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martedì 7 gennaio 2020

Son of Batman


Titolo: Son of Batman
Regia: Ethan Spaulding
Anno: 2014
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Batman scopre di aver avuto un figlio dalla relazione con Talia Al Ghul. Si tratta di Damian, un letale e geniale ragazzino cresciuto e addestrato dalla Lega degli Assassini. Investigando sul rapimento di Kirk Langstrom e della sua famiglia, il Cavaliere Oscuro deve tenere a bada la sete di vendetta del figlio per la morte di Ra’s Al Ghul, ucciso da Deathstroke. Scegliere tra la propria brama di sangue e gli etici ideali di Batman potrebbe fare di Damian il nuovo Robin.

Come per JUSTICE LEAGUE VS TEEN TITANS e Batman vs Robin, rispettivi sequel cronologicamente, il Robin quello cazzuto finalmente fa la sua comparsa, mettendo subito tutti in riga su quello che sarà un cambio d'intenti decisivo soprattutto nel rapporto complesso con Bruce e di vederci chiaro sulla storia della discendenza famigliare.
Spaulding è un mestierante abbastanza novizio anche aveva girato Justice League-Throne of Atlantis in questo piccolo ma sempre più interessante universo Dc tutto animato dove continua il lavoro svolto dai leggendari Oliva e Liu capaci da soli di risollevare l'animazione dei comics.
La storia del film è abbastanza complessa e stratificata vedendo una rosa di nomi decisamente importanti che hanno saputo dare enfasi e carattere alla storia a partire da Il Figlio del Demone, scritta da Mike W. Barr e disegnata da Jerry Bingham, al termine della quale si scopriva che il Cavaliere Oscuro aveva avuto un figlio con Talia Al Ghul fino a Grant Morrison per dare inizio della sua lunga run sulla serie regolare di Batman nel 2006 con la story-arc Batman e Figlio e infine tenetevi pronti come sceneggiatore niente poco di meno che il prolifico e leggendario Joe R. Lansdale (di cui credo di essere uno dei pochissimi ad aver letto tutto e possedere tutti i suoi libri, nonchè fumetti) il quale essendo avvezzo alla materia riesce a creare un nuovo intreccio mantenendo i punti essenziali dell’opera originale senza alterarne contenuti e personaggi.

lunedì 30 dicembre 2019

Batman-Il ritorno


Titolo: Batman-Il ritorno
Regia: Tim Burton
Anno: 1992
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Dopo aver stretto un'alleanza con un corrotto affarista, il Pinguino, un essere deforme che vive nelle fogne, decide di diventare il Sindaco di Gotham City con l'obiettivo di distruggere Batman. Nel frattempo a Gotham fa l'apparizione una nuova minaccia, Catwoman anch'essa intenzionata a distruggere l'uomo pipistrello.

Il Batman di Burton inizialmente non era stato pensato in termini così commerciali e appetitosi per il pubblico, in particolare i bambini. Se nel primo capitolo l'autore ci aveva messo di fronte ad un villain che in almeno un paio di scene riesce ad essere molto inquietante, qui aumenta il tiro con un mood molto oscuro e grottesco e alcune scene piuttosto bizzarre.
Il risultato è ottimo. Aumenta la caratterizzazione dei personaggi con lo strano elemento che accomuna il pipistrello e il pinguino, l'abbandono dei genitori, e forse un loro primo incontro da fanciulli quando si incrociano con le carrozzine. Allo stesso tempo Bruce sembra quasi non voler più crescere come se fosse affetto da una sindrome di Peter Pan che lo relega nella grotta.
Il sequel che ancora una volta, anche se in rarissimi casi, rischia di superare il primo film del dittico, è un cinecomic ancora più adulto e personale rispetto a quello di partenza, meno spettacolare piegando di più le convenzioni del fumetto per siglare un'opera autoriale dove il marchio di fabbrica si riconosce subito. Il film ancora adesso ha un'atmosfera in grado di catapultarti nella favola Dc siglata dall'autore, un mix di zone d'ombra, scene d'azione suggestive, un contenitore di mirabolanti avventure e di validissimi effetti speciali.
In più rispetto al Joker del primo capitolo, qui la storia e le origini di Oswald meritano davvero un lavoro di richiami e riferimenti biblici e letterari andando a intendere il destino di Oswald fin da piccolo ancora prima di Bruce. Un destino offerto al volere delle acque, un abbandono per essere obliato e come tale finirà anche lui in una caverna sotterranea del mondo artico popolata da pinguini che adotteranno il Pinguino fino a farlo diventare loro leader.



Batman(1989)


Titolo: Batman(1989)
Regia: Tim Burton
Anno: 1989
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

A Gotham City l’eccentrico milionario Bruce Wayne conduce una doppia esistenza: di giorno è un filantropo impegnato in cause benefiche, mentre di notte diventa Batman. Il giustiziere mascherato da pipistrello affronterà però il nemico più pericoloso quando Jack Napier, braccio destro di un boss della malavita, precipita in una vasca d’acido e si tramuta nell’iconico Joker.

Quando lessi una delle tante biografie su Burton mi colpì un elemento. Sul set del film in questione trovandosi di fronte ad una produzione che fino ad allora non aveva mai visto, il regista pianse.
Forse fu quella ammissione di fragilità e paura ha dargli quella forza tale da far diventare il film del '89 ancora ad oggi il miglior Batman di sempre con le eccezioni dovute rispetto ai film di Nolan.
Parlando di un cinecomic che provava a fare i primi passi cimentandosi con effetti speciali ancora limitati, Burton è stato l'unico a fondere la fiaba e l'atmosfera cupa e accattivante del cavaliere oscuro con un film semplicemente stupendo, un meraviglioso e seducente labirinto oscuro in grado di spaventare, far commuovere, lasciare basiti per le scene d'azione e gli inseguimenti e con una coppia di attori semplicemente perfetta e affiatata.
In particolare il Joker ritratto molto simile alla descrizione dei fumetti infatti, tutto quello che gli interessa è lo spettacolo e la sua aria apparentemente da buffone crea il villain perfetto.
Joker da questo punto di vista rispetto al Joker di Nolan, ma con le ambizioni del Joker di Philips, è uno showman che mette al centro del palco la morte, che è in fondo la cosa che più attira il pubblico, infatti non c’è un atto criminale che Joker compia senza un pubblico (la penna...è davvero più potente della spada!). E finisce così anche per eclissare lo stesso Batman interpretato dal miglior Batman di sempre ovvero Michael Keaton. Senza contare che ancora ad oggi il film invecchia molto bene, troppo forse, bisogna dare i meriti al regista e alla produzione di aver avuto il coraggio di investire su un cinecomic e di aver saputo lavorare sulle suggestive scenografie da Oscar che creano un’atmosfera tenebrosa e inquietante rendendo Gotham City una sinistra metropoli neogotica dominata dall’urbanizzazione.

giovedì 26 dicembre 2019

Batman vs Robin


Titolo: Batman vs Robin
Regia: Jay Oliva
Anno: 2015
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Damian Wayne, figlio di Batman, è il nuovo Robin ma è insofferente alle regole restrittive del padre che frenano i suoi istinti omicidi e lo costringono a vivere da recluso. Durante una ronda, Robin viene avvicinato ed incoraggiato da Talon, primo sicario della Corte dei Gufi, una pericolosa e potente loggia segreta che vuole controllare Gotham City. Convinto di aver trovato un nuovo mentore, Robin si ribella a Batman e lo affronta.

Robin non è mai stato un personaggio facile da amare. Un co-protagonista reso quasi un buffone in alcuni film del passato e in parte una macchietta, una piccola ombra dietro il possente Cavaliere Oscuro. L'impresa dunque era ardua traendo spunto dalle story-arc a fumetti "La Corte dei Gufi"e "La Notte dei Gufi", scritte da Scott Snyder ed essendo di fatto il sequel di SON OF BATMAN.
I pregi di questo ennesimo lungometraggio d'animazione targato Dc e diretto dal prolifico Jay Oliva sono in un qualche modo contigui ad altri due film Batman: Bad Blood e JUSTICE LEAGUE VS TEEN TITANS dove finalmente scopriamo un Robin molto cazzuto, facilmente irritabile, di indole violenta e vendicativa, scoprendo di essere il figlio di Talia al Ghul ed essendo stato addestrato dalla Lega degli Assassini diventando egli stesso un letale assassino.
Il primo atto con Anton Shott, il Fabbricante di Bambole, che ha soggiogato i giovani ragazzini facendoli diventare il proprio esercito personale è decisamente fantastico e rompe ancora una volta quel muro dell'infrangere alcuni tabù mostrando un linguaggio a volte volgare e scene di pura violenza.
La ricerca del rapporto padre-figlio tra Damian e Batman che si ripercuote sulle sue scelte e altri fattori viene trattata in maniera alquanto riduttiva e prevedibile con Batman che sembra gongolare per tutto il tempo senza capire cosa stia succedendo e chi è il mandante. Il film comunque colpisce per la sua crudezza, tra serial killer, sette e spietati assassini
L'azione, poi, sia per le animazioni che per la coreografia delle scene, rimane uno degli aspetti più interessanti di un altro capitolo della Dc così da non farsi mancare per i fan del noto super eroe e soprattutto vedendo e rendendosi conto di cosa può essere davvero Damian quando perde il controllo.


sabato 23 novembre 2019

Joker


Titolo: Joker
Regia: Todd Phillips
Anno: 2019
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Arthur Fleck vive con l'anziana madre in un palazzone fatiscente e sbarca il lunario facendo pubblicità per la strada travestito da clown, in attesa di avere il giusto materiale per realizzare il desiderio di fare il comico. La sua vita, però, è una tragedia: ignorato, calpestato, bullizzato, preso in giro da da chiunque, ha sviluppato un tic nervoso che lo fa ridere a sproposito incontrollabilmente, rendendolo inquietante e allontanando ulteriormente da lui ogni possibile relazione sociale. Ma un giorno Arthur non ce la fa più e reagisce violentemente, pistola alla mano. Mentre la polizia di Gotham City dà la caccia al clown killer, la popolazione lo elegge a eroe metropolitano, simbolo della rivolta degli oppressi contro l'arroganza dei ricchi.

Joker è un bel film ma non è affatto un capolavoro (d'altronde non doveva e non poteva esserlo).
Il film sulla bocca di tutti che ha vinto a Venezia che ha creato eventi mediatici, attentati nei cinema, la nuova maschera di Halloween per un pubblico mai così omologato, ha dal canto suo ancora una volta una bella interpretazione del Figlio di Dio, quel Joe in fondo già visto qualche anno fa in grado di sapersi portare sulle spalle e con poche ma convincenti espressioni un intero film.
Il merito di questo intenso comics è che deraglia completamente dai soliti stilemi, rifugge tanta azione, costumi, combattimenti. E'la parabola sull'ascesa di un povero pazzo e della sua lenta agonia, del rapporto complesso con la madre, della paranoia che si insinua nei suoi sempre più dibattuti pensieri, e tante altre cose ancora. Senza esagerazioni, senza troppe complessità e voli pindarici, senza inseguire per forza complotti o quanto esperti, critici abbiano provato a tirar fuori dal cilindro o dovendo individuare a tutti i costi nella pellicola.
Joker è molto più semplice del previsto, lascia quello strano senso di dèja vu per quanto concerne l'ambientazione, la scenografia, le location, l'uso di importanti mezzi e anche se così non è stato (Scorsese come produttore) lascia in più momenti alcuni aloni del suo cinema.
In fondo la critica degli sceneggiatori è molto funzionale quanto necessaria e in fondo la solita, ovvero la lotta di classe, i ricchi che diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri.
Così tra tagli a reparti psichiatrici, sciopero della nettezza urbana, caos che imperversa e immondizia praticamente ovunque, Arthur come risposta tira fuori una delle risate malate più contagiose e drammatiche del cinema, una vittima solitaria di un mondo che si sbarazza dei rifiuti abbandonandoli a loro stessi, alla loro miseria e ad una vita che non potrà che essere un sogno andato a male.



venerdì 15 novembre 2019

Batman: Bad Blood


Titolo: Batman: Bad Blood
Regia: Jay Oliva
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

In seguito ad uno scontro con il misterioso Eretico, Batman sparisce nel nulla. Dick Grayson decide di sostituirlo ed indossare il manto del Cavaliere Oscuro mentre Damian Wayne torna nel ruolo di Robin. Nella loro crociata per proteggere Gotham City e scoprire che fine ha fatto Bruce Wayne, avranno al loro fianco due nuovi alleati: Batwing e Batwoman.

Jay Oliva al suo attivo è uno dei più prolifici registi d'animazione della Dc. Justice League-The Flashpoint paradox e Justice League-War sono solo alcuni esempi di una fase che ha saputo negli anni riconsolidare un genere, quello d'animazione, trattando i famosi super eroi in maniera tutt'altro che banale. I film in questione hanno una sceneggiatura e una descrizione dei personaggi molto caratterizzata e variopinta, mescolando i generi, senza tralasciare la violenza o le scene di sangue e schiacciando il pedale sull'azione senza renderla eccessivamente priva di senso come è capitato per i film di Sneyder.
Grant Morrison che scrisse la storia, ha subito centrato alcuni punti fondamentali nell'osare, nell'aggiungere co-protagonisti e villain interessanti e completamente avversi a quelle che potevano sembrare le modalità standard degli eredi o i compagni d'avventura del cavaliere oscuro.
C'è tantissima azione, una galleria di personaggi funzionali, una trama complessa e avvincente, un dramma consolidato, tanti colpi di scena e i combattimenti che ancora una volta rimangono uno dei punti fondamentali per Oliva, Geda, e tanti altri, che si rifanno ad uno stile grafico minimalista e una regia ormai fluida e perfettamente congruente con alcune sequenze e piani interessanti.
I villain poi hanno trovato una nemesi speciale, dove abbiamo una sorta di Bane forse ancora più micidiale negli scontri corpo a corpo. Bad Blood non fa mai un passo indietro, osa e sfrutta abilmente il soggetto e la storia di Morrison, si piazza come una sorta di sequel di BATMAN VS ROBIN e continua la strada del successo rimanendo ad oggi una delle storie più belle sul paladino di Gotham.

giovedì 24 ottobre 2019

Batman Hush

Titolo: Batman Hush
Regia: Justin Copeland
Anno: 2019
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Batman deve entrare in azione per salvare un bambino sequestrato da Bane. Scoprirà che è solo la punta dell’iceberg di un enorme complotto che coinvolge molti dei suoi avversari. Coadiuvato dai suoi alleati e da Catwoman, il Cavaliere Oscuro deve scoprire chi si cela dietro le bende del misterioso mastermind che si fa chiamare Hush.

L'ultimo lavoro della Dc e della Warner sul paladino della Dc è il 13esimo film del DC Animated Movie Universe. Un risultato che non accenna a fermarsi, una nutrita filmografia, dove già da tempo la Dc ha investito molto sull'animazione con risultati altalenanti ma per lo più notevoli e interessanti per quanto concerne Batman e la Justice League.
Hush già dalla trama ha tutti gli elementi per riuscire ad emergere, intrattenere e mostrare un sacco di personaggi, buoni e cattivi, con un Superman stranamente passato al lato oscuro e tutta una serie di inseguimenti, combattimenti e colpi di scena inaspettati anche se la love story con Catwoman a tratti smorza l'atmosfera del film ( in una scena tagliata che si trova su youtube i due fanno sesso).
Rimane di fatto una delle operazioni migliori dove il fan dovrà confrontarsi con una delle graphic novel più amate di sempre, con i testi di Jeph Loeb e i disegni di Jim Lee e Scott Williams infatti per tutti gli amanti sono un fattore molto funzionale. Ormai in tutti gli ultimi film usciti, abbiamo avuto modo di conoscere sempre loro gli instancabili Sam Liu e Jay Oliva che seppur con dei meriti innegabili e alcuni ottimi risultati hanno finito leggermente per cadere nel manierismo e nella monotonia (d'altronde facevano quasi tutto loro).
Copeland ci prova con delle sequenze potenzialmente più epiche e cercando di approfondire di più i personaggi ma è la concezione artistica di base ad essere troppo debole nonchè il fatto di aver sintetizzato alcune storie in troppo poco tempo.

lunedì 21 ottobre 2019

Batman ninja

Titolo: Batman ninja
Regia: Junpei Mizusaki
Anno: 2018
Paese: Giappone
Giudizio: 3/5

Mentre sta combattendo con Gorilla Grodd all'Arkham Asylum, Batman finisce inghiottito da una macchina del tempo creata dal suo avversario e si trova trasportato nel Giappone feudale. Qui viene affrontato da dei samurai alle dipendenze del Joker, anch'esso finito con l'inseparabile Harley Quinn in quell'epoca passata.

Batman ormai è stato portato al cinema in tutte la salse possibili e immaginabili.
Senza contare i film veri e propri e parlando solo dell'animazione, i lavori sono stati molteplici con tanti profili diversi arrivando spesso a cambiare i generis.
In questo caso ancora una volta si è arrivati ad un passo decisivo, cambiando e ritrasformando un universo, quello del celebre super eroe, dove ancora una volta è innegabile il talento e l'impronta degli orientali.
Siglando un accordo con la Dc comics e la Warner, Mizusaki, autore della celebre saga d'animazione LE BIZZARRE AVVENTURE DI JOJO e grazie all'animazione di Takashi Okazaki AFRO SAMURAI, riesce a mescolare sapientemente canoni e stereotipi grazie ad un estetica, vera padrona del film, che lascia basiti per la sua cura, per il suo proporre dei temi e uno stile del tutto nuovo, ridisegnando i cattivi più bizzarri di Gotham City, che si sono spartiti il Giappone feudale e unendoli al personaggio di Gorilla Grodd, la ciliegina che mancava.
Questa società segreta dei super criminali è stata riscritta, amplificata in maniera quasi sempre funzionale, una pellicola folle ed esagerata, sempre spettacolare anche quando scivola in alcuni trappoloni lasciando quasi da parte la storia per puntare tutto sui combattimenti mirabolanti. Si vede che c'è stata molta libertà in tutte le fasi del progetto, la sceneggiatura nella parte finale mischia troppi elementi, il film d'altra parte inserisce davvero tantissimi personaggi con il rischio di non riuscire a far quadrare tutto ma lo sforzo reso resta comunque innegabile.
I richiami su un certo tipo di cinema d'animazione nipponica sono evidenti ma mai disfunzionali, questo nuovo Batman potrà risultare antipatico per certi versi, ma per il sottoscritto, nonostante i limiti che ci sono e gli scivoloni che la storia prende, è un innegabile prova del fatto che questa sperimentazione ha fatto bene, regalando un'opera nuova, anarchica, originale e piena anzi straripante di azione e coinvolgimento.

lunedì 7 ottobre 2019

Spider Man-Far from home

Titolo: Spider Man-Far from home
Regia: Jon Watts
Anno: 2019
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Peter Parker torna a scuola, cercando di fare i conti con le catastrofiche conseguenze della guerra tra Thanos e gli Avengers. Lutto e confusione hanno lasciato il segno sul perenne adolescente del Queens, alla vigilia di una vacanza scolastica che porterà la sua classe a visitare alcune delle più importanti città europee, tra cui Venezia e Praga. Lasciata a New York zia May, Peter parte in compagnia del fidato amico Ned e con un piano per dichiarare il suo amore a MJ. Non solo da nuovi rivali romantici dovrà però guardarsi l'Uomo Ragno: il redivivo Nick Fury gli sta alle costole e non ha intenzione di concedere giorni di ferie quando c'è da salvare il mondo. Una nuova minaccia, gli Elementali, insorge dalle viscere del pianeta, e in mancanza degli Avengers Peter è chiamato a supporto di un eroe in visita da una Terra parallela, Quentin Beck.

L'ultimo Spider Man è noioso oltre che possedere una trama così infantile da far rimpiangere i tempi e le opere di Raimi.
Un film oppresso dalla produzione, da tutto quello che è successo in quella fase dove lo spara ragnatele viveva una lunga corsa all'asta tra Sony e Marvel. Dove non ho quasi mai visto un villain così caratterizzato male e con dei dialoghi imbarazzanti. Una prima parte lunghissima che non và da nessuna parte, e l'eroe più amato della Marvel investito di così tanta importanza da diventare il nuovo paladino (beh alcuni nell'ultimo capitolo degli Avengers-Endgame sono morti come i titoli di testa omaggiano) ripetendoci in continuazione che Peter sarà il nuovo Tony Stark, della responsabilità che gravita su di lui, di come la terra sia tornata alla normalità dopo la morte di Thanos e che il nostro Parker sta crescendo sia per quanto concerne gli ormoni (le scenette con MJ sono lunghissime e forzatissime) ma soprattutto che dovrà essere credibile come Iron Man.
Un film estremamente infantile, forse il più teen tra tutti quelli fatti finora, dove non si assapora mai il dramma, il sacrificio, gli inseguimenti sono piatti e non coinvolgono mai come le scelte di Peter che sembrano improvvisate data la velocità con cui si muove e per finire la c.g è onnipresente,
Il 23 film dei Marvel Cinematic Universe punta tutto come l'ultimo Thor-Ragnarok sul divertissement spegnendo il cervello e lasciandoci volare da un ponte all'altro.

domenica 28 aprile 2019

Avengers-Endgame


Titolo: Avengers-Endgame
Regia: Russo Brothers
Anno: 2019
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

In seguito alle azioni di Thanos nel precedente Avengers: Infinity War la popolazione dell'intero universo è stata dimezzata e tra i caduti c'è stato anche Nick Fury. Ma prima di morire questi è riuscito a lanciare un messaggio nello spazio alla potentissima Capitan Marvel, che tornata sulla Terra e di fronte a un gruppo di Avengers afflitto dalla sconfitta e dal lutto, vuole prendere le cose in mano.

Penultimo film della terza fase dell'universo Marvel. Ultimamente siamo inondati da universi diversi nel cinema o fenomeni culturali titanici, una cultura pop sempre più intensa che come in questo caso non ha mai puntato così in alto, 11 anni di storia per 21 film e oltre 44 ore di intrecci narrativi definito dall'Hollywood Reporter come "la cosa più vicina , tra quelle create nel mondo moderno, alla mitologia greca".
Che piaccia o no, un traguardo cinematografico così imponente è senza precedenti.
Ed è in questa condizione che ritroviamo i sopravvissuti del capitolo trascorso.
Girarli ambedue contemporaneamente deve essere stato enormemente complesso soprattutto per chi non si è fatto mancare nessun collegamento con i film passati ( e non parlo solo di Avengers-Infinity Wars ) basta pensare alla scena nell'ascensore di Cap, o altre simili sparse per tutta la prima parte omaggiando svariati film nello stesso universo.
Tre atti, tre macro capitoli, tutti scanditi in maniera profondamente disparata sia per forma che per intenti.
Sconfitta/Fallimento-Rinascita-Scontro/combattimento finale. Come tutte le strutture archetipiche anche qui i temi su cui ci si sofferma di più per ovvi motivi sono quelli del sacrificio e del fallimento.
Il film apre con una famiglia, quella di Occhio di Falco, che viene divisa e finisce con un altro importante momento dove vediamo tutti assieme finalmente uniti (quella stessa grande famiglia in cui più di uno decide di sacrificarsi). Dunque la famiglia, i legami, sono l'elemento più importante su cui vengono diramate le azioni e le scelte dei personaggi, quegli stessi legami che all'inizio del film vedono gli Avengers divisi ma che non aspettano altro di tornare assieme.
I viaggi nel tempo. Era logico e scontato che ci fossero. Il Regno Quantico era già materia trattata e d'altronde era impossibile aspettarsi un'altra linea narrativa. Vengono sfruttati bene, anche se l'inghippo di come arrivarci, arriva ancora una volta in maniera piuttosto affrettata con Stark che sembra destarsi da un sogno e capire in pochi secondi come costruire il meccanismo e Cap e Peggy Carter che difficilmente hanno potuto vivere in tutti quegli anni senza alterare nessun evento.
Uno stratagemma narrativo non particolarmente originale.
I combattimenti. Sono centellinati nei primi due atti (il precedente film d'altra parte ne ha concessi tanti) per arrivare a quello finale che mette tutti a tacere, confermando abilità, gestione di troupe sofisticatissime, e l'aver inserito tutti i personaggi (ma proprio tutti)
Endgame ha sì una storia interessante, complessa, insensata, multiforme, dove dal secondo atto i gruppi si divideranno per cercare le gemme nelle location che abbiamo già scoperto nel precedente capitolo.
Cerca rispetto al primo di inserire molta più ironia soprattutto nei dialoghi e in alcune slapstick (funzionando bene in alcuni casi mentre inciampa ripetendosi troppo con altri ad esempio Thor) finendo per concentrarsi su alcuni personaggi mettendone da parte altri e senza infine spiegare alcuni dove siano finiti (Loki)
Infine cita il suo stesso universo e riprende i diktat lasciati aperti chiudendoli nella maniera più epica possibile (forse pure troppo)
Il cast. Anche qui l'operazione è stata ambiziosa per aver avuto il numero più alto di star mai viste in un film.
Ritmo. Rispetto al film precedente, seppur la materia da trattare sia molto meno concitata, non ci sono paragoni. In questo caso l'effetto stiracchiamento è palese anche se ciò non comporta un calo dell'attenzione ma di sicuro il fatto che i combattimenti e l'azione sia drasticamente diminuita si fa sentire.
Personaggi. Era ovvio che su alcuni ci si concentrasse di più, ma proprio su questi come ad esempio Captan Marvel, sfruttata pochissimo, converge in maniera disarmonica con il resto degli Avengers arrivando dalle retrovie quando ormai il peggio è passato e in maniera peraltro drastica senza nessuna spiegazione.
Tutto questo porta a più di tre ore di film che viaggiano senza ripensamenti, cali drastici o sotto storie marginali. Alla fine quello che si pensava dovesse succedere è accaduto.
Dal momento che tre dei sei Avengers originali non ci sono praticamente più, ognuno ha scelto la propria strada, il proprio destino, rimanendo attaccato ai cari del passato o scegliendo gli "Imrama", viaggiando così per il resto della propria vita a caccia di mondi diversi esplorando viaggi meravigliosi.


lunedì 22 aprile 2019

Shazam


Titolo: Shazam
Regia: David F.Sandberg
Anno: 2019
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Thaddeus è un bambino trattato con freddezza dal fratello maggiore e dal padre, finché non si ritrova improvvisamente in una caverna di fronte all'antico mago Shazam, che lo mette alla prova. Si fa però tentare da sinistre presenze e fallisce il suo test, così continuerà a vivere ossessionato dall'occasione che ha perduto. Dagli anni 80 si arriva ai giorni nostri, quando Thaddeus finalmente riesce a ottenere terribili poteri, ma il mago a sua volta trova un giovane a cui donare straordinarie capacità. Quando questi dice Shazam acquisisce infatti la saggezza di Salomone, la forza di Hercules, la resistenza di Atlante, il potere di Zeus, il coraggio di Achille e la velocità di Mercurio.

Era da tempo che un film Dc non mi divertiva. I film dei super eroi quando non cercano di prendersi troppo sul serio come ultimamente sta succedendo devono assolvere questo compito, divertire. Shazam è il migliore film della Dc degli ultimi anni, decisamente superiore a tanti goffi tentativi di spolverare una casata che stava soccombendo sotto il peso titanico della Marvel.
Wonder Woman e Aquaman non valgono la metà del film di Sandberg.
La Dc ha forse capito che togliendo lo scettro del potere a Snyder si è accorta di quanti sceneggiatori in gamba, colti e straordinariamente nerd esistevano in circolazione.
Shazam deve tutto al suo saper sposare un'ironia travolgente e tantissima azione.
Dura 132 minuti e non pesa. Il protagonista deve tenere per tutto il film una smorfia da bambino e funziona, così come funziona il suo approccio ai super poteri (cerca di divertirsi e ne combina delle belle come accadeva tempo addietro a Peter Parker). Poi attenzione quando si pensa che sia solo per ragazzi. Gli sceneggiatori, abili ancora una volta, mettono in scena alcuni elementi non da poco
(il villain uccide prima il fratello e poi il padre) la violenza non manca e i dialoghi sono irriverenti, sboccati e ironici, con tante parolacce ma cercando di essere meno volgari di un Deadpool qualunque.
Sandberg arriva dall'horror e si vede proprio nelle scene più tetre e buie del film. Non mancano citazioni a profusione, evito di spoilerarle, ma alcune sono davvero succulente.
Si potrebbe quasi girare una soap opera sulle peripezie giuridiche che hanno imperversato su questo progetto infatti tratta uno storico personaggio a fumetti nato per la Fawcett Comics nel 1939 con il nome di Capitan Marvel e poi passato alla DC Comics, dove ha perso il nome originario che è finito alla Marvel Comics. Nel film non si contano le battute sul nome da supereroe di Billy una volta trasformatosi, senza che si arrivi mai a chiamarlo Capitan Marvel. Basta essere dei nerd come il sottoscritto per ricordarsi le battaglie del secolo Marvel vs Dc (che non è detto che non vedremo in futuro) per non ricordarsi l'epico scontro tra Thor vs Capitan Marvel.



giovedì 18 aprile 2019

Hellboy


Titolo: Hellboy
Regia: Neil Marschall
Anno: 2019
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Giunto sulla Terra ai tempi della Seconda Guerra Mondiale, quando i nazisti prossimi alla sconfitta si sono rivolti al mago Rasputin per evocare forze infernali, Hellboy è destinato a portare la fine del mondo. Non la pensa però così il suo padre adottivo, il Professor Broom, che l'ha educato per fare di lui il principale agente del BPRD, l'organizzazione di ricerca e difesa contro le minacce soprannaturali. Eppure i presagi si accumulano e la potentissima strega Nimue, tradita da Re Artù secoli fa e ora assetata di vendetta, è prossima a tornare e per fare di Hellboy il proprio Re e regnare su un mondo invaso dai demoni.

Per Hellboy non vale provare a fare un'analisi. Conviene piuttosto dire cosa è piaciuto e cosa no.
Punti negativi: la storia di una banalità sconcertante, Re Artù e Mago Merlino in versione Transformer, i dialoghi e lo sviluppo del villain, i dialoghi in generale, la storia padre figlio e i flash back. Il cinese di Lost che continua ad avere un'espressione in tutto il film. Troppa musica.
Punti positivi: il look di Hellboy (quando prende Excalibur e diventa il signore degli inferi finalmente ci siamo), i mostri (il cinghiale), l'attacco dei mostri sul pianeta terra, la violenza e lo splatter in generale, la baba jaga e la scena in cui vediamo i cadaveri dei bambini, la Jovovich che man mano che il tempo passa si conferma una delle tope numero uno di Hollywood.
I reboot sono sempre una sfida dividendo fan e critica. Del Toro era marcatamente più fantasy e il sangue era centellinato. Ora Marschall per chi lo conosce è uno che non fa sconti.
E'abituato a maneggiare l'horror ma gestisce bene un po tutto quello che gli viene dato.
Ho letto che a livello produttivo ci sono state difficoltà importanti che hanno portato a litigi e scontri in cui si è arrivati anche alle mani. Praticamente i produttori hanno avuto molta più libertà decidendo laddove il regista avrebbe dovuto avere l'ultima parola.
Nell'insieme e soprattutto nel reparto scrittura (il peggiore del film) è palese con un risultato per niente appagante e con la nota dolente che tutto il processo sia stato concepito come una sorta di farsa ridicolizzando l'horror e il sovrannaturale. In realtà ci può anche stare ma qui i wtf superano gli aspetti ironici lasciando piuttosto basiti. Povera stirpe di Oannes!



JoJo's Bizarre Adventure-Diamond Is Unbreakable Chapter I


Titolo: JoJo's Bizarre Adventure-Diamond Is Unbreakable Chapter I
Regia: Miike Takashi
Anno: 2017
Paese: Giappone
Giudizio: 3/5

Il capitolo 1 del JoJo di Miike ripercorre i primi 2 tankobon (29 e 30 della serie completa) del manga, dividendosi piuttosto nettamente in due parti/tempi. Nella prima, conosciamo il protagonista Josuke “JoJo” Higashikata e il suo stand Crazy Diamond, un aggressivo stand adatto al combattimento ravvicinato, ai cui rapidissimi pugni è associato un particolare potere di “manipolazione” su ciò ch’egli distrugge; dunque assistiamo alla lotta di Josuke con l’assassino seriale Angelo (Anjuro Katagiri) e il suo stand Aqua Necklace, potere acquisito da costui dopo essere stato colpito da una strana freccia, scoccata da un misterioso personaggio. In perfetto stile supereroistico, tale scontro determinerà una certa svolta, che influenzerà profondamente Josuke spingendolo a impegnarsi nella difesa della sua città, Morio-cho.
La seconda parte corrisponde allo scontro con i fratelli Nijimura; al termine del quale si forma di fatto il gruppo di personaggi, Josuke in testa, che avranno l’onore e l’onere delle successive battaglie. Inoltre, intravvediamo almeno un pezzo (!) di quello che sarà il big boss finale…

Ci sono i fan e poi ci sono quelli che venerano un artista. Per Miike Takashi è così.
E'stata una fortuna averlo conosciuto, essermi fatto una rassegna vedendomi in una settimana circa 40 film e poi aver capito che riesce a farmi salire l'hype più di qualsiasi altro regista.
In più è una sorta di semi dio, ha una filmografia che levatevi tutti dalle palle, non ha quasi mai sbagliato niente e più di tutto non se la tira ma se gli chiedete come mai nel suo cinema ci sia così tanta violenza probabilmente vi risponderà a dovere tipo "E allora cosa ci fai qui a guardare i miei film" (Torino, 2006)
Ora oltre ad essere un fan del regista sapevo che da tempo ormai prova a destreggiarsi in qualsivoglia genere con risultati spesso eccezionali.
Il live action è un sotto genere strano e pericoloso capace di brutture senza eguali e fallimenti all'ordine del giorno.
Così per fortuna non è stato ma diciamo pure che Jojo per me è sacro per i fumetti come i mostri di Kentaro Miura quindi sì...ci sono rimasto male e il film devo dire che poteva essere decisamente meglio. Parliamo di colui che è stato in grado di portare sullo schermo due dei film più belli di super eroi mai visti Zebraman 2 e un altro cartone davvero singolare che al cinema poteva diventare una trashata cosmica e parlo ovviamente di YATTAMAN.
Con Jojo siamo già incasellati nella quarta stagione quindi per chi non conoscesse la storia diventa un problema più che per i film Marvel. Purtroppo manca un villain incisivo come Dio, e ho letto che ci sono stati ingenti limiti di budget.
A trent'anni dalla sua nascita, Diamond è il primo capitolo di una trilogia che si promette di trasporre la quarta serie del manga.
Un ottimo prodotto, commerciale e di maniera, con cui Miike conferma il suo talento, ma per ora nient’altro. Sarà molto interessante vedere cosa accadrà con i prossimi episodi, sperando che sia sempre l'outsider nipponico a dirigere il progetto ma sperando anche in un ritmo più concitato che fino a prova contraria è uno degli assi nella manica dell'autore.



giovedì 11 aprile 2019

Captan Marvel


Titolo: Captan Marvel
Regia: Anna Bodek, Ryan Fleck
Anno: 2019
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Vers vive su Hala, capitale dell'impero galattico e militarista dei Kree, è bionda ma ha il sangue verde-blu e viene addestrata a combattere controllando le proprie emozioni e i propri straordinari poteri energetici da Yon-Rogg. Quando finisce catturata dagli skrull, i nemici mutaforma dei kree, questi esaminano la sua mente in cerca di risposte, facendo riaffiorare in lei ricordi perduti della sua vita sulla Terra e di una misteriosa donna, le cui fattezze sono utilizzate anche dall'intelligenza suprema dei kree quando comunica con lei. Sarà l'inizio dell'avventura che la riporterà sulla Terra, negli anni 90, dove scoprirà il suo passato come Carol Danvers e si riapproprierà della propria identità.

Captain Marvel era uno degli ultimi film Marvel phase 2 dell'anno, prima del'ultimo Avengers-Endgame con cui ovviamente il film ha diverse affinità.
Alieni, una sci-fi che strizza l'occhio visti i tempi agli universi di STAR TREK e affini, una messa in scena tecnicamente incredibile e un cast che poteva certo dare di più soprattutto per quanto concerne la scelta della protagonista.
Captan Marvel è prima di tutto abbastanza noioso, dura troppo, si perde in inutili sotto trame che non aiutano la narrazione e la rendono macchinosa e solforosa, l'azione è centellinata e quando finalmente dovrebbe dare carburante in più si perde dietro inutili inseguimenti ed esplosioni stellari.
Per essere la prima eroina solitaria dell'universo Marvel oltre ad essere, così dicono, la più forte in assoluto, devo dire che mi aspettavo molto di più. La caratterizzazione mostra intenti spiccatamente militari come per Roger e altri delle fila sui super eroi, lasciando sempre dubbi sull'intento reazionario del messaggio.
Manca quella solidità narrativa che dove dovrebbe spettacolizzare e coinvolgere mostra tanto fumo e crede di portare avanti una metafora socio-culturale, come d'altronde credeva di fare anche Black Panther, che purtroppo così non è, o forse lo è solo per chi ha una visione limitata della realtà. Gli unici momenti in cui mi sono quasi divertito sono stati quelli sull'astronave dove vediamo quasi tutti i buoni riuniti e che scappano dalle astronavi dell'impero galattico e un gatto che riesce ad essere più coivolgente di tutto il resto dei personaggi.
Gli sceneggiatori hanno di nuovo sottovalutato l'intelligenza dello spettatore per arrivare a mostrare una ragazza che lotta per dei valori e che scopre che il suo impero e corrotto e gli alieni che combatte in realtà sono i buoni.





lunedì 11 marzo 2019

Punisher- Stagione 2


Titolo: Punisher- Stagione 2
Regia: AA,VV
Anno: 2019
Paese: Usa
Serie: 2
Episodi: 13
Giudizio: 3/5

La seconda stagione di The Punisher racconterà del conflitto tra il sempre poco incline al dialogo Frank e il suo ex migliore amico Billy Russo. Russo indosserà la maschera che lo ha reso Jigsaw per coprire il suo volto, sfigurato dallo stesso Punitore al termine della prima stagione. Uno scontro tra due personalità fortemente borderline, entrambe disposte a perseguire i propri scopi senza indugiare granché nella clemenza: l’antieroe Frank nella sua battaglia ultra-violenta alla criminalità di qualunque genere e tipo, Jigsaw (da noi conosciuto anche come Mosaico) nei suoi propositi di vendetta proprio contro Castle.

Il sequel della prima serie tv targata Netflix dell'anti eroe stelle e strisce americano, probabilmente deve aver imparato dalla prima gli errori commessi è così riesce laddove quasi ogni speranza era andata persa.
Prima di tutto gli sceneggiatori hanno avuto una bella pensata. Aggiungere un villain.
In secondo luogo hanno fatto uscire completamente fuori di testa il vilain della prima stagione.
Il risultato è quello per cui abbiamo Castle che deve difendere una ragazza da una setta, una sorta di predicatore con un passato agguerrito e tantissima azione e sparatorie.
Non era difficile ma alla fine ci sono riusciti. Castle è un personaggio fisico, farlo parlare troppo mettendolo al centro di una "disputa" femminile in ospedale non segue la realtà dei fatti.
Al di là dell'azione, la stagione a livello di tematiche affrontate affonda maggiormente la lama su diversi intrecci narrativi e rapporti tra i personaggi senza riuscire però ad avere una psicologia dietro questi, così elementare e stereotipata da renderla volgarmente stupida.
Se The Punisher porta sul piccolo schermo personaggi femminili indipendenti, allo stesso tempo rinforza la dicotomia donna-intelligente e uomo-bruto. Tutti i personaggi maschili della serie reagiscono per istinto o morale, sparando, distruggendo cose o urlando, mentre gran parte delle azioni femminili prendono vita attraverso conversazioni e meditazioni su quanto avvenuto.
Le donne sono subdole, mentre gli uomini prendono la situazione in mano e l'affrontano senza fermarsi a riflettere. Tutto troppo deprimente e tagliato con l'accetta.

Punisher- Stagione 1



Titolo: Punisher- Stagione 1
Regia: AA,VV
Anno: 2017
Paese: Usa
Episodi: 13
Serie: 1
Giudizio: 2/5

Dopo aver vendicato la morte della moglie e dei figli, uccidendo tutti i responsabili, il pluridecorato veterano del Colpo dei Marine Frank Castle - che a differenza degli altri vigilanti a Hell's Kitchen non ha super poteri ma può contare su una enorme forza fisica, una insormontabile forza di volontà, un'ampia conoscenza delle armi ed eccellenti doti tattiche - scopre un complotto che non coinvolge soltanto la malavita di New York, ma ha radici ben più profonde. Ormai noto nella Grande Mela con l'appellativo The Punisher, Frank deve scoprire la verità su ingiustizie che non riguardano solo la sua famiglia.

Frank Castle che non spara per più di un episodio o non prende a mazzate qualcuno è un peccato.
In più non rispecchia l'indole di questo anti eroe diventato una pietra miliare tra la galleria dei personaggi più cazzuti della Marvel. La fortuna è stata anche quella di indovinare un volto che desse enfasi e sostanza al personaggio con la scelta del buon Jon Bernthal, un attore molto fisico e istintivo che in questo caso aggiunge carattere e muscoli al personaggio.
Il problema di questa prima stagione che dura la bellezza di 13 episodi da un'ora è quella di faticare a ingranare. Manca quasi del tutto l'azione. I personaggi che entrano ed escono, anche se non sono molti, non sono poi così male in particolare Russo, il quale però come lo stesso Frank, ad un tratto sembrano arrivare al capolinea per quanto l'indagine sia inconsistente e i punti deboli siano sempre maggiori. L'antagonista fatica a prendere vita e quando lo fa viene alimentato per ben due stagioni, lasciando spazio a Jigsaw quando i villain del Punitore sono tanti e aspettano solo di essere tirati fuori dalle pagine dei fumetti.
Frank Castle è stato caratterizzato di più e meglio nella seconda stagione di Daredevil-Season 2 di cui questa è uno spin-off. Ho detto tutto.
The Punisher, si basa sul personaggio omonimo della Marvel Comics creato da Gerry Conway (testi), John Romita Sr. (disegni) e Ross Andru (disegni), e così battezzato grazie al contributo dalla leggenda dei fumetti Stan Lee, apparso per la prima volta nel 1974 sul numero 129 di The Amazing Spider-Man.

mercoledì 20 febbraio 2019

Rendel



Titolo: Rendel
Regia: Jesse Haaja
Anno: 2017
Paese: Finlandia
Giudizio: 2/5

Rendel, un vigilante mascherato finlandese, è alla ricerca di vendetta contro Vala, una potente organizzazione criminale.

Ogni tanto il cinema o la formula fare i film ha un preciso scopo. Liberarsi di denaro sporco facendo girare cifre importanti che non devono essere scoperte o rendicontate.
Ora non so se Rendel sia uno di questi casi ma il risultato non fa ben sperare. Un film davvero buttato lì dove le cose capitano perchè devono andare in quel modo senza lasciarti quella libertà, o quei dubbi che forse le cose non andranno come ci immaginiamo o che il film potrebbe prendere una svolta o una piega imprevista.
Ad un certo punto mentre lo guardi dici, ma è palese che mi stanno prendendo in giro, in realtà la storia è molto più complessa. Poi i minuti continuano a scorrere inesorabili e ti rendi conto di essere stato abbindolato perchè tutto accade come previsto.
Rendel è la riposta dei comics, dei super eroi, direttamente dalla Finlandia. Qualcuno ne sentiva il bisogno? No, ma come tanti prodotti si cerca di accoglierli per capire se meritino oppure no.
Dalla Finlandia ho apprezzato molto di recente Euthanizer, Sauna, Trasporto Eccezionale-Un racconto di Natale, tutti meritevolissimi film dove il secondo ha una marcia in più.
In un modo o nell'altro descrivevano questo freddissimo paese e ci mostravano le loro leggende e il loro folklore locale.
Questo sembra un film americano girato in Finlandia dove se non lo sapessi a parte la neve potrei benissimo dire che è stato girato in Canada.
Rendel poi non ha nessun motivo per essere ricordato o per stare simpatico. L'eroe non parla e giustizia quasi sempre a suon di cazzotti, accompagnato da una adolescente darkettona particolarmente problematica e da una serie di personaggi che ci fanno dimenticare chi sia il vero protagonista.
Rendel cerca nella maschera di assomigliare leggermente al personaggio creato da Todd McFarlane fallendo miseramente la missione.

mercoledì 23 gennaio 2019

Spider Man-Un nuovo universo


Titolo: Spider Man-Un nuovo universo
Regia: AA,VV
Anno: 2018
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Miles Morale è un ragazzo afro-ispanico di New York che è appena entrato in una scuola relativamente esclusiva, dove però si sente fuori luogo. Qui infatti non conosce nessuno e suo padre, un poliziotto che detesta Spider-Man, non lo aiuta mettendolo in imbarazzo. Miles si rifugia dallo zio, che asseconda invece la sua passione da street artist, ma durante una escursione nei sotterranei di New York Miles viene morso da un ragno radioattivo. Il giorno dopo, sconvolto da sorprendenti poteri che somigliano a quelli di Spider-Man, torna a cercare il ragno e finisce per assistere a uno scontro tra l'eroe e vari villain, durante il quale un esperimento per aprire un varco dimensionale ha effetti imprevisti. Presto Miles scoprirà che non c'è un solo Uomo Ragno!

Super eroi ma mettiamo per un attimo da parte l'universo Disney con la Marvel e il mondo della Dc.
Siamo a casa Sony e qui manco a farlo apposta è avvenuto un mezzo miracolo.
Il film in questione girato a sei mani e scritto da animali senzienti sembra aver inghiottito qualcosa degli Incredibili 2 della Pixar mischiato e fagocitato con un universo pop coloratissimo e un viaggio tra realtà parallele che rischiava di diventare il passo falso, ma che invece ha regalato consensi unanimi.
Dopo averlo visto in streaming, purtroppo, non avevvo capito tante cose, per cui lanciandomi come una catapulta al cinema, ho potuto gongolare senza spegnere il cervello.

Il merito di questo film d'animazione che mette d'accordo tutti i target, è proprio quello di unire e non dividere, prestando fede agli stereotipi dei film per super eroi, ma rendendoli semplici e riflettendo ancora una volta, in modo fantastico, vista la galleria dei personaggi, sulla difficoltà di prendersi delle responsabilità e affidando, come dicevo, la storia a due mestieranti che sputano battute alla velocità della luce e sto parlando di Phil Lord e Christopher Miller, un duo da tenere sott'occhio dal momento che regalano solo storie interessanti.

Glass


Titolo: Glass
Regia: M. Night Shyamalan
Anno: 2019
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

L'orda, ossia Kevin Wendell Crumb e le sue altre numerose personalità, ha catturato un nuovo gruppo di ragazze e si prepara a "sacrificarle" alla Bestia. È però sulle sue tracce il vigilante David Dunn, che grazie all'aiuto del figlio e alle sue visioni psichiche arriva presto a un confronto con il feroce avversario. Entrambi però finiscono catturati dalla polizia e dalla psichiatra Ellie Staple e rinchiusi in un istituto psichiatrico, lo stesso dove da 19 anni è prigioniero "l'uomo di vetro", il geniale Elijah Price. Per lui sarà finalmente l'occasione di dimostrare al mondo che le sue teorie sugli esseri dotati di superpoteri sono reali. Nel mentre il figlio di David, la ragazza sopravvissuta all'Orda e la madre di Elijah cercano di salvare i propri cari dalle cure di Ellie Staple.

Glass chiude una trilogia che probabilmente non era stata pensata in origine.
Visto il successo o l'insuccesso di alcuni suoi film, Shyamalan ha ben pensato di concentrare in un capitolo finale tutta la summa, l'apoteosi degli scontri e tutta la sua ideologia sui fumetti e poi sui super eroi.
Glass è un film che mi ha fatto riflettere sulla sua necessità. Andava fatto?
Perchè a tratti il film è davvero sconclusionato, con cadute e ribaltoni nella sceneggiatura che si fa fatica a credere, dettagli importanti a cui non si da logica e infine un elemento che mi piace solo quando riesce ad essere funzionale e non un pretesto...quello per cui ci troviamo di fronte al film col più interminabile numero di finali.
Glass, che poi è il villain di UNBREAKABLE, risulta affondare proprio quando mette insieme troppi personaggi in un terzetto a cui si aggiunge la psichiatra e poi il figlio di David e la fanciulla scappata dalle mani della Bestia e per finire la madre di Elijah. Quando si guardano tutti quanti fuori dall'ospedale nel terzo atto non sapevo se ridere o piangere.
Ovviamente non va cestinato tutto. In primis alcuni dialoghi, quando non appaiono ripetitivi e monotoni, costruiscono, e qui forse la parte più bella del film, una bella metafora sulla logica dei super eroi costruendo intorno un’architettura filosofica e pop.
In più la speranza che parte degli intenti incanalassero la storia sul fatto che i tre super in realtà potessero essere degli egomaniaci incapaci di distinguere tra realtà e fantasia non era male.
Una parte dell'atmosfera, la regia, il fatto di saper essere cattivi quando bisogna esserlo (se avesse lasciato quel finale, forse avrei cambiato giudizio), il cast che cerca di mettercela tutta (McAvoy tra un po esplode) ma alla fine bisogna capire anche aspetti produttivi dove da un lato il buon Blum non smette di credere nel talento del regista ma anche della Disney che qui ci ha messo lo zampino.
Glass non era quel film che tanto aspettavo e su cui non riponevo nessuna aspettativa alla base, senza nessuna roboante premessa, e forse e uno degli elementi che mi ha in parte salvato dal massacrarlo del tutto. D'altro canto non posso certo mettere da parte il fatto che dalle domande ci si aspetta delle risposte e qui tante premesse sono state vanificate con l'impressione che la saga potrebbe andare avanti e allora staremo a vedere.


Aquaman


Titolo: Aquaman
Regia: James Wan
Anno: 2018
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Arthur è figlio di Tom, guardiano di un faro, e Atlanna, nientemeno che regina di Atlantide. L'unione dei due è però clandestina, tanto che per salvare il figlio Atlanna accetterà di farsi giudicare nella città subacquea, che la giustizierà consegnandola al più feroce dei popoli sottomarini. Arthur cresce imparando in segreto da Vulko, consigliere del re e di suo figlio Orm, i segreti di Atlantide, ma da adulto preferisce stare lontano dalla città sommersa e si limita a compiere gesta eroiche in mare, come salvare un sottomarino da un team di pirati. Qui finisce per lasciare morire uno di loro e il figlio giura vendetta, tanto da allearsi con il fratellastro di Arthur, Orm. Nel mentre la figlia di Re Nereus, Mera, cerca di convincere Arthur ad abbracciare il suo retaggio di regale atlantideo per scongiurare una guerra, ma per riuscire in questo piano sarà necessario ritrovare il perduto tridente di Atlan.

Ormai la maggior parte dei film sui supereroi assomiglia sempre di più ad un parco divertimenti.
Una giostra che ti piace, se la cerchi bene, puoi quasi sempre trovarla.
Dopo gli scempi di Snyder, almeno una mossa furba quelli della Dc l'hanno fatta, cambiando capitano e mischiando le regole.
Wan è uno da sempre avvezzo a regalare fumo in grosse quantità, diventando quel mestierante funzionale per le grosse produzioni.
Aquaman non è un bel film, è un videogioco new-age, con tanti fronzoli ed effetti kitsch come non mai (la scena di Pinocchio in Sicilia è indimenticabile in quanto in una battuta riassume tutto il film dove Momoa dice di non aver letto il libro ma di aver visto il film) ed è tutto una rincorsa dall'inizio alla fine passando per tanti mondi diversi, alcuni visivamente interessanti, altri meno.
Il merito forse è solo questo. Un film che intrattiene, quello doveva fare, risultando assai stupido e tamarro ma finendo per diventare uno dei film più visti in tutto l'anno e facendo diventare la star l'uomo più bello del mondo in una delle tante classifiche cretine.
Momoa è un fisic du role che riesce a tenere testa e a far ridere e mettere a tacere donne e bambini.
Con un cast costosissimo, il film è un concentrato di creature, personaggi, allegorie, metafore, doppi sensi, con una battaglia finale che cerca di essere più epica possibile aiutata da una creatura finale che ruba la scena al Kraken del film sui titani.
Alla fine si esce basiti, piacevolmente sorpresi che non sia stata una schifezza e con il pensiero che forse questa moda della durata infinita ormai sta sfuggendo di mano, come a voler dire che da quando sono arrivate le serie tv il target è cambiato, 20 o 40 minuti per un episodio e 143' in media per i film.