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domenica 9 dicembre 2018

How it ends


Titolo: How it ends
Regia: David M.Rosenthal
Anno: 2018
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Dopo una pessima serata segnata da accese discussioni a casa dei genitori della sua fidanzata Sam a Chicago, Will si sveglia nella sua stanza d'albergo pronto a prendere il prossimo volo per Seattle sollevato di poter tornare a casa e raggiungere la sua bella in dolce attesa, ma qualcosa di strano inizia ad accadere: comunicazioni interrotte e voli cancellati in tutto il paese causano l'allarme generale costringendo lui e il padre dell'amata ad intraprendere un pericoloso viaggio attraverso l'America e l'apocalisse.

Rosenthal aveva diretto qul thriller carino che credo abbiamo visto forse io e il regista.
A SINGLE SHOT aveva una bella atmosfera e Sam Rockwell in ottima forma.
Ecco a proposito dell'atmosfera in questo dramma post-apocalittico o come viene anche definito disaster-survival movie, il regista sembra riprendere quell'ispirazione ma purtroppo è un attimo quando invece deraglia su percorsi già presi e verso lidi e spiagge affollate già viste e che danno solo quella sensazione di non avere originalità con il risultato di buttare tutto alla rinfusa con una continua galleria di situazioni abbozzate e scenari già visti e sentiti.
In questa storia in un viaggio on the road con il suocero che proprio sembra non farcela a sopportare il compagno della figlia, non sembrano esserci segnali per qualcosa che riesca davvero a mantenere ritmo e attenzione e forse il fatto che la sceneggiatura sia passata di mano in mano per ben otto anni potrebbe essere una risposta.
Perchè la posta in palio è lei, la moglie, la figlia, colei che in un messaggio video al cellulare ha fatto capire che cercherà di fare in modo di mandare avanti la gravidanza.
State of emergency dove mano a mano che procediamo dobbiamo cercare di mettere da parte i buoni sentimenti e pensare solo ad andare avanti essendo più egoisti che mai perchè solo in questo modo si può sopravvivere.
E'sempre così. La regressione sembra essere l'unica condizione che spinge uomini e donne ad azioni crudeli e folli in questo caso mettendo a dura prova la psiche in fondo salvifica di Will a differenza di Tom, interpretato da un sempre bravo Forest Whitaker, che non regala niente a nessuno per via del suo passato militare e la sua abilità a premere il grilletto prima di aspettare la risposta.
Eppure proprio la regressione che negli ultimi anni ha aperto scenari come quelli distopici, ma nemmeno poi molto di LA NOTTE DEL GIUDIZIO o nei fumetti con la saga fantastica e iper violenta di Crossed. Peccato con l'aggiunta di qualche sbadiglio.

venerdì 12 ottobre 2018

Tunnel


Titolo: Tunnel
Regia: Seong-Hun Kim
Anno: 2016
Paese: Corea del sud
Giudizio: 4/5

Un uomo rimane intrappolato all'interno di un tunnel. Dovrà far ricorso a tutte le sue capacità per salvarsi la vita.

Un altro esempio di buon cinema e scrittura.
Una sfida per nulla semplice lanciata al regista al suo secondo lungometraggio.
Un protagonista che rimane per quasi due ore incastrato tra le lamiere all'interno di un tunnel non è una scelta convenzionale anzi molto temeraria contando gli inevitabili rischi o trappoloni dove si rischia di andarsi a impantanare.
Invece il regista ancora una volta vince una sfida ambiziosa che nel suo essere un disaster-movie con un taglio drammatico ma mai soporifero riesce a dare preziose sfumature al suo personaggio e sfrutta una metafora politica come il cinismo e l'indifferenza del proprio paese portando a casa un film che riesce a non essere mai lento caratterizzando molto bene il protagonista e il suo aiutante un piccolo e insopportabile cane.
35 giorni è rimasto intrappolato sotto il tunnel in cui a parte due bottigliette d'acqua e una torta alla panna non c'è nient'altro (evito spoiler) ma solo scosse sismiche e il cellulare caricato a forza con la batteria rimanente della macchina.
E poi c'è l'altra parte. Ovviamente per cercare di dare ritmo e forza al film c'è tutta la difficile battaglia del direttore delle forze della protezione civile che assieme alla moglie del protagonista sembra essere l'unico a credere fino alla fine di poter salvare Jung-Su.
Un film che piano piano si allarga come tecnica e come forma di racconto passando dalla metafora politica alla pericolosità dei media, pronti a tutto pur di proporre il loro scoop del secolo anche a costo di ostacolare le operazioni di salvataggio, per poi passare all'avidita delle multinazionali.
Alcune scene sono girate come un documentario d'inchiesta dove vengono intervistati alcuni lavorati edili, i quali sottolineano le degligenze delle ditte appaltatrici, inoltre ci viene comunicato come su 121 Tunnel, 78 non rispettano lo standard di sicurezza.

domenica 24 giugno 2018

Hurricane Heist


Titolo: Hurricane Heist
Regia: Rob Cohen
Anno: 2018
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Venticinque anni dopo la morte del padre, vittima di uno dei tornado cui aveva sempre dato la caccia, Will è un meteorologo del Governo impegnato a studiare Tammy: un uragano in arrivo sull'Alabama che si preannuncia essere il più violento nella storia degli Stati Uniti. Mentre gli abitanti cominciano ad evacuare la zona, Will, suo fratello Breeze e la determinata agente del Tesoro Casey si ritrovano soli in mezzo alla furia dell'uragano e, allo stesso tempo, alle prese con un gruppo di rapinatori che vuole approfittare dell'imminente catastrofe per compiere il colpo del secolo: una rapina da 600 milioni di dollari alla Zecca dello Stato.

A volte mi avvicino ai thriller per motivi futili sapendo già che non mi troverò di fronte a chissà che storia. Proprio il soggetto in questo caso è l'elemento già pre masticato che abbiamo visto almeno una ventina di volte in altri ibridi.
Gli americani del resto, rispetto agli europei, dovendo far uscire migliaia di film in più spesso prendono questa strada che loro chiamano scorciatoia. I risultati però in termini narrativi si vedono subito. L'ultima prova che un cinefilo a volte svolge, potendosi disinteressare dalla sceneggiatura che è telefonata come poche, è quello di trovare somiglianze con altri film. In questo caso su tutti HARD RAIN, in cui per farla breve qui vengono infilati gli stessi tre ingredienti: c’è la rapina, il buddy cop e pure il disaster movie (ecco l'ultimo lì era una tempesta, qui invece uragani)
Ora Rob Cohen lo sappiamo tutti non è bravo come il fratello. Il mestiere come tecnico di certo non gli manca e infatti negli ultimi vent'anni ha firmato moltissimi blockuster anche se tra i peggiori.
Negli anni Ottanta ha prodotto roba come LE STREGHE DI EASTWICK, L'IMPALACABILE, SCUOLA DI MOSTRI e fin qui ci siamo eccome sono dei signor film, mentre nei novanta ha deciso che era giunto il momento di passare a dirigere fantasy come DRAGONHEART prima di arrivare a grattare il fondo con i film più tamarri mai visti FAST & FURIOUS e XXX
La sua parola d'ordine è intrattenimento. In questo caso appunto sembra rispondere al meglio alla domanda di partenza e per l'appunto Hurricane è sicuramente meglio dei suoi ultimi lavori se non altro perchè non cerca quel filone teen che rischia di intrappolarlo in un limbo.
Il problema grosso dell'ultimo film di Cohen jr è quello di aver messo troppa carne al fuoco, di non aver saputo sfruttare al meglio un buon cast anche se sono nomi che i più non conosceranno e lasciando più domande che risposte su tutte le sotto trame che il film sembra apriire ma poi forse aspetta che sia l'uragano a chiuderle.

giovedì 23 febbraio 2017

Patriots Day

Titolo: Patriots Day
Regia: Peter Berg
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Il 15 aprile 2013 due esplosioni a poche centinaia di metri di distanza macchiano di sangue la maratona di Boston. Le indagini per scoprire chi è alla base dell'attacco terroristico vedono in prima linea il commissario di polizia Ed Davis, costretto a muoversi tra la più grande caccia all'uomo che la città abbia mai conosciuto.

Peter Berg, sempre lui. Le tragedie sono materiale sconfinato funzionale alla settima arte soprattutto agli yankee a stelle e striscie di cui questo film rientra perfettamente nel filone.
Che vuoi dire ad un film che già dal titolo e dalla trama saprai benissimo cosa ti metterà sul piatto? Beh che pur non essendo un fan dell'America e trovandolo uno dei peggiori paesi del mondo, ho trovato in questa pellicola il classico cinema reazionario che punta sui buoni sentimenti, l'altruismo e la fratellanza degli americani che come per la tragedia di Boston chiudono una città per iniziare una caccia all'uomo esemplare.
Un film che mostra tutti i passaggi, la maratona, la sua galleria di personaggi, il cast infatti al suo interno vanta numerose star hollywoodiane e tutto rientra perfettamente senza nodi complessi o intricate matasse da sbrogliare. Una storia semplice in cui alla fine il nostro eroe potrà tornare ad abbracciare la moglie. Mark Wahlberg non è bravo come attore ma ha la giusta faccia da culo.
Per il resto guardare una storia che parla della giornata dei patrioti, il Patriots Day, senza avere nessuna stima e nessun amore per la patria, certo mi porta ad avere i miei limiti e non potermi commuovere come il resto della nazione che qui vedrà l'immagine chiudersi con la foto di una delle tre vittime, un bambino di undici anni e le interviste dei superstiti e di chi nonostante l'incidente e aver perso le gambe nel vero senso della parola ha continuato a correre senza perdere la passione e superando la paura.
Un film che mostra una grossa fetta di american idiot ma anche tanta gente a posto.

I terroristi dalla loro sono mostrati meno peggio che in altri film e la scena dell'interrogatorio con la donna di colore che ha il compito di far parlare i terroristi e soprattutto le mogli lascia di ghiaccio per i modi e le tecniche.

domenica 29 gennaio 2017

Deepwater-Incubo sull'oceano

Titolo: Deepwater-Incubo sull'oceano
Regia: Peter Berg
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Il 20 aprile 2010 sulla piattaforma trivellatrice semisommergibile Deepwater Horizon, situata al largo della costa della Lousiana, 126 lavoratori si sono trovati immersi nel peggior scenario possibile: una devastante esplosione, che ha causato un inferno di fuoco, undici vittime e uno sversamento di greggio nell'oceano riconosciuto come il più grave disastro ambientale della storia.

L'idea di cinema di Berg con il suo attore feticcio Walhberg è quella che meglio riassume lo spirito reazionario di un paese. Probabile a questo punto che gente come lui, Snyder, Bay & soci, potrebbero diventare ministri della cultura grazie a Trump. Pensate cosa potrebbe succedere...
Incubo sull'oceano riprende una tragedia nota a tutti, di cui si è molto parlato, ma che nel giro di poche settimane è stata dimenticata per dare spazio ad altre tragedie.
Da questo punto di vista il film cerca di mettercela tutta. I protagonisti ovviamente hanno le facce di Wahlberg, Russel e Malkovich e il film in una struttura solida ma prevedibile, mostra con l'impiego di costosi effetti speciali, l'epopea della tragedia e tutti gli effetti perversi e le conseguenze inattese che ha provocato nell'impatto ambientale, nell'oceano, nell'ecosistema.
Il film cerca in modo sintetico di mostrare le falle del sistema e delle politiche, i controlli e la manodopera che la British Petroleum non ha voluto prendere e considerare così i rischi.
Mostra l'eroe di turno Mike Williams impegnato a salvare il suo capitano e il resto della squadra prima di tornare tra le braccia della moglie e della figlia.
Un film a stelle e strisce in tutto e per tutto, senza troppo sbandierare sentimenti e ostilità, mostrando l'americano medio interessato solo al suo orticello e il dovere di difendere il sangue nero della terra. Rimane uno di quei film di cui l'America ha stranamente bisogno per insistere e ripetere una delle litanie crocifisse nel cuore di ogni yankee reazionario.


sabato 20 febbraio 2016

Wave

Titolo: Wave
Regia: Roar Uthaug
Anno: 2015
Paese: Norvegia
Festival: TFF
Giudizio: 3/5

Kristian Eikfjord, geologo con molta esperienza, accetta un lavoro fuori città. Si prepara così a trasferirsi con la famiglia quando con i suoi colleghi è costretto a confrontarsi con piccoli cambiamenti geologici nel sottosuolo. Ben presto, il peggior incubo dell'uomo sembra avverarsi e il disastro è inevitabile: con meno di dieci minuti a disposizione, dovrà tentare di salvare quanta più gente possibile, compresa la sua famiglia.

Cosa succederebbe se l'intenso monitoraggio scientifico di una equipe al momento debito non lanciasse un allarme d'emergenza? Probabilmente quello che è successo nel 1905 in cui uno tsunami omicida a fatto un massacro enorme, oppure il disastro del Vajont del '63 citato nel film, con cui il quarto film di Uthaug sembra avere diverse analogie.
Il problema di fondo è sempre sottovalutare quello che la Natura ci comunica anche quando non dovrebbe a causa degli eccessi a cui ci esponiamo.
The Wave è un disaster-movie norvegese in cui il pubblico sa benissimo che tutto alla fine andrà bene per il nucleo familiare protagonista della vicenda.
Tutto il film si riassume in un unico maremoto alto 80m, in una scena davvero suggestiva, che pur nella sua brevità, raggiunge gli obbiettivi prestabiliti.
Il film è un kolossal standard in tutto e per tutto in cui come dicevo, quelli che contano alla fine si salvano, anche quando il protagonista, soprattutto nel finale, sembra quasi un supereroe salvando la propria famiglia e riottenendo le attenzioni del figlio.
Da questo punto di vista Uthang ha cercato di essere un po troppo magnanimo e politically-correct quando forse sarebbe risultato più credibile con un altro finale o un vero colpo di scena.
Alla fine non sembra mancare nulla e anche alcuni elementi secondari, come quelli nell'hotel, sembrano funzionare alla perfezione. Eppure sarà forse per gli scarsi colpi di scena o il fatto che il pubblico non faccia altro che aspettare l'onda, rendono tutta la confezione più una maestria dell'eclettico regista che non una vera prova di cinema di genere con risvolto sociale.




lunedì 5 ottobre 2015

Everest

Titolo: Everest
Regia: Baltasar Kormakur
Anno: 2015
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Rob Hall e Scott Fisher sono due scalatori professionisti che negli anni ‘90 iniziano qualcosa di impensabile fino a poco prima: organizzano delle arrampicate fino alla vetta più alta del mondo, l’Everest appunto, per clienti di ogni sorta. Si fanno la guerra, sono divisi da stili di scalata e approcci alla vita totalmente diversi ma stavolta dovranno collaborare vista la forte affluenza di clienti e viste le condizioni climatiche. Ciò che segue è una delle avventure più entusiasmanti, drammatiche, potenti, risolutive dell’uomo del secolo appena trascorso.

L'Everest "è lì" a ricordarci il rispetto che si deve alla natura e all'altezze inaccessibili.
Con una domanda così drammatica era ovvio pensare che Hollywood in un genere catastrofico facesse confusione.
Kormakur, regista islandese impiegato da Hollywood per action movie, si cimenta con una crew di attori interessanti a cercare di dare spettacolo e veridicità alla classica storia vera che propina le gesta di un gruppo di scalatori in parte professionisti che cercano di superrasi chi per i più svariati motivi in un crescendo che porta l'Everest ad essere straordianriamente sovraffollato.
C'è tanto in due ore di film, ma il problema fondamentale è che l'avventura è in seondo piano rispetto ai sentimenti e soprattutto dall'arrivo della tempesta così che i pianti e la disperazione creano più ansia delle gesta dei numerosi personaggi con cui i protagonisti si ritrovano a cerccare di sopravvivere.
Con titoli come il posto più pericoloso della terra e alcune ricostruzioni digitali palesemente finte oltre un lavoro di post-produzione che poteva essere svolto meglio, Everest sembra interessato in particolar modo a rispondere alla domanda, di tutti i personaggi, di cosa sia necessario sacrificare per avere la determinazione richiesta per affrontarla.
Se poi contiamo la totale mancanza di sceneggiatura e di regia, allora rimane ben poco e probabilmente gli spettatori preferiscono come Scott darsi all'alcool per cercare di giustificare tale assenza di intenti.

Everest è un'occasione davvero mancata, contando che il discorso uomo-montagna è un tema appasionante che poteva essere sfruttato meglio, soprattutto contando il budget mastodontico e il soggetto.

venerdì 19 dicembre 2014

Into the Storm

Titolo: Into the Storm
Regia: Steven Quale
Anno: 2014
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Gary è un vedovo che vive con i figli adolescenti Donnie e Trey a Silverton, cittadina dell'Oklahoma. Allison è una meteorologa che insegue i tornado e fa da supporto scientifico a Pete, storm chaser e cineasta che sogna di filmare il twister perfetto. Donk è un amante del rischio il cui obiettivo è ottenere il record di visualizzazioni delle sue imprese folli su Youtube, riprese dall'altrettanto svalvolato amico Reevis. Questi ed altri personaggi dovranno confrontarsi con il vortice più grande della storia, che andrà a colpire proprio Silverton e dintorni

Usa+bandiera stelle strisce+storia particolarmente cretina.
A differenza di un filmone come TWISTER che certo vantava un budget e un cast differente, pur rimanendo un blockbuster catastrofico e commerciale a tutti gli effetti, la pellicola di Quale sembra puntare solo sull'intrattenimento con alcune scene davvero troppo esageratamente inverosimili.
Quale è un impiegato di Hollywood messo a dirigere film catastrofici (FINAL DESTINATION 5) e sembra continuare a girare su se stesso senza trovare un'ancora che lo salvi dal caos generale.
La scena in cui gli aerei finiscono nell'occhio del ciclone è la migliore del film, peccato che si veda già nel trailer.


domenica 29 settembre 2013

Impossible

Titolo: Impossible
Regia: Juan Antonio Bayona
Anno: 2012
Paese: Usa/Spagna
Giudizio: 2/5

Dicembre 2004. Henry, Maria e i loro tre figli decidono di concedersi una vacanza natalizia lasciando il Giappone , dove lui lavora, per raggiungere la Thailandia. Anche se Henry ha qualche preoccupazione relativa al suo impiego il relax è totale. Fino a quando, la mattina del 26 uno tsunami di enormi proporzioni travolge tutto ciò che si trova di fronte. Maria viene trascinata via nella stessa direzione del figlio maggiore Lucas mentre Henry viene travolto mentre ha stretti a sé i due figli più piccoli. In quella catastrofe naturale moriranno trecentomila persone.

È stata un’esperienza incredibile. Fin dal primo momento, quando Jota (il regista) ci ha detto: ‘Voglio realizzare un film sulla vostra storia’, abbiamo risposto: ‘Non è la nostra storia, ma la storia di molte, moltissime persone’. Solo che non tutti sono stati fortunati quanto noi.
Maria Belon

Oramai siamo così pieni di film "tratti da una storia vera" oppure "tutto quello che state per vedere è realmente successo".Che sia così o no, il cinema insegna che comunque c'è finzione e c'è la fruizione dello spettatore che non deve per forza di cose essere contagiata da frasi che sembrano investire lo spettatore di una drammaticità che dovrebbe colpirlo ancor di più.
Al di là del bene e del male, e del fatto che la famiglia nella realtà era spagnola ed era formata da Maria, Quique, Lucas, Tomas e Simon, ma si sà quanta importanza ha la distribuzione internazionale del film e il casting richiedeva questo cambiamento e quindi metere due star internazionali come McGregor e la Watts.
Il risultato è come la dicitura del titolo: accade l'impossibile ma noi sappiamo già che si salveranno dall'impossibile come capitò nella realtà.
L'incidente scatenante ovvero lo tsunami è messo in scena in modo davvero elettrizzante. Gli uccelli che scappano, l'atmosfera che cambia, l'onda enorme che scuote il paradiso naturale per i soliti turisti borghesi, tutto in quei dieci minuti funziona perfettamente per poi sgretolarsi. Fondamentalmente chiunque vuole la tragedia e in un disaster-movie è quello a prevalere. Quando poi però la drammaticità sostituisce a pieno regime le note di intenti del film diventando a tutti gli effetti fastidiosamente troppo pieno di lacrime si perde l'effetto solo per gli amanti delle commozzioni in svendita.
Poteva dare di più senza cadere nell'effetto tragico da cui dalla seconda parte il film diventa a tutti gli effetti senza poi dover cadere nel trgico errore di nascondere alcuni vuoti narrativi dietro gli occhioni di un bambino che cerca la famiglia.