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domenica 25 marzo 2018

Mute


Titolo: Mute
Regia: Duncan Jones
Anno: 2018
Paese: Gran Bretagna
Giudizio: 3/5

Nel 2046, in una Berlino carica di immigrati e dove si incontrano e si scontrano Oriente e Occidente, come in una sorta di fantascientifica Casablanca, Leo Beiler è un barista muto disperatamente alla ricerca della sua amata. La donna è scomparsa e la ricerca nei bassifondi della città porta Leo in contatto con una coppia di chirurghi americani, che sembrano in qualche modo collegati al caso e di cui lui non sa se può fidarsi o meno.

Mute è un film che è stato distrutto praticamente da tutti critica e pubblico.
Invece ho trovato tantissimo pathos in questo film, un concentrato di sentimenti, senza essere melenso e banale, che soprattutto lascia un finale amaro e profondo (anche se non originale ma non è questo il punto). Il film certo non è scritto benissimo e alle volte scivola in malo modo o si dimentica nel tracciato pedine e indizi importanti.
Mute è un film d'amore molto drammatico e con alcune trovate e una messa in scena calibrata, funzionale e suggestiva. A farla da padrone nel film sono alcune caratterizzazioni e la messa in scena, tutta, dalla fotografia viola e blu, ai costumi e allo stile scenografico e stilistico.
Paul Rudd è forse la cosa che rimarrà più impressa del film. Un personaggio border che riesce a dare una svolta interessante al film diventando il vero protagonista nel senso che subisce il cambiamento più forte pur rimandendo un villain.
Jones è un regista strano e dinamico che passa da un estremo all'altro amando e prediligendo comunque la fantascienza. Questo noir sporco e difettoso è come un sistema che regala forti emozioni ma va velocemente in corto circuito.
Il regista infine cita e forse omaggia suo padre, richiamando direttamente in causa il difficile tema del rapporto padre-figlio e dedicando l’intera opera a Maron, la donna che lo ha cresciuto come un figlio pur non essendone la madre biologica.

Kickboxer: Retaliation


Titolo: Kickboxer: Retaliation
Regia: Dimitri Logothetis
Anno: 2018
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Kurt Sloan non vorrebbe tornare in Thailandia ma, durante un allenamento, viene catturato, sedato e rinchiuso in una prigione. In cambio di 2 milioni di dollari dovrà affrontare un temibile sfidante e, solo nel caso di vittoria, verrà liberato.

Alle volte è troppa la tentazione per il trash. Quando poi è il sequel di un'altra trashata le aspettative, essendo ancor più basse, non possono che portare a tante risate e divertimento assicurato nel non sense generale di un film che non sta in piedi.
Ritorniamo ad una saga che già segna il suo limite più grosso dal momento che KICKBOXER, tra l'altro non credo neppure di averli visti tutti, erano già un film da non ricordare.
Qui non hanno fatto altro che inserire più attori possibili con il risultato di non far altro che una parata di "star" dove ovviamente l'oscar non può che meritarselo Van Damme.
Quando parlo di parata di "star" bisogna però almeno citarne qualcuna: Ronaldinho, non parla, non dice nulla, tira solo pallonate alla gente; Myke Tyson, che tira pugni a destra e a manca scimmiottando se stesso e ridendo come un cretino; Christopher Lambert che fa davvero paura per quanto è inquietante ed è invecchiato davvero male, altro che immortale; infine Hafþór Júlíus Björnsson alias Mongkut, un altro gigante smisurato dopo l'episodio precedente con Dave Bautista.
Il problema più grosso del film al di là delle difficoltà produttive, sceneggiature scritte da gente improvvisata al momento e soprattutto quello di avere una durata eterna per quasi due ore.
Cos'altro dire di questo film che ho praticamente già rimosso. Brutto, a volte dannatamente comico e l'apoteosi del trash quando ascoltiamo alcune gag tra gli attori per non parlare dei dialoghi assurdi che rasentano i luoghi comuni più ambiti per i film di serie b sulle arti marziali e che in fondo non possono che ammettere il lato meno nascosto del film: qualcosa di vergognosamente tragicomico

Ore 15:17-Attacco al treno


Titolo: Ore 15:17-Attacco al treno
Regia: Clint Eastwood
Anno: 2018
Paese: Usa
Giudizio: 1/5

Spencer Stone, Alek Skarlatos e Anthony Sadler s'incontrano la prima volta dal preside, sulla panchina dell'anticamera, in attesa di un rimprovero. Saranno ancora insieme molti anni dopo, a Parigi, davanti al Presidente della Repubblica, per ricevere la legione d'onore. In mezzo c'è un'amicizia lunga una vita, la scelta di arruolarsi (per due su tre di loro), un viaggio estivo in Europa e un treno, il Thalis delle 15:17 da Amsterdam a Parigi, che cambierà le loro vite e quelle di molte altre persone.

Ore 15:17-Attacco al treno credo che sia il peggior film di Eastwood.
Dannatamente inutile e reazionario, anche se non sembrerebbe, non ci tiene a nascondere la sua sprezzante critica verso una manipolazione di contenuti e intenti davvero triste e inneggiando di nuovo i marines e l'educazione fascista militare come un valore a cui attenersi che non può che portare a gesta epiche ed esiti memorabili...
Il film è girato da uno sconosociuto, non c'è nulla del Clint che conosco, o meglio c'è ne troppo di quello che non voglio e non vogliamo conoscere e cioè quello che lo vede inneggiare a Trump e a scelte politiche inquietanti (possiamo dire che tutta una parte della sua politica e del suo credo è concentrata proprio in questa pellicola).
Tutto sembra patinato e scritto male dal momento che il film non ha nessun segreto, nessun colpo di scena. Anzi addirittura sapendo già come andrà a finire, il film nel montaggio inserisce, dal momento che è noiosissimo, pure alcune scene d'azione per farti capire cosa succederà e la piega che prenderanno i fatti che ovviamente già conosciamo.
Questo film insegna che credere nello stato paga, che la legione d'onore viene data come lode a coloro che difendono con il sangue e con la forza il proprio paese.
Eastwood purtroppo è così ma a noi piace ricordarlo per un altro tipo di cinema, quello scomodo che gioca sporco come il bellissimo MYSTIC RIVER.

lunedì 19 marzo 2018

Annihilation


Titolo: Annihilation
Regia: Alex Garland
Anno: 2018
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Una biologa, il cui marito partecipa a missioni militari segrete, è disperata per il suo mancato rientro. L'uomo finalmente torna a casa ma non sa però spiegare cosa gli sia successo, non ricorda niente e sta misteriosamente male. La biologa verrà così a conoscenza di un'anomalia verificatasi anni fa e tenuta segreta: un'area da cui nessuno ha mai fatto ritorno tranne appunto suo marito, che sembra però prossimo a morire. Decide così di affrontare questo enigma e partecipa alla prossima spedizione, insieme ad altre quattro donne, ognuna esperta in un diverso campo scientifico.

Annihilation è uno di quei film che per forza di cose farà discutere. I motivi sono tanti a partire dal fatto che è tratto dalla trilogia di uno scrittore schizzato e originale che spero arrivi tradotto da noi per quanto concerne il resto della sua bibliografia.
Un film Netflix pubblicizzato, almeno qui a Torino, in maniera inquietante facendoti quasi passare la voglia di vederlo.
Un film che porta la Portman su un palmo della mano come a dire che effettivamente nel film esiste solo lei e Oscar Isaac che recita Isaac Oscar.
Un film molto lento con un ritmo che spesso frena ogni tensione e atmosfera soprattutto per le pedanti scene di coppia tra i due protagonisti.
Questi e altri motivi rendono difficile il giudizio per un film che probabilmente avrà due sequel ammesso che la macchina funzioni a livello di botteghino.
Ci sono stati alcuni cambiamenti drastici come la scelta delle protagoniste che nel libro non sono bianche ma di etnia differente e altri motivi che il regista di EX MACHINA ha voluto subito rivelare quasi per non essere attaccato da critiche di ogni sorta.
Rimane un film frammentato da una realizzazione che definirei veloce e sbrigativa come quando cerchiamo di capire che cosa sia realmente questa entità che prende forma. La parte filosofica del film in alcuni momenti cerca di scavalcare la narrazione diventando un esercizio di stile coadiuvato da un importante lavoro col sonoro (ma Garland non è Villeneuve) e la stessa minaccia che mi ha fatto pensare al nulla della storia infinita per quanto potente e suggestiva come idea viene messa da parte come se da un momento all'altro ci si aspettasse una reazione che di fatto avviene solo nel climax finale dalla biologa spaventata che non può o non vuole accettare questa entità.
Un film che nella parte tecnica attinge a una messa in scena senza passi falsi e con alcune scelte estetiche e una fotografia molto costosa e in alcuni momenti, quando l'azione centellinata fa capolino, qualche cosa di buono il film soprattutto con le bestie cerca di portarlo a casa (anche se il lupo parlante che chiede aiuto è sul filo del rasoio tra l'horror e la trashata dell'anno).
Forse è una di quelle operazioni complesse che il cinema per fretta e bisogno di soldi vuole veder crescere troppo in fretta senza aspettare o rispettare alcune fasi fondamentali.
Annihilation è così, ha tante cose che non funzionano ma non si può dire che è proprio brutto.

martedì 27 febbraio 2018

Sono tornato


Titolo: Sono tornato
Regia: Luca Miniero
Anno: 2018
Paese: Italia
Giudizio: 2/5

28 aprile 2017. Nel bel mezzo di Piazza Vittorio, cuore multietnico della Capitale, si materializza il Duce in persona, risorto proprio nel giorno della sua morte. Dopo un breve smarrimento iniziale ("Sono a Roma o ad Addis Abeba?") Mussolini decide di riprendere in mano le redini del Paese, e invece di venire rinchiuso in un ospedale psichiatrico accanto al matto che si crede Napoleone viene "scoperto" da un aspirante documentarista, Andrea Canaletti, che lo crede un attore perfettamente in parte. Andrea presenta il Duce ai dirigenti del canale televisivo con cui collabora da eterno precario, i quali creano un programma ad personam: un nuovo balcone dal quale Mussolini potrà affacciarsi per parlare alle masse. Ma gli italiani di oggi saranno pronti a seguirlo?

Il film copia/incolla di LUI E'TORNATO è una commedia spicciola che ruba idee e messa in scena dall'omonimo film tedesco scegliendo semplicemente un dittatore diverso con la differenza che se per quello tedesco è stato cancellato dalla memoria, il nostro ex dittatore italiano continua ad essere preso come punto di riferimento.
Anche qui un film realistico che si avalla di uno strumento irreale con dovuta sospensione dell'incredulità quando il Duce cade letteralmente dal cielo.
Luca Miniero è un regista che ama la risata e gira solo commedie da mestierante senza aver dato alla luce nulla che possa essere ricordato finora. E questo film furbo e confezionato a dovere non è certo il nuovo che avanza.
Tutto il film è un'accozzaglia di gag e splapstick nemmeno tanto comiche.
Mentre Polopizio prova a rendere credibile un personaggio difficile, Matano rovina come sempre tutto il resto dimostrando non solo di non esssere un attore ma di continuare ad infastidire solo con la presenza.
L'unica cosa su cui il film poteva indagare di più e che non ha fatto è proprio il disincanto del ritorno di un personaggio così discutibile in tempi come quelli in cui viviamo, sempre più simili ad un nuovo medioevo storico mediatico e sociale. Speriamo solo che il film non faccia l'effetto inverso di aumentare lo share del defunto aumentando la preoccupante massa di fascisti.

Black Panther


Titolo: Black Panther
Regia: Ryan Coogler
Anno: 2018
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Il Wakanda, nazione dell'Africa centro-Orientale, si nasconde agli occhi del mondo. In apparenza Paese povero di risorse e speranze, nei fatti il più tecnologicamente avanzato del mondo, grazie alla presenza del vibranio, minerale alieno dalle inimmaginabili potenzialità. Quando T'challa sale sul trono, divenendo così la nuova Pantera Nera che protegge il proprio popolo, intende preservare la tradizione, ma un ritorno inatteso a Wakanda lo obbligherà a rivedere i propri piani.

Black Panther è l'ultimo film della Marvel/Disney.
Black Panther è soprattutto l'ultimo film della Marvel dove viene sdoganato il primo super eroe di colore dopo la comparsata in CIVIL WAR.
Siamo agli sgoccioli prima del giro di boa con l'ultimo INFINITY WARS e prima di una nuova tornata di film sui super eroi con nuovi giovani attori protagonisti che vestiranno i panni dei celebri paladini della giustizia per quella che viene definita la fase 4.
Così hanno messo un regista di colore peraltro abbastanza bravo che scrivesse anche la sceneggiatura e che di fatto si appassionasse al progetto.
Il risultato è il solito film di super eroi per fortuna migliore di alcuni ultimi prodotti come l'ultimo THOR, WONDER WOMAN o le saghe sui vari eroi di DEFENDER eccetto il diavolo di Hell's Kitchen
Tantissima azione, un regno rimasto in ombra che ora vuole svelarsi al mondo con un chiaro messaggio alle Nazioni Unite (ester eggs da cui ci si aspettava qualcosa in più), una lotta tribale con tutti i passaggi dovuti e voluti e infine una delle cose più belle del film la colonna sonora del Rapper (con la R maiuscola) Kendrick Lamar.
Per essere uno dei film più lunghi della Marvel la trama è didascalica come poche senza la benchè minima traccia di colpi di scena e l'ironia che ha deciso di mettersi da parte per addominali e corpi granitici che sembrano far sfigurare tutto il resto della crew di eroi per non parlare dei dialoghi inverosimili tagliati con l'accetta.
Un film gradevole che si lascia vedere senza nessun messaggio di fatto e senza nemmeno voler cercare di esaminare qualche sentiero pericoloso a parte i viaggi metafisici sotto la sabbia.
Lascia tutto alla prevedibilità (l'amore compare solo alla fine ma è l'anima del film) il sacrificio dell'eroe è classico come da manuale e Chadwick Bosema continua a recitare con i labbroni.
C'è uno strano messaggio che guida il film e che mi ha fatto riflettere e che forse non ho capito...
L'Africa oltre ad essere la culla della civiltà è il paese più ricco del mondo (così viene spiegato all'inizio del film nella scena d'animazione). Gli africani quindi si divisero tutte le ricchezze del continente unendo le forze a parte una tribù che ha preferito farsi i fatti suoi. Da qui Wakanda è diventato il paese più ricco e tecnologico del mondo grazie al Vibranio e vive nascosto dal resto del mondo. Sembra Avatar solo che se il secondo era molto più fantastico scegliendo un mondo immaginario ben più radicato cercando di sposare una strana politica ambientale ed ecologista.
Qui il messaggio potrebbe suonare non proprio così sensibile. Sembra che alcuni neri ricchi abbiano deciso di vivere una vita privilegiata in una zona dell'Africa remota e inaccessibile senza voler avere a che fare con il resto del mondo e soprattutto senza pensare ai loro fratelli neri poveri.
I Wakandiani presi così sembrerebbero degli aristocratici razzisti che non vogliono aver niente a che fare con il resto delle tribù....

martedì 20 febbraio 2018

Cloverfield Paradox


Titolo: Cloverfield Paradox
Regia: Julius Onah
Anno: 2018
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Un team internazionale di astronauti, cercando di risolvere una disperata crisi energetica in atto sulla Terra, tenta un esperimento che si spinge ben oltre i confini. Il terrificante e contorto risultato diventerà una minaccia per le loro vite.

Forse le trilogie stanno davvero esagerando nel cercare a tutti i costi di trovare frammenti anche sconclusionati per cercare di riassumere la propria politica in tre film totalmente differenti e distanti anni luce sotto il profilo della continuità.
Cloverfield Paradox proprio come 10 CLOVERFIELD LANE sembra di nuovo stravolgere i piani narrativi. Un primo capitolo in città con incursione del mostro, una sorta di home invasion che sembra indurci ad aver paura di ciò che sta fuori e infine questo film tutto virato sulla fantascienza con l'immancabile mostro finale che potrebbe far pensare ad un ennesimo sequel.
Apocalisse o post-apocalisse, scenario distopico, sci-fi. Tutto sembra convergere in questa diversissima trilogia di film in cui è forse proprio il primo ad essere allo stesso tempo originale per quanto fosse una specie di found footage (filone che negli ultimi anni ha esagerato con prodotti spesso e volentieri amatoriali).
A parte quindi la parola Paradox il film poteva essere uno dei soliti film sul genere capitanati da Netflix come a proliferare con il viral marketing in un'opera derivativa che esagera troppo nel finale senza riuscire a trovare quel climax avvincente e funzionale alla narrazione (il mostro sì c'è ma non basta perchè dobbiamo rosicare fino al prossimo capitolo).