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mercoledì 20 febbraio 2019

Rendel


Titolo: Rendel
Regia: Jesse Haaja
Anno: 2017
Paese: Finlandia
Giudizio: 2/5

Rendel, un vigilante mascherato finlandese, è alla ricerca di vendetta contro Vala, una potente organizzazione criminale.

Ogni tanto il cinema o la formula fare i film ha un preciso scopo. Liberarsi di denaro sporco facendo girare cifre importanti che non devono essere scoperte o rendicontate.
Ora non so se Rendel sia uno di questi casi ma il risultato non fa ben sperare. Un film davvero buttato lì dove le cose capitano perchè devono andare in quel modo senza lasciarti quella libertà, o quei dubbi che forse le cose non andranno come ci immaginiamo o che il film potrebbe prendere una svolta o una piega imprevista.
Ad un certo punto mentre lo guardi dici, ma è palese che mi stanno prendendo in giro, in realtà la storia è molto più complessa. Poi i minuti continuano a scorrere inesorabili e ti rendi conto di essere stato abbindolato perchè tutto accade come previsto.
Rendel è la riposta dei comics, dei super eroi, direttamente dalla Finlandia. Qualcuno ne sentiva il bisogno? No, ma come tanti prodotti si cerca di accoglierli per capire se meritino oppure no.
Dalla Finlandia ho apprezzato molto di recente EUTHANIZER, SAUNA, TRASPORTO ECCEZZIONALE, tutti meritevolissimi film dove il secondo ha una marcia in più.
In un modo o nell'altro descrivevano questo freddissimo paese e ci mostravano le loro leggende e il loro folklore locale.
Questo sembra un film americano girato in Finlandia dove se non lo sapessi a parte la neve potrei benissimo dire che è stato girato in Canada.
Rendel poi non ha nessun motivo per essere ricordato o per stare simpatico. L'eroe non parla e giustizia quasi sempre a suon di cazzotti, accompagnato da una adolescente darkettona particolarmente problematica e da una serie di personaggi che ci fanno dimenticare chi sia il vero protagonista.
Rendel cerca nella maschera di assomigliare leggermente al personaggio creato da Todd McFarlane fallendo miseramente la missione.

lunedì 17 settembre 2018

Euthanizer


Titolo: Euthanizer
Regia: Teemu Nikki
Anno: 2017
Paese: Finlandia
Giudizio: 3/5

Alle soglie di un bosco fitto e scuro vive Veijo. È un uomo misterioso e non ha molti amici, ma tutti lo conoscono: è il temuto "euthanizer", che nel buio della sua officina offre un'alternativa economica all'eutanasia delle cliniche veterinarie. Veijo non ama le persone, ma ha una forte empatia per gli animali e vive seguendo un codice etico proprio.

Il film di Nikki ci porta nei boschi finlandesi dove chissà cosa può succedere o chi ti puoi trovare di fronte come in questo caso membri di organizzazioni neo-naziste.
In Euthanizer i personaggi sono quasi tutti nichilisti e misogini, a partire dal protagonista dal cuore tenero, come Veijo che preferisce gli animali agli umani. Come dargli torto quando un proprietario vuole sbarazzarsi di un cane sano e scondinzolante e portando praticamente il nostro anti eroe a dover fare la scelta che decreterà l'intento del film di diventare presto, scoperte le carte, un solido thriller con il sotto testo del revenge movie che negli ultimi anni va sempre più di moda.
Se non altro qui geograficamente i posti sono abbastanza insoliti e poco fotografati dal cinema, in più il cast è molto convincente e alcune scene sanno essere molto crude senza essere mai scontate e senza regalare nulla soprattutto per quanto riguarda la vendetta ai danni delle persone.
Veijo è un uomo affetto da molte psicosi che vive in una regione povera e periferica dove ad un tratto vive una storia assurda e solo a tratti romantica con un'infermiera molto più giovane di lui e che si alterna per tutti e tre gli atti con la ricerca dei mandanti e della vendetta del suo protagonista.
Nikki alla sua terza opera è un filmmaker autodidatta che ha diretto, scritto, montato e coprodotto, questo intenso noir che sconfina nella black comedy e nell'exploitation dove il suo protagonista, Matti Onnismaa, ha qualcosa come più di 150 film all'attivo.
Interessante come in un'intervista abbiano chiesto a Nikki che se specialmente in un film americano, qualcuno massacra un'infinità di persone, nessuno dice niente, ma se viene ucciso un cane, allora tutti protestano. Partendo da questo pretesto il regista ha detto che se vuoi rendere un personaggio davvero cattivo, devi fargli uccidere un cane così lui ha giocato con questo cliché caratterizzando un personaggio, dotato di una sua umanità, che fa qualcosa che nessuno spettatore vorrebbe mai vedere, anche se gli animali a cui toglie la vita sono malati e portandoti sempre al limite con pistole puntate contro qualche muso dolce e sorridente

mercoledì 9 maggio 2018

It cames from the desert


Titolo: It cames from the desert
Regia: Marko Mäkilaakso
Anno: 2017
Paese: Finlandia
Giudizio: 2/5

Un gruppo di formiche giganti invade il New Messico. Un gruppo di persone deve cercare di mettersi in salvo.

It cames from the desert sembra una brutta versione di qualcosa che potrebbe assomigliare ad un film della Troma mischiato con i sequel di TREMORS. Il risultato è ad un passo dall'Asylum.
Videogiochi dell'amiga, b-movie, trash e in parte exploitation sono ancora parte degli ingredienti di questo film che nonostante il divertissement che poteva dare, non riesce mai a decollare sfigurando di fronte a film come ARACK ATTACK (e credo di aver detto tutto).
Purtroppo la trama è di una banalità assurda, i protagonisti sono ad un passo dalla cretineria più pura stereotipati in maniera assurda e i non sense del film pur essendo in parte giustificati dal genere non solo non esaltano ma non divertono neppure.
Un "Creature Features" ma di quelli brutti dicevo, dove c'è così tanta povertà in tutti i campi mezzi e sensi che prima di vedere queste famigerate formiche (d'altronde lo spettatore solo quello aspetta) dobbiamo quasi arrivare al secondo atto.
Purtroppo pur essendo un film d'intrattenimento e gigioneggiando con intelligenza fra scene splatter in puro stile videloudico, non riesce nonostante gli omaggi e i riferimenti a tenere a galla il film, che risulta deficitario in molti altri aspetti.




venerdì 9 gennaio 2015

Imaginaerum

Titolo: Imaginaerum
Regia: Stobe Harju
Anno: 2012
Paese: Finlandia
Giudizio: 2/5

"Imaginaerum racconta la storia di un compositore anziano, Tom, che soffre di una grave forma di demenza. Dal momento che ha avuto questa malattia per anni e che è regredito ai tempi dell'infanzia, non ricorda praticamente niente della sua vita adulta. La sua musica, gli amici, tutto il suo passato, incluso il ricordo di sua figlia, sono una foschia nella sua fragile mente. Tutto quello che gli è rimasto è l'immaginazione di un ragazzino di dieci anni. Mentre scivola via nel coma, sembra impossibile che possa riavere ciò che ha perduto.
Oppure no?"

Forse contaminare un tema come quello dell'introspezione e un viaggio dell'eroe scontato e con parecchi problemucci di sceneggiatura, sancisce fin da subito i limiti del film di Harju, regista anonimo per un film ancora più anonimo, forse una sorta di vetrina per il gruppo metal Nightwish che canta e suona all'interno del film.
E'una caratteristica tipica dei nordici, per fortuna non di tutti, mischiare la settima arte con la musica e cercando strane contaminazioni che dal punto di vista cinematografico, spesso sono orribili, oppure richiamano tutta una nutrita galleria di elementi fantasy e infarcendoli con scene e personaggi di indubbio gusto e credibilità dal pupazzo di Natale ai viaggi nella memoria fino all'esplosione finale con un calderone confusionario e davvero poco suggestivo.
La Finlandia ha saputo regalare negli ultimi anni alcuni film davvero interessanti come SAUNA, in cui le leggende urbane e il folklore popolare creano una storia particolarmente originale oppure film riusciti a metà come TRASPORTO ECCEZZIONALE che indaga su chi fosse il vero Babbo Natale e infine pellicole volute da gruppi metal che riescono a portare a casa tutti i difetti che un horror può avere come DARK FLOORS.
Infine un film che cerca di consolidare temi importanti, etici e drammatici con la tradizione del fantasy dimenticando però l'acume e la criticità dello spettatore.
In più spesso e volentieri, a livello tecnico, il limite di budget mostra numerosi errori della c.g senza parlare dei difetti della post-produzione.

venerdì 6 aprile 2012

Sauna


Titolo: Sauna
Regia:  Antti-Jussi Annila
Anno: 2008
Paese: Finlandia
Giudizio: 4/5

1595. due fratelli, Knut e Erik vengono arruolati per rappresentare la causa svedese in un incontro con la delegazione russa per stabilire i patti del confine. Durante il viaggio Knut inizia ad avere strane visioni che lo accompagneranno per tutto il percorso, fino a che non troveranno uno strano villaggio nel bel mezzo del bosco. La gente del posto si rivela subito irrequieta, e sembrano nascondere un segreto che soltanto la sauna situata a pochi metri dagli accampamenti può svelare.

Ed ecco che uno pensa che nel nostro continente siano solo l’Inghilterra e la Francia a farla da padroni con alcune sterzate spagnole. Poi però ultimamente anche il cinema nordeuropeo si è dato da fare sfornando alcune chicche davvero notevoli come TROLL HUNTER, DEAD SNOW e TRASPORTO ECCEZIONALE solo per fare alcuni esempi.
Però SAUNA è qualcosa di completamente diverso. Non ci sono mostri e nazisti che ritornano in vita.
Qui sin dall’incipit capisci che la storia giocherà sulla psicologia dei personaggi, su temi esistenziali, sui sensi di colpa in un periodo in cui uccidere innocenti,  soprattutto in guerra, sembra il male minore.
La sauna qui assume soprattutto per i finlandesi un significato maggiore e nascosto. Nel reparto tecnico è interessante l’uso parsimonioso degli effetti speciali, dei dialoghi sopraffini e funzionali(anche se in alcune parti un po’ troppo complessi per l’anno in cui il film è ambientato) e una fotografia da favola.
Sono proprio i due protagonisti, la loro sofferenza, le location(un bosco quanto mai spettrale) e alcuni colpi di scena notevoli, tali da approfondire il discorso su quanto gli orrori della guerra nascondano scenari di sofferenza davvero terribili.
Uno dei finali più crudi e disperati dell’immenso panorama horror di questi tempi. Un film che fa pensare, dà da pensare e diventa un vero e proprio must nel genere riuscendo ancora una volta a far esplodere un’originalità potente giocata anche sul fatto che spesso di questi paesi non si sa molto e allora i registi e gli sceneggiatori giocano sui temi o le leggende locali riuscendo spesso a sorprendere.

venerdì 6 gennaio 2012

Trasporto Eccezionale Un racconto di Natale

Titolo: Trasporto Eccezionale-Un racconto di Natale
Regia: Jalmari Helander
Anno: 2010
Paese: Finlandia
Giudizio: 3/5

Alla vigilia di Natale, in Lapponia, un gruppo di uomini riporta alla luce il corpo di quello che ritengono essere Babbo Natale. Rimasto sepolto sotto una coltre di ghiaccio, l’uomo è ancora in vita. Nei giorni successivi, quando i cadaveri trucidati di alcune renne vengono ritrovati e un gruppo di bambini risultano scomparsi nel nulla, una vecchia leggenda su Santa Claus ritorna alla mente degli abitanti del posto che dovranno prodigarsi in tempo per fermare le azioni malvagie del vecchio uomo.

Il film è basato su miti precristiani del Nord Europa relativi alla figura di Babbo Natale descrivendo una favola nera con protagonista un bambino.
La popolazione dei Sami (1555) infatti, si è sempre distaccata nelle loro radici dal concetto capitalistico e contemporaneo e soprattutto americano che vede Babbo Natale un uomo buono che porta i doni ai bambini. In realtà il film ha il merito e Helander lo sa, di sfatare quest’assunto e puntare sulle leggende della citata popolazione indigena.
L’evolversi della storia è abbastanza anomalo così come la struttura, in alcune parti lenta e prolissa mentre in altri contesti riesce a essere assolutamente onirico e quasi magico sotto certi aspetti.
Trattando elfi e demoni, il regista parte con la solita denuncia sugli abusi naturalistici (un buco enorme in mezzo alla montagna per cercare minerali preziosi) per poi spostarsi sulla favola, sulla crudeltà e la vera storia del demone tanto odiato dai Finlandesi. Basta vedere alcune scene per trovare quali sono gli elementi che hanno costretto i cittadini a imprigionarlo per l’eternità.
Un finale esplosivo con qualche scena in c.g così come l’ondata dei servi del Babbo che inquietano non poco e danno enfasi a una storia di un paese che non è solito girare pellicole di questo tipo.
La possibilità è stata data proprio al regista dopo aver girato due corti precedenti che facevano intuire l’interesse sull’argomento.
Davvero insolito soprattutto quando è proprio un bambino a trovare la speranza e la risposta per combattere il male.

lunedì 21 marzo 2011

Leningrad Cowboys Go America

Titolo: Leningrad Cowboys Go America
Regia: Aki Kaurismaki
Anno: 1989
Paese: Finlandia/Svezia
Giudizio: 4/5

Una band di strimpellatori nordici finlandesi con il ciuffo dei capelli a trapano e gli stivali a punta, i Leningrad Cowboys, scoprono che l’unico luogo in cui la loro musica può piacere alle masse o al pubblico di nicchia e l’America. Così, assieme al loro agente, un uomo avaro che nasconde la roba per non doverla condividere partono per l’America. Sono costretti ad imparare l’inglese sull’aereo e prima di partire un loro compagno muore congelato, poiché è rimasto la notte fuori nella tundra a suonare.
Arrivati in America, scoprono che non è così facile avere successo e la loro musica inizialmente non piace a nessuno.
Così l’ultima possibilità e quella di suonare ad un matrimonio in Messico.

Il film ha una sceneggiatura piattissima. Tuttavia Kaurismaki costruisce con un particolare sguardo per gli ambienti, una commedia in cui si ride e si riflette.
Film “on the road”, ma anche una commedia con parti demenziali e comiche (l’agente che nasconde la birra nella bara del morto, oppure il morto che alla fine si risveglia.
I dialoghi sono ridotti all’osso, i personaggi non parlano quasi mai, fatta eccezione per l’agente che comanda e gestisce tutta la banda.
La cosa che più mi ha stupito di questo film è sicuramente la semplicità disarmante con cui è costruito. Non ci sono scene particolari e non esiste un concetto di suspance. Lo spettatore è catturato dai silenzi e dagli enormi spazi vuoti in cui si svolge l’azione. I personaggi sembrano muoversi al rallentatore, non s’interessano a quello che succede, subiscono la prepotenza del loro agente, senza accorgersi delle sue mosse losche, rimanendo neutri dall’inizio alla fine.
Comica comparsa per Jarmush nella parte del venditore d’auto.