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martedì 9 dicembre 2014

Mr Kaplan

Titolo: Mr Kaplan
Regia: Alvaro Breckner
Anno: 2014
Paese: Uruguay
Festival: TFF 32°
Giudizio: 4/5

Jacob Kaplan, ebreo sfuggito ai campi di concentramento, vive ora in Uruguay. L'uomo, settantaseienne, è arrabbiato con i suoi familiari, che sembrano ormai aver dimenticato le loro origini ebraiche. Quando incontra un anziano tedesco, Jacob è colto da un dubbio: e se si trattasse di un ex ufficiale nazista? L'eventuale scoperta di un criminale nazista in incognito farebbe riguadagnare alla famiglia di Jacob prestigio presso la comunità. L'uomo inizia così una serie di improbabili indagini, col supporto dell'ex poliziotto (dai modi poco puliti) Contreras.

Semplice e funzionale, dinamico e minimale.
L'opera prima di Breckner suona come un inno alla gioia, come la rivalsa della terza età contro le regole ferree della società che impongono dure e spiacevoli realtà, soprattutto quando sono imposte dal parentado e che non sembrano più lasciare a Kaplan quel ruolo di capofamiglia che non deve dare sempre futili spiegazioni per ogni assurdità che compie.
Partendo come una commedia e diventando una sorta di giallo ironico e pungente al contempo, si respira e si procede con un film misurato e delizioso, interpretato ottimamente dalla coppia di attori, e che solo in alcuni punti concede troppo al melò, soprattutto con il viaggio di redenzione del suo co-protagonista, un ex poliziotto obeso licenziato dall'arma e senza lavoro che ritroverà la voglia di indagare per Kaplan e poi per se stesso e la sua famiglia.
Mr Kaplan è una di quelle commedie che strizzano l'occhio ai generi, portando tanto cinema e tanta azione, momenti di riflessione e scontri generazionali.
Il tutto con un'empatia e una grazia che diventano decisivi e portati in scena con una delicatezza e raffinatezza che faranno sicuramente emergere e far parlare di sè il giovane regista uruguayano.
Lo scontro finale poi tra Kaplan e il "Nazista" fa emergere tutta l'umanità che alcuni esseri umani, nonostante gli orrori della guerra e dell'olocausto, mantengono, dimostrando come gli equivoci, ancora una volta sono alla base di alcune ferree prese di posizione per poi ribaltarsi e mostrare la vera anima di alcuni individui.