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venerdì 24 maggio 2019

Sale della terra

Titolo: Sale della Terra
Regia: Wim Wenders
Anno: 2014
Paese: Francia
Giudizio: 5/5

Il film racconta l’universo poetico e creativo di un grande artista del nostro tempo, il fotografo Sebastião Salgado. Dopo aver testimoniato alcuni tra i fatti più sconvolgenti della nostra storia contemporanea, Salgado si lancia alla scoperta di territori inesplorati e grandiosi, per incontrare la fauna e la flora selvagge in un grande progetto fotografico, omaggio alla bellezza del pianeta che abitiamo. La sua vita e il suo lavoro ci vengono rivelati dallo sguardo del figlio Juliano Ribeiro Salgado, che l’ha accompagnato nei suoi ultimi viaggi, e da quello di Wenders, fotografo egli stesso.

Wenders è un po come Herzog.                                                                                                                  Due nomi che hanno fatto la storia. Due registi a 360° che soprattutto negli ultimi anni hanno saputo sposare e incanalare bene la tecnologia nella settima arte.                                             
Dalla fotografia, al 3d, alla capacità di ottenere fondi e permessi quando sarebbero negati a qualsiasi altro essere umano. Questi sono solo alcuni degli aspetti per cui le loro “opere” suscitano e lasciano basiti per l’interesse e i temi che vanno a trattare oltre la delicatezza con cui toccano i sentimenti del pubblico. Il Sale della Terra di cui ci parla Sebastiao Salgado, è un’esperienza durata tutta una vita.    Un percorso e un dovere sociale, dinamico, variopinto, necessario, pericoloso e invidiabile.                  Così, anche se andrebbe scritto un saggio solo sul fotografo e il suo pensiero, è davvero toccante poter avvicinarsi alle mille avventure che lo hanno portato nel momento giusto in alcune parti del mondo in cui la natura e l’uomo continuano a combattere uno scontro che forse non finirà mai.            Dalla violenza, ai volti, al modernismo, fino ad arrivare agli emigrati e poi agli animali, queste sono solo alcune delle tematiche su cui Salgado, con l’aiuto del figlio e con alcuni racconti del padre, crea il suo universo e ci da la possibilità di ammirarlo come quando guardiamo una fotografia e rimaniamo esterrefatti.
Ci si commuove, si spalanca la bocca, si fa fatica ad accettare quello che l’obbiettivo cattura e tutto questo dura il tempo di un film, strutturato, bilanciato e montato in modo semplicemente squisito, come un’opera d’arte che risulterà precisa in tutti i suoi meccanismi.
Salgado diceva che l'uomo è l'animale più crudele, ma capace anche di elevarsi al di sopra di se stesso.

domenica 28 aprile 2019

Preda perfetta


Titolo: Preda perfetta
Regia: Scott Frank
Anno: 2014
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Matt Scudder è un ex-poliziotto con alle spalle anche un passato da alcolista. Vite entrambe archiviate, la New York che vive adesso la vede sotto gli occhi di un detective irregolare (non ha la licenza), sempre attratto dal sottobosco, in questa sua lotta costante al crimine seppur al limite della legalità. Un giorno Scudder incappa nell’efferato omicidio di una ragazza, ritrovata a pezzi in un laghetto: da quel momento parte la sua caccia al killer. Anzi, ai killer.

Il detective Matt Scudder che vanta al suo attivo diversi romanzi di genere, è l'ennesimo di una nutrita serie di detective abbastanza gregari nel comparto hollywoodiano senza guizzi di scrittura o una psicologia alla base che lo renda diverso o banalmente originale.
I punti saldi di questa scrittura sono evidenti e forzati oltre a nascondere intenti reazionari poco condivisibili. Come tanti altri cugini, diventa presto un melodramma imbracciando armi e bandiera americana risultando quasi sempre sopra le righe diventando quel thriller scialbo che commette svariati passi falsi in termini di credibilità della storia e di coesione narrativa.
Diventa metaforicamente come un videogioco in 2d dove anche a occhi chiusi dopo averci giocato tanto e averne visti troppi simili, sai bene dove saltare e dove fermarti prima di un burrone.


lunedì 11 marzo 2019

Last days


Titolo: Last Days
Regia: Kathrin Bigelow
Anno: 2014
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

'Un elefante scompare ogni 15 minuti'
Si parla sempre poco del fenomeno del bracconaggio. Forse perchè in Africa, forse perchè sembra non appartenerci, ma in fondo questa pratica ha modificato le sorti di questo pianeta.
La Bigelow è una regista molto coraggiosa che negli ultimi vent'anni ha dato uno scossone al suo cinema, già interessantissimo, interessandosi di politica, scandali, corruzione e terrorismo.
Nel 2014 si è presa a cuore l'idea di produrre questo importante corto animato realizzato in collaborazione con Annapurna Pictures e WildAid e avvalendosi della scrittura di Scott Z. Burns e realizzato in collaborazione con il concept designer Samuel Michlap
"L'anno scorso sono stata messa al corrente della reale connessione tra il bracconaggio di elefanti e il terrorismo. Per me rappresentava l'intersezione diabolica tra due problemi che sono di enorme preoccupazione, ovvero l'estinzione della specie e il terrorismo globale. Entrambi comportano la perdita di vite innocenti ed entrambi richiedono un intervento urgente. Per fare un film su un simile argomento ci vorrebbero probabilmente anni, anni in cui ancora più elefanti morirebbero, così ho invece incontrato una squadra di colleghi cineasti e abbiamo fatto Last Days come un pezzo d'animazione, idea che abbiamo pensato potrebbe presentarlo ad un pubblico più vasto (Internet è piena di immagine grafiche di elefanti macellati eppure la strage continua), ci sono cose reali che tutti noi possiamo fare per fare in modo che finisca la scomparsa degli elefanti selvatici dal nostro mondo, vedi il tagliare fondi ad alcune delle reti terroristiche più famose al mondo".

mercoledì 6 febbraio 2019

Blood lake-L'attacco delle lamprede killer


Titolo: Blood lake-L'attacco delle lamprede killer
Regia: James Cullen Bressack
Anno: 2014
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Dopo aver decimato la fauna ittica, migliaia di lamprede affamate iniziano ad attaccare i cittadini di una sonnolenta località in riva al lago, costringendo la comunità a lottare per rimanere in vita.

Tra i tanti esseri che hanno dominato i film dalla b alla z le lamprede killer mi mancavano.
E chi meglio meglio della scassonatissima Asylum poteva pensare a colmare questa lacuna.
Blook Lake a parte il cameo di Lloyd che si prende una mega lampreda che gli entra nel culo, è davvero penosetta come storiella.
Qualche spunto in cui le cose migliori sono le copiature da altri film di genere più fortunati e che hanno segnato un'epoca senza per forza dover stare a citarle tutte.
Alla fine sono delle specie di sanguisughe che attraverso una ventola "magica" raggiungono gli umani dal momento che hanno divorato tutto il loro ecosistema.
La parte legata alla caratterizzazione come quella del biologo è penosa, ma parliamo di Asylum dove il tasso di intrattenimento deve essere molto alto, con budget risicati, attori che non c'è la fanno più, come la Doherty, e alcuni non sense di base che risultano l'unico elemento ironico del film, proprio quando invece il film cerca facendo il possibile per sembrare il contrario.

mercoledì 23 gennaio 2019

Felt



Titolo: Felt
Regia: Jason Bunker
Anno: 2014
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Amy è una giovane donna che sta provando a superare sia un trauma passato sia le aggressioni che subisce quotidianamente dagli uomini che la circondano. L’unica via di fuga sono per lei un progetto artistico sempre più scandaloso e degli alter ego che la isolano dai pochi amici rimasti ma che almeno le placano il dolore. L’incontro con Kenny, un ragazzo dolce e premuroso, le darà per un po’ l’illusione di un futuro migliore.

Non ho mai visto così tanti cazzi come in questo film. O meglio uno su cui gravita tutta la storia e su cui si concentra parte del trauma della protagonista.
L’attrice e co-sceneggiatrice sembra abbia riversato nel film la sua esperienza di vita e il suo modo di elaborare il trauma dovuto ad una violenza sessuale avuta in precedenza.
Il mio amore per il cinema indie non finirà mai. Aspettavo, certo non trepidante, il secondo film di Bunker dopo il già recensito Toad Road.
Di nuovo l'incubo e di nuovo l'orrore, qui nella sua quotidianità spostandosi da caverne dove assaggiare droghe sintetiche, a parchi, case sugli alberi e una città dove ormai non si ha più vergogna di nulla.
Bunker racconta l'orrore del mondo giovanile ormai privo di valori e completamente allo sbando. Le azioni e i comportamenti anti sociali di Amy fanno davvero impressione durante la visione diventando al limite dell'eccesso e al confine con ciò che è lecito mostrare.
Bunker avvezzo al genere, regala forma e dimensione con un budget molto ridotto e facendo ricorso a pochi elementi, ma studiati alla perfezione, tantissimi dialoghi che ad una prima impressione sembrano improvvisati ma solo in parte, i diversi e grotteschi costumi di Amy e infine la sua passione per l'arte fetish (ma è azzardato definirla così).
Un film che nell'ultimo atto, il rapporto con Kenny, colpisce meno duro ma Bunker è uno tosto e il finale non potrà che distruggere in senso positivo quanto seminato da Kenny.

domenica 9 dicembre 2018

One i love


Titolo: One i love
Regia: Charlie McDowell
Anno: 2014
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Ethan e Sophie non sono una coppia felicissima, perché lui una volta l’ha tradita; ma ce la mettono tutta per ricostruire il loro rapporto: per questo vanno da uno strano psicologo, che non trova di meglio che spedirli in una villa isolata per un rigenerante weekend.
Inutile dire che ci sarà ben poco di rigenerante, e che la villa isolata è l’archetipo cinematografico dei guai paranormali. Nello specifico: un altro Ethan, un’altra Sophie.

One i love è l'ennesima dimostrazione che si possono girare dei bei film con un budget limitato e con una storia interessante e abbastanza originale senza dimenticare due attori affiatati.
Cosa fareste se per risolvere i vostri problemi coniugali aveste la possibilità di andare nella casa di fronte e trovare un sosia del vostro partner ma più divertente ed energico nel sesso? ( ovviamente vale sia per l'uno che per l'altra) E se poi questa fatidica coppia decidesse di incontrarvi per parlare dei vostri problemi in uno strano menage?
Diciamo che McDowell la gioca sporca e il climax finale del film come altri macro dubbi sappiate che non vuole rivelarli (un particolare che i registi devono saper sfruttare molto bene).
Potete scervellarvi in ambito psicologico magari cercando di riflettere sul dialogo iniziale, oppure potrete fare tutte le considerazioni possibili e anche in quel caso non avrete risolto il mistero perchè in fondo è proprio nel non rivelare che il film riesce a trasmettere quell'ansia e quell'atmosfera restando comunque perfettamente bilanciato fra il lato divertente, ironico e quello misteriosamente inquietante.
Una commedia psicologica con riferimenti fantascientifici e una buona coppia di attori. Praticamente tutto girato in un'unica location.


domenica 14 ottobre 2018

Dream Walker


Titolo: Dream Walker
Regia: Tom DeLonge
Anno: 2014
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Poet Anderson: The Dream Walker racconta il viaggio di un eroe. Poet Anderson è un Sognatore Lucido, una persona dotata della consapevolezza in tempo reale di stare sognando. Le sue capacità uniche lo spingono ad esplorare un mondo oscuro e profondamente affascinante, dove non soltanto incontra la sua guida e il suo protettore, il Dream Walker, ma anche il suo peggiore incubo, il Night Terror. Quando la realtà e il mondo dei sogni collidono, Poet deve farsi coraggio e diventare l’eroe che è destinato ad essere.

Un corto di 14' dal ritmo fenomenale capace di non fermarsi un attimo passando da una location ad un'altra. Un fantasy ipnotico e dai colori sgargianti che mostra questo simpatico ragazzo che avendo il potere di camminare nei sogni esplora realtà e mondi diversi per debellare gli incubi sotto forma di mostri enormi.
Un crescendo dinamico che a quanto pare è stato creato con lo scopo di promuovere un album musicale di uno dei vecchi membri di una pessima band come i Blink 182 (purtroppo adorati dalla massa). Sembra per certi aspetti come tipo d'animazione quella usata già da Damon Albarn nei Gorillaz e contando che parla solo la c.g mi aspettavo per certi aspetti un lavoro scarso e deludente.
Giustamente l'unica nota che si può fare al corto e che narrativamente è inconcludente, Poet potrebbe andare avanti all'infinito, non sappiamo nulla di lui e nulla ci è dato sapere.

venerdì 12 ottobre 2018

Violent


Titolo: Violent
Regia: Andrew Huculiak
Anno: 2014
Paese: Cecoslovacchia
Giudizio: 3/5

Sullo sfondo del paesaggio norvegese, la giovane Dagny ricorda nel corso di un evento catastrofico le cinque persone che l’hanno amata di più. Dalla sua memoria, riemergono gli scorci della lunga amicizia con la giovane sorella, delle interazioni con un amico di famiglia apparentemente benevolo e della saggezza spiazzante dell’adorato nonno.

Violent dal titolo di notevole impatto, fin da subito ha quei tratti di quel cinema nostalgico che si prende i suoi tempi per raccontare episodi semplici di una vita senza troppe pretese.
Ed è proprio la monotonia di giornate che paiono infinite a lavorare all'interno di un negozietto con un amico dei famigliari piuttosto solo e con una voglia matta di avere dei legami sociali e sentimentali.
Dagny è la tipica millenial sveglia che sa quello che vuole e di quelle che conoscono com'è fatto il mondo e cosa possono aspettarsi. Il piccolo viaggio nell'orrore della protagonista assume un contorno davvero molto realistico, a tratti allucinato ma deformato proprio dalla disperazione e dall'angoscia dei suoi personaggi dove Dagny, comunque sola in un paese che non conosce, si ritroverà a dover scappare dalle grinfie da un amico di famiglia che accogliendola a lòavorare nel suo negozio diventa presto uno stalker che non le da tregua.



lunedì 10 settembre 2018

Parasyte


Titolo: Parasyte
Regia: Takashi Yamazaki
Anno: 2014
Paese: Giappone
Giudizio: 4/5

La storia è incentrata su dei misteriosi parassiti alieni, che sono in grado di penetrare, attraverso il naso o le orecchie, nei cervelli delle persone, prendendo così il controllo del loro corpo. Il protagonista Shinichi Izumi riesce a sfuggire a questo destino, indossando delle cuffie nel momento in cui un parassita lo attacca. Il parassita, " Migi ", si stabilisce nella mano destra di Shinichi e i due formano un rapporto simbiotico con entrambe le loro personalità completamente intatte. Insieme, combattono contro altri parassiti che divorano gli esseri umani come cibo.

Il primo capitolo del film, basato su un fumetto di Hitoshi Iwaaki che ha venduto 11 milioni di copie, è stato presentato al 27° Tokyo International Film Festival
Che sorpresa vedere di nuovo Yamazaki tornare a fare del buon cinema con questa saga divisa in due capitoli davvero in grado di appassionare e divertire come non capitava da tempo.
Un dittico incredibile con degli ottimi effetti speciali, dei personaggi caratterizzati bene e questi parassiti che di fatto creano una galleria di personaggi, mutazioni e trasformsazioni ininterrotte.
Un film tutt'altro che banale nel cercare di inserire anche una certa ironia nel film, e l'umorismo nipponico in questo è difficile da digerire, ma in questo caso pur non avendo letto l'anime immagino che sarà diminuito ma nemmeno così tanto il tasso di sangue e violenza.
Di fatto il film inserisce fin dall'inizio una marcia in più con un ritmo che riesce a rimanere tale nonostante tutto l'arco della storia e arrivando dalla fine del primo film ha mostrare il volto del boss degli antagonisti interpretato in modo sublime dal grandissimo Tadanobu Asano.
A differenza però del capitolo successivo, part 1 dalla sua ha il merito di rimanere subito così incisivo un po grazie all'originalità della storia e di come si trasformerrano le specie viventi e dall'altro perchè avendo diversi intenti da raccontare non ha tempo di inserie quei dialoghi che nella part 2 rovinano e stonano in generale con l'intento narrativo ovvero svelare troppo attraverso anche una retorica che storpia alcune parti rendendole noiose o meglio sfruttando quella tipica logica da blockbuster americano che invece reguisti come Takashi Miike o Sion Sono non hanno bisogno di fare.
Resta un ritorno al cinema molto forte quello di Yamazaki con questi due film in grado di ritornare a quella dimensione che forse gli appartiene di più con il grande merito di fondere horror e grottesco in quella tipica forma e dimensione che è quasi solo orientale o meglio giapponese.



giovedì 30 agosto 2018

Don't grow up


Titolo: Don't grow up
Regia: Thierry Poiraud
Anno: 2014
Paese: Francia
Giudizio: 3/5

Su un'isola sperduta, un gruppo di adolescenti delinquenti vive in un centro giovanile. Pian piano i ragazzi scoprono che nessuno vigila veramente su di loro e così iniziano a prendersi un po' della libertà che è stata loro sottratta. All'improvviso però il loro supervisore appare dal nulla, in stato di febbrile agitazione, e li attacca con violenza. Per difendersi, i ragazzi finiscono con l'ucciderlo e si allontanano. Realizzeranno presto che l'isola è stata quasi del tutto abbandonata e capiranno di essere rimasti in compagnia solo di un manipolo di adulti affetti da una misteriosa epidemia che li rende violenti e pericolosi. Poiché bambini e adolescenti sembrano immuni dal male, capiranno anche che per sopravvivere dovranno rispettare una sola regola: non crescere. Ma il tempo non è dalla loro parte.

Poiraud è bravo e in tanti anni purtroppo ha potuto girare pochi film.
Ultimamente dopo GOAL OF THE DEAD sembra volersi occupare del filone zombie.
Don't grow up è una piccola sorpresa passata purtroppo inosservata con anni di ritardo.
Un peccato perchè l'ultimo film di Poiraud è un indie che parte subito in quinta catapultandoci in quest'isola quasi disabitata e per un certo tempo complici i dialoghi taglienti con un ottimo ritmo, rimaniamo intrappolati a scoprire i nostri sei protagonisti, quattro ragazzi e due ragazze, che davanti a una videocamera sciorinano le loro aspettative di vita, sogni e illusioni per quel futuro da maggiorenni che li attende dietro l’angolo .
La tematica dell'uccisione degli adulti era già stata trattata in passato con il cult spagnolo da cui però il film francese prende le distanze. Tutti questi protagonisti giovani e con diversi problemi sociali, i dialoghi, una certa ironia sembra rimandare alla serie MISFITS fino alla mattanza finale.
Anche se può sembrare l’ennesimo film di zombie, questa coproduzione franco-spagnola si distacca dalla moda del momento per il suo legame sottile con il film spagnolo anche se non arriva al suo magistrale e audace livello di brivido.
Peccato che verso il finale il film sembra correre troppo alla svelta saltando alcuni pezzi di storia e regalando il solito sacrificio finale abbastanza scontato

Dead space-Downfall


Titolo: Dead space-Downfall
Regia: Chuck Patton
Anno: 2014
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

In un futuro (speriamo) non ancora prossimo, mentre la Terra è dominata da Unitology, una nuova forma di governo religioso, viene trovato un manufatto su di un lontano pianeta. Una colonia umana viene posta per studiare il reperto archeologico alieno, esso, infatti, potrebbe rappresentare la prova dell'esistenza di una forza superiore, in altre parole - Dio -. Improvvisamente, però, l'insediamento di umani smette di dare segni di vita, così, la nave USG Ishimura, viene inviata a recuperare il monolito, denominato il 'marcatore'. Comincia così un viaggio nell'orrore puro vissuto dai membri della Ishimura, i quali verranno assediati e braccati dai coloni morti trasformati in Necromorfi dal marcatore che a loro volta finiranno per contagiare l'equipaggio della nave spaziale...sino a quando non ne rimarrà vivo alcuno

Il pregio di Downfall è quello che si è preso Patton mettendo in scena quello che più gli andava di trattare ovvero una carneficina sci-fi che non si vedeva da tempo nell'animazione dando spazio alla crudeltà e alla ferocia delle immagini rispetto ad uno stile di animazione che non è a dei livelli altissimi. Diventa un horror, anzi un survival horror, con uno svolgimento singolare dal momento in cui l'equipaggio si trova ad avere a che fare con i Necromorfi.
Pur non conoscendo la storia, questo prequel in realtà non dice niente di sè, prendendo lo spunto funzionale a reggere tutta la battaglia che dopo il primo atto segna inequivocabilmente la strada che decide di prendere omaggiando dai vari ALIENS ad altri omonimi per una macelleria che in diverse scene diventa splatter a tutti gli effetti.


Dead within


Titolo: Dead within
Regia: Ben Wagner
Anno: 2014
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Kim e Mike viaggiano in auto con la loro figlioletta e il cane per raggiungere la baita di montagna di una coppia di amici. Ignari del destino a cui andranno incontro, si ritrovano presto come unici sopravvissuti di una misteriosa pandemia che rende il mondo esterno alla residenza un inferno popolato di assalitori famelici. Rimasta sola nella baita, Kim sarà tormentata da immagini di morti e della vita che ha conosciuto e che non tornerà mai come prima, confondendo il reale con la fantasia.

Dead within dovrebbe seguire il filone post apocalittico in uno scenario home invasion o meglio home asserragliato. Con alcuni flash back nel montaggio abbastanza disastrosi, purtroppo Wagner non sembra azzeccarne una nella pellicola. Non vediamo mai un infetto, ci saranno a questo punto, (sorge spotanea la domanda o i limiti di budget hanno portato ad una soluzione drastica) potrebbe essere una delle domande o degli elementi che cercano di spiazzare lo spettatore fino in fondo.
Il risultato è una non spiegazione dove tutto vacilla dalla recitazione a volte in parte a volte sopra le righe, un ritmo che diventa particolarmente noioso o meglio giocato quasi sempre sullo stesso gap e sull'alternarsi delle abitudini di Kim.
Psiche, dinamiche di coppia, isteria collettiva, allucinazioni miste.
Wagner sembra rincorrere un po tutti gli elementi alla disperata e quello che ne esce si fa fatica a digerirlo senza fare il conto con il climax finale in cui Mike perde la testa e quell'arrossamento degli occhi poteva forse comunicare qualcosa quando invece il film sceglie la carta più telefonata e prevedibile possibile.

giovedì 19 luglio 2018

El incidente



Titolo: El incidente
Regia: Isaac Ezban
Anno: 2014
Paese: Messico
Giudizio: 4/5

Due storie parallele hanno per protagonisti personaggi intrappolati in illogici spazi senza fine: due fratelli e un detective sono alle prese con una scala infinita mentre una famiglia deve fare i conti con una strada che non termina mai.

Interessante l'esordio indie e low budget del regista messicano Ezban. Fin da subito ci immergiamo in due storie, con un sunto finale, che seppur la seconda sia in un esterno hanno qualcosa di claustrofobico che come per i dialoghi assorbe i personaggi in un limbo senza scampo e facendoli "lottare" quasi sempre in spazi ristretti come può essere una scala di un edificio o l'interno di un auto. Scappi per poi tornare al punto di partenza.
Un monito che sembra per alcuni aspetti una delle costanti di una politica d'autore che attraverso lo sci-fi ingabbia i suoi protagonisti in scenari da incubo.
La regia è già precisa e si vede che con i mezzi a disposizione, il regista sa già quello che vuole, studiandosi tutto alla perfezione scena per scena, inquadratura per inquadratura.
A livello tecnico il film è girato molto bene con gli stacchi al punto giusto, un buon montaggio che non annoia mai, una fotografia che riesce a mettere in luce i particolari che servono e alcuni piani sequenza importanti.
Una storia complessa che seppur scritta molto bene contiene alcuni piccoli errori da capire se fanno parte della scrittura o della realizzazione (come nella prima storia la confusione tra i piani da dove salgono e scendono i personaggi in particolare il poliziotto) ma che in fondo servono anche per far capire come sia difficile avere una visione a 360° di tutto ciò che si ha tra le mani.
Ezban si era fatto notare per uno dei corti mostruosi del bellissimo film corale a episodi Mexico Barbaro

domenica 22 aprile 2018

Dig two graves


Titolo: Dig two graves
Regia: Hunter Adams
Anno: 2014
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Dopo che Jacqueline Mather perde il fratello annegato in un misterioso incidente, la ragazza riceve la visita di tre distillatori clandestini che si offrono di riportare il fratello in vita, ma ad un macabro prezzo. Quando la storia oscura del nonno, lo sceriffo Waterhouse, viene portata alla luce, anche le vere intenzioni dei distillatori clandestini vengono alla luce.

Dig two graves come per A monsters calls è di nuovo un interessante film di formazione con un target variegato che unisce adulti e ragazzi senza però riuscire ad essere fortemente d'impatto per nessuno dei due.
Un thriller sovrannaturale che parla di cammino di redenzione, viaggio di formazione e una sfida da parte di una ragazzina di spingersi al di là delle tradizionali regole per far resuscitare il fratello affidandosi a personaggi che sembrano usciti da una fiaba di Dickens.
Adams fin da subito mostra il suo mondo a metà tra realtà e mistero dove le magie si trasformano a seconda degli usi e delle tradizioni degli abitanti del luogo (i tre bifolchi rendono bene questa dimensione a metà tra il fascino e la scoperta ma soprattutto la paura del sacrificio) e Jacqueline è perfetta nel dare vita e voce alle difficoltà e alla paura di affidarsi a degli adulti sconosciuti che non siano il nonno di riferimento (un grandissimo Ted Levine).
Dig two graves è un indie anomalo, un film interessante che inciampa in alcuni momenti per forzature legate al reparto della scrittura, qualche momento debole che rischia di annoiare soprattutto quando ripete quanto già detto ma riesce ad essere un quadro e un racconto di formazione assolutamente anti commerciale e senza dover strizzare l'occhio a nessuno liberando Adams è mettendolo a raccontare ciò che vuole senza bisogno di cercare happy ending sensazionalistici o quant'altro.



martedì 27 febbraio 2018

Deep in the darkness


Titolo: Deep in the darkness
Regia: Colin Theys
Anno: 2014
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Il dottor Michael Cayle pensa di lasciare il caos della città di New York per la tranquilla cittadina di Ashborough. Poco dopo il suo arrivo, però, si confronta con il segreto più oscuro della località: una terrificante razza di creature che vivono tra le tenebre nel bosco dietro la sua abitazione.

Ogni volta che sento di creature strane che emergono dal sottosuolo di qualunque forma, genere, dimensione e tipologia, non c'è niente da fare devo per forza vederlo anche quando il trash è assicurato o dietro l'angolo.
Mea culpa di non aver letto il libro da cui il film è tratto vincitore del Bram Stoker Award e di cui parlano tutti un gran bene. Il film in questione è invece un indie scialbo con una bassa produzione, una distribuzione straith to video e una narrazione che fa fatica ad incalzare.
Un horror bruttino e lento che fa fatica ad ingranare con un'idea di certo non originale ma che poteva lavorare per dare sicuramente un quadro migliore che il libro ha fatto ma quest'opera purtroppo è segnata da troppi limiti. Infine quando arrivano le tanto agognate creature risultano abbruttite da una c.g esagerata e con una luce negli occhi di questi mostri non motivata e alcune azioni loro e dei protagonisti che non sembrano avere alcun senso.
Bruttino quanto Offspring con cui l'horror ha diverse peculiarità in comune e come anche nell'altro film, entrambi vanno visti per cercare di chiamarsi fuori e non ripetere gli stessi errori di regia così traballanti che non riescono mai a mordere come dovrebbero.



sabato 18 novembre 2017

Copper

Titolo: Copper
Regia: Jack O'Donnel
Anno: 2014
Paese: Nuova Zelanda
Festival: Divine Queer Film Festival
Giudizio: 3/5

Un ragazzino sordo molto curioso incontra una statua vivente: chi si nasconde dietro la maschera?

E' vero i bambini possono sentire i loro cari vicini, anche quando sono apparentemente mascherati.

Ma come fare quando affianco si ha una madre troppo normativa che non lascia respiro al bambino con la paura che possa finire nei guai a causa della sordità. Per non parlare del compagno della mamma che cercando di proteggere il bambino non si rende conto che banalmente non ha mai provato a imparare il linguaggio dei segni per entraci in sintonia e infine un fenomeno da baraccone che sa essere più deciso che mai quando arriva il momento di aprire gli occhi e vedere chi ha davanti. A tratti molto melodrammatico e melanconico. Interessante anche sul piano tecnico in cui le musiche alla Amelie e un girotondo di colori cercano di mischiare il piano drammatico-sociale con quello dell'immaginazione e della fantasia.

Falcon Rising

Titolo: Falcon Rising
Regia: Ernie Barbarash
Anno: 2014
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Un ex marine va in Brasile per condurre da solo una vendetta contro l' organizzazione criminale giapponese Yakuza, che ha brutalmente assassinato sua sorella.

Cinema di serie Z. Ok a volte piace farmi del male, smettendo di pensare e guardare solo gente che si legna duro. In questo caso c'era il nero di UNDISPUTED Michael Jai White che è un animale senza senso al pari di Scott Adkins.
Come sempre in questi film ciò che mi fa star male dal ridere è la banalità della storia da cui sdi evincono poi i più grossi limiti dell'intera baracconata.
Lui è un reduce di guerra, quale non la sappiamo, e non trovando un posto nella società, sfida la morte per far smettere le voci dei morti che gli urlano in testa e decide di prendersela con la yakuza in Brasile (?). In più la sorella, la figlia del famoso pugile Laila Ali, viene trovata morta dove si trovava lavorando per un’associazione americana non-profit in favore delle favelas.
Servono altri luoghi comuni. Direi di no.
La regia non esiste, la messa in scena anche nei combattimenti e confusa con personaggi trapiantati lì senza nessun motivo e alcuni dialoghi che meriterebbero l'arresto. La fotografia forse è l'unico elemento che si salva. Per il resto è la solita piccola parata di star per un film che comparato con un ideal tipo orientale non regge assolutamente la sfida.


mercoledì 15 novembre 2017

Black Mountain Side

Titolo: Black Mountain Side
Regia: Nick Szostakiwskyj
Anno: 2014
Paese: Canada
Giudizio: 3/5

Un thriller su un gruppo di archeologi che scopre una strana struttura nel nord del Canada, risalente a oltre 10 mila anni fa. La squadra si ritrova isolata quando i loro sistemi di comunicazione non funzionano e non molto tempo dopo cominciano a sentire gli effetti della solitudine.

L'esordio di questo regista dal nome impronunciabile è una bella sorpresa dal Canada che non smette mai di regalare alcune perle soprattutto nell'horror.
Black Mountain Side cerca di raccogliere vari elementi e tessere una trama sicuramente originale e interessante, attingendo dall'antropologia nuove specie viventi che sembrano essere esistiti millenni prima, cercando poi di inserire suddetto elemento con le caratteristiche dell'horror.
Diciamo subito che ci sono alcune importanti ispirazioni di cui la più grande e del maestro Carpenter è sicuramente LA COSA diventa subito l'elemento che più si assimila in quest'opera anche se più per le ambientazioni che non per le azioni dei personaggi. Azioni che purtroppo tendono ad essere come l'anima del film abbastanza derivative dove tra sospetti e tensioni il film ci mette parecchio prima di inserire la marcia e pur facendolo rimane comunque limitato per quanto concerne splatter, frattaglie e trasformazioni. Tutto si consuma nella casa senza troppi colpi di scena. L'elemento misterioso, ovvero la nuova civiltà scoperta, all'inizio, sembra innescare quel guizzo per cui magari ci troviamo di fronte a un'opera che sa scavare nel mito e nelle leggende per trovare materiale originale.
Però proprio su questa non riesce a dare quella spinta propulsiva che mi aspettavo parlando comunque di Inuit, perchè qua quello che viene risvegliato dai ghiacci e ben altra cosa che rimanda più per certi aspetti all'orrore cosmico di Lovecraft, negli ultimi anni sdoganato per fortuna con alcune buone e intense opere, dove le voci vengono sussurrate dall'entità risvegliata e la follia come sempre in questi casi avvolge tutti facendoli diventare cospiratori e carnefici.
Un film per certi versi a metà. Bastonato dalla critica e da molti blogger, diventa l'opposto di alcuni film horror più votati all'azione, anche LA COSA lo era, per prendere le giuste distanze e lavorare di suspance e dialoghi, non riuscendo sempre ad essere appagante nella sua messa in scena ma dimostrando un buon talento che lavora più di privazioni che di aggiunte.



domenica 10 settembre 2017

Bodybuilder

Titolo: Bodybuilder
Regia: Roschdy Zem
Anno: 2014
Paese: Francia
Giudizio: 3/5

Il ventenne Antoine è nei guai con una banda di teppisti a cui deve dei soldi. Per toglierlo dalle spine, la madre e il fratello maggiore lo mandano a stare con Vincent, il padre che non vede da anni. Antoine è così sorpreso dallo scoprire che Vincent gestisce una palestra e che sogna di riconquistare il suo titolo di campione di bodybuilding. Tra indifferenza e incredulità, padre e figlio cominceranno lentamente ad avvicinarsi e, lavorando con Vincent, Antoine avrà la possibilità di capire e di rispettare la vita che il genitore ha scelto.

Bodybuilder prima di tutto parla di un difficile rapporto padre figlio. Il film di Zem è interessante almeno per due aspetti. Intanto è una storia sulle differenze, sulle diversità negli stili di vita e il bisogno o la necessità di riparare un rapporto affettivo e familiare fragile e ormai difficilmente recuperabile fino in fondo. Dall'altro l'elemento di interesse e la sub cultura della palestra in particolare dei bodybuilder che poi sono la radice cubica dei palestrati normali. Dieta, spese eccessive, sacrifici, pastiglie di ogni forma e ingurgitate costantemente, la dimostrazione e la lotta solo con se stessi chiudendosi in un egoismo che prevede solo l'accettazione dei propri simili.
Un film che ogni tanto inciampa in qualche momento un po morto, ma che riesce senza puntare su un climax finale potente, ma sincero e divertente e mette in evidenza un talento alla regia importante che speriamo di rivedere presto.
Il confronto tra padre e figlio sarà serrato per quasi tutta la durata contando che il secondo non solo non sembra smettere di finire nei guai, ma tenta di provarci con una allieva di suo padre e per raccimulare qualche soldo comincia pure a rubare in palestra. Il rapporto drammatico e doloroso sarà utile ad entrambi per cercare di far riflettere ognuno dei due sugli obbiettivi, da una parte dell'inutilità dei compromessi utilizzati fino a quel momento per campare, e dall'altro a non poggiarsi unicamente sulle illusorie speranze di vincita di un concorso tutto impostato sulla costruzione posticcia e su un edonismo sfrontato e molto fine a se stesso in cui per farla breve il punto di riferimento per Vincent non è altro che l'ex presidente della California.

Un giovane adulto e un adulto giovane che tra litigi, qualche schiaffo e ribadire sempre propri intenti nonchè tracciarne qualcuno insieme, il film di Zem ha il pregio di non cercare sensazionalismi dove non ci sono senza mai esagerando e uscendo dai toni, ma cercando un equilibrio che di fatto viene mantenuto e garantito per tutto il film.

domenica 3 settembre 2017

Marvel-75 Years, From Pulp to Pop!

Titolo: Marvel-75 Years, From Pulp to Pop!
Regia: Zak Knutson
Anno: 2014
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Vivi un viaggio emozionante attraverso i 75 anni di storia della Marvel, dalle sue umili origini come Timely Comics nel 1939 alla nascita di The Marvel Age nel 1960 per arrivare ai blockbuster del cinema di oggi. Condotto da Emily VanCamp per ABC Television Network…

Il documentario di '40 sceneggiato da Laura Shields non è proprio emozionante ma inseriesce alcune news e approfondimenti sull'universo Marvel partendo dalla nascita agli ultimi anni quando ormai è stata inglobata dalla Disney ed è diventata una costola importante di una grande multinazionale. Knutson invece è quel simpaticone che segue in tutto e per tutto il suo maestro e mentore ovvero Kevin Smith in documentari divertenti come KEVIN SMITH: TOO FAT FOR 40 oppure KEVIN SMITH: SOLD OUT - A THREEVENING WITH KEVIN SMITH o ancora KEVIN SMITH: BURN IN HELL.
Ad essere intervistati poi abbiamo attori, registi e artisti come Stan Lee, Todd McFarlane, Robert Downey Jr., Scarlett Johansson, Joss Whedon, Chris Evans, Chris Pratt e molti altri ancora in cui soprattutto gli attori sembrano disarmati e parlano di questa macchina produttiva come di una sorta di pantheon che gli ha consacrati come divinità per una grossa parte di fan e che speriamo vengano anche dimenticati facilmente quando si esaurirà questo fenomeno per molti aspetti esasperato all'ennesima potenza con un merchandising che ha letteralmente devastato la nostra società.

Tutto questo per dire che il 2014 segna il 75° anniversario della casa delle Idee, l’epicentro delle celebrazioni in cui la ABC trasmetterà questo speciale che ripercorrerà la storia della Marvel dalla sua genesi fino ai giorni nostri, con interviste esclusive ai protagonisti della sua storia.