giovedì 12 maggio 2022

Northman


Titolo: Northman
Regia: Robert Eggers
Anno: 2022
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Hrafnsey, X secolo d.C. In un regno del Nord Europa Amleth, figlio del re Aurvandil, assiste all'agguato in cui muore il padre per mano di suo fratello Fjölnir. L'usurpatore del trono prende in sposa Gudrun, la madre di Amleth, mentre il ragazzo riesce a fuggire e mettersi in salvo. Anni dopo, Amleth è cresciuto: diventato un berserker, guerriero implacabile e animalesco, conosce solo uno scopo per la sua vita: vendicare il padre, salvare la madre, uccidere lo zio.
 
Il motivo per cui molti hanno storto il naso vedendo l'ultima sontuosa opera di Eggers è perchè si aspettavano un fantasy alla Conan e così non è stato.
Speriamo che Eggers non si modernizzi mai e rimanga ammaliato dalle trame popolari del passato, tra mito e folklore, in cui misticismo, ritualità e suggestione giocavano un ruolo fondamentale.
Northman è la saga di una vendetta vichinga, dove proprio la vendetta diventa un ossessione per gli uomini di quel tempo in particolar modo ai vichinghi e ancora di più per i berserker che arrivano a scuoiare le vittime tagliandone le parti e affiggendole ai muri per spaventare le genti e far credere che un demone o un mostro si stia vendicando. In questo universo totalmente amorale regolato da tradizioni brutali e intimorito da poteri arcani, la vicenda non ha particolari snodi drammaturgici portando gli obbiettivi e gli intenti all'osso, facendo però un ottimo cambio di registro narrativo dopo che Amleth trova sua madre nella tenda con quel dialogo dove finalmente scopriamo tanti non detti. Sempre sul confine tra magico e terreno, l'autore ci regala IL film vichingo, sporco, solido, violento, dove alcuni combattimenti raggiungono l'apoteosi e dove proprio quel lato magico in realtà è la bandiera della battaglia a Hell e del volo finale della valchiria. Seppur vero che mancano le donne vichinghe in battaglia alla fine sarà proprio una femmina la figlia di Amleth avuta con la gitana e sempre dal punto di vista mistico ed esoterico alcune scene come il rituale dei cani che vogliono diventare uomini e semplicemente fantastico.



Mal Nosso


Titolo: Mal Nosso
Regia: Samuel Galli
Anno: 2017
Paese: Brasile
Giudizio: 4/5

Arthur ha lo straordinario potere di poter comunicare con gli spiriti. Uno degli spettri con cui entra in contatto è il suo mentore, che gli dice come un demone abbia intenzione di distruggere l'anima di sua figlia. Arthur dovrà allora prendere misure drastiche per impedire il peggio, anche se ciò vorrà dire immergersi nel deep web e mettersi sulle tracce di un serial killer che sembra fare al caso suo.

Che ormai il Brasile per l'horror indipendente stia diventando una garanzia ultimamente lo dimostrano pellicole come CANNIBAL CLUB, O LOBOS ATRAS DA PORTA e AS BOAS MANEIRAS. Qui siamo di fronte ad un film soprannaturale con varie diramazioni drammatiche per sfociare nel torture e in una critica al deep web. Flashback, piani temporali, sacrifici, il potere di poter comunicare con gli spiriti e infine gli esorcismi.
Galli firma un film decisamente ambizioso che si prende molto sul serio e riesce a rimanere impresso per le impennate di violenza davvero macabre e realistiche come dall'altro per la sua anima drammatica regalando un finale di forte impatto. Quasi esente da difetti il film è una commistione di generi, di registri narrativi, senza uscire mai dalla storia e creando un colpo di scena che nel terzo atto regala tutte le risposte che lo spettatore cerca. Se da un lato la storia di Arthur è molto interessante, dall'altra seguiamo il killer commissionato per la grande impresa che a sua volta si lascerà dietro un nugolo di vittime godendo della sofferenza e della tortura ai danni di essi.
Un'opera davvero originale che stravolge e reinterpreta alcuni topoi di generi giocando con alcuni stereotipi e sostituendo regole ormai basilari per scelte più coraggiose e mature.

Bull


Titolo: Bull
Regia: Paul Andrew Williams
Anno: 2021
Paese: Gran Bretagna
Giudizio: 4/5

Dopo dieci anni di assenza, Bull, il sicario della sua ex banda di criminali, torna nei suoi vecchi ritrovi per cercare il figlio scomparso e ottenere vendetta nei confronti di chi ha fatto con lui il doppio gioco e lo ha lasciato per morto. I dolorosi segreti del passato verranno presto alla luce e, come indemoniato, Bull non si fermerà di fronte a nulla.
 
Quando c'è da colpire duro, come sempre gli inglesi sono tra le prime linee. Bull da un lato fa parte di quel filone di film alla HYENA o KILL LIST di cui ne vorremmo molti di più nonostante spesso conducano tutte al revenge movie come in questo caso. La scelta e la ghigna di Neil Maskell tutti dovrebbero conoscerla se non altro per il livello d'intensità con cui l'attore caratterizza i suoi personaggi. Bull è molto cattivo e non regala niente. Williams spreme la trama all'osso e lascia solo i pianti disperati di vedove e figli resi orfani. Muore ogni speranza salvifica e getta il suo protagonista in una corsa disperata per cercare di chiudere tutti i conti con la sua vecchia banda.
Le scene di violenza sono totali e scioccanti. Tutti muoiono proprio male e il finale bisogna semplicemente accettarlo nel suo più totale non sense. Eppure film del genere riescono ad avere un potere di resa e intrattenimento molto coinvolgenti grazie ad attori molto bravi, un ritmo che fa da padrone e le solite liti familiari che sfociano in tragedie e in traumi senza parole.

Seed (2021)


Titolo: Seed (2021)
Regia: Sam Walker
Anno: 2021
Paese: Gran Bretagna
Giudizio: 4/5

Quello che inizia come un weekend di ragazze nel deserto del Mojave diventa una storia di orrore, morte e invasione aliena.
 
A volte non mi spiego il pubblico. Seed è una figata totale detto da uno che mastica gli horror come gli smanettoni masticano i porno. E qui nell'opera prima di Walker c'è tanta carica erotica. Un alieno che penetra le protagoniste in un gioco di carne cronemberghiano e che in parte mi ha ricordato Yuzna. Un alieno che sembra essere l'alter ego del male di ET. Un film che parla di destini, di fine dell'umanità, del non poter combattere alcuni poteri telepatici che rischiano di far sopperire chiunque non sia disposto a farsi ingravidare dalla creatura. Con un finale in parte prevedibile ma che distrugge ogni sorta di happy ending, Seed è un perla di cattiveria, dove sembra di vedere anche i Visitors, tanta scifi anni 50' e 60', dove l'orrore cosmico straborda e dove quando finalmente capiamo cosa sta per succedere è ormai troppo tardi e il film esplode con la sua malvagità.
Sembra la metafora che a voler salvare una specie di un altro pianeta si finisca col fare una gigantesca cazzata e dare così il pianeta in pasto agli alieni. Soprattutto se l'alieno in questione fa tutto dal letto dove viene lasciato senza nemmeno muoversi ma agendo in maniera telepatica e sorridendo mentre ingravida e devasta le menti delle tre amiche.
Seed prova ad essere il più disgustoso e rivoltante possibile riuscendoci molto bene e regalando un altro film sull'invasione aliena che sembra quasi un home invasion di un piccolo e tenero cucciolo di tartaruga.

Bobby yeah


Titolo: Bobby yeah
Regia: Robert Morgan
Anno: 2011
Paese: Gran Bretagna
Giudizio: 4/5

Il film racconta la storia di Bobby Yeah, una strana creatura che incontrerà altrettanto strane situazioni e personaggi dopo aver rubato un animale domestico.
 
Un folle ambizioso che crea, da forma a esseri purulenti, giocando con la vita e godendo della sofferenza. Robert Morgan non ha bisogno di presentazioni. Un regista che come Tippett sonda progetti folli e ambiziosi, dando sostanza a forme diverse dell'animazione e della stop motion, creando una galleria di incubi e mostri, creature polimorfe e mutanti, con tanto di congegni di tortura e microorganismi. Un corto allucinato, fuori di testa e disturbante, una metafora sul mondo moderno, sulla scienza e gli esperimenti sull'uomo e sugli animali, in questo caso forme senzienti create come ibridi e mischiate da un demiurgo folle e fuori di testa.


Sadness


Titolo: Sadness
Regia: Rob Jabbaz
Anno: 2021
Paese: Cina
Giudizio: 3/5

Siamo a Tai Pei, capitale del Taiwan. Jim e Cat conducono una vita normale, senza troppi eccessi e con i problemi di tutti noi. Nel frattempo, un virologo annuncia l’arrivo di una mutazione del virus del raffreddore, supplicando un lockdown. Le elezioni incombono e nessuno chiaramente vuole chiudere la città.
Tuttavia, il virus prende piede e trasforma la città intera in un covo di persone infette prive di ogni inibizione e devote solo alla violenza. Per Jim sarà una corsa alla sopravvivenza così come per Kat, che dovrà fuggire dalla follia, con la speranza di ricongiungersi al fidanzato. Non sarà un cammino facile

Sadness poteva davvero regalare molto di più. Al Tohorror sembrava il film del momento e soprattutto essendo targato Cina lasciava perplessi su un soggetto così ambizioso e pervertito.
Invece nonostante una buona messa in scena e un finale che regala qualche colpo di scena, devo dire che la violenza che immaginavo non si è vista se non in qualche breve momento come quello della metropolitana o l'orgia in ospedale tra gli infetti e lo stupro oculare (che però intuiamo senza vedere). Non è un caso che il regista sia canadese e abbia scelto di girare in Cina. Probabilmente un regista cinese non avrebbe potuto fare un film di questo tipo e la critica che abbia voluto fortemente la Cina per dare il via alla pandemia è diventato poi un pettegolezzo.
Seppur senza inibizioni ci si conceda ogni eccesso possibile, il film per assurdo riesce meno in termini di disgusto e orrore rispetto a prodotti estremi del passato come NAKED BLOOD ad esempio giusto per rimanere in Oriente. Mi aspettavo davvero un'opera più depravata alla Crossed di Garth Ennis. In questo caso poi il via alle danze dato con la signora anziana all'inizio lascia intuire visto il finale con lo scienziato che le cause di questo virus siano legate forse a una maledizione più che un esperimento andato a male. Purtroppo la parte che funziona meno è proprio la storia d'amore che vede la giovane coppia divisa e in location diverse proteggersi e mettersi in salvo.

Shut In


Titolo: Shut In
Regia: D. J. Caruso
Anno: 2022
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Una giovane madre viene rinchiusa nella dispensa dal suo violento ex fidanzato e deve usare tutto il suo ingegno per proteggere i suoi due bambini piccoli dall’escalation di pericolo, provando al contempo a trovare una via di fuga.
 
Shut In è un film sconosciuto di cui praticamente non ho sentito parlare da nessuna parte ed è un vero peccato. A parte aver riportato dal Serd Vincent Gallo che sembra non passarsela così bene, il film di Caruso a parte avere una protagonista davvero fregna è un thriller tesissimo dove quasi metà del film è all'interno di una dispensa con la protagonista che cerca disperatamente di uscire per salvare i suoi due bambini piccolissimi. E' un dramma che parla di storie di droga e un passato tossico, ma parla anche di redenzione, di sopravvivenza, di una natura che da alla luce frutta marcia, di un'isolamento forzato della protagonista che non si capisce bene se per non farsi trovare dal compagno oppure per lavorare sull'astinenza. Di fuori il mondo che non vediamo non sembra comunque passarsela bene.


Aegri Somnia


Titolo: Aegri Somnia
Regia: James Rewucki
Anno: 2008
Paese: Canada
Giudizio: 3/5

Edgar vive all'ombra dell'improvvisa morte di sua moglie. Ossessionato da vivide allucinazioni e una città senza volto che minaccia di ingoiarlo per intero, il mondo di Edgar inizia a svelarsi mentre il suo ...

Aegri Somnia è un horror indie low budget intenso e legato al disagio e alle malattie mentali.
Il protagonista è fastidioso per quanto la sua fragilità sembra scatenare negli altri episodi di conflittualità e predominio. Tutto accade sempre temendo il peggio, la prevaricazione dei colleghi e delle donne in discoteca sembra in un qualche modo essere voluta da Edgar. Infine "l'amico" che cerca di insegnargli la strada citando Heidegger e mettendolo in allerta dai pericoli a cui sta per imbattersi.
Un film molto sinistro, cupo, con una fotografia che alterna bianchi e neri e incubi lynciani che si sovrappongono alla realtà. Un'opera dove il sound desinger è fondamentale dal momento che trattando la malattia mentale, le voci, i suoni i rumori e i sussurri dei pensieri morbosi del protagonista hanno un peso specifico, entrando in contrasto aperto con le frasi che Edgar dice o che sente dire. Avvengono poi accadimenti macabri e grotteschi come la scena della partita a poker o tutto ciò che avviene nei bassifondi con alcune macabre creature.

Day of Destruction


Titolo: Day of Destruction
Regia: Toshiaki Toyoda
Anno: 2020
Paese: Giappone
Giudizio: 3/5

Il ritrovamento di un misterioso mostro in una cava di carbone sette anni prima ha generato dicerie a proposito di una epidemia nella zona, mentre in molti soffrono di disturbi mentali inspiegabili…
Toyoda è un artista molto promettente e ambizioso il quale coniuga stili e derive cinematografiche molto diverse, sperimentando molto e riuscendo non sempre ad azzeccare i risultati ma sicuramente è uno di quegli autori a cui non manca il coraggio.

Day of destruction è il primo lungometraggio di fiction che affronta di petto il tema della pandemia di Covid-19. Un’opera urgente, magmatica, nella quale immagini in bilico tra un Giappone rurale e la modernissima Tokyo si fondono con un sonoro ricchissimo e la musica di alcuni dei migliori gruppi della scena locale. Folklore, virus, pandemia, antiche storie, esorcismi. Eppure tutti questi temi vengono sviluppati come delle micro storie, dei cortometraggi, passando su piani temporali diversi, dal silenzio dei monaci alle grida funeste di un giovane in mezzo alle strade di Tokyo fino ad arrivare al fondo di una cava dove vive un blob di carne umana che sembra abbia generato il virus. È un’opera sicuramente spiazzante che proprio per questa sua caratteristica, e forse anche grazie alla brevità della forma, riecheggia con efficacia la contestazione politica, intellettuale e sociale della fase storica che stiamo vivendo. I suoi toni non sono quelli di un realismo dagli intenti moralistici, come il tema avrebbe potuto suggerire ad alcuni, bensì quelli di un calderone in cui alle atmosfere millenaristiche, sature di angoscia e di disorientamento, fanno da contrappunto ambientazioni urbane senza orpelli e momenti forti di solidarietà umana di rabbia e di ribellione.


Doctor Strange nel multiverso della follia


Titolo: Doctor Strange nel multiverso della follia
Regia: Sam Raimi
Anno: 2022
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Stephen Strange fa terribili incubi, in cui un suo alter ego fugge con una ragazzina in uno scenario surreale. Cerca di raggiungere un arcano libro bianco, ma un demone vuole invece prendere il controllo della ragazza e rubarle i poteri transdimensionali - uccidendola nel mentre. Quando si risveglia, Strange si reca al matrimonio della sua amata Christine con un altro uomo. Il mago cerca con scarso successo di nascondere il proprio dolore e, quasi per fortuna, arriva a toglierlo d'impiccio un enorme mostro che insegue la stessa ragazzina del suo sogno. Strange e Wong fanno così la conoscenza della giovane: America Chavez, che dovranno proteggere da una minaccia nascosta nel multiverso. In cerca di aiuto, il mago si reca così da Wanda Maximoff, la potentissima Scarlet Witch.
 
Ormai i collegamenti tra i film Marvel proseguono senza sosta e il rischio di perdersi alcuni tasselli è una triste verità. Detto ciò non è che bisogna essere dei fanatici o fan server per avere tutte le risposte che servono, in fondo parliamo sempre di una politica dei super eroi.
Il sequel di Strange che poi si interconnette con altri film, non è il migliore della filmografia e nemmeno il peggiore contando che supera di gran lunga il predecessore. Di sicuro è il più coraggioso come evidenzia la scelta di Raimi in cabina di regia e avvalendosi della scrittura del padre di Rick & Morty. Tanto intrattenimento, svariate location, finalmente un pochino di sangue e qualche effetto orrorifico con cui l'autore omaggia i suoi film horror del passato.
Una storia purtroppo troppo targata per un pubblico adolescenziale come risulta il pubblico costituito perlopiù da famiglie e teen. Infatti se da un lato le peripezie tra i multiversi sono la parte più interessante e fantasy nonchè artistica e scifi, dall'altra i rapporti tra Wanda e i figli sono una lamentela e una piaga lacrimosa che non si può vedere. Un antagonista che così non è fin dall'inizio dove il nemico sembrava essere un altro addirittura facendo comparire sulla terra una creatura poliposa che il nostro dottore affronterà con lo stregone supremo ovvero Wong.
Con un finale e un easter eggs interessante dove si continua ad allargare le prospettive inserendo Clea la figlia del Distruttore di mondi, il film regala comunque momenti di uccisioni brutali come quando si inserisce la postilla degli Illuminati e la furia di Scarlet Witch contro tutti o quando massacra un intero villaggio di maghi.

Stardust (2007)


Titolo: Stardust (2007)
Regia: Matthew Vaughn
Anno: 2007
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Da qualche parte nell'Inghilterra vittoriana c'è un muro di mattoni che separa il villaggio reale di Wall da Stormhold, una città fantastica governata da un re malvagio e abitata da streghe e creature magiche. Al di qua del muro vive Tristan, un giovane garzone che sogna l'avventura e il grande amore. Figlio di una principessa del regno di Stormhold e di un inglese, il ragazzo decide di attraversare il muro per donare una stella alla ritrosa Victoria. La stella, Yvaine, è una fanciulla luminosa precipitata dal cielo alla morte del sovrano. Il suo cuore immacolato è bramato da Lamia, una strega crudele che vorrebbe strapparlo e divorarlo per riconquistare la giovinezza. Sul petto di Yvaine batte il rubino che permetterebbe ai sette principi, rivali e litigiosi, di regnare su Stormhold. Braccata dai desideri dei malvagi, spetterà a Tristan proteggere lo splendore di Yvaine.

Non è mai facile confrontarsi con le opere del sommo Neil Gaiman. CORALINE è stato un miracolo ed è forse l'unico vero capolavoro realizzato in perfetta linea con il libro.
Altri lavori come AMERICAN GODS e LA LEGGENDA DI BEOWULF come STARDUST riescono a regalare anch'essi dei buoni risultati. Qui il fantasy esplode con un'opera che miscela tantissime fiabe, posti magnifici e incantati, streghe di tutte le forme, pirati e custodi di mondi fatati come il muro di Wall. Con un cast potente così come il budget, Vaughn seppur regalando una fiaba riesce a mantenere alcuni aspetti bui e sanguinosi della vicenda senza mai eccedere nel buonismo ma senza far mancare spirito grottesco e ironia, amore e violenza e tutti i temi del libro che dalla lotta tra il Bene e il Male, cavalcano il senso insaziabile dell'uomo per la ricerca di una stella, dell'amore vero, della casa e del destino ultimo. Magie, incantesimi, lotte fratricide (i fratelli che per dividersi il regno si ammazzano per poi ritrovarsi come fantasmi ad andare d'accordo è puro genio) qui si sposano i dictat della fiaba ma anche delle geste eroiche, del romanzo medievale e del viaggio dell'eroe.

Open Wounds


Titolo: Open Wounds
Regia: Momir Milošević
Anno: 2016
Paese: Serbia
Giudizio: 3/5

L'amicizia tra Sara e Alisa finisce dopo che Sara ha parlato dei suoi impulsi sessuali. Man mano che Alisa diventa sempre più distante, Sara scende sempre più nella solitudine, portandola infine in uno stato emotivo orribile.

Oper Wounds è un dramma sul sociale con tematiche lgbt dal momento che in Serbia sono vietate le relazioni omosessuali. Dall'altra parte il sesso viene sempre più visto come valvola di sfogo e alternativa alla noia come succede per la madre di Alisa che porta in casa sempre uomini diversi. Tutto il film è girato in un ottimo b/n, la produzione è piccola e il film a basso budget riesce con mezzi e strumenti a far riflettere molto sui personaggi di Sara e Alisa caratterizzandoli al meglio anche se l'opera non è affatto esente da difetti e da limiti della sceneggiatura che aumentano la durata con scene fisse dove non succede nulla e dove seguiamo solo Sara in particolare nel suo tedio e nella disfatta. Si poteva costruire e allargare il dramma delle due protagoniste senza renderlo così minimale e silenzioso.

Cobra Kay-Season 1


Titolo: Cobra Kay-Season 1
Regia: AA,VV
Anno: 2018
Paese: Usa
Stagione: 1
Episodi: 10
Giudizio: 3/5

Sono passati più di trent’anni dall’incontro in cui Daniel-san ha sconfitto Johnny Lawrence con il calcio della gru. La vita gli ha sorriso, ora è un uomo d’affari e di successo, borioso e orgoglioso, ricordato come una leggenda del karate locale.
Johnny, invece, è un uomo fallito, triste e taciturno e il suo aspetto trasandato è in contrasto con quel personaggio curato e agiato che abbiamo visto nel film. Per smettere di essere l’ombra di quello che era, Lawrence fa risorgere ciò che una volta lo rendeva un campione: il Cobra Kai. Riapre così la sua vecchia scuola non solo per dare un senso alla sua esistenza ma per aiutare i ragazzi vittime della prepotenza dei bulli.

La prima stagione di Cobra Kay oltre ad essere un prodotto nostalgico riesce a configurarsi come una serie al passo coi tempi mostrando una galleria di giovani promesse del karate impartendo per ognuno una scommessa personale giocando su tanti stereotipi ma soprattutto i problemi reali legati all'adolescenza come la consapevolezza del tempo in cui viviamo, il bullismo, i social, le app per marcare il territorio, il cyberbullismo, gli abusi scolastici, l'identità culturale, il ruolo dei nerd e come vengono visti dai propri coetanei. In tutto questo la vera sfida è naturalmente la loro quella di
Daniel e Johnny, uno che c'è l'ha fatta e l'altro no, ancora memori di quel combattimento che valse le future promesse e la voglia di riscattarsi.
È la storia di due uomini che affrontano i demoni del passato e le frustrazioni della vita attraverso l’unica cosa che conoscono a fondo: il Karate. E facendolo si mettono in gioco crescendo i figli altrui, mettendo da parte a volte i veri valori delle arti marziali, concedendosi troppo e diventando leader con grossi effetti collaterali per i ragazzi che molto più giovani di loro seguiranno la loro strada entrando in dinamiche che concederanno poco e vivranno spesso di conflitti, torti e vendette.

Cobra Kay-Season 2


Titolo: Cobra Kay-Season 2
Regia: AA,VV
Anno: 2019
Paese: Usa
Stagione: 2
Episodi: 10
Giudizio: 3/5

La seconda vede Lawrence cambiare radicalmente le regole del Cobra Kai: si può avere pietà del proprio avversario e mantenere così l’onore. Le cose si complicano con il ritorno del cattivo sensei John Kreese che instilla il seme dell’odio negli studenti per renderli adepti del “vecchio” Cobra Kai.

La seconda stagione a parte far tornare dall'inferno o dai dormitori Kreese, personaggio iconico, gioca molto sugli squilibri tra dojo. Passaggi da una palestra all'altra, tradimenti e cambi di squadra e di leader, storie d'amore rancorose, l'incoerenza di Daniel che rivendica sui propri nemici e crea un suo dojo personale sullo stile Miyagi tutto spirito e controllo senza avere quel mordente che sembra essere alla base del dojo di Lawrence. Mentre la prima stagione puntava quasi tutto su Lawrence come uomo fallito che cerca redenzione, qui si associa bene Kreese che sembra un padre putativo ormai senza più pretese e ideali se non quello di attaccarsi disperatamente a qualcosa.
Gran parte della trama è sostenuta dagli studenti di entrambi i dojo intrecciati con varie sotto trame di violenza adolescenziale con bulli insicuri, risentimenti sociali e idioti che vogliono redimersi attraverso il karate. Se la prima stagione chiarisce che nessuno è completamente buono o giusto, questa seconda stagione esplora un altro concetto: il prezzo che le nuove generazioni sono costrette a pagare come conseguenza dell’antagonismo di due vecchi avversari, incapaci di lasciarsi alle spalle vecchi rancori. La stagione giunge al culmine proprio nell’ultimo episodio quando Tory, accecata dalla rabbia e dalla gelosia nei confronti di Sam, dà inizio a un’enorme rissa a scuola, un evento di passaggio che segnerà profondamente i quattro ragazzi che si renderanno conto degli effetti devastanti della violenza e saranno costretti a crescere, chiudendo il capitolo dell’adolescenza per iniziare quello dell’età adulta, che chiederà loro si battersi per ciò che conta davvero. Intanto, proprio come un serpente, John Kreese si insinua nella vita di Johnny e in quella dei suoi studenti per distruggere e fare suo tutto quello che Johnny ha di più caro.

Cobra Kay-Season 3


Titolo: Cobra Kay-Season 3
Regia: AA,VV
Anno: 2020
Paese: Usa
Stagione: 3
Episodi: 10
Giudizio: 3/5

Dopo gli eventi narrati nelle prime due stagioni i personaggi si trovano dinanzi a una situazione d’instabilità all’indomani della violenta rissa avvenuta tra i ragazzi dei due Dojo del liceo. Dopo tale evento Daniel cerca le risposte alla sue domande nel suo passato mentre Johnny cerca la redenzione. In tutto ciò Kreese continua a manipolare i suoi studenti vulnerabili appagando la propria sete di dominio.

Cobra Kai 3 è sicuramente meno bella e interessante rispetto alle prime due stagioni presenti su Netflix, ma riesce comunque a vincere e a convincere, soprattutto con l’ottimo cliffhanger finale e l’idealizzazione del personaggio di Johnny Lawrence che da solo riesce a reggere e a trascinare l’intera baracca. E poi un tuffo nel passato con Daniel che per non far fallire l'azienda torna ad Okinawa e senza nemmeno farlo apposta incontra il suo passato e il suo antagonista di Karate Kid 2, il quale memore anch'esso della sconfitta ne approfitterà per insegnare a Daniel una tecnica molto importante. Se il nemico comune sembra essere Kreese che si impossessa definitivamente del Kobra Kay, dall'altro non mancano altri sviluppi narrativi e incursioni del passato come Ali Millis, la vecchia fiamma, e l'arrivo nel finale di Terry Silver. Quella tra Cobra Kai e Miyagi-Do e il teen drama, al quale viene dato ampio spazio nelle prime due stagioni, per essere poi ridimensionato nella terza, sintomo della crescita dei ragazzi; questo però non toglie che la serie tv resti un prodotto principalmente per giovani. Paradossalmente, nell’ultima stagione, l’aspetto del “drama” si sposta sugli adulti, alle prese con rivalità, vecchi amori e social network.
L’unione di questi aspetti crea, a sua volta, un’equa divisione tra il prendersi sul serio e il non prendersi troppo sul serio perché in alcune occasioni ci verrà ricordato che ci sono problemi ben più grandi da affrontare, legati alla famiglia, al bullismo e all’alcol.

Cobra Kay-Season 4


Titolo: Cobra Kay-Season 4
Regia: AA,VV
Anno: 2021
Paese: Usa
Stagione: 4
Episodi: 10
Giudizio: 3/5

Daniel Larusso e Johnny Lawrence uniti loro malgrado per affrontare una minaccia comune, il Cobra Kai. I sensei hanno messo da parte le loro divergenze per unire le forze e per scacciare una volta per tutte il Cobra Kai dalla Valley. John Kreese non rimarrà però a guardare e chiamerà in soccorso una vecchia conoscenza. Un alleato che tutti noi, fan dei film, conosciamo bene. Altri non è che Terry Silver, il diabolico e malvagio sensei di Karate Kid III, colui che riuscì a instillare una crepa tra Daniel e il maestro Miyagi.

Serie tanto stimolante quanto divertente, tanto nostalgica quanto attuale, Cobra Kai 4 ci offre molto più di una ragione per amarla ed apprezzarla, dimostrando di non aver perso né il ritmo né la magia e lasciandoci con un gran finale che segnerà sicuramente la prossima stagione con un altro attesissimo torneo di cui alla fine in quattro stagioni ne abbiamo visti ufficialmente soltanto due.
L'arrivo di Silver molto più viscerale e manipolatorio di Kreese è anche più brillante e intelligente, tenderà a sviluppare il suo piano che avrà il culmine nel climax finale ai danni di Kreese.
Dall'altro continuano i cambi di direzione da parte di alcuni allievi che spostano gli intenti e gli obbiettivi, chi passando dal lato oscuro e chi tornando sulla retta via, in questo le vicende travagliate dei personaggi continuano dentro e fuori il dojo. In particolare la preparazione atletica degli ultimi episodi compreso il torneo riacquistano lo spirito più puro della serie aumentando le coreografie ed i combattimenti. Più violento ed organizzato, ogni personaggio ha il suo momento per brillare nel torneo. Senza procedere verso l’aggressività eccessiva, la serie sottolinea che la competizione tra i dojo è appena iniziata. L'ultima, che poi ultima non è, si concentra nell’esplorazione di punti di vista stimolanti, nostalgici e divertenti. Non ha perso né il ritmo né la magia e nemmeno la rivalità tra Daniel e Johnny, vero motore della storia e filo diretto della vicenda.



Moonfall


Titolo: Moonfall
Regia: Roland Emmerich
Anno: 2022
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Durante una missione spaziale, una nuvola di nanoparticelle nere e minaccianti si solleva dalla Luna e attacca tre astronauti. Sulla terra seguono un'indagine e un processo che congedano prematuramente il comandante Bryan Harper, sopravvissuto con la collega Jocinda Flower al misterioso incidente. Per i suoi superiori, Harper ha commesso un errore che è costato la vita a un membro dell'equipaggio. Dieci anni, un divorzio e diverse bottiglie dopo, è richiamato alle armi per salvare la Terra. Perché la Luna sta cadendo, la Nasa è confusa e l'esercito americano ha una un'idee balorda e atomica. Spetterà ai due vecchi colleghi riprendere la rotta e scoprire l'arcano. Li aiuta nell'impresa KC Houseman, podacster complottista convinto che la causa del disastro sia un'entità extraterrestre annidata nel cuore dell'astro. Non resta che accendere la rampa di lancio e verificare su campo (lunare).

Moonfall è una cazzatona senza eguali eppure mi ha intrattenuto a fondo.
Prima di tutto bisogna ammettere che è una delle prime volte che il film parte subito in quarta senza la solita ora di preparazione e di semina. Qui si raccoglie la merda già dall'inizio e la politica e i servizi segreti non sanno cosa fare, la Terra viene allagata e devastata e la gente muore male anche se non la vediamo mai. E poi c'è la luna che attacca l'uomo e gli altri ecosistemi come se fosse un essere senziente o una specie di mente aliena. Ovviamente tutto ciò è stato messo nelle mani di uno dei mestieranti di Hollywood più in voga per i disaster movie ovvero Emmerich. Finalmente il block buster man, l'uomo dai budget colossali, è riuscito nel suo compito ovvero quello di distruggere la Terra per l'ennesima volta grazie alla complicità della luna.
Emmerich deve essere senz'altro un complottista. Solo così si può spiegare la sua tesi inquietante e in risonanza coi tempi di preoccupante sfiducia verso la comunità scientifica. Di fatto, il vero eroe del film è KC, esperto di "megastrutture" che afferma che la luna è un artefatto alieno, a dispetto degli scienziati della NASA. Quelli in buona fede, almeno, perché quelli corrotti si nascondono nel buio degli archivi con un segreto: "la luna è la più grande menzogna della storia".



Morbius


Titolo: Morbius
Regia: Daniel Espinosa
Anno: 2022
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Michael Morbius è un ragazzo di origine greca che soffre di una rara e incurabile malattia del sangue. A curarlo è Nicholas, una figura paterna che nel proprio ospedale trova posto anche per altri nella sua stessa condizione come Milo. I due superano l'infanzia e, 25 anni dopo, continuano a collaborare. Trasferitisi a New York, Milo è un ricco giocatore d'azzardo che sovvenziona le ricerche di Michael, diventato un dottore a cui viene offerto persino il premio Nobel, che lui rifiuta perché non ha ancora trovato una cura. Ha però un progetto: usare il DNA dei pipistrelli vampiri...

Morbius non sarà il peggior film della Sony sui cine fumetti ma ci va davvero molto vicino.
A questo punto mi chiedo perchè i vari Spider Man, Venom e soci non passino direttamente alla multinazionale della Disney. Almeno seppur delle vaccate ne uscirebbero con esiti di certo più decorosi. Morbius ha dei tremendi effetti speciali in c.g dove vediamo il vampiro spostarsi da una parte all'altra senza capirci nulla. L'antagonista è il suo amico malato di sempre che appena scopre la cura ovviamente prevale in lui la sua parte egoista e violenta a discapito di chi quando era disabile lo prendeva in giro. Ci sono personaggi secondari che non vengono minimamente caratterizzati. 
Morbius poi interpretato da Leto che ha completamente sfumato tutte le possibilità anche come Joker è un super eroe noioso che di fatto sembra essere un buono che non fa altro che pentirsi per quello che ha fatto ed è l’emblema di un sistema che pone la meraviglia del parco divertimenti al di sopra di una solida narrazione.


Non aprite quella porta 3d(2013)


Titolo: Non aprite quella porta 3d(2013)
Regia: John Luessenhop
Anno: 2013
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Newt, Texas, 1974: un gruppo di ragazzi è massacrato dai componenti di una famiglia di cannibali tra i quali spicca Leatherface, molosso armato di motosega e munito di maschera in pelle umana. Solo una ragazza si salva e racconta l'accaduto allo sceriffo locale che, con i suoi uomini, stringe d'assedio la casa della famiglia per farsi consegnare Leatherface. La richiesta dello sceriffo è accettata, ma l'arrivo di alcuni paesani infuriati fa precipitare la situazione. La casa viene data alle fiamme e la famiglia sterminata. Si salva solo una neonata, strappata di nascosto alla madre (convenientemente fatta fuori nell'operazione) da uno dei giustizieri per farne dono alla moglie impossibilitata ad avere figli. Parecchi anni dopo, la giovane Heather - proprio lei, la figlioletta sopravvissuta - apprende dai genitori di non essere la loro figlia naturale, ma di essere la progenie di un branco di mostri. Heather decide comunque di andare nella natia cittadina texana, anche perché c'è di mezzo un'eredità da parte della nonna, morta da poco. Il fidanzato Ryan e una coppia di amici la accompagnano per darle sostegno. E di sostegno ne ha davvero bisogno, alla luce di quel che è nascosto nei sotterranei della grande casa di famiglia, dietro una porta sbarrata.

Il sequel diretto da Luessenhop ha moltissimi e madornali difetti ma uno in particolare, nel climax finale rovina quanto di brutto avessimo visto fino alla fine. Alla fine Leatherface è il cugino della protagonista ed entrambi si schiereranno assieme per combattere lo sceriffo cattivo e suo figlio.
Penso che non ci sia molto altro da commentare se non la bellezza di Tania Raymonde che per tutto il film non cerca altro che di scoparsi il ragazzo della migliore amica riuscendoci nel finale prima di morire poi male dentro un frigo con un colpo alla testa accidentale di un poliziotto.
Ci sono tante assurdità nel film come la leggenda o il franchise vuole eppure proprio quello che dovrebbe fare come slasher sembra perderlo di vista per incentrarsi in una noiosissima storia sulle origini di Heather a cui credo nessuno importi.

martedì 12 aprile 2022

Mad God


Titolo: Mad God
Regia: Phil Tippett
Anno: 2021
Paese: Usa
Giudizio: 5/5

In un mondo popolato di mostri, scienziati pazzi e maiali da guerra, una campana subacquea corrosa fa la sua comparsa in una città in rovina. Dal suo interno, fuoriesce l'Assassino, arrivato per esplorare quel labirinto di paesaggi bizzarri popolato di personaggi altrettanto strambi.
 
Phil Tipett è un baluardo dell'animazione e della stop motion. Innumerevoli solo le sue collaborazioni con vari registi nel corso degli anni e negli anni '80 tra le altre cose ha inventato la tecnica Go-motion, convertendosi alla computer grafica negli anni '90. Tra grandi studios ha sempre trovato il modo e il tempo di portare avanti i suoi progetti personali dove il film in questione rappresenta l'apoteosi ma dove si possono trovare altri corti interessanti in rete come PREHISTORIC BEAST o MUTANT LAND. Mad God come tutti i suoi lavori precedenti è un parto malato, un'opera sontuosa che mischia elementi bizzarri, un universo confuso e caotico, dove come sempre il tema principale dell'autore è la vittoria da parte del più forte e dove non c'è mai salvezza. Insomma una sorta di inferno dantesco degenerato e senza regole dove ogni forma di aberrazione sembra la norma e dove in questa genesi mitologica tutto sembra non avere senso, lasciato alle crudeli leggi di divinità sadiche.
Mad God è un calvario, un film crudele e poetico, un'esperienza visiva che non capita di vedere tutti i giorni e dove probabilmente solo gli amanti del genere verranno premiati con una galleria di immagini strazianti, ipnotiche, una fiera delle atrocità dove il piacere è subissato dal dolore, dalla carne e dal sangue e dove non a caso i protagonisti della storia dell’umanità sono delle marionette mosse un passo alla volta da un Dio beffardo e osservate da un assassino.





Alone with you


Titolo: Alone with you
Regia: Emily Bennett e Justin Brooks
Anno: 2022
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Charlie che prepara il suo appartamento per la fidanzata Simone per festeggiare insieme il loro anniversario. Simone, una fotografa professionista, è via per un viaggio di lavoro e Charlie sta facendo del suo meglio per accogliere il suo partner a casa. Tuttavia, non tutto va bene. Tra la ricezione di videochiamate condiscendenti dalla sua amica Thea e una videochiamata dalla madre prepotentemente religiosa, Charlie inizia a sentirsi sempre più nervosa, soprattutto con Simone che non risponde affatto alle sue chiamate. Le cose diventano inquietanti molto rapidamente: scorci di una figura inquietante all’interno della casa possono essere visti alla periferia di alcune scene, i video iniziano a presentare problemi in un modo piuttosto inquietante e la porta d’ingresso si rifiuta di muoversi, lasciando Charlie intrappolato all’interno.
 
Pandemia, disorientamento, isolamento (forzato), incubi, allucinazioni e infine la follia.
Emily Bennett scrive, dirige e interpreta questo indie horror casalingo low budget dove seppur i canoni utilizzati non portano a nulla di sofisticato, l'impianto regge quasi interamente sulle spalle dell'autrice/attrice. Coppia queer, amiche di sostegno al telefono, videochiamate con una madre che non accetta la fede e la sessualità della figlia e poi la consorte che non risponde.
Alone with you lascia presagire sin dal titolo nella sua immediatezza come Charlie comincerà una vera discesa all'inferno tutta tra le mura di casa partendo dalle voci incessanti e inquietanti dalla presa d'aria che inizialmente partono come una richiesta d'aiuto e poi cominciano a perseguitare la protagonista. Una porta che non si apre e dunque si rimane bloccati in balia delle forze dell'ordine che non arrivano e di un'amica che comincia a delirare dal locale in cui si trova.
In più se ci mettiamo una figura misteriosa nella casa, una macchina fotografica che comincia a dare i numeri, una figura che si palesa davanti alla porta e dei manichini inquietanti, il risultato seppur raffazzonato in alcuni momenti riesce ad avere sempre un'atmosfera intrigante contando che Charlie parla solo al telefono e non ha dialoghi con nessun essere umano fatta eccezione per degli squarci di flash back dove vediamo che fine sta facendo o ha fatto la consorte Simone.

Here before


Titolo: Here before
Regia: Stacey Gregg
Anno: 2021
Paese: Gran Bretagna
Giudizio: 3/5

Dopo che i nuovi vicini si trasferiscono nella casa accanto, Laura, una madre ancora in lutto per la figlia morta anni prima, inizia a mettere in discussione la sua stessa realtà. In poco tempo, Megan, la figlia dei vicini, le ricorda fin troppo la sua bambina e il confine tra ciò che è reale e ciò che non lo è diventerà sempre più labile.
 
Di film simili a Here Before ne abbiamo di certo già visti. Di mamme che cominciano a delirare pensando di aver riconosciuto in un'altra bambina la propria deceduta è stato già tirato in ballo e penso, anche se non in location cittadina, a quel mezzo capolavoro che rimane VINYAN di Du Welz, oppure HIERRO anche se appunto questi ultimi due sono ambientati in un'isola.
Seppur alla sua opera prima la Gregg dimostra comunque una discreta tecnica per il suo esordio scegliendo come protagonista Andrea Riseborough, un'attrice sempre straordinaria capace di infondere carattere, polso e personalità ai suoi personaggi dimostrando ad ora di essere una delle attrici più capaci in circolazione. Il film comincia a salire di livello, piano piano l'atmosfera dei buoni rapporti tra vicinato cominciano a disgregarsi fino ad un finale che seppur non di carattere orrorifico diventa quel thriller psicologico teso e con il climax finale al punto giusto con le dovute minacce tra vicini che vanno in un delirante crescendo. I difetti certo non mancano come alcune scelte narrative prevedibili e qualche colpo di scena abbastanza scontato e un ritmo che senza annoiare mai a volte sceglie un taglio decisamente troppo minimale.

My heart cant beat unless you tell it to


Titolo: My heart cant beat unless you tell it to
Regia: Jonathan Cuartas
Anno: 2020
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Dwight e Jessie faticano per mantenere in vita il loro malato fratello minore. Per riuscire nel loro scopo, devono dargli da mangiare sangue umano.
 
Un altro indie low budget americano che parla di malattia. Quella malattia che diventa il male da cui ci si deve allontanare oppure curarlo e nasconderlo semplicemente perchè non si può fare altrimenti. Cuartas crea un film molto minimale, deprimente, quasi esclusivamente un'unica location all'interno di una casa e un trio di personaggi emotivamente molto distanti dallo spettatore. Lo stesso non si può dire per alcune vittime le quali provocano una certa comprensione soprattutto perchè non vedono in Dwight il classico maniaco o assassino ma qualcuno che sta facendo qualcosa per una causa di cui non sembra poi così sicuro.
Un horror sociale permeato di disagio che tratta il vampirismo (qui pur non essendo mai citato è doveroso ribadirlo) come emarginazione sociale già visto negli ultimi anni in film come BLOOD RED SKY, LASCIAMI ENTRARE o soprattutto TRANSFIGURATION. Un film triste negli intenti che muove ma per alcuni aspetti molto realistico seppur Cuartas sembra fregarsene a priori di darci almeno un paio di informazioni utili ad esempio del come nessuna indagine venga mossa per cercare gli scomparsi (perlopiù messicani irregolari) o del perchè non venga spiegato il nucleo come è arrivato lì e che cosa realmente è la malattia di Thomas.
My heart cant beat unless you tell it to è una metafora tetra e disarmante su dove si è disposti ad arrivare per aiutare qualcuno che si ama, a che livelli possa arrivare la povertà e delle conseguenze legate al gesto di uccidere una persona.





Peacemaker


Titolo: Peacemaker
Regia: AA,VV
Anno: 2022
Paese: Usa
Stagione: 1
Episodi: 8
Giudizio: 4/5

Ancora una volta il talento di James Gunn si fa sentire e ancora una volta l'autore e alle prese con un supereroe in un prequel del suo ultimo divertentissimo film.
SUICIDE SQUAD sequel infatti era riuscito nel difficile compito di offrire un paio d’ore di spettacolo divertente, splatter, caciarone, violento, grottesco, deliziosamente imbecille, con poco o nessun collegamento al film precedente ripudiato dalla DC.
Quello che si capiva, però, era che John Cena con il suo personaggio davvero contorto per quanto fosse stupido fino al midollo, era effettivamente riuscito a imprimere un carisma tutto particolare e una fisicità molto riconoscibile a un personaggio che aveva qualcosa più degli altri, in termini di capacità di divertire e finire in situazioni assurde.
Un protagonista che poteva effettivamente avere uno show a sé dedicato, a patto di dargli una maggiore profondità e respiro, mettendogli in bocca frasi senza senso e dialoghi a volte così stupidi prima di scene truculente o in scelte di tempi sbagliatissimi.
Una trama a metà fra l’action e la spy story, parlando di complotti, governo corrotto, alieni, invasioni, nazisti, supremazia ariana.
Con un padre nazista anche lui con dei segreti nascosti e in grado di tirare fuori un costume pericolosissimo, l'uccisione involontaria del fratello da parte dello stesso Cristopher da piccolo,
la scena quasi nel finale dove insulta la Justice League (si intravedono solo Momoa e Miller).
Non c’è un solo personaggio, nemmeno quelli teoricamente più rigidi e tutti d’un pezzo, che non si porti dietro una qualche quota di idiozia, o qualche buffa fragilità, o una vera e propria follia psichiatrica che lo porta, nel momento in cui è messo in relazione con gli altri, a costruire scene dal sapore surreale in cui ci si dimentica di stare seguendo una storia teoricamente action, per divertirsi con il semplice accumulo di stupidità. Bisogna anche dire che a volte proprio gli stessi dialoghi diventano pretestuosi, goffi e sciatti, allungando il brodo in scene in cui mancava il minutaggio.
I personaggi variano molto, se alcuni riescono ad essere caratterizzati molto bene come Adrian Chase, Auggie Smith, Judomaster ed Emilia altri come Leota Adebayo sono dei clamorosi flop.

Nightmare Alley


Titolo: Nightmare Alley
Regia: Guillermo Del Toro
Anno: 2021
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Negli Stati Uniti d'inizio anni '40, Stan, uomo senza averi e dal passato doloroso, si unisce a un luna park ambulante, dove impara i trucchi del mestiere dalla veggente Zeena e da suo marito Pete. Sedotta la giovane Molly, il cui numero consiste nel resistere alle scariche elettriche che le attraversano, parte con lei verso la grande città. Ambizioso e avido, diventa il Grande Stanton, indovino e sensitivo che col suo numero di pseudo occultismo seduce uomini ricchi e potenti e li convince di poter comunicare coi loro morti. La relazione con una psicologa ancora più spietata e calcolatrice lo porterà alla rovina.

La fiera delle illusioni e un thriller noir dove ancora una volta il noto regista messicano si confronta con un b movie milionario cercando di dare enfasi ad un remake diviso di fatto in due parti e che ancora una volta non mi ha sorpreso come speravo. Diciamo che il personaggio di Stan riesce ad essere misterioso e interessante all'inizio per poi diventare il solito affabile uomo di successo quando decide di diventare uno spiritista "professionista", "il grande Stanton".
C'è tutta la galleria dei freak, il circo, i carnival, personaggi ambigui, il vecchio mentalista che legge nel passato di Stan facendoci intravedere i suoi fantasmi del passato. E poi abbiamo una seconda parte leziosa e stucchevole, dove tutto agisce in una modalità narrativa prevedibile e scontata, dove alcune decisioni come quella di inscenare la farsa per ottenere ingenti somme dal ricco di turno finiscono per apparire edulcorate (Molly con quell'abito nel giardino innevato sembra quasi ricordare la famosa scena di DRACULA di Coppola). Perchè poi omettere del tutto la componente religiosa che poteva dare ancora più appigli alle scelte dei personaggi caratterizzandoli meglio...
Pur essendo spettacolare per quanto concerne le scelte tecniche, la messa in scena, i colori e i costumi, la scena quasi d'apertura dove Stan si addormenta in pieno giorno e si risveglia nel buio trovando il circo, alla fine rimane ben poco. C'è una bella metafora dell'uomo bestia e in questo un elemento che ritorna nel cinema dell'autore quello di combattere contro il proprio spirito animale, infine la mostruosità degli esseri umani, di Clem e Stanton avidi e arrivisti e del loro destino.

Ghiaccio


Titolo: Ghiaccio
Regia: Fabrizio Moro, Alessio De Leonardis
Anno: 2022
Paese: Italia
Giudizio: 3/5

Giorgio è una giovane promessa del pugilato, che vive insieme alla madre nella periferia di Roma e sogna di diventare un campione, per poter cercare un riscatto dal lascito di suo padre
 
Ghiaccio è un bel film anche se per alcuni versi abbastanza paraculo. Giacomo Ferrara per quanto sia insopportabile come attore, dove poteva salvarsi solo in SUBURRA ma non certo per la sua performance, qui viene aiutato da un cast funzionale dove nella solita borgata romana i co protagonisti riescono a dare enfasi alle caratterizzazioni dei loro personaggi.
E' un film costellato di stereotipi dove dall'inizio alla fine non emerge mai un colpo di scena. Tutto è telefonato con la solita struttura e le solite scelte narrative (Giorgio che spaccia e si redime con la boxe, il suo allenatore con i sensi di colpa che arriva a farsi odiare dalla moglie perchè paga il debito di Giorgio, una ragazza che crede in lui, i pusher cattivi che cercano di truccare gli incontri).
Insomma prende dappertutto senza concedersi mai un minimo di coraggio o una sua storia personale che possa dare linfa vitale al genere della boxing ma invece cerca in maniera ostinata di perseguire tutte scelte già viste migliaia di volte. A parte questo il film è girato molto bene, riesce sempre in un qualche modo ad intrattenere cercando la lacrima facile e regalando solo con il contagocce qualche bel combattimento. Giorgio/Spadino alla fine indovinate chi dovrà affrontare? Lo Zingaro..
Ghiaccio perchè prima dell'incontro immergere le mani nel ghiaccio fa sì che non si senta più il dolore e la paura..finale molto melenso con la solita vittima sacrificale a ergersi per salvare il suo degno erede.

domenica 27 marzo 2022

Hellbender


Titolo: Hellbender
Regia: Toby Poser, Zelda Adams e John Adams
Anno: 2021
Paese: Usa
Giudizio: 4/5

Izzy, 16 anni, mentre inizia a mettere in discussione il suo modo di vivere. A causa di una rara malattia, ha vissuto in isolamento con la madre sulle montagne di New York, lontana dal resto della civiltà. Izzy inizia a mettere in discussione la sua realtà e si ribella facendo amicizia con una ragazza che vive nella zona. Tuttavia, il raggiungimento della maggiore età di Izzy viene fatto deragliare dopo che lei mangia un verme vivo come parte di un gioco giovanile e scopre che una fame insaziabile e violenta si è risvegliata dentro di lei. Izzy scopre quindi gli oscuri segreti del passato della sua famiglia e l’antico potere nella sua stirpe.
 
Finalmente un gioiellino low budget dall'indie horror. Hellbender è la consacrazione dell'atto magico dove viene creato un folklore apparentemente inesistente mischiando l'horror popolare radicato in una storia odierna (questo per ribadire come non bisogna sempre e solo attingere da quanto c'è già, ma se possibile e si hanno le idee crearne di nuovi). Film di formazione sulla magia, sull'esoterismo, sull'orrore e il simbolismo occulto, un coming of age atipico dove si attinge da quanto si è già visto da parte della protagonista voler sfidare le regole e la propria inviolabilità mettendosi alla pari con i rituali adolescenziali.
Dall'altra una madre, una strega contemporanea e originale che riesce con la musica e le arti magiche e gli incantesimi a rimanere in una sorta di limbo tra la natura incontaminata e la società creando un gruppo musicale, Hellbender del titolo, con la figlia per aumentarne il legame e la complicità. Quando ovviamente Izzy vorrà liberarsi da questo tedio stanca e vogliosa di mettersi alla pari con i suoi coetanei inizieranno i guai dove da una parte mancano del tutto i legami patriarcali e gli unici uomini che si avvicinano al confine con la casa vengono magicamente fatti esplodere da una madre iper protettiva.
Hellbender ha certamente anche dei piccoli difetti ma tutti tecnici legati al budget, agli effetti speciali ad alcune inquadrature amatoriali e una fotografia non sempre al meglio, soprattutto nei minuti finali.
Eppure siamo di fronte ad uno degli horror più belli e importanti del 2021

Fresh


Titolo: Fresh
Regia: Mimi Cave
Anno: 2022
Paese: Usa
Giudizio: 3/5

Gli orrori degli appuntamenti moderni visti attraverso la battaglia provocatoria di una giovane donna per sopravvivere agli appetiti insoliti del suo nuovo ragazzo.
 
Ormai trovare una trama originale nell'horror post moderno è davvero impresa ardua.
Fresh ha fatto molto discutere. Prodotto per il cinema dalla Legendary Pictures poi il Sundance e poi in streaming con Hulu. Un cannibal movie, un torture porn contemporaneo dove partendo da un contesto molto attuale, una ragazza che prova con le app a trovare il principe azzurro, finisce per il ritrovarsi nell'antro di una bestia. Steve non è il classico psicopatico, ma quel dongiovanni che cattura le fanciulle nei supermercati, fa il possibile per tenersi lontano dai social (anche se scoprirà essere impossibile anche se non per scelta sua) e ha un mercato nero per i soliti iper borghesi che si cibano di carne umana. In questo caso solo femminile pagandola delle cifre smisurate. Un inizio per alcuni aspetti anche ironico negli incontri di Noa con alcuni casi umani e qui i riferimenti a Tinder sono quanto mai palesati. L'incubo però è dietro l'angolo e la bravura di Stan dopo aver offerto da bere alle sue vittime drogandole è quella di accertarsi che non abbiano legami parentali.
Una casa di lusso, delle celle dove tenere in vita le fanciulle tagliando arti di qua e di là (a Noa verrà letteralmente tagliato il culo) e nel finale un revenge movie tutto al femminile. Tanta forma mi verrebbe da dire, poca sostanza anche se il cast funziona bene e i dialoghi e il ritmo non stonano mai riuscendo a conferire una via di mezzo per quanto concerne l'aver centrato l'atmosfera.
Di fatto non accenna mai a far paura per il carattere e lo sviluppo tra la storia di Noa e Steve, dall'altra quando deve iniziare a picchiare duro, si palesano alcune incertezze e alcuni stereotipi che lasciano presagire troppo in fretta come finirà la storia però dall'altra alcune scene riescono ad essere davvero macabre. E' un film incerto proprio negli intenti nel come viene sviluppata la suspance, nel come sembra sempre altalenante tra una storia d'amore mancata e l'inganno di lei cercando di fuggire da uno psicopatico che in fondo la ama. Però funziona.

Snare


Titolo: Snare
Regia: C.A. Cooper
Anno: 2017
Paese: Gran Bretagna
Giudizio: 3/5

Dopo aver sottratto le chiavi di uno stabile momentaneamente disabitato situato in un quartiere fantasma, le amiche Lizzy e Alice decidono, assieme al compagno di bagordi Carl, di vivere un weekend all’insegna degli eccessi, accorgendosi ben presto, tuttavia, che qualcosa di malefico aleggia all’interno dell’appartamento e dell’intero condominio in cui si ritrovano improvvisamente intrappolati, senza rifornimenti e senza possibilità di evadere, costretti a regredire a uno stadio animalesco per soddisfare i più elementari bisogni fisiologici.
 
Snare è un indie low budget inglese davvero meticoloso per la cura e il lavoro di Cooper in cabina di regia. Immette diverse etichette dell'horror dall'isolamento, la casa infestata, abusi legati al passato, paranoie e scontri e dinamiche interne al triangolo di attori con un massacro finale.
Poche stanze, una casa dove si rimane isolati, i rifornimenti che vengono sempre meno e da qui una regressione folle e selvaggia in grado di mettere in campo alcune scene davvero cruente.
Cooper proprio per non abbassare mai la guardia e rischiare di lasciare buchi che avrebbero abbassato la suspance, crea a livello intrapsichico nella protagonista incubi e paure legati ad un padre padrone che ne ha fatte di tutti a lei e alla madre. Se ci mettiamo la giovane coppia con Carl che sembra sempre al confine tra follia ed egocentrismo totale, l'opera non abbassa mai i ritmi, lascia ben sperare per la consapevolezza dell'autore e sottolinea ancora una volta che quando si hanno le idee, un buon cast e si sanno padroneggiare i mezzi, i risultati arrivano.
Nel terzo atto la regressione crea davvero dei siparietti mica male con un finale che arriva colpendo in pieno lo spettatore, forse leggermente telefonato ma di forte impatto.

Diabolik


Titolo: Diabolik
Regia: Manetti Bros
Anno: 2021
Paese: Italia
Giudizio: 2/5

Clearville, fine anni '60. Dopo aver messo a segno un altro colpo, Diabolik riesce a sfuggire alla polizia dopo un inseguimento. L'ispettore Ginko, con la sua squadra, sta facendo di tutto per prenderlo ma fino a questo momento i suoi tentativi sono andati a vuoto. Intanto in città è arrivata Eva Kant, una ricca ereditiera cha ha con sé un diamante rosa, un gioiello dal valore inestimabile. Giorgio Caron, vice-ministro della Giustizia, è perdutamente innamorato di lei ma non è ricambiato. Una sera, Diabolik si introduce nella stanza dell'hotel di Eva per rubarle il prezioso diamante, assumendo l'identità del suo cameriere personale. Appena si vedono, scatta il colpo di fulmine. Il "Re del Terrore" però poi viene catturato dall'ispettore Ginko e portato in carcere e Lady Kant farà di tutto per farlo evadere e salvarlo dalla ghigliottina.
 
Diabolik sembra un film fatto su commissione dai Manetti. La loro regia è fantasma, non c'è anima e nessuna delle componenti del cinema dei fratelli romani. E questo è molto male. Diabolik è un film che dura tanto, esageratamente patinato, senza colpi di scena, tutto basato sulla forma e sui tempi alcuni dei quali dilatati in maniera eccessiva. E' un film che si lascia vedere senza sbadigliare ma di cui sinceramente mi aspettavo qualcosa di diverso dove a confronto il film di Bava del '68 sembra sfoggiare un ritmo, una classe e una messa in scena molto più innovativa e con delle soluzioni grafiche che qui rimangono sterili e dove infine le prove attoriali sfumano salvando forse solo Alessandro Roja (peraltro in un ruolo fastidiosissimo) e dove Marinelli è mono facciale, Mastrandrea recita Mastrandrea e la Leone pur essendo di una bellezza mozzafiato non riesce a misurarsi con il talento che fu di Marisa Mell.
Quasi due ore e mezza dove tra inseguimenti, scambi di persona, maschere, armi infallibili e come dicevo colpi di scena telefonati, per ragioni legate alla produzione o ad un certo tipo di scrittura, sembra un Diabolik senz'anima dove non ho percepito mai la presenza dei Manetti che stimo.

Studio 666


Titolo: Studio 666
Regia: BJ McDonnell
Anno: 2022
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

La leggendaria rock band Foo Fighters si trasferisce in una villa di Encino famosa per delle macabre storie a base di rock'n roll, per registrare il loro tanto atteso decimo album. Una volta nella casa, Dave Grohl e compagni si ritrovano alle prese con forze soprannaturali, intente a minacciare sia il completamento dell'album, che le loro stesse vite!
 
Mentre scrivevo la recensione pensavo a quel batterista visto dietro lo schermo morto un paio di giorni fa per il solito cocktail di droghe.
Studio 666 è un film low budget, amatoriale per certi versi, recitato dalla stessa band, con tantissimi difetti ed errori di forma che al giorno d'oggi non dovrebbero più palesarsi.
Eppure la storia nella sua disarmante semplicità è l'aspetto migliore del film.
Una band che al suo decimo disco cerca quegli stimoli che sembrano mancare..allora si affida ad una casa maledetta dove attingere idee e trovare nuovi feedback..solo che ovviamente in quella casa si sono consumati efferati omicidi come mostra bene la scena d'apertura.
Il problema di questa horror comedy da un lato è quello di puntare su un impianto ironico fallendo miseramente, dall'altro di puntare tutto sull'estro di Grohl che scimmiotta senza azzeccarne mai una. La c.g utilizzata per i demoni è davvero impietosa e orrenda. Se poi ci mettiamo delle scene slapstick ingenue e sterili e un ritmo che spesso fatica a ingranare, il film è un totale fallimento dove però una visione per rendersi conto degli intenti buttati via che in altre mani avrebbero avuto un loro perchè bisogna concederla.
Forse l'aspetto più singolare riguarda la scelta del film presa da fatti reali
"Era il 2018 quando i Foo Fighters decisero, dopo l’album Concrete and Gold e il seguente tour, di prendersi una pausa artistica. Tre anni di silenzio che portarono alla realizzazione di Medicine at Midnight, rilasciato il 5 febbraio dello scorso anno. Sviluppato in poco più di cinque mesi in una vecchia abitazione di Encino, il decimo album del gruppo alternative rock statunitense attirò su di se strane storie riguardo il luogo scelto per la registrazione. A detta dello stesso Dave Grohl, durante la lavorazione del disco avvennero fatti inspiegabili all’interno della casa, molto probabilmente di stampo paranormale, come riporta il Frontman dei Foo Fighters che definisce Medicine at Midnight -un album che suona dannatamente strano- per via di questi episodi."

Calibro 9


Titolo: Calibro 9
Regia: Toni D'Angelo
Anno: 2019
Paese: Italia
Giudizio: 2/5

Le 'ndrine dei Corapi e degli Scarfò sono in guerra, e in mezzo a loro finisce l'avvocato penalista Piazza, che aveva ordinato ad una hacker di dirottare un trasferimento fondi da cento milioni rimbalzato attraverso mezzo mondo e si è visto soffiare sotto il naso il bottino dalla hacker stessa. Il bottino apparteneva alla 'ndrangheta e si sa, "rubare alla mafia è un suicidio": dunque Piazza è un uomo braccato a livello internazionale. A dargli una mano è Maia Corapi, che è stata la sua compagna molti anni prima, ed ora ha ricevuto l'incarico di proteggerlo. Intorno ai due si aggirano un commissario che "si è stancato di perdere" e un ex carcerato, Rocco Musco, che molto tempo prima ha ucciso l'assassino del padre di Piazza, Ugo.

Calibro 9 è il sequel di MILANO CALIBRO 9 un cult dell'indiscusso maestro Fernando Di Leo.
50 anni dopo, D'Angelo figlio del celebre cantante neomelodico con il quale aveva esordito proprio nel cinema torinese Empire con UNA NOTTE, dopo una buona prova con FALCHI torna al crime-movie, cercando di ritagliarsi una hall of fame con un sequel che per quanto c'è la metta tutta sfigura senza arte ne parte di fronte alla regia monumentale e la messa in scena di Di Leo (torno a ribadire uno dei migliori registi di genere italiano di sempre).
Calibro 9 non è esente da molteplici difetti, come ad esempio cercare di alzare sempre troppo la posta, con scene e inseguimenti a volte volutamente forzati quando è palese che non si hanno i mezzi e gli stunt man per realizzarli. Ci sono tantissime scene di torture, di violenza, la vendetta dei camorristi arriva implacabile, il ritmo a volte proprio perchè troppo serrato non riesce a sembrare realistico al punto giusto e le prove attoriali di certo fanno rimpiangere Moschin, Leroy, Musco (qui interpretato da Placido) e la Bouchet. Pur premiando lo sforzo, il limite forse è proprio nell'eccesso di forma guardando troppo al cinema hollywoodiano trasformandosi da un potenziale noir ad un action che non ha però la forza e il budget e il fisic du role degli attori americani. E' un film che lavora per esaltazione, concedendo colpi di scena discutibili (in realtà il migliore possiamo dire che sia nel finale) alternando scene di fatto abbastanza discutibili che rischiano di sfociare nel trash come il flirt tra Bocci e la Rappoport durante una sparatoria.

Omicidio a Los Angeles


Titolo: Omicidio a Los Angeles
Regia: Tim Kirkby
Anno: 2021
Paese: Usa
Giudizio: 2/5

Charlie Waldo è un poliziotto di Los Angeles, che ha lasciato il servizio e ora vive in solitudine tra i boschi. Alistair Pinch è un attore eccentrico che passa i suoi giorni ubriaco sul set del suo show televisivo. Quando la moglie di Pinch viene trovata morta, lui è il principale sospettato e Waldo viene convinto a rientrare in servizio per indagare sull'accaduto.
 
Il film che vorrebbe essere molte cose sfiorandole senza centrarne mai una.
Un flop che voleva essere un noir, un film sulla falsa riga di INHERENT VICE e UNDER THE SILVER LAKE ma in tutto questo buttandola male su un'ironia pessima, con attori che recitano male volutamente (mi spiace per Hunnam) dove Gibson recita l'alcolizzato che è, dove il resto è un ignobile parata e galleria di luoghi comuni presi in prestito da altri film. Noioso, lezioso, un circo di stereotipi dove l'ambientazione hollywoodiana e gli omicidi sono ridicoli, c'è una totale assenza di humor nero e la violenza non viene mai presa in considerazione.
Come action comedy fallisce miseramente nell'idea di poter rivaleggiare con NICE GUY, film peraltro appena accettabile, con un detective privato con i fantasmi nell'armadio e una caratterizzazione che va analizzata fino in fondo per capire quali errori non bisogna commettere quando si scrive una sceneggiatura.

sabato 26 marzo 2022

Ditched


Titolo: Ditched
Regia: Christopher Donaldson
Anno: 2022
Paese: Canada
Giudizio: 3/5

Dopo che il veicolo della giovane paramedico Melina si è schiantato nel bosco durante il trasferimento di routine da una prigione, si ritrova circondata da assassini e a soli 30 piedi per uscire da un fosso e scappare.
 
Ditched è una piacevolissima sorpresa dimostrando come l'indie e i film low budget se impregnati d'amore e di passione possono continuare a marciare compatti a testa alta. Ed è il caso di un avanguardista retrò come Donaldson che qui mischia atmosfere sparando gelatine come non si vedevano dai tempi di MANDY con luci stroboscopiche costanti, scegliendo un'unica location e infilando una piccola galleria di personaggi tutti caratterizzati al meglio.
Il mistero poi nell'avvertire fin da subito l'orrore che sta arrivando concedendo pochi indizi e mostrando ancora di meno come ogni nostalgico e amante del genere riesce bene a propinare al suo pubblico. Creature che lasciano presagire una sorta di SWAMP THING per poi depistare completamente, dove nessuno è mai veramente chi sembra essere, dove il passato crea mostri disumani camuffati da poliziotti o persone al servizio della comunità. Un revenge movie dichiarato, molto violento, ben recitato ma mai stupido o lezioso, senza moralismi ma creando una voragine di violenza con un gore eccessivamente accattivante e l'amore incondizionato per fuggire da ogni possibile happy ending. Un film con un inizio che lascia pensare alla prigionia di SAW ma anche all'assedio Carpenteriano.
Tuttavia Ditched ha dei problemi mica da ridere riguardo ai fronzoli di una sceneggiatura che se analizzata diventa davvero incomprensibile da credere per poter avallare tutte le ipotesi circa le coincidenze che sembrano concentrarsi per un unico obbiettivo. Così come i nostri villain che a differenza dei protagonisti iniziali, sembrano così omologati e tagliati con l'accetta da diventare fin da subito noiosi abbassando così la suspance e il ritmo che soprattutto il primo atto mantiene a dosi encomiabili.