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mercoledì 15 febbraio 2017

Into the Inferno

Titolo: Into the Inferno
Regia: Werner Herzog
Anno: 2016
Paese: Gran Bretagna
Giudizio: 5/5

Werner Herzog per i vulcani, cinematograficamente parlando, risale al documentario "La Soufriére" del lontano 1977, e non è mai diminuita. Into the inferno è una summa delle sue varie riprese attraverso il mondo - dall'Australia all'Indonesia, dalla Corea del Nord all'Islanda - alla ricerca dei vulcani più impressionanti del mondo, raccontati non solo nella loro valenza scientifica, ma soprattutto nella loro dimensione magica, e nella loro straordinaria capacità di informare la visione del mondo delle comunità circostanti.

Si tratta della cosiddetta catastrofe di Toba, l’esplosione di un supervulcano indonesiano avvenuta tra 70 e 80mila anni fa. Fu un evento davvero catastrofico, probabilmente il più potente degli ultimi 500mila anni, di cui è testimonianza diretta un enorme cratere di oltre 100 chilometri di diametro, visibile dallo Spazio, e i sedimenti di polvere e pomice con la stessa datazione rinvenuti in India e persino in Africa orientale. Le conseguenze dell’eruzione non sono state accertate con sicurezza: secondo alcuni, l’evento fu così forte da spazzare via quasi del tutto la specie umana, lasciando in vita solo poche centinaia di persone.
Comunque siano andate le cose, la nostra specie è ancora qui, ancora viva, il che la dice lunga sulla resilienza dell’essere umano e sulla nostra estrema adattabilità. Per quanto riguarda il futuro, è ipotizzabile pensare che un evento del genere, prima o poi, si ripeta. Naturalmente, la probabilità è molto bassa. Ed è difficile stimare quando succederà – potrebbero passare altri 100mila anni – e quali sono le zone vulcaniche che più probabilmente ne saranno coinvolte”. Oppenheimer
Clive Oppenheimer che però non c'entra nulla con il regista di ACT OF KILLING, è il narratore di questa nuova avventura del famoso e poliedrico artista tedesco.
Sono anni ormai che ringrazio Werner per darmi la possibilità di scoprire le più desolate e inimmaginabili aree geografiche nascoste al mondo e ai cittadini mortali per scoprire così qualcosa di nuovo e magico.
Ecco è proprio la magia quella che l'autore riesce sempre a far scaturire dai suoi lavori mettendo al centro la natura e le immagini e lasciando che siano loro a parlare senza interrompere questo straordinario disegno che piano piano si sta cancellando dalla nostra memoria per lasciare spazio a frame e pixel che mostrano una società e una natura sempre più "liquida".
In questo modo possiamo osservare assieme al regista come spettatori e scoprire così assieme a lui, una guida sacra in territori inesplorati, un Virgilio che riponde proprio al nome del famoso vulcanologo citato prima e che non a caso ci accompagna nel viaggio nell'inferno come il titolo.
I vulcani poi da sempre sono stati qualcosa che ha appassionato il documentarista e allo stesso modo la loro natura e la loro furia sono da sempre tra gli spettacoli più maestosi e imponenti che la natura ci abbia dato modo di osservare e temere. Il documentario si apre in chiave interpretativa ad un messaggio globale sempre attuale e importante. Negli ultimi anni le catastrofi e i disastri ambientali stanno diventando argomenti a cui non si presta quasi più attenzione. Da questo punto di vista i vulcani sono dei termometri perfetti misurando lo stato di salute del pianeta. L'opera diventa allora un percorso di spiritualità antropologicamente molto interessante come le leggende narrate dagli indigeni su cosa rappresenti nel loro immaginario il vulcano.
Se la lava "esprime la rabbia dei diavoli" diventando il sangue del pianeta allora la valenza simbolica attribuita a questi fenomeni può diventare un sistema simbolico organizzatore di senso,una cosmologia perfetta e allo stesso tempo un segnale con caratteri divini.
Immagini nitide, scioccanti, alcune di repertorio, di certo nessuna "modificata" con la cg, dimostrano la passione inesauribile di un ultrasettantenne che apparentemenete non sembra aver paura di niente.
Dai più strani, giganteschi e leggendari del mondo, veniamo catapultati in Indonesia, nella Corea del Nord, passando per le montagne di Islanda ed Etiopia. Ovviamente come tutti i lavori del regista non manca una parte che introduce e spiega l’aspetto scientifico della questione come dicevo raccontando l’antichissimo legame tra vulcani, mitologia e spiritualità.

"E sono tornato a occuparmi di vulcani, stavolta per sempre. Ma non solo in senso stretto: mi interessa come la vulcanologia si interfaccia con archeologia, matematica, fisica, biologia, storia”. Oppenheimer

lunedì 2 maggio 2011

Van Diemen's Land

Titolo: Van Diemen's Land
Regia: Jonathan Auf Der Heide
Anno: 2009
Paese: Australia
Festival: TFF 27°
Giudizio: 3/5

Otto prigionieri vengono spediti dall'Impero Britannico a Van Diemen's Land, ossia l'attuale Tasmania. Riescono a sfuggire al controllo delle guardie ma ad attenderli c'è una natura sconosciuta, inesplorata e niente affatto ospitale.

L'opera prima del regista e dello sceneggiatore che regalano anche una bella catarsi in due personaggi non facili è già una carta a favore del film, dei suoi intenti e degli enormi ostacoli che rendono Van Diemen's Land un film affascinante ma non del tutto riuscito.

Sin dall'inizio ci troviamo di fronte ad una location e una produzione molto precisa e attenta a ogni singolo particolare da riprodurre dato che ci troviamo nel 1822.
E' chiaro che la tematica del genere sconfina dove vuole potendo attingere da un survival-movie piuttosto che un macabro circo degli orrori in cui si troveranno tra di loro a farne spese gli stessi prigionieri senza dover ricorrere ad elementi irreali ma anzi enfatizzando proprio la natura e la sua morsa velenosa che come il serpente colpisce ma non si vede (giusto per citare una scena del film)
Il film ha uno stile molto lento, più dei dialoghi parla la natura(colori desaturati, filtri grigio-blu , una diensione delirante riuscita ad opera di Ellery Ryan) e i suoni e la colonna sonora inquietante di Jethro Woodward.
Una lenta paranoia e una paura che trasformerà i prigionieri in un manipolo di selvagge macchine da battaglia con la paura di morire di fame e una strizzata d'occhio ai cannibal-movie del passato con una variante molto interessante che non è quella di convertire tutti in grida e sangue ma renderla ancora più viva con una rabbia e un esplosione di violenza completamente irrazzionale e primitiva che vede pochissimo impiego di sangue ma anzi una profonda sofferenza del calvario vissuto dai protagonisti.
Un film maturo,solido e con una regia e un comparto tecnico che sanno il fatto loro. Forse anche qui la pecca di Der Heide è stata quella di voler puntare troppo a qualcosa di minimale e statico con dei risultati alle volte altalenanti ma nel finale questo film australiano è davvero una sorpresa.


lunedì 21 marzo 2011

Fiume del grande Caimano

Titolo: Fiume del grande Caimano
Regia: Sergio Martino
Anno: 1979
Paese: Italia
Giudizio: 3/5

Imprenditori senza troppi scrupoli ecologici intendono costruire un complesso turistico alberghiero in una zona inviolata e non ancora raggiunta dal progresso. Daniel e Alli vengono incaricati di seguire la promozione commerciale dell'iniziativa ma ben presto si trovano alle prese con un terrificante incubo. Una bellissima modella scompare senza lasciare traccia dopo aver fatto un bagno in un fiume popolato da famelici coccodrilli. Daniel e Alli si rendono conto che la situazione non è affatto da sottovalutare, ma vengono diffidati dal diffondere notizie allarmistiche.

Martino è un regista molto vario, ha girato horror, commedie scollacciate e polizieschi. Il film rientra nella categoria di film in cui quando la natura si ribella scaglia contro gli umani le sue vecchie maledizioni ed in particolare il dio caimano, un coccodrillo curato abbastanza bene, con solo alcune scene diciamo mooolto low-budget dell’attacco della bestia così come nelle esplosioni.
Il film vorrebbe essere un’accusa contro le popolazioni bianche che invadono paradisi naturali e instaurano la loro “tirannia” sfruttando e inquinando.
Infatti Martino non si concentra solo sul mostro ma sulla vendetta della popolazione aborigena che comincia vista la minaccia ad uccidere tutti i turisti.
Finale happy end come capita nella maggior parte delle volte.
Il cast è omogeneo come al solito.
Prodotto dagli americani, il film rimane comunque dignitoso e anche se con qualche sbavatura nella messa in mostra riesce comunque ad essere un buon thriller.

domenica 20 marzo 2011

E venne il giorno

Titolo: E venne il giorno
Regia: M.Night Shyamalayan
Anno: 2008
 Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Una neurotossina sprigionata dalle piante sembra voler prendersi la rivincita sul genere umano e un gruppo di persone tra cui un insegnate cercano di sfuggire al disastro che piano piano colpisce tutte le città dalle grandi metropoli alle piccole realtà.

Shyamalayan è un regista a mio parere abbastanza sopravvalutato. Questo film e la conferma sulle mie tesi e dimostra tutta la furbizia del discusso impiegato di Hollywood.
Il soggetto è furbo ma deludente, cercare di puntare il dito contro una natura vendicativa e ostile non è originale ma sicuramente coinvolgente. Peccato che il film sia esageratamente forzato nel tentare a tutti i costi di salvare i protagonisti in mezzo ad alcune situazioni davvero irreali.
Dalla metà in avanti il film è di una lentezza opprimente e di una bruttura rara da vedere soprattutto al cinema.
Forse le uniche scene fatte bene sono date dalla catena di suicidi con persone che cadono da impalcature e altri che si sparano in testa.
Wahlberg sembra svampito e recita con la mascella.
Il finale poi è qualcosa di terribile e devo dire che rimango allibito per il successo di questa paccottiglia.


Cibo degli dei

Titolo: Cibo degli dei
Regia: Bert I.Gordon
Anno: 1976
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Mark Morgan, giocatore di rugby, il suo collega Davis e il loro allenatore Brian vanno a caccia su un isolotto in mezzo a un lago: separatosi dagli amici, Davis muore per le punture di api giganti. Mark scopre, allore, che i mostruosi insetti sono il prodotto di una sostanza sconosciuta, sgorgata improvvisamente dal terreno dei coniugi Skinner.

Questo esempio di sci-fi sugli animal-movie tratto dalle opere di H.G. Wells pur non avendo riscosso molto successo è dignitoso e apprezzabile su diversi punti.
Di nuovo la natura cerca di vendicarsi sull'uomo partorendo una sostanza che creerà api giganti, topi famelici, galline giganti, vermi e altro ancora.
Il cibo degli dei appunto è proprio la sostanza di cui si nutrono gli animali per prendere la forma che meglio gli si addice.
Gordon con un budget minimo e almeno un paio di nomi notevoli tra gli attori riesce a costruire una storia efficace con più di una pecca e alcune cadute di tono nel reparto tecnico, in primis la mdp che sembra talvolta sfuggirgli di mano ma Gordon riesce a ripagare Wells con un ottimo finale.
Nella lunga filmografia di Gordon è possibile notare come gli animal-movie e gli horror abbiano stimolato la fantasia del regista insieme ad altri titoli d'avventura e tentativi di thriller.
Un regista coraggioso che comunque non si è mai sputtanato cercando di dare il massimo e creando comunque un piccolo cult per quegli anni in cui se anche non c'erano gli effetti per creare e dare maggiore realisticità con la c.g o con il make-up in generale ha comunque portato a casa delle scene weird da brivido che non starò a citare ma a parte la sensazione di panico generale tra l'altro creata ad hoc, il film potrebbe con il suo tentativo essere una di quelle metafore di come finirà l'agricoltura e che cosa potranno davvero diventare alcuni ormoni.

Pelts

Titolo: Pelts
Regia:DarioArgento
Anno:2006
Paese:Usa
Stagione: 2
Episodio: 6
Giudizio: 2/5

La pelliccia perfetta può anche essere carnivora…

"Pelts"è il secondo episodio curato da Dario Argento per i Master of Horror.
Che dire la storia non entusiasma di certo. L'idea è tratta da un racconto di storie e la sceneggiatura è stata scritta da uno sconosciuto. In una specie di cimitero vivente fanno da guardiani dei procioni che uccisi da alcuni cacciatori si incazzano così tanto da far venire allucinazioni con conseguente morte a chiunque le passi tra le mani.
Così un uomo sadico che vede solo negli animali una merce per l'industria delle pelli, scoprirà assieme ad altri cosa prova una tenera bestia e di come il rancore possa trasmettersi e diventare un arma per tutti.
La cosa molto piacevole di questo episodio sono le scene di squartamento e devo dire ce ne sono alcune veramente sanguinolente ...uomini che si strappano la pelle dalla carne e la offrono come pelliccia...cinesi che si ricamano la pelle del viso con ago e filo per morire soffocate...insomma a livello visivo è fatto piuttosto bene e a differenza di molti episodi che buttano tutto il contenuto sullo humor, questo sembra ricordare cosa è un horror e quali talvolta possono essere le firme che lo dirigono.

giovedì 17 marzo 2011

Long Weekend-Nature's Grave

Titolo: Long Weekend
Regia: Jamie Blanks
Anno: 2008
Paese: Australia
Giudizio: 3/5

Peter e Carla sono sposati da qualche anno e la relazione comincia a mostrare crepe larghe quanto il Grand Canyon: lui è un arrogante-stronzo-affarista per il quale esiste solo il proprio desolante ego e lei, fredda e distante, è reduce da un aborto causato da certe sue leggerezze extraconiugali.

Jamie Blanks, australiano, aveva esordito con due film horror abbastanza in voga tra i più giovani qualche anno fa ovvero URBAN LEGEND e VALENTINE. Entrambi non meritavano menzioni speciali anzì si collocavano in quella cerchia di film per ragazzi che verranno o forse già lo sono rimossi perchè in fondo lanciavano solo qualche attore famoso e avevano una o due scene dignitose in tutta la pellicola.
Dimenticandosi entrambi i film ritroviamo Blanks al timone di una storia anomala che fa parte di quel filone della natura vendicatrice.
Poco sangue, molta attenzione alla storia, rimandi a stati di paranoia e ad una spiaggetta anomala e straordinariamente affascinante sono tra le componenti di questo giallo che semina bene alcuni elementi che esploderanno nel finale. Non contento Blanks punta molto anche sui silenzi, sulla difficoltà di una coppia a risanare un rapporto ma a contaminarlo ancora di più grazie alla sceneggiatura scritta in coppia con Everett De Roche, .
Il punto forte è proprio l'atmosfera a tratti inquietante e la suggestività di alcuni passaggi che regalano delle ottimescene nei paesaggi selvaggi australiani.
Il reparto tecnico è ottimo e spicca la fotografia di Karl Von Moller.
La coppia è composta da Gesù Cristo(Caviezel)attore che non amo ma che recita fondamentalmente da stronzo e in questa pellicola riesce bene e dalla fragile Claudia Karvan.
A parte alcune forzature nella storia il film funziona e risulta almeno atipico per il genere in questione.