Visualizzazione post con etichetta My friend Dahmer. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta My friend Dahmer. Mostra tutti i post

martedì 27 febbraio 2018

My friend Dahmer


Titolo: My friend Dahmer
Regia: Marc Meyers
Anno: 2017
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Tratto dalla graphic novel di John "Derf" Backderf. La storia, ambientata negli anni Settanta in una periferia, racconta la vita del serial killer Jeffrey Dahmer, da quando era un timido e rispettabile dodicenne fino al giorno in cui uccise la sua prima vittima, due settimane dopo la fine delle superiori. Il fumetto è raccontato dal punto di vista del suo migliore amico, Backderf, un vignettista politico nominato due volte per l'Eisner Award e vincitore del Robert F. Kennedy Journalism Award.

Marc Meyers è un nome che già potrebbe far paura. Per il suo secondo film passato in sordina, il regista ha scelto una storia che già potrebbe far storcere il naso.
Le biografie e i biopic sui serial killer sono materia saccheggiata dal cinema.
In questo caso la domanda da fare a Meyers potrebbe essere quella del perchè un personaggio come Dahmer diventato poi il cannibale che tutti conosciamo, dovrebbe interessare soprattutto nel periodo adolescenziale (quello in cui non ha commesso omicidi) quando stava cercando di capire cosa non andasse in lui (o meglio prima che lo scoprissero quelli attorno a lui).
Forse uno dei perchè potrebbe essere l'arco di tempo che il regista decide di raccontare ovvero il prima dei fatti un po come Zombie che racconta lo stesso Meyers nel remake o prequel di HALLOWEEN.
Ne esce un film tutto sommato guardabile con delle belle prove attoriali soprattutto nell'autenticità del protagonista quando per attirare l'attenzione comincia a comportarsi come un autistico e nello strano e macchinoso rapporto con il gruppo di amici che poi è il pubblico che fa la sua conoscenza e piano piano si rende conto che c'è qualcosa che non va.
Le scene violente nel film sono quasi inesistenti così come il sangue e tutto il resto, ma l'atmosfera ovvero quella sensazione terribile di cosa si nasconda nella mente del ragazzo, è tangibile e in questo bisogna dar atto al regista di aver fatto un discreto lavoro.