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sabato 15 dicembre 2018

Io, Dio e Bin Laden


Titolo: Io, Dio e Bin Laden
Regia: Larry Charles
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 1/5

Gary Faulkner è disoccupato, ha alle spalle qualche condanna per reati minori e davanti a sé forse qualche birra di troppo, quando riceve la "chiamata" divina per una missione a cui non può sottrarsi: partire per il Pakistan e catturare Osama Bin Laden. Armato di una spada da samurai comprata tramite una televendita e della convinzione, risalente all'infanzia, di dover fare qualcosa di grande, Faulkner, malato di reni ma psichiatricamente dichiarato sano, lascia la donna che lo ama e lo sopporta per inseguire il suo destino. Ci proverà ben undici volte, ma il film se ne fa bastare tre o quattro, che rendono perfettamente l'idea.

Terribile. L'idea di sviluppare una farsa, un film ironico che prendesse in giro una vicenda che ha fatto il giro del mondo fino a prova contraria sulla carta poteva essere una buona idea.
La satira come la sci fi sono materia difficile da destreggiare se non si è capaci.
Larry Charles sicuramente ha esperienza con la demenzialità e tutto il suo universo. Ha lanciato e ha fatto fortuna con diversi film con protagonista Sacha Baron Cohen, pellicole che sinceramente ho sempre trovato abbastanza ingenue e subdole nel cercare di inventarsi una nuova comicità spingendo su alcuni personaggi politici e una satira ignorante e mai incalzante.
Ma questa sua ultima opera fa acqua da tutte le parti, non si può reggere come Nicolas Cage che seppur in ottima forma con un nuovo e travolgente look di capelli, rimane dall'inizio alla fine senza freni e limiti come se fosse tornato giovane e tamarro per le strade di CUORE SELVAGGIO senza un autore dietro che gli dica cosa fare.
Ed è proprio la strada che qui sembra portare ovunque tranne che nel nascondiglio di Bin Laden.
Tutto è scombussolato, senza un filo che unisca niente, Russel Brand a fare Dio proprio non si può vedere per quanto è fastidioso e per finire delle scene poi ai limiti del ridicolo e del cattivo gusto come quando Gary cammina per le strade del Pakistan imbracciando una katana e con crisi allucinatorie che gli fanno vedere Bin Laden ovunque. Il finale baci perugina poi è da denuncia.
Mi chiedo se avessero messo Trey Parker o Kevin Smith cosa sarebbe successo.

venerdì 18 novembre 2016

Io, Daniel Blake

Titolo: Io, Daniel Blake
Regia: Ken Loach
Anno: 2016
Paese: Gran Bretagna
Giudizio: 4/5

Newcastle. Daniel Blake è sulla soglia dei sessant'anni e, dopo aver lavorato per tutta la vita, ora per la prima volta ha bisogno, in seguito a un attacco cardiaco, dell'assistenza dello Stato. Infatti i medici che lo seguono certificano un deficit che gli impedisce di avere un'occupazione stabile. Fa quindi richiesta del riconoscimento dell'invalidità con il relativo sussidio ma questa viene respinta. Nel frattempo Daniel ha conosciuto una giovane donna, Daisy, madre di due figli che, senza lavoro, ha dovuto accettare l'offerta di un piccolo appartamento dovendo però lasciare Londra e trovandosi così in un ambiente e una città sconosciuti. Tra i due scatta una reciproca solidarietà che deve però fare i conti con delle scelte politiche che di sociale non hanno nulla.

Commovente. Io, Daniel Blake parla di Dignità e di diritti, di rispetto, empatia, amore per la vita e tanto altro ancora.
L'ultimo film di Loach, paladino del cinema sociale inglese, è la summa della critica ad un sistema burocratico ormai inetto e superato, un inno di ribellione ai tagli alla spesa sociale, dove gli stessi funzionari che debbono applicarli si rendono conto della crudeltà e delle regole che debbono applicare schierandosi anche loro dalla parte delle istituzioni dimenticando la componente umana e lasciando nuclei e persone anziane in mezzo ad una strada.
Un altro film manifesto, per certi versi anarchico e potente che come un termometro misura la complessità del welfare (o ciò che ne è rimasto) diventando un inno alla ribellione allora dal basso, da un anziano che non si arrende ma che capisce come la pazienza e allo stesso tempo la rabbia diventano gli unici strumenti per farsi avanti e chiedere aiuto senza vergogna.

L'io del cittadino non si può mettere a tacere in nessuno modo. Solo con la morte. Si può provare con la burocrazia, con la chiusura mentale e politica, con le forze dell'ordine, con le minacce e le ritorsioni ma qui un'altra lezione che il regista ci insegna e quella proprio di non sottovalutare la componente umana. Allora quell'io cittadino quando diventa il grido di tanti, organizzati e con le idee chiare riesce a diventare uno strumento nelle mani del popolo. Un grande messaggio in una società capitalista e consumista che sembra aver perso la maggior parte dei valori.

venerdì 18 marzo 2011

Io, loro e Lara

Titolo: Io, loro e Lara
Regia: Carlo Verdone
Anno: 2010
Paese: Italia
Giudizio: 3/5

Un prete in crisi mistica torna in Italia dopo aver trascorso un periodo in Africa come missionario e ritrova una famiglia complicata: il padre Alberto che vuole tornare giovane, si tinge i capelli e si comporta come un ventenne; il fratello Luigi broker con la passione per le donne e la sorella Beatrice psicologa, ma che non lo capisce. La situazione precipita quando appare Lara, una ragazza che lo metterà ancor più in crisi…

15 milioni e 773 per un film italiano sono tanti come incasso. Verdone ci è riuscito e anche se in maniera tipicamente italiana finalmente tira fuori un film girato e interpretato bene in cui si possono vantare tanti problemi del nostro paese. L'incipit è solo il pretesto che usa tornando in Italia per focalizzare drammi, tensioni, pulsioni e via dicendo in cui al passo con i tempi non manca quasi nulla.
E' quindi la vagonata che parte dalla scelta di interpretare un prete rendendolo il più naturale possibile, i siti porno fai da te, le mode mod e tutto il resto, la cocaina, il lavoro come stile di vita, l'avidità e gli interessi da parte dei "parenti serpenti" danno non solo un carattere che sfocia nella comicità ma una realisticità che appassiona e un interesse per i classici temi epici
Padre Mascolo è un prete che non parla di religione che fa riflettere proprio per la sua profonda crisi di coscienza determinata dalla perdita dei valori di una società in cui crede e l'impossibilità di poter fare qualcosa per cambiarla cercando comunque di dare un messaggio positivo.