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venerdì 18 novembre 2016

Io, Daniel Blake

Titolo: Io, Daniel Blake
Regia: Ken Loach
Anno: 2016
Paese: Gran Bretagna
Giudizio: 4/5

Newcastle. Daniel Blake è sulla soglia dei sessant'anni e, dopo aver lavorato per tutta la vita, ora per la prima volta ha bisogno, in seguito a un attacco cardiaco, dell'assistenza dello Stato. Infatti i medici che lo seguono certificano un deficit che gli impedisce di avere un'occupazione stabile. Fa quindi richiesta del riconoscimento dell'invalidità con il relativo sussidio ma questa viene respinta. Nel frattempo Daniel ha conosciuto una giovane donna, Daisy, madre di due figli che, senza lavoro, ha dovuto accettare l'offerta di un piccolo appartamento dovendo però lasciare Londra e trovandosi così in un ambiente e una città sconosciuti. Tra i due scatta una reciproca solidarietà che deve però fare i conti con delle scelte politiche che di sociale non hanno nulla.

Commovente. Io, Daniel Blake parla di Dignità e di diritti, di rispetto, empatia, amore per la vita e tanto altro ancora.
L'ultimo film di Loach, paladino del cinema sociale inglese, è la summa della critica ad un sistema burocratico ormai inetto e superato, un inno di ribellione ai tagli alla spesa sociale, dove gli stessi funzionari che debbono applicarli si rendono conto della crudeltà e delle regole che debbono applicare schierandosi anche loro dalla parte delle istituzioni dimenticando la componente umana e lasciando nuclei e persone anziane in mezzo ad una strada.
Un altro film manifesto, per certi versi anarchico e potente che come un termometro misura la complessità del welfare (o ciò che ne è rimasto) diventando un inno alla ribellione allora dal basso, da un anziano che non si arrende ma che capisce come la pazienza e allo stesso tempo la rabbia diventano gli unici strumenti per farsi avanti e chiedere aiuto senza vergogna.

L'io del cittadino non si può mettere a tacere in nessuno modo. Solo con la morte. Si può provare con la burocrazia, con la chiusura mentale e politica, con le forze dell'ordine, con le minacce e le ritorsioni ma qui un'altra lezione che il regista ci insegna e quella proprio di non sottovalutare la componente umana. Allora quell'io cittadino quando diventa il grido di tanti, organizzati e con le idee chiare riesce a diventare uno strumento nelle mani del popolo. Un grande messaggio in una società capitalista e consumista che sembra aver perso la maggior parte dei valori.