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martedì 15 novembre 2016

Magnifici Sette

Titolo: Magnifici Sette
Regia: Antoine Fuqua
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

La piccola comunità di Rose Creek ha un problema: si trova in una valle che si rivela essere un consistente bacino minerario. Il magnate Bartholomew Bogue ha deciso di appropriarsene senza porsi alcun tipo di scrupolo, lasciando alla popolazione tre settimane per decidere se accettare un risarcimento da fame per i terreni espropriati o farsi uccidere. Emma Cullen, che si è vista uccidere dagli uomini di Bogue il marito, lascia Rose Creek con un proposito ben preciso: trovare qualcuno che accetti, dietro compenso, di difendere i suoi concittadini. Lo trova in Sam Chisolm, un funzionario statale il cui compito è rintracciare e mettere in condizione di non nuocere pericolosi criminali ricercati. Una volta accettata la proposta Chisolm progressivamente convincerà altri uomini ad unirsi a lui. Bogue è però pronto a scatenargli contro un volume di fuoco davvero imponente.

L'amarezza è cosa nota quando ci si avvicina al cinema di genere americano troppo commerciale.
I rischi sono sempre direttamente proporzionali alle delusioni.
Che siano remake, reboot, qualsiasi formula in generale se non viene data in mano a qualcuno che ci sappia fare con talento e intenti, rischia di diventare mera paccottiglia, ovvero un action movie in cui si può spegnere tranquillamente il cervello senza sforzi e non perdere nessuna delle sotto-trame che il film non riesce nemmeno a confezionare.
Fuqua è un regista che gira tanti film, quasi tutti commerciali e d'azione. Ancora non si capisce bene se il suo cinema sia dichiaratamente reazionario oppure no. Di certo siamo lontani da quel TRAINING DAY che dava risalto e brio all'estro del regista e che faceva sperare che non accettasse alcuni film dichiaratamente fastidiosi e insulsi come ATTACCO AL POTERE, SHOOTER e L'ULTIMA ALBA.
I Magnifici Sette è un'altra di quelle scelte che potevano benissimo evitare di essere prodotte, non tanto perchè non abbia un senso, ma perchè il western del'60 diretto da Sturges era a sua volta un film nel film, omaggiando e strizzando l'occhio a Kurosawa e altri cineasti e senza stare a farsi pipponi sulle diversità culturali, ingranava la marcia proprio in alcuni sotto-testi che questo remake probabilmente nemmeno conosceva.
In questo caso i personaggi sono confusi e nessuno sembra far parte dello stesso gruppo.
Il film cerca di essere culturalmente variegato (un nero, un messicano, un sudcoreano e un nativo americano), ma quando non riesci a far entrare nella parte nemmeno un caratterista come D'Onofrio (il suo personaggio poteva dare risalto quando invece è più che mai imbarazzante) e la sua possente e complessa recitazione, qualche dubbio dovresti averlo. La trama è la summa dei luoghi comuni, l'intreccio è fin troppo banale. Poi alcune unioni non sono molto chiare come lo strano rapporto tra Goodnight Robicheaux e Billy Rocks (una latente omosessualità) e il simpatico Farraday che doveva avere più risalto e spessore.
Si entra al cinema sapendo dall'inizio alla fine quello che succederà senza nessun minimo colpo di scena (inclusa la carneficina finale) e andando incontro nuovamente all'ordinario più ostinato.
Quello che sinceramente mi ha lasciato deluso e vedere come sceneggiatore Nic Pizzolato che senza bisogno di presentazioni, qui firma uno dei compromessi più beceri voluti dalla Sony. Sembra di vedere un comics adattato al western con troppa azione senza senso e una povertà generale legata ad alcuni luoghi comuni davvero penosi.