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sabato 1 agosto 2020

Voglio mangiare il tuo pancreas


Titolo: Voglio mangiare il tuo pancreas
Regia: Shin'ichirô Ushijima
Anno: 2018
Paese: Giappone
Giudizio: 4/5

La giovane Sakura è gravemente malata e non le restano molti giorni da vivere, ma nessuno lo sa. Finché il timido e introverso Haruki non lo scopre, in maniera del tutto casuale. Tra i due nasce un complicato rapporto di amicizia, che insegnerà molto a entrambi sulla vita e sull'affetto reciproco

L'esordio di Ushijima è davvero un film intenso e particolare in grado di far riflettere lo spettatore intrecciando coming of age, viaggio di formazione, commedia sentimentale, melò adolescenziale e altro ancora. Un film con un titolo così assurdo in grado di commuovere, far sorridere, con una storia molto drammatica ma al contempo assurda se pensiamo all'indole del carattere di Sakura o al colpo di scena finale del film oppure la sequenza nella stanza d'albergo di loro due assolutamente originale e mai scontata. E'un'opera minimale, assorta da un'atmosfera profonda e struggente, una favola romantica come non ti aspetti dove tutte le risposte e i comportamenti dei due protagonisti avvengono in modo da spiazzare completamente ogni classica attesa.
Questa fiaba moderna riesce a far provare sentimenti ed emozioni sempre diverse, con una saggezza nel descrivere i gesti dei suoi protagonisti davvero toccante e di una naturalezza quasi innaturale. Due personaggi così opposti ma uniti a voler dare una svolta ad una solitudine che li sta divorando rischiando di renderli degli outsider a tutti gli effetti.
Sakura e Haruki impareranno che la vita è soprattutto frammentare con qualcuno di speciale dolore, felicità ed affetto senza trattenersi dando importanza a dei piccoli gesti come un abbraccio, un sorriso, o la lettura di una mail.


Fatal Fury 1 - La leggenda del lupo famelico


Titolo: Fatal Fury 1 - La leggenda del lupo famelico
Regia: Hiroshi Fukutomi
Anno: 1992
Paese: Giappone
Giudizio: 3/5

Il padre di Terry Bogard è stato assassinato da un uomo di nome Geese Howard allo scopo di recuperare un antico manuale sulle arti marziali. Crescendo, Terry è spinto dall'odio a voler vendicare la morte del padre ma deve vincere i propri sentimenti per completare la propria formazione e diventare un valoroso guerriero.

Sembra una brutta copia di STREET FIGHTERS dove i due fratelli assomigliano per diversi aspetti a Ryu/Terry, il preferito dal maestro, quello più spirituale e moderato e Ken/Andy decisamente più impulsivo e rancoroso. Due strade diverse dove faranno le loro esperienze mettendo in luce la loro indole per diventare sempre più forti e infine la sacra mossa finale insegnata ad uno di loro dal loro maestro. In tutto ciò con una trama davvero scontata e ridotta all'osso dove tutto è tranquillamente telefonato, entra in scena anche Joe Hisashi e sicuramente il momento migliore del lungo d'animazione è il torneo di arti marziali a differenza del combattimento finale con l'acerrimo nemico Geese e il personaggio di Lily che seppur abbozzato non gode di happy ending morendo male nel finale.

Art of Fighting-L'occhio di Sirio


Titolo: Art of Fighting-L'occhio di Sirio
Regia: Hiroshi Fukutomi
Anno: 1993
Paese: Giappone
Giudizio: 2/5

Ryo e Robert sono due amici per la pelle con la passione per le arti marziali. E mai avrebbero immaginato che la loro amicizia e la loro passione sarebbero tornate così utili. Tutto inizia sempre dal molto piccolo: un gatto siamese da riportare alla ricca proprietaria, un acrobatico inseguimento sui cornicioni per riacciuffare l'ostinato felino che porta fino ad un appartamento pieno di primitivi armati fino ai denti... E così Ryo e Robert vengono coinvolti in una storia maledettamente complicata al centro della quale si trova il favoloso Occhio di Sirio!

Ennesimo segmento della saga di ART OF FIGHTING. Questo come altri è una specie di costola appassita che cavalcava il successo degli anime a quei tempi, mettendo in scena due protagonisti mai così diversi esteticamente da quelli dei videogiochi per una storia molto semplice e un mediometraggio di 40'.
Anche l'animazione è meno curata, il budget è minore, il ritmo nonostante tutto si sforza di riuscire ad essere incalzante con il risultato che i combattimenti sono flosci tolto forse la sfida finale con il braccio destro del boss, una bionda che sa il fatto suo. Non si salva molto, i dialoghi sembrano improvvisati, l'equivoco iniziale come incidente scatenante è debole e non ha molto senso e poi il solito rapimento della sorella di Ryo nonchè futura ragazza di Robert per ottenere un diamante nascosto in un freezer è semplicemente ridicola.


martedì 14 luglio 2020

Mezzo forte


Titolo: Mezzo forte
Regia: Yasuomi Umetsu
Anno: 2000
Paese: Giappone
Giudizio: 4/5

Mikura Suzuki, membro di un gruppo di assassini mercenari, viene ingaggiata da un uomo misterioso per rapire Momokichi, proprietario di una squadra di baseball. Il problema è che Momokichi è un boss malavitoso e sua figlia, Momomi, è una talentuosa pistolera, nota per essere violenta e contorta più di suo padre. Mikura e la sua squadra deveno escogitare un piano per portare al termine la missione, sperando che nulla vada storto.

A Kite sapeva essere tante cose, muovendo generi e stili completamente diversi e una grafica da urlo. Umetsu ritrova le stesse qualità e abilità in questi due Oav che in parte riprendono le tematiche affrontate in precedenza (sci-fi, cyborg, AI, contractors) infarcendo lo scenario con i suoi elementi che sappiamo apprezzare di più dalle scene kitsch di sesso esplicito e gratuito, sparatorie e inseguimenti mozzafiato, quel gusto sadico per la violenza e la truculenza e infine l'ambientazione ormai di degrado assoluto e il background criminale.
Il tutto con una storia mai banale approfondita da dialoghi tagliati con l'accetta e un umorismo politicamente scorretto al massimo dove nessuno sembra salvarsi e dove l'umanità ormai è degenerata in maniera assoluta.



Lupin III - La menzogna di Fujiko Mine


Titolo: Lupin III - La menzogna di Fujiko Mine
Regia: Takeshi Koike
Anno: 2019
Paese: Giappone
Giudizio: 4/5

La storia si apre con una Fujiko nelle vesti di governante, al servizio di un ragioniere ricercato per essersi appropriato indebitamente di 500 milioni di dollari. In poche parole, il ragioniere in questione sa che verrà scovato prima o poi e decide di farsi esplodere assieme alla sua stessa casa mentre affida a Fujiko le sorti del suo pargolo (ottima scelta, vero?). Ma presto proprio il bambino diventerà l’obiettivo della compagnia alla ricerca del padre, inviando un assassino imbattibile che lo costringerà a confessare dove si trova il denaro. Naturalmente Fujiko sarà disposta a tutto pur di non farsi sfuggire quella somma più che cospicua…

Ultimo della trilogia nonchè caposaldo nel raccontare nello specifico che cosa abbia creato i killer visti in questo capitolo e nei precedenti. Si scopre così una compagnia, Godfrey Mining, che crea appunto assassini spietati prodotti artificialmente e con doti metaumane nonchè contractors che si contraddistinguono per avere ognuno una caratteristica insolita e letale. La storia di Fujiko è forse quella più drammatica, c'è un bambino da salvare (a volte nella sua disperazione davvero insopportabile), un segreto da mantenere, un malloppo che fa gola a molti, una fuga da un duo di criminali che si portano dietro il mostro, Bincam (una sorta di mezzo vampiro albino in grado di ipnotizzare le persone) di turno caratterizzato davvero bene, una creatura controllata dai suoi stessi aguzzini.
E poi c'è lei, finalmente una Fujiko che a differenza del primo capitolo non la vediamo inerme completamente nuda alle prese con una creatura con un fallo enorme roteante per una pletora che sembra uscita dal capolavoro di Kubrick, questo capitolo finale non prevede gag (le quali comunque sono quasi sempre state assenti nella trilogia) con personaggi sempre seri e misurati dove Lupin ad esempio non ci prova mai con Fujiko anche quando questa gli si addormenta sulla spalla quasi con le tette al vento. E'proprio lei comunque la protagonista assoluta, Lupin e Jigen fanno da comparse,
diventando un crogiolo di sfacciata sensualità e sottile perfidia, pronta ad usare il suo corpo come un'arma facendo innamorare di sé persino le pietre ma al momento giusto a conficcare pugnali nella schiena di chi è tanto incauto da avvicinarsi.




Lupin III-Lapide di Jigen Daisuke


Titolo: Lupin III-Lapide di Jigen Daisuke
Regia: Takeshi Koike
Anno: 2014
Paese: Giappone
Giudizio: 4/5

Lupin e Jigen progettano il furto di un tesoro chiamato Little Comet, custodito nel paese di Doroa Est, ma si ritrovano invischiati nel conflitto spionistico con Doroa Ovest: Jigen viene preso di mira da un misterioso cecchino chiamato Yael Okuzaki, che si dice prepari la tomba alle sue vittime prima di eliminarle.

A Koike è stato dato il progetto di mettere in scena la trilogia dei film di Lupin. Una serie di lungometraggi (divisi in due episodi caduno) che prendono un personaggio in particolare e disegnano una storia fatta a puntino e scandita da una profondità nello stile e nella messa in scena.
I risultati sono stati meglio di quanto potessi desiderare a parte qualche sospensione dell'incredulità nel battere il nemico finale, trovando sempre quella strategia assurda e in fondo appartenente a questo tipo di genere e alla mente folle e ai piani ingegnosi di Lupin.
Il character design poi riesce a rendere in maniera sublime l'estetica oltre che un lavoro incredibile di scenografia nella ricostruzione dei paesaggi e degli edifici.
Uno degli elementi che ho apprezzato di più è la libertà concessa al regista, la violenza che non lesina mai, il sangue che scende copioso e dei dialoghi mai fine a se stessi ma funzionali a dare carattere e polso alla storia. Una trilogia che rimarrà impressa e che continua una carriera artistica incredibile di un regista che si era fatto apprezzare per Redline e Animatrix.
Lupin III-Lapide di Jigen Daisuke è il primo dei tre a cui faranno seguito Lupin III-Uno schizzo di sangue per Goemon Ishikawa e Lupin III - La menzogna di Fujiko Mine


Street Fighters-Animated movie


Titolo: Street Fighters-Animated movie
Regia: Gisaburo Sugii
Anno: 1994
Paese: Giappone
Giudizio: 4/5

La trama, dunque, vede Ryu e Ken Master, due ragazzi cresciuti insieme e allenati dallo stesso maestro nelle arti marziali, essere presi di mira da M. Bison, l'antagonista del film, nonché capo di un'organizzazione criminale che punta a creare super soldati tramite il lavaggio del cervello.

A più di 25 anni dalla sua uscita il film di animazione videoludico tratto dalla famosa saga di videogiochi, rimane un precursore assoluto, un film con uno stile d'animazione e un ritmo più che notevole.
Una schiera infinita di personaggi, umorismo a zero, combattimenti oltre i livelli a cui eravamo solitamente abituati e poi una fotografia, uno stile e un'atmosfera davvero cupa che riesce a dare ancora più spessore e potenza per una grande prova registica e una storia che riesce a non essere poi così banale. Il film di Sugii a distanza di anni mantiene tutta la classe e la potenza di un film che come pochi è riuscito a diventare una sorta di cult nella vastissima filmografia d'animazione, intessendo poche sotto trame ma funzionali, creando intrecci narrativi e combattimenti dove di fatto ognuno cerca di scoprire se esiste qualcuno più forte di lui.
M.Bison poi riesce a differenza di altre trasposizioni ad essere crudele al punto giusto, un vero leader dittatoriale che pur di trovare il combattente più forte al mondo manda in secondo piano i suoi affari.


Fatal Fury 2: La sfida di Wolfgang Krauser


Titolo: Fatal Fury 2: La sfida di Wolfgang Krauser
Regia: Kazuhiro Furuhashi
Anno: 1993
Paese: Giappone
Giudizio: 3/5

Terry sta combattendo all'estero quando un ragazzo di nome Tony, che desidera diventare suo allievo, lo segue nonostante i desideri contrari di sua madre e di Terry stesso. Sconfitto dal nemico più potente che abbia mai incontrato, Terry cade in depressione e si rifugia nella bottiglia. Ad aiutarlo sarà il giovane Tony, che gli ridarà la fiducia in se stesso e facendogli realizzare di essere l'unico in grado di battere il nemico.

I fatti riprendono grossomodo da dove li avevamo lasciati dove Terry come sempre è il protagonista assoluto lasciando Andy in secondo piano e Joe in un ruolo da figurante.
Quello che passa in primo piano è un uso più articolato degli effetti speciali, le location, i combattimenti (anche se in minor numero rispetto al precedente) e i costumi soprattutto per quanto concerne i villain di turno.
La storia è meno coinvolgente rispetto a quella dell'armatura di Marte scimmiottando tra Alessandro il Grande e Babilonia in una saga videoludica che almeno ci provava. Qui il pretesto non è cosa è stato risvegliato ma un massiccio lottatore tedesco Wolfgang Krauser, di nobile stirpe e assetato di battaglie che si annoia cercando il lottatore più forte del mondo.
Compaiono diversi personaggi con la bella ninja Mai Shiranui, la durata è maggiore e ci si può permettere di spaziare maggiormente nelle tematiche e nelle psicologie dei personaggi anche se a lungo andare nonostante il ritmo incalzante ci sono troppe scene ironiche e dialoghi che non riescono a renderlo così appassionante come il film precedente.

mercoledì 1 luglio 2020

Fatal Fury – The motion picture


Titolo: Fatal Fury – The motion picture
Regia: Masami Obari
Anno: 1994
Paese: Giappone
Giudizio: 3/5

L'ambizioso Laocom Gaudemaus, insieme ai suoi tre seguaci Penny, Hauer e Jamin, mira a recuperare l'armatura di Marte, capace di dotare d'immani poteri colui che la indossa. Sulia, sorella di Laocom e preoccupata per le mire oscure intraprese dal fratello, si rivolge a Terry Bogard, che in passato aveva sconfitto avversari come Geese Howard e il suo fratellastro Wolfgang Krauser, per porre fine alle ambizioni di dominio del fratello. Terry non si lascia pregare e grazie all'aiuto di suo fratello Andy e degli amici Joe e Mai, si recano nei luoghi in cui sono dispersi i pezzi dell'armatura prima che se ne impadronisca il gruppo di Laocom.

Fatal Fury è sempre stato un picchiaduro di serie b, rispetto a saghe ben più epiche e affascinanti.
Gli anni 90' per l'animazione giapponese, quella che prende spunto dai videogiochi, sono stati i più intensi e memorabili parlando ovviamente di film di genere e mettendo questo film insieme a
STREET FIGHTERS come i due prodotti d'intrattenimento tratti dai videogiochi migliori, in un decennio dove c'erano degli artisti inarrivabili e pazzeschi come tutto il cinema di Yoshiaki Kawajiri, Mamoru Oshii, Katsuhiro Ōtomo, Satoshi Kon e Miyazaki.
La saga di Fatal Fury, di cui sono stati prodotti tre film dalla sua ha un'anima avventuriera davvero strategica giocando con l’archeologia, le leggende, gli artefatti o le pergamene dotati di mistici poteri, e la storia dell’armatura sacra, nonostante paghi un pesante pegno ai CAVALIERI DELLO ZODIACO, è davvero molto affascinante. Vedere i personaggi spostarsi da un capo all’altro del mondo per recuperarne i pezzi permette agli spettatori di visitare diverse location di grande appeal e splendidamente ritratte, spesso e volentieri anche dotate di un fascino esotico che ben si confà all’avventura archeologica.
In forma semplificata e senza prendersi mai sul serio, il film non si fa mancare nulla, c’è avventura, mistero, umorismo, qualche corpo nudo, ci sono i combattimenti a base di arti marziali e c’è il sentimento, che non manca mai nelle produzioni dedicate a Fatal Fury e qui viene ben esemplificato dalle love stories tra Andy e Mai tra Terry e Sulia mentre lo stesso non si può dire nei villain
che sono dei personaggi unicamente “stilosi” a livello estetico.
Curiosa la leggenda alla base del film. 2300 anni fa, un uomo di nome Godamas minacciò lo sconfinato impero di Alessandro il Grande grazie ai poteri dell’Armatura di Marte. In uno scontro che spazzò via Babilonia, Godamas venne sconfitto e l’armatura venne smembrata in sei parti che furono disperse in luoghi remoti.

sabato 16 maggio 2020

First Love


Titolo: First Love
Regia: Takashi Miike
Anno: 2019
Paese: Giappone
Giudizio: 4/5

Leo è un pugile di poche parole ma dal pugno pesante: quando scopre di avere un tumore al cervello diviene preda dello sconforto. Monika è prigioniera della yakuza, che la obbliga a prostituirsi e l'ha resa tossicodipendente, costantemente in crisi di astinenza. I due si trovano coinvolti in un complotto che li porterà a scontrarsi con un variegato gruppo di personaggi, corrispondenti ad altrettante forme di insana bizzarria: un emissario della yakuza stessa, un poliziotto corrotto, un killer delle triadi cinesi con un braccio solo e così via, con crescente tendenza all'eccesso.

Miike Takashi ormai è in grado di padroneggiare qualsiasi tecnica e genere. Il suo cinema da sempre ha una firma che ormai dopo quasi 100 film è impossibile non riconoscere nei suoi lavori e nella sua tecnica.
Mi aspetto soltanto più un film d'animazione ultra violento e poi raggiungo la pace dei sensi.
First Love è una vera bomba, una via di mezzo tra Yakuza Apocalypse ma meno estremo e Like a Dragon ma meno fumetto. Perchè il film parte come una storia d'amore, ma poi attraversa come uno sguardo nostalgico quasi tutti i generi del maestro giapponese dove la yakuza gioca sempre un ruolo preponderante, ma stando al passo coi tempi ci sono anche i cinesi da tenere a bada. Complotti, tradimenti, voltafaccia, doppi giochi, stragi come non se ne vedevano da tempo (quella finale poi tutta girata nel magazzino sembra Free Fire ma con l'aggiunta di arti mozzati, katane, molte più donne e ogni genere di arma possibile). First Love si prende sul serio, ci parla di loser, di una fragilità nei rapporti sociali soprattutto tra i giovani, mescola e infarcisce tutto con il cocktail di trovate interessanti in un ritmo frenetico, violento, ma anche molto ironico.
Si prende qualche virtuosismo che sfocia nel paradosso con la scena della macchina finale, mostra capi yakuza ormai stanchi (forse come comincia ad esserlo Miike) cresciuti assieme all'autore che ha saputo trattare le loro gesta disperate in alcuni autentici capolavori.

lunedì 20 aprile 2020

Altered Carbon-Resleeved


Titolo: Altered Carbon-Resleeved
Regia: Takeru Nakajima, Yoshiyuki Okada
Anno: 2020
Paese: Giappone
Giudizio: 3/5

Takeshi Kovacs è in una differente ‘custodia’, con il compito di proteggere una tatuatrice di nome Holly mentre investiga sulla morte di un boss della potente e pericolosa Yakuza. Ad accompagnarlo in questo compito c’è Gena, una agente dai modi bruschi e risoluti CTAC che ha a sua volta una missione personale. Sul pianeta Latimer, dall’aspetto squisitamente cyberpunk, tra le strade illuminate dai neon e i vicoli brulicanti, i tre si ritroveranno a combattere contro formidabili ninja, versare sangue e, alla fine, scontrarsi nel classico duello con il grande antagonista.

Resleeved è il mio primo approccio con la serie televisiva Altered Carbon che sembra abbia avuto un considerevole successo in due stagioni della nota serie tv. Uno spin off decisamente incalzante tutto architettato sull’azione, sui combattimenti e gli inseguimenti. Trame, complotti, personaggi diventano secondari a quello che appare come un divertissement in cui giocano numerosi personaggi e la trama viene spesso lasciata da parte per dare ritmo ed enfasi all’atmosfera cyberpunk. Un prodotto valido e innovativo con uno stile d’animazione abbastanza originale e ingredienti splatter e iper violenti a cui ormai soprattutto nel sotto genere siamo sempre più esigenti.
Quello su cui si poteva puntare di più, e che appare davvero una brevitas in una dimensione a parte tra il protagonista e il suo mentore, è il taglio legato alla parte sci fi sull’immortalità ormai alla portata di tutti i ricchi, alla pila corticale immaginando il pianeta come un supermercato dove scegliersi il proprio corpo a piacimento e per finire la distopia legata ai viaggi sugli altri mondi colonizzando qualsiasi cosa e cercando un proprio paradiso personale.

giovedì 16 aprile 2020

A Kite


Titolo: A Kite
Regia: Yasuomi Umetsu
Anno: 1998
Paese: Giappone
Giudizio: 4/5

Sawa, ragazzina all'apparenza inoffensiva e Oburi, timido cassiere di un discount hanno più di una cosa in comune: sono killer professionisti e entrambi sono orfani di genitori morti in circostanze misteriose. Assoldati da due poliziotti, i due devono uccidere chiunque "sia scomodo", da attori di soap opera a uomini corrotti. Quando Oburi si rende conto che i due poliziotti vogliono toglierlo di mezzo, Sawa decide di stare dalla sua parte pur di sfuggire al suo "lavoro" e a vendicare i suoi genitori...

In poco più di un’ora Umetsu condisce con sangue, esplosioni, sesso e budella, una storiellina distopica e sci-fi davvero niente male, un noir nero controverso e anarchico con alcune incursioni nell’universo dei cyborgs di Mamoru e molto altro ancora.
Politicamente scorretto, violento quanto basta, l’opera dell’autore si contraddistingue per un’atmosfera cupa e perversa che passa dall’azione frenetica a scene romantiche e in tutto questo un ritmo che non passa certo inosservato tratteggiando dei personaggi non semplici, intrappolati in una ragnatela di accordi e disaccordi con poliziotti corrotti e uomini di potere affamati di sesso e con rimandi a stupri e pedofilia.
A Kite sa essere tante cose, cinico, commovente con una trama che lascia subito presagire come soprattutto le macchine vengano sfruttate per interessi beceri e fine a se stessi senza mai essere presi davvero in considerazione. Davvero i rimandi sono molteplici ma la storia e la messa in scena sanno sganciarsi da quanto visto finora. Ottima la scelta del tipo d’animazione, dialoghi mai scontati e una trama che riesce a infilare al punto giusto dei colpi di scena mai banali danno al film quella marcia in più e tratteggiano poi due losers, due assassini che non possono fare altro, per tirare avanti, in una realtà sottolineata da un degrado morale devastante.

sabato 14 marzo 2020

Zan



Titolo: Zan
Regia: Shinya Tsukamoto
Anno: 2018
Paese: Giappone
Giudizio: 4/5

A metà Ottocento, in un piccolo villaggio del Giappone, la quotidianità viene messa a soqquadro dall'arrivo della guerra.

I ritorni quella con la R maiuscola. Tsukamoto per me come Miike Takashi, Sion Sono, rappresentano i più prolifici outsider nipponici mai visti negli ultimi anni. Capaci di rendere omaggio a tutto il cinema di genere e di fatto facendo ciò che vogliono rimanendo fuori dalle regole.
Tsukamoto ha davvero una filmografia intensa, sperimentale, precursore di un certo tipo di sci-fi cyber punk, dimostrando anche come attore di avere enorme talento.
Per la prima volta si confronta con il genere samurai o meglio dire ronin erranti. A differenza dei cinesi non gioca sul wuxia, rimanendo come per Miike fedele ad una storia semplice quanto attenta ad individuare nuovi intenti e obbiettivi da raggiungere sondando come un diapason le pulsioni primordiali dell’animo umano e lasciando in secondo piano la violenza raggiungendola solo in alcune scene catartiche come quella con la banda dei ronin fuorilegge nella caverna e il finale che acquista un sapore magico oltre ad essere una caccia inaspettata. Il jidai-geki messo in scena dall’autore è minimale, catartico nel cogliere una natura e farla esplodere con tutti i suoi colori e lasciarla selvaggia in comunione con coloro che la amano, la popolano e la rispettano.
La narrazione è scarna ed essenziale, tutto il vecchio sapore di un montaggio allucinato, di azioni imprevedibili che scattano come molle da parte di personaggi mai bilanciati come invece appaiono maestro e discepolo nel film sembrano messi da parte. Un lento studio, un incontro con un popolo contadino semplice e rispettoso, l’onore e la fedeltà, insomma tanti preziosi fattori che non vengono mai lesinati o sciorinati solo per dare prova di un esercizio estetico portato a livelli molto alti. Pochi dialoghi, tantissimi sguardi, posture, costumi, semplicità, il nuovo Tsukamoto sembra aver passato settimane sotto cascate di umiltà prima di arrivare a calpestare un altro scenario che dimostra di saper giostrare con un’armonia assoluta.
In soli ’80 minuti il maestro riesce ancora una volta a dare dimostrazione di un talento oltre confine, dove l'autorialità e l’indi possono esprimersi soltanto per mezzo di un controllo artigianale e completo della macchina filmica sapendola gestire, comprendere e dando infine il valore aggiunto come attore.

domenica 8 marzo 2020

Destruction babies


Titolo: Destruction babies
Regia: Tetsuya Mariko
Anno: 2016
Paese: Giappone
Giudizio: 4/5

Mitsuhama, una noiosa cittadina portuale in Giappone. Abbandonati dai genitori, Taira e Shouta Ashiwara, due fratelli adolescenti, abitano in un cantiere navale in prossimità del mare. Taira si azzuffa spesso con studenti provenienti da altre parti della città, ma un giorno ha la peggio e scompare. Mentre Shouta lo cerca dappertutto, Taira, spinto dal proprio ego ostinato che rifiuta la sconfitta, si imbarca in un viaggio di violenza attraverso le strade della città, alla ricerca di altri contendenti da battere

Il film sembra una costola impazzita di Crow Zero II oppure Agitator, insomma quei missili disobbedienti e cult istantanei del maestro nipponico Mike Takashi che venero da ormai circa trent’anni avendo visto praticamente tutto tra rassegne e avendo avuto modo di conoscere di persona il maestro. Il cinema giapponese tra i primi in assoluto ha saputo consolidare l’arte di saper fare cinema che viene alle mani e che sa come picchiare e rendere realistiche scorribande giovanili e massacri tra appartenenti alla yakuza.
Tetsuya Mariko che non so in quali rapporti sia con Takashi, crea un suo mondo ibrido desolato dove l’esistenza sembra ormai una piaga e la noia e la disillusione diventano importanti scenari in cui imbastire e proliferare il proprio caos esistenziale interno. Il vuoto assoluto del protagonista, della società, che in Giappone assume proporzioni estreme, si esprime in un grido disperato verso il bisogno di essere vivi e Taira sceglierà di esprimere il suo disagio in una lotta impari contro chiunque attraversi la sua strada prima di impazzire del tutto e inquadrare un altro nemico “ovvero la donna“. Destruction babies è la deriva anche dei social dove tutto viene filmato e condiviso, dove il bisogno di mostrarsi passa sempre di più attraverso imprese ai limiti della legalità e del buon senso. Dove ormai i like richiedono prove estreme di sacrificio o di brutalità e in questo caso la seconda parte del film, quando interviene quello che poi diventa il co-protagonista, il suo seguace Yuya che impazzirà del tutto, allarga la metafora del film inquadrando altri obbiettivi e diventando ancora più brutale nella sua desamina di un vuoto culturale e di un abbandono fisico e sociale in cui il governo è il primo responsabile.
Il germe della follia una volta che attecchisce può portare altri individui repressi ad esplodere? Ebbene sì e il cinema nipponico c’è lo ricorda di continuo.


mercoledì 22 gennaio 2020

One Piece-Stampede


Titolo: One Piece-Stampede
Regia: Takashi Otsuka
Anno: 2019
Paese: Giappone
Giudizio: 3/5

I pirati di tutto il mondo si ritrovano nell'isola di Delta, convocati per un misterioso festival. Ma l'invito si rivelerà pieno di insidie per Luffy e la sua ciurma, che dovranno fronteggiare sul loro cammino una minaccia apparentemente insormontabile.

Il 14 OAV fa pensare ad un'operazione di franchise ormai diventata una saga importante per un anime che ha decisamente e radicalmente trasformato le avventure e l'universo dei pirati.
Per celebrare i vent'anni, gli intenti erano di fare un film per il pubblico, un fan service, che uscisse anche al cinema e che all'interno ci fosse un grande villain, una sfida tra pirati, alleanze e vecchie conoscenze e un combattimento finale estremo che richiamasse più partecipanti possibili per un esplosione continua e inarrestabile che confluisse in una colossale battaglia tra pirati e marina.
Il risultato grazie anche agli ottimi effetti in c.g e ad una fotografia che mai come in questo film riesce a dare ancora più risalto e fascino ai colori, soprattutto quando hai il compito di mostrare la Fiera mondiale pirata, porta a una messa in scena e una scenografia molto curata, un'intera isola trasformata nella più grande festa a cielo aperto per i peggiori ceffi di tutti i mari.
Un film dove ancora una volta il villain cerca di spodestare tutti i predecessori mettendo a dura prova la ciurma di cappello di paglia e tutte le new entry che a parte i Mugiwara al completo, prevede Law e tutta le generazione peggiore di pirati, Crocodile della vecchia flotta dei 7, Rob Lucci, e ancora Boa Hancock e Drakul Mihawk, senza neppure passare dall'altro lato della forza, dove la Marina è schierata al completo.

Città delle bestie incantatrici


Titolo: Città delle bestie incantatrici
Regia: Yoshiaki Kawajiri
Anno: 1989
Paese: Giappone
Giudizio: 4/5

Da mille anni la razza umana e quelle dei mostri del lato Oscuro, combattono una guerra segreta ma fortunatamente alcuni soggetti definiti "illuminati" sono riusciti a stipulare un trattato di pace, tuttavia il trattato in questione sta per scadere ed una nuova guerra è alle porte...

Kawajiri di cui ho recensito tutte le opere è un regista straordinario, un precursore e un innovatore che ha saputo dare enfasi e prestigio all'animazione passando da un genere all'altro senza troppi problemi, regalando perle rare, cult di tutto rispetto che ancora oggi rimangono pietre miliari.
Noir, horror, fantasy, poliziesco, hard boiled, grottesco, erotico, thriller. Ci sono così tanti generi e sotto generi nelle sue opere che servono a dare sostanza, atmosfera, in un viaggio oscuro e decadente nei meandri della civiltà popolata da creature inquietanti e mostri sotto fattezze umane.
Ricco di azione e avventura, il film sbaraglia ogni tabù mostrando violenza a profusione con arti squartati e sangue in grosse quantità e scene erotiche fortemente esplicite.
La fotografia, i colori della notte, pervadono l'opera dandole sempre un equilibrio perfetto tra l'atmosfera opprimente che si respira, i continui colpi di scena e combattimenti, gli inseguimenti, i sacrifici e infine poi un'animazione tetra più che convincente.
Uno dei più bei film d'animazione horror per adulti che a trent'anni di distanza non fa una piega rimanendo spettacolare e incisivo sotto tutti i punti di vista.



lunedì 30 dicembre 2019

Demon city Shinjuku


Titolo: Demon city Shinjuku
Regia: Yoshiaki Kawajiri
Anno: 1993
Paese: Giappone
Giudizio: 3/5

Tokyo, un futuro molto prossimo. Shinjuku, un tempo uno dei quartieri più vitali, è diventato una landa oscura e abbandonata, preda di creature demoniache scese sulla Terrra attraverso un varco aperto dieci anni prima ad opera di un folle sanguinario. Lo stesso che oggi ha rapito un illuminato presidente, e intende precipitare il mondo intero nelle tenebre con un nuovo rituale. Dieci anni fa, il padre di Kyoya aveva tentato di fermarlo. Ora tocca a Kyoya scoprire i suoi poteri latenti e terminare la battaglia iniziata da suo padre, prima che l'umanità venga distrutta per sempre.

Il sequel non proprio accreditato di Città delle bestie incantatrici, continua la lezione del maestro nipponico disegnando mondi ormai saturi di violenza e ambiguità, dove i soprusi e gli omicidi sono all'ordine del giorno e i demoni come i mostri convivono con la nostra specie senza dover per forza essere più crudeli.
L'incipit della storia è l'aggancio a farci capire quali saranno gli intenti e gli obbiettivi del protagonista.
Avendo ormai visionato e recensito quasi tutti i film di Kawajiri devo ammettere che ci troviamo di fronte ad un maestro straordinario che ha saputo dare enfasi ed essere un piccolo precursore di alcune derive dell'horror ma soprattutto della sci-fi. Se è vero che i capolavori del maestro rimangono altri, il film come per il predecessore, ha il medesimo stile di disegno, le atmosfere macabre e cupe, le scene d'azione girate molto bene e il continuo scontro del protagonista con tutta la galleria di demoni che lo porteranno al boss finale.
Anche se la trama è fin troppo lineare e scontata ciò che conta spesso in film come questo è
l'aspetto molto dark, cupo, da vero e proprio film horror, che lo mette su un piano diverso e più maturo rispetto alle pellicole d'animazione di quel periodo, prendendosi rischi enormi ma allo stesso tempo dimostrando un enorme coraggio.


One Piece-Z


Titolo: One Piece-Z
Regia: Tatsuya Nagamine
Anno: 2012
Paese: Giappone
Giudizio: 3/5

La trama vede protagonista come sempre la nostra ciurma, che questa volta deve affrontare un personaggio davvero potente e determinato, "Zephyr". Ex ammiraglio della marina, Z vuole cancellare dalla terra tutti i pirati, andando contro persino alla marina militare, rubando da una delle loro basi la "pietra Dyna", una pietra esplosiva di grande impatto paragonabile alle armi ancestrali. Dopo uno scontro con l'ammiraglio Kizaru, Z viene soccorso dai mugiwara, ma, appena scopre che sono dei pirati, ha inizio lo scontro.

One Piece nel giro di vent'anni ancora non accenna a frenare il suo meritato successo.
Z è il dodicesimo film della serie animata senza contare One Piece-Stampede uscito nel 2019.
Il film di quasi 100' ha una storia semplice con interessanti colpi di scena e retroscena e un finale davvero drammatico e di forte impatto. E'un film che trasmette davvero tanto a livello emotivo e di empatia legata ad alcuni personaggi in particolare al villain di turno e al suo sacrificio finale.
Le ottime scene di combattimento e azione riescono a creare il giusto livello di suspense, ma non quanto nel finale, ricco di un mix di sentimenti e drammaticità in grado di strappare facilmente una lacrima soprattutto contando che il nemico di turno decide di mettersi contro l'intera Neo-Marina, sapendo benissimo che vuol dire andare incontro a morte certa.
Tutto questo in una caratterizzazione del personaggio molto complessa dove a dare ancor più spessore alla storia ci sono un sacco di contenuti all'apparenza senza uno scopo preciso ma in realtà molto profondi e di fatto un'enorme critica al potere.
Zephyr detto "Z" è un ex-ammiraglio della marina, che, sentendosi tradito dalle politiche errate di chi dovrebbe mantenere la giustizia, ha deciso di fondare una Neo-Marina e rimpiazzare quella già esistente, così da spazzare via tutti i pirati; ovviamente la ciurma di Cappello di Paglia che se ne sta in un'isola a festeggiare si troverà coinvolta con Z e la sua ciurma.
Questo è Zephyr. Il vero volto del villain della pellicola non è altro che un uomo, un padre, un marito, un soldato e un eroe smarrito in cerca di un'involontaria redenzione che ha visto traditi tutti i suoi valori e cerca vendetta.
Per ora il film più maturo della saga.



sabato 16 novembre 2019

Cyber City Oedo


Titolo: Cyber City Oedo
Regia: Yoshiaki Kawajiri
Anno: 1992
Paese: Giappone
Giudizio: 4/5

OEDO (ex Tokyo), anno 2808. Sengoku, Benten, Gogul: intraprendenti cybercriminali condannati a scontare dai 295 ai 375 anni di carcere. Le alte sfere governative decidono di sospendere tutte le sentenze in cambio della loro collaborazione nella lotta contro il crimine. Riusciranno i tre neo-agenti della Cyber Police a portare a termine ogni missione con successo? Il collare esplosivo che sono costretti a indossare non lascia loro molta scelta.

Ancora l'immenso Yoshiaki Kawajiri, un regista d'animazione come non si sono quasi mai più visti che ha saputo regalare perle per quanto concerne la nutrita gamma di generi a cui il suo cinema attinge e aderisce. Un'autore in senso ampio del termine di cui credo su questo blog di aver recensito tutte le sue opere, tante, diverse, una più bella dell'altra di cui questa mini serie composta da tre Oav da quaranta minuti l'uno raggiungono i fasti più alti del suo cinema.
Sci-fi, poliziesco, thriller, horror. Cyber City Oedo è composto da tre episodi diversi ma collegati dove in ognuno è presente una storia incentrata su uno dei tre protagonisti principali.
Con una soundtrack dominante e ipnotica Kawajiri inserisce quasi tutte le sue tematiche raggiungendo e inserendo però alcune meta riflessioni filosofiche sul destino e tante altre domande e argomentazioni affrontate in passato. I complotti, il governo corrotto, le macchinazioni politiche, i collari per controllare i prigionieri e usarli come schiavi per i propri scopi, gli esperimenti militari a danno di alcuni prigionieri usati come cavie. Temi e portate che vengono inserite in maniera più che perfetta, dove il nostro autore si sbilancia affrontando anche l'horror con una storia che vede protagonista un vampiro, tantissimo sangue e un livello di violenza che rimane uno dei marchi di fabbrica del cinema di Kawajiri come in alcuni film possono esserlo le scene di sesso.Gli scenari poi sono curatissimi, il delirio cosmico e le ambientazioni cyberpunk rendono ancora più suggestivo un universo creato ad hoc per dare ancora più enfasi alla storia.
Lo stile poi ormai da tempo non ha più nulla da mettere in discussione, è rodato e ormai consolidato con alcune scene d'azione realizzate in maniera impareggiabile dando sempre una profonda riflessione sullo spirito di sacrificio, sull'enorme senso di spettacolarità e alcuni scontri che inseriscono anche un certo discorso sull'onore e sul rispetto che merita un discorso a parte.
I criminali che Kawajiri mostra, tre personaggi che come sempre si distinguono in tutto e per tutto come se fossero straordinariamente diversi nel design e nel character, sono gli stessi anti-eroi che abbiamo conosciuto in altre opere come sempre prediligendo e distinguendosi per delle storie che non prevedono dei veri e propri eroi canonici ma in fondo dei buoni che sanno sacrificarsi per la giusta causa e al tempo stesso rimangono anarchici in tutto e per tutto, odiando le regole e un sistema che gli vende e gli usa come vittime sacrificali e capri espiatori.




domenica 27 ottobre 2019

Ninja Scroll


Titolo: Ninja Scroll
Regia: Yoshiaki Kawajiri
Anno: 1993
Paese: Giappone
Giudizio: 4/5

Per impossessarsi di un giacimento aurifero, uno dei signori del castello di Yamashiro ordina ai propri ninja, capitanati da Himuru Gemma, di assassinare i rivali. Gemma mette poi i suoi ninja l'uno contro l'altro, ma Jubei sopravvive e decapita il diabolico leader. Cinque anni dopo, Gemma si reincarna ed entra al servizio della casa di Toyotomi. Solo Jubei potrà fermarlo...

Ninja Scroll continua la fortunata carriera e filmografia di Kawajiri, regista nipponico d'animazione immenso, che riesce a fare ciò che gli piace senza avere paletti di censure da dover rispettare.
Il suo cinema infatti è pieno di violenza, scene splatter di squartamenti, scene di sesso, dialoghi feroci e tanta tanta atmosfera di morte che impregna sempre l'ambientazione delle sue opere.
Tutti i mondi da lui sdoganati fanno paura, nessuno ci vorrebbe mai vivere, gli stessi mostri metafore degli umani, ricalcano quella perfidia e corruzione che diventa il loro modus operandi per andare avanti nella società. Intrighi, complotti, mattanze, Ninja Scroll ha una storia molto semplice per affondare la sua katana in quello che interessa sempre a Yoshiaki ovvero non avere una visione troppo manichea, ma tracciando spietati i cattivi come i buoni, puntando sempre su racconti visionari dal carattere marcatamente erotico. Gli scontri qui si superano, spettacolari e cruenti con personaggi, protagonista e demoni, caratterizzati molto bene e con un design magnifico (un altro dei meriti dei suoi film).
Come sempre essendo autore a tutti gli effetti cura anche il soggetto, lo script, il character design imprimendo come dicevo il proprio stile personale con ampia libertà di manovra.
Ninja Scroll funziona anche perchè nonostante abbia già qualche annetto invecchia molto bene, rivederlo è sempre un toccasana e se qualcuno volesse approfondire di più la materia è stata fatta anche una serie di 13 episodi, interessante ma che non ha i fasti del film.