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martedì 30 aprile 2019

Maison en petits cube


Titolo: Maison en petits cube
Regia: Kunio Kato
Anno: 2008
Paese: Giappone
Giudizio: 5/5

Un uomo anziano che vive in una città completamente sommersa dalle acque non vuole abbandonare la sua casa e per questo, man mano che l'acqua sale di livello, aggiunge sul tetto delle costruzioni. Un giorno, l'uomo si immerge ed entra nella sua casa originale ormai completamente invasa dall'acqua. Inizia così a ricordare gli avvenimenti del suo passato.

Il cortometraggio d'animazione di Kato a parte aver vinto il premio oscar come miglior corto d'animazione è qualcosa di magico, una vera chicca in grado di commuovere e far ragionare dimostrando ancora una volta come gli orientali conoscano a menadito l'alfabeto dell'intimità.
Il tema della memoria, dei ricordi legati al passato, della ricerca della felicità, dell'immersione dentro se stessi.
E'così tutto il corto alterna la quotidianità di questo anziano vedovo che, dilaniato dal tempo, continua imperterrito ad aggiungere mattoni alla propria dimora, perché questa non venga totalmente sommersa dalle acque, immedesimandosi nella viscerale differenza che disgiunge vita e sopravvivenza. Da un lato costruisce per non soccombere, dall'altro è costretto ad immergersi per recuperare i ricordi del passato.
Muto, con uno stile lento e minimale in grado di farci cogliere l'essenza delle emozioni e dei sentimenti del suo vecchio protagonista. Con una tecnica grafica che simula la delicatezza degli acquerelli adagiati su un cartoncino riesce ad imbarcarci in una piccola ma colta avventura che riesce a promuovere tematiche attuali legandole in modo insistente al tema del ricordo e della memoria.



Mazeppa


Titolo: Mazeppa
Regia: Jonathan Lago Lago
Anno: 2018
Paese: Francia
Festival: Torino Underground Cinefest
Giudizio: 3/5

Johan, un talentuoso e insicuro giovane pianista, sta per esibirsi in un importante concorso musicale. Sopraffatto dallo stress, inizia però a temere il palco…

Cosa fare quando avvicinandoti al palco comincia a sanguinarti il naso facendoti diventare nel giro di pochi minuti quasi una vittima di un film horror.
Lago Lago, dal cognome insolito, sembra divertirsi molto con questo interessante cortometraggio tutto girato all'interno di un'accademia musicale popolata da rampolli di una certa aristocrazia francese. Con uno stile invidiabile, il regista e soprattutto il cast tecnico promuove un uso della luce naturale, campi lunghi e carrelli per girare intorno alla personalità schizzata e travolgente di Johan.
Alla fine basta ricongiungersi con la persona amata, salire sul palco, sedersi, prendere un respiro e appoggiare le mani sui tasti del pianoforte. Fine


Meninas Formicida


Titolo: Meninas Formicida
Regia: Joao Paulo Miranda Maria
Anno: 2017
Paese: Brasile
Festival: Torino Underground Cinefest
Giudizio: 4/5

In una piccola città brasiliana, un’adolescente lavora ogni giorno in una foresta di eucalipti come disinfestatrice di formiche. Tuttavia, non è l’allontanamento degli insetti la vera sfida, bensì la sua lotta interiore.

La giovane protagonista di questo insolito cortometraggio vive in una roulotte con la sorella, la madre e un bimbo piccolo. Sono tutte povere e le condizioni di vita scarse e precarie.
La sua lotta è soprattutto interna sperimentando la sessualità e non sapendo come approcciarsi con i ragazzi (la scena in cui viene presa a schiaffi da un'altra ragazza è funzionale quanto per certi versi abbastanza gratuita). Allora forse l'unica forma di vita silenziosa, piccola e instancabile lavoratrice diventa proprio quella stessa formica che per necessità tocca quotidianamente sopprimere.
Girl, così possiamo chiamare la protagonista senza nome, viene sempre inquadrata di spalle quando è sommersa dal brusio e dal caldo soffocante delle piantagioni di eucalipti.
Sembra catapultata in un altro mondo e in un'altra realtà. In parte è così ma forse questo bisogno di estraniarsi è legittimo contando la lotta per cercare di non essere sopraffatte dalla società soffocante in cui vive.



Off Broom


Titolo: Off Broom
Regia: Roald Zom
Anno: 2018
Paese: Olanda
Festival: Divine Queer Film Festival
Giudizio: 3/5

Rein è il portiere transgender di una squadra di Quidditch, lo sport emergente inventato da Harry Potter. Mentre la squadra si prepara a partecipare ai giochi europei in Italia, Rein racconta il suo processo di autodeterminazione.

La storia di Rein ci porta in Olanda per conoscere questo "ragazzo" ormai nel pieno di una cura ormonale con il preciso compito di cambiare sesso.
E'la sua determinazione a rendere paradossale, quanto curioso, tutto il palcoscenico costruito affianco alla sua vita dove il Quidditch (non sapevo ma esistono davvero tornei europei e mondiali) diventa l'arma per immolarsi e dare così un senso e una continuità alla propria vita.
Lo sport non si gioca da solo. Rein infatti in questa avventura è attorniato da ragazzi e ragazze che come lui stanno cercando di cambiare sesso oppure hanno in comune il gioco creato dalla Rowling.
Il risultato per quanto assurdo (vengono spiegate le regole del gioco) e per quanto innaturale possa essere (vedere maschi e femmine che si rincorrono a cavallo di una scopa può risultare a tratti abbastanza ridicolo) alla fine tutto acquista un senso nella maniera in cui serve a dare speranze.


Passage to Womanhood


Titolo: Passage to Womanhood
Regia: Inaya Yusuf
Anno: 2018
Paese: Malesia
Festival: Divine Queer Film Festival
Giudizio: 4/5

Un gruppo di donne trans musulmane si oppone all’emarginazione sociale in Malesia. Ridefinendo il ruolo femminile nell’Islam, dipingono il proprio ritratto di essere donna.

Il mediometraggio di Yusuf si concentra sulla vita di tre donne e la loro lotta per cercare di sopravvivere in una terra inospitale come quella della Malesia soprattutto per chi ha scelto di diventare trans. Difficoltà, oltre già le normali, ad essere inserite nella società ( ma non accolte), difficoltà a lavoro, per strada con la paura di essere aggredite quotidianamente, con le minacce dei familiari e infine con i propri partner.
Sembra una condanna più che una scelta. Dalle testimonianze delle donne si appura un limite culturale che non sembra voler accennare a nessun tipo di cambiamento.
Il cinema o meglio i documentari servono soprattutto a questo, esplorando terre sconosciute e portarci così alla scoperta di tabò che richiedono ancora tantissimo tempo prima di riuscire ad essere comprese e rispettare così la carta dei diritti umani per far sì che ognuno possa liberamente scegliere di fare quello che vuole con il suo corpo nel paese in cui nasce e cresce.


lunedì 22 aprile 2019

Logorama


Titolo: Logorama
Regia: AA,VV
Anno: 2009
Paese: Francia
Giudizio: 5/5

La polizia insegue un criminale armato in una versione di Los Angeles composta interamente da loghi aziendali.

La critica al capitalismo, il modello economico che stanerà tutti, diventa il circuito perfetto dove il trio di registi francesi descrive il proprio microcosmo. Loghi, brand, multinazionali, tutto ormai sembra diventare status simbol con il preciso compito e dovere da parte degli autori di trasformare tutto in un enorme buco nero in grado di inglobare tutto e mettere fine alla civiltà.
Il collettivo H5 (François Alaux, Hervé de Crécy e Ludovic Houplain) ha già firmato videoclip per Alex Gopher, i Massive Attack, i Goldfrapp e i Röyksopp e conferma un acume attento e colto nel saper essere sintetici e al contempo ingranare la marcia e sfrecciare a tutta velocità.
16 minuti di pura azione da vedere rigorosamente in lingua originale, un lavoro enorme che ha comportato l'utilizzo di 2500 loghi e mascots, appartenenti a compagnie di tutto il mondo, per costruire l’intera architettura cittadina e per creare personaggi improbabili, come il cattivissimo Ronald MacDonald e ampliare così una critica feroce sugli intenti perversi della multinazionale del fast food.


Lenny to the nines


Titolo: Lenny to the nines
Regia: Jeremy Puffet
Anno: 2018
Paese: Belgio
Festival: Torino Underground Cinefest
Giudizio: 3/5

Quando lungo il suo cammino Lenny incrocia qualcuno vestito con una divisa o un costume, viene sopraffatto da un desiderio irresistibile di urinare, ma vi è una pulsione ancora più grande e più difficile da reprimere: la necessità di appropriarsi dell’identità delle persone incontrate.

Con 15.000 di budget, Puffet tira fuori questo viaggio on the road con un ritmo incredibile.
Lenny qualsiasi cosa incrocia, madre/figlia, commesse, poliziotti o altro, ha questa profonda ossessione compulsiva di dover entrare nel personaggio, scappando subito dopo aver pisciato per far perdere le tracce (la scena con la divisa da poliziotto le batte tutte).
Con una fotografia coloratissima, un montaggio scoppiettante e tanta ironia grottesca, lasciando da parte il non sense, in 16 minuti non sembra mancare davvero nulla fino ad un finale esplosivo che non poteva che chiudere nell'unico modo possibile una vicenda destinata ad arrestare il giovane biondo protagonista nella sua corsa contro il tempo.

giovedì 18 aprile 2019

Fauve


Titolo: Fauve
Regia: Jeremy Comte
Anno: 2018
Paese: Canada
Festival: Torino Underground Cinefest
Giudizio: 5/5

Due ragazzi giocano attorno a una miniera di superficie. La complicità si evolve in uno scontro in cui uno vuole prevaricare l'altro. Quando improvvisamente si impigliano nelle sabbie mobili, il dibattito finisce. Prendendo proporzioni più grandi della natura, questo gioco non si rivelerà innocuo come pensavano.

Fauve è uno dei più bei corti che abbia mai visto.
Essenziale, canadese in tutti i sensi, con un piccolo protagonista che sembra Vincent Cassel, un tema scomodo ma attuale e tanti pugni nello stomaco, doverosi per chi racconta una storia senza happy ending ma mostrando semplicemente che la vita non fa sconti a nessuno in particolar modo a ragazzi maldestri che sfidano il pericolo.
Competizione, paura, sopravvivenza, fuga. In sedici minuti l'opera di Comte è straziante senza regalare nulla allo spettatore e lasciando a riflettere sul livello di consapevolezza.
Rischiava di vincere agli Oscar per il miglior corto straniero. Peccato perchè a distanza di tempo, rimane ancora impresso nella retina con una forza e una lucidità notevole.



giovedì 11 aprile 2019

Uuquchiing


Titolo: Uuquchiing
Regia: Kevin Nogues
Anno: 2018
Paese: Francia
Festival: Torino Undergound Cinefest
Giudizio: 3/5

Camille è totalmente smarrito. I giorni sono seguiti da altri giorni in un tempo metronomico, che trascorre tra il suo lavoro in fabbrica e le visite regolari ai suoi nonni. Una sera, mentre sta cenando a casa loro, viene trasportato nel suo futuro, a poche ore di distanza dal presente. Camille, però, non ricorda nulla.

Nogues in sala spiegava che il titolo del suo corto gli era venuto in mente guardando un documentario sulle volpi e la citata sembra essere una delle più rare da vedere.
Più o meno è quello che succede nella vita di Camille.
Provate a immaginare come può essere svegliarsi in un posto senza sapere come ci si è arrivati, vuoti di memoria anticipati da una scossa fastidiosissima (causato da problemi neurologici forse), un padre che sta morendo di Alzheimer e la difficoltà nel non capire cosa sta succedendo nella propria vita. In tutto questo tra un lavoro alienante, una ragazza affascinante e un gruppo di amici che sembrano non prendere sul serio il problema, Camille per non impazzire dovrà prendere una scelta. Poco da dire su un corto realizzato con un incredibile attenzione tecnica, un lavoro sul sonoro in grado di ampliare la sensibilità nostra e di Camille su quanto stia succedendo e in 22' muoversi da una parte all'altra spiazzando e ribaltando luoghi e geografie e rimanendo con un espressione incredula di chi ha paura di svegliarsi magari nel luogo che meno si aspetta o con la paura di poter fare qualche gesto inusitato.


Madame Tutli Putli


Titolo: Madame Tutli Putli
Regia: Chris Lavis e Maciek Szczerbowski
Anno: 2007
Paese: Canada
Giudizio: 5/5

I passeggeri del treno (e la stessa madame Tutli-Pluti) sono anime ancora non consapevoli del loro trapasso. Continuano così a fare quello che facevano da vivi: gli appassionati di scacchi alle prese con una assurda partita, il tennista che si comporta volgarmente, il vecchio sempre addormentato. La consapevolezza (almeno per la madame) arriva quando le vengono rubati i bagagli (i ricordi della vita passata) e solo allora può avvenire il trapasso a miglior vita (la farfalla, simbolo di trasformazione e anche di rinascita).

Gli sceneggiatori di LOST avrebbero dovuto conoscere a memoria lo svolgimento di questo incredibile corto candidato agli Oscar. Un lavoro d'animazione in stop motion incredibilmente colto e in gradi di creare sentieri diversi e portare il pubblico a domandarsi se ciò che ha davvero visto sia l'intento degli autori. Un'opera singolare, non ci sono altri termini per definire ciò che vidi anni fa ma che per qualche strano motivo mi rimaneva così in mente.
A livello tecnico gli sforzi sono evidenti fin da subito. La vera forza del cortometraggio sta in una particolare innovazione apportata dove gli occhi dei personaggi sono infatti quelli di attori reali, girati dal vero e compositati in seguito sul volto dei pupazzi animati a passo uno.
Madame Tutli Putli ha impiegato più di cinque anni di lavoro, ma il risultato è impressionante anche nel suo chiamare forse involontariamente alla memoria tanti registi e tante idee di cinema già viste ma che qui attraverso un climax di forme e linguaggi trova una naturale e originale messa in scena.






lunedì 11 marzo 2019

Last days


Titolo: Last Days
Regia: Kathrin Bigelow
Anno: 2014
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

'Un elefante scompare ogni 15 minuti'
Si parla sempre poco del fenomeno del bracconaggio. Forse perchè in Africa, forse perchè sembra non appartenerci, ma in fondo questa pratica ha modificato le sorti di questo pianeta.
La Bigelow è una regista molto coraggiosa che negli ultimi vent'anni ha dato uno scossone al suo cinema, già interessantissimo, interessandosi di politica, scandali, corruzione e terrorismo.
Nel 2014 si è presa a cuore l'idea di produrre questo importante corto animato realizzato in collaborazione con Annapurna Pictures e WildAid e avvalendosi della scrittura di Scott Z. Burns e realizzato in collaborazione con il concept designer Samuel Michlap
"L'anno scorso sono stata messa al corrente della reale connessione tra il bracconaggio di elefanti e il terrorismo. Per me rappresentava l'intersezione diabolica tra due problemi che sono di enorme preoccupazione, ovvero l'estinzione della specie e il terrorismo globale. Entrambi comportano la perdita di vite innocenti ed entrambi richiedono un intervento urgente. Per fare un film su un simile argomento ci vorrebbero probabilmente anni, anni in cui ancora più elefanti morirebbero, così ho invece incontrato una squadra di colleghi cineasti e abbiamo fatto Last Days come un pezzo d'animazione, idea che abbiamo pensato potrebbe presentarlo ad un pubblico più vasto (Internet è piena di immagine grafiche di elefanti macellati eppure la strage continua), ci sono cose reali che tutti noi possiamo fare per fare in modo che finisca la scomparsa degli elefanti selvatici dal nostro mondo, vedi il tagliare fondi ad alcune delle reti terroristiche più famose al mondo".

Tombes & Manages



Titolo: Tombes & Manages
Regia: AA,VV
Anno: 2016
Paese: Francia
Giudizio: 4/5

Nel suo isolato cimitero, un becchino piuttosto rozzo cerca di divertire suo figlio in un modo piuttosto sciocco ...

Perché alcune delle migliori storie per bambini sono così deliziosamente macabre.
Sembra di continuare un discorso aperto nell'82 da Burton con il suo Vincent ma prima ancora di lui da tanta importante narrativa senza contare il peso della fiaba.
In sette minuti il Team di ISART Digital School composto da Nicolas Albrecht, Jérémie Auray, Alexandre Garnier, Antoine Giuliani, Sandrine Normand, Ambre Pochet, Marc Visintin, riesce a fare un mezzo miracolo.
Una storia drammatica di una perdita, quella di un figlio. La notte come un momento magico che in un parco divertimenti/circo, riesce a far rivivere come una benedizione/maledizione una piccola anima permettendole notte dopo notte di stare a fianco del padre e vivere come se fosse la prima una nuova entusiasmante avventura.
Straziante per certi versi. Muto e con dei colori fantastici, l'impiego dell'animazione digitale sembra in alcuni casi stop motion pura e semplice, usata dal team francese che si compone di tanti elementi e una maniacalità a far in modo che tutto converga verso la perfezione.
In particolar modo come nel lungometraggio capolavoro Coraline e la porta magica sono proprio i dettagli del corto a farla da padrona, dai paesaggi, alle giostre, alle impronte digitali negli stampi dei personaggi, fino alle scenografie gotiche e barocche su cui svetta un cimitero grigio macabro e inquietante come d'altronde dovrebbe essere una fiera di tombe.


Gonji


Titolo: Gonji
Regia: Arman Gholipourdashtaki
Anno: 2017
Paese: Iran
Festival: Divine Queer Film Festival
Giudizio: 3/5

Gonj (ape) è il racconto di persone che lavorano sulle montagne di Zagros, in Iran. Ad elevate altitudini e con semplici strumenti avviene la raccolta di un miele speciale con ottime proprietà curative. Paesaggi mozzafiato.

Le api sono un bene universale. Quando scompariranno tutte (e non manca molto) allora ci renderemo conto del loro insostituibile apporto al nostro pianeta.
Un gruppo di persone, in particolare un uomo, mostra la complessa pratica per cogliere il miele e scacciare le api rimaste. Il profondo rispetto e la ritualità della pratica, fanno emergere una lenta e importante ciclicità di nomadi e gruppi di persone che da secoli portano avanti lavori scomodi procacciandosi i lavori nei modi più strani e impensati oltre che impervi dal momento che il gruppo di montagne di Zagros oltre ad essere monumentalmente affascinante fa impressione per le sue dimensioni e in alcuni casi l'inaccessibilità a salire su alcune pareti.

Sun of a beach


Titolo: Sun of a beach
Regia: AA,VV
Anno: 2013
Paese: Francia
Giudizio: 4/5

Una delle più belle metafore sul riscaldamento globale.
Una spiaggia, un gruppo disomogeneo di persone e il sole che stermina tutti.
Semplice ed essenziale come i corti dovrebbero essere.
In sei minuti il team di registi e tecnici con un animazione marginale, riescono a cogliere l'obbiettivo riuscendo a regalare come dicevo una buona metafora ambientalista, azione, horror e ironia.
Famiglie e ombrelloni nonchè silicone dei seni. Tutto si scioglie. Persino i muscoli finti dei palestrati e così via..
Quando il sole scende, tutto prende fuoco e la via di scampo non sembra nemmeno essere il mare..

Khailauna


Titolo: Khailauna
Regia: Sriramm Dude
Anno: 2018
Paese: India
Festival: Divine Queer Film Festival
Giudizio: 4/5

In un quartiere popolare indiano, un ragazzino musulmano subisce la fascinazione di Ganesh sotto forma di giocattolo. Lo scontro fra culture religiose e la delicatezza poetica del mondo dell’infanzia.

Khailauna è un corto molto interessante senza trattare di preciso tematiche gbl.
Il protagonista è un giovane ragazzino che corre per le strade di Mumbay e si innamora dell'immagine di Ganesh vedendolo prima come statua per le strade e poi successivamente trovando una statuetta che il bambino colora a piacimento offendendo così la divinità secondo il parere dei genitori in particolare della madre che rombe la statuetta del figlio.
Da un lato parlando di perdita casca a pennello la scelta di una divinità come Ganesh e della sua storia che nasce proprio da una ferita e dall'amputazione della testa mentre dall'altro l'elemento a farla da padrone del corto di 12' sono, come quasi sempre si ha a che fare col territorio indiano, i colori, il fascino e le musiche che rimandano a danze e rituali indù.


Rain


Titolo: Rain
Regia: Alessandro Spallino
Anno: 2017
Paese: Italia
Festival: Divine Queer Film Festival
Giudizio: 2/5

Gli esseri umani nascono senza essere assegnati a un genere specifico, anche se l’aspetto è femminile. Acquisiscono il loro genere definitivo dopo aver attraversato il cosiddetto “completamento”, una procedura controllata. Rain, giovane studentessa, dovrà sfidare le regole imposte.

Con 3000 euro e l'aiuto di tanti amici, Spallino crea il suo primo corto in un'unica location, un acquario e alcune attrici irlandesi che parlano in lingua originale (scelta non motivata).
Il tema è glbt, dove la sessualità delle ragazze, in questo caso, non è libera, esse devono seguire un preciso controllo e una rigida procedura.
Il risultato è un opposizione ai vincoli e alla dittatura di questa strana organizzazione che seppure non venendo spiegata di sicuro è rivolta ad un futuro distopico. BLACK MIRROR che incontra HANDMAID'S TALE, con la differenza che il corto di Spallino in '12 è tutto un dialogo tra ragazze con la loro leader in inquadrature che sono tutte campi e controcampi, una fotografia che vira tutta sui blu che rimandano all'acqua, l'oceano e lo scorrere di pensieri, opposizioni e parole..

Bao



Titolo: Bao
Regia: Domee Shii
Anno: 2018
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Come ogni mattina una donna si alza dal letto e subito prepara il pranzo che il marito porterà a lavoro: deliziosi “sream bun” (quelli che chiamiamo ravioli al vapore) di cui è maestra indiscussa. Dopo che l’uomo è uscito, nel silenzio della casa vuota, la donna si appresta ad assaggiare la sua arte quando il bocconcino che sta per ingoiare improvvisamente prende vita, com un neonato. Spinta dal suo istinto materno, la donna inizia ad accudire il piccolo e vederlo crescere giorno dopo giorno.

Forse qualcuno avvezzo al cinema di genere, si ricorderà certo il mediometraggio girato da Chan per i THREE OF HORRORS come mediometraggio e poi il lungometraggio, l'inquietante Dumplings.
L'idea era che i ravioli cinesi fossero in realtà dei feti e mangiarli aiutava le persone a vivere più a lungo. Qui in comune c'è solo il raviolo. La Pixar allarga come la Disney il suo controllo e chiama questa interessante regista cinese a tessere la sua appassionante storia di pochi minuti.
Tutto il corto è un'appassionante allegoria sul rapporto tra una madre e un piccolo raviolo come a sostituire il figlio ormai grande partito per gli studi.
Il piccolo che cresce, la sua voglia d'indipendenza, i legami che crea con la famiglia (in particolare con la madre) e alla fine il ricongiungimento sono i temi su cui si sviluppa il cortometraggio.
Un'opera che ancora di più segna il bisogno della Pixar di sdoganare e uscire fuori dai confini per regalare storie nuove e riuscire così ad appassionare un nuovo pubblico.
La Shii coniuga quella da lei vissuta come la Empty-nest syndrome per tutta la durata del corto; il rapporto tra la madre del corto e il piccolo raviolo va a sostituire quello che la donna aveva con il figlio che ha ormai lasciato la casa per iniziare una propria vita. Un fenomeno che soprattutto in Cina è molto sentito.

Adam and Dog


Titolo: Adam and Dog
Regia: Minkyu Lee
Anno: 2012
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Il paradiso terrestre visto dagli occhi di un cane. Il rapporto con l'uomo, poi con la donna, e infine i primi passi in un mondo sconosciuto e ricco di sorprese.
Minkyu Lee è il regista coreano che in 13' ha realizzato questo cortometraggio candidato agli oscar.
L'animazione è semplice ma incredibilmente funzionale per lasciare spazio alla gestualità e alla mimica facciale (d'altronde non avendo dialoghi diventa indispensabile per capire la dinamica tra i due). Un'opera emotivamente molto forte che non cede facilmente ai buoni sentimenti mostrando attraverso la diffidenza iniziale, l'instaurarsi di un rapporto di amore e fiducia.
Nell'ultima scena, Dog depone il bastone ai piedi di Adamo sorpreso.
Adamo si inginocchia dicendo ad Eva chi è Dog. Eva si inginocchia davanti a Dog e la abbraccia e lo bacia. Adamo ed Eva si allontanano insieme. Si stanno tenendo per mano e così vicini da sembrare una persona sola. Il cane cammina al loro fianco.
Adam and Dog è una metafora e una riflessione sull'amicizia, sull'aiuto e un viaggio di formazione ispirato ai temi salienti dell'antico testamento mettendoli in mano ad un regista coreano

Circo della farfalla


Titolo: Butterfly Circus
Regia: Joshua Weigel
Anno: 2009
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

La storia di Vujicic è triste. Primogenito di una famiglia serba cristiana, Nick Vujicic nacque a Melbourne, Australia con un rara malattia genetica: la tetramelia ovvero privo di arti, senza entrambe le braccia, e senza gambe eccetto i suoi piccoli piedi, uno dei quali ha due dita.
Probabilmente non si aspettava che dalla sua storia nascesse un cortometraggio che ha fatto piangere le platee di diversi paesi in tutto il mondo.

The Butterfly Circus è sicuramente un ottimo cortometraggio con un cast importante, una sontuosa fotografia e una storia tutto sommato che rispecchia difficoltà e timori del protagonista.
Weigel è abile e sfrutta in particolare i sentimenti e le musiche per rendere ancora più sdolcinata e melensa una storia che non aveva bisogno di fronzoli per comunicare quello che doveva.
Il circo allora in questa galleria di freaks piuttosto originali e con un ottimo lavoro di trucco e costumi, diventa quel luogo dove ognuno, in questo caso Vujicic, trova la sua strada diventando da bruco a farfalla e abbandonando così la muta iniziale della pigrizia e dello sconforto.


Florido & Carlotta


Titolo: Florido & Carlotta
Regia: Rossella Bergo
Anno: 2018
Paese: Italia
Festival: Divine Queer Festival
Giudizio: 2/5

Florindo è un poeta disabile che va a ritirare un premio di poesia in un villaggio dimenticato dal mondo. Carlotta è una prostituta che lavora su una delle strade infinite di questi luoghi desolati e vive in un’antica fattoria con collegh*, personaggi stravaganti e artisti falliti. Il loro incontro cambierà le loro vite.

Il cortometraggio della Bergo sembra una slapstick chapliniana in b/n dove i due attori cercano, mettendoci forza e coraggio, di rendere in tono ironico e dare semplicità e profondità al sentimento dell'amore e della diversità.
Cosicchè i poveri e gli smarriti possano godere della vita in semplicità senza doversi preoccupare di noiose problematiche. Florido & Carlotta inseguono la libertà, occupandosi di stabili abbandonati e cercando di sopravvivere come possono in una società che mette da parte i miserabili per fare posto a realtà che non sembrano possedere nessuna virtù e qualità empatica che i nostri protagonisti non smettono mai di perdere e regalare al prossimo.