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sabato 15 dicembre 2018

Io, Dio e Bin Laden


Titolo: Io, Dio e Bin Laden
Regia: Larry Charles
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 1/5

Gary Faulkner è disoccupato, ha alle spalle qualche condanna per reati minori e davanti a sé forse qualche birra di troppo, quando riceve la "chiamata" divina per una missione a cui non può sottrarsi: partire per il Pakistan e catturare Osama Bin Laden. Armato di una spada da samurai comprata tramite una televendita e della convinzione, risalente all'infanzia, di dover fare qualcosa di grande, Faulkner, malato di reni ma psichiatricamente dichiarato sano, lascia la donna che lo ama e lo sopporta per inseguire il suo destino. Ci proverà ben undici volte, ma il film se ne fa bastare tre o quattro, che rendono perfettamente l'idea.

Terribile. L'idea di sviluppare una farsa, un film ironico che prendesse in giro una vicenda che ha fatto il giro del mondo fino a prova contraria sulla carta poteva essere una buona idea.
La satira come la sci fi sono materia difficile da destreggiare se non si è capaci.
Larry Charles sicuramente ha esperienza con la demenzialità e tutto il suo universo. Ha lanciato e ha fatto fortuna con diversi film con protagonista Sacha Baron Cohen, pellicole che sinceramente ho sempre trovato abbastanza ingenue e subdole nel cercare di inventarsi una nuova comicità spingendo su alcuni personaggi politici e una satira ignorante e mai incalzante.
Ma questa sua ultima opera fa acqua da tutte le parti, non si può reggere come Nicolas Cage che seppur in ottima forma con un nuovo e travolgente look di capelli, rimane dall'inizio alla fine senza freni e limiti come se fosse tornato giovane e tamarro per le strade di CUORE SELVAGGIO senza un autore dietro che gli dica cosa fare.
Ed è proprio la strada che qui sembra portare ovunque tranne che nel nascondiglio di Bin Laden.
Tutto è scombussolato, senza un filo che unisca niente, Russel Brand a fare Dio proprio non si può vedere per quanto è fastidioso e per finire delle scene poi ai limiti del ridicolo e del cattivo gusto come quando Gary cammina per le strade del Pakistan imbracciando una katana e con crisi allucinatorie che gli fanno vedere Bin Laden ovunque. Il finale baci perugina poi è da denuncia.
Mi chiedo se avessero messo Trey Parker o Kevin Smith cosa sarebbe successo.

domenica 9 dicembre 2018

Orgazmo


Titolo: Orgazmo
Regia: Trey Parker
Anno: 1997
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Joe Yung (interpretato dallo stesso regista) è un mormone che fa proseliti a Hollywood. Durante uno dei suoi sermoni incontra MaXXX Orbison un produttore di film porno ed inizia a lavorare per lui come attore. Interpreterà Orgazmo, un super-eroe dotato di un super raggio laser capace di provocare, appunto, l'orgasmo!

Trey Parker è sempre stato un provocatore nato.
La saga di South Park e gli ultimi suoi lavori come TEAM AMERICA hanno sempre cercato di prendere in giro lo spirito patriottico americano e tutti i suoi bei conservatori.
Per essere una commedia ironica riesce bene a mantenere un ritmo costante in grado di dissacrare quanto più possibile sfruttando come è solito da parte dell'outsider americano il fenomeno religioso come contro altare alla vena provocante (in questo caso i mormoni)
Gag e puro stile trash per un film molto indie, molto semplice e senza troppe pretese, un'occasione per cimentarsi dietro al macchina da presa scrivendo anche soggetto e sceneggiatura ed elaborando già diverse tematiche che andrà ad ampliare assieme a Matt Stone in seguito come la provocazione ai fondamentalismi religiosi, la sessualità disinibita, e poi le musiche, molte delle quali composte dallo stesso Parker

mercoledì 5 dicembre 2018

Team America


Titolo: Team America
Regia: Trey Parker
Anno: 2004
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Il Team America, una forza di polizia internazionale che mantiene la stabilità nel mondo, scopre che un dittatore assetato di potere procura armi di distruzione di massa a un gruppo di terroristi. Per infiltrarsi nella rete criminale, il Team recluta Gary Johnston, astro nascente di Hollywood, perché agisca in incognito. Dapprima riluttante, Gary si rende ben presto conto che il proprio talento di attore può servire una nobile causa...

E'inutile stare a presentare Trey Parker. Se non lo conoscete crocifiggetevi.
Solo per fare un esempio la serie SOUTH PARK è stata creata da lui e il suo socio.
Poi ha fatto altra roba come ORGAZMO, film indipendentissimo, e se non lo avete visto, fatelo.
Dissacratore, gay, comico, eretico, praticamente distrugge qualsiasi cosa abbia a che fare con le religioni e le ideologie con una semplicità incredibile per lo più quando decide di parlare delle mille contraddizioni degli Usa, una potenza esportatrice di democrazia e guerra al tempo stesso che si affida ad un divo hollywoodiano per salvare il mondo.
Team America è uno dei suoi progetti più costosi che come sempre non ha raggiunto nessun successo ma dalla sua ha così tanti aspetti magnifici e dissacratori che ho riso dall'inizio alla fine divertendomi per come nessuno alla fine venga salvato dal comico.
Il sogno americano distrutto in tutto e per tutto, in questo caso grazie all'animazione che permette più libertà, l'artista ha avuto la possibilità di aumentare lo scenario dove collocare la vicenda e scrivendo dei dialoghi che prendono in giro tutti i film reazionari americani dagli anni'80 ad oggi in un film che sottolineo si fa beffe dell'ansia del politically correct e tutti i suoi parametri rigidi da controllare.
Un film che non nasconde nulla nella sua battaglia contro le apparenze, contro la falsità di un paese che cerca nemici immaginari per aumentare la sua sete di potere.
Senza farsi mancare stragi sanguinolente, scene di sesso, il fatto stesso di aver usato dei personaggi che richiamano le barbie e i ken non poteva rivelarsi scelta più azzeccata.
Esplode/dono tutti nel film. Terroristi, Michael Moore, Kim Jong II, l'amministrazione Bush, etc.
Nessuno si salva o meglio chiunque finga di promuovere valori e inneggiando a ideali in cui non crede o dove vende se stesso e ciò che gli sta intorno viene letteralmente silurato.


Tito e gli alieni


Titolo: Tito e gli alieni
Regia: Paola Randi
Anno: 2017
Paese: Italia
Giudizio: 3/5

C'è un professore napoletano nel deserto del Nevada che spende la vita ad ascoltare il suono dello Spazio alla ricerca di una voce. La voce cara della consorte morta diversi anni prima. Scienziato mesto a un passo dall'Area 51, segue un progetto, o almeno dovrebbe, per conto del governo degli Stati Uniti. Il suo torpore esistenziale è interrotto quotidianamente da Stella, giovane wedding planner per turisti che credono ancora agli alieni. Un pacco postale e una registrazione video gli annunciano un giorno l'arrivo di Anita e Tito, preziosa eredità del fratello morto a Napoli. Introverso e laconico, il professore si attrezza, letteralmente, per accogliere i nipoti. Anita ha sedici anni e sogna un tuffo in piscina con Lady Gaga, Tito ne ha sette e desidera sopra a ogni cosa parlare ancora col suo papà. Sorgenti formidabili di nuova energia, Anita e Tito riavvieranno il programma e il cuore dello zio.

Qualcuno ricorda L'ENIGMA DI KASPAR HAUSER il cult italiano di Davide Manuli praticamente sconosciuto al genere umano. Ecco non saprei spiegare il motivo ma il terzo film della Randi per il suo essere totalmente slegato da tutto e artisticamente molto alternativo ha qualche piccolo aspetto in comune.
Localion desertica e abbandonata, un cast tenuto in piedi da Mastrandrea e una storia abbastanza originale e di sicuro atipica.
Sembra quasi un'opera filosofica dove la speranza diventa il centro nevralgico del film.
Un'attesa nella fattispecie in cui ogni maledetto giorno potrebbe/dovrebbe arrivare o giungere un segnale dall'universo che dona il senso della durata del lutto. Ascoltare ogni notte in laboratorio la stessa traccia registrata sulla segreteria telefonica e misurare la forza della fissazione mortale.
Dalla solitudine iniziale del suo protagonista, il professore, che sembra l'unico ormai a credere in quell'assurdo progetto subisce ormai ai limiti della stanchezza e delle sopportazione l'arrivo di qualcosa che andrà a modificare la sua vita, le abitudini e gli agenti esterni con cui interagisce.
Un film che dalla metafora della ricerca degli alieni parla di sofferenza e solitudine e cerca in modo a volte ironico uno scontro generazionale tra chi ormai è abituato alla rinuncia e alla perdita e invece i giovani d'oggi che nella loro fretta e curiosità riescono a creare quel conflitto che può portare ad un cambiamento.

sabato 10 novembre 2018

Fino all'inferno


Titolo: Fino all'inferno
Regia: Roberto D'Antona
Anno: 2018
Paese: Italia
Giudizio: 3/5

Tre delinquenti, di cui un leader fumantino ma astuto, un braccio destro un po' in carne e uno smilzo incontrollabile, si ritrovano per colpa di quest'ultimo a dover saldare un debito con un boss. Rapinano così una farmacia, ma durante la fuga si fermano in una tavola calda, in cui entrano altri rapinatori decisi a svaligiare il locale. Si scatena una sparatoria che coinvolge anche un falso poliziotto, che in verità aveva preso in ostaggio una madre e suo figlio. Quando i protagonisti, per cambiare auto, prendono il suo camper, scoprono che il compare del misterioso agente è già morto e dovranno liberarsi del corpo. Successivamente incontreranno un ex poliziotto con cui il loro capo ha un rapporto di conflittuale amicizia, nel mentre l'organizzazione Crisalis è sulle loro tracce e contatta il boss con cui sono in debito perché gli tenda una trappola.

Mi sento in dovere di difendere questo film.
Ok è una trashata che prende in giro tanti generi e tanto cinema, ovviamente in alcuni momenti la recitazione come l'aspetto tecnico è palesemente amatoriale ma nonostante tanti sforzi, gli attori italiani purtroppo sono quello che sono.
Scene di indubbio gusto, durata eccessiva, dialoghi troppo lunghi e fine a se stessi per prendere tempo ( va bene le battute sul sesso ma qui rischiano di storpiare quando è troppo), scene d'azione quasi improvvisate e a tratti assai ridicole, uno stile di regia non sempre professionale e funzionale e tante altre cosucce che spero D'Antona, chissà dove prende i soldi per fare i film, affinerà col tempo.
Per il resto ci troviamo di fronte ad un film che è una parodia dei film americani (DAL TRAMONTO ALL'ALBA più di ogni altro) dove nonostante tutto, il film riesce e funziona per quanto concerne il ritmo, l'azione in alcuni casi, qualche personaggio, le musiche, l'uso del montaggio.
E'un film godereccio di quelli che cercano di esaltarti sempre di più piano piano che vai avanti.
Un'opera che punta sull'esagerazione, sul fatto che tutto debba essere di più di quello che è, con sempre il sesso e la trasgressione a farla da padrone, i valori del maschio alpha, agenti governativi e multinazionali che producono virus battereologici, infetti e altre cose ancora.
Insomma un caos dove alla fine non rimani deluso.
Fino all'inferno è puro intrattenimento dichiaratamente di stampo citazionista.

lunedì 17 settembre 2018

One eyed monster


Titolo: One eyed monster
Regia: Adam Fields
Anno: 2008
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Una troupe si reca a girare un film porno in un posto sperduto tra le montagne americane. Tra gli attori c’è Ron Jeremy, celebre attore hard americano famoso per le dimensioni del suo pene ma che, assieme alla sua donna, è ormai giunto a fine carriera. Se però la donna è ancora capace di dare il meglio di se sul set, lo stesso non si può dire per il povero Ron che ad un certo punto è costretto a fermare le riprese. Esce fuori dalla piccola casetta di legno dove si sta girando per prendere aria ma un bagliore improvviso lo colpisce Ron si staccherà iniziando a seminare il panico tra i membri della troupe!

Una perla del trash. Sembra assurdo che sia uscito lo stesso anno di un altro film che promuoveva le gesta di un cazzo killer che si stacca dal corpo per andare a uccidere o riprodursi.
Chissà se Henenlotter e Fields si conoscono ma di certo la scuola è simile così come il taglio horror, parodistico e demenziale nonchè grottesco, weird e ironico che caratterizza la trama e tutto il resto.
Un film piacevole che si muove a cavallo tra i generi (commedia, sci-fi, drammatico, horror) promuovendo una recitazione semplice di non professionisti, se non nel ramo del porno, e montando una struttura sui dialoghi divertente, molto sboccata ma mai volgarmente fastidiosa.
Le scene indimenticabili non si contano così come le morti portate sempre all'irriverenza con le battute che vengono pronunciate subito dopo gli omicidi "Angel ha un cazzo in bocca!" "E allora?" "Sì, ma non è attaccato a nessun uomo!" o il cacciatore che arriva per ultimo e che sembra aver avuto a che fare con la stessa "creatura" in Vietnam oppure una specie di orgasmatic, un simulatore neuro-tattile che permette di ovviare all'assenza di un partner dove dentro sono salvate le caratteristiche di più di duemila attrici con cui poter "interagire".
Un film che parte in modo dichiaratamente prevedibile e sboccato per tutta la durata vivendo di colpi di scena che seppur telefonati sono così originali, vista la tematica, che faranno ridere come non capitava da tempo per chi ama questi esperimenti sul genere.
One Eyed Monster a differenza di BAD BIOLOGY essendo un horror racchiuso nel mondo del porno, prende di mira proprio le convenzioni e le modalità di entrambi, così sia uno che l'altro sbeffeggiati nel migliore dei modi portano a delle battute memorabili e alcune scene cult che difficilmente potranno essere dimenticate.

lunedì 3 settembre 2018

Blood Car


Titolo: Blood Car
Regia: Alex Orr
Anno: 2007
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Archie Andrews è un'insegnante di scuola materna vegana che acquista prodotti dal banco stradale vegetariano della Lorena. Sta sviluppando un motore che funziona con wheatgrass senza risultati finché non si taglia accidentalmente un dito e il sangue cade nel wheatgrass, che filtra nel motore e poi lo fa scappare.
Andrews mette alla prova la sua macchina e offre un passaggio a Denise, che gestisce un banco di carne ed è un rivale della Lorena. Dopo che Denise esprime un interesse per Archie (credendo di potersi permettere 30+ dollari a benzina), la guida a casa, ma rimane senza carburante. Archie si rivolge agli animali da caccia, ma non forniscono abbastanza sangue. Si rivolge a prede più grandi come i predatori e alla fine si sistema per qualsiasi vittima dopo aver ricostruito un motore del sangue più efficiente.
Il governo, che ha seguito i progressi di Archie, alla fine gli offre tutte le posizioni che desidera, a patto che possa creare più "Blood Cars" dopo che l'originale è stato distrutto, e la sua esistenza è stata cancellata. Archie è preoccupato da dove arriverà il carburante per le nuove macchine, e gli agenti federali gli promettono che arriverà da invalidi, criminali condannati e senzatetto. Archie è d'accordo. Le immagini dell'ascesa di Archie come Presidente vengono tagliate con gli agenti del governo che uccidono la Lorena, Denise, i suoi studenti dell'asilo e tutti quelli che lo hanno visto sviluppare la Macchina del Sangue.

Anarchica fino al midollo questa commedia grottesca leggermente weird e con un livello d'ironia e dei dialoghi molto sboccati.
Un indie di quelli sempre più sconosciuti oppure ospiti soltanto di festival a cui piace azzardare.
Ci sono tante cose che succedono nel caotico film di Orr a iniziare da una certa visione politica americana libertaria in cui ognuno può fare quello che vuole come costruire un motore dove la benzina è uno strano compost liquido fatto con la marijuana.
Il film diventa e prende tutto un altro aspetto quando si volta pagina verso CHRISTINE anche se qui la macchina a differenza del celebre film di Carpenter, ha bisogno di carburante avendo sostituito il sangue con la sostanza psicotropa e non è la macchina ad essere posseduta.
Tutto quindi diventa una carneficina in piena regola con Archie che ormai si è fatto prendere la mano dagli omicidi e il governo che prima di riprendersi l'auto deve ovviamente cancellare tutte le prove.
Un film che spesso ricicla e ripete alcuni momenti, riuscendo comunque sempre a travolgere lo spettatore con scelte e attimi di follia inaspettata tra schizzi di sangue, frattaglie, shock e impennate demenziali.
L'idea di partenza comunque rimane abbastanza originale "In un futuro non molto lontano, il costo della benzina è arrivato alle stelle, superando i quaranta dollari a gallone. Per far fronte a una crisi economica senza precedenti, il protagonista sta tentando di studiare nuove forme di combustibili per alimentare le macchine quando scopre casualmente che il sangue umano è l’unica alternativa valida alla benzina."

sabato 1 settembre 2018

League of God


Titolo: League of Gods
Regia: AA,VV
Anno: 2016
Paese: Cina
Giudizio: 3/5

Durante il regno di King Zhou un funzionario si introduce nella sua camera da letto e viene divorato dalle mostruose code di Daji che e la sua concubina. Nel frattempo fuori città un gruppo di guerrieri dentro un carro metallico stanno decidendo le loro strategie per liberare il popolo invisibile assieme al loro capo. Si scopre così che il re Zhou anni indietro si fece conquistare dal drago nero per compiere la sua ricerca di potere.

League of Gods, è un'epopea fantasy, un’avventura d’azione che, a partire da un’opera letteraria del XVI secolo di Xu Zhonglin, il “Fengshen Bang”, mescola elementi della storia cinese, della mitologia locale e di fantasia pura per raccontare la storia di dei, mostri, demoni e personaggi dai poteri sovrumani che si schierano da un lato e dall’altro in una guerra che contrappone lealisti e non in seguito alla deposizione con l’inganno di un re da parte di uno spirito maligno che si era finto una sua concubina.
Una risposta agli ultimi capitoli della Marvel con un budget faraonico e troppi colori sgargianti e un tripudio di c.g con la piccola differenza che almeno qui si attinge dal folklore e dalla mitologia mentre dall'altro lato dell'oceano solo dai fumetti.
Il film in questione, come tanti mega blockbuster a cui questo non fa una piega, sono un pieno concentrato di gag, di ironia, dove tra balletti e musical si assiste a combattimenti molto pirotecnici, a volte esagerati fino al midollo come la battaglia in fondo al mare. Tutti sembrano riprendere comunque glu spunti dei combattimenti dallo Scimmiotto, il romanzo capolavoro di Ch'eng-en Wu
Un film coloratissimo con un ritmo invidiabile, troppa carne al fuoco, personaggi che riescono a rimanere poco impressi e creature leggendarie e mitologiche che fino ad un decennio fa ci sognavamo di vedere su un grande schermo come purtroppo non accade da noi a causa della distribuzione e rimane così solo la carta dei festival.
D'altra parte forse gli elementi su cui uno dovrebbe andare a sindacare potrebbero essere quelli di trovarsi di fronte ad un film vuoto e inoffensivo votato al meraviglioso e continuo florilegio di scene madre ed evocazione dell’eccesso spettacolare diventando tutto ricco ma esageratamente patinato.
League of Gods intrattiene, il suo vero compito e perchè no svela qualche piccola curiosità mitologica poi ripresa da altri registi in progetti ambiziosi almeno quanto questo come l'ultimo Tsui Hark e Stephen Chow

giovedì 30 agosto 2018

Generi


Titolo: Generi
Regia: Marcello Macchia
Anno: 2018
Paese: Italia
Serie: 1
Episodi: 8
Giudizio: 3/5

Gianfelice Spagnagatti è il protagonista interpretato dallo stesso Capatonda, è un uomo sulla quarantina che vive la sua vita monotona e senza balzi, gli si propone una donna, Luciana, e un lavoro, che lui rifiuta per ritornare ad essere se stesso, fare la sua solita vita piena di film e serie TV. Ma all’improvviso una porta si apre e lo stesso protagonista si trova catapultato in un genere cinematografico dove dovrà salvare la pelle e cercare la porta per ritornare nel suo mondo, anche se a fine episodio lo catapulterà semplicemente in un altro genere.

Dopo la fallimentare serie del 2016 MARIOTTIDE, Macchia torna dietro la macchina da presa per dirigere, scrivere e interpretare lo stesso personaggio in questa divertente serie a episodi.
A differenza però rispetto alle precedenti produzioni qui può beneficiare di un'attenzione maggiore dal punto di vista produttivo con la Lotus Production, società della Leone Film Group, che non ha badato a spese nel ricreare in ogni episodio un'ambientazione diversa e Now TV, della piattaforma Sky, per Sky Generation.
Ambientazioni diverse, location suggestive, una piccola galleria di figuranti speciali abbastanza noti, un'ottima colonna sonora e una fotografia e una color correction che sanno il fatto loro.
Otto episodi da '40 che passando attraverso il genere comico, demenziale e la commedia esplorano un genere cinematografico diverso:Western, horror, fantasy, commedia sexy all’italiana, supereroistico, quiz e il noir.
Di sicuro quello che brilla di più per ironia e trovate e l'episodio horror sul friggitore dove Gianfelice sembra attingere da tutto il suo repertorio comico e con alcune scelte tecniche e una messa in scena coraggiosa senza farsi mancare il teatro dell'assurdo, le gag e il nonsense generale. Inoltre l'episodio è talmente ben strutturato da far ridere con poco ed è qui la vittoria e il pregio più grosso dell'ultima fatica del comico. A differenza della serie su MARIOTTIDE dove l'esagerazione portava all'effetto inverso della risata qui tutto assume uno spirito e un'idea propria di cinema che assieme al suo secondo film OMICIDIO ALL'ITALIANA speriamo continui su questa strada.



Ant Man ant the Wasp


Titolo: Ant Man ant the Wasp
Regia: Peyton Reed
Anno: 2018
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

In seguito agli eventi di Captain America: Civil War, Scott Lang è agli arresti domiciliari. La richiesta di aiuto del professor Hank Pym e della figlia Hope però lo obbligano a trovare uno stratagemma per eludere la polizia e tornare in azione.
Ogni volta che la faccenda si fa troppo imponente e si decidono le sorti del mondo, la Marvel ha bisogno del suo minimaxieroe più divertente per alleggerire l'atmosfera.

Che cosa ci si doveva aspettare dal sequel del riuscito ANT MAN?
Risate, nuovi antagonisti (ancora più sorprendenti del deboluccio calabrone), oppure una trama diciamo un po meno quantica?
Eh sì perchè il film diretto da Peyton Reed amante della commedia, fa molta fatica a decollare e quando ci riesce il risultato non è poi granchè.
Troppo dramma familiare, troppo humor scientifico che non fa ridere, pochi combattimenti e poi manca un vero nemico contando che la ragazzina che soffre di una sorta di "schizzofrenia molecolare" che la fa diventare una sorta di fantasma vivente.
Insomma un film fatto un po troppo alla svelta con alcune idee carine, un contenuto extra, come sempre dopo i titoli di coda, abbastanza prevedibile, attori in parte, Wasp che tra le eroine probabilmente se la gioca tra le più affascinanti, ma tutto questo non basta.
Ant Man ant the Wasp non riesce ad emergere come il precedente, forse anche coadiuvato da una certa new entry nel panorama dei supereroi troppo forti, mentre questo è ironico e sa tanto dell'anti eroe come Deadpool e compagnia varia. Davvero non si capisce cosa sia andato storto.

giovedì 2 agosto 2018

Mind Game


Titolo: Mind Game
Regia: Masaaki Yuasa, Kôji Morimoto
Anno: 2004
Paese: Giappone
Giudizio: 4/5

Nishi, aspirante disegnatore di fumetti fallito, si innamora della sua amica di infanzia Myon, già sposata con un'altro uomo. Ucciso durante un conflitto a fuoco da due yakuza che irrompono nel ristorante gestito dal padre della ragazza, l'uomo ritornerà sulla terra coinvolgendo Myron e i suoi amici in una bizzarra e divertente avventura psichedelica.

"La vita è il risultato di determinate scelte."
E’ con questa premessa che Masaaki Yuasa dirige il suo primo lungometraggio, “Mind game”, tratto dall’omonimo manga di Robin Nishi.
Tutto in questo sorprendente e schizzato film d'animazione nipponico passa attraverso lo stile con qualcosa che rompesse letteralmente schemi e stereotipi. Sembra il fratello di AACHI AND SSIPAK passando per TEKKONKINKREET
Il film è psichedelico, coraggioso, contagioso, particolare, unisce tanti stili diversi, tra cui surrealismo, live action e pop art.
“Anziché rappresentare la storia in modo convenzionale, ho scelto un'estetica selvaggia e disomogenea. Non penso che i fan dell'animazione giapponese vogliano necessariamente qualcosa di raffinato. Puoi sperimentare con vari stili e penso che li apprezzeranno comunque”.
Ed è proprio così, tutta l’opera è sperimentale, il risultato è un insieme di scene oniriche, spettacolari, che resteranno impresse a partire dall'incidente scatenante dove muore in modo assurdo proprio il protagonista per poi rinascere. Per alcuni aspetti mi ha fatto venire in mente tra le tante cose il bel romanzo cinese di Su Tong "Spiriti senza pace".
Un lungometraggio incredibilmente maturo, innovativo e coinvolgente: uno dei migliori di stampo sperimentale assolutamente senza possibilità di venir distruibuito da noi in Italia.

mercoledì 1 agosto 2018

Metti la nonna in freezer


Titolo: Metti la nonna in freezer
Regia: Giancarlo Fontana & Giuseppe Stasi
Anno: 2018
Paese: Italia
Giudizio: 3/5

Claudia è una giovane restauratrice che lavora in proprio, con l'aiuto delle due amiche più care. Da mesi ha completato un grosso lavoro per la Sovrintendenza ma la pubblica amministrazione non le paga quanto dovuto. L'unica entrata certa è la pensione della nonna Birgit, ma improvvisamente la nonna muore, e nella mente di Claudia e delle sue amiche si fa strada un insano proposito: surgelare il cadavere dell'anziana signora per continuare ad incassare la sua pensione fino a quando non avranno recuperato il credito loro dovuto. Simone è un incorruttibile maresciallo della Guardia di Finanza intenzionato a smascherare tutti coloro che compiono atti di piccola o grande illegalità.

Che il cinema italiano si stia leggermente scongelando dopo anni di assenza non è una novità anche se in questo caso si parla comunque di commedia di genere, il solito impasto che piace al nostro pubblico poco raffinato. La speranza è che in futuro si possa fare più cinema di genere.
Il duo di registi dopo l'esordio sconosciuto mettono le mani su una coppia di attori, uno bravo, l'altra troppo bella con il risultato che di sicuro l'accoppiata funziona anche se in alcuni momenti non sembra molto realistico il loro rapporto.
E'un film confezionato bene, dove si ride abbastanza, alcune gag funzionano, ci sono alcuni momenti decisamente inaspettati e gode di qualche piccolissima scintilla nei colpi di scena.
Per il resto rimane comunque un prodotto che alza di poco l'indice della mediocrità sfruttando quasi sempre gli stessi meccanismi. C'è da dire che Fontana & Stasi comunque ci ha provato portando a casa tutto sommato una storiellina che vanta pure alcuni momenti grotteschi.

giovedì 19 luglio 2018

Super


Titolo: Super
Regia: James Gunn
Anno: 2010
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Ordinario e mediamente vile, Frank si accende di rabbia non tanto quando la bellissima moglie di cui è innamorato lo pianta in asso, ma quando vede per chi è stato lasciato. Lo stile di vita lascivo e condito di droga ora condotto da quella che era la sua sposa è intollerabile per lo strisciante bigottismo di Frank il quale, seguendo le orme di The Holy Avenger (un supereroe cristiano che agisce per mano di Dio la cui serie tv Frank è solito guardare), si cuce un costume comincia a distribuire violenza a piene mani.

Super ha tratti sembrerebbe la classica commedia demenziale sui super eroi. Una parodia quasi per mettere in luce l'americano medio e confrontarlo con il resto della società.
Forse questo film messo in mano a chiunque avrebbe generato un filmetto dimenticabile dopo poco.
Gunn che ho conosciuto a ritroso partendo da TROMEO AND JULIET passando per l'universo Marvel e infine arrivando a SLITHER e questo suo piccolo gioiello fa parte di quegli outsider che Hollywood ama e disprezza allo stesso tempo perchè semplicemnte vogliono fare come gli pare.
La storia è delle più classiche della storia del cinema, un canovaccio da prendere erimodellare secondo un universo culturale pop fantastico come quello del regista, la solfa del già visto che però fin da subito ha qualcosa, vuoi nel montaggio, vuoi nella scrittura, in grado di essere da subito politicamente scorretto e diventando un vero concentrato di trovate divertentissime dove se ho riso di gusto, e non mi capita quasi mai, un perchè ci sarà.
Un cast che funziona sebbene tutti recitino uno stereotipo, qualcosa di telefonato e tagliato con l'accetta fatta eccezione per i due protagonisti e la loro caratterizzazione molto più complessa di quanto ci si possa aspettare. In più qua i colpi di scena sono potenti arrivano come schiaffoni in faccia rafforzando il plot e la trama arricchendola di momenti niente affatto scontati e uccisioni che arrivano implacabili quando nessuno se le aspetta.
Davvero un film molto bello, quasi anti hollywodiano nei carismi, indie a tutti gli effetti e con un regista che se è vero che ha lavorato poco quello che ha fatto finora è stato tutto molto bello.
Curioso che il cuginetto KICK ASS sia uscito lo stesso anno.


domenica 24 giugno 2018

Cotto & Frullato Z – The Crystal Gear


Titolo: Cotto & Frullato Z – The Crystal Gear
Regia: Paolo Cellamare
Anno: 2017
Paese: Italia
Giudizio: 2/5

Maurizio Merluzzo è uno chef del web, celebre per la sua insana passione per i cibi frullati, capaci, secondo lui, di donare un'incredibile energia. Sequestrato, durante le ultime puntate della serie, dal suo acerrimo nemico, uno psicopatico hater serial killer chiamato Nino Seiseisei, il nostro eroe dovrà trovare il modo di vendicarsi grazie anche all'aiuto di una serie di bizzarri personaggi, tra i quali il nipote dell'inventore del frullatore e il suo avvocato.

Ok. Ho sempre ribadito la mia missione da volontario guardando spesso e volentieri tutto ciò che viene fatto in Italia e possibilmnete distribuito per tutto quello che significa e riguarda il panorama indipendente e il low-budget.
Negli ultimi anni inaspettatamente mi è capitato di trovarmi di fronte a buone opere, interessanti esordi e prodotti difficile da classificare come film quando verrebe invece da definirli esperimenti amatoriali.
Ora io non conoscevo tale Paolo Cellamare e nemmeno questa famosa serie uscita su youtube che ha avuto un successo così grosso da dare la possibilità a Cellamare e soci di poter realizzare fose il loro sogno. Diciamo che pur essendo una parodia delle celebri serie sui vari chef e quindi prodotti che non hanno mai suscitato il mio interesse, non era un buon elemento di partenza.
Puntualizzo. Maurizio Merluzzo, il protagonista, è fastidiosissimo come attore, come protagonista, come comico mancato e come tamarro.
Quindi avere sempre lui dall'inizio alla fine del film su di giri che esce completamente fuori da un personaggio che già riassume in se tutti gli stereotipi possibili non da certo punti di forza.
La storia sembra ormai essere tutta una presa in giro dei film d'azione o avventura americani inserendo come un cocktail fatto male moltissimi elementi kitch di quelli che ti chiedi se alla fine saranno funzionali non tanto per la storia e la narrazione, ma quanto proprio per il ritmo e parlo ovviamente di personaggi come l'imitatore di "Eddie Murphy" che proprio non ho capito.
Per il resto avendo degli effetti speciali terribili (il fucile a pallettoni che fa scomparire i nemici, l'elemento magico nascosto nel frullatore, scene e un montaggio non sempre connesso, ad un tratto vediamo Merluzzo legato così da un momento all'altro, e tanti altri elementi che non starò a recensire). Insomma da un lato tanto coraggio, dall'altro la rabbia che tutti questi nuovi registi, questa nuova generazioni di registi, pur di fare a qualsiasi costo un film, a volte dimentichino che va bene far ridere, fa bene scimmiottare con i generi, fa bene improvvisare pur senza mezzi, però tanti di loro non riescono mai a fare quel salto che superi anche solo la mediocrità.

Ultimo chilometro


Titolo: Ultimo chilometro
Regia: Emma Ramacciotti, Roberto Vietti
Anno: 2017
Paese: Italia
Festival: Cinemambiente 21°
Giudizio: 3/5

Per Adriano la bicicletta è l’unico mezzo di trasporto per muoversi nella sua città. Una scelta precisa che lo rende orgoglioso. I suoi percorsi quotidiani, tra inquinamento e rischio di incidenti, sono guidati dalle voci storiche di Auro Bulbarelli e Davide Cassani, storici commentatori RAI delle grandi corse ciclistiche, con un effetto ironico e contrastante al tempo stesso.

Simpatico. In 3' la coppia di registi presenti in sala assieme al sottoscritto a presentare ognuno il suo cortometraggio, hanno detto di essersi divertiti e soprattutto cercare un climax finale che puntasse tutto sull'ironia.
Effettivamente in mezzo ad una piazzuola immersa nel traffico schiaffarci una seduta di psicopterapia non è poi così male

giovedì 7 giugno 2018

Deadpool 2


Titolo: Deadpool 2
Regia: David Leitch
Anno: 2018
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Il mercenario malato di cancro e trasformato in un essere pressoché immortale, capace di rigenerarsi da ogni ferita, si gode finalmente la vita insieme alla compagna Vanessa. Ma ad accettare irresponsabilmente, com'è nel suo stile, missioni da sicario in giro per tutto il mondo si finisce per farsi dei nemici e arriva presto per Deadpool il momento di pagare il conto. Una batosta tale da ritrovarsi a casa degli X-Men, con Colosso che ancora una volta gli dà la possibilità di essere un eroe e lo porta con sé in una missione per calmare un giovanissimo e potente mutante. Prevedibilmente le cose non vanno a finir bene e Deadpool si ritrova nei guai insieme al ragazzino a cui però si sta affezionando tanto che, quando dal futuro giungerà un letale guerriero deciso a ucciderlo, il loquace ex mercenario farà tutto il possibile per proteggere il giovane.

Deadpool non è uno dei miei super eroi preferiti.
Il perchè è uno. Ryan Reynolds. Nonostante sia bruciacchiato e mascherato proprio non riesco a sopportarlo. Preferisco anche se appartiene all'universo Dc il cattivissimo e meglio caratterizzato Lobo con cui Deadpool potrebbe avere alcune affinità.
Per rimanere in casa Marvel invece rimane colui che il mercenario prende in giro all'inizio del film con la stauetta e la morte tragica dell'eroe.
Togliendo solo per un attimo l'antipatia forte verso questa specie di fantoccio mediatico che prova a fare l'attore rendendosi ancor più ridicolo, Ryan Reynolds, devo ammettere che questo secondo disastroso capitolo è davvero qualcosa di notevole per quanto riguarda l'esagerazione, la potenza dei mezzi impiegati, il cast e l'ironia ancora più blasfema e grottesca rispetto al primo capitolo.
Si ride, ci si diverte, non si prende nulla sul serio, compaiono pure bambini super cattivi e "malvagi", personaggi di supporto che funzionano benissimo anche se fanno poco più che delle comparsate e parlo di Fenomeno oppure gli X-Men coinvolti o la squadra della X-Force con alcune trovate che fanno davvero ben sperare sul futuro di un possibile sequel.
A differenza però rispetto ad altri film Marvel che hanno provato la soluzione ironica senza riuscirci e non sono pochi qui invece l'autoparodia funziona rispetto agli azzardi demenziali ad esempio di un THOR RAGNAROK davvero brutto e penoso.
Per finire il personaggio di Cable riesce a dare ancora più spessore alla storia cambiando gli schemi temporali e aggiungendo dubbi e perplessità vista tutta la storia ormai quasi un romanzo da seguire del complesso universo dei Marvel Studious, resa anche così appetibile grazie alla mimica facciale di Josh Brolin/Thanos. Se ci sarà qualche collegamento staremo a vedere, questo non mi va di spoilerarlo.
Infine sulla sceneggiatura non mi sento di dover fare la lezioncina. E' un puro divertissement dove seppur vero che la trama è deboluccia (il fattore bambini con super poteri abusati nelle comunità diventa un pretesto che a lungo andare stanca...) il film in sè non ha questo particolare compito di dover raccontare chissà cosa. Intrattiene facendolo bene e regalando due ore di divertimento e colpi bassi.

mercoledì 9 maggio 2018

Ash vs Evil Dead


Titolo: Ash vs Evil Dead
Regia: AA,VV
Anno: 2018
Paese: Usa
Stagione: 3
Episodi: 10
Giudizio: 3/5

Ash e Pablo hanno aperto un negozio di ferramenta a Elk Grove dove la fama di eroe che Ash ha tra la popolazione locale gli garantisce un costante successo. Una donna trova il Necronomicon e lo porta in un programma televisivo di vendita dell'usato nella speranza di raccimolare un po' di soldi, ma quando il conduttore del programma legge le scritture del Necronomicon risveglia il male, poi arriva Ruby che lo uccide e prende il Necronomicon. Candace va da Ash per dirle che la loro figlia, Brandy, è in pericolo. Ash durante una folle notte di cui a stento ricorda, aveva sposato Candace, e a sua insaputa l'aveva messa incinta. Candace gli spiega che il male minaccia sua figlia che ora si trova al liceo di Kenward County, infatti anche Pablo conferma che il male si è risvegliato perché sul suo corpo sono ricomparsi i segni del Necronomicon. Ash, Candace e Pablo vanno al liceo di Kenward County per salvare Brandy e la sua amica Rachel, infatti il male ha preso possesso della mascotte della scuola. Ruby beve il suo stesso sangue dopo averlo usato per bagnare una pagina del Necronomicon, e dal sua ventre inizia a crescere qualcosa. Rachel, posseduta dal male, decapita Candace nel tentativo di uccidere Brandy prontamente salvata da Pablo. Ash uccide Rachel con un'arpa, poi viene aggredito dalla mascotte ma viene salvato da Kelly, appena tornata insieme a un ragazzo di nome Dalton, che appartiene a un ordine che combatte il male, i "Cavalieri di Sumeria", il quale si dimostra eccitato all'idea di conoscere il famoso Ash Williams, ed è desideroso di aiutarlo nella lotta contro il male che si è appena risvegliato.

L'idea del perchè e del per come si cerchi in tutti i modi di trovare una continuità per una storia che sin dal primo episodio della prima stagione lasciava decisamente perplessi è un mistero.
Siamo al capolinea. Tre stagioni volate con un ritmo e una quantità di sangue che non vedevo da tempo. Una serie, un cartoon in live action, che non si può dire brutta, ma che fa della sua auto ironia e della sua ingenuità le armi principali con cui il buon Bruce Campbell si confronta e ci mette tutto se stesso portando avanti da solo o comunque più degli altri l'intero progetto senza mai perdere quella sintonia che padroneggia benissimo per un personaggio cult come quello di Ash Williams.
Tanti i piani narrativi i viaggi nel tempo e tante le scelte che potranno apparire dalle più ovvie alle più scontate ma anche con quei momenti epici e quei deliri splatter che mai ti aspetteresti (la scena del bambino che entra nel corpo della donna è davvero deliziosa) trovando una forza che gli permette di goderci semplicemente quello che accade senza troppi problemi.
Ritorna Rudy (in realtà non se ne mai andata) e la sua instancabile ricerca del Neonomicon, ritorna il padre di Ash che gli rivela di questa persona uccisa per sbaglio che voleva mettersi in contatto con il figlio e che aveva le pagine mancanti del Neonomicon che si ricollegerebbe con l'incipit del film di Raimi. Poi c'è il personaggio della congrega abbastanza inutile infatti sparisce quasi subito.
Sia Pablo che Kelly vengono posseduti e il primo colpito dalla figlia di Ash, la vera new entry della serie, con il pugnale Kandariano, viene ricollegato ad un piano onirico dove sembra esserci questa sorta di rituale vodoo. Infine a chiudere i battenti abbiamo i cavalieri di Sumeria tra i buoni e gli Oscuri tra i cattivi (che ricordano non poco i Cenobiti).
Insomma elementi e ingredienti c'è ne sono a gogò. Si ride e gli episodi partono sempre con una testa sgozzata o la fuoriuscita di budella ma alla fine rimane poco su cui e con cui confrontarsi.
Rimane un prodotto commerciale e godereccio, apocalittico e anarchico come pochi osando ovunque senza limiti e termini di decenza e regalando infine uno show con un ritmo frenetico.



It cames from the desert


Titolo: It cames from the desert
Regia: Marko Mäkilaakso
Anno: 2017
Paese: Finlandia
Giudizio: 2/5

Un gruppo di formiche giganti invade il New Messico. Un gruppo di persone deve cercare di mettersi in salvo.

It cames from the desert sembra una brutta versione di qualcosa che potrebbe assomigliare ad un film della Troma mischiato con i sequel di TREMORS. Il risultato è ad un passo dall'Asylum.
Videogiochi dell'amiga, b-movie, trash e in parte exploitation sono ancora parte degli ingredienti di questo film che nonostante il divertissement che poteva dare, non riesce mai a decollare sfigurando di fronte a film come ARACK ATTACK (e credo di aver detto tutto).
Purtroppo la trama è di una banalità assurda, i protagonisti sono ad un passo dalla cretineria più pura stereotipati in maniera assurda e i non sense del film pur essendo in parte giustificati dal genere non solo non esaltano ma non divertono neppure.
Un "Creature Features" ma di quelli brutti dicevo, dove c'è così tanta povertà in tutti i campi mezzi e sensi che prima di vedere queste famigerate formiche (d'altronde lo spettatore solo quello aspetta) dobbiamo quasi arrivare al secondo atto.
Purtroppo pur essendo un film d'intrattenimento e gigioneggiando con intelligenza fra scene splatter in puro stile videloudico, non riesce nonostante gli omaggi e i riferimenti a tenere a galla il film, che risulta deficitario in molti altri aspetti.




lunedì 7 maggio 2018

MMF


Titolo: MMF
Regia: Leonard Garner
Anno: 2017
Paese: Germania
Festival: Torino Underground Cinefest 5°edizione
Giudizio: 4/5

Una coppia di trentenni rimorchia un giovane e attraente ragazzo di colore per un menage a trois.
Mentre esaminano l'esperienza, si esplorano a vicenda mascherando le proprie insicurezze con ironia hipster e provocazioni, includendo battute omofobiche e razziste. In breve la situazione diventa per loro molto imbarazzante.

Davvero una figata questo corto sconosciutissimo per cui ancora una volta bisogna ringraziare questo piccolo ma succulento festival.
MMF in dieci minuti sembra dire proprio tutto e rispondere a tante domande sul sesso, sui pregiudizi sugli uomini di colore e le loro dimensioni, su cosa piaccia ad una donna dell'uomo di colore e soprattutto di cosa possa piacere anche all'uomo che gli venga fatto dal tipo di colore.
Insomma non si vede nessuna scena di sesso ma è come se dai dialoghi intelligenti e taglienti fossimo lì a seguirli nella loro maratona sotto le coperte.
Vengono davvero sfatati diversi miti e le risate sono d'obbligo così come qualche momento davvero imbarazzante sulla scelta dei ruoli e le prestazioni.
Questo corto fa capire ancora una volta come l'universo femminile sia qualcosa di dinamico, sempre in movimento e troppo avanti rispetto a quello maschile.



martedì 1 maggio 2018

Piccola peste


Titolo: Piccola peste
Regia: Dennis Dugan
Anno: 1990
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Junior ha sette anni e vive in un orfanotrofio retto da suore. Coppie pronte ad adottarlo non mancano, il problema è che lui è un piccolo uragano: dopo pochi giorni di affidamento i "genitori in prova" lo riportano terrorizzati. Gli ultimi a provarci sono Florence e Ben: Junior in poco tempo incendia camera sua, distrugge un supermercato, insegna parolacce al pappagallo, si azzuffa col gatto di casa, manda a monte una partitella e la festicciola di una bimba. Ma Ben riesce a fare breccia nel cuore del bambino. Sulla scia di "Mamma, ho perso l'aereo", una commediola finto-cattiva e molto zuccherosa, coi soliti bimbi hollywoodiani.

Piccola peste è un film a tratti davvero patetico e melenso, il tipico film fatto apposta per le famiglie e per far cadere qualche lacrimuccia a qualche genitore sensibile.
E' anche vero che questa commedia del 1990 ha davvero alcuni elementi comici che ancora oggi se mi capita di guardarlo rido senza farmene una ragione. I motivi sono tanti, dalla ribellione di Junior, al fatto che punisca le suore e i membri delle istituzioni, al fatto che sia affascinato dai personaggi violenti ma che alla fine in quanto bambino tema la violenza.
Al fatto che la faccia pagare ai piccoli e viziati bambini borghesi e tanti altri piccoli motivi che lo rendono un piccolo outsider, un anti eroe moderno e in fondo pure un po stronzo.
La faccia di Michael Oliver era perfetta e il ragazzo crescendo è rimasto uguale.
Il sequel e gli altri capitoli usciti dopo non valgono nemmeno l'unghia dell'originale. Tanto ritmo e veramente alcune scene davvero azzeccate che ancora adesso a distanza di quasi trent'anni fanno scassare dal ridere.