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lunedì 11 marzo 2019

Chillerama


Titolo: Chillerama
Regia: AA,VV
Anno: 2011
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Anche l’ultimo drive-in americano sta per chiudere i battenti. Durante la serata di chiusura, milioni di coppiette parcheggiano le loro numerose auto per assistere alla maratona cinematografica di pellicole dell’orrore talmente rare da non essere mai state proiettate. Ma se, improvvisamente, un pazzo riesumasse il corpo di una sposa cadavere e rimanesse infetto trasformandosi in zombie?

Con tutto il bene che gli voglio e per tutta la libertà e il coraggio di fregarsene altamente di tutto, Chillerama anche se mi sono divertito a vederlo, mi ha lasciato schierato tra i moderati soprattutto contando che tra i diversi episodi, nonostante il fil rouge, ci siano delle importantissime differenze.
Prima di tutto la standing ovation alla location. Il drive-in. Dimora incontrastata di Lansdale.
Poi c'è il virus e infine il trash e tante tette e cazzi che volano.
Detta così dovrebbe essere una sorta di droga per i fan di genere, una vera e propria antologia horror sulla scia di CREEPSHOW, e almeno così appariva prima di veder modificate alcune regole e godere da parte dei registi di una totale libertà che in alcuni casi è stata provvidenziale ma in altri ha siglato un totale imbarazzo.
L'omaggio ai b movie del secolo scorso può essere una possibilità enorme per cambiare le regole dei vecchi classici.
Il migliore in assoluto è il primo, quello girato dal regista del divertentissimo 2001 MANIACS remake di TWO THOUSAND MANIACS. In questo caso l'omaggio è riferito al sotto genere dei monster movie che arrivavano come missili dal Sol Levante.
Wadzilla infatti parla brevemente di un giovane che si sottopone ad una cura per incrementare la forza del proprio sperma che, ben presto, diventerà un mostro che mangia le persone.
"Lo sperma che uccide" è una log line simpatica per un corto divertente che al di là dello stile tecnico, assolutamente senza prendersi mai sul serio, esagera senza mezzi fini per arrivare al climax finale. Infine l'ultimo episodio Zom-b- movie, una parodia di tutti gli stereotipi dei film di zombie degli anni ’70 e ‘80 non esalta, ma strappa qualche risata.
Quelli che pur avendo delle idee godibili, a mio avviso, non hanno alzato la bandierina dell'ok sono stati I was a teenager werebear, orsi omosessuali sulla scia di GREASE, RAGAZZI PERDUTI e HAPPY DAYS e The diary of Anne Frankenstein dove Hitler è il dottor Frankenstein e la Cosa è un rabbino ebreo nerboruto che uccide tutti i nazisti.


giovedì 13 settembre 2018

As boas maneiras


Titolo: As boas maneiras
Regia: Marco Dutra E Juliana Rojas
Anno: 2017
Paese: Brasile
Giudizio: 4/5

Clara, infermiera dalla periferia di São Paulo, viene assunta dalla misteriosa e ricca Ana come bambinaia, ancor prima che nasca il suo bambino. Presto le due donne sviluppano un forte legame, ma una notte fatale cambia i loro piani

In Brasile esiste una tradizione di storie legate alla licantropia, che di villaggio in villaggio si tramandano e si trasformano (come gli zombi ad Haiti).
Ma che bella sorpresa questo dramma con venature horror sui licantropi.
Il duo del collettivo "Film to caixote" hanno avuto sicuramente tanta voglia e tanto coraggio per scoperchiare una bella metafora politica attraverso un film di genere.
Dramma, horror, musical e in parte fantasy. Con una netta divisione in tre atti che ne sancisce una narrazione mai banale ma anzi continuamente supportata da una costruzione e alcuni colpi di scena e passaggi di testimone molto colti e funzionali, passando da un primo atto più intimista ed erotico agli ultimi due decisamente più ritmati e violenti per finire con un esplosione di fatti che riescono ad essere essenziali nella loro descrizione di un fenomeno tutt'altro che conosciuto.
I registi riescono a farcire il film di un'eroticità molto potente con diverse scene lesbo davvero tenere e molto dolci, presentando due protagoniste assolute che riescono nella loro diversità e situazione economica, ha convolare in una storia d'amore che vive di contrasti e di spaccature legate al misterioso passato di Ana.
Il merito essenziale è quello di scardinare i generi cambiando registro narrativo di atto in atto con un crescendo nell'ultimo e un climax finale esplosivo che riescono a mantenere una grande coerenza narrativa alternando stupore paura e pathos
Un film profondamente politico e in alcune scene volutamente sanguinolento senza mai eccedere che per alcuni versi potrebbe essere ricondotto ad una sorta di ROSEMARY'S BABY ambientato a San Paolo con pochissime scene in esterno e un'ottimo impianto tecnico con dei dialoghi che riescono a non essere mai banali ma invece profondamente incisivi.


domenica 3 settembre 2017

Late Phases

Titolo: Late Phases
Regia: Adrian Garcia Bogliano
Anno: 2015
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Ambrose McKinley, un cieco veterano di guerra, si trasferisce in una piccola comunità in cui i residenti muoiono in numero sempre più crescente, vittime, a quanto sembra, degli attacchi di alcuni cani. Dopo essere a sua volta scampato ad un attacco, durante la sua prima notte nella nuova casa, Ambrose scopre che i colpevoli non sono cani, ma creature molto più terrificanti.

Datemi Nick Damici è io ve ne sarò sempre riconoscente anche in questa versione cieca che sembra citare tra le righe BUBBA HO-TEP.
Il braccio destro del fedele Jim Mickle che speriamo di vedere al più presto (visto che è solo uno dei nuovi registi emergenti horror davvero in gamba) non capita di vederlo spesso soprattutto nei lungometraggi quando non è impegnato come sceneggiatore ad esempio nella serie HAP & LEONARD. In Late Phases fa la parte di un cieco che si trova dopo un incidente a dover passare il resto dei suoi giorni in un paesino con altre persone della terza età come lui e dove manco a farlo apposta arrivano una lunga serie di efferati omicidi compiuti da un licantropo.
Damici significa anche vecchia scuola il più delle volte come Bogliano ci tiene a mettere in scena. Dalle atmosfere anni '80, al make-up dei licantropi a metà tra LOBOS DE ARGA e i GREMLINS e alle mille citazioni tra le righe che richiamano Dante e Landis.
Un cast che include anche Tom Noonan e Larry Fessenden, una trasformazione in lupo girato in un unico piano sequenza girato con una certa maestria.
Tutto ma proprio tutto sembra ricordare i vecchi film di genere senza contare il climax finale scontato ma che sembra o meglio mi ha ricordato LUNA DI MIELE STREGATA con Gene Wilder.
Alla fine dopo alcuni minuti in cui il film si dilunga senza un perchè arriviamo allo scontro vero, quello che però anzichè far paura butta tutto sulla parodia volontaria o involontaria che sia.
Da qui potrebbe essere divertente per qualcuno e noioso e senza un perchè che ne giustifichi gli intenti per qualcun altro come me che alla fine si trova di fronte all'enesimo film nostalgico senza pretese e la voglia di poter narrare qualcosa di nuovo o che almeno abbia degli elementi originali.


venerdì 23 settembre 2016

Howl

Titolo: Howl
Regia: Paul Hyett
Anno: 2015
Paese: Gran Bretagna
Giudizio: 3/5

Joe ha alle spalle una lunga giornata di lavoro e si sta preparando per andare a casa, quando il suo nuovo e arrogante capo lo obbliga a fare un altro turno sull'ultimo treno della notte in partenza da Londra. Un treno abitato dal peggio dell’umanità: ubriaconi, frequentatori di locali notturni e impiegati stacanovisti che non vedono l'ora di arrivare a casa. Come se non bastasse, c'è anche una tempesta che sta causando problemi alle linee ferroviarie. Tutto come al solito, quindi, finché il treno non si blocca all'improvviso e resta al buio nel mezzo della foresta di Thornton: sembra aver urtato qualcosa. Ma poi l'autista del treno, che è uscito a controllare la situazione, scompare.

Licantropi mostruosi che ricordano vagamente DOG SOLDIERS per il curatore degli effetti speciali e delle creature dei film di Marshall.
Howl è quasi tutto girato in un'unica location, il treno, l'assedio è il fulcro della vicenda, ci sono un manipolo di attori, poca ironia, tanta suspance e sangue e violenza al punto giusto.
Gli ingredienti quindi ci sono tutti. Howl non è certo un capolavoro ma per come imbastisce alcuni elementi, di sicuro non annoia e trova in alcune scene splatter dei notevoli punti di forza.
Hyett è il regista di SEASONING HOUSE, cambia completamente registro e passa all'horror cercando di omaggiare o ridare linfa ad un sottogenere, quello della licantropia, ormai inflazionato.
Il regista cerca di puntare molto sulla caratterizzazione dei personaggi, anche se a mio avviso appaiono tutti ben delineati ma anche stereotipati come non mai, dal controllore, allo stronzo che si fiuta dalla lunga distanza, la ragazzina che si fa i fatti suoi, la coppia di vecchi e infine il classico nerd che al momento giusto dimostrerà di essere un duro.
"Non volevo fare un film con quegli enormi e pelosi lupi mannari: mi piacciono i lupi mannari de L'ululato e Un lupo mannaro americano a Londra, ma sono già stati portati sullo schermo, e brillantemente, dai loro autori"

Se proviamo per un attimo a dimenticare gli ultimi minuti davvero scontatissimi, il film viaggia, poi accellera e infine deraglia pesantemente dai binari.

venerdì 20 febbraio 2015

When Animals Dream

Titolo: When animals dream
Regia: Jonas Alexander Amby
Anno: 2014
Paese: Danimarca
Giudizio: 3/5

Marie, single, giovane e bella, vive con i suoi genitori in un remoto villaggio di pescatori sulla costa occidentale della Danimarca. Sua madre è costretta su una sedia a rotelle e al silenzio a causa di una malattia sconosciuta, un mistero familiare, questo, che il padre si rifiuta di spiegare alla figlia. Ma presto la giovane sviluppa sintomi strani e mentre si sta pure innamorando, scopre di aver forse ereditato dalla madre la “malattia” che la sta portando ad una trasformazione spaventosa generatrice di paura e odio negli abitanti del villaggio

Peccato. Un’occasione sprecata quando le basi per fare un bel film c’erano tutte.
Il problema dell’opera prima del regista presentato a Cannes, è quello, pur con una storia interessante, in cui la licantropia è una sorta di conseguenza legata a disturbi del sangue o di malattie sconosciute, di procedere con una narrazione lineare troppo stereotipata, in cui davvero quello che manca più di tutti sono proprio i colpi di scena.
Se da un lato il cast, le location, la fotografia e l’atmosfera, rendono il film davvero apprezzabile, lo stesso non si può dire per lo script, debole e troppo prevedibile. 
La metafora e la critica che forse stavano più a cuore per Amby, ovvero una società colta nelle reazioni alla paura dell’altro e in una fantomatica caccia alle streghe (prima la madre e poi la figlia), non riescono mai ad essere così incisive come ci si sarebbe aspettati, rendendo ancora più convenzionali alcune scelte narrative.
E’un film cupo e violento, elegante e che prende in prestito l’horror per raccontare in fondo un dramma sociale, ma alla fine pur con una minimalità che ho trovato esteticamente toccante, il film è davvero troppo prevedibile.

sabato 14 febbraio 2015

Wer

Titolo: Wer
Regia: William Brent Bell
Anno: 2013
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

 La famiglia Porter, papà, mamma e figlioletto, oltre al cane - viene brutalmente attaccata mentre campeggia di notte, in Francia. Solo la mamma sopravvive, gravemente ferita, ma i suoi ricordi sono frammentari. All'inizio si pensa all'attacco di qualche animale, ma poi risulta evidente che si tratta di omicidio. Viene arrestato il rozzo e disadattato Talan Gwynek, unico sospettato dei delitti. La giovane e rampante avvocatessa Katherine Moore vuole dimostrarne l'innocenza. Talan è considerato molto pericoloso: in prigione viene tenuto in catene e museruola. Al suo primo colloquio, Katherine ottiene di fargliele togliere. Talan sembra sensibile a tanta gentilezza e le chiede di aiutarlo. Il comportamento dei secondini e del commissario Pistor, che si occupa del caso, è molto nervoso: si capisce che temono il prigioniero. Dalla mamma di Talan, Katherine apprende che l'uomo soffre di una strana malattia di famiglia, che l'ha reso sin da piccolo lo zimbello del vicinato. Inoltre, ci sono delle mire sulla preziosa terra dove si trova la fattoria di famiglia. È davvero Talan il colpevole o il mostro è un altro?

Ok, diciamo che è vero, la filmografia di genere sui vampiri, i licantropi e gli zombie, è ormai giunta quasi al capolinea.
Quasi, perché poi ci sono alcune timide scoperte indie e spesso low-budget, come questo caso, oppure autori che riescono a trasformare alcuni clichè dandogli forza e innovatività.
Sarà l’approccio realistico, la strada impervia che presenta un giallo, un’indagine e un punto di vista mass-mediatico a infarcire la storia di elementi perlomeno poco abusati nel genere, per cui l’ultimo film di Bell mi è sembrato che cercasse di sfuggire dai soliti stereotipi.
Bell, dopo alcune prove diciamo sfortunate per non dire che riconsolidavano alcuni stereotipi di genere, arriva al suo film più difficile, più bizzarro ma anche più maturo, che disegna e riesce a trovare l’elemento più interessante proprio nel rozzo e disadattato Gwynek.
Nella seconda parte il film diciamo che si prende una estenuante boccata d’aria che lo porta ad essere leggermente soporifero, forse dovuto al fatto della scelta relativa allo stile tecnico, in questo caso il found-footage, che può essere un potenziale ma anche (come capita sempre più spesso) un pericolo da cui è impossibile uscirne vincitori, soprattutto quando come in questo caso il regista inserisce più volte frame e immagini di repertorio
Wer nei suoi dichiarati limiti prende un’altra strada, pur incappando in evidenti errori e coraggiosi tentativi di far coincidere tutto, ma punta tutto su una diversa connotazione che viene data alla licantropia, legata a disurbi medici, contaminazioni del sangue e cicli lunari.
Nell’ultimo atto il film, elemento che è attento a centellinare con parsimonia, esagera e mostra tutta la ferocia e la rabbia di Talan che si sprigiona, in particolare, verso le forze dell’ordine.
Un esperimento anomalo per certi versi ma interessante senza alcun dubbio.

venerdì 11 gennaio 2013

Lobos De Arga

Titolo: Lobos De Arga
Regia: Juan Martinez Moreno
Anno: 2011
Paese: Spagna
Giudizio: 3/5

Dopo quindici anni Tomas, scrittore di scarso successo, fa ritorno ad Arga, villaggio della Galizia da dove proviene la sua famiglia, apparentemente per ricevere un premio. Tomas non sa che la vera ragione per cui è stato richiamato a casa è porre fine a un'antica maledizione che incombe sul villaggio da cento anni.

Non è solo la carta giocata negli ultimi anni dell’horror-demenziale a farla da padrona in questa opera prima che riporta in luce il tema dei licantropi dopo i non proprio belli film usciti negli ultimi anni sul genere al cinema e non.
Che siano remake o quant’altro era da un po’ che mancava di diritto, in questo caso gli spagnoli vista le loro analogie con i temi del film, una piccola pellicola che farà discutere. C’è l’horror certo ma anche umorismo e avventura. Gli stessi licantropi poi a volte sembrano quasi patetici nei loro movimenti.
Un’altra strana e inquietante comunità quella di Arga, circolo chiuso in cui i nuovi anche se con gradi di parentela stretta con gli abitanti, rischiano di venir smembrati proprio da quel desiderio di sacrificare per rendere poi membro “onorario” parte del loro stesso sangue.
Con un cast azzeccatissimo e un Carlos Areces in stato di grazia, il film di Moreno è molto meno stupido del previsto, ha un ottimo ritmo, delle belle inquadrature e riesce a distribuire la suspance facendo al contempo ridere e poi vedere litri di sangue.

lunedì 24 dicembre 2012

Night Wolf


Titolo: Night Wolf
Regia: Jonathan Glendening
Anno: 2012
Paese: Gran Bretagna
Giudizio: 2/5

Sara Tyler sta ritornando dagli stati sulla sua rottura dell'istituto universitario, per visitare la sua famiglia indietro in Inghilterra. Quando arriva il suo punto-papà è là ma la madre manca. I suoi fratelli minori con alcuni altri amici che stanno andando in giro nel granaio, stanno bevendo e fumando, la informano che sospettano la madre sta battendo un certo tizio dal lato. La luna piena è fuori e una creatura viziosa sta inseguendo i bambini attraverso la casa, strappante lì a parte uno per uno. Chiunque sopravvivrà a fino alla mattina, o essi tutta la vittima di caduta alla bestia misteriosa?!?

Di norma un film parte già male quando sa di non essere in grado di accontentare le richieste del suo pubblico. Nel genere horror poi questa caratteristica è ancora più importante soprattutto contando quanto questo genere abbia uno stuolo enorme di fan.
I film sui lupi mannari poi sono un vaso di Pandora che è stato aperto e da cui è stato saccheggiato quasi tutto. A dispetto di alcuni grandi predecessori, negli ultimi anni insieme a qualche scialbo remake non sì è visto davvero nulla di decente in campo di licantropia.
Night Wolf forse cercando di voler fare la differenza raggiunge i suoi punti più bassi. Troppi dialoghi, una recitazione scontata e mai veramente realistica nel cercare di trasmettere ansie e rancori. Dinamiche troppo allungate e che cercando inutilmente di deviare l’attenzione da una parsimoniosa messa in scena della bestia. Occhiate fugaci e il solito montaggio e l’inquadratura in prima persona testimoniano come Glendening abbia cercato di dare funzionalità senza i mezzi e i soldi.
Il risultato è noioso al limite.

lunedì 21 marzo 2011

Underworld Evolution

Titolo: Underworld Evolution
Regia: Len Wiseman
Anno: 2006
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Selene, una volta "Dispensatrice di morte" e cacciatrice di uomini lupo (i Lycan) per il proprio clan di vampiri, dopo i profondi rivolgimenti avvenuti nel precedente Underworld, è adesso una fuggiasca assieme a Michael, l'ibrido a metà tra vampiro e licantropo.
Inizia una concitata ricerca alle radici della faida quasi millenaria tra creature della notte, e più di un segreto sarà svelato.

Dopo il primo deludente capitolo ho deciso di farmi del male guardandomi il sequel e devo dire che non sono rimasto così drammaticamente scioccato.
Almeno il regista non ha contenuto la dose splatter regalando qualche momento carino ed entusiasmante. La Beckinsale fa la sua porca figura con la solita arrapate tuta in lattice rimanendo in un ruolo quasi sconosciuto persino a lei ma non è questo l’importante in una pellicola del genere. Innanzitutto troooppa computer-grafica, panoramiche su luoghi ricostruiti interamente in digitale, personaggi che tornano sempre con la stessa sete di sangue e combattimenti a volte involontariamente ridicoli.
Selene insieme con il suo contaminato ragazzo cercheranno di eliminare gli ultimi fratelli portatori della guerra tra “razze” di animali.
Wiseman è il prescelto della saga che ha girato anche l’invedibile DIE HARD 4.
Film quasi decente che comunque risulta migliore del predecessore.

giovedì 17 marzo 2011

Wolfman

Titolo: Wolfman
Regia: Joe Johnston
Anno: 2009
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Lawrence Talbot è un tormentato gentiluomo che ritorna al castello di famiglia dopo la scomparsa di suo fratello. Riunitosi al padre, Talbot si mette alla ricerca del fratello e scopre il suo terribile destino.

Un mestierante che dopo alti TESORO MI SI SONO RISTRETTI I RAGAZZI e PAGEMASTER( e che alti!) e bassi ovvero tutto il resto della sua filmografia e atteso per la realizzazione di CAPITAN AMERICA girà il super-pubblicizzato remake del film di Siodmak del ’41 con un indimenticabile Lon chaney jr. Il film è identico a parte un’innovazione sul personaggio del detective, il cast sembra quasi scontato (Hugo Weaving su tutti) è nel totale tutto rientra nei parametri con una nota speciale per la fotografia attentamente realizzata e proposta in una splendida rivisitazione di scenari gotici di Shelly Johnson. Il film quindi è da considerare in quanto remake totalmente distante dalle precedenti filmografie sui licantropi cercando di storicizzare il fenomeno senza dare spazio a particolari trash e a nessun tipo di ironia.
Tuttavia è proprio l’idea di base e il voler ricimentarsi con il mito potendosi permettere astuti ma non esagerati effetti speciali il limite del film che entusiasmerà sicuramente i fan ma annoierà tutti quelli che dopo i primi cinque minuti sanno già dare ogni tipo di risposta sapendo già quelli che non potranno mai essere dei colpi di scena. Negli ultimi minuti, avviene poi quello che non si sperava, ovvero un probabile sequel che in questo caso non c’entrerebbe nulla con la storia originale regalando qualche mistero a sua volta privo di senso e che farebbe rivoltare Siodmak nella tomba.
Meglio di no dunque.