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sabato 8 agosto 2020

Mutafukaz


Titolo: Mutafukaz
Regia: Guillaume Renard, Shoujirou Nishimi
Anno: 2017
Paese: Francia
Giudizio: 4/5

Angelino è solo uno dei migliaia di fannulloni che vivono in Dark Meat City. Ma un irrilevante incidente in motorino causato da una bellissima e misteriosa straniera sta per trasformare la sua vita... in un incubo a occhi aperti! Comincia a vedere delle forme mostruose che si aggirano intorno a tutta la città... Angelino sta perdendo la testa, o si tratta di un'invasione aliena?

Mi stavo chiedendo cosa poteva succedere a mischiare il fumetto e il talento di un ispiratissimo autore francese con la chimica e l'estro di un maestro nipponico. Il risultato è un lungometraggio d'animazione folle, iperattivo, coinvolgente, violentemente ipercinetico e con un ritmo, un'azione, un'atmosfera efficace quanto grottesca e allo stesso tempo spassosa.
E' un turbine che non accenna mai a fermarsi, con un impatto travolgente e dinamico, un caleidoscopio di colori, formule, stili, tecniche, invenzioni per una distopia urbana che attinge dai videogiochi quanto dal cinema (uno su tutti il boss Carpenter).
La megalopoli di Dark Meat City è una scoperta continua con tanti clan e zone diverse in cui spacciatori controllano il territorio, il governo è tra i più crudeli mai visti, vivono assieme razze e forme di vita umane e meta umane e dove c'è la classica seppur funzionale divisione tagliata con l'accetta tra bene e male, umani e alieni conquistatori che come i VISITORS si sono ormai omologati nella nostra società ma che le doti risvegliate del meta umano Lino vedranno come ombre che rimandano a creature tentacolari decisamente non di questa Terra.
Sangue, inseguimenti, combattimenti, sparatorie, fughe, vendette, traboccanti invenzioni visive dove compare addirittura un manipolo di "super eroi" mascherati che da secoli difendono la Terra dai costanti pericoli in corso (addirittura i nazisti).
Mutafukaz è fresco, sperimentale, con una metropoli allo sbando dove i migliori amici possono diventare degli scarafaggi, dove fanciulle di rara bellezza fanno letteralmente perdere la testa, dove mano a mano che il film procede diventa sempre più folle e ambizioso e dove l'accompagnamento sonoro tra hip-hop e dubstep crea una soundtrack da urlo.




sabato 1 agosto 2020

Fatal Fury 1 - La leggenda del lupo famelico


Titolo: Fatal Fury 1 - La leggenda del lupo famelico
Regia: Hiroshi Fukutomi
Anno: 1992
Paese: Giappone
Giudizio: 3/5

Il padre di Terry Bogard è stato assassinato da un uomo di nome Geese Howard allo scopo di recuperare un antico manuale sulle arti marziali. Crescendo, Terry è spinto dall'odio a voler vendicare la morte del padre ma deve vincere i propri sentimenti per completare la propria formazione e diventare un valoroso guerriero.

Sembra una brutta copia di STREET FIGHTERS dove i due fratelli assomigliano per diversi aspetti a Ryu/Terry, il preferito dal maestro, quello più spirituale e moderato e Ken/Andy decisamente più impulsivo e rancoroso. Due strade diverse dove faranno le loro esperienze mettendo in luce la loro indole per diventare sempre più forti e infine la sacra mossa finale insegnata ad uno di loro dal loro maestro. In tutto ciò con una trama davvero scontata e ridotta all'osso dove tutto è tranquillamente telefonato, entra in scena anche Joe Hisashi e sicuramente il momento migliore del lungo d'animazione è il torneo di arti marziali a differenza del combattimento finale con l'acerrimo nemico Geese e il personaggio di Lily che seppur abbozzato non gode di happy ending morendo male nel finale.

Art of Fighting-L'occhio di Sirio


Titolo: Art of Fighting-L'occhio di Sirio
Regia: Hiroshi Fukutomi
Anno: 1993
Paese: Giappone
Giudizio: 2/5

Ryo e Robert sono due amici per la pelle con la passione per le arti marziali. E mai avrebbero immaginato che la loro amicizia e la loro passione sarebbero tornate così utili. Tutto inizia sempre dal molto piccolo: un gatto siamese da riportare alla ricca proprietaria, un acrobatico inseguimento sui cornicioni per riacciuffare l'ostinato felino che porta fino ad un appartamento pieno di primitivi armati fino ai denti... E così Ryo e Robert vengono coinvolti in una storia maledettamente complicata al centro della quale si trova il favoloso Occhio di Sirio!

Ennesimo segmento della saga di ART OF FIGHTING. Questo come altri è una specie di costola appassita che cavalcava il successo degli anime a quei tempi, mettendo in scena due protagonisti mai così diversi esteticamente da quelli dei videogiochi per una storia molto semplice e un mediometraggio di 40'.
Anche l'animazione è meno curata, il budget è minore, il ritmo nonostante tutto si sforza di riuscire ad essere incalzante con il risultato che i combattimenti sono flosci tolto forse la sfida finale con il braccio destro del boss, una bionda che sa il fatto suo. Non si salva molto, i dialoghi sembrano improvvisati, l'equivoco iniziale come incidente scatenante è debole e non ha molto senso e poi il solito rapimento della sorella di Ryo nonchè futura ragazza di Robert per ottenere un diamante nascosto in un freezer è semplicemente ridicola.


lunedì 27 luglio 2020

Justice League-Dark Apokolips War


Titolo: Justice League-Dark Apokolips War
Regia: Christina Sotta, Matt Peters
Anno: 2020
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Dopo gli eventi di Justice League: War, Darkside lancia un secondo e definitivo attacco alla Terra. Constantine, Superman e Raven sono i tre eroi che si incaricano di radunare gli eroi, e non solo, terrestri per respingere l’invasione da Apokolips.

Il seguito di Justice League-Dark non poteva essere più epico di così.
Un finale di stagione dopo ben 15 lungometraggi animati e un percorso durato 7 anni.
I prodotti in assoluto più interessanti della Dc difatti sono sempre stati questi lungometraggi d'animazione in grado di approfondire le gesta e il nutrito universo di personaggi a differenza dei film veri e propri che seppur con qualche eccezione sono sempre stati dei giocattoloni pieni di effetti speciali e con storie davvero banali e inconsistenti.
Dark Apokolips War è il trentottesimo lungometraggio del filone dei DC Universe Animated Original Movies e del quindicesimo appartenente al DC Animated Movie Universe, l’universo condiviso inaugurato da Justice League-The Flashpoint paradox del 2013, di cui rappresenta, per l’appunto, il capitolo conclusivo.
In Apokolips War la premessa è una sola: muoiono tutti e male tra atroci sofferenze, sbudellamenti, smembramenti, esplosioni. Di fatto è la risposta Dc a Avengers-Endgame ma molto più cattiva e con una dose di violenza mai vista prima e un tasso gore davvero peculiare per un ecatombe che abbraccia tutti. Compaiono tutti gli eroi apparsi nei film precedenti, svariati mondi dove essi risiedono, la Terra viene conquistata da Darkseid e dal suo esercito di parademoni, Batman ad esempio diventa una figura infernale, il braccio destro e il consigliere dell'antagonista. L'atmosfera è buia e apocalittica, tutti hanno perso la battaglia dopo quella presenza di un balzo temporale che riesce a spiazzare lo spettatore, proiettandolo nel bel mezzo delle conseguenze della sconfitta subita dalla Justice League, e l’opprimente atmosfera di sconforto e disfatta che accompagna la visione fino ai titoli di coda.
La narrazione, il passare da un mondo all'altro, la direzione di un comparto così vasto di personaggi, fa in modo che l’attenzione dello spettatore venga tenuta costantemente viva da un ritmo incalzante ed equilibrato, che riesce a creare un crescendo di epicità e drammaticità lodevole. Il tutto culmina poi in un finale davvero tragico e inaspettato, in contro tendenza con quanto questo genere di storie ci hanno abituati ad aspettarci e contribuendo ad una sceneggiatura scritta per l'appunto senza i soliti happy ending dei super eroi ma lasciando per fortuna l'amaro in bocca.




Justice League-Gods and monsters


Titolo: Justice League-Gods and monsters
Regia: Sam Liu
Anno: 2015
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Superman, Batman e Wonder Woman, i quali indagano su alcuni misteriosi omicidi ai danni di Ray Palmer, Fries Victor e Silas Stone. In questo film la versione di Superman che vedremo è quella del figlio del Generale Zod, così come Batman non sarà Bruce Wayne ma Kirk Langstrom mentre Wonder Woman è una dei Nuovi Dei, sposa di Orion

Gods and monsters è davvero difficile da definire nel senso che riscrive completamente personaggi, trama dando originalità in tutti i comparti e con personaggi nuovi e interessanti e un plot maturo e avvincente. Con un'atmosfera tetra e dark ci viene narrato questo DC Universe alternativo, dove la Justice League mantiene l’ordine con forza brutale e non esita ad uccidere i suoi nemici.
Il triangolo è composto da Superman, alias Hernan Guerra, figlio del Generale Zod e superstite di Krypton cresciuto da due immigrati messicani; Batman, alias Kirk Langstrom, scienziato trasformato in un sanguinario vampiro; e Wonder Woman, alias Bekka dei Nuovi Dei.
Quando alcuni eminenti scienziati vengono uccisi, i sospetti ricadono ovviamente sulla Justice League che opera seguendo regole completamente diverse da quelle che conoscevamo.
I tre insieme formano un gruppo di vigilanti super umani spietato e anti-eroico, in continuo contrasto con il governo degli Stati Uniti, rappresentato dalla presidente Amanda Waller.
Finiranno per fronteggiare una minaccia sconosciuta ma letale, che metterà il mondo intero contro la Justice League


martedì 14 luglio 2020

Mezzo forte


Titolo: Mezzo forte
Regia: Yasuomi Umetsu
Anno: 2000
Paese: Giappone
Giudizio: 4/5

Mikura Suzuki, membro di un gruppo di assassini mercenari, viene ingaggiata da un uomo misterioso per rapire Momokichi, proprietario di una squadra di baseball. Il problema è che Momokichi è un boss malavitoso e sua figlia, Momomi, è una talentuosa pistolera, nota per essere violenta e contorta più di suo padre. Mikura e la sua squadra deveno escogitare un piano per portare al termine la missione, sperando che nulla vada storto.

A Kite sapeva essere tante cose, muovendo generi e stili completamente diversi e una grafica da urlo. Umetsu ritrova le stesse qualità e abilità in questi due Oav che in parte riprendono le tematiche affrontate in precedenza (sci-fi, cyborg, AI, contractors) infarcendo lo scenario con i suoi elementi che sappiamo apprezzare di più dalle scene kitsch di sesso esplicito e gratuito, sparatorie e inseguimenti mozzafiato, quel gusto sadico per la violenza e la truculenza e infine l'ambientazione ormai di degrado assoluto e il background criminale.
Il tutto con una storia mai banale approfondita da dialoghi tagliati con l'accetta e un umorismo politicamente scorretto al massimo dove nessuno sembra salvarsi e dove l'umanità ormai è degenerata in maniera assoluta.



Lupin III - La menzogna di Fujiko Mine


Titolo: Lupin III - La menzogna di Fujiko Mine
Regia: Takeshi Koike
Anno: 2019
Paese: Giappone
Giudizio: 4/5

La storia si apre con una Fujiko nelle vesti di governante, al servizio di un ragioniere ricercato per essersi appropriato indebitamente di 500 milioni di dollari. In poche parole, il ragioniere in questione sa che verrà scovato prima o poi e decide di farsi esplodere assieme alla sua stessa casa mentre affida a Fujiko le sorti del suo pargolo (ottima scelta, vero?). Ma presto proprio il bambino diventerà l’obiettivo della compagnia alla ricerca del padre, inviando un assassino imbattibile che lo costringerà a confessare dove si trova il denaro. Naturalmente Fujiko sarà disposta a tutto pur di non farsi sfuggire quella somma più che cospicua…

Ultimo della trilogia nonchè caposaldo nel raccontare nello specifico che cosa abbia creato i killer visti in questo capitolo e nei precedenti. Si scopre così una compagnia, Godfrey Mining, che crea appunto assassini spietati prodotti artificialmente e con doti metaumane nonchè contractors che si contraddistinguono per avere ognuno una caratteristica insolita e letale. La storia di Fujiko è forse quella più drammatica, c'è un bambino da salvare (a volte nella sua disperazione davvero insopportabile), un segreto da mantenere, un malloppo che fa gola a molti, una fuga da un duo di criminali che si portano dietro il mostro, Bincam (una sorta di mezzo vampiro albino in grado di ipnotizzare le persone) di turno caratterizzato davvero bene, una creatura controllata dai suoi stessi aguzzini.
E poi c'è lei, finalmente una Fujiko che a differenza del primo capitolo non la vediamo inerme completamente nuda alle prese con una creatura con un fallo enorme roteante per una pletora che sembra uscita dal capolavoro di Kubrick, questo capitolo finale non prevede gag (le quali comunque sono quasi sempre state assenti nella trilogia) con personaggi sempre seri e misurati dove Lupin ad esempio non ci prova mai con Fujiko anche quando questa gli si addormenta sulla spalla quasi con le tette al vento. E'proprio lei comunque la protagonista assoluta, Lupin e Jigen fanno da comparse,
diventando un crogiolo di sfacciata sensualità e sottile perfidia, pronta ad usare il suo corpo come un'arma facendo innamorare di sé persino le pietre ma al momento giusto a conficcare pugnali nella schiena di chi è tanto incauto da avvicinarsi.




Lupin III-Lapide di Jigen Daisuke


Titolo: Lupin III-Lapide di Jigen Daisuke
Regia: Takeshi Koike
Anno: 2014
Paese: Giappone
Giudizio: 4/5

Lupin e Jigen progettano il furto di un tesoro chiamato Little Comet, custodito nel paese di Doroa Est, ma si ritrovano invischiati nel conflitto spionistico con Doroa Ovest: Jigen viene preso di mira da un misterioso cecchino chiamato Yael Okuzaki, che si dice prepari la tomba alle sue vittime prima di eliminarle.

A Koike è stato dato il progetto di mettere in scena la trilogia dei film di Lupin. Una serie di lungometraggi (divisi in due episodi caduno) che prendono un personaggio in particolare e disegnano una storia fatta a puntino e scandita da una profondità nello stile e nella messa in scena.
I risultati sono stati meglio di quanto potessi desiderare a parte qualche sospensione dell'incredulità nel battere il nemico finale, trovando sempre quella strategia assurda e in fondo appartenente a questo tipo di genere e alla mente folle e ai piani ingegnosi di Lupin.
Il character design poi riesce a rendere in maniera sublime l'estetica oltre che un lavoro incredibile di scenografia nella ricostruzione dei paesaggi e degli edifici.
Uno degli elementi che ho apprezzato di più è la libertà concessa al regista, la violenza che non lesina mai, il sangue che scende copioso e dei dialoghi mai fine a se stessi ma funzionali a dare carattere e polso alla storia. Una trilogia che rimarrà impressa e che continua una carriera artistica incredibile di un regista che si era fatto apprezzare per Redline e Animatrix.
Lupin III-Lapide di Jigen Daisuke è il primo dei tre a cui faranno seguito Lupin III-Uno schizzo di sangue per Goemon Ishikawa e Lupin III - La menzogna di Fujiko Mine


Street Fighters-Animated movie


Titolo: Street Fighters-Animated movie
Regia: Gisaburo Sugii
Anno: 1994
Paese: Giappone
Giudizio: 4/5

La trama, dunque, vede Ryu e Ken Master, due ragazzi cresciuti insieme e allenati dallo stesso maestro nelle arti marziali, essere presi di mira da M. Bison, l'antagonista del film, nonché capo di un'organizzazione criminale che punta a creare super soldati tramite il lavaggio del cervello.

A più di 25 anni dalla sua uscita il film di animazione videoludico tratto dalla famosa saga di videogiochi, rimane un precursore assoluto, un film con uno stile d'animazione e un ritmo più che notevole.
Una schiera infinita di personaggi, umorismo a zero, combattimenti oltre i livelli a cui eravamo solitamente abituati e poi una fotografia, uno stile e un'atmosfera davvero cupa che riesce a dare ancora più spessore e potenza per una grande prova registica e una storia che riesce a non essere poi così banale. Il film di Sugii a distanza di anni mantiene tutta la classe e la potenza di un film che come pochi è riuscito a diventare una sorta di cult nella vastissima filmografia d'animazione, intessendo poche sotto trame ma funzionali, creando intrecci narrativi e combattimenti dove di fatto ognuno cerca di scoprire se esiste qualcuno più forte di lui.
M.Bison poi riesce a differenza di altre trasposizioni ad essere crudele al punto giusto, un vero leader dittatoriale che pur di trovare il combattente più forte al mondo manda in secondo piano i suoi affari.


Fatal Fury 2: La sfida di Wolfgang Krauser


Titolo: Fatal Fury 2: La sfida di Wolfgang Krauser
Regia: Kazuhiro Furuhashi
Anno: 1993
Paese: Giappone
Giudizio: 3/5

Terry sta combattendo all'estero quando un ragazzo di nome Tony, che desidera diventare suo allievo, lo segue nonostante i desideri contrari di sua madre e di Terry stesso. Sconfitto dal nemico più potente che abbia mai incontrato, Terry cade in depressione e si rifugia nella bottiglia. Ad aiutarlo sarà il giovane Tony, che gli ridarà la fiducia in se stesso e facendogli realizzare di essere l'unico in grado di battere il nemico.

I fatti riprendono grossomodo da dove li avevamo lasciati dove Terry come sempre è il protagonista assoluto lasciando Andy in secondo piano e Joe in un ruolo da figurante.
Quello che passa in primo piano è un uso più articolato degli effetti speciali, le location, i combattimenti (anche se in minor numero rispetto al precedente) e i costumi soprattutto per quanto concerne i villain di turno.
La storia è meno coinvolgente rispetto a quella dell'armatura di Marte scimmiottando tra Alessandro il Grande e Babilonia in una saga videoludica che almeno ci provava. Qui il pretesto non è cosa è stato risvegliato ma un massiccio lottatore tedesco Wolfgang Krauser, di nobile stirpe e assetato di battaglie che si annoia cercando il lottatore più forte del mondo.
Compaiono diversi personaggi con la bella ninja Mai Shiranui, la durata è maggiore e ci si può permettere di spaziare maggiormente nelle tematiche e nelle psicologie dei personaggi anche se a lungo andare nonostante il ritmo incalzante ci sono troppe scene ironiche e dialoghi che non riescono a renderlo così appassionante come il film precedente.

mercoledì 1 luglio 2020

Famosa invasione degli orsi in Sicilia


Titolo: Famosa invasione degli orsi in Sicilia
Regia: Lorenzo Mattotti
Anno: 2016
Paese: Italia
Giudizio: 4/5

Il cantastorie Gedeone e la sua giovane assistente Almerina raccontano a un vecchio orso, svegliato dal letargo, di come il re degli Orsi Leonzio un tempo perse suo figlio Tonio, rapito dagli umani, e di come lo ritrovò invadendo la Sicilia.

Il film Di Mattotti è davvero un esempio di come continuare a credere di poter vedere realizzato un sogno. Sei anni di complesse strategie per trovare una forma visiva che potesse essere congeniale all'opera. La complessità nell'avere i diritti da parte della vedova Buzzati, una complessa produzione che sapeva benissimo di rischiare e osare molto puntando su un'opera dal forte profilo autoriale e senza dubbio con una narrazione complessa e un ritmo dinamico.
La storia come i racconti iniziali di Gedeone e figlia che cercano di animare con balletti e teatralità le loro storie, sono uno squarcio, una metafora politica e sociale su quanto uomini e bestie in realtà abbiano molti elementi in comune e di come entrambi possano prendere il meglio e il peggio dagli altri. Orsi che giocano a fare i re, impartendo norme, perdendo la calma, inseguendo figli in bische clandestine, rimanendo annoiati e spossati su una poltrona.
Maghi e indovini umani che cercano di mantenere un equilibrio in un mondo principalmente minato da interessi privati e strategie di supremazia e controllo sulla massa. E poi c'è la Fiaba, l'altro pezzo forte dell'opera di Mattotti dove fanno capolino orchi, gatti enormi, le battaglie con gli orsi che scendono dalle montagne e invadono il regno dell'uomo per riparare un torto subito, l'amore, la curiosità per il diverso, la compassione e infine un'integrità tra uomini e animali che semplicemente non potrà mai esistere.
Renè Aubry ci delizia con una soundtrack stupenda, come è suo solito fare, i colori e le forme del film creano una galleria di quadri dechirichiani, la meraviglia accompagna lo spettatore in un universo magico e accogliente, dai colori sgargianti e il gusto un po’ retrò, in cui è possibile perdersi e poi ritrovarsi senza esitazione

Fatal Fury – The motion picture


Titolo: Fatal Fury – The motion picture
Regia: Masami Obari
Anno: 1994
Paese: Giappone
Giudizio: 3/5

L'ambizioso Laocom Gaudemaus, insieme ai suoi tre seguaci Penny, Hauer e Jamin, mira a recuperare l'armatura di Marte, capace di dotare d'immani poteri colui che la indossa. Sulia, sorella di Laocom e preoccupata per le mire oscure intraprese dal fratello, si rivolge a Terry Bogard, che in passato aveva sconfitto avversari come Geese Howard e il suo fratellastro Wolfgang Krauser, per porre fine alle ambizioni di dominio del fratello. Terry non si lascia pregare e grazie all'aiuto di suo fratello Andy e degli amici Joe e Mai, si recano nei luoghi in cui sono dispersi i pezzi dell'armatura prima che se ne impadronisca il gruppo di Laocom.

Fatal Fury è sempre stato un picchiaduro di serie b, rispetto a saghe ben più epiche e affascinanti.
Gli anni 90' per l'animazione giapponese, quella che prende spunto dai videogiochi, sono stati i più intensi e memorabili parlando ovviamente di film di genere e mettendo questo film insieme a
STREET FIGHTERS come i due prodotti d'intrattenimento tratti dai videogiochi migliori, in un decennio dove c'erano degli artisti inarrivabili e pazzeschi come tutto il cinema di Yoshiaki Kawajiri, Mamoru Oshii, Katsuhiro Ōtomo, Satoshi Kon e Miyazaki.
La saga di Fatal Fury, di cui sono stati prodotti tre film dalla sua ha un'anima avventuriera davvero strategica giocando con l’archeologia, le leggende, gli artefatti o le pergamene dotati di mistici poteri, e la storia dell’armatura sacra, nonostante paghi un pesante pegno ai CAVALIERI DELLO ZODIACO, è davvero molto affascinante. Vedere i personaggi spostarsi da un capo all’altro del mondo per recuperarne i pezzi permette agli spettatori di visitare diverse location di grande appeal e splendidamente ritratte, spesso e volentieri anche dotate di un fascino esotico che ben si confà all’avventura archeologica.
In forma semplificata e senza prendersi mai sul serio, il film non si fa mancare nulla, c’è avventura, mistero, umorismo, qualche corpo nudo, ci sono i combattimenti a base di arti marziali e c’è il sentimento, che non manca mai nelle produzioni dedicate a Fatal Fury e qui viene ben esemplificato dalle love stories tra Andy e Mai tra Terry e Sulia mentre lo stesso non si può dire nei villain
che sono dei personaggi unicamente “stilosi” a livello estetico.
Curiosa la leggenda alla base del film. 2300 anni fa, un uomo di nome Godamas minacciò lo sconfinato impero di Alessandro il Grande grazie ai poteri dell’Armatura di Marte. In uno scontro che spazzò via Babilonia, Godamas venne sconfitto e l’armatura venne smembrata in sei parti che furono disperse in luoghi remoti.

lunedì 20 aprile 2020

Mortal Kombat-Scorpion Revenge


Titolo: Mortal Kombat-Scorpion Revenge
Regia: Ethan Spaulding
Anno: 2020
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Lord Raiden raduna una squadra di guerrieri d'élite, un'improbabile compagine di eroi con il compito di salvare l'umanità.

Scorpion Revenge perchè è Scorpion l'assoluto protagonista della storia è di una cattiveria cosmica andando ad aprire mondi, infarcendoli di creature diaboliche che vogliono solo spargimenti di sangue e torturare all'infinito corpi dilaniati di poveri malcapitati.
Con un intro che serve a far capire chi è Scorpion, a che livello di splatter e slasher il film possa arrivare, un livello di violenza grand guignol in cui tutti speravamo, a quale sarà la condanna del protagonista, a quale patto andrà a stipulare per vivere in altri gironi infernali.
E poi c'è il torneo con i personaggi soliti, il nostro trio capitanato da Raiden e capeggiato da Liu Kang, tanti personaggi, alcuni volutamente trascurati in maniera così fulminea che potevano non essere accreditati.
La trama è la stessa dei due famosi film di serie b, il sequel trash come non mai.
L'unica aggiunta è la vendetta di Scorpion, il prologo dove vediamo scardinata nel giro di pochi minuti tutta la vita di Hanzo Hasashi ex capo del clan ninja degli Shirai Ryu.
Quan Chi e il Netherrealm (una sorta di inferno dantesco), trame di potere, complotti, una galleria di mostri e di demoni che non sembra esaurirsi mai, Cage che si prende sonori calci nelle palle da Sonya e il duello finale tra Quan Chi e Scorpion oltre che le sonore mazzate di Goro e l'incursione veloce ma glaciale di Sub Zero.

Altered Carbon-Resleeved


Titolo: Altered Carbon-Resleeved
Regia: Takeru Nakajima, Yoshiyuki Okada
Anno: 2020
Paese: Giappone
Giudizio: 3/5

Takeshi Kovacs è in una differente ‘custodia’, con il compito di proteggere una tatuatrice di nome Holly mentre investiga sulla morte di un boss della potente e pericolosa Yakuza. Ad accompagnarlo in questo compito c’è Gena, una agente dai modi bruschi e risoluti CTAC che ha a sua volta una missione personale. Sul pianeta Latimer, dall’aspetto squisitamente cyberpunk, tra le strade illuminate dai neon e i vicoli brulicanti, i tre si ritroveranno a combattere contro formidabili ninja, versare sangue e, alla fine, scontrarsi nel classico duello con il grande antagonista.

Resleeved è il mio primo approccio con la serie televisiva Altered Carbon che sembra abbia avuto un considerevole successo in due stagioni della nota serie tv. Uno spin off decisamente incalzante tutto architettato sull’azione, sui combattimenti e gli inseguimenti. Trame, complotti, personaggi diventano secondari a quello che appare come un divertissement in cui giocano numerosi personaggi e la trama viene spesso lasciata da parte per dare ritmo ed enfasi all’atmosfera cyberpunk. Un prodotto valido e innovativo con uno stile d’animazione abbastanza originale e ingredienti splatter e iper violenti a cui ormai soprattutto nel sotto genere siamo sempre più esigenti.
Quello su cui si poteva puntare di più, e che appare davvero una brevitas in una dimensione a parte tra il protagonista e il suo mentore, è il taglio legato alla parte sci fi sull’immortalità ormai alla portata di tutti i ricchi, alla pila corticale immaginando il pianeta come un supermercato dove scegliersi il proprio corpo a piacimento e per finire la distopia legata ai viaggi sugli altri mondi colonizzando qualsiasi cosa e cercando un proprio paradiso personale.

Justice League vs the Fatal Five


Titolo: Justice League vs the Fatal Five
Regia: Sam Liu
Anno: 2019
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

La Terra è in pericolo e la Justice League deve affrontare una nuova e potente minaccia, i Fatal Five. Superman, Batman e Wonder Woman cercano di trovare soluzioni mentre i viaggiatori del tempo Mano, Persuader e Tharok tengono in scacco la città di Metropolis alla ricerca della Lanterna Verde Jessica Cruz. Attraverso l'aiuto involontario di lei cercano di liberare gli altri membri dei Fatal Five, ossia Emerald Empress e Validus, per portare a termine la loro missione. La Justice League tuttavia non è stata a guardare e ha scoperto di avere anche un valido alleato da un’altra epoca, Star Boy.

Al 34°lungometraggio d’animazione Dc continuo a rimanere sorpreso per i mezzi capolavori ancora in grado di essere sviluppati come questo, dove in particolare si punti ad una solida scrittura per una trama e una serie di intuizioni davvero interessanti che mischiano azione, colpi di scena, viaggi nel tempo, caratterizzazione dei personaggi e molto altro ancora.
Sam Liu ormai lo cito continuamente, rappresenta per l’animazione in casa Dc un mentore, un punto di riferimento, un Jason Blum dell’horror, un paladino a cui bisognerebbe affidare quasi tutti i progetti di film non d’animazione della Dc. A rigor di logica questo suo ultimo film sembra quasi la nemesi di Spider Man-Un nuovo universo per quanto riesca a mischiare così tanti elementi, eroi e villain, senza far mai mancare la materia celebrale e dando risalto alle scene d’azione con un tasso molto alto di adrenalina.
Jessica Cruz diventa la vera protagonista, esaminando così un nuovo personaggio, una lady tanto fragile quanto potente capace da sola di stravolgere le sorti di un pianeta intero, così come il personaggio di Star Boy a tratti sopra le righe, ma dai poteri anch’esso imprevedibili e in grado di pareggiare i conti con qualsiasi membro della JL.

giovedì 16 aprile 2020

To your last death


Titolo: To your last death
Regia: Jason Axinn
Anno: 2020
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

In difesa dei fratelli, Miriam affronta il padre Cyrus, cinico speculatore della Dekalb Industries, e un'entità aliena nota come Gamemaster, che pone gli esseri umani in pericolose condizioni, sul cui esito mortale vengono fatte scommesse. Nel caso specifico Miriam ha possibilità di rivivere la terribile notte nella quale i suoi fratelli hanno perso la vita, avendo facoltà di agire con precognizione.

Negli ultimi anni nutrendomi molto d’animazione sono rimasto rarissime volte scioccato dalla componente horror e splatter. L’unico a disturbarmi parecchio era stato Jimmy ScreamerClauz con i suoi due film assolutamente malati e certo importanti quali Where the dead go to die e When black birds fly.
To your last death è ambizioso, prende Saw e lo strapazza con Battle Royale e molto di più. Un film dannatamente ipnotico, malato, ispiratissimo, un concentrato puro di cattiveria e violenza che riesce a entrarti nelle viscere. Angosciante, ricco di momenti splatter, azzeccato nel diventare un thriller psicologico con il gioco al massacro di un padre che decide di uccidere i propri figli. Salti temporali, divinità dell’Olimpo che si divertono a giocare con i miserabili esseri umani di sotto, Gamemaster s spadroneggiare su tutto e tutti, torture efferate e scene indimenticabili.
To your last death colpisce duro come un pugno allo stomaco lasciandoti l’amaro in bocca e facendoti soffocare per quanto non abbassi mai la guardia prendendoti sempre alla sprovvista. Tutto poi all’interno di un palazzo con pochi personaggi e quasi tutti odiosi, vi lascerà come il metodo ludovico costretti in sordina a vedere come la trama si prenderà minuto per minuto gioco dello spettatore.

A Kite


Titolo: A Kite
Regia: Yasuomi Umetsu
Anno: 1998
Paese: Giappone
Giudizio: 4/5

Sawa, ragazzina all'apparenza inoffensiva e Oburi, timido cassiere di un discount hanno più di una cosa in comune: sono killer professionisti e entrambi sono orfani di genitori morti in circostanze misteriose. Assoldati da due poliziotti, i due devono uccidere chiunque "sia scomodo", da attori di soap opera a uomini corrotti. Quando Oburi si rende conto che i due poliziotti vogliono toglierlo di mezzo, Sawa decide di stare dalla sua parte pur di sfuggire al suo "lavoro" e a vendicare i suoi genitori...

In poco più di un’ora Umetsu condisce con sangue, esplosioni, sesso e budella, una storiellina distopica e sci-fi davvero niente male, un noir nero controverso e anarchico con alcune incursioni nell’universo dei cyborgs di Mamoru e molto altro ancora.
Politicamente scorretto, violento quanto basta, l’opera dell’autore si contraddistingue per un’atmosfera cupa e perversa che passa dall’azione frenetica a scene romantiche e in tutto questo un ritmo che non passa certo inosservato tratteggiando dei personaggi non semplici, intrappolati in una ragnatela di accordi e disaccordi con poliziotti corrotti e uomini di potere affamati di sesso e con rimandi a stupri e pedofilia.
A Kite sa essere tante cose, cinico, commovente con una trama che lascia subito presagire come soprattutto le macchine vengano sfruttate per interessi beceri e fine a se stessi senza mai essere presi davvero in considerazione. Davvero i rimandi sono molteplici ma la storia e la messa in scena sanno sganciarsi da quanto visto finora. Ottima la scelta del tipo d’animazione, dialoghi mai scontati e una trama che riesce a infilare al punto giusto dei colpi di scena mai banali danno al film quella marcia in più e tratteggiano poi due losers, due assassini che non possono fare altro, per tirare avanti, in una realtà sottolineata da un degrado morale devastante.

Death of a Superman


Titolo: Death of a Superman
Regia: Sam Liu & Jake Castorena
Anno: 2018
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

L'alieno Doomsday scende sulla Terra, portando con sé morte e distruzione, proprio il giorno in cui il timido giornalista Clark Kent, alias Superman, decide di rivelarsi a Lois Lane, dichiarandole il suo amore. L'uomo d'acciaio, assieme ai membri della Justice Legue, si scontra con il mostro in un'epica battaglia dagli esiti incerti.

Come sempre il prolifico Sam Liu prende ancora una volta le redini di un progetto Dc importante e ambizioso che trae spunto da una serie di fumetti della morte del celebre supereroe che compie 80 anni di vita e di grandi successi. Scritto egregiamente da Peter J.Tomasi autore della serie a fumetti, la storia ha varie componenti, l’amore e il sacrificio con Kent che trova finalmente il coraggio di fare la proposta a Lane dovendo perire nel secondo atto dopo aver visto sconfitti tutti i suoi compagni della Justice League dove incontriamo alcune vecchie glorie come Martian Manhunter e Hawkman, oltre a conoscere alcuni personaggi inaspettati come il giovane figlio di Batman e Cyborg.
Un film che scandisce in due atti narrazione e azione con una voglia da parte di Tomasi di seguire una combinazione di elementi tutta sua senza seguire fedelmente il fumetto, da cui è basato, ma prendendosi delle libertà grafiche e di scrittura che possono piacere o far storcere la bocca.
Gli avvenimenti dei precedenti film non sono per forza necessari (anche se la nutrita filmografia dei film sulla Justice League tocca delle vette importanti) per la visione di The Death of Superman basti sapere che la Justice League si è formata combattendo Darkseid, come visto in Justice League-War, dal punto di vista del character design anche questo film è influenzato dal look che molti personaggi sfoggiarono durante i New 52.

venerdì 27 marzo 2020

Onward


Titolo: Onward
Regia: Dan Scanlon
Anno: 2020
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

In un universo fantasy che il progresso tecnologico ha reso uguale al nostro, l'elfo Ian è un adolescente come tanti, impacciato e poco sicuro di sé. Mamma Laurel e il vulcanico fratellone Barley non possono riempire del tutto il vuoto lasciato da un padre scomparso prima che Ian nascesse, ma per il suo sedicesimo compleanno il ragazzo riceve in dono un artefatto magico che può farlo tornare in vita per 24 ore. L'incantesimo riesce solo "a metà", limitandosi a far apparire le gambe dell'elfo genitore e proiettando i due fratelli verso un'avventura contro il tempo per rivedere finalmente il volto del padre.

La Pixar/Disney e la magia. Un sodalizio che prima o poi doveva arrivare. Ed è arrivato cercando di fare molto bene, ma non arrivando a quei fasti che ci si poteva aspettare dalla Pixar. Onward ha un inizio straordinario con il passaggio dalla magia alla tecnologia che merita un applauso. Poi piano piano si spegne sempre di più mantenendo comunque un ritmo e un bilanciamento degli intenti che alza l’asticella per l’animazione americana, ma a livello di impatto emotivo cerca tropo la lacrimuccia, limitandosi a fare il suo lavoro che dal secondo atto diventa un viaggio on the road tra fratelli che poteva aggiungere molta più carne al fuoco e invece diventa un viaggio alla ricerca del padre inflazionato da alcune scene banalissime.
La narrazione cede il passo più volte a scene d’azione concitate e noiosette, gli effetti in c.g a volte esagerano finendo per stonare e alcuni personaggi non riescono proprio ad avere enfasi e pathos limitandosi a diventare per certi aspetti quasi ridicoli.
Siamo distanti dai fasti come WALL-E, UP o Toy Story 4 4, COCO o Inside Out. Mi aspettavo molto di più da un inizio così sfolgorante, invece Onward abbassa subito le aspettative diventando quel film che si lascia vedere ma non ha quella spinta in più sulla ricerca e la descrizione di elementi sociali e tematiche altissime che la Pixar ha dimostrato di saper trattare in maniera delicata, complessa e deliziosa, diventando un punto di riferimento e un target in grado di mettere d’accordo tutte le fasce d’età.

sabato 14 marzo 2020

Batman vs Teenage Mutant Ninja Turtles


Titolo: Batman vs Teenage Mutant Ninja Turtles
Regia: Jake Castorena
Anno: 2019
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Una serie di furti di tecnologia mette sulla stessa strada Batman e le Tartarughe Ninja. Il Cavaliere Oscuro dovrà unire le forze con Raffaello, Michelangelo, Leonardo e Donatello per salvare ancora una volta Gotham!

E’incredibile come i prodotti sul cavaliere oscuro non accennino a diminuire, anzi. Negli ultimi anni ne ho recensiti così tanti di lungometraggi d’animazione sull’uomo pipistrello da poter scrivere un saggio in materia.
E’devo anche ammettere che proprio per gli stili, gli autori, gli universi messi l’uno accanto all’altro, si è arrivati a dei risultati insperati, originali e pieni di azione folle e che metteva assieme personaggi strampalati senza denigrare sul sangue o sula violenza. Questo mix di fattori e incontri hanno portato a questa opera di certo tra le più interessanti degli ultimi anni, tratto dal primo grapich novel dove i super eroi della notte e delle fogne si incontravano per sancire un prodotto d’azione mai banale che prende tanti elementi mischiandoli e sfruttando villain di entrambi i mondi per portare in scena Shredder, Ra’s al Ghul, l’Ooze, la lega degli assassini e il clan del piede. Il tutto condito con un impianto ironico che regala azione a profusione, scontri mai visti e che non vedremo mai più, alleanze strane ma funzionali e una battaglia finale dove il concetto di trasformazione raggiunge i fasti portando i nemici a trasformarsi in creature animali davvero sorprendenti.
Un’opera ambiziosa dove le sfumature legate a tante e diverse produzioni negli anni fanno capolino nei titoli di coda come se fosse una ricerca sulle fonti davvero brillante che ha saputo dare enfasi alle produzioni dagli anni ’60 in avanti. Sulla carta pensavo fosse una goliardata prodotta per attirare i gonzi fan di entrambi i mondi ma il risultato è quanto di meglio potessi aspettarmi.