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venerdì 10 febbraio 2017

Flukt

Titolo: Flukt
Regia: Roar Uthaug
Anno: 2012
Paese: Norvegia
Giudizio: 3/5

Norvegia, 1363. Sono trascorsi dieci anni da quando la peste ha decimato la popolazione. La giovane Signe è in viaggio con i genitori e il fratello più piccolo quando vengono assaliti da un branco di banditi. Unica sopravvissuta della famiglia, la ragazzina viene presa in ostaggio dalla banda di briganti, capeggiata dalla spietata Dagmar, implacabile donna guerriera con un tragico segreto nel suo passato.

Flukt è un bel thriller con la caccia ad una bambina da parte di un manipolo di assassini in salsa nordica. Un'opera d'avventura e inseguimenti con tanti luoghi comuni e scene telefonate ma con il fascino della narrazione che rimane tale nonostante i difetti e i punti deboli.
Uthaug è il regista di COLD PREY, uno slasher che al sottoscritto non ha detto nulla, o almeno non rispetto ad altri, ma che al pubblico e i critici in generale è sembrata la sorpresa dell'anno. Probabilmente la causa è dovuta al semplice fatto che di slasher norvegesi non se ne vedono molti. Eppure Flukt ha un suo fascino che parte dalle incredibili e suggestive location oltre una fotografia calda che riflette perfettamente i contrasti tra personaggi ed ambiente.
Il cast è buono, le performance nella media, Ingrid Bolsø Berdal buca lo schermo così come la figlia acquisita e via dicendo.
Flukt sembra uno di quei film che già dall'inizio ti sembra una rivisitazione di ciò che è già stato (fatto), ma allo stesso tempo ha ritmo da vendere, alcuni colpi di scena non sono poi così scontati e si arriva fino alla fine senza troppi sbadigli. Convince meno la parte della sceneggiatura che si concentra sui personaggi e sul difficile rapporto adulta/bambina. Anche la peste è solo un pretesto senza mai farla vedere dal momento che quasi tutta l'azione del film è giocata in esterni.

Alla fine Flukt è semplice ma maledettamente efficace.

mercoledì 8 giugno 2016

Villmark 2

Titolo: Villmark 2
Regia: Pall Oie
Anno: 2015
Paese: Norvegia
Giudizio: 3/5

Una vecchia casa di cura si sta deteriorando in un bosco isolato che si trova tra le montagne. Il vecchio custode vive ancora lì per impedire a chiunque l'accesso al pericoloso edificio. Cinque lavoratori a contratto hanno ricevuto il compito di setacciare l'edificio per la presenza di rifiuti pericolosi prima che venga demolito. Oltre 300 camere e chilometri di condotti devono essere controllati in tre giorni. Quando vengono a sapere dello spaventoso passato dell'edificio, si rendono conto che quell'incarico è qualcosa di più della semplice ricerca di amianto e mercurio. La fuoriuscita d'acqua dai vecchi tubi porta il lavoro a una battuta d'arresto. Nel tentativo di fermare la fuoriuscita d'acqua arrivano a una buia cantina, dove scoprono gli orribili segreti del passato della casa di cura. È possibile demolire un edificio, ma non rimuovere il suo passato.

Diciamo che negli horror le squadre di pulizia in strutture abbandonate e inquietanti non hanno molta fortuna.
Sequel del primo DARK WOODS, l'horror norvegese si muove con molta sicurezza e abilità in un sottogenere dell'horror ormai ampiamente abusato. In questo caso poi un vecchio centro psichiatrico o medico pieno di segreti e orrori fa sì che il plot chiuda fin da subito la possibilità di trovarsi di fronte ad un prodotto originale e coinvolgente. Le sotto-trame e i personaggi sono classici ed è ovvio intuire fin da subito chi c'è la farà e chi no così come in parte gli orrori e i fantasmi del passato riportati in vita.
Gli attori e soprattutto le attrici fanno quello che possono per cercare di dare più tono e spessore alla vicenda. In alcuni momenti ci sono dei passaggi che funzionano, il sangue non manca (pur non sgorgando copioso) e il finale poi cerca di salvarsi in corner senza riuscirci del tutto.
Diciamo che alza la levetta sul cinema di genere norvegese che negli ultimi anni ha regalato molte opere ma poche interessanti come TROLL HUNTER a differenza di opere minori come l'esordio di Oie SKJULT oppure i due COLD PREY, DARK WOOD e MANHUNT.
Una filmografia che nonostante abbia dei buoni elementi a livello tecnico non riesce a staccarsi dagli stereotipi comuni portando a galla, certo in location diverse, le solite strutture narrative con canovacci ormai abusati.

In questo caso almeno il ritmo, soprattutto dalla seconda metà in avanti, mette la marcia cercando di dividere le strade dei personaggi per aumentare la varietà di salti sulla sedia e i colpi di scena (quando riesce ad averne) .

sabato 20 febbraio 2016

Wave

Titolo: Wave
Regia: Roar Uthaug
Anno: 2015
Paese: Norvegia
Festival: TFF
Giudizio: 3/5

Kristian Eikfjord, geologo con molta esperienza, accetta un lavoro fuori città. Si prepara così a trasferirsi con la famiglia quando con i suoi colleghi è costretto a confrontarsi con piccoli cambiamenti geologici nel sottosuolo. Ben presto, il peggior incubo dell'uomo sembra avverarsi e il disastro è inevitabile: con meno di dieci minuti a disposizione, dovrà tentare di salvare quanta più gente possibile, compresa la sua famiglia.

Cosa succederebbe se l'intenso monitoraggio scientifico di una equipe al momento debito non lanciasse un allarme d'emergenza? Probabilmente quello che è successo nel 1905 in cui uno tsunami omicida a fatto un massacro enorme, oppure il disastro del Vajont del '63 citato nel film, con cui il quarto film di Uthaug sembra avere diverse analogie.
Il problema di fondo è sempre sottovalutare quello che la Natura ci comunica anche quando non dovrebbe a causa degli eccessi a cui ci esponiamo.
The Wave è un disaster-movie norvegese in cui il pubblico sa benissimo che tutto alla fine andrà bene per il nucleo familiare protagonista della vicenda.
Tutto il film si riassume in un unico maremoto alto 80m, in una scena davvero suggestiva, che pur nella sua brevità, raggiunge gli obbiettivi prestabiliti.
Il film è un kolossal standard in tutto e per tutto in cui come dicevo, quelli che contano alla fine si salvano, anche quando il protagonista, soprattutto nel finale, sembra quasi un supereroe salvando la propria famiglia e riottenendo le attenzioni del figlio.
Da questo punto di vista Uthang ha cercato di essere un po troppo magnanimo e politically-correct quando forse sarebbe risultato più credibile con un altro finale o un vero colpo di scena.
Alla fine non sembra mancare nulla e anche alcuni elementi secondari, come quelli nell'hotel, sembrano funzionare alla perfezione. Eppure sarà forse per gli scarsi colpi di scena o il fatto che il pubblico non faccia altro che aspettare l'onda, rendono tutta la confezione più una maestria dell'eclettico regista che non una vera prova di cinema di genere con risvolto sociale.




domenica 30 agosto 2015

A somewhat gentle man

Titolo: A somewhat gentle man
Regia: Hans Petter Molland
Anno: 2010
Paese: Norvegia
Giudizio: 3/5

Dopo aver passato gli ultimi dodici anni della sua vita in carcere, il killer professionista Ulrik non sa bene come poter tornare ad una vita normale. La sua indole è fondamentalmente quella di un uomo buono e gentile, ma è il suo passato a non concedergli una vita normale. Appena uscito, Ulrik si allea con il suo vecchio amico gangster Jensen per vendicarsi del poliziotto che lo ha arrestato. Nel frattempo, comincia a riprendere contatti con il mondo esterno, trovando lavoro come meccanico presso un'officina gestita da un ometto verboso e ospitalità nello scantinato di una bisbetica signora. Quando dalla ex moglie viene a sapere che il figlio conduce un'esistenza felice con una ragazza per bene che sta per renderlo padre, Ulrik cerca di riappacificarsi con lui per dimenticare tutti quegli anni di assenza, ma deve anche affrontare le pressioni di Jensen e quelle di tutte le varie donne che gli stanno attorno.

Molland è un regista che dopo qualche passo falso è riuscito a meritarsi una buona reputazione tra i cineasti norvegesi. Questa parabola sul ruolo dell'uomo in una società fredda e cinica come viene raffigurata la capitale, è funzionale e molto ben recitata con uno scipt ben dosato, alcuni momenti morti, ma nel complesso delle scene decisamente divertenti e incisive.
Stellan Skarsgård, attore su cui non c'è bisogno di soffermarsi, riesce con quello sguardo freddo e stralunato a reggere sulle spalle tutto il film, dando vita ad un personaggio che nel senso di colpa e nelle difficoltà economiche cerca l'equilibrio tra il non rifiutarsi mai nelle richieste di sesso con qualsivoglia tipo di donna e un avvicinamento con un figlio dimenticato oltre che cercare di superare i suoi demoni personali e non ritrasformarsi in un killer
E' un film che gioca molto sui particolari, sugli eccessi e i dettagli eccentrici, senza mai annoiare ma anzi rafforzando la narrazione in un crescendo di azioni e formule che trovano un ottimo equilibrio.
Purtroppo il film non è mai stato distribuito in Italia.


giovedì 27 dicembre 2012

Skjult aka Hidden


Titolo: Skjult aka Hidden
Regia: Pål Øie
Anno: 2009
Paese: Norvegia
Giudizio: 2/5

KK, un giovane e benestante uomo d?affari, prende possesso dell’eredità lasciatagli dall’anziana madre defunta, una donna crudele che da piccolo lo sottoponeva a sevizie e lo teneva a vivere segregato in una cantina. La dimora di cui KK si trova in possesso, quella che fu un tempo la sua prigione, è avvolta da qualcosa di inafferrabile, un’aura funesta che sembra ricollegarsi alla scomparsa di una ragazza nei boschi circostanti, sulla quale sta indagando una poliziotta compagna d?infanzia di KK. Il quale scava nei suoi ricordi, li distilla e comincia ad avere la percezione di una figura incappucciata che lui chiama Peter?

Ben lontani da TROLL HUNTER o DEAD SNOW, ci troviamo di fronte all’ennesimo horror costruito in tutta fretta e con delle ambizioni in termini di trama troppo discordanti con quello che invece realizza il regista di DARK WOOD. Se proprio il problema del suo primo film era legato al plot e all’intreccio narrativo che cercava continuamente di riavviarsi, qui il mistero legato al passato e una vaga ghost-stories diventano le noti dolenti di un parto malato che probabilmente non ha capito e digerito lo stesso regista.
La cosa più bella del film rimangono le location. Ogni tentativo di paragonarlo con altri film che per correttezza degli stessi film non starò a citare, è da eliminare fin da principio.
Rimane un’idea giostrata male, un cast non sempre convincente e una manciata di scene carine che non bastano a sollevarne le sorti come accade per altri film.

lunedì 24 dicembre 2012

Manhunt aka Rovdyr


Titolo: Manhunt aka Rovdyr
Regia: Patrik Syversen
Anno: 2008
Paese: Norvegia
Giudizio: 2/5

1974. Una doppia coppia di amici in viaggio sul loro furgoncino verso i grandi boschi della Norvegia, durante una fermata per far benzina e mangiare qualcosa, s’imbatte in alcuni scorbutici membri della popolazione locale. I nostri lasciano la stazione di servizio accettando a bordo una ragazza apparentemente in fuga da qualche misterioso inseguitore. Ben presto i ragazzi impareranno a loro spese che i buzzurri del post praticano un tipo di caccia molto diversa dal solito, quella all’uomo. E uno per uno i protagonisti cadranno vittima delle trappole e delle armi dei predatori, fino a quando...

Ultimamente la Norvegia ha sorpreso l’Europa con il suo piglio per l’horror. Nel giro di pochi anni sono sempre di più i film che gareggiano ai festival o come in pochissimi casi escono direttamente per il mercato home video.
Rovdyr per certi aspetti è uno dei survival horror più classici nella sua forma. A differenza di alcuni semi-capolavori usciti da poco e che includevano come soggetto alcune leggende del paese, il film di Syversen riprende gli stereotipi del genere portando sul grande schermo un film che richiama i classici come UN TRANQUILLO WEEKEND DI PAURA e L’ULTIMA CASA A SINISTRA.
Premettendo che amo vedere le battaglie aperte contro i bifolchi, Syversen strizza l’occhio verso una sorta di “male”universale che non si trova solo nei boschi o nelle campagne yankee ma che come un tumore, l’ignoranza più bieca, colpisce tutti senza fare eccezioni.
Se è vero che di questi film ne sono usciti a centinaia, e io penso di averne visti almeno la metà (se non di più) allora bisogna anche dire che al di là della storia bisogna saper analizzare attentamente la forma, lo stile tecnico e l’impianto di planting and playoff con cui il film ci delizia e riesce ad essere quasi perfetto.
Tra i neofiti del genere, Syversen ha almeno il pregio di aver portato a qualche svolta della trama più qualche sottile variazione che merita di essere annotato.


Dark Woods aka Villmark


Titolo: Dark Woods aka Villmark
Regia: Pal Oie
Anno: 2004
Paese: Norvegia
Giudizio: 2/5

Gunnar, un producer televisivo norvegese, sta organizzando un estreme reality-show: nel suo progetto, dieci persone dovranno sopravvivere per tre mesi nelle foreste scandinave, in un duro confronto con la natura selvaggia. Radunato il gruppo di lavoro, insiste affinché tutti partecipino a un corso di sopravvivenza di quattro giorni, nella profondità delle foreste, per verificare dal vivo in che modo i partecipanti affronteranno lo stress dello show. Gunnar e i suoi quattro collaboratori fanno tappa in una capanna abbandonata sulla riva di un lago, e subito accadono strani eventi. Prima scoprono una tenda abbandonata; e poi, dal lago affiora il cadavere nudo di una donna; e infine una figura irreale e indistinta nei paraggi della capanna. Quando uno dei ragazzi viene trovato ucciso, gli impauriti e paranoici sopravvissuti si scagliano l'uno contro l'altro...

Il problema degli horror che cercano di sfruttare un tema ancora non molto abusato come quello dei reality è che non riescono quasi mai a convincere, forse perché cercano di essere assolutamente originali senza rendersi conto che invece sconfinano proprio nel patetico è il problema che ad esempio deve affrontare il brutto esordio di Oie.
Troppi buchi in campo di stesura della sceneggiatura, dal perché i ragazzi partecipano, ad alcune discordanze che non meritano giustificazioni ma che non starò a citare per non fare spoiler fino alla domanda che forse il regista si è chiesto ovvero che non stava succedendo nulla o meglio tutto l’impianto di plainting non raccoglieva nulla di fatto.
Infine si è deciso di scopiazzare su alcuni aspetti LA CASA ma senza avere scene splatter ma lasciando alla location tutti i dubbi e i controsensi dovuti quasi identificandola come il lame maggiore del film. Anche se non era così ben fatto si rimpiange un film come MY LITTLE EYE e quindi è tutto presto detto.

mercoledì 6 aprile 2011

Troll Hunter

Titolo: Troll Hunter
Regia: André Øvredal
Anno: 2010
Paese: Norvegia
Giudizio: 4/5

In questo mockumentary, un gruppo di studenti di cinema norvegese parte per un viaggio che ha l'obiettivo di ritrarre in video dei veri Troll, dopo aver scoperto che la loro esistenza non è un mito ma una realtà tenuta per anni nascosta da una cospirazione governativa.

Il mockumentary non è propriamente un genere anche se ultimamente viene considerato come tale. Spesso e volentieri è una scusante per accaparrarsi dei soldi sfruttando il contesto della storia reale girata da giovani ragazzi con il morbo di Parkinson. Questo film è stato spesso paragonato per lo stile a THE BLAIR WITCH PROJECT solo che mentre lì non succedeva niente se non nei cinque minuti finali, in questo caso le cose cambiano drasticamente.
Partendo dal presupposto che questa non è una produzione indipendente come molti sostengono, il film si avalla di una storia e una struttura molto semplice con il classico sotterfugio governativo che cerca di nascondere la presenza di questi esseri. Già una prima pecca dal momento che vista in alcuni casi la grandezza e il nomadismo di alcuni di loro(i troll appunto) diventa impossibile nascondere la loro esistenza(soprattutto quando sono dei giganti nel vero senso della parola...).
I due unici punti a sfavore del film sono il finale, davvero pacchiano e scontato non me l'aspettavo davvero e in secondo luogo questa brutta moda di dire all'inizio del film che i fatti trattati sono realmente accaduti, una postilla che potevano risparmiarsi dal momento che risulta essere un escamotage oramai davvero commerciale.

Per il resto signori miei finalmente vediamo delle creature fatte con i controcazzi.
La mitologia scandinava sfrutta una creatura su cui non si è mai investito molto, contare che Fragasso, un italiano, è stato uno degli unici ad occuparsene e neanche tanto male anche se sbandava un po troppo nel trash a causa di un budget che non era certo all'altezza.
E poi finalmente un beast-movie che in alcune parti decolla come non ci si aspetta assolutamente.
Gli attori fanno quello che possono contando che i veri protagonisti sono appunto i troll e neanche il cacciatore riesce a tenere alta la tensione anzi spezzandola il più delle volte come a dire che oramai non ne può più di avere a che fare con queste creature fameliche che distruggono tutto e si cibano anche di "orsi" e capre.
Un prodotto che per gli amanti dei film sui generis sicuramente darà un tassello in più se non altro per aver sbarcato un prodotto scandinavo che non capita spesso di vedere e con alcune scene davvero sorprendenti.

martedì 22 marzo 2011

Cold Prey 2

Titolo: Cold Prey 2
Regia: Mats Stenberg
Anno: 2008
Paese: Norvegia
Giudizio: 2/5

Jannicke è la sola sopravvissuta al massacro che ha colpito il suo gruppo di amici, appassionati di trekking e alpinismo in viaggio sulle montagne norvegesi.

Cambia il regista ma non cambia il risultato. Cambia la location. Se sicuramente il secondo capitolo è più interessante del primo(qualche libertà in più mettiamola così) la Norvegia sembra crederci e vuole investire con un sequel visto il successo in patria del suo primo neonato.
Se il primo seppur uno slasher che non comunica nulla e ha poche scene menzionabili per la carica splatter, era finito per essere un prodotto auto-referenziale norvegese il secondo almeno prova a mostrare qualcosa di più e Stenberg sa il fatto suo regalando più sicurezza nel giostrare dei buoni movimenti di macchina, una fotografia convincente e certamente più sangue rispetto al primo.
Siamo lontani dai risultati trash ma più decorosi apportati al genere sempre dai norvegesi con film come DEAD SNOW. Sul killer aka maniac ci saranno delle belle news e a parte sovvertire l'ordine che lo vuole un essere umano ma che il regista dovrebbe spiegarci come è resiscitato.
Un enigma che considerando il genere può non essere rivelato o soprattutto può avvalersi di non avere nessun tipo di giustificazione.


Cold Prey

Titolo: Cold Prey
Regia: Roar Uthaug
Anno: 2006
Paese: Norvegia
Giudizio: 2/5

Cinque giovani sciatori sono costretti a passare la notte in un rifugio abbandonato in mezzo alla neve. Durante la permanenza i ragazzi scoprono loro malgrado che in realtà il rifugio è solo apparentemente disabitato.

Il plot è tra i più classici e saccheggiati del genere. Da qui uno può aspettarsi tutto o niente considerato che oramai avendo dato già molto risulta difficile cercare di essere originali o mostrare qualcosa che ci appaghi completamente anche se il filone è lo slasher.
Uthaug non solo non ci è riuscito ma dimostra come il cinema horror nei paesi del nord non abbia una storia e delle idee tali da renderlo eccellente come quello francese, inglese in minor misura e con qualche buon titolo anche quello austriaco.
Cold Prey poteva dire e dare il suo contributo merito anche di alcune suggestive location(forse tra le cose più belle del film) ma si spreca con una sceneggiatura abbozzata e priva di ogni colpo di scena.
La recitazione è quella che è anche se spesso e volentieri non spetta al cast riuscire a stupire laddove invece è compito del regista che sembra comunque accontentarsi di qualche scena carina ma che non basta nel totale per dare una sufficienza alla pellicola.
I tempi poi qui sono troppo tirati per le lunghe, manca un ritmo incisivo e il killer aka maniac è il calssico poveraccio che rimane nascosto in un hotel per decenni aspettando che arrivi qualcuno per massacrarlo.

domenica 20 marzo 2011

Dead Snow

Titolo: Dead Snow
Regia: Tommy Wirkola
Anno: 2009
Paese: Norvegia
Giudizio: 2/5

Un gruppo di studenti universitari di medicina trascorre una vacanza in uno chalet di montagna immerso nelle nevi. Ignorando la leggenda locale, dovranno affrontare degli zombie nazisti...

Horror low budget made in Norvegia. Il regista si chiama Tommy Wirkola che aveva esordito con una parodia di Kill Bill intitolata KILL BULJO:THE MOVIE e ho idea che ne risentiremo parlare presto dopo l’esito di questo film. Simpatico e molto apprezzabile soprattutto dalla seconda parte ovvero quando entrano in scena i nazi-zombie-on-ice assetati di sangue e carne.
Il film non ha una grossa trama, quattro ragazzi sfigati e tre ragazze decidono di andare a trascorrere le vacanze di pasqua in un insolita località di montagna. Dopo aver ascoltato il racconto di un uomo che gli racconta cosa si cela in quelle montagne, ovvero della maledizione e il tesoro scomparso, il film diventa una vera e propria carneficina che non risparmia nessuno. Anche se l’inizio fatica a procedere il film riacquista la sua verve splatter con i quintalitri di sangue. Alcune trovate ci sono e naturalmente qualche risatina non si risparmia. Rimane un filmetto leggero in cui la storia non conta un cazzo ed è solo un pretesto per mostrare arti mozzati, facce spappolate, genitali addentati e via dicendo.
Per gli amanti dello splatter sicuramente da vedere!