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venerdì 12 ottobre 2018

Venom(2018)


Titolo: Venom(2018)
Regia: Ruben Fleischer
Anno: 2018
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Nel laboratorio dell'ambigua Life Foundation, Carlton Drake, leader senza scrupoli, tenta di innestare il simbionte che ha riportato da una missione spaziale dentro un organismo umano. Le cavie però muoiono una dopo l'altra. Il giornalista d'inchiesta Eddie Brock, che a causa del suo ultimo incontro con Drake ha perso il lavoro e la fidanzata, non può stare a guardare e s'intrufola nel laboratorio. Ma è proprio in Eddie che il parassita alieno Venom troverà l'ospite perfettamente compatibile di cui andava in cerca. Inizialmente spaventato, Eddie progressivamente impara a convivere con Venom e a formare con lui un unico individuo.

Sono pochi i film Marvel insufficienti.
Prodotti di intrattenimento studiati a tavolino e spesso fatti più che bene per soddisfare il palato degli amanti dei comics e come sottolinea l'industria Disney e poi Marvel, l'unico scopo è intrattenere e fare più soldi possibili dunque va eviscerato da un certo concetto di cinema.
Questo Venom già dall'inizio non mi convinceva e la cosa già mi infastidiva dal momento che ho sempre trovato Venom come Carnage, nemici super cool.
Un prodotto invece fatto super fast, con un cast che non voleva saperne di stare l'uno vicino all'altra e una componente nonchè uno dei più grossi limiti: l'assenza di un villain decente o meglio di un antagonista, se non pensiamo al buon Riz Ahmed qui in un ruolo davvero infarcito di cose già viste.
E'difficile parlare di un simbiota cattivo e pazzo per natura che qui cambia gli intenti arrivando a voler salvare il genere umano perchè ci si affeziona.
Sono tanti gli elementi wtf nel film dai dialoghi scritti da ubriachi in un pub, alcune scene soprattutto quelle di coppia ai limiti del sopportabile, Hardy che probabilmente vista la prova sopra le righe ho paura che sia tornato a fumarsi le bottigliette e meno che mai la totale assenza di sangue per una creatura che divora letteralmente le sue vittime.
Un film dove la narrazione si perde ancor prima di trovarsi con un intro che forse era l'unica cosa decente, anche qui ai limiti del già visto, e poi alcuni combattimenti dove esiste solo la c.g e non si capisce assolutamente niente di quello che succede con corpi liquidi che sembrano fondersi l'uno con l'altro in un sotto messaggio quasi omosessuale come in una guerra tra sessi dei simbioti e dei parassiti. Un film poi lungo dove il ritmo bizzarro e ingestibile non riesce mai ad appassionare fino in fondo perchè staccato da una struttura che come dicevo fin dall'inizio non convince e non riesce a far sì che lo spettatore riesca ad appassionarsi alla vicenda.
Come per altri flop della Marvel il tentativo di unire humor e dramma è risultato così becero e disfunzionale da lasciar basiti in alcune scene più delle facce da wtf di Hardy.
Tremendi poi gli altri aborti che si vedono nel film che cambiano di corpo in corpo passando dall'ALIENO per arrivare a squallidi finali e come in questo caso temo ma sono quasi sicuro che avverrà un sequel che proprio non ci voleva.
Qui il body horror non fa nemmeno capolino e perfino la scena post credits fa cagare

lunedì 10 settembre 2018

Parasyte


Titolo: Parasyte
Regia: Takashi Yamazaki
Anno: 2014
Paese: Giappone
Giudizio: 4/5

La storia è incentrata su dei misteriosi parassiti alieni, che sono in grado di penetrare, attraverso il naso o le orecchie, nei cervelli delle persone, prendendo così il controllo del loro corpo. Il protagonista Shinichi Izumi riesce a sfuggire a questo destino, indossando delle cuffie nel momento in cui un parassita lo attacca. Il parassita, " Migi ", si stabilisce nella mano destra di Shinichi e i due formano un rapporto simbiotico con entrambe le loro personalità completamente intatte. Insieme, combattono contro altri parassiti che divorano gli esseri umani come cibo.

Il primo capitolo del film, basato su un fumetto di Hitoshi Iwaaki che ha venduto 11 milioni di copie, è stato presentato al 27° Tokyo International Film Festival
Che sorpresa vedere di nuovo Yamazaki tornare a fare del buon cinema con questa saga divisa in due capitoli davvero in grado di appassionare e divertire come non capitava da tempo.
Un dittico incredibile con degli ottimi effetti speciali, dei personaggi caratterizzati bene e questi parassiti che di fatto creano una galleria di personaggi, mutazioni e trasformsazioni ininterrotte.
Un film tutt'altro che banale nel cercare di inserire anche una certa ironia nel film, e l'umorismo nipponico in questo è difficile da digerire, ma in questo caso pur non avendo letto l'anime immagino che sarà diminuito ma nemmeno così tanto il tasso di sangue e violenza.
Di fatto il film inserisce fin dall'inizio una marcia in più con un ritmo che riesce a rimanere tale nonostante tutto l'arco della storia e arrivando dalla fine del primo film ha mostrare il volto del boss degli antagonisti interpretato in modo sublime dal grandissimo Tadanobu Asano.
A differenza però del capitolo successivo, part 1 dalla sua ha il merito di rimanere subito così incisivo un po grazie all'originalità della storia e di come si trasformerrano le specie viventi e dall'altro perchè avendo diversi intenti da raccontare non ha tempo di inserie quei dialoghi che nella part 2 rovinano e stonano in generale con l'intento narrativo ovvero svelare troppo attraverso anche una retorica che storpia alcune parti rendendole noiose o meglio sfruttando quella tipica logica da blockbuster americano che invece reguisti come Takashi Miike o Sion Sono non hanno bisogno di fare.
Resta un ritorno al cinema molto forte quello di Yamazaki con questi due film in grado di ritornare a quella dimensione che forse gli appartiene di più con il grande merito di fondere horror e grottesco in quella tipica forma e dimensione che è quasi solo orientale o meglio giapponese.



Parasyte 2


Titolo: Parasyte 2
Regia: Takashi Yamazaki
Anno: 2015
Paese: Giappone
Giudizio: 3/5

Prosecuzione delle vicende di Shinichi Izumi, l'adolescente che deve condividere il suo corpo con un parassita alieno.

Il primo capitolo si concludeva mostrandoci il volto del boss nemico interpretato dal mefistotelico Tadanobu Asano. Il secondo capitolo come dicevo scrivendo sul primo, non è purtroppo esilarante e originale come il primo. Qui i personaggi li conosciano bene e fatta eccezione per qualche new entry il film sdogana più che altro la sua parte action e pirotecnica mostrando una galleria di creature pur sempre interessanti e non negando l'indubbia capacità del regista di poter firmare altri blockbuster in futuro a patto che come spesso succede per i registi nipponici, creda più nel pubblico in generale senza dover, come questo film fa, spiegare ogni singola azione con dialoghi e altri annessi che il cinema orientale di solito, e per fortuna, evita.
Gli effetti speciali a differenza del primo capitolo sono volutamente più esagerati dando maggior risalto alle scene di combattimento, gli inseguimenti, le esplosioni senza tuttavia rovinare nulla essendo utili a rafforzare il lato grottesco e a divertire in alcuni casi anche se meno rispetto al primo soprattutto nello scambio di battute tra il protagonista e il suo parassita.

sabato 1 settembre 2018

Heavy Metal 2000



Titolo: Heavy Metal 2000
Regia: AA,VV
Anno: 2000
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Durante alcuni scavi su alcune rocce, a bordo di una astronave denominata Cortez, viene scoperto un coccio del Loc-Nar (la sfera verde maledetta e demoniaca del primo film); un minatore di nome Tyler ne entra a contatto e diventa posseduto da un'insaziabile fame di potere e di immortalità.
Dopo aver ucciso un suo collega, prende il controllo dell'astronave facendo fuori il comandante e tutti i potenziali ribelli ad eccezione di due navigatori, Lambert e Germain, e di un cinico scienziato, il Dr Schechter; si dirige perciò verso il pianeta Uroboris, dove è custodita la fonte dell'immortalità ma, nel tragitto, si ferma sul pianeta Eden: è convinto che qui si trovino piccolissime tracce della fonte, presenti nell'organismo dei coloni. Per poterne estrarre un siero rigenerante, uccide quindi tutti gli abitanti della colonia "Eden" tranne una, Julie.
Durante l'attacco alla colonia, Tyler rapisce la sorella di Julie, Kerrie, per poterle estrarre il siero in un secondo tempo; abbandona poi Germain, che aveva tentato inutilmente di proteggere la ragazza. Poco dopo Julie incontra proprio Germain e, costringendolo ad aiutarla, raggiungono Tyler allo spazio-porto di Neo-Calcutta per ucciderlo. Tyler però, grazie alle abilità del crudele Dr Schechter, ha già estratto dai corpi dei coloni l'acqua dell'immortalità che, se bevuta, consente di rigenerare persino le ferite mortali. Solo Kerrie viene risparmiata per essere sfruttata come scorta di emergenza. Tyler, dopo essere stato "ucciso" da Julie, resuscita e la ferisce, per poi partire verso Uroboris. Ma la ragazza non demorde, e si aggancia alla nave di Tyler nell'iperspazio. All'apertura del condotto iperspaziale, la nave perde il controllo e si schianta sul pianeta.

Il primo capitolo a distanza di anni per molti amanti dell'animazione è diventato un piccolo cult citato addirittura da saghe di cartoni animati come SOUTH PARK.
Peccato che a distanza di quasi 16 anni dopo una gestazione difficilissima ci troviamo di fronte ad un risultato e a delle storie così campate per aria e in fondo molto misere. E'aumentata la qualità video, la c.g e la fotografia, le musiche che rimandano a tutti artisti post 2000 non sono nemmeno granchè e tutto sembra riprendere le prime storie dandole qualche colore e battuta in più.
Sembra più un'opera di routine che non un film che richiede quello sforzo di creare storie originali e interessanti. Qui sei sceneggiatori non hanno fatto altro che creare un caos da cui il film non ne esce affatto bene.
Realizzato nel 1981, il film d'animazione Heavy Metal traeva ispirazione dalle storie illustrate di un graphic magazine per adulti dal medesimo titolo (prima edizione USA del 1977).
Peccato che di quelle pagine illustrate nell'ultimo film sia rimasto ben poco

Invaders


Titolo: Invaders
Regia: Tobe Hooper
Anno: 1986
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

l piccolo David assiste, una sera, alla discesa di un disco volante nei pressi della sua abitazione. Mamma e papà, naturalmente non gli credono, ma il giorno dopo David nota un'inspiegabile trasformazione (in peggio) nel loro comportamento e in quello degli abitanti della sua città. Il fatto è che gli extraterrestri si stanno impossessando dei corpi e della mente degli uomini per agire indisturbati nelle fasi preliminari dell'invasione. Con l'aiuto di una dottoressa immune dal "contagio", David si adopera per combattere gli alieni che hanno allestito la propria base nel sottosuolo. L'incubo sembra non avere mai termine, ma poi, il bambino si sveglia e comprende di avere fatto soltanto un brutto sogno.

Remake degli INVASORI SPAZIALI del '53, credo ancora a oggi sia uno dei film più criticati di uno dei registi più importanti dell'horror americano.
Uno script forse troppo simile e per certi versi così fantascientifico da lasciare da parte quelle atmosfere più malsane e horror che conosciamo bene degli ultimi lavori di Hooper.
O forse si voleva tornare alla buona vecchia fantascienza di serie B degli anni '50, contando che nel finale quando scendiamo nei sotterranei e scopriamo le creature a tratti sono quasi ridicole con il mostro finale che sembra Krang delle tartarughe ninja.
Un thriller che non riesce e non può far paura cercando comunque di mantenere un ritmo e una trama convincente a parte alcuni attori che non riescono ad essere sfruttati a pieno.
Il finale aperto comunque resta molto ben giocato.


mercoledì 1 agosto 2018

Crawl or die


Titolo: Crawl or die
Regia: Oklahoma Ward
Anno: 2012
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Una squadra di sicurezza d'élite, che ha ricevuto il compito di proteggere l'ultima donna conosciuta in grado di rimanere incinta, si ritrova a dover fronteggiare un claustrofobico sistema di tunnel sotterranei senza fine. La squadra imparerà presto che il vero orrore non è dato solo dalla forza inarrestabile che li segue ma anche dal tunnel stesso, che diventa sempre più piccolo.

Il film sci-fi super indipendente della regista con un nome stranissimo si aggiunge al filone appunto citato strizzando l'occhio ad ALIEN e HAZE di Tsukamoto.
L'eroina protgonista, Tank, passa tutto il film a cercare di trovare una via d'uscita in un sistema di cunicoli claustrofobici e inseguita da creature che sembrano dei delfini giganti particolarmente incazzati che cominciano a sterminare la sua task force.
Un film che dopo il primo atto lascia spiazzati geograficamente, non sappiamo più dove siamo e se stiamo banalmente percorrendo il cunicolo giusto. Un film tutto attentamente studiato per creare questo effetto che solo alle volte cede ad un montaggio macchinoso soprattutto nel terzo atto finale.
Pochissimi dialoghi, scene di violenza a gogò e tutte attentamente girate contando la mancanza di soldi e una protagonista che cerca di mettercela tutta nel cercare di essere realistica nella sua disperazione personale che la porta a vivere momenti di conflitto e di sopraffazione.

domenica 22 aprile 2018

Slither


Titolo: Slither
Regia: James Gunn
Anno: 2006
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Un piccolo asteroide cade nei pressi di una cittadina americana: ospita una creatura mostruosa che per crescere e riprodursi deve essere incubata da un corpo umano, corpo che stavolta ha le non troppo rassicuranti fattezze del redivivo Michael Rooker. Il contagio si diffonde e gli "eroi per caso" della situazione devono cercare di scappare dalla città. Ma non sarà facile...

Slither è un piccolo cult. Trasgressivo, accattivante pieno di ritmo, di trovate, di mostri memorabili e soluzioni tragicomiche. Un grande intrattenimento che mischia trash, weird, grottesco, splatter, qualsiasi cosa purulenta e una sovraesposizione di gore. Gunn tira fuori un film veloce, dinamico, perfettamente bilanciato e studiato nella struttura che gode e si avvale di un montaggio che non lascia mai un momento morto. Sicuramente uno degli horror più interessante degli ultimi anni che mi spiace aver recuperato solo ora. Gunn conferma il suo talento arrivando dalla scuola Troma e si vede eccome anche se il film riesce a virare anche in siatuzioni molto più complesse chiamando in cattedra Lovecraft e Yuzna.
Un film che nelle sue numerose citazioni sembra voler omaggiare quel blood & gore degli anni '80, di quegli horror estremi e ipertruculenti ormai non capita più di vedere oppure vengono esageratamente devastati dalla c.g che appare fasulla e controproducente. Qui invece si respira proprio quel marciume che risuciva ad infastidire a far provare quel senso di schifo che Michael Rooker indossa alla perfezione. Un ultima nota sull'inizio che già determina un punto in avanti nella scrittura con il vecchio pieno di soldi che sposa la giovane gnocca della città che tutti si vorrebbero fare ma che invece possono solo restare a guardare. Un inzio già col botto.

domenica 25 marzo 2018

Beyond Skyline



Titolo: Beyond Skyline
Regia: Liam O'Donnel
Anno: 2017
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Mark è un detective della polizia di Los Angeles che si sta prendendo una pausa dalla risoluzione dei crimini dopo la morte di sua moglie. Trent è il suo problematico figlio adolescente a un passo dal finire in carcere. Quando una strana luce blu inizia a risucchiare in cielo tutti quanti, i due si uniscono a una guidatrice della metropolitana, all’ex partner di Mark e a un anziano cieco per capire cosa stia accadendo. Il loro tentativo di fuga si rivela ben presto senza speranza però, e finiscono a combattere all’interno della nave madre aliena, che dopo una breve corsa si schianta in Vietnam. Lì, Mark si trova suo malgrado a fare squadra con alcuni malviventi locali, insieme ai quali dovrà provare a trovare un modo per fermare i nemici extraterrestri e addirittura salvare gli esseri umani già ‘convertiti’.

Skyline Beyond è davvero qualcosa di esagerato. Un turbine che mischia elementi sci-fi, un certo orrore cosmico di lovecraftiana memoria (almeno per il design di alcune creature), e fonde le arti marziali marziane in un finale di combattimenti terribili con arti strappati, sangue che dilaga e una sorta di non sense generale che spegne tutte le luci per una possibile coerenza logica.
Beyond è il sequel non c'entra nulla con il precedente Skyline del 2010 (di una bruttezza rara).
Per assurdo questa prosecuzione a tratti riesce ad essere esilarante e dichiaratamente trash oltre che essere pasticciatissimo. E' dannatamente sporco tra astronavi che sembrano l'interno del corpo umano con liquidi e sostanze purulente che si incollano ai protagonisti.
E'un film dove la sceneggiatura prova a rendersi credibile nei titoli di testa e poi lascia il posto ad una serie di azioni alcune che potevano sembrare logiche e altre dannatamente inverosimili.
In tutto questo l'operazione di casting è importante nel cercare di capire subito cosa sottolineare dal momento che ci sono i protagonisti di THE RAID è quel tamarro cosmico di nome Frank Grillo (che dovrebbe essere il protagonista di the Raid in versione americana).
Un film con così tanti colori, esplosioni, effetti speciali alcuni decenti altri meno, con personaggi che muoiono così senza un perchè giustificato o esseri che prendono il cervello degli umani in una sorta di reincarnazione aliena.
Alla fine tutto finisce con botte da orbi, lo spettatore rimane in catalessi per non trovare un senso logico che possa appagare, rimanendo a tutti gli effetti un film d'azione più che di fantascienza per passare due ore in spensieratezza senza cercare di trovare senso laddove non potrebbe esserci.

lunedì 19 marzo 2018

Annihilation



Titolo: Annihilation
Regia: Alex Garland
Anno: 2018
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Una biologa, il cui marito partecipa a missioni militari segrete, è disperata per il suo mancato rientro. L'uomo finalmente torna a casa ma non sa però spiegare cosa gli sia successo, non ricorda niente e sta misteriosamente male. La biologa verrà così a conoscenza di un'anomalia verificatasi anni fa e tenuta segreta: un'area da cui nessuno ha mai fatto ritorno tranne appunto suo marito, che sembra però prossimo a morire. Decide così di affrontare questo enigma e partecipa alla prossima spedizione, insieme ad altre quattro donne, ognuna esperta in un diverso campo scientifico.

Annihilation è uno di quei film che per forza di cose farà discutere. I motivi sono tanti a partire dal fatto che è tratto dalla trilogia di uno scrittore schizzato e originale che spero arrivi tradotto da noi per quanto concerne il resto della sua bibliografia.
Un film Netflix pubblicizzato, almeno qui a Torino, in maniera inquietante facendoti quasi passare la voglia di vederlo.
Un film che porta la Portman su un palmo della mano come a dire che effettivamente nel film esiste solo lei e Oscar Isaac che recita Isaac Oscar.
Un film molto lento con un ritmo che spesso frena ogni tensione e atmosfera soprattutto per le pedanti scene di coppia tra i due protagonisti.
Questi e altri motivi rendono difficile il giudizio per un film che probabilmente avrà due sequel ammesso che la macchina funzioni a livello di botteghino.
Ci sono stati alcuni cambiamenti drastici come la scelta delle protagoniste che nel libro non sono bianche ma di etnia differente e altri motivi che il regista di Ex Machina ha voluto subito rivelare quasi per non essere attaccato da critiche di ogni sorta.
Rimane un film frammentato da una realizzazione che definirei veloce e sbrigativa come quando cerchiamo di capire che cosa sia realmente questa entità che prende forma. La parte filosofica del film in alcuni momenti cerca di scavalcare la narrazione diventando un esercizio di stile coadiuvato da un importante lavoro col sonoro (ma Garland non è Villeneuve) e la stessa minaccia che mi ha fatto pensare al nulla della storia infinita per quanto potente e suggestiva come idea viene messa da parte come se da un momento all'altro ci si aspettasse una reazione che di fatto avviene solo nel climax finale dalla biologa spaventata che non può o non vuole accettare questa entità.
Un film che nella parte tecnica attinge a una messa in scena senza passi falsi e con alcune scelte estetiche e una fotografia molto costosa e in alcuni momenti, quando l'azione centellinata fa capolino, qualche cosa di buono il film soprattutto con le bestie cerca di portarlo a casa.
Forse è una di quelle operazioni complesse che il cinema per fretta e bisogno di soldi vuole veder crescere troppo in fretta senza aspettare o rispettare alcune fasi fondamentali.
Annihilation è così, ha tante cose che non funzionano ma non si può dire che è proprio brutto.

mercoledì 31 gennaio 2018

Star Wars Episodio VIII-Gli ultimi Jedi


Titolo: Star Wars Episodio VIII-Gli ultimi Jedi
Regia: Rian Johnson
Anno: 2017
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Mentre il Primo Ordine si prepara a stroncare quel che resta della Resistenza, Rey consegna a Luke Skywalker la spada laser che fu sua, invitandolo a interrompere il suo esilio per salvare il mondo libero. Ma Luke non ne vuole sapere e il Lato Oscuro tesse la sua trama letale attorno agli ultimi ribelli.
Ormai è soprattutto una questione di aspettative. Un equilibrio tra la voglia di voler bene a una saga che si è portata via una fetta della nostra vita e l'inevitabile gelosia di chi avverte che quella fetta gli è stata sottratta, modificata o peggio ridicolizzata. Un equilibrio difficile da controllare, almeno quanto quello tra la Luce e il Lato Oscuro della Forza.

Perchè quest'ultimo film della Disney mi è piaciuto più degli ultimi due.
Perchè è un film della Disney su Star Wars e quindi troviamo tutti gli accessori della Disney e qualche tamarrata sinceramente inaspettata dove pur di legare assieme tutti i target d'età per avere l'incasso più alto possibile sono riusciti ancora una volta nell'impresa.
Perchè invece a differenza di molti non ho odiato questo film? Perchè oramai quei tre episodi diretti da Lucas negli anni '80 non hanno più niente a che vedere con tutto quello arrivato "prima" e dopo.
Semplicemente non è più Star Wars, quindi ci si adatta per come si può alle nuove mode nostrane che ormai sembrano siglare uno standard inesorabile targato multinazionale Disney (Pixar, Marvel, Lucas Film) arrivando a fatturare solo nel 2017 più di 55 miliardi di dollari.
Un'industria crea prodotti diversi da quelli artistici e facendolo si avvale del gusto del pubblico e soprattutto delle scelte del pubblico che uccidono l'anima stessa del film e dell'arte che c'è dietro.
Per cui è inutile stare a recensire quasi tre ore di montagne russe senza riuscire mai a vomitare, saltando da un'astronave all'altra in mille location diverse con cambi di ritmo e di atmosfera, scene che cercano di essere crude risultando ingenue e altre che pur di commuovere portano alla luce esserini che sorridono già sapendo che diventeranno gadget perfetti per un merchandising enorme e assurdo che conviene solo alla multinazionale.
Ormai Star Wars sta diventando qualsiasi cosa purchè faccia incassare e la serie di film in programma su Ian Solo sigla questa scemenza finale e chissà quanti altri capitoli, sequel, reboot etc arriveranno nei prossimi anni.
Che lo sforzo di riuscire a resistere a quello che accadrà sia con voi...



giovedì 4 gennaio 2018

Alieno


Titolo: L'alieno
Regia: Jack Sholder
Anno: 1987
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Perché un uomo tranquillo si trasforma improvvisamente in un pericoloso rapinatore di banche e in uno spietato assassino? E perché, dopo la cattura, l'uomo muore in ospedale e contemporaneamente un altro paziente si trasforma in una belva assetata di sangue? Questi ed altri inspiegabili fatti sono provocati da un mostruoso extraterrestre che usa, come fossero vestiti, ora questo ora quel corpo, non importa se uomo o donna o animale. Saltando da un corpo all'altro, l'essere progetta di impadronirsi del potere "occupando" il corpo del presidente degli Stati Uniti. Soltanto uno strano agente del F.B.I. sembra capace di contrastare il mostro, mentre la polizia non sa "che pesci pigliare". E l'agente è l'unico in grado di dare seri grattacapi all'orribile parassita, dal momento che egli stesso é un extraterrestre: anzi, proviene dal medesimo pianeta del criminale alieno, cui da molto tempo sta dando la caccia.

Istant cult di sempre. Il film di Sholder è una delle pietre miliari della sci-fi.
Vero gioiello della fine degli anni '80, The Hidden ha diversi elementi originali oltre che mostrare uno degli alieni più terribili e schifosi della storia del cinema grazie anche ad un funzionale uso degli effetti speciali artigianali.
Una specie di ragno, un prototipo di ALIEN che passa di corpo in corpo come per Cosa(1982)
ed esplorando diversi generi tra l'horror e il thriller d'azione metropolitano. Un film dove i topoi di genere fanno da padrone dalla perfetta e affiatata coppia di detective, ai vari predestinati ad essere "posseduti", alle mire espansionistiche dell'alieno che punta alla presidenza e un ritmo che per tutta la durata non perde mai colpi.
Il film inspiegabilmente colpisce proprio nelle scene in cui vediamo gli umani "presi in prestito" dall'alieno e quindi una serie di gesti e azioni bizzarre alcune grottesche e senza risparmiare nulla (la scena iniziale la dice lunga) con altre abbastanza comiche. Rientra a pieno in quel gruppo di film che stava cercando di ridare forma al concetto dell'invasione aliena a differenza dei film come quello di Siegel del '56. Un'invasione dunque che è già avvenuta, che qualcuno riesce a vedere e altri no, che sembra passare in sordina e infine con le mire espansionistiche dell'alieno lo script mostra un sotto testo politico interessante che poteva cercare di scavare più a fondo anche se il climax finale è indimenticabile.




domenica 24 dicembre 2017

Catacomba


Titolo: Catacomba
Regia: Lorenzo Lepori, Roberto Albanesi
Anno: 2016
Paese: Italia
Giudizio: 3/5

Catacomba unirà 4 episodi diretti da Lorenzo Lepori e un episodio cornice diretto da Roberto Albanesi. Un povero malcapitato, interpretato da Simone Chiesa, comincerà a sfogliare il fumetto mentre intorno a lui si prepara un bagno di sangue e di follia.

Baionetta Movie Production di Lorenzo Lepori, in collaborazione con la New Old Story Film di Roberto Albanesi e Simone Chiesa, omaggia il filone fumettistico erotico/horror degli anni settanta/ottanta con la nuova antologia “Catacomba” che si presenterà in se come il primo film che si ispira e cita esplicitamente quella che è stata una specialità tutta italiana nell'exploitation: il fumetto per adulti le cui connotazioni estetiche non hanno eguali all'estero. Importante quindi la collaborazione estetica dell'omonimo Lorenzo Lepori come disegnatore.
Anche qui una bella perla del trash horror italiano.
Con un budget mai così povero e Low nel senso ampio del termine, devo dire che nonostante tutto non funzioni dal punto di vista tecnico, amatorialità portata al parossismo, il film ha un suo perchè.
Certo non lo difendo a spada tratta ma ho trovato più congeniale un film come questo che non, sempre per rimanere nel underground horror italico, una merda come In the market (che aveva di certo molti più soldi e l'elenco dei film che potrei elencare e molto vasto).
Un omnibus sado-orrorifico contraddistinto da 4 storie legate con una cornice dove sicuramente alcuni spunti e alcune scene possono sembrare quasi inaspettate nel loro taglio splatter e gore (le due streghe che si cibano delle budella del malcapitato all'inizio e l'orgia con il Gran Maestro) mentre altre sono puro divertissement comico e trash a tutti gli effetti (la chiacchierata in toscano dove il tipo si sfoga sugli amici della moglie che lo cornifica).
La storia peggiore è quella finale di Paganini banalmente perchè è l'unica che prova a prendersi sul serio a differenza delle altre facendo il passo falso.
Pur esibendo senza paura e vergogna i propri limiti soprattutto tecnici (recitazione improvvisata, fotografia sovraesposta, vento in camera, audio che va e viene), uno stile a volte grezzo (movimenti irregolari che non riescono sempre a seguire i movimenti dei personaggi, zoom bruschi) e tante, tante ingenuità, alla fine Catacomba fa ridere parecchio, fa schifo in alcuni momenti, ma di sicuro vince la sfida su tanti film horror italiani usciti negli ultimi anni (anche con firme alla regia e budget molto più alti).

giovedì 14 dicembre 2017

Rick & Morty-Season 1

Titolo: Rick & Morty-Season 1
Regia: Justin Roiland e Dan Harmon
Anno: 2013
Paese: Usa
Serie: 1
Episodi: 11
Giudizio: 4/5

Rick è uno scienziato che si è trasferito dalla famiglia di sua figlia Beth, una veterinaria e cardiochirurga per equini. Passa la maggior parte del suo tempo inventando vari gadget high-tech e portando con sé il giovane nipote Morty (e successivamente la nipote Summer) in pericolose e fantastiche avventure attraverso il loro e altri universi paralleli. Questi eventi, aggiunti alla già strana famiglia di Morty, gli causano parecchi disagi sia a scuola che nella vita privata.

Sono sorpreso e stupefatto di aver fatto la conoscenza dell'unica serie animata che si è imposta per il suo concentrato di sballo, trip mentali, fantascienza, weird, stranezze, humor nero e fondamentalmente un gigantesco potenziale sovversivo iper moderno e originale all'ennesima potenza.
Genialità pura. Da applausi. Tra l'altro la prima stagione ha avuto
un indice di gradimento del 100% sul sito Rotten Tomatoes
La prima stagione di Rick & Morty è oro colato per tutte le sue stravaganti trovate e soluzioni visive e narrative. Dai semi della discordia, ai cani più intelligenti degli umani, agli shyam-alieni, ai miguardi, ai Rick-tipo, tutte etichette che lette così non dicono nulla ma quando guarderete capirete che ogni episodio presenta uno scenario che viene esagerato e sfruttato all’inverosimile, senza arrivare a rovinarne le premesse con elementi fantascientifici e drammatici che non intaccano lo spirito comico che caratterizza la serie con un focus maggiore sulla natura perversa e inquietante del suo protagonista.
Il tutto creando un mix fra parodia accurata e colta, divertimento e ingegno fantascientifico (attenzione alla coda dopo i titoli di fine episodio)
Rick and Morty riesce inoltre a viaggiare su vari livelli di comicità e drammaticità soddisfando diversi target pur avendo un linguaggio molto volgare come per i cugini di SOUTHPARK riuscendo ad essere sia estremo che intelligente, la trama riesce ad essere piuttosto complessa procedendo per rigorosi passaggi logici e per finire ogni personaggio (compresi gli altri membri della famiglia) è ben strutturato e con un’evoluzione.



venerdì 8 dicembre 2017

Arma non convenzionale


Titolo: Arma non convenzionale
Regia: Craig R.Baxley
Anno: 1990
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Alec, un gigantesco extraterrestre, scende sulla Terra. Ad ogni persona in cui si imbatte ripete il messaggio di pace che da il titolo al film, ma quando si allontana il suo sfortunato interlocutore è cadavere. Si tratta infatti di uno spietato criminale, venuto a fare scorta di endorfine, droga rara e costosissima sul suo pianeta. Soltanto il sistema endocrino di un essere umano intossicato dall'eroina produce quella sostanza, così l'alieno - per procacciarsela - con una strana siringa retrattile inietta la droga nostrana ai malcapitati che incontra, aspirando le preziose endorfine dal cervello delle vittime esanimi attraverso un buco in fronte, praticato con una brutale stilettata.

Trafficanti di droga dallo spazio?
Icona dei b-movie come molti altri film di quegli anni del resto. Diciamo che oltre ad essere un buddy cop movie è un ibrido che cerca di rifarsi alla sci-fi portando a casa un action-movie con momenti weird per non dire volutamente trash a tutti gli effetti.
Alla fine al di là della messa in scena abbastanza dozzinale e derivativa quello che più colpisce è l'idea di fondo delle endorfine che rimane l'elemento più originale e curioso.
Dalle endorfine si possono ricavare migliaia di dosi di una droga purissima per venderla ai propri simili.
Lundgren ha sempre recitato lo stesso personaggio in tutti i film come quasi tutti gli attori action che fanno del loro fisic du role il biglietto da visita. Senza chiamare in causa il cacciatore alla ricerca di Alec che poi darà l'arma positronica al protagonista, siamo ben lontani dai film che miscelavano il cinema di genere con prodotti interessanti e divertenti, piccoli cult di serie-b, come Sbirri oltre la vita e Detective Stone.



domenica 15 ottobre 2017

Starship Troopers-Attacco su Marte


Titolo: Starship Troopers: Attacco su Marte
Regia: Shinji Aramaki
Anno: 2017
Paese: Giappone
Giudizio: 2/5

Dopo gli eventi di Invasion, Johnny Rico è stato degradato a colonnello e trasferito in un satellite marziano per addestrare un nuovo gruppo di soldati. Tuttavia, questi trooper sono i peggiori che Rico abbia mai addestrato, non mostrando alcuno spirito bellico dato che Marte non è ancora stato coinvolto nella guerra contro gli insetti e anzi spinge per la pacificazione. A causa del loro atteggiamento rilassato, gli abitanti di Marte vengono quindi colti di sorpresa dall'attacco degli insetti. Intanto, in gran segreto, Sky Marshall Amy Snapp manda avanti i suoi piani per prendere il potere

L'animazione giapponese viaggia e non si ferma. Spesso poi videogiochi o fumetti riescono ad avere più libero accesso nei contesti irreali dove animatori appassionati possono dar luce al massimo degli effetti speciali spendendo meno che per un lungometraggio.
Starship Troopers è stato senza dubbio un classico. I motivi sono i più disparati. Per prima cosa Verhoeven. Come secondo elemento direi la fantasia, il genio e la creatività sempre di Verhoeven. Infine l'aver dato vita ad un piccolo cult di sci fi, con abbondanti dosi horror e splatter, combattimenti a non finire, mostri cattivi e protagonisti idioti che non vedi l'ora di veder ammazzati.
Questo sequel d'animazione dopo INVASION manco a farlo apposta dimentica del tutto l'ironia grottesca del film del 1997 per buttarsi in cielo e dar vita ad un film che si prende molto sul serio con un'atmosfera apocalittica e mostri ancora più incazzati. Anche i protagonisti sono gli stessi doppiati addirittura dagli stessi personaggi dell'originale.
Il risultato è un film potente che deflagra nel finale con un attacco inaspettato da parte della popolazione che non sembra convinta del pericolo e un Rico devastato nel corpo e nell'anima dalla lotta con questi esseri. La sua diventa una vera e propria missione nel dare la caccia a questi insetti per tutta la vita e non è detto che non ne vedremo di altri sequel.

mercoledì 11 ottobre 2017

Valerian e la città dai mille mondi

Titolo: Valerian e la città dai mille mondi
Regia: Luc Besson
Anno: 2017
Paese: Francia
Giudizio: 3/5

Anno 2740. Il Maggiore Valerian, agente governativo, e il sergente Laureline, sua fidata partner, vengono inviati in missione dal Ministro della Difesa nel caotico e intradimensionale Big Market del pianeta Kirian, allo scopo di mettere in salvo l'ultimo convertitore Mül rimasto. I Mül sono un popolo che si crede estinto, ma attorno al loro destino vige un misterioso segreto militare. E il mistero si fa più fitto quando Valerian e Laurelin raggiungono Alpha, la Città dei Mille Pianeti: un'enorme stazione spaziale minacciata dall'interno da una zona radioattiva in rapida espansione.

La fantascienza spazia attraverso il grande immaginario di autori, sceneggiatori, illustratori, scrittori e infine registi. Negli ultimi anni siamo quasi assuefatti dalle grandi produzioni e dai colossal che stanno imperversando nelle sale tra l'altro con ottimi risultati per quanto concerne la scrittura e la messa in scena.
Di solito in quasi tutti i film i temi si prendono molto sul serio portando a riflessioni e ideologie che spaziano su diversi argomenti.
Nella sua ultima fatica Besson esplora soluzioni visive divertenti e a tratti originali. Scherza e si prende gioco come faceva ne IL QUINTO ELEMENTO trasformando tutto in una parodia, in un giocattolone o meglio un videogioco virtuale come il meccanismo che Valerian usa all'inizio del film per impossessarsi degli oggetti magici.
Diciamo che ci sono gli esserini che appartengono al mondo di ARTHUR E IL POPOLO DEI MINIMEI e poi il bisogno di esplorare il più possibile esagerando in alcuni punti ma sempre restando confinato nel terreno sci-fi & fantasy nel quale Besson dimostra comunque di avere sempre un buon ritmo e di voler inondare lo spettatore con tutto il suo bagaglio artistico.
Valerian è il punto più alto del regista per incastrare mappe spaziali e dar via al suo universo che tanto bramava. E non parlo solo per la difficoltà e l'ambizione del progetto, per il più alto budget francese di sempre, per alcune scelte attoriali discutibili anche se ancora una volta il regista dimostra di padroneggiare bene gli attori che rimangono comunque in secondo piano rispetto a tutto il resto con una recitazione spesso oltre misura ma proprio per questo auto ironica e divertente.
Dagli uccelli antropomorfi che ricordano il coro della tragedia greca, al capitano "Nemo" e la parentesi in fondo agli oceani, allo spazio virtuale quando si varcano i portali, al salto intergalattico di Valerian e le creature comunque per la maggior parte suggestive.

Quando IL QUINTO ELEMENTO incontra AVATAR il risultato è VALERIAN, in due parole una storia d'amore che si conclude nel migliore dei modi.


venerdì 8 settembre 2017

Life-Non oltreppasare il limite

Titolo: Life-Non oltrepassare il limite
Regia: Daniel Espinosa
Anno: 2017
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Una squadra di astronauti, a bordo di una stazione spaziale internazionale, entra in possesso di un campione organico proveniente da Marte. Lo scienziato del gruppo espone la microscopica cellula ad una serie di stimoli, nel laboratorio della stazione orbitante, e "la cosa" reagisce. Si festeggia anche sulla Terra e i bambini delle scuole le trovano un nome: Calvin. Ma Calvin non è innocuo: cresce, interagisce e, disturbato, uccide. La priorità cambia rapidamente a bordo e una s'impone su tutte: tenerlo lontano dal nostro pianeta.

Life purtroppo rappresenta il limite della scrittura per gli americani sulla sci-fi.
Un ibrido senza un'anima personale e una sua idea di cinema che come per il film vale allo stesso modo per il cinema e le opere di Espinosa, regista giovane e brillante a livello tecnico quanto invece disastroso a livello di struttura e plot narrativo.
Life che poi non è recitato nemmeno così bene con un cast zoppicante, non ha molti elementi che lo salvano se non alcune buone scene, un'atmosfera claustrofobica e qualche momento interessante con l'alieno di turno che massacra l'equipaggio.
Il problema è la scontatezza del soggetto, un'idea che prende da ALIEN scopiazzandolo e prendendone solo gli aspetti commerciali senza dare vita e forza all'elemento drammatico e alla fantascienza.
Un film modaiolo, un b-movie in salsa moderna stilizzato e che cerca per tutta la sua durata di essere originale non riuscendoci mai nemmeno in una scena ma facendo di tutto per sembrare film da dimenticare dopo pochi minuti.


domenica 28 maggio 2017

Alien-Covenant


Titolo: Alien:Covenant
Regia: Ridley Scott
Anno: 2017
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Diretti verso un pianeta remoto in un angolo lontano della galassia, i membri dell'equipaggio della nave-colonia Covenant scoprono quello che pensano essere un paradiso fuori dalle cartine geografiche. Il luogo, in realtà, si rivelerà un mondo dark e pericoloso il cui solo abitante è il "synthetic" David, rimasto in vita dopo la spedizione Prometheus.

Alien:Covenant è una vera sorpresa che poteva trasformarsi in un capolavoro se non fosse per la massa di argomentazioni da trattare.
Come qualcuno diceva ormai l'alieno ha fatto la sua parte e in questo film come per il precedente Prometheus il vero protagonista è l'androide interpretato dal vero "alieno" Michael Fassbender.
Un film allucinante che scoperchia vasi di Pandora della fantascienza e riesce a restituire dei duri colpi sul futuro dell'umanità e lo scontro tra uomo e macchina.
E'veramente un film che disorienta poichè sconvolge la psiche dello spettatore cambiando traiettorie e pianeti nel giro di poco, regalando scenari di struggente bellezza ponendo l'accento sulla questione di come la ragione, o meglio il sonno della ragione genera mostri per citare Goya ma allo stesso tempo la solitudine di David e tutto ciò che ne deriva con le sue scelte di condividere o cancellare il piano degli ingegneri. Dicevo appunto che la filosofia, l'accento distopico, la natura grottesca della vicenda che non risparmia nessuno, insieme al bisogno di trovare risposte con l'incipit iniziale che conferma il limite dell'uomo a prevalere sull'intelligenza virtuale, diventano icone che in questo film trovano risposte e disperazione lasciando solo conferme su come il pessimismo cosmico ci invade sempre più e l'essere umano è destinato a scomparire.
E allora perchè non puntare su una nuova razza? Perchè come il sintetico David cerca di far capire al resto della civiltà, le specie vadano estinte per crearne una nuova, appunto gli Alien, che siano in grado di rispettare l'ordine naturale delle cose?
In questo mese al cinema si può fare una scelta: andare a vedere il sequel dei Guardiani della galassia 2
trovando divertimento e risate oltre una nota amara sul personaggio inquietante di Ego, e dall'altra la mente cinica e attenta di un master della fantascienza che forse dopo Prometheus si è stufato della critica e ha messo i paletti su quale potrebbe essere uno scenario futuristico. Nel film David/Walter l'androide diventa il perno centrale attorno a cui gravitano i fatti e da cui nascono direttive e scelte in grado di modificare interi pianeti.
A differenza del film precedente, sono passati dieci anni dai fatti raccontati, qui gli ingeneri hanno un ruolo marginale dividendosi lo schermo con le altre razze e diventando presto vittime sacrificali per aberranti piani di conquista o proliferazione di virus che sterminino la specie per generare una nuova razza più potente.
Covenant è anche un survival horror suggestivo e calamitante, il risultato dell'ibridazione di due distinti organismi, dove la prima è il parassita che infetta e rigenera il secondo.
Una nota ironica. L'unica. All'inizio del film all'interno dell'astronave il vero giallo è capire chi sta con chi all'interno dell'equipaggio e chi tradisce e con chi in un sottile gioco di sguardi. Sembra un gioco di parole ma d'altronde passare anni e anni tutti assieme nella stessa astronave può generare anche problemi di coppia.

Guardiani della galassia 2

Titolo: Guardiani della galassia 2
Regia: James Gunn
Anno: 2017
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Assoldati dai Sovereign ma poi braccati da questi per aver rubato delle preziose batterie, i guardiani della galassia si dividono in due gruppi: Rocket e Groot se la vedono con i Ravagers di Yondu, mentre Star-Lord conosce finalmente il padre, Ego, scoprendo molti segreti inaspettati sulla propria natura semi-umana.

I guardiani della galassia capitanati dal regista Gunn di cui nessuno prima del film conosceva l'esistenza (ma i fan del cinema di genere ovviamente sì) continua la sua saga che dopo questo episodio lancia almeno altri due capitoli.
Ora nel primo film, il ritmo, i colori, la regia schizzoide e la filmografia del regista ponevano le basi per qualcosa di nuovo, una branchia imperfetta che si staccava dall'universo Marvel dal canto suo molto omologato. Il risultato è stato un film anarchico molto ben costruito, furbo, modaiolo e con un linguaggio volgare e funzionale alle scorribande che imperversano tra i criminali e i ladri di tutti i pianeti.
Eppure qualcosa non torna in questo secondo capitolo. Un secondo atto noiosissimo dove la parte di Ego, che mi aspettavo la più complessa e grottesca, diventa una sorta di proboscide dove allungare e prendere tempo in dialoghi leziosi e noiosissimi e una difficoltà a creare il perfetto intreccio tra le due storie. In più l'azione per quanto non smetta di mancare è molto più statica del primo film.
Tutto è assolutamente prevedibile e Star-Lord esagera nel dare ancora più ironia al suo personaggio e allo stesso tempo farlo apparire come il leader indiscusso della squadra.
Mettiamoci poi Grot che piccolo e inutile non solo non serve ma diventa l'accessorio per un marketing perfetto dopo i Minions e tutti i giocattoli che vengono studiati ad hoc assieme ai produttori dei film e tutto il resto delle maestranze allora la piega è ancora più becera.
Alla fine i due che risultano più simpatici e come personaggi manco a farlo apposta vengono caratterizzati meglio sono proprio Yondu e Nebula, il primo con una rivelazione finale che sembra la ciliegina sulla torta del non-sense.

Almeno di una cosa siamo tutti contenti: Star-Lord cambia cassetta e playlist.

giovedì 23 marzo 2017

Alien 4

Titolo: Alien 4
Regia: Jean-Pierre Jeunet
Anno: 1997
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Quarto episodio della storia di Sigourney-Ripley. Nella base spaziale di Auriga si sperimenta la clonazione. Alcuni tentativi riescono, altri no. Ripley ce la fa, viene resuscitata e riprende la sua missione di difesa del genere umano dagli alieni. Con dramma altissimo, perché lei, si sa, umana non è. Gli sceneggiatori si sono sforzati di proporre qualcosa di nuovo. Vedremo un quinto salto mortale?

Jeunet non ha bisogno di presentazioni così come non ha bisogno di presentazioni una delle saghe più famose della fantascienza che a dispetto di altre non è stata brutalizzata con i vari e indecenti sequel.
Jeunet sa il fatto suo e la sua messa in scena è sempre riconoscibile così come la scenografia che in questo caso ricorda per alcuni aspetti LA CITTA'DEI BAMBINI PERDUTI soprattutto nelle scene all'interno dei laboratori. Il risultato non è eccellente come i primi due capitoli (ALIENS di Cameron rimane per ora il mio preferito), ma essendo decisamente più action e tamarro degli altri capitoli, una sorta di b-movie sul genere, rimane un prodotto validissimo con diverse scene originali e un ritmo forsennato che non lascia momenti morti nella narrazione.
Spiega e critica gli orrori sugli esperimenti umani (eccellente la sequenza in cui Ripley incendia i cloni incompleti sottolineando la mostruosità di queste pratiche scientifiche), critica la scienza come sostituto di dio per creare esperimenti di laboratorio che si ribellano all'uomo, mostra come nonostante la tecnologia le macchine non siano in grado di intrappolare l'alieno e infine tanti altri elementi.
Il cast è ottimo, alcune scene come Ripley che si lascia avvolgere dalla Grande Madre Aliena (aka la Regina) è una signora scena così come tutta la parte action dall'inseguimento sott'acqua fino alla morte di Christie.
E'un film che nella sua apparente ripetitività a differenza di altri film riesce a cogliere diversi spunti e segnali per riuscire ad essere incisivo e con un'atmosfera che riesce ad aderire bene ai risvolti della trama e a rendere ancora più carichi di significato i colpi di scena.
La storia scritta da Joss Whedon si rivela ancora una volta una garanzia di alto livello per un estimatore della narrativa fantastica, distopica e post-contemporanea.
Il finale dopo il sacrificio del Capo Espiatorio diventa davvero crudo e viscerale...un'altra cosa è il linguaggio e la caratterizzazione dei personaggi che rendono come dicevo il film scoppiettante quanto volgare, pur non essendo mai superficiale ma anzi volendo forse dire che in fondo usare un linguaggio volgare non fa che dimostrare che a distanza di 200 anni il genere umano non è cambiato.