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mercoledì 23 gennaio 2019

House


Titolo: House
Regia: Nobuhiko Obayashi
Anno: 1977
Paese: Giappone
Giudizio: 4/5

Dopo aver scoperto che il padre vedovo ha deciso di sposarsi nuovamente, una giovane studentessa decide di passare le vacanze estive nella spettrale casa in mezzo al bosco della zia insieme alle sue compagne di scuola. La ragazza ignora però la vera natura della zia, una strega che si nutre di giovani vergini allo scopo di diventare immortale…

House aka Hausu è uno dei più importanti film sulla casa stregata, ovvero uno dei topos narrativi fondanti per la letteratura dell’orrore, oltre che essere un cult a tutti gli effetti.
Per chi come me ama alla follia Miike, Sono e Tsukamoto, soprattutto i primi due da questa nuova onda di giovani e sorprendenti registi hanno preso molto soprattutto per lo stile e le innovazioni visive.
Nella lunga conoscenza di registi folli nipponici Obayashi era un nome che mi mancava, sapevo dell'esistenza di questo progetto folle e che dicono e io confermo sia il corrispettivo della CASA di Raimi con la differenza che se quello si prendeva sul serio in America, questo ribalta tutto in chiave trash, weird e grottesca nella terra del Sol levante.
House va visto mettendo da parte ogni tipo di presunzione, serietà narrativa, logica e tutto il resto. E'un film folle, pieno di invenzioni, in grado di spingere il trash oltre le soglie del ridicolo fino a sfiorare e oltrepassare i limiti del sublime. Dall'inizio alla fine dal momento che la trama è solo un pretesto, Obayashi ha l'unico compito di bombardare lo schermo con detonazioni ultra-pop surreali e un caleidoscopio di intuizioni visive davvero fuori dalla media.
Qui siamo di fronte ad un film che non nasconde nulla della sua ironia a volte forzata, la intreccia con gli intenti famelici della zia e infine devasta tutto con un colpo di scena finale che ribalta completamente la struttura e la circolarità del film.
Esagerato e spassoso, un film che riesce ad intrattenere, crea una buona atmosfera e infine ha una sound track con quelle note di piano, capace come una nenia, di incantarti dopo pochi minuti.

Suspiria(1977)


Titolo: Suspiria(1977)
Regia: Dario Argento
Anno: 1977
Paese: Italia
Giudizio: 5/5

Desiderosa di perfezionarsi, Suzy, una giovane americana, vola in Germania, all'Accademia di Friburgo, la più famosa scuola europea di danza. Vi arriva in una tempestosa notte di tregenda e scorge una ragazza che ne fugge. Poi suona invano al campanello dell'Accademia: non la fanno entrare. Così deve riprendere il suo taxi e andarsene altrove per la notte. Intanto, la fuggitiva, Pat, trova rifugio da un'amica, ma è ossessionata da qualcosa che non vuole spiegare. Una mano sconosciuta sbuca da oltre la finestra del bagno e trucida la ragazza, mentre l'amica cerca invano di entrare. Il mattino dopo, Suzy ci riprova e stavolta l'algida miss Tanner la accoglie con fredda cordialità e la presenta all'insegnante, madame Blanc. Questa le rivela la tragica sorte di Pat e la ammonisce a stare attenta alle amicizie. Poi le spiega che per motivi tecnici non potrà alloggiare all'Accademia, ma in città, presso un'allieva del terzo anno, Olga. Suzy comincia a conoscere le altre allieve e nota che il clima non è sempre amichevole, ma i problemi veri saranno altri, quando inizierà a capire in quale luogo è veramente capitata.

Suspiria è uno dei più importanti horror mai realizzati.
Ci troviamo di fronte ad uno dei film più ambiziosi di Argento, dove tutte le sue caratteristiche e il suo modo di fare cinema, trova tutte le risposte e crea un'opera ancora oggi assai valida e in grado di misurarsi con tutti gli altri prodotti finora realizzati guadagnandosi il titolo di cult.
Una storia semplice con risvolti complessi e ancora una volta quel bisogno di avvicinarsi all'esoterismo e alla magia chiamando in causa le streghe, la stregoneria, le fiabe e la Regina Nera.
Sono proprio gli stravolgimenti ad avere la meglio sul plot narrativo.
Un'accademia che diventa un bosco oscuro, i bambini e le colf che diventano guardiani di segreti spaventosi e stanze magiche dove all'interno può nascondersi il male puro. Mettendo da parte l'equazione strega=male assoluto su cui la scienza non sembra avere dubbi e nel film risulta profetica nelle sue parole
Le streghe fanno il male. Nient’altro al di fuori di quello. Conoscono e praticano segreti occulti che danno il potere di agire sulla realtà e sulle persone. Ma solo in senso maligno”, il film è un percorso personale del maestro romano di grande fascino visuale e in grado di aver partorito un sacco di idee originali e di grande effetto.
Ma veniamo al dunque.
Il film è un caleidoscopio di colori che come insegnava il grande Mario Bava, proprio l'uso del colore, se impiegato ad hoc, riesce a regalare quadri di un fascino irresistibile grazie all'occhio preciso di Tovoli. Senza stare a dire quanto il talento di Bassan, le musiche dei Goblin, qui a mio avviso raggiungono l'apice, e un cast che riesce a regalare un'immedesimazione nei personaggi molto difficile e intensa.



venerdì 11 gennaio 2013

Hobbit

Titolo: Hobbit
Regia: Jules Bass/Arthur Ranking Jr.
Anno: 1977
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Bilbo Baggins è un tranquillo Hobbit che trascorre i suoi giorni nella sua bella tenuta nella Contea. Un giorno, però, l'avventura lo viene a cercare, nei panni del potente mago Gandalf e di un gruppo di nani che hanno bisogno del suo aiuto per recuperare il tesoro sottratto dal malvagio drago Smaug.

C’è una versione di questo bellissimo lungo d’animazione che precede le “epiche”gesta di Jackson.
Ebbene sì il libro condensato in 77’ minuti contro i quasi 490’ della celebre e attuale trilogia.
Che dire. Il film è stupendo ma non solo per la sua messa in scena, lo stile, la forma e le memorabili musiche di Maury Laws, bensì per quel tipo di atmosfera davvero onirica e suggestiva che il film centra pienamente.
Ancora una volta la dimostrazione di come con pochi soldi e molta inventiva si riesca meglio proprio laddove si prova a mettere in scena, è parliamo del 1977, un film fantasy. Trovo che con i dovuti tagli e le dovute e immancabili pecche, c’è ne sono sì ma poche contro ribaltandole con la mega-macchina-commerciale-contemporanea che è la trilogia odierna, si sia infine riusciti a vedere realizzato un progetto che sembrava impossibile per quel periodo.
Con tre milioni di dollari e facendosi aiutare, siamo agli albori delle collaborazioni Usa con gli studi giapponesi, da ottimi disegnatori, che convergono gli stili portando a casa delle ottime realizzazioni (forse sarò uno degli unici ad amare l’adattamento di Gollum in una versione davvero atipica).

lunedì 21 marzo 2011

Interno di un convento

Film: Interno di un convento
Regia: Walerian Borowczyk
Anno: 1977
Paese: Italia
Giudizio: 4/5

In un convento di suore nell’Italia centrale, un gruppo di monache si abbandonano ad ogni tipo di piacere. Malgrado siano sorvegliate da una badessa particolarmente rigida e ipocrita, avvilita e autoritaria, queste si amano tra loro e si nascondono nel confessionale per poter amoreggiare tranquillamente, si concedono ai nobili e ai contadini. Solo che i primi le usano come merce per poi abbandonarle senza degnarsi di rispondere alle domande della badessa. Alcune di loro si masturbano con finti falli forse “autoprodotti”.
Comica la scena in cui la badessa sente i gemiti, entra nella stanza della suora vede il sangue per terra, ma non capisce cosa sia successo, allora la suora le mostra l’oggetto del desiderio e la badessa sembra ancora non capire. Così la suora è costretta a mimare il gesto con la badessa che sembra aver raggiunto l’illuminazione.
Naturalmente arriva la tragedia, quando la superiora fa esiliare l’amante di suor Lucrezia, la quale si vendicherà su alcune di loro senza però essere condannata.
Visto che si parla di chiesa e santità mettiamo a tacere tutto, una delle classiche interpretazioni che mostrano come prendono il via alcne operazioni di sotterfugio.
Un film anomalo soprattutto per la forma: film erotico d’autore oppure commedia dissacrante oppure puro e semplice gusto per il grottesco nella sua piena forma estetica.
Il film naturalmente fu sequestrato e risequestrato svariate volte.
Il regista si lascia trasportare da una “narrazione”lenta che ha l’impressione di voler essere un ritratto pittorico sulla follia liberatrice che non può più essere contenuta.
Tutte le suore suonano e girano nude come se fosse la cosa più naturale e bella che possano vivere dentro il convento, rappresentato quasi come una prigione impregnata di desideri e passioni.
La scena iniziale o quasi in cui la chiesa diventa una sala da ballo e le suore danzano e giocano al ritmo della musica è bellissima e sembra volere aprire le porte dell’immaginazione con un’interpretazione metaforica sulla conformità d’alcuni gesti e comportamenti.
Vagamente ispirato alle Passeggiate romane di Stendhal.

domenica 20 marzo 2011

Disperate Living-Nuovo Punk Story

Titolo: Disperate Living-Nuovo Punk Story
Regia: John Waters
Anno: 1977
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

L'isterica Peggy Gravel, avendo ucciso il marito, fugge con la domestica di colore Grizelda e raggiunge l'immaginaria città-stato di Mortville. Regina della stessa è Carlotta, una despota che terrorizza i sudditi e li costringe ad obbedire ai suoi assurdi proclami. Dopo che sua figlia, la regina Coo-Coo è stata diseredata peggy riesce ad entrare nelle grazie della Regina madre e ad assicurarsi il posto d'onore. Ma la sua gioia dura molto poco.
Waters ha dichiarato: "Desperate Living è una commedia fiabesca e mostruosa che ha a che fare con l'angoscia mentale, l'invidia del pene e la corruzione politica. Si rivolge ad un pubblico di adulti assai nevrotici con la mentalità di bambini di otto anni"
I protagonisti sono quasi sempre figure reiette protagonisti del cattivo gusto americano, come trans, lesbiche, gay, laidi e quanto d’altro possa esserci che non trovando una loro America, convivono in situazioni anomale come delle discariche che diventano villaggi oppure campi nomadi in mezzo ai boschi.
Questo film del ’77 è emblematico. Innanzitutto da questo film credo che la Troma abbia preso davvero molto. La stessa “Mortville” non è molto lontana da quella “Tromaville” tanto famosa agli amanti di THE TOXIC ADVENGER. Come in tutti i paesuncoli o civiltà in degrado, anche qui ci sono regine e principesse, miliziani che si spogliano e improvvisano spogliarelli e si danno come prostitute. Poliziotti feticisti che indossano mutande e svengono in amplessi. Lesbiche che si fanno operare per poi tagliarselo e farselo mangiare dal cane, gli isterismi di Mink Stole, la festa del gambero, dove tutti devono camminare al contrario e vestiti alla rovescia, Edith Massey cucinata a mò di pollo arrosto.
Tutto questo è l’universo in cui Waters con una sapiente dose di humor ci avverte e ci insegna anche a rispettare il diverso perché umano. Un film a tinte molto forti e dalle oscenità dichiarate.
Questo film del ’77 venne in seguito ribattezzato “Nuovo Punk Story”.