Visualizzazione post con etichetta Killing of a sacred deer. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Killing of a sacred deer. Mostra tutti i post

venerdì 5 gennaio 2018

Killing of a sacred Deer

Titolo: Killing of a sacred Deer
Regia: Yorgos Lanthimos
Anno: 2017
Paese: Gran Bretagna
Giudizio: 4/5

Steven è un cardiologo: ha una bellissima moglie, Anna, e due figli, Kim e Bob. All'insaputa di costoro, tuttavia, si incontra frequentemente con un ragazzo di nome Martin, come se tra i due ci fosse un legame, di natura ignota a chiunque altro. Quando Bob comincia a presentare degli strani sintomi psicosomatici, la verità su Steven e Martin sale a galla.

Lanthimos è un regista che ha un dono come Dumont e Haneke: disturbare facendolo molto bene.
Il suo ultimo film ne è la prova ultima che pone tra l'altro l'autore a livelli molto alti per quanto concerne la sceneggiatura tirando in ballo la tragedia greca, tanta psicologia e ogni frame che sembra appunto nascondere un'insidia psicologica.
Espiazione e vendetta sono questi i due temi della vicenda. Una storia che vive di non detti che lascia per tutto il film quella sensazione costante che qualcosa di terribile stia per accadere e la regia minimale con inquadrature fisse e molto gemometriche nello studio degli spazi e delle location utilizzate (in particolar modo la villa) aiuta ancora di più a rendere palese questo dramma e tutti i suoi risvolti.
Con un finale aperto e un cast ben misurato (Farrell e la Kidman vuol dire andare sul sicuro dopo la buona prova in INGANNO della Coppola a cui aiuta un'inquietante Barry Keoghan giovane e già visto in diverse pellicole) il thriller psicologico e home-invasion presentato in concorso al festival di Cannes 2017, vincitore ex-aequo del premio alla sceneggiatura, del regista della new-wave greca fa un altro passo in avanti regalando un'opera per certi versi indimenticabile soprattutto contando gli orrori che la famiglia vedrà a spese dei propri figli e un finale che sembra un urlo disperato di un padre che ha perso tutto e non sa più cosa fare. Il dubbio o ilmistero più grosso il regista fa attenzione a non svelarlo (ottimo dunque il finale aperto) facendosi strada tra paradossi, fatti inspiegabili e quintalate di sadismo che soprattutto dal secondo atto in avanti esplodono dopo la rivelazione e allora scopriamo le carte, la borghesia finalmente mostra il suo vero volto.