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sabato 9 dicembre 2017

Kuso

Titolo: Kuso
Regia: Flying Lotus
Anno: 2017
Paese: Usa
Festival: 35°Torino Film Festival
Giudizio: 3/5

Flying Lotus, musicista e rapper californiano, debutta con un film che non mancherà di far scalpore. In una Los Angeles post-Big One, seguiamo le vite parallele di alcuni sopravvissuti, tra insetti giganteschi e da incubo, decomposizioni organiche, ossessioni scatologiche, mutilazioni genitali. Un body horror ossessionato dalla pop art, che cita, ingloba, digerisce ed espelle il cinema di Cronenberg, Tsukamoto, Korine, Švankmajer, i Quay Brothers.

Notte horror al Torino Film Festival.
Quello che avviene in Kuso si può riassumere più o meno così: Los Angeles. Una ragazza afroamericana strozza il proprio fidanzato ricoperto di pustole e poi gli spalma lo sperma sul viso. Un uomo deforme affetto da una grave patologia gastrointestinale viene umiliato a scuola, scappa e incontra una creatura boschiva composta da un ano e una lingua. La nutre con le proprie feci, facendole crescere una testa. Una bionda con dermatite seborroica scopre di essere incinta, ma i suoi due amici a forma di televisori pelosi le strappano il feto (e se lo fumano). Una donna orientale striscia in una fogna cibandosi di insetti quando viene risucchiata in un universo psichedelico. Il dottor George Clinton alias il cantante dei Funkadelic defeca una scolopendra grande come un’astice su un paziente del suo studio medico. Tutto ciò è la conseguenza di un terremoto che si è abbattuto sulla California, a quanto pare.
Kuso sin dalle prime inquadrature e dall'orrore (anche se è più lo schifo che genera) mi ha ricordato un altro film malato agli stessi livelli se non di più ovvero WHERE THE DEAD GO TO DIE.
Di nuovo un artista come nel film sopracitato che si interessa alla settima arte con un susseguirsi di scene, gag, vignette, tutte molto sinistre e macabre finalizzate a dare peso e consistenza a tutto lo schifo e lo squallore che cerchiamo di non vedere. Mascheroni, tute, make-up esageratissimo, scene raccapriccianti e grottesche con guizzi gore e una visceralità di fondo che da quell'inquietudine finale ad un film strano, complesso, singolare, sperimentale, scomodo e politicamente scorretto, ma più di tutto fine a se stesso, un esercizio di stile autocelebrativo come nuovo maniaco della psiche.
Un film per pochi disegnato da chi non vuole piacere alla massa (direi che su questo non c'è bisogno di stare a dilungarsi) sapendo bene di rischiare di essere mal interpretato soprattutto nel senso e negli intenti con si muovono alcuni personaggi e nella fattispecie alcuni intenti.
Kuso è un contenitore di immagini estremamente sgradevoli”, una schifezza che striscia nei liquami più infetti e purulenti e gratta tutto il marcio peggiore che si possa trovare.

Al Sundance il pubblico è scappato via...

lunedì 1 maggio 2017

Xx

Titolo: Xx
Regia: AA,VV
Anno: 2017
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

XX è un’antologia horror presentata nella sezione Midnight del Sundance Film Festival 2017

Ormai di questi tempi le antologie sull'horror non si contano più.
Mancava quella al femminile con tutte registe donne alcune delle quali famose e altre meno da Kusama (JENNIFER'S BODY, INVITATION) alla Vuckovic e la Benjamin (SOUTHBOUND) senza contare le sequenze animate in stop motion di Sofia Carrillo.
XX non è certo una di quelle serie che possono competere con alcuni lavori che portano sicuramente firme più autorevoli ma riesce a destreggiarsi molto bene con alcuni alti e bassi.
Il primo episodio The Box è quello che racchiude più suspance per l'originalità della trovata.
The Birthday party è in assoluto il più grottesco e ironico per alcuni aspetti.
Don't fall è il più slasher mentre Her only living son è il più demoniaco.
Bisogna riconoscere a tutte le registe uno sforzo e un impegno tale per cui il senso di appartenenza al genere e la messa in scena trova sicuramente alcune buone trovate e interessanti spunti.
Tutte le storie a parte la penultima non hanno mai quel concentrato di violenza e sangue che in altre antologie si è abituati a vedere. Qui le storie partono da spunti in alcuni casi reali e tematiche come il senso d'isolamento e la reazione a questa condizione, i lutti improvvisi, i complotti familiari e diabolici. Problemi che nella vita di tutti i giorni se dovessero mai presentarsi ci costringerebbero a delle scelte rigorose (ad esempio il padre dei due figli in The Box o l'umiliazione a cui si sottopone la madre del ragazzo in only living son). La donna di nuovo è al centro, nel bene e nel male, scegliendo e dovendo lei ancora una volta lottare o scegliere di mostrare per salvare se stessa o i cari. Progetto dalla lunghissima gestazione, ha modificato la sua linea creativa un paio di volte dall’annuncio della sua produzione nel 2013, ma alla fine la pellicola è stata per fortuna ultimata.


martedì 7 marzo 2017

Heavy Metal

Titolo: Heavy Metal
Regia: Gerald Potterton
Anno: 1981
Paese: Canada
Giudizio: 4/5

Uno strano tipo d'astronauta torna a casa portando con sè il Loc-Nar, un piccolo meteorite verde. Appena varcato l'uscio di casa l'uomo viene polverizzato dal malefico meteorite davanti agli occhi dell'inerme figlioletta. Il Loc-Nar inizia così a raccontare le sue tremende vicissitudini alla bambina, affinché possano valere come lezione di vita sulle smanie di potere del genere umano.

Quando penso ad alcune pellicole storiche per quanto concerne l'animazione non posso non includere questo master di Potterton, il quale assieme a tante altre opere significative hanno saputo dare enfasi e spirito al genere. Heavy Metal poi senza nemmeno farlo apposta è un precursore nel suo viaggio spazio tempo a cercare storie e creare trame diverse anche se legate da un filo invisibile.
Tutto gode di una libertà, una magia e un'armonia che si respirava in alcuni periodi e che spesso con la c.g l'animazione moderna rischia di perdere.
Quando il film venne citato in un celebre episodio di SOUTHPARK mi resi conto che dovevo assolutamente vedere questa fondamentale perla che riesce a contaminare più generi dalla sci-fi uniti al fantasy e infine l'horror in modo molto equilibrato e suggestivo.
Il film è ispirato ad un celebre fumetto franco-canadese uscito nel 1974 di nome Metal Hurlant che tra l'altro potrebbe avere qualche analogia con il libro di Evangelisti Metallo Urlante, una raccolta di storie con tanti punti in comune.

A questo film tra l'altro collaborarono disegnatori come Moebius, Dan O'Bannon e Richard Corben mentre sulla soundtrack ci sono gruppi come i Black Sabbath, i Blue Oyster Cult e i Nazareth. Il film tra l'altro venne prodotto da un Ivan Reitman alle prime armi. Al di là della trama e di alcune storie che potranno sembrare ormai datate, il film mantiene un fascino e un'atmosfera davvero unica e potente in grado di restituire quella fama e rendere giustizia al lavoro che Potterton e soci meritano soprattutto inserendo alcuni sprazzi erotici che per il tempo non erano affatto scontati.

martedì 13 dicembre 2016

Patient Seven

Titolo: Patient Seven
Regia: AA,VV
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Pazient Seven è un'antologia dell'orrore che intreccia sette cortometraggi di registi da tutto il mondo, con una storia coinvolgente ambientata in un istituto mentale negli Stati Uniti.

In quest'anno gli horror antologici o a episodi non mancano di certo.
Mancava però una produzione più low budget che si occupasse del tema della follia anche se qui l'accezione merita alcune precisazioni. Trovandosi di fronte ad una serie di storie su vari disagi di carattere puramente psichiatrico, portati comunque e sempre all'eccesso, il Dottor Marcus interpretato dal grande Michael Ironside, che finalmente ritroviamo dopo TURBO KID, si trova a intervistare alcuni pazienti che hanno avuto traumi nei quali si manifestavano veri e propri mostri (vampiri, zombie, demoni, fantasmi).
Senza spoilerare l'importante colpo di scena finale (purtroppo abbastanza ovvio) il film ha sicuramente una buona messa in scena, gli episodi non sono tutti efficaci ma cercano almeno di avere un buon ritmo con una recitazione sostenuta. Il dottor Marcus altro non fa che provocare i pazienti e metterli di fronte ai loro incubi e alle loro fobie peggiori (molto realistica a questo proposito la scena della tortura con la pellicola trasparente) quindi usando il metodo opposto che userebbe qualsiasi psichiatra per curare un paziente.
Sette i nomi e i lavori: Nicholas Peterson (segmento 'The Visitant'),(segmento 'The Body') Paul Davis,(segmento 'Undying Love') Ómar Örn Hauksson, Dean Hewison ( 'The Sleeping Plot' segmento), Erlingur Thoroddsen (segmento 'Bando';Bambino Eater), Joel Morgan (segmento 'Morte Scene'), Johannes Persson e Rasmus Wassberg ( 'evaso' segmento).

Un'altra raccolta, con un'idea originale che non riesce sempre a trovare un giusto equilibrio ma che è sostenuto dall'inizio alla fine dalla prova attoriale del suo malvagio protagonista.

venerdì 23 settembre 2016

Mexico Barbaro

Titolo: Mexico Barbaro
Regia: AA,VV
Anno: 2015
Paese: Spagna
Giudizio: 4/5

Sulla scia degli horror antologici a episodi che ultimamente stanno riscuotendo un certo successo, assieme a GERMAN ANGST e in piccola parte VHS e sequel, arriva il più feroce e cattivo di tutti in cui otto registi si ispirano alle più brutali leggende e al folklore orrorifico della loro terra: il Messico.
Che siano storie urbane, creature mostruose, troll, fantasmi, Santa Morte, il film cerca di non risparmiare nulla e portare all'efficacia tutto il suo repertorio in uno stile che alterna arty e grindhouse.
Il titolo deriva da 1908 saggio di John Kenneth Turner che ha evidenziato la situazione politica e sociale in Messico durante il crepuscolo della lunga dittatura di Porfirio Diaz.
Mexico è davvero "barbaro"diciamolo, coglie davvero di sorpresa.
E' di una cattiveria senza pari, mostra tutto (ma proprio tutto) è non si preserva mai dal dire "forse stiamo esagerando". Sembra una rincorsa a chi gira il corto più malato e noi non possiamo che essere felici e succubi di tale scelta.
Guardateveli non voglio stare a raccontare una per una le singole trame.
Accenno solo i nomi dei corti e degli autori, perchè forse, sentiremo parlare di alcuni di loro.
Isaac Ezban - "La Cosa mas preciada" (più malato e weird), Laurette Flores Bornn – "Tzompantli" (attuale e politicamente scorretto), Jorge Michel Grau – "Bambole" (nostalgico), UlisesGuzman - "Siete veces siete" (storico), Edgar Nito - "Jaral de Berrios"(soprannaturale), Lex Ortega - "Lo que importa es lo de Adentro "(disturbante), Gigi Saul Guerrero -" Día de los Muertos "(folkloristico), Aaron Soto -" Drena " (criptico)
Vi basti sapere che alcuni sono davvero bizzarri e che i temi sono: narcotraffico, troll che stuprano (letteralmente) una donna, pedofili, cannibali, uomini neri, fantasmi, obesi che maciullano donne, creature, sacrifici atztechi e il giorno dei morti.
Più in generale, c’è una visione eretica e davvero poco religiosa sui temi trattati e sulla carica eversiva su cui poggiano le storie trovando il numero magico e sposandolo sui temi prediletti: Satana, Sesso e Sangue.


giovedì 4 agosto 2016

Holidays

Titolo: Holidays
Regia: AA,VV
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Kevin Kolsch dirige l'episodio dedicato al giorno di San Valentino, che ruota attorno ad una giovane ragazza che è ossessionata dal suo allenatore di nuoto. Scott Stewart dirige invece l'episodio dedicato al Natale e segue un uomo che farà di tutto e di più per regalare a suo figlio un nuovo paio cuffie all'ultima moda scoprendo cose su se stesso e sulla sua famiglia che non avrebbe mai voluto sapere. l'episodio di Kevin Smith tratta invece di CamGirls che lavorano durante la notte di Halloween.

Ultimamente gli horror a episodi non sono certo una novità.
Sono un espediente come un altro per raccontare in minor tempo e con maggior forza, quando si riesce, una storia. Non per forza dei corti ma dei piccoli episodi finalizzati all'intrattenimento.
Ultimamente non ci possiamo lamentare se nelle antologie c'è sempre chi è più bravo o ha più dimestichezza e una storia originale da raccontare e sviluppare rispetto agli altri.
GERMAN ANGST è stato un tentativo interessante anche se parliamo più di gore e cinema exploitation austriaco, oppure TALES OF HALLOWEEN anche se mi aspettavo di più ma come questo HOLIDAYS si focalizza su un tema in particolare quello delle festività.
THEATRE BIZZARRE purtroppo è quello che ne è uscito più sconfitto visto lo scarso budget così come PENNY DREADFUL PICTURE SHOW.

I temi qui seppur indirizzati al tema della festività (Natale, Pasqua, Halloween, Festa della mamma, San Valentino) cercano di sviluppare un'idea in particolare, dalla setta alle nuove tecnologie, al desiderio e alla vendetta, e infine al ritrovamento e alla nascita come metamorfosi.
Se non tutti brillano per originalità e intenti, alcuni più di altri nella loro apparente semplicità riescono a creare suspance con pochi mezzi ma puntando tutto su un'ottima atmosfera come accade per il Father’s Day di Anthony Scott Burns dove una ragazza riceve dal padre, creduto morto, un nastro inciso che la guida nel luogo dove scomparve anni prima oppure Il Gary Shore del bruttissimo DRACULA UNTOLD con il complesso St. Patrick’s Day, che parte dai lati più colti della festa di San Patrizio – il Santo cacciatore di serpenti – per innestarvi la storia di un’insegnante che si trova incinta di un rettile. Motrice dell’oscuro evento è una diabolica bimba irlandese che vuole restaurare col padre il culto pagano dei serpenti: inquietante tutta la parte conclusiva con il rito e le maschere zoomorfe che adorano il gigantesco rettile.
In tutto questo non manca l'episodio con il folletto di turno che sevizia una donna con tanto di penetrazione e fallo ben in vista.


domenica 24 aprile 2016

German Angst

Titolo: German Angst
Regia: AA,VV
Anno: 2015
Paese: Germania
Giudizio: 3/5

Tre storie tedesche di amore, sesso e morte a Berlino.

Era da parecchio che non sentivo parlare di Buttgereit. Un regista che ho avuto modo di conoscere numerosi anni fa, grazie a pellicole con un alto tasso di gore come NEKROMANTIK, DER TODESKING e il malatissimo SCHRAMM.
Kosakowski e Marschall invece quasi non gli conoscevo. L'ultimo ha diretto un paio di pellicole interessanti LE LACRIME DI KALI e MASKS.
A differenza di quasi tutto il pubblico che ha preferito il Guinea Pig di Buttgereit, mi schiero invece dalla parte del buon Marschall con la sua Mandragora e la ricerca della scopata perfetta.
Due parole sulle trame. Il primo episodio, racconta la storia di una giovane ragazza che vive sola con il suo porcellino d'India in uno sporco appartamento a Berlino, scopriamo che nella camera da letto si trova un uomo, legato e imbavagliato e quello che succederà saranno torture silenziose.
Il secondo episodio racconta di una giovane coppia sordomuta che viene attaccata da un gruppo di teppisti.
Nell'ultimo episodio, un uomo si imbatte in un sex club segreto gestito da un elite di feticisti che promette la miglior esperienza sessuale di sempre usando un farmaco fatto con le radici della leggendaria pianta della Mandragora.
Diciamo che il primo episodio è quello più ad effetto, silenzioso, un torture di quelli difficilmente dimenticabili, in più senza dover stare a spiegare nulla, lascia lo spettatore a farsi seghe mentali su chi o cosa potrebbe aver fatto la vittima.
Il secondo poteva davvero dare tanto, invece scade diventando quasi ironico e puntando ad una violenza in parte gratuita con medaglioni dai poteri strani capaci di entrare nel corpo di chi si ha di fronte. Il terzo è semplicemente il meglio riuscito perchè in fondo ha la storia più simpatica. E'violento ma non esagera mai e in alcuni punti è decisamente folle osando e puntando su una suspance e alcuni elementi davvero interessanti.
Purtroppo bisogna dire che di soldi il film non ne ha ottenuti molti, la produzione e i costi sono stati interamente realizzati con fondi privati e con il crowdfunding e il terzo episodio quello di Marschall, anche produttore, è stato di certo il più costoso.

Finalmente un horror a episodi europeo che seppur con alcuni limiti, ha dalla sua una pregevole fattura, alcuni registi che non sentivamo più da un pezzo e la speranza di vedere altri lavori simili.

giovedì 12 novembre 2015

Tales of Halloween

Titolo: Tales of Halloween
Regia: AA,VV
Anno: 2015
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

La pellicola è una raccolta antologica di 10 racconti i quali si svolgono durante la notte di Halloween e per giunta nella stessa città, come esplicitamente indicatoci dai bellissimi titoli di testa animati. Le storie sono abbastanza varie per contenuti e toni, ma contengono sempre quell’alone di ironia, magia e terrore quasi infantile che contraddistingue la notte delle streghe.

Tales of Halloween è quella raccolta di storie creata, messa assieme e resa funzionale solo per ottenere un prodotto per una delle feste più famose del mondo.
Purtroppo i limiti di questi horror antologici ci sono eccome e investono tutte le storie in un qualche modo senza mai avere una sensazione di originalità o di colpi di scena che possa fare effetto o avere una presa sullo spettatore.
Eppure guardando i nomi dei registi si rimane abbastanza basiti.
Neil Marshall, Darren Bousman, Lucky McKee, solo per fare i nomi più famosi.
Sono tutti corti, tutti hanno un inizio e una fine, non offendono lo spirito della festa ma non verranno certo ricordati, infatti il limite più grosso è quello di essere esageratamente politically correct. In più alcuni di loro sono pure delle imitazioni di film non certo entusiasmanti, il corto dei vicini che si fanno la guerra sembra una versione splatters di CATTIVI VICINI.
Tales of Halloween non è mai cattivo e crudele come riesce un V/H/S o in alcuni casi e con molti limiti ABCS OF DEATH, creando più delle vere e proprie favole miste a leggende che non altro.
Diciamo che se il pubblico o lo spettatore non è avvezzo a questo tipo di genere o alle storielle di paura, troverà piacevole e forse originale questo progetto voluto da Axelle Caroly, moglie di Neil Marshall, che non solo a creato il progetto e ha coinvolto i finanziatori ma a perfino scritto e diretto uno dei corti facenti parte dell’antologia.

Per tutti gli altri, fanatici, divoratori e amanti del genere e dell'argomento sarà uno sbadiglio piacevole e nulla più.

lunedì 29 giugno 2015

Racconto dei Racconti

Titolo: Racconto dei Racconti
Regia: Matteo Garrone
Anno: 2015
Paese: Italia
Giudizio: 3/5

1600. Una regina non riesce più a sorridere, consumata dal desiderio di quel figlio che non arriva. Due anziane sorelle fanno leva su un equivoco per attirare le attenzioni di un re erotomane sempre affamato di carne fresca. Un sovrano organizza un torneo per dare in sposa la figlia contando sul fatto che nessuno dei pretendenti supererà la prova da lui ideata, così la figlia non lascerà il suo fianco e i confini angusti del loro castello.

Il Racconto dei Racconti è un film ambizioso, quanto solo apparentemente semplice, che nella sua sottile linea di confine tra i generi, ne sancisce una complessità strutturata e intelligente.
Un film senza tempo come da favola seppur tratto con grande libertà creativa, da tre racconti de "Lo cunto de li cunti", la raccolta di fiabe più antica d'Europa, scritta fra il 1500 e il 1600 in lingua napoletana da Giambattista Basile.
Eros e Thanatos sono ossessioni supremamente vitali, i re come le regine diventano bambini lasciando il posto a giovani più maturi di loro.
L'amore ancora una volta è la sottile linea che lega tutte le tre storie, il fascino proviene dall'evocazione dei sentimenti più che dalla messa in scena, dalle dilatazioni temporali a dispetto di un ritmo smodato su cui probabilmente molti sono rimasti delusi.
Un fantasy anomalo, una fiaba adulta, dove orchi e draghi fanno meno paura di principi e re lunatici oppure di altri re, che non sapendo gestire i rapporti con i consanguinei crescono pulci di nascosto.
Garrone si rivela uno dei registi più controversi del suo tempo, cercando di dare al cinema italiano, una crescita e un valore che piano piano sta scomparendo come se non fosse mai esistito.
La sua scelta dunque è ancora più interessante e avvalorata da una convinzione e un credo, quello del cinema e della sua intramontabile passione, di chi cerca sempre di portare a termine scommesse difficili e scomode.
Il cast del film rende appieno questa atmosfera diviso come negli intenti per scelte e contorni, prendendo solo qualche volto noto del cinema italiano, ma senza dargli troppo risalto.
Funzionale ancor di più il carattere corale e la scelta di montare parallelamente le storie senza dividerle, ma creando ancora di più quell'intreccio che viene approfondito nella scena finale.
Garrone poi e su questo molti storceranno il naso pensando che il film abbia fallito, si sottrae all’abusato andamento di trasposizione cinematografiche di una storia non moderna, scegliendo e narrando di un medioevo distante dalle raffigurazioni e dallo stampo hollywoodiano o delle serie che negli ultimi anni hanno spopolato il cinema.

Da questo punto di vista il film è straordinariamente originale.

lunedì 27 aprile 2015

Storie pazzesche

Titolo: Storie pazzesche
Regia: Damian Szifron
Anno: 2014
Paese: Spagna
Giudizio: 4/5

Un uomo decide di vendicarsi di tutti quelli che gli hanno fatto del male riunendoli in un luogo improbabile; un gangster capita per caso nel diner dove lavora la figlia di una delle sue vittime; un diverbio fra automobilisti si trasforma in un massacro grandguignolesco; un ingegnere vessato dalle multe trova il modo di vendicarsi; un incidente automobilistico dà il via ad una gara fra avvoltoi; un matrimonio da favola sfocia in un'escalation di insulti e ricatti.

Storie pazzesche parte bene, ha uno scossone nel mezzo e termina con un episodio che contamina molti generi e strizza l'occhio a numerosi registi, oltre che essere di una cattiveria che segna davvero il declino di una civiltà.
Un film fresco, solido, con alcune ingenuità e momenti che non hanno la stessa freschezza dei precedenti (come l'episodio dell'auto e del ristorante) mentre invece in altri come l'ingegnere contro la burocrazia, il rampollo figlio del milionario, l'episodio in volo (tra l'altro tremendamente attuale) e l'ultimo del matrimonio, reali, esilaranti e grottteschi allo stesso tempo.
Prodotto da Almodovar, l'opera prima di Szifron lascia ben sperare per questo talentuoso regista.
Al di là dello script, capace in alcuni momenti di farti venire un infarto dal ridere, commette solo alcune ingenuità o scelte chiamiamole commerciali, ma allo stesso tempo, come commedia nera, riesce nell'arduo compito di tenere il pubblico incollato allo schermo nonostante i cambiamenti totali sui cui ruotano le storie, con un solo elemento comune che è la vendetta.
Proprio a questo proposito, una delle scelte più azzeccate della stessa sceneggiatura scritta dal regista e di averle contestualizzate e messe a pari passo con la crisi, prima morale, e poi economica che alcuni paesi europei, in particolare, stanno attraversando, prendendo tutte le classi sociali, dai più disadagiati ai più abbienti.

Storie pazzesche sembra voler dire che l'autocontrollo, oggi giorno, è sempre più difficile da mantenere. Quando lo si perde, allora l'esplosione o l'implosione che consegue può avere vari tipi di portata, senza assolutamente prevedere o pensare alle conseguenze.

venerdì 20 febbraio 2015

Racconti da Stoccolma

Titolo: Racconti da Stoccolma
Regia: Anders Nillson
Anno: 2006
Paese: Svezia
Giudizio: 2/5

Quando scende la notte Stoccolma si scopre intollerante e violenta. Dentro le case e fuori, sulle strade, esplode l'odio incontrollato di padri, mariti, fratelli. In una di queste notti si incrociano i destini di Leyla, figlia di una numerosa famiglia mediorientale, cresciuta secondo un rigido codice morale e religioso, Carina, madre generosa e giornalista di talento, umiliata dalle parole e dalle percosse di un marito meschino e geloso, e Aram, giovane proprietario di un locale, innamorato di uno degli uomini della sicurezza. Con modi e tempi diversi, Leyla, Carina e Aram impareranno a difendersi e a reagire ai soprusi. Il mondo è duro con tutte le donne che cercano di adattarlo alle proprie esigenze e alle proprie inclinazioni invece di lasciarsi condizionare dai genitori, dai mariti, dai fratelli o dalla persona amata. 

Che la violenza è una delle cose nascoste fin dalla creazione del mondo c’è lo diceva Rene Girard, probabilmente il massimo studioso mondiale sul tema. 
Ora che la violenza è presente anche in Svezia, non mi stupisce, mentre invece mi stupisce, purtroppo, l’analisi molto macchinosa e piena di elementi squisitamente già visti, con cui il giovane regista sceglie di narrare gli episodi drammatici.
E’ un film che in svariate scene e scelte, mostra purtroppo, una staticità e una ridondanza a sottolineare ed esplicitare alcuni particolari che secondo me andavano messi da parte per puntare verso altri settori. 
Da questo punto di vista ne esce un film che seppur tecnicamente ben fatto, appare insipido (potrebbe sembrare un paradosso vista la crudeltà intenzionale espressa dai personaggi in diverse scene) ma che manca “l’obbiettivo” di descrivere un malessere sociale presente ovunque.

Alla fine mostrando una violenza interna, annidata dentro la comunità come un male inestirpabile e incurabile, Nillson ci dice che non per questo è destinata ad avere il sopravvento sulle sue vittime, eppure, per qualche strana ragione, non sembra convincere la sua presa di posizione.

giovedì 13 novembre 2014

Vhs Viral

Titolo: Vhs Viral
Regia: AA,VV
Anno: 2014
Paese: Usa
Festival: TFF 31°
Giudizio: 1/5

Marcel Sarmiento (“ABCs of Death”segment “D is for Dogfight”)
Un inseguimento della polizia che coinvolge un camion di gelati rubato da uno squilibrato ha catturato l'attenzione della grande area di Los Angeles. Decine di ragazzi ossessionati dalla fama affollano le strade con le loro videocamere e telefoni cellulari con fotocamera decisi a catturare il prossimo video virale. Ma c'è qualcosa di molto più sinistro che si sta verificando per le strade di Los Angeles di un semplice inseguimento della polizia. Qualcosa di inatteso colpisce tutti coloro che sono ossessionati dal riuscire ad acquisire filmati per nessun altro scopo che quello di divertire e intrattenere. Ben presto scopriranno che loro stessi sono i protagonisti del prossimo video, quello in cui si troveranno ad affrontare la propria morte.

Gregg Bishop (“The Birds of Anger”)
Bishop invece ci regala la storia di Dante the great un mago incapace,che diventa famoso grazie ad un mantello magico che permette di fare magie vere; ma ogni cosa ha un prezzo

Nacho Vigalondo (“Timecrimes”) Parallel Monsters di Nacho Vigalondo invece è la chicca ,un corto completo che narra di uno scienziato che riesce ad aprire una porta su un altro universo,dove troverà la sua controparte, quanto realmente saranno uguali i 2 universi

Justin Benson (“Wrecked”) and Todd Lincoln (“The Apparition”)
Per ultimo la coppia Justin Benson e Aaron Moorhead che ci regala la storia di un gruppo di skater che vogliono firmare le loro acrobazie in un acquedotto di Tijuana, finendo in mezzo ad un rito del culto dei non morti

Quando in uno schema corale di registi e di corti se ne salva solo uno, è sinonimo che questa triste saga ha forse già detto tutto, o come invece io credo, debba solamente puntare su registi più interessarti dando "totale" carta bianca.
Era da aspettarsi che da Vigalondo arrivasse l'episodio migliore, tra l'altro nemmeno così eccitante, ma rispetto agli altri apre un vaso di Pandora di pura originalità. Se pensiamo alle trashate della coppia Justin Benson e Aaron Moorhead, o alla palla senza senso di Sarmiento e infine il deludentissimo che poteva dare ben di più Bishop, con il suo mantello del male, allora si intuisce subito come Vigalondo prevalga su tutti.
La cosa che stupisce è da un lato la fretta delle produzoni di dover fare sempre più lavori sbrigativi, senza dare mai quella possibilità di concentrarsi su un soggetto ma invece di ripiegare su scelte convenzionali e che portino azione e soprattutto come in questo inseguimenti senza senso ed esplosioni a caso.
Vigalondo comunque è un furbetto che mischia Cronemberg a Barker e come ciliegina sulla torta, una macchina che porta ad un altra dimensione.
Non tutto però si salva del suo pregevole lavoro, verso il finale scade nella trashata più totale e l'atronave che compare sopra le loro teste, a forma di croce, sembra una mezza puttanata, ma comunque ci sta e il corto, ribadisco, è il migliore di tutti.



giovedì 26 giugno 2014

Theatre Bizzarre

Titolo: Theatre Bizzarre
Regia: AA,VV
Paese: Canada/Usa/Francia
Anno: 2011
Giudizio: 2/5

The Theatre Bizarre è un modernissimo CREEPSHOW narrato attraverso gli stili diversi di sette giovani registi dalle origini e dalle esperienze differenti.
Il filo tematico che lega i sei episodi in cui è suddiviso il film, è il teatro del "grand guignol" francese, cui si ispira tutta l'opera. Il Teatro parigino, situato nel Nono Arrondissement, dalla sua apertura, nel 1867, fino alla sua chiusura, nel 1963, si specializzò in spettacoli decisamente macabri e violenti.

Di solito i film horror a episodi non me li faccio mai scappare soprattutto quando ci sono alcuni elementi come il teatro, Ugo Kier, e una buona atmosfera a farmi pensare che siamo sulla strada giusta. Purtroppo in questo caso, anche se con alcune intuizioni, non è così.
Il primo episodio The Mother of Toads è di una banalità sconcertante, mischia elementi legati a Lovecraft raccontando di una donna-rospo che ha dei coiti con un tipo abbastanza sfigato.
Il sogno Freudiano di un marito infedele si confonde tra fantasia e realtà.
Un amante paranoico fronteggia la furia di una partner che è stata spinta troppo oltre i limiti.
Gli orrori del mondo reale sono reinterpretati dalla mente di un bambino.
Una donna troppo desiderosa delle memorie della altre persone viene curata in un modo decisamente particolare.
Un'ossessione perversa ma dolce si trasforma in un'amara realtà per una coppia ormai troppo dentro certe situazioni...
Insomma pur avendo alcuni buoni nomi come Gregory (PLAGUE TOWN) e Buck (SISTERS), non sembra esserci mai quella completa immersione in un'atmosfera malsana che forse viene fuori solo con le scenette all'interno del teatro in cui forse proprio centellinando la suspance, si riesce ad avere l'effetto previsto e non esagerato come capita in quasi tutti gli episodi.
Un film che slacciandosi fuori da una produzione commerciale stereotipata, poteva davvero dare molto di più e argomentare meglio alcuni squarci di storia prendendosi alcune libertà che di solito i registi ottengono con episodi come questi.
Bisogna accontentarsi ma il prezzo da pagare è alto e ancora una volta bisogna pensare a serie come MOH oppure FEAR IT SELF o PELICULAS PARA NO DORMIR per comprendere come alcuni registi talentuosi vogliano narrare le loro storie.
Purtroppo di idee carine o nuove o almeno fatte bene, in questi sei episodi ce ne sono pochine, anzi sembra proprio che questo film con la sua aria retrò, voglia nascondere la sua epoca di provenienza o cercare quanto meno di riscattarla senza averne i fasti.

giovedì 29 maggio 2014

Penny Dreadful Picture Show

Titolo: Penny Dreadful Picture Show
Regia: AA,VV
Anno: 2013
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Un’antologia di cortometraggi dell’orrore, presentati dalla folle Penny Dreadful. Penny è triste perche nessun amico vuole vedere film con lei e per questo fara di tutto per convincerli…

I Penny dreadful sono dei romanzi d’appendice a tinte macabre e horror, diffusi in Inghilterra nel 1800. Veri precursori dei pulp anni 20, dal prezzo popolare di (appunto) un penny, erano, per la maggior parte, letteratura spazzatura , piena di eccessi e inverosomiglianze narrative.
Ora l'insieme di corti messo in scena da questo manipolo di registi e sceneggiatori, cerca per certi versi di fare il filo a tanti film, con delle buone intenzioni e un'ingenua onestà di fondo.
Il problema e limite enorme del film è proprio lo scarso collante horrorifico, la struttura che ritorna e mostra di nuovo passaggi che non dovrebbe (il ragazzo che entra nel cinema), gli stessi personaggi principali, lei in particolare, sono deliziosi ma troppo statuette caricaturali.
Episodi che vorrebbero essere pulp-gothic horror, ma che invece non riescono ad essere nè accattivanti nè convincenti, da quel punto di vista, rappresentano la summa del non-sense, dal momento che uno ha delle aspettative che non vengono mai prese seriamente.
A confronto film come CREEPSHOW o I RACCONTI DELLA TOMBA sono esempi di come strutturare gli episodi e cercare di mantenere alta la suspance del pubblico e soprattutto l'interesse.

domenica 9 marzo 2014

V/H/S 2

Titolo: V/H/S 2
Regia: AA.VV
Anno: 2013
Paese: Usa
Festival: TFF 31°
Giudizio: 3/5

Il film, sequel di V/H/S, è incentrato su due investigatori che, impegnati nella ricerca di uno studente, trovano un nastro contenente film horror. Gareth Evans ed Eduardo Sanchez sono i due co-scrittori e co- direttori di regia designati per scrivere le storie horror, affiancati da altri scrittori e registi.

Ormai il panorama degli horror, o ibridi, che sfruttano il successo del found-footage, non si contano nemmeno più. Tanti sono identici. Molti cercano di lavorare solo sulla locandina, e diversi altri copiano idee nemmeno molto originali.
Ora, pur non avendo visto il primo della saga, mi ha incuriosito vederlo tra i film selezionati dell'ultimo TFF.
V/H/S 2 a tratti mi ha davvero divertito. Questa è un caratteristica che scopro sempre di meno nell'universale mondo dell'horror found-footage post-contemporaneo.
Dove sta l'intuizione o il guizzo creativo, se così si può parlare, di questo strano film composto da espisodi.
Intanto partendo dal fatto che non tutti valgono la pena, anzi, in realtà soltanto uno rimane veramente impresso nella memoria e chissà come mai è quello della setta.
Safe Haven di Gareth Evans (MERANTAU,THE RAID) grazie a una troupe riesce a strappare all'ambiguo guru di una setta indonesiana un'intervista esclusiva, ma durante le riprese gli eventi precipitano, facendo piombare gli operatori in un autentico Inferno sulla terra in cui compare pure un demonio caprino.
L'elemento gore presente e tutte le intuizioni e lo stile inconfondibile del regista, mostrano il suo talento e la sua cattiveria nel punire questi fan delle new-religion, una massa di persone alle volte davvero pericolose.
A Ride in the Park invece racconta il ciclo di vita di uno zombie e a inscenarlo chi potevano essere se non quei due geni figli di puttana di THE BLAIR WITCH PROJECT. Tra gli altri episodi in cui non mancano occhi portatori di segreti, alieni e carneficine assolute, compare anche un altro regista davvero niente male ovvero colui che si era ccupato di quella chicca ultragore di nome HOBO WITH A SHOTGUN.
Se la cornice è stanca e vacua nella sua assenza di incisività, l'elemento che non ho ben capito ma che continua a farmi dormire sereno la notte, è che forse questa saga di V/H/S, se così si può definire, poteva diventare, nel suo genere, qualcosa di potente e a tratti originale come hanno fatto le saghe dei MASTER OF HORROR oppure FEAR IT SELF.
Questo uso per certi versi di usare il lungo, nella sua forma, per questi mediometraggi poteva essere secondo me, più ottimale e avrebbe dato la possibilità a diversi autori di mettersi all'opera distinguendosi con medi originali.
La risposta che mi do è di natura puramente commerciale, quindi il lungo, in questa forma, vende di più che il format televisivo.
Alla fine però penso una cosa: quando su sei episodi, me ne rimane impresso solo uno, forse non è proprio il risultato sperato.













Pawn Shop Chronicles


Titolo: Pawn Shop Chronicles
Regia: Wayne Kramer
Anno: 2012
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Tre tossici maldestri che vogliono rapinare il loro pusher. Un novello sposo che trova un indizio su dove sia finita la sua precedente moglie. Un impersonificatore di Elvis senza talento e soldi. Queste sono le tre storie che si intrecciano nel paese in cui il banco dei pegni sembra essere il punto di incontro per tutti quelli di passaggio.

Capita ancora di lasciarsi ingannare da queste commedie nere velatamente furbette.
Basta però alzare il tappeto un pochino, per accorgersi subito della povertà di contenuti che cercano di passare inosservati, camuffati alla meno peggio.
Pawn Shop Chronicles è il solito film corale a episodi che non aggiunge nulla di nuovo, provando ad essere eccessivo per bilanciare la sua totale mancanza di senso. Il problema è che lo fa in modo ingenuo, andando a scopiazzare di quà e di là, come nell'espisodio di Wood e le sue analogie con lo stesso maniaco del film di Rodriguez.
Elvis, soprattutto se interpretato da Fraser, non fa nemmeno ridere e forse gli unici momenti esilaranti sono da rincodurre alla performance di Dillon.
Trainato negli episodi da un collante, un anello, e da un proprietario di un banco dei pegni, forse la cosa più buona, contando che a impersonificarlo è l'ottimo D'Onofrio, il sesto film di Kramer agli occhi della critica, sembra essere il suo film migliore.
Il problema è che il regista continua a tratteggiare storie inverosimili che parlano di assassini, criminali, finte star, cow-boy, ma tutto sa di già visto e non basta avere nel film, oltre gli attori sopracitati Elijah Wood, Walker, Dillon, Fraser e Jane per fare qualcosa di buono.






sabato 16 novembre 2013

Adrenaline

Titolo: Adrenaline
Regia: AA.VV
Anno: 1990
Paese: Francia
Giudizio: 3/5

Un cieco vaga nel deserto finchè non raggiunge una lunga fila di non vedenti anch'essi con occhiali scuri e bastone bianco. Attendono apparentemente di entrare in un portone dall'aspetto imponente. La sequenza fa da prologo, da intermezzo e da chiusura a dodici episodi.

Un film a episodi destinato forse a diventare un cult movie. In realtà il fattore principale è la scoppettante ed esilarante moltitudine di teatrini che si aprono in questo grottesco affresco francese.
Si tratta di una serie di storielline macabre e splatter:
1-Un uomo geloso fa a pezzi l'antagonista che, ridotto alla sola testa, corre comunque dall'amata.
2-Una donna sta per essere schiacciata dal soffitto e quando riesce ad aprirsi un varco viene investita da un camion
3-Un collezionista di mosche scambia il neo di una donna per l'insetto
4-Un televisore indemoniato ha bisogno di un telesorcista.
5-Una metropolitana che impazzisce
6-Il tetto di una casa che si abbassa inspiegabilmente
7-L'automobile che si anima e marcia fino alla sfasciacarrozze (con proprietario all'interno)
Ovviamente non tutte le scenette hanno la stessa devastante portata , a volte la provocazione sembra fine a se stessa e la sgradevolezza troppo programmata, ma nel complesso un film davvero alternativo, sperimentale ed esagerato coadiuvato da un ottimo ritmo e un attento montaggio che permette di mantenere sempre un'attenzione costante sui singoli episodi.
Fondamentalmente un film che cerca di fare paura sfruttando la parodia e l'esagerazione come armi principali.


sabato 2 febbraio 2013

Holy Motors

Titolo: Holy Motors
Regia: Leos Carax
Anno: 2012
Paese: Francia
Giudizio: 4/5

Mr. Oscar è un uomo che viaggia da una vita all'altra, di volta in volta boss, assassino, mendicante, creatura mostruosa, un padre... Egli è solo, accompagnato da Céline, signora bionda responsabile della gigantesca macchina che lo trasporta attraverso Parigi e nei dintorni di Parigi, come un killer coscienzioso.

Holy Motors è una piacevole sorpresa e forse potremmo dire un importante punto di svolta per la carriera di Carax e per le sorti di un certo tipo di cinema in generale. Il suo è sempre stato interessante con la piacevolissima sorpresa del film GLI AMANTI DEL POINT-NEUF e con quella che per alcuni film è stata la sua attrice feticcio ovvero la Binoche per poi passare al fenomenale ROSSO SANGUE.
Holy Motors devia nettamente dalla precedente filmografia cercando e rispondendo alla domanda topica su quello che dovrebbe essere una sorta di risveglio dal letargo del consumismo e della stessa natura dell’essere umano che rimanda per certi aspetti al mito della caverna di Platone.
E’un film sulla capacità di creare nuove storie, nuovi personaggi, nuove nature, il tutto abbandonato sulle spalle del convincente Monsieur Oscar, un individuo che non riesce a non assecondare il piacere e che non riesce a non smettere di essere stimolante e creativo.
Un’esistenza di privazioni di distruzioni ma anche di meraviglia e di nuovi affascinanti orizzonti.
Una pellicola ricca di significati e di simboli, alcuni non così evidenti e che richiedono un investimento di concentrazione maggiore, per riuscire alla fine a collegare tutti i fili della vicenda.
Non è vero che il cinema è morto è molti autori lo dimostrano di anno in anno. Carax però da davvero una prova straordinaria di stravolgere la struttura, amare il cinema e tutti i suoi più grandi autori, approfondire con le immagini e non con i dialoghi. Ci si lascia trasportare dalla bellezza estetica e dalla bellezza contenutistica che spinge Oscar ad essere affarista finanziario, vecchia mendicante, performer per realtà virtuali, signor Merde, killer dei bassifondi, vecchio morente, padre di famiglia e altro ancora.
Tanti personaggi, tante catarsi, mai nessuna maschera e tanti quindi piccoli racconti piacevoli, viscerali e spiazzanti.
Oscar ripudia il denaro, mastica i soldi, mangia le dita di una giornalista che gli vuole offrire un servizio fotografico, entra come Gesù nel tempio in una chiesa portando musica gioia e festa e uccide se stesso nei bassifondi.
La cosa più bella alla fine di questo immenso film è la sensazione di essere assolutamente inermi e totalmente in balia degli eventi decisi da un deus ex machina onnipotente.

giovedì 27 dicembre 2012

Scary or Die

Titolo: Scary or die
Regia: Michael Emanuel, Bob Badway, Igor Meglic
Anno: 2012
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Cinque storie di paura.

Ogni Halloween esce un nuovo horror che non sembra soddisfa il palato del fan di turno.
Decisamente sottotono per numerosissimi aspetti, Scary or Die non vale nemmeno l’unghia di TRICK R’TREAT film con cui vale un paragone dal momento che anche quello era stato pensato, scritto e diretto proprio per la festa dei morti. Ancora una volta ci troviamo di fronte ad un film a episodi che a differenza di molti altri strizza l’occhio allo schema di CREEPSHOW e ai vari ZIO TIBIA anche se tra gli episodi non c’è nessun filo conduttore. L’idea poi della mano che ogni volta sceglie un video diverso sembra copiata brutalmente.
Che dire se non che forse l’unico che cerca di salvarsi in corner è l’episodio finale del clown. Almeno si vede qualcosa…il make-up già da solo basta a far provare qualche misuratissima dose di sano splatter con un finale neanche così stupido.


lunedì 24 dicembre 2012

H.P. Lovecraft's Dunwich Horror and Other Stories


Titolo: H.P. Lovecraft's Dunwich Horror and Other Stories
Regia: Ryo Shinagawa
Anno: 2007
Paese: Giappone
Giudizio: 3/5

Versione animata con burattini dipinti di tre racconti di H.P.Lovecraft “L’immagine nella casa”,”L’orrore di Dunwich”e “La Ricorrenza”.

E’ a tratti molto affascinante e originale questo tentativo di sposare tecnica con burattini e storie davvero inquietanti. Che poi ci pensino i giapponesi, tra i candidati favoriti nell’uso di queste tecniche, rimane un mistero come alcuni risvolti di Dunwich.
Creati per celebrare cinquant’anni di animazione giapponese, questi cortometraggi sperimentali della Toei Animation si rivelano una intrigante riflessione sulla sperimentazione delle tecniche in virtù di una narrazione contaminata tra Occidente e Oriente.
Dal progetto Ganime che sposa anime e disegno, si assiste a un progetto più artigianale che mai dando risalto alle creature in creta e riuscendo proprio a esaltare il racconto horror con una visione delirante e allucinata sulla visione del paranormale.