Visualizzazione post con etichetta Animazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Animazione. Mostra tutti i post

giovedì 18 ottobre 2018

Krokodyle


Titolo: Krokodyle
Regia: Stefano Bessoni
Anno: 2011
Paese: Italia
Giudizio: 2/5

Giovane film-maker di origini polacche, Kaspar Toporski trascorre le giornate tra disegni, appunti e profonde immersioni in un mondo immaginario verso cui è sempre più attratto. Anche le frequentazioni di una fotografa ossessionata dalla morte, di un regista coetaneo incapace di superare il trauma di un brutto esordio e di un sarto più che singolare finiranno nel film che girerà su se stesso con lo scopo di mettere un po' d'ordine dentro.

Krododyle è uno dei quei film che per certi versi ti fanno proprio incazzare.
Dalla sua ha la stop motion e i pupazzetti fatti semplicemente in modo divino.
Una musica che sembra uscire da quei carillon del passato e tante altre piccole cosucce simpatiche e intime che forse fanno parte proprio di quella creatività e immaginazione che qui non ho visto.
Il problema tolte le scene d'animazione, è tutto il resto di cosa non succede nel film, o di come è studiato a tavolino per annoiare lo spettatore, riuscendoci.
Sembra voler trovare quelle atmosfere intimiste che ricordano il nostro cinema del passato, usando la forma del diario intimo per fare le sue confessioni, ma senza averne la benchè minima forza o un soggetto alla base che risultasse interessante nonostante spesso abbiamo semplicemente la telecamera di fronte al protagonista che parla e ammorba il pubblico.
E poi non è un horror quando invece è vero che è fatto di bambole e marionette, dove i coccodrilli sono in grado di controllare il tempo. Da buon outsider Bessoni cerca di ritrarre Kaspar come in fondo è lui, cercando nell'atto creativo una possibile fuga da una società che non può e non vuole includerlo. Da qui la scelta di trovare altri come lui, dalla fotografa folle, al suo amico regista intellettuale fatto e finito. Un elemento interessante anche se lasciato lì è il narratore iniziale, un omuncolo nato dagli esperimenti cripto zoologici.




domenica 14 ottobre 2018

Father and Daughter


Titolo: Father and Daughter
Regia: Michaël Dudok de Wit
Anno: 2000
Paese: Olanda
Giudizio: 5/5

Un padre dice addio alla sua giovane figlia...

Credo che ci troviamo di fronte ad uno dei più toccanti cortometraggi mai realizzati.
Fazzoletti alla mano e via.
In una circolarità sorprendente De Wit in maniera minimale, silenziosa ma accompagnata da note struggenti ci mostra il rapporto intimo e speciale di un padre con la figlia che insieme percorrono, giorno dopo giorno, una lunga strada circolare pedalando.
Essenziale, evocativo di una certa malinconia, un viaggio nei ricordi, un fascino per un racconto umano e toccante che riesce a colpire proprio nei sentimenti e nelle emozioni.
Un tema che comincia a tratteggiarsi come quello della separazione e della mancanza, con pochi sapienti tocchi.
Le stagioni altro non sono che foglie al vento e campi di grano; le stagioni emotive, invece, girano coi raggi di una bicicletta
Un finale aperto e toccante raggiunge l'apice e sancisce in 9' un corollario perfetto di immagini con un'animazione semplice che riesce a far risaltare ancora di più l'atmosfera nostalgica di questa squisita opera.

Dream Walker


Titolo: Dream Walker
Regia: Tom DeLonge
Anno: 2014
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Poet Anderson: The Dream Walker racconta il viaggio di un eroe. Poet Anderson è un Sognatore Lucido, una persona dotata della consapevolezza in tempo reale di stare sognando. Le sue capacità uniche lo spingono ad esplorare un mondo oscuro e profondamente affascinante, dove non soltanto incontra la sua guida e il suo protettore, il Dream Walker, ma anche il suo peggiore incubo, il Night Terror. Quando la realtà e il mondo dei sogni collidono, Poet deve farsi coraggio e diventare l’eroe che è destinato ad essere.

Un corto di 14' dal ritmo fenomenale capace di non fermarsi un attimo passando da una location ad un'altra. Un fantasy ipnotico e dai colori sgargianti che mostra questo simpatico ragazzo che avendo il potere di camminare nei sogni esplora realtà e mondi diversi per debellare gli incubi sotto forma di mostri enormi.
Un crescendo dinamico che a quanto pare è stato creato con lo scopo di promuovere un album musicale di uno dei vecchi membri di una pessima band come i Blink 182 (purtroppo adorati dalla massa). Sembra per certi aspetti come tipo d'animazione quella usata già da Damon Albarn nei Gorillaz e contando che parla solo la c.g mi aspettavo per certi aspetti un lavoro scarso e deludente.
Giustamente l'unica nota che si può fare al corto e che narrativamente è inconcludente, Poet potrebbe andare avanti all'infinito, non sappiamo nulla di lui e nulla ci è dato sapere.

venerdì 12 ottobre 2018

When black birds fly


Titolo: When black birds fly
Regia: Jimmy ScreamerClauz
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

When Black Birds Fly racconta un’unica storia, ambientata in una città fittizia, una società distopica dominata da un certo Caino, considerato come una divinità, un novello Messia, che ha costruito attorno alla città di Heaven un muro, al quale è severamente vietato anche solo avvicinarsi. Cosa si nasconde al di là di questo confine? Cosa c’è di così terribile dall’altro lato? Perché i cittadini di Heaven, un paese in bianco e nero, nel quale l’unica nota di colore sono i cartelli quasi propagandistici di Caino e poco altro, devono tenersi lontano da questo orribile muro? A scoprirlo saranno due bambini, il piccolo Marius e la sua compagna di scuola Eden, che per aiutare un gatto in difficoltà raggiungeranno questo territorio misterioso, attraverso un buco, ritrovandosi in un mondo delirante e disgustoso.

Dopo l'efferato WHERE THE DEAD GO TO DIE che definivo un trip allucinato, qui l'effetto delle sostanze continua diventando più politicamente scorretto, prende come chiave escatologica la religione cristiana fondendola con alcuni miti pagani e con una importante anche se eccessivamente malata lo ripeto metafora politica.
Un film difficile da guardare fino alla fine, vuoi le musiche disturbanti, il montaggio che a volte sembra un viaggio in funghetto oppure i colori e lo stile d'animazione che rischiano di far venire una crisi epilettica.
Dio, Caino, Eva, il Paradiso, l'Inferno. A questo giro ScreamerClauz sembra essersi proprio incazzato chiamando in cattedra tutti per un suo giudizio finale direi esageratamente nichilista.
Un film dove succede di tutto, perversioni, gore, scene splatter e grottesche, momenti onirici a profusione, personaggi inquietanti, animali che prendono droghe e si trasformano, allo stesso tempo però risulta indubbiamente meglio strutturato soprattutto grazie ad una struttura unitaria e non antologica che riesce ad interessare maggiormente e riesce a regalare, a sorpresa direi, dei colpi di scena niente male soprattutto nella mattanza finale.
E soprattutto la simbologia, la scenografia a compiere i maggiori passi in avanti a cominciare dal bianco e nero che viene usato per il Paradiso, un luogo fatto di ombre ed incubi, in cui tutti sono castrati dove gli sposi non possono nemmeno guardarsi nudi e per ottenere un figlio devono far parte di una grottesco rituale di auto-mutilazione da parte dei genitori in onore del dittatore Caine facendo manifestare un figlio già parzialmente cresciuto a partire da una strana larva psichedelica. All’interno del Paradiso le uniche cose colorate sono i poster di Caino e pochissimi altri elementi.
I colori fluo, d’altro canto, appartengono all’Inferno, un mix di psichedelia che si sposano alla perfezione con l’atmosfera dionisiaca e violenta del luogo.
Tutto il film si pone come un’allegoria del totalitarismo e soprattutto della corruzione e dell’incoerenza nella religione cristiana.
Tutto il film continua con parti mostruosi dove a sentir dire dal regista tutto il film è stato creato e composto sotto l'effetto di sostanze e nessuno stenta a crederlo contando che andando avanti nelle creazioni malate abbiamo Dio rappresentato come un uomo tra le nuvole, con una grossa corona ed al posto del volto una sfera di vetro, un Dio incazzato che non ci metterà molto a fare stragi appena si impossessano della sua donna e poi il frutto del peccato, una bacca che crea allucinazioni a chi la mangia.
Dunque fede bigotta con conseguente senso di colpa inculcato negli esseri umani servi in più una religione estremista assieme al potere tirannico che viene esercitato sul popolo, spesso senza che questo se ne accorga. Caino sottomette il popolo senza alcun rispetto e cela a tutti la verità, mentre gli abitanti del paradiso lo reputano un salvatore e credono in lui ciecamente, senza la benchè minima ombra di dubbio.
E'una favola malata ma che ai giorni nostri assurge quasi a verità.

1001 nights


Titolo: 1001 nights
Regia: Mike Smith
Anno: 1998
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

1001 nights è un corto d'animazione di circa ventitrè minuti realizzato nel 1998, ispirato a un artbook di Amano Yoshitaka.
Fatta eccezione per una breve introduzione in inglese, nel film non ci sono dialoghi, la storia è interamente narrata attraverso la musica e le immagini in un continuo rimando di coreografie balletti, danze e intrecci tra i due unici e assoluti protagonisti.
Una storia in realtà aperta, senza uno sviluppo preciso, dal momento che è in tutto e per tutto un viaggio onirico scandito dalla musica che sembra ricordare per certi aspetti FANTASIA.
1001 nights tratta di sogni intrecciati di due giovani (la principessa Budu e il principe Kamar) una donna e quello che a tutti gli effetti sembra un demone, che sulle orme del mito di Apollo e Dafne, si rincorrono disperatamente in un valzer amoroso ed erotico di continua metamorfosi e come un sogno non prevede uno svolgimento interamente coerente in termini di narrazione.
L’atmosfera onirica è ricreata mediante un’animazione fluida, visionaria e strettamente legata alla colonna sonora. Di più non accade, l'animazione in alcuni punti sembra ripetersi o meglio non ha l'intento di soffermarsi su altro rendendo in alcuni punti, nonostante la durata, eccessivamente prolisso in un continuo scontro tra opposti.


martedì 25 settembre 2018

Asparagus


Titolo: Asparagus
Regia: Suzan Pitt
Anno: 1979
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Una riflessione simbolica su questioni di sessualità femminile, arte e costrutti identitari. Nelle parole di Suzan Pitt, è “un poema visivo sul processo creativo” che “accompagna gli spettatori attraverso la sua ricerca dell’essenza delle forze creative che governano e guidano la nostra esistenza”.

Asparagus nella sua sinteticità approfondisce alcune tematiche sulla la situazione della donna dandole sfumature e risaltandone i desideri e il modo di comunicare.
Grazie al sapiente uso dell'animazione e della stop motion, la Pitt lavora su una tematica straziante, onirica e spiazzante attraverso soprattutto l'immaginazione e le sue rappresentazioni e andando a scandagliare tutti quei non detti o quelle paure inconsce che quasi mai i registi si prendono la briga di osservare. Un viaggio verso un continuo ed ininterrotto fantasticare in uno scenario che sembra proporre forme falliche passando da uno scenario all'altro ed arrivando fino ad un'atmosfera subacquea, tra oggetti quasi di corallo, ad una nutrita serie di immagini simboliche, fino ai tanti tragitti attraverso la città in cui i sogni s'interrompono come in apnea, tra la folla degli altri che sono dipinti diversamente. Molto femminile il tratto intimista della regista che metaforicamente e non usa una galleria di immagini evocative e potenti come a risaltarne lo scopo e il significato.
Una prigione privata di sogni confusi che portano all'incapacità di concentrazione, di un desiderio represso di espressione, del sesso interiorizzato di una donna in soli venti minuti.


Suicide Squad-Un inferno da scontare


Titolo: Suicide Squad-Un inferno da scontare
Regia: Sam Liu
Anno: 2018
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Amanda Waller, la direttrice del penitenziario Belle Reve assembla nuovamente una Squadra Suicida con il compito di recuperare a ogni costo un potentissimo oggetto mistico. Nella squadra, oltre a Deadshot, Captain Boomerang e Harley Quinn, vi sono anche i nuovi arrivati Copperhead, Killer Frost e il maestro delle arti marziali, Bronze Tiger.

Di nuovo prendo atto che la Dc e la Warner dovrebbero continuare a fare solo film d'animazione.
SUICIDE SQUAD nasce forse con l'esigenza di far luce su un film molto brutto uscito con attori in carne e ossa che non riesce nemmeno a scalfire la corazza di questo intenso e violentissimo film.
Anche se qui il protagonista per certi versi è Deadshot e tanti altri anti eroi non vengono presi in esame, il film dalla sua ha una storia molto interessante, con diversi colpi di scena, un'adrenalinicità intensa e un ritmo che dall'inizio alla fine non si ferma mai regalando uccisioni a gogò, arti e teste che esplodono e carneficine come non abbiamo mai visto e non vedremo mai nei film in carne e ossa.
Anche questa è una peculiarità su cui l'animazione può prendersi delle libertà che spesso i film che escono al cinema non hanno.
Soprattutto il villain di turno per assurdo sembra essere proprio Amanda Waller che tiene in ostaggio i nostri con un ordigno capace di far esplodere la testa (per certi versi sembra il ricatto che il presidente degli stati uniti fa a Jena Plissken anche se lì è un veleno) e come a voler dire che spesso i cattivoni sono quelli che stanno al vertice del potere e non invece i criminali.


lunedì 10 settembre 2018

Blood tea and red string


Titolo: Blood tea and red string
Regia: Christiane Cegavske
Anno: 2006
Paese: Usa
Giudizio: 5/5

Gli aristocratici Topi Bianchi commissionano alle popolane Creature-che-vivono-sotto-la-Quercia la realizzazione della bambola dei loro sogni. Quando l'opera è completata le Creature si innamorano della bambola, rifiutandosi di consegnarla. I Topi decidono allora di optare per il rapimento: alle Creature toccherà così avventurarsi in un viaggio fantastico popolato di incontri alla ricerca della loro amata.

La fiaba per adulti firmata in stop-motion dalla regista di Portland ha richiesto qualcosa come 13-15 anni per vederla realizzata. Un'opera immensa permeata da un'atmosfera esoterica, una colonna sonora sconvolgente e con tante melodie che sembrano uscite da culti pagani sconosciuti.
Cegavske crea una sua personale e surreale giostra di personaggi zoomorfi, piante, fiori, e ovviamente una bellissima bambola da cui come per l'arrivo di una donna pura e immacolata si crea lo scontro in cui le creature che vivono sotto la terra non solo non vorranno più separarsene ma arriveranno a trattarla come una dea crocifiggendola alla quercia in cui abitano.
La storia narra della lotta, all’ombra della Grande Quercia, fra il dispotico topo bianco dagli occhi rossi e i sui sudditi, uno strano incrocio fra pipistrelli, corvi e scoiattoli, per il possesso della bambola creata da questi ultimi.
Una fiaba magica, simbolica e oscura priva di dialoghi che segna un altro passo importante nell'underground dell'animazione.
Come dicevo al di là dello stile è la colonna sonora a farla da padrona con la partitura musicale composta ed eseguita da Mark Growden che non solo accompagna questo inquietante e meraviglioso sogno animato ma lo fa dandogli ancora più risalto in moltissime scene madri.
Blood tea and red string dovrebbe costituire il primo capitolo di una trilogia ancora in corso d’opera, della quale per il momento esiste solo la seconda parte intitolata SEED IN THE SAND.
Christiane Cegavske possiede un immaginario decadente, carico di simbologie e archetipi ancestrali, che richiamano l’Alice di Lewis Carroll, Alan Moore, i racconti di Angela Carter, tanto Svankmajer e sono intrisi di un mondo fiabesco delicatamente inquietante, fatto di tassidermia, merletti e porcellane.
Le sue creature animate non possono non far pensare alle opere dell’imbalsamatore vittoriano Walter Potter, complessi diorami composti con tanti animaletti vestiti minuziosamente e sistemati in posa tra i banchi di scuola, attorno a un tavolo, o assiepati allo sposalizio di due gattini.
Un cult imperdibile per gli amanti del buon cinema.

sabato 1 settembre 2018

Heavy Metal 2000


Titolo: Heavy Metal 2000
Regia: AA,VV
Anno: 2000
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Durante alcuni scavi su alcune rocce, a bordo di una astronave denominata Cortez, viene scoperto un coccio del Loc-Nar (la sfera verde maledetta e demoniaca del primo film); un minatore di nome Tyler ne entra a contatto e diventa posseduto da un'insaziabile fame di potere e di immortalità.
Dopo aver ucciso un suo collega, prende il controllo dell'astronave facendo fuori il comandante e tutti i potenziali ribelli ad eccezione di due navigatori, Lambert e Germain, e di un cinico scienziato, il Dr Schechter; si dirige perciò verso il pianeta Uroboris, dove è custodita la fonte dell'immortalità ma, nel tragitto, si ferma sul pianeta Eden: è convinto che qui si trovino piccolissime tracce della fonte, presenti nell'organismo dei coloni. Per poterne estrarre un siero rigenerante, uccide quindi tutti gli abitanti della colonia "Eden" tranne una, Julie.
Durante l'attacco alla colonia, Tyler rapisce la sorella di Julie, Kerrie, per poterle estrarre il siero in un secondo tempo; abbandona poi Germain, che aveva tentato inutilmente di proteggere la ragazza. Poco dopo Julie incontra proprio Germain e, costringendolo ad aiutarla, raggiungono Tyler allo spazio-porto di Neo-Calcutta per ucciderlo. Tyler però, grazie alle abilità del crudele Dr Schechter, ha già estratto dai corpi dei coloni l'acqua dell'immortalità che, se bevuta, consente di rigenerare persino le ferite mortali. Solo Kerrie viene risparmiata per essere sfruttata come scorta di emergenza. Tyler, dopo essere stato "ucciso" da Julie, resuscita e la ferisce, per poi partire verso Uroboris. Ma la ragazza non demorde, e si aggancia alla nave di Tyler nell'iperspazio. All'apertura del condotto iperspaziale, la nave perde il controllo e si schianta sul pianeta.

Il primo capitolo a distanza di anni per molti amanti dell'animazione è diventato un piccolo cult citato addirittura da saghe di cartoni animati come SOUTH PARK.
Peccato che a distanza di quasi 16 anni dopo una gestazione difficilissima ci troviamo di fronte ad un risultato e a delle storie così campate per aria e in fondo molto misere. E'aumentata la qualità video, la c.g e la fotografia, le musiche che rimandano a tutti artisti post 2000 non sono nemmeno granchè e tutto sembra riprendere le prime storie dandole qualche colore e battuta in più.
Sembra più un'opera di routine che non un film che richiede quello sforzo di creare storie originali e interessanti. Qui sei sceneggiatori non hanno fatto altro che creare un caos da cui il film non ne esce affatto bene.
Realizzato nel 1981, il film d'animazione HEAVY METAL traeva ispirazione dalle storie illustrate di un graphic magazine per adulti dal medesimo titolo (prima edizione USA del 1977).
Peccato che di quelle pagine illustrate nell'ultimo film sia rimasto ben poco

giovedì 30 agosto 2018

Short Peace


Titolo: Short Peace
Regia: AA,VV
Anno: 2013
Paese: Giappone
Giudizio: 4/5

Quattro storie, quattro epoche, quattro registi, ma un unico demiurgo, Katsuhiro Otomo. Nato da un progetto dell'autore di Akira, questo film in 4 episodi vede il ritorno alle produzioni animate sperimentali degli Omnibus anni Ottanta e coinvolge, oltre al famoso Katsuhiro Otomo, nuovi talenti dell'animazione giapponese

Davvero interessante questo film a episodi animati diretti da alcuni artisti tra i più pretigiosi in Giappone. Si parte da Possessions, diretto da Shuhei Morita, il più spirituale connotato da uno stile molto elegante e in grado di insegnare la pace tra l'uomo e le cose ricordando vagamente la formula di FERRO 3 con questo viandante smarrito che si mette a ripapare gli oggetti.
Una storia semplice ma profonda diretta splendidamente da Morita, che ha utilizzato contrasti cromatici meravigliosi
Combustion, firmato Katsuhiro Otomo, autore del soggetto di due dei quattro cortometraggi, racconta invece una storia d’amore impossibile ai tempi del Giappone del periodo Edo, e del suicidio di una ragazza che sceglie di morire arsa viva per vedere per l’ultima volta il proprio amato, fuggito di casa per fare il pompiere, fondendo come stile disegni a mano e computer grafica.
Gambo di Hiroaki Ando, narra della lotta tra un misterioso orso bianco e un demone piovuto dal cielo e intento a rapire le giovani fanciulle per ingravidarle e dare luogo a una progenie di demoni. Gambo è in assoluto il più violento ed estremo di tutti e quattro criticato per l'efferatezza delle immagini quando invece riesce a dare grande prova di stile, ritmo e messa in scena.
L'ultimo è A Farewell to Weapons, diretto da Hajime Katoki, basato sull’omonimo manga di Otomo, ambientato in un futuro devastato dalla guerra, dove un manipolo di uomini sta cercando di bonificare i resti della città di Tokyo dalla presenza di alcuni mech da guerra e di testate nucleari inesplose trattando come sotto genere il futuro post-apocalittico

Club of the laid off


Titolo: Club of the laid off
Regia: Jiri Barta
Anno: 1989
Paese: Cecoslovacchia
Giudizio: 4/5

Vecchi manichini abbandonati passano le loro povere vite spezzate in un vecchio magazzino abbandonato. Nuovi manichini vengono portati al magazzino. Anche loro sono vecchi, ma di una generazione più giovane. I due gruppi devono vivere insieme, il che non è affatto facile per loro.

Uno dei discepoli di Svankmajer, caposaldo della stop motion, si stacca leggermente dagli intenti del maestro, rimanendo sempre in chiave politica ma studiando una bella metafora sui conflitti di coppia, lo scontro generazionale e la difficoltà a vivere assieme ad altre persone nello stesso ambiente che poi non è di nessuno.
Manichini sporchi, logori, a tratti sorridenti, inquadrati e narrati nella loro routine e quotidinità fatta di cose semplici come capita alle scimmie più evolute.
Grazie ad un inquietante quanto suggestivo uso del sonoro con questi suoni portati a volte all'esagerazione, scricchiolii e quan'altro, per aumentare il senso di fastidio e creare ancora più malessere tra i personaggi che si incontrano, si scontrano e porteranno ad un inevitabile declino dei rapporti sociali.
Tra le tematiche politiche non è un caso che il regista sia cecoslovacco scegliendo e prediligendo uno stile di vita del passato ancorato su regole e valori come quello di sottrarsi al consumismo imperante che vede invece le nuove generazioni completamente invischiate.
Il risultato non può che essere un conformismo anestetizzante.



Streets of Crocodile


Titolo: Streets of Crocodile
Regia: Quay brothers
Anno: 1986
Paese: Gran Bretagna
Giudizio: 5/5

Un uomo si rinchiude in una grande sala di lettura, appartandosi con una misteriosa scatola. Taglia il nastro che la chiude, liberando il pupazzo conservato al suo interno: silenziosamente, il pupazzo inizia ad esplorare le stanze buie confinanti con la grande sala.

I maestri della stop motion aggiungono questa coppia di fratelli dal talento più che mai consolidato.
Una galleria d'immagini perfette, in cui i fratelli danno vita ad un mondo di sfumature, aspetti grotteschi, un'atmosfera a tratti claustrofobica quasi kafkiana con poche luci e suggestivi colori.
Un film che sa di oscuro, un viaggio dentro se stessi in cui l'uomo sembra quasi sul punto di essere stravolto da un'alterazione psicofisica
Tratto da uno dei capolavori della letteratura polacca, Le botteghe color cannella di Bruno Schulz, i fratelli Quay si appoggiano a uno dei capitoli centrali del libro in questione, in cui viene descritta una singolare quanto misteriosa strada della vecchia Drohobycz, chiamata la Via dei Coccodrilli, piena di vecchie botteghe ricolme di meraviglie di ogni genere e di singolari sartorie nel cui retrobottega avvengono strani, nonché ambigui, traffici.
Non saprei cos'altro aggiungere contando che in soli 20 minuti ci sono così tanti dettagli e suggestioni che vederlo e rivederlo più volte non fa altro che unire come dei puntini in una geometria perfetta di immagini dove gli artisti catapultano pubblico e protagonista.




Dead space-Downfall


Titolo: Dead space-Downfall
Regia: Chuck Patton
Anno: 2014
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

In un futuro (speriamo) non ancora prossimo, mentre la Terra è dominata da Unitology, una nuova forma di governo religioso, viene trovato un manufatto su di un lontano pianeta. Una colonia umana viene posta per studiare il reperto archeologico alieno, esso, infatti, potrebbe rappresentare la prova dell'esistenza di una forza superiore, in altre parole - Dio -. Improvvisamente, però, l'insediamento di umani smette di dare segni di vita, così, la nave USG Ishimura, viene inviata a recuperare il monolito, denominato il 'marcatore'. Comincia così un viaggio nell'orrore puro vissuto dai membri della Ishimura, i quali verranno assediati e braccati dai coloni morti trasformati in Necromorfi dal marcatore che a loro volta finiranno per contagiare l'equipaggio della nave spaziale...sino a quando non ne rimarrà vivo alcuno

Il pregio di Downfall è quello che si è preso Patton mettendo in scena quello che più gli andava di trattare ovvero una carneficina sci-fi che non si vedeva da tempo nell'animazione dando spazio alla crudeltà e alla ferocia delle immagini rispetto ad uno stile di animazione che non è a dei livelli altissimi. Diventa un horror, anzi un survival horror, con uno svolgimento singolare dal momento in cui l'equipaggio si trova ad avere a che fare con i Necromorfi.
Pur non conoscendo la storia, questo prequel in realtà non dice niente di sè, prendendo lo spunto funzionale a reggere tutta la battaglia che dopo il primo atto segna inequivocabilmente la strada che decide di prendere omaggiando dai vari ALIENS ad altri omonimi per una macelleria che in diverse scene diventa splatter a tutti gli effetti.


giovedì 2 agosto 2018

Mind Game


Titolo: Mind Game
Regia: Masaaki Yuasa, Kôji Morimoto
Anno: 2004
Paese: Giappone
Giudizio: 4/5

Nishi, aspirante disegnatore di fumetti fallito, si innamora della sua amica di infanzia Myon, già sposata con un'altro uomo. Ucciso durante un conflitto a fuoco da due yakuza che irrompono nel ristorante gestito dal padre della ragazza, l'uomo ritornerà sulla terra coinvolgendo Myron e i suoi amici in una bizzarra e divertente avventura psichedelica.

"La vita è il risultato di determinate scelte."
E’ con questa premessa che Masaaki Yuasa dirige il suo primo lungometraggio, “Mind game”, tratto dall’omonimo manga di Robin Nishi.
Tutto in questo sorprendente e schizzato film d'animazione nipponico passa attraverso lo stile con qualcosa che rompesse letteralmente schemi e stereotipi. Sembra il fratello di AACHI AND SSIPAK passando per TEKKONKINKREET
Il film è psichedelico, coraggioso, contagioso, particolare, unisce tanti stili diversi, tra cui surrealismo, live action e pop art.
“Anziché rappresentare la storia in modo convenzionale, ho scelto un'estetica selvaggia e disomogenea. Non penso che i fan dell'animazione giapponese vogliano necessariamente qualcosa di raffinato. Puoi sperimentare con vari stili e penso che li apprezzeranno comunque”.
Ed è proprio così, tutta l’opera è sperimentale, il risultato è un insieme di scene oniriche, spettacolari, che resteranno impresse a partire dall'incidente scatenante dove muore in modo assurdo proprio il protagonista per poi rinascere. Per alcuni aspetti mi ha fatto venire in mente tra le tante cose il bel romanzo cinese di Su Tong "Spiriti senza pace".
Un lungometraggio incredibilmente maturo, innovativo e coinvolgente: uno dei migliori di stampo sperimentale assolutamente senza possibilità di venir distruibuito da noi in Italia.

giovedì 7 giugno 2018

Fire and Ice


Titolo: Fire and Ice
Regia: Ralph Bakshi
Anno: 1983
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Durante l'era glaciale, lotta selvaggia fra due tribù del Nord. Una principessa sta per essere violentata e uccisa, ma un gigantesco guerriero la salva

Fire and Ice è un film d'animazione indipendente e decisamente importante. Il suo peso è rilevante per più motivi. Il primo è che in quegli anni stava esplodendo letteralmente il fantasy di cui questo film ne è una costola importante per l'universo che crea, per il dualismo tra bene e male, fuoco e ghiaccio, perchè di lì a poco il fantasy sarebbe sdoganato dai mass media diventando molto più commerciale e industriale rispetto a queste opere incredibili.
Il perchè si riconduce subito alle tecniche utilizzate di cui il suo regista Bakshi è stato cantore e martire ineguagliato, e che con l’acidissimo SIGNORE DEGLI ANELLI e il meraviglioso AMERICAN POP ha tracciato una linea di stato dell’arte della faccenda con la quale però ha anche minato la sua carriera a causa dei costi esorbitanti non corrisposti da incassi altrettanto alti.
Una di quelle residue figure d’arte, autoriali e visionarie in un cinema d’animazione che stava semplicemente morendo sotto il botteghino Disney, schiavo del peggior buonismo.
Sensa contare poi la tecnica proprio del rotoscopio che consiste nel ridisegnare un cartone animato fotogramma per fotogramma sopra ad un girato con attori e ambientazione veri; una tecnica dispendiosa perché raddoppia le manodopera e i passaggi ma che permette momenti e soluzioni superbi per l’animazione, per quanto a volte strani.
Inoltre non bisogna dimenticare l'apporto di Franzetta che assieme a Bakshi ha rivoluzionato anche lo stile di come inserire la fotografia all'interno di questa incredibile tecnica cinematografica.

mercoledì 9 maggio 2018

Nova Seed


Titolo: Nova Seed
Regia: Nick DiLiberto
Anno: 2016
Paese: Canada
Giudizio: 4/5

Il mondo è minacciato dal diabolico dottor Mindskull e le forze di potere pianificano di fargli affrontare un feroce campione. Strappato da una sanguinosa arena di combattimento, l’uomo-leone Nac viene ammanettato e messo al servizio di chi governa. Dopo essere stato condotto in un deserto, Nac fugge ai suoi rapitori con il premio che tutti vorrebbero nelle loro mani. Nel frattempo, uno spietato cacciatore di taglie si mette sulle tracce di Nac, senza dargli tregua.

Nova Seed è un indie d'animazione alternativo e particolare.
Un film low-budget che ho avuto la possibilità di visionare grazie al sito Film per Evolvere (dateci un'occhiata è il vero paradiso dei nerd del cinema).
Il film ha qualcosa che non vedevo da tempo.
Una chimica nello sperimentare formule, personaggi grazie anche ad un montaggio fantastico e delle musiche indimenticabili. Tante le ispirazioni da Laloux a Jo Beom-jin, Luc Besson con il Quinto Elemento in particolare tantissimi altri film non si contano davvero in tutto il film.
In Nova Seed convivono e convergono un sacco di mondi e pianeti incastrandosi perfettamente e allineandosi mostrando così una galleria di personaggi e creature ammirevole.
L'animazione non è in c.g e non è delle più recenti ma ancora una volta risponde alla domanda che quando la storia è buona puoi mettere anche un'animazione posticcia e antiquata come avevano fatto all'inizio quei geni di South Park che tanto non andrai a rovinare nulla e la macchina continuerà a funzionare.


Mazinga Z-Infinity


Titolo: Mazinga Z-Infinity
Regia: Junji Shimizu
Anno: 2017
Paese: Giappone
Giudizio: 3/5

C'è pace in Terra nel mondo di Mazinga Z e del Grande Mazinga dopo le battaglie del passato, ma la meravigliosa ricostruzione realizzata grazie all'energia fotonica è minacciata dal ritorno del Dottor Inferno e dei suoi alleati: l'ermafrodita Barone Ashura e il conte Blocken con la testa separata dal corpo. La loro è una misteriosa resurrezione, che coincide con il ritrovamento nelle profondità del monte Fuji di un'enorme "divinità demoniaca" simile a Mazinga e pertanto denominato Mazinga Infinity, che sarebbe proveniente dall'antica Micene ma che in modo apparentemente inspiegabile è appunto sotterrato in Giappone.

Il bello dei live action giapponesi è che riescono spesso e volentieri in 90' a raccontarti una storia, un mondo e una nutrita galleria di personaggi.
Spesso poi anche se lo spettatore non ha un retaggio o non è avvezzo alla storia riesce in un qualche modo a capire tutto lo svolgimento e non avere grossi problemi.
Shimizu senza Go Nagai si prodiga nel cercare di inserire tutti i personaggi storici e di fare moltissimo fan service ovviamente a detrimento del film che si presenta come l’opposto logico del Mazinga classico con cui tante generazioni, ormai di una certa età, sono cresciute.
Dal punto di vista tecnico è di certo un ottimo lavoro anche se le maestranze o gli intenti sono cambiati durante la lavorazione basti vedere l'alternanza tra animazione 2D e 3D (solo nella seconda parte tutti i robot sono in computer grafica, prima no) e non aggiunge niente alla mitologia dell’universo di Mazinga, inserendosi solo un’avventura autoconclusiva che va ad omaggiare il famoso robot.
Sembra infine quell'opera nostalgica e commemorativa per chi è cresciuto nell'era dei "robottoni" giapponesi in Tv, a cui non sono mai stato particolarmente legato. Sebbene ci sia lo sforzo di aggiornarne il mito all'era degli hacker, delle intelligenze artificiali e della fisica quantistica, si tratta comunque di un pretesto per rimettere in scena lo scontro tra il protagonista e i suoi vecchi nemici, che rimane comunque senza età nel suo rifiuto di ogni deriva totalitaria.

martedì 20 marzo 2018

Lupin III-Uno schizzo di sangue per Goemon Ishikawa


Titolo: Lupin III-Uno schizzo di sangue per Goemon Ishikawa
Regia: Takeshi Koike
Anno: 2017
Paese: Giappone
Giudizio: 3/5

Goemon lavora come guardia del corpo per un boss della malavita giapponese. Il boss viene attaccato e ucciso mentre si trova su una nave casinò da un uomo, Hawk, denominato lo spettro delle Bermuda, un essere mostruoso e invincibile, senza che Goemon potesse evitarlo o ostacolarlo. In realtà l’obiettivo di Hawk era Lupin, che si trovava sulla stessa nave per appropriarsi, assieme a Fujiko e Jigen, di tutto il denaro del caveau.

Questo Oav punta tutto su Goemon, samurai schivo, riservato e inossidabile, un uomo legato alle tradizioni giapponesi, con un grande senso dell’onore, maestro di karate e abilissimo nel maneggiare la sua katana che seppur fedele come tradizione vuole verso il suo padrone non riesce a salvarlo dalle mani dello spettro delle Bermuda.
Tutta l'opera parte con una marcia velocissima regalando ritmo e azione in grosse quantità e scegliendo uno stile grafico e una tecnica funzionale con luci e colori che mettono ancora più in risalto i combattimenti e gli spargmenti di sangue in alcune scene che sono al limite dello splatter.
Ancora una volta la vendetta, l'onore, il sacrificio, sono i temi che il compagno storico di Lupin deve accettare e con cui confrontarsi in questo scontro terribile con quello che forse è il nemico più potente con cui la squadra si sia mai scontrata.
Uno spin-off su un personaggio sempre affasciante in questo caso posto di fronte ad un limite reale e a un processo di redenzione che esula dalle solite regole degli Oav sul ladro più famoso del mondo allargando il contesto e prediligendo una storia poetica e a tratti commovente.



mercoledì 7 marzo 2018

Girl without hands


Titolo: Girl without hands
Regia: Sebastian Laundebach
Anno: 2016
Paese: Francia
Giudizio: 4/5

In un villaggio alla stregua dopo un periodo durissimo, un mugnaio prende la drastica decisione di vendere la propria figlia al diavolo. Protetta dalla sua purezza, la ragazza riesce a scappare ma viene privata delle mani. Stanca e ormai senza speranza, la giovane è però determinata a tornare a piedi dalla sua famiglia. Lungo il cammino incontrerà la dea delle acque, un giardiniere dolce e un meraviglioso principe nel suo castello. Un lungo viaggio verso la luce...

Ci vuole coraggio a trattare la fiaba soprattutto quella originale e adulta dei fratelli Grimm.
La loro è una vera antologia in cui i due fratelli hanno contribuito a gettare la struttura, forma, originalità, e tanto altro ancora su tutto ciò che raccontava tra verità e fantasia la vita che popolava la campagna tedesca.
La fiaba narrata come quasi tutte del resto è piuttosto drammatica con alcuni spunti che rientrano in un'atmosfera cupa e con evidenti richiami all'horror.
Laundebach sceglie una tecnica poco utilizzata nel cinema d'animazione e anti commerciale, preferendo la vecchia scuola a dispetto di tecniche in c.g o di qualsiasi altra forma, con un tratto essenziale del disegno con tavole disegnate ad acquarello e tratteggiate in maniera essenziale avvicinandosi molto per tecnica e anima, con la bellezza del minimale che predomina, ai pittori impressionisti.
L'intento è quello di narrare anche grazie ai colori e ad una narrazione sofisticata e semplice al tempo stesso in grado di aderire perfettamente ad una messa in scena onirica e con una colonna sonora straordinaria e toccante curata da Olivier Mellano.
Una storia di sopravvivenza in cui una donna fa di tutto per ottenere ciò che vuole e difendere i suoi cari in un viaggio dell'eroe che non mancherà di mostrare alcuni protagonisti essenziali delle favole dei Grimm dal Diavolo (straordinario nelle sue diverse forme soprattutto in quella fanciullesca e nel maiale dagli occhi rossi) la Dama del Lago e tanto altro ancora.
Pura magia che consacra tecniche in disuso della settima arte.


Pet Shop of Horrors


Titolo: Pet Shop of Horrors
Regia: Toshio Irata
Anno: 2002
Paese: Giappone
Stagione: 1
Episodi: 4
Giudizio: 3/5

Benvenuti... nel negozio di animali del Conte D. Qui sono raccolti oggetti rari e preziosi, che vanno oltre a ciò che gli uomini possono credere o immaginare... Daughter I genitori degli esseri umani sono davvero capaci di un amore profondo nei confronti dei figli! Delicious Mi chiedo... dove risieda, nel pianto di una donna, la linea di confine che separa le lacrime autentiche da quelle mendaci.

Tratto da un manga di successo, "Pet Shop of Horrors" è un anime horror molto raffinato che punta più sull'atmosfera e l'esoterismo che su espliciti contenuti splatter.
Purtroppo da noi sono arrivate edizioni mozzate come queste che propongono il quarto episodio della prima stagione senza un finale come a castrare di fatto la conclusione di quella che scopro essere solo la prima serie arrivata distribuita da noi.
La storia racconta di un peculiare negozio nella Chinatown di Los Angeles, dove il Conte D (una specie di androgino) vende animali di ogni tipo ai suoi clienti e che si scontrerà immancabilmente con il poliziotto di turno che vede misteri e complotti ovunque. In realtà non è proprio uno scontro dal momento che entrambi in diversi casi lavoreranno assieme per cercare di frenare le azioni dell'animale liberato. Finché il Conte D. si limita a vendere animali, non ci sarebbe alcun problema, ma vende anche altre creature con fattezze umane che fanno tutto, fuorché del bene al proprietario. Il compratore, una volta acquistato l'animale, deve soddisfare le tre clausole previste dal contratto che, in alcuni casi, cambiano, ma obiettivamente sono sempre le stesse: dare da mangiare all'animale solo il cibo consigliato, non mostrarlo ad altre persone, non lasciarlo solo per troppo tempo, ergo non trascurarlo. Se, per un motivo o per un altro, il compratore non dovesse rispettare queste clausole, il negozio non si assumerebbe alcuna responsabilità e ciò che lo attende sarebbe un triste destino (l'analogia con i GREMLINS è inevitabile).
Una morale dietro ogni vicenda che di fatto sigla e pone alcuni istinti primordiali dell'uomo e non solo, quasi come una sorta di Decalogo dei Dieci comandamenti solo che qui sono 4 come gli episodi autoconclusivi.