sabato 2 febbraio 2013

Possession

Titolo: Possession
Regia: Andrzej Zulawski
Anno: 1981
Paese: Francia
Giudizio: 4/5

Una donna rivela al marito di avere un amante e il loro matrimonio entra in crisi. Il marito però non si consola e facendola seguire scopre che ha un misterioso secondo amante.

Possession è adorabile. Uno di quei film che dopo i primi cinque minuti ti catturano per l’eleganza della forma e la spontaneità degli attori. Di veri attori si parla qui infatti.
Horror e dramma psicologico si attraversano reciprocamente inseguendosi in un gioco morboso ed estenuante che porta ad un colpo di scena finale davvero esplosivo.
Tutto funziona tranne la scorrevolezza e dunque il ritmo che come saggiamente scriveva un critico sono caratteristiche spesso del cinema autoriale. Soprattutto per chi come il polacco Zulawski l’idea di sposare due generi in questa tragica epopea sentimentale si è rivelata una scelta molto più complessa del normale e la difficoltà a far combaciare tutto si concentra soprattutto nella parte finale.
Ma Possession và più in là partendo con una infallibile riflessione sulla libertà umana nella quale, in questo caso l’uomo, non può spingersi oltre se non facendo subentrare la parte violenta e irrazionale.
I due alter-ego finali rappresentano proprio quello a cui non vorremmo mai assistere.
Ottimo il cast con il sempre bravo Sam Neil, Isabelle Adjani in evidente stato di grazia e il bravissimo Heinz Bennent nella parte dell’amante. La location, con una Berlino semi-abbandonata, è molto funzionale nel far coincidere e dare ancora più spazio e realisticità alla vicenda. La macchina sempre in movimento così come l’immancabile fotografia di Bruno Nuytten convergono tutti gli elementi affinchè la vicenda assuma a pieni voti una cruda e spietata atmosfera tra bene e male in un rapporto di coppia. Una lenta tortura psicologica e fisica che cresce piano piano e richiedendo allo spettatore quella concentrazione tale per cui è stato pensato il montaggio in modo mai banale ma molto sofisticato.
Alcuni rimandi e riferimenti ad altre pellicole ci sono citando Polanski,Bergman e Cronemberg.
Ci sono diverse scene memorabili come quella di Anna impossessata nella metropolitana e la scena finale davvero cruda del presagio finale del bambino.
Un film ovviamente proibito,censurato,etichettato come film maledetto (a differenza dei film commerciali che si prendono in giro da soli questo fa pesantemente sul serio e allora la provocazione acquista maggiore enfasi) che del suo grand-guignol finale apre gli inviti ad una visione davvero atipica.

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