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venerdì 10 febbraio 2017

Monster

Titolo: Monster
Regia: Bryan Bertino
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Una giovane madre alcolista deve accompagnare la figlia da suo padre. Sulla strada però dovranno affrontare le loro più grandi paure

Monster-movie, thriller psicologico, horror con tematica sociale? Di certo una cosa è chiara. Finalmente Bertino da alla luce il suo film migliore. Un'ottima coniugazione di generi e contesti che trovano spazio in una narrazione non sempre perfetta (la seconda parte contiene qualche ripetizione di troppo) ma che alla fine riesce a trovare il suo giusto equilibrio.
Monster il titolo, così diretto e spietato, assume una connotazione diversa però lasciando forse una smorfia in faccia a chi pensava di trovarsi di fronte al tipico monster movie dove una creatura uccide e divora fessi a palate. Qui c'è tutto tranne la creatura, un mostro pure piuttosto brutto.
Un mostro però centellinato dal nostro regista che non ha a cuore le sue sorti e non gli interessa nemmeno dirci perchè sia lì e cosa sia.
Il soggetto sembra per certi versi scontato ma il regista decide fin da subito di scavalcare questo impianto e sondare le soglie della disperazione in un complesso rapporto madre/figlia e di un rapporto ossessivo compulsivo ma anche un attaccamento ambivalente di una madre semplicemente non pronta a prendersi le sue responsabilità. Almeno fino a che non sopraggiunge l'incubo.
In quel caso tutto si ferma, i conflitti e i legami familiari, quando la minaccia arriva dall'esterno, diventano il motore centrale e il fuoco che divampa facendo in modo che l'adrenalina pompi dosi di coraggio e di protezione per la creatura che in fondo si ama. Lei giovane e alcolizzata che non riesce a badare a se stessa, l'altra che ha la metà dei suoi anni e una rabbia dentro che la divora e che non accenna a nascondere.
Dunque senza svelare il climax (che tra l'altro è una delle parti più scontate) si parla di riavvicinamento di amore e rabbia, di paure e mostri interiori che escono e prendono vita.
Un film con una grande metafora di fondo e una complessità nel modo piccolo ed efficace che il regista riesce a mantenere, non sempre, ma regalando una pellicola che merita di essere annoverata tra le cose più interessanti dell'horror moderno.
Un indie con una sola location (senza contare ovviamente i flashback non sempre così preziosi) ansia e discordia a palate e un duo di attrici che riesce ad essere sempre funzionale.
Un altro esempio, come sono molti e importanti negli ultimi anni, di horror con tematica sociale appunto in cui la metafora diventa specchio per sondare ciò che ci divora dall'interno.