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lunedì 29 giugno 2015

Mad Max-Fury Road

Titolo: Mad Max-Fury Road
Regia: George Miller (II)
Anno: 2015
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

-Ma no vedrai che non potrà mai eguagliare l'originale con Mel Gibson
-Ti dico di sì e secondo me, anche se diverso, sarà ancora più impermeato di action e scelte funzionali al genere
-Vedrai che sarà una cazzata che si dimenticherà dopo qualche minuto.

In un futuro imprecisato post-apocalittico la Terra è in mano ai predoni. Tra questi Immortal Joe, che controlla la Cittadella con il pugno di ferro, imponendo il culto della personalità. Finché la sua compagna e "Imperatrice", Furiosa, lo tradisce, portando con sé le schiave e concubine di Immortal.

"Quello che volevo fare del film era un lungo, ininterrotto inseguimento, o una lunga, ininterrotta graphic novel."
Miller ha girato 450 ore d'immagini, ridotte a due ore di film in due anni di lavoro dalla montatrice Margaret Sixel, fate perlopiù di quelli che lo stesso regista ha definito dei frammenti:
"Le immagini del film sono brevissime, avevamo almeno 3 o 4 macchine da presa digitale per ogni scena e davo lo stop ogni pochi secondi: sicuramente deve essere stato molto difficile per i miei attori recitare in questo modo, con tempi così brevi per esprimersi; lo riconosco qui per la prima volta, forse."
Fury Road è pura adrenalina in cui i protagonisti sono gli inseguimenti, i combattimenti e il deserto.
Il resto poco conta come la trama che è solo un pretesto per accendere i motori e la scelta di alcune star e dei personaggi che fatta eccezione per Immortal Joe, non credo verranno ricordati.
L'ultimo Mad Max è un'esperienza visiva con pochi precedenti. Da vedere ovviamente solo al cinema per poter godere appieno di questa fantastica esperienza.
Miller ritorna e lo fa esagerando in modo così imprecisato da ottenere l'effetto più immediato dando vita ad una fruizione incontenibile sotto tutti i punti di vista e creativamente piena di ogni ben di dio che ci aspettava di poter vedere.
Il film è stato girato principalmente in Namibia, tra il deserto del Namib e la città di Swakopmund.
La pellicola è stata vietata ai minori di 17 anni non accompagnati da un adulto negli Usa per la presenza di "intense scene di violenza e immagini inquietanti". Una scelta che lascia perplessi contando che sono così finte e iper-veloci che altri film, seguendo la stessa logica, dovrebbero essere vietati a priori.
Senza contare poi le chicche, la completa libertà di creare e immaginare a proprio piacimento, dai personaggi ad alcune assurdità fenomenali come Doof Warrior, Il personaggio che spara fuoco dalla propria chitarra incitando i suoi compagni alla lotta. Oppure la maschera di Immortal Joe, i costumi di quasi tutti i personaggi, il make up e tanta altra roba.
Mad Max non sapendo quali altre parole trovare per descriverne un'esperienza unica nel suo genere e' un esplosione continua, un piacere che non accenna a scomparire e non frena mai, se non invece in un'accellerazione continua e infine due ore di totale intrattenimento con pochi rivali ed eguali in materia che ridefiniscono i canoni di spettacolarità nel cinema d'azione contemporaneo



mercoledì 19 novembre 2014

Mad Max-Fury Road

Titolo: Mad Max-Fury Road
Regia: George Miller
Anno: 1981
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Mad Max, l’intrepido guerriero di “Interceptor” è di nuovo sulla strada. Nell’aspro deserto, reso ancora più inospitale dalla natura contaminata dal disastro atomico, si gioca la partita mortale della vita e della morte. L’unica moneta corrente è il petrolio, oramai agli sgoccioli: Mad Max scova un deposito del prezioso liquido assediato dalla tribù dei feroci Umungus, e ingaggia con questi una durissima battaglia…

“In futuro, le città diventeranno deserti, le strade diventeranno campi di battaglia e la speranza del genere umano sarà nelle mani di un misterioso straniero.”
Nei due capitoli successivi, questo e Oltre la sfera del tuono, il plot narrativo si concentra più sulla storia, sulla coralità dello schema, per mostrare proprio quell'idea di società, in un'era che riporta quasi ad un medioevo barbaro e che impone che sia l'intelligenza più che la forza bruta a farla da padrone (ancora meglio un'unione delle parti).
Da questo punto di vista il percorso e la redenzione di Max, lo portano a scontrarsi prima di tutto con se stesso e infine a cercare di capire dove schierarsi, contando che per quanto cerchi di rendersi individualista, non può mettere a tacere la propria sensibilità di fronte ai soprusi e soprattutto a ribadire che l'essere umano è soprattutto un'animale sociale.
L'anima nera di Max, ossia quel lato contraddittorio che aveva spinto il protagonista a compiere la carneficina del primo film, nel secondo si mostra più come una totale indifferenza nei confronti dei concetti di bene e male, giusto e sbagliato, dato che il personaggio aiuta effettivamente i buoni, ma solo per trarne profitto.
Allo stesso tempo l'atmosfera e i dialoghi del film mostrano un'apertura, assolutamente impossibile nel primo capitolo, ad un certo tipo di umorismo e anche la violenza assume più una connotazione stravagante e molto incentrata sulla spettacolarità (la storia degli stunt-man e tutti gli incidenti successi meriterebbe due o tre righe...)
Il sangue nero della terra, così Carpenter definiva il petrolio, è l'obbiettivo di quasi tutti i personaggi del film, obbiettivo che dunque sposta l'azione su frenetici e spettacolari inseguimenti che di fatto lo pongono come pietra miliare ancora in grado di influenzare tutti gli inseguimenti automobilistici nel giro di trent'anni e un mastodontico scontro tra due diversi tipi di civiltà e una contro-corrente guerra tra poveri e disperati.
Ancora una volta Miller disegna uno scenario apocalittico in cui i deboli muoiono o diventano schiavi, ritornando in un nuovo medioevo in cui predomina la legge dei più forti.
Ancora una volta i personaggi sono stati pensati, dipinti, partoriti da un estro e da qualche mente folle che ne hanno curato ancora di più gli eccessi e le caricature.
Senza di nuovo stare a dire quanto la fantascienza sia in debito con questo film e quanto anche il genere western sviluppi delle analogie quasi a cavallo con scenari e ambientazioni, rimane l'elemento più interessante che Miller scorgeva nella saga, ovvero che ci vorrebbe davvero poco perchè la stessa umanità possa fare la fine dei protagonisti di questo film.