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venerdì 9 agosto 2019

Fast & Furious - Hobbs & Shaw


Titolo: Fast & Furious - Hobbs & Shaw
Regia: David Leitch
Anno: 2019
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Un'agente dell'MI6, per impedire il furto di un micidiale virus che potrebbe decimare l'intera razza umana, si inietta le capsule della malattia e si dà alla fuga, seminando il micidiale superuomo Brixton. La CIA, per impedire che il virus venga diffuso, si affida agli irruenti ma efficaci Luke Hobbs e Deckard Shaw. I due si detestano, ma il primo non è uno che lascia un caso a metà, soprattutto se ne va del destino del mondo, mentre il secondo è coinvolto negli affetti, visto che l'agente MI6 in fuga è Hattie Shaw, sua sorella minore, inoltre con Brixton ha un conto in sospeso. Luke, Deckard e Hattie stringeranno così una traballante alleanza per sgominare i piani dell'organizzazione Eteon.

Fast & Furious - Hobbs & Shaw è un brutto film ma decisamente migliore di tutti gli ultimi capitoli della saga messi assieme.
E'un film con un altissimo livello di intrattenimento, testosterone, salti, combattimenti, inseguimenti, insomma tutti gli ingredienti che la saga deve mantenere dove le macchine si vedono sempre di meno e arrivano addirittura le moto dei transformer.
Tanti scenari rubacchiati di qua e di là. Konchalovsky nell'aria (il film era ben altra cosa però), battute prese da vari film, Tolkien, la saga del trono di spade, tutto questo per confermare come i dialoghi debbano essere sempre più funzionali a vendere un'altra fetta di cinema e quando non è così vediamo Dwayne scimmiottare con battute su Nietzsche e Bruce Lee nel non sense più totale.
La struttura narrativa muore in partenza con un pretesto davvero imbarazzante per la pochezza di script ( è vero che parliamo di una saga tamarra ma almeno qualche minimo sforzo di Hattie che poteva nascondere il virus anzichè impiantarselo ).
Tutto l'impegno è stato messo sulle scene d'azione come peraltro ci si aspettava, tutti fanno il gioco delle parti dove l'unico che si salva dimostrando di sapere recitare è Idris Elba (purtroppo sempre più inflazionato da scelte e ruoli sbagliati che non gli permettono di tirare fuori il suo talento) qui nel villain di turno, una sorta di terminator anzì per sua stessa ammissione Superman nero.
Uno spin off che a differenza degli altri sembra aver trovato sicuramente una coppiata funzionale con due attori ormai che godono di ampia fama tra il pubblico dove Dwayne è attualmente uno degli attori più pagati al mondo.
Il film non risparmia nulla, è confezionato in maniera impeccabile, ha delle scene soprattutto a Samoa di inseguimenti con un tasso adrenalinico sfrenato eppure anche quando le macchine sono sul promontorio della paura in scenari bellissimi, la c.g purtroppo ci mostra come sia così tutto finto e mascherato da non creare quell'ansia che potevano dare i vecchi film d'azione.
Il film è maledettamente scontato, sappiamo già tutto dai primi minuti, potremmo chiedere la trama ad un bimbo e risponderebbe portando a galla particolari che nemmeno il regista conosceva.
E'un film dove non bisogna farsi domande come ad esempio perchè i samoani hanno l'accento russo e cose di questo tipo ( la guerra fredda d'altronde non è mai finita). Quello che però ancora una volta mi lascia attratto per l'immensa idiozia e la corporation nemica, che sembra un gruppo terroristico, anzi una setta tecnologica che vuole distruggere i deboli come dice Brixton e come in maniera leggermente diversa diceva Thanos.
Leitch dopo un passato da stunt man e si vede avrà fatto il botto con questo film ma siamo distanti anni luce da ATOMICA BIONDA o Deadpool 2 o addirittura John Wick 2 il più deludente della saga ma comunque migliore di questo spin off che ha rilanciato una saga ormai fiacca.


Hotel Artemis


Titolo: Hotel Artemis
Regia: Drew Pearce
Anno: 2018
Paese: Gran Bretagna
Giudizio: 2/5

2028. Sherman e Lev rapinano una banca durante il giorno dell'annunciata rivolta di Los Angeles, scoppiata in seguito alla privatizzazione dell'acqua. Dopo una sparatoria con la polizia Lev rimane gravemente ferito e per salvargli la vita non resta che Hotel Artemis, la clinica segreta riservata a una ristretta cerchia di fuorilegge. Ben presto la collisione tra la tensione interna all'Artemis e quella sulle strade di Los Angeles porterà a una escalation di violenza.

La cosa più bella del film è lo sfondo esterno dove non si capisce bene cosa stia accadendo ma tutti ne hanno paura e vediamo aerei precipitare senza capire cosa gli abbia colpiti.
Tutto invece quello che capita dentro l'hotel, dopo 7 sconosciuti a El Royale, anche quello incasinato e sconclusionato ma meno peggio di questo, è di una noia e di una banalità che non pensavo davvero che con così tanti elementi a favore scadesse in un centrifugato di stereotipi.
L'elemento peggiore al di là della storia è proprio la profondità dei personaggi, tutti macchiette sopra le righe, che gigioneggiano con i personaggi rendendoli solo pretenziosi e fastidiosi.
Con dei buchi di sceneggiatura e dei dubbi grossi come una casa, il film purtroppo parte male per finire peggio, con un climax che rischia pure di essere ridicolo e un Goldblum che prende in giro il suo stesso personaggio.
E'davvero un peccato perchè gli elementi c'erano tutti forse avrei fatto delle scelte diverse su parte del cast che risulta confuso con combattimenti che non andavano fatti e dialoghi che sfiorano il ridicolo. Una premessa come film a tratti post apocalittico sfumata, che promette tanto e mantiene poco o nulla, dove il ritmo dal secondo atto in avanti rallenta vertiginosamente facendo così in modo che il film non riesca mai ad assumere nessun genere preciso confondendosi da solo senza avere mai un'identità chiara nello script.
La regia di Pearce è buona a livello tecnico, forse troppo, sbilanciato su una regia patinata e riprese colorate ed eleganti ed esteticamente perfette ma dimenticando tutto il resto.



venerdì 2 agosto 2019

Drive


Titolo: Drive
Regia: Nicolas Winding Refn
Anno: 2011
Paese: Usa
Giudizio: 5/5

Driver (non ha un nome) ha più di un lavoro. È un esperto meccanico in una piccola officina. Fa lo stuntmen per riprese automobilistiche e accompagna rapinatori sul luogo del delitto garantendo loro una fuga a tempo di record. Ora Driver avrebbe anche una nuova opportunità : correre in circuiti professionistici. Ma le cose vanno diversamente. Driver conosce e si innamora di Irene, una vicina di casa, e diventa amico di suo figlio Benicio. Irene però è sposata e quando il marito, Standard, esce dal carcere la situazione precipita. Perché Standard ha dei debiti con dei criminali i quali minacciano la sua famiglia. Driver decide allora di fargli da autista per il colpo che dovrebbe sistemare la situazione. Le cose però non vanno come previsto.

Drive è il miglior film di Refn. Un cult che seppur debitore di tanti altri film e con un plot abbastanza scontato, riesce a fuggire da tutti i clichè e gli stereotipi risultando un film estremamente affascinante, maturo, violento (caratteristica del regista) e patinato.
Ha lo stesso effetto di un incidente in un cocktatil di generi e citazioni, un mix di emozioni contrastanti in un film potente dall'inizio alla fine.
Un film che sembra un miscuglio guidando tra gli anni '80 e il post moderno, con un cast brillante di grandi nomi, una regia attenta e tanti preziosi particolari e scene madri indimenticabili.
Refn andrà ricordato come l'unico grande regista in grado di far recitare in maniera passionale e muta un attore inespressivo come Gosling.
La trama di Drive come dicevo è semplice, la sinossi non nasconde nessun plot twist fra le sue pieghe, una sceneggiatura che probabilmente lasciata nelle mani di altri registi sarebbe diventato l'ennesimo film già visto ma che Refn dimostra ancora una volta la sua bravura dietro la macchina da presa, mettendo il suo stile al servizio della trama. Ecco quindi che lo spettatore si ritrova una pellicola con pochi dialoghi e lunghi sguardi, dove le riprese sono sempre curate in maniera maniacale senza lasciare mai nulla al caso.
Il ritmo è lento, risultando proprio come un punto di forza soprattutto nel genere che poi rimanda in tutto e per tutto all'action pronto ad esplodere in attimi di violenza inusitata.
Senza contare una colonna sonora curata da Cliff Martinez che è subito entrata nella playlist delle soundtrack più belle di sempre.



Quake


Titolo: Quake
Regia: John Andreas Andersen
Anno: 2018
Paese: Norvegia
Giudizio: 3/5

Il geologo Kristian Elkjord è un uomo la cui vita privata è appesa a un filo: l'ossessione verso il suo lavoro lo ha portato a separarsi dalla moglie Idun e a trascurare i due figli: lo studente universitario Sondre e la piccola Julia. La sua grande esperienza e il suo intuito di geologo lo portano a scoprire che Oslo è minacciata da un catastrofico terremoto, abbastanza potente da distruggere l'intera città. Convincere di questo le persone che gli stanno intorno sarà un'impresa difficile, ma non abbastanza da scoraggiarlo a tentare di salvare la sua famiglia intrappolata in uno dei grattacieli più alti di Oslo, duramente colpito dallo sciame sismico che violentemente sta demolendo ogni cosa

Quake è il sequel di Wave film sempre Norvegese uscito nel 2015. Un disaster movie che se nel film precedente descriveva uno tsunami omicida, qui prende in analisi un terremoto devastante descrivendo una tragedia messa a punto con un lavoro in c.g abbastanza carente e ahimè non riuscendo ad essere così accattivante e pieno di ritmo come il precedente.
Stesso protagonista, i concetti fondamentali sono gli stessi: una troupe scientifica che prende alla leggera alcuni segnali di pericolo e il nostro protagonista che solo contro tutti (in realtà qualche aiuto arriva) dovrà difendere la sua famiglia a tutti i costi purtroppo con alcuni importanti e drammatici colpi di scena. Quake è interessante perchè non fa sconti, da questo punto di vista Andersen concede poco, sbaglia molto in una fase preparatoria e pre apocalittica macchinosa e ridondante in cui si prende davvero troppo tempo descrivendo alcune sotto dinamiche peraltro nemmeno poi così funzionali alla narrazione. C'è da dire che però non prende alla leggera il fenomeno senza descriverlo all'americana con scene strappalacrime e un happy ending finale.
Andersen rifugge dai soliti clichè commettendo qualche errore nella solita catarsi dell'eroe che non viene preso sul serio fino a quando il disastro è ormai inevitabile.
Kristian è interessante per come viene caratterizzato. Un padre che ormai ha perso tutto per un tremendo esaurimento nervoso dal momento che non è riuscito a salvare tutti quelli che avrebbe voluto nella tragedia del fiordo di Geiranger.
E'nervoso, riconosce a stento i figli, cerca una riconciliazione con la moglie ormai quasi impossibile e non nasconde una crisi di pianto dimostrando di fatto di essere molto fragile e vittima di un trauma che non sembra riuscire a superare anche se per l'opinione pubblica è un eroe.
The Quake: Il terremoto del secolo finisce raccontando di cosa accadrebbe oggi se un violento terremoto colpisse la città di Oslo. La capitale della Norvegia infatti nel 1904 venne colpita da un terremoto di magnitudo 5,4 della scala Richter dove l'epicentro fu individuato nell'Oslo Rift, un graben che attraversò tutta la città.


Point Blank


Titolo: Point Blank
Regia: Joe Lynch
Anno: 2019
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

L'infermiere Paul si trova in ospedale quando la moglie incinta viene rapita sotto i suoi occhi. Quando scopre che un pericoloso criminale, Mateo, è proprio il responsabile del crimine. Se vuole rivedere la moglie viva, l'infermiere dovrà sconfiggere il criminale nel suo perfido gioco.

Joe Lynch è il mestierante addetto all'ennesimo remake di un action che ha due film in questione entrambi validi e notevoli. La scelta non poteva che rivelarsi più funzionale dal momento che Lynch gira perfettamente le scene d'azione alternando montaggio e immagini in una formula già rassodata con i suoi precedenti film: Everly, Mayhem, Chillerama e Knight of Badassdom.
Il film poteva essere un unico piano sequenza action tra inseguimenti, sparatorie, scene d'azione, regolamenti di conti, doppio gioco, poliziotti corrotti e altro in un buddy dramedy d'azione.
Pochi elementi, una chiavetta usb, due fratelli delinquenti dal cuore tenero, un infermiere e una moglie incinta tenuta in ostaggio per tutto il film.
Fila via veloce, con un ritmo esagerato, tanta carne al fuoco, insegue stereotipi a gogò e infatti il talento e le scelte di script e una sceneggiatura molto stereotipata sono gli unici elementi deboli di un film che rimane puro intrattenimento ma è molto lontano dai film del regista in cui non opera per commissione.
Grillo è funzionale anche se in più riprese sembra Chev di Crank, meno forse Mackie, su tutto però pesa un particolare difficile da mettere da parte ovvero la scarsa caratterizzazione, gli obbiettivi e gli intenti soprattutto del protagonista che rendono piatti e inconsistenti i ruoli e il loro modus operandi a volte davvero anomalo come Paul che non sembra soffrire particolarmente per le sorti della moglie incinta. In più anche l'incidente scatenante con il fratello criminale che sceglie Paul sembra davvero senza senso.



Escape Plan 3


Titolo: Escape Plan 3
Regia: John Herzfeld
Anno: 2019
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

La figlia di un magnate di Hong Kong viene rapita e Ray Breslin, incaricato di salvarla, riceve una minaccia da Lester Clark jr., figlio del precedente socio in affari di Ray, che gli promette vendetta. Ray riceve anche l'aiuto di due esperti di sicurezza di Hong Kong, ossia Bao Yung che si sente in colpa per non essere riuscito a salvare la donna, e il misterioso Shen Lo, formidabile artista marziale che ha un interesse molto personale verso la vittima del rapimento. Ray poco dopo è a sua volta colpito negli affetti da Lester e così, insieme al sodale e massiccio Trent DeRosa, è deciso più che mai a portare a termine la missione.

Escape Plan 3 chiude una brutta trilogia, inutile più che mai dal momento che copia e riprende stilemi di altri brutti film che non possono nemmeno essere considerati prison movie.
Arti marziali, cinesi fortissimi, Bautista, Stallone in difficoltà e la prigione del diavolo, questa volta nei paesi dell'est, vicino Tallin tra l'altro, una capitale bellissima e piena di gente interessante.
Il villain è il figlio di un vecchio cattivo che si vendica, c'è un cinese miliardario a cui hanno rapito la figlia e la squadra come dicevo è composta da 4 elementi di cui due cinesi che non fanno però una bella figura dal momento che sono i mercenari a dover fare il figurone.
Escape Plan 3 poteva almeno regalare qualche interessante scena d'azione, ma purtroppo sembra scritto da un celebroleso che ha cercato di fare meno schifo del secondo capitolo, ma di fatto rimane un prodotto inutile, stupido, vagamente reazionario e con un corollario di scene che sembrano montate malissimo senza continuità.
Herzfeld aveva dimostrato se non altro di saperci fare come mestierante. Qui tra location fasulle, scenografie da denuncia, combattimenti pacchiani, recitazione ai minimi storici e una storia noiosa, sembra aver fatto peggio di quanto ci si potesse aspettare. Fortuna che è finita!


mercoledì 10 luglio 2019

Destroyer


Titolo: Destroyer
Regia: Karyn Kusama
Anno: 2018
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Erin Bell è un'agente dell'FBI di Los Angeles disillusa e stanca del proprio lavoro. Il ritrovamento di un cadavere la riporta agli eventi di diversi anni prima, quando con il collega Chris si era infiltrata in una gang di rapinatori guidata dal pericoloso Silas. Un colpo a una banca andato male e l'uccisione del suo partner, con il quale nel frattempo aveva avviato una relazione, avevano messo fine all'operazione e distrutto la sua carriera. Il ritorno di Silas in città è per Erin l'occasione di regolare i conti con il passato e mettere ordine nella sua vita, a cominciare dal rapporto conflittuale con la figlia adolescente.

Nicole Kidman è una sorta di macchina da guerra.
Recita sempre e ovunque in centinaia di film con i look più disparati e pazzeschi.
Destroyer sembra l'altro lato della medaglia di MONSTER del 2003 con la Theron. Entrambe bellissime sottoposte ad uno stravolgimento fisico e psicologico per arrivare ad essere dei mostri di bravura.
Destroyer è un poliziesco molto interessante e con una storia tutt'altro che semplice. Complice alla regia un nome che ormai per gli appassionati di cinema è sinonimo di garanzia, un cast perfetto ma soprattutto uno stile e una indagine tutt'altro che canonica dove Erin, spossata e appassita dalla stanchezza e dalla depressione, si muove come un fantasma essendo l'ombra di se stessa ma allo stesso tempo è letale e non sembra arrendersi mai di fronte a nessun ostacolo con il compito di dare una svolta alla spirale di violenza scatenata.
Diviso tra passato e presente con dei flash back che riescono a rendere ancora più interessante il ritmo e la narrazione, Destroyer è un duro colpo allo stomaco, senza sensazionalismi, happy ending, ma un film sporco e cattivo che fin dall'inizio colpisce per come tratteggia la sua protagonista, quasi come un'indagine di un film di Zahler dove si sa che finirà male se non malissimo per tutti.
Kusama affidandosi a una Kidman semplicemente straordinaria, infarcisce la sua storia di dettagli emotivi, di sensi di colpa e redenzione, creando qualcosa che va oltre il classico concetto di poliziesco e scontrandosi al suo interno con una pluralità di questioni e argomenti incredibili per come riescano ad essere narati singolarmente in maniera approfondita e originale.



Ombra dello scorpione


Titolo: Ombra dello scorpione
Regia: Mick Garris
Anno: 1994
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

La classica lotta tra il bene e il male scaturita da una mortale epidemia. Il pianeta è in pericolo e due personaggi rappresentano il bene e il male: la buona Abigail e il cattivo signor Flagg.

L'Ombra dello scorpione è una piccola serie televisiva che come per It(1990) o TOMMYKNOCKERS (la prima sì la seconda decisamente no) cercava a dispetto di un budget limitato di creare un prodotto che non sfigurasse di fronte al romanzo cult del maestro del brivido.
Seppur con tante buche e alcuni difetti innegabili, a parte scene tagliate di netto in un montaggio piuttosto complesso e travagliato, la mini sere televisiva riesce comunque a regalare o far assaporare quel clima post apocalittico creato da King e mostrare per la prima volta il villain più cattivo dei suoi romanzi quel Randall Flagg che tutti conosciamo.
L'adattamento di the Stand è stato odiato da tutti come odiato è il mestierante Garris che purtroppo con tutto il suo amore per King non ha fatto altro che danni con gli adattamenti delle sue opere (SHINING poi è qualcosa di mostruoso, nonostante abbia seguito a menadito il romanzo a differenza del capolavoro di Kubrick)
Eppure funziona. Funzionano i personaggi, alcune loro psicologie, l'atmosfera davvero spaventosa soprattutto quella ricreata nella Los Angeles dove il prezzo del potere si paga a caro prezzo.
Le situazioni, alcune delle quali davvero inaspettate che riescono a regalare alcuni interessanti colpi di scena, delle stesse deviazioni e debolezze dei personaggi in fondo votati a dover scegliere tra il bene e il male, in una sfida che per quanto sembri scontata qui è segmentata in modo mai banale ma con interessanti cambi di rotta.
Purtroppo alcuni limiti nella messa in scena rendono la visione alle volte quasi trash, in particolar modo gli effetti speciali, la regia piatta e banale priva di mordente e a tratti ridicola, senza contare l'effetto finale con un'esplosione che sembra una sorta di incubo per gli addetti alla c.g






A Vigilante


Titolo: A Vigilante
Regia: Sarah Daggar-Nickson
Anno: 2018
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Dopo essere stata lei stessa vittima di abusi, Sadie dedica la sua esistenza ad aiutare le donne a liberarsi dagli abusi domestici mentre dà la caccia al marito, che deve uccidere per sentirsi veramente libera.

Il revenge movie da sempre è uno dei sotto generi più sfruttati nel cinema. Non sempre però i risultati sono soddisfacenti oppure ottimali. La regista qui al suo esordio cerca di continuare un percorso in cui sempre più spesso sono le donne e non più solo gli uomini ad essere protagonisti.
Il cambio di timone è quando il film a differenza di alcuni prodotti molto più commerciali e divertenti, cerca di fare il salto diventando una riflessione sul lato crudele della società.
Sadie diventa l'emblema di una vendetta femminista dove le scene d'azione anche se centellinate sono piuttosto brutali e connotati da un'azione lenta ed esplosiva a differenza dei sensazionalismi a cui siamo soliti assistere.
Anche dal punto di vista degli accessori, il film è bilanciatissimo senza ricorrere troppo alle musiche, alle coreografie, agli stunt man e soprattutto alla c.g
La sfida di Sadie è sinonimo di una rabbia sociale contro la vessatoria autorità patriarcale che non ha nulla a che vedere con gli ultimi film usciti come Revenge o KILL BILL ma si muove più dalle parti di Perfection o M.F.A



lunedì 17 giugno 2019

John Wick 3


Titolo: John Wick 3-Parabellum
Regia: Chad Stahelski
Anno: 2019
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

John Wick, killer infallibile ritiratosi dal "mestiere" ma tornato forzatamente a uccidere, è stato scomunicato dall'Alta Tavola, consesso internazionale di assassini. Sulla sua testa pende una taglia da 15 milioni di dollari, che attira l'attenzione di tutti i peggiori individui in circolazione.

Parabellum – Preparatevi per la guerra
Eccoci dunque al terzo capitolo di una saga che in fin dei conti non voleva dire e fare nulla se non intrattenere con complesse e mirabolanti scene d'azione.
John Wick 3 è uno dei rari casi in cui il terzo capitolo a conti fatti risulta il migliore, quello confezionato meglio visto che di confezione si parla.
Un film che come le lancette dell'orologio del protagonista è una veloce corsa contro il tempo.
Abbiamo un protagonista, l'eroe, l'eletto, l'immortale Neo, che combatte contro chiunque incroci la sua strada e per farlo viene aiutato da alcuni loschi ceffi che però non sanno usare le armi e le mani come John. John uccide senza un perchè alla base che giustifichi le sue azioni e questo lo rende gloriosamente stupido ma notevolmente travolgente.
Un film action a tutti gli effetti che fin da subito scarta sotto storie o sotto chiavi di lettura per fortuna riuscendo a non essere reazionario e ad avere come villain, se così possiamo chiamarli, una parte di quel'1% che controlla il mondo, l'Alta Tavola, e che non può fare in modo che una scheggia impazzita crei il caos per le città o destabilizzi l'opinione pubblica.
Ora dicevo che questo terzo capitolo è in assoluto quello confezionato meglio perchè è un trip nel montaggio e nel ritmo. Tutto è davvero incredibili e allo stesso tempo incredibilmente irreale.
Il lavoro sui combattimenti, le coreografie, gli stunt man di Keanu (a cui regala per ognuno una Harley Davidson a fine riprese, Chad Stahelski su tutti che ha firmato anche la regia), il linguaggio quasi assente per dare sfogo a quello che un film di questo tipo deve saper regalare: intrattenimento e una cura tecnica estrema e minimale in ogni sequenza.
Rigorosamente da vedere al cinema, John Wick 3 sono 130' che volano come forse nell'action non siamo più abituati, frastornando completamente la psiche dello spettatore rincoglionendolo a dovere ma sapendo al punto giusto infilare qualche risata.
Alla fine tutti muoiono e tutti risorgono e ci aspetta un quarto capitolo perchè alla fine del terzo John è a terra incazzato nero che dopo aver ucciso metà città non sembra contento e vuole vendetta.


venerdì 14 giugno 2019

Cane di paglia


Titolo: Cane di paglia
Regia: Sam Peckinpah
Anno: 1971
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Campagna scozzese. Un professore americano viene ad abitarvi con la giovane moglie, che è nata lì. Lui studia e lei si annoia. Alcuni vecchi amici della ragazza, sollecitati dalla sua civetteria, la violentano. Rabbiosa reazione del marito, creduto un pavido.

C'era una volta LA FONTANA DELLA VERGINE il primo film sul filone revenge movie uscito l'anno precedente a firma di un grande autore come lo era Ingmar Bergman.
Il vecchio film in b/n del regista svedese ragionava su un tema semplice ma che fino a prova contraria sarebbe stato uno degli elementi più abusati nel cinema a venire come quello della violenza.
Trattare un tema come quello della giustizia personale e sommaria era materia complessa, ostica, perchè tirava fuori il peggio dell'animo umano e lo riversava sulle vittime come sfogo in una violenza senza pari fondamentalmente rispondendo al quesito che ogni persona sembra dal cuore d'oro finchè non gli toccano la famiglia.
Rispetto ad una filmografia improntata sul western con film dai toni molto più crepuscolari, Cane di paglia sembra essere una scheggia impazzita, un film molto più violento, un'opera minore dal punto di vista delle maestranze impiegate sul set e per la scenografia (un home invasion) e il budget volgendo questa sua creazione su un evento drammatico che sembra oggi giorno preso da un qualsiasi evento di cronaca diventando ormai routine nella globalizzazione dell'indifferenza che ci vede al giorno d'oggi tutti complici silenziosi.
Il cinema riflette alla base dell'ideologia presente nel film su tanti aspetti, uno dei quali ho apprezzato di più e che grazie ad un attore come Hoffman è stato possibile e parlo di quel cambiamento, insito in ognuno di noi, che ci porta a trasformarci in killer spietati o carnefici disposti a fare di tutto per poi, fatta giustizia, tornare a piangere e a dispiacerci per quanto successo come se fosse qualcosa che in fondo non ci appartiene. Lavorare su questi elementi e portare alla pazzia una persona comune, colta e raffinata, rappresentava proprio in quegli anni, uno studio sociale importante e interessante che il cinema non ha mai smesso di osservare e indagare.

Terminator


Titolo: Terminator
Regia: James Cameron
Anno: 1984
Paese: Usa
Giudizio: 5/5

1984. Un cyborg che proviene dal 2029 fa il suo arrivo a Los Angeles. Nel futuro la Terra, dopo un conflitto nucleare, è dominata da macchine che hanno preso il sopravvento sugli uomini. Questi, guidati da John Connor, cercano di resistere ma ora il loro compito si fa più arduo perché il cyborg inviato nel passato ha un compito ben preciso: 'terminare' Sarah Connor impedendole così di dare la vita a John ed eliminando così qualsiasi ipotesi di resistenza.

Prima di un certo cinema fantascientifico che ebbe un nuovo importante successo verso la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80, ci fu l'intento di riprendere il filone fantascientifico degli anni '50, adattandolo ai nuovi potenti mezzi della tecnologia (con i conseguenti effetti speciali) e soprattutto alla sensibilità del cinema post-moderno.
Ciò invero ha comportato una esplicitazione nella rappresentazione e narrazione della violenza, lasciandosi alle spalle sia gli sfondi filosofici, candidi e armonici di allora per dare vita a quello che è stato battezzato anche come uno dei più importanti film del filone cyber punk della storia del cinema.
Terminator è diventato un cult indiscusso, uno dei film più importanti della sci fi per un corollario di motivi ben precisi.
Uno dei primi è l'inusitato tasso di violenza con stragi ed esecuzioni a gogò, la maschera inespressiva di Schwarzenegger che sfruttava il corpo e non la mimica, aver creato una fusione perfetta tra tecnologia e umanità, e infine l'uso del corpo/macchina in alcune scene che sono diventate caposaldi.
Cameron intuisce subito che rivoluzionare la fantascienza senza pianeti e battaglie stellari ma con i piedi per terra sul nostro pianeta in una sorta di carneficina condotta dal cyborg era una sfida importante, ma era anche vero che lo stesso pubblico voleva gustarsi il massacro con degli effetti speciali sempre più verosimili e in grado di zoomare dettagli come un occhio che usciva dall'orbita o un corpo martoriato di proiettili e infine proprio allargare l'indagine sulla trasformazione del corpo umano.
La scena nella stazione di polizia è diventata la più politicamente scorretta di sempre con forse uno dei più alti numeri di agenti uccisi senza pietà così come un'altra scena indimenticabile quella proprio all'interno della discoteca.
Il finale poi fu di una tensione altissima.
Cameron ha scritto e diretto un film di azione violento di un ritmo infallibile, narrativamente ai confini con il mondo dei fumetti, suggestivo a livello figurativo, strepitoso a quello degli effetti speciali che deve il merito a un asso assoluto come Stan Winston


Quinto Elemento

Titolo: Quinto Elemento
Regia: Luc Besson
Anno: 1997
Paese: Francia
Giudizio: 4/5

New York, XXIII secolo: Korben Dallas è un ex soldato che ha abbandonato le armi e lavora come tassista. La sua banale esistenza subisce una svolta quando nella sua vettura piomba una giovane donna, Leeloo, che parla una lingua sconosciuta: la ragazza si rivelerà essere una pedina fondamentale per l'equilibrio e le sorti dell'universo.

Prima ancora dell'esistenza dei live action, quando si pensa al film che meglio ha sposato il fumetto e il cinema sci fi, la risposta per tutti coloro che vogliono godere appieno del cinema come mezzo di puro intrattenimento non può che essere IL QUINTO ELEMENTO
Un film decisamente esagerato, eccessivo, che non sembra fermarsi mai, anzi, spingendo il più possibile via via che la narrazione procede in una visione a tratti eccessiva con l'unica funzione di portarti al collasso. Un film che se ne frega di tutte le regole oltre l'ennesima potenza dove Willis poteva tornare ad essere il bad guy di sempre e la Jovovivh dimostrava di essere la Dea in terra più figa che il cinema avesse mai contemplato.
Un film che omaggia cinema e letteratura, musiche e mode, spazia tra universi differenti, sfoggia una galleria di personaggi fantastici e poi riesce al contempo a creare una storia d'amore e il messaggino furbo ed ecologista per salvare il pianeta e l'universo. In più abbiamo il Villain più forte e cazzuto dell'universo cinematografico (Il Nulla della STORIA INFINITA), un'entità imbattibile, scavalcando il buon lavoro condotto per l'ennesima volta da una delle maschere più geniali del cinema ovvero Gary Oldman che anche in questo caso come LEON ricicla un villain cattivo.
Un film che rispetto all'accozzaglia di mega blockbuster che stanno uscendo negli ultimi anni aveva delle pretenziosità e una spocchia niente male, banalmente per il semplice fatto che il cinema francese, uno da sempre dei più importanti al mondo, non aveva nessuna forte tradizione di cinema sci fi alle spalle, ma solo la voglia e il talento ma diciamolo pure, l'arroganza e l'orgoglio di un regista che ha creato un suo mondo fatto di numerosissimi accessori per lo più saccheggiati proprio dalla settima arte.
Besson dopo NIKITA e LEON non doveva dimostrare più nulla beccandosi 90 milioni che fino a quel momento in Europa erano il budget più alto mai visto. Breve storia felice. Alla Gaumont andò bene, il film incassò parecchio, praticamente ovunque nel mondo.
Besson ci ha messo davvero tutto in questa esplosiva forma d'arte e d'intrattenimento stupendo come meglio poteva e sforzandosi fino all'ultimo con invenzioni nuove, cimentandosi e andando al cuore del bisogno godereccio dello spettatore, ovvero promuovendo l'azione e l'atmosfera e lasciandosi alle spalle struttura e verosimiglianza che fin da subito sappiamo essere presi molto alla lontana con tanti dialoghi per fortuna non esageratamente epici, tanta ironia e per finire alcune metafore mica da ridere



Cloverfield


Titolo: Cloverfield
Regia: Matt Reeves
Anno: 2008
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

New York, una sera come tante altre. Un gruppo di amici organizza una festa a sorpresa, tutto sembra tranquillo, finché un boato fa tremare le pareti della casa in cui si svolge il party ed il cielo si illumina a causa di forti esplosioni. Non è un terremoto, né un attentato ma qualcosa di molto meno prevedibile...

Tra i mockumentary o found footage menzionabili nel corso degli anni dopo quelli che al livello di pubblico e critica lanciarono il fenomeno CANNIBAL HOLOCAUST(1980) BLAIR WITCH PROJECT(1999), seppur ne siano usciti molti da varie parti del pianeta, i risultati sono spesso stati mediocri senza mai parlare di qualcosa di nuovo o originale. Il film di Matt Reeves deve tutto alla collaborazione con un asso nella manica di nome Drew Goddard in grado di dare enfasi e pathos ad una scatoletta di sardine e ad Abrahms dietro le fila che dopo il successo di LOST aveva porte spalancate ovunque e qualsiasi cosa dicesse o facesse aveva un seguito.
Come ha dimostrato in altre opere, unire la paura che all'epoca di internet era sempre più social diventando virale come virali erano le fake news, inglobava da solo questa temutissima paura per l'Altro culturale, le Torri Gemelle, attacchi che potevano arrivare da cielo e aria, da un momento all'altro in una New York mai così devastata dal cinema negli ultimi anni.
Unire queste paure condendole con qualcosa di assolutamente esagerato come un drago o un lucertolone, facendo slittare così il concetto di realisticità verso assurdi mai visti, ma soprattutto facendolo vedere il meno possibile il mostro, si rivelò un ottimo espediente non solo di marketing ma soprattutto per creare un'atmosfera nuova più post contemporanea che facesse meno ricorso al sangue e agli squartamenti.
L'idea di una creatura che possa devastare quanto ci è più vicino lasciandoci come formiche nude in degli spazi angusti come lo possono essere gli edifici metropolitani della grande mela, è stato indubbiamente un passo in avanti per cogliere a mio avviso alcuni sotto effetti di una devastante alienazione consumista in atto nel mondo e puntare su una scenografia e una location almeno non abusata che di questi tempi è già un grosso vantaggio.

Termination Salvation


Titolo: Termination Salvation
Regia: McG
Anno: 2009
Paese: Gran Bretagna
Giudizio: 2/5

Anno 2003. Marcus Wright è detenuto nel Braccio della Morte in attesa di ricevere l'iniezione letale. Ha ucciso suo fratello e due poliziotti e vuole soltanto farla finita ma la dottoressa Serena Kogan ha deciso per lui un altro destino. Firmato un documento legale che consegna il suo corpo alla scienza e gli promette una seconda opportunità, Marcus viene 'terminato'. Anno 2018. John Connor, leader ideale e carismatico del genere umano, partecipa alla Resistenza contro Skynet, il network di intelligenze artificiali, e il suo esercito di Terminator indistruttibili. Efficace e intraprendente, è deciso a sferrare un attacco mortale al nemico, a trovare suo padre Kyle Reese e a garantire un futuro all'umanità dopo l'apocalisse nucleare scatenata dalle macchine. Lo aiuterà Marcus, galeotto venuto dal passato e portatore di un segreto. Diffidenti ma determinati a vincere la loro battaglia, collaboreranno e troveranno la verità nel cuore.

Togliere il timone ha un importante saga che col tempo è diventata un business e un merchandising di successo ha dato i suoi effetti. Senza James Cameron, si è subito visto il binario diventato quasi subito ingestibile da tutta la sfilata di tecnici e sceneggiatori che si sono "appassionati" al progetto.
Il risultato ha raggiunto i livelli più bassi previsti, confezionando prodotti per il cinema, senza un filo conduttore, personaggi scialbi e una totale assenza di approfondimento nella psicologia dei protagonisti. In più usare come deterrente lo spazio tempo con viaggi avanti e indietro e catapultando la psiche dello spettatore in un vuoto cosmico è stato il colpo finale su una saga che nei primi due capitoli ha modificato sostanzialmente il livello del genere sci fi mischiandolo con una vendetta personale, trasformazioni come in Terminator 2 ancora di altissimo livello, robot dannatamente cattivi, un personaggio iconico come Sarah Connor, Schwarzenegger in uno dei suoi ruoli cult da sempre, e tanti altri elementi che spero porranno fine nel migliore dei modi con l'ultimo, si spera, capitolo della saga DARK FATE
McG è un mestierante con una carriera altalenante e tanti brutti film sui cui svetta il film che non ti aspetti Babysitter horror Netflix capace di far scorrere tanto sangue e al contempo farti rotolare a terra dalle risate.
Qui l'unico elemento che funziona è la scenografia, cupa e tutta ingrigita (d'altronde c'è stato l'ennesimo olocausto atomico, gli attori sono troppo distanti dal progetto e tutta l'azione sembra destinata più alle saghe spaziali come STAR TREK o STAR WARS.


Crying Freeman


Titolo: Crying Freeman

Regia: Critstophe Gans
Anno: 1995
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

C'è un assassino che terrorizza tutti, soprattutto i cattivi della Yakuza, la mafia giapponese. È crudelissimo ma si commuove di fronte alla bellissima che dovrebbe uccidere. Anche i killer hanno dunque un cuore

Crying Freeman uscì l'anno successivo a Corvo. Forse cercando di sfruttare il successo ottenuto dal film di Proyas, Gans regista troppo altalenante, si è buttato su questo action atipico di una bruttezza rara e indiscusso esempio di ironia drammatica e tante altre cose assurde, etc.
Fino a quel momento trasporre a livello cinematografico un comic, anzi manga, di successo non era un'operazione facile contando che proprio in quegli anni venivano tentati i primi esperimenti così come anche per i live action in maggior numero per fortuna in Oriente.
Cercando di dare vita ad un assassino che non fosse quello già visto fino fino ad allora e cercando di approntare delle migliorie dal punto di vista dei movimenti e del linguaggio, i risultati furono clamorosamente quasi tutti indigesti per un pubblico abituato a fisic du role sullo schermo dei soliti muscolosi attori americani.
L'indagine è banale, i nemici sembrano già visti e ancora una volta siamo distanti dalla Yakuza inquadrata da Scott o Cappello, qui sembra più un espediente come unico strumento da sfoggiare per la rabbia di Hinomura cercando di aderire più a quello stile action del cinema di Hong Kong che non ad una indagine vera e propria.
Qui proprio i dogmi del cinema delle arti marziali sembrano prendere in prestito da Woo e Lee passando per il wuxia anche se spesso in maniera poco delicata e tutt'altro che elegante come invece accade con il cinema orientale.
Un mix di mode, forme e colori, nonchè linguaggi che di sicuro era anomalo per quegli anni ma bisogna contare che la storia così come lo svolgimento non vanno oltre una banalissima mediocrità.




Segnali dal futuro


Titolo: Segnali dal futuro
Regia: Alex Proyas
Anno: 2009
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Il professore di astrofisica John Koestler non crede nel destino ma le sue convinzioni vengono scosse quando il figlio entra in possesso di un documento scritto 50 anni prima da una bambina della sua stessa scuola. Sul foglio sono indicati solo numeri uno dopo l'altro, numeri che l'occhio allenato dello scienziato comincia a decifrare per caso scoprendo che indicano giorno e numero di vittime dei principali disastri dell'ultimo mezzo secolo e di alcuni che devono ancora verificarsi.

La morte celebrale definitiva di un regista.
Segnali dal futuro sembra la genesi e l'ultimo stadio di un regista purtroppo sfortunatissimo che ho sempre stimato per il suo apporto cinico alla sci fi.
DARK CITY rimane ancora adesso il suo film più bistrattato se non altro per l'arrivo l'anno successivo di MATRIX e per aver cercato di ridare enfasi ad un genere senza sfoggiare unicamente gli effetti speciali. Il colpo finale al regista è stato sicuramente questa porcheria con alcune regole incontrovertibili (Nicolas Cage) e una scrittura alla base che non è riuscita a dare spazio a tutte le intuizioni narrative. Un film che se vogliamo possiamo definirlo il vaso di Pandora dell'artista dove tutte le sue teorie sembrano essersi dati appuntamento in un film multiforme che purtroppo per evidenti limiti non è riuscito a dare spazio a tutte le scelte e i temi trattati.
Un film disorganico che non riesce sempre, in particolare dal secondo atto in avanti, a gestire con precisione i vari aspetti contenutistici, rimanendo macchinoso, dove la complessa dialettica tra predestinazione, caos, scienza e fede (che già era un intento trattato nei suoi precedenti film) qui cede il passo ad una scelta di cause ed effetti che non hanno niente a che vedere e soprattutto vengono vanificati tutti gli sforzi di renderli materia seria su cui parlare.
Alle volte sembra più un omaggio alla mitologia ed alle suggestioni de AI CONFINI DELLA REALTA'
La storia narrata poi è incentrata a una supposta profezia ricevuta in dono (se così si può dire) da Lucinda, una giovane alunna della fine degli anni ’50, e rinchiusa in una capsula del tempo insieme ai disegni di altri bambini. Quando, mezzo secolo dopo, la scatola viene aperta, l’indecifrabile serie di numeri che la piccola aveva scritto sul foglio in dotazione finisce nelle mani di Caleb che subito lo sottopone all’attenzione del padre, John, noto luminare astrofisico. Dopo un po’ di studio, il professore capisce che quei numeri sono indicazioni riguardo alle grandi catastrofi e incidenti degli ultimi anni: le ultime righe indicano date future, per le quali c’è ancora la speranza di poter intervenire. Anche se l’ultima riga potrebbe indicare addirittura la fine del mondo.
Praticamente un cocktail in salsa ebraica, maya, Hubbardiana, etc

sabato 8 giugno 2019

Godzilla II-King of Monsters



Titolo: Godzilla II-King of Monsters
Regia: Michael Dougherty
Anno: 2019
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Dopo i fatti di San Francisco l'umanità deve decidere come affrontare la questione dei Titani, mostri giganteschi che abitavano la Terra prima dell'uomo. Sono una minaccia da abbattere o la salvezza della Terra, come sostengono gli ecoterroristi?

Godzilla: un mostro creato dai giapponesi come metafora dopo la bomba atomica regalata loro dagli americani.
Anche solo per questo, il fatto che il padre dei monster movie diventi materia yankee da trattare fa venire l'orticaria, ma mettendo da parte questo fatto sociale, analizziamo cosa non ha funzionato dell'ultima rivisitazione del grande lucertolone.
Un passo indietro, due anzi. Il primo avveniva con il reboot di Godzilla(2014) girato da Gareth Edwards nel 2014. Un film complesso con una gestazione ancora più problematica che di fatto ha sancito un flop mondiale, mandando parte della fama del regista a ramengo e lasciando il lucertolone a leccarsi le ferite. A distanza di anni, certo non è un film epocale, rimane un flop e un brutto film, ma aveva un grandissimo merito il film di Edwards, anzi forse più di uno. Prima di tutto sfruttava sapientemente una tecnica che invece il film odierno non ha fatto, in quel caso la scommessa era nascondere per più tempo possibile la creatura. Farlo percepire, farlo sentire ma senza sbattercelo di fronte, portando una grande dose di suspance e atmosfera che il film in questione si gioca quasi tutto subito, inserendo una marcia molto più veloce (forse quello che tutti volevano, in particolare il pubblico).
Rispetto invece a Shin Godzilla il discorso è più similare. Entrambi sono b movie, entrambi giocano tutte le loro carte producendo mostri a gogò e puntando tutto sullo scontro e la distruzione del paese. Solo che il film orientale era il 31° film dal '54 ad oggi, il 29°più precisamente prodotto dalla Toho, dove oltre il concetto della mutazione ed evoluzione della creatura, c'era il ruolo chiave dell'opinione pubblica e del governo che salvaguardava solo i suoi interessi.
Qui la metafora scompare per diventare un picchiaduro tra mostri molto brutto, mischiato con tante altre cose. In più sembra siglare di fato l'accordo per dei sequel sulla nuova onda del monster movie che con Kong-Skull Island aveva perlomeno creato un film scemotto ma divertente.
Qui c'è troppo e il troppo se non sei bravo stroppia.
L'idea che i mostri possano salvare la terra distruggendola per poi ricrearla, che attualmente siano circa 23 esemplari in giro (ma come per le personalità di Split ne vediamo circa 8/9), che la storia sia da denuncia arrivando a far peggio di quanto si sia mai fatto prima (e speriamo anche dopo) che tutti gli attori siano da arrestare in primis la fastidiosissima bambina della fastidiossisima e osannata serie tv tutt'altro che bella e originale Stranger Things-Season 1 e altri elementi non belli.
Il non sense nel monster movie non esiste altrimenti non si parlerebbe di mostri, sono tanti e tutti sembrano siglare un sequel che poteva e doveva dare di più in termini di storia, di aderenza di un minimo di approfondimento, di trama, di colpi di scena, di dialoghi privi di logica.
Tutti sembrano usciti dalle bocche dei super eroi con così tanta epicità che a confronto le radiazioni del lucertolone nella sua alcova dove andrà a bussare la porta Serizawa, non sembrano aver effetti (anche se andare a implorare l'aiuto del mostro entrando nella sua grotta era un elemento folle ma molto importante per la narrazione).
E poi per finire errori tecnici che non dovrebbero esistere come le prospettive dei mostri che in alcuni casi sembrano abnormi mentre poi vediamo i patetici umani riuscire ad accarezzarli in una scala di rapporto impossibile da non notare.
L'esercito. Almeno nel film di Edwards faceva il suo sporco ruolo, qui sembra che non esistano, tutti sono corsi al riparo lasciando il gruppo di protagonisti a vedersela da soli con le creature e a godere del teletrasporto cambiando location di minuto in minuto (passando dalla Groenlandia a Disneyland)
Ma l'unica lancia a favore arriva dall'uscita di sicurezza. I mostri come per l'ultimo Hellboy(2019)
Volevo vedere quelli e il film me li ha dati. Fatti maluccio, troppa c.g ma almeno questo obbiettivo è stato soddisfatto. L'unico.
Saraba a tutti!

Godzilla(2014)


Titolo: Godzilla(2014)
Regia: Gareth Edwards
Anno: 2014
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

A Tokyo un segnale elettromagnetico ignoto causa scosse sismiche su vasta scala, compromettendo il funzionamento di una centrale nucleare. Nell'incidente Joe Brody perde la moglie e non si darà pace fino a che non avrà scoperto le ragioni del disastro, nascoste dalle versioni ufficiali. Quindici anni dopo la sua ricerca porterà alla verità, alla più incredibile e distruttiva delle verità.

Godzilla sta dalla parte degli umani, come un Dio che ci protegge dai mostri che vogliono distruggere la terra.
Lui non la vuole distruggere, la vuole fare sua costruendoci un'alcova dove andare in letargo.
Come uno dei Grandi Antichi riposa sul letto dell'oceano e si fa i fatti suoi, magari ogni tanto succhiandosi fino al midollo una centrale nucleare per restare in vita e sparare non si sà bene cosa dalla bocca (fuoco radioattivo).
Sembra di vedere a tratti Pacific Rim, film difficilissimo reso fantastico grazie all'estro di Del Toro, è un compendio di tutti i capitoli di Godzilla del passato, creando in un unico ibrido, nascita, crescita, sviluppo (non suo ma delle altre due creature) e poi uno scontro con altri esseri senza dimenticare l'amore per gli umani (in una scena il protagonista sta per essere attaccato da una delle due bestie, ma Godzilla arriva perfino a salvarlo...)
Alla fine non si sà se arrabbiarsi con Edwards che si era fatto apprezzare per l'indie british del 2010, o con la Legendary e la Warner che forse hanno diretto loro il film.
Per ora Godzilla è il peggior film del 2014.
Vediamo se si riesce a fare di peggio con un budget di 160 milioni.
Credo di sì contando che ci sono Bay e gli altri, che quest'anno daranno vita a tutti i loro scempi cinematografici.
Chissà Ishiro Onda cosa ne pensa, chissà perchè Godzilla, protettore degli equilibri mostruosi che si nascondono sulla terra (dal momento che gli oceani sono sempre più inquinati) non si ribella con noi scimmie meno evolute dei dinosauri, e chissà ancora perchè Aaron Taylor-Johnson, il protagonista, con la solita matassa famigliare e un padre pazzo, l'ottimo Cranston, che ovviamente è il primo a sapere, riesce sempre a guardare tutti i mostri negli occhi come se si fossero innamorati di lui.
Io so solo che Godzilla è stata nel passato una metafora scomoda che avrebbe, come in questo film, dovuto far riflettere su altre cause e non bombardare di effetti e c.g, rincoglionendo lo spettatore fino alla fine dei suoi 120'.
Un merito però il film di Edwards sembra averlo. Ci fa vedere la creatura col contagocce.

Profeta


Titolo: Profeta
Regia: Jacques Audiard
Anno: 2009
Paese: Francia
Giudizio: 4/5

Malik El Djebena ha 19 anni quando viene condannato a sei anni di prigione. Entra con poco o nulla, una banconota ripiegata su se stessa e dei vestiti troppo usurati, che a detta delle guardie non vale la pena di conservare. Quando esce ha un impero e tre macchine pronte a scortare i suoi primi passi. In mezzo c'è il carcere, la protezione offertagli da un mafioso corso, l'omicidio come rito d'iniziazione, l'ampliarsi delle conoscenze e dei traffici, le incursioni in permesso fuori dal carcere, dove gli affari prendono velocità.

Audiard è un regista francese che potremmo definire quasi internazionale. Il suo cinema almeno le sue ultime opere dimostrano talento e soprattutto la capacità di girare qualsiasi cosa, di qualsiasi genere e con qualsiasi attore internazionale.
I risultati seppur molto distanti confermano un innegabile talento. Sapore di ruggine e ossa
, Deephan, sono storie d'azione, drammatiche e coraggiose che parlano di questioni attuali mischiandole con la criminalità organizzata o la crisi del lavoro e i protagonisti quasi sempre dei perdenti.
Su tutto un aderenza ai generi minimale, un aspetto tecnico sempre squisitamente formidabile, un cast che aderisce perfettamente alla causa e infine tante bellissime scene che come quadri diventano indimenticabili nella psiche dello spettatore.
Il profeta è il film da cui il regista segna un importante passaggio, entrando nel mondo adulto e maturo e da lì in seguito sarà solo una discesa negli inferi.
Prison movie, dramma contemporaneo, vita criminale, viaggio di formazione nella violenza.
Il film discute e approfondisce tanti passaggi, immergendosi fin da subito nella sub cultura che racconta, soprattutto quelli in carcere con alcuni dialoghi squisiti e che istantaneamente rendono il film molto realistico e decisamente esagerato sotto certi aspetti.
Un film che non vacilla mai, sospendendo il pregiudizio, di fatto essendo lungo quanto complesso, ma che grazie ad un uso sapiente del montaggio, non lascia mai momenti di vuoto ma relega ogni momento ad una scena ben precisa, diventando significativo nella sua continuità come l'exursus del protagonista scandito da didascalie che suddividono la sua epopea in capitoli