Visualizzazione post con etichetta Animazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Animazione. Mostra tutti i post

sabato 16 novembre 2019

Cyber City Oedo


Titolo: Cyber City Oedo
Regia: Yoshiaki Kawajiri
Anno: 1992
Paese: Giappone
Giudizio: 4/5

OEDO (ex Tokyo), anno 2808. Sengoku, Benten, Gogul: intraprendenti cybercriminali condannati a scontare dai 295 ai 375 anni di carcere. Le alte sfere governative decidono di sospendere tutte le sentenze in cambio della loro collaborazione nella lotta contro il crimine. Riusciranno i tre neo-agenti della Cyber Police a portare a termine ogni missione con successo? Il collare esplosivo che sono costretti a indossare non lascia loro molta scelta.

Ancora l'immenso Yoshiaki Kawajiri, un regista d'animazione come non si sono quasi mai più visti che ha saputo regalare perle per quanto concerne la nutrita gamma di generi a cui il suo cinema attinge e aderisce. Un'autore in senso ampio del termine di cui credo su questo blog di aver recensito tutte le sue opere, tante, diverse, una più bella dell'altra di cui questa mini serie composta da tre Oav da quaranta minuti l'uno raggiungono i fasti più alti del suo cinema.
Sci-fi, poliziesco, thriller, horror. Cyber City Oedo è composto da tre episodi diversi ma collegati dove in ognuno è presente una storia incentrata su uno dei tre protagonisti principali.
Con una soundtrack dominante e ipnotica Kawajiri inserisce quasi tutte le sue tematiche raggiungendo e inserendo però alcune meta riflessioni filosofiche sul destino e tante altre domande e argomentazioni affrontate in passato. I complotti, il governo corrotto, le macchinazioni politiche, i collari per controllare i prigionieri e usarli come schiavi per i propri scopi, gli esperimenti militari a danno di alcuni prigionieri usati come cavie. Temi e portate che vengono inserite in maniera più che perfetta, dove il nostro autore si sbilancia affrontando anche l'horror con una storia che vede protagonista un vampiro, tantissimo sangue e un livello di violenza che rimane uno dei marchi di fabbrica del cinema di Kawajiri come in alcuni film possono esserlo le scene di sesso.Gli scenari poi sono curatissimi, il delirio cosmico e le ambientazioni cyberpunk rendono ancora più suggestivo un universo creato ad hoc per dare ancora più enfasi alla storia.
Lo stile poi ormai da tempo non ha più nulla da mettere in discussione, è rodato e ormai consolidato con alcune scene d'azione realizzate in maniera impareggiabile dando sempre una profonda riflessione sullo spirito di sacrificio, sull'enorme senso di spettacolarità e alcuni scontri che inseriscono anche un certo discorso sull'onore e sul rispetto che merita un discorso a parte.
I criminali che Kawajiri mostra, tre personaggi che come sempre si distinguono in tutto e per tutto come se fossero straordinariamente diversi nel design e nel character, sono gli stessi anti-eroi che abbiamo conosciuto in altre opere come sempre prediligendo e distinguendosi per delle storie che non prevedono dei veri e propri eroi canonici ma in fondo dei buoni che sanno sacrificarsi per la giusta causa e al tempo stesso rimangono anarchici in tutto e per tutto, odiando le regole e un sistema che gli vende e gli usa come vittime sacrificali e capri espiatori.




venerdì 15 novembre 2019

Batman: Bad Blood


Titolo: Batman: Bad Blood
Regia: Jay Oliva
Anno: 2016
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

In seguito ad uno scontro con il misterioso Eretico, Batman sparisce nel nulla. Dick Grayson decide di sostituirlo ed indossare il manto del Cavaliere Oscuro mentre Damian Wayne torna nel ruolo di Robin. Nella loro crociata per proteggere Gotham City e scoprire che fine ha fatto Bruce Wayne, avranno al loro fianco due nuovi alleati: Batwing e Batwoman.

Jay Oliva al suo attivo è uno dei più prolifici registi d'animazione della Dc. Justice League-The Flashpoint paradox e Justice League-War sono solo alcuni esempi di una fase che ha saputo negli anni riconsolidare un genere, quello d'animazione, trattando i famosi super eroi in maniera tutt'altro che banale. I film in questione hanno una sceneggiatura e una descrizione dei personaggi molto caratterizzata e variopinta, mescolando i generi, senza tralasciare la violenza o le scene di sangue e schiacciando il pedale sull'azione senza renderla eccessivamente priva di senso come è capitato per i film di Sneyder.
Grant Morrison che scrisse la storia, ha subito centrato alcuni punti fondamentali nell'osare, nell'aggiungere co-protagonisti e villain interessanti e completamente avversi a quelle che potevano sembrare le modalità standard degli eredi o i compagni d'avventura del cavaliere oscuro.
C'è tantissima azione, una galleria di personaggi funzionali, una trama complessa e avvincente, un dramma consolidato, tanti colpi di scena e i combattimenti che ancora una volta rimangono uno dei punti fondamentali per Oliva, Geda, e tanti altri, che si rifanno ad uno stile grafico minimalista e una regia ormai fluida e perfettamente congruente con alcune sequenze e piani interessanti.
I villain poi hanno trovato una nemesi speciale, dove abbiamo una sorta di Bane forse ancora più micidiale negli scontri corpo a corpo. Bad Blood non fa mai un passo indietro, osa e sfrutta abilmente il soggetto e la storia di Morrison, si piazza come una sorta di sequel di BATMAN VS ROBIN e continua la strada del successo rimanendo ad oggi una delle storie più belle sul paladino di Gotham.

domenica 27 ottobre 2019

Ninja Scroll


Titolo: Ninja Scroll
Regia: Yoshiaki Kawajiri
Anno: 1993
Paese: Giappone
Giudizio: 4/5

Per impossessarsi di un giacimento aurifero, uno dei signori del castello di Yamashiro ordina ai propri ninja, capitanati da Himuru Gemma, di assassinare i rivali. Gemma mette poi i suoi ninja l'uno contro l'altro, ma Jubei sopravvive e decapita il diabolico leader. Cinque anni dopo, Gemma si reincarna ed entra al servizio della casa di Toyotomi. Solo Jubei potrà fermarlo...

Ninja Scroll continua la fortunata carriera e filmografia di Kawajiri, regista nipponico d'animazione immenso, che riesce a fare ciò che gli piace senza avere paletti di censure da dover rispettare.
Il suo cinema infatti è pieno di violenza, scene splatter di squartamenti, scene di sesso, dialoghi feroci e tanta tanta atmosfera di morte che impregna sempre l'ambientazione delle sue opere.
Tutti i mondi da lui sdoganati fanno paura, nessuno ci vorrebbe mai vivere, gli stessi mostri metafore degli umani, ricalcano quella perfidia e corruzione che diventa il loro modus operandi per andare avanti nella società. Intrighi, complotti, mattanze, Ninja Scroll ha una storia molto semplice per affondare la sua katana in quello che interessa sempre a Yoshiaki ovvero non avere una visione troppo manichea, ma tracciando spietati i cattivi come i buoni, puntando sempre su racconti visionari dal carattere marcatamente erotico. Gli scontri qui si superano, spettacolari e cruenti con personaggi, protagonista e demoni, caratterizzati molto bene e con un design magnifico (un altro dei meriti dei suoi film).
Come sempre essendo autore a tutti gli effetti cura anche il soggetto, lo script, il character design imprimendo come dicevo il proprio stile personale con ampia libertà di manovra.
Ninja Scroll funziona anche perchè nonostante abbia già qualche annetto invecchia molto bene, rivederlo è sempre un toccasana e se qualcuno volesse approfondire di più la materia è stata fatta anche una serie di 13 episodi, interessante ma che non ha i fasti del film.

Toy Story 4


Titolo: Toy Story 4
Regia: John Lassetter
Anno: 2019
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Woody, Buzz e gli altri vivono sereni con Bonnie, anche se la bambina non ama Woody come lo amava Andy e lo lascia spesso nell'armadio. Woody però rimane ricco di premure verso di lei e, quando Bonnie affronta il primo giorno d'asilo, si infila nel suo zaino per farle compagnia. Finisce così per contribuire alla creazione di Forky, un giocattolo costruito dalla bambina con una forchetta/cucchiaio che però crede di essere spazzatura e vuole solo buttarsi via. Woody cerca di fargli capire l'importanza dell'amore di una bambina, ma non riesce a convincerlo prima che lui salti giù da un camper in corsa. Il cowboy si lancia allora in un'avventura per ritrovarlo, arrivando a conoscere nuovi giocattoli e a ritrovare la sua vecchia fiamma, Bo Peep.

Lassetter era il timoniere del primo capitolo della saga, uno dei film d'animazione americani più importanti del cinema che ha saputo cambiare le regole, introdotto intuizioni perfette, facendo della sua semplicità e originalità il punto di forza e infine è riuscito a creare una saga divertente, semplice, ironica, con tanti elementi e situazioni fondamentali per tutti i tipi di target dai più piccoli agli adulti.
Il quarto capitolo ormai vede una schiera di personaggi affiatati che abbiamo conosciuto nei capitoli precedenti. Il ritmo è ottimo, gli obbiettivi e la storia funzionali e interessanti.
Lo script porta fuori i giocattoli inserendo di nuovo l'ambiente esterno e facendo interagire i nostri personaggi con gli umani e la realtà che sta fuori. Per essere un film per bambini ci sono tanti piccoli pretesti e qualche libertà le maestranze se la sono presa. Parlo ad esempio per la scena in cui Bo Peep si rompe un braccio, la bambola e i suoi sgherri nel negozio d'antiquariato che vogliono strappare un circuito dal corpo di Woody, i due pupazzi della fiera con occhi rossi inquietanti che per rubare le chiavi alla vecchietta dell'emporio vogliono farla fuori, alcune battute con qualche doppio senso lasciato lì per chi è in grado di afferrarlo, la spontaneità dei bambini che a volte per un giocattolo si traduce in rifiuto o crudeltà e infine la tecnologia che impone mode nuove e oggetti tecnologicamente sempre più all'avanguardia.
Insomma in un film di 100'non manca proprio niente e ovviamente l'elemento che più spicca in assoluto sono i sentimenti, la caratterizzazione dei personaggi, il nuovo arrivato Forky semplicemente pazzesco introducendo nuovamente la crisi d'identità, Woody sempre leader, i personaggi femminili molto più forti e decisivi mentre Buzz in questo capitolo è più ritirato. I problemi per i giocattoli possono tradursi con l'essere datati, avere difetti di fabbricazione, tutto questo ovviamente fa sì che non vengano scelti dai bambini molto intransigenti.
E'un film che promuove valori, l'amicizia, l'amore, il fatto di non avere una visione manichea degli eventi e dei personaggi ma rendendoli tutti buoni con le loro difficoltà che vanno solo smussate. Il finale lascia davvero pensare che possa essere l'ultimo capitolo e se così fosse, ha scelto un modo di chiudere la saga davvero congeniale e al passo coi tempi.




Animatrix


Titolo: Animatrix
Regia: AA,VV
Anno: 2003
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

1-Il secondo Rinascimento (parte I e II)
La genesi di Matrix: le ultime città della razza umana, la guerra con le macchine e la caduta dell'uomo. Un tour guidato agli archivi di Zion e alla storia di Matrix.
2-Programma
Nel mondo simulato di un programma di addestramento di un samurai, Cis, una donna soldato di Zion, è costretta a scegliere tra l'amore e i suoi compagni nel mondo reale.
3-Record del mondo
Attraverso una incredibile combinazione di volontà, potenza e forza fisica, Dan, lo sprinter detentore del record mondiale, rompe Matrix e riesce a dare un'occhiata troppo breve al mondo reale.
4-Storia di un ragazzo
Seduto nella sua classe il ragazzo riceve un invito personale da Neo per uscire da Matrix. Ma trovare un'uscita sarà più difficile di quanto immaginato.
5-Aldilà
In una tranquilla città dove nulla è quello che sembra Yoko trova un bug nel sistema: una dimora abbandonata dove tutto sembra possibile. Ma arrivano gli sterminatori per procedere al de-bug.
6-Detective story
L'investigatore privato Ash segue la cyber criminale Trinity attraverso lo specchio.
7-Immatricolato
Un piccolo gruppo di ribelli ha catturato un robot e procede a programmarlo per lavorare per la causa. L'insegnamento al robot a preferire Matrix umani alla realtà delle macchine ha troppo successo e l'appetito del robot per i Matrix umani eccede l'abilità degli umani nel rifornirlo.
8-L'ultimo volo dell'Osiris
L'equipaggio dell'hovercraft Osiris deve riportare un messaggio di vitale importanza da Zion.

Animatrix visto il successo planetario della saga è stato un progetto voluto dai fratelli Wachowski che hanno collaborato con tutti gli artisti e alcune sceneggiature vengono direttamente da loro. In nove cortometraggi da dieci minuti in media ambientati tutti nel mondo della saga di Matrix, passiamo da corti che a livello di c.g hanno segnato il tempo e parlo dell'unico episodio girato interamente in c.g, ai meriti e i fasti di Maeda che ha cercato di dare un quadro degli eventi che hanno portato allo scontro con l'inteligenza artificiale.
Shinchiro Watanabe, Andy Jones, Yoshiaki Kawajiri, Takeshi Koike, Kouji Morimoto e Peter Chung. Quasi tutti nomi che non hanno bisogno di presentazioni. Gli artisti chiamati a dare forma e idee alla saga hanno avuto carta libera, un budget molto alto e il rischio di portare a casa un dvd che non riuscisse a livello di costi a pareggiarli e così è stato ma si sapeva. Dal'altro canto la coppia di registi che ha pensato al progetto aveva sicuramente dei "debiti" in sospeso con gli animatori giapponesi autori loro stessi di alcune idee portanti della saga di successo. Quello che poi sempre a livello tecnico si nota è la perfetta unione di generi, di forme, di stili diversi di animazione, dell'uso del disegno in alcuni corti semplicemente delizioso portando il livello tecnico dell'animazione all'eccellenza.





Vampire Hunter D-Bloodlust


Titolo: Vampire Hunter D-Bloodlust
Regia: Yoshiaki Kawajiri
Anno: 2000
Paese: Giappone
Giudizio: 3/5

Continuano le avventure di D, dampyr cacciatore di vampiri che, nelle lande desolate di un imprecisato futuro post-apocalittico, è stavolta assoldato dal ricco John Elbourne per salvare sua figlia, Charlotte, rapita dal vampiro Meier Link. Questa volta la missione sarà più difficile del solito, visto che deve rivaleggiare con un altro gruppo di ammazzavampiri incaricati dello stesso lavoro...

Il successo di D è legato a pochi ma squisiti fattori. Il primo è riconducibile alla regia di Kawajiri in assoluto uno degli artisti più funzionali e interessanti di quel periodo che con una piccola ma studiata filmografia è riuscito a far uscire alcune perle rare dell'animazione occupandosi spesso anche della sceneggiatura, dello storyboard e come supervisore degli effetti sonori. Opere complesse, molto violente e con scene di sesso, sci-fi, fantasy e horror.
Oltre al prestigioso artista di talento, un altro fattore è legato alla forma, all'estetica, all'aver trasformato il cacciatore di vampiri come lo conoscevamo, in groppa a un cavallo meccanico e con una lunga spada come arma mortale. Il Dampyr è stato portato al cinema nella famosa saga di BLADE con risultati discutibili fatta eccezione per il migliore che rimane il secondo capitolo diretto da Del Toro. I giapponesi per quanto concerne le ambientazioni, le epoche, riescono sempre a trovare delle immagini molto suggestive, a trovare un loro sincretismo mischiando mondi diversi, elementi antichi e tecnologici, come lo dimostra il mondo post-nucleare dove l'assetto geopolitico del pianeta è completamente cambiato, dando vita a un nuovo medioevo. Dal punto di vista tecnico è inutile stare a dire come questo lungometraggio abbia superato in tutte le fasi il suo predecessore, diventando graficamente eccellente, con dei combattimenti memorabili, scenari inquietanti e gotici e poi il castello di Carmilla che fa sempre il suo effetto.
Forse l'unica pecca, se così possiamo chiamarla, è quella ancora una volta di non aver caratterizzato in maniera un po più approfondita alcuni personaggi, anche se poi a pensarci bene D è sempre stato molto ambiguo e serrato nel suo caparbio mutismo.








giovedì 24 ottobre 2019

Mecanix

Titolo: Mecanix
Regia: Rémy M.Larochelle
Anno: 2003
Paese: Canada
Giudizio: 3/5

In un mondo comandato da strane creature, pochi umani sono ancora in vita, ma ridotti in schiavitù. L’unica cosa temuta dalle “macchine” è l’embrione, l’origine di ogni cosa e l’unica cosa che può salvare gli esseri umani.

Mecanix è un mediometraggio molto malato e disturbante di un autore che sembra un braccio di ferro tra Jimmy ScreamerClauz e Flying Lotus, passando per Svankmajer, planando su Fukui strizzando l'occhio a Lynch e facendo ogni tanto tappa occasionale in quel capolavoro totale che è Blood tea and red string
Pochi soldi, tanta immaginazione e inventiva e l'uso sapiente nell'utilizzo dei mezzi, dalla stop-motion, alla fotografia fino alle note dolenti di una musica (se così possiamo chiamarla dal momento che è composta perlopiù da lamenti e voci distorte) disturbante e deleteria, in grado di mettere a dura prova la vostra resistenza parlando di un'opera che dura sessanta intensissimi minuti.
In realtà poi parte della storia e del ritmo sembrano essere come l'automazione e il lavoro in fabbrica, un girotondo caotico, un cerchio infernale dove le creature bio-meccaniche che lo controllano torturano gli ultimi umani rimasti in cerca dell'embrione dell'universo attraverso delle pene in gironi infernali che sembrano ripetersi all'infinito.
Movimenti che ritornano, umani reale che strisciano e creature in stop-motion, l'inferno, la vivisezione e gli esperimenti dello scienziato folle, in tutto questo il vero cuore pulsante dell'opera se per gli umani è l'embrione per i mostri sono gli ingranaggi che mandano avanti il mondo delle creature bio-meccaniche.
Un'opera complessa e molto straziante, che diventa un urlo disperato, un film per pochi, una metafora di dove stiamo andando per criticare un certo tipo di capitalismo ma anche la sovranità di alcuni esseri che pensano di poter fare ciò che vogliono con la massa dei più deboli che non hanno il coraggio di ribellarsi.
In fondo l'opera di Larochelle è pura estetica, si apre a così tante interpretazioni, metafore e altro che seppur un incubo allucinato alla fine lascia molto di più di quelli che non sembra.

Goku midnight eye

Titolo: Goku midnight eye
Regia: Yoshiaki Kawajiri
Anno: 1989
Paese: Giappone
Serie: 1
Episodi: 2
Giudizio: 4/5

Goku Furinji è un abilissimo investigatore privato, tra i migliori nel suo mestiere. Presto però deve  indagare su Genji Hyakuryu, noto mercante d'armi, e durante uno scontro con i suoi uomini si salva a stento perdendo l'occhio sinistro. Aiutato da un misterioso individuo, si risveglierà scoprendo di poter vedere ancora: il bulbo oculare gli è stato sostituito con uno cibenetico avanzatissimo che, permettendogli di connettersi a qualsiasi sistema informatico del mondo, lo rende ipoteticamente un Dio...

Sempre dall'Oriente con un'altra perla nipponica. Due episodi per un perfetto cocktail
poliziesco, sci-fi, action, cyber-punk, thriller, ed action movie con tante scene violente e alcune scene di sesso abbastanza spinte per l'anno di uscita.
L'idea alla base permette a Kawajiri di potersi avvalere di una sceneggiatura davvero ben strutturata, piena di ritmo, di riflessioni interessanti, in grado per tutta la sua durata (due episodi da 45')di coinvolgere lo spettatore facendolo passare da una situazione all'altra in un quadro noir e quasi spettrale dove dalle scelte di look e di forma notevoli, il film dalla sua per fortuna non ha particolari regole o target da rispettare inserendo sparatorie, squartamenti, scontri violentissimi e un linguaggio che non nasconde la sua vena esplicita. Kawajiri ha sempre uno stile molto tetro, scuro e macabro che si ricollega ad altri suoi film d'animazione da vedere assolutamente come MANIE-MANIE (l'episodio dell'uomo che correva), CITTA' DELLE BESTIE INCANTATRICI, NINJA SCROLL, VAMPIRE HUNTER D-BLOODLUST, ANIMATRIX, Highlander(2007).
Nei suoi due episodi Kawajiri fa un salto in avanti rispetto ai suoi precedenti lavori, affinando meglio la tecnica, ma soprattutto dando alla storia quel tratto da noir urbano che complice anche le raffinate inquadrature, riesce a dare equilibrio e ritmo a tutti i generis inseriti.

Afro Samurai

Titolo: Afro Samurai
Regia: Fuminori Kizaki
Anno: 2007
Paese: Usa
Stagione: 1
Episodi: 5
Giudizio: 3/5

In un Giappone futuristico con in vigore ancora il sistema feudale, si dice che colui che brandirà la fascia chiamata Numero 1 sarà il combattente più fiero al mondo e avrà tra le sue mani un potere al pari di quello degli dei. Il solo modo per ottenere tale fascia è quello di sfidare il possessore attuale in un combattimento. Tuttavia, soltanto chi possiede la fascia Numero 2 può permettersi di sfidare il possessore di Numero 1, mentre chiunque può fronteggiare chi tiene con sé la Numero 2, rendendo il possessore di questi condannato ad affrontare continue lotte. Tra le montagne, il combattente Justice, indossante la fascia Numero 2, duella con il possessore di Numero 1, Rokutaro, il quale rimane decapitato durante la lotta prima che l'avversario entri in possesso della sua fascia. Afro Samurai, figlio di Rokutaro, è testimone del combattimento e giura vendetta contro Justice, che gli dice di cercarlo solo quando sarà "pronto per fronteggiare un dio".

L'incidente scatenante di questa breve mini serie di cinque episodi mi ha ricordato il duello tra Roland e O'Dim, diciamo lo scontro tra il bene e il male che il cinema in modi diversi ci ripete sovente sotto profili diversi.
Western post-apocalittico con sprazzi di universi conosciuti e in parte bazzicati.
Duelli e scontri che sembrano ricordarci a partire dai film di Kurosawa, lo stile di Mahiro Maeda visto nella clip del film di Tarantino, e tante altre maestranze e una libertà che riescono a dare quel tocco di personalità ad un soggetto che è un pretesto per un revenge-movie dove Numero 2 dovrà affrontare tutti i nemici per diventare il Numero 1.
Afro Samurai ha avuto una gestazione molto importante, illustrato da Takashi Okazaki, uscito nel 2000 per la Panini Comics come manga, nel 2007 , grazie alla produzione dello studio giapponese Gonzo è finalmente uscita la miniserie anime divisa in cinque puntate con musiche del rapper e produttore Rza del Wu-Tang Clan.
Violenza a profusione, sentimenti pari a zero come quasi i dialoghi, un ritmo adrenalinico, invenzioni visive interessanti, personaggi stilizzati al massimo con alcune contaminazioni funzionali (come il protagonista afro con lo slang tipico dei gangster e dei rapper statunitensi) il taglio spettacolare dei disegni, Samuel Jackson e Ron Perlman al doppiaggio, l'ambientazione e l'uso di improbabili ed elementi tipici e non dello steampunk (armi da fuoco come le granate e le pistole oltre che i telefoni cellulari) il puro cinismo, un viaggio mistic e infine un crossover che sa il fatto suo.
Afro Samurai è un diversivo interessante, un cartone che esce dai soliti binari per aderire ad un filone molto violento, con alcuni sprazzi di originalità ma che di fondo lascia aperti molti canali per come la storia potesse aggiungere qualcosa senza essere così banale e semplice.

Batman Hush

Titolo: Batman Hush
Regia: Justin Copeland
Anno: 2019
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Batman deve entrare in azione per salvare un bambino sequestrato da Bane. Scoprirà che è solo la punta dell’iceberg di un enorme complotto che coinvolge molti dei suoi avversari. Coadiuvato dai suoi alleati e da Catwoman, il Cavaliere Oscuro deve scoprire chi si cela dietro le bende del misterioso mastermind che si fa chiamare Hush.

L'ultimo lavoro della Dc e della Warner sul paladino della Dc è il 13esimo film del DC Animated Movie Universe. Un risultato che non accenna a fermarsi, una nutrita filmografia, dove già da tempo la Dc ha investito molto sull'animazione con risultati altalenanti ma per lo più notevoli e interessanti per quanto concerne Batman e la Justice League.
Hush già dalla trama ha tutti gli elementi per riuscire ad emergere, intrattenere e mostrare un sacco di personaggi, buoni e cattivi, con un Superman stranamente passato al lato oscuro e tutta una serie di inseguimenti, combattimenti e colpi di scena inaspettati anche se la love story con Catwoman a tratti smorza l'atmosfera del film ( in una scena tagliata che si trova su youtube i due fanno sesso).
Rimane di fatto una delle operazioni migliori dove il fan dovrà confrontarsi con una delle graphic novel più amate di sempre, con i testi di Jeph Loeb e i disegni di Jim Lee e Scott Williams infatti per tutti gli amanti sono un fattore molto funzionale. Ormai in tutti gli ultimi film usciti, abbiamo avuto modo di conoscere sempre loro gli instancabili Sam Liu e Jay Oliva che seppur con dei meriti innegabili e alcuni ottimi risultati hanno finito leggermente per cadere nel manierismo e nella monotonia (d'altronde facevano quasi tutto loro).
Copeland ci prova con delle sequenze potenzialmente più epiche e cercando di approfondire di più i personaggi ma è la concezione artistica di base ad essere troppo debole nonchè il fatto di aver sintetizzato alcune storie in troppo poco tempo.

lunedì 21 ottobre 2019

Manie Manie-I racconti del labirinto

Titolo: Manie Manie-I racconti del labirinto
Regia: AA,VV
Anno: 1987
Paese: Giappone
Giudizio: 4/5

"Labyrinth": una bambina ed il suo gatto attraversano uno specchio e si ritrovano nello strano mondo di un circo viaggiante... "The running man": è il racconto delle vicende di un pilota sopravvissuto ad un terribile incidente stradale... "The Order To cease Construction": uno sfortunato dirigente giapponese viene incaricato di mettere fine a un progetto poco redditizio di costruzioni in una foresta tropicale dominata dai robot e priva di esseri umani...

Quando lasci a briglie sciolte tre autori pazzeschi come Otomo, Rintaro e Kawajiri, il risultato non può che essere una perla rara dell'animazione, in un percorso dove l'eccentricità, la voglia di espandersi, di misurarsi e decifrare realtà e mondi lontani appartiene sempre di più agli orientali che in questo caso usano i territori inesplorati dei generis come un palcoscenico, un teatro indagatore di se stesso e dei suoi protagonisti.
Tre racconti che non possono prescindere l'uno dall'altro collegati da un sottile fil rouge con un bel prologo, che diventano poesia pura, facendoci scoprire un passato, un futuro e un presente come dei sogni ad occhi aperti, dei viaggi verso l'immaginazione più sfrenata ma sempre bilanciata, da chi di mestiere sa come affrontare il cinema con una sua maturità e una sua autorialità ormai indiscussa.
C'è tanta letteratura all'interno di questo lungo a episodi sempre molto diverso, bello, suggestivo e  allucinato, un intenso viaggio dove gli universi si trasformano e ogni autore decide di plasmarli secondo la sua volontà. Un film per alcuni aspetti anche abbastanza politico toccando come nel caso di Rintaro tematiche mature e attente, l'uso spropositato della tecnologia, distaccandosi sempre di più da un certo immaginario collettivo che pone i film d'animazione come film solo d'intrattenimento. Gli orientali e per fortuna non solo loro hanno ormai sdoganato questo pensiero puerile

Sound & fury

Titolo: Sound & fury
Regia: AA,VV
Anno: 2019
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Un personaggio misterioso viaggia attraverso un mondo post-apocalittico, alla ricerca di una violenta resa dei conti.

Quaranta minuti di immagini in una ruota furibonda di terrore e distruzione, devastazione e stragi violentissime. Sembra il corto di KILL BILL unito al post-apocalittico di MAD MAX citato almeno all'inizio in maniera palese, spostandosi di epoche come il tremendo IZO di Miike Takashi. Un mediometraggio antologico coloratissimo prodotto dal cantante di musica country Sturgill Simpson il quale impermea tutta la soundtrack del suo prossimo album, intitolato Sound & Fury e lasciando così in modo che siano solo le note musicali a imporsi nella visione senza alcun tipo di dialogo. Tante sono le maestranze coinvolte, tutte funzionali e con nomi che risaltano per la loro importanza dai vecchi sperimentatori che miscelano scelte che rimandano ad un certo passato, AKIRA ad esempio, a nuovi autori abbastanza prestigiosi come Mizusaki e quel Takashi Okazaki di SAMURAI AFRO.
Un cocktail frenetico quasi impossibile da recensire visto che passa tutta come un'esperienza visiva e uditiva coinvolgente con tante epoche e contesti differenti, stili d'animazione all'avanguardia, un ritmo che è una furia e alcune scene splendide di una violenza sconvolgente ma a tratti straordinaria.

Batman ninja

Titolo: Batman ninja
Regia: Junpei Mizusaki
Anno: 2018
Paese: Giappone
Giudizio: 3/5

Mentre sta combattendo con Gorilla Grodd all'Arkham Asylum, Batman finisce inghiottito da una macchina del tempo creata dal suo avversario e si trova trasportato nel Giappone feudale. Qui viene affrontato da dei samurai alle dipendenze del Joker, anch'esso finito con l'inseparabile Harley Quinn in quell'epoca passata.

Batman ormai è stato portato al cinema in tutte la salse possibili e immaginabili.
Senza contare i film veri e propri e parlando solo dell'animazione, i lavori sono stati molteplici con tanti profili diversi arrivando spesso a cambiare i generis.
In questo caso ancora una volta si è arrivati ad un passo decisivo, cambiando e ritrasformando un universo, quello del celebre super eroe, dove ancora una volta è innegabile il talento e l'impronta degli orientali.
Siglando un accordo con la Dc comics e la Warner, Mizusaki, autore della celebre saga d'animazione LE BIZZARRE AVVENTURE DI JOJO e grazie all'animazione di Takashi Okazaki AFRO SAMURAI, riesce a mescolare sapientemente canoni e stereotipi grazie ad un estetica, vera padrona del film, che lascia basiti per la sua cura, per il suo proporre dei temi e uno stile del tutto nuovo, ridisegnando i cattivi più bizzarri di Gotham City, che si sono spartiti il Giappone feudale e unendoli al personaggio di Gorilla Grodd, la ciliegina che mancava.
Questa società segreta dei super criminali è stata riscritta, amplificata in maniera quasi sempre funzionale, una pellicola folle ed esagerata, sempre spettacolare anche quando scivola in alcuni trappoloni lasciando quasi da parte la storia per puntare tutto sui combattimenti mirabolanti. Si vede che c'è stata molta libertà in tutte le fasi del progetto, la sceneggiatura nella parte finale mischia troppi elementi, il film d'altra parte inserisce davvero tantissimi personaggi con il rischio di non riuscire a far quadrare tutto ma lo sforzo reso resta comunque innegabile.
I richiami su un certo tipo di cinema d'animazione nipponica sono evidenti ma mai disfunzionali, questo nuovo Batman potrà risultare antipatico per certi versi, ma per il sottoscritto, nonostante i limiti che ci sono e gli scivoloni che la storia prende, è un innegabile prova del fatto che questa sperimentazione ha fatto bene, regalando un'opera nuova, anarchica, originale e piena anzi straripante di azione e coinvolgimento.

giovedì 18 luglio 2019

Monkey King: The Hero is Back


Titolo: Monkey King: The Hero is Back
Regia: Xiao Peng Tian
Anno: 2015
Paese: Cina
Giudizio: 3/5

Nell'antichità il Re Scimmia sfidò gli dei e per questo venne imprigionato sotto la Montagna. 500 anni dopo, un orfanello in fuga da un villaggio devastato da mostri libera per caso Sun Wukong e crede si tratti del Re Scimmia, suo mito d'infanzia.

Anni fa lessi un testo fondamentale per la mitologia, il folklore e le leggende cinesi.
Lo Scimmiotto di Wu Ch'eng-en. Lì dentro erano riassunte tutte le idee poi prese dai vari Dragon Ball di Akira Toriyama con cui è diventato famoso e ricco in tutto il mondo.
Ora nel corso degli anni il cinema orientale ha cercato di portare su grande schermo le gesta dell'eroe simbolo di un paese con risultati altalenanti in cui vista la tematica trattata e gli scontri con creature di altri mondi, non era per ragioni di budget una scelta semplice.
L'animazione forse da questo punto di vista è sembrata una scelta logica e più facile per inserire una pluralità di elementi all'interno della stessa opera.
L'esordio di Peng Tian, non è certo quell'opera indimenticabile che tutti ci aspettavamo ma di certo ha un suo perchè, una sua peculiarità e uno sguardo funzionale su come sprigiona la vicenda.
Con una storia piuttosto scontata e infarcita di stereotipi, il film riesce ad avere un buon ritmo e delle convincenti scene d'azione seppur il budget per l'opera non sia poi così alto.
Il target si avvicina più ai film per bambini e adolescenti che non per un pubblico maturo che magari nelle scene d'azione si aspettava maggior enfasi, spesso limitata soprattutto dal personaggio dell'orfanello che rischia e spesso lo fa, di mettere in ombra il carattere esplosivo e la natura selvaggia del Re Scimmia.
Da questo punto di vista rimane encomiabile la voglia e lo sforzo di un autore e di un paese che come il cinema cinese odierno e non solo, sembra finalmente poter narrare quelle tradizioni che per lunghi decenni sono state considerate tabù. Sperando in questo coraggio possiamo aspettarci in futuro film di genere e horror basati sulle leggende e molto altro ancora di una delle culture più antiche del mondo.
Il film poi sembra essere una sorta di prequel di quel dittico firmato da una copia di registi che non merita presentazioni con due titoli davvero divertenti, suggestivi e ricchi d'azione JOURNEY TO THE WEST:CONQUERING THE DEMONS, JOURNEY TO THE WEST:DEMON CHAPTER e infine Journey to the west – Demon strike o ancora League of God







martedì 30 aprile 2019

Maison en petits cube


Titolo: Maison en petits cube
Regia: Kunio Kato
Anno: 2008
Paese: Giappone
Giudizio: 5/5

Un uomo anziano che vive in una città completamente sommersa dalle acque non vuole abbandonare la sua casa e per questo, man mano che l'acqua sale di livello, aggiunge sul tetto delle costruzioni. Un giorno, l'uomo si immerge ed entra nella sua casa originale ormai completamente invasa dall'acqua. Inizia così a ricordare gli avvenimenti del suo passato.

Il cortometraggio d'animazione di Kato a parte aver vinto il premio oscar come miglior corto d'animazione è qualcosa di magico, una vera chicca in grado di commuovere e far ragionare dimostrando ancora una volta come gli orientali conoscano a menadito l'alfabeto dell'intimità.
Il tema della memoria, dei ricordi legati al passato, della ricerca della felicità, dell'immersione dentro se stessi.
E'così tutto il corto alterna la quotidianità di questo anziano vedovo che, dilaniato dal tempo, continua imperterrito ad aggiungere mattoni alla propria dimora, perché questa non venga totalmente sommersa dalle acque, immedesimandosi nella viscerale differenza che disgiunge vita e sopravvivenza. Da un lato costruisce per non soccombere, dall'altro è costretto ad immergersi per recuperare i ricordi del passato.
Muto, con uno stile lento e minimale in grado di farci cogliere l'essenza delle emozioni e dei sentimenti del suo vecchio protagonista. Con una tecnica grafica che simula la delicatezza degli acquerelli adagiati su un cartoncino riesce ad imbarcarci in una piccola ma colta avventura che riesce a promuovere tematiche attuali legandole in modo insistente al tema del ricordo e della memoria.



giovedì 11 aprile 2019

Madame Tutli Putli


Titolo: Madame Tutli Putli
Regia: Chris Lavis e Maciek Szczerbowski
Anno: 2007
Paese: Canada
Giudizio: 5/5

I passeggeri del treno (e la stessa madame Tutli-Pluti) sono anime ancora non consapevoli del loro trapasso. Continuano così a fare quello che facevano da vivi: gli appassionati di scacchi alle prese con una assurda partita, il tennista che si comporta volgarmente, il vecchio sempre addormentato. La consapevolezza (almeno per la madame) arriva quando le vengono rubati i bagagli (i ricordi della vita passata) e solo allora può avvenire il trapasso a miglior vita (la farfalla, simbolo di trasformazione e anche di rinascita).

Gli sceneggiatori di LOST avrebbero dovuto conoscere a memoria lo svolgimento di questo incredibile corto candidato agli Oscar. Un lavoro d'animazione in stop motion incredibilmente colto e in gradi di creare sentieri diversi e portare il pubblico a domandarsi se ciò che ha davvero visto sia l'intento degli autori. Un'opera singolare, non ci sono altri termini per definire ciò che vidi anni fa ma che per qualche strano motivo mi rimaneva così in mente.
A livello tecnico gli sforzi sono evidenti fin da subito. La vera forza del cortometraggio sta in una particolare innovazione apportata dove gli occhi dei personaggi sono infatti quelli di attori reali, girati dal vero e compositati in seguito sul volto dei pupazzi animati a passo uno.
Madame Tutli Putli ha impiegato più di cinque anni di lavoro, ma il risultato è impressionante anche nel suo chiamare forse involontariamente alla memoria tanti registi e tante idee di cinema già viste ma che qui attraverso un climax di forme e linguaggi trova una naturale e originale messa in scena.






lunedì 11 marzo 2019

Tombes & Manages



Titolo: Tombes & Manages
Regia: AA,VV
Anno: 2016
Paese: Francia
Giudizio: 4/5

Nel suo isolato cimitero, un becchino piuttosto rozzo cerca di divertire suo figlio in un modo piuttosto sciocco ...

Perché alcune delle migliori storie per bambini sono così deliziosamente macabre.
Sembra di continuare un discorso aperto nell'82 da Burton con il suo Vincent ma prima ancora di lui da tanta importante narrativa senza contare il peso della fiaba.
In sette minuti il Team di ISART Digital School composto da Nicolas Albrecht, Jérémie Auray, Alexandre Garnier, Antoine Giuliani, Sandrine Normand, Ambre Pochet, Marc Visintin, riesce a fare un mezzo miracolo.
Una storia drammatica di una perdita, quella di un figlio. La notte come un momento magico che in un parco divertimenti/circo, riesce a far rivivere come una benedizione/maledizione una piccola anima permettendole notte dopo notte di stare a fianco del padre e vivere come se fosse la prima una nuova entusiasmante avventura.
Straziante per certi versi. Muto e con dei colori fantastici, l'impiego dell'animazione digitale sembra in alcuni casi stop motion pura e semplice, usata dal team francese che si compone di tanti elementi e una maniacalità a far in modo che tutto converga verso la perfezione.
In particolar modo come nel lungometraggio capolavoro Coraline e la porta magica sono proprio i dettagli del corto a farla da padrona, dai paesaggi, alle giostre, alle impronte digitali negli stampi dei personaggi, fino alle scenografie gotiche e barocche su cui svetta un cimitero grigio macabro e inquietante come d'altronde dovrebbe essere una fiera di tombe.


Dragon Ball-Super Broly


Titolo: Dragon Ball-Super Broly
Regia: Tatsuya Nagamine
Anno: 2018
Paese: Giappone
Giudizio: 2/5

Il re dei Saiyan Vegeta, preoccupato dalla potenza del nascituro Broly, superiore a quella del proprio figlio, spedisce Broly su un pianeta remoto e ostile, Vampa. Il padre di Broly, Paragus, lo segue su Vampa e lo addestra come un formidabile guerriero. 41 anni più tardi, dopo che Freezer ha distrutto il pianeta dei Saiyan, Broly e Paragus arrivano sulla Terra, per vendicarsi dei Saiyan superstiti.

Gli Oav di Dragon Ball soprattutto negli anni '90 avevano avuto un discreto successo.
Poi il personaggio creato da Akira Toriyama pur essendo diventato una delle icone nato nel 1986 per i nerd, venne abbandonato per essere sostituito da altri eroi venuti da altri mondi.
Questo film d'animazione dalla sua come nei due precedenti, LA RESURREZIONE DI F e Dragon Ball Z The Movie-Battle of God, regala tantissima azione (forse addirittura esagerata) finendo per essere l'ennesima rincorsa a sconfiggere il nemico di turno (che manco a farlo apposta e di famiglia) e sfruttare l'impianto di semina e raccolta per cui il protagonista incontra un nemico sempre più forte grazie al quale potenzia le sue abilità.
Anche la durata di 100' diventa disfunzionale per spiegare tutti i retrocessi familiari tale da farlo sembrare un parente lontano delle soap opera statunitensi.
Il film trova la sua componente migliore nei primi due atti mentre proprio dove dovrebbe siglare il braccio di ferro perfetto tra combattimenti e azione, diventa di una noia incredibile, in cui per '50 minuti, viene data spazio alla potenza sempre maggiore che supera subito i confini della logica, sembrando una disperata lamentela noiossima di grida e maschilismo spiccato.




lunedì 11 febbraio 2019

Isola dei cani


Titolo: Isola dei cani
Regia: Wes Anderson
Anno: 2018
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Giappone, 2037. Il dodicenne Atari Kobayashi va alla ricerca del suo amato cane dopo che, per un decreto esecutivo a causa di un'influenza canina, tutti i cani di Megasaki City vengono mandati in esilio in una vasta discarica chiamata Trash Island. Atari parte da solo nel suo Junior-Turbo Prop e vola attraverso il fiume alla ricerca del suo cane da guardia, Spots. Lì, con l'aiuto di un branco di nuovi amici a quattro zampe, inizia un percorso finalizzato alla loro liberazione.

Ormai Anderson, nel bene, c'è lo siamo persi su lidi ormai molto distanti dalla normalità di partorire il cinema, creando sempre di più, un suo universo e un suo codice molto elementare seppur complesso di fare cinema.
L'isola dei cani potrebbe essere uno dei cardini finali in questa sua nobile e importante ricerca di migliorare, destrutturare e cambiare sistemi, linguaggi e tecniche visive.
Anderson, dal canto suo, è sempre più avvezzo ad un cambiamento e una rigorosità nella messa in scena che ormai e inutile stare ad elencare, la sua filmografia è chiara, riuscendo in questo film almeno, chissà se volutamente, a raccontare una delle più belle metafore che si stanno manifestando nella nostra società dove di fatto, che siano migranti, stranieri, persone etnicamente o religiosamente diverse, il punto è chiaro è la formula migliore da parte di qualsiasi governo è sempre la stessa: quella di respingere.
Perchè l'isola dei cani in fondo respinge in qualche modo la solita struttura classica di far convergere la storia o di narrarla attraverso i soliti stilemi o topoi narrativi ricorrenti.
Qui l'essenziale spesso diventa profetico per cercare di mostrare quella rigidità di sicuro molto orientale, di come parte di questo respingimento culturale diventa il motore centrale per far avvicinare due mondi, due realtà, che sembrano cercare di ritrovarsi per dialogare per la prima volta senza paure.
L'altra metafora importante e su cui Anderson da sempre impronta e impermea il suo cinema è quello della scoperta e dell’accettazione dell’identità del singolo all’interno di un gruppo sociale, elemento che come il precedente riesce a sintetizzarsi ancora meglio nella terra del Sol Levante.

mercoledì 6 febbraio 2019

Panico al villaggio


Titolo: Panico al villaggio
Regia: Stephane Aubier
Anno: 2009
Paese: Belgio
Giudizio: 3/5

C'era una volta, in un villaggio di nome Villaggio, un cavallo di nome Cavallo, che viveva con un cow-boy di nome Cow-boy e un indiano di nome Indiano. È il 21 giugno, il compleanno di Cavallo, e i suoi due compari pensano bene di ordinare 50 mattoni per costruirgli un barbecue. Peccato che, tra un gioco e una distrazione, l'ordine on line parta pieno di zeri e il Villaggio si ritrovi invaso da 50 milioni di mattoni, che fanno particolarmente gola a dei piccoli, imprendibili ladri notturni.

Panico al villaggio è una bella metafora della nostra società.
Folle e schizzato come i belgi spesso sanno essere, riesce pur sfruttando una tecnica d'animazione in stop-motion abbastanza desueta, ad avere un ritmo e una storia che assieme ai personaggi colpiscono per la loro linearità, caratterizzazione, scelte insolite, un ritmo sbalorditivo e una messa in scena che riesce a cogliere quei dettagli importanti per rafforzare la narrazione e l'impatto visivo che rimane un'esperienza visiva, prima di tutto, molto interessante.
Grazie anche ad un ottimo doppiaggio dove aiutano i cugini di SOUTHPARK, Panico al villaggio sembra partire in sordina per poi allargarsi al di là della porzione di spazio dove vivono ancorati i tre protagonisti.
Un'ambientazione per alcuni aspetti misteriosa dove i bambini non esistono, gli animali parlano, e gli esseri umani invece sembrano tornati alla fanciullezza a differenza degli animali più maturi e rigidi nelle scelte che si comportano quasi da genitori.
La casualità è il fattore di forza e che allo stesso tempo lascia inermi di fronte ad un ritmo dove tutto può succedere in qualsiasi momento e senza dover avere una causa o un nesso.
Un ritmo e una potenza inesauribile rischiano a volte di lasciare spiazzati, soprattutto per come dicevo in quanto non essendoci coordinate, al di là di qualche frase di Cavallo, il vero protagonista, a volte si fa fatica a comprendere gli intenti dei registi.
Altrimenti sembra regnare una sorta di anarchia democraticamente accettata.