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domenica 27 ottobre 2019

Aliens


Titolo: Aliens
Regia: James Cameron
Anno: 1986
Paese: Usa
Giudizio: 5/5

Anno 2179. La navicella d'emergenza del Nostromo viene ritrovata dispersa nello spazio, e con essa l'unica sopravvissuta del mercantile, Ellen Ripley. La donna al suo risveglio scopre di aver passato in sonno criogenico la bellezza di 57 anni e di esser sopravvissuta anche alla sua stessa figlia, appena una bambina quando lei partì. Ancora sconvolta dall'accaduto la donna racconta ai boss della compagnia Weyland-Yutani quanto avvenne sul Nostromo, ma nessuno sembra crederle; inoltre viene a sapere che il pianeta LV-426 è stato terraformato e ora vi vivono centinaia di abitanti. Quando ogni contatto viene perso con la colonia la compagnia decide di inviare una squadra di marine dello spazio per indagare, e chiede proprio a Ripley di far parte della missione come consulente: dopo le prime titubanze la donna accetta, anche per sconfiggere per sempre gli incubi che la assalgono ogni notte. Ma giunti sul posto i militari trovano la base in macerie e un solo sopravvissuto: una bambina traumatizzata e in forte stato di malnutrizione. E, quando la squadra cercherà di scoprire cos'è successo agli abitanti della colonia, si troverà di fronte ad una miriade di xenomorfi...

Sarò di parte ma io amo il primo capitolo e il secondo alla stessa maniera, forse leggermente di più questo. Il perchè è legato agli anni in cui lo vidi, all'azione, allo scenario dei marines con armi gigantesche e impossibili da indossare in quel modo. Tutto il film è serratissimo, una fuga dall'incubo, una battaglia persa ancora prima di nascere, una strage già lasciata intendere fin dall'inizio. Cameron ha puntato tutto sull'azione, mettendo da parte la storia per buttare tutto sullo scontro, sulle sparatorie, sulla carneficina.
Aliens è uno sci-fi d'azione come il cinema ne ha saputi fare ben pochi a questi livelli.
Grazie al budget e al miglioramento degli effetti speciali, il film è un vero spettacolo visivo, con tecniche all'avanguardia per l'epoca che accompagnano la narrazione per due ore e mezza di pura ed esaltante azione. Se il primo capitolo puntava tutto sull'ambientazione e sull'atmosfera, qui tutto viene strutturato in due atti in modo da farlo diventare anch'esso un horror ma più ludico e meno angosciante.
Con uno script semplice ma ottimamente sviluppato, Cameron rende ancora più immediata la carica empatica coi protagonisti, riuscendo nel difficilissimo compito di farci addirittura immedesimare e provare pena per alcuni marines.
Aliens come il primo sono due capitoli a parte prima degli ultimi due pre Scott, che seppur molto interessanti avevano da un lato il compito di non far perdere fasti alla creatura, dall'altro di dover trovare spunti nuovi e originali per continuare la saga.
Aliens ancora oggi è spettacolo all'ennesima potenza.

Troppo forte


Titolo: Troppo forte
Regia: Carlo Verdone
Anno: 1986
Paese: Italia
Giudizio: 3/5

Oscar Pettinari fa la comparsa a Cinecittà anche se racconta di film di avventura di cui è stato il coraggioso protagonista. L'avvocato Giangiacomo Pignacorelli in Serci gli sente raccontare le sue imprese e gli propone una truffa nei confronti di un importante produttore americano. Dovrà fingere di essere investito dalla sua potente auto per poi spillargli denaro. Oscar, a cavallo della sua moto, esegue ma a investirlo è Nancy, la protagonista del film che il produttore stava per realizzare. La ragazza viene subito sostituita e si trova senza soldi ospite della trasandata abitazione periferica di Pettinari.

Al suo sesto film, Verdone abbassa leggermente i toni per una commedia molto divertente e girata molto bene grazie anche all'aiuto di Leone, ma sembra non avere quelle idee, quegli sprizzi e quell'originalità che lo aveva contraddistinto nelle opere precedenti.
Senza stare a usare di nuovo uno schema corale con più storie, il personaggio di Oscar è sempre lui, con le sue ansie e i suoi tormenti, il carattere da buono e la faccia angelica che non gli permette di essere un antagonista nel cinema come vorrebbe.
Ci sono alcune slapstick che seppur funzionano potevano essere scritte o girate meglio come quella ad esempio con Sordi. Rimangono comunque una galleria di trovate, dei soliti noti attori che ricompaiono, di alcune gag e battute coinvolgenti, la rimozione della milza dove Oscar s'è sempre vantato di aver perso durante una pericolosissima scena del film "La palude del caimano" o la natura mitomane schizofrenica del Pignacorellio o ancora la scena del flipper e l'incredibile sfida in moto col Murena.



mercoledì 2 ottobre 2019

Labyrinth

Titolo: Labyrinth
Regia: Jim Henson
Anno: 1986
Paese: Gran Bretagna
Giudizio: 4/5

Sarah, adolescente sognatrice, una sera in cui rimane sola a casa con il fratellino e innervosita dai suoi pianti, invoca il re degli gnomi Jareth, pregandolo di portarlo via. Toby scompare. Sarah, pentita, corre a riprenderselo affrontando ogni sorta di pericoli: nani, paludi, porte magiche.

Labyrinth è uno dei quei cult che non sfigura mai. Passano gli anni e il film invecchia molto bene. Scritto da Terry Jones e diretto dal padre dei Muppets, il film è una storia d'avventura, una fiaba dark, un viaggio dell'eroina perfetto, una corsa contro il tempo, uno dei fantasy più interessanti della storia del cinema.
Si potrebbe parlare per ore dei meriti del film. Un labirinto spettrale e affascinante, cupo e misterioso, una galleria di personaggi che sono rimasti nel cuore dei cinefili, Jared interpretato dal trasformista Bowie che è diventato leggenda e per finire un semi musical che riesce dove tanti hanno fallito.
E'un film per bambini ma di quelli che consacrano la magia, l'animatronic, i pupazzi, le scelte narrative mai banali, le fiabe riproposte e adattate per un soggetto che riesce a fare meglio di tanti suoi simili, spostando la narrazione su temi adulti e riuscendo a far aderire tutte le componenti in maniera funzionale e divertente con un ritmo che riesce sempre a imporsi e alcune scene indimenticabili.
Tutti i mostriciattoli parlanti in cui s’imbatte Sarah sono stati realizzati partendo dai disegni di Brian Froud, che aveva già collaborato con Jim Henson e Terry Jones in DARK CRYSTAL, un film fantasy del 1982 tutto girato coi pupazzi e in cui nel film in questione tutto viene impreziosito dalla raffinatezza figurativa più europea che americana.
Progetto ambiziosissimo per le tecniche disponibili e realizzato con cura, ne pagò economicamente le conseguenze incassando al botteghino appena la metà dei 25 milioni di dollari spesi per metterlo a punto, per restare eternamente prezioso nella memoria degli amanti di genere.

sabato 8 giugno 2019

Chiesa


Titolo: Chiesa
Regia: Michele Soavi
Anno: 1986
Paese: Italia
Giudizio: 4/5

In una cattedrale gotica nella Germania dei nostri giorni accadono fatti misteriosi. I sotterranei, aperti incautamente da un bibliotecario troppo curioso, fanno uscire un'orda di creature maligne che possiedono e contaminano tutti i visitatori. La porta della chiesa si chiude misteriosamente. Tutti gli occupanti sono uccisi o invasati. L'unico che resiste è un prete di colore che, a prezzo della vita, fa crollare la cattedrale seppellendo nuovamente tutti i suoi terribili segreti.

Soavi era l'unico erede al trono di Dario Argento. Peccato che la scarsa filmografia, i problemi con le major e altri interrogativi hanno fatto sì che del regista milanese ci rimanga meno di un pugno di film, per fortuna diversi dei quali da ricordare.
Sul filone del genere neo gotico italiano, dopo i maestri che al tempo dettarono le regole indiscusse del genere, toccò a Soavi regalarci almeno due film molto importanti per l'horror, il sottoscritto e il successivo Setta. La Chiesa ha una struttura molto più complessa, si avvale delle maestranze più in voga di allora, punta su un cast internazionale e strizza l'occhio alle opere del suo mentore.
Doveva essere diretto da Lamberto Bava e uscire come terzo capitolo della saga “Demoni”, invece Bava, già in accordi con la Fininvest per dirigere la miniserie televisiva Fantaghirò, fu rimpiazzato dal suo aiuto regista Michele Soavi.
Un film molto complesso e discusso dove il tema principale, che ritroveremo in altre opere dell'autore, sembra coincidere con la geografia di un luogo (in questo caso la chiesa) che racchiude tutto il male del mondo ed è pronto a diffonderlo come riprenderà anni più tardi Carpenter con alcune sue opere.
Soavi dimostra un talento che la maggior parte dei registi odierni si sognano e tutto passa da un'accurata cura formale di ogni singolo frame e dettaglio del film dove nulla è riposto a caso.
Come per Inferno(1980) di Argento anche in questo caso il confine tra fantasy e horror e labile aprendo le porte a diversi spunti. Dai cavalieri teutonici, il medioevo, le streghe, le rune celtiche, passaggi segreti, creature orrende, trabocchetti nascosti nella chiesa nemmeno fosse una piramide egizia.
La chiesa rappresenta uno dei migliori esempi dell’ultimo periodo del cinema horror italiano.
Seppur con qualche strafalcione nel secondo atto che ammorba un po il ritmo e il susseguirsi delle azioni, tutta la parte del gruppo di personaggi bloccata nella chiesa alle prese con le entità demoniache è perfetta, fino ad arrivare alle fosse comuni dove venivano gettati gli eretici e dove alcuni si risvegliano decisamente furibondi con la santa madre chiesa.



mercoledì 6 febbraio 2019

Nomads


Titolo: Nomads
Regia: John McTiernan
Anno: 1986
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

La dottoressa Eileen Flax si vede recapitare al pronto soccorso un uomo in preda a un delirio psicologico, che spira subito dopo averle trasmesso un messaggio incomprensibile. La donna realizza di avere i ricordi dello sconosciuto nella mente e scopre che questi era un antropologo francese, da poco trasferitosi a Los Angeles, perseguitato da una gang di teppisti che, in realtà, si riveleranno incarnazioni di spiriti maligni.

Nomads è uno dei quei film che mi hanno fatto innamorare ancora di più dell'horror.
I perchè sono diversi. Il suo taglio antropologico unito allo stile di ripresa ansioso e indagatore che rimanda a Weir, i richiami lovecraftiani qui piuttosto evidenti, il taglio soprannaturale che chiama in causa degli spiriti malevoli e infine l'elemento che sta alla base di tutto questo, ovvero un livello di realtà differente dal nostro, che si muove appena sotto la superficie delle cose, destinato a influenzare completamente la nostra percezione del mondo, sempre che siamo così fortunati da sopravvivere alla scoperta, dal momento che come diceva lo scrittore di Providence, l'atto del conoscere diventa sempre una sentenza definitiva di morte.
L'elemento che invece meno mi aveva convinto e che rimane per me macchinoso e non una tecnica che amo nel cinema, è quella per cui lo spettatore percepisce la storia di Pommier dal punto di vista di Eileen, dal momento che il professore prima di morire le ha passato la capacità di rivivere i suoi ricordi come una sorta di transfert.
A parte questo, ci troviamo di fronte ad un mezzo cult, per nulla inflazionato dagli anni, che rimane un prodotto capace di unire intrattenimento e tante idee e stimoli interessanti per andare ad indagare il fenomeno inuat e il suo adattarsi al mondo e alla post-contemporaneità.


sabato 1 settembre 2018

Invaders


Titolo: Invaders
Regia: Tobe Hooper
Anno: 1986
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

l piccolo David assiste, una sera, alla discesa di un disco volante nei pressi della sua abitazione. Mamma e papà, naturalmente non gli credono, ma il giorno dopo David nota un'inspiegabile trasformazione (in peggio) nel loro comportamento e in quello degli abitanti della sua città. Il fatto è che gli extraterrestri si stanno impossessando dei corpi e della mente degli uomini per agire indisturbati nelle fasi preliminari dell'invasione. Con l'aiuto di una dottoressa immune dal "contagio", David si adopera per combattere gli alieni che hanno allestito la propria base nel sottosuolo. L'incubo sembra non avere mai termine, ma poi, il bambino si sveglia e comprende di avere fatto soltanto un brutto sogno.

Remake degli INVASORI SPAZIALI del '53, credo ancora a oggi sia uno dei film più criticati di uno dei registi più importanti dell'horror americano.
Uno script forse troppo simile e per certi versi così fantascientifico da lasciare da parte quelle atmosfere più malsane e horror che conosciamo bene degli ultimi lavori di Hooper.
O forse si voleva tornare alla buona vecchia fantascienza di serie B degli anni '50, contando che nel finale quando scendiamo nei sotterranei e scopriamo le creature a tratti sono quasi ridicole con il mostro finale che sembra Krang delle tartarughe ninja.
Un thriller che non riesce e non può far paura cercando comunque di mantenere un ritmo e una trama convincente a parte alcuni attori che non riescono ad essere sfruttati a pieno.
Il finale aperto comunque resta molto ben giocato.


giovedì 30 agosto 2018

Streets of Crocodile


Titolo: Streets of Crocodile
Regia: Quay brothers
Anno: 1986
Paese: Gran Bretagna
Giudizio: 5/5

Un uomo si rinchiude in una grande sala di lettura, appartandosi con una misteriosa scatola. Taglia il nastro che la chiude, liberando il pupazzo conservato al suo interno: silenziosamente, il pupazzo inizia ad esplorare le stanze buie confinanti con la grande sala.

I maestri della stop motion aggiungono questa coppia di fratelli dal talento più che mai consolidato.
Una galleria d'immagini perfette, in cui i fratelli danno vita ad un mondo di sfumature, aspetti grotteschi, un'atmosfera a tratti claustrofobica quasi kafkiana con poche luci e suggestivi colori.
Un film che sa di oscuro, un viaggio dentro se stessi in cui l'uomo sembra quasi sul punto di essere stravolto da un'alterazione psicofisica
Tratto da uno dei capolavori della letteratura polacca, Le botteghe color cannella di Bruno Schulz, i fratelli Quay si appoggiano a uno dei capitoli centrali del libro in questione, in cui viene descritta una singolare quanto misteriosa strada della vecchia Drohobycz, chiamata la Via dei Coccodrilli, piena di vecchie botteghe ricolme di meraviglie di ogni genere e di singolari sartorie nel cui retrobottega avvengono strani, nonché ambigui, traffici.
Non saprei cos'altro aggiungere contando che in soli 20 minuti ci sono così tanti dettagli e suggestioni che vederlo e rivederlo più volte non fa altro che unire come dei puntini in una geometria perfetta di immagini dove gli artisti catapultano pubblico e protagonista.




venerdì 5 gennaio 2018

Troll

Titolo: Troll
Regia: John Carl Buechler
Anno: 1986
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Un folletto malvagio ha un piano diabolico: trasformare il mondo intero in un paese incantato.

John Carl Buechler è un mestierante che per tutta la sua filmografia ha sempre inseguito mostri sposando come genere il fantasy/horror. Inutile stare a dire che nella sua traballante esperienza il film in questione è sicuramente il migliore nonchè una piccola pietra miliare per film con sotto genere i Troll. Un'idea e un film che nacque sull'onda dei GREMLINS e contemporaneamente a LABYRINT. Il giovane protagonista che sconfiggerà il Troll malvagio è anche il famoso "Atreyu" della STORIA INFINITA e i riferimenti al fantasy non finiscono qui, contando che il genere in questione non è un horror ma una sorta di fantasy "nero" in cui la mitologia norrena (i troll, i groblins, gli gnomi) è ciò su cui ruota attorno al film è ambientato ai nostri giorni.
Se da un lato la regia di Buechler per quanto sia quasi tutta improntata in un'unica location (la casa)
per cui potrebbe definirsi come sotto genere anche l'home invasion, cerca di non farsi mancare nulla (la natura che si imposessa della struttura), il film soffre però di una spaccatura per quanto concerne il target a cui il film potrebbe destinarsi essendo un film troppo infantile per piacere agli adulti ma è anche troppo "di genere" per essere proposto ai bambini, soprattutto nelle scene in cui la bambina sembra quasi posseduta e in alcune smorfie del Troll cattivo.
C'è tanta magia, non manca l'aiutante magico, il mentore che come tutte le strutture fiabesche qui è attribuito all'aiuto dato al protagonista da una strega millenaria, allo stesso tempo la magia che attrae e inganna (la bacchetta, l'anello, etc) e il film per tutta la sua durata non fa uso di volgarità, momenti splatter o punti volutamente demenziali, rimanendo ancorato al genere come una storiella fantasy, intelligente e per questo diventata meritatamente un piccolo cult.
C'è stato poi un "non-sequel" diretto da Claudio Fragasso, che è praticamente l'apoteosi dell'horror trash. Una curiosità, il padre del ragazzo di chiama Harry Potter (che la Rowling sia andata a citare proprio il personaggio del film)


mercoledì 19 novembre 2014

Discesa all'inferno

Titolo: Discesa all'inferno
Regia: Francis Girod
Anno: 1986
Paese: Francia
Giudizio: 2/5

Una donna bella, sensualissima, misteriosa. Il suo uomo, scrittore quarantenne, deluso dalla vita, quasi alcolizzato. Un rapporto a pezzi che solo il sesso tiene ancora in piedi. Il tutto miscelato nel caldo umido dei Tropici che in un crescendo di tensione genera adulteri e delitti

Più che un giallo l'ultimo film di Girode sembra una sorta di thriller erotico, con svariate analogie in comune nella struttura dell'indagine, giocando come punto forte sull'interprete e la location ai tropici nonchè la nudità della Marceau.
Un film praticamente tutto basato sulle inquietudini che muovono i due protagonisti, senza di fatto arrivare mai ad un climax che possa definirsi convincente.
L'incidente scatenante di fatto mostra già le pecche a cui Girod non riuscirà a sfuggire, e alla lunga più che un noir, vengono ripetute e mostrate le nudità e il corpo stupendo della Marceau, unico vero elemento interessante e motore del film.
Il finale cerca di salvare parte della pellicola che come molti film francesi di quegli anni dimostravano un enorme difficoltà ad uscire da alcuni schemi quasi auto-imposti. Ed è proprio nel finale, in una sorta di legame e riappacificamento mentre lui sta per morire e lei che fino all'ultimo, dimostra un legame quasi evitante-ambivalente, rimettendo in modo quella formula ossessivo-compulsiva del loro strano atipico rapporto che doveva essere il motivo di maggior interesse della vicenda.


lunedì 9 dicembre 2013

Navigator

Titolo: Navigator
Regia: Randal Kleiser
Anno: 1986
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Il giorno della festa dell'Indipendenza, il giovane David Freeman scivola mentre è in giro per un bosco e batte la testa. Si sveglia che sono passati otto anni, lui è dato per disperso e, come scopre di lì a poco, il suo cervello ha assunto delle caratteristiche strane. Messo sotto osservazione dagli scienziati della Nasa, fugge a bordo di una navicella insieme a un alieno che è alla ricerca della via di casa.

Quando eravamo piccoli la fantascienza era meno deludente di oggi. Il fatto stesso che la c.g non fosse a dei livelli incredibili come quelli di oggi richiedeva da parte di sceneggiatori, scenografi, truccatori e inventori un lavoro sicuramente con un barlume di ingegno in più.
NAVIGATOR è un cult degli anni '80, di quelle prime esperienze virtualmente a bordo di un astronave che forse non vedremo mai, ma che impariamo ad amare grazie alla cellulosa e ai film.
La scelta poi di un bambino come David e il suo strano e per nulla tipico rapporto con un'intelligenza artificiale, diventa fin da subito molto interessante per il pubblico di nicchia amante della sci-fi, per gli adulti e anche per i bambini che si sentono protagonisti della vicenda.
La scena in cui David torna e vede i genitori invecchiati e il fratello cresciuto è davvero forte per l'anno in cui è uscito e fa prendere molto male, se solo per un attimo uno prova a mettersi nei panni del protagonista. Insieme ad EXPLORERS dell'85 e uno dei film più belli di fantascienza per ragazzi di sempre.





mercoledì 14 marzo 2012

Bambino d’oro


Titolo: Bambino d’oro
Regia: Michael Ritchie
Anno: 1986
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Secondo le credenze di una setta esoterica orientale, ogni mille generazioni nasce sulla terra un bambino dotato di magici poteri capaci di portare la pace e l'armonia nel mondo. Le forze del male, capeggiate da Sardo Numspa, però sono sempre in agguato e, venute a sapere dell'esistenza del piccolo, lo rapiscono col proposito di eliminarlo al più presto. Per liberarlo i rappresentanti della setta si rivolgono allora a Chandler Jarrell, che nella California meridionale si occupa di bambini scomparsi ed è quindi la persona giusta.

Il bambino d’oro è una cazzatona e sicuramente era proprio quello che voleva il regista. Però il cinema conferma alle volte che anche una cazzatona fatta bene può divertire.
Ritchie ha provato a triturare alcuni generi partorendo un ibrido con parecchi difetti ma anche alcune spontanee battute indimenticabili e alcuni scontri tra la logica consumista e lo spirito conservatore.
La critica lo ha da sempre definito spazzatura dicendo che in fin dei conti è una mistura di tre generi in cui ognuno annega l’altro. In parte è vero, rivederlo da grandi fa un certo effetto, eppure questo frullato di credenze mistiche, un protagonista ateo di colore dalla battuta facile, motociclisti(Hells Angels)mostri ,demoni e santoni tibetani ha un suo perché.
Ed infatti il risultato inteso come spettacolarizzazione dei contenuti, trashate a go-go, critica dei fanatismi e una grossa carica umoristica in fondo c’è e proprio nella sua favola esoterica riesce a convincere.
Il classico americanone, Murphy al suo apice, che prende in giro tutte le icone della religione buddista piuttosto che le tradizioni e lo stesso male inteso come Sardo Numpsa apostolo di Lucifero sono un risultato alle volte scontato, mentre alle volte originalissimo.

domenica 15 gennaio 2012

Cobra

Titolo: Cobra
Regia: George Pan Cosmatos
Anno: 1986
Paese: Usa
Giudizio: 1/5

Cosmatos era nato a Firenze e nella sua filmografia di dieci titoli annovera TOMBSTONE che non era malaccio, il secondo capitolo delle gesta di RAMBO e un film con Mastroianni e uno con la Loren.
Poi guardi Cobra e ti poni delle domande tra cui la prima è ma come cazzo è possibile che Stallone scriva una sceneggiatura…e come chiedere a Brunetta di dire qualcosa che abbia un senso circa i lavoratori.
Infatti Stallone non nasconde la sua ideologia di fondo simpaticamente di profonda e forse estrema destra.
Tra le assurdità che il film propone, una di queste riguarda proprio lo script del futuro regista.
Una donna ha assistito a un omicidio e ha visto il volto di uno dei carnefici. Dopodichè tutto il film transita attorno alla protezione di questa donna, unica testimone che possa smascherare la setta in questione. Eppure qualcosa non quadra e cioè il fatto che questa setta ucciderà e combinerà disastri ovunque senza preoccuparsi di farsi riconoscere. Ecco dal momento che questi escono alla luce del sole come mai non si preoccupano di farsi vedere dal resto della popolazione?mah…poi la seconda questione è legata alle pratiche di questa setta,ovvero tutti in cerchio con un bidone infuocato in mezzo, che brandendo delle asce, le alzano al cielo come dei forsennati.
Poi la “zombie squad” (squadra gasati) che bracca maniaci sanguinari e l’ottima sintesi delle aspettative di questo film.
E poi c’è lui, DREDD,RAMBO,ROCKY, IL MERCENARIO, il giustiziere che uccide prima di fare qualsiasi mossa oppure aggredisce non riuscendo bene ad esprimersi.
Un ritratto  di un uomo che trova le sue migliori battute“Tu sei la malattia, io sono la cura” oppure “Qui la legge si ferma e comincio io”, alla deriva tra un finto maschilismo e una parziale omosessualità oltre che un pessimismo celato da una profonda frustrazione di fondo.
Sapere che poi con l’uscita è stato fatto un videogioco senza finale…non ha eguali.

lunedì 2 gennaio 2012

Vamp


Titolo: Vamp
Regia: Richard Wenk
Anno: 1986
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Due studenti, per essere ammessi ad una confraternita del campus universitario, capitano in un locale notturno – il Club Dopo il Buio – per ingaggiare una fascinosa e sensualissima spogliarellista. Katrina sembra essere quello che ci vuole. Costei porta a letto uno dei due e lo vampirizza. Il night club stesso è zeppo di vampiri che farebbero fare analoga fine all’altra matricola se questi non riuscisse a fuggire con l’aiuto di Amaretto, cameriera senza dentoni.

Gli anni ’80 hanno regalato alcune divertentissime pellicola sul filone horror che concerne i vampiri. AMMAZZAVAMPIRI e RAGAZZI PERDUTI sono probabilmente i film di maggior successo di pubblico o di nicchia che hanno assicurato la possibilità di sposare la commedia con lo humor e qualche scena demenziale ma senza lesinare sulla suspance.
Questo VAMP fa parte di quel filone, un film che prende spunti un po ovunque senza riuscire a dimostrare di essere originale ma perlomeno sa essere convincente avvalendosi di un buon ritmo. Qualche scelta originale(il club After Dark Club) e la protagonista Gracy Jones inespressiva quanto fotogenica e capace di riuscire ad essere quanto mai mascolina e spaventosa.

martedì 22 marzo 2011

Piccola bottega degli orrori

Titolo: Piccola bottega degli orrori
Regia: Frank Oz
Anno: 1986
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Un povero sfigato commesso di negozio, Seymour, (Rick Moranis, chi meglio del mastro di chiavi può far emergere un personaggio con una faccia da genio incompreso), a causa di un’eclisse solare, trova una pianta venuta dal cielo, che gli porterà successo e fama.
Tuttavia la pianta è carnivora e si ciba unicamente di sangue. Man mano che Seymour nutre la pianta con il suo sangue, questa oltre che portare fortuna al negozio, parla, cresce, diventando sempre più grossa, rischiando di moltiplicarsi a dismisura e con l’intento di stabilirsi in ogni abitazione per poter così conquistare il pianeta.

Remake dell’omonimo film di Corman dell’60, anche se Oz ha cambiato il finale, basato su un musical di Broadway, è un musical/grottesco e abbastanza divertente, sicuramente ben filmato con più di una citazione.
Sicuramente le citazioni partono da SCRIVIMI FERMO POSTA di Lubitsch, a vari film di Carpenter oltre che tutti i vecchi film classici fantastici.
Realizzata dai creatori dei muppets(e si vede), la pianta carnivora riesce a convincere nonostante il comportamento troppo gigionesco.
Troppi modesti attori in un film che poteva anche risparmiarseli (in particolare Bill Murray).
Il ritmo è il punto debole di questo film. Le canzoni sono troppe e dispersive. Il film è interrotto ogni 5/10 minuti da una canzone lunghissima che smorza la “tensione”.
Contando che in particolare il musical è uno dei generi più difficili da portare sul grande schermo, questo film abbandona il genere per trasformarsi in un ibrido di più generi, non riuscendo nell’impresa.
Se fosse rimasto solo un horror con punte d’umorismo nero, avrebbe catturato molto di piu’ l’attenzione e avrebbe potuto regalare anche più azione alla storia.
Le linee narrative all’interno del negozio in cui lavora Seymour con il capo(praticamente uguale a Matuscek) e l’assistente sono troppo lunghe e non drammaturgicamente adeguate per il soggetto del film.


domenica 20 marzo 2011

Commissario Lo Gatto

Titolo: Commissario Lo Gatto
Regia: Dino Risi
Anno: 1986
Paese: Italia
Giudizio: 3/5

Il commissario Lo Gatto, a causa di un errore con il Vaticano, viene esiliato nell’isola di Favignana. In questo ridente luogo popolato da turiste disinibite e uomini allupati, arriva uno strano delitto incastonato di prove. Ma delitto sarà? Ci penserà il commissario aiutato da un assistente assolutamente incompetente e un giornalista ficcanaso.

Questo film che vede alla regia e alla sceneggiatura Risi nel finale della sua invidiabile filmografia , sicuramente è una commediola di genere piacevole e ben costruita con un finale comico e intelligente che poco ha a che fare con il genere giallo, se non prenderne il pretesto e per cimentare Banfi in una contaminazione degna del suo estro.
L’attore con il famoso accento barese, re incontrastato della commedia scollacciata, non sta mai fermo e percorre la sua solita escalation di battute o freddure dialettali e satiriche.
Lo stile del regista e pulito ma non azzeccato al genere e lasciato in più di un’occasione all’improvvisazione di Banfi in cui però si intravede un ritmo statico in cui la storia fatica a svilupparsi e diventa macchinosa. Il soggetto poteva essere sicuramente sviluppato meglio, magari inserendo qualche personaggio meglio caratterizzato che faceva più ridere anche se non mancano le tre sorelle sicule che strappano più di una risata.
Le parti migliori sono l’antefatto con il delitto omosessuale in Vaticano per cui un seminarista viene pugnalato a lume di luna così come il tono sarcastico e graffiante voluto dallo stesso Risi che mantiene le promesse metaforizzando e prendendo in giro personaggi come Craxi o Andreotti e la Dc.