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mercoledì 23 gennaio 2019

Felt



Titolo: Felt
Regia: Jason Bunker
Anno: 2014
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Amy è una giovane donna che sta provando a superare sia un trauma passato sia le aggressioni che subisce quotidianamente dagli uomini che la circondano. L’unica via di fuga sono per lei un progetto artistico sempre più scandaloso e degli alter ego che la isolano dai pochi amici rimasti ma che almeno le placano il dolore. L’incontro con Kenny, un ragazzo dolce e premuroso, le darà per un po’ l’illusione di un futuro migliore.

Non ho mai visto così tanti cazzi come in questo film. O meglio uno su cui gravita tutta la storia e su cui si concentra parte del trauma della protagonista.
L’attrice e co-sceneggiatrice sembra abbia riversato nel film la sua esperienza di vita e il suo modo di elaborare il trauma dovuto ad una violenza sessuale avuta in precedenza.
Il mio amore per il cinema indie non finirà mai. Aspettavo, certo non trepidante, il secondo film di Bunker dopo il già recensito Toad Road.
Di nuovo l'incubo e di nuovo l'orrore, qui nella sua quotidianità spostandosi da caverne dove assaggiare droghe sintetiche, a parchi, case sugli alberi e una città dove ormai non si ha più vergogna di nulla.
Bunker racconta l'orrore del mondo giovanile ormai privo di valori e completamente allo sbando. Le azioni e i comportamenti anti sociali di Amy fanno davvero impressione durante la visione diventando al limite dell'eccesso e al confine con ciò che è lecito mostrare.
Bunker avvezzo al genere, regala forma e dimensione con un budget molto ridotto e facendo ricorso a pochi elementi, ma studiati alla perfezione, tantissimi dialoghi che ad una prima impressione sembrano improvvisati ma solo in parte, i diversi e grotteschi costumi di Amy e infine la sua passione per l'arte fetish (ma è azzardato definirla così).
Un film che nell'ultimo atto, il rapporto con Kenny, colpisce meno duro ma Bunker è uno tosto e il finale non potrà che distruggere in senso positivo quanto seminato da Kenny.