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venerdì 15 novembre 2019

Battle at Big Rock


Titolo: Battle at Big Rock
Regia: Colin Trevorrow
Anno: 2019
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Ambientato un intero anno dopo che i dinosauri sono stati liberati nel mondo Jurassic World – Il Regno Distrutto, vede una famiglia in campeggio nel Big Rock National Park che ha uno scontro con due dinosauri: un Nasutoceratops e un Allosauro. Per la prima volta, i dinosauri e gli umani sono costretti a coesistere e il terrore è sul menu.

Un corto simpatico e delizioso di otto minuti che raggiunge i punti più alti nei titoli di coda davvero imperdibili soprattutto per quella scena e parlo della creatura degli abissi che noi vogliamo vedere e qui sembra ancora più roboante di quella di Jurassic World girato tra l'altro dallo stesso regista che presto chiuderà la saga.
La famiglia, gli amori, la lotta per la sopravvivenza, il colpo finale prevedibile.
In pochi squisiti minuti Trevorrow infarcisce tutto ovviamente mettendo un target che possa accontentare tutti, come è sempre stato per il franchise, anche se qualche inaspettato momento di violenza come il T-rex che si mette in bocca il cucciolo di triceratopo dimostra un certo coraggio.
E'tutto legato sulla una fase preparatoria di pochissimi minuti per poi diventare una lotta, l'assedio di chi non molla fino a quando non diventa una questione personale di salvaguardia della famiglia.
Ritmo bilanciato, colpo di scena finali che seppur telefonati hanno i propri meriti, azione a gogò, montaggio non troppo agguerrito e un nucleo famigliare che riesce almeno nel compito di risultare credibile.



Stranger Things-Terza stagione


Titolo: Stranger Things-Terza stagione
Regia: Duff brothers
Anno: 2019
Paese: Usa
Stagione: 3
Episodi: 8
Giudizio: 4/5

È il 1985 a Hawkins, Indiana, e il caldo estivo si fa sentire. La scuola è finita e c’è un nuovissimo centro commerciale in città. I ragazzi di Hawkins stanno crescendo e le dinamiche amorose incrinano i rapporti del gruppo, che deve imparare a crescere senza allontanarsi. Nel frattempo il pericolo si avvicina. Quando la città viene minacciata da nemici nuovi e vecchi, Undici e i suoi amici si ricordano che la minaccia è sempre dietro l’angolo e sta crescendo. Ora si dovranno unire e cercare di sopravvivere, ricordandosi che l’amicizia è più forte della paura.

E fu così che ci scappò anche la lacrimuccia. Forse era pure uno degli intenti di questa roboante terza stagione, un fulmine a ciel sereno, un arcobaleno di atmosfere e colori, un passo in avanti rispetto a tutto quello che finora era stato fatto e partorito già comunque con ottimi risultati e intenti.
In otto episodi è così tanta la carne al fuoco, gli eventi, l'azione concitata, i personaggi ancora più complessi e portatori di misteri e forse la stagione che meglio di tutte nella storia del cinema ha saputo riaffondare le sue radici sul concetto di amicizia e riassumere alcuni stereotipi e archetipi rendendoli squisitamente appetibili e deliziosi per tutti i target d'età mettendo d'accordo genitori e figli, coppie, adolescenti, amanti del cinema di genere, nostalgici e tanto altro ancora. Quanto sono importanti i legami, quanto la famiglia, il senso di sacrificio che raggiunge fasti immensi come l'ultimo episodio dimostra. La saga che dalla prima stagione mi aveva lasciato quei dubbi e quelle perplessità sul fatto che fosse così esageratamente nostalgica e fondata unicamente sul gioco cinefilo dei rimandi all’immaginario nerd e cinematografico degli anni Ottanta, lasciandomi interdetto su come potessero andare avanti misurandosi su terreni già intrapresi, luoghi comuni e immaginari già masticati mi ha colpito portandomi a riesaminare tutto l'esperimento della coppia di registi. Eppure se forse gridare al miracolo potrebbe sembrare esagerato, sospendendo l'incredulità lasciando scorrere numerose riflessioni, scene d'azione e non-sense a bizzeffe, l'atmosfera di quest'ultima stagione dimostra di regnare sovrana, creando ancora di più misteri, suggestioni, unioni, rivalità, scontri, misurandosi con personaggi a cui è impossibile non affezionarsi e che crescono in tutto e per tutto con una caratterizzazione sempre più impressionante e umanamente viva, reale e toccante. ST3 è universale per usare un termine che sappia dare senso e provare a toccare tutti i punti, in un mondo ludico dove si passa con incredibile facilità da un estremo all'altro, da una risata ad uno squartamento, da una location all'altra, misurandosi con universi paralleli, creature orrorifiche, possessioni, personaggi indimenticabili, sacrifici e tenendo i sentimenti e le emozioni sempre come capisaldi sapendo toccare importanti fasti per quanto concerne l'empatia e la potenza narrativa.
ST3 è forte quanto sincero, introduce russi simpatici quanto portatori anch'essi di segreti nel sottosuolo, di esperimenti cosmici e diventando altalenanti con la galleria di creature e mostri che non mancano di saper esprimere anche quella parte creepy e nascosta, quell'horror viscerale che tutti i fan giustamente esigono.
Sembra strano ma è una di quelle saghe che potrebbe non finire mai, continuando all'infinito, allargando quella fase di giochi che non vorremmo mai abbattere, quel muro che ci ricorda l'infanzia e con cui questa saga ci ricongiunge, quell'essere al passo coi tempi esprimendosi nel passato, senza dimenticare la crew di attori emergenti funzionalissimi, dove però i più grandi emergono con ancora più spessore, Hopper su tutti, sapendo "uscire di scena" in maniera più che memorabile.



Stranger Things-Seconda stagione


Titolo: Stranger Things-Seconda stagione
Regia: Duffer brothers
Anno: 2017
Paese: Usa
Stagione: 2
Episodi: 9
Giudizio: 3/5

La seconda stagione si apre con un piccolo excursus su tutti i personaggi, dandoci una panoramica della situazione in cui versa ognuno di loro. Mike è alle prese con la dipartita di Undici, mentre Will si troverà nuovamente a dover far i conti con il sottosopra. Dustin e Lucas saranno invece occupati in un simpatico triangolo amoroso con l’arrivo di Maxime, uno dei tanti nuovi personaggi della seconda stagione.
Undici dal canto suo si troverà nuovamente segregata, una prigionia però del tutto diversa. Lo sceriffo Hopper rivestirà, almeno nella prima parte di questo secondo capitolo, il ruolo di padre ipe-rprotettivo e tal volta anche un po’ svitato. Si rinnova il dualismo Steve/Jonathan che vedrà Nancy dividersi tra i due, come visto nella scorsa stagione.
Il nuovo spaventoso nemico farà quindi convogliare l’attenzione di tutti nuovamente sul Hawkins National Laboratory. Una minaccia decisamente più pericolosa e evidente del Demogorgone che metterà a dura prova tutti i protagonisti.

Il mio rapporto con la saga diretta dai Duffer Brothers è doverosamente complessa. La prima stagione mi aveva colpito negativamente senza lasciarmi quelle scariche energetiche di nostalgia ed effetto nostalgico che forse la saga voleva provare a mettere in scena. Troppo senso di dèjà vu su come raccontare gli anni '80 assorbendoli sotto una pluralità di elementi a partire dalle musiche, location e scenari, nuclei famigliari, troppa malinconia per non citare in continuazione film e accessori, tutto in un turbinio di fattori sicuramente colorati e messi in scena alla massima potenza ma che dal punto di vista della storia, della sua complessità e originalità mi lasciavano abbastanza dubbioso.
Ora quella che a detta di tutti è la stagione peggiore delle tre trovo che sia molto ben congegnata, apportando una maturità nel saper descrivere un microcosmo e narrare con più complessità intrecci tra personalità e situazioni marginali comunque fondamentali per quanto concerne il dover sempre rimanere con diverse sotto trame in gioco senza avere mai grossi cali di ritmo.
Personaggi nuovi, un'atmosfera ancora più malsana per quanto la sci-fi appaia meno d'effetto, più calibrata e "realistica" cercando di raffazzonare alcune esigenze di ritmo e di azione della prima stagione.
Genitori adulti e adulti genitori che sembrano rincorrersi, crisi adolescenziali, le prime pulsioni sessuali, l'inibizione, l'arrivo di una nuova creatura dal sottosopra, i laboratori degli scienziati sempre più disgustosi e portatori di segreti ed esperimenti assurdi, Max e Billy.
La mitologia creata dalla coppia di registi è diventata in brevissimo tempo uno degli eventi mediatici più importanti del cinema, perchè ST è cinema, delle serie tv, dell'hype a tutti i costi, della corsa contro il tempo aspettando gongolanti di fronte allo schermo l'arrivo di una nuova pillola rossa. Le visioni di Will, quei tentacoli che rimandano all'orrore cosmico, il percorso di crescita, un complesso rapporto "padre" figlia, i poteri psichici che rimangono ancorati e che si prendono il loro tempo per assaltare lo script e condensare l'azione sviluppandola in modo feroce solo negli ultimi episodi. Il merito più grande di questa appassionate saga sono proprio i personaggi.
Caratterizzare in maniera così esemplare un nutrito gruppo di attori di diverse generazioni e target d'età è un compito difficilissimo al giorno d'oggi quando si insegue la c.g e il lavorare solo sull'azione. Saper scrivere e individuare i punti di forza e far crescere non solo fisicamente ma d'intensità i personaggi è quel merito, quella forza che decreta la maturità in campo di scrittura, sapendo commisurare al meglio attrattiva ed espedienti commerciali. Una perizia nel curare minuziosamente ogni singolo dettaglio e dialogo, senza buttare mai nulla, lasciando sulla linea dei buoni sentimenti e capovolgendo la situazione infilando mostri, creature, incubi, conflitti e poi così tanto cinema e rimandi da Reitman, Spielberg, Dante, Carpenter, King, la fantascienza anni '50 e '60 e una vastissima e ampia e colorata nonchè multiforme commistione di retaggi culturali.




Batman: Bad Blood


Titolo: Batman: Bad Blood
Regia: Jay Oliva
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

In seguito ad uno scontro con il misterioso Eretico, Batman sparisce nel nulla. Dick Grayson decide di sostituirlo ed indossare il manto del Cavaliere Oscuro mentre Damian Wayne torna nel ruolo di Robin. Nella loro crociata per proteggere Gotham City e scoprire che fine ha fatto Bruce Wayne, avranno al loro fianco due nuovi alleati: Batwing e Batwoman.

Jay Oliva al suo attivo è uno dei più prolifici registi d'animazione della Dc. Justice League-The Flashpoint paradox e Justice League-War sono solo alcuni esempi di una fase che ha saputo negli anni riconsolidare un genere, quello d'animazione, trattando i famosi super eroi in maniera tutt'altro che banale. I film in questione hanno una sceneggiatura e una descrizione dei personaggi molto caratterizzata e variopinta, mescolando i generi, senza tralasciare la violenza o le scene di sangue e schiacciando il pedale sull'azione senza renderla eccessivamente priva di senso come è capitato per i film di Sneyder.
Grant Morrison che scrisse la storia, ha subito centrato alcuni punti fondamentali nell'osare, nell'aggiungere co-protagonisti e villain interessanti e completamente avversi a quelle che potevano sembrare le modalità standard degli eredi o i compagni d'avventura del cavaliere oscuro.
C'è tantissima azione, una galleria di personaggi funzionali, una trama complessa e avvincente, un dramma consolidato, tanti colpi di scena e i combattimenti che ancora una volta rimangono uno dei punti fondamentali per Oliva, Geda, e tanti altri, che si rifanno ad uno stile grafico minimalista e una regia ormai fluida e perfettamente congruente con alcune sequenze e piani interessanti.
I villain poi hanno trovato una nemesi speciale, dove abbiamo una sorta di Bane forse ancora più micidiale negli scontri corpo a corpo. Bad Blood non fa mai un passo indietro, osa e sfrutta abilmente il soggetto e la storia di Morrison, si piazza come una sorta di sequel di BATMAN VS ROBIN e continua la strada del successo rimanendo ad oggi una delle storie più belle sul paladino di Gotham.

lunedì 21 ottobre 2019

Ultima legione

Titolo: Ultima legione
Regia: Doug Lefler
Anno: 2007
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Roma è al collasso: Odoacre, generale dei Goti, prende il potere dopo aver invaso la città e confina il giovanissimo Romolo Augusto, ultimo erede della dinastia dei Cesari al confino a Capri assieme al suo misterioso precettore, Ambrosinus. Uno sparuto gruppo di fedelissimi, guidato dal coraggioso Aurelio, parte per una pericolosa missione di salvataggio: è l'inizio di una grande avventura.

60 milioni di budget per un film che non riesce nemmeno a dare una parvenza del bellissimo romanzo di Valerio Massimo Manfredi.
La sfida fallita di ridurre l'epicità ad un film action con alcune incursioni davvero di cattivo gusto (il druido Ambrosinus che fa le magie e combatte quasi a suon di arti marziali).
Gli sceneggiatori si sono messi d'accordo a fare peggio di quanto potessero con un adattamento scialbo che nulla lascia impresso nello spettatore che a questo punto avrà pensato ad un romanzo piuttosto scialbo. Il tema del sacrificio, l'inseguimento che dura quasi tutto il secondo atto, le prove e gli inganni da parte del gruppo capitanato da Aurelio.
Lefler con alle spalle due film mostruosi di una bruttezza assoluta, poteva al massimo partecipare in veste di runner e lasciare a chi di dovere tale responsabilità.
Un film girato male e di fretta dove anche i combattimenti sono resi in maniera indecorosa, il cast è sbagliatissimo fatta eccezione per Kingsley, sempre bravo anche se sembra diventato mago Merlino e il piccolo Cesare che riesce a trasmettere qualche emozione.
Sembra di vedere un film d'avventura degli anni '90, con parte del cast aggiunto che non trova spazio e senso, la psicologia e la caratterizzazione dei personaggi sembra quella riservata ad un pubblico che richiede l'azione a tutti i costi e quando invece venivano descritti molto bene nel romanzo e ancora una volta i cambiamenti riservati ai protagonisti risultano fallimentari e anzichè aumentarne l'immedesimazione portano all'effetto inverso.
Avendo letto il libro da poco sono rimasto basito per come sia stato fatto peggio di quanto potessi immaginare.

lunedì 7 ottobre 2019

Centurion

Titolo: Centurion
Regia: Neil Marschall
Anno: 2010
Paese: Gran Bretagna
Giudizio: 3/5

Un gruppetto di soldati Romani combatte per la propria vita dietro le linee nemiche dopo che la loro legione è stata decimata da un devastante attacco di guerriglieri.

Marschall è uno dei registi più interessanti nel panorama inglese. Un autore avvezzo a generi e modalità differenti di cinema da quello di genere, all'action, al dramma storico, il fantasy Hellboy(2019)il post-apocalittico Doomsday e l'horror Descent e Dog Soldiers.
Centurion è un dramma epico dove si racconta di un episodio storico reale, al tempo della occupazione romana di parte della Britannia, in una storia che ha dei buoni spunti e una componente folkloristica su alcune presunte leggende che stanno dietro la vicenda.
Maschall aveva le idee chiare sul fatto di non voler raccontare i personaggi in particolare, senza stare a caratterizzare e creare una psicologia e delle storie intricate.
Il suo muoversi in questo territorio, per certi versi inesplorato, ha i suoi pregi come quello di puntare quasi tutto sulla componente action realizzando un discreto film lontano e diverso dalle sue opere precedenti dove però non mancano alcuni stilemi del regista e la sua peculiarità di non essere mai gratuito ma facendo vedere la violenza per quello che è quindi di nuovo tanto sangue. Un film che riesce ad essere coinvolgente senza mai deludere da questo punto di vista le aspettative. La vicenda è per quasi tutta la durata una storia di fuga, che viaggia lontano da quel bisogno di alcuni registi di cimentarsi con veri e propri drammi storici adattati da qualche vicenda vera o libri di successo. Qui si è distanti dall'epicità e dalla retorica, ci sono tanti luoghi comuni e stereotipi che affiorano di continuo riuscendo a rimanere un discreto prodotto di genere.

Spider Man-Far from home

Titolo: Spider Man-Far from home
Regia: Jon Watts
Anno: 2019
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Peter Parker torna a scuola, cercando di fare i conti con le catastrofiche conseguenze della guerra tra Thanos e gli Avengers. Lutto e confusione hanno lasciato il segno sul perenne adolescente del Queens, alla vigilia di una vacanza scolastica che porterà la sua classe a visitare alcune delle più importanti città europee, tra cui Venezia e Praga. Lasciata a New York zia May, Peter parte in compagnia del fidato amico Ned e con un piano per dichiarare il suo amore a MJ. Non solo da nuovi rivali romantici dovrà però guardarsi l'Uomo Ragno: il redivivo Nick Fury gli sta alle costole e non ha intenzione di concedere giorni di ferie quando c'è da salvare il mondo. Una nuova minaccia, gli Elementali, insorge dalle viscere del pianeta, e in mancanza degli Avengers Peter è chiamato a supporto di un eroe in visita da una Terra parallela, Quentin Beck.

L'ultimo Spider Man è noioso oltre che possedere una trama così infantile da far rimpiangere i tempi e le opere di Raimi.
Un film oppresso dalla produzione, da tutto quello che è successo in quella fase dove lo spara ragnatele viveva una lunga corsa all'asta tra Sony e Marvel. Dove non ho quasi mai visto un villain così caratterizzato male e con dei dialoghi imbarazzanti. Una prima parte lunghissima che non và da nessuna parte, e l'eroe più amato della Marvel investito di così tanta importanza da diventare il nuovo paladino (beh alcuni nell'ultimo capitolo degli Avengers-Endgame sono morti come i titoli di testa omaggiano) ripetendoci in continuazione che Peter sarà il nuovo Tony Stark, della responsabilità che gravita su di lui, di come la terra sia tornata alla normalità dopo la morte di Thanos e che il nostro Parker sta crescendo sia per quanto concerne gli ormoni (le scenette con MJ sono lunghissime e forzatissime) ma soprattutto che dovrà essere credibile come Iron Man.
Un film estremamente infantile, forse il più teen tra tutti quelli fatti finora, dove non si assapora mai il dramma, il sacrificio, gli inseguimenti sono piatti e non coinvolgono mai come le scelte di Peter che sembrano improvvisate data la velocità con cui si muove e per finire la c.g è onnipresente,
Il 23 film dei Marvel Cinematic Universe punta tutto come l'ultimo Thor-Ragnarok sul divertissement spegnendo il cervello e lasciandoci volare da un ponte all'altro.

mercoledì 2 ottobre 2019

Ultimo dei Mohicani

Titolo: Ultimo dei Mohicani
Regia: Michael Mann
Anno: 1992
Paese: Usa
Giudizio: 5/5

La Guerra dei sette anni è sbarcata oltre oceano. È il 1757. Le colonie americane sono terreno fertile per sangue e morti. Inglesi e francesi si contendono le terre, mentre le tribù autoctone decidono da quale parte schierarsi e a chi giurare una presunta fedeltà. Tra loro anche Nathan, nato inglese e adottato dai Mohicani, corre tra foreste e fiumi in cerca di una pacifica convivenza tra coloni e invasori. Gli equilibri verranno presto spezzati dalla crescente tensione tra le forze europee e dai labili patti che legano gli indigeni ai due schieramenti.

Michael Mann è uno dei miei registi preferiti. Alcuni suoi film potrei vederli in loop in particolare Collateral e questo.
Il film più importante, più ambizioso di un autore che è un vero maestro dell'action, del perfezionismo, di tutto ciò che non dovrebbe mai mancare in una scena d'azione e con alcune sparatorie tra le più belle e sofisticate che il cinema abbia mai avuto modo di vedere.
Tanti fattori in questo film ne decretano un capolavoro indiscutibile, un film storico, una storia d'amore che riesce a non essere mai banale, combattimenti furibondi, sacrifici, soldati immolati, stermini di massa, complotti, alleanze tra culture diverse.
Tutto funziona alla perfezione. Location, costumi, il taglio epico, l'avventura portata ai fasti.
Nathaniel Hawkeye, Chingachgook (che rimane l'ultimo dei Mohicani), Uncas, sono un trio diventato leggenda che corre per le foreste senza indugi, combattono come delle bestie feroci tecnicamente all'avanguardia facendo sfigurare Magua e gli Uroni in un kolossal in grande stile a cui guardandolo più e più volte, mi rendo conto come non manchi davvero nulla e la colonna sonora è tra le più belle della storia del cinema.
Nat interpretato da Lewis in stato di grazia è solo la ciliegina sula torta dove l'incredibile scelta di recitazione abbraccia tutti compresi gli sconosciuti indiani che sembrano metterci l'anima. Fughe e assedi, ricostruzioni minimali, l'affresco estetico della natura con un suo peso specifico, la foresta che per i Mohicani sembra non avere segreti, Mann dimostra ancora una volta e qui più che mai, di riuscire ad unire quei silenzi e quegli sguardi che in pochi secondi, in silenzio, comunicano più di molti dialoghi, riuscendo a creare ancora più pathos e atmosfera.

Goonies

Titolo: Goonies
Regia: Richard Donner
Anno: 1985
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

I Goonies, scatenato gruppo di ragazzini abitanti nel quartiere di Goon Docks, devono dare l'addio alle case dove sono nati e cresciuti: i signorini del club del golf hanno dato lo sfratto alle loro famiglie per radere al suolo il quartiere e costruire nuovi, esclusivi, campi da gioco. Poco prima di andarsene, uno dei Goonies scopre in soffitta una vecchia mappa del tesoro, scritta da un pirata spagnolo del '600. Mettendo le mani sul bottino dell'antico corsaro, i ragazzini potrebbero salvare le loro case.

Per la mia generazione classe '82, I Goonies è semplicemente il film manifesto di un'infanzia, uno dei film più belli ed importanti non solo di quella decade ma, probabilmente, degli ultimi 30 anni.
Un cult movie indimenticabile che ancora oggi riesce ad essere brillante per una vicenda mai banale, un ritmo incredibile, un manipolo di attori e personaggi niente affatto scontati che hanno fatto la storia e alcune scene diventate leggenda così come i dialoghi e la forza della messa in scena.
Il perfetto film d'avventura, un teen-movie come non si sono quasi più visti nel cinema, un duetto che vede Spielberg come produttore e Columbus alla scrittura e una trama capace di unire allo spirito del film di formazione e del viaggio dell'eroe, il tema dell'amicizia, la diversità (il mostro buono), i primi amori e il rapporto con l'altro sesso come qualcosa di gigantesco, una montagna da scalare, e non ultimi i pirati con Willie l'orbo e i tracobbetti.
I Goonies sono diventati nel giro di poco un ricordo indelebile per chi si approcciava a quell'immaginario collettivo degli anni '80 facendoci ricordare quasi tutte le battute a memoria in un continuo di richiami e di cambi di rotta improvvisi e inaspettati.
La forza del film al di là dell'affiatamento degli attori sta proprio nella sua apparente semplicità, trattando una ricerca del tesoro in maniera molto realistica in cui chiunque a quell'età avrebbe voluto farci parte, lottando, scappando dalla banda Fratelli e scontrandosi contro un sistema che vuole togliere le proprie case, i ricordi e i legami con la comunità.
Spielberg come produttore è stato fondamentale per unire gli archetipi del cinema d'avventura con lo spirito action di Donner, in cui sono proprio i pre-adolescenti, i losers, i goony che voleva dire sfigati, a dover lottare per una causa in cui i genitori sembrano rinunciare.

Waterworld

Titolo: Waterworld
Regia: Kevin Reynolds
Anno: 1995
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Dopo lo scioglimento dei ghiacciai, il mondo è ricoperto dalle acque e la società sprofonda nella barbarie. Un eroe solitario, tormentato dalla propria diversità legata a mutazioni genetiche che privilegiano l'adattamento alla nuova situazione ambientale) difende una giovane donna e la figlia di questa dalla tribù degli Smokers: sulla schiena della bambina è infatti tracciata la mappa per raggiungere la terra promessa di Dryland.

Il MAD MAX degli oceani. Waterworld aveva sicuramente dei pregi evidenti trattando una materia per certi versi atipica e originale, un Medioevo nel XXI secolo frutto di un cataclisma che ha causato l’innalzamento delle temperature e lo scioglimento delle calotte polari, portando all'inghiottimento di tutti i continenti e di buona parte della popolazione.
Waterworld è un film distopico costato 175 milioni. Il più grande flop commerciale del cinema degli anni Novanta, un film fantastico-avventuroso spettacolare e fumettistico con una trama di un'ingenuità rara, ma in fondo solo un pretesto per raccontare l'ennesimo viaggio dell'eroe di un meta-umano con le branchie, solo contro tutti, che si lancerà alla ricerca della terra perduta con la bambina che ha tatuato sulla schiena la mappa della terra promessa.
C'è il popolo d'Israele, i sacrifici, le prove, i nemici "Smokers"rubati alla meno peggio dai film di Miller, l'insopportabile Kostner e per fortuna, anche se dosate con il contagocce, alcune creature marine decisamente affascinanti. Per fortuna il film non ha quel contorno e quella natura romantica che con un eroe solitario come Kostner ci si poteva aspettare.
Non macina e trasuda sangue come i film di Miller, ma dal canto suo prova a mettersi in gioco con alcune scene e momenti decisamente gradevoli, ad esempio legato ai freaks che tramite legami di sangue nascono mezzi deformi.
Un film distopico che a distanza di anni riesce comunque ad essere molto gradevole, dal taglio e dalle intenzioni forse troppo epiche e un finale prevedibilissimo come alcuni ostacoli che Mariner dovrà affrontare. Presenta comunque delle sequenze e delle scene d’azione sull’acqua che hanno fatto scuola dal punto di vista tecnico e che restano insuperate da un lato e punti di riferimento insostituibili per realizzarne di nuove dall’altro.

Labyrinth

Titolo: Labyrinth
Regia: Jim Henson
Anno: 1986
Paese: Gran Bretagna
Giudizio: 4/5

Sarah, adolescente sognatrice, una sera in cui rimane sola a casa con il fratellino e innervosita dai suoi pianti, invoca il re degli gnomi Jareth, pregandolo di portarlo via. Toby scompare. Sarah, pentita, corre a riprenderselo affrontando ogni sorta di pericoli: nani, paludi, porte magiche.

Labyrinth è uno dei quei cult che non sfigura mai. Passano gli anni e il film invecchia molto bene. Scritto da Terry Jones e diretto dal padre dei Muppets, il film è una storia d'avventura, una fiaba dark, un viaggio dell'eroina perfetto, una corsa contro il tempo, uno dei fantasy più interessanti della storia del cinema.
Si potrebbe parlare per ore dei meriti del film. Un labirinto spettrale e affascinante, cupo e misterioso, una galleria di personaggi che sono rimasti nel cuore dei cinefili, Jared interpretato dal trasformista Bowie che è diventato leggenda e per finire un semi musical che riesce dove tanti hanno fallito.
E'un film per bambini ma di quelli che consacrano la magia, l'animatronic, i pupazzi, le scelte narrative mai banali, le fiabe riproposte e adattate per un soggetto che riesce a fare meglio di tanti suoi simili, spostando la narrazione su temi adulti e riuscendo a far aderire tutte le componenti in maniera funzionale e divertente con un ritmo che riesce sempre a imporsi e alcune scene indimenticabili.
Tutti i mostriciattoli parlanti in cui s’imbatte Sarah sono stati realizzati partendo dai disegni di Brian Froud, che aveva già collaborato con Jim Henson e Terry Jones in DARK CRYSTAL, un film fantasy del 1982 tutto girato coi pupazzi e in cui nel film in questione tutto viene impreziosito dalla raffinatezza figurativa più europea che americana.
Progetto ambiziosissimo per le tecniche disponibili e realizzato con cura, ne pagò economicamente le conseguenze incassando al botteghino appena la metà dei 25 milioni di dollari spesi per metterlo a punto, per restare eternamente prezioso nella memoria degli amanti di genere.

13 guerriero

Titolo: 13 guerriero
Regia: John McTiernan
Anno: 1999
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Nord e Sud uniti nella lotta, per un'operazione neomitologica che si giova dell'interpretazione convincente di Banderas. Un arabo si allea ai Vichinghi per combattere contro gli sgradevoli Wendol in un'epopea dai larghi orizzonti.

Secondo una leggenda un giorno arriveranno dall’estremo-estremo nord delle forze oscure che porteranno morte e miseria nelle terre di Odino. Questo male potrà essere estirpato solo grazie all’aiuto di 13 guerrieri che volontariamente decideranno di difendere le loro terre al costo della vita. La leggenda vuole che la compagine sia composta da 12 vichinghi e uno straniero.
McTiernan torna all'action epico-avventuroso con una storia abbastanza interessante.
Lo specialista del cinema d'azione in grado di regalare alcuni cult indimenticabili come PREDATOR e Nomads, è qui alle prese con un'idea tratta dall'ennesimo libro di Crichton, che per il cinema si è sempre rivelato una mossa congeniale basti pensare a cosa non è stato Jurassic Park.
Ci sono molte intenzioni e ambizioni, tirare fori dal cappello un viaggiatore iraniano realmente esistito attorno al 900 d.c, e considerato dagli storici contemporanei come uno dei primi intellettuali musulmani ad aver viaggiato fino all’estremo nord e descritto la cultura norrena, mischiarlo con Beowulf (ebbene sì compare anche lui) e una tribù di cannivali dai risvolti orrorifici. Mancava solo Slaine.
Il problema del 13 guerriero è una deviazione e un'aspirazione troppo tamarra dove alcuni scontri e combattimenti riescono addirittura ad annoiare dal momento che il film non si cimenta nella descrizione storica ma si limita a pochi dialoghi, i personaggi vengono appena abbozzati e non caratterizzati a dovere, lo scontro culturale è solo accennato e il resto sono tante prove muscolari.
Sicuramente trattando il tema è sicuramente molto meglio di alcune pellicole sfortunate e dagli intenti discutibili come PATHFINDER o OUTLANDER

domenica 29 settembre 2019

Last action hero

Titolo: Last action hero
Regia: John McTiernan
Anno: 1993
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Il piccolo Danny assiste in anteprima alla proiezione di JACK SLATER IV, il nuovo film di Arnold Schwarzenegger. Un biglietto magico è causa di strane interferenze tra finzione e realtà…

Di fatto uno dei più importanti e il più ambizioso film di McTiernan a parte essere costato moltissimo, segna un punto di svolta nel metacinema e nel genere action riuscendo a regalare a profusione scene indimenticabili, un ritmo forsennato, personaggi memorabili, citazioni colte e altre meno, personaggi che si prendono in giro e tante risate oltre a riuscire a inserire più generi all'interno della stessa pellicola.
Tutti gli amanti di cinema da piccoli sono stati un po Danny, intrufolandosi nei cinema, godendosi estasiati maratone di film a volte vietate ai minori, avendo in testa solo e solamente il cinema.
Last action hero esagera e sembra farlo sempre di più con scene ai limiti della spettacolarità anche se l'elemento di finzione voluto e mai ignorato, è sempre dietro l'angolo in un astuto gioco di forze tra ciò che è reale e ciò che succede dentro al film. Una galleria goliardica e demenziale sarcastica, con stuntmen spericolati, botte da orbi, personaggi iconici che escono dai loro film per incrociare il destino del protagonista
Last Action Hero è diventato un cult amato in tutto il mondo: con un Arnold Schwarzenegger sempre in parte all’apice della sua popolarità. Ma soprattutto il grande merito va alla regia dal momento che in pochi al mondo sono in grado di girare un action come il cineasta di Albany e in questa occasione le scene estremamente spettacolari, che a prima vista potrebbero far storcere il naso per la loro inverosimiglianza e assurdità, in realtà sono funzionali all’obbiettivo della pellicola.
Un film che si supera, che invecchia bene, riuscendo a prendere in giro il mondo di Hollywood e gli stereotipi delle pellicole action anni Ottanta/Novanta.

venerdì 2 agosto 2019

Willow


Titolo: Willow
Regia: Ron Howard
Anno: 1988
Paese: Usa
Giudizio: 5/5

Una regina cattiva vuol uccidere tutte le neonate per sfatare una leggenda sulla fine del suo regno. Ma una neonata si salva grazie al nano Willow, che con l'aiuto di un giovane guerriero sconfiggerà la regina cattiva.

Willow rimarrà sempre un cult, uno dei fantasy più belli di tutti i tempi. Lucas e Howard.
Il risultato è una fiaba virata verso i toni cupi e oscuri, mettendo sulla bilancia scontri tra streghe, spadaccini, troll, draghi a due teste, folletti, popolazione di nani veri, magie, scontri, trasformazioni.
Con alcuni personaggi diventati leggenda come Madmartigan o la crudele strega Bavmorda, Willow regala intrattenimento senza sosta, risultando stucchevole nelle parti romantiche soprattutto tra i nani, ma inserendosi nella galleria dei cult per l'enorme impatto visivo (per quegli anni) il coraggio di osare con battaglie epiche (l'ultima nel castello) e senza lesinare sangue e scene di massacri (come il sacrificio iniziale per salvare Eloradana).
Willow non è esente da imperfezioni, gli stessi effetti speciali soprattutto quando vediamo il drago risultano datati ma la forza del film è un'altra trattando la magia in maniera mai superficiale anche se gli effetti speciali, a cura della “Industrial Light & Magic”, lanciavano definitivamente la tecnica del morphing, fino ad allora solo sperimentata in modo occasionale.
Ci sono tutti gli elementi della fiaba, del film epico, dell'avventura, dell'azione, senza davvero far mancare nulla. L’eroe-Willow che deve compiere un viaggio di formazione, l’aiutante-Madmartigan che lo spalleggerà, il saggio-Raziel che lo guiderà, il nemico-Bavmorda che li cercherà di fermare e le spalle comiche-folletti che devono rendere il tutto child friendly. Inutili e gratuiti nonchè scontati i continui rimandi o paragoni alla saga di Tolkien. Willow gode di vita propria inventandosi un suo mondo con le sue regole.
Willow è un classico senza risultare mai un'opera mediocre nonostante non ami Howard come regista ma vedendolo più come un mestierante senza immaginazione.

giovedì 18 luglio 2019

Dark Crystal


Titolo: Dark Crystal
Regia: Frank Oz
Anno: 1983
Paese: Usa
Giudizio: 5/5

Due gruppi ben distinti: i Cattivi e i Buoni. L'ultimo superstite dei buoni parte alla ricerca di un frammento di Cristallo Nero dal quale dipende la vita. Fra avventure di ogni genere, farà amicizia con una giovane che lo aiuterà nella ricerca. Essa morirà, ma grazie al Cristallo Nero rivivrà e lo aiuterà a sconfiggere i cattivi.

Quando parliamo di fiabe, parliamo di fantasy, di Animatronic, di pupazzi, di tutto ciò che hanno regalato gli anni '80 con alcuni cult indimenticabili che ancora oggi non sfigurano di fronte alle mega produzioni hollywoodiane. Oz è un nome che almeno nella prima parte della sua filmografia aveva le idee chiare su quale tipo di cinema rappresentare diventando famoso con la serie e i personaggi dei Muppets.
Magia, avventura, sacrificio, viaggio dell'eroe, mentori, aiutanti magici e tutti i caratteri tipici della struttura narrativa, tutti quegli archetipi necessari trovano in questo affascinante film, alcuni momenti e tratti originali scanditi da una musica ipnotica, uno stile lento e arricchito da tutti quei particolari con cui vengono mosse le marionette (interessante la modalità con cui il gheflin protagonista parla senza aprire bocca, quasi una voce narrante di se stesso).
Il Dark Crystal narra di una profezia come spesso capita nel genere riuscendo tuttavia a far rientrare diversi temi e sotto testi anche rilevanti e in chiave politica diventando una favola al contempo decadente e sfarzosa, intrisa di una lotta per il potere, di un popolo schiavizzato, diventando colto in diversi momenti e in altri semplicemente lo specchio dei tempi vissuto su un altro universo gemellato al nostro.
Insieme a WILLOW, LABYRINTH, Legend(1985), Ultimo unicorno, il film di Oz forma la cinquina dei formidabili e più bei fantasy degli anni '80

Monkey King: The Hero is Back


Titolo: Monkey King: The Hero is Back
Regia: Xiao Peng Tian
Anno: 2015
Paese: Cina
Giudizio: 3/5

Nell'antichità il Re Scimmia sfidò gli dei e per questo venne imprigionato sotto la Montagna. 500 anni dopo, un orfanello in fuga da un villaggio devastato da mostri libera per caso Sun Wukong e crede si tratti del Re Scimmia, suo mito d'infanzia.

Anni fa lessi un testo fondamentale per la mitologia, il folklore e le leggende cinesi.
Lo Scimmiotto di Wu Ch'eng-en. Lì dentro erano riassunte tutte le idee poi prese dai vari Dragon Ball di Akira Toriyama con cui è diventato famoso e ricco in tutto il mondo.
Ora nel corso degli anni il cinema orientale ha cercato di portare su grande schermo le gesta dell'eroe simbolo di un paese con risultati altalenanti in cui vista la tematica trattata e gli scontri con creature di altri mondi, non era per ragioni di budget una scelta semplice.
L'animazione forse da questo punto di vista è sembrata una scelta logica e più facile per inserire una pluralità di elementi all'interno della stessa opera.
L'esordio di Peng Tian, non è certo quell'opera indimenticabile che tutti ci aspettavamo ma di certo ha un suo perchè, una sua peculiarità e uno sguardo funzionale su come sprigiona la vicenda.
Con una storia piuttosto scontata e infarcita di stereotipi, il film riesce ad avere un buon ritmo e delle convincenti scene d'azione seppur il budget per l'opera non sia poi così alto.
Il target si avvicina più ai film per bambini e adolescenti che non per un pubblico maturo che magari nelle scene d'azione si aspettava maggior enfasi, spesso limitata soprattutto dal personaggio dell'orfanello che rischia e spesso lo fa, di mettere in ombra il carattere esplosivo e la natura selvaggia del Re Scimmia.
Da questo punto di vista rimane encomiabile la voglia e lo sforzo di un autore e di un paese che come il cinema cinese odierno e non solo, sembra finalmente poter narrare quelle tradizioni che per lunghi decenni sono state considerate tabù. Sperando in questo coraggio possiamo aspettarci in futuro film di genere e horror basati sulle leggende e molto altro ancora di una delle culture più antiche del mondo.
Il film poi sembra essere una sorta di prequel di quel dittico firmato da una copia di registi che non merita presentazioni con due titoli davvero divertenti, suggestivi e ricchi d'azione JOURNEY TO THE WEST:CONQUERING THE DEMONS, JOURNEY TO THE WEST:DEMON CHAPTER e infine Journey to the west – Demon strike o ancora League of God







martedì 2 luglio 2019

Moschettieri del re-La penultima missione


Titolo: Moschettieri del re-La penultima missione
Regia: Giovanni Veronesi
Anno: 2018
Paese: Italia
Giudizio: 2/5

1650 (o suppergiù). Dopo trent'anni di onorata attività al servizio della casa reale i quattro moschettieri hanno abbandonato il moschetto e sono invecchiati: D'Artagnan fa il maialaro e ha il gomito dello spadaccino, più un ginocchio fesso; Athos si diletta con incontri erotici bisex ma ha un braccio arrugginito e un alluce valgo; Aramis fa l'abate in un monastero e non tocca più le armi; e Porthos, dimagrito e depresso (ma lui precisa: "Triste e infelice"), è schiavo dell'oppio e del vino. Ciò nonostante quando la regina Anna d'Austria, che governa una Francia devastata dalle guerre di religione al posto del dissennato figlio Luigi XIV, li convoca per affidare loro un'ultima missione, i moschettieri risalgono a cavallo, di nuovo tutti per uno, e uno per tutti.

E ora di stendere un velo pietoso anche sull'ennesimo adattamento, in chiave elementare, del romanzo immortale di Dumas. La commedia all'italiana post contemporanea degli ultimi vent'anni (quella per intenderci spocchiosa e tamarra) vs la commedia all'italiana che ci ha fatto conoscere in tutto il mondo.
Questa nuova tendenza, quasi come un marketing del remake, sta facendo ancora una volta conoscere gli aspetti peggiori del nostro paese e del nostro cinema senza però inquadrarli con una lente che ne colga paradossi e limiti e corruzione ma bensì una tendenza a stravolgere quanto di meglio abbiamo dandone una maschera ignorante con un'ironia volgare e inutile che manca l'obbiettivo principale: coinvolgere e far ridere senza risultare troppo stupido.
Veronesi purtroppo è stato uno dei registi che ha distrutto maggiormente il nostro cinema relegandolo ad effimero accessorio con stupide storie d'amore e manuali di come non si dovrebbe girare un film.
Spiace. In primis per il cast che a parte Mastrandrea vedeva tutti perfettamente in parte anche se per quanto concerne la parlata e i dialoghi, Favino, con questo suo bisogno di ritagliarsi dialetti di ogni tipo ha grattato il fondo in più scene risultando e riciclando la maschera del rifugiato nel monologo a Sanremo.
Qualcuno poi ha provato a compararla all'Armata Brancaleone del passato. Stendiamo un altro velo pietoso. Nel film e nel regista manca prima di tutto il pathos quello che in una storia del genere per quanto la si voglia rendere fantasma di se stessa come un'auto parodia con il risultato che lo spirito dissacrante non riesce mai a graffiare a dovere e dove le scene rocambolesche di combattimento costantemente sospese tra azione e comicità, non convincono mai risultando quasi dei tentativi amatoriali così come la scenografia palesemente finta e che nemmeno per un istante riesce a catapultarci in quel periodo.


lunedì 17 giugno 2019

Storia infinita


Titolo: Storia infinita
Regia: Wolfgan Petersen
Anno: 1984
Paese: Germania
Giudizio: 5/5

Tratto dal best-seller di Michael Ende, la storia del piccolo Bastian che, dopo la morte della mamma, non va a scuola e preferisce leggere libri fantastici. La "storia infinita" comincia quando, rifugiatosi in soffitta per un giorno e una notte, rivive la favola del libro identificandosi nel protagonista. Un piccolo arciere, in lotta affinché il "Nulla" non distrugga il "Tutto".

La Storia infinita oltre ad essere un cult per la mia generazione è diventato uno di quei film d'avventura/fantasy entrati nell'Olimpo in cui tutte le tematiche e gli archetipi sembrano essersi dati appuntamento. Pochi ci sono riusciti. E'in assoluto il più bel film di Petersen, insieme a quelli che sono stati i capolavori del periodo: RITORNO A OZ, FIRE AND ICE, STORIA FANTASTICA, LABYRINTH, NAVIGATOR, LEGEND.
Il merito più grande è stato senza dubbio, insieme al film di Heston, quello di spiegare ad un bambino con le immagini quanto sia sottile il filo tra realtà e immaginazione, probabilmente una lotta che continua a non avere muri che dividano le due sfere ma lasciandole convivere armoniosamente senza fare l'errore di credere nel soprannaturale ma immaginarlo possibile, questo sì.
Un film di formazione in grado di appassionare tutti i target, regalare momenti epici, personaggi indimenticabili, scene sinistre capaci di trasmettere paura al momento necessario e tanti altri motivi tra cui alcune creature in Animatronic che sono diventate storia, una colonna sonora da urlo, il fatto di non essere troppo sdolcinato e probabilmente per un bambino un'esperienza totale Inoltre tra i tanti messaggi lanciati da Ende quella premura di comunicare ai ragazzi come la lettura fosse necessaria e fondamentale per ampliare l'immaginazione e la fantasia.
Pochi altri film hanno saputo raggiungere livelli così alti dove niente e lasciato al caso, tutto funziona come per causa effetto senza momenti macchinosi e regalando le più belle ore d'intrattenimento di sempre.
Gli sceneggiatori furono abili nel trattare solo la prima parte del romanzo, facendo molta attenzione come capitava per i libri per ragazzi, di fiabe o di storie in generale a sottolinearne gli aspetti più ludici e divertenti mettendo da parte gli scenari più tetri e cupi. Petersen ha messo insieme ambo le parti finendo per fare un film molto più complesso nella sua apparente semplicità, mostrando il villain più potente della storia del cinema e lasciando il suo servo più inquietante di sempre, Gmork. Rimangono alcune scene e alcune scelte ancora con un certo alone di mistero come le leggende dietro il Fortunadrago Falcor, il rapporto di Bastian con l'imperatrice Bambina e un finale che colse tutti di sorpresa per il suo mischiare così bene regno umano e regno fantastico.

Into the wild


Titolo: Into the wild
Regia: Sean Penn
Anno: 2007
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Il viaggio alla ricerca di sé di un ragazzo appena diplomato. Direzione, con “biglietto” di sola andata: l’Alaska. Dal romanzo di Jon Krakauer.

Into the Wild è un film spesso sopravvalutato. Quasi un film manifesto per generazioni di giovani figli della televisione e del consumismo inebetiti che guardando alle gesta del protagonista come un mito della caverna dove possano finalmente uscire dalla loro vita noiosa e vedere fuori cosa offre il mondo. Penn è furbo e ha creato quello che per i giovani è tata la Beat Generation.
Sean Penn è un attore e regista estremamente sopravvalutato, un uomo furbo ed egoista che come tanti attori di successo a preso parte a progetti internazionali dimostrando a se stesso che voleva aiutare gli altri e salvare il pianeta. Questo viaggio on the road, alla fine non è altro che una via di mezzo spicciola tra Siddartha e la Beat Generation.
Ne esce uno spaccato che seppur con alcune abili intuizioni o meglio verosimiglianze con la realtà (è parlo della parte migliore del film, il finale, oltre che i luoghi e la natura) rimane combattuto proprio nella parte legata agli intenti. Cosa vuole davvero raccontare il film che non hanno già fatto molti documentari tra l'altro con molta più esperienza sul campo e non improvvisati a dovere.
Into the wild è un film che va ad esplorare i vicoli più profondi dell'animo umano, un film intriso di contemplazione emozionale suggellato da una ribellione spirituale che però lascia insoddisfatti come se tutta l'operazione abbia in realtà ben altri intenti e tutto accade troppo velocemente senza dare i giusti spazi al protagonista che appare continuamente sballottato da una parte all'altra senza cognizione di quello che sta realmente succedendo.

venerdì 14 giugno 2019

Quinto Elemento

Titolo: Quinto Elemento
Regia: Luc Besson
Anno: 1997
Paese: Francia
Giudizio: 4/5

New York, XXIII secolo: Korben Dallas è un ex soldato che ha abbandonato le armi e lavora come tassista. La sua banale esistenza subisce una svolta quando nella sua vettura piomba una giovane donna, Leeloo, che parla una lingua sconosciuta: la ragazza si rivelerà essere una pedina fondamentale per l'equilibrio e le sorti dell'universo.

Prima ancora dell'esistenza dei live action, quando si pensa al film che meglio ha sposato il fumetto e il cinema sci fi, la risposta per tutti coloro che vogliono godere appieno del cinema come mezzo di puro intrattenimento non può che essere IL QUINTO ELEMENTO
Un film decisamente esagerato, eccessivo, che non sembra fermarsi mai, anzi, spingendo il più possibile via via che la narrazione procede in una visione a tratti eccessiva con l'unica funzione di portarti al collasso. Un film che se ne frega di tutte le regole oltre l'ennesima potenza dove Willis poteva tornare ad essere il bad guy di sempre e la Jovovivh dimostrava di essere la Dea in terra più figa che il cinema avesse mai contemplato.
Un film che omaggia cinema e letteratura, musiche e mode, spazia tra universi differenti, sfoggia una galleria di personaggi fantastici e poi riesce al contempo a creare una storia d'amore e il messaggino furbo ed ecologista per salvare il pianeta e l'universo. In più abbiamo il Villain più forte e cazzuto dell'universo cinematografico (Il Nulla della STORIA INFINITA), un'entità imbattibile, scavalcando il buon lavoro condotto per l'ennesima volta da una delle maschere più geniali del cinema ovvero Gary Oldman che anche in questo caso come LEON ricicla un villain cattivo.
Un film che rispetto all'accozzaglia di mega blockbuster che stanno uscendo negli ultimi anni aveva delle pretenziosità e una spocchia niente male, banalmente per il semplice fatto che il cinema francese, uno da sempre dei più importanti al mondo, non aveva nessuna forte tradizione di cinema sci fi alle spalle, ma solo la voglia e il talento ma diciamolo pure, l'arroganza e l'orgoglio di un regista che ha creato un suo mondo fatto di numerosissimi accessori per lo più saccheggiati proprio dalla settima arte.
Besson dopo NIKITA e LEON non doveva dimostrare più nulla beccandosi 90 milioni che fino a quel momento in Europa erano il budget più alto mai visto. Breve storia felice. Alla Gaumont andò bene, il film incassò parecchio, praticamente ovunque nel mondo.
Besson ci ha messo davvero tutto in questa esplosiva forma d'arte e d'intrattenimento stupendo come meglio poteva e sforzandosi fino all'ultimo con invenzioni nuove, cimentandosi e andando al cuore del bisogno godereccio dello spettatore, ovvero promuovendo l'azione e l'atmosfera e lasciandosi alle spalle struttura e verosimiglianza che fin da subito sappiamo essere presi molto alla lontana con tanti dialoghi per fortuna non esageratamente epici, tanta ironia e per finire alcune metafore mica da ridere