Visualizzazione post con etichetta Yakuza-Movie. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Yakuza-Movie. Mostra tutti i post

sabato 8 aprile 2017

Bodyguard Kiba

Titolo: Bodyguard Kiba
Regia: Takashi Miike
Anno: 1993
Paese: Giappone
Giudizio: 3/5

Junpei, uno Yakuza di basso livello, ruba 500 milioni di yen al suo capo. Mentre viene interrogato, un colpo di fortuna gli salva la vita facendolo restare in prigione per cinque anni. Al rilascio, assume l'invincibile guardia del corpo professionista Kiba per scortarlo a recupeare i soldi prima nascosti, in modo che possa egli possa ritrovare la sua ragazza e fuggire per sempre. Ad ogni passo del lor cammino i due sono vittime di imboscate da parte dell'ex capo di Junpei, e dagli studenti di un Dojo rivale di Kiba, arrabbiati dal fatto che il Dojo di Kiba sia migliore del loro.

Era uno dei pochissimi film di Miike ha inizio carriera che non avevo ancora visto, contando la fortuna di aver partecipato ad una rassegna a Torino anni fa al Cinema Massimo dove partecipava anche il regista e in cui noi italiani sfortunati abbiamo potuto gustarciu quasi tutte le sue opere inedite o mai arrivate nel nostro paese.

Bodyguard Kiba è fondamentale nel curriculum di uno dei registi più interessanti della settima arte. Già erano presenti in questo film tutti gli ingredienti che Takashi avrebbe usato e ingigantito nei prossimi film. Il genere yakuza, l'appartenenza al clan, l'azione quasi sempre esplosiva e impulsiva che sembra deflagrare da un momento all'altro. Il sesso, la tortura, gli inseguimenti, i dialoghi e soprattutto l'onore. Kiba rappresenta il totem di tutti questi elementi che spalmati su una trama piuttosto convenzionale riescono ad avere quei guizzi di genio e dare conferma anche solo per la disposizione delle luci e alcune inquadrature che confermano il talento di un regista inesauribile.

martedì 15 novembre 2016

Tokyo Tribe

Titolo: Tokyo Tribe
Regia: Sion Sono
Anno: 2014
Paese: Giappone
Giudizio: 4/5

In un futuro imprecisato Tokyo è un territorio diviso tra gang rivali, con la polizia inerme a osservare le gesta dei delinquenti. Signore e padrone della rete malavitosa è il disgustoso Lord Buppa, dedito al cannibalismo e a sordide pratiche sessuali. Quando la figlia di una gang straniera, a Tokyo in incognito, finisce prigioniera di Buppa, tra le bande rivali si scatena la guerra, a colpi di mazze da baseball e rime hip hop.

Tokyo Tribe è l'ennesima prova che Sono è uno sperimentatore che non ha intenzione di fermarsi nel suo viaggio di nozze con il cinema di genere. Tratto da un manga, in questo caso un mix coinvolgente di più di due ore che mischia, musical, azione mimando il combattimento fisico detto up-rock e fronteggiandosi a colpi di dissing, dramma, virate pulp e tanto tanto ritmo scandito dagli ottimi brani hip hop cantati dai protagonisti.
Tokyo è il caos amplificato e messo a ferro e fuoco da band locali che con le dovute divisioni dovranno trovare un accordo per combattere un nemico più grande.
Un film travolgente e anarchico, un live-action che tra pianisequenza e cambi di ritmo impressionanti conferma l'amore per il cinema e proprio la prolificità del regista riesce a dare successo e un'attenzione meticolosa al gusto corrente in fatto di mode, tendenze, stili e tutto il resto.
Tokyo Tribe è un film in realtà molto complesso da girare con tanti personaggi e gang, tutte al contempo caratterizzate a dovere e tutte che cercando di ritagliarsi una propria fetta di fama.
Un film che molto probabilmente dato in mano ad un altro regista che non lo sentiva come qualcosa di importante avrebbe comportato un sicuro fiasco. Qui è sprigionata la follia e la creatività e sono proprio questo insieme di elementi uniti ad un corollario di scelte originali e spesso anche politicamente scorrette (la poliziotta svestita per strada che finisce tra le mani di Mera unita alle scene sado-mado e quelle di cannibalismo).
Visivamente folle, sembra ironizzare su tanto hip hop moderno e l'esagerazione del fenomeno che sta dietro, dando risalto e forma a personaggi improbabili che pur non diventando mai del tutto delle macchiette funzionano proprio nella maniera in cui esagerano un fenomeno di massa che ha ripreso forma e successo.



Mole Song

Titolo: Mole Song
Regia: Takashi Miike
Anno: 2013
Paese: Giappone
Giudizio: 3/5

Reiji è un poliziotto incapace, col chiodo fisso del sesso ma con un’incrollabile determinazione. I suoi superiori decidono così di utilizzarlo come agente sotto copertura da infiltrare nella yakuza. Reiji si troverà alle prese con due organizzazioni criminali dalle opposte filosofie e composte da personaggi singolari. Tra mille disavventure, il protagonista farà la differenza nella guerra tra le due gang.

Takashi Miike ha girato così tanti film che quasi nessun sito è riuscito finora ad elencare tutta la Mole dei suoi film. Dal canto mio credo di averne visti almeno una sessantina dopo importanti retrospettive con il regista presente in sala ed essendo diventato scemo sul web a cercare di essere sempre aggiornato sulle sue ultime fatiche.
Che siano film di formazione, yakuza movie, manga, romanzi, horror e quant'altro, il fuoriclasse giapponese insieme a Sion Sono siedono sull'olimpo nipponico del cinema di genere. Mole Song sono 130' minuti di puro intrattenimento in perfetto equilibrio tra commedia ed action. Una parodia demenziale che non vuole prendersi sul serio mischiando ironia e dramma e contaminando sotto generi e qualità tecniche che non sembrano mai venir meno.
Reiji è l'imbranato sfruttato dai suoi superiori per toglierlo di mezzo senza pensare nemmeno per un attimo che il ragazzo possa farcela. Un esercizio di stile che dato in mano a qualsiasi altro regista sarebbe molto probabilmente finito nel dimenticatoio mentre qui l'inarrestabile sequela di invenzioni visive reggono un impianto narrativo surreale e sopra le righe.

Di nuovo un film completamente anarchico che si prende tutte le libertà che vuole senza limiti e imposizioni (d'altronde Miike è diventato famoso per questo da quando in passato scelse di chiamarsi fuori dalle logiche di marketing con il potente DEAD OR ALIVE) ridisegnando un suo universo pop colorato, esagerato, popolato di richiami al mondo animale e ricolmo di idee grafiche.

domenica 20 dicembre 2015

Shinjuku Swan

Titolo: Shinjuku Swan
Regia: Sion Sono
Anno: 2015
Paese: Giappone
Festival: TFF 33°
Giudizio: 3/5

Appena giunto a Kabukicho, quartiere a luci rosse del distretto di Shinjuku, Tatsuhiko viene preso sotto la sua ala protettiva da un potente boss, responsabile di un’organizzazione che procaccia ragazze per i locali del quartiere. Per le strade, però, infuria una guerra con un’organizzazione rivale, per il controllo del territorio…

Criminalità giovanile, violente contese per il potere, il mondo dei procacciatori di ragazze e rovesciandolo dall'altra parte di tutte coloro che per guadagnare soldi accettano questo stile di vita.
Il secondo film del trittico portato dal prolifico Sion Sono al TFF è un film che sa di già visto, racconta innumerevoli cose ma senza avere quella originalità da coinvolgerti pienamente in nessuna delle tante sottostorie. Il fascino è nella messa in scena, nel mischiare e contaminare situazioni e generi (yakuza inteso come gangster movie, tragicommedia, melo e fiaba dai toni grotteschi), donando in più di due ore ritmo a gogò senza mai sbavature.
Con una colonna sonora straordinaria, ma si sa è uno dei pezzi forti del regista, Sono mette tutto nelle mani e nelle azioni del suo protagonista, le vicende e i dilemmi morali che lo portano in un inferno che ormai sembra pienamente accettato, infatti lo svago e persino l’amore sono quantificabili e monetizzabili e dove ancora una volta viene portato a galla il tema della prostituta illusoriamente felice.
La fonte della sceneggiatura è un manga già adattato nel 2007 in una serie televisiva, inedito in Italia come spesso capita nei film nipponici.
Questa parabola sulla scalata al potere e la presa di coscienza di una realtà insopportabile, Sono l'ha saputa gestire e confezionare bene ma purtroppo manca molto la sua vena anarchica con tutte le sue vicissitudini non-sense che diventeranno il marchio di LOVE & PEACE, quasi come se si fosse dovuto accontentare di trovare una mediazione con tanto di morale in un contesto ugualmente degenerato che non siamo abituati a vedere.



domenica 13 dicembre 2015

Yakuza Apocalypse

Titolo: Yakuza Apocalypse
Regia: Takashi Miike
Anno: 2015
Paese: Giappone
Giudizio: 4/5

Kamiura è un leggendario leader della yakuza. Leggenda vuole che sia immortale, e in effetti è un vampiro, un capo-yakuza-vampiro! Kageyama è il più fedele membro del suo clan, ma gli altri yakuza si prendono gioco di lui, che ha la pelle troppo sensibile per potersi fare i tatuaggi di rito.
Un giorno degli uomini arrivano dall’estero e presentano un’ultimatum a Kamiura: o rientra a far parte del sindacato internazionale del crimine che ha abbandonato oppure verrà ucciso. Kamiura rifiuta, e il suo corpo viene smembrato al termine di un feroce combattimento. Prima di morire, Kamiura morde Kageyama, trasmettendogli i propri poteri. Al suo risveglio Kageyama decide di servirsi di tali poteri per vendicare la morte del suo capo e combattere il sindacato internazionale del crimine.

Se c'è un regista con una capacità, una fantasia e un talento visionario straordinario senza limiti e che non ha bisogno di commenti è Miike Takashi.
Ovunque lo metti, qualsiasi cosa gli dai in mano, trasformerà sempre la merda in oro.
Con una filmografia senza paragoni (toccherebbe scrivere due righe sulle produzioni giapponesi) insieme al numero due Sion Sono, è tra gli outsider nippo di cui il mondo dei cinefili aveva un disperato bisogno e che non ha potuto non visionare ogni sua opera, smanettando come un nerd sul web nel disperato tentativo di visionare ogni sua creazione dal momento che non è così facile reperire alcuni suoi film.
Yakuza Apocalypse ritrova il canovaccio e la semplice essenza dell'esagerazione portata agli eccessi, metafora di un disagio e di un male sociale e tramutata in una parabola che spero possa avere un seguito. Senza una vera e propria storia, il film smonta la struttura lineare abitudinaria, diventando senza mezzi termini un divertimento continuo, una serie di gag che giocano su un'ironia, quella giapponese, difficile a volte da comprendere nella sua forza dissacrante ma che se esteticamente portata al massimo può soffocare nel senso buono lasciandoti come una tela bianca da sporcare a proprio piacimento.
Un fumetto spettacolare, colorato, scoppiettante e con alcune trovate, seppur minori ad alcuni suoi precedenti capolavori, in grado di dare forma e fare diventare cool anche una semplice "rana" con un virtuosismo, quello di Miike anarchico e difficile da trovare in giro.
Sicuramente uno dei film cretini più belli che abbia mai visto.


venerdì 11 novembre 2011

Like a Dragon


Titolo: Like a Dragon
Regia: Miike Takashi
Anno: 2007
Paese: Giappone
Giudizio: 4/5

Kiryu Kazuma ex Yakuza, che è stato recentemente liberato dal carcere dopo una lunga detenzione. Lungo il percorso incontra Haruka, una ragazza in difficoltà, che sta cercando di trovare la madre.  Purtroppo i problemi di Kiryu lentamente ritornano ed è perseguito da un ex socio, con la mazza da baseball Majima Goro che ha rancore verso Kiryu.

Il fatto che ci siano registi capaci di trasformare la merda in oro è uno dei motivi per cui Like a Dragon riesce dove altri film falliscono miseramente. Tratto dal videogioco Yakuza per psp, Miike Takashi, autore di troppi bei film in troppo poco tempo, sa come divertire e sa farlo con il giusto gusto maturato dopo la sua nutrita filmografia. Riesce a citare il suo stesso cinema e lo fa con tutto quel gusto estetico senza diventare perfezionista ma preferendo prendersi quelle rivincite che hanno in un qualche modo contrassegnato il suo cinema.
Anche se palesemente tamarro, il film sviluppa altre due trame, dando dunque respiro anche all’azione devastante della linea narrativa principale, una rispetto a una coppia di improvvisati ladruncoli e l’altra concernente l’indagine della polizia nel mezzo di una rapina. Entrambe avranno un finale che sembra essere palesemente un riferimento alla chiamata alla spericolatezza, così come allo stesso tempo far emergere la disperazione dei più poveri e alcuni patetici tentativi di cercare di lasciare il segno.
Miike dirige e basta lasciando il resto del comparto tecnico alla sua squadra e non lesinando sulle bellissime musiche e gli arrangiamenti di Koji Endo.
Come sempre la parte riferita ai combattimenti non lesina e non si risparmia in questo caso con una scelta in post-produzione davvero efficace e alcune scene imperdibili come la ricerca da parte del gruppo di Goro per le strade facendo strage di altri yakuza e via dicendo fino al combattimento finale e la trovata della bibita energetica. Il cast è perfettamente adatto alla circostanza con una performance sopra le righe e alquanto esagitata di Goro Kishitani nel ruolo di Majima.
Imperdibile come tutti i film di Miike Takashi, regista rivoluzionario, anticipatore e precursore nonché uno dei pochi geni rimasti in aperta attività sapendo variare tra i generi come solo un regista che si è conquistato.

domenica 10 aprile 2011

Outrage

Titolo: Outrage
Regia: Takeshi Kitano
Anno: 2010
Paese: Giappone
Giudizio: 4/5

Kato, il braccio destro del presidente della famiglia Sanno-kai, avverte il boss Ikemoto che il suo capo non gradisce lo sconfino delle attività della famiglia Murase e ordina al sottoposto di occuparsi della faccenda. Otomo, collaboratore di Ikemoto, viene quindi incaricato di innescare le ostilità.

Erano in pochi a credere ad un ritorno al filone yakuza del grande regista giapponese.
A dieci anni di distanza da BROTHER ritorna con una carica travolgente che ristabilisce una delle sue tematiche su cui ha sempre calcato la mano senza mai uscire troppo dagli schemi. Outrage è un grido disperato di un outsider, una standing ovation di violenze(basta pensare all'ondata di vendetta che travolge letteralmente lo spettatore con fiumi di sangue e alcune scelte estetiche che sembrano rimandare a Miike Takashi).
Dopo la trilogia sulla destrutturazione cinematografica che aveva separato i fan che forse non si aspettavano alcune trovate(GLORY TO THE FILMAKER)percorsi a ritroso e cenni biografici(TAKESHIS) e una critica efferata all'arte(ACHILLE E LA TARTARUGA) ritorna con un cinismo spietato che non accenna a fermarsi e che coinvolge varie famiglie yakuza su cui Kitano si è sempre battuto e ha sempre mostrato un quadro piuttosto impietoso.
La sintesi sul quadro della violenza che appare in questo film lascia piuttosto impietriti anche se dall'altra parte esercita un fascino stilistico opportunamente coadiuvato da una fotografia sobria ma attenta ai particolari.
Il suo particolare uso e ricorso ad atteggiamenti esagerati e plateali come solo gli orientali sanno propinarci è una delle caratteristiche di pochi registi orientali e di cui Kitano è sempre stato tra gli innovatori.
Poche pistole e mitra ma oggetti contundenti e quant'altro possa spaziare nella fantasia malata dei carnefici e dei killer che disegnano un girone di violenza particolarmente ben giostrato e con un montaggio semplice ma efficace.
Uno humor velato e una cattiveria nascosta piena di doppi sensi e alla base dei dialoghi sintetici e dei giochi di poteri e i raggiri infiniti tra i clan.
Kitano alla fine riassume tutto in un concept molto "raffinato", tutti muoiono e non esiste nessuna ancora di salvezza appena intraprendi questo disperato viaggio nella criminalità.
Una commedia nera che sembra un telegiornale sulla carneficina che travolge piena di atrocità da qui appunto il titolo.
Outrage è tutto questo.
Sceneggiatura classica ma con delle belle sottotrame che portano a un climax non particolarmente originale.
Per tutti quelli che pensano che Kitano sia morto dopo aver girato i suoi primi veri capolavori beh fanculo e guardatevi questa perla.


domenica 20 marzo 2011

Ley Lines

Titolo: Ley Lines
Regia: Miike Takashi
Anno: 1999
Paese: Giappone
Giudizio: 4/5

Ryuichi e un ragazzo cinese che abita in Giappone. Purtroppo a causa di continue discriminazioni parte con il fratello Shun e l’amico Chan per Tokyo dove inizieranno a lavorare per un boss per poi cercare di fregarlo.

Ley Lines è del’99. Il genere mischia come sempre tematiche di yakuza con una storia drammatica, un percorso di formazione, un affresco d’amicizia e fiducia e una riflessione su che senso poter dare alla vita.
Come sempre il film è girato molto bene con scelte stilistiche d’effetto e numerose trovate. Ci sono dei momenti catartici assolutamente miikiani come il pappone che picchia la prostituta Anita che rimanda ad Ichi per la carica di violenza della scena. Anche il modo di mostrare i combattimenti come la scena in cui Ryuichi picchia il fratello Shun ricorda molto Rainy Dog.
Bravi gli attori alcuni fedeli alla filmografia di Miike come Sho Aikawa, Ren Osugi, Tomorowo Taguchi, Kashiwaya Michisuke e altri come il protagonista Kitamura Kazuki.
Il film quindi non racconta solo di tre amici che vogliono evadere da una realtà denigrante per piombare nell’inferno che non regala nulla ma che invece esige e non transige.
Le loro peripezie, il rapporto con la prostituta Anita che prima li deruba e poi gli aiuta complice di un itinerario di violenze e rapine.
Non mi soffermo sulla parte tecnica perché come sempre è incisiva ed efficace. La storia è forse una delle più “normali” che non esagera quasi mai e regala a parte scene indimenticabili una piccola nota di riflessione.


giovedì 17 marzo 2011

Crow Zero II

Titolo: Crow Zero II
Regia: Miike Takashi
Anno: 2009
Paese: Giappone
Giudizio: 4/5

Diversi mesi dopo la fine del primo capitolo cominciano dei nuovi guai quando i teppisti conosciuti come 'L'esercito degli assassini' della scuola superiore rivale Hosen Academy minacciano la Suzuran High aka la scuola dei Corvi.
La spietata banda Hosen perseguita lo studente della Suzuran: Sho Kawanishi dopo il suo rilascio dal riformatorio per aver ucciso un membro della Hosen due anni prima. Kawanishi si rivolge ai giovani membri della gang Suzuran per protezione. La Housen cerca vendetta sull'intera Suzuran, mentre un combattimento alla Suzuran High la rende ancora più sensibile alle minacce della Housen.

Il primo capitolo delle avventure all'interno delle scuole superiori giapponesi aveva regalato nel 2007 un film indimenticabile.
Miike regista fuori dagli schemi e forse uno dei pochi in vita a non sbagliare quasi nulla della sua incontrastata filmografia (rimaniamo sempre su 2/3 film l'anno).
Questo secondo capitolo è il degno successore delle prime mirabolandi imprese dei clan dei licei.
Un inizio da favola per un film che nei suoi 133' non perde mai la presa riuscendo a mantenere quel perfetto binomio tra storia/dialoghi e scene d'azione ovviamente più che mai portate agli eccessi.
Non è facile adattare film dai fumetti ma in questo caso anzi per due volte di fila il risultato è assicurato e Crows il manga di Hiroshi Takahashi non perde quell'atmosfera caotica e tutta quella gerarchia seconda solo alla yakuza fatta di personaggi eccessivi e abilmente caratterizzati senza perdere di nota alcune sottostorie importanti e drammatiche su vicissitudini famigliari.
A tratti incredibilmente divertente come le gag del componente dello Suzuran alle prese con una ragazza con cui non riesce ad essere normale e in altre spiazzante per la sua violenza e sempre una bilancia di perfetti connubi ed estetismi sorprendenti.
Sicuramente solo il prolifico regista nipponico riesce meglio di altri a intavolare delle risse tamarre tra studenti teppisti restituendo ai bravi protagonisti tutta quella carica eversiva e istintiva che connota in più personaggi la verve e l'interpretazione carismatica.
Un primo passo a per ingraziarsi l'interesse di alcuni capi clan.
Crow Zero II lascia anche interdetti sulla formazione dei giovani ragazzi che devono per forza appartenere a qualcosa per non sentirsi disorientati in una società altamente alienante.
La scelta stilistica di Miike su alcune scelte come quella dei colori ricorda in parte SUKIYAKI WESTERN DJANGO, e come al solito mantiene alcuni dei suoi elementi di forza del reparto tecnico sempre all'avanguardia e mai eccessivo nella c.g (poche le eccezzioni come i corvi e la scuola che prende fuoco).
Un film cult che ha la sfortuna di non essere cagato da noi in patria come gran parte delle opere del regista ma che mantiene una sua carica eversiva totalmente a 360°gradi.
Grazie Miike.

lunedì 14 marzo 2011

Agitator

Titolo: Agitator
Regia: Takashi Miike
Anno: 2001
Durata: Giappone
Giudizio: 5/5

Le due gang yakuza Shirane e Yokomizo controllano, spartendosela, la città. Dopo che un membro ubriaco degli Shirane causa danni in un bar nel territorio degli Yokomizo, questi ultimi fanno assassinare il sommo boss degli Shirane e propongono ai reggenti di questi una trattativa che difficilmente potranno rifiutare. Il boss Higuchi, e sopratutto il suo rampollo Kunihiko, accortisi delle strane manovre, prendono tempo; ma difficilmente il primo riuscirà a tenere a freno l'ira del secondo, ira che sfocierà inarrestabile sopratutto dopo l'uccisione di Higuchi stesso

Uno dei migliori Miike.
Adrenalinico ma non come è prassi nei suoi film direi con una certa marcia in più.
Fuori da ogni contesto e visivamente impeccabile. Questo film è veramente furibondo nella descrizione di un mondo in cui i rapporti tra famiglie yakuza sono disegnate sempre con più accanimento e rassegnazione con un incontrollabile desiderio di vendetta che scatena reazioni a catena e porta ad esagerazioni che comunque nel caso del regista giapponese funzionano sempre perché necessarie alla sua forma di racconto.
Il protagonista è stilosissimo e con una rabbia tale da renderlo un vero e proprio “Agitator”.
La sceneggiatura è sviluppata in maniera non-ordinaria, classica del regista ma in questo caso diversa dalla sua maniera comune di concepire uno yakuza-movie. In questo caso abbiamo uno schema diverso del protagonista che cerca di essere in simbiosi col suo boss mentre con il suo assassinio diventerà una bestia che non accetterà nessun compromesso e richiamerà altri compagni nella spirale di vendetta e violenza mostrata sempre in maniera spietata che esplode frenetica e colpisce con un impatto immediato e incontrollato.
Visionato per fortuna in una copia integrale di quasi 200’, ne esistono svariate ma una delle più valide è quella da 150’.
Rimane uno dei miei preferiti del regista.
Formidabile come sempre la contaminazione che seppur lo cataloga come yakuza riesce sempre a dare più punti di riferimento per altri generi e in molte scene l’atmosfera si trasforma da noir secco ad azione pura come nell’ultimo atto in cui si apre la vendetta di Kunihiko pazzo e sfrenato risolutore nonché don juan dal passato travagliato.
Il cast comprende nel ruolo di Kunihiko Masaya Kato, altri volti noti del cinema di Takashi come Mickey Curtis, Kenichi End, Renji Ishibashi, Masato Ibu, Ryosuke Miki,Hakuryu Taisaku, AkinoHideki, SoneHitoshi, OzawaMasahiro Sudo, Harumi Sone.