Visualizzazione post con etichetta Cortometraggio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Cortometraggio. Mostra tutti i post

martedì 5 dicembre 2017

Limina

Titolo: Limina
Regia: Joshua M. Ferguson
Anno: 2016
Paese: Canada
Festival: Divine Queer Film Festival
Giudizio: 3/5

Un* ragazz* gender-fluid di nome Alessandra che, guidat* da innocenza e intuizione, è curios*
della vita degli abitanti di una piccola città pittoresca che decidono di giocare un ruolo attivo nel
processo di lutto di una donna sconosciuta.

I canadesi come sempre sanno distinguersi per come affrontano alcune tematiche.
Limina, in concorso anch'esso, è notevole quanto estremamente particolare soprattutto per cercare di analizzare il punto focale del corto di '15. Una chiesa, una bambina gender straordinaria e sempre sorridente e il suo compito che metaforicamente potrebbe essere quello di custodire una candela che deve rimanere sempre accesa.

Con una fotografia tutta virata tutta verso il rosso e l'arancione e i colori accesi e autunnali, Alessandra scoprirà presto di avere uno scopo e un ruolo aiutando una donna che soffre a superare le difficoltà diventandone amica e facendosi custode dei suoi segreti.

Lily

Titolo: Lily
Regia: Shron Cronin
Anno: 2016
Paese: Irlanda
Festival: Divine Queer Film Festival
Giudizio: 4/5

Il film racconta la storia di Lily, una giovane donna con un segreto. Con il suo migliore amico,
Simon fieramente leale e fiammeggiante, navigava sulle acque tradizionali della vita scolastica.
Quando un malinteso con la bella e popolare Violet conduce ad un attacco vizioso, Lily si trova di
fronte alla sfida più grande della sua giovane vita.

Un altro cortomettraggio a tematica queer. Una giovane ragazzina alla scoperta della sua sessualità in compagnia dell'amico Simon che sembra essere uscito da MISTERYOUS SKIN di Gregg Araki cercheranno di tenere duro e di non mascherare le loro scelte.
E'devo dire che alcune formule visive e la scelta di sistemare la camera piuttosto che la fotografia ricordano vagamente l'outsider americano.
Il corto è una bomba con un ritmo incredibile nei suoi '21 e con delle facce che riescono a raccontarsi stampandosi in maniera indelebile. Succedono tante cose in questo corto.
Bullismo, ferite da taglio autoinflitte, un nucleo che non sembra capire le difficoltà della figlia, l'amico diverso come il salvatore e l'amica dell'amico che deve aiutare tutte coloro che vengono perseguitate a causa della loro "diversità". In più è interessante notare come anche le antagoniste subiscano una specie di trasformazione e il finale contando che vengono chiamate in causa anche le istituzioni (la scuola) e il corpo docenti, sembra ribadire che alcune questioni tra adolescenti vanno risolte proprio secondo i loro codici e le loro regole e in cui gli adulti a volte proprio non servono.


Shala

Titolo: Shala
Regia: Joao Inacio
Anno: 2017
Paese: Brasile
Festival: Divine Queer Film Festival
Giudizio: 4/5

La delicata storia di Shala che in orfanotrofio che non rinuncia alla propria identità per
conquistare potenziali genitori adottivi.

Shala è un corto tenero quanto drammatico sui bambini che vengono dati in adozione.
In questo caso la vicenda si sposta in Amazzonia dove Pedro, il giovane protagonista, riceve una bambola da un'amica che presto dovrà lasciarlo. Proprio l'amica assieme alla responsabile dell'orfanotrofio cercheranno di cambiare Pedro affinchè risulti funzionale e adatto da parte delle coppie di genitori benestanti che fanno visita ai ragazzi.
Molto interessante lo stile di ripresa con queste carrellate su questi bambini tutti puliti e sorridenti per cercare di trovare un eden diverso e consolatorio.
Shala, il nome della bambola, è funzionale perchè potrebbe essere anche il nome del piccolo protagonista che nasconde un impeto di rabbia nel momento in cui gli si chiede di dimostrare di essere un bambino maschio. Bellissimo e intenso, con un cast misurato, bambini straordinari e una regia attenta e colta nel saper individuare tutti gli elementi necessari della vicenda in soli '11.





Sunday

Titolo: Sunday
Regia: Danilo Curro
Anno: 2016
Paese: Italia
Festival: Divine Queer Film Festival
Giudizio: 3/5

Fasasi Sunday lascia la sua casa, la Nigeria, perché non è più possibile per lui, come per molti altri, restarci.

In collaborazione con Lavori In Corto – Torino, il corto in concorso al festival di '23 racconta in un'intervista biografica il drammatico esodo di Fasasi Sunday in Italia. La sua testimonianza diventa lo specchio allargato di una barbarie che non accenna a finire, sempre dilaniato da scontri a sfondo religioso, dove spesso dopo l'omicio del padre, il figlio maschio diventa il capro espiatorio e per questo è costretto a scappare lasciando la madre e le sorelle.
A sfondo nero ma intervallato in location diverse, con gli amici, su un barcone, per le strade, Fasasi riesce anche a sorridere e a far capire quanto la voglia di vivere possa condizionare e far superare ostacoli che sembrano insormontabili.

Prodotto da Gabriele Muccino.

Follow Me

Titolo: Follow Me
Regia: Anthony Schatteman
Anno: 2015
Paese: Belgio
Festival: Divine Queer Film Festival
Giudizio: 3/5

Jasper, diciannovenne, cerca di affrontare il suo primo amore con i suoi sentimenti e le relative
conseguenze. Frammenti di una telefonata.

Corto a tematica queer sullla scoperta della sessualità di un giovane esordiente protagonista. I suoi incontri all'interno di un locale e gli intensi sguardi di ricerca di conferme da parte degli altri. Nel vuoto e nel calderone di uomini nudi, Jasper incontrerà il suo vero amore in un finale romantico e con una musica travolgente in grado di restituire pathos all'opera.
Un cortometraggio composto da luci calde, pochi dialoghi e i gesti e le fragilità dei suoi protagonisti


sabato 18 novembre 2017

Verba Volant

Titolo: Verba Volant
Regia: Tufan Tastan
Anno: 2017
Paese: Turchia
Festival: Divine Queer Film Festival
Giudizio: 5/5

Tre ragazzi cercano riparo in una libreria da un gruppo di poliziotti durante una manifestazione

Verba Volant aka Söz uçar è un film dedicato a Semih Özakça e Nuriye Gülmen, due insegnanti licenziati dopo il fallito colpo di stato, accusati di appartenere al movimento Gülen, considerato mandante del tentato golpe. In sciopero della fame dal 9 novembre 2016, sono stati incarcerati. Nuriye Gülmen è ancora in detenzione.
Notevole, veloce e dinamico. In 14' Tastan riesce a dare prova di grande empatia tra il negoziante e i tre ragazzi, pochissime parole ma un uso dell'immaginazione che diventa il colpo di scena del corto oltre ad una grande prova e metafora di libertà e cultura.
Un corto che riflette e mostra tutti gli orrori che possono scaturire da una manifestazione, l'impossibilità a dare voce al proprio dissenso e infine l'individuo che pur di credere in ciò che conta senza perdere la propria dignità decide di aiutare colui che è in difficoltà...anche nascondendolo dentro a un libro. Perchè il libro è cultura. E Se vuoi trovare quella parola all'interno del libro, sei costretto a leggerlo.



Dust-La vita che vorrei

Titolo: Dust-La vita che vorrei
Regia: Gabriele Falsetta
Anno: 2015
Paese: Italia
Festival: Divine Queer Film Fetival
Giudizio: 4/5

Epopea favolosa di otto disabili fisici e psichici che vvono all'interno di un istituto, il cottolengo di Torino, da oltre cinquant'anni.

Dare la possibilità di raccontarsi in questa società soprattutto quando si vive rinchiusi tra le mura di un ospedale dovrebbe essere sacrosanta. In questo caso il viaggio sperimentale di Gabriele Falsetta, spinto oltre il teatro e il cinema con l'inebriante messa in scena delle esistenze mai vissute di 8 pazienti del Cottolengo, cerca proprio di dare un'identità a queste micro storie raccontate nell'arco di '21. Sette uomini e una donna che da oltre cinquant’anni vivono i loro disagi di natura psichica e fisica con vite interrotte, nascoste o dimenticate all'interno di una struttura chiusa al mondo, in cui sono stati mandati lì inizialmente per un breve periodo per poi scoprire dai famigliari che da lì non potranno più uscire. Alcuni ne parlano con dei toni sofferti come di chi è stato preso in giro dai propri familiari e senza di fatto avere la possibilità di scegliere.
'21 minuti di giochi, danze, sorrisi, voci incomprensibili e vite desiderabili, messe in scena in location reali, dalla sala prove nello scantinato alle sedie usate da Cavour prima e dal sindaco di Torino oggi e muovendosi poi per alcune aree di Torino come la Porta Palatina e così via.

Interpretazioni spontanee e travolgenti, per un cortometraggio sperimentale e vibrante, realizzato con la complicità di Giulio Baraldi della giovane casa di produzione Kess Film, arrivato in competizione nella sezione Spazio del 33esimo Torino Film Festival e disponibile in Video on demand.  

Copper

Titolo: Copper
Regia: Jack O'Donnel
Anno: 2014
Paese: Nuova Zelanda
Festival: Divine Queer Film Festival
Giudizio: 3/5

Un ragazzino sordo molto curioso incontra una statua vivente: chi si nasconde dietro la maschera?

E' vero i bambini possono sentire i loro cari vicini, anche quando sono apparentemente mascherati.

Ma come fare quando affianco si ha una madre troppo normativa che non lascia respiro al bambino con la paura che possa finire nei guai a causa della sordità. Per non parlare del compagno della mamma che cercando di proteggere il bambino non si rende conto che banalmente non ha mai provato a imparare il linguaggio dei segni per entraci in sintonia e infine un fenomeno da baraccone che sa essere più deciso che mai quando arriva il momento di aprire gli occhi e vedere chi ha davanti. A tratti molto melodrammatico e melanconico. Interessante anche sul piano tecnico in cui le musiche alla Amelie e un girotondo di colori cercano di mischiare il piano drammatico-sociale con quello dell'immaginazione e della fantasia.

domenica 23 ottobre 2016

Brutal Relax

Titolo: Brutal Relax
Regia: AA,VV
Anno: 2010
Paese: Spagna
Giudizio: 2/5

Un caso sociale dopo un ricovero per disturbo di personalità esce dalla comunità. Il suo psichiatra lo lascia andare pur avendone una paura folle. Arrivato su una economicissima spiaggetta assieme ad un gruppo di persone improbabili dovrà combattere contro un'esercito di zombie venuti dal mare. E'molto trash, weird e solo a tratti ironico, il corto del collettivo spagnolo.
La musica come farmaco per sedare la propria valvola iperviolenta, le pile nel walk-man che esauriscono, e infine il messaggio che alcune persone e meglio che non vengono provocate.
C'è tantissimo sangue, arti, frattaglie e potenza immaginica in questo corto che al di là di qualche moderata scelta, non originale ma funzionale, alla fine non sembra voler dire quasi niente, se non sottolineare una smodata passione per lo splatter ironico.



martedì 6 settembre 2016

Sval&Bard

Titolo: Sval&Bard
Regia: Daniele Di Domenico
Anno: 2016
Paese: Italia
Festival: Cinemambiente 19°
Giudizio: 3/5

Sval e Bard sono due turisti incivili e maleducati che pagano le conseguenze della loro condotta irresponsabile

Il corto di 15' dell'esordiente italiano, è una serie di slapstick sull'inquinamento e sull'incremento del flusso turistico nelle isole Svalbard che ha causato un notevole impatto a livello ambientale e in termini di disturbo arrecato alla popolazione locale.
I due protagonisti sono brutti, rozzi, arroganti e in fondo sciocchi tant'è che pagano con la propria pelle il peso e le conseguenze delle loro azioni.
In dieci regole per sopravvivere all'artico senza dialoghi ma con versi e suoni gutturali, i due protagonisti riescono a mettersi nei guai nella maniera più stupida possibile.
Sembrano sketch ma in fondo non sono tutti nemmeno così assurdi come si possa pensare.

Il motivo per cui forse il regista ha scelto proprio questo taglio e queste regole potrebbe essere il fatto che in realtà proprio tanti danni all'ambiente sono stati resi possibili da alcune azioni e gesti tanto stupidi quanto fatali nelle conseguenze.

martedì 28 luglio 2015

Blinky

Titolo: Blinky
Regia: Ruairi Robinson
Anno: 2011
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Alex è un ragazzino che passa la maggior parte del tempo davanti al televisore mentre nell'altra stanza i genitori, in procinto di divorziare, non smettono mai di litigare. Attratto dalla pubblicità di un nuovo robot che promette di rendere felici grandi e piccini, Alex convince i genitori a regalargli il Blinky per Natale. Dopo un po' di tempo, deluso dal non veder cambiare il suo stato d'animo e dall'assistere al deterioramento della sua famiglia, nota che dietro il sorriso rassicurante del suo robot si nasconde qualcosa di inquietante.

Ancora una volta la ribellione delle macchine.
Tocca ad un corto, con una fattura pregevole, dei buoni effetti e un ritmo tutto sommato avvincente.
Il problema di Blinky non è dunque nel reparto tecnico, ma negli intenti, nei temi che và a toccare, nello svolgimento e in una trama scontata che non prevede nessun colpo di scena.
I meriti di Robinson non si discutono a partire da un lavoro durato quasi nove mesi, e un budget di 45.000 dollari in cui il regista stesso si è prestato nel dare la voce a Blinky e che si è occupato di tutto il lavoro di post produzione interamente da solo oltre ad averlo filmato scritto, diretto e prodotto interamente.

Questi sono meriti innegabili ma la storia è importante, il dramma famigliare e il cambio di intenti del Bad Robot sono davvero troppo sintetizzati pur essendo un corto.

lunedì 27 aprile 2015

Fixing Luka

Titolo: Fixing Luka
Regia: Jessica Ashman
Anno: 2011
Paese: Gran Bretagna
Festival: Cinemautismo 2015
Giudizio: 4/5

Anatre di gomma allineate e perfettamente in fila . Francobolli attaccati ad una parete nella camera da letto. Una piramide di ditali buttati a terra. Queste sono solo alcune delle routine ossessive di Luka, un rituale giornaliero sotto lo sguardo ansioso di sua sorella Lucy.
Luka però ha bisogno di riparazioni ogni volta che qualcosa disturba la sua routine e così Luka cade a pezzi. Letteralmente .
Una sera - martoriata dalla impossibilità di aiutare il fratello, Lucy perde la pazienza e fugge. Inciampando nella foresta, scopre un soldato orologio, all'interno di una baracca . Quando aiutandolo, riesce a fissare la sua testa, Lucy pensa di aver trovato la soluzione ai suoi problemi a casa e per Luka.

Scritto, diretto e animato dalla regista, Fixing Luka è un corto di '12 fantastico e commovente.
Sulla base dell'esperienza personale di Jessica Ashman di crescere con un fratello autistico, Luka è una storia di speranza, determinazione e accettazione.
La Ashman è una regista con la passione e specializzata in stop- motion, cut e animazione in 2-D. Fixing Luka mescola i generi, la fiaba con storie di ordinaria quotidianità, difficoltà nell'affrontare l'autismo e la solitudine di non trovare aiuti, cercando quindi nel mondo esterno un'arma di speranza per affrontare i problemi.
Rigorosamente senza dialoghi, ma con una colonna sonora convincente, Fixing Luka è uno di quei corti necessari, che parlando di un malessere interno ed esterno, trovano quella componente per arrivare dritti al cuore ma senza momenti melensi e una certa retorica di linguaggio.


sabato 16 novembre 2013

Cargo

Titolo: Cargo
Regia: AA.VV
Anno: 2013
Paese: Australia
Giudizio: 3/5

Un uomo riprende coscienza all'interno di un automobile ma accortosi di essere stato morso da uno zombi (sua moglie o presumibilmente la sua compagna) farà di tutto per mettere al sicuro la cosa più preziosa che gli sia rimasta nonostante l'imminente trasformazione in non-morto. Non verrà qui rivelata l'entità del "carico" perchè stiamo parlando di un corto la cui idea di fondo va lasciata così: pura e toccante.

Cosa dire di un cortometraggio di 7' in cui dalla prima scena è sicuro il successo della coppia di registi finalisti dell'australiano tropfest 2013.
Una storiella minimale, un racconto che ha un inizio e una fine scanditi molto bene e che nella scena finale fanno quasi scendere una lacrimuccia sul viso coadiuvata da un'intensa colonna sonora e dai toni decisamente struggenti.
Immagini nitide, ottime location, primi piani interessanti, senza dialoghi, ma che riesce a trasmettere una serie di emozioni vivide e uniche, oltre che a dare lustro a un genere troppo spesso sottovalutato o sfruttato come quello della tematica sugli zombie.
Qualcuno aveva ironizzato dicendo che quello che hanno fatto gli sceneggitori di WALKING DEAD in quattro stagioni qui è stato sintetizzato in sette minuti. Scherzi a parte la frase ha una sua onestà di fondo.

giovedì 7 marzo 2013

The Lobo Paramilitary Christmas Special

Titolo: The Lobo Paramilitary Christmas Special
Regia: Scott Leberecht
Anno: 2002
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Lobo il mercenario interstellare viene ingaggiato da una lobby d’icone festive capeggiate dal sordido Coniglio pasquale per eliminare nientemeno che Babbo Natale in persona, reo con la sua stucchevole festa universale di aver conquistato tutti mettendo in ombra i suoi colleghi.

Diciamo solo che pur essendo un corto non necessita di presentazioni. Essendo Lobo la chiave di volta del vero spirito anarchico della Dc creato da Keith Giffen, bisogna innanzitutto avere rispetto per l’opera diretta nel 2002 da Scott Leberecht. Diciamolo subito, siamo in pieno low-budget. E si vede eccome dagli scenari abbozzati, alle scene girate quasi unicamente in interni, al make-up campato alla buona (eccezzion fatta per Lobo e il Coniglio abbastanza suggestivo). Bisogna contare che il lavoro di Leberecht è il classico lavoro di fine anno, però il fatto che abbia scelto di portare su piccolo schermo uno degli anti-eroi più amati gli vale comunque un merito in più. L’attore è Andrew Bryniarski ovvero lo Zangief del film STREET FIGHTER. Per il resto si ride, si può guardare solo in inglese (ma non vi preoccupate i dialoghi sono pochi e molto semplici) e il finale è davvero nello spirito del fumetto.

martedì 21 febbraio 2012

Treevenge


Titolo: Treevenge
Regia: Jason Einer
Anno: 2009
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Può lo splatter (in questo caso un cortometraggio di 15’) dare un messaggio ecologista? Jason Einer risponde di sì a suon di vendetta di abeti natalizi che non c’è la fanno più a essere abbattuti e resi merce per la festa più consumista e uno dei più grandi falsi storici della storia umana. Così decidono di prendersi la loro rivincita. Spinti dunque da sentimenti umani (piangono e tremano come dei bambini con la voce da Gremlins) decidono di dare una svolta alla sacrosanta abitudine di essere associati a delle icone natalizie trasformandosi da vittime in carnefici sanguinari e senza una benché minima parvenza di umanità come la scena nei confronti del neonato.
E’ così assistiamo alla deforestazione e alla paura che hanno gli abeti venendo separati dai genitori, fino a delle scene davvero trash come il boscaiolo che fa un buco nella cavità dell’albero mettendo tanto di vaselina per indubbi usi.
Ironia e crudeltà, effetti speciali artigianali molto simili a quelli della Troma (di cui sicuramente Einer è un fan) ad alcune trovate originali è così via in questa veloce e cruenta carneficina che vedrà protagonisti un’armata di abeti di tutte le forme e dimensioni.
Spassoso, divertente e originale.
Argento potrebbe essersi ispirato a questo corto per l’episodio PELTS dei MOH.

domenica 20 marzo 2011

Quarto sesso

Titolo: Quarto sesso
Regia: Marco Costa
Anno: 2006
Paese: Italia
Giudizio: 3/5

In un Natale futuro in una casa kitch piena di cuoricini e dalle pareti rosa troviamo quattro strambe ragazze: Stella con la corona in testa, la principessina ottimista e sognante delle favole; Liù la teenager dei cartoon con la divisa scolastica, Felina la sfrontata anima punk del quartetto e Baby Blu macabra e spaurita al contempo, che non si sa da dove proviene e che non parla ma fa strani versi.Suona alla porta Jesus che si è appena trasferito in città e non conosce nessuno. A mezzanotte compirà 34 anni e chiede in prestito una bottiglia di vino per farsi un goccetto e annegare così la sua delusione verso il mondo che oramai ha abbracciato nuovi profeti, come Apollonio di Tiana che si presenta per mezzo televisivo.
Che peccato che probabilmente la serie di Costa non vedrà mai la luce.
Puntata pilota davvero bella, scorretta, laica, una parodia della religione ma anche della televisione dei valori e della famiglia.
Interpretata da Santamaria, Argentero, Morgan nel ruolo di Karl Marx e un altro manipolo d’attrici simpatiche la serie gode di una contaminazione totale debitrice di film, cartoni, fumetti, il tutto coloratissimo e con delle sofisticate scenografie e delle scene davvero esilaranti.
Citazioni a manetta, musiche di Morgan
Attualmente si trova o su rete o su Youtube e forse…ma proprio forse in un futuro speranzoso potremmo sperare in una cofanetto dvd che sicuramente varrà la pena.
Ancora ignoti i produttori.


Elevated

Titolo: Elevated
Regia: Vincenzo Natali
Anno: 1997
Paese: Canada
Giudizio: 4/5

Una donna è su un ascensore. Subito dopo entra un uomo silenzioso e che respira in modo strano. Entra poi un tipo completamente stranito e macchiato sulla giacca di sangue che con una tessera magnetica con il quale controlla l’ascensore cerca di portare tutti all’ultimo piano per scampare ad un mostro che non vediamo dall’inizio alla fine.
Quello che succederà sarà sconcertante.

Elevated è uno dei sei corti del grande regista canadese che risponde al nome di Vincenzo Natali che si era già espresso e aveva fatto capire la portata del suo cinema con l’interessante IL CUBO.
In questo lavoro di venti minuti c’è di tutto. Splatter, suspance, mistero, pazzia, totale paura dell’ignoto ed una storia semplice ma geniale.
Un montaggio vertiginoso e adrenalinico mischiato con ottime inquadrature tutte in grand angolo.
Un corto che fa della sua semplicità il punto forte ed il punto critico.
Quasi introvabile ma da vedere per forza di cose.

giovedì 17 marzo 2011

Lady and the reaper

Titolo: Lady and the reaper
Regia: Javier Recio Gracia
Anno: 2009
Paese: Spagna
Giudizio: 4/5

La storia ci racconta di una nonnina ormai vedova, che non desidera altro che lasciare questo mondo per raggiungere il suo amato consorte, il suo desiderio verrà ascoltato, ma quando la morte la starà finalmente traghettando nell’aldilà, uno zelante medico che non ha nessuna intenzione di perdere la sua paziente intaccando il suo record di rianimati, innescherà un duello all’ultimo sangue con la mietitrice per strapparle la povera nonnina.

Candidato agli oscar 2010 come miglior cortometraggio d'animazione e prodotto dalla Kandor Graphics di Granada, questi fantastici otto minuti concentrati di ritmo, pantomime e una totale assenza di dialoghi per una musica più funzionale sono un divertissement per ridere della morte ma riflettere sull'eutanasia e la sua scelta.
Alcune gag sono azzeccatissime con la morte che che diventa pure traghettatrice di anime e come se non bastasse un finale prevedibile ma davvero divertente.
Tante risate quindi ma anche un'analisi su una vecchietta che vuole poter "scegliere"cosa è più giusto per lei.

lunedì 14 marzo 2011

Vincent

Titolo: Vincent
Regia: Tim Burton
Anno: 1982
Paese: Usa
Giudizio: 5/5

Vincent è un ragazzino normale con i suoi sogni la sua immaginazione e i suoi incubi che decide di estraniarsi dal mondo e vivere isolato nella sua stanza.

Vincent rappresenta quel momento assolutamente normale della nostra adolescenza in cui il climax non è la partita di calcio con gli amici ma chiudersi in una stanza e leggere a lume di candela un racconto di Edgar Allan Poe. Vincent è un campionario di citazioni che partono dalle interpretazioni di Vincent Price a cui il bambino cerca di rifarsi ed immedesimarsi.
Burton in questo caso omaggia il cinema espressionista tedesco in particolare i film di Murnau.
Le difficoltà di Vincent sono quelle di identificarsi con una realtà che non gli appartiene o che meglio ancora non ha risorse o elementi tali da attrarlo. E’ un bambino normalissimo che ha paura del buio e delle ombre che possono assumere forme mostruose. Vive esiliato nella sua stanza per scelta e per dar sfogo alle sue inquietudini, combattendo con la madre che lo vede strano e che comincia a preoccuparsi non vedendolo divertirsi come gli altri bambini che prevedono quel concetto di normalità assolutamente contrapposto ai sentimenti di Vincent.
Il corto è di sei minuti ed è il primo nonché il miglior lavoro di stop-motion di Tim Burton in collaborazione con Rick Heinrichs.
La fotografia in b/n è perfetta. Da vedere solo ed esclusivamente in lingua originale, la voce è di Vincent Price.
Una chicca preziosa che non perde mai fascino e con un finale decisamente anti-cartoon e fuori dalle normali estetiche con cui fruiamo i cartoni.