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giovedì 14 dicembre 2017

Justice League

Titolo: Justice League
Regia: Zack Snyder
Anno: 2017
Paese: Usa
Giudizio: 1/5

Dopo la morte di Superman, l'umanità è sola e impaurita. Una minaccia antica torna a far sentire la sua apocalittica presenza. Batman prova a radunare individui speciali, dotati di superpoteri, per formare una squadra di protettori della giustizia: l'amazzone Wonder Woman, l'atlantideo Aquaman, il velocissimo Flash e il mutante Cyborg.

Che vergogna! Ormai la Dc dopo che ha scelto "Snyder il reazionario" come leader maximo sembra aver fatto una scelta che purtroppo sta pagando caro. Di certo non al botteghino.
In tempi di super eroi dove la Disney/Marvel ha guadagnato più di 5 miliardi solo con l'ultimo abominevole Thor, bisogna pensare che le cifre contano e non poco.
La Dc dal canto suo ha Batman, Superman, Lobo... e la sua filmografia a differenza della Marvel non è mai stata legata e con un senso compiuto nelle scelte (basti pensare a quanti Batman inutili e tremendi sono stati fatti) prima di arrivare alla saga di Nolan che è tutt'altra cosa superando pure i canoni Marvel).
Ora dimenticando GREEN LANTERN con quel cane di Reinolds, tornato stranamente di moda con il DEADPOOL della Marvel (si cambia velocemente scuderia pur di tornare in auge), dimenticando quel poco di buono che poteva esserci nel primo atto di WONDER WOMAN (il resto è davvero da dimenticare) e per non parlare dei successivi capitoli Snyder con MAN OF STEELE che voleva probabilmente citare Dragon Ball visti i combattimenti stile sayan e quella fetenzia totale di BATMAN VS SUPERMAN.
Ora però parliamo di JUSTICE LEAGUE che ho avuto l'onore di vedere al cinema.
Prima di tutto pur essendo una tamarrata fatta e finita, il film sembra prendersi pure sul serio da quando torna in vita Superman, in una scena tra il trash e il vattelapesca.
Tutti ma proprio tutti sono sopra le righe eccetto Ben Affleck che secondo me non era presente sul set ma con la testa da un'altra parte. Manca un leader e si vede, Miller cerca di divertire non riuscendoci, Momoa scimmiotta, Gadot è fica e basta, Cavill recita assieme ad Affleck con la mascella e alla fine il negro/cyborg Fisher è l'unico che prova a fare una bella figura almeno non sembrando un tamarro fatto e finito.
Un film tremendo a partire dalle devastanti citazioni che vanno dalla grande battaglia di mezzo dove anzichè nani, elfi e umani vediamo atlantidei, amazzoni e lanterne verdi.
Un nemico fatto così male che sembra una comparsa fatta con quello che avanzava della c.g de IL CACCIATORE DI GIGANTI, tutte le donne nel film non ci fanno assolutamente una bella figura e la Heard è solo la ciliegina sulla torta quando ci addentriamo negli abissi e nella voragine del campato in aria. Sempre a proposito dell'antagonista "Steppenwolf" (un nome una garanzia) e delle sue temibili armate aliene, alle porte succhiasangue, con un finale che mi ha lasciato così basito che volevo piangere sperando che almeno il finale non buttasse via tutto in modo così vergognoso.
E poi la trama, queste scatole che servono assieme a riportare l'oscurità è davvero di una povertà che nemmeno gli sceneggiatori dell'Asylum conoscono (qui è stata scritta a 14 mani praticamente ognuno ci ha butatto dentro qualche avanzo e idiozia) come a siglare una volta per tutte il poco e scarso interesse a scrivere qualcosa di almeno decente ma che invece mostra ancora una volta tutti i limiti di un progetto artistico incoerente, frettoloso e privo di una direzione artistica ben precisa.
Dal primo minuto all'ultimo sappiamo con certezza che niente andrà preso sul serio e soprattutto che a differenza degli studi Marvel estremamente epici e strappalacrime, qui si va verso il balordo.

A questo punto mi chiedo perchè? Perchè Snyder continua a fare film? E perchè mentre scrivo queste righe lui diventa sempre più potente e pieno di soldi? Perchè le scatole? Perchè ho paura che vedremo ancora sequel? e vi dico già da ora che prima o poi finiremo nella tamarria doverosa che si chiamerà Marvel vs Dc.  

sabato 18 novembre 2017

Thor: Ragnarok

Titolo: Thor: Ragnarok
Regia: Taika Waititi
Anno: 2017
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Il ritorno di Thor ad Asgard si fa amaro quando scopre che Loki si è sostituito al padre Odino sul trono, spedendo quest'ultimo in un ospizio terrestre. Ma il peggio deve ancora arrivare: Hela, sorella maggiore e dea della morte, sta per uscire dalla sua prigione e vuole vendicarsi su Asgard.
Il percorso di avvicinamento alle Infinity Wars, destinate a riunire e forse cambiare per sempre l'universo cinematografico Marvel (MCU), sembra interminabile e passa da episodi intermedi che, inevitabilmente, godono di un interesse limitato.

E alla fine siamo arrivati al terzo capitolo di Thor, uno dei miei super eroi preferiti.
Ed è con immenso dispiacere che arrivo alla terza e ultima bocciatura.
Tre film, tre insuccessi.
Tuttavia per quest'ultimo fracassone omaggio agli anni '80 ( e ora basta, già STRANGER THINGS è diventata la serie bella che piace a tutti senza un minimo di idee originali) ma qui al timone c'era un regista che mi garbava assai, grande amante dell'umorismo (elemento che ha decretato la morte di questo ultimo capitolo). Prima di tutto non ho la risata facile e infatti non ho mai riso per tutto il film, ma Waititi è quello di WHAT WE DO INTHE SHADOWS e HUNT FOR THE WINDERPEOPLE due film che mi avevano affascinato per tanti motivi bizzarri e diversi che facevano davvero ridere ma per gli elementi squisitamente intellettuali, qui invece sembra valere la regola "lo scemo ride sempre" e aggiungerei per tutto il film.
Qui la politica d'autore di Waititi, che si ritaglia e interpreta anche quattro personaggi dentro il film, non riesce ad emergere appieno. O meglio, una grossa parte del pubblico riderà sguaiatamente e proclamerà la vittoria del film. Secondo me è un ibrido pieno e ricolmo di elementi kitsch a non finire (che ottengono spesso e volentieri l'effetto contrario).
Ma qui c'è il Ragnarok che per chi non avesse studiato nulla di mitologia nordica è il top delle battaglia divine. Quella a cui noi assistiamo è l'ennesima tamarrata, tutta giocata nel finale, con esplosioni, palazzi che si distruggono, martelli che si spezzano,
demoni del fuoco potentissimi che vengono imprigionati e presi per i fondelli da eroi che gli volano attorno (il demone di cui si parla andatevi a vedere chi è realmente), Valchirie patinate come non mai in quadri estetici che dovrebbero essere significative ma che invece sono solo effetti noiosi per una fotografia che non sapeva più cosa inventarsi (e allora il taglio alla Zack Snyder mi porta a dare testate forti al muro). Parliamo poi di lui. Chris Hemsworth è un attoruncolo incapace che vive di muscoli e di risate fasulle e che ha dimostrato la sua politica armandosi in remake orrendi, assurdi e iper reazionari come RED DAWN, inneggiando la bandiera yankee, remake dell'insulso film del'84. Hulk manco a chiamarlo in causa fa una brutta figura contando che mai e poi mai può e deve essere un personaggio comico (ma quando hai un mostro di bravura come Mark Ruffalo, se non sai dirigerlo bene, lui fa ciò che vuole)
Loki rimane per me un mistero per come quest'attore sia stato esageratamente pompato dai media, critica e pubblico.
Il migliore, la palma d'oro, se la becca Jeff Goldblum, assieme alla bellissima Cate Blanchett, in un ruolo perfetto e inquietante, dove sembra per un attimo, anche se ci riesce molto meglio, a creare quel mistero tra bene e malvagità totale come succedeva per Ego nei GUARDIANI DELLA GALASSIA 2.
E siamo infine al diciassettesimo film del Marvel Cinematic Universe.

Ora si sta arrivando verso l'Apocalisse di AVENGERS:INFINITY WARS

domenica 10 settembre 2017

Defenders

Titolo: Defenders
Regia: AA,VV
Anno: 2017
Paese: Usa
Stagione: 1
Episodi: 8
Giudizio: 2/5

Il ninja cieco Daredevil, la detective strafottente Jessica Jones, l'ex detenuto a prova di proiettile Luke Cage e il miliardario esperto di Kung Fu Iron Fist, quattro eroi tanto singolari quanto solitari, sono costretti a mettere da parte i problemi personali per allearsi contro la Mano, un'organizzazione criminale guidata da una figura enigmatica che si fa chiamare Alexandra, la quale minaccia di distruggere New York City, scoprendo di essere ancora più forti quando fanno squadra.

Non era facile fare qualcosa di così brutto. Alla fine DEFENDERS che dalla sua aveva tutti gli elementi, il budget e in parte il cast, ha fatto proprio quello che non doveva fare, diventando l'ennesima serie lenta, noiosa e inconcludente che anzichè svilupparsi e crescere, diminuisce mano a mano che prosegue nella narrazione diventando alla fine l'apoteosi del non sense ponendo Iron First come protagonista a cui tutti devono inchinarsi se vogliono salvare il mondo ognuno inseguendo il suo destino. Praticamente i primi episodi servono solo a far capire che Randal sarà l'obbiettivo di tutti i nemici e solo lui, dentro di sè, ma deve ancora scoprirlo, ha l'arma per abbattere il male.
Tutte le strade portano alla Mano, e la minaccia è costituita da un’organizzazione guidata dalla misteriosa Alexandra che a sua volta resuscita Elektra che al mercato mio padre comprò.
Ecco poi premetto di non essere un appassionato di questi eroi di serie b della Marvel eccezion fatta per DAREVEDIL di cui ho visto entrambe le stagioni cosa che ovviamente non ho fatto per LUKE CAGE e ancor meno per JESSICA JONES personaggio discutibilissimo e molto antipatico, mentre invece mi sono fatto molto male guardando la prima stagione di IRON FIRST sull'ennesimo rampollo borghese, che non accadrà dovessero fare una seconda stagione come per dire che la prima è bastata eccome.
Ora l'idea di metterli tutti assieme poteva rivelarsi un'occasione spettacolare per dare vita e azione ma sembra invece che l'intento sia stato quello di fare un prodotto in piena regola che attingendo da vari aspetti, nessuno particolarmente interessante, sembra riproporre come uno stampino tutti gli errori visti nelle serie precedenti.
A differenza di DAREVEVIL dove c'erano due nemici/amici importanti e caratterizzati molto bene, qui Alexandra che comanda tutti e tutti tiene nella Mano, comincia a sbiadire dopo alcuni episodi ovviamente effetto della monotonia che non aggiunge struttura e complessità al personaggio.
I nostri protagonisti invece quasi non si possono vedere per come sono stati scritti male. I dialoghi sono sempre posticci e sembrano ripetere e sottolineare sempre le stesse cose ( e guarda caso quelle in cui dovrebbe arrivarci proprio lo spettatore) e Murdock sembra messo da parte come se a livello di follower fosse il meno interessante dei quattro.


domenica 3 settembre 2017

Marvel: 75 Years, From Pulp to Pop!

Titolo: Marvel: 75 Years, From Pulp to Pop!
Regia: Zak Knutson
Anno: 2014
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Vivi un viaggio emozionante attraverso i 75 anni di storia della Marvel, dalle sue umili origini come Timely Comics nel 1939 alla nascita di The Marvel Age nel 1960 per arrivare ai blockbuster del cinema di oggi. Condotto da Emily VanCamp per ABC Television Network…

Il documentario di '40 sceneggiato da Laura Shields non è proprio emozionante ma inseriesce alcune news e approfondimenti sull'universo Marvel partendo dalla nascita agli ultimi anni quando ormai è stata inglobata dalla Disney ed è diventata una costola importante di una grande multinazionale. Knutson invece è quel simpaticone che segue in tutto e per tutto il suo maestro e mentore ovvero Kevin Smith in documentari divertenti come KEVIN SMITH: TOO FAT FOR 40 oppure KEVIN SMITH: SOLD OUT - A THREEVENING WITH KEVIN SMITH o ancora KEVIN SMITH: BURN IN HELL.
Ad essere intervistati poi abbiamo attori, registi e artisti come Stan Lee, Todd McFarlane, Robert Downey Jr., Scarlett Johansson, Joss Whedon, Chris Evans, Chris Pratt e molti altri ancora in cui soprattutto gli attori sembrano disarmati e parlano di questa macchina produttiva come di una sorta di pantheon che gli ha consacrati come divinità per una grossa parte di fan e che speriamo vengano anche dimenticati facilmente quando si esaurirà questo fenomeno per molti aspetti esasperato all'ennesima potenza con un merchandising che ha letteralmente devastato la nostra società.

Tutto questo per dire che il 2014 segna il 75° anniversario della casa delle Idee, l’epicentro delle celebrazioni in cui la ABC trasmetterà questo speciale che ripercorrerà la storia della Marvel dalla sua genesi fino ai giorni nostri, con interviste esclusive ai protagonisti della sua storia.  

sabato 8 luglio 2017

Spider Man-Homecoming

Titolo: Spider Man-Homecoming
Regia: Jon Watts
Anno: 2017
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Peter Parker non riesce a scrollarsi di dosso quanto sia stata incredibile la sua esperienza con gli Avengers in Captain America: Civil War, l'aver conosciuto Tony Stark e avere mantenuto con lui un rapporto speciale, tanto da avere un contatto diretto attraverso il suo assistente Happy Hogan e da aver ricevuto in dono un super-costume. Peter è così innamorato dell'idea di diventare un Avenger da lasciar scivolare in secondo piano anche la ragazza che gli fa battere il cuore, la bella Liz, per andare dietro ai criminali e mostrarsi pronto per la posizione in squadra. Le cose però non vanno come previsto, perché il suo avversario, l'Avvoltoio, una squadra ce l'ha e opera in modo organizzato e all'occorrenza spietato, motivato dalla rabbia per un grande e onesto affare che proprio gli Avengers gli hanno "sottratto".

Un nuovo uomo ragno. Una nuova saga dopo le due precedenti.
Partiamo con ordine. Homecoming, sui cui non avevo nessun tipo di aspettativa, manco a farlo apposta si è rivelato come il miglior capitolo delle saghe. I motivi sono svariati, dalla tecnica, all'impiego della c.g, la storia misurata senza troppi momenti strappalacrime (e ancora difficile dimenticare la faccia da fesso di Tobey Maguire).
La scelta poi della regia mi ha fatto pensare. Certo Raimi era stato il migliore senza dubbio ma l'ultimo regista dalla sua ha due film abbastanza anomali come il divertentissimo COP CAR e il quasi riuscito CLOWN. Tempi comici, tanza azione, cambi repentini di location, mega produzione, un cast semi-stellare dove si inseriscono alcuni personaggi dell'universo Marvel, senza stare a citarli tutti basta il ruolo (forse uno dei migliori) di Favreau già regista dei primi IRON-MAN.
Certo 133' sono tanti da digerire e i tempi allungati nel college e gli inseguimenti con la banda dei malviventi di Avvoltoio a volte sfiancano e annoiano non poco. Periodo d'oro per Michael Keaton risorto dalle ceneri e qui di nuovo a starnazzare come nel bellissimo film di Inarritu.

Aerei, navi, grattacieli, costruzioni antiche...stavolta Parker dovrà fare proprio i salti mortali. Un'altro degli aspetti che ho apprezzato del film concerne il bagaglio dell'eroe. Peter in questo film viene a conoscenza del suo costume e impara a sfruttarne al meglio tutti gli accessori come nella scena in cui è confinato dentro un bunker militare. Non so se ne usciranno altri e dopo la scena in cui vediamo gli Avengers prima e dopo, la scelta finale di Parker potrà far storcere il naso a chi sta attendendo INFINITY WARS e forse non ha colto il collegamento.

domenica 2 luglio 2017

Wonder Woman

Titolo: Wonder Woman
Regia: Patty Jenkins
Anno: 2017
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Diana è l'unica figlia della regina delle Amazzoni, Ippolita. Cresciuta nell'isola paradisiaca offerta al suo popolo da Zeus, sogna di diventare una grande guerriera e si fa addestrare dalla più forte delle Amazzoni, la zia Antiope. Ma la forza di Diana, e il suo potere, superano di gran lunga quelli delle compagne. Il giorno in cui un aereo militare precipita nel loro mare e la giovane, ormai adulta, salva dall'annegamento il maggiore Steve Trevor, nulla e nessuno riuscirà ad impedirle di partire con lui per il fronte, dov'è determinata a sconfiggere Ares e a porre così fine per sempre alla guerra.

John Landis ha commentato che la regina delle Amazzoni è uno dei migliori film sui supereoi.
Purtroppo non mi trovo d'accordo con uno degli outsider che ammiro di più di quell'America che tanti faticano a vedere. Wonder Woman ha un inizio interessante, mostra un'isola paradisiaca che lo spettatore farà difficoltà a dimenticare e ci mostra quanto è meravigliosa l'israeliana Gal Gadot.
Come struttura il film è abbastanza strano, dura 141', ed è un continuo muoversi da un'epoca all'altra in alcuni confusi piani spazio-temporali che verso il terzo atto appaiono ripetitivi e fuori luogo. Che cosa non funziona del film girato dalla Jenkins con le major dietro che sembrano punzecchiare la regista dall'alto come una sorta di Ares a danno di una povera amazzone indifesa?
Di sicuro tutta la parte finale. Ho trovato di pessimo gusto la scelta sui costumi e la c.g utilizzata per Ares quando avevano un attore poliedrico come David Thewlis da poter sfruttare.
Il combattimento finale è così brutto e tamarro che sembra girato da Zack Snyder sotto acido (e credo di aver detto tutto...produttore e patron dell'operazione)
La parte tra Antiope e la corsa alle armi con la piccola Diana è fantastica così come alcuni rapporti tra queste Amazzoni e il segreto che si cela dietro le origini di Diana. Si vede che dietro il film c'è comunque la mano di una donna. Jenkins ultimamente era sparita dietro film su commissione e serie tv discutibilissime dopo il MONSTER del 2003 che è servito più che altro ha dare pubblicità alla Theron. Cercare poi di coniugare Mito e guerra, con alcuni scenari che sembrano quasi improvvisati danno un senso di inutilità senza mai dare e cogliere quell'empatia che forse il film vorrebbe dare. Tutto appare confuso, si passa da una situazione all'altra a volte senza una giustificata coerenza.
Spud e altri personaggi inutili aumentano il fastidio generale (sbagliatissimo il cast sugli aiutanti di Diana) e poi stereotipie a palla e sense of humor veramente scontato e d'altri tempi.
"Wonder Woman più di tutti gli altri film rende esplicito quel legame evidente che i supereroi hanno avuto da sempre con i miti antichi: nel corso dei decenni è stato quel legame a rendere istintivo e quasi ancestrale il calore con cui il pubblico li ha accolti, ed è stato sempre quel legame ad affascinare il mondo degli intellettuali che aveva colto il nesso."

Ora si è arrivati alla frutta. Tra l'altro le Amazzoni nella leggenda non avevano il seno destro. Questa scelta che nel film ovviamente non viene mostrata aveva un preciso scopo: ovvero quello di poter dare più slancio al tiro con l'arco.

domenica 28 maggio 2017

Guardiani della galassia 2

Titolo: Guardiani della galassia 2
Regia: James Gunn
Anno: 2017
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Assoldati dai Sovereign ma poi braccati da questi per aver rubato delle preziose batterie, i guardiani della galassia si dividono in due gruppi: Rocket e Groot se la vedono con i Ravagers di Yondu, mentre Star-Lord conosce finalmente il padre, Ego, scoprendo molti segreti inaspettati sulla propria natura semi-umana.

I guardiani della galassia capitanati dal regista Gunn di cui nessuno prima del film conosceva l'esistenza (ma i fan del cinema di genere ovviamente sì) continua la sua saga che dopo questo episodio lancia almeno altri due capitoli.
Ora nel primo film, il ritmo, i colori, la regia schizzoide e la filmografia del regista ponevano le basi per qualcosa di nuovo, una branchia imperfetta che si staccava dall'universo Marvel dal canto suo molto omologato. Il risultato è stato un film anarchico molto ben costruito, furbo, modaiolo e con un linguaggio volgare e funzionale alle scorribande che imperversano tra i criminali e i ladri di tutti i pianeti.
Eppure qualcosa non torna in questo secondo capitolo. Un secondo atto noiosissimo dove la parte di Ego, che mi aspettavo la più complessa e grottesca, diventa una sorta di proboscide dove allungare e prendere tempo in dialoghi leziosi e noiosissimi e una difficoltà a creare il perfetto intreccio tra le due storie. In più l'azione per quanto non smetta di mancare è molto più statica del primo film.
Tutto è assolutamente prevedibile e Star-Lord esagera nel dare ancora più ironia al suo personaggio e allo stesso tempo farlo apparire come il leader indiscusso della squadra.
Mettiamoci poi Grot che piccolo e inutile non solo non serve ma diventa l'accessorio per un marketing perfetto dopo i Minions e tutti i giocattoli che vengono studiati ad hoc assieme ai produttori dei film e tutto il resto delle maestranze allora la piega è ancora più becera.
Alla fine i due che risultano più simpatici e come personaggi manco a farlo apposta vengono caratterizzati meglio sono proprio Yondu e Nebula, il primo con una rivelazione finale che sembra la ciliegina sulla torta del non-sense.

Almeno di una cosa siamo tutti contenti: Star-Lord cambia cassetta e playlist.

martedì 16 maggio 2017

Iron First

Titolo: Iron First
Regia: AA,VV
Anno: 2017
Paese: Usa
Serie: 1
Episodi: 13
Giudizio: 2/5

Danny Rand torna dopo 15 anni a New York. Sopravvissuto a un incidente aereo nel quale ha perso i propri genitori, è stato raccolto e addestrato da un gruppo di monaci. Tra le vette dell’Himalaya, nascosto agli occhi del mondo che lo credeva morto, è diventato l’Iron Fist, colui che è chiamato a difendere K’un-Lun e a combattere la Mano. Tornato a casa riprende, dopo una confusione iniziale, le redini dell’azienda di famiglia, essendone l’azionista di maggioranza. Il suo idealismo lo mette contro il resto del consiglio, nel quale spiccano Ward e Joy Meachum.

Alla fine è proprio vero. Da grandi poteri derivano grosse responsabilità. Raimi scrisse la battuta per l'allora Spider-Man di turno legato come molti suoi predecessori e successori a lasciare il testimone ad altri analoghi ibridi. Un beniamino che purtroppo proprio per essere stato continuamente forgiato da nuovi sceneggiatori e registi nonchè attori ha perso quella sua integrità e fama che invece saghe come BATMAN hanno saputo continuare a far parlare di sè nel corso degli anni. Ora mancava l'ultimo protagonista per la prossima saga , peraltro già finita e pronta per quest'anno che riunirà tutti e quattro i beniamini ovvero DEFENDERS.
Iron First vantava delle tavole eccellenti, una storia davvero incredibile per quanto riuscisse a mischiare diversi elementi portandoli a dei livelli molto alti. Creata da Roy Thomas e Gil Kane nel 1974 sanciva già alcuni passaggi importanti e traguardi innovativi che avrebbero dato fama e reso alcuni personaggi dei veri e propri precursori. Era riuscita ancor più dei suoi compagni a inventare una storia con mondi paralleli, una galleria di personaggi incredibile e una spiritualità di fondo che prendeva spunto da tutta la filosofia orientale (peraltro amata parecchio dagli sceneggiatori Marvel). Il quarto difensore sembra tra tutti proprio quello che fa più difficoltà a suscitare empatia nello spettatore per tanti motivi. Uno dei primi può essere sicuramente il ritmo e la narrazione che già nei primi episodi è lenta senza riuscire ad avere quel fascino che ad esempio in DAREVEDIL esercitava fin da subito (le altre due serie LUKE CAGE e JESSICA JONES non le ho viste e mi rifiuto). Sembra una stagione fatta e studiata in tutta fretta solo per restituire il pezzo mancante del puzzle prima dell'esordio della miniserie che li vedrà tutti e quattro uniti contro Elektra e la Mano. Proprio i nemici risultano anomali in questa stagione. Se nei fumetti gli antagonisti di Iron First erano straordinari e cupi oltre che arrivare ognuno da un pezzo diverso di un mondo sconosciuto e diverso per dare vita ad un torneo che ricorda un mix tra MORTAL KOMBAT e altro, qui invece ci sono diatribe familiari e ritorna la noiosissima Mano come a decretare il minimo sforzo nel cercare di dare vita a un'organizzazione criminale che non venga ricordata.
Finn Jones poi come protagonista è sbagliatissimo. Un belloccio che sembra continuamente specchiarsi nel suo ego e che non ha quelle fragilità e complessità del Rand del fumetto.
Ad un certo punto Iron First tocca proprio il fondo quando continua a citare K'un-Lun senza nemmeno sforzarsi per un attimo di far vedere il lavoro interessante e maestoso creato dai veri autori. Alla fine guardando questa insignificante serie ci si rende conto di essere anni luce dalla città del cielo.



domenica 30 aprile 2017

Justice League-Dark

Titolo: Justice League-Dark
Regia: Jay Oliva
Anno: 2017
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

In tutto il mondo si verificano terribili fatti di sangue scatenati da invisibili forze sovrannaturali che la Justice League non è in grado di fronteggiare. Batman decide quindi di riunire alcuni mistici ed esperti di occultismo che possono affrontare l’avversario sul piano esoterico: John Constantine, Zatanna, Deadman, Etrigan il Demone e Swamp Thing. La Justice League Dark.

L'ultimo lungo d'animazione della Justice League conferma la buona salute con cui gli studios della Dc stanno facendo del loro meglio. Justice League Dark è il 28esimo film dei DC Universe Animated Original Movies e costituisce l’ottava pellicola del nuovo Universo Animato DC Comics rebootato nel 2013 con FLASHPOINT PARADOX diretto da Jay Oliva.
Questi prodotti hanno il merito di contribuire a raccontare storie e personaggi dell'universo dei super eroi e allo stesso tempo riesce nel difficile compito di costruire trame per un pubblico maturo e non solo di affezionati.
In questo caso entrano in scena i personaggi di altri universi narrativi uniti e assemblati a quello del paladino della Dc che conferma anche in questo film di essere sempre un leader carismatico ma anche un anarchico e un contestatore.
Il film poi utilizza uno stile ormai consolidato da ben 7 capitoli adattando varie storie dedicate alla Justice League Dark per creare un qualcosa di più inedito rispetto agli altri film dello stesso universo, come per esempio il primo arco narrativo dell’omonimo fumetto e di Forever Evil Blight, che vede una trama molto simile oltre che un nemico comune: Felix Faust.
Justice League Dark è un buon film per chi vuole approcciarsi con questo gruppo di eroi un po’ più dark e cupi, ma è perfetto anche per chi vuole rivivere la loro storia in modo un po’ più alternativo e non solo per mostrarci Swamp Thing e Costantine ma perchè analizza i demoni e le difficoltà con cui questi eroi devono fare i conti con la società rispetto ad altri super eroi meno strani e riconosciuti e amati dall'opinione pubblica.



martedì 7 marzo 2017

Logan

Titolo: Logan
Regia: James Mangold
Anno: 2017
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

El Paso, 2029. Sono 25 anni che non nascono più mutanti e quelli che sono sopravvissuti sono degli emarginati, in via di estinzione. Logan/Wolverine vive facendo lo chaffeur e la sua capacità di rigenerazione non funziona più come un tempo, mentre il Professor X ha novant'anni e il controllo dei suoi poteri psichici è sempre meno sicuro. Quando una donna messicana cerca Logan per presentargli una bambina misteriosa di nome Laura, nuove attenzioni e nuovi guai cominciano a raggiungere i mutanti.

Dopo due filmacci girati senza polso e anima, Mangold trova finalmente la sua tamarrata epica, storica e piena di combattimenti davvero esaltanti.
Logan è un film d'azione pieno di inseguimenti e massacri ma allo stesso tempo è un film molto sentimentale e strappalacrime, un western intriso di nichilismo e speranze (quelle future).
Jackman finalmente si presta anima e soprattutto corpo, mostrando il suo personaggio senza veli. Logan è pazzo, alcolizzato, solo, accerchiato da persone che stanno peggio di lui e senza una missione o uno scopo nella vita che possa dargli quello che vuole più di tutto: una redenzione per tutti i compiti da esecutore che come demoni lo attanagliano continuamente.
E'davvero un film anomalo, che non a caso sembra uscire dalla formula per antonomasia della Marvel, riuscendo ad aderire più alla psicologia del fumetto. Logan poi è stato addirittura selezionato ad un festival come quello di Berlino che per i comics è una novità soprattutto contando che l'opera di Mangold tutto sembra tranne che un film di supereroi.
Un noir in fondo, un road-movie scomodo e sboccato che non riesce mai e non può trovare ironia ma a volte incontra la dolcezza anche se in piccolissimi gesti soprattutto tra padre e figlia.
Logan è così cattivo che a parte arti mozzati e artigli che spappolano visi ed entrano nei crani, è proprio votato da una disperazione e un'autodistruzione cercando per tutto il tempo di dominare gli istinti. Ed è proprio qui che il film parte in quarta mostrando la sua parte "sociale"dal momento che la bambina essendo piccola non può avere gli stessi freni del padre diventando la vera arma che tutti temono. Le scene di violenza sono viscerali, quasi uno splatter per come soprattutto la bambina massacra soldati e contractors.
Rimane infine il concetto della "fuga", del "nascondersi" come un continuum sul discorso aperto da Singer sulla natura dei mutanti e la loro difficoltà a relazionarsi con gli umani.

Nel finale infine c'è un duro braccio di ferro tra salvezza e sacrificio con un colpo di scena davvero commovente.

venerdì 13 gennaio 2017

Doctor Strange

Titolo: Doctor Strange
Regia: Scott Derrickson
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Stephen Strange è un neurochirurgo dal talento straordinario e dall'ego smisurato. Incapace di accontentarsi di salvare delle singole vite, ambisce a qualcosa che vada oltre e che rivoluzioni la medicina conosciuta. Dopo un grave incidente d'auto perde l'uso delle terminazioni nervose delle mani e quindi la possibilità di intraprendere il proprio lavoro. Strange non accetta la sua nuova condizione e si spinge fino in Nepal in cerca di una cura misteriosa. A Katmandu scoprirà dei segreti che vanno ben oltre quelli spiegabili con la sola scienza.

Doctor Strange come Ant-Man sono i supereroi di serie B della Marvel. Non perchè facciano schifo intendiamoci, ma semplicemente perchè sono i meno cool e quelli più potenti e reclamizzati si sono già presi la maggior parte dei fan.
Strange Holmes. Una strana alchimia indossata da Cumberbatch, altro attore del momento esageratamente pompato ma che qui è assolutamente perfetto, che dalla sua si allontana vistosamente dagli altri prodotti Marvel per un taglio magico e una strana contaminazione con filosofie orientali e medicina sperimentale.
Un mix che trova sicuramente alcuni spunti interessanti come la componente visiva che seppur esagerata è meravigliosa (devono aver fatto copia/incolla del suggestivo effetto in c.g usato in INCEPTION). Derrickson dopo remake e film inguardabili e identici l'uno all'altro su possessioni ed esorcismi, finalmente, forse perchè comandato a bacchetta dalle produzioni, compie il miracolo in un film che è solo intrattenimento ma con qualche scatto in più, tra cui il personaggio di Swinton, che riesce a fare la differenza.
Certo i discorsi new-age sul karma che supera la medicina tradizionale e via dicendo...sono il populismo più becero che ci tocca sentire spesso anche nei film. L'ultima lancia a favore è l'antagonista che seppur caratterizzato malissimo in uno stereotipo che sembra la summa del già visto e interpretato dal sempre magnetico Mikkelsen.
Spoilerone: nei titoli di cosa Strange parla con Thor per risolvere la situazione di Loki ad Asgard!

Batman Unlimited: Fuga Da Arkham

Titolo: Batman Unlimited: Fuga Da Arkham
Regia: Curt Geda
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Il Cavaliere oscuro e’ tornato a fare quello che gli riesce meglio: proteggere i cittadini di Gotham City. Quando il malvagio scienziato Mr.Freeze attiva la sua ultima invenzione su due dei piu’ pericolosi criminali di Gotham – Killer Croc e Bane – le cose vanno di male in peggio…

L'ultimo Batman animato è un prodotto davvero divertente e pieno di ritmo e azione.
La Dc continua a scommettere sui lunghi d'animazione in una galleria di prodotti pregevoli e quasi tutti apprezzabili.
L'avventura in questione ha il pregio di chiamare in cattedra svariati personaggi che soprattutto tra gli avversari storici di Batman non vedevamo da tempo e antipatie tra gli stessi come Killer Croc e Bane. A due anni di distanza da BATMAN: ASSAULT ON ARKHAM ritorna il paladino più amato dalla Dc aiutato dai suoi omonimi e compari tra cui spicca un Freccia Verde particolarmente ironico.



martedì 8 novembre 2016

Suicide Squad

Titolo: Suicide Squad
Regia: David Ayer
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

E se domani Superman decidesse di rapire il Presidente degli Stati Uniti? Spaventati dal non saper rispondere a questa domanda i più alti ufficiali del governo americano accettano il folle piano di un agente dell'intelligence: costituire una squadra di metaumani, cioè umani con poteri, da tenere sotto il loro giogo e utilizzare per l'ordine interno ed estero. I prescelti sono necessariamente criminali, pericolosissimi ma anche manipolabili, soggetti a cui poter promettere qualcosa e da poter ricattare senza remore. L'evento di prova è l'inatteso (ma non immotivato) arrivo di un'antica e inarrestabile divinità sulla Terra. Con poco allenamento, nessun piano, vaghe promesse in caso di vittoria e una capsula esplosiva in corpo che li convince a non disertare, la squadra che si autodefinisce suicida è così mandata sul campo.

Suicide Squad è uno di quei film che non avendo ne capo ne coda finiscono per essere dei puri prodotti commerciali che non dicono e non dimostrano niente di fatto.
Caratterizzazioni lasciate da qualche parte nello scantinato, azione a gogò ma in alcuni casi ridicola dal momento che i nemici dei super criminali all'interno della città assumono una forma amorfa che non vuol dire niente.
Suicide Squad non riesce mai ad essere figo come dovrebbe.
La trama di affidarsi ad alcuni super criminali per sconfiggere un altra super criminale, sembra l'idea che Carpenter aveva messo giù con il suo eroe Jena Plissken. Qui il ritmo è così accellerato e ci sono così tanti personaggi che alla fine nessuno lascia l'impronta, in particolar modo il Joker di Leto che sembra un hipster troppo colorato.

Un peccato perchè con un'occasione e un budget simili le idee e le risorse avrebbero potuto essere tante e diverse giocando su un mix di generi e sfruttando la creatività e un buon plot, tutti elementi assenti in questo pasticciato film.

domenica 18 settembre 2016

Preacher

Titolo: Preacher
Regia: Seth Rogen, Evan Goldberg
Anno: 2016
Paese: Usa
Stagione: 1
Episodi: 10
Giudizio: 3/5

Jesse Custer, come ricordiamo dalla nostra analisi del pilot, è tornato nella sua cittadina nativa, Annville, in Texas, per portare avanti la missione iniziata da suo padre prima di morire: guidare la piccola chiesa e portare sulla strada della salvezza la comunità distratta ed avvolta nella sabbia texana. La sua vita priva di stimoli viene completamente capovolta con l’arrivo di Genesis, un’entità nata dall’unione clandestina fra un Angelo e un Demone che prende possesso del suo corpo trasformandolo in un essere umano dai poteri apparentemente illimitati.

Preacher è un fumetto o meglio una saga che ho scoperto piuttosto tardi.
Conoscevo da tempo Garth Ennis per il semplice fatto che non conoscerlo significa, di questi tempi, avere una grossa lacuna. Dunque sono rimasto come molti stupito quando ho letto a chi è venuta la brillante idea di creare così dal nulla una serie su questo, a detta di molti, intoccabile fumetto.
Sicuramente l'obbiettivo non è stato facile e Seth Rogen e Evan Goldberg (inutile stare a presentarli) in quanto prima di tutto nerd e pieni di soldi e potere, hanno deciso che si poteva fare.
Anche se vengono spesso incasellati in un genere a volte spocchioso, ironico e sboccato (sul blog troverete quasi tutti i film del duo e dei loro amici), il lavoro svolto per Preacher bisogna proprio dire che è stato sceneggiato molto bene.
La serie ingrana subito la marcia, mostra tutti i personaggi principali, svolge un egregio lavoro di casting (ho ancora qualche riserva su Dominic Cooper ma spero che alzi la cresta) e riesce in un compito difficile e per nulla approssimativo.
La trama e lo spirito della serie scorre quasi immutato anche se nella parte di mezzo sembra non proseguire come dovrebbe, con alcuni momenti morti e alcune scene ridondanti ad esempio quelle dei due angeli alla caccia di Genesis.
Però uno degli elementi che più ho gradito è stato quello di non puntare su un'esagerazione piena di edulcorazioni come forse ci si poteva aspettare, rimanendo bilanciati sulle atmosfere da western decadente che trovano nel Texas una location sempre sorprendente.
Per quanto riguarda i dialoghi invece rimangono doverosamente sboccati e la violenza non diminuisce e non si trattiene diventando più volte congeniale ed esplosiva.
Un misurato mix di generi, citazioni, aderenza della storia, gag riuscite e personaggi caratterizzati a dovere (speriamo nella ripresa di Jesse).

Spero e mi auguro comunque che la serie sappia osare ancora di più, che riesca ad essere più cinica e blasfema come Ennis ha sempre fatto e questo significherebbe dare quella stellina in più ad una buona partenza che se insiste un po di più può diventare davvero ottima.

martedì 6 settembre 2016

Ant-Man

Titolo: Ant-Man
Regia: Peyton Reed
Anno: 2015
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Lo scassinatore Scott Lang accetta un ultimo colpo, ma dentro la cassaforte anziché soldi trova una strana tuta. Quando la indossa attiva un meccanismo di miniaturizzazione che lo trasforma in un minuscolo guerriero. Contattato dal creatore della tuta, lo scienziato Hank Pym, Scott si troverà di fronte alla difficile decisione di diventare Ant-Man e salvare il mondo da un pericolo mortale.

Ant Man nell'universo Marvel è una scheggia minuscola, una commedia fresca e leggera che ama non prendersi troppo sul serio (vista la natura dell'eroe) permettendosi, nonostante tutto, un impianto ironico efficace. Muove alcuni tasselli sulle trame e su ciò che succederà a partire da ipotetici sequel fino a collegarsi a CIVIL WAR.
Il progetto creativo andatevelo a vedere perchè è stato complesso e ha visto vari nomi alternarsi alla sceneggiatura e all'idea sul minuscolo supereroe (ad esempio Edgar Wright).
Purtroppo il plot è solo un pretesto e serve a dare corda alla storia e non certo credibilità contando quando è scontata. Paul Rudd come attore comico cerca di mettercela tutta, la Lilly che dopo LOST non ha avuto modo di emergere conferma le sue doti fisiche più che attoriali e infine Douglas conferma il bisogno della Disney-Marvel di dover inserire alcuni attori di successo all'interno dei suoi film.

Un film come dicevo divertente, con molta azione che senza mai esagerare riesce a mostrare squarci di fantascienza come le formiche giganti e altri piccoli dettagli che Reed dopo otto anni di inattività sembra saper convogliare al posto giusto. Visto il finale c'è da aspettarsi un sequel...

domenica 22 maggio 2016

Captain America: Civil War

Titolo: Captain America: Civil War
Regia: Antony Russo e Joe Russo
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Le conseguenze del grande scontro avvenuto in Avengers: Age of Ultron portano ad una resa dei conti tra i Vendicatori e gli stati nazionali. L'America in primis chiede agli eroi di registrarsi, cioè di smettere di essere indipendenti e agire sotto il comando degli stati sovrani. La squadra si spacca così a metà, con una parte di eroi (facente capo ad Iron Man) favorevole all'idea per poter continuare la propria missione e un'altra (facente capo a Capitan America) convinta che tutto questo vada contro la loro stessa idea di missione. Divisi e con obiettivi diversi, i Vendicatori devono affrontare la minaccia di un terrorista che compie terribili attentati proprio ai loro danni, colpendo tra gli altri anche il re di Wakanda, stato africano in prima linea nel conflitto ai superumani poiché produttore di un metallo unico e utile alla causa. In tutto questo il soldato d'inverno, Bucky Barnes, è tornato e pare essere proprio lui il responsabile degli attacchi, di nuovo privo di memoria, di nuovo preda di una volontà altrui e di nuovo bisognoso dell'aiuto di Capitan America.

Civil War non ha veri e propri nemici ma lavora principalmente sulle differenze, sulle opinioni e sulle scelte che dopo i fatti di Age of Ultron si sono complicati mettendo una rete di controllo sulla sfera pubblica dei paladini della giustizia. Così i Vendicatori, pur rispettandosi e volendosi bene, si dividono tra regole da seguire e istinto per inscenare uno scontro, parlo dell'aereoporto, che rimarrà nella storia dei comics.
A differenza dei due capitoli degli Avengers, l'azione anche se presente, passa in secondo piano per dare spazio ai collegamenti, far inquadrare tutto rispetto alle trame dei film che abbiamo visto e vedremo e soprattutto caratterizzare nuovi super-eroi come l'importante Pantera Nera.
E'un film che cerca di essere molto più profondo dei predecessori, creando una storia ad hoc che poteva a mio avviso fare a meno del villain di turno anche se con alcuni retroscena non del tutto sbagliati. D'altronde sembra proprio l'esca per far combaciare tutto, altrimenti l'intera struttura sarebbe crollata sotto il peso di un unico e semplice elemento.
Il fatto di essere riusciti a caratterizzare ogni personaggio e parliamo di almeno dodici personaggi era semplicemente impossibile ma lo script riesce ad esempio in pochi dialoghi a sviluppare personalità e motivazioni senza stare a perdere troppo tempo.
La Marvel oramai è in tutto e per tutto una macchina da guerra indistruttibile, capace di far tremare le mura sottili della vicina Dc e capace ormai di dominare in assoluto l'universo dei cinecomics hollywoodiani.


X-Men: Apocalypse

Titolo: X-Men: Apocalypse
Regia: Bryan Singer
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Antico Egitto, En Sabah Nur, detto Apocalisse e venerato come un dio, sta per compiere il rito di trasferimento della sua anima nel corpo di un mutante che ha il potere di rigenerare le proprie ferite, ottenendo così l'immortalità, ma un gruppo di ribelli lo imprigiona sotto una piramide. Nel 1983, mentre il mondo è ancora in debito con Raven e il Prof. X per aver salvato il Presidente degli Stati Uniti e Magneto ha provato a rifarsi una vita e una famiglia mantenendo l'anonimato, un gruppo di fanatici risveglia dal suo riposo eterno Apocalisse, più che mai intenzionato a riprendere il posto che gli spetta sul trono del mondo.

Apocalypse è il terzo e ultimo capitolo degli X-Men giovani.
Anche questa saga comincia ad avere numerosi capitoli soprattutto se allargati ai singoli protagonisti che si vedono film ad hoc solo per loro per descriverne le ampie gesta (WOLVERINE, DEADPOOL, GAMBIT).
Apocalisse dura parecchio è questo non è il problema dal momento che gli ultimi blockbuster Marvel hanno durate che superano quasi sempre le due ore.
Il problema è che cosa ci metti dentro.
In questo caso per il super villain e primo mutante della storia vengono chiamati in cattedra gli egizi e il trasferimento dell'anima come arma del dio/leader che si crea così una sua sorta di immortalità. Il problema della trama e che pur avendo l'ottimo Singer a dirigerla come film e non come comics, parole sue, suggerisce tante possibili direzioni scegliendo alla fine la più scontata e meno interessante in cui un cattivo convince altri a fare i cattivi, combattendo contro dei buoni e arrivando ad uno scontro finale in cui in ballo c’è il destino dell’umanità distruggendo la terra e facendo morire i deboli – umani e mutanti – salvando solo pochi, forti eletti ovvero i suoi quattro cavalieri dell'apocalisse sperando che non facciano la fine dei primi dentro la piramide.
Altro da dire non mi viene se non che la vicenda almeno inizialmente sembra ruotare su Scott alias Ciclope, che come sempre le parti migliori sono dentro la scuola e non fuori, compresi gli effetti speciali molto belli che funzionano meglio dentro e non in scenari davvero troppo esagerati.
Una per tutte è la scena del salvataggio all'interno della scuola per mano o meglio dire per le gambe di Quicksilver o la parentesi Wolverine che lasciano molto più di più, oltre che divertire, rispetto alla distruzione finale di Apocalisse e Magneto.
Poi non ho capito bene per quale motivo inserire così tante scene legate a Magneto sull'olocausto così come alcuni passaggi della trama e del montaggio che non sono sempre molto chiari.
Per fortuna almeno qui non ci sono troppi salti temporali che come nel capitolo precedente rischiano di danneggiare la storia e soprattutto rischiano di far perdere dei pezzi allo spettatore.
Alla fine con questo capitolo degli X-Men succede una cosa nemmeno tanto strana che comincia a dilagare soprattutto nelle apocalittiche produzioni, cioè quella per cui nel film succedono tantissime cose e non succede niente al tempo stesso.




lunedì 11 aprile 2016

Daredevil

Titolo: Daredevil
Regia: AA,VV
Anno: 2016
Paese: Usa
Stagione: 2
Episodi: 13
Giudizio: 3/5

L'avvocato Matt Murdock, non vedente sin da bambino, utilizza i suoi sensi amplificati per combattere il crimine per le strade di Hell's Kitchen, New York, nei panni di Daredevil.

Era ovvio che ci sarebbe stata una seconda stagione. Era ovvia come la rimozione della colpa cattolica che opprimeva da principio le imprese del diavolo di Hell's Kitchen portandolo ad essere un giustiziere in un continuum di sfide legate ai conflitti morali.
Daredevil scorre con un ottimo ritmo e un affiatamento incredibile tra gli attori e il trio dello studio legale. Si appresta a dare quel significativo contributo maggiore rispetto alla precedente per quanto concerne l'ingresso del personaggio di Frank Castle, il ritorno di Wilson Fisk e l'immancabile Stick.
Crea anche una bella storia dopo gli episodi legati solo a Castle, alla beniamina Elektra, con un bel background per crerare un cortocircuito fra la morale di Matt e le sue azioni. In più gli sceneggiatori si divertono ad inserire numerosi elementi che richiamano i The Defenders e Iron Fist.
In più a differenza del primo la storia d'amore non si sposta più tra Claire e Matt ma invece tra lui e Karen.
Con una lunga serie di storie e sotto storie, il protagonista arriva dopo sei mesi in cui sembra aver accettato il proprio alter ego, battendosi per degli ideali e dei principi non condivisi dai colleghi.
La prima impressione, contando che le scene d'azione non sono così maggiori rispetto alla serie precedente, riguarda ancora una volta il fatto che non è solo una serie sui supereroi ma quasi un lunghissimo film dove i generi, dall’action al legal, passando per il revenge movie, si mescolano tra di loro, creando un prodotto di altissimo livello di intrattenimento.
Questo probabilmente è il contributo maggiore legato al cambio di showrunner, non più Steven S. DeKnight ma bensì Doug Petrie e Marco Ramirez. Inoltre a parte i temi trattati, i personaggi e il resto, sono i valori che sembrano cambiati.
Il punitore ad esempio introduce un tema ben noto agli appassionati di fumetti, quello del Bene e del Male separati da una semplice brutta giornata. Frank lo dice in modo esplicito, a sottolineare quanta poca differenza ci sia fra un uomo a cui la mala uccide moglie e figlia e che decide di vendicarsi, e un uomo a cui la mala uccide il padre e decide di diventare un giustiziere: “sei a una giornata no dall’essere come me”.
Quindi di nuovo si insiste e si sottolinea un sacco il tema- valore del significato della parola eroe e soprattutto dopo il sacrificio che avviene nel climax finale della serie.
La solitudine di un uomo che deve scegliere fra l’essere un semplice avvocato con famiglia e affetti o un eroe notturno e solitario. Infine lascia Matt senza alcuna possibilità di fuga dal momento che il suo destino è ancora quello di avere due identità, sacrificando la propria sanità mentale in nome di un bene superiore, qualunque esso sia.
Gli unici elementi che secondo me non funzionano molto sono: la parte finale con la Mano e l'arma segreta, i ninja, e tutto quello che ne consegue, non ultimo l’inserimento di un tema soprannaturale che fino a quel momento era rimasto abbastanza estraneo alla serie.
Per non parlare della faccenda riguardo a Karen e il suo interessamento per la questione Castle arrivando perfino a nasconderlo dalla polizia e il suo lavoro al giornale troppo veloce e repentino. Infine la scalata al successo di Foggy.




giovedì 24 marzo 2016

Batman V Superman:Dawn of Justice

Titolo: Batman V Superman:Dawn of Justice
Regia: Zack Snyder
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Sia dalla sua rivelazione a Metropolis, quando salva la Terra da una minaccia ma causa molte vittime innocenti, Superman rappresenta un quesito per l'uomo: angelo custode o essere onnipotente impossibile da controllare? Per Batman/Bruce Wayne la presenza dell'Uomo d'Acciaio costituisce un'anomalia e una causa di disgrazie dirette e indirette per l'umanità, qualcosa che deve essere fermato con ogni mezzo.

Sin dalla sua nascita, fin dalla pubblicità mediatica virale e fino alla fine ho sempre pensato che il film fosse una delle operazioni di merchandising più imponenti tra i comics, puntando sullo scontro tra un semi-dio e un miliardario.
Se poi ci fate caso, durante il film, non è poi chiarissimo il motivo dell'astio tra i due e alla fine basta pronunciare Marta per far trovare nell'immediato un comune accordo.
Snyder non mi era piaciuto nemmeno con il precedente MAN OF STEELE.
La sua ultima trasposizione dell'universo Dc è caotico, una baraonda affollata da personaggi in cui nessuno, fatta eccezione per Bruce Wayne forse, gode di una buona caratterizzazione.
Preciso che l'unico motivo è che il Batman di questo film sembra strizzare l'occhio, almeno nella prima parte, al personaggio fuoriuscito dalla penna di Frank Miller incazzato come pochi.
In due ore e mezza succede di tutto e niente, tutto perfettamente addensato da fumo e nulla e tante cose a caso infilate e incrociati come pezzi di un puzzle raffiguranti qualcosa che non ha senso.
Vengono generati segnali che apriranno le porte a creature di altre galassie, viene mostrata la cartella segreta con le origini e la scoperta dei meta-uomini e ci sono scontri imponenti ed estenuanti con la comparsa finale del mostro di turno che non poteva non mancare.
Ci sono nemici come Lutor/Eisenberg che non affascinano e sembrano troppo delle caricature. Superman/Cavill come Wayne/Affleck recitano di mascella e forse l'unica che si salva è colei che nel film non c'entra nulla ovvero Woman Gadot.
Con 250 milioni di dollari sì è creato forse anche il film più confuso e caotico tra i comics.
Se le condizioni sono queste o paura di quanto possa succedere con il film della Justice League, di cui si menziona verso il finale, soprattutto se non cambia timone.
Magari con una regia che dietro abbia uno script più interessante e non disordinato e meno dichiaratamente tamarro ed esagerato.
Alcune poi sono davvero assurde come la schitarrata elettrica sull'arrivo di Wonder Woman, l'immensità dell'attacco iniziale, di nuovo l'omicidio dei genitori di Bruce, alcuni dialoghi straordinariamente abbozzati con frasi romantiche e autoironia che lascia basiti.
Ma continuiamo perchè come si è fatto male il pubblico e per quanto è rimasto frastornato è giusto che si proceda ancora...con il sogno di Bruce in cui compaiono insetti giganti, il nome Marta..., la batmobile che riesce a passare attraverso qualsiasi cosa e la corazza di Batman per far fronte a Superman e per finire alcuni scontri che sono oltre la possibile assurdità accettata dai fan.
In fondo alla fine è un disastro, ma un disastro da guardare solo al cinema, magari nel primo pomeriggio a prezzo scontato e meno che mai in 3d.







Deadpool

Titolo: Deadpool
Regia: Tim Miller
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Wade Wilson è un mercenario senza scrupoli per cui tutto ha un prezzo, finché scopre la sua anima gemella: una prostituta di nome Vanessa. Quando tutto sembra andare per il meglio, Wilson scopre di avere un cancro all'ultimo stadio. Per questo viene avvicinato da un sinistro personaggio che ha in serbo una proposta di cura insolita. Wilson accetta ma finisce per essere vittima di un esperimento genetico dagli esiti imprevedibili.

"Prodotto da una faccia da culo e diretto da un cazzone strapagato" questi sono i titoli di testa che aprono il palcoscenico del film e dei sequel che arriveranno.
Deadpool avrebbe impressionato di più se fosse stato stato un corto.
Bisogna ammettere che dalla seconda parte in poi il film è proprio inguardabile, telefonato, prevedibile e omologato a tutti gli altri film di supereroi diventando come qualcuno ha detto "patologicamente calcolato". E lo è fin dall'inizio, fin dalla manovra commerciale e furbetta di farlo apparire come un film alternativo in grado di cambiare la visione classica e piena di scrupoli dei classici supereroi.
Una cosa buona però c'è...ed è quella di tenere per quasi tutto il tempo Reynolds incappucciato, così almeno tra tutte le sventure lo spettatore non deve digerire pure la sua più totale incapacità.
Deadpool riesce ad essere tremendamente fastidioso pure nel suo esibizionismo.
Oltre che sfondare i crani, sfonda troppo la quarta parete che se alle volte ci può stare qui è davvero troppo come a ribadire l'immunodeficenza dello spettatore.
Sicuramente avrà un successo esorbitante, piacerà a tutti in particolare ai nerd e ai giovani che amano le volgarità, la tamarria e il rap tornato di moda per opera di alcuni loschi e improbabili protagonisti.
Deadpool poi fa passare uno strano e paradossale messaggio come se si fosse aperto un varco verso una fase più adulta, sessualmente esplicita e verbalmente scurrile dei comics.