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martedì 27 giugno 2017

Box 314: La rapina di Valencia

Titolo: Box 314: La rapina di Valencia
Regia: Daniel Calparsoro
Anno: 2016
Paese: Spagna
Giudizio: 3/5

Una piovosa mattina un gruppo di ladri professionisti assalta una banca di Valencia. Ciò che in un primo momento sembra essere una rapina pulita e facile, si complica quando la direttrice della filiale rivela il segreto nascosto in una delle cassette di sicurezza. Da quel momento, niente andrà come previsto.

Dopo GUERREROS Calparsoro si occupa del suo secondo lungometraggio, in un momento splendido, florido e di rinascita per il cinema spagnolo. Accompagnato da un cast di spicco tra cui emerge, anche se in minima parte, il carisma di Tosar (attore che sottolineo sta facendo incetta di film assieme al buon Mario Casas tant'è che sono i due attori spagnoli più lanciati del momento assieme a Antonio de la Torre).
Box 314 è un heist-movie ad alta tensione che parte molto bene regalando un assedio che non aspetta molto a diventare subito un pesante thriller con sotto testi narrativi che prevedono doppi giochi e manovre politiche spietate, soprattutto quando vengono messi in mezzo i servizi segreti corrotti. Le banche sono cambiate e alimentate da nuove forze e poteri, questo è solo uno degli aspetti che il regista decide di approfondire all'interno del film senza mai scavare però come andrebbe dal secondo atto in avanti nelle psicologie di alcuni personaggi principali cercando di caratterizzarli oltre il minimo indispensabile. Una scelta che si rivela funzionale solo per alcuni aspetti mentre su altri genera dubbi e qualche perplessità nella dinamica degli intrecci.
L'atmosfera e l'azione non mancano così come i colpi di scena ben dosati anche se la maggior parte andavano approfonditi di più con il risultato che alcuni di questi soprattutto avvicinandosi al climax finale sembrano piuttosto telefonati.
Buona la fotografia tutta virata sul grigio e sui toni scuri come a cercare di aumentare il clima pesante e soffocante che vivono gli ostaggi e gli ladri all'interno della banca, entrambi ad un certo punto topolini in gabbia di uno stesso labirinto che di fatto abbiamo aiutato a creare e sviluppare.


domenica 28 maggio 2017

Propera Pell

Titolo: Propera Pell
Regia: Isaki Lacuesta
Anno: 2016
Paese: Spagna
Giudizio: 4/5

Un adolescente scomparso, fa ritorno a casa dopo otto anni. Ormai dato per morto da tutti, tenta di reinserirsi in quel contesto familiare inevitabilmente segnato dal mistero della sua scomparsa. A poco a poco cominciano ad insinuarsi i dubbi sulla sua reale identità, è davvero il bambino scomparso o si tratta più semplicemente di un impostore?

Che dire? La Spagna sta passando un periodo cinematografico splendido. Una condizione fisica perfetta che permette di esplorare i generi passando ad un successo dopo l'altro.
TORO, UNIT 7, QUE DIOS NO PERDONE, PIELES, CONTRATIEMPO, VENDETTA DI UN UOMO TRANQUILLO, EL DESCONOCIDO, MUSARANAS. In un paio di anni una nuova frangia di registi e un manipolo di attori che ritorna sovente in quasi tutti i film, sono solo alcuni dei nuovi spunti della politica d'autore che sta attraversando un nuovo periodo di splendore.
Al di là di questo bisogna poi fare una precisazione. Praticamente tutte le opere sono studiate alla perfezione, con un budget misurato, un'attenzione e una cura all'aspetto tecnico, una fotografia sempre molto curata e una voglia di credere in questi film che diventa la nota d'intenti funzionale per un successo in patria e internazionale. Di questi elencati purtroppo quasi la metà non verranno mai distribuita da noi lasciando il pubblico a trovare suddetti film nelle piattaforme streaming oppure a gravitare attorno ai festival.
Propera Pell a differenza di altri generi come il polar, il poliziesco e l'horror è un film ancorato sul sociale con una storia drammatica, lunga e d'impatto che riesce a dare la sensazione di come i legami a distanza di anni in anni possano vacillare e generare effetti collaterali inaspettati.
La regia è affidata a due donne e la sensibilità con cui viene analizzata la relazione tra adulti e l'adolescente certamente è frutto di un attenta analisi al problema e al sintomo e a caratteristiche che ne sabbiano accentuare aspetti e dinamiche.
Propera Pell però come gli spagnoli ultimamente confermano, non si limita solo ad un dramma sul sociale ma con lo scorrere della narrazione diventa una sorta di contaminazione tra una sorta di dramma torbido e un thriller che esplora tanto il territorio mostrandone orrori e paure.
Leo è semplicemente il testimonial perfetto, un adolescente iperattivo, arrabbiato e confuso che non sa come dar voce alla propria rabbia e sofferenza.

La relazione con l'educatore che sembra più fuori di lui, per fortuna tira di nuovo fuori dal cappello una figura professionale sempre più importante e urgente di questi tempi. Anche lui come Leo ad un certo punto perde la pazienza dicendo che è stato in galera e ha un passato allucinante. Quando la persona affianco a lui (il padre biologico di Leo) gli chiede spiegazioni, il tutore (un ottimo Bruno Todeschini) gli dice che non sta parlando di Leo ma di se stesso. Questo scambio di battute è profetico per far capire come i genitori (o presunti tali) non conoscano nemmeno le storie dei loro figli e che spesso , ma non sempre, gli educatori educano per il bisogno di essere educati a loro volta.

Colossal

Titolo: Colossal
Regia: Nacho Vigalondo
Anno: 2016
Paese: Spagna
Giudizio: 3/5

Gloria è una donna qualsiasi che dopo aver perso il suo lavoro e il suo fidanzato decide di lasciare New York e di trasferirsi nella sua città natale. Ma quanto i notiziari riportano che una lucertola gigante sta distruggendo la città di Tokyo, Gloria pian piano realizza di essere stranamente legata a questi strani eventi così distanti da lei, con il potere della sua mente. Per prevenire un'ulteriore distruzione, Gloria deve capire come mai la sua vita apparentemente insignificante ha un effetto così colossale sul destino del mondo.

Vigalondo è un giovane regista spagnolo che apprezzo molto. Ha fatto pochi film mentre ha lasciato sicuramente il marchio all'interno dei cortometraggi all'interno dei film horror a episodi usciti in questi ultimi anni (VHS:VIRAL, THE ABCS OF DEATH).
Ora parliamo dei suoi film precedenti. Non erano capolavori ma all'interno contenevano alcune idee originali e spunti di riflessione interessanti se non quasi sperimentali (OPEN WINDOWS) i quali mi hanno fatto prendere nota che di questo piccolo genietto (almeno così si considera) dobbiamo tenerlo d'occhio.
Colossal è proprio il film che non ti aspetti e che ti arrabbia a morte quando ti chiedono cosa sia.
Commedia? Fantasy? Thriller psicologico con un impianto ironico? Varie ed eventuali.
Io credo tutto questo, nel senso che l'autore ha cercato di fare un film non propriamente di supereroi citando tra le righe un sacco di cinema e portando i sentimenti e la psicologia a regnare sovrana in territori incontrastati del nostro inconscio.
Possiamo definirlo così in poche battute: spesso i più grossi litigi e le più grosse battaglie o i disastri nascono da motivi molto futili. Come in questo caso il flash-back che serve a spiegare l'incidente scatenante da dove derivi e il perchè Gloria e Oscar riescono a dar vita ad un vero e proprio scontro tra titani è il colpo di scena che tiene incollati gli spettatori quasi fifno alla fine del film senza riuscire a capire quale sia stato l'incidente scatenante. Di nuovo una narrazzione che trova nella variabile tempo e nei meccanismi appunto spazio-temporali una delle sue armi.
Un plastico con la riproduzione della Corea per un compito in classe può essere l'antefatto che crea il precedente affinchè Gloria da grande nutra ancora rabbia per non si sa bene quale motivo e la conseguente emancipazione dal ragazzo che non la vuole perchè non ha autocontrollo, diventa il portfolio da cui emerge Oscar e dove inizia finalmente il film.
Essendo di fatto una commedia così infinitamente hipster e ironica, Vigalondo come sempre non risparmia una vena polemica con una metafora politica e una guerra tra sessi che non risparmia botte da orbi come il divertente scontro finale.
E'un film tranquillo che parla di caos interni, di situazioni mai risolte, di fragilità e traumi infantili come forse abbiamo vissuto e spero superato tutti.


martedì 16 maggio 2017

Que dios nos perdone

Titolo: Que dios nos perdone
Regia: Rodrigo Sorogoyen
Anno: 2016
Paese: Spagna
Giudizio: 4/5

Madrid, estate 2011. Nel pieno della crisi economica, il movimento 15-M e un milione e mezzo di pellegrini convivono in attesa dell'arrivo del Papa in una città calda, violenta e caotica più che mai. In questo contesto, gli ispettori di polizia Alfaro e Velarde devono trovare quello che sembra essere un serial killer nel più breve tempo possibile e senza far rumore. Una caccia all'uomo che li costringe a fare qualcosa che non avrebbero mai immaginato: pensare e agire come l'assassino.

Sorogoyen arriva al suo terzo film con un'opera ambiziosa destinata a far parlare di sè almeno all'interno dei festival internazionali. Il perchè è molto semplice. Senza stare a ribadire l'ottima condizione del cinema spagnolo attuale questo intrigante thriller poliziesco, un buddy movie sporco e realistico, narra di una vicenda all'interno di una piccola rivoluzione nella città di Madrid.
Il papa e i fedeli, un serial killer che stupra donne anziane dopo averle uccise e delle dinamiche tra i protagonisti affiatate quanto complesse e drammatiche.
Sorogoyen si concentra prima di tutto sui personaggi regalando splendide caratterizzazioni in cui cerca sempre la complessità per denunciare e cercare di far comprendere l'inferno in cui vivono alcune forze dell'ordine e la loro difficoltà ad accettare le regole e stare nei meccanismi.
Tutto questo viene concepito con uno sguardo appunto rivolto alle personalità che conducono la vicenda, i loro stati d'animo, i loro conflitti interni ed esterni e infine un'amore per tanti autori contemporanei cercando di omaggiarli al meglio.
L'opera di Sorogoyen è un thriller che lascia il segno per la cura in ogni dettaglio. Certo la struttura del thriller è abbastanza canonica con un climax d'affetto ma prevedibile. Il valore aggiunto al di là delle fantastiche location e di un cast misuratissimo dove Antonio De La Torre continua il suo periodo d'oro perfettamente equilibrato dal torello Roberto Alamo, un mix di emotività e rabbia inconscia.

Nel film di Sorogoyen tutti hanno l'animo lacerato di chi ha sofferto molto nella vita. Cerca di scontare la pena e redimersi come può cercando di dare la caccia a qualcosa che si pensa peggiore di noi. Il finale cerca di rispondere proprio a questa domanda.

Pieles

Titolo: Pieles
Regia: Eduardo Casanova
Anno: 2017
Paese: Spagna
Giudizio: 4/5

Il nostro corpo determina le nostre relazioni sociali, che lo si voglia o meno. Il film racconta la storia di persone deformi costrette a nascondersi, ma sempre connesse tra di loro. Samantha, che ha il sistema digestivo retroverso, Laura è invece una ragazza nata senza occhi, e Ana, una donna che ha il volto sfigurato. Personaggi solitari che stanno lottando per trovare il proprio posto in una società che accetta solo corpi perfetti, sempre volta ad emarginare il diverso.

Pieles è uno dei film più strani del 2017. Forse assieme a GREASY STRANGLER se la gioca di sana pianta se non fosse che il lavoro di Casanova va ben oltre la commedia hipster di Hosking. Infatti il giovanissimo autore scoperto e portato alla luce grazie a Alex De la Iglesia, uno dei registi spagnoli contemporanei più importanti della sua generazione, crea in apparenza un film patinatissimo dove predomina una fotografia sul rosa e una dominanza di spazi asettici.
Pieles è un film che parla del corpo, di come percepiamo i nostri corpi e di come gli altri percepiscono e vedono il nostro corpo.
In apparenza potrebbe sembrare una galleria grottesca di fenomeni da baraccone ma se così fosse o meglio se qualcuno dovesse sminuirlo a tal punto farebbe un grosso errore.
Freaks, personaggi strambi e menomati e brutalmente sfigurati dalla nascita nonchè persone "normali" che fanno paura per la loro totale assenza di scrupoli, la debolezza, il disprezzo totale per chi non è come loro e che vuole soltanto sfruttarli sono coloro che Casanova ci vuole far conoscere entrando di fatto nelle loro vite e soprattutto nella loro intimità. Se da un lato si potrebbe aprire a tutta una serie di considerazioni e una certa e indubbia semplicità nel capire come andranno le cose, a livello di sceneggiatura in ottanta minuti si è cercato di fare un ottimo lavoro soprattutto contando le varie storie riescono a trovare un incastro soddisfacente nel climax finale.
Solitudine, marginalizzazione e diversità. Questo è il triangolo che attraversano tutti i personaggi nei loro calvari personali e nelle storie che di fatto spesso li relegano a rifiuti della società.
I personaggi di Casanova si comportano esattamente come tutti gli altri esseri umani pur rimanendo rilegati ai margini, nascosti nelle loro case e sommersi dalle loro insicurezze e paure, sopravvivendo e vivendo di stenti nei modi più strani e curiosi possibili.

Amano e litigano, si arrabbiano e non accettano di portare maschere per nascondere la loro vera natura. La loro imperfezione riesce poi a creare ancora più suggestività nelle minimali inquadrature dove il colore e la prospettiva sono frutto di una ricerca maniacale. Un film tanto bello quanto potente e sicuramente non adatto ai deboli di stomaco ma che regala uno scenario pieno di colori e vita e alcuni momenti di puro cinema che lo spettatore non dimenticherà mai.

martedì 25 aprile 2017

Contratiempo

Titolo: Contratiempo
Regia: Oriol Paulo
Anno: 2016
Paese: Spagna
Giudizio: 3/5

Adrián Doria è un imprenditore di successo che, accusato di omicidio, continua a dichiararsi non colpevole. Per difendersi, contatta l'avvocato Virginia Goodman, con cui lavora una notte intera per trovare un cavillo che permetta di farlo uscire dal carcere. L'emergere di un nuovo testimone che lo accusa mette però a repentaglio la strategia individuata.

Ormai la filmografia spagnola negli ultimi anni ha raggiunto livelli altissimi di qualità e intenzioni. Dopo aver dato luce ad un poker di polar davvero convincenti, ci spostiamo su un thriller che sembra cervellotico e macchinoso solo in partenza per arrivare ad un climax finale che non si vedeva da tempo per come Oriol, dopo il già convincente EL CUERPO, riesce a omaggiare alcune divinità dell'olimpo cinematografico come Hitchcock. Tutto il film è costruito su una sceneggiatura che nella prima parte assomiglia a quella di un noir ma che si evolve come un thriller, riuscendo nel difficile compito di affidarsi forse troppo ai dialoghi ma rendendoli sempre carichi e pronti ad esplodere con un ritmo e un'intensità sempre bilanciati e messi in risalto da un'attenta colonna sonora capace di rendere misteriosa ancor più la sequenza di immagini.
E'proprio la trama a stordire continuamente lo spettatore, prendendosi gioco rileggendo spesso gli stessi fatti secondo prospettive diverse. Si vede che questo giovane regista classe 1975, a parte amare i classici e citarli, è appassionato di storie contorte cercando sempre di sconvolgere la psiche dello spettatore.
Straordinari gli attori tra cui un onnipresente Mario Casas, il nuovo Tom Hardy spagnolo per fascino, classe e talento.


sabato 8 aprile 2017

Vendetta di un uomo tranquillo

Titolo: Vendetta di un uomo tranquillo
Regia: Raul Arevalo
Paese: Spagna
Anno: 2017
Giudizio: 3/5

Il taciturno José frequenta il bar di Ana, il cui marito Curro è in galera, e avvia una relazione con lei. Quando il rapinatore esce, temiamo per la sorte degli amanti, ma la situazione si ribalta rapidamente a causa di un passato – legato proprio al colpo in gioielleria all’origine della detenzione – che ci viene dischiuso oculatamente.

I revenge movie possono ancora stupire questo è certo. Il potere della narrazione e le infinite trame permettono spesso di trovarsi di fronte a film molto interessanti.
L'opera prima del giovane regista spagnolo ha sicuramente il merito di avere una messa in scena molto forte, un cast azzeccato e una realizzazione tecnicamente senza una nota di demerito.
Il problema alla base è la trama che seppur riesce a salvarsi con un finale che in fondo trattiene tutto ciò che il film invece fino a quel momento ha esploso con forza e deflagrazione.
Un noir duro e spietato come ultimamente è la filmografia spagnola, che ci ha già consegnato alcune ottime opere che nessuno si aspettava come ISLA MINIMA, UNIT 7, TORO, NOTTE DEI GIRASOLI, MUSARANAS etc
Ancora una volta la miccia che fa esplodere la storia è una contesa d'amore, in cui è difficile scrivere una critica su dove Arevalo non ha saputo in fondo mostrare nulla di nuovo inserendo qualche elemento in più in un menage a trois.
Sembra aver guardato troppe volte il film di Refn senza averlo desaturato e reso hipster a dovere, trovandoci di fronte ad un film selvaggio dove la solitudine spinge le persone a fare atti indicibili e soprattutto a saper monitorare la follia e renderla lucida per il momento clou.




domenica 19 febbraio 2017

Cueva aka In darkness we fall

Titolo: Cueva aka In darkness we fall
Regia: Alfredo Montero
Anno: 2014
Paese: Spagna
Giudizio: 3/5

Tre ragazzi e due ragazze di città vanno in vacanza su un'isola paradisiaca. Dopo aver affittato delle motociclette, vanno in giro per i posti più belli e nascosti fino a fermarsi tra i boschi nei pressi di una scogliera, dove si ubriacano e fanno il bagno in mare. Il giorno dopo, però, entrano all'interno di una profonda e labirintica grotta da cui non riescono più ad uscire. Senza acqua e cibo, per sopravvivere soffriranno l'esperienza più estrema e disumana che una persona possa mai affrontare.

La Cueva è un mockumentary ansiogeno tutto giocato sull'atmosfera e la caratterizzazione degli attori. Un film che parte in modo semplice e come tale rimane, giocando sul senso di dispersione, l'ansia, la paura e i sentimenti umani senza dover ricorrere ad elementi esterni quasi sempre surreali.
Una bravata come un'altra che nasce con un intento nobile e comune, la curiosità e la sete di conoscenza, ma anche tecnologicamente moderna come caricare tutto il materiale sul proprio blog come fa uno dei protagonisti per finire nel più ovvio e intricato labirinto.
A parte la certezza di sapere bene o male quale piega prenderà il film e quale dei protagonisti riuscirà a salvarsi, purtroppo la scelta almeno sul secondo fattore si palesa dopo pochi minuti. Montero parte subito ingranando la marcia e dopo nemmeno un terzo del film siamo all'interno delle grotte. Poche luci, poca acqua, le difficoltà che aumentano e alcuni personaggi che rispecchiano degli stereotipi soliti e niente affatto originali ma abbastanza funzionali per la trama.
Un film girato con un budget ridottissimo e una tecnica che negli ultimi vent'anni dopo BLAIR WITCH PROJECT ha fatto scuola diventando commercialmente low budget e funzionale per tanti sotto-generi dell'horror.

Un found footage che gioca con le poche armi che fa e sceglie una narrazione adeguata alle circostanze cercando di trovare quella forma commerciale che possa dare qualche elemento originale come i titoli di testa e l'incidente scatenante e un finale che almeno non mostra, come quasi tutti farebbero, l'aspetto del revenge-movie e della carneficina fine a se stessa.

martedì 17 gennaio 2017

Unit 7

Titolo: Unit 7
Regia: Alberto Rodriguez
Anno: 2012
Paese: Spagna
Giudizio: 4/5

L'Unità 7 della polizia ha il compito di ripulire la città dalle reti di narcotrafficanti e di porre fine al clima di violenza e corruzione che si è impadronito delle strade di Siviglia prima dell'Expo 1992. Formata da quattro agenti, l'unità è guidata da Angel, un giovane ufficiale che aspira a diventare detective, e Rafael, poliziotto dai metodi discutibili ma efficaci. Attraverso un modus operandi al limite della legalità, la missione procede per il migliore dei modi fino a quando le strade di Angel e Rafael inaspettatamente si dividono a causa delle eccessive ambizioni di carriera del primo e dell'amore del secondo per l'enigmatica Lucia.

I cop movie ultimamente scarseggiavano un pò soprattutto in Europa mentre in America la tradizione continua senza sosta alternando prodotti commestibili e di rado film dannatamente interessanti come ad esempio il divertentissimo WAR ON EVERYONE, CODICE 999 (seppur cone le dovute precisazioni) COLT 45, TRAFFIC DEPARTMENT, WRONG COPS, KING SURRENDER e altri ancora.
Unit 7 arriva direttamente da Siviglia negli anni '90 in un polar potente e frenetico recitato benissimo da alcuni attori della new generation spagnola, sfoderando delle location straordinarie che si perdono nei quartieri, nelle case, nei corridoi, restituendo quel senso di claustrofobia e paura. Una squadra diversa dalle altre, slegata completamente dalle normali logiche ma con la carta bianca per poter essere legittimati a fare quasi di tutto, trovandosi però in questo modo soli a dover combattere contro tutto e tutti a partire proprio dai membri del team.
Rodriguez sembra essersi ispirato ai film di Michael Mann se non altro per l'atmosfera e la telecamera a spalla che in più momenti restituisce quel senso di malessere riuscendo a dare ancora più spettacolarità agli inseguimenti e alle sparatorie. L'unità macina successi a colpi di imbrogli, pestaggi e coercizioni e in tutto il film il livello di violenze e torture è altissimo. Altra menzione quella legata ai personaggi. Tutti sono caratterizzati a dovere con una credibilissima introspezione (in particolare Angel e Rafael).
Anch'esso ignorato o dimenticato volutamente dalla distribuzione italiana, dimostra la qualità e la buona forma del cinema spagnolo che trova in Mario Casas, il Tom Hardy spagnolo, una giovane promessa e un talento incredibile che si vedrà anche e soprattutto nel successivo TORO. Ottimo tutto il resto del cast tra cui ricordiamo il famoso Antonio de la Torre.
Unit 7 è ambientato alla fine degli anni ‘80-inizio dei ‘90 a Siviglia, periodo dell’Esposizione Universale prevista nella città spagnola (aprile ‘92), così per ripulire la città, la nostra piccola unità dovrà scontrarsi contro i clan in una sorta di guerra civile cercando di sopravvivere, proteggere i cari e gli informatori, e soprattutto capire chi è con loro o contro di loro.
«Faccia come ha sempre fatto: si giri dall’altra parte»

Grupo 7 ha il pregio di non scadere nella santificazione della violenza, come spesso capita per i colleghi americani, come male necessario, ma ne racconta l’origine intima e collettiva come succedeva in TRAFFIC DEPARTMENT raccontando i membri della squadra e il senso di appartenenza, nell’adempimento del loro lavoro, si compattano e diventano famiglia, includendo complici ed escludendo famiglia, istituzioni e, quindi, società civile.  

domenica 23 ottobre 2016

Toro

Titolo: Toro
Regia: Kike Maillo
Anno: 2016
Paese: Spagna
Giudizio: 3/5

Toro è un giovane che si è rifatto una vita dopo un incidente che lo ha portato a trascorrere un lungo periodo al fresco: ora ha un lavoro legale e una fidanzata solare, lontano da quel passato criminale che intende lasciarsi alle spalle. Ma suo fratello López, coinvolto in affari sporchi con Romano, che ha rapito sua figlia adolescente, gli chiederà aiuto e lo trascinerà, suo malgrado, in una spirale di truffa, fuga e violenza.

Toro è un'opera che già dalla trama si intuisce fin da subito dove andrà a parare.
Un film di genere con le palle, quasi un polar, che punta su alcune importanti scene d'azione (inseguimenti, combattimenti e sparatorie) e un ritratto sulla mafia nei paesaggi costieri andalusi tanto conosciuta in Spagna con un particolare intento di raccontare una storia di violenza, di corruzione e di legami familiari.

Il film di Maillo parte già in quinta, ribadendo in fondo quegli che appaiono al pubblico come presagi di morte, l'immutabilità delle cose, alcune scelte che determinano per forza uno scontro che non si potrà più fermare. Un film che sembra una resa dei conti tra chi si sente intrappolato da un destino che ha più solo gli occhi della morte e un'idea di poter sperare fino alla fine in un viaggio di redenzione. Sono proprio i fratelli ad avere una caratterizzazione che trova alcuni buoni spunti soprattutto tra il protagonista e Lopez, un Tosar sempre d'effetto tanto per cambiare, capace però di dare una connotazione diversa al classico criminale sfigatello. Sicuramente Maillo al suo secondo film è da tener d'occhio trasformando il film di genere in uno degli esperimenti spagnoli più interessanti assieme a la ISLA MINIMA.

Brutal Relax

Titolo: Brutal Relax
Regia: AA,VV
Anno: 2010
Paese: Spagna
Giudizio: 2/5

Un caso sociale dopo un ricovero per disturbo di personalità esce dalla comunità. Il suo psichiatra lo lascia andare pur avendone una paura folle. Arrivato su una economicissima spiaggetta assieme ad un gruppo di persone improbabili dovrà combattere contro un'esercito di zombie venuti dal mare. E'molto trash, weird e solo a tratti ironico, il corto del collettivo spagnolo.
La musica come farmaco per sedare la propria valvola iperviolenta, le pile nel walk-man che esauriscono, e infine il messaggio che alcune persone e meglio che non vengono provocate.
C'è tantissimo sangue, arti, frattaglie e potenza immaginica in questo corto che al di là di qualche moderata scelta, non originale ma funzionale, alla fine non sembra voler dire quasi niente, se non sottolineare una smodata passione per lo splatter ironico.



venerdì 23 settembre 2016

Mexico Barbaro

Titolo: Mexico Barbaro
Regia: AA,VV
Anno: 2015
Paese: Spagna
Giudizio: 4/5

Sulla scia degli horror antologici a episodi che ultimamente stanno riscuotendo un certo successo, assieme a GERMAN ANGST e in piccola parte VHS e sequel, arriva il più feroce e cattivo di tutti in cui otto registi si ispirano alle più brutali leggende e al folklore orrorifico della loro terra: il Messico.
Che siano storie urbane, creature mostruose, troll, fantasmi, Santa Morte, il film cerca di non risparmiare nulla e portare all'efficacia tutto il suo repertorio in uno stile che alterna arty e grindhouse.
Il titolo deriva da 1908 saggio di John Kenneth Turner che ha evidenziato la situazione politica e sociale in Messico durante il crepuscolo della lunga dittatura di Porfirio Diaz.
Mexico è davvero "barbaro"diciamolo, coglie davvero di sorpresa.
E' di una cattiveria senza pari, mostra tutto (ma proprio tutto) è non si preserva mai dal dire "forse stiamo esagerando". Sembra una rincorsa a chi gira il corto più malato e noi non possiamo che essere felici e succubi di tale scelta.
Guardateveli non voglio stare a raccontare una per una le singole trame.
Accenno solo i nomi dei corti e degli autori, perchè forse, sentiremo parlare di alcuni di loro.
Isaac Ezban - "La Cosa mas preciada" (più malato e weird), Laurette Flores Bornn – "Tzompantli" (attuale e politicamente scorretto), Jorge Michel Grau – "Bambole" (nostalgico), UlisesGuzman - "Siete veces siete" (storico), Edgar Nito - "Jaral de Berrios"(soprannaturale), Lex Ortega - "Lo que importa es lo de Adentro "(disturbante), Gigi Saul Guerrero -" Día de los Muertos "(folkloristico), Aaron Soto -" Drena " (criptico)
Vi basti sapere che alcuni sono davvero bizzarri e che i temi sono: narcotraffico, troll che stuprano (letteralmente) una donna, pedofili, cannibali, uomini neri, fantasmi, obesi che maciullano donne, creature, sacrifici atztechi e il giorno dei morti.
Più in generale, c’è una visione eretica e davvero poco religiosa sui temi trattati e sulla carica eversiva su cui poggiano le storie trovando il numero magico e sposandolo sui temi prediletti: Satana, Sesso e Sangue.


sabato 10 settembre 2016

Blancanieves

Titolo: Blancanieves
Regia: Pablo Berger
Anno: 2012
Paese: Spagna
Festival: TFF 30°
Giudizio: 4/5

La vicenda si svolge nel sud della Spagna, presumibilmente in Andalusia, tra gli anni '10 e '20 del secolo scorso. Carmen è una graziosa bambina, figlia del noto torero Antonio Villalta. L'uomo, pur essendo facoltoso, è paraplegico e ridotto su una sedia a rotelle, dopo un grave incidente nell'arena. Inoltre soffre per il dolore della perdita dell'amata consorte, deceduta in occasione del parto della figlia. È accudito da Encarna, un'infermiera ambiziosa e falsa. La donna, che brama il lusso e uno status sociale elevato, riesce a sposarlo e diventa la matrigna di Carmen. Consumata dalla gelosia, odia la figliastra e la tratta con dispotismo sadico. Fortunatamente la bambina gode delle amorevoli attenzioni della nonna, una famosa ballerina di flamenco che le insegna la danza. Suo padre invece le insegna segretamente l'arte della tauromachia, fino a quando è vittima della terribile vendetta di Encarna. Carmen, ormai adolescente, riesce a sfuggire dalla custodia della perfida matrigna e si unisce a un gruppo di toreri nani, diventandone la pupilla. Grazie ai loro insegnamenti diviene un torero di grande fama, assumendo il nome di Blancanieves. Trionfa nell'arena principale della città, suscitando la terribile ira di Encarna che assiste alla corrida.

La bellezza e il fascino del cinema è quello di riuscire a stupire e incantare rinarrandosi in maniere e schemi diversi dal solito. Per questo alcuni personaggi, eroi, mostri, e altro non moriranno mai. Perchè hanno la possibilità di essere reinterpretati usando una narrazione e forme compositive nuove, originali e diverse.
Biancaneve di Berger è un perfetto esempio.
Viene quasi naturale dover fare un esempio con altri tentativi terribili di modernizzare e dare lustro alla storia come BIANCANEVE di Singh con la Roberts oppure il fantasy confuso e senz'anima di BIANCANEVE E IL CACCIATORE.
Insomma qui il regista spagnolo va a fondo, contamina la storia con leggende e folklore popolare della sua terra cimentandosi in una sfida ambiziosa e difficile ma che alla fine paga e ripaga tutti con la sua incredibile suggestione, un b/n elegante, una decisione di puntare sul cinema muto e alcune interpretazioni perfette e ruoli caratterizzati a dovere.
Vanità di vanità. Blancaneves rispetto ad alcune sue sorelle non ne ha.
Insegna come dicevo prima che per quanto un soggetto possa essere inflazionato, spetta a chi ha l'onere di mettersi dietro la cinepresa e alla sceneggiatura il compito più arduo.
In questa sua opera con molte travagliate difficoltà, il regista ha esaudito il suo desiderio e il nostro di vedere l'opera dei "maledetti" fratelli Grimm in tutto il suo splendore, nella sua drammaticità e allo stesso tempo poesia.

Blancaneves potrà continuare a specchiarsi ed essere sempre la più bella del reame.

martedì 6 settembre 2016

Ma Ma

Titolo: Ma Mama
Regia: Julio Medem
Anno: 2015
Paese: Spagna
Giudizio: 3/5

Magda è una giovane madre di un ragazzino che gioca molto bene a calcio. Nello stesso arco di tempo perde il lavoro, il marito la lascia per una studentessa e lei scopre di avere un tumore al seno che ne richiede l'asportazione. A sostenerla nella lotta contro il male saranno il suo ginecologo e Arturo, un ex calciatore (ora ricercatore di talenti) conosciuto mentre assisteva a una partita del figlio.

Gli spagnoli di norma sanno come esagerare nei sentimenti e sulla commozione.
Ma Mere ci riesce e forze fin troppo. Ritrovando una intensa Cruz coadiuvata dalla star del cinema spagnolo, il travolgente e sempre funzionale Tosar.
E'un film di sentimenti e di pianti, di scelte e di abbracci (per fortuna non spezzati).
Crea una tale atmosfera affianco ad un dramma attuale e purtroppo irrisolto, che lascia pochi momenti di respiro finendo per trovare il sentiero della commozione e del dolore.

Medem non è un regista così fortunato. Dopo ROOM IN ROME e CHAOTIC ANA riesce finalmente a ritrovare un equilibrio per una trama che non patisce il fatto di rimanere troppo piatta o complessa e allo stesso tempo disordinata. E'proprio sul melò che il film perde di tono diventando per tutta la seconda parte, un diario che racconta la storia di come convivere e sorridere ad un male invasivo. Però allo stesso tempo è un film che sa come stravolgere lo spettatore, lasciandolo inerme e disarmato ad ammirare la forza di una donna che ha deciso di combattere per tenersi stretta la vita.

giovedì 4 agosto 2016

Corpse of Anna Fritz

Titolo: Corpse of Anna Fritz
Regia: Hèctor Hernández Vicens
Anno: 2015
Paese: Spagna
Giudizio: 3/5

Anna Fritz, un'attrice molto bella e famosa, è considerata una delle donne più desiderate al mondo quando improvvisamente muore. Pau, invece, lavora come inserviente nell'ospedale in cui Anna viene portata. Giovane timido e introverso, Pau non resiste alla tentazione di guardare i corpi delle ragazze che vengono trasportate in obitorio. Così, quando si imbatte nel cadavere di Anna, le scatta una foto e la invia all'amico Ivan. In compagnia dell'altro amico Javi, Ivan si reca in ospedale e, un po' ubriaco, manifesta il desiderio di vedere il corpo nudo di Anna. Le cose però prenderanno presto una piega imprevista.

Taboo della morte o taboo di poter approfittare di un corpo nudo e fresco di una bella e famosa giovane attrice morta in un obitorio.
L'idea sembra semplice ma in realtà non solo è funzionale, ma in settanta minuti, condensa una nutrita serie di temi per questo scoppiettante esordio.
Un thriller necrofilo in salsa iberica dove l'ambientazione claustrofobica ed il lavoro sulle luci ed il sonoro molto semplice e misurato accomunati ad una location e quattro attori che fanno il resto funziona sotto molti aspetti. Certo le caratterizzazioni sono basilari e nulla più, basti pensare ad alcune scelte registiche come quella di non mostrare la scena basilare riprendendo solo gli occhi della vittima.
Certo l'impianto di sceneggiatura è un po telefonato e ci si aspetta praticamente tutto dalla seconda parte in avanti senza grossi colpi di scena, tuttavia l'oltraggio e il risveglio di Anna rappresentano una scena che riesce a trasmettere quel senso di disgusto e di sofferenza che basta e che forse porta a casa il risultato più grande. Peccato solo per il finale...



domenica 22 maggio 2016

Perfect Day

Titolo: Perfect Day
Regia: Fernando Leon De Aranoa
Anno: 2015
Paese: Spagna
Giudizio: 4/5

Da qualche parte nei Balcani, nel 1995. L'inizio degli accordi di pace dovrebbe significare la fine della guerra, ma di lavoro da fare, in quelle terre, ce n'è ancora tanto. Lo sanno bene Mambru e B, veterani del soccorso umanitario, che solcano da anni le strade sterrate della Bosnia sui loro quattroruote gemelli. Con l'avvento di una francesina nuova alla missione, l'aiuto dell'interprete Damir e l'improvvisata della bella Katja, una vecchia conoscenza di Mambru fattasi piuttosto scomoda da quando lui si è fidanzato, il gruppo s'infoltisce e si adopera per rimuovere un cadavere da un pozzo e riportare l'acqua potabile in una zona abitata. Un'operazione di normale amministrazione che si complica in breve fino a rivelarsi una missione impossibile. Una storia di normale anormalità, di complicazioni irrazionali, mine reali, ideali umanitari e umane debolezze.

Alla fine una semplice difficoltà o problema come quello di tirare su un cadavere da un pozzo può assurgere a svariate metafore e interpretazioni.
La difficoltà ad arginare un problema, procurarsi una corda può non essere così facile pure all'interno di un negozio che vende corde, comprendere che forse dietro quell'apparente gesto si nascondono cause e motivi politici ed economici molto più complessi. Il fatto che la ferita dei Balcani è ancora profonda, che i berretti blu siano sempre più inutili e seguano solo regole senza pensare alle conseguenze sono altri fari su cui ogni tanto si vorrebbe posare la luce della ragione senza però riuscirci.
Per esssere un film indipendente, il sesto film di De Aranoa è davvero interessante nel suo approfondimento. Un film pessimista che però riesce a far commuovere e non solo per il destino del piccolo Nikola e a far ridere pur trattando temi molto drammatici da cui non ci sono scappatoie.
Certo affidare una missione del genere a un sempre misuratissimo Del Toro è una conferma seguita dal bravissimo Tim Robbins e dal cast internazionale e molto funzionale che riesce a creare le giuste linee narrative nella vicenda dandole realisticità e spessore.
Attraverso ognuno dei personaggi poi si scoprono elementi nuovi, si cercano di sbrogliare matasse e al tempo stesso cercare di sfidare il sistema e le stesse Nazioni Unite grazie ai suoi antieroi pur restando fedele ad una poetica delle piccole cose e dei piccoli momenti.

L'ironia della sorte, ci dice Aranoa, non è sempre quella di passare dalla padella alla brace, mentre fuori piove: a volte, come accade in questo finale, si può sorridere, con meno amarezza, del movimento contrario, dalla brace alla padella. Fuori, comunque, piove.  

lunedì 18 aprile 2016

El Desconocido

Titolo: El Desconocido
Regia: Dani De La Torre
Anno: 2015
Paese: Spagna
Giudizio: 3/5

Carlos, un direttore di banca ambizioso e spregiudicato che ha frodato i suoi clienti con investimenti fallimentari, finisce per ritrovarsi, a sua volta, vittima di un ricatto terrificante e senza apparente via d'uscita. Una telefonata anonima e inattesa trasformerà la sua giornata, iniziata nella normale routine quotidiana e familiare, in una folle corsa contro il tempo e contro un nemico apparentemente invisibile, che rivuole i suoi soldi, fino all'ultimo centesimo.

Prendete SPEED e mettetelo in Spagna, togliendo il pullman e infilandoci una bmw e anzichè i passeggeri metteteci i due figli del protagonista.
Sicuramente ci troviamo di fronte ad una trama che per empatia e suspance esplode fin da subito.
L'antagonista poi è uno qualsiasi che non perdona al protagonista uno sbaglio finanziario e così decide di farla pagare a diversi dipendenti della banca.
Sicuramente Luis Tosar sta dimostrando film dopo film di essere uno degli attori più talentuosi del suo paese e l'opera prima di questo De La Torre, da tenere sott'occhio, è un ottimo esordio per essere riconfermato in molt altri film.
Il film dalla sua ha poi una buona produzione e distribuzione, sembra non abbassare mai i ranghi ma soffre, il duro peso da pagare, di alcune sviste o errori di sceneggiatura davvero palesi e difficilmente perdonabili.
La metafora sull'ordinaria follia che può colpire chiunque in qualsiasi momento della giornata e in qualsiasi paese è argomento di attualità e tutti noi lo sappiamo.
"Nella vita poi certi guadagnano, altri perdono; alcuni sono disonesti, altri si fidano del prossimo. Alla fine, si tratta di cavarsela per conto proprio, in un mondo in cui accadono tante cose che presto vengono dimenticate." Così il regista commenta il suo film.

El Desconocido non è originale e non conta su un ottima sceneggiatura. Ma è intrattenimento puro con un buon cast e un ritmo adrenalinico.

sabato 9 gennaio 2016

Aloft

Titolo: Aloft
Regia: Claudia Llosa
Anno: 2014
Paese: Spagna
Giudizio: 2/5

Quando Ivan era un bambino viveva con sua madre Nana in una fattoria insieme al fratellino Gully che soffriva di un problema di disagio mentale conseguente a una malattia debilitante. La passione di Ivan per l'addestramento dei falchi gliene aveva fatto adottare uno in particolare di nome Inti. Un giorno era arrivato nella zona un guaritore che aveva fatto scoprire a Nana doti analoghe. Un incidente che aveva coinvolto Inti aveva profondamente segnato la vita di Ivan ma non era stato il solo. Ora da adulto, sotto la spinta di una giornalista, decide di andare a cercare la madre attraversando ampie distese ghiacciate.

La regista vincitrice dell'orso d'oro per IL CANTO DI PALOMA e il quasi sconosciuto MADEINUSA torna con un cast internazionale e una storia davvero atipica, elementi entrambi, che ne hanno sancito alcuni limiti e scoperto alcune fragilità.
Diciamo che un soggetto in cui la madre cerca di far curare il figlio a un uomo sulla base di dicerie circa il suo dono, potrebbe essere una base forte su cui incanalare alcuni buoni elementi, fattore che purtroppo non è riuscito alla regista.
Aloft è un dramma su un trauma in due momenti temporali diversi, passato e presente che si inseguono, in un piatto paesaggio freddo e uniformemente grigio composto perlopiù da ghiaccio e una comunità di persone che non nascondono una certa inquietudine.
Dall'inquietudine infatti si passa alle debolezze, alla depressione e infine alla quasi completa incapacità di saper generare emozioni solide e reali, creando un miscuglio di rimorsi e generando infine un'espiazione dalle colpe in una situazione di malessere comunitario e sociale.
Il film della Llosa riesce comunque a mantenere una buona messa in scena, ma soffre e paga per alcuni ridicoli intrecci legati al plot e al personaggio di questa Nana, che cerca in tutti i modi di essere caratterizzata in modo eccessivo dalla Connelly sempre brava nei ruoli drammatici.
Così come non è chiaro il vero significato di questo falco che rimane sempre attaccato a Ivan.
Aloft è un film forse troppo pretenzioso che portato alla luce in alcuni suoi difetti mostra e palesa tutti i suoi limiti.
Nulla possono nemmeno Cillian Murphy, attore molto malleabile e Melanie Laurent per cercare di dare un tono e un empatia ai personaggi che non si percepisce mai.





giovedì 22 ottobre 2015

Asmodexia

Titolo: Asmodexia
Regia: Marc Carrete
Anno: 2014
Paese: Spagna
Giudizio: 3/5

Cinque giorni della vita di un vecchio esorcista e della sua giovane nipote, che lavorano senza sosta nell'area di Barcellona, il tutto narrato in un'atmosfera che fa presagire una catastrofe incombente...

Ci sono alcuni film che seppur non del tutto riusciti, riescono a possedere un qualche cosa di ipnotico e di forte ispirazione. Pur con alcuni limiti e alcune scelte abusate, gli esordi costituiscono dei veri trampolini da cui gli artisti decidono l'altezza da cui buttarsi, cercando di dare il massimo con pochi soldi (500 mila euro) ma con tanta inventiva. Spesso e volentieri però è proprio l'arma a doppio taglio che sancisce il rischio di esagerarne le dosi, come in questo caso, una certa ingenuità di fondo che appare troppo pretenziosa e forzata ma che al contempo non cade mai nel patetico o nel gratuito).
Asmodexia che nella tradizione esoterica, Asmodeo, nella demonologia, è il nome di un potente demone ebraico, poteva chiamarsi anche "The Hunters Exorcism".
E' un horror di genere spagnolo (ormai un paese garanzia di conferme), in parte road movie, inflazionato da troppi flashback che seppur alcuni necessari, smorzano troppo la narrazione e in parte un c.g non sempre in linea con gli intenti della scena e limitata dallo scarso budget e un lavoro di post-produzione non sempre in grado di dare il massimo.
Il sapore fortemente gotico-rurale e quello dell'ambientazione cittadina, nella quale spicca una particolare attenzione alle periferie degradate (intese come metafora di una società culturalmente decaduta e in cerca di un'identità impossibile da ritrovare) sono solo alcuni degli elementi di forza su cui Carretè affonda la sua analisi ed in particolar modo una svolta apocalittica.
Ci sono tuttavia molti elementi da segnalare come la prima scena dell'esorcismo davvero inquietante e ben fatta, l'ottimo casting perfettamente funzionale, e una spinta a cercare di unire alcuni sotto-generi per portare a casa un'opera imperfetta ma apprezzabile e gustosa.
Un film che nonostante tutto sa essere originale nello stile narrativo e nelle scelte usate, che trova in particolar modo nel budget e nei flashback i punti deboli, ma ripeto una frase già detta "fossero tutte così le opere prime, sarebbe una vera manna dal cielo".



lunedì 29 giugno 2015

Musaranas

Titolo: Musaranas
Regia: Juanfer Andrés, Esteban Roel
Anno: 2014
Paese: Spagna
Giudizio: 4/5

Montse, abusata da ragazzina dal padre, si prende cura di sua sorella minore, dopo la scomparsa dell’uomo, partito per la guerra. Montse è afflitta da agorafobia e non riesce a uscire di casa, casa che è diventata il suo mondo e la sua gabbia. Un giorno, un vicino di casa cade dalle scale e le chiede aiuto. Montse lo porta dentro e lo nasconde a tutti.

Musaranas è la conferma di come un ottimo thriller possa con pochi mezzi ma tante idee e talento diventare una sopresa che forse non ci si aspettava.
Una piccola casa come location e tre attori. Punto.
Certo grazie al talento micidiale di Macarena Gomez, che sembra un'Annie gracilina quanto letale, la quale caratterizza e fa sua un personaggio indimenticabile come quello di Montse, quasi tutti i meriti son da addossare a lei.
La narrazione, l'intreccio degli eventi e la struttura non sono mai banali, fatta eccezione, in alcune scene di sangue, in cui forse calcano un po la mano, superando quei toni grotteschi e drammatici di cui la pellicola è intrisa.
Senza parlare della coppia di registi di cui si tratta del film d'esordio, Juanfer Andrés ed Esteban Roel, due autori spagnoli con a curriculum un paio di cortometraggi ciascuno e un decennio di carriera da attore televisivo per il secondo.
Musaranas, altri titoli non si possono usare per quanto è affascinante questa parola, è un racconto dark, terrificante e sfrenato che si svolge in interni e con pochi personaggi presentato da un beniamino come Alex De la Iglesia e che da, ancora una volta, una svolta al cinema spagnolo sempre più competitivo, coraggioso e importante.
In più sono molti i temi e i contesti che la pellicola ci racconta anche se in questo caso c'è una delle analisi più interessanti sull'agorafobia e la gelosia nonchè diatriba tra due sorelle.
Sono tutti elementi che fanno parte di una bomba ad orologeria che batte fino a che Montse non varcherà una soglia metaforica che la tiene intrappolata in una deriva spaventosa.

Ancora una volta la religione (la scena iniziale è catartica) si sposa con il sinistro, dando forma ad una chicca di immenso valore, e non è un caso che sia piaciuta così tanto all'autore di EL DIA DE LA BESTIA.