Visualizzazione post con etichetta Azione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Azione. Mostra tutti i post

lunedì 21 ottobre 2019

Sound & fury

Titolo: Sound & fury
Regia: AA,VV
Anno: 2019
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Un personaggio misterioso viaggia attraverso un mondo post-apocalittico, alla ricerca di una violenta resa dei conti.

Quaranta minuti di immagini in una ruota furibonda di terrore e distruzione, devastazione e stragi violentissime. Sembra il corto di KILL BILL unito al post-apocalittico di MAD MAX citato almeno all'inizio in maniera palese, spostandosi di epoche come il tremendo IZO di Miike Takashi. Un mediometraggio antologico coloratissimo prodotto dal cantante di musica country Sturgill Simpson il quale impermea tutta la soundtrack del suo prossimo album, intitolato Sound & Fury e lasciando così in modo che siano solo le note musicali a imporsi nella visione senza alcun tipo di dialogo. Tante sono le maestranze coinvolte, tutte funzionali e con nomi che risaltano per la loro importanza dai vecchi sperimentatori che miscelano scelte che rimandano ad un certo passato, AKIRA ad esempio, a nuovi autori abbastanza prestigiosi come Mizusaki e quel Takashi Okazaki di SAMURAI AFRO.
Un cocktail frenetico quasi impossibile da recensire visto che passa tutta come un'esperienza visiva e uditiva coinvolgente con tante epoche e contesti differenti, stili d'animazione all'avanguardia, un ritmo che è una furia e alcune scene splendide di una violenza sconvolgente ma a tratti straordinaria.

Tombstone

Titolo: Tombstone
Regia: George Pan Cosmatos
Anno: 1993
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

L'ex sceriffo Wyatt Earp raggiunge i suoi fratelli Virgil e Morgan a Tombstone, cittadina in pieno sviluppo economico, con lo scopo di stabilizzarsi e di raggiungere facili guadagni attraverso una attività commerciale. Ben presto, però, sarà costretto a scontrarsi con un gruppo, i Cowboys, che seminano il terrore in città. Lo scontro sarà inevitabile, e porterà a conseguenze devastanti anche per la famiglia Earp

Tombstone per me è un cult del western. Un flm imperfetto con alcune scelte discutibili, ma potente al punto giusto e con un manipolo di attori che è riuscito a dare il meglio e dove Kilmer si trova ad interpretare uno dei personaggi più interessanti e discussi della sua filmografia, Doc Holliday ovvero il pistolero più forte in circolazione, amante delle belle donne, malato terminale e provocatore nato.
La venerazione di Kilmer nei confronti di Russel emerge tutta dai suoi diario dove sembra che pur non essendo accreditato, abbia girato Kurt stesso il film, in un progetto in cui ci credeva molto. Un film di genere dove come in altre situazioni il western fa da sfondo per un film action con pochi dialoghi, situazioni didascaliche, personaggi tagliati con l'accetta e tante sparatorie e scontri tra due fazioni diverse. Il taglio politico con la descrizione dei Cowboys, di "Curly Bill" Brocious amante dell'oppio e dal suo braccio destro Ringo e del loro segno di riconoscimento, anticipava i cartelli del narcotraffico imponendo la loro supremazia e il loro controllo a suon di uccisioni e soprusi. Earp in realtà fin dall'inizio è un personaggio detestabile che pensa solo a fare i conti con il faraone, un gioco di carte europeo che ebbe grande diffusione nel far west, volendo dare un taglio al codice morale che lo impegnava a cercare di far vincere la legge su tutto. I colpi di scena del film sono telefonati, la ricostruzione rimane inequivocabilmente non male, ma siamo anni luce distanti come anche il biopic uscito l'anno seguente da opere veramente western e molto più epiche come SFIDA INFERNALE di John Ford e SFIDA ALL'OK CORRAL di John Sturges.

Batman ninja

Titolo: Batman ninja
Regia: Junpei Mizusaki
Anno: 2018
Paese: Giappone
Giudizio: 3/5

Mentre sta combattendo con Gorilla Grodd all'Arkham Asylum, Batman finisce inghiottito da una macchina del tempo creata dal suo avversario e si trova trasportato nel Giappone feudale. Qui viene affrontato da dei samurai alle dipendenze del Joker, anch'esso finito con l'inseparabile Harley Quinn in quell'epoca passata.

Batman ormai è stato portato al cinema in tutte la salse possibili e immaginabili.
Senza contare i film veri e propri e parlando solo dell'animazione, i lavori sono stati molteplici con tanti profili diversi arrivando spesso a cambiare i generis.
In questo caso ancora una volta si è arrivati ad un passo decisivo, cambiando e ritrasformando un universo, quello del celebre super eroe, dove ancora una volta è innegabile il talento e l'impronta degli orientali.
Siglando un accordo con la Dc comics e la Warner, Mizusaki, autore della celebre saga d'animazione LE BIZZARRE AVVENTURE DI JOJO e grazie all'animazione di Takashi Okazaki AFRO SAMURAI, riesce a mescolare sapientemente canoni e stereotipi grazie ad un estetica, vera padrona del film, che lascia basiti per la sua cura, per il suo proporre dei temi e uno stile del tutto nuovo, ridisegnando i cattivi più bizzarri di Gotham City, che si sono spartiti il Giappone feudale e unendoli al personaggio di Gorilla Grodd, la ciliegina che mancava.
Questa società segreta dei super criminali è stata riscritta, amplificata in maniera quasi sempre funzionale, una pellicola folle ed esagerata, sempre spettacolare anche quando scivola in alcuni trappoloni lasciando quasi da parte la storia per puntare tutto sui combattimenti mirabolanti. Si vede che c'è stata molta libertà in tutte le fasi del progetto, la sceneggiatura nella parte finale mischia troppi elementi, il film d'altra parte inserisce davvero tantissimi personaggi con il rischio di non riuscire a far quadrare tutto ma lo sforzo reso resta comunque innegabile.
I richiami su un certo tipo di cinema d'animazione nipponica sono evidenti ma mai disfunzionali, questo nuovo Batman potrà risultare antipatico per certi versi, ma per il sottoscritto, nonostante i limiti che ci sono e gli scivoloni che la storia prende, è un innegabile prova del fatto che questa sperimentazione ha fatto bene, regalando un'opera nuova, anarchica, originale e piena anzi straripante di azione e coinvolgimento.

Hong Kong colpo su colpo

Titolo: Hong Kong colpo su colpo
Regia: Tsui Hark
Anno: 1998
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Hong Kong, 1997, anno del passaggio di consegne della città alla Cina. Due soci in affari si trovano coinvolti in un traffico di micro bombe.

Tsui Hark, Johnnie To, John Woo. Tre nomi da ricordare e da tenere sempre presente.
Il film in questione pur essendo dichiaratamente un divertissement, un film su commissione, un action in parte esagerato dove Van Damme dopo Double Team ritorna a lavorare con l'artista cinese. Hong Kong colpo su colpo è un film che almeno rispetto al precedente prende le distanze descrivendo e cercando di portare una vena politica su traffici loschi e vaghi accenni al terrorismo. Proprio per questo lascia un po interdetti vedere una sorta di caos internazionale, dove tutto procede con un ritmo impazzito che si perde dietro scene d'azione, momenti comici che non riescono a far ridere, un ritmo vorticoso dove nei momenti in cui ci si potrebbe aspettare una presa un po più seria, il film sfugge come un'anguilla ritornando a scimmiottare come quasi tutto il cast tra balletti, inseguimenti, esplosioni e sparatorie tra Triadi Cinesi, alcuni agenti della Cia corrotti e la mafia Russa.
L'idea di partenza delle micro bombe nascoste negli abiti contraffatti poteva davvero dare spunti per confezionare un buddy movie con più polso e meno banalità.


Ultima legione

Titolo: Ultima legione
Regia: Doug Lefler
Anno: 2007
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Roma è al collasso: Odoacre, generale dei Goti, prende il potere dopo aver invaso la città e confina il giovanissimo Romolo Augusto, ultimo erede della dinastia dei Cesari al confino a Capri assieme al suo misterioso precettore, Ambrosinus. Uno sparuto gruppo di fedelissimi, guidato dal coraggioso Aurelio, parte per una pericolosa missione di salvataggio: è l'inizio di una grande avventura.

60 milioni di budget per un film che non riesce nemmeno a dare una parvenza del bellissimo romanzo di Valerio Massimo Manfredi.
La sfida fallita di ridurre l'epicità ad un film action con alcune incursioni davvero di cattivo gusto (il druido Ambrosinus che fa le magie e combatte quasi a suon di arti marziali).
Gli sceneggiatori si sono messi d'accordo a fare peggio di quanto potessero con un adattamento scialbo che nulla lascia impresso nello spettatore che a questo punto avrà pensato ad un romanzo piuttosto scialbo. Il tema del sacrificio, l'inseguimento che dura quasi tutto il secondo atto, le prove e gli inganni da parte del gruppo capitanato da Aurelio.
Lefler con alle spalle due film mostruosi di una bruttezza assoluta, poteva al massimo partecipare in veste di runner e lasciare a chi di dovere tale responsabilità.
Un film girato male e di fretta dove anche i combattimenti sono resi in maniera indecorosa, il cast è sbagliatissimo fatta eccezione per Kingsley, sempre bravo anche se sembra diventato mago Merlino e il piccolo Cesare che riesce a trasmettere qualche emozione.
Sembra di vedere un film d'avventura degli anni '90, con parte del cast aggiunto che non trova spazio e senso, la psicologia e la caratterizzazione dei personaggi sembra quella riservata ad un pubblico che richiede l'azione a tutti i costi e quando invece venivano descritti molto bene nel romanzo e ancora una volta i cambiamenti riservati ai protagonisti risultano fallimentari e anzichè aumentarne l'immedesimazione portano all'effetto inverso.
Avendo letto il libro da poco sono rimasto basito per come sia stato fatto peggio di quanto potessi immaginare.

lunedì 7 ottobre 2019

C'era una volta...a Hollywood

Titolo: C'era una volta...a Hollywood
Regia: Quentin Tarantino
Anno: 2019
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Rick Dalton, attore televisivo di telefilm western in declino, e la sua controfigura Cliff Booth cercano di ottenere ingaggi e fortuna nell’industria cinematografica al tramonto dell’età dell’oro di Hollywood.

Il nono film del regista americano, sempre sulla bocca di tutti, ci regala il film più ambizioso e meno cinematografico della sua carriera ma anzi metacinematografico.
Un film che sembra un testamento di un regista ancora in forma che racconta e si racconta omaggiando uno dei suoi generi preferiti e alcuni dei nostri autori italiani dello spaghetti western. Un genere che proprio in quegli anni ormai saturo  stava cedendo il posto alla nuova Hollywood, agli hippy riscrivendo così una generazione odiata e schifata dal protagonista, quell'anno zero della società. In quel microcosmo dove tutti cercano lo sballo bevendo e fumando, il totale disfacimento diventa uno dei simboli chiave del film, che ruota attorno a Rick come ai fantasmi nel'armadio di Booth guardando alla totale distruzione della società dove tutto è lecito e dove dietro la bellezza c'è tanto smarrimento e solitudine.
Un'opera da un lato ambiziosa, la tragedia di Sharon Tate, dall'altro nostalgica e per alcuni aspetti in più punti anche difficile da sopportare (i deliri e i monologhi di Rick Dalton sul set). L'ultimo film di Tarantino a differenza di tutto il resto del suo cinema, non sembra avere una trama vera e propria, dura moltissimo, si prende i suoi tempi allargandoli, dilatandoli e deformandoli, divertendosi a ricostruire con spirito più o meno filologico la Hollywood degli anni Sessanta e i suoi prediletti film di serie B ed è il terzo film della sua filmografia che riscrive la storia come succedeva per INGLORIOUS BASTARD e Django Unchained perchè solo in questo modo può avvenire il suo riscatto.
Tuttavia ci sono alcuni momenti che non possono essere definiti solo deliziosi ma di più, riescono a far andar fuori di testa qualsiasi amante del grande cinema e parlo ovviamente di quel finale riscritto, quell'ultima mezz'ora dove finalmente si arriva al dunque, con Cliff vero protagonista e forse del vero finale (la scena in cui Dalton viene invitato ad entrare nella Hollywood che conta) dove per un attimo ho pensato che potesse e volesse rimanere aperto per farci credere che forse accantonato un nemico, quello vero sta per arrivare.
Un regista che da sempre ha fatto quello che ha voluto ( in pochi ci sono riusciti) uccidendo il cinema, i suoi protagonisti, i suoi eroi, a volte arrivando ad uccidere il cinema che lui stesso ama e glorifica. E'forse l'opera più anomala di tutte che si distacca dai suoi precedenti lavori dove il sangue è centellinato, ma la scena finale è pregna di sanguinolenti minuti dove di nuovo le fanciulle non fanno una bella fine, così come le scene di combattimento e le linee temporali sfasate, qui tutto coincide pienamente è viene riassunto in quel fatidico '69 da febbraio ad agosto.
Se pensiamo che la parte più bella dura mezz'ora e coincide con il climax rimangono davvero tanti dubbi e forse una pretenziosità in altri momenti ormai sfuggita di mano.
L'aver preso a pugni in faccia e spappolato le facce dei componenti della Manson family è cosa grata di cui sarò sempre felice, Polanski forse per questo, trattandosi di un gioco non ha detto nulla, Tate sprecatissima dove il culmine arriva laddove lei entra in un cinema per guardarsi e lasciando tutti sgomenti per l'assoluta inconsistenza della scena, e un Brad Pitt immenso, il vero cuore pulsante del film, uno psicopatico che non si vedeva da tempo che quando entra nel covo della bestia mette tutti in riga come dei morti viventi di romeriana memoria.

Marianne-Prima stagione

Titolo: Marianne-Prima stagione
Regia: Samuel Bodin
Anno: 2019
Paese: Francia
Stagione: 1
Episodi: 8
Giudizio: 4/5

Una famosa scrittrice horror torna nella sua città natale e scopre che lo spirito malvagio che la perseguita in sogno sta provocando il caos nel mondo reale

I francesi nell'horror hanno sempre fatto scintille.
Marianne è un compendio di così tanti elementi mischiati che ne sanciscono variazioni su generi ormai ampiamente abusati, una trama opprimente e allo stesso tempo per un mood claustrofobico infarcito di elementi.
Un'operazione commerciale con tanti obbiettivi tra cui sicuramente quello di spezzare una monotonia di scrittura e puntare tutto sull'azione e i jump scared (davvero..davvero troppi). Un prodotto dove il soprannaturale, il disagio reale, la città che richiama demoni e segreti con i suoi inquietanti sacrifici, i personaggi (pochi ma buoni) che cercano di divincolarsi da una caratterizzazione spesso accennata e confusa.
Marianne mischia spesso i piani temporali, regala tanto di quel sangue che si fatica a credere ma allo stesso tempo, pur essendo pensata per un pubblico giovane (vietata ai minori di 14 anni) non riesce mai a far paura e inquietare davvero a causa del suo ritmo troppo accelerato e di una protagonista sfacciata che non sembra mai avere paura di nulla (nonostante quello che le succeda ha dell'incredibile). Un canovaccio con troppi elementi, spesso sbilanciati, che non sembrano dare mai una calma per soffermarsi a pensare a cosa stia succedendo, una continua burrasca, come il mare e le onde che si infrangono sugli scogli di Elden.
Sembra la risposta europea, con i tocchi classici dell'horror americano, delle Terrificanti avventure di Sabrina-Season 1 con più sangue e il taglio ancor meno teen.
In fondo i parti mentali di una scrittrice che diventano reali si sono già viste. I richiami sono tanti come le citazioni all'interno della serie.
Streghe, possessioni, sedute spiritiche con cani indemoniati, demoni che escono dal grembo materno, personaggi che svaniscono nel nulla senza più tornare se non sotto forma di fantasmi, tremendi incubi d'infanzia, un manipolo di amici fedeli che diventano a loro insaputa vittime sacrificali e per finire forse una delle cose più belle, la cittadina di Elden, con i suoi grigi paesaggi marini.
Dal punto di vista tecnico il risultato è impeccabile. Marianne, per l'enorme quantità di dettagli e formule andrebbe visto tutto insieme senza lasciare grossi buchi per non perdersi in una trama che allo stesso tempo se si fosse presa più tempo, togliendo elementi e approfondendo ancora di più quanto chiamato in causa, poteva risultare ancora più accattivante. Il risultato finale è comunque buono, averne di serie di questo tipo, e messe in scena con coraggio e tante formule narrative.

Crawl

Titolo: Crawl
Regia: Alexandre Aja
Anno: 2019
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Haley ignora gli ordini di evacuazione per cercare il padre scomparso. Trovandolo gravemente ferito e bloccato in un'intercapedine della loro casa di famiglia, i due restano rapidamente intrappolati e sommersi. Mentre il tempo stringe e fuori la tempesta è sempre più forte, Haley e suo padre scoprono che il livello dell'acqua che sale è l'ultimo dei loro problemi.

Crawl è quel genere di film che non vedo l'ora che esca in sala per gustarmelo appieno, sapendo fin dall'inizio ciò che mi darà: adrenalina.
Un pregevole horror d'azione, un survival horror, con gli animali assassini, i monster movie, che ci piacciono tanto. E' si rimane giustamente soddisfatti da un film che sembra l'esatto opposto di quell'altra chicca che rispondeva al nome di Meg, coccodrilli contro squali, unica location contro un'oceano, padre e figlia contro un'eroe e il suo equipaggio, e per finire una mini produzione contro un budget titanico.
Seminterrati, canali di scolo, cantine, intercapedini, tutto il film è ambientato in queste condizioni, in questa sorta di deposito di animali morti, una quasi cantina, un luogo anonimo e desolato che hanno appunto quasi solo gli americani, dove ancora più pericoloso degli alligatori è l'uragano di fuori. Tutto sta dietro questa scelta d'intenti, fuori una minaccia pericolosissima e dentro un'altra minaccia da affrontare e stanare.
In questo mood la tensione diventa alta fin da subito, Aja torna a fare quello che gli riesce meglio, l'horror, ma prendendosi i suoi tempi, costruendo una messa in scena efficace e con un'atmosfera che non abbandona mai il suo punto di partenza. Il ritmo è ottimo facendo in modo che la buona scelta dei tempi narrativi lasci sempre una situazione di alta tensione e forte allerta, dove padre e figlia faranno di tutto per non finire tra le fauci degli alligatori.
La storia è così semplice e tagliata con l'accetta che non lascia molti colpi di scena, Aja è bravo nel non cercare di spostarsi oltre ma insistendo su quello che ha con forse l'unica nota dolente nelle lacrime e nella caratterizzazione del legame padre figlia. Anche i jump scared
funzionano bene, non sono mai invasivi diventando armi funzionali ad accrescere la tensione e il ritmo. Speriamo che Aja dopo questo e Piranha 3d torni in acqua visto che si trova così a suo agio e speriamo magari con un bel shark movie.

Centurion

Titolo: Centurion
Regia: Neil Marschall
Anno: 2010
Paese: Gran Bretagna
Giudizio: 3/5

Un gruppetto di soldati Romani combatte per la propria vita dietro le linee nemiche dopo che la loro legione è stata decimata da un devastante attacco di guerriglieri.

Marschall è uno dei registi più interessanti nel panorama inglese. Un autore avvezzo a generi e modalità differenti di cinema da quello di genere, all'action, al dramma storico, il fantasy Hellboy(2019)il post-apocalittico Doomsday e l'horror Descent e Dog Soldiers.
Centurion è un dramma epico dove si racconta di un episodio storico reale, al tempo della occupazione romana di parte della Britannia, in una storia che ha dei buoni spunti e una componente folkloristica su alcune presunte leggende che stanno dietro la vicenda.
Maschall aveva le idee chiare sul fatto di non voler raccontare i personaggi in particolare, senza stare a caratterizzare e creare una psicologia e delle storie intricate.
Il suo muoversi in questo territorio, per certi versi inesplorato, ha i suoi pregi come quello di puntare quasi tutto sulla componente action realizzando un discreto film lontano e diverso dalle sue opere precedenti dove però non mancano alcuni stilemi del regista e la sua peculiarità di non essere mai gratuito ma facendo vedere la violenza per quello che è quindi di nuovo tanto sangue. Un film che riesce ad essere coinvolgente senza mai deludere da questo punto di vista le aspettative. La vicenda è per quasi tutta la durata una storia di fuga, che viaggia lontano da quel bisogno di alcuni registi di cimentarsi con veri e propri drammi storici adattati da qualche vicenda vera o libri di successo. Qui si è distanti dall'epicità e dalla retorica, ci sono tanti luoghi comuni e stereotipi che affiorano di continuo riuscendo a rimanere un discreto prodotto di genere.

Spider Man-Far from home

Titolo: Spider Man-Far from home
Regia: Jon Watts
Anno: 2019
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Peter Parker torna a scuola, cercando di fare i conti con le catastrofiche conseguenze della guerra tra Thanos e gli Avengers. Lutto e confusione hanno lasciato il segno sul perenne adolescente del Queens, alla vigilia di una vacanza scolastica che porterà la sua classe a visitare alcune delle più importanti città europee, tra cui Venezia e Praga. Lasciata a New York zia May, Peter parte in compagnia del fidato amico Ned e con un piano per dichiarare il suo amore a MJ. Non solo da nuovi rivali romantici dovrà però guardarsi l'Uomo Ragno: il redivivo Nick Fury gli sta alle costole e non ha intenzione di concedere giorni di ferie quando c'è da salvare il mondo. Una nuova minaccia, gli Elementali, insorge dalle viscere del pianeta, e in mancanza degli Avengers Peter è chiamato a supporto di un eroe in visita da una Terra parallela, Quentin Beck.

L'ultimo Spider Man è noioso oltre che possedere una trama così infantile da far rimpiangere i tempi e le opere di Raimi.
Un film oppresso dalla produzione, da tutto quello che è successo in quella fase dove lo spara ragnatele viveva una lunga corsa all'asta tra Sony e Marvel. Dove non ho quasi mai visto un villain così caratterizzato male e con dei dialoghi imbarazzanti. Una prima parte lunghissima che non và da nessuna parte, e l'eroe più amato della Marvel investito di così tanta importanza da diventare il nuovo paladino (beh alcuni nell'ultimo capitolo degli Avengers-Endgame sono morti come i titoli di testa omaggiano) ripetendoci in continuazione che Peter sarà il nuovo Tony Stark, della responsabilità che gravita su di lui, di come la terra sia tornata alla normalità dopo la morte di Thanos e che il nostro Parker sta crescendo sia per quanto concerne gli ormoni (le scenette con MJ sono lunghissime e forzatissime) ma soprattutto che dovrà essere credibile come Iron Man.
Un film estremamente infantile, forse il più teen tra tutti quelli fatti finora, dove non si assapora mai il dramma, il sacrificio, gli inseguimenti sono piatti e non coinvolgono mai come le scelte di Peter che sembrano improvvisate data la velocità con cui si muove e per finire la c.g è onnipresente,
Il 23 film dei Marvel Cinematic Universe punta tutto come l'ultimo Thor-Ragnarok sul divertissement spegnendo il cervello e lasciandoci volare da un ponte all'altro.

mercoledì 2 ottobre 2019

Boys-Prima stagione

Titolo: Boys-Prima stagione
Regia: AA,VV
Anno: 2019
Paese: Usa
Serie: 1
Episodi: 8
Giudizio: 4/5

I supereroi che vivono nel mondo moderno, fra social network e grandi società, sono seguiti da una multinazionale che ne gestisce immagine, merchandising, apparizioni e collocazioni nei vari stati del nord-america. Ma i "super" non sono sempre quello che sembrano: hanno vizi, più o meno accettabili dall'opinione pubblica, e commettono errori. La Vought-American si occupa di nascondere al mondo i difetti dei loro assistiti e di gestire le loro eroiche azioni, arrivando anche ad organizzare finti crimini, affinché aumentino la loro popolarità. In base al gradimento del pubblico, ai Super vengono dati incarichi più o meno importanti, diventano star del cinema e testimonial commerciali di prodotti che sponsorizzano la Vought-American.
Il gruppo di Super più famoso sono i Sette, capitanati dal Patriota, il perfetto eroe americano. Con la dipartita di Jack da Giove, viene inserita nel gruppo la giovane eroina Starlight, molto amata dal pubblico perché incarna lo stereotipo della brava ragazza del sud. Ma subito i colleghi si rivelano cinici e tutt'altro che eroici come pensava.
Il giovane Hugie è insieme alla sua ragazza quando A-Train la travolge in piena corsa, disintegrandola. Il Super si scusa spaventato e scappa. Questo fatto e la richiesta di Hugie di avere giustizia, fanno sì che venga avvicinato da Billy Butcher che vuole riformare la squadra di ex-agenti incaricati di punire i Super per i loro crimini: i "Boys".

Invasi ormai dall'universo Marvel e in parte minore dai prodotti Dc, le produzioni da tempo stanno intuendo come la materia possa cercare di osare di più andando oltre la visione del super-eroe beniamino di tutti quando potrebbe essere tranquillamente uno stronzo egoista.
E chi scomodare allora se non il prolifico Garth Ennis che dopo il successo della serie di Preacher-Season 1 viene di nuovo chiamato in causa per una delle sue opere più famose appunto The Boys dove il nome sta ad indicare gli antagonisti dei cattivi e corrotti super-eroi.
La prima stagione non fa sconti mettendo nel calderone tutto lo schifo che possiamo pensare di credere da chi in realtà dovrebbe proteggere i deboli ma in realtà e al soldo di un'importante multinazionale che controlla tutto per i propri profitti.
Con un incidente scatenante davvero gustoso e splatter gli episodi fin da subito intuiscono l'elemento più importante quello dissacratorio dove ad essere presente sempre e manifesta per lo spettatore è la scorrettezza di fondo di tutti buoni e cattivi in un girotondo perverso dove la carica di violenza e irriverenza travolge tutti facendo uscire il peggio dalle persone comuni come Hugie.
La corruzione e il cinismo sono gli elementi che più corrispondono agli intenti dello scrittore lasciando come sempre un'amara condanna sulle scelte dei singoli individui e del mondo che ci circonda sempre più avvezzo a portare a termine i suoi tornaconti.
Il modo in cui conosciamo i Super con la scena in cui Starlight viene costretta come in un battesimo del male a fare un pompino a The Deep è magistrale e in un attimo riesce ad essere un compendio di tutti i sentimenti e i rancori nonchè l'onnipotenza di questi strani impostori. Sembra quasi la parodia del movimento #metoo dove alla fine Starlight accetta.
Svettano sicuramente alcuni personaggi rispetto ad altri, non tutti riescono sempre ad essere caratterizzati a dovere.
I Super altro non sono e rimangono che lo specchio della società che si nasconde dietro uomini e donne forti che riescono ad avere follower a dismisura e trasformare l'opinione pubblica. Investiti di così tante responsabilità che alla fine diventando super problemi e dando loro personalità a dir poco disturbate, maniacali, egoiste e qualsiasi altro difetto possa venire in mente, incluso lo sfruttamento della schiavitù sessuale e persino la pedofilia.
L'opera cult di Ennis racconta quindi in sostanza un fenomeno culturale che riesce ad essere estremamente funzionale e attuale dove tutto è all'opposto di ciò che sembra basato su continue fake news, dove la manipolazione dell'opinione pubblica è la chiave per arrivare al potere.

Ultimo dei Mohicani

Titolo: Ultimo dei Mohicani
Regia: Michael Mann
Anno: 1992
Paese: Usa
Giudizio: 5/5

La Guerra dei sette anni è sbarcata oltre oceano. È il 1757. Le colonie americane sono terreno fertile per sangue e morti. Inglesi e francesi si contendono le terre, mentre le tribù autoctone decidono da quale parte schierarsi e a chi giurare una presunta fedeltà. Tra loro anche Nathan, nato inglese e adottato dai Mohicani, corre tra foreste e fiumi in cerca di una pacifica convivenza tra coloni e invasori. Gli equilibri verranno presto spezzati dalla crescente tensione tra le forze europee e dai labili patti che legano gli indigeni ai due schieramenti.

Michael Mann è uno dei miei registi preferiti. Alcuni suoi film potrei vederli in loop in particolare Collateral e questo.
Il film più importante, più ambizioso di un autore che è un vero maestro dell'action, del perfezionismo, di tutto ciò che non dovrebbe mai mancare in una scena d'azione e con alcune sparatorie tra le più belle e sofisticate che il cinema abbia mai avuto modo di vedere.
Tanti fattori in questo film ne decretano un capolavoro indiscutibile, un film storico, una storia d'amore che riesce a non essere mai banale, combattimenti furibondi, sacrifici, soldati immolati, stermini di massa, complotti, alleanze tra culture diverse.
Tutto funziona alla perfezione. Location, costumi, il taglio epico, l'avventura portata ai fasti.
Nathaniel Hawkeye, Chingachgook (che rimane l'ultimo dei Mohicani), Uncas, sono un trio diventato leggenda che corre per le foreste senza indugi, combattono come delle bestie feroci tecnicamente all'avanguardia facendo sfigurare Magua e gli Uroni in un kolossal in grande stile a cui guardandolo più e più volte, mi rendo conto come non manchi davvero nulla e la colonna sonora è tra le più belle della storia del cinema.
Nat interpretato da Lewis in stato di grazia è solo la ciliegina sula torta dove l'incredibile scelta di recitazione abbraccia tutti compresi gli sconosciuti indiani che sembrano metterci l'anima. Fughe e assedi, ricostruzioni minimali, l'affresco estetico della natura con un suo peso specifico, la foresta che per i Mohicani sembra non avere segreti, Mann dimostra ancora una volta e qui più che mai, di riuscire ad unire quei silenzi e quegli sguardi che in pochi secondi, in silenzio, comunicano più di molti dialoghi, riuscendo a creare ancora più pathos e atmosfera.

Waterworld

Titolo: Waterworld
Regia: Kevin Reynolds
Anno: 1995
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Dopo lo scioglimento dei ghiacciai, il mondo è ricoperto dalle acque e la società sprofonda nella barbarie. Un eroe solitario, tormentato dalla propria diversità legata a mutazioni genetiche che privilegiano l'adattamento alla nuova situazione ambientale) difende una giovane donna e la figlia di questa dalla tribù degli Smokers: sulla schiena della bambina è infatti tracciata la mappa per raggiungere la terra promessa di Dryland.

Il MAD MAX degli oceani. Waterworld aveva sicuramente dei pregi evidenti trattando una materia per certi versi atipica e originale, un Medioevo nel XXI secolo frutto di un cataclisma che ha causato l’innalzamento delle temperature e lo scioglimento delle calotte polari, portando all'inghiottimento di tutti i continenti e di buona parte della popolazione.
Waterworld è un film distopico costato 175 milioni. Il più grande flop commerciale del cinema degli anni Novanta, un film fantastico-avventuroso spettacolare e fumettistico con una trama di un'ingenuità rara, ma in fondo solo un pretesto per raccontare l'ennesimo viaggio dell'eroe di un meta-umano con le branchie, solo contro tutti, che si lancerà alla ricerca della terra perduta con la bambina che ha tatuato sulla schiena la mappa della terra promessa.
C'è il popolo d'Israele, i sacrifici, le prove, i nemici "Smokers"rubati alla meno peggio dai film di Miller, l'insopportabile Kostner e per fortuna, anche se dosate con il contagocce, alcune creature marine decisamente affascinanti. Per fortuna il film non ha quel contorno e quella natura romantica che con un eroe solitario come Kostner ci si poteva aspettare.
Non macina e trasuda sangue come i film di Miller, ma dal canto suo prova a mettersi in gioco con alcune scene e momenti decisamente gradevoli, ad esempio legato ai freaks che tramite legami di sangue nascono mezzi deformi.
Un film distopico che a distanza di anni riesce comunque ad essere molto gradevole, dal taglio e dalle intenzioni forse troppo epiche e un finale prevedibilissimo come alcuni ostacoli che Mariner dovrà affrontare. Presenta comunque delle sequenze e delle scene d’azione sull’acqua che hanno fatto scuola dal punto di vista tecnico e che restano insuperate da un lato e punti di riferimento insostituibili per realizzarne di nuove dall’altro.

13 guerriero

Titolo: 13 guerriero
Regia: John McTiernan
Anno: 1999
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Nord e Sud uniti nella lotta, per un'operazione neomitologica che si giova dell'interpretazione convincente di Banderas. Un arabo si allea ai Vichinghi per combattere contro gli sgradevoli Wendol in un'epopea dai larghi orizzonti.

Secondo una leggenda un giorno arriveranno dall’estremo-estremo nord delle forze oscure che porteranno morte e miseria nelle terre di Odino. Questo male potrà essere estirpato solo grazie all’aiuto di 13 guerrieri che volontariamente decideranno di difendere le loro terre al costo della vita. La leggenda vuole che la compagine sia composta da 12 vichinghi e uno straniero.
McTiernan torna all'action epico-avventuroso con una storia abbastanza interessante.
Lo specialista del cinema d'azione in grado di regalare alcuni cult indimenticabili come PREDATOR e Nomads, è qui alle prese con un'idea tratta dall'ennesimo libro di Crichton, che per il cinema si è sempre rivelato una mossa congeniale basti pensare a cosa non è stato Jurassic Park.
Ci sono molte intenzioni e ambizioni, tirare fori dal cappello un viaggiatore iraniano realmente esistito attorno al 900 d.c, e considerato dagli storici contemporanei come uno dei primi intellettuali musulmani ad aver viaggiato fino all’estremo nord e descritto la cultura norrena, mischiarlo con Beowulf (ebbene sì compare anche lui) e una tribù di cannivali dai risvolti orrorifici. Mancava solo Slaine.
Il problema del 13 guerriero è una deviazione e un'aspirazione troppo tamarra dove alcuni scontri e combattimenti riescono addirittura ad annoiare dal momento che il film non si cimenta nella descrizione storica ma si limita a pochi dialoghi, i personaggi vengono appena abbozzati e non caratterizzati a dovere, lo scontro culturale è solo accennato e il resto sono tante prove muscolari.
Sicuramente trattando il tema è sicuramente molto meglio di alcune pellicole sfortunate e dagli intenti discutibili come PATHFINDER o OUTLANDER

domenica 29 settembre 2019

Ragazzi perduti

Titolo: Ragazzi perduti
Regia: Joel Schumacher
Anno: 1987
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Una donna divorziata con due figli adolescenti si stabilisce nella casa del padre in un villaggio della California apparentemente tranquillo. In realtà è infestato da una banda di vampiri. Il figlio maggiore si innamora di una bella vampiretta (però suscettibile di normalizzazione), la madre addirittura del capo vampiro

"Dormi tutto il giorno, impazzi la notte, non invecchi mai, non muori mai. Niente male essere un vampiro oggi."
Erano gli anni '80 in cui Schumacher girava ben due cult per il sottoscritto tra cui questo è LINEA MORTALE. Due film che hanno segnato l'infanzia giocando chi con il vampirismo e chi con la sfida con la morte. Entrambi figli di quegli anni dove sicuramente comparivano mille imperfezioni e Sutherland diventava, anche se per poco, l'attore feticcio del regista.
Lost boys aveva qualcosa di immortale, non faceva mai paura ma creava una strana atmosfera in grado di ammaliare e creare una certa suspance. Per lo meno giocando con alcuni luoghi comuni del vampirismo ma senza renderli mai banali, con un manipolo di attori più che perfetti, musiche e abbigliamento figli di una cultura hippie (People are strange dei Doors all'inizio) e di una California pervasa da sotto culture e luna park sulla spiaggia e Santa Carla capitale mondiale degli omicidi con volantini di missing childs e non solo.
Ribellione contro le regole degli adulti, un Peter Pan all'incontrario, un mix di horror e commedia, molto commedia all'inizio e un po' più horror, tendente allo splatter nel finale, molto funzionale e con alcuni momenti imprevedibili e di forte suggestione. Ragazzi perduti trova la sua vena cult inserendo tanti elementi in un perfetto gioco della bilancia dal tono scanzonato, per la riuscita commistione fra spaventi e risate, per l'idea, estremamente riuscita, di inserire la figura vampirica in un contesto adolescenziale facendo diventare il non morto, glamour, giovane e sensuale.
Assieme a Giorno di ordinaria follia, LINEA MORTALE e Blood Creek rimangono i film migliori del regista.
Ragazzi perduti è I GOONIES con i vampiri!

Last action hero

Titolo: Last action hero
Regia: John McTiernan
Anno: 1993
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Il piccolo Danny assiste in anteprima alla proiezione di JACK SLATER IV, il nuovo film di Arnold Schwarzenegger. Un biglietto magico è causa di strane interferenze tra finzione e realtà…

Di fatto uno dei più importanti e il più ambizioso film di McTiernan a parte essere costato moltissimo, segna un punto di svolta nel metacinema e nel genere action riuscendo a regalare a profusione scene indimenticabili, un ritmo forsennato, personaggi memorabili, citazioni colte e altre meno, personaggi che si prendono in giro e tante risate oltre a riuscire a inserire più generi all'interno della stessa pellicola.
Tutti gli amanti di cinema da piccoli sono stati un po Danny, intrufolandosi nei cinema, godendosi estasiati maratone di film a volte vietate ai minori, avendo in testa solo e solamente il cinema.
Last action hero esagera e sembra farlo sempre di più con scene ai limiti della spettacolarità anche se l'elemento di finzione voluto e mai ignorato, è sempre dietro l'angolo in un astuto gioco di forze tra ciò che è reale e ciò che succede dentro al film. Una galleria goliardica e demenziale sarcastica, con stuntmen spericolati, botte da orbi, personaggi iconici che escono dai loro film per incrociare il destino del protagonista
Last Action Hero è diventato un cult amato in tutto il mondo: con un Arnold Schwarzenegger sempre in parte all’apice della sua popolarità. Ma soprattutto il grande merito va alla regia dal momento che in pochi al mondo sono in grado di girare un action come il cineasta di Albany e in questa occasione le scene estremamente spettacolari, che a prima vista potrebbero far storcere il naso per la loro inverosimiglianza e assurdità, in realtà sono funzionali all’obbiettivo della pellicola.
Un film che si supera, che invecchia bene, riuscendo a prendere in giro il mondo di Hollywood e gli stereotipi delle pellicole action anni Ottanta/Novanta.

Uomo sul treno

Titolo: Uomo sul treno
Regia: Jaume Collet-Serra
Anno: 2018
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Michael MacCauley è un pendolare che da circa vent'anni, tutti giorni feriali, si reca a New York, finché non perde il lavoro presso una importante compagnia di assicurazioni. Prima era un agente di polizia e ha ancora amici nel dipartimento, tanto che confessa la sua disgrazia all'ex partner e aspetta invece di tornare a casa per dirlo alla moglie. Sul treno del ritorno incontra però una donna misteriosa che gli offre centomila dollari in cambio della sua collaborazione: vuole che trovi una persona di cui sa solo che non si tratta di un passeggero abituale. Lui non sa se prenderla sul serio o meno finché non scopre che i soldi ci sono davvero, ma a quel punto è troppo tardi per tirarsene fuori e si ritrova costretto a stare al gioco, anche perché nel mentre l'organizzazione della donna si mostra capace di uccidere e sostiene di avere in pugno la famiglia di Michael.

Serra è un mestierante al soldo delle major. Un tecnico con poche velleità sprecato a girare insulsi film d'azione che vedono quasi sempre come protagonista Liam Neeson.
Fatta eccezione per Run all Night tutta la sua filmografia è un altalena tra film per famiglie, horror discutibili e action di stampo vagamente reazionario.
L'uomo sul treno è forse uno dei peggiori film di Neeson diventato una sorta di idolo per pellicole di questo tipo dove alterna film di vendetta in cui è lui da solo contro tutti.
Ambientato all'interno di un treno per tutta la sua durata, forse l'unico elemento interessante, il film non risparmia una confusione che fin da subito rende lo stesso incidente scatenante di un'idiozia rara e dunque uno svolgimento che non prevede colpi di scena se non alcuni in maniera improvvisa e spesso senza soluzione di continuità.
Scritto molto male e diretto forse peggio, il film non ne azzecca una diventando a tratti noioso e insopportabile proprio nella sua continua ricerca di trovare un villain tra tante comparse in uno scenario che sembra un b-movie e una versione trash di un racconto di Agatha Christie. La solita disperata corsa contro il tempo che non accenna a tirare fuori qualche elemento decente che non sia già visto e stravisto, con un Neeson solito ombroso e roccioso che a tratti non sembra nemmeno crederci.

venerdì 9 agosto 2019

Fast & Furious - Hobbs & Shaw


Titolo: Fast & Furious - Hobbs & Shaw
Regia: David Leitch
Anno: 2019
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Un'agente dell'MI6, per impedire il furto di un micidiale virus che potrebbe decimare l'intera razza umana, si inietta le capsule della malattia e si dà alla fuga, seminando il micidiale superuomo Brixton. La CIA, per impedire che il virus venga diffuso, si affida agli irruenti ma efficaci Luke Hobbs e Deckard Shaw. I due si detestano, ma il primo non è uno che lascia un caso a metà, soprattutto se ne va del destino del mondo, mentre il secondo è coinvolto negli affetti, visto che l'agente MI6 in fuga è Hattie Shaw, sua sorella minore, inoltre con Brixton ha un conto in sospeso. Luke, Deckard e Hattie stringeranno così una traballante alleanza per sgominare i piani dell'organizzazione Eteon.

Fast & Furious - Hobbs & Shaw è un brutto film ma decisamente migliore di tutti gli ultimi capitoli della saga messi assieme.
E'un film con un altissimo livello di intrattenimento, testosterone, salti, combattimenti, inseguimenti, insomma tutti gli ingredienti che la saga deve mantenere dove le macchine si vedono sempre di meno e arrivano addirittura le moto dei transformer.
Tanti scenari rubacchiati di qua e di là. Konchalovsky nell'aria (il film era ben altra cosa però), battute prese da vari film, Tolkien, la saga del trono di spade, tutto questo per confermare come i dialoghi debbano essere sempre più funzionali a vendere un'altra fetta di cinema e quando non è così vediamo Dwayne scimmiottare con battute su Nietzsche e Bruce Lee nel non sense più totale.
La struttura narrativa muore in partenza con un pretesto davvero imbarazzante per la pochezza di script ( è vero che parliamo di una saga tamarra ma almeno qualche minimo sforzo di Hattie che poteva nascondere il virus anzichè impiantarselo ).
Tutto l'impegno è stato messo sulle scene d'azione come peraltro ci si aspettava, tutti fanno il gioco delle parti dove l'unico che si salva dimostrando di sapere recitare è Idris Elba (purtroppo sempre più inflazionato da scelte e ruoli sbagliati che non gli permettono di tirare fuori il suo talento) qui nel villain di turno, una sorta di terminator anzì per sua stessa ammissione Superman nero.
Uno spin off che a differenza degli altri sembra aver trovato sicuramente una coppiata funzionale con due attori ormai che godono di ampia fama tra il pubblico dove Dwayne è attualmente uno degli attori più pagati al mondo.
Il film non risparmia nulla, è confezionato in maniera impeccabile, ha delle scene soprattutto a Samoa di inseguimenti con un tasso adrenalinico sfrenato eppure anche quando le macchine sono sul promontorio della paura in scenari bellissimi, la c.g purtroppo ci mostra come sia così tutto finto e mascherato da non creare quell'ansia che potevano dare i vecchi film d'azione.
Il film è maledettamente scontato, sappiamo già tutto dai primi minuti, potremmo chiedere la trama ad un bimbo e risponderebbe portando a galla particolari che nemmeno il regista conosceva.
E'un film dove non bisogna farsi domande come ad esempio perchè i samoani hanno l'accento russo e cose di questo tipo ( la guerra fredda d'altronde non è mai finita). Quello che però ancora una volta mi lascia attratto per l'immensa idiozia e la corporation nemica, che sembra un gruppo terroristico, anzi una setta tecnologica che vuole distruggere i deboli come dice Brixton e come in maniera leggermente diversa diceva Thanos.
Leitch dopo un passato da stunt man e si vede avrà fatto il botto con questo film ma siamo distanti anni luce da ATOMICA BIONDA o Deadpool 2 o addirittura John Wick 2 il più deludente della saga ma comunque migliore di questo spin off che ha rilanciato una saga ormai fiacca.


Hotel Artemis


Titolo: Hotel Artemis
Regia: Drew Pearce
Anno: 2018
Paese: Gran Bretagna
Giudizio: 2/5

2028. Sherman e Lev rapinano una banca durante il giorno dell'annunciata rivolta di Los Angeles, scoppiata in seguito alla privatizzazione dell'acqua. Dopo una sparatoria con la polizia Lev rimane gravemente ferito e per salvargli la vita non resta che Hotel Artemis, la clinica segreta riservata a una ristretta cerchia di fuorilegge. Ben presto la collisione tra la tensione interna all'Artemis e quella sulle strade di Los Angeles porterà a una escalation di violenza.

La cosa più bella del film è lo sfondo esterno dove non si capisce bene cosa stia accadendo ma tutti ne hanno paura e vediamo aerei precipitare senza capire cosa gli abbia colpiti.
Tutto invece quello che capita dentro l'hotel, dopo 7 sconosciuti a El Royale, anche quello incasinato e sconclusionato ma meno peggio di questo, è di una noia e di una banalità che non pensavo davvero che con così tanti elementi a favore scadesse in un centrifugato di stereotipi.
L'elemento peggiore al di là della storia è proprio la profondità dei personaggi, tutti macchiette sopra le righe, che gigioneggiano con i personaggi rendendoli solo pretenziosi e fastidiosi.
Con dei buchi di sceneggiatura e dei dubbi grossi come una casa, il film purtroppo parte male per finire peggio, con un climax che rischia pure di essere ridicolo e un Goldblum che prende in giro il suo stesso personaggio.
E'davvero un peccato perchè gli elementi c'erano tutti forse avrei fatto delle scelte diverse su parte del cast che risulta confuso con combattimenti che non andavano fatti e dialoghi che sfiorano il ridicolo. Una premessa come film a tratti post apocalittico sfumata, che promette tanto e mantiene poco o nulla, dove il ritmo dal secondo atto in avanti rallenta vertiginosamente facendo così in modo che il film non riesca mai ad assumere nessun genere preciso confondendosi da solo senza avere mai un'identità chiara nello script.
La regia di Pearce è buona a livello tecnico, forse troppo, sbilanciato su una regia patinata e riprese colorate ed eleganti ed esteticamente perfette ma dimenticando tutto il resto.



venerdì 2 agosto 2019

Drive


Titolo: Drive
Regia: Nicolas Winding Refn
Anno: 2011
Paese: Usa
Giudizio: 5/5

Driver (non ha un nome) ha più di un lavoro. È un esperto meccanico in una piccola officina. Fa lo stuntmen per riprese automobilistiche e accompagna rapinatori sul luogo del delitto garantendo loro una fuga a tempo di record. Ora Driver avrebbe anche una nuova opportunità : correre in circuiti professionistici. Ma le cose vanno diversamente. Driver conosce e si innamora di Irene, una vicina di casa, e diventa amico di suo figlio Benicio. Irene però è sposata e quando il marito, Standard, esce dal carcere la situazione precipita. Perché Standard ha dei debiti con dei criminali i quali minacciano la sua famiglia. Driver decide allora di fargli da autista per il colpo che dovrebbe sistemare la situazione. Le cose però non vanno come previsto.

Drive è il miglior film di Refn. Un cult che seppur debitore di tanti altri film e con un plot abbastanza scontato, riesce a fuggire da tutti i clichè e gli stereotipi risultando un film estremamente affascinante, maturo, violento (caratteristica del regista) e patinato.
Ha lo stesso effetto di un incidente in un cocktatil di generi e citazioni, un mix di emozioni contrastanti in un film potente dall'inizio alla fine.
Un film che sembra un miscuglio guidando tra gli anni '80 e il post moderno, con un cast brillante di grandi nomi, una regia attenta e tanti preziosi particolari e scene madri indimenticabili.
Refn andrà ricordato come l'unico grande regista in grado di far recitare in maniera passionale e muta un attore inespressivo come Gosling.
La trama di Drive come dicevo è semplice, la sinossi non nasconde nessun plot twist fra le sue pieghe, una sceneggiatura che probabilmente lasciata nelle mani di altri registi sarebbe diventato l'ennesimo film già visto ma che Refn dimostra ancora una volta la sua bravura dietro la macchina da presa, mettendo il suo stile al servizio della trama. Ecco quindi che lo spettatore si ritrova una pellicola con pochi dialoghi e lunghi sguardi, dove le riprese sono sempre curate in maniera maniacale senza lasciare mai nulla al caso.
Il ritmo è lento, risultando proprio come un punto di forza soprattutto nel genere che poi rimanda in tutto e per tutto all'action pronto ad esplodere in attimi di violenza inusitata.
Senza contare una colonna sonora curata da Cliff Martinez che è subito entrata nella playlist delle soundtrack più belle di sempre.