maledetta



Titolo: Fattoria Maledetta
Regia: David Keith
Anno: 1987
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Nathan cerca di mandare avanti come meglio può la sua fattoria. Un agente immobiliare sta cercando di comprare la maggior parte delle fattorie della zona, compresa quella degli Hayes, nella speranza che le autorità del Tennessee scelgano la città come sede del nuovo parco giochi. Una notte, durante una terribile tempesta, un oggetto lucente non identificato si abbatte sulla fattoria degli Hayes e porta con sé una terribile maledizione per i membri dell'intera comunità. L'oggetto è un meteorite che, dopo essersi sciolto nel suolo, lo contamina. Ben presto la frutta e il bestiame si riempiono di larve e alcuni membri della famiglia diventano dei gonfi e sbavanti esseri mutanti. Ma due dei figli del fattore che hanno evitato la contaminazione del meteorite cercano aiuto.

Tratto dal racconto "The Colour Out of Space" del maestro dell'horror H.P. Lovecraft e presa l’idea in prestito per un episodio dei Simpson, il b-movie di Keith è un gioiellino niente male. Il cinema degli anni’80 su alcuni percorsi dei film di genere ha saputo creare interessantissime pellicole e far riflettere concretizzando fobie e paure per tutto ciò che può arrivare dall’esterno.
Vermi, putrefazioni, bubboni e ogni tipo di elemento rivoltante fanno da contraltare a un inizio che scorre apprezzabilmente pur con qualche sbando alla regia.
Tra coloro che si sono occuparti degli effetti speciali compare il nostro ottimo Lucio Fulci che ha creduto a dispetto di molti sulla qualità e l’idea del film. Praticamente disprezzato e snobbato da tutti, questo tipico esempio di fantascienza che sfocia nell’horror è interessante sotto molti punti di vista.
Nel periodo di massima proliferazione orrorifica nel panorama cinematografico La Fattoria Maledetta ha un suo perché e un suo ma. Purtroppo anche se a volte involontariamente comico e con alcuni appiattmenti di storia risce comunque ha risultare un interessante esperimento.

martedì 24 aprile 2012

Dagon


Titolo: Dagon
Regia: Stuart Gordon
Anno: 2001
Paese: Spagna
Giudizio: 4/5

I due fidanzati Paul e Barbara sono in vacanza al largo delle coste spagnole con una coppia di amici quando un temporale causa un incidente alla barca. I due cercano soccorso in un borgo apparentemente deserto che nasconde inquietanti misteri...

Ci troviamo di fronte al miglior adattamento lovecraftiano girato finora (sperando che qualcuno compri presto i diritti di Neonomicon di Alan Moore) tratto da La maschera di Innsmouth.
La bellezza di questo film voluto a tutti i costi da Gordon con notevoli sforzi e difficoltà legate alla produzione (persino Yuzna si è messo in mezzo) e il tipico esempio di ottimo cinema low-budget.
Tutto funziona: Il villaggio, i ripetuti flash-back che rimandano alla maledizione, la narrazione fluida con continui colpi di scena. Le ottime inquadrature, la regia solida, il grandissimo Francisco Rabal morto poco dopo le riprese così come la caratterizzazione dei personaggi(il protagonista è un ibrido tra un super-pirla e un nerd totale) che non si capisce come abbia la fortuna di stare con una figa pazzesca eppure si scoccia mentre questa gli fa un pompino…
L’oniricità totale della pellicola unita alle atmosfere quanto mai azzeccate e funzionali rimangono comunque i mattoni portanti della costruzione filmica.
Eppure non lesiniamo dal cercare anche quelli che a mio avviso rappresentano dei difettucci di sceneggiatura ed evidenti scene portate a casa troppo in fretta. Ad esempio il PC di Paul gettato in mare dalla fidanzata, la scena della tempesta (ogni tanto appare il sole...), l'assedio all'hotel, durante il quale il protagonista tenta di blindare la sua porta con una serratura ridicola (davvero imbarazzante), il telefonino usato come arma contundente, il cerchione che appare/scompare dopo l'incidente...gli abitanti dell’isola che sembrano degli spastici e che non incutono per nulla paura.  In fondo se poi si presta attenzione ad alcuni particolari sembra proprio una scelta anch’essa fatta apposta.

mercoledì 16 marzo 2011

Altitude

Titolo: Altitude
Regia: Kaare Andrews
Anno: 2010
Paese: Usa/Canada
Giudizio: 3/5

Un gruppo di cinque ragazzi intenti a partecipare ad un concerto preferiscono raggiungere la location a bordo di un aereo che verrà pilotato da Sara fresca di brevetto, a bordo con lei suo cugino Cory la coppia di fidanzati Sal e Mel e Bruce Parker, un ragazzo che Sara ha conosciuto di recente. Sara capirà da subito che Bruce ha qualche problema con il viaggiare in aereo, ma penserà sia solo un pò di tensione, quindi approntato l’aereo al decollo e comunicato con la torre di controllo il gruppo prenderà il volo e inizierà quello che sulla carta avrebbe dovuto essere un viaggio relativamente breve.Il condizionale è d’obbligo visto che incontrata una turbolenza che Sara proverà a sorvolare, l’aereo si rtioverà all’interno di una spessa coltre di nubi con il timone del velivolo bloccato e se questo non bastasse, ben presto all’esterno dell’abitacolo si paleserà qualcosa di gigantesco e mostruoso che attaccherà l’aereo.

Alla sua opera prima uscita direttamente in dvd, il fumettista Andrews chiude il suo film quasi interamente all'interno di un'unica location riuscendo comunque nei '90 minuti a regalare un po di suspance e alcune scene intriganti che strizzano l'occhio a tutta una serie di telefilm e alcuni classici che sicuramente fanno parte dell'immaginario del regista.
Il budget è onesto, il cast di giovani bellocci convince, gli effetti(tempesta/nebbia e monster)puntano su una mescolanza di contaminazioni in cui per altro il lavoro di story-bord si spera sia sempre opera di Andrews.
Interessante ma non un capolavoro, Altitude riesce perlomeno ad essere originale mischiando paranormale e classici(Lovecraft su tutti)confermano un'adeguata messa in scena che non perde mai il ritmo man mano che sale la suspance ma si mantiene all'altezza per non perdere "quota".
Quindi da annoverare tra le centinaia di film che emergono solo in dvd di registi alle prime armi ma forti di una tradizione che sfrutta la contaminazione dei generi senza risultare mai troppo scontata.