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mercoledì 3 febbraio 2016

Love

Titolo: Love
Regia: Gaspar Noè
Anno: 2015
Paese: Francia
Giudizio: 2/5

Murphy ha sposato Omi con un matrimonio riparatore, poichè Omi è rimasta incinta della loro figlioletta durante un rapporto non protetto. Quel rapporto occasionale è stato la causa della drammatica rottura fra Murphy e il suo grande amore, Electra. La mattina del primo dell'anno la madre di Electra telefona a Murphy e lo informa di non avere più notizie della figlia, ed essere preoccupata perchè la ragazza soffre di tendenze suicide. Nell'arco di 24 ore Murphy ripercorrerà con la memoria le tappe della sua folle passione per la sua ex anima gemella, cercandone il perdono.

Gaspar Noè è un regista che reputo molto interessante. Ogni suo film viene sempre anticipato come qualcosa di scandaloso, esplicito e perturbante.
A mio avviso Noè è anche un regista che comincia ad avere un'età e il suo ultimo film sembra l'opera meno matura che si sia mai degnato di fare arrivando lui stesso a parlare di "sessualità sentimentale". Mi sfugge il perchè del 3d ma avendolo visto in 2d non voglio nemmeno pensarci.
La sua politica, i suoi temi ricorrenti, il suo modo di provocare il pubblico e la critica, sono tutti elementi che in questo menage a trois non sembrano sortire lo stesso effetto dei film precedenti Ormai il pubblico non si lascia addescare sentendo solo la parola fellatio, porno arthouse,masturbazioni, eiaculazioni verso il pubblico (spiegato forse l'uso del 3d), penetrazioni filmate dall'interno di una vagina, triangoli, fellatio, cunnilingu, etc, altrimenti si sposterebbe su un porno e farebbe molto prima.
Lo scandalo trattando il sesso (e solo in parte l'amore) uno se lo poteva pure aspettare, anche se in questo caso è più l'elemento esplicito che non disturbante, ma almeno con una trama dietro, cercando almeno ai minimi termini di contestualizzare la materia in modo che meritasse una messa in scena di un certo tipo e non un capriccio su come senza il preservativo si rischia di commettere una cazzata prendendosi poi le proprie responsabilità.
Quindi una provocazione per poi dare una dose di morale su come i giovani-adulti pensino sempre che il cazzo non vuole pensieri.
Love arriva tardi, forse troppo, cercando qualcosa di nuovo da dire ma senza riuscirci e sapendo bene che molti altri registi, esagerando di meno, sono stati molto più provocatori, lasciando di sicuro il segno. Rimane un esercizio di estetica formidabile, che ancora una volta nel suo clima malato e onirico, in un’alterazione delle immagini e poi della coscienza che rimane forse l'unico vero marchio del regista.