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lunedì 22 giugno 2015

Class Enemy

Titolo: Class Enemy
Regia: Rok Bicek
Anno: 2013
Paese: Slovenia
Giudizio: 4/5

L'insegnante di ruolo deve assentarsi perché prossima al parto e al suo posto arriva nel liceo sloveno il professore di tedesco Zupan. I metodi dell'uomo sono rigidi, freddi e punitivi, agli occhi di una classe abituata ad un clima di amichevole negoziazione tra allievi e professori. Quando una studentessa, Sabina, si suicida apparentemente senza motivo, i compagni sconvolti incolpano il professore e le sue richieste troppo esigenti. Ma, nel corso del lutto, il fronte unito della ribellione contro Zupan comincia ad incrinarsi e il vortice delle accuse si complica e si esaspera.

Class Enemy ci porta nuovamente in un contesto scolastico, questa volta nettamente diverso da due precedenti capolavori come L'ONDA e LA CLASSE.
Da un lato perchè geograficamente diverso e quindi interessato a tracciare altri fatti sociali come il suicidio (molto alto in Slovenia) e il contesto scolastico, da un lato moderno tendendo a deresponsabilizzare gli studenti e dall'altro la vecchia scuola sicuramente più rigida e meno empatica.
In più una linea sottile che pervade tutto il film sulla fragilità che da un lato (gli alunni) e dall'altro (gli insegnanti) riesce forse nel compito più difficile e allo stesso tempo appassionante portandoti a immedesimarti in ambo le parti senza moralismi e scene stucchevoli.
Il ring scolastico prende forma sotto vari nomi in cui nessuno e vittima e carnefice ma tutti devono prendere atto, come dice Zupan, delle conseguenze di alcuni gesti, dimostrando in questo caso autonomia di pensiero, maturità e crescita, oltre che il rispetto per le norme scolastiche.
Se da un lato la log-line del film potrebbe essere quella scandita dalla preside "Prima loro avevano paura di noi, ora noi dobbiamo avere paura di loro" la frase è un leitmotiv valevole per quasi tutti i contesti scolastici moderni e inflazionati dalla tecnologia e dai media che tendono spesso a far diventare martiti chi in realtà non lo è.
La parte meglio riuscita, in un film scandito molto bene e abile a non inserire forzature che ne avrebbero sancito un limite, parte proprio dalla fragilità che citavo prima, creando un personaggio neutrale e davvero molto interessante oltre che essere caratterizzato e interpretato magnificamente dal poco conosciuto Igor Samobor ovvero quello del professor Zupan.
Infatti l'autorevolezza del professore fa sì che i ragazzi riescano a crescere e a diventare persone adulte, ma gli studenti ciò non lo capiscono e in risposta alla sua estrema razionalità iniziano a ribellarsi, ma il loro ribellarsi è un ribellarsi a vuoto contro un sistema che secondo loro è sbagliato ma che in verità non lo è.
Classe '85, Bicek riesce in un arduo compito, dettando i tempi di un film elegante, composto ed estremamente maturo.

Enem