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mercoledì 22 gennaio 2020

One Piece-Stampede


Titolo: One Piece-Stampede
Regia: Takashi Otsuka
Anno: 2019
Paese: Giappone
Giudizio: 3/5

I pirati di tutto il mondo si ritrovano nell'isola di Delta, convocati per un misterioso festival. Ma l'invito si rivelerà pieno di insidie per Luffy e la sua ciurma, che dovranno fronteggiare sul loro cammino una minaccia apparentemente insormontabile.

Il 14 OAV fa pensare ad un'operazione di franchise ormai diventata una saga importante per un anime che ha decisamente e radicalmente trasformato le avventure e l'universo dei pirati.
Per celebrare i vent'anni, gli intenti erano di fare un film per il pubblico, un fan service, che uscisse anche al cinema e che all'interno ci fosse un grande villain, una sfida tra pirati, alleanze e vecchie conoscenze e un combattimento finale estremo che richiamasse più partecipanti possibili per un esplosione continua e inarrestabile che confluisse in una colossale battaglia tra pirati e marina.
Il risultato grazie anche agli ottimi effetti in c.g e ad una fotografia che mai come in questo film riesce a dare ancora più risalto e fascino ai colori, soprattutto quando hai il compito di mostrare la Fiera mondiale pirata, porta a una messa in scena e una scenografia molto curata, un'intera isola trasformata nella più grande festa a cielo aperto per i peggiori ceffi di tutti i mari.
Un film dove ancora una volta il villain cerca di spodestare tutti i predecessori mettendo a dura prova la ciurma di cappello di paglia e tutte le new entry che a parte i Mugiwara al completo, prevede Law e tutta le generazione peggiore di pirati, Crocodile della vecchia flotta dei 7, Rob Lucci, e ancora Boa Hancock e Drakul Mihawk, senza neppure passare dall'altro lato della forza, dove la Marina è schierata al completo.

Justice League vs Teen Titans


Titolo: Justice League vs Teen Titans
Regia: Sam Liu
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Una misteriosa presenza demoniaca s’intromette in uno scontro tra la Justice League e la Legion of Doom che si conclude con l’ennesimo intervento sconsiderato di Robin, alias Damian Wayne, figlio di Batman. Nel tentativo di rimetterlo in riga ed insegnargli a fare gioco di squadra, il padre lo costringe ad unirsi ai Teen Titans. Mentre Damian cerca di integrarsi, la sua nuova compagna di squadra Raven è perseguitata dal padre, il demone Trigon.

Ancora una volta alla regia c'è l'instancabile Sam Liu e se non è lui è Jay Oliva.
Di nuovo un ottimo film d'animazione della Dc che come dico spesso dimostra di saper gestire molto bene i lungometraggi d'animazione a differenza di altre opere.
Libertà, violenza, combattimenti sempre ad un livello molto alto, scene truculente, distruzioni di massa, dialoghi mai banali e con un linguaggio a volte volgare. Il film è incentrato sui Teen Titans dopo vari film legati al nuovo Robin alias Damian Wayne e al suo cambio d'intenti mostrando un'altro volto e temperamento legato alle sue origini dopo Son of BatmanBatman vs Robin e Batman: Bad Blood. Dunque il primo della serie di film d’animazione direct-to-video DC Universe ad essere dedicato al giovane super gruppo che ha già al suo attivo una serie animata durata cinque stagioni. La Justice League ha un ruolo molto marginale ed è spinta nella storia a forza con scene di fatto che più che vederli contro i giovani ragazzi gli vedono alle prese soprattutto nel terzo atto con il demone Trigon e il suo obbiettivo di distruggere il pianeta assumendo una forza e grandezza senza eguali.


martedì 7 gennaio 2020

Pinocchio (2019)


Titolo: Pinocchio (2019)
Regia: Matteo Garrone
Anno: 2019
Paese: Italia
Giudizio: 5/5

Geppetto, minuto falegname senza famiglia, decide un giorno di fabbricare un burattino di legno per non sentirsi più solo. Mentre sta lavorando alla sua creazione il legno inizia a parlare e si accorge che il volto di Pinocchio si anima e prende vita. Preso da una gioia infinita, annuncia a tutto il suo paesello che adesso anche lui ha un figlio!
Pinocchio però ha un spirito libero e vivace ed andare a scuola, seguire le regole noiose del maestro lo annoia molto, così un giorno durante uno spettacolo di marionette messo in scena da Mangiafuoco, salta sul palco e finisce per diventare parte della compagnia ambulante convinto di aver finalmente trovato il suo posto.
Il naso di Pinocchio cresce a dismisura ogni volta che dice una bugia e farà molti incontri durante il suo cammino alla scoperta inconsapevole del mondo: Lucignolo, la Fata Turchina, i truffatori il Gatto e la Volpe e finirà per essere ingoiato da un’enorme balena dove ritroverà Geppetto, che per tutto questo tempo lo ha cercato disperatamente..

Garrone ha una dote indiscussa che nessun regista al mondo può comparare: saper maneggiare la fiaba.
Con Pinocchio, il regista nato con piccoli drammi indipendenti, fa semplicemente quel qualcosa in più che tutti ci aspettavamo, dando finalmente lustro e poesia ad una delle storie più belle e universali del mondo. D'altronde Pinocchio è come Gesù Cristo un figlio adottivo che scappa, muore e risorge. Garrone ha un budget enorme che gli consente di poter utilizzare tanto buon trucco e diversi effetti speciali in c.g senza mai però esagerare. Sceglie gli animali antropomorfi che abitano un regno inanimato come personaggi attivi come succedeva nel romanzo di Collodi a differenza di un'altra monumentale trasposizione, ovvero quella di Comencini, dove la scelta visto il tempo e la data di uscita, non permetteva di aggiornare tutta una serie di tecniche e scelte scegliendo e trasfigurando le vicende picaresche di Pinocchio nelle disavventure di un bambino che si trasformava in pezzo di legno quando si comportava male.
Il Pinocchio in questione, come quello di Comencini, non sembra saper discernere il bene dal male inizialmente, rimanendo indifferente a ciò che gli sta vicino e quanto gli viene detto. Allo stesso tempo è spietato e impulsivo nel correre via o lanciare un accetta in testa al grillo, in questo modo la sua educazione è episodica come le sequenze con cui il film è composto.
Entrambi sono film memorabili, quello di Garrone però si supera anche se il Geppetto di Manfredi rimane l'indiscusso numero. Peccato per lo stesso regista che qualche anno prima aveva regalato una perla del trash con la sua personale versione confusa e tremenda in più parti. Il film della Disney invece conserva sempre un certo fascino ma non si poteva azzardare a mostrare le crudeltà presenti nella storia.
Il regista si è ispirato alle prime illustrazioni che accompagnavano il testo di Collodi, quelle di Enrico Mazzanti, risalenti al 1883.
Pinocchio non dimentichiamolo mai, è un romanzo di formazione e di avventura, un viaggio dell'eroe che assembla tanti momenti diversi in tante location, paesaggi astorici diversi con altrettanti personaggi. Una galleria incredibile, difficile da riuscire a coniugare con tutte le parti del libro ecco perchè Garrone senza dimenticare nessuno dei due aspetti del romanzo, ha di fatto portato la narrazione più sull'avventura e le peripezie del burattino, che non sulla parte pedagogica del Grillo, anche se quelle con la Fatina rimangono.
Il film è poesia, sincero, commovente, straziante e doloroso in più parti, ancora una volta dopo IL Racconto dei Racconti che si confrontava con un'operazione anch'essa molto complessa ma avendo una narrazione corale e con diverse storie, il regista dimostra la sua vena naturale nel saper cogliere un immaginario fiabesco ricco di elementi fantastici e soprattutto senza dover fare compromessi come molti colleghi.
Il mondo ricreato crea un compendio di ciò che non era stato fatto in passato, riuscendo a bilanciare l'orrore di alcuni personaggi con i loro lati sensibili, giocando con lecito e il proibito, parti buffe e parti oscure più inquietanti che sembrano rincorrersi e poi cedersi il posto in maniera molto naturale.


Mandalorian


Titolo: Mandalorian
Regia: AA,VV
Anno: 2019
Paese: Usa
Stagione: 1
Episodi: 8
Giudizio: 4/5

Ambientata nell'universo di Star Wars, la serie si inserisce in un periodo storico compreso tra la caduta dell'Impero e l'ascesa del regno del terrore del Primo Ordine. In questo vuoto di potere viene raccontata la storia del protagonista, un guerriero appartenente al popolo combattente dei mandaloriani, come si evince dalla sua armatura che ha caratterizzato altri personaggi di Guerre stellari come Jango e Boba Fett. The Mandalorian segue le avventure del pistolero solitario, che come cacciatore di taglie si muove negli angoli più remoti della galassia ancora distanti dall'autorità della Nuova Repubblica. Nella sua nuova veste, il Mandaloriano si ritrova in un bar per catturare una delle sue prede, consegnandola poi al suo datore di lavoro, Greef Karga, il quale gestisce un gruppo di cacciatori che include la grintosa e ribelle Cara Dune.
Ben presto, Greef affida una nuova missione ad Mandaloriano: ritrovare un oggetto o una creatura ritenuta molto importante dal facoltoso e misterioso cliente, un potente sostenitore del decaduto Impero ancora protetto dai soldati imperiali. Quando i due si incontrano, l'uomo paga subito il guerriero e gli consegna un localizzatore al fine di poter individuare il suo obiettivo, senza però svelargli cosa sia. Ciò che il Mandaloriano ancora ignora è che il ritrovamento dell'obiettivo non è stato affidato solo a lui, ma anche a un droide, IG-11, che incontra durante l'assalto all'edificio dove si trova nascosto. Raggiunto, i due scoprono finalmente di cosa si tratta, o meglio, di chi si tratta: un neonato... particolare. I due hanno reazioni opposte - il robot vuole uccidere la creatura, mentre il Mandaloriano vuole salvarla.

Mandalorian si affida quasi esclusivamente ad un concetto molto importante e interessante per la sci-fi come per il franchise in generale. Un universo da scoprire pieno di pianeti, razze e culture.
Partendo da questo presupposto la trama è semplice quanto assai funzionale e adatta al contesto: un cacciatore di taglie che fa il suo lavoro stanando criminali in giro per gli universi e che si troverà a fare una scelta importante che cambierà il corso della sua vita e i suoi obbiettivi.
Eppure c'è più Star Wars in Mandalorian che non nell'ultima trilogia uscita.
La mini serie di otto episodi è stata scelta dalla Disney per inaugurare il suo servizio di streaming online Disney+. Dato l’intento manifesto di andarsi a scontrare con i giganti di Netflix e Amazon Prime Video e Hubu, la discesa in campo non poteva che essere guidata da una serie che avesse un pubblico già scritto. Se la paura dei fandom o della setta che si muove dietro Star Wars poteva storcere il naso pensando ad un prodotto di puro intrattenimento che piacesse soprattutto ai più giovani, dovrà ricredersi perchè il vocabolario di Mandalorian è universale, tradotto significa che piacerà a tutti, ma proprio tutti.
E non parlo solo della bella abitudine di partire aprendo e chiudendo gli episodi, facendoli durare poco più di mezz'ora, inserendo tanta roba di qualità ma non troppa da farla precipitare male.
Tutta l'operazione è stata gestita da quel pazzo di Jon Favreau, che seppur come regista appare poco più che un mestierante, come ideatore e produttore sa muoversi molto bene disponendo delle conoscenze giuste avendo un piede nella Disney e un altro nell'universo Marvel che poi sono la stessa cosa.
Mandalorian si sapeva ed è giusto che abbia avuto il suo meritato successo, giocando e puntando tanto sull'avventura, sul non sapere cosa succederà ma volerlo scoprire perché si è sicuri che sarà qualcosa che valeva la pena aspettare, caratteristica che ormai con la saga di successo abbiamo quasi dimenticato.
E poi c'è il protagonista che come Dredd non si toglie mai l'elmo, una creaturina a cui è impossibile non affezionarsi, una banda di criminali su una navicella capitanata da Mark Boone Junior, un villain come Herzog, Clancy Brown e tanti altri splendidi attori che trovano i loro spazi per essere caratterizzati a dovere.
Le storie sono molto semplici, ma proprio questa semplicità permette alla serie di procedere indisturbata e silenziosa, mettendo tutti d'accordo, promuovendo valori e ideali, non mostrando mai una goccia di sangue, ma facendo vedere letteralmente corpi che scompaiono o deflagrano a contatto con armi laser.

lunedì 30 dicembre 2019

Batman-Il ritorno


Titolo: Batman-Il ritorno
Regia: Tim Burton
Anno: 1992
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Dopo aver stretto un'alleanza con un corrotto affarista, il Pinguino, un essere deforme che vive nelle fogne, decide di diventare il Sindaco di Gotham City con l'obiettivo di distruggere Batman. Nel frattempo a Gotham fa l'apparizione una nuova minaccia, Catwoman anch'essa intenzionata a distruggere l'uomo pipistrello.

Il Batman di Burton inizialmente non era stato pensato in termini così commerciali e appetitosi per il pubblico, in particolare i bambini. Se nel primo capitolo l'autore ci aveva messo di fronte ad un villain che in almeno un paio di scene riesce ad essere molto inquietante, qui aumenta il tiro con un mood molto oscuro e grottesco e alcune scene piuttosto bizzarre.
Il risultato è ottimo. Aumenta la caratterizzazione dei personaggi con lo strano elemento che accomuna il pipistrello e il pinguino, l'abbandono dei genitori, e forse un loro primo incontro da fanciulli quando si incrociano con le carrozzine. Allo stesso tempo Bruce sembra quasi non voler più crescere come se fosse affetto da una sindrome di Peter Pan che lo relega nella grotta.
Il sequel che ancora una volta, anche se in rarissimi casi, rischia di superare il primo film del dittico, è un cinecomic ancora più adulto e personale rispetto a quello di partenza, meno spettacolare piegando di più le convenzioni del fumetto per siglare un'opera autoriale dove il marchio di fabbrica si riconosce subito. Il film ancora adesso ha un'atmosfera in grado di catapultarti nella favola Dc siglata dall'autore, un mix di zone d'ombra, scene d'azione suggestive, un contenitore di mirabolanti avventure e di validissimi effetti speciali.
In più rispetto al Joker del primo capitolo, qui la storia e le origini di Oswald meritano davvero un lavoro di richiami e riferimenti biblici e letterari andando a intendere il destino di Oswald fin da piccolo ancora prima di Bruce. Un destino offerto al volere delle acque, un abbandono per essere obliato e come tale finirà anche lui in una caverna sotterranea del mondo artico popolata da pinguini che adotteranno il Pinguino fino a farlo diventare loro leader.



Batman(1989)


Titolo: Batman(1989)
Regia: Tim Burton
Anno: 1989
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

A Gotham City l’eccentrico milionario Bruce Wayne conduce una doppia esistenza: di giorno è un filantropo impegnato in cause benefiche, mentre di notte diventa Batman. Il giustiziere mascherato da pipistrello affronterà però il nemico più pericoloso quando Jack Napier, braccio destro di un boss della malavita, precipita in una vasca d’acido e si tramuta nell’iconico Joker.

Quando lessi una delle tante biografie su Burton mi colpì un elemento. Sul set del film in questione trovandosi di fronte ad una produzione che fino ad allora non aveva mai visto, il regista pianse.
Forse fu quella ammissione di fragilità e paura ha dargli quella forza tale da far diventare il film del '89 ancora ad oggi il miglior Batman di sempre con le eccezioni dovute rispetto ai film di Nolan.
Parlando di un cinecomic che provava a fare i primi passi cimentandosi con effetti speciali ancora limitati, Burton è stato l'unico a fondere la fiaba e l'atmosfera cupa e accattivante del cavaliere oscuro con un film semplicemente stupendo, un meraviglioso e seducente labirinto oscuro in grado di spaventare, far commuovere, lasciare basiti per le scene d'azione e gli inseguimenti e con una coppia di attori semplicemente perfetta e affiatata.
In particolare il Joker ritratto molto simile alla descrizione dei fumetti infatti, tutto quello che gli interessa è lo spettacolo e la sua aria apparentemente da buffone crea il villain perfetto.
Joker da questo punto di vista rispetto al Joker di Nolan, ma con le ambizioni del Joker di Philips, è uno showman che mette al centro del palco la morte, che è in fondo la cosa che più attira il pubblico, infatti non c’è un atto criminale che Joker compia senza un pubblico (la penna...è davvero più potente della spada!). E finisce così anche per eclissare lo stesso Batman interpretato dal miglior Batman di sempre ovvero Michael Keaton. Senza contare che ancora ad oggi il film invecchia molto bene, troppo forse, bisogna dare i meriti al regista e alla produzione di aver avuto il coraggio di investire su un cinecomic e di aver saputo lavorare sulle suggestive scenografie da Oscar che creano un’atmosfera tenebrosa e inquietante rendendo Gotham City una sinistra metropoli neogotica dominata dall’urbanizzazione.

One Piece-Z


Titolo: One Piece-Z
Regia: Tatsuya Nagamine
Anno: 2012
Paese: Giappone
Giudizio: 3/5

La trama vede protagonista come sempre la nostra ciurma, che questa volta deve affrontare un personaggio davvero potente e determinato, "Zephyr". Ex ammiraglio della marina, Z vuole cancellare dalla terra tutti i pirati, andando contro persino alla marina militare, rubando da una delle loro basi la "pietra Dyna", una pietra esplosiva di grande impatto paragonabile alle armi ancestrali. Dopo uno scontro con l'ammiraglio Kizaru, Z viene soccorso dai mugiwara, ma, appena scopre che sono dei pirati, ha inizio lo scontro.

One Piece nel giro di vent'anni ancora non accenna a frenare il suo meritato successo.
Z è il dodicesimo film della serie animata senza contare STAMPEDE uscito nel 2019.
Il film di quasi 100' ha una storia semplice con interessanti colpi di scena e retroscena e un finale davvero drammatico e di forte impatto. E'un film che trasmette davvero tanto a livello emotivo e di empatia legata ad alcuni personaggi in particolare al villain di turno e al suo sacrificio finale.
Le ottime scene di combattimento e azione riescono a creare il giusto livello di suspense, ma non quanto nel finale, ricco di un mix di sentimenti e drammaticità in grado di strappare facilmente una lacrima soprattutto contando che il nemico di turno decide di mettersi contro l'intera Neo-Marina, sapendo benissimo che vuol dire andare incontro a morte certa.
Tutto questo in una caratterizzazione del personaggio molto complessa dove a dare ancor più spessore alla storia ci sono un sacco di contenuti all'apparenza senza uno scopo preciso ma in realtà molto profondi e di fatto un'enorme critica al potere.
Zephyr detto "Z" è un ex-ammiraglio della marina, che, sentendosi tradito dalle politiche errate di chi dovrebbe mantenere la giustizia, ha deciso di fondare una Neo-Marina e rimpiazzare quella già esistente, così da spazzare via tutti i pirati; ovviamente la ciurma di Cappello di Paglia che se ne sta in un'isola a festeggiare si troverà coinvolta con Z e la sua ciurma.
Questo è Zephyr. Il vero volto del villain della pellicola non è altro che un uomo, un padre, un marito, un soldato e un eroe smarrito in cerca di un'involontaria redenzione che ha visto traditi tutti i suoi valori e cerca vendetta.
Per ora il film più maturo della saga.



Fabbrica di cioccolato(2005)


Titolo: Fabbrica di cioccolato(2005)
Regia: Tim Burton
Anno: 2005
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Charlie Buckett è un ragazzino poverissimo che vive con i genitori ed i nonni in una stamberga fatiscente di una cittadina della provincia americana, nella cui skyline svetta l'immensa fabbrica di cioccolato del misterioso Willy Wonka, il cioccolataio più famoso del mondo, che non esce mai dal suo possedimento. Un giorno Wonka dà notizia di un concorso che permette ai vincitori di visitare la fabbrica…

Con tutto il bene e l'amore che si possa provare per quel grandissimo artista che ha saputo dare struttura, corpo e spessore al fantasy, è difficile perdonare un remake che nessuno voleva, dal momento che spero fino alla fine che sia stato solo un film su commissione e non per il volere personale di cimentarsi al cospetto dell'unico WILLY WONKA E LA FABBRICA DI CIOCCOLATO del '71 diretto da Mel Stuart con l'unico cioccolataio che verrà sempre ricordato nella storia del cinema ovvero l'ambiguo Gene Wilder. Il film del 2005 fa parte di quelle operazioni commerciali che riprendono i classici e li riplasmano con tanti colori in più ed effetti speciali a profusione.
La magia del film di Stuart era semplicemente quella di aver dato estro ad un personaggio molto complesso e difficile da comprendere fino alla fine, con una bipolarità alla base capace di far scomparire il sorriso a qualsiasi bambino che si trovasse tra i piedi nel paese dei balocchi.
Wilder aveva questo dono, Deep ha più quello del trasformista della maschera e del make-up piuttosto che non gli intenti e la caratterizzazione del personaggio.
Burton ha fatto un lavoro come fanno gli scolaretti intelligenti, di fatto cambiando pochissimo ma adattando in chiave post-moderna un classico degli anni '70.
Se dal punto di vista del coinvolgimento il film è minore rispetto all'originale, a cercare di arricchire con qualche trucco speciale, la sceneggiatura cerca di puntare il dito e criticare l'eccesso in tutto e per tutto dei giovani ragazzi in particolare quello audiovisivo tutto iper colorato e iper rumoroso.




giovedì 26 dicembre 2019

Star Wars: Episodio IX – L'ascesa di Skywalker


Titolo: Star Wars: Episodio IX – L'ascesa di Skywalker
Regia: J.J. Abrams
Anno: 2019
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

La resistenza è ridotta a poche unità, il primo ordine dilaga sotto il comando del leader supremo Kylo Ren, ma un messaggio ha turbato la galassia. L'imperatore Palpatine giura vendetta! Ren si mette così alla ricerca dell'origine della trasmissione e arriva a confrontarsi con Palpatine, che gli offre una spaventosa flotta se saprà eliminare la ragazza Jedi, Rey. Questa combatte e si addestra seguendo gli insegnamenti del generale Organa, mentre Finn, Poe e Chewbacca ricevono messaggi da una spia nel Primo Ordine.

Nei saluti finali quando ormai i nostri guerrieri hanno vinto contro il Primo Ordine e la Reisistenza può finalmente festeggiare, tra i tanti saluti vediamo due donne baciarsi in bocca.
Un segno di coraggio della Disney? il bisogno ormai di mettersi in riga con una realtà che ormai il cinema non deve e non può più nascondere?
La scena forse rappresenta la sfida più alta dell'ultimo capitolo della trilogia che chiude o riapre i canali della forza, di una saga infinita, una tra le più enormi e ambiziose macchine da soldi che Lucas creò nel lontano '77, che si siano mai viste.
Se da un lato i toni si sono più addolciti, basta vedere quella serie tv davvero coinvolgente di nome MANDALORIAN, per capire che non vedremo più sangue, che i corpi scompaiono pur di non mostrare, che ormai per quanto sia una macchina rodata, questa saga ha sempre avuto il villain numero uno: i fan.
Perchè nell'ultimo capitolo di certo c'era una pressione di fondo nel dover chiudere tutte le trame e sotto-trame aperte in precedenza, cercando di edulcorarle il più possibile, cercando di dare pace ai tormenti infiniti di Kylo Ren, dare enfasi a Palpatine mostrando ancora gli assi nella manica che possiede e infine caratterizzare malissimo la protagonista, quella Rey che in fondo non abbiamo mai conosciuto, facendo un salto enorme rispetto al film precedente e facendole fare ogni cosa (im)possibile pensata all'interno del film come ad esempio controllare un'astronave con un gesto della mano (il povero Joda sarebbe rimasto allibito).
Al di là dei meriti tecnici di un budget smisurato e della c.g che si muove come la regia di Abrams con passo svelto senza stare a perdersi in inutili congetture, sposando ancora una volta l'avventura prima della sci-fi e dando vita ad una vaga idea di azione come se fosse un enorme giocattolo dove per assurdo i combattimenti con le spade laser passano in secondo piano per le funamboliche manovre delle astronavi.
Alcune stonature come una narrazione che si apre e chiude da sola senza la presenza di colpi di scena, di trame complesse, ma dando svago e intrattenimento in grosse quantità, risvegliando anche alcuni personaggi che non aveva senso rimettere in quel contesto (Leia su tutti) lascia l'amaro in bocca. Forse l'unico vero pregio del film è di aver cercato quanto più rispetto ai precedenti capitoli, un'atmosfera in più momenti abbastanza oscura e spettrale dove i nostri eroi verranno spesso messi di fronte alle loro debolezze e fragilità, dove le paure, i rimossi e i ricordi giocheranno una carta importante spesso buttata via velocemente ma che continua quell'idea di una morte come condizione transitoria, tanto quanto la vita o forse è proprio quest’ultima a non estinguersi mai del tutto da sempre nell'immaginario della mitologia Lucasiana



Batman vs Robin


Titolo: Batman vs Robin
Regia: Jay Oliva
Anno: 2015
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Damian Wayne, figlio di Batman, è il nuovo Robin ma è insofferente alle regole restrittive del padre che frenano i suoi istinti omicidi e lo costringono a vivere da recluso. Durante una ronda, Robin viene avvicinato ed incoraggiato da Talon, primo sicario della Corte dei Gufi, una pericolosa e potente loggia segreta che vuole controllare Gotham City. Convinto di aver trovato un nuovo mentore, Robin si ribella a Batman e lo affronta.

Robin non è mai stato un personaggio facile da amare. Un co-protagonista reso quasi un buffone in alcuni film del passato e in parte una macchietta, una piccola ombra dietro il possente Cavaliere Oscuro. L'impresa dunque era ardua traendo spunto dalle story-arc a fumetti "La Corte dei Gufi"e "La Notte dei Gufi", scritte da Scott Snyder ed essendo di fatto il sequel di SON OF BATMAN.
I pregi di questo ennesimo lungometraggio d'animazione targato Dc e diretto dal prolifico Jay Oliva sono in un qualche modo contigui ad altri due film Batman: Bad Blood e JUSTICE LEAGUE VS TEEN TITANS dove finalmente scopriamo un Robin molto cazzuto, facilmente irritabile, di indole violenta e vendicativa, scoprendo di essere il figlio di Talia al Ghul ed essendo stato addestrato dalla Lega degli Assassini diventando egli stesso un letale assassino.
Il primo atto con Anton Shott, il Fabbricante di Bambole, che ha soggiogato i giovani ragazzini facendoli diventare il proprio esercito personale è decisamente fantastico e rompe ancora una volta quel muro dell'infrangere alcuni tabù mostrando un linguaggio a volte volgare e scene di pura violenza.
La ricerca del rapporto padre-figlio tra Damian e Batman che si ripercuote sulle sue scelte e altri fattori viene trattata in maniera alquanto riduttiva e prevedibile con Batman che sembra gongolare per tutto il tempo senza capire cosa stia succedendo e chi è il mandante. Il film comunque colpisce per la sua crudezza, tra serial killer, sette e spietati assassini
L'azione, poi, sia per le animazioni che per la coreografia delle scene, rimane uno degli aspetti più interessanti di un altro capitolo della Dc così da non farsi mancare per i fan del noto super eroe e soprattutto vedendo e rendendosi conto di cosa può essere davvero Damian quando perde il controllo.


domenica 15 dicembre 2019

Peter Pan(1924)


Titolo: Peter Pan(1924)
Regia: Herbert Brenon
Anno: 1924
Paese: Usa
Giudizio: 5/5

Peter Pan si introduce nella casa dei Darling alla ricerca della sua ombra che ha perduto in una sua visita precedente. I bambini dei Darling lo scoprono e, allora, lui se li porta via con sé, in volo verso la sua isola. Lì, nell'isola che non c'è, i bambini combatteranno contro i pirati crudeli e il famigerato capitano Giacomo Uncino. Alla fine, però, sceglieranno di ritornare a casa, dai genitori.

Brenon attore, regista e sceneggiatore immenso porta a casa l'adattamento più bello di sempre su una storia tra le più indimenticabili nella letteratura fantasy così sofisticata, grottesca e magica da lasciare ancora ad oggi tante porte aperte sui suoi profondi significati e sulla vita di Barrie.
Il soggetto di James Matthew Barrie nato da una vicenda tragica assume in questo film, i fasti più alti e ambiziosi mai visti lasciando come polvere negli stipiti della porta i lavori della Disney e di Spielbergh, Wright e P. J. Hogan .
Proverò a fare una sorta di elenco di alcune tra le scelte suggestive e memorabili del film dal momento che la trama è nota a tutti.
Il film si apre con Nana un umano travestito da cane e i suoi movimenti sono al tempo stesso incredibili quanto inquietanti.
Peter Pan è una donna.Wendy cuce l'ombra di Peter ovvero una calzamaglia su un piede. Primo bacio serafico tra Wendy/Peter. I bambini e i genitori vivono in due case diverse.
Il leone nell'isola che non c'è cerca i bambini per mangiarli. Così viene ucciso dagli indiani che proteggono il luogo sacro venerando Peter come una divinità perchè lui è il giorno e la notte.
Uncino da in pasto la sveglia al coccodrillo.
L'uccisione della madre Wendy mentre arriva volando nell'isola che non c'è, ad opera di uno dei bambini perduti, su consiglio di Trilly, gelosa, che dice al bambino che Wendy in realtà è un uccello. Nelle foglie sono nascoste le fate piccole come Trilly che Peter spazza via con la scopa.
Tutti i baci vengono dati rigorosamente in bocca, padre/figli, Wendy/Peter, Wendy/bambini sperduti.
Gli indiani che proteggono il bosco sacro dove vivono i bambini sperduti, vengono sterminati dai pirati. Uncino quando riesce a giungere nella tana dei bambini sperduti trova Peter che dorme e non avendo il coraggio di combatterlo, versa del veleno nel bicchiere che dovrebbe contenere la medicina data da Wendy.
Le sirene sono sempre spiaggiate, stanno in un lato della costa del mare di fronte al coccodrillo a cui Peter chiede aiuto per salvare i bambini sperduti, Wendy e sconfiggere così i pirati e Uncino.
Per avere il suo aiuto introduce la testa nelle fauci della bestia togliendo la sveglia in modo che Uncino non avverta l'arrivo del coccodrillo.
I bambini sperduti sulla nave di Uncino trucidano tutti i pirati con le loro spade.
Peter non uccide Uncino ma lo obbliga a buttarsi in mare dove viene mangiato dal coccodrillo, poi sostituisce la bandiera dei pirati della nave, con quella degli Stati Uniti (unica stonatura del film)e si proclama il nuovo Napoleone.



Last Heroes


Titolo: Last Heroes
Regia: Roberto D'Antona
Anno: 2019
Paese: Italia
Giudizio: 2/5

Nella tranquilla cittadina di Noara un profanatore di tombe appassionato di misteri, un venditore chiacchierone, una giornalista impertinente, un pigro nerd e la timida assistente di un misterioso bottegaio cieco e muto, si ritrovano insieme dopo che dove vent'anni prima avevano condiviso un terribile segreto. Ai giochi si uniscono anche due invasati di palestra e un poliziotto scettico che da tempo era sulle tracce del colpevole di un'inspiegabile mattanza di animali. Insieme, scopriranno l'antica maledizione di Kaisha e si ritroveranno a fronteggiare i demoni del passato.

A D'Antona bisogna voler bene e riconoscere gli sforzi fatti finora. Dopo i suoi spericolati primi lavori Wicked Gift e Fino all'inferno, arriva al suo horror main-stream possiamo definirlo, il progetto che per ora, vedi il budget e la messa in scena, rimane il lavoro più ambizioso, quello che si dice il passo in avanti.
Ora bisogna vedere che passo si vuole fare..
Last Heroes sceglie un titolo che strizza l'occhio al panorama estero, cerca di compiacere e auto-compiacersi, mette nel frullatore così tante simpatiche idee nonchè clichè e stereotipi che tutti i fruitori del cinema commerciale in fondo conoscono cercando così di mettere d'accordo tutti i target possibili.
E'un "Giocattolo" il suo ultimo film, che ha una certa durata, è recitato come può senza investire su attori noti o in gamba ma scegliendo e prediligendo la Big family della L/d production company.
Last Heroes ha sicuramente e indubbiamente fatto dei passi avanti, pur avendo preferito per i miei gusti personali Fino all'inferno che ho trovato più coraggioso, ed essendo un vero amante del cinema di genere più "volgare" e violento. Il problema del film è il suo essere così spielberghiano nel non inventare davvero nulla, mostrando streghe, maghi, infettati, il manipolo di eroi e i loro aiutanti presi dalla polizia o dalla palestra, senza scardinare nessun preconcetto o superare alcun modello drammaturgico consolidato nel settore ma diventando una telefonata galleria di luoghi comuni.
Un film classico, eccessivamente commerciale che piacerà tanto a chi cerca una favola semplice e attuale con tutti gli sforzi che comprende senza impegno o volendo applicarsi di vedere un decente lavoro di scrittura che di fatto non è avvenuto.
Chiunque volesse o cercasse quella sollecitazione in più che non è una battuta volgare o una scena di nudo, allora dovrà cercare altro, dovrà cercare "Il cinema di genere".



venerdì 15 novembre 2019

Battle at Big Rock


Titolo: Battle at Big Rock
Regia: Colin Trevorrow
Anno: 2019
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Ambientato un intero anno dopo che i dinosauri sono stati liberati nel mondo Jurassic World – Il Regno Distrutto, vede una famiglia in campeggio nel Big Rock National Park che ha uno scontro con due dinosauri: un Nasutoceratops e un Allosauro. Per la prima volta, i dinosauri e gli umani sono costretti a coesistere e il terrore è sul menu.

Un corto simpatico e delizioso di otto minuti che raggiunge i punti più alti nei titoli di coda davvero imperdibili soprattutto per quella scena e parlo della creatura degli abissi che noi vogliamo vedere e qui sembra ancora più roboante di quella di Jurassic World girato tra l'altro dallo stesso regista che presto chiuderà la saga.
La famiglia, gli amori, la lotta per la sopravvivenza, il colpo finale prevedibile.
In pochi squisiti minuti Trevorrow infarcisce tutto ovviamente mettendo un target che possa accontentare tutti, come è sempre stato per il franchise, anche se qualche inaspettato momento di violenza come il T-rex che si mette in bocca il cucciolo di triceratopo dimostra un certo coraggio.
E'tutto legato sulla una fase preparatoria di pochissimi minuti per poi diventare una lotta, l'assedio di chi non molla fino a quando non diventa una questione personale di salvaguardia della famiglia.
Ritmo bilanciato, colpo di scena finali che seppur telefonati hanno i propri meriti, azione a gogò, montaggio non troppo agguerrito e un nucleo famigliare che riesce almeno nel compito di risultare credibile.



Stranger Things-Terza stagione


Titolo: Stranger Things-Terza stagione
Regia: Duff brothers
Anno: 2019
Paese: Usa
Stagione: 3
Episodi: 8
Giudizio: 4/5

È il 1985 a Hawkins, Indiana, e il caldo estivo si fa sentire. La scuola è finita e c’è un nuovissimo centro commerciale in città. I ragazzi di Hawkins stanno crescendo e le dinamiche amorose incrinano i rapporti del gruppo, che deve imparare a crescere senza allontanarsi. Nel frattempo il pericolo si avvicina. Quando la città viene minacciata da nemici nuovi e vecchi, Undici e i suoi amici si ricordano che la minaccia è sempre dietro l’angolo e sta crescendo. Ora si dovranno unire e cercare di sopravvivere, ricordandosi che l’amicizia è più forte della paura.

E fu così che ci scappò anche la lacrimuccia. Forse era pure uno degli intenti di questa roboante terza stagione, un fulmine a ciel sereno, un arcobaleno di atmosfere e colori, un passo in avanti rispetto a tutto quello che finora era stato fatto e partorito già comunque con ottimi risultati e intenti.
In otto episodi è così tanta la carne al fuoco, gli eventi, l'azione concitata, i personaggi ancora più complessi e portatori di misteri e forse la stagione che meglio di tutte nella storia del cinema ha saputo riaffondare le sue radici sul concetto di amicizia e riassumere alcuni stereotipi e archetipi rendendoli squisitamente appetibili e deliziosi per tutti i target d'età mettendo d'accordo genitori e figli, coppie, adolescenti, amanti del cinema di genere, nostalgici e tanto altro ancora. Quanto sono importanti i legami, quanto la famiglia, il senso di sacrificio che raggiunge fasti immensi come l'ultimo episodio dimostra. La saga che dalla prima stagione mi aveva lasciato quei dubbi e quelle perplessità sul fatto che fosse così esageratamente nostalgica e fondata unicamente sul gioco cinefilo dei rimandi all’immaginario nerd e cinematografico degli anni Ottanta, lasciandomi interdetto su come potessero andare avanti misurandosi su terreni già intrapresi, luoghi comuni e immaginari già masticati mi ha colpito portandomi a riesaminare tutto l'esperimento della coppia di registi. Eppure se forse gridare al miracolo potrebbe sembrare esagerato, sospendendo l'incredulità lasciando scorrere numerose riflessioni, scene d'azione e non-sense a bizzeffe, l'atmosfera di quest'ultima stagione dimostra di regnare sovrana, creando ancora di più misteri, suggestioni, unioni, rivalità, scontri, misurandosi con personaggi a cui è impossibile non affezionarsi e che crescono in tutto e per tutto con una caratterizzazione sempre più impressionante e umanamente viva, reale e toccante. ST3 è universale per usare un termine che sappia dare senso e provare a toccare tutti i punti, in un mondo ludico dove si passa con incredibile facilità da un estremo all'altro, da una risata ad uno squartamento, da una location all'altra, misurandosi con universi paralleli, creature orrorifiche, possessioni, personaggi indimenticabili, sacrifici e tenendo i sentimenti e le emozioni sempre come capisaldi sapendo toccare importanti fasti per quanto concerne l'empatia e la potenza narrativa.
ST3 è forte quanto sincero, introduce russi simpatici quanto portatori anch'essi di segreti nel sottosuolo, di esperimenti cosmici e diventando altalenanti con la galleria di creature e mostri che non mancano di saper esprimere anche quella parte creepy e nascosta, quell'horror viscerale che tutti i fan giustamente esigono.
Sembra strano ma è una di quelle saghe che potrebbe non finire mai, continuando all'infinito, allargando quella fase di giochi che non vorremmo mai abbattere, quel muro che ci ricorda l'infanzia e con cui questa saga ci ricongiunge, quell'essere al passo coi tempi esprimendosi nel passato, senza dimenticare la crew di attori emergenti funzionalissimi, dove però i più grandi emergono con ancora più spessore, Hopper su tutti, sapendo "uscire di scena" in maniera più che memorabile.



Stranger Things-Seconda stagione


Titolo: Stranger Things-Seconda stagione
Regia: Duffer brothers
Anno: 2017
Paese: Usa
Stagione: 2
Episodi: 9
Giudizio: 3/5

La seconda stagione si apre con un piccolo excursus su tutti i personaggi, dandoci una panoramica della situazione in cui versa ognuno di loro. Mike è alle prese con la dipartita di Undici, mentre Will si troverà nuovamente a dover far i conti con il sottosopra. Dustin e Lucas saranno invece occupati in un simpatico triangolo amoroso con l’arrivo di Maxime, uno dei tanti nuovi personaggi della seconda stagione.
Undici dal canto suo si troverà nuovamente segregata, una prigionia però del tutto diversa. Lo sceriffo Hopper rivestirà, almeno nella prima parte di questo secondo capitolo, il ruolo di padre ipe-rprotettivo e tal volta anche un po’ svitato. Si rinnova il dualismo Steve/Jonathan che vedrà Nancy dividersi tra i due, come visto nella scorsa stagione.
Il nuovo spaventoso nemico farà quindi convogliare l’attenzione di tutti nuovamente sul Hawkins National Laboratory. Una minaccia decisamente più pericolosa e evidente del Demogorgone che metterà a dura prova tutti i protagonisti.

Il mio rapporto con la saga diretta dai Duffer Brothers è doverosamente complessa. La prima stagione mi aveva colpito negativamente senza lasciarmi quelle scariche energetiche di nostalgia ed effetto nostalgico che forse la saga voleva provare a mettere in scena. Troppo senso di dèjà vu su come raccontare gli anni '80 assorbendoli sotto una pluralità di elementi a partire dalle musiche, location e scenari, nuclei famigliari, troppa malinconia per non citare in continuazione film e accessori, tutto in un turbinio di fattori sicuramente colorati e messi in scena alla massima potenza ma che dal punto di vista della storia, della sua complessità e originalità mi lasciavano abbastanza dubbioso.
Ora quella che a detta di tutti è la stagione peggiore delle tre trovo che sia molto ben congegnata, apportando una maturità nel saper descrivere un microcosmo e narrare con più complessità intrecci tra personalità e situazioni marginali comunque fondamentali per quanto concerne il dover sempre rimanere con diverse sotto trame in gioco senza avere mai grossi cali di ritmo.
Personaggi nuovi, un'atmosfera ancora più malsana per quanto la sci-fi appaia meno d'effetto, più calibrata e "realistica" cercando di raffazzonare alcune esigenze di ritmo e di azione della prima stagione.
Genitori adulti e adulti genitori che sembrano rincorrersi, crisi adolescenziali, le prime pulsioni sessuali, l'inibizione, l'arrivo di una nuova creatura dal sottosopra, i laboratori degli scienziati sempre più disgustosi e portatori di segreti ed esperimenti assurdi, Max e Billy.
La mitologia creata dalla coppia di registi è diventata in brevissimo tempo uno degli eventi mediatici più importanti del cinema, perchè ST è cinema, delle serie tv, dell'hype a tutti i costi, della corsa contro il tempo aspettando gongolanti di fronte allo schermo l'arrivo di una nuova pillola rossa. Le visioni di Will, quei tentacoli che rimandano all'orrore cosmico, il percorso di crescita, un complesso rapporto "padre" figlia, i poteri psichici che rimangono ancorati e che si prendono il loro tempo per assaltare lo script e condensare l'azione sviluppandola in modo feroce solo negli ultimi episodi. Il merito più grande di questa appassionate saga sono proprio i personaggi.
Caratterizzare in maniera così esemplare un nutrito gruppo di attori di diverse generazioni e target d'età è un compito difficilissimo al giorno d'oggi quando si insegue la c.g e il lavorare solo sull'azione. Saper scrivere e individuare i punti di forza e far crescere non solo fisicamente ma d'intensità i personaggi è quel merito, quella forza che decreta la maturità in campo di scrittura, sapendo commisurare al meglio attrattiva ed espedienti commerciali. Una perizia nel curare minuziosamente ogni singolo dettaglio e dialogo, senza buttare mai nulla, lasciando sulla linea dei buoni sentimenti e capovolgendo la situazione infilando mostri, creature, incubi, conflitti e poi così tanto cinema e rimandi da Reitman, Spielberg, Dante, Carpenter, King, la fantascienza anni '50 e '60 e una vastissima e ampia e colorata nonchè multiforme commistione di retaggi culturali.




Batman: Bad Blood


Titolo: Batman: Bad Blood
Regia: Jay Oliva
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

In seguito ad uno scontro con il misterioso Eretico, Batman sparisce nel nulla. Dick Grayson decide di sostituirlo ed indossare il manto del Cavaliere Oscuro mentre Damian Wayne torna nel ruolo di Robin. Nella loro crociata per proteggere Gotham City e scoprire che fine ha fatto Bruce Wayne, avranno al loro fianco due nuovi alleati: Batwing e Batwoman.

Jay Oliva al suo attivo è uno dei più prolifici registi d'animazione della Dc. Justice League-The Flashpoint paradox e Justice League-War sono solo alcuni esempi di una fase che ha saputo negli anni riconsolidare un genere, quello d'animazione, trattando i famosi super eroi in maniera tutt'altro che banale. I film in questione hanno una sceneggiatura e una descrizione dei personaggi molto caratterizzata e variopinta, mescolando i generi, senza tralasciare la violenza o le scene di sangue e schiacciando il pedale sull'azione senza renderla eccessivamente priva di senso come è capitato per i film di Sneyder.
Grant Morrison che scrisse la storia, ha subito centrato alcuni punti fondamentali nell'osare, nell'aggiungere co-protagonisti e villain interessanti e completamente avversi a quelle che potevano sembrare le modalità standard degli eredi o i compagni d'avventura del cavaliere oscuro.
C'è tantissima azione, una galleria di personaggi funzionali, una trama complessa e avvincente, un dramma consolidato, tanti colpi di scena e i combattimenti che ancora una volta rimangono uno dei punti fondamentali per Oliva, Geda, e tanti altri, che si rifanno ad uno stile grafico minimalista e una regia ormai fluida e perfettamente congruente con alcune sequenze e piani interessanti.
I villain poi hanno trovato una nemesi speciale, dove abbiamo una sorta di Bane forse ancora più micidiale negli scontri corpo a corpo. Bad Blood non fa mai un passo indietro, osa e sfrutta abilmente il soggetto e la storia di Morrison, si piazza come una sorta di sequel di BATMAN VS ROBIN e continua la strada del successo rimanendo ad oggi una delle storie più belle sul paladino di Gotham.

lunedì 21 ottobre 2019

Ultima legione

Titolo: Ultima legione
Regia: Doug Lefler
Anno: 2007
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Roma è al collasso: Odoacre, generale dei Goti, prende il potere dopo aver invaso la città e confina il giovanissimo Romolo Augusto, ultimo erede della dinastia dei Cesari al confino a Capri assieme al suo misterioso precettore, Ambrosinus. Uno sparuto gruppo di fedelissimi, guidato dal coraggioso Aurelio, parte per una pericolosa missione di salvataggio: è l'inizio di una grande avventura.

60 milioni di budget per un film che non riesce nemmeno a dare una parvenza del bellissimo romanzo di Valerio Massimo Manfredi.
La sfida fallita di ridurre l'epicità ad un film action con alcune incursioni davvero di cattivo gusto (il druido Ambrosinus che fa le magie e combatte quasi a suon di arti marziali).
Gli sceneggiatori si sono messi d'accordo a fare peggio di quanto potessero con un adattamento scialbo che nulla lascia impresso nello spettatore che a questo punto avrà pensato ad un romanzo piuttosto scialbo. Il tema del sacrificio, l'inseguimento che dura quasi tutto il secondo atto, le prove e gli inganni da parte del gruppo capitanato da Aurelio.
Lefler con alle spalle due film mostruosi di una bruttezza assoluta, poteva al massimo partecipare in veste di runner e lasciare a chi di dovere tale responsabilità.
Un film girato male e di fretta dove anche i combattimenti sono resi in maniera indecorosa, il cast è sbagliatissimo fatta eccezione per Kingsley, sempre bravo anche se sembra diventato mago Merlino e il piccolo Cesare che riesce a trasmettere qualche emozione.
Sembra di vedere un film d'avventura degli anni '90, con parte del cast aggiunto che non trova spazio e senso, la psicologia e la caratterizzazione dei personaggi sembra quella riservata ad un pubblico che richiede l'azione a tutti i costi e quando invece venivano descritti molto bene nel romanzo e ancora una volta i cambiamenti riservati ai protagonisti risultano fallimentari e anzichè aumentarne l'immedesimazione portano all'effetto inverso.
Avendo letto il libro da poco sono rimasto basito per come sia stato fatto peggio di quanto potessi immaginare.

lunedì 7 ottobre 2019

Centurion

Titolo: Centurion
Regia: Neil Marschall
Anno: 2010
Paese: Gran Bretagna
Giudizio: 3/5

Un gruppetto di soldati Romani combatte per la propria vita dietro le linee nemiche dopo che la loro legione è stata decimata da un devastante attacco di guerriglieri.

Marschall è uno dei registi più interessanti nel panorama inglese. Un autore avvezzo a generi e modalità differenti di cinema da quello di genere, all'action, al dramma storico, il fantasy Hellboy(2019)il post-apocalittico Doomsday e l'horror Descent e Dog Soldiers.
Centurion è un dramma epico dove si racconta di un episodio storico reale, al tempo della occupazione romana di parte della Britannia, in una storia che ha dei buoni spunti e una componente folkloristica su alcune presunte leggende che stanno dietro la vicenda.
Maschall aveva le idee chiare sul fatto di non voler raccontare i personaggi in particolare, senza stare a caratterizzare e creare una psicologia e delle storie intricate.
Il suo muoversi in questo territorio, per certi versi inesplorato, ha i suoi pregi come quello di puntare quasi tutto sulla componente action realizzando un discreto film lontano e diverso dalle sue opere precedenti dove però non mancano alcuni stilemi del regista e la sua peculiarità di non essere mai gratuito ma facendo vedere la violenza per quello che è quindi di nuovo tanto sangue. Un film che riesce ad essere coinvolgente senza mai deludere da questo punto di vista le aspettative. La vicenda è per quasi tutta la durata una storia di fuga, che viaggia lontano da quel bisogno di alcuni registi di cimentarsi con veri e propri drammi storici adattati da qualche vicenda vera o libri di successo. Qui si è distanti dall'epicità e dalla retorica, ci sono tanti luoghi comuni e stereotipi che affiorano di continuo riuscendo a rimanere un discreto prodotto di genere.

Spider Man-Far from home

Titolo: Spider Man-Far from home
Regia: Jon Watts
Anno: 2019
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Peter Parker torna a scuola, cercando di fare i conti con le catastrofiche conseguenze della guerra tra Thanos e gli Avengers. Lutto e confusione hanno lasciato il segno sul perenne adolescente del Queens, alla vigilia di una vacanza scolastica che porterà la sua classe a visitare alcune delle più importanti città europee, tra cui Venezia e Praga. Lasciata a New York zia May, Peter parte in compagnia del fidato amico Ned e con un piano per dichiarare il suo amore a MJ. Non solo da nuovi rivali romantici dovrà però guardarsi l'Uomo Ragno: il redivivo Nick Fury gli sta alle costole e non ha intenzione di concedere giorni di ferie quando c'è da salvare il mondo. Una nuova minaccia, gli Elementali, insorge dalle viscere del pianeta, e in mancanza degli Avengers Peter è chiamato a supporto di un eroe in visita da una Terra parallela, Quentin Beck.

L'ultimo Spider Man è noioso oltre che possedere una trama così infantile da far rimpiangere i tempi e le opere di Raimi.
Un film oppresso dalla produzione, da tutto quello che è successo in quella fase dove lo spara ragnatele viveva una lunga corsa all'asta tra Sony e Marvel. Dove non ho quasi mai visto un villain così caratterizzato male e con dei dialoghi imbarazzanti. Una prima parte lunghissima che non và da nessuna parte, e l'eroe più amato della Marvel investito di così tanta importanza da diventare il nuovo paladino (beh alcuni nell'ultimo capitolo degli Avengers-Endgame sono morti come i titoli di testa omaggiano) ripetendoci in continuazione che Peter sarà il nuovo Tony Stark, della responsabilità che gravita su di lui, di come la terra sia tornata alla normalità dopo la morte di Thanos e che il nostro Parker sta crescendo sia per quanto concerne gli ormoni (le scenette con MJ sono lunghissime e forzatissime) ma soprattutto che dovrà essere credibile come Iron Man.
Un film estremamente infantile, forse il più teen tra tutti quelli fatti finora, dove non si assapora mai il dramma, il sacrificio, gli inseguimenti sono piatti e non coinvolgono mai come le scelte di Peter che sembrano improvvisate data la velocità con cui si muove e per finire la c.g è onnipresente,
Il 23 film dei Marvel Cinematic Universe punta tutto come l'ultimo Thor-Ragnarok sul divertissement spegnendo il cervello e lasciandoci volare da un ponte all'altro.

mercoledì 2 ottobre 2019

Ultimo dei Mohicani

Titolo: Ultimo dei Mohicani
Regia: Michael Mann
Anno: 1992
Paese: Usa
Giudizio: 5/5

La Guerra dei sette anni è sbarcata oltre oceano. È il 1757. Le colonie americane sono terreno fertile per sangue e morti. Inglesi e francesi si contendono le terre, mentre le tribù autoctone decidono da quale parte schierarsi e a chi giurare una presunta fedeltà. Tra loro anche Nathan, nato inglese e adottato dai Mohicani, corre tra foreste e fiumi in cerca di una pacifica convivenza tra coloni e invasori. Gli equilibri verranno presto spezzati dalla crescente tensione tra le forze europee e dai labili patti che legano gli indigeni ai due schieramenti.

Michael Mann è uno dei miei registi preferiti. Alcuni suoi film potrei vederli in loop in particolare Collateral e questo.
Il film più importante, più ambizioso di un autore che è un vero maestro dell'action, del perfezionismo, di tutto ciò che non dovrebbe mai mancare in una scena d'azione e con alcune sparatorie tra le più belle e sofisticate che il cinema abbia mai avuto modo di vedere.
Tanti fattori in questo film ne decretano un capolavoro indiscutibile, un film storico, una storia d'amore che riesce a non essere mai banale, combattimenti furibondi, sacrifici, soldati immolati, stermini di massa, complotti, alleanze tra culture diverse.
Tutto funziona alla perfezione. Location, costumi, il taglio epico, l'avventura portata ai fasti.
Nathaniel Hawkeye, Chingachgook (che rimane l'ultimo dei Mohicani), Uncas, sono un trio diventato leggenda che corre per le foreste senza indugi, combattono come delle bestie feroci tecnicamente all'avanguardia facendo sfigurare Magua e gli Uroni in un kolossal in grande stile a cui guardandolo più e più volte, mi rendo conto come non manchi davvero nulla e la colonna sonora è tra le più belle della storia del cinema.
Nat interpretato da Lewis in stato di grazia è solo la ciliegina sula torta dove l'incredibile scelta di recitazione abbraccia tutti compresi gli sconosciuti indiani che sembrano metterci l'anima. Fughe e assedi, ricostruzioni minimali, l'affresco estetico della natura con un suo peso specifico, la foresta che per i Mohicani sembra non avere segreti, Mann dimostra ancora una volta e qui più che mai, di riuscire ad unire quei silenzi e quegli sguardi che in pochi secondi, in silenzio, comunicano più di molti dialoghi, riuscendo a creare ancora più pathos e atmosfera.